Oggetto del Consiglio n. 1990 del 8 giugno 2006 - Resoconto
OGGETTO N. 1990/XII - Disegno di legge: "Approvazione del Piano regionale per la salute ed il benessere sociale 2006/2008".
Articolo 1
(Approvazione del piano)
1. Ai sensi dell'articolo 2 della legge regionale 25 gennaio 2000, n. 5 (Norme per la razionalizzazione dell'organizzazione del Servizio socio-sanitario regionale e per il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza delle prestazioni sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali prodotte ed erogate nella regione), è approvato il piano regionale per la salute ed il benessere sociale per il triennio 2006/2008, allegato alla presente legge.
Articolo 2
(Dichiarazione d'urgenza)
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell'articolo 31, comma terzo, dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione.
Président - Nous pouvons reprendre nos travaux avec l'examen du point 28 de l'ordre du jour.
La parole au rapporteur, Conseiller Comé.
Comé (SA) - Il disegno di legge, sottoposto all'attenzione del Consiglio regionale, si compone di soli 2 articoli: il primo approva il "Piano regionale per la salute ed il benessere sociale 2006-2008", il secondo riguarda la dichiarazione di urgenza, essendo necessario garantire la tempestività dell'applicazione del piano.
Il piano regionale per la salute ed il benessere sociale pensato per il triennio 2006/2008, pur configurandosi come prosecuzione programmatoria del precedente, presenta delle peculiarità sia nel metodo, sia nel contenuto. Sotto il profilo del metodo esso è stato progettato a partire dall'analisi dei bisogni emersi, individuando le priorità, la fattibilità e la sostenibilità finanziaria delle scelte fatte. Sotto il profilo dei contenuti, come tutti i documenti programmatori, compie delle scelte necessarie; ciò nonostante offre ai cittadini valdostani le necessarie garanzie di diritto all'assistenza sanitaria e sociale. Questo è un piano socio-sanitario pensato sul piano politico e non entra nel merito dei processi di gestione, che demanda ad atti amministrativi successivi e conseguenti: esso ambisce a definire linee di indirizzo, a monitorare il raggiungimento degli obiettivi e a svolgere le necessarie funzioni di controllo. Inoltre è un progetto indirizzato non solo alla cura delle malattie, ma al mantenimento della salute e del benessere della persona, intesa come globalità di esigenze e di bisogni.
È anche un piano che assume come indicatore fondamentale dei bisogni il territorio, ritenendo questo l'ambito più idoneo per leggere la realtà e dare risposte di qualità attraverso le strutture distrettuali in esso presenti, che si è cercato di potenziare, anche perché esso vuole far sentire al centro delle sue scelte la persona e la famiglia, intesa quest'ultima come soggetto umano collettivo e come luogo ideale di crescita e di identità della persona. Ed essendo il nostro un territorio di montagna, il piano contiene indirizzi specifici verso la costituzione futura di "piani di zona", con i quali si vorrebbe realizzare la grande scommessa di attribuire agli Enti locali - Comuni e Comunità montane - molte delle funzioni ora svolte a livello regionale, mantenendo a questo livello il ruolo di accompagnamento di questa nuova situazione, di controllo e di verifica oltre che di finanziamento.
In tutto ciò il piano assegna all'ospedale ancora un ruolo strategico, ma non centrale, nella rete assistenziale dei servizi, perché di questa rete sarà solo un nodo, strategico e di grande qualità, ma solo uno dei nodi di una rete più complessa, che fa capo a più soggetti istituzionali. Per quanto riguarda l'ospedale, si pensa ad esso come ad una sorta di "città della salute", un ospedale senza confini segreganti, con professionisti qualificati, con aree di grande eccellenza e soprattutto un ospedale in sicurezza e qualità. Tutto questo non è troppo ambizioso, anzi! Ci troviamo davanti ad un piano molto concreto, perché indica la sostenibilità economica dei vari progetti.
Nell'illustrazione delle sue linee di indirizzo, il piano è diviso in 3 parti:
- la prima si compone di elementi e principi generali e serve a contestualizzare il documento di programmazione rispetto ai bisogni emersi dall'analisi epidemiologica e sociale e ad inquadrare la linea politica di governo contenuta nel piano della salute e del benessere sociale regionale;
- la seconda indica i valori e le strategie che guidano le scelte di governo del piano per la salute ed il benessere sociale del prossimo triennio, che sono: contrastare le disuguaglianze sociali che incidono sullo stato di salute e sul corretto ricorso ai servizi, potenziare la prevenzione come strategia di attacco all'insorgere delle malattie e come riduzione delle conseguenze più gravi delle malattie stesse, collegare le scelte programmatorie all'analisi dei bisogni documentata dall'epidemiologia e dalla ricerca sociale, definire i livelli di assistenza sanitaria e sociale assumendo il territorio come ambito privilegiato dell'integrazione dei servizi, valorizzare la famiglia, ambito irrinunciabile dello sviluppo armonioso della persona e luogo protetto per la cura e il sostegno alle persone malate o in difficoltà, ricercare ed assicurare la sostenibilità economico finanziaria alle scelte e, infine, condividere il progetto di lungo periodo che, a partire da questo piano per il 2006-2008, si delinea per il futuro della sanità e delle politiche sociali regionali.
La terza parte è composta da 30 obiettivi, molto concreti ed espressi in modo semplice e descrittivo, che si dividono:
a) in attività;
b) quadri di riferimento;
c) azioni previste.
I primi 15 sono di tipo sanitario e prevedono di:
- potenziare la cultura dei dati (epidemiologia anche per valli e zone), già iniziata; da questo discendono le campagne di prevenzione;
- rinsaldare il legame tra ospedale e territorio (integrazione ai medici di famiglia riorganizzati);
- riorganizzare la riabilitazione (c'è una grande fuga in questo settore);
- contenere la mobilità passiva (qui ho messo dei dati del 2004 che sono 5.300);
- sviluppare l'eccellenza;
- riproporre la medicina termale come occasione di nuove possibilità terapeutiche e di attrattiva;
- assistenza ai turisti.
Gli obiettivi dal 16° al 24° riguardano le politiche sociali:
- chiarire la responsabilità della gestione (Comuni, Comunità montane), si vuole assegnare un peso maggiore agli enti locali che saranno i nuovi gestori (e non più la Regione);
- determinare i livelli essenziali erogati alla persona (LEP);
- sviluppare e diffondere la cultura della solidarietà sociale (promuovere il volontariato e i piani di zona);
- rafforzare il ruolo della famiglia come risorsa;
- un obiettivo importante prevede le azioni rivolte ai giovani e ai minori;
- assistenza psichiatrica e tossicodipendenze;
- un capitolo è dedicato alla disabilità e alla non autosufficienza.
Gli obiettivi dal 24° al 30° sono obiettivi "trasversali":
- sviluppo delle professionalità (formazione);
- sistema informatico e telemedicina;
- ospedale: necessità di un unico presidio;
- strutture sanitarie (microcomunità e RSA con nuovi standard);
- sostenibilità economica;
- meccanismi di partecipazione (attraverso conferenza-indicatori-rapporto annuale).
Vi sono anche 2 appendici:
a) la prima, i piani di zona costituiscono un programma dettagliato per l'attuazione;
b) la seconda, la fotografia dell'esistente che presenta i dati sulla mobilità passiva, che costituiscono già un indicatore dei fabbisogni.
È un piano in cui tutta l'architettura del sistema - sanitario, sociale ed integrato, sia a livello ospedaliero che a livello territoriale, è pensata secondo una logica per "processi" o percorsi - intesi sia di cura, sia di assistenza. Nel piano non è quindi previsto che debba essere la persona, portatrice di un bisogno specifico, a doversi adattare al sistema che offre servizi ed alla sua organizzazione complessa, ma che il sistema debba - e dovrà sempre di più - venire incontro al bisogno, organizzandosi al suo interno. Ecco quindi perché il piano indica una maggiore dipartimentalizzazione, una maggiore integrazione, sia tra ospedale e territorio, sia tra percorsi assistenziali sanitari e sociali sul territorio, anche ricorrendo all'assistenza domiciliare, ove possibile.
In sintesi questo piano è il frutto di un lavoro dell'Assessorato, durato più di un anno ed ampiamente condiviso, e che con il cronoprogramma, con la verifica annuale dei fabbisogni e con i meccanismi di partecipazione si impegna con trasparenza e con professionalità, a garantire la salute ed il benessere della comunità valdostana nel prossimo futuro.
E prima di concludere vorrei sottolineare come anche in Commissione - e qui voglio ringraziare i commissari della V Commissione per il loro impegno e la loro dedizione - sia stato fatto un grande lavoro, prima nell'aver interpellato e ascoltato tutte quelle figure (professionali e non), che reciteranno un ruolo attivo nell'applicazione di tale piano, ed in seguito con la presentazione da parte di diverse forze politiche di numerosi emendamenti che, dopo attenta ed appropriata analisi, sono stati, là dove condivisi, inseriti nel piano. I numerosi emendamenti accolti hanno fatto sì che si sia convenuto di presentare un testo nuovo proposto dalla Commissione, che mi auguro possa oggi, anche perché ampiamente condiviso, essere votato all'unanimità del Consiglio. Il nuovo testo è frutto quindi di idee e proposte di modifica di diversi commissari, e ritengo che queste, quando sono pertinenti e non strumentali, quando rivestono carattere di innovazione, non vadano respinte sulla base di un principio o perché provengano da una certa parte, ma vadano discusse con grande serenità, impegno e responsabilità concreta, perché vorrei ricordare a tutti che è in gioco un valore importante quale la salute della popolazione valdostana.
Presidente - Prima di aprire la discussione generale, voglio ricordare che sono stati depositati i seguenti emendamenti:
- 5 emendamenti presentati dai colleghi del gruppo "La Casa delle Libertà", rispettivamente sugli obiettivi n. 6, n. 9, n. 22, n. 25 e n. 26;
- 9 emendamenti presentati dai Consiglieri del gruppo "Arcobaleno", rispettivamente sugli obiettivi n. 8, n. 13, n. 20, n. 25 e n. 27;
- 3 emendamenti presentati dai colleghi del gruppo "La Casa delle Libertà" che sono sostitutivi di alcuni già presentati dallo stesso gruppo.
È aperta la discussione generale.
La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Credo che a nessuno sfugga l'importanza del documento che stiamo esaminando. Il piano è sicuramente un atto importante, il più importante della legislatura per quanto riguarda l'ambito della sanità, in quanto indica la volontà politica e gli interventi necessari per attuarla nell'ambito della tutela della salute e del benessere sociale.
È un documento che - come ricordava il collega Comé - ha avuto una lunga gestazione, è stato analizzato nelle varie sedi prima e dopo la sua approvazione in Giunta, anche se alcuni soggetti auditi in Commissione hanno lamentato che non c'è stata una vera concertazione - questo dicono i sindacati - oppure che non c'è stata partecipazione all'elaborazione del documento, anche se tutti hanno avuto modo di presentare le loro osservazioni e molte di queste sono state accolte.
Si può capire l'interesse dei diversi soggetti del settore sanitario e sociale, in quanto il tema della salute riguarda ciascuno di noi e il costo della salute ricade su tutti noi: questo spiega anche l'alto numero di audizioni che la V Commissione ha fatto. Per alcuni poteva apparire una perdita di tempo, oppure espressione della volontà di dilazionare i lavori; in realtà, come ha ricordato il Presidente della V Commissione, è stata questa l'occasione per accogliere ulteriori suggerimenti che, in molti casi, si sono tradotti in emendamenti che hanno arricchito il piano. Non per niente il piano giunge oggi, in Consiglio, come nuovo testo predisposto dalla Commissione. Ricordo alcune parti arricchite, quelle ad esempio che concernono l'apporto del volontariato sociale, la necessità di prevedere una legge quadro sull'immigrazione; ricordo anche l'articolazione di alcune parti: ad esempio, la previsione di relazionare in Commissione consiliare competente in occasione di alcuni momenti importanti di verifica del piano oppure addirittura è stata rivista tutta una parte, l'obiettivo n. 10, perché si è verificato che il testo presentato non corrispondeva alla volontà politica e agli indirizzi che la legge su quel tema dell'emergenza sanitaria voleva portare avanti. Devo riconoscere che in Commissione gli emendamenti che ho proposto sono stati valutati per il loro contenuto e di questo va dato atto alla Commissione intera, alla capacità che ha avuto di prescindere da ruoli di opposizione e di maggioranza, ma di essere attenta ai contenuti degli emendamenti.
Alcune osservazioni sul piano. Nel momento in cui mi sono messa a pensare ad una relazione sul piano, ho avuto una serie di difficoltà perché, da una parte, verrebbe voglia di raccontare il piano com'è, la volontà di raccontare come si è lavorato in Commissione, d'altra parte c'è anche la volontà di individuare alcuni punti critici non per essere la solita dell'opposizione, ma per individuare come su alcune parti bisogna lavorare parecchio se si vuole raggiungere un obiettivo chiaro: quello di tutelare e prevenire la salute e il benessere sociale.
C'è un aspetto su cui non ci siamo soffermati in Commissione, ma l'Assessore, in sede di replica, ce lo preciserà, cioè il costo della sanità, quanto costa curare la salute. Non c'è una norma finanziaria precisa nel disegno di legge, perché si fa riferimento agli stanziamenti già previsti nel bilancio triennale; non solo, si prevede anche che questo stanziamento sarà comunque aumentato di 2 punti in più di percentuale sul tasso di inflazione, come avviene già a livello nazionale, e per il sociale si prevede l'1% del bilancio regionale. È vero, la Regione spende molto per la sanità, è fra le Regioni italiane che spende di più, forse perché è una zona di montagna, quindi il costo pro-capite è superiore alla media nazionale; a nostro avviso spendere nella sanità vuol dire "investire", è una grossa spesa di investimento perché consente di garantire la salute dei cittadini, il benessere, e questo si traduce, a sua volta, in minori costi per la collettività e per il mondo del lavoro.
Il problema a nostro avviso non è tanto quanto si spende, ma "come si spende"; va qualificata sempre più la spesa e da una serie di problemi che abbiamo evidenziato più volte in questo Consiglio, credo che un'attenzione particolare sia portata alla gestione corretta delle risorse. La modalità di gestione dei precari, ad esempio, ha dimostrato come se non c'è un'organizzazione chiara per padroneggiare le risorse e spenderle in modo razionale, si finisce per penalizzare in modo particolare alcuni settori dell'utenza. Avremmo anche voluto vedere come avviene la ripartizione di queste spese all'interno dei vari settori della sanità; mi sembra che si dia molta importanza alla prevenzione, al territorio e all'ospedale. Ricordo che a livello nazionale si indicano per la prevenzione il 5% del bilancio, per l'assistenza ospedaliera il 44% e per il territorio il 51%... si voleva capire se queste percentuali sono rispettate, perché in questo modo si dà peso e si dà sostanza ai settori della sanità che si vogliono potenziare.
Rispetto al piano cosa possiamo dire? Il piano è una legge, indica una direzione da intraprendere e la direzione è già indicata dalle norme attuali che ci sono: da un lato, dalla necessità di decentrare l'assistenza sul territorio, di integrare sociale e sanitario, di portare il governo dell'assistenza sociale e assistenziale a livello del distretto attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati: mi sembra che queste siano le grosse direzioni che vengono intraprese, ma che sono implicite nel contesto nazionale come si ricorda nelle premesse.
Il piano indica anche dei valori che lo ispirano e i valori sono quelli dell'universalità del diritto alla salute, della valorizzazione e quindi della qualificazione del settore pubblico, dell'attenzione delle persone come singoli individui, come famiglie, come comunità, con attenzione alle più deprivate. Tutto questo viene anche tradotto in una serie di obiettivi da raggiungere, come ricordava il collega, declinate una serie di azioni, articolate in un cronoprogramma; quello che a nostro avviso manca - come avevamo detto in Commissione - sono dei criteri di valutazione delle singole azioni e dei singoli interventi che vengono messi in campo.
L'impostazione è interessante, perché segue una logica ben precisa; d'altra parte ricordiamo che la Regione ha stanziato oltre 100mila euro per sostenere il gruppo di lavoro coordinato da "Finaosta": è un'impostazione che consente di arricchire e meglio precisare le azioni conseguenti agli obiettivi descritti e fissati. Credo che sia anche questa impostazione che ha consentito di inserire i vari emendamenti; fosse stato un piano molto discorsivo era più difficile introdurre gli interventi che si volevano prevedere come risposta degli obiettivi indicati nel piano. È un'impostazione che consente di padroneggiare dal punto di vista temporale i vari momenti dei processi che si vogliono attivare; è un'impostazione che consente di affrontare tematiche molto diverse le une dalle altre, di individuare anche in alcuni settori risposte e proposte interessanti; ne vorrei ricordare alcune che mi paiono innovative: le nuove strutture dell'obiettivo n. 22, quelle cioè residenziali temporanee per giovani dai 18 ai 21 anni che non possono più rientrare nelle comunità per i minori e non possono rientrare in famiglia e, ancora, spazi adeguati per l'accoglienza minori stranieri non accompagnati.
