Oggetto del Consiglio n. 2093 del 27 luglio 2006 - Resoconto
OGGETTO N. 2093/XII - Modifica delle disposizioni applicative della legge regionale concernente interventi a favore di imprese industriali e artigiane. (Interpellanza)
Interpellanza
Premesso che:
· l'Assessore regionale alle Attività produttive ha recentemente modificato le disposizioni applicative della Legge regionale 6/2003 (Interventi regionali per lo sviluppo delle imprese industriali e artigiane);
· le modificazioni operate escludono dai benefici dei contributi in conto capitale la quasi totalità delle imprese artigiane, categoria produttiva fortemente radicata nella nostra Regione, e danneggiano tutti coloro che hanno effettuato investimenti facendo affidamento su disposizioni improvvisamente abrogate e che si trovano ora nell'impossibilità di poter accedere agli incentivi previsti per sviluppare le proprie attività;
· le nuove disposizioni restrittive si applicano alle domande di agevolazione presentate a far data dal giorno successivo all'approvazione della deliberazione della Giunta regionale (DGR 1618 del 1° giugno 2006);
· in un contesto dove la competitività è elemento fondamentale per il rilancio dell'economia, la scelta politica intrapresa dall'Assessore non pare avere alcun fondamento logico, anche perché - in una fase congiunturale particolarmente critica - riduce drasticamente le misure a sostegno della piccola imprenditorialità;
ciò premesso, i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
l'Assessore delegato per sapere:
1) per quali ragioni non è stata avviata, preventivamente all'adozione del provvedimento, una fase di consultazione e di confronto con le categorie interessate;
2) se, visto il generale dissenso suscitato dal provvedimento, sia suo intendimento rivedere nel merito la decisione adottata, mantenendo in vigore i contributi in conto capitale per gli investimenti già effettuati dalle imprese artigiane, e/o procrastinare la decorrenza del nuovo regime applicativo almeno al 1° gennaio 2007;
3) qualora fosse suo intendimento rivedere il provvedimento in oggetto o comunque riconsiderarne l'applicazione, se ritiene di informare preventivamente - mediante un'opportuna audizione - anche la IV Commissione consiliare Sviluppo economico.
F.to: Tibaldi - Frassy - Lattanzi
Président - La parole au Conseiller Tibaldi.
Tibaldi (CdL) - Fra le prime iniziative poste in essere dall'Assessore La Torre nel primo scorcio della sua esperienza assessorile, ce n'è qualcuna - come diceva anche ieri il collega Lattanzi in materia di "Euro 0" - che desta perplessità o perlomeno è incomprensibile ma, oltre a quella, annoveriamo anche un'altra iniziativa che meriterebbe qualche spiegazione in più e soprattutto qualche elemento di riflessione in più: l'iniziativa che l'Assessore ha aggiunto insieme alla Giunta improvvisamente, ad inizio giugno, modificando in maniera radicale il sistema dell'erogazione dei contributi a favore delle piccole imprese. Questa decisione improvvisa come "un fulmine a ciel sereno" ha suscitato le legittime preoccupazioni e i disagi di una categoria alquanto vasta in Valle: mi riferisco in particolare agli artigiani - che sono circa 4.000 - che, abituati ad un regime abbastanza elastico qual è quello della legge n. 6/2003, che prevede incentivi e contributi entro determinati limiti e in presenza di determinati requisiti, si sono visti, dall'oggi al domani, privare di questo beneficio.
Vorremmo capire quali sono le motivazioni che hanno indotto l'Assessore ad adottare una decisione di questo tipo, anche perché le modificazioni che sono state operate escludono, dai benefici dei contributi in conto capitale, la quasi totalità delle imprese artigiane che hanno effettuato investimenti anche recentemente, facendo affidamento su una normativa che è stata improvvisamente abrogata e naturalmente non hanno più il diritto di accesso agli incentivi previsti per sviluppare le proprie attività.
