Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2410 del 11 gennaio 2007 - Resoconto

OGGETTO N. 2410/XII - Ritiro della mozione: "Interventi per l'eliminazione di piante erbacee nocive".

Mozione

Appreso che il panace di Mantegazzi o Berce géante (Heracleum mantegazzianum), una pianta erbacea la cui altezza si aggira intorno ai 2-3 metri, di origine caucasica, è presente in Valle d'Aosta con un popolamento il cui baricentro di espansione è stato individuato in alcune aree in prossimità della partenza della funivia del Monte Bianco, in frazione La Palud di Courmayeur, lungo le rive della Dora della Val Ferret;

Considerato che questa pianta erbacea è segnalata su tutto l'arco alpino ma solo in Valle d'Aosta il suo nucleo è stabilizzato e in forte espansione e che per la sua dislocazione topografica potrebbe in pochi anni, attraverso la disseminazione idrocora, colonizzare tutta l'area alpina e l'area pedemontana italiane, soprattutto in corrispondenza delle fasce fluviali;

Constatato che il gruppo di lavoro della Società Botanica Italiana che si occupa, attraverso un progetto scientifico finanziato dal Ministero dell'Ambiente, di studiare le specie vegetali invasive alloctone che possono provocare danni all'uomo, alle sue attività e minacciare la biodiversità, ha evidenziato che la Berce géante è una delle specie invasive più pericolose presenti sul territorio italiano, in quanto secerne una sostanza che alla luce solare provoca gravi ustioni, cecità permanente e in alcuni casi, già accertati, la morte;

Evidenziato come il taglio ripetuto delle radici, in attesa di una miglior definizione degli strumenti di lotta biologica ancora in fase di studio, è considerato dal Gruppo di lavoro internazionale (Giant Alien Project - 2002/2005 finanziato dalla Commissione europea nel quadro del 5° programma EESD, Energy, Environment and Sustainable Development) come il più efficace;

Il Consiglio regionale

Impegna

l'Assessore competente, attraverso la predisposizione di adeguati finanziamenti e risorse a:

- prevedere l'eradicazione del popolamento di Heracleum mantegazzianum di La Palud;

- promuovere, avvalendosi della collaborazione dei referenti valdostani del Gruppo di lavoro della Società Botanica Italiana e del Corpo Forestale della Valle d'Aosta, uno studio che indaghi sulla presenza della Berce géante in Valle d'Aosta e che fornisca, sulla base delle segnalazioni floristiche, gli elementi per pianificare un programma di gestione.

F.to: Venturella - Squarzino Secondina - Bortot

Président - La parole au Conseiller Venturella.

Venturella (Arc-VA) - Non si tratta di un argomento che riguarda un nuovo modo di intendere la farmacopea popolare, assolutamente, oppure un modo di intendere la medicina alternativa; questa è invece un'emergenza perché, tra l'altro, credo che 10 giorni fa il gruppo di lavoro del "Giant Alien" abbia presentato a Roma al Ministero il lavoro sulle specie invasive. Tale mozione nasce da un'emergenza riconosciuta a livello nazionale ed internazionale che trova nella Valle d'Aosta un particolare riferimento in quanto si parla di una pianta, l'"Heracleum mantegazzianum" - in francese ha un nome più poetico: la "Berce géante" -, che solo nella nostra Regione - per tale motivo abbiamo messo l'accento su questo - il popolamento è in fase di espansione. Recentemente la dott.ssa Celesti-Grapow dell'Università "La Sapienza" in un congresso ha parlato della "Berce géante" come di una pianta invasiva, è stato ritrovato anche un popolamento della stessa nella zona La Palud e lungo l'asse della funivia che va fino al giardino botanico "Saussurea"; è una specie che è non solo invasiva e molto rustica, ma pone anche dei problemi di carattere sanitario. Ho qui per chi volesse approfondire un manuale: "Manuel pratique de la Berce géante", che è stato pubblicato in 6-7 lingue, francese, russo, danese ed è un manuale di circa 40 pagine che tratta della prevenzione e della gestione solo di questa pianta, perché è un problema che sta assumendo caratteri di emergenza.