Cito ancora una scelta politica che condivido: quella di vincolare la destinazione di una parte delle finanze locali all'esecuzione effettiva di funzioni socio-assistenziali e socio-educative che sono demandate agli enti locali e all'effettiva erogazione delle prestazioni sociali rese a livello locale. Questa mi sembra una scelta politica precisa, chiara, condivisibile, perché dà gli strumenti per garantire su tutto il territorio regionale lo stesso livello di prestazioni erogate. Cito ancora un altro ambito che mi sembra interessante: il potenziamento dell'osservatore epidemiologico, tema su cui torno sempre, perché credo che avere dei dati serva per meglio capire. Si è visto come sia previsto uno sviluppo dell'osservatorio sociale all'interno dell'osservatorio e mi sembra implicito anche in questo ambito poi l'impegno a svolgere quell'indagine sociale che era stata caldeggiata dal secondo rapporto sulla vulnerabilità sociale. Vediamo con favore anche che si vogliono istituzionalizzare gli osservatori epidemiologici ambientali, nel senso che è utile collegare dati ambientali - qualità dell'aria - con le ripercussioni che questi hanno sulla salute, così almeno si finisce di fare discorsi separati, settoriali... da un lato, la qualità dell'ambiente, l'aria, l'acqua, le radiazioni e, dall'altra, la salute. Mettendo insieme questi 2 dati, forse si riesce ad individuare elementi per fare delle scelte positive.
Dobbiamo notare però che non sempre troviamo una corrispondenza fra gli obiettivi posti e le azioni descritte: faccio un esempio che mi serve per introdurre un tema per noi interessante. All'obiettivo n. 13, dove si parla del sostegno funzionale e tecnologico ad attività di eccellenza come la chirurgia plastica, nelle azioni non si trova alcuna concretizzazione di questa scelta; è un auspicio, è un progetto da portare avanti, da finanziare in modo diverso con progetti obiettivo? È un progetto per il prossimo piano socio-sanitario? Fra l'altro non è che sia interessata a questo, ma ci sembra che l'aver puntato a cercare l'eccellenza della sanità attraverso le nuove aree specialistiche sia poco opportuno, e spiego perché. Pensiamo che l'eccellenza vada cercata non tanto nelle nuove aree specialistiche, quanto nella gestione della medicina normale, della chirurgia normale, là dove è più forte l'esigenza dell'utente. Ci sembra strano che si vogliano introdurre prestazioni altamente specialistiche per risolvere alcuni problemi di equità della risposta assistenziale. Non credo che l'equità della risposta assistenziale sia nell'offrire risposte specialistiche; sappiamo benissimo che qualunque centro di alta specializzazione richiede anche bacini molto ampi di utenza per poter raggiungere livelli di eccellenza. Pensiamo che l'eccellenza andrebbe cercata proprio nel rendere eccellenti quei reparti e quei settori in cui più alta si verifica la mobilità passiva.
Dicevo, è uno schema interessante che però ha i suoi limiti nel momento in cui uno va a vedere come è articolato; in molti casi le azioni indicate sono generiche e non vengono dati elementi per valutare la qualità delle azioni che si devono intraprendere. Esiste cioè un criterio temporale di valutazione delle azioni piuttosto che un criterio qualitativo. Faccio un unico esempio, ce ne sono tantissimi. Si dice che si vuole consolidare la flessibilità di risposta delle strutture del Servizio sanitario regionale alle varie esigenze assistenziali legate ai flussi turistici, ma questo cosa vuol dire? Come valuto il consolidamento della flessibilità di risposta delle strutture? Significa che devo attivare più strutture, più centri, devo mettere più specialisti? Sono troppo vaghe le indicazioni per avere elementi per valutare se quel progetto e quell'intervento è riuscito!
Come si è ricordato in Commissione, la novità del piano consiste nel fatto che è imperniato sui processi e questi sono in continuo "progress", quindi è difficile registrarli. Possiamo condividere questa impostazione, ma l'avremmo voluta accompagnata da indicatori per valutare la progressione qualitativa dei processi che si intendono attivare: questo è il punto nodale del piano! È interessante per i responsabili, perché possono in ogni momento definire buono il livello raggiunto degli esiti prodotti per il solo fatto che sono stati messi in moto, però questa definizione è poco utile come strumento per chi è interessato a valutare gli esiti delle diverse azioni del processo e anche gli incontri annuali di verifica che sono stati previsti e che riteniamo importanti, temiamo che se non c'è chiarezza degli indicatori con cui si va ad osservare quello che sta avvenendo, ci chiediamo come è possibile valutare l'efficienza e l'efficacia degli interventi proposti.
Ci sono poi alcune domande di fondo che in genere vengono poste ad ogni documento di programmazione: la prima domanda è dove si colloca, in che rapporto sta questo piano con i piani precedenti, con gli obiettivi che questo Consiglio ha votato nel piano precedente. Al piano precedente si accenna, nelle prime pagine, al fatto che si prende atto dei risultati raggiunti nella pianificazione sanitaria attuata, si ricorda come si considerino ancora validi i principi ispiratori del precedente piano a cui si aggiungono altri elementi, ma non ho visto il rapporto con la precedente programmazione. Non credo che questo dipenda da un eventuale scollamento di visioni politiche fra il precedente e l'attuale Assessore alla sanità, anche perché appartengono alla stessa forza politica, ma avrei ritenuto logico che la programmazione 2006-2008 partisse da un'analisi del precedente piano per evidenziarne aspetti positivi e negativi. Ad esempio, perché è stata scartata l'idea del "country hospital"? È un'ipotesi non realizzabile? Ma almeno analizzarla... perché è stata scartata? È stata sostituita con altre proposte? Si pensa che non rispondesse ad un'esigenza reale? Ci sono motivazioni tali per cui quella proposta, in base agli studi fatti, non regge? Un minimo di analisi delle proposte precedenti e del perché non sono state prese in considerazione forse andava fatta, perché questo poteva consentire di vedere quanto si voleva continuare, quanto si voleva innovare e quanto si voleva abbandonare.
Una seconda domanda di fondo che vogliamo porre ad ogni documento di programmazione è quali sono le priorità, perché il documento è costruito in modo tale che se uno comincia a prendere la legge ed entra in quella logica sembra che tutto fluisca bene, ma se uno si allontana un momento e si chiede: "Questo documento che rapporto ha con il precedente? E un fungo che nasce così o c'è qualcosa e che cosa vuole abbandonare e cosa continuare?", si accorge che questo non è detto. E ancora, questo piano... quali sono le priorità che mette in campo? Nelle pagine iniziali relative alla descrizione della popolazione e dei bisogni di salute, appaiono una serie di elementi che indicano delle priorità: una, è la necessità di contrastare le prime cause di morte che abbiamo e sono le malattie dell'apparato circolatorio e dei tumori, e per quanto riguarda questo aspetto mi sembra che il piano preveda in modo serio e articolato un programma chiaro di prevenzione, tutta una serie di "screening", quindi dia una risposta a questa che è una priorità segnalata.
C'è una seconda necessità che emerge dall'introduzione, là dove si dice che: "è proprio sull'ambiente di vita, sulla sua specificità e sugli stili di vita che si dovrà costituire un laboratorio privilegiato entro cui progettare e rendere operativi i programmi di prevenzione, cura e riabilitazione per le popolazioni di montagna". Rispetto a questo cambiamento di stili di vita ci sono qua e là delle annotazioni, ma ho visto anche in Commissione che c'è come una reticenza ad affrontare uno dei problemi che esistono in Valle: il problema dell'alcoldipendenza. Questo sarebbe stato uno stile di vita su cui lavorare; c'è qualcosa, certo, ma credo che al di là delle parole ci sia un grosso lavoro culturale da fare in questo senso da parte di tutti.
Ci sono altre 2 situazioni problematiche presenti sul territorio che ci devono interpellare in modo chiaro: la prima è la questione dell'invecchiamento della popolazione, la questione demografica. Non parlo della denatalità, perché gli immigrati arrivano e c'è un aumento della natalità, ma proprio il fatto dell'invecchiamento, che è un dato positivo perché tutti vogliamo aumentare la speranza di vita, è al tempo stesso un dato problematico perché pone una serie di problemi su come far sì che la vita prolungata diventi anche vita di un livello qualitativo. Come fare questo e come attrezzarsi per far fronte al problema degli assistenza agli anziani, da un lato, e al problema della riabilitazione, dall'altra? Il testo ricorda che ci sono queste situazioni problematiche; chiaramente viene ricordato che, per quanto riguarda il tema dell'assistenza e della riabilitazione, una parte dell'assistenza e della riabilitazione è ancora resa all'interno del percorso ospedaliero e non con strutture dedicate e differenziate per tipologia e per intensità riabilitativa soprattutto per gli utenti ultrasessantacinquenni; quindi è sottolineata questa esigenza, così come è ricordato che i parametri nazionali richiederebbero almeno 120 posti letto per la riabilitazione e per la lungodegenza, ma su questo aspetto non si prendono decisioni chiare. Fra l'altro ho avuto difficoltà a capire là dove, a pagina 75, si dice: "Lo standard programmatorio richiede 120 posti letto ripartiti equamente fra lungo-degenza e riabilitazione, ma si tratta di un parametro che deve essere interpretato a livello regionale". Cosa vuol dire "interpretato"? Noi, a livello regionale, possiamo decidere che così non va bene, che va bene di più o... di meno? Non so cosa vuol dire! Può darsi che nelle pieghe del documento ci sia l'interpretazione giusta, ma io non l'ho trovata. Viene detto che rispetto a questi 120 posti letto con la RSA si risponde con una ventina di posti letto ad Antey, ce ne sono una trentina ad Albenga, ma... tutti gli altri? Credo che le indicazioni siano ancora molto vaghe rispetto alla direzione che si vuole intraprendere o al problema che va affrontato.
Ancora, sempre rispetto all'invecchiamento della popolazione, il piano dice: "analizzando come in questi anni siano aumentate le richieste di servizi assistenziali per anziani, che tenendo conto dello sviluppo demografico il fabbisogno tendenziale di assistenza residenziale sarà di circa 1.400 posti letto entro il 2010"... rispetto a questo dato non si capisce come si vuole operare per raggiungere questo obiettivo... dove, quando; sì, si dice la tipologia di servizi, si dice che bisogna fare una programmazione, cioè questo tema dell'invecchiamento della popolazione è trattato in vari punti, ma non ci si rende conto che è un problema che sta avanzando e la realtà dei fatti ci costringerà ad affrontarlo.
Un secondo problema che a nostro avviso è presente, ma non emerge come priorità, è il tema della vulnerabilità sociale, della povertà; è un fenomeno nuovo che non siamo forse attrezzati culturalmente ad affrontare. Abbiamo visto tutti il secondo rapporto regionale sulla vulnerabilità, si dà per scontato che questo fenomeno c'è, che bisogna far qualcosa, ma a noi non sembra che questo problema sia stato assunto come priorità con una volontà effettiva di risolverlo! Paradossalmente non ho visto alcuna "task force" organizzarsi per questo problema; quando c'è un problema che interessa si fanno subito le "task force", giustamente, qui no! Con questa osservazione voglio che sia chiaro che non faccio una critica all'Assessore, ma faccio una constatazione di problemi che ci sono e che bisogna aver chiaro se si vuole fare un passo avanti. Per esempio, ho apprezzato il fatto che sia previsto l'avvio della sperimentazione di un pronto intervento sociale per il quale chiediamo anche di accorciare ulteriormente i tempi, perché se c'è un bisogno urgente di pronto intervento sociale, forse la programmazione va accorciata, non possiamo mettere 6 mesi per fare un gruppo e 12 mesi per studiare che risposte dare! La riforma scolastica richiede tempi minori, a volte, quindi su questo abbiamo presentato un emendamento, l'Assessore mi sembra che lo abbia accolto, quindi prendo atto positivamente che c'è la volontà di venire incontro a questa esigenza.
Volevo fare una notazione per quanto riguarda i piani di zona, che sono considerati una priorità, è uno degli elementi centrali del governo della sanità a livello territoriale. Qui però non ho presentato emendamenti, perché alcune cose politiche si affrontano se c'è chiara una prospettiva. Sul piano di zona, che è una cosa importante, non ho trovato il perimetro territoriale che definisce i piani di zona, c'è una grande incertezza: per i sindaci è una cosa, per i direttori di distretto è un'altra, allora... qual è il perimetro del piano di zona, sono definiti da chi... come, quando? E ancora, sempre per i piani di zona, una raccomandazione (anche qui non lo abbiamo inserito come emendamento): se i piani di zona vedono i sindaci come responsabili principali della programmazione a livello locale, l'Assessore deve sapere che i sindaci - che abbiamo sentito in Commissione - non ne sanno niente, non sono informati, non hanno contezza di questa situazione, quindi forse un grosso lavoro di preparazione, di formazione e di sostegno va fatto, altrimenti questo che è uno dei punti cardine del piano si sfalda!
Concludo presentando i 3 nodi di tipo politico che non sono ancora risolti, a nostro avviso.
Il primo riguarda l'accreditamento di strutture sanitarie private, la soluzione che è stata adottata prevede che l'accreditamento di strutture sanitarie private possa essere concesso per quelle aree specialistiche in cui alta è la mobilità passiva. In questa ottica è stata indicata come prioritaria l'area delle patologie scheletrico muscolari. Singolare è il ragionamento sotteso: visto che nella sanità pubblica l'Unità budgetaria di Ortopedia e Traumatologia dell'Ospedale di Aosta è quella che vede il più massiccio numero di utenti che cercano altrove le cure in questo settore, apriamo le porte della sanità privata che offre in Valle un servizio più appropriato e che incontra maggiormente la fiducia degli utenti, cioè invece di impegnarsi politicamente a migliorare la sanità pubblica, specie nei settori che vedono la migrazione fuori Valle di oltre 1.500 persone all'anno, si lascia che questa continui a non ispirare fiducia agli utenti valdostani, così da dare spazio alla sanità privata. Non condividiamo questa impostazione, piuttosto saremmo disponibili all'accreditamento di strutture private nell'area della lungo-degenza o della riabilitazione, settore in cui siamo ancora carenti come emerge dal piano socio-sanitario: su questo abbiamo presentato un emendamento e poi sugli emendamenti tornerò dopo.
Secondo punto problematico: la tutela della donna nel periodo della gravidanza. Nonostante siano pervenute sollecitazioni precise da parte del Collegio delle ostetriche, nel piano non sono state accolte 2 richieste che a nostro avviso sono fondamentali, anche nell'ottica del sostegno alla famiglia. C'è una legge nazionale che prevede che tutti gli esami del percorso gravidanza siano gratuiti, questo dato non è stato inserito nel piano. Lo so che non si possono inserire nel piano tutte le leggi, ma riteniamo che occorra ribadirlo chiaramente in quanto sappiamo - e l'Assessore ne è a conoscenza, perché recentemente è dovuto intervenire con la sua autorità nei confronti della direzione distrettuale - che troppe volte viene chiesto alle donne in gravidanza di pagare il ticket degli esami necessari. Riteniamo che questo concetto vada ribadito nel piano, come pure che vada prevista la sperimentazione del parto a domicilio, anche perché si tratta di un progetto su cui si è imperniata recentemente la formazione alle ostetriche voluta dalla stessa ASL.
Il terzo nodo problematico è quello dell'Ospedale, nel senso che non è accolta l'ipotesi che si possa andare verso un ospedale nuovo. Riproporremo in quest'aula la questione e la riproponiamo anche per coerenza con quanto ieri è stato a più ripreso detto, cioè che i referendum hanno senso quando la volontà politica si è chiaramente espressa in modo contrario alla volontà popolare. Credo che questa sia un'occasione per verificare la volontà politica, dopodiché la volontà popolare potrà prendere le sue strade.
Il nostro giudizio sul piano - sul quale ci siamo astenuti in Commissione - sarà suggerito dalla risposta che i nostri emendamenti in questo Consiglio avranno. Per correttezza, ho avuto precedentemente un incontro con l'Assessore Fosson e con il Presidente della V Commissione per analizzare gli emendamenti che abbiamo presentato. Prendo atto con soddisfazione che su tutta una serie di proposte che abbiamo fatto anche in questa sede c'è una risposta positiva; ciò non ci esime dal presentare ugualmente tutti i nostri emendamenti e dall'accettare che alcuni siano giudicati negativamente. Mi sembra che in un corretto ruolo di opposizione e maggioranza anche questo sia possibile e doveroso.
Si dà atto che, dalle ore 10,05, presiede il Vicepresidente Lanièce.
Presidente - Se non ci sono altri interventi, dichiaro chiusa la discussione generale.
La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Pensavo di dover affrontare altre risposte, ma ringrazio comunque chi ha parlato. Prima di iniziare un commento, proprio per onestà mia, devo ringraziare quanti, in questo anno, hanno lavorato su questo programma; la consulenza della "Finaosta" è stata minima, il resto lo hanno fatto tutti gli operatori e i dirigenti del nostro Assessorato nell'ottica di dare un progetto organizzativo, un obiettivo, un piano agile, ma comunque evolutivo che tenda a dare una risposta a uno dei beni primari della popolazione, che è il diritto alla salute. È quindi la conseguenza di un grande lavoro, per cui devo ringraziare la V Commissione che si è trovata a gestire questo piano che era già in itinere da tanto tempo, ringrazio il Presidente, ma ringrazio anche chi aveva partecipato prima, sia come Giunta che come V Commissione, alla stesura di questo piano.
Un piano estremamente partecipato, collega Squarzino; i sindacati hanno espresso, da una parte, di non essere stati partecipi della concertazione, ma obiettivamente abbiamo una lunga serie di documentazione. È stato presentato loro il piano lo scorso anno, poi è stato rivisto, sono stati accolti i loro documenti; l'Assessore Ferraris ha organizzato un incontro del "Patto di sviluppo" proprio sul discorso del piano sanitario, quindi c'è stato un confronto ampio come forse non mai. Poi probabilmente uno ha delle carenze di proposte e allora dice che non è stato consultato abbastanza, però proprio il lavoro è stato fatto nel senso di rendere questo piano il più condiviso da tutti.
