Oggetto del Consiglio n. 1871 del 19 aprile 2006 - Resoconto
OBJET N° 1871/XII - Communications du Président du Conseil régional. Débat sur la situation politique.
Président - J'informe le Conseil de l'activité de la Présidence et des organes du Conseil depuis la dernière réunion de l'Assemblée:
Projet de loi n° 110, présenté par le Gouvernement régional le 18 avril 2006: "Manutenzione, per l'anno 2006, del sistema normativo regionale. Modificazioni di leggi regionali e altre disposizioni".
Réunions:
Conférence des Chefs de Groupe: 1
Ve Commission: 2
IIe Commission et IVe Commission: 2
È stata informata la Presidenza che, in previsione della riunione in sede congiunta di Camera e Senato con la partecipazione dei delegati dei Consigli regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica, i Consigli stessi dovranno procedere in tempi brevi alla designazione dei propri rappresentanti. Per adempiere a tale obbligo potrebbe rendersi necessaria una riunione in via d'urgenza del Consiglio regionale. Vi informerò non appena sarò informato nel dettaglio della data.
Come è noto il 9 e 10 aprile si sono tenute le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento italiano. La Valle d'Aosta ha provveduto ad eleggere i suoi Parlamentari nelle persone dei colleghi Carlo Perrin e Roberto Nicco. Nel felicitarmi per il risultato ottenuto, ringrazio i colleghi Perrin e Nicco per il lavoro svolto in seno a questa Assemblea ed esprimo l'auspicio che, come è consuetudine, si instaurino rapporti di proficua collaborazione tra tale Assemblea e i rappresentanti al Parlamento nazionale. Vorrei infine ringraziare a nome del Consiglio regionale l'Onorevole Ivo Collé e il Senatore Augusto Rollandin per il lavoro svolto nel corso del loro mandato.
La Conferenza dei Capigruppo ha concordato all'unanimità, al fine di permettere un dibattito politico per chi lo auspica, quindi la possibilità per ogni Consigliere di esprimere la propria posizione, una deroga ai 5 minuti previsti dal Regolamento e pertanto ogni Consigliere avrà a disposizione 10 minuti per intervenire sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio.
Si è svolto nel Principato di Monaco, sulle terrazze del Casinò di Monte Carlo, dal 14 al 17 aprile 2006, l'evento "Reflets de montagnes sur la mer", un'iniziativa che ha avuto come obiettivo principale quello di promuovere ai residenti del Principato e ai turisti la realtà valdostana, nonché quello di accrescere i già numerosi e buoni rapporti di tipo politico-istituzionale già esistenti tra le due realtà. La vetrina di particolare prestigio è risultata un luogo privilegiato di promozione della nostra particolarità e delle nostre caratteristiche. La manifestazione, infatti, ha riscosso un grande successo di pubblico: oltre 6.000 persone hanno visitato il "Village Vallée d'Aoste", nel quale erano presenti i principali attori economici e turistici della Regione, in rappresentanza dei diversi settori. Il punto forte dell'iniziativa è stato di aver dato la possibilità di intraprendere, fin da oggi, dei rapporti più stretti e concreti dal punto di vista economico, in modo che possano davvero nascere dei progetti in comune in grado di avere delle ricadute positive per la Comunità valdostana e per la nostra imprenditoria.
La politica ha fatto la sua parte: è stato il fattore trainante che ha permesso alle due realtà di trovarsi e confrontarsi, bisognerà ora dare un seguito a queste giornate monegasche per far sì che non rimanga un passo isolato, ma diventi il primo di una serie di incontri di interessante cooperazione. Tra i momenti di particolare rilievo, al fine di poter iniziare un rapporto economico-commerciale con il Principato di Monaco, è stato l'incontro tra imprenditori economici delle due realtà, che si è svolto a conclusione dell'iniziativa. Ringrazio per la collaborazione i Consiglieri che hanno preso parte all'iniziativa, garantendo così una forte presenza istituzionale, in modo particolare voglio ringraziare il Presidente della Regione tanto per il sostegno all'iniziativa quanto per la sua presenza in ogni momento dell'evento. In particolare voglio ringraziare i funzionari, "in primis" il nostro Segretario Christine Perrin che ha reso possibile il grande successo di questa iniziativa.
Un grave lutto ha colpito la nostra Comunità in queste festività pasquali. Nella sera di venerdì 14 aprile è mancato improvvisamente a Torino, all'età di 63 anni, Bruno Ferrero, figura di spicco del "PCI", nonché Assessore tecnico ai lavori pubblici dal 30 giugno 1993 al 28 giugno 1994.