Cos'è "la Berce géante"? È una pianta non autoctona, ma alloctona, è di origine caucasica e si diffonde in maniera veloce perché è molto resistente, con la disseminazione idrocora, cioè i semi vengono trasportati sfruttando i corsi d'acqua e il gruppo di lavoro italiano facente parte del gruppo di lavoro che è finanziato dalla Commissione europea denominato "Giant Alien Project", ossia piante aliene, definisce questa pianta della Valle d'Aosta "nucleo stabilizzato e in forte espansione", che per la sua dislocazione topografica - lo troviamo a La Palud, ai bordi della Dora di Ferret - potrebbe in pochi anni, attraverso la disseminazione idrocora, colonizzare tutta l'area alpina. Ho telefonato all'Università e mi hanno confermato l'estrema pericolosità di questa specie; quali possono essere i danni di tale specie all'ambiente alpino e peri-alpino? Possono provocare danni alla salute, questa è una pianta che provoca delle ustioni gravi perché produce un secreto che, sulla pelle venendo a contatto con la luce solare, provoca delle profonde ulcerazioni che persistono per parecchi anni, se viene in contatto con gli occhi, provoca cecità permanente e soprattutto nelle zone est-europee in alcuni casi - secondo quanto ha dichiarato uno dei ricercatori di questo progetto -, in alcune persone che avevano ingerito e non si erano rese conto dell'origine della patologia l'esito è stato mortale. È una pianta pericolosa ed è un'emergenza perché è difficile gestirla quando il popolamento è stabilizzato come in Valle d'Aosta, perché non basta tagliare l'infiorescenza, su questo manuale esiste un metodo pratico: quello del taglio ripetuto delle radici fatto con protezioni speciali perché la pianta è pericolosa. Si chiede allora di prevedere l'eradicazione della popolazione di questa pianta in quel di La Palud, perché tale pianta è stata da un privato piantata e ripiantata, quindi abbiamo dato forza con queste involontarie operazioni colturali al popolamento. Ho già comunicato ai responsabili del Progetto "Giant Alien" che proponevo questa iniziativa e si sono detti d'accordo a prevedere l'eradicazione completa di quel popolamento. Esiste poi non solo la parte che prevede questo intervento deciso, molto forte rispetto a tale popolamento di una pianta che non è autoctona, non è tipica della zona valdostana, ma è una pianta alloctona, proviene da altre zone geografiche, quindi promuovere avvalendosi... questa è la fase propositiva, perché bisogna non minimizzare il problema... ma, avvalendosi della collaborazione del Corpo forestale valdostano e del gruppo di lavoro della "Società botanica italiana"... prevedere uno studio. So che gli esperti valdostani della "Società botanica italiana" stanno già lavorando, ma credo che nessuno meglio del personale del Corpo forestale, che controlla il territorio in maniera egregia, possa fornire utili indicazioni a questo gruppo di lavoro, che, sulla base di tali segnalazioni, possa elaborare e pianificare un programma di gestione di questa pianta che potrebbe, se gestita in maniera non corretta, provocare dei danni irreparabili.

Président - La parole à l'Assesseur à l'agriculture et aux ressources naturelles, Isabellon.

Isabellon (UV) - Innanzitutto mi spiace constatare che il collega Venturella ha contattato mezzo mondo, meno che il nostro ufficio preposto, nel senso che non è stato citato in quanto avrebbe avuto delle notizie in merito agli interventi che dal 2002 sono in atto prima di tutto per approfondire il problema e poi per agire. È stato coinvolto il Corpo forestale, è stato coinvolto anche il settore operativo che è quello anche scientifico.

Le premesse sono confermate da queste valutazioni che sono state fatte negli uffici, quindi l'origine dell'importazione che si è avuta dal Caucaso alle zone vicino a noi, precisamente la Svizzera, è dovuta all'utilizzo di questa pianta per scopi ornamentali alla fine del XIX° secolo. A partire dal 1950 è stato constatato che tale pianta - la quale ha le caratteristiche bene illustrate dal collega Venturella, è molto imponente, alta da 2,5 a 3 metri, con una grande capacità di attecchimento, molto rustica, in grado di colonizzare un'ampia varietà di "habitat" - è sfuggita alla coltivazione diventando spontaneizzata pur non facendo parte della flora naturale. Evidentemente la propagazione avviene attraverso i semi, che, come per tutte le ombrellifere, sono molto resistenti e vitali, inoltre l'apparato radicale è di grosse dimensioni e molto profondo e garantisce alla pianta una notevole resistenza all'eradicazione e a fattori avversi in genere. È una specie con proprietà venefiche in quanto i peli urticanti che ricoprono tutta la pianta danno una serie di problemi. Non si è tuttavia a conoscenza - qui vi è una discordanza rispetto a quanto affermato - di casi di morte accertata o di cecità permanente, comunque questo è un dettaglio.