Sul concetto del "vecchio piano"... lo si dice all'inizio che questo piano è la continuazione del piano precedente. Lei dice, collega Squarzino, che non si vogliono sottolineare le differenze; direi che è un piano che nasce dall'altro piano. I piani di zona, ad esempio, erano una grande definizione dell'altro piano sanitario, ma giustamente in questi anni in cui non c'erano strutture sul territorio, prima di parlare di "piani di zona" bisognava costruire delle strutture sul territorio. Adesso che queste esistono, è molto più facile pensare ad una realizzazione concreta dei piani di zona. Sulla definizione di qual è la zona, se si ricorda, io glielo dissi in Commissione, e lei mi rispose: "bisogna che lo decidano"... esatto, ma finché non si è messo in moto un meccanismo che qui è molto preciso, il Presidente della Giunta che indice il Collegio dei sindaci... è tutto un procedimento che può avvenire perché è già stato preparato il terreno per questo.
Il 30 luglio dello scorso anno abbiamo passato una giornata intera con il CELVA in cui abbiamo spiegato tutti questi concetti e il piano di zona è molto chiaro. Può essere difficile per un sindaco passare da una dimensione locale a una dimensione sovracomunale, questa è la grande difficoltà, difficoltà che abbiamo già risolto da quando, dal 1° gennaio di quest'anno, la gestione delle microcomunità è passata alle Comunità montane, quindi direi che questo è già un elemento di grande continuità, così come lei ha citato come positivo le leggi di settore per il finanziamento del sociale agli enti locali, leggi che erano una delle parti cardinali del vecchio piano sanitario, quando l'Assessore Vicquéry aveva introdotto il concetto di "fondo sociale regionale".
Se poi ci sono state delle piccole variazioni con il precedente piano... lei cita il "country hospital", ma questa struttura non era determinante né per il vecchio piano, né per questo; è chiaro che in un progetto che si precisa nel tempo, in cui i fabbisogni cambiano - e vediamo come cambierà adesso il fabbisogno a seguito di un allargamento dell'immigrazione -, ecco il "country hospital" non era determinante per il vecchio piano, non lo è per questo, anche se faccio presente che là dove doveva sorgere il "country hospital", a 6 km di distanza è nata una RSA, un centro comunque di osservazione e sanitario di estrema importanza. Un piano, quindi, estremamente concertato con tutte le forze politiche, con tutti gli operatori, con le commissioni e con il Consiglio e questo è un grande risultato, perché un piano così non può essere imposto, è un progetto su cui bisogna lavorare come è stato detto, che può essere arricchito, che è molto agile.
Alcune precisazioni sulla chirurgia plastica, che anche noi non intendiamo come estetica; pensiamo a una chirurgia plastica funzionale, ma questo viene già fatto, le alterazioni plastiche della cute vengono già trattate, non vengono purtroppo ancora trattate le ustioni di un certo tipo per cui, all'interno di una specialità come la chirurgia o la dermatologia, che già svolge interventi di chirurgia plastica, occorre prevedere un approfondimento e un ulteriore sviluppo di questo settore. Ed è proprio in questo che intendiamo l'eccellenza! Mi permetta, noi non abbiamo mai scritto che vogliamo fare, anche se ci piacerebbe una Cardiochirurgia o delle strutture... abbiamo fatto la Neurochirurgia, ma perché era una questione di vita, per cui non è un'eccellenza, è una necessità e una priorità, perché il malato che con un ematoma cerebrale veniva trasportato in altre sedi, perdeva le 5-8 ore fondamentali per la sua vita e la sua "restitutio ad integrum"; quindi quando parliamo di eccellenza, pensiamo di potenziare le strutture che abbiamo già esistenti per renderle più performanti, e in questo mi sembra che è quanto è stato fatto nell'Urologia, che ha aumentato del 300% gli interventi chirurgici nell'ultimo anno, o l'Otorinolaringoiatria dove è stato inserito un grande specialista.
L'Ortopedia: intanto, quando scriviamo "riabilitazione" - e penso che possa essere accolto il suo emendamento - non pensiamo a muscolo scheletrico in quanto ortopedico, ma muscolo scheletrico in quanto riabilitativo. Non credo che mai, alcun privato, verrà a costruire una clinica ortopedica in Valle d'Aosta con il bacino di utenza che abbiamo, perché "clinica ortopedica" vuol dire "radiologia", vuol dire "laboratorio", vuol dire "strutture" che su un bacino di utenza come il nostro assolutamente non possono reggersi economicamente. Pensiamo, perché c'è una grande fuga ed è stata forse vista un'emergenza, non tanto una lungo-degenza e una riabilitazione nel tempo, ad un potenziamento di questo settore, ma un settore riabilitativo.
Sulla sfiducia dell'Ortopedia mi permetto di dire che tutti i reparti possono migliorare e fare dei passi avanti; noi, l'"eccellenza" che intendiamo perseguire è proprio questa, però l'Ortopedia ha aumentato del 17% gli interventi chirurgici dell'anno scorso. Bisognerebbe vedere, aumentando le fughe, quant'è l'appropriatezza degli interventi ortopedici che vengono fatti in strutture private accreditate, messe al confine della nostra regione, su cui noi abbiamo molto da dire e lo abbiamo scritto anche in finanziaria e non era stato condiviso, prevedendo che una Commissione di esperti in ambito consiliare verifichi l'appropriatezza di certe prestazioni ortopediche che vengono fatte in un privato accreditato. In tutta Italia l'inappropriatezza è soprattutto ortopedica, ma non ho detto che chi opera di più guarisce le persone.
Sulla fiducia nei riguardi dell'Ortopedia le posso testimoniare che io, per una lesione di un ginocchio al mio primo figlio, che era in nazionale di sci, l'ho fatto operare qui. Queste sono le piccole cose che le dicono che non è vero che meriti una sfiducia di questo tipo... sicuramente si può migliorare ed è questo il concetto di "eccellenza" che intendiamo. Quando si parla di "riabilitazione", è chiaro che siamo un poco in ritardo perché si è lavorato prima sugli acuti, ma quando parliamo di "eccellenza"... abbiamo lavorato in questo senso, abbiamo riorganizzato anzitutto le strutture dirigenziali del reparto di Fisiatria e di Riabilitazione perché è importante che si generi un nuovo sistema di riabilitazione con dei programmi ben precisi, che partano da una dirigenza e poi continuino fino al territorio.
Sugli anziani mi dispiace che non abbia letto a pagina 69, dove pensiamo che tutta la riabilitazione per gli ultrasessantacinquenni venga scritto su strutture protette di terzo livello con servizi socio-sanitari e residenziali. Noi abbiamo ancora pochi posti di riabilitazione in Valle, questo è vero, anche se questi sono aumentati: la RSA di Antey è una realtà, avendo aperto ormai la RSA di Aosta, la RSA di Antey avrà più posti a disposizione per la riabilitazione. L'aver diviso il percorso per acuti dal percorso riabilitativo della Geriatria ha anche questo senso, perché nel "Beauregard" ormai c'è un reparto di Geriatria riabilitativa e soprattutto a pagina 69 parla delle nostre micro - anche questa è una realtà solo valdostana ed è una continuità con il vecchio piano sanitario - che adesso devono evolvere verso un compito più sanitario e meno sociale di quello che avevano, perché la realtà e il fabbisogno sono cambiati.
I piani di zona: ne parlavo l'altro giorno con il collega Salzone; penso che la grande scommessa di rivedere la programmazione sociale sia proprio per i piani di zona, che sono la grande occasione per vedere tutte le emergenze in un ambito territoriale che le conosce meglio e che può risolverle più da vicino. In questo piano sanitario, in continuità con l'altro, è descritto il coordinamento; quando lei dice che bisogna che qualcuno lo spieghi ai sindaci, ci sarà addirittura un comitato regionale di coordinamento e poi ci sarà un comitato all'interno di ogni piano di zona per formare gli operatori, ma la grande possibilità che abbiamo di risolvere i problemi sociali è un'organizzazione territoriale diversa che veda le emergenze abitative, che veda i casi di disagio, che veda l'immigrazione che è sempre e solo risolta e affrontata in sede centrale.
Aggiungo un'altra cosa: abbiamo detto che il problema dei precari non è solo della Valle d'Aosta, credo che bisognerà riorganizzare la cosa. Certo che quando bisogna riorganizzare, non si può dire come diceva lei, ieri, non si può tagliare lì o là, ma dovremo trovare dei settori in cui poter tagliare, perché se non si può tagliare in Geriatria non si può tagliare neanche in Rianimazione! Però è un po' semplicistico dire che non bisogna tagliare lì, senza dire mai dove i risparmi devono essere fatti.
Sicuramente la logica dipartimentale che introdurremo dopo questo piano socio-sanitario, la logica di dipartimenti unici che vedano al loro interno l'organizzazione delle singole unità operative, sarà un passo avanti e una grossa possibilità dal punto di vista organizzativo. Il cardine del suo discorso è che mancano i criteri di valutazione, gli indicatori. È facile dire che mancano gli indicatori... allora perché non ci propone un indicatore come è stato proposto in Emilia Romagna o in Toscana? Si dice: "qui non ci sono degli indicatori di processo o delle verifiche di processo"; tecnicamente questo è molto difficile da ottenere in sanità, nel senso che l'indicatore di risultato, la vita, la salute non sono facili da misurare, anche perché le coincidenze sono tante, il concetto di salute non è solo un'assenza di malattia per cui è difficile parlare di indicatori. E lo è molto di più nel sociale, perché gli indicatori di benessere sociale sono spesso soggettivi, però questo è un piano che fissa degli indicatori di risultato molto precisi, probabilmente come in nessun'altra regione d'Italia, e questo perché abbiamo una sola azienda. Gli indicatori... quando lei vede - lo abbiamo aggiunto su giusto consiglio del dott. Vicquéry - alla fine tutti i fabbisogni indicati, quando c'è un indice di mobilità... quello non è un indicatore? Se se ne vanno via tanti o se ne vengono di più, questo è un indicatore del processo.
Le liste di attesa, si diceva ieri; le liste di attesa sono lo stesso un indicatore del processo, ma tutti i dati che vengono dati dall'USL, la percentuale di degenze, la lunghezza di degenze, il numero di attività operatoria, mi sembra siano degli indicatori molto precisi di un processo. Allora mi si dica quali altri indicatori si vuole presentare, perché se si dice che mancano gli indicatori, ma poi non mi si dice quali, quando l'OREBS che ringrazio ha lavorato proprio per avere degli indicatori di processo... e questi che ho indicato mi sembrano molto precisi!
Ultimo indicatore: lo studio fatto su 20 anni di mortalità in Valle d'Aosta; mi sembra che anche questo sia un indicatore grezzo. Lei ha citato prima quali sono le malattie più frequenti, le cardiovascolari, questo proprio perché è stato studiato un periodo di 20 anni di un certo processo che ci fa vedere che nelle malattie tumorali abbiamo migliorato, ma dobbiamo migliorare soprattutto negli uomini. Così, nella "deprivazione" - grande concetto che sta emergendo a livello nazionale, ma che qui è indicato molto bene - ci sono ancora delle aree deprivate dove la mortalità è maggiore e lo studio dell'OREBS dice che in certi paesi c'è l'11% di mortalità in più... quindi mi sembra che di indicatori di processo ne abbiamo!
Il cronoprogramma: mi sembra che in pochi piani socio-sanitari ci sia un cronoprogramma, ci sia un'indicazione di quando questa azione viene portata avanti, e sulle priorità, e anche questo è un indicatore di sistema, si sa che la Valle d'Aosta sulla prevenzione spende più di tutte le altre Regioni d'Italia, bisognerà poi vedere come si spende.
C'è la partenza di alcuni "screening" nuovi come quello del cancro del retto che parte quest'anno, la previsione l'anno prossimo di partire con un altro "screening" molto professionale sui tumori della cute indetti dai raggi ultravioletti in alcune professioni, mi sembra che mettano la prevenzione al centro del nostro sistema. Da questa prevenzione sono già partiti i rami singoli, cioè proprio per l'indicatore di mortalità che ci faceva vedere che in certe zone la mortalità era maggiore, siamo partiti con progetti di prevenzione specifici in queste zone.
Sull'ospedale mi sembra che abbiamo raggiunto un accordo molto corretto sul fare uno studio che verifichi tutte le ipotesi progettuali, fatto dai grandi specialisti; questo studio verrà portato in Consiglio, ma il senso di questo obiettivo è dire che bisogna decidere, perché la paura è che qualcuno non voglia decidere cosa fare nell'immediato, poi fra 20 anni ne possiamo parlare, nessuno sa come sarà un ospedale fra 20 anni, ma adesso dobbiamo decidere perché non possiamo più voler continuare a tenere distinti 2 corpi ospedalieri e pensare che la nostra sanità cresca e diventi una "sanità di eccellenza". Questo capitolo è affrontato in modo corretto, lo studio verrà fatto in modo corretto su tutte le ipotesi che ci sono. Sul referendum sono d'accordo, perché non è giusto che 270 persone facciano opinione e altre 120mila non abbiano la possibilità di esprimersi. Dico che la cosa importante di questo studio è l'aver deciso che bisogna concludere, che bisogna prendere una decisione.
Voglio ancora dire 2 cose. È una proposta di piano socio-sanitario molto organica, che ha uno studio della situazione, che ha degli obiettivi, che ha delle azioni, che mette al centro la persona e non un'organizzazione sanitaria. Il regolare tutto sui fabbisogni della gente, che non si possono nascondere, proprio perché ci sono degli indici di sistema talmente chiari, che se io ho una mobilità passiva di certi settori vuol dire che non rispondo a un bisogno, e non lo posso confutare, l'aver messo al centro la persona e la sua organizzazione in quanto famiglia e volontariato mi sembra molto importante.
È anche un piano in cui si dice molto sui disabili: questa è una cosa che mi sta molto a cuore, ma anche a tutti coloro che hanno lavorato con me, che prevede una legge sulla disabilità, che parla di lavoro per i disabili, che traccia alcune linee sui laboratori occupazionali...; è un piano che parla di famiglia, riconoscendo in questa un grande valore. È un piano che se tutti collaboriamo, traccia un'intelaiatura, una strada su cui magari si possono aggiungere dei paracarri lungo la strada, ma si può portare a quello a cui tutti desideriamo: a una migliore risposta sanitaria per tutti gli abitanti della Valle d'Aosta.
Presidente - Passiamo all'esame dell'articolato nel nuovo testo elaborato dalla V Commissione. Voglio precisare che votando l'articolo 1 approviamo il piano regionale; pertanto proporrei, prima di votare l'articolo 1, di esaminare tutti i vari emendamenti in modo che, alla fine, si voterà l'articolo 1 e con esso tutti gli emendamenti al nuovo testo presentato dalla V Commissione. Sul piano c'è stata l'approvazione a maggioranza dei membri della V Commissione e il parere favorevole del CPEL.
La parola al Consigliere Salzone, sull'articolo 1.
Salzone (FA) - Volevo iniziare scusandomi con l'Assessore perché per una mia manchevolezza ero convinto... avrei voluto parlare in sede di discussione generale... cercherò quindi di abbreviare il mio intervento nel limite del possibile anche perché il mio intento era quello di dare un contributo ad un dibattito che riveste una importanza particolare. Credo che il piano regionale della salute sia uno dei momenti più importanti di quest'assise, perlomeno dopo il bilancio.
Il primo aspetto positivo deriva soprattutto dal metodo adottato, il piano è stato pensato anzitutto come prosecuzione del precedente. La proposta sottoposta alla Giunta è stata successivamente confrontata con le parti sociali che hanno contribuito in maniera costruttiva, apportando anche suggerimenti decisivi al testo. Il lavoro della V Commissione è stato condotto con una certa passione manifestata dal Presidente della V Commissione che ha dato sviluppo e ha portato le innovazioni che erano necessarie, definendo il migliore aspetto della prima stesura. È sicuramente un piano politico di alti contenuti con una programmazione seria che compie scelte necessarie e che pone al centro del sistema la persona, come era nel piano precedente, ma c'è una sostanziale differenza, in quanto è articolata un'attenzione particolare per i soggetti meno avvantaggiati come gli anziani, i disabili, povertà vecchie e nuove.
Il compito di questo piano non è quello di entrare nel merito dei processi di gestione, ma quello di governare e dare indirizzi, di svolgere funzioni di controllo e monitoraggio per il raggiungimento degli obiettivi. Poi, come ha sottolineato l'Assessore, la vera novità rispetto al piano precedente è il cronoprogramma: uno strumento di monitoraggio dove, per ogni obiettivo, viene dettata la progressione dei tempi e delle azioni previste per il suo conseguimento con una verifica annuale dei bisogni. Un lavoro iniziato già nel 2004, proseguito nel 2005, un "lavoro fatto in casa" per usare un'espressione dell'Assessore, ma che fa ben capire quali siano le risorse umane che operano nel settore. Attori validi e competenti del sistema socio-sanitario, cito i dirigenti, i funzionari dell'Assessorato, consulenti anche importanti come la dott.ssa Saracino, in rappresentanza del settore degli assistenti sociali ricordo le audizioni della dott.ssa Scaglia, che ha dato un contributo fondamentale, ma anche l'intervento delle Cooperative sociali, ricordo "La Libellula", il "Trait d'union", che hanno contribuito in modo particolare alla stesura di questo atto; ma poi, come non dimenticare i rappresentanti della "Caritas", come la dott.ssa Della Guardia, o il "Forum della famiglia", il volontariato in generale... tutta una rete di "eccellenze" che ha contribuito e continua la sua opera giorno per giorno con assiduità, passione e professionalità.