Pur essendo vissuto in Valle d'Aosta per molti anni, Bruno Ferrero era forse più conosciuto in ambito politico nel resto del Paese per gli incarichi di rilievo nell'ambito del "Partito Comunista Italiano", nelle cui liste fu eletto Parlamentare europeo negli anni '80, diventando uno dei più stretti collaboratori dell'Onorevole Giorgio Amendola. Lo scomparso Bruno Ferrero ebbe modo di distinguersi con forte intelligenza politica in questo dibattito sul futuro della Sinistra nell'Europa comunitaria.
Ultimamente, abbandonati gli incarichi politici, viveva a Belluno, continuando ad interessarsi al dibattito politico in Valle d'Aosta, come acuto commentatore politico delle pagine regionali del quotidiano "La Stampa".
Sarà il Consigliere Fiou a commemorare in modo più approfondito questa scomparsa.
Alla famiglia, al gruppo consiliare dei "Democratici di Sinistra-Gauche Valdôtaine" rinnovo, a nome di tutto il Consiglio regionale, la più sentita partecipazione.
La parola al Consigliere Fiou.
Fiou (GV-DS-PSE) - Ringrazio il Presidente. Come già anticipato, nella notte di venerdì 14 aprile è morto Bruno Ferrero, 63 anni, da parecchio tempo sofferente di cuore. Così ancora una volta mi tocca il doloroso compito di formulare in questa sede l'ultimo saluto a un caro amico che se ne va. In queste occasioni mi si affollano i ricordi della militanza comune, delle battaglie politiche comuni, delle serate passate insieme magari davanti a una bottiglia di vino a discutere con passione degli avvenimenti della nostra Comunità. Oddone Bongiovanni, Demetrio Mafrica, Giulio Dolchi, Luigi Monami, Paolo Charbonnier ed altri, ora Bruno. Con la loro dipartita si chiude un'epoca della politica valdostana, finisce un modo di fare politica insieme.
Bruno Ferrero nasce ad Aosta e qui trascorre gli anni della gioventù, segnalandosi presto per il noto impegno nell'attività politica. A metà degli anni '60 fonda una rivista "Il dialogo" e partecipa insieme a Bruno Milanesio, Angelo Carello ad un gruppo che anima in maniera interessante l'allora dibattito politico. Insegnante, è in prima linea quando esplode il movimento studentesco degli ultimi anni '60. È tra i fondatori del "PSIUP" in Valle d'Aosta del sindacato scuola "CGIL". Quest'ultima esperienza nel sindacato "CGIL" vede consolidarsi il gruppo Bruno Ferrero (che nel frattempo è entrato nel "PCI"), Oddone Bongiovanni, Demetrio Mafrica, gruppo che animerà subito dopo la politica amministrativa nel Comune di Aosta nei primi anni '70. Bruno Ferrero sarà Capogruppo in Comune in questo periodo. Questo attivismo - chiamiamolo così - locale però è solo l'inizio di un percorso politico fatto di impegno di grande responsabilità e prestigio. Trasferitosi a Torino, diventa Segretario regionale del Piemonte per il "PCI". Nominato Segretario di Giorgio Amendola all'Europarlamento, viene anche eletto in quell'Assise europea. Con l'Onorevole Amendola contribuisce all'elaborazione della teoria dell'eurocomunismo, avviando contatti con i vari partiti socialisti europei, in particolare ricordo la "SPD" tedesca di Willy Brandt. Fino al 1987 fa anche parte della Direzione nazionale del "PCI". Dopo una parentesi di relativo distacco dalla politica, accetta di entrare a far parte del Governo regionale, il primo presieduto da Dino Viérin, con l'incarico di Assessore tecnico ai lavori pubblici. Lascerà per favorire il consolidarsi di nuovi equilibri in Regione. Si riduce così la parabola politica pubblica di Bruno Ferrero, ma non la passione per la politica. Un segno di questa passione ineliminabile, insieme all'attaccamento per la Valle d'Aosta, lo si poteva cogliere in quella "Lettera da lontano" che ha rappresentato per gli amici l'appuntamento del sabato attraverso il quotidiano "La Stampa". L'ultima "Lettera da lontano" è apparsa sabato 17 in contemporanea con la notizia della sua morte.
Quello che ho ricordato a grandi linee è un percorso dell'attività di Bruno Ferrero, molte cose però non emergono. In particolare non emerge la grande apertura del suo approccio alla politica, l'approccio politico alle varie questioni, il rispetto, anzi direi l'attenzione per le posizioni degli altri, la continua verifica critica innanzitutto delle proprie posizioni. Mi viene da sottolineare quanto è lontano dallo stereotipo che qualcuno vuol far passare del "comunista" la posizione di Bruno Ferrero. A Bruno Ferrero pesavano le cadute di rigore nell'approccio alla militanza che si sono affacciate nella politica anche nei partiti della Sinistra, ma non pesavano le trasformazioni del progetto politico che hanno caratterizzato l'evoluzione del "PCI" in "PDS" e poi "Democratici di Sinistra", anzi vi ha contribuito con il suo impegno e soprattutto con il suo piglio creativo. Così lo vogliamo ricordare, come uomo di grande apertura e di grande dialogo.
