Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 2005 del 21 giugno 2006 - Resoconto

OGGETTO N. 2005/XII - Percentuali di parti con taglio cesareo nella regione. (Interrogazione)

Interrogazione

Viste le recenti dichiarazioni del neo Ministro alla Salute, On. Livia Turco, circa la percentuale in Italia di parti con il ricorso al taglio cesareo, molto alta rispetto alla media degli altri paesi europei;

Considerato che si tratta di un problema che va tenuto sotto osservazione;

Ritenuto opportuno avere informazioni circa la situazione in Valle d'Aosta;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interrogano

l'Assessore competente per sapere:

1) quale è la percentuale di parti con taglio cesareo che si registra, e si è registrata, in Valle in questi ultimi anni;

2) quale è la linea politica portata avanti dall'azienda sanitaria in questo ambito.

F.to: Squarzino Secondina - Venturella

Président - La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Fosson.

Fosson (UV) - Percentuale di parti cesarei in Valle d'Aosta: 27% nel 2002, 27,5% nel 2003, 28% nel 2004, 31% nel 2005, "trend" che è mantenuto al 31 maggio sul 31% anche nel 2006. È un "trend" alto anche se, la percentuale di parti cesarei in Italia è del 35%, quindi siamo a dei valori inferiori in una Regione comunque che ha delle professionalità sanitarie. Certo, siamo molto lontani dai margini consigliati dall'OMS che sono del 10-15% dei parti cesarei. È un "trend" che in Italia è molto superiore rispetto ai valori consigliati dall'OMS. Sempre su queste percentuali bisogna vedere che nel 2002 sono stati 15,67% i tagli cesarei in elezione, mentre 12% i tagli cesarei in travaglio, cioè a travaglio iniziato si è deciso di eseguire il parto cesareo per difficoltà nell'espletamento fisiologico della gravidanza. Sono numeri che sono ancora elevati nel 2003, nel senso che i tagli cesarei in elezione sono stati 164 e 88 - 7,93% - in travaglio. Questo fa pensare come ancora il cesareo sia utilizzato per questioni di emergenza e come il travaglio non sia prevedibile; questo per rinforzare il discorso che, in una Regione come la nostra, i parti a domicilio darebbero delle grosse ripercussioni sulla salute della donna. Un altro numero alto è che dopo il primo cesareo il 25% delle donne sono ricorse a un secondo cesareo, è minore solo dei valori del Friuli Venezia Giulia con il 37,8% e della Lombardia con il 25,8%. Rispetto ai dati nazionali - con i quali non possiamo confrontarli, ma che danno un andamento e permettono un giudizio su questi dati - emerge che in Italia sul 35% di parti cesarei il 55% avviene in strutture private, mentre il 33% in strutture pubbliche, cioè una tendenza nella struttura privata per una richiesta della donna maggiore rispetto alla struttura pubblica.

Si diceva nella discussione sul Piano socio-sanitario che non abbiamo indicatori, invece questo è un indicatore di processo, così come lo è quello che aveva indicato il gruppo "La Casa delle Libertà" lo scorso Consiglio sulle liste di attesa. È un indicatore di processo, non è esaltante, questo lo sottolineo ed è un mio giudizio sicuramente; è un indicatore non esaltante in una tendenza italiana che è peggiore. Cosa fare quindi? Lavorare sicuramente su una struttura, che era così e che bisogna migliorare. Vi sono delle scuse, sicuramente; del "trend nazionale" ho già parlato, i parti che in Italia avvengono sempre più in donne con età maggiore, cioè sempre più il primo parto si sposta in avanti nell'età e quindi con delle caratteristiche fisiologiche diverse della donna, poi come tutti sottolineano l'importanza della componente del dolore nel parto, cioè il non accettare questa dimensione del dolore porta a volte a praticare un cesareo.Cosa fare quindi? Chiaramente migliorare il percorso nascita, c'è da lavorare in questo settore. Cosa abbiamo già fatto? Un rinforzamento del Dipartimento materno infantile con un inserimento dei medici di famiglia in questo percorso; lì c'è una grande occasione perché il 67-68% delle donne gravide partecipa a tale percorso nascita, cioè a queste riunioni pre-parto con l'ostetrica e il medico. Abbiamo inserito in questo percorso l'anestesista, lo specialista della terapia del dolore, facendo anche una struttura semplice ad "hoc" al Beauregard, perché abbiamo un servizio di terapia del dolore sicuramente all'avanguardia, per cui prevedere il contatto con l'anestesista, che spiega come anche nel parto fisiologico questo dolore possa essere controllato, ci sembra positivo; quindi migliorare il percorso nascita integrando anche lo specialista del dolore, che comunque è gratuito, a disposizione cioè di tutte le donne. Chiaramente l'Ambulatorio della gravidanza fisiologica va potenziato, ma non è l'unica risorsa per cercare di portare questa percentuale dei parti cesarei a una riduzione numerica che deve essere un indicatore di un miglioramento del processo.