Che dire poi di tutto il sistema dei settori, dove per certi versi possiamo considerarci all'avanguardia, lo abbiamo detto diverse volte, come la legge n. 19 che regola il sostegno del minimo vitale, una cosa importantissima per questa regione, ma credo anche l'unica, o il modello sperimentale del pronto intervento sociale o il disegno di legge n. 108 sulla prima infanzia, l'incentivo alla prevenzione, l'attenzione alla disabilità... vi sono poi altri settori strategici che, partendo dalla dislocazione territoriale, i futuri piani di zona, daranno corpo a quella moltitudine di obiettivi che caratterizzano il piano stesso. Concordiamo con chi afferma che il piano deve volare alto, dando centralità alla persona e in eguale misura alla famiglia, mantenendo obiettivi, concretezze e sviluppando il concetto di solidarietà e di responsabilità sociale secondo il principio della sussidiarietà.
La Valle d'Aosta, così come il resto del Paese, sta attraversando un'epoca caratterizzata da rilevanti cambiamenti che hanno mutato i bisogni della popolazione, mettendo in risalto esigenze diverse nel contesto sociale. L'innalzamento dell'età media della popolazione, la diminuzione della mortalità, l'evoluzione delle professioni, hanno modificato il mercato del lavoro. Se da una parte vi è sempre più bisogno di alta professionalità e più formazione, dall'altra emergono sempre più difficoltà nel reperire mano d'opera di basso profilo, anche perché sovente non adeguatamente remunerata. Altro nuovo fenomeno da non sottovalutare è il mutamento culturale, che ha prodotto un'attenzione particolare della cittadinanza verso la propria salute, richiedendo sempre più prestazioni di alta qualità.
La morfologia del nostro territorio ci obbliga ad uno sforzo maggiore, la buona dislocazione delle strutture sanitarie nei diversi Comuni di montagna ci obbliga a prevedere modelli di organizzazione ancora più efficienti. Il nostro territorio si presta, infatti, in modo particolare alla prevenzione sanitaria delle malattie, per questo vale la pena fare un plauso alle numerose iniziative promosse dall'Assessorato. In questo contesto il vero attore è l'uomo, è la persona, è la famiglia; in questo contesto le analisi che sono state sviluppate dal piano stesso, riguardano settori importanti di cui abbiamo discusso molte volte, ma che sono i settori più deboli e che mettono insieme il problema del lavoro, il problema delle povertà, il problema della casa: sono tutti problemi che investono la persona - come dicevo prima - senza contare che c'è anche da sviluppare e approfondire il problema degli extracomunitari e degli immigrati in generale.
Avevo preparato un lavoro più ampio, ma cercherò di essere sintetico. È ovvio che sul problema della povertà abbiamo discusso molte volte, la stessa dott.ssa Saracino nel piano stesso sottolinea quali sono le difficoltà soprattutto nella nostra Valle di individuare nel modo più preciso quali sono le povertà. Abbiamo detto quali sono le povertà: quella assoluta e quella relativa, e va bene, ma le nuove povertà, quelle su cui sovente cerco di dibattere, coinvolgono quelle persone che non la manifestano anche per una questione di dignità, sono quelle persone che sono in cassa integrazione oggi, sono quelle persone che sono state licenziate, come nella bassa Valle, sono i quarantenni, i cinquantenni, sono quelle persone che prima con la lira riuscivano ad arrivare alla fine del mese, ma oggi, con l'euro, non riescono più ad arrivarci! Sono quelle persone che sono alla soglia della povertà, quindi non sono effettivamente catalogate.
Sul problema dell'alcolismo probabilmente avremo modo di parlare in altra sede, ma i problemi del lavoro sono collegati al discorso che dicevo prima. Un altro problema molto importante che è stato evidenziato da tutti è il problema della casa. È evidente che qui è necessario fare una riforma strutturale, manca una politica della casa che abbia prospettive per il futuro e mancano i finanziamenti: questo è un altro di quegli aspetti di cui dovremo parlare.
Bisogna poi approfondire, forse con un'analisi sociologica più approfondita, il fenomeno degli extracomunitari e degli immigrati. Quali sono i parametri che consentono una vera convivenza sociale? Quante sono le persone che possono vivere dignitosamente nella nostra comunità? A quale tipo di integrazione miriamo? Non è forse il caso di rimettere al centro la questione dei diritti e dei doveri degli immigrati, se vogliamo porci in una logica di prevenzione e di integrazione sociale? Ho la sensazione che la questione sia poco conosciuta!
Personalmente ritengo che l'apertura delle frontiere sia stata una ricchezza e un valore aggiunto anche per la nostra economia; l'integrazione è accrescimento culturale, è esperienza e, in certi casi, è addirittura una necessità, ma se questo fenomeno non sarà ben governato con interventi sociali e legislativi adeguati, allora il rischio sarà quello dell'innalzamento della tensione sociale con il rischio poi di giungere a situazioni di emergenza difficili, e cito la questione in Francia. In proposito vale la pena citare la lettera inviata dal Difensore civico in questi giorni, che ha come oggetto l'assunzione di cittadini extracomunitari presso enti pubblici, proposta di miglioramento normativo: si tratta di una problematica che riveste una rilevante importanza sociale e che incide direttamente sul processo di integrazione dei cittadini extracomunitari. Non entreremo, oggi, nel merito dell'evoluzione giurisdizionale e dottrinale della materia, ma vogliamo sottolineare il merito di un dibattito ormai improrogabile.
Mi dispiace non poter approfondire tutta un'altra serie di temi che avevo previsto, ma ci saranno altre occasioni. Termino dicendo che, di fronte ad un fabbisogno - specie di natura sociale - ci si chiede spesso se gli strumenti esistenti siano concreti e soddisfino sufficientemente quanto la gente ci richiede. Ci si chiede se chi detiene il potere di proporre nuove proposte al bisogno sia in grado di capire i reali bisogni espressi. Questi, secondo noi, sono in sintesi i fondamentali cardini su cui si fonda la struttura di una serie politica sociale. Il piano regionale per la salute e il benessere sociale 2006-2008 con il sistema epidemiologico e di ricerca sociale e con i suoi 30 obiettivi vuol rispondere a queste problematiche, nella consapevolezza che governare questi processi non sarà facile, ma che con l'apporto di tutte le componenti della nostra comunità si potranno raggiungere traguardi di eccellenza.
Naturalmente il nostro gruppo dichiara il suo voto favorevole a questo piano.
Presidente - La parola alla Consigliera Viérin Adriana.
Viérin A. (UV) - J'aurais préféré intervenir dans la discussion générale, mais j'étais occupée avec mon papa qui est soigné dans un superbe département de l'hôpital d'Aoste, la Réhabilitation cardiologique dirigée par Mme Vona et qui est remarquable à tout point de vue; donc, malheureusement, je n'ai pas pu arriver avant.
J'aurais pu parler aussi en déclaration de vote pour annoncer mon vote favorable à ce plan, qui a connu une très longue gestation, un plan qui a subi de très importantes modifications, grâce au travail intense développé au sein de la commission compétente, donc un plan qui a été très partagé par les forces politiques qui ont contribué à son élaboration. D'ailleurs le texte qui nous parvient aujourd'hui est un texte de commission. Malheureusement, même pas ce nouveau texte a voulu répondre à une exigence à mon avis croissante au sein de la communauté valdôtaine. Je veux parler de la liberté thérapeutique, la liberté de choisir quel genre de soins l'on préfère, la liberté notamment de se soigner également par les médecines non conventionnelles; médecines non conventionnelles qui sont utilisées par un nombre croissant de Valdôtains et, si l'on considère les dernières recherches effectuées, les récentes recherches effectuées au niveau de l'Etat italien, elles sont utilisées par 50% de la population.
Dans d'autres réalités que la nôtre, surtout dans les Pays européens au nord des Alpes, les acupuncteurs, les pranothérapeutes, les ostéopathes, les naturopathes, les phytothérapeutes et cetera, travaillent côté à côté en total synergie avec les médecins allopathes et surtout en ce qui concerne les divisions chirurgicales et oncologiques, en ce qui concerne la thérapie contre la douleur. Nombreuses sont les facultés de médecine à l'étranger et en Italie qui ont ouvert depuis longtemps et ouvrent, encore à présent, des cours d'étude exclusivement consacrés aux médecines non conventionnelles. Le monde change et dernièrement je considère qu'il change encore plus rapidement. Alors - et je m'adresse à M. l'Assesseur qui par ailleurs connaît mon idée là-dessus - je me vois dans l'obligation de vous formuler ma déception, à mon nom personnel et au nom de tous ces Valdôtains, et si les sondages italiens valent aussi pour le Val d'Aoste, ça représente quelque 60 mille Valdôtains, qui, comme moi, préfèrent souvent utiliser les soi-disant "médecines douces ou alternatives".
D'autre part, pour revenir au Val d'Aoste, les médecines alternatives sont très enracinées dans la tradition valdôtaine, elles font partie de notre patrimoine culturel, il suffit de songer aux "rabilleurs", auxquels font recours un nombre très important de Valdôtains et, d'après ce que j'entends dans cette Assemblée, beaucoup de Conseillers régionaux aussi. A ce propos je tiens à rappeler un ancien Conseiller régional, élu dans les listes de l'Union Valdôtaine et qui a recouvert cette charge pendant 2 législatures. Il a été un des plus connus, réputé, aimé "rabilleur" valdôtain: je me réfère à M. Attilio Rolando, Conseiller auquel cette Présidence ou les Présidences passées ont bien voulu intituler une importante manifestation sportive. Il s'agit d'un tournoi de football qui est arrivé à sa 13e édition, se déroulera le week-end prochain, et qui a été voulu par cette Assemblée afin de rappeler ce "collègue", j'ouvre les guillemets parce que là j'entre dans le délibéré, car il a dédié toute son existence et toutes ses énergies pour aider et soigner son prochain. Et jamais aucun de ces "rabilleurs" n'a été inculpé d'exercice abusif de profession médicale. Je ne veux pas parler ici des soins par les herbes officinales, pratiqués depuis toujours dans notre région et grand trésor de notre patrimoine.
La phytothérapie est par ailleurs proposée et utilisée dans la prévention de l'ictus cérébral par des médecins de l'hôpital d'Aoste et je me réfère, ici, à l'excellent travail qui développe en ce moment M. D'Alessandro avec son association nationale "Alice". Ils sont de plus en plus nombreux les médecins qui s'approchent, étudient, proposent, conseillent des soins soi-disant "alternatifs", mais pour ce qui est de ce plan, on ne peut pas dire qu'il a su répondre aux attentes d'une partie importante de la population valdôtaine.
Si je regarde le sommaire, on trouve parmi les "Elementi e principi generali di riferimento" un titre: "Programmare sulla base di nuovi bisogni e delle nuove condizioni di vita", page 11, mais évidemment à page 11 j'ai trouvé autre chose, je n'ai pas trouvé de réponses à ces nouveaux besoins dont je parle. Si je vais aux "Valori e strategie di sviluppo e qualificazione per la promozione della salute e del benessere sociale", on trouve, au point 9: "Assicurare autonomia della persona ed il suo diritto ad una vita autodeterminata"... là je pensais trouver les réponses, mais évidemment c'était autre chose encore. A plusieurs reprises, tout au long du plan et dans le rapport qui l'accompagne, on répète que tout le plan est rédigé, pensé dans l'optique de placer au centre de l'attention la personne. Ceci est sûrement vrai pour d'autres thèmes, mais pour ce qui est des médecines alternatives certainement pas! C'est seulement en lisant l'objectif n° 9, lettre c) que nous pouvons trouver 24 lignes et évidemment je ne peux pas être contente, parce que 24 lignes sur 165 pages c'est un peu, pour moi, décevant! C'est où on parle de "Prosecuzione delle pratiche riconducibili alle medicine non convenzionali".
Mais je suis optimiste, donc je veux croire que, quand au dernier alinéa de la page 62 on dit que: "Si intende riconoscere il valore diagnostico e terapeutico delle pratiche riconducibili alla medicina non convenzionale", on ne se limite pas à des énonciations, mais que ces mots se concrétisent dans les meilleurs délais à une réelle reconnaissance des thérapies alternatives et, dans le sillon des plus performants hôpitaux du nord Europe, intégrer rapidement les thérapies non conventionnelles avec la médecine officielle pour le bien-être de tous nos malades, et enfin garantir une réelle liberté de choix thérapeutique, jusqu'à présent inexistante sur notre territoire, car les médecines alternatives il faut bien le dire son réservées seulement aux personnes qui disposent de revenus importants. Les salariés, les plus démunis ou défavorisés de notre société n'ont pas le choix, ils vont chez leur médecin de famille et évidemment lui il ne peut que leur prescrire des médicaments allopathiques, les seuls pris en charge par le système sanitaire. Vous pouvez me répondre évidemment qu'il s'agit de règles dictées par le système sanitaire national, mais je rappelle à cette Assemblée que plusieurs Régions italiennes se sont penchées sur le problème, des lois régionales ont été approuvées ailleurs, nous pouvons le faire aussi!
M. l'Assesseur, je vous remercie pour l'attention et je vous remercie pour tout ce que vous voudrez bien faire pour donner des réponses concrètes à ces quelque 60 mille Valdôtains qui ont choisi, pour leur santé et leur bien-être, des parcours différents par rapport à ceux qui sont énoncés dans ce plan. Le monde change: à nous de changer les normes, afin de ne pas se faire dépasser par la réalité qui nous entoure!
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Mi associo interamente a quello che ha detto la collega Viérin, trovo un po' pretestuoso misurare la scientificità di chi decide di curarsi con le medicine non convenzionali, anche perché c'è una scientificità che "è poco scientifica" se è ideologicamente prevenuta e noi stiamo assistendo a una prevenzione di tipo ideologico, perché gli "scientifici" che misurano la scientificità o meno di un farmaco, sono quelli che hanno una cultura scientifica di un certo tipo.
Ricordo che chi ha scoperto la circolazione sanguigna nel Medioevo veniva considerato alla "Sorbona" poco scientifico ed è anche finito nel rogo, quindi sarebbe giusto che sotto il profilo delle medicine non convenzionali si facesse un passo avanti, soprattutto venisse riconosciuta come una qualsiasi altra forma di cura, e non dare ai medici quel potere che hanno sulle persone che hanno avuto per troppo tempo, anche perché abbiamo imparato a leggere e a scrivere, abbiamo imparato a conoscere il nostro corpo e non è che quando andiamo a farci curare dobbiamo consegnarci ad una scientificità che scopriamo! Faccio un esempio: vi ricordate il "Talidomide" negli anni '60? Era scientifico, era stato testato, ma avete visto poi quanti danni ha procurato; quindi questa presunzione di nasconderci dietro a scientificità...
Faccio un invito di un minimo di umiltà: fare un passo indietro e stare ad ascoltare anche chi trae beneficio da queste forme di cura.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Solo per sottolineare alcuni contributi.
Intanto, collega Salzone, penso che le nuove povertà sono il grosso punto interrogativo della Valle d'Aosta, sono d'accordo con lei; i percorsi per anziani sono già molto precisi, si vede al "Banco alimentare" vanno soprattutto queste povertà nascoste, perché le povertà manifeste, le solitudini hanno già dei percorsi che le affrontano.
Credo che, come il problema degli extracomunitari, su cui mi permetto di dire che questo è il primo documento, "Dati demografici stranieri del primo trimestre 2006" è appena stato editato... cioè il Consiglio per l'immigrazione ha ricominciato a funzionare, questo anche per l'impulso dato dal Presidente in 2 momenti: un momento allargato che coinvolge tutte le forze, e un momento ristretto di studio in cui c'è la Questura, ci siamo noi, c'è il Comune di Aosta, i gruppi di volontariato, e si è partiti con una grossa spinta, si è cominciato intanto a cercare di riunire tutti i dati che avevamo non solo sul numero degli immigrati, ma anche sulle loro situazioni di famiglia, sulla loro occupazione, sui loro ricongiungimenti, sul problema della casa: questo è un primo lavoro che è uscito fuori la settimana scorsa, mi sembra possa essere il primo punto; tutti i Comuni hanno partecipato, hanno mandato i dati.
È chiaro che di fronte al problema dell'immigrazione e alle nuove prospettive di legge di un aumento dei flussi, uno ha la sensazione di stare a fare un lavoro che dovrà essere rifatto in tempi brevi, ma questo non dipende da noi. Lei ha detto tante volte che i problemi della casa e dell'emergenza vengono risolti solo ad Aosta e non nei Comuni; torno a ripetere che i piani di zona che sono previsti qui, in tempi stretti possono diventare un'occasione anche per conoscere meglio queste povertà nascoste, che magari non si presentano agli uffici: questa è la grande scommessa della gestione del sociale nei prossimi anni. Certo che passa attraverso gli amministratori locali, ma questa è la grande scommessa!
Sul discorso di lavoro e casa c'è un passaggio, qui, che mi piace riprendere: non parliamo di sanità, parliamo di "salute", e la salute non dipende solo dall'assenza di malattia, ma dall'avere un lavoro e una casa, quindi c'è questo concetto più ampio di stare bene che comprende anche una situazione sociale.