Concludo anch'io esprimendo la partecipazione al dolore alla moglie Daniela, ai figli, al fratello Paolo e a tutti i parenti.
Presidente - La parola alla Consigliera Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Intanto ci uniamo anche noi nel porgere le condoglianze alla famiglia di Bruno Ferrero, un Assessore tecnico di cui abbiamo conosciuto nella X legislatura la serietà, l'impegno e purtroppo il troppo breve periodo del suo Assessorato. Condividiamo in pieno le valutazioni fatte dal collega Fiou e ancora una volta la politica perde persone pensanti e appassionate del bene pubblico.
Oggi, lo ricordava prima il Presidente Perron, siamo di fronte a un fatto importante: l'elezione al Parlamento italiano di due Consiglieri, due nostri colleghi: Perrin e Nicco, che andranno a Roma a rappresentare la Valle d'Aosta. Noi dell'"Arcobaleno", forza politica facente parte dell'alleanza autonomista progressista che ha sostenuto questi candidati, esprimiamo la nostra piena soddisfazione per tale risultato chiaro, inequivocabile, straordinario e auguriamo loro un buon lavoro ma, considerata la loro serietà, la loro onestà intellettuale, il loro valore morale e la loro competenza, siamo più che certi che sarà il loro un lavoro buono per l'Italia e per la Valle e di questo già in anticipo li ringraziamo.
Un bel risultato, dicevo, inaspettato dai più, che suona come un disconoscimento non solo dello strapotere di Rollandin, il Senatore candidato e sconfitto, ma di tutto un sistema di potere espresso a livello regionale da questo Presidente della Regione e da questa maggioranza di Governo, che dovrebbe trarne le dovute conseguenze. Nel rispetto degli accordi presi in sede di riunione dei Capigruppo, non intendiamo oggi presentare alcuna risoluzione o ordine del giorno in merito all'esito politico a livello regionale di queste elezioni. Non lo facciamo per gli accordi presi, ma soprattutto perché riteniamo che lo stesso Presidente della Regione, se fosse conseguente con le affermazioni fatte e con le prese di posizione assunte prima, durante e dopo la campagna elettorale, dovrebbe lui per primo presentarle senza aspettare che altri gliele chiedano. Sono tanti i motivi per cui dovrebbe farlo, ne ricordo alcuni, glieli suggerisco se per caso il Presidente non li avesse presenti. Il suo Governo, Presidente Caveri, anzi meglio i suoi 2 mandati: il "Caveri uno", iniziato il 4 luglio 2005, e il successivo "Caveri bis", iniziato il 22 febbraio 2006, sono nati su un presupposto molto chiaro: garantire all'allora Senatore Rollandin di tornare a Roma. Non sono novità queste che sto dicendo, sono osservazioni già fatte dalla sottoscritta in questa sede e che nessuno mai ha smentito, anzi. Per quale motivo a luglio 2005, dopo 2 anni dall'inizio della legislatura, all'improvviso si è ripescato colui che avrebbe dovuto essere Presidente fin dall'inizio della legislatura? Come è nato il primo "Governo Caveri"? A fronte di difficoltà e diatribe all'interno dell'"Union Valdôtaine" - "malaise" era il termine più ricorrente -, si è proceduto ad una pacificazione fra le varie correnti e il conseguente patto di potere fra Rollandin, Dino Viérin e lo stesso Caveri ha estromesso Perrin dall'incarico di Presidente della Regione. Una "pugnalata alla schiena" l'ha subito percepita e valutata l'opinione pubblica, perché non c'era stato né un atto di sfiducia espresso dal Consiglio, né una mozione politica esplicita che giustificasse tale atto, ma solo la necessità di ricompattare il potere dei 3 "leader" su basi di distribuzione di interessi a noi non noti, per convogliare sul candidato Senatore i voti di tutti. Questo patto di potere, questa alleanza fra i forti del movimento unionista è stata sconfitta dalla gente. La gente, proprio quella più vicina all'"Union Valdôtaine", non ha condiviso l'estromissione del Presidente Perrin, ha visto in tale gesto un sopruso, un'operazione fatta solo per garantire il potere personale di qualcuno e lo ha detto chiaramente con il voto. Ha votato per Perrin contro Rollandin e contro i suoi metodi poco democratici, ha votato contro quella operazione di potere da cui è nato il suo primo Governo, Presidente Caveri. Lei dovrebbe trarne le conseguenze e dimettersi.