La presenza di questa pianta a Courmayeur, in frazione La Palud, è nota all'Amministrazione regionale; la pianta ha colonizzato le scarpate dei 2 parcheggi della funivia del Monte Bianco e si è diffusa nelle aree circostanti per disseminazione naturale. È probabile che, dato il numero elevato di individui, sia stata incautamente piantata direttamente sulla scarpata per coprirla in breve tempo (questa è una delle ipotesi). Per eliminarla dalla scarpata sarebbe necessario procedere con il trattamento a base di diserbanti totali, gli erbicidi in commercio sono inefficaci ed altamente tossici, con pericolo di ripercussione sulla flora autoctona, dato che la zona è molto ripida e vicina a corsi d'acqua e con forte permanenza nel suolo, per cui non sarà possibile il ripristino a verde dell'area in tempi brevi, oppure si può attuare lo sradicamento con un piccolo escavatore andando almeno a una profondità di 60-80 cm. a cui deve seguire un'attenta pulizia del terreno a mano per asportare tutti i pezzi di radici ancora rimasti, ricordando che la pianta ha un notevole potere di ricaccio radicale. Naturalmente poi occorrerebbe procedere alla risistemazione del pendio su inerbimento a seguire con attenzione per un'eventuale ricomparsa. Come ho detto all'inizio, entrambe le soluzioni risultano di difficile attuazione, quindi dal 2002 l'Amministrazione regionale interviene nel periodo estivo con una squadra di operai forestali che, munita dei necessari dispositivi di protezione individuali, come veniva suggerito di fare, effettua il taglio delle infiorescenze per evitare la formazione dei semi e quindi la disseminazione e l'ulteriore diffusione della specie. Il materiale viene poi raccolto e conferito in discarica autorizzata, qui vi è poi a disposizione del collega Venturella una relazione su questi interventi che sono stati fatti dal 2002 in avanti, precisamente i lavori effettuati sono la potatura dei capolini fioriti della pianta, la raccolta e successivo smaltimento in discarica vista la capacità infestante della stessa effettuata in collaborazione con la stazione forestale di Pré-Saint-Didier.

Qui vi è una documentazione anche fotografica, oltre a quella tecnica, delle caratteristiche della pianta, anche di quelle che possono essere le proprietà negative della pianta stessa, le capacità di propagazione... dove si era valutato che la prevenzione appare il metodo più percorribile per impedire l'insediamento che consiste nel rinverdire le superfici aperte, controllare regolarmente le zone libere alla ricerca di eventuali nuove piante singole, combattere i nuovi insediamenti ancor prima della formazione del seme e, in caso di sostituzione dello strato di terreno, controllare eventuali tracce della pianta in terra e, se necessario, pulirla prima del suo impiego. Qui l'azione fatta in questi anni è, essendo l'area già colonizzata, il taglio del capolino fiorito per evitare la formazione dei semi, proprio per evitare di utilizzare dei mezzi che hanno controindicazioni pesanti. Naturalmente questo va fatto nei tempi giusti e con la dovuta accortezza perché si tratta di interventi delicati e pericolosi per gli operatori. La falciatura regolare è il metodo che impedisce la formazione dei semi e quindi la diffusione. Accanto a questa azione di contenimento della disseminazione, è in atto da alcuni anni il controllo della sua espansione, l'eliminazione degli individui che si diffondono spontaneamente in Val Ferret; in tal senso già a partire dalla prossima primavera, sulla base di un attento monitoraggio, si procederà all'eradicazione totale di eventuali esemplari propagatisi in Val Ferret, in questo caso l'eradicazione totale può essere effettuata puntualmente. Queste azioni quindi sono in essere. Infine, per quanto riguarda lo studio sulla presenza della specie in Valle d'Aosta e su un eventuale programma di gestione, si assicura che, sulla base delle risorse finanziarie a disposizione, la disponibilità a valutare la possibilità di effettuarlo è possibile naturalmente partendo da quello che già si è fatto finora. Era importante sottolineare questo aspetto: che non è da oggi che emerge tale problematica; quindi, se i proponenti sono d'accordo, chiederei, sulla base di tale prosecuzione dell'attività, sulla base anche dell'impegno in corso, di ritirare la mozione, altrimenti vediamo...