Su questa legge già si sta lavorando, lei ha concluso dicendo che è necessaria una collaborazione e questo è il cardine di questo piano. Alla collega Viérin direi che non c'è una posizione ideologica contro le medicine alternative, ormai l'agopuntura è riconosciuta a Cambridge e Oxford come una delle terapie di supporto al dolore, soprattutto al malato oncologico. Certo, mi permetta, un po' di rigore scientifico ci vuole, ad esempio per il "Talidomide", se non ci fosse stato sulla fenacetina - come si chiamava commercialmente - un comitato scientifico che è risalito dalle alterazioni focomeliche a vedere cosa le aveva prodotte...
(interruzione del Consigliere Bortot, fuori microfono)
... le dico: non c'è posizione scientifica, ma ne abbiamo parlato anche con i medici che ci sono qui, questo è un piano aperto, vuole però essere un piano che con un gruppo di studio che verrà formato verifica la scientificità, verifica se uno guarisce dietro medicine alternative, anche perché dietro medicine alternative c'è nascosto un grande "business"! Perché un medico per fare un'iniezione deve avere una laurea e chiunque può mettere sopra un cartello e fare...? Siamo in una carenza legislativa italiana: ad esempio, in Senato c'è una legge sulla fitoterapia; noi siamo molto aperti, però vogliamo verificare che queste terapie intanto siano fatte correttamente e poi che producano degli effetti. Un'analisi... chi la fa? Perché per comprare uno sciroppo per la tosse devo avere una ricetta del medico, per qualsiasi altro prodotto fitoterapico dipendo direttamente da chi me lo vende... ci vuole anche una tutela del consumatore!
Comunque questo capitolo vuol essere un capitolo aperto nel senso scientifico, nel senso di un comitato che valuti assolutamente senza nessuna ideologia i risultati. Alcuni anni fa non pensavamo che l'agopuntura si potesse introdurre in ospedale, invece è già stata introdotta con il vecchio piano e con questo è mantenuta, perché l'evidenza scientifica, lì, è chiarissima, in attesa di una regolamentazione nazionale che ancora non viene.
Penso che il prossimo Consiglio nomineremo - utilizzando le professionalità che ci sono anche in Consiglio - un comitato che verifichi le pubblicazioni, anche se devo dire che ci sono alcune pubblicazioni ultimamente che non sono molto favorevoli. Infine, per farle vedere l'onestà della cosa, con il nostro farmacologo e con un'associazione di medicine alternative della Valle d'Aosta vogliamo fare una sperimentazione, un controllo molto preciso su un certo tipo di patologia... chi usa questo farmaco, se ne ha un beneficio con criteri scientifici... anche perché bisogna tener conto che il 30% dei malati guarisce con placebo, cioè con acqua e zucchero.
Presidente - La parola al Consigliere Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - Credo che il risultato di un provvedimento importante come quello sul piano sanitario, frutto di un ampio dibattito, di un lavoro approfondito, di un confronto in tutte le sedi opportune, sia molto positivo. Già ieri rimarcavamo come sia proprio un'esigenza di larghissima parte di questa Assemblea quella di utilizzare il metodo della concertazione nelle sedi appropriate come metodo di lavoro più utile e più democratico. Mi permetterete soltanto 6 piccole osservazioni, diciamo di "strategie sanitarie" nel futuro della sanità valdostana.
Nel futuro della sanità valdostana vediamo anzitutto una più forte separazione fra il sistema organizzativo e il sistema di gestione diagnostica terapeutica, non ha alcun senso pagare dei medici che si occupino delle liste d'attesa o delle ferie del personale, così come non avrebbe alcun senso che i dirigenti dell'USL amministrativi si occupassero di diagnosi o di terapia. È bene separare questi 2 momenti, come abbiamo visto ieri, altrimenti si rischia che i medici, avendo associato le trattative sindacali sui propri "revenus" con i progetti sulle liste di attesa, facciano confusione su questi temi! È bene separare, nel futuro, sempre più questi 2 momenti: l'organizzazione, che spetta al politico e all'amministrativo, dal sistema diagnostico e terapeutico che spetta agli operatori sanitari.
Secondo punto: vedo una "eccellenza" un po' diversa da quella che sento dire frequentemente in quest'aula e che leggo sui giornali; per me "eccellenza" è quando si fa in modo eccellente qualunque cosa, dalla cosa più facile alla cosa più difficile. Un ospedale di eccellenza non è quello che ha l'ultima macchina uscita sul mercato, ma quello che fa bene dall'elettrocardiogramma a tutte le altre procedure fino a quelle più complesse! Da questo punto di vista è una logica, tra l'altro "logica Toyota" perché soprattutto nella fabbrica "Toyota" è stata messa in piedi, che aiuta moltissimo a capire che spesso ha un impatto sulla popolazione molto più alto investire poco sulle piccole cose, ma che sono diffuse tutti i giorni, piuttosto che puntare sulle grandi innovazioni tecnologiche che interessano pochissime persone e che spesso pongono maggiori problemi di funzionamento.
Sul problema dell'ospedale non posso che rallegrarmi del fatto che la Giunta abbia continuato nel portare avanti la posizione che il nostro gruppo in particolare ha sempre portato avanti con convinzione, che è quella di un approfondimento attraverso un'apposita Commissione degli aspetti tecnici, per vedere qual è la soluzione migliore per riunire in un unico presidio i 3 presidi attualmente esistenti. Mi auguro che da parte di tutti questa Commissione sia nella condizione di poter lavorare con serenità e che non abbia suggerimenti... non so se tutti, in Giunta, sono attenti a quello che sto dicendo... questo vale per l'Assessore alla sanità, ma spero che valga anche per tutti gli altri membri della Giunta!
Ci sono gli ultimi 3 punti, se ho ancora tempo per affrontarli brevemente. Il problema dell'assistenza domiciliare lo vedo in futuro non solo fondamentale per la migliore organizzazione della sanità, ma anche come mezzo educativo. C'è una frattura fra le generazioni che si sta approfondendo, per cui gli anziani non sono in difficoltà rispetto alla società, ma spesso anche rispetto ai propri figli. Credo che il puntare sulla domiciliazione, sulla presa in carico da parte dei familiari, non sia solo un problema economico-sociale..., ma sia anche una presa di coscienza che le generazioni devono stare insieme, perché le generazioni sono fondamentali l'una per l'altra. Le giovani generazioni hanno bisogno non tanto solo degli adulti che danno loro un'educazione, ma dei nonni che sono le fonti della trasmissione dei ricordi, della storia, delle proprie radici. Si è in una società sempre più legata al presente e sempre meno attenta al futuro e al passato, quindi sono contentissimo che su questa strada il piano sanitario va con decisione.
Gli ultimi 2 punti sono, uno, sul fumo di sigaretta: l'indagine epidemiologica fatta dall'Assessore dimostra chiaramente come la causa più evitabile, non la più frequente, ma quella che più facilmente si può evitare, che potrebbe consentire quasi la riduzione del 40% della mortalità per tumori in Valle d'Aosta, è proprio l'eliminazione del fumo di sigaretta. Credo che ci debba essere una mobilitazione, un buon esempio da parte dei Consiglieri regionali, soprattutto di quelli che si occupano di terapie alternative, ma non si occupano di questo che è molto più importante, e soprattutto nel mondo della scuola. Vedo che c'è una forte attenzione alla prevenzione: ormai è chiaro che è dai 10 ai 15 anni che si comincia a fumare, credo che nella scuola si debba andare avanti "con il bastone e con la carota": da un lato, attività promozionali, di presa di coscienza, d'informazione; dall'altra, repressione netta di qualunque possibilità di fumare all'interno degli edifici scolastici, anche nei "gabinetti", come si suol dire.
L'ultimo punto che vorrei affrontare riguarda il problema delle terapie alternative: queste terapie sono pericolose... non lo dico io, lo dice l'organizzazione europea ed è stata riportata recentemente da Umberto Veronesi. Perché sono pericolose? Sono pericolose - forse più del fumo, non lo so - perché fanno perdere tempo e distolgono dall'utilizzo dei farmaci utili, soprattutto in quei settori come la Chirurgia e l'Oncologia, dove il tempo e l'utilizzo delle medicine giuste al tempo giusto è assolutamente fondamentale. L'apologia di professioni sanitarie di utilizzo da parte di persone non competenti di strumenti e di metodiche di tipo sanitario è un'apologia di utilizzo di una professione senza avere l'autorizzazione: questo è un fatto negativo ed è al limite di dare per un po' di validità a gente come Pinori. Giocare su queste cose per un po' di pubblicità elettorale e politica credo sia grave e pericoloso e spero che la Commissione, di cui l'Assessore si è fatto promotore, metta la parola "fine" su questo che è un pericoloso esempio che diamo alla popolazione.
Presidente - Procediamo nell'analisi degli emendamenti, lavorando sul testo della V Commissione. Esamineremo gli emendamenti in base all'ordine in cui si inseriscono nel nuovo testo.
Il 1° emendamento riguarda la pagina 44: si tratta del nuovo emendamento n. 2.1 del gruppo "La Casa delle Libertà" che sostituisce l'emendamento n. 1 presentato in origine dal gruppo stesso. Do pertanto lettura dell'emendamento che andiamo ad analizzare:
Emendamento
Obiettivo 4.
A modificazione e sostituzione emendamento Casa delle Libertà, obiettivo 6, aggiungere in fine, a pagina 44: "9. Promuovere programmi per la sorveglianza e la riduzione dell'obesità infantile".
La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Penso che una breve illustrazione di questo emendamento possa essere opportuna, soprattutto nella sintesi che è stata fatta nel nuovo testo. Buona parte dell'illustrazione la si può trovare scritta nell'emendamento che viene sostituito, che era numerato come 1° emendamento presentato dal nostro gruppo. Lo abbiamo adesso inserito all'obiettivo 4 che riguarda la prevenzione per la promozione della salute.
Riteniamo sia importante considerare quella che è definita una delle patologie nutrizionali più preoccupanti dei paesi industrializzati: ci riferiamo a quel fenomeno che spesso è sottovalutato dell'obesità infantile. Questa patologia, in base a dati statistici recenti, ha una percentuale che oscilla fra il 15% e il 20% degli studenti in età scolare ed è un indice di preoccupazione rispetto a situazioni che si consolidano nell'età adulta, con un peggioramento non solo della qualità della vita, ma anche dell'aspettativa di vita, perciò riteniamo sia importante promuovere dei programmi per la sorveglianza di questo fenomeno, perché fa parte di quelle azioni di prevenzione che domani evitano di ricorrere a cure di tipo specialistico: questo è il senso dell'emendamento.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - È una preoccupazione giusta, siamo d'accordo ad inserirlo come azione 9 a pagina 44 e, nel cronoprogramma, inserirlo come azione da svolgere nel 1° semestre del 2007.
Presidente - Pongo in votazione l'emendamento:
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 33
Il Consiglio approva all'unanimità.
Presidente - Ovviamente l'emendamento n. 1 presentato in origine dal gruppo "La Casa delle Libertà" viene ritirato e sostituito da quello appena votato; ne do comunque lettura per il verbale:
Emendamento
Obiettivo n. 6.
1) Sostituire il titolo con: "Sicurezza alimentare e igiene della nutrizione"
2) Aggiungere in fine:
<< Attività C: Igiene della nutrizione
Quadro di riferimento.
La tutela e la promozione della salute non possono prescindere da una opportuna azione informativa sulle caratteristiche e sui riflessi che i prodotti destinati all'alimentazione hanno sullo sviluppo e la crescita dell'organismo umano. Errate abitudini alimentari sono spesso alla base di gravi patologie.
Le abitudini alimentari della popolazione, non sempre tengono in debito conto le qualità nutrizionali dei vari prodotti alimentari. Occorre prevenire l'instaurarsi di errati comportamenti alimentari, intervenendo sulle fasce di popolazione più sensibili, qual è la popolazione infantile.
Descrizione delle azioni.
1. Realizzazione di un sistema regionale di monitoraggio nutrizionale
Scopo della sorveglianza nutrizionale è quello di prevenire e/o controllare le malattie statisticamente correlabili con fattori nutrizionali, al fine di individuare le strategie, le priorità, gli interventi preventivi e correttivi. Parallelamente vanno attivati in collaborazione con USL e Istituzioni Scolastiche programmi divulgativi di educazione alimentare mirati a sviluppare comportamenti alimentari responsabili.
2. Attivazione e coordinamento dell'attività di vigilanza e controllo sulla qualità delle acque destinate al consumo umano mediante:
· individuazione di adeguati modelli di controllo sui sistemi di approvvigionamento tradizionali (captazioni, reti di distribuzione, sistemi di potabilizzazione);
· individuazione di procedure omogenee per l'adozione dei provvedimenti richiesti nei casi di non conformità;
· individuazione di adeguati modelli di controllo su sistemi e impianti di trattamento, sulle modalità di etichettatura, di confezionamento e di distribuzione per le acque confezionate poste in commercio.
3. Riduzione dell'obesità infantile
Particolare attenzione deve essere posta nel controllo e nella riduzione dell'obesità infantile - la più frequente patologia nutrizionale nei Paesi industrializzati - le cui complicanze in età adulta determinano un netto peggioramento della qualità e dell'aspettativa di vita. In Italia si stima che nell'età scolare l'obesità abbia una incidenza compresa tra il 15% e il 20% degli studenti.
Passiamo a pagina 57: vi sono 3 emendamenti del gruppo "Arcobaleno"; ne do rispettivamente lettura:
Emendamento
Obiettivo 8, attività B, al terzo capoverso del paragrafo "Quadro di riferimento", aggiungere, dopo l'espressione "è molto basso (da correggere in 'bassa')" la seguente frase: "..., anche se le prestazioni necessarie per tutto il percorso della gravidanza sono gratuite, come definito dal D.M. 10.09.1998.".
Emendamento
Obiettivo 8, attività B, aggiungere, prima del capoverso "nel 2005...": "Nell'ambito della collaborazione con l'ospedale Sant'Anna di Torino si sono svolte attività di formazione per ostetriche finalizzate anche all'organizzazione di un servizio di continuità assistenziale (ambulatorio gravidanza fisiologica e servizio parto a domicilio)".
Emendamento
Obiettivo 8, attività B, aggiungere l'azione n. 7: "7. Predisporre un progetto sperimentale di parto a domicilio".
La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Vorrei illustrare separatamente il 1° emendamento e poi gli altri 2 insieme, perché hanno una logica diversa.
Il 1° emendamento è quello che avevo in parte illustrato nella mia relazione, cioè la richiesta che venga riaffermato in sede di piano che tutte le prestazioni necessarie per tutto il percorso della gravidanza sono gratuite secondo la legge: è vero che la legge lo dice già e quindi che dovrebbe essere sottinteso, ma ci sono state delle difficoltà; allora, il segnalarlo, va nell'ottica prevista in un'azione molto interessante del piano che è quella di pubblicizzare il percorso della gravidanza fisiologica nei consultori stessi; all'interno questo è un elemento importante.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - È una sottolineatura di una cosa che dovrebbe già avvenire, però siamo d'accordo per ridargli vigore.
Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 1 del gruppo "Arcobaleno":
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 28
Il Consiglio approva all'unanimità.
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina sugli altri 2 emendamenti.
Squarzino (Arc-VA) - È un emendamento che era stato già presentato in Commissione e la Commissione lo aveva cassato: io lo ripresento in aula, probabilmente non c'è una concordanza con l'Assessore, ne prendo atto, però mi sembra utile che su questo ci si pronunci e si cominci a riflettere... perché? Esiste effettivamente un problema di richiesta, anche qui le nuove esigenze che emergono, probabilmente sono esigenze elitarie, ne prendo atto, però ci sono queste esigenze che cominciano a pervenire di poter svolgere il parto a domicilio. Non sono in grado di dire che va bene o che va male, ma l'USL, in questi giorni, ha finanziato e concluso un corso di aggiornamento per le ostetriche in Valle d'Aosta in cui vengono individuati questi percorsi e vengono date le competenze, le indicazioni per poter fare questo percorso e questo parto a domicilio.
So che è un tema molto rischioso, la nostra proposta era di predisporre un progetto sperimentale di parto a domicilio. Io lo pongo in votazione e poi, al di là dell'esito della votazione, chiedo che su questo punto si continui un aggiornamento e un approfondimento.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Come è già stato detto, è un progetto sperimentale molto pericoloso, l'Associazione ginecologi italiani, ma anche pediatri italiani, riserva questo progetto per aree peri-ospedaliere molto circoscritte. È comunque ad alto rischio, per cui non possiamo autorizzare una procedura che è ad alto rischio in una regione che si presta molto poco, perché se si fa un progetto sperimentale ad Aosta, non vedo perché non si debba fare anche in altre zone! Siamo pertanto contrari a questi emendamenti.
Presidente - Pongo in votazione gli emendamenti n. 2 e n. 3 del gruppo "Arcobaleno":
Consiglieri presenti: 29
Votanti: 26
Favorevoli: 4
Contrari: 22
Astenuti: 3 (Ferraris, Fiou, Sandri)
Il Consiglio non approva.
Presidente - A pagina 60 abbiamo il nuovo emendamento n. 3.1 del gruppo "La Casa delle Libertà" che sostituisce l'emendamento n. 2 presentato in origine dal gruppo stesso. Do pertanto lettura dell'emendamento che andiamo ad analizzare:
Emendamento
Obiettivo 9.
A modificazione emendamento Casa delle Libertà pari oggetto: Abrogare punti 2 e 3.