Secondo motivo. Come è nata la nuova maggioranza del secondo "Governo Caveri"? Alla vigilia delle elezioni il Senatore si era scelto come candidato... si trattava di scegliere un candidato alla Camera il cui requisito fondamentale fosse garantire il massimo apporto di voti. In questa prospettiva - non me ne vogliano gli "Autonomisti", la "Stella Alpina", la "Fédération", ciascuno segue il suo progetto politico - gli "Autonomisti" diventano più interessanti dei fedeli alleati "Democratici di Sinistra". Si dà vita a una nuova maggioranza regionale in linea con le candidature al Parlamento, si dà vita ad un nuovo progetto regionalista autonomista presente in Regione, come dovrà essere presente a Roma, ma le due candidature al Parlamento, espressione di questo progetto e di questa maggioranza sono uscite sconfitte dalle elezioni del 9 e 10 aprile. Gli elettori e le elettrici hanno bocciato tale progetto, sui cui presupposti è nata la maggioranza che è attualmente alla Regione fra forze regionaliste e autonomiste. Hanno detto "no" ai due candidati espressione della stessa area regionalista autonomista, che costituisce la maggioranza regionale. Le forze politiche che compongono la maggioranza ne traggano le conclusioni e diano le dimissioni dalla maggioranza, se vogliono essere rispettose del voto degli elettori.
Terzo motivo. Durante la campagna elettorale il Presidente Caveri e il suo Governo hanno preso posizioni inequivocabili a favore dell'alleanza autonomista regionalista. Sono state fatte dichiarazioni forti. Il 7 marzo - comunicato "ANSA" - il Presidente Caveri parla di un impegno senza risparmio di energie di tutto il Governo regionale per contribuire all'elezione dei due candidati Rollandin e Viérin. Vediamo quindi che lo stesso Presidente ha impegnato la sua persona, il suo ruolo istituzionale, il suo Governo a sostenere con tutti i modi i candidati Rollandin e Viérin, confondendo il suo ruolo istituzionale di Presidente della Regione e anche di Prefetto con la sua appartenenza ad una forza politica. Il 3 aprile, pochi giorni prima delle elezioni, sempre il Presidente Caveri insiste sulla necessità di garantire "aux deux niveaux", Regione e Roma, la stessa alleanza politica: "siamo legittimati a sostenere i nostri candidati per portare a Roma due Parlamentari in asse con il Governo valdostano". L'intera Giunta si è mobilitata senza risparmio di energie, utilizzando il potere che ha per risolvere i problemi di interesse generale e le risorse pubbliche, che sono i soldi di tutti, anche i nostri soldi, per ricattare, intimorire, lusingare, promettere. Sappiamo di decine e decine di telefonate, di convocazione di consulenti da parte di Assessori, di colloqui intimidatori con dirigenti regionali. Ora, tutto questo impegno elettorale del Presidente e della sua Giunta è stato sconfessato dagli elettori: solo il 30% degli elettori si riconosce nelle forze politiche che costituiscono questa maggioranza. Ne traggano le conseguenze. Con il voto del 9 e 10 aprile la gente ha dato un segnale chiaro, ha scelto liberamente fra due opzioni. Non me ne voglia il collega Lattanzi: c'era una terza opzione che era lì...
(interruzione del Consigliere Lattanzi, fuori microfono)
... la gente ha dato un segnale chiaro, ha detto in modo inequivocabile "no" a metodi e a un sistema di potere che non rispettano le persone e che le usano a fini di interesse personale e che risolvono problemi di decisioni politiche con "pugnalate nella schiena", ha detto "no" ad alleanze che guardano a Destra, ha detto "no" a questa maggioranza di Governo e ha detto dei "sì" chiari: ha detto "sì" a un'alleanza di forze regionaliste progressiste, "sì" a un modo più pulito e democratico di governare il partito come la Regione, "sì" ad un cambiamento radicale a livello nazionale e regionale. Una Giunta responsabile ed un politico accorto quale è lei, Presidente Caveri, dovrebbero ascoltare queste richieste di cambiamento e questi segnali forti. La gente aspetta un segnale, che traduca a livello regionale la volontà di cambiamento che il voto del 9 e 10 aprile ha espresso: cambiare il Presidente della Regione, cambiare Governo, cambiare maggioranza, cambiare modo di governare. Leggo qui da "Il Corriere della Valle" del 13 aprile un primo appunto dopo le elezioni, a firma di Roberto de Vecchi, proprio come conseguenza di queste elezioni: "la richiesta possente di una totale trasparenza della pubblica amministrazione è forse il dato più positivo da registrare, si chiede una svolta nella politica regionale". Abbiamo letto su diversi comunicati stampa che purtroppo tutto rimarrà fermo, congelato, nonostante l'esplosione della "primavera politica". Si ha la percezione che i dirigenti dei partiti, responsabili di tale "débâcle" non sappiano che fare, quasi paralizzati dalle conseguenze delle loro azioni. Per inseguire un progetto di potere hanno sacrificato tutto: la dignità della persona - l'estromissione di Perrin -, accordi decennali con gli alleati - con i "Democratici di Sinistra" -, il rispetto delle regole democratiche, la legalità e la trasparenza nell'Amministrazione, ma questo progetto si è infranto, schiacciato da una valanga di voti: oltre 10mila persone alla Camera e quasi 9mila al Senato hanno voluto con il loro voto "togliere un sassolino" a questo progetto. Anche i più potenti poggiano su piedistalli che possono crollare se se ne scavano le fondamenta; credo che alcune statue di potenti o di chi si comporta come tale sono incrinate, se non cadute, ma non se ne accorgono ancora. Anche se non danno le dimissioni, sono stati dimessi dalla gente, non sono più credibili. La maggioranza dei Valdostani non si riconosce più in loro. La Valle ha scelto altri candidati, un altro progetto, altri valori, un'altra direzione di marcia: quella indicata dall'alleanza autonomista progressista e chiede che anche questa governi in Valle.