Allora noi vediamo nella deliberazione citata che oggi i contributi in conto capitale sono previsti solo per determinate iniziative, tipo imprese operanti in settori innovativi, imprese con progetti di investimento innovativo e si parla di "biotecnologie, materiali avanzati, information and communication technology, meccanica avanzata"... per carità, tutti settori che è bene incentivare, ma bisogna anche calarsi nella realtà valdostana, è giusto che si sviluppi, ma è altrettanto vero che bisogna considerare che gli artigiani sono anche i falegnami, gli idraulici, i parrucchieri, i sarti, cioè aziende di dimensioni minimali, spesso con un'impostazione tipicamente familiare ben distante da questa visione non censurabile, ma distante dal mondo artigiano che caratterizza la Valle d'Aosta.
L'Assessore con questo "colpo di mano" ha detto: "basta contributi a pioggia, basta contributi agli artigiani", ma paradossalmente mentre da un lato diceva: "non possiamo disperdere immense risorse"... e poi vorremmo sapere quante sono queste immense risorse... "a favore di questo ceto produttivo", d'altro canto viene aumentato il plafond di intervento per quanto riguarda le grandi imprese da 5 milioni a 10 milioni. Anche qui, la "ratio" non riusciamo a coglierla, Assessore, perché lei, in una dichiarazione, ha detto che non abbiamo risorse da spendere e spandere, non possiamo permetterci di continuare ad alimentare un sistema con contribuzioni di questo tipo, ma d'altro canto se alle piccole imprese viene fatta "tirare la cinghia", alle grandi imprese invece viene prestato un occhio di riguardo! Come lei sa, il sistema economico valdostano non si fonda su grandi imprese: al di là della "CAS", qui, di grandi imprese non ce ne sono, anzi, sono proprio le imprese piccole e le imprese artigiane a costituire il nerbo del nostro tessuto produttivo. È naturale che gli artigiani si siano già fatti sentire, sappiamo che si sono anche incontrati con voi!
Sappiamo anche che lei ha cercato di tamponare questa decisione, peraltro affrettata, con una recente deliberazione del 14 luglio, una deliberazione che era contestuale alla presentazione della nostra interpellanza, perché questa interpellanza l'abbiamo vergata il 14 luglio e lei il 14 luglio adottava insieme alla Giunta una deliberazione che poi è stata definita "ponte". Cosa prevede questa "deliberazione-ponte"? Per ovviare al problema che ha generato la prima deliberazione di inizio giugno, ha previsto di applicare, in via transitoria, le disposizioni attuative della legge n. 6/2003 alle domande di agevolazione presentate entro il 31 agosto che abbiano ad oggetto spese per investimenti produttivi interamente sostenuti entro la data di adozione della deliberazione - 14 luglio - e documentate da fatture o documenti equipollenti emessi entro la stessa data.
Sappiamo bene che qui "il taccone risulta peggio del buco", perché quando ha adottato questa deliberazione-ponte ha fissato il 14 luglio come data spartiacque, oltre la quale non si possono più considerare investimenti contribuibili ai sensi del vecchio regime. Anche qui vorremmo capire se questa decisione è stata ponderata, sulla base di quali principi è stata ponderata in questo modo e se non ritenga più opportuno forse meditare un regime transitorio che sia tale e che duri quel periodo necessario, affinché le piccole imprese artigiane possano avere il tempo tecnico di entrare nel nuovo regime, molto più restrittivo e, di conseguenza, adeguarsi alla nuova normativa. Abbiamo ipotizzato, e in un quesito dell'interpellanza glielo suggeriamo che il nuovo regime applicativo da lei pensato potrebbe essere procrastinato almeno al 1° gennaio del prossimo anno.
Un altro aspetto, di metodo, che ci ha lasciato perplessi - e mi rivolgo in particolare ai componenti della IV Commissione e al suo Presidente - è che questo nuovo regime applicativo che riguarda tutto il comparto industriale e artigiano è stato deciso "d'emblé" dalla Giunta senza nemmeno un minimo di incontro con la IV Commissione. Lei mi obietterà che nessun regolamento prevede che l'Assessore venisse in Commissione, ed è vero, però le ricordo che altri suoi colleghi, in passato, ma anche della Giunta attuale - mi riferisco al Presidente Caveri quando ricopriva l'Assessorato del commercio e del turismo - quando sono state modificate alcune norme applicative della legge n. 19/2001 le ha illustrate preventivamente in Commissione e lì sono state, non dico emendate o modificate, ma almeno comprese e anche discusse. Questa è una questione di metodo che noi sottolineiamo con un terzo quesito: qualora fosse suo intendimento rivedere il provvedimento in oggetto o riconsiderarne l'applicazione, di parlarne anche con la IV Commissione. Mi fermo qui e mi riservo di sentire la risposta dell'Assessore, per poi reintervenire in fase di replica.