Do altresì lettura, per il verbale, dell'emendamento n. 2 presentato in origine dal gruppo "La Casa delle Libertà" e sostituito da quello appena letto:
Emendamento
Obiettivo n. 9.
1) Sostituire il titolo con: "Assistenza primaria, medicina specialistica territoriale, monitoraggio assistenza farmaceutica e cure palliative"
2) Aggiungere in fine: "Attività D: Le cure palliative, la terapia del dolore e gli interventi assistenziali nella fase finale della vita".
Quadro di riferimento.
La continua modifica dello stato soggettivo ed obiettivo della persona inguaribile nelle fasi avanzate di malattia, in genere nei tre mesi precedenti la morte, rende necessario nella maggior parte dei casi un progetto assistenziale integrato, multidisciplinare, multiprofessionale ed in équipe, in grado di offrire un intervento caratterizzato da continuità nelle 24 ore, preparazione professionale degli operatori coinvolti ed elevato standard di empatia/umanizzazione. La necessità di offrire livelli assistenziali a complessità differenziata, adeguati alle necessità del paziente, mutevoli anche in modo rapido ed imprevedibile, rende necessario programmare un sistema di rete che renda possibile l'integrazione di differenti modelli e livelli di intervento e dei differenti soggetti coinvolti.
La rete deve essere composta da un sistema di offerta nel quale la persona malata e la famiglia, ove presente, possano essere guidati nel percorso assistenziale tra il proprio domicilio, sede di intervento privilegiata ed in genere preferita dal paziente e dal nucleo famigliare nel 70-80% dei casi, e le strutture di degenza specificamente dedicate al ricovero dei pazienti in fase avanzata e terminale di una malattia terminale, non assistibili presso la propria casa, per cause sanitarie o socio-economiche (20-30% dei casi).
La rete sanitaria dovrà essere strettamente integrata con quella socio assistenziale al fine di offrire un approccio completo alle esigenze della persona malata, alla quale dovrà essere fornito un adeguato supporto religioso. Particolarmente stimolata e favorita dovrà essere l'integrazione nella rete delle organizzazioni no profit, in particolare di quelle di volontariato.
Le modalità di intervento saranno ispirate agli standard delle "cure palliative", intendendo con tale termine, secondo quanto indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, "l'insieme degli interventi terapeutici ed assistenziali finalizzati alla cura attiva, totale, dei malati la cui malattia di base non risponde più a trattamenti specifici. Fondamentale (in detti interventi) è il controllo del dolore e degli altri sintomi, e più in generale dei problemi psicologici, sociali e spirituali".
Descrizione delle azioni.
1. Realizzazione di un sistema regionale a rete per le cure palliative finalizzato all'integrazione degli interventi professionali e solidaristici offerti negli ambiti assistenziali domiciliari, ospedalieri e residenziali ed alla implementazione di una loro adeguata offerta su tutto il territorio regionale.
2. Attivazione di una Unità Operativa Cure Palliative (UOCP), con strutture di degenza proporzionate alle esigenze, alla quale è affidato il coordinamento del sistema.
3. Creare una rete delle cure palliative con particolare riferimento agli interventi domiciliari, sia di base che specialistici, ed alla creazione della UOCP con strutture di degenza proporzionate alle esigenze.
4. Coinvolgimento del medico di medicina generale nei processi assistenziali.
5. Predisposizione di un livello efficiente di interventi di controllo del dolore e degli altri sintomi, integrando gli interventi nelle attività relative al Progetto regionale per l'ospedale senza dolore.
6. Integrazione della rete sanitaria con quella socio-assistenziale.
7. Coinvolgimento delle organizzazioni no profit, in particolare delle organizzazioni di volontariato.
La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Una breve illustrazione su questo emendamento, che riteniamo essere importante, quello delle cosiddette "cure palliative", nel senso che purtroppo la sanità e la medicina non sempre sono utili per risolvere le patologie, in quanto ci sono delle situazioni di malattie inguaribili che portano il malato ad una fase terminale, spesso caratterizzata da una situazione di dolore. Tale fase di dolore non sempre, nel passato, veniva considerata come una problematica di tipo sanitario perché era fine a sé stessa, cioè non essendoci una prospettiva di tipo curativo la sanità ufficiale fino a qualche tempo fa non considerava l'aspetto del mero dolore. Ultimamente la cultura medica in questo campo ha fatto un'inversione significativa nel considerare invece importante dal punto di vista della qualità di questi ultimi scampoli di vita poter intervenire con quelle che, in un'espressione sintetica, vengono definite "cure palliative", proprio perché hanno come fine ultimo quello di alleviare la sintomatologia del dolore di malattie incurabili.
Abbiamo descritto in questo emendamento all'obiettivo 9 un'attività ulteriore che è l'attività D), nella quale vengono riassunte sia nelle premesse del quadro di riferimento, sia nella descrizione delle azioni, alcuni aspetti concreti di intervento, cioè la creazione di un sistema articolato a rete che coinvolga "in primis" l'ospedale, ma che coinvolga anche gli altri ambiti assistenziali come sono quelli domiciliari o residenziali, di quelle strutture non ospedaliere, ma nelle quali possono trovarsi soggetti che sono sofferenti terminali, un coinvolgimento importante del medico generico in questo progetto e una sinergia con quel progetto che già da un po' di tempo a questa parte ha avuto sperimentazione nell'Ospedale regionale: il progetto per un ospedale senza dolore.
Non possono essere dimenticate le organizzazioni "no profit", che sono determinanti in una situazione come questa, situazione che molte volte ha bisogno non solo del supporto medico, ma anche del cosiddetto "supporto allo stato d'animo del paziente", il quale si trova in situazioni difficili da sopportare. Riteniamo che questo sia un elemento importante e concreto ad integrazione di questo piano.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Siamo d'accordo. Si parlava già nel piano di "hospice" e anche di "ospedale senza dolore"; prevedere, qui, un'attività D) che descriva in modo completo le terapie palliative anche come sinergie mi sembra accoglibile.
Presidente - Cronoprogramma?
(interruzione dell'Assessore Fosson fuori microfono)
... 1° semestre 2007?
Pongo in votazione l'emendamento n. 3.1 del gruppo "La Casa delle Libertà":
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 28
Il Consiglio approva all'unanimità.
Presidente - Passiamo a pagina 78: vi è il 4° emendamento del gruppo "Arcobaleno"; ne do lettura:
Emendamento
Obiettivo 13, all'azione n. 1 aggiungere, alla fine della frase "anche attraverso l'attivazione della dirigenza infermieristica".
La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Ritiro l'emendamento.
Presidente - Passiamo a pagina 96: vi è il 5° emendamento del gruppo "Arcobaleno"; ne do lettura:
Emendamento
Obiettivo n. 20, attività B, aggiungere all'azione n. 1 "sentita la competente Commissione consiliare".
La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Questo è l'obiettivo che riguarda l'IRSEE, la sua sperimentazione e applicazione, e dato che su questo tema anche la V Commissione ha cercato più volte di approfondire la questione, senza riuscire ad avere gli elementi per poterlo fare, e dato che è un argomento che avrà anche bisogno di risposte politiche perché a seconda di come si decide l'IRSEE e i criteri, si dovranno definire le risorse finanziarie, chiediamo - nel momento in cui avviene la valutazione degli esiti della sperimentazione dell'IRSEE nel contesto delle politiche sociali con il coinvolgimento delle parti sociali - che sia sentita la competente Commissione consiliare, in modo che possa fare in maniera organica una verifica di come questo indice funziona ed è aderente alla realtà degli utenti.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Nell'ottica di collaborazione con la V Commissione, per un discorso sull'IRSEE che è problematico e che va confrontato e affrontato da tutti, sono d'accordo su questo emendamento.
Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 5 del gruppo "Arcobaleno":
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 32
Il Consiglio approva all'unanimità.
Presidente - A pagina 101 abbiamo l'emendamento n. 3 del gruppo "La Casa delle Libertà" di cui do lettura:
Emendamento
Obiettivo n. 22.
1) Sostituire il titolo con: "Attivare politiche di prevenzione del disagio minorile e giovanile e di intervento a favore di minori e giovani in situazione di disagio"
2) Aggiungere in inizio:
"Attività A: Prevenzione del disagio minorile e giovanile".
Quadro di riferimento.
Le risorse dei servizi pubblici, quelle del terzo settore, quelle della famiglia dovranno contribuire alla creazione di un sistema di interventi a rete volta a migliorare la condizione di vita dei minori e dei giovani, con particolare attenzione alle azioni di informazione e prevenzione dei cosiddetti rischi di devianza.
Descrizione delle azioni.
Al fine di dare attuazione all'obiettivo è pertanto necessario procedere alle seguenti azioni:
· Avviare un sistema permanente di circolazione delle informazioni relativamente alle conseguenze sanitarie, sociali e legali relative a comportamenti devianti.
· Realizzare in collaborazione con le Forze dell'Ordine, l'Azienda USL, le Istituzioni Scolastiche, il privato sociale, campagne stampa, conferenze pubbliche e interne alle scuole sui rischi connessi a comportamenti devianti e alle nuove dipendenze.
· Implementare la promozione di specifiche azioni di sensibilizzazione nei punti di incontro privilegiati dai minori e dai giovani (discoteche, pub, centri giovani, oratori, ecc.).
La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Sull'obiettivo 22 che riguarda l'intervento di prevenzione del disagio giovanile, riteniamo che sia importante aggiungere un'ulteriore attività di prevenzione del disagio minorile,soprattutto in età scolastica, nel senso che purtroppo nell'ambito di situazioni ormai sempre più ricorrenti, ai giovani molte volte manca la visione delle conseguenze di errati modelli o stili di vita nell'ambito degli abusi e delle dipendenze.
Riteniamo che azioni del genere debbano essere effettuate in maniera sistematica nei luoghi dove i nostri giovani crescono, e non possono che essere le scuole e i luoghi in cui l'incontro giovanile è privilegiato. Ecco perché abbiamo voluto argomentare in dettaglio quanto forse si poteva leggere, per grosse linee, nell'obiettivo 22: auspichiamo che l'inserimento di questa nuova attività di prevenzione possa dare un contributo concreto a far capire ai giovani come, molte volte, strade intraprese per sfida o per "bullismo" possano compromettere la vita di relazione, la salute e creare delle devianze, dalle quali diventa difficile uscire; perciò abbiamo dettagliato una serie di azioni in questo senso.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Lo abbiamo condiviso e in questo obiettivo in cui si parla di interventi a favore di giovani e di minori prevedere un'attività "zero" sull'ambito della prevenzione del disagio giovanile ci sembra corretto, quindi proponiamo di accettare l'emendamento.
Cronoprogramma: secondo semestre 2006, per l'inizio dell'anno scolastico.
Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 3 del gruppo "La Casa delle Libertà":
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 28
Il Consiglio approva all'unanimità.
Presidente - A pagina 113 abbiamo l'emendamento n. 4.1 del gruppo "La Casa delle Libertà" e l'emendamento n. 7 del gruppo "Arcobaleno" che, rispettivamente, recitano:
Emendamento
Obiettivo n. 25.
Sostituire l'ultimo capoverso di pagina 113 e le prime 9 righe di pagina 114 con: "I volumi di prestazioni sanitarie e sociali definiti dalla Giunta regionale non costituiscono vincolo ai processi di autorizzazione o di accreditamento istituzionale previsti dall'articolo 38 della legge regionale 25 gennaio 2000, n. 5 e successive modificazioni, bensì indice di fabbisogno che segnalerà le situazioni di eccedenza all'interno delle quali la localizzazione di ulteriori unità comporta un elevato "rischio aziendale"".
Emendamento
All'obiettivo 25, Attività A, nella penultima frase, viene sostituito il periodo che inizia con "In particolare": "In particolare ai fini del rilascio dell'autorizzazione e dell'accreditamento delle nuove strutture si dovrà tener conto del fatto che in valle non è ancora rispettato il rapporto di 1 posto letto ogni 1.000 abitanti dedicato alla riabilitazione e alla lungodegenza, per cui saranno da favorire le strutture dedicate alla patologie riabilitative, specie dell'apparato muscolo-scheletrico, o ancora ai disturbi del metabolismo nutrizionale".
La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Penso che su questo aspetto vadano fatte delle considerazioni, nel senso che il problema dell'accreditamento è un aspetto importante nella funzionalità della sanità intesa come "struttura sanitaria", ma è importante anche per il coinvolgimento di quei soggetti privati che da più parti mi sembra siano auspicati anche nei banchi di maggioranza e dall'Assessore stesso. Riconosciamo che questo piano socio-sanitario su questa materia ha fatto un passo o un mezzo passo avanti rispetto a quanto era previsto nel precedente e, peraltro, tuttora vigente piano socio-sanitario.
Il piano socio-sanitario vigente, che ci apprestiamo a pensionare, partiva da un presupposto molto rigido: ciò che non era nel piano non si poteva fare. Nel piano che ci apprestiamo a votare si fa un mezzo passo avanti, perché il piano non dice più cosa si può o non si può fare, ma dice che si potranno fare tutta una serie di cose che rientrino in un certo meccanismo. Il meccanismo è quello dell'ndividuazione dei volumi di prestazione definiti dalla Giunta, sentita la Commissione, tenuto conto della mobilità e delle proiezioni... perciò è un meccanismo complesso che lascia ben sperare, ma non è quel passo verso una liberalizzazione totale della sanità, che non vuol dire "giungla selvaggia e senza regole", perché i meccanismi dell'accreditamento sono conseguenti ai meccanismi dell'autorizzazione e sono comunque dei meccanismi che rispondono a dei requisiti di tipo funzionale e strutturale ben chiari. Aprire a tutto campo ai privati non vuol dire creare il "Far West" nella sanità, perché ci sarebbe comunque - per quanto riguarda i requisiti essenziali - un vaglio preliminare che impedirebbe a coloro che non hanno determinati requisiti di aprire strutture.
Perché noi vorremmo che l'Assessore e la maggioranza facessero per intero il passo, anziché farlo per metà? Ma perché non ci sono delle ragioni oggettive che vadano contro l'interesse pubblico, che mai come in questo campo è l'interesse della comunità, dei cittadini, oltre che del malato. Siamo convinti che chiunque in campo sanitario mette in piedi un'attività di tipo specialistico - vuoi ambulatoriale, vuoi di tipo clinico - lo fa in presenza di alcuni presupposti che non possono prescindere dai presupposti del mercato della salute, ma inteso nel senso positivo, perché se pensassimo all'ambito della Regione Valle d'Aosta, potremmo già dire, da oggi, che anche la previsione contenuta e formulata in questo piano non troverebbe attuazione, nel senso che sarebbe molto difficile - tolta forse l'ipotesi della riabilitazione - ipotizzare che un privato venga in Valle d'Aosta per occuparsi della salute dei Valdostani, perché i numeri e i rapporti economici ai quali un privato deve sempre far riferimento non gli consentirebbero di mantenere in equilibrio economico una struttura. Ci sono però esempi illustri in giro per l'Italia, ma anche al di fuori dell'Italia: pensiamo anche al territorio francese, Nizza per tutti, dove realtà che magari da un punto di vista demografico non hanno dei grossi bacini, sono diventati un punto di riferimento per l'eccellenza che sono riusciti a concretizzare i privati su quel territorio.
Ritengo che, contrariamente alla preoccupazione espressa dai colleghi del gruppo "Arcobaleno" su questo argomento, la presenza dei privati non sia un disincentivo all'azione del pubblico, sul presupposto che l'eccellenza dei privati diventa uno stimolo alla struttura pubblica a fare meglio, di conseguenza crea un meccanismo virtuoso del quale potrebbe beneficiare anche la struttura sanitaria pubblica, nella fattispecie: l'Ospedale regionale.
Non ci sono meccanismi di tipo finanziario, che possano agevolare - e sottolineo: impropriamente - strutture di tipo "corsaro", se così le vogliamo disegnare, come purtroppo invece accade nell'industria, dove abbiamo dei meccanismi di tipo finanziario che purtroppo hanno consentito, nel tempo, "azioni di politica pseudo-industriale di tipo corsaro", cioè consumare finanziamenti pubblici, creare situazioni di grande aspettativa per poi, nel volgere di poco tempo, lasciare situazioni di grande tensione sociale. In ambito sanitario questa preoccupazione non esiste.
Abbiamo anche verificato che in altri piani socio-sanitari - mi riferisco al piano della Regione Lombardia, che è per noi un modello di riferimento per la sua capacità di conciliare la sanità pubblica con valori di eccellenza alla sanità privata con valori di eccellenza - è dimostrata la possibilità di far convivere il pubblico e il privato con una concorrenza salutare. E penso che il verbo "salutare" in questo caso sia appropriato per i cittadini e per i pazienti.
In sostanza, il nostro emendamento cosa dice? Dice: va bene definire i volumi delle prestazioni sanitarie e sociali da parte della Giunta, ma questi volumi non costituiscono un vincolo all'iniziativa privata, semmai un campanello di allarme, perché alla luce di questi volumi l'imprenditore della sanità che volesse aprire un'attività dove i volumi non gli darebbero grossi spazi, avrebbe la consapevolezza di giocarsi un rischio aziendale di un certo tipo! Devo dire che il voler mettere i volumi come limite all'accreditamento del privato può avere, alla fine, un effetto discorsivo, nel senso che lei, Assessore, ha fatto una scommessa, ma è una scommessa che non è detto che si riesca a vincere e le spiego.