Presidente - La parola al Consigliere Sandri.
Sandri (GV-DS-PSE) - Cosa è successo? È successo un "terremoto politico" in Valle d'Aosta, qualcosa di più che un ordinario risultato elettorale che può essere variamente interpretato. È successo che su queste elezioni politiche i 3 schieramenti principali del Consiglio: la Destra, l'area cosiddetta "regionalista" e l'area autonomista progressista hanno scommesso tutto quello che avevano su queste elezioni, qualcuno ha vinto, qualcuno ha perso.
Dobbiamo ricostruire un attimo per capire cosa è successo qualche tappa di questo percorso. Nell'autunno dell'anno scorso i "Democratici di Sinistra", che insieme all'"Union" governavano questa Regione, chiesero agli alleati di poter vedere riconosciuto un ruolo quindicennale di supporto all'attività dell'"Union Valdôtaine" nell'amministrare la nostra Regione, che aveva dato secondo noi dei buoni risultati fino ad allora, con un rappresentante al Parlamento italiano, come candidato insieme a un candidato dell'"Union Valdôtaine". Questo non fu possibile con manovre dilatorie, senza motivazioni esplicite, anzi l'irrigidimento da parte nostra sulla posizione di poter indicare un candidato anche non iscritto ai "Democratici di Sinistra", ma che fosse scelto da noi e non imposto dall'alleato portò il nostro partito ad essere estromesso dalla maggioranza e la nuova maggioranza fu creata con le altre forze regionaliste. Questo passaggio non è stato facile, noi eravamo convinti della giustezza delle nostre posizioni, anche se non corrispondeva in quel momento alla convenienza delle nostre posizioni, ma noi sappiamo ancora differenziare ciò che è importante, e che quindi è giusto, da ciò che invece deve essere secondario e che è la nostra convenienza. Bene, su questa scelta la nuova maggioranza, l'Esecutivo e i partiti che la sorreggono si sono spesi al 100%, in maniera talmente concreta e precisa che poi davvero su queste cose solo la storia avrà modo di fare giustizia nei prossimi anni.
La risposta è stata chiara: quello che non era un nuovo progetto, ma una "minestra riscaldata" da decenni, perché è il tentativo surrettizio con altri nomi di resuscitare le Giunte di Centro, non so come chiamarle, degli anni '80, quella fra l'"Union Valdôtaine" e la "DC", forse perché qualcuno che all'epoca faceva il Presidente della Regione con quel tipo di maggioranza voleva rinverdire giovanili ardori... bene, questa vecchia "minestra" è stata cancellata dagli elettori. Il risultato non è discutibile, non sono i 25mila voti di Prodi rispetto a Berlusconi, sperando che ci siano, è una maggioranza schiacciante! Questa Giunta regionale non rappresenta neanche un terzo dell'elettorato Valdostano e questo significa che, se andate per strada e incontrate 10 persone, solo le ultime 3 forse vi danno ragione! La gente vuole cambiare pagina e, per quanto poco il nostro progetto sia stato costruito per i tempi e per i modi, la gente ne ha capito alcuni elementi essenziali: non più clientelismo, non più ingiustizie, non più stagnazione economica, ma una valorizzazione delle competenze e dei meriti e soprattutto una restituzione agli elettori del loro potere. Basta con le manovre di Palazzo che vanno contro il parere degli elettori ed è quello che è successo per ben 3 volte in questa legislatura: nel giugno 2003, nel luglio 2005, nel febbraio 2006. Gli elettori danno le indicazioni, i politici le rispettino e noi da questo punto di vista ci impegniamo a lavorare affinché gli elettori non solo abbiano la possibilità di eleggere il Consiglio regionale, ma anche l'Esecutivo, perché significa a questo punto avere un po' più di garanzie sul funzionamento delle istituzioni.