Président - La parole à l'Assesseur aux activités productives et aux politiques du travail, La Torre.
La Torre (FA) - Ho apprezzato il tono pacato del collega Tibaldi; l'argomento va, credo, trattato con questi toni.
È evidente che siamo in presenza di una riflessione che non può essere valutata solo guardandola alla luce delle date che lei ha indicato, ma deve essere valutata sulla base di un percorso e di un andamento non solo dell'economia generale, ma in particolare dell'economia della nostra Regione. È evidente che venendo, io, dalla minoranza, quindi avendo vissuto all'interno della minoranza tutta una serie di posizioni... ricordo bene quante volte si è detto: "ma questo sistema è un sistema che non produce sviluppo, che non genera economia, c'è troppa Regione che interviene all'interno del sistema economico valdostano che diventa un sistema asfittico". E queste erano le osservazioni le più pacate, perché altri addirittura definivano questo un "sistema clientelare". Ciò detto - per dire che non dimentico le cose che si dicevano quando eravamo in minoranza, e per entrare ora nel concreto dei fatti - questo sistema, invece, per qualche verso nel corso degli anni è stato molto utile per la nostra Regione, perché ha permesso in una fase di cambiamento e di sviluppo economico di sostenere tante imprese artigiane in un passaggio che poteva essere quello legato al loro piccolo, ma significativo sviluppo.
Nel momento in cui sono arrivato, che è un momento che stiamo vivendo tutti insieme di un cambiamento epocale, in cui i sistemi economici si stanno rivoluzionando e richiedono nuove risposte per poter essere ancora competitivi rispetto a dei mercati che, ormai, si allargano "a macchia d'olio" e ogni giorno cambiano, chi c'era prima di me, con correttezza e senso del dovere, stava cercando di fare un bilancio della situazione. Tant'è vero che, pochi giorni fa, lei mi ha chiesto di avere contezza di documenti che fanno riferimento ai bilanci che erano stati fatti, e questi bilanci io li ho trovati sul tavolo e ne ho preso atto. Purtroppo questo sistema che nel tempo aveva aiutato e generato dei risultati validi, negli ultimi 4 anni, come emerge dalla ricerca che le abbiamo inviato, non ha generato i risultati attesi; quindi, in realtà, il sistema che era partito con le migliori intenzioni e aveva prodotto degli ottimi risultati era diventato un sistema dispersivo a pioggia che frantumava in migliaia di modesti interventi sotto i 10mila euro e che, all'interno del PIL regionale, andando a fare un'analisi molto accurata, non solo non produceva alcun risultato, ma addirittura un'inversione! Qui scatta purtroppo una riflessione mia personale: com'era bello quando ero in minoranza, perché potevo prendere atto, fare delle riflessioni e non avevo l'onere del governare!
Essere in maggioranza invece vuol dire dover governare e "governare" vuol dire non sempre poter fare esattamente quello che si ha in testa, perché sarebbe molto bello poterlo fare! Governare vuol dire non essere più di una parte, non avere più il diritto di avere la tua visione, ma avere la responsabilità di governare una comunità e la comunità è fatta da tante parti, anche perché i denari che spendiamo per gli artigiani sono della comunità e il dovere di chi governa è di utilizzare questi denari nell'interesse della comunità; e proprio perché deve cercare di mediare fra le sue posizioni e le necessità di una collettività, deve fare delle scelte; questo vuol dire governare: fare delle scelte.