Auspico che nel volgere di breve tempo le patologie dell'apparato muscolo-scheletrico, le patologie cardiovascolari, riabilitative e dei disturbi del metabolismo possano essere gestite in maniera ottimale dalle strutture pubbliche valdostane. Se così è, non avremo più volumi, e se così è, chiudiamo le porte al privato! Allora io dico: perché non lasciare la "chance" al privato che voglia fare un centro di eccellenza nella patologie cardiovascolari, che a quel punto non sarebbe solo a concorrenza della sanità valdostana, ma creerebbe quel fenomeno che impropriamente, ma in maniera ben rappresentativa, viene definito di "turismo sanitario", creerebbe cioè tutto un indotto a seguito di quei pazienti che potrebbero arrivare da altre latitudini in Valle d'Aosta, per farsi curare nella struttura privata che ha acquisito un livello di eccellenza.
Lei ha fatto un mezzo passo; noi, con questo emendamento, vorremmo che il passo venisse fatto per intero, nel convincimento che nella sanità non si possono mettere dei "paletti" ai privati che non siano i "paletti" della verifica rigorosa e inflessibile dei parametri necessari per avere l'autorizzazione e per avere l'accreditamento, ma parametri di tipo sanitario, non parametri che alla fine possano imporre dei vincoli di politica sanitaria! Non so se la differenza - che voglio sottolineare - è chiara: la politica sanitaria ci dice che è meglio un ospedale nuovo piuttosto che la ristrutturazione di un ospedale, ma dal punto di vista dell'efficienza della prestazione sanitaria il cittadino chiede un ospedale funzionale... che sia vecchio o nuovo, che sia pubblico o privato, gli interessa relativamente!
Questo emendamento va a modificare l'impostazione del piano, va a completare quel percorso mentale che lei ha abbozzato, ma che una serie di equilibri più politici che non di politica sanitaria le hanno impedito di fare il passo come avrebbe voluto fare. Auspico che su questo emendamento ci sia la possibilità di confrontare le posizioni politiche, perché domani penso che i cittadini valdostani abbiano il diritto di capire perché in Valle d'Aosta non si consente una totale liberalizzazione dell'accesso della sanità privata a vantaggio della comunità valdostana.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Questo è un argomento molto dibattuto, ne abbiamo già parlato, è un argomento non chiaro su cui c'è molta giurisprudenza, perché se lei guarda la "502", ad esempio l'accreditamento viene fatto a seconda dei fabbisogni, l'autorizzazione può essere libera per tutti, ma l'accreditamento è sempre vincolato dalla legge, anche se su questo la giurisprudenza si è mossa in modo diverso. Certo, c'è un sistema lombardo, aperto a tutti, e c'è un sistema fisso e rigido e noi abbiamo scelto un sistema intermedio.
Mi permetto solo di dire che anche il sistema lombardo sta mettendo dei "paletti" sanitari precisi, quando Formigoni dice "sì alla sanità privata, ma di qualità", intende proprio questo, perché forse non "corsari"... ma sa che un sistema che viene retribuito a prestazione è a rischio di appropriatezza. Comunque, al di fuori di questo su cui si può discutere a livello teorico, il piano sanitario apre a una sanità privata che collabori con quella pubblica, che è predominante, e su cui puntiamo per un'eccellenza; un sistema di privato che già esiste può far crescere una sanità pubblica. Questo è un discorso molto teorico che in Valle non si verificherà mai, perché mai nessuno viene a chiedere un'autorizzazione senza un accreditamento, creda che neanche i grandi gruppi sanitari - che sono poi 2 o 3 - vengono a dire: "io farei questo, ma quanti posti mi accrediti", quindi pur aprendo a questa collaborazione con il privato, e sui fabbisogni si è detto che c'è una Commissione... cioè i fabbisogni non si possono nascondere e un privato serio che viene fa una struttura che colmi anche temporaneamente, perché l'autorizzazione e l'accreditamento non sono definitivi, una carenza della struttura... quindi noi abbiamo aperto a un privato e su questo in V Commissione si è discusso molto, ma un privato che serva e che sia utile alla realtà valdostana e che venga a completare quello che la sanità pubblica valdostana non riesce ancora a fare.
Se un giorno arrivasse uno di questi grandi enti e chiedesse di mettere una struttura cardiovascolare di eccellenza in Valle, non ci sarebbe alcun impedimento, né ad autorizzarlo, né ad accreditarlo, certamente accreditarlo in base alle fughe che abbiamo. Purtroppo questo non succede perché il bacino di utenza è piccolo, però in un esempio così se un privato volesse mettere su una grande struttura cardiovascolare in Valle, in modo che non abbiamo più mobilità e quelle difficoltà che ci sono per trasportare un infartuato o fare un'angioplastica lontano, sarebbe autorizzato e accreditato logicamente per i posti letto che abbiamo.
La prego pertanto di ritirare l'emendamento, altrimenti chiedo di astenersi.
Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 4.1 del gruppo "La Casa delle Libertà":
Consiglieri presenti: 31
Votanti: 12
Favorevoli: 2
Contrari: 10
Astenuti: 19 (Cesal, Charles Teresa, Comé, Fiou, Fontana Carmela, Fosson, Isabellon, Lanièce, Lavoyer, Maquignaz, Marguerettaz, Ottoz, Pastoret, Praduroux, Rini, Sandri, Viérin Adriana, Viérin Laurent, Viérin Marco)
Il Consiglio non approva.
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina per illustrare l'emendamento n. 7.
Squarzino (Arc-VA) - Direi che è esattamente la logica opposta a quella che ha illustrato il collega Frassy, proprio perché pensiamo che vada valorizzata al massimo la sanità pubblica, specie per quanto riguarda l'ospedale, anche per tutti i motivi cui accennava l'Assessore. Secondo: visto che esiste una carenza effettiva in ambito regionale per quanto riguarda i posti di riabilitazione e lungodegenza, chiediamo che nel momento in cui si vuole favorire l'accreditamento di strutture private, queste siano da inserire all'interno di quei settori in cui c'è carenza.
Proponiamo che tutta la parte relativa all'accreditamento di strutture per patologie per l'apparato muscolo-scheletrico, patologie cardiovascolari, patologie riabilitative, venga sostituito con posti letto dedicati alla riabilitazione e alla lungodegenza. Volevo far presente alla Presidenza che qui c'è un errore materiale, nella penultima riga: "specie dell'apparato muscolo-scheletrico...", "... nonché ai disturbi del metabolismo", anziché "o ancora".
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Qui intendevamo patologie dell'apparato muscolo-scheletrico proprio nel senso di "riabilitativo", per cui non cambia assolutamente. Lei vorrebbe anche cancellare "patologie cardiovascolari"... questo non mi sembra giusto...
(interruzione della Consigliera Squarzino Secondina, fuori microfono)
... ecco, "cardiovascolari" va aggiunto: "riabilitative... disturbi del metabolismo nutrizionale e cardiovascolari"... mi sembra che il discorso che faceva il collega Frassy sia corretto, in questo... Va bene, accolto.
Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 7 del gruppo "Arcobaleno" con le modifiche formali testé dette dalla Consigliera e dall'Assessore:
Emendamento
"In particolare ai fini del rilascio dell'autorizzazione e dell'accreditamento delle nuove strutture si dovrà tener conto del fatto che in valle non è ancora rispettato il rapporto di 1 posto letto ogni 1.000 abitanti dedicato alla riabilitazione e alla lungodegenza, per cui saranno da favorire le strutture dedicate alla patologie riabilitative, specie dell'apparato muscolo-scheletrico, nonché ai disturbi del metabolismo nutrizionale e cardiovascolari"
Consiglieri presenti e votanti: 31
Favorevoli: 29
Contrari: 2
Il Consiglio approva.
Presidente - A pagina 116 abbiamo l'emendamento n. 4.2 del gruppo "La Casa delle Libertà", di cui do lettura:
Emendamento
Obiettivo n. 25.
Pagina 116, descrizione delle azioni, inserire il punto: "1-bis. Prevedere per l'accreditamento delle specialità la presenza di direzione tecnica di area (medico specialista), al fine di garantire una maggiore qualificazione del servizio socio sanitario offerto ai cittadini".
La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Questo emendamento si collega idealmente all'emendamento precedente dell'accreditamento, anche se è un emendamento che ha una sua autonomia, tant'è che non lo ritiriamo, pur essendo stato bocciato l'emendamento precedente.
Riteniamo, nell'ottica di quella "eccellenza" a cui faceva riferimento lei, Assessore, e nella preoccupazione ultima che la sanità - privata o pubblica - deve essere a tutela del malato, che in una previsione di incremento del fenomeno dell'accreditamento di strutture private vadano individuati dei "paletti" che consentano la praticabilità di quella che, se non è l'eccellenza, quanto meno sia un livello al di sopra di ogni sospetto dell'erogazione della prestazione. Esiste - ne abbiamo parlato in Commissione - per norma di legge l'obbligo di una direzione sanitaria, che è quella struttura tecnico-medica che deve dare le autorizzazioni interne, che si assume anche le responsabilità esterne di quanto accade nelle strutture sanitarie; però riteniamo che molte volte la direzione sanitaria, soprattutto in strutture complesse, rischi di essere il paravento per dare applicazione a un principio di legge, ma che rischi alla fine di vanificare la sostanza della legge, cioè l'appropriatezza - e quant'altro - delle prestazioni. Per questo ipotizziamo di inserire una direzione tecnica di area, definita "medico-specialistica", ogni qualvolta le strutture accreditate abbiano presenze di tipo specialistico, al fine di garantire una maggiore qualificazione del servizio socio-sanitario offerto ai cittadini. Ovviamente questa preoccupazione diventa tanto maggiore quanto maggiore sarà l'apertura ai privati, per evitare quelle ipotesi di "sanità corsara" a cui penso nessuno, qui, voglia dare cittadinanza!
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Secondo me lei penalizza troppo il privato, perché nessun privato verrebbe in Valle prevedendo una direzione sanitaria e una direzione tecnica di area, anche se potrebbe essere un aiuto in più. Nell'ottica di un'autorizzazione la direzione sanitaria ha tutti quei compiti che lei prevede: di verificare che nelle singole aree ci siano le professionalità corrette, che poi ogni medico ha come dovere di fare una professione per cui è abilitato.
Secondo me è troppo penalizzante per una struttura privata e propongo l'astensione.
Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 4.2 del gruppo "La Casa delle Libertà":
Consiglieri presenti: 31
Votanti e favorevoli: 2
Astenuti: 29 (Borre, Bortot, Caveri, Cerise, Cesal, Charles Teresa, Comé, Ferraris, Fey, Fiou, Fontana Carmela, Fosson, Isabellon, Lanièce, Lavoyer, Maquignaz, Marguerettaz, Ottoz, Pastoret, Perron, Rini, Salzone, Sandri, Squarzino Secondina, Venturella, Vicquéry, Viérin Adriana, Viérin Laurent, Viérin Marco)
Il Consiglio non approva.
Presidente - L'emendamento n. 5 del gruppo "La Casa delle Libertà" è stato sostituito dal nuovo emendamento n. 1.1 presentato dallo stesso gruppo. Do pertanto lettura dell'emendamento che andiamo ad analizzare:
Emendamento
Obiettivo 26
A modificazione e sostituzione emendamento del gruppo "La Casa delle Libertà" pari oggetto aggiungere nella descrizione delle azioni a pagina 122: "2 b. Nell'ambito del progetto "mattone 1" aderire al sistema nazionale di classificazione informativo delle strutture sanitarie".
Do altresì lettura, per il verbale, dell'emendamento n. 5 presentato in origine dal gruppo "La Casa delle Libertà" e sostituito da quello appena letto:
Emendamento
Obiettivo n. 26.
1) Titolo, dopo economiche aggiungere: ", strutturali"
2) Aggiungere in fine:
"Attività C: Catasto dei Lavori di Edilizia Sanitaria (CLES)"
Quadro di riferimento.
Il patrimonio edilizio sanitario è elemento non secondario nella qualità del servizio erogato al cittadino e la appropriatezza degli interventi di manutenzione, risistemazione e ampliamento delle strutture sia pubbliche sia private deve poter essere oggetto di costante monitoraggio.
Descrizione delle azioni.
Al fine di disporre di dati affidabili che rendano possibile monitorare l'evoluzione del patrimonio immobiliare sanitario viene istituito il "Catasto dei Lavori di Edilizia Sanitaria (CLES)".
Entro 360 giorni dall'approvazione del presente Piano la Giunta regionale dovrà emanare le disposizioni, per la conservazione dei dati del catasto dei lavori di edilizia sanitaria, alle quali dovranno attenersi le strutture sanitarie accreditate. La Giunta regionale nel regolamentare la tenuta del "Catasto dei Lavori di Edilizia Sanitaria (CLES)" dovrà attenersi ai principi: divieto di creare nuove strutture amministrative regionali; assicurare la conservazione dei dati presso le stesse aziende; prevedere modalità informatiche per l'archiviazione dei dati sintetici degli interventi di manutenzione straordinaria, ristrutturazione, adeguamento impiantistico ed ampliamento o nuova costruzione di qualsiasi importo affrontati con qualunque tipo di finanziamento; prevedere l'obbligo di esibizione a richiesta dell'Amministrazione regionale dei dati.
La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Sempre nel filone della preoccupazione che la sanità, nelle sue prestazioni, possa essere efficace ed appropriata, riteniamo sia opportuno inserire nell'obiettivo 26, che si occupa dei sistemi informativi, i processi di programmazione e di controllo delle risorse, l'indicazione che è emersa dalle linee del Ministro Stanca per quanto riguarda un progetto molto ampio, definito "mattoni".
Il "mattone 1", in particolare, è un progetto che prevede il monitoraggio delle strutture sanitarie, è un catasto di quanto accade in ambito sanitario dal punto di vista dei lavori e delle manutenzioni straordinarie e di tutto quello che comporta modifiche delle strutture stesse. Ovviamente le modifiche delle strutture che ospitano attività di tipo sanitario non sono ininfluenti rispetto all'appropriatezza e alla correttezza delle prestazioni, per cui riteniamo che sia opportuno precisare come l'USL e l'Amministrazione debbano aderire a questo progetto che consente una fotografia aggiornata dell'edilizia sanitaria.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Siamo d'accordo, abbiamo già aderito al "progetto mattoni" del sistema sanitario nazionale, quindi accettiamo l'emendamento mettendolo nel secondo semestre 2006 come cronoprogramma.
Presidente - Pongo in votazione il nuovo emendamento n. 1.1 del gruppo "La Casa delle Libertà":
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 30
Il Consiglio approva all'unanimità.
Presidente - A pagina 124 abbiamo gli emendamenti n. 8 e n. 9 del gruppo "Arcobaleno", che si riflettono anche sul cronoprogramma. Ne do rispettivamente lettura:
Emendamento
L'obiettivo n. 27 è così riformulato:
"Obiettivo n. 27.
Realizzare l'unificazione delle sedi ospedaliere al fine di organizzare l'assistenza per acuti in base al miglior rapporto tra tipologie di prestazioni e risorse impiegate.
Attività: ammodernamento delle strutture ospedaliere in un unico e nuovo presidio.
Quadro di riferimento.
Le linee guida su cui deve svilupparsi il progetto di ammodernamento delle strutture ospedaliere in un unico presidio devono tener conto delle principali tendenze dei sistemi organizzativi sanitari ed, in particolare a:
- la riduzione della durata delle degenze, che determina la riduzione della dotazione di posti letto;
- la gradualità delle cure, che porta alla diversificazione dei posti letto non più rapportata alla patologia ma riferita alle modalità ed all'intensità delle cure prestate (terapia intensiva, terapia sub-intensiva, degenza ordinaria, day-hospital, day-surgery, ambulatori);
- la costituzione di unità di degenza indifferenziate dipartimentali, non più attribuite alle singole unità operative;
- l'impostazione dell'ospedale per aree funzionali omogenee e coerenti dal punto di vista logistico, necessaria per l'organizzazione dipartimentale dell'attività ospedaliera;
- la dimissione precoce dei pazienti, che esige a valle del ricovero anche la disponibilità di strutture idonee per ulteriori trattamenti di riabilitazione e di lungo-degenza.
Tale progetto di unificazione è stato incluso tra le opere di rilevante interesse regionale previste dalla legge regionale 17 agosto 2004, n. 21.
Descrizione delle azioni.
Al fine di dare attuazione all'obiettivo è pertanto necessario procedere - nel triennio 2006-2008 - alla realizzazione delle seguenti azioni:
1. realizzare lo studio di fattibilità previsto dall'articolo 3, comma 3 della legge regionale 21/2004, che prenda in esame le diverse ipotesi progettuali dell'ammodernamento delle sedi ospedaliere in un unico e nuovo presidio e che per ciascuna individui:
- localizzazione;
- caratteristiche strutturali;
- rapporti costi/benefici;
- rispetto delle principali caratteristiche dei sistemi organizzativi sanitari;
2. analisi delle diverse ipotesi progettuali e scelta della più rispettosa dei criteri di efficacia, efficienza;
3. avviare - in collaborazione con le strutture interne ed esterne all'Amministrazione regionale competenti in materia - procedure per accedere a fonti alternative di finanziamento dell'intervento, con particolare riferimento a quelle di provenienza dello Stato e dell'Unione europea;
4. predisposizione degli atti necessari per acquisire aree;
5. individuare ed utilizzare forme ad evidenza pubblica di affidamento della progettazione e della realizzazione dell'opera che garantiscano tempi e modi certi di conclusione dell'intervento;
6. avviare e realizzare la progettazione delle opere di edilizia sanitaria necessarie per realizzare la concentrazione delle funzioni ospedaliere per acuti rese dall'Azienda U.S.L. della Valle d'Aosta;
7. avviare la realizzazione delle opere di edilizia sanitaria necessarie per realizzare la concentrazione delle funzioni ospedaliere per acuti rese dall'Azienda U.S.L. della Valle d'Aosta."