Perché è successo? Non vi voglio dare troppi aiuti, credo che il tempo consentirà di capire quello che è successo, però, se vogliamo trovare una via di analisi, credo sia da scegliere nell'agricoltura. Gli alberi, quelli che danno tanti frutti, con il passare degli anni tendono a sterilizzarsi e, se vogliamo mantenere la "renetta" valdostana ancora forte, bisogna saperla tagliare ed innestare su un nuovo melo, magari che viene anche da altre Regioni d'Italia... su un nuovo tronco che gli ridia linfa, per poter mantenere le specificità della nostra mela "renetta", le nostre specificità culturali e politiche dobbiamo intanto sapere che gli "alberi" hanno bisogno di rinnovamento e la politica valdostana ha bisogno di rinnovamento ed è questo che il popolo Valdostano ha detto e che noi, come alleanza autonomista progressista, siamo riusciti ad interpretare. In più questo rinnovamento deve essere un rinnovamento preciso. La gente si è stufata di dover dare deleghe verso Governi che non si sa bene se vanno a Destra o se vanno a Sinistra. Un altro grande elemento di queste votazioni è stata la polarizzazione del voto: i due terzi del popolo Valdostano ha scelto o a Destra, o a Sinistra in modo palese e chiaro, perché? Non per il desiderio di schierarsi o di darsi un'"etichetta", ma perché lì esistono dei progetti di sviluppo ovviamente contrastanti e differenziati, ma che sono chiari, perché ci si pone il problema di dare un certo tipo di strumenti o meno per costruire una necessaria evoluzione di questa Regione. Questa Regione ha bisogno di più libertà, di più giustizia, di più autonomia e di più sviluppo. Se di fronte a tutto questo non siamo oggi davanti alle dimissioni della maggioranza regionale e dell'Esecutivo, evidentemente è perché non si è voluto prendere atto del voto dei Valdostani e penso che continuare su questa strada di far perdere tempo alla Valle d'Aosta nel suo bisogno di rinnovamento, di tale abbarbicarsi scioccamente al potere, perché il potere non c'è più e quindi iniziare una "via crucis" da qui al giugno 2008, sia non solo stoltezza politica, ma il dare uno "schiaffo" alla popolazione valdostana, prendersi gioco di essa e beati voi che avete la forza di assumere tutte le responsabilità!
Presidente - La parola al Consigliere Perrin.
Perrin (GM) - Chers collègues, c'est avec une certaine émotion que je prends la parole peut-être pour la dernière fois dans mes fonctions de Conseiller régional devant cette Assemblée. Il y a presque 13 ans j'assumais ces fonctions avec un sentiment de respect même un peu d'embarras, mais surtout fier d'être un des représentants de notre Communauté dans ce prestigieux Conseil, l'expression la plus authentique des institutions de notre Région autonome. La volonté populaire, après m'avoir accompagné de législature en législature, m'a confié un rôle très important: celui d'être avec Roberto Nicco le représentant de la Vallée d'Aoste au Parlement italien. Nous sommes honorés de cette grande confiance et nous serons les porte-parole attentifs et dévoués des institutions valdôtaines et de tous les Valdôtains.
Mon intervention ne veut pas influencer le futur équilibre politique dans cette Assemblée. Toute analyse et les décisions conséquentes reviennent aux membres de ce Conseil et aux forces politiques. A ce propos je souhaite que toutes décisions soient prises dans le respect des règles et des rôles et que cette Assemblée soit souveraine dans ses décisions futures. Je me permets quand même de faire quelques considérations pour donner ma contribution, qui veut être désintéressée, mais qui veut rappeler l'importance de sauvegarder le rôle des institutions et le respect des fonctions que chacun des élus est appelé à exercer. Je veux à ce propos rappeler une affirmation que le Sénateur Dujany a fait lors d'une de ses déclarations: "l'autonomia e la democrazia non si impongono con la violenza e il sopruso, le istituzioni devono essere al servizio della democrazia sostanziale". Il s'agit de mots très percutants, très pertinents pour notre situation politique valdôtaine. Il faut avant tout avoir le courage de prendre conscience de la situation, condition essentielle pour se remettre en discussion et changer d'attitude. Le vote exprimé lors des élections politiques représente une réponse claire, libre et pacifique, qui "boule" un système politique et surtout les méthodes utilisées dans les derniers temps de la politique valdôtaine. La réponse à ces méthodes a été claire et nette, l'expression populaire a donné un signal fort à la politique valdôtaine, à toute la politique. C'est un signe qui réclame un renouveau, le respect des personnes, l'envie de liberté, mais surtout la nécessité de garantir une démocratie effective et substantielle. C'est un souhait que nous voulons faire à cette Assemblée. Quant à nous, moi-même et Roberto Nicco, nous serons, selon nos fonctions et notre rôle, disponibles à assumer toutes nos responsabilités et à garantir surtout une profitable collaboration avec ceux qui sont à différents niveaux les responsables des institutions valdôtaines.