Le scelte che si carica sulla schiena chi governa sono scelte a volte difficili, a volte non semplici, ma sono scelte che, se vogliono essere efficaci, non possono essere "post", drammaticamente devono essere "ante", perché devono indicare delle direzioni che devono essere quelle che permetteranno anzitutto di dispiegare un progetto industriale che non si può dispiegare in 4 mesi, sarei un presuntuoso. Chi ha governato prima di me ha avuto 10 anni, spero che me ne vengano concessi almeno 2 e spero, in questi 2 anni, di dispiegare anch'io un piccolo e modesto progetto industriale, è su questo che a me piacerebbe confrontarmi in Commissione, non su un provvedimento che la minoranza ha sempre criticato; e qui ricordo, quando ero in minoranza, di aver sentito parlare di "clientelismo della Regione" dappertutto, di una Regione che distribuisce soldi a tutti e che non servono a niente. Queste erano le cose che si dicevano in minoranza; fra l'altro, se fossi più opportunista, potrei dire che la sua interpellanza è da cogliere, che forse dobbiamo dare di più, abbiamo sbagliato... ma non è così! Preferisco assumermi, anche in solitudine, il peso della mia responsabilità e dire che questo sistema, così come è stato, purtroppo oggi non funziona più e bisogna avere il coraggio di innescare una serie di cambiamenti... qui veniamo sull'aspetto finanziario.
Per fare dei cambiamenti e fare delle politiche industriali, bisogna avere anche una capacità "a latere" di fare delle valutazioni di tipo finanziario, altrimenti sono politiche che si costruiscono sul nulla. Sappiamo oggi che la competitività passa solo attraverso le fasi industriali che hanno alto valore aggiunto per noi, altrimenti nelle produzioni di serie - credo che su questo è inutile che apriamo un dibattito - ... siamo tutti d'accordo che tutto ciò che è produzione di serie drammaticamente oggi va verso i Paesi dell'Est, verso la Cina; quindi, per essere competitivi, dobbiamo andare ad inventare un'industria, perché il basamento industriale che avevamo costruito in Valle, legato all'"Olivetti" e alla produzione dell'auto, molto legato ad una produzione di qualità di serie, drammaticamente oggi è in crisi. D'altronde, sono arrivato qui, 4 mesi fa, e ho trovato una serie di evidenti crisi industriali!
Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo certamente tamponare le crisi industriali che ci sono e lo dobbiamo fare come possiamo, ma dobbiamo cominciare a ripensare a rilanciare la nostra industria scegliendo alcuni settori. Ritengo che i settori su cui dovremo sviluppare sono quelli ad alto valore aggiunto, ad esempio il settore farmaceutico, il settore della ricerca innovativa, il settore di applicazioni ad alto contenuto tecnologico, investire nella sanità di qualità, potenziare il turismo, ma il turismo è la nostra aspirazione massima, quindi lo do per scontato. Per fare questo, dobbiamo concentrare le nostre risorse dove vogliamo far crescere un tessuto, però qui devo fare un'ulteriore riflessione sullo stato delle cose.
Lei ha detto bene: in questo sistema si è generata un'abitudine, perché in realtà non abbiamo tolto niente, noi non stiamo più dando; non è che abbiamo messo una nuova tassa... non abbiamo tolto niente! Ognuno continua ad essere quello che è, come in tutte le Regioni d'Italia e i Paesi del mondo, solo che noi non stiamo più dando una cosa; il fatto di non più dare una cosa, non vuol dire che quello che non diamo non lo ridistribuiremo in un altro modo, e quando parlo di "nuove iniziative" parlo di questo.
Detto questo, dobbiamo fare un ragionamento di tipo finanziario. Cos'è che si era generato all'interno della nostra Regione in questa "pantofola comoda" che ci siamo creati e che cominciamo ad accorgerci che questa pantofola la stiamo appoggiando nel fango, perché intorno a noi il mondo sta crollando! Noi eravamo così sereni che pensavamo che nulla potesse cambiare, invece è arrivato il mondo anche in Valle d'Aosta e dobbiamo reagire! Qui si pensava - faccio un esempio stranissimo - che quando tu prendi dei soldi, apri un capitolo di bilancio, i soldi li metti lì, ad un certo punto si pensa che quei soldi che sono messi lì, nel momento stesso in cui finiscono, si possono rifinanziare... non è così!