Président - La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (Arc-VA) - Prendo atto del fatto che la percentuale dei parti cesarei è considerata un indicatore di processo, ma proprio per questo, se si fosse voluto scegliere il Piano socio-sanitario come una delle strategie da portare avanti, si sarebbe messo che si voleva ridurre dell'1 o 2%, invertire la percentuale dei parti cesarei. L'Assessore ci ha fornito i dati di questi ultimi anni da cui risulta che era del 27% nel 2002; se andiamo negli anni precedenti, vediamo che eravamo nel 1994 al 17%, nel 1997 al 18%, nel 1999 al 21%, cioè c'è stato un "trend" di aumento notevole! È vero che, rispetto alla media italiana, che è del 35%, la nostra media è del 31%, d'accordo, però non siamo sempre quelli che vogliono essere al "top", vogliono guardare verso le indicazioni di eccellenza? L'OMS indica un'eccellenza: il 10-15%, noi siamo il doppio di questa percentuale. Se guardiamo anche la media europea, questa è del 23% e Paesi che riteniamo tutti attenti alla salute delle donne, come la Danimarca e la Svezia, oscillano dal 13 al 16%.

Perché non ci poniamo in modo preciso questo obiettivo? Perché non si individua un progetto che vada in tale direzione? Lei ha detto: "sì, facciamo alcune azioni". Certo, fra l'altro è proprio su nostra sollecitazione che è stato inserito nel Piano socio-sanitario il potenziamento dell'Ambulatorio per la gravidanza fisiologica, nel senso che chi aveva pensato gli obiettivi neanche aveva messo questo come uno degli obiettivi importanti. Questo è un problema che riguarda tutta l'Italia e che non per niente una donna Ministro della salute mette in luce, perché dai dati ISTAT risulta che c'è una medicalizzazione progressiva dell'evento parto, medicalizzazione che è gestita dai medici. Ci si chiede allora se sotto questi dati non vi sia la prevalenza dell'aspetto medico rispetto all'aspetto fisiologico, la prevalenza di chi, utilizzando la paura e i timori giusti che ciascuno ha di fronte ad un evento così importante, trasforma questa occasione in un'occasione di lucro personale. Credo che su tale tema vada tenuta alta l'attenzione, non solo, Assessore, sono sempre stupita di come lei voglia tornare sui punti del Piano socio-sanitario, forse è giusto ma, rispetto al parto domiciliare, lei ha stravolto quello che diceva il Piano sanitario 2002-2004, perché in quel piano era previsto in modo chiaro. Non solo, il parto in casa viene portato avanti da Regioni come le Marche e l'Emilia Romagna, portato avanti dall'azienda "Sant'Anna" di Torino; allora è proprio questa non attenzione all'aspetto fisiologico del parto che è nociva! Lei che è così attento al fatto che non vi siano degli interventi impropri, qui l'85% delle donne aspira...

(interruzione dell'Assessore Fosson, fuori microfono)

... non sono io che lo dico, ma l'ISTAT dice che le donne italiane preferiscono partorire in modo spontaneo: 87,7%; questo è il desiderio delle donne che va portato avanti, su questo bisogna lavorare! Fra l'altro, lavorare in questo senso fa risparmiare, perché costa molto meno un parto fisiologico che un parto cesareo!