(+ tavola sinottica allegata)
Emendamento
All'obiettivo n. 27, all'azione n. 1, aggiungere alla fine della frase: "ivi compresa quella di un nuovo ospedale".
(modificare di conseguenza la relativa parte nel cronoprogramma.)
La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Qui l'obiettivo n. 27 riguarda l'ospedale. In Commissione avevo preparato una serie di emendamenti, moltissimi sono passati e di questo ho già ringraziato la Commissione e il Presidente, in particolare, che ha analizzato gli emendamenti - come d'altra parte anche oggi ha fatto l'Assessore - prendendo seriamente il contenuto.
Questo emendamento lo avevo presentato in Commissione, la Commissione ha preso questo emendamento come punto di partenza per rivedere la precedente formulazione dell'obiettivo 27. Naturalmente lo ha fatto in un'ottica che interessava alla maggioranza della Commissione, - è condivisibile -, ma non prendeva in considerazione il punto fondamentale, che per noi era questo del presidio ospedaliero unico, ma anche nuovo.
Riproponiamo pertanto, in questa sede, l'emendamento; certo, non perché ci illudiamo che possa avere maggior ascolto di quanto non abbia avuto finora, ma nel nostro emendamento si precisava che lo studio di fattibilità previsto dalla legge sulle grandi opere andava spostato un po' di più verso lo studio di diverse ipotesi progettuali dell'ammodernamento delle sedi ospedaliere in un unico e nuovo presidio, e indicavamo anche una serie di punti che doveva affrontare questo studio: la localizzazione, le caratteristiche strutturali, i rapporti costi-benefici, il rispetto delle principali caratteristiche dei sistemi organizzativi sanitari. Questo era il desiderio: che questo nostro problema fosse assunto dal piano socio-sanitario. La Commissione non lo ha fatto, penso che anche in questa sede non lo farà, ma ritengo utile riproporre, qui, questo tema, perché ci deve essere chiarezza: in primo luogo, perché il nostro gruppo non si riconosce nell'obiettivo 27 così come è stato riformulato nel nuovo piano, perché manca un elemento essenziale; in secondo luogo, ci sembra utile che si metta l'accento su come si vuole esprimere rispetto alla volontà politica di un nuovo ospedale.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Di questo abbiamo parlato a lungo in Commissione e avevamo concordato un testo. A pagina 124 è scritto che prende in esame le diverse ipotesi progettuali, lo faremo nel modo corretto come ha indicato il Consigliere Sandri, ma mi sembra che qui sia ampiamente detto il desiderio di affrontare in modo corretto il discorso; quindi non aggiungerei nessun'altra parola a questo... ci sarebbe quasi, nelle sue parole - che non c'erano state in Commissione - il desiderio di dire: "non accetterò mai quanto dirà questo studio"!
Non siamo d'accordo su questo emendamento, lo rigettiamo; prendo l'impegno che questo studio sarà fatto in modo corretto e che i risultati vengano portati in Consiglio per il dibattito.
Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 8 del gruppo "Arcobaleno":
Consiglieri presenti: 29
Votanti: 24
Favorevoli: 3
Contrari: 21
Astenuti: 5 (Ferraris, Fiou, Fontana Carmela, Salzone, Sandri)
Il Consiglio non approva.
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina sull'emendamento n. 9.
Squarzino (Arc-VA) - Intendo illustrarlo, anche se l'Assessore ha già risposto a questo emendamento, ma va bene lo stesso.
Avendo intuito che l'emendamento n. 8 non sarebbe stato accolto, ho verificato e, avendo verificato che effettivamente le azioni individuate dall'obiettivo 27 nell'attuale formulazione fanno riferimento alla deliberazione di Giunta n. 1382/2006, e avendo verificato che nella deliberazione di Giunta - là dove si affida a "Finaosta" l'incarico di integrare lo studio di fattibilità previsto dalla legge sulle grandi opere - si dice che bisogna integrarlo con le seguenti indicazioni (cito dalla deliberazione): "per le analisi propedeutiche alternative di progetto da integrare con le alternative di progetto ivi compresa quella di un nuovo ospedale"...
Cosa chiediamo noi? Chiediamo che nell'azione n. 1, là dove il piano indica di realizzare lo studio di fattibilità previsto dall'articolo 3, comma 3, della legge regionale n. 21/2004 che prenda in esame le diverse ipotesi progettuali di ammodernamento della sede in un unico presidio, ivi compresa quella di un nuovo ospedale, così come scritto in deliberazione. Questa è la proposta che facciamo, non perché non crediamo alle parole dell'Assessore, ma per aderenza a quanto la Giunta ha detto, non la sottoscritta, ma la Giunta ha detto! Credo che riconoscere in un piano socio-sanitario che è legge un'indicazione della Giunta sia perlomeno opportuno: questa è l'ottica con cui abbiamo presentato l'emendamento n. 9.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - Siamo contrari, perché - come già ho detto prima - quando scriviamo di valutare tutta la progettualità, intendiamo "tutta la progettualità", quindi questo è superfluo.
Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 9 del gruppo "Arcobaleno":
Consiglieri presenti e votanti: 30
Favorevoli: 7
Contrari: 23
Il Consiglio non approva.
Presidente - A pagina 12 del cronoprogramma abbiamo l'emendamento n. 6 del gruppo "Arcobaleno"; ne do lettura:
Emendamento
Nel cronoprogramma, all'obiettivo n. 23, spostare al 2° semestre 2007 l'azione n. 2 ("definire... un modello organizzativo sa sperimentare)
La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Forse è più comodo se invece di andare alla pagina del cronoprogramma, cui si riferisce l'emendamento...
Presidente - ... riguarda l'obiettivo 23...
Squarzino (Arc-VA) - ... sì, credo che sia più utile se lo guardiamo come obiettivo 23. L'obiettivo 23 parla dell'avvio di sperimentazione di un pronto intervento sociale e, a un certo punto, indica l'azione n. 2 a pagina 108: "definire a partire da un modello organizzativo da sperimentare", anche qui c'è un elemento da emendare, e rispetto al tempo previsto per lo studio di questo sono previsti 12 mesi.
È vero che in Commissione c'è stato lo sforzo di anticipare ancora, ma chiedo di anticipare ulteriormente; per questo non viene modificato l'obiettivo, ma viene modificato il cronoprogramma, si vuole spostare al 2° semestre 2007 l'azione n. 2, cioè diciamo: "adesso possiamo cominciare a studiare e penso che abbiamo tempo fino al 2° semestre 2007, abbiamo un anno abbondante di tempo per individuare questo modello". L'idea è solo di anticipare ancora, come segno dell'importanza che a questo tema il piano intende dare.
Presidente - La parola all'Assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Fosson.
Fosson (UV) - D'accordo, faremo l'impossibile.
Presidente - Pongo in votazione l'emendamento n. 6 del gruppo "Arcobaleno":
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 31
Il Consiglio approva all'unanimità.
Presidente - Ricordo che votando l'articolo 1 si approva il piano regionale nel testo della V Commissione, emendato con gli emendamenti testé votati.
La parola alla Consigliera Squarzino Secondina, per dichiarazione di voto.
Squarzino (Arc-VA) - Credo che possiamo dichiararci soddisfatti per tutto il lavoro che è stato fatto, condividiamo tutta una serie di progetti e di impostazione; è chiaro che le cose critiche ci sono, ma servono per migliorare. C'è un elemento che è dirimente, che ci impedisce di esprimere un parere favorevole, nel senso che c'è la questione dell'ospedale che per noi è una questione dirimente. Per affermare fortemente che questa è una problematica ancora per noi importante, non essenziale a tutto il piano, ma importante, ci asteniamo.
Presidente - La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Il nostro gruppo esprimerà un voto positivo al piano, perché riteniamo che rispetto al piano precedente - in quanto con questo voto verrà pensionato - vengono portate innanzi delle innovazioni nell'approccio alla politica sanitaria. Devo dire che al di là delle considerazioni che farò a breve, buona testimonianza ne è il clima nel quale questo piano è stato discusso.
Quanti, come me, hanno avuto modo di partecipare nella scorsa legislatura alla discussione del piano precedente, ricorderanno come sul finire di luglio si dedicò un'intera giornata e un'intera nottata ad una discussione animata, ben lontana dalla discussione che c'è stata oggi; una discussione pacata, frutto di un ampio lavoro svolto in Commissione, perciò un piano che alla fine è condiviso, perché è stato partecipato nei suoi momenti di esame e di approfondimento e che - per la sensibilità che l'Assessore ha dimostrato - ha recepito gli emendamenti e gli apporti contributivi che anche le forze che non si riconoscono in questa maggioranza hanno voluto dare al piano. Apporto contributivo perché la sanità, fra tutte le materie di intervento, è quella che si presta meno ad una visione di differenziazione politica netta.
L'aspetto che più abbiamo apprezzato di questo piano è la consapevolezza che il piano è uno strumento, ma non è la soluzione ai problemi della sanità. Il limite del piano precedente era di voler dire tutto e codificare tutto; di conseguenza, nel non considerare che le esigenze della sanità come le esigenze della società sono esigenze che devono lasciare spazio alla flessibilità, perché le situazioni mutano con il variare degli scenari. È un piano che anche in materia di accreditamenti - su cui esprimiamo le perplessità legate alla filosofia che abbiamo illustrato nel nostro emendamento - ha fatto dei passi avanti. Il precedente piano diceva che ciò che non era previsto non poteva essere fatto; questo piano lascia spazio ad aspettative che ci auguriamo vengano poi colte, ci auguriamo che quando ci troveremo a discutere del prossimo piano si possa fare un bilancio di una sanità privata diversa rispetto alla sanità privata che oggi esiste o, meglio, "sopravvive" in questa regione.
Riteniamo che questo piano abbia il merito di mettere in luce debolezze e limiti della sanità attuale, riteniamo che non sia un piano autocelebrativo; è un piano che parte dalla consapevolezza che in parecchi settori l'eccellenza è lontana, ma individua una serie di strumenti - fra i quali riteniamo importante l'innovazione del cronoprogramma - che consente di verificare sulla distanza la realizzabilità di quei principi che oggi vengono scritti e votati. Importante anche per il monitoraggio che nel tempo si potrà fare di queste previsioni.
Riteniamo che sia innovativo anche lo spazio dedicato all'esame delle risorse finanziarie, sia come criteri che come proiezioni e disponibilità, perché un qualsiasi piano che voglia fare della programmazione non può prescindere dalla programmazione delle risorse finanziarie. Importante poi è il ruolo della famiglia; nella sanità qualcuno può chiedersi cosa c'entra, ma la famiglia c'entra, perché è il nucleo sul quale la nostra società ci ruota attorno. Ognuno di noi ha una famiglia alle spalle o ha l'aspettativa di costituirne una; di conseguenza il fatto che questo piano consideri il concetto di famiglia nell'erogazione dei servizi e lo consideri nel rispetto dei rapporti parentali, sfuggendo alla suggestione politica per noi deprecabile e contro natura dei cosiddetti "Pacs", è un altro elemento che ci convince di un'impostazione di fondo che si regge su principi che riteniamo di poter condividere.
Ciò detto, votato questo piano, lo seguiremo nelle sue linee applicative, in quanto riteniamo - proprio per non essere partecipi di questa maggioranza - di avere un diritto in più rispetto alla maggioranza che dà alla Giunta una fiducia politica "a prescindere" nel controllare che questo piano si concretizzi in base alle linee guida che oggi votiamo. E le votiamo con il convincimento che siano state arricchite da una serie di obiettivi concreti e importanti che sono stati presentati dal nostro gruppo, recepiti dall'Assessore "in primis" e poi dall'aula tutta.
Con queste precisazioni ribadiamo il nostro voto positivo.
Presidente - La parola al Consigliere Cesal.
Cesal (UV) - Volevo anch'io esprimere apprezzamento per il documento che ci stiamo avviando ad approvare, un apprezzamento relativo ai metodi seguiti nel suo "iter" consiliare, un apprezzamento per il comportamento della Commissione e dei vari gruppi consiliari che hanno portato il loro contributo in Commissione. Ho partecipato anch'io in sostituzione di colleghi assenti per motivi personali ad alcune riunioni. Vorrei esprimere anche il mio apprezzamento al Presidente della V Commissione per l'equilibrio dimostrato in questa occasione. Un apprezzamento anche all'Assessore per la disponibilità dimostrata a recepire le varie proposte che si è evidenziata anche nel corso della discussione odierna.
Per quanto riguarda il piano, si tratta di un piano concreto, ha radicato nel territorio; va detto che la sanità in Valle presenta dei livelli qualitativi elevati, tutto però può essere migliorato per raggiungere traguardi sempre più ambiziosi. Il territorio nel piano viene considerato come un elemento qualificante per quanto riguarda la domanda di servizi sanitari, un piano attento ai bisogni della gente che punta al loro soddisfacimento, che tiene conto delle mutate condizioni di vita e del contesto in cui si collocano.
Il piano tiene conto dell'innalzamento dell'età media della popolazione valdostana, si tratta di un fatto positivo però con un conseguente aumento delle patologie legate all'età e alla disabilità. Propone il soddisfacimento di una domanda diversa che muta con il mutare del contesto a cui si riferisce. È un piano che ribadisce il ruolo strategico della prevenzione, ritenendola essenziale dal punto di vista della salute delle persone; un piano che valorizza e sostiene la famiglia; un piano che prevede una stretta integrazione fra le prestazioni sanitarie con quelle di tipo sociale; un piano che viene dopo i grandi studi sulla mortalità, sulla mappatura della disabilità, sulla povertà e che trasforma in azione amministrativa le varie problematiche emerse, ponendo le criticità come problemi da risolvere. Indica degli obiettivi dal mio punto di vista ambiziosi, ma che ritengo raggiungibili.
Un piano che riconsidera il ruolo dei medici di famiglia, strumento essenziale quando si parla di sanità in una regione di montagna come la nostra. Fare sanità in montagna è molto più difficile che in pianura o in presenza di grandi agglomerati urbani; la dispersione antropologica è un elemento che rende difficile la programmazione e la razionalizzazione dei servizi. Importante è conoscere questa realtà per approcciarci in maniera corretta al soddisfacimento dei diversi bisogni. Una realtà, quella della montagna, che richiede modelli organizzativi, sanitari e sociali più rispondenti alle caratteristiche della nostra regione. A questo proposito mi pare interessante l'indicazione di indirizzi per la costituzione di piani di zona, delegando alle entità locali molte funzioni che oggi sono svolte a livello regionale. È un piano che deve tener conto del rapporto fra risorse e servizi prestati, risorse non sempre certe, ma che assumono un peso sempre maggiore nel complesso del bilancio di questa regione. È importante quindi definire i livelli essenziali dei servizi, sia in campo sociale che sanitario, livelli che devono essere mantenuti nel corso degli anni. Non posso che esprimere un parere favorevole per quanto riguarda la scelta di un unico presidio ospedaliero, scelta preliminare a decisioni conseguenti che mi auguro siano scevre da approcci di tipo ideologico, ma vadano nel senso di rispondere ad un'effettiva esigenza della sanità valdostana e della popolazione che gode di questo servizio.
Fatte queste scarne considerazioni, esprimo il voto favorevole dell'"Union Valdôtaine" e mi rallegro con tutti coloro che hanno partecipato alla sua stesura, ritenendolo un documento fondamentale per la programmazione in questo settore per il periodo 2006-2008.
Presidente - La parola al Consigliere Comé.
Comé (SA) - Il mio sarà un intervento molto breve, perché legato esclusivamente alla dichiarazione di voto, quindi esprimo il voto favorevole da parte della "Stella Alpina"; le considerazioni sul piano le ho formulate nel momento della presentazione della relazione.
Voglio però ribadire che se questo documento ha avuto un "iter" piuttosto lungo, certamente questo tempo ha permesso che ogni giorno questo documento si arricchisse di contenuti, di proposte, e qui penso che il Consiglio abbia dimostrato grande capacità di tralasciare solo la propria appartenenza politica, ma di guardare il miglioramento di un documento per la gente. Penso che anche grazie all'Assessore - il quale ha voluto collaborare accogliendo favorevolmente le proposte emerse, sia in Commissione, sia da altre figure esterne al Consiglio -, il documento che oggi approviamo sia un documento che ha avuto un percorso lungo, sì, ma una qualificazione nel suo contenuto.
Esprimo un giudizio sicuramente positivo e affermo il voto favorevole della "Stella Alpina".
Presidente - Pongo in votazione l'articolo 1. Ricordo che votando l'articolo 1 si approva il piano regionale nel testo della V Commissione emendato con gli emendamenti votati in aula:
Consiglieri presenti: 32
Votanti e favorevoli: 29
Astenuti: 3 (Bortot, Squarzino Secondina, Venturella)
Il Consiglio approva.
Presidente - Pongo in votazione l'articolo 2:
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 31
Il Consiglio approva all'unanimità.
Presidente - Pongo in votazione il disegno di legge nel suo complesso:
Consiglieri presenti: 33
Votanti e favorevoli: 30
Astenuti: 3 (Bortot, Squarzino Secondina, Venturella)
Il Consiglio approva.