Quando una Giunta fa un bilancio e fa una posta e questa posta è di "tot" milioni, e la mette su un capitolo, quelli sono i soldi destinati a quella cosa e le faccio un esempio concreto. Il Trentino Alto Adige sul fondo perso... cosa fa? Ogni anno destina 3 milioni - faccio per dire - fa un bando, le domande che arrivano e hanno i requisiti, prendono il fondo perso, non c'è alcuna graduatoria perché ogni anno il bando viene rifatto, i soldi che sono stati stanziati vengono dati e la cosa finisce. Cosa succedeva da noi? Che i soldi che erano stanziati in questo sistema in cui tutti erano abituati in un certo modo - ma anche logicamente, perché se la Regione ti dà il 30% a fondo perso... perché non prenderli, non possiamo mica scaricare le responsabilità del governo dell'economia sul piccolo artigiano, non è corretto, perché lui chiede e cerca di prendere - dicevo, i soldi erano stanziati, non io li ho stanziati, io sto lavorando sul bilancio dello scorso anno e, al limite, adesso ho contribuito ad un modesto assestamento, quindi non voglio prendermi né meriti, né responsabilità che non ho - ... ma quando io sono arrivato, i soldi erano già finiti! I soldi stanziati nel 2005 sul fondo perso erano già finiti! Allora bisognava avere il coraggio di affrontare la situazione nel suo complesso. Prima di tutto, leggere le relazioni in merito al risultato economico degli ultimi 4 anni di questo tipo di finanziamento, che è un risultato, purtroppo, negativo; secondo, prendere atto che i soldi erano già finiti (potevo forse andare a prendere i soldi da altri capitoli di bilancio? Nel passato questo è stato fatto, ma io ritengo che non sia giusto); terzo, prendere atto di questa economia che ha necessità di essere governata attraverso un progetto industriale nuovo.
A questo punto ho preso una serie di iniziative, con coraggio - mi rendo conto -, ma l'ho fatto anche per aprire un confronto, perché in questi 3 mesi sull'"Euro 0" e sul fondo perso si è aperto un grosso confronto in tutta la Valle, anche nei bar, e a me questo fa piacere, perché fa prendere coscienza a noi Valdostani che dobbiamo ragionare molto attentamente sulle nostre risorse, che ci sono, ma che dobbiamo imparare a spendere bene, non per tutelare una parte anziché l'altra, ma per tutelare la nostra Regione e la nostra economia. Sono quindi contento di essere al centro di un dibattito, che spesso mi mette alla gogna, ma questo dibattito - e ho apprezzato il tono con cui lei lo ha portato in aula - è quello che io ricerco, perché non è solo il problema di prendere atto che questo sistema va cambiato; occorre - dopo aver preso atto e aver fatto un po' di autocritica - mettere in atto una serie di iniziative per il cambiamento.
I denari che restano poi alla fine sono gli stessi, c'è una certa rigidità di bilancio che auspico si possa rompere attraverso dei ragionamenti diversi, i denari però vanno indirizzati, e allora le dico che forse i nostri artigiani hanno bisogno di incoraggiamenti diversi per poter crescere e confrontarsi senza perdere del terreno, non hanno più bisogno di 5-6mila euro a fondo perso per comprarsi la macchina, ma hanno bisogno di una Regione che li aiuti a crescere sostenendo i loro progetti: è questa l'ottica con cui vogliamo lavorare e lei sa che mi sto incontrando molto con gli artigiani, sa che con loro sto già parlando di questi progetti su cui vorremmo andare ad indirizzarci per poter realizzare qualcosa di positivo.