Président - La parole au Conseiller Venturella.

Venturella (Arc-VA) - Innanzitutto alcune osservazioni rispetto a ciò che era successo prima. La diversità nel comportamento fra Assessori e Assessori... naturalmente ognuno è libero di comportarsi come vuole, ma per la nostra mozione sui carburanti, sull'uso del metano vi era da parte dell'Assessore La Torre una disponibilità a discutere, per cui chiede l'interruzione... mentre da parte sua, Assessore Isabellon - e questo la dice lunga sulla sua volontà di discutere e di venire in Consiglio, anche solo di riconoscere che si è sollevato un problema, certo, piccolo, ma che tanto piccolo non è, poi spiegherò perché ciò che ha detto non è esatto - vi è questa chiusura dal punto di vista ideologico, cominciamo a dire "no", poi si vedrà... prima osservazione sul modo di approcciarsi a queste tematiche, se provengono da una certa parte. Passiamo allora alla seconda osservazione sul fatto che lei e i suoi uffici dal 2002... e che io non mi sono rivolto agli uffici: non ho l'abitudine di fare il giro degli uffici, faccio delle iniziative come tutti i cittadini di questo mondo, come gruppo politico, abbiamo alcune informazioni che ci giungono e che poi proponiamo al Consiglio, non abbiamo nulla da concordare. Sono a conoscenza del fatto che si usa come metodo di lotta biologica il taglio delle infiorescenze, cosa che peraltro non è nel protocollo... né del Corpo forestale svizzero, che lo sconsiglia, ecco perché le dicevo che ciò che lei ha detto non è corretto: perché sapevo che si tagliavano i capolini, ma né il Corpo forestale danese - che ha pubblicato questo -, né quello svizzero parlano di taglio di capolini. Per questo motivo mi permetto di farle avere - l'ho già fatto avere ai suoi funzionari - quello che si deve intendere per metodo di lotta biologica: è l'utilizzo di un semplice strumento che prevede il taglio delle radici con un colpo a circa 10-15 cm. Se lei invece fa la falciatura regolare, indebolisce la pianta, ma non l'eradica, quindi il fatto che si usi il "ragnetto", non so da quale manuale lo ha preso, ma non è così, le farò avere poi il "dossier". Sono sempre stupito dalle sue risposte, perché traspare sempre un certo fastidio sia nel dover rispondere, sia nel dover ammettere che alcune cose non sono "campate in aria". Per finire il ragionamento e per dimostrare quanto noi siamo non ideologicamente schierati con una o l'altra posizione... anche perché credo che, a differenza di lei, consideriamo positivamente ciò che lei ha dichiarato qui in Consiglio, noi le diamo credito, ciò che lei invece quasi sempre non fa rispetto alle nostre iniziative... e facendole pervenire al più presto copia di ciò che il Corpo forestale svizzero e quello danese riferiscono sui metodi di lotta biologici più utilizzati da anni rispetto a tale pianta invasiva... comunque non abbasseremo il livello di attenzione su questo. Le fornirò privatamente i numeri di telefono della Responsabile nazionale del Progetto "Giant Alien" che potrà contattare e che le potrà fornire gli ultimi aggiornamenti su questa pianta.

Il nostro gruppo comunque, anche se la risposta nei toni e negli intendimenti dell'Assessore e in alcuni contenuti è insoddisfacente, ma su questo non avevamo illusioni, ritira la mozione.

Presidente - La mozione al punto n. 36 è ritirata.

Il Consiglio prende atto, concordando.

Presidente - I lavori del Consiglio sono sospesi e riprendono alle ore 15,30.

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La seduta termina alle ore 13,14.