Cosa diciamo? Forse diciamo anche delle cose un po' ardite, sono riflessioni che stiamo ancora facendo insieme agli artigiani per cercare di capire le loro necessità, forse diciamo che un artigiano che ha 60-65 anni, a non dargli il fondo perso non gli togliamo niente, perché lui lavora da solo nella sua officina e tutto sommato forse i 7-8.000 euro che gli davamo non gli sono così indispensabili; ma ci diciamo, invece, che chi oggi ha 30 anni, il figlio dell'artigiano o il giovane che ha studiato da idraulico o da elettricista, ha diritto di poter pensare ad immaginare di realizzare il suo progetto e che c'è la possibilità, oggi, utilizzando i denari che stiamo disperdendo a pioggia senza alcun risultato, di aiutare i progetti dei giovani artigiani che - all'interno di un percorso correttamente trasparente - potranno, con delle formule che sono allo studio e che saranno valutate insieme agli artigiani, presentare dei progetti i quali verranno poi premiati. Questi progetti saranno composti da 2 aspetti finanziari: un aspetto, quello del conto interessi, perché siccome noi non abbiamo tolto niente, abbiamo solo non dato, comunque abbiamo mantenuto il discorso del conto interessi, e oggi diciamo agli artigiani - lasciamo anche la possibilità a un artigiano di 70 anni di sognare, ci mancherebbe altro! -: investi su te stesso, fai un investimento che programmi i prossimi 5 anni della tua azienda, costruiscilo intorno intanto ad un finanziamento in conto interessi all'1%, che è assolutamente dirompente rispetto al 7-8% che fanno pagare le banche, lo diluisci nel tempo; a fianco di questo finanziamento puoi pensare a un premio che può essere sempre considerato in fondo perso, al momento del raggiungimento dei tuoi obiettivi.
Ad esempio, un artigiano che dice: "voglio crescere, voglio comprare dei macchinari, da qui a 12 mesi parto dal presupposto che potrò assumere un ragazzo, questo ragazzo lo potrò formare, quindi il mio progetto dura 24 mesi, per farlo ho bisogno di comprare 50mila euro di macchinari, 30mila euro di automezzi, 22mila euro di impianti"... a questo punto presenta il suo progetto, non chiede più 7mila euro per comprarsi il suv a cui poi devo togliere anche i buoni, ma presenta un progetto al cui interno troverà ristoro per la parte in conto interessi e troverà, mano a mano che conseguirà i suoi obiettivi, quando assumerà il dipendente e quando avrà ottenuto un fatturato che dimostra che i suoi investimenti hanno avuto un senso - all'interno anche di un percorso di consulenze gratuite agli artigiani che non le possono pagare - troverà dei premi. I premi saranno lo stesso fondo perso, che però verrà dato concretamente.
Lei dice: "ma cosa mi sta raccontando"? Le sto raccontando quello che abbiamo in testa, non quello che abbiamo fatto, anche perché se lei capisce che sono lì da soli 4 mesi e sono all'attenzione di questo Consiglio tanto da avere da rispondere a 4-5 interpellanze ogni Consiglio, mi darà almeno atto che sono presente e vivo; poi vedremo se i risultati ci saranno! Qualche idea l'abbiamo e stiamo cercando di portarla avanti, evidentemente confrontandoci all'interno delle categorie e in quest'aula, sulla base di un ragionamento che però deve partire da un discorso onesto. Ed è solo questo che le chiedo, Consigliere Tibaldi: un discorso onesto... vuole ammettere che quel sistema non funzionava più? Le chiedo solo onestà intellettuale: vogliamo dire che questo "sistema Valle d'Aosta" ha funzionato benissimo fino ad oggi, ma oggi bisogna cominciare a cambiare qualcosa?
(interruzione del Consigliere Tibaldi, fuori microfono)
... mi scusi se le spiegavo, ha ragione.
Rispondo alla prima domanda: la fase di confronto con le categorie c'è stata, è stata molto breve, è stata una fase di 15 giorni, quindi la fase c'è stata, ma è stata breve.
Seconda domanda: il generale dissenso è un dissenso che è stato ascoltato in più riunioni, tanto che ha generato la famosa "deliberazione-ponte", perché sembrava corretto per chi aveva già degli investimenti in atto, permettergli di chiuderli, e lo abbiamo fatto arrivando fino alla data del 14 luglio che permette di chiudere tutti gli investimenti in atto. È evidente che tutti quelli che sono a conoscenza dal 30 giugno che questa legge è modificata, non hanno più fatto investimenti, quindi non è che è stato tolto loro qualcosa, ma non è più stato dato loro niente, sono a conoscenza, quindi non hanno avuto alcun danno. Chi aveva degli investimenti in atto, con questa deliberazione, sarà tutelato nel rispetto degli artigiani.
Président - La parole au Conseiller Tibaldi.
Tibaldi (CdL) - Sotto il profilo concettuale posso anche comprendere e anche condividere - glielo dico per onestà intellettuale - certi suoi ragionamenti o, meglio, determinati principi, visto che li ha enunciati nell'ambito di uno scenario complessivo che peraltro è realistico, però ci sono alcuni aspetti che meritano delle puntualizzazioni. Innanzitutto, per rimanere in un contesto di dialogo costruttivo, se i principi che lei ha enunciato possono essere efficaci per ridare slancio a un sistema valdostano che non brilla per competitività, bisogna tener presente la situazione attuale.
Le faccio notare alcune contraddizioni che, secondo il nostro punto di vista, sono alquanto evidenti e hanno generato quei disagi che denunciamo in questa sede, con questa interpellanza. Lei dice: "noi non abbiamo tolto niente" - ed è vero perché con la deliberazione del 2 giugno avete detto: "da oggi è finita la politica del contributo a fondo perso" - ... in realtà avete sconvolto programmi di investimento che erano già nelle intenzioni di qualche imprenditore, e non sono pochi gli imprenditori artigiani, perché a sentire le categorie rappresentative degli artigiani ci sono numerosi operatori del settore che avevano programmato investimenti di un certo tipo e facevano affidamento anche su questa tipologia di incentivi previsti dalla legge n. 6/2003. Dall'oggi al domani cambiare un sistema crea dei disequilibri; Assessore, posso dirle che ha ragione come profilo concettuale, ma la metodica non è quella giusta, perché la prima contraddizione è la seguente. Ci dovrebbe essere, come naturalmente accade e lo si vede anche a livello nazionale, un regime transitorio; lei sa bene come la prossima finanziaria sarà "lacrime e sangue", adesso il "DPEF" timidamente ci fa capire che 37 miliardi di euro di manovra correttiva... ma sarà "lacrime e sangue".
Seconda cosa: dal 1° gennaio 2007 entriamo nel sistema di "Basilea 2" che sarà ulteriormente restrittivo per i piccoli imprenditori e gli artigiani, poiché dovranno adeguarsi a norme di carattere bancario che emargineranno una parte di costoro fino a porli addirittura fuori dal mercato. Allora non dico che la Regione debba continuare in una politica assistenzialista in ordine sparso, perché siamo fra i fautori di certe contraddizioni in questo senso, però se quella è la scelta, diamole un tempo ragionevole per poter essere metabolizzata! Questo può valere per qualunque categoria, e questa è la prima contraddizione. La seconda: con la stessa contraddizione, sulla base di una modifica della legge n. 6 dello scorso anno, non ho capito qual è la "ratio" che dice che la spesa ammissibile, suscettibile di contributo a fondo perso per le grandi imprese passa da 5 a 10 milioni, mentre per gli artigiani viene esclusa. Perché dobbiamo rieducare coattivamente gli artigiani a questo regime più restrittivo, e siamo generosi con la grande impresa? Un artigiano questo non lo capisce, Assessore!
Lei, quella legge, non ricordo se l'ha votata oppure no, allora era in opposizione, era un articolo della "omnibus" che aumentava il "plafond" da 5 a 10 milioni; ma l'artigiano dice: "io sono cornuto e mazziato a questo punto, sono piccolo, sono indifeso e dimenticato, alla grande impresa è data la possibilità di fare investimenti fino a 10 milioni di euro e può usufruire di un contributo a fondo perso, diversamente da me che ogni giorno devo inventarmi come difendere la mia impresa dalla competitività e dall'abusivismo, perché la grande impresa non ha l'insidia dell'abusivismo che hanno gli artigiani, del doppiolavorismo, perché ci sono dipendenti pubblici o anche privati che fanno i doppiolavoristi, come ci sono artigiani abusivi che non sono iscritti nei libri obbligatori". Allora perché partire da loro per massacrarli? Perché avete fatto questa scelta politica senza ponderare un tempo naturale per far sì che si entrasse con gradualità nel nuovo regime? Lei, ieri, parlando di "Euro 0" ha citato diversi Comuni al mio collega Lattanzi - mi ricordo Firenze, Bressanone, Brunico, Bolzano - che si stanno adeguando a questo regime che stanno guardando avanti; allora le cito anch'io esempi fuori porta e sono 2 esempi che dal punto di vista politico appartengono a 2 schieramenti diversi.
Parliamo della Lombardia, a guida Centro-Destra: la decisione di luglio con cui dà finanziamenti e sostegni alle imprese artigiane; ci sono contributi che vengono concessi in conto capitale erogati fino ad un massimo del 30% dei costi ammissibili, il limite minimo delle spese totali riconosciute e ammesse a finanziamento è di 10mila euro, il termine di scadenza per la presentazione delle domande è fissato a ottobre 2006. Lì, esiste ancora questo sistema. Parliamo della Romagna, a guida Centro-Sinistra: vara nuovi strumenti per 21 milioni di euro complessivi con un fondo per l'abbattimento dei tassi di interesse, quello che lei diceva e va bene, ma naturalmente ci sono anche contratti di "leasing", prestiti bancari e contributi a fondo perso, qui in misura più ampia rispetto alla Lombardia. Apprezziamo il fatto che bisogna cambiare mentalità a livello di pubblica amministrazione e a livello di operatori economici, ma non possiamo tollerare che venga fatto con questa radicalità, con questo colpo netto che disorienta la categoria!
Lei dice: "abbiamo incontrato anche le categorie interessate"... non preventivamente, Assessore, altrimenti non avrebbe creato quella ridda di voci critiche che naturalmente ha raccolto! Lei dice che si è basato su uno studio, ma è uno studio che è sconosciuto ai più; non so se gli artigiani lo conoscono questo studio, io le ho fatto richiesta recentemente con lettera scritta, ma non ho ancora avuto il piacere di leggere le risultanze di questo studio! Non metto in dubbio che questo studio pervenga a quelle conclusioni, ma quello studio sarebbe stato anche opportuno valutarlo in Commissione!
In termini di coerenza, se vogliamo essere coerenti, se la cinghia dobbiamo stringerla tutti, ancora una volta risulta difficile alle imprese artigiane capire perché la Regione attua una politica intervista sull'economia, quando va a salvare un'azienda della bassa Valle con 5,5 milioni di euro e, dall'altra parte, le viene detto che non ci sono più risorse sul capitolo per i contributi a fondo perso... ma allora perché per un'azienda si procede con il salvagente e per le altre piccole disperse non si utilizza, non dico lo stesso criterio, perché quella è un'impresa grande, 130 dipendenti, ma anche le piccole imprese artigiane hanno dipendenti - familiari o esterni - e devono sbarcare il lunario... ma questa non è coerenza!
Se io apprezzo il suo ragionamento, lei è costretto per onestà intellettuale ad apprezzare anche il mio, perché la grande impresa viene aiutata in Valle d'Aosta - ma di grandi imprese ce ne sono veramente poche -, viene aiutata con i risultati che negli anni scorsi sono stati deflagranti e cito la "Tecdis", che è stata aiutata a colpi di contributi per la ricerca e l'innovazione che, in realtà, servivano a far quadrare il bilancio momentaneo e a pagare gli stipendi. Lo so che non è stato lei, c'era il suo predecessore Ferraris quando denunciavamo queste cose, però sono questi fatti qua che la gente ricorda!
Le proposte: noi avevamo fatto una proposta, quando lei non era ancora in Giunta, per andare incontro a queste imprese, prevedere dei canoni agevolati degli immobili produttivi di proprietà regionale; la Giunta regionale - sotto la Presidenza Perrin - è riuscita ad "annegare" la nostra proposta di legge, a creare un contenitore societario che è ancora lì in balia di definizione e naturalmente non venire incontro a queste esigenze reclamate da tempo dagli artigiani. Concludo dicendo che la filosofia, se è quella - e non diciamo che sia sbagliata -, che venga applicata con metodo e coerenza, perché non ci sono né metodo, né coerenza in questa fase!