Presidente - La parola al Vicepresidente Nicco.
Nicco (GV-DS-PSE) - Concordando interamente, essendo in piena sintonia con quanto esposto da Carlo Perrin, mi limito a poche considerazioni. Assicuro intanto il Presidente del Consiglio che opereremo ricercando su ogni specifica questione il confronto con le parti interessate, con gli amministratori, con le categorie, con le associazioni, con i gruppi di interesse per individuare assieme le soluzioni più confacenti alla specifica realtà della Valle d'Aosta. In tale quadro questo Consiglio sarà il punto di riferimento, l'interlocutore essenziale e "incontournable" della nostra azione, tale Assemblea con la sua Conferenza dei Capigruppo e con il Governo, qualunque esso sia, che questo Consiglio esprime; Governo al quale assicuriamo fin d'ora la nostra piena e leale collaborazione nell'interesse della Comunità valdostana, auspicando un analogo e reciproco atteggiamento.
Le questioni aperte sono molte, a partire da quel nuovo Statuto adeguato ai giorni nostri, specie in riferimento all'Europa, oggi così necessario, ognuno ovviamente nel proprio ruolo: questo Consiglio e l'intera Comunità valdostana nel definirne i contenuti e i Parlamentari nel garantirne la forma pattizia nel corso dell'iter Parlamentare; dall'Euroregione del Monte Bianco, più volte evocata, alla rappresentanza della Valle d'Aosta al Parlamento europeo; dagli interventi organici di modernizzazione della linea ferroviaria alla "mise à jour" dell'ordinamento finanziario. Ci auguriamo di poter quanto prima farne, assieme con la Conferenza dei Capigruppo e con il Governo, un esame dettagliato anche in vista delle prossime scadenze parlamentari. Aggiungo che, in quanto eletto nel collegio uninominale, ritengo di dover rappresentare alla Camera dei deputati la Valle d'Aosta nel suo complesso e che per questa ragione mi iscriverò al "Gruppo misto" nella componente politica delle minoranze linguistiche.
Colgo infine l'occasione per ringraziare i colleghi e tutto il personale del Consiglio per la collaborazione ricevuta in quest'aula, nelle Commissioni, per ringraziare i colleghi dell'Ufficio di Presidenza, in particolare il Presidente Perron con cui vi è stata, nella mia funzione di Vicepresidente, un'intesa proficua tanto nel merito delle differenti questioni, quanto nel metodo, improntato sempre al confronto schietto ed aperto.
Presidente - La parola al Consigliere Frassy.
Frassy (CdL) - Il dato del risultato elettorale è importante non solo per le risultanze parlamentari di questa tornata elettorale, ma anche perché sollecita una serie di valutazioni e riflessioni anche in chiave regionale. Auspicavamo di poter intervenire in tale dibattito dopo che l'U.V. - forza che nel maggio 2003 aveva conseguito la maggioranza assoluta - esprimesse una valutazione di tipo politico. Evidentemente questa valutazione di tipo politico verrà forse riservata al prosieguo del dibattito. Noi le nostre valutazioni riteniamo di doverle fare sin da subito e nel commentare questo risultato politico diciamo che l'elettorato valdostano, forse con 10 anni di ritardo, ha fatto una scelta importante e non è tanto la scelta che ha consentito l'elezione dei due nuovi Parlamentari, ma è la scelta di campo di abbandonare quella politica del "ni Droite, ni Gauche", che era stata la caratteristica portata avanti per parecchio tempo dall'"Union Valdôtaine". Questo risultato elettorale non è un caso. Ha pesato il risultato dei 5 anni di mandato dei precedenti Parlamentari che, stando a Roma senza fare scelte di campo netto, alla Valle d'Aosta hanno portato relativamente poco, di conseguenza gli elettori hanno capito che forse in questo momento era il caso di fare delle scelte nette. Scelte nette che noi abbiamo sempre percorso, perché la nostra connotazione politica rientra appieno in un meccanismo di definizione di posizioni e di progettualità politica. "Forza Italia", "La Casa delle Libertà" rappresentano un modo di vedere e di intendere la cosa pubblica antitetico rispetto a certi principi e valori che vengono espressi dalla Sinistra. Prendiamo atto che in Valle d'Aosta, checché se ne voglia dire e nonostante quella che è stata la partigianeria che ha caratterizzato l'informazione locale, un quarto dell'elettorato - un elettore su quattro - si è posizionato sulla sponda del Centro-Destra. Il 25% dei voti validamente espressi in questa Regione sono voti riconducibili all'area del Centro-Destra. Noi abbiamo il rammarico forse di non essere stati in questo momento così bravi, come è successo nel campo che faceva riferimento a Prodi, di mettere assieme in un'unica coalizione tutte queste forze. I colleghi - ancora per questo momento di dibattito consiliare - Nicco e Perrin sono stati bravi: hanno raccolto dall'estrema Sinistra fino a quelle propaggini unioniste che guardavano con simpatia a Prodi. Noi nel Centro-Destra forse non siamo stati abbastanza bravi, ma sicuramente nel Centro-Destra un progetto politico è nato ed è quello che vede i protagonisti "Forza Italia" e "Alleanza Nazionale", che insieme hanno creato i presupposti un domani per riunificare anche in questa Regione, in una prospettiva di bipolarismo, tutto il Centro-Destra. Riteniamo sia importante dare un'alternativa ai Valdostani rispetto all'alternativa che la Sinistra in questo momento ha proposto. La Sinistra è stata brava nell'offrire l'alternativa, ma è un'alternativa che a noi non interessa, proprio perché nella sintesi Sinistra-Destra vi sono due modi di intendere la politica, due modi di intendere la società. Riteniamo che i Valdostani abbiano nel futuro il diritto di potersi esprimere anche in un contesto politico che possa essere diverso rispetto a quello rappresentato da Prodi, al quale si riferisce la coppia Nicco Perrin.
Diciamo che bisogna fare delle scelte politiche, bisogna avere dei progetti politici, bisogna soprattutto avere delle coerenze politiche; allora dico che, per certi versi, ci dispiace di dover essere intervenuti prima che dai banchi dell'"Union" qualcuno potesse alzarsi per esprimere la voce o le voci dell'"Union". Perché vedete, oggi non siamo assolutamente imbarazzati. Siamo soddisfatti di un 17% messo insieme da "Forza Italia" e "Alleanza Nazionale", siamo soddisfatti nella prospettiva che c'è un 25% di elettori che guardano al Centro-Destra e siamo convinti di essere un punto di riferimento per un progetto politico che mira a superare questo 25%, perché vede, Presidente Caveri, lei la sua scelta di campo l'ha fatta. Quando lei ha accettato da Parlamentare di fare il Sottosegretario del "Governo D'Alema" con delega agli affari regionali, lei ha fatto una scelta di campo e di questo gliene diamo merito. Siamo convinti che nella base unionista di oggi siano in tanti ad iniziare ad interrogarsi sulla necessità di fare una scelta di campo: una parte l'ha fatta a favore della "coalizione Nicco Perrin" che ha come riferimento Prodi, una parte non ha avuto forse ancora il coraggio di fare una scelta di campo sul Centro-Destra, ma noi siamo consapevoli e convinti che l'"Union Valdôtaine" non possa essere assimilata e iscritta d'ufficio al Centro-Sinistra ed essere inquadrata nelle file prodiane. Noi siamo convinti che certi valori che vengono espressi in Valle d'Aosta, certi valori dell'autonomia, certi valori della proprietà privata, certi valori della libertà che sono tipici della società valdostana, i valori della famiglia... penso che forse molti non abbiano creduto che fosse già il momento di fare delle scelte e quelli che non hanno fatto le scelte hanno perso. Oggi quelli che hanno perso sono quelli che non hanno fatto le scelte. L'"Union Valdôtaine" in quanto movimento non ha fatto una scelta netta, perché abbiamo letto le notizie "ANSA" uscite a febbraio e quelle notizie dicevano che i candidati Rollandin e Viérin Marco si riconoscevano nello schieramento di Prodi. Ma allora non è una scelta se ci sono due schieramenti che si riconoscono a Sinistra! I giornali locali hanno enfatizzato questa come la scelta unica che può entusiasmare l'elettorato, ma non è scelta scegliere fra Sinistra e Sinistra, perché si va in una situazione dove l'alternativa manca! Evidentemente il fatto che un giorno l'U.V. fosse schierata con Prodi, il giorno dopo dicesse che forse non era poi così schierata, ma lo guardava con interesse ha fatto sì che l'elettorato più coraggioso abbia optato per una scelta netta sul Centro-Sinistra, che vedeva due candidati nettamente schierati. Sarebbe allora importante capire quale progetto politico si rende percorribile per questa Regione.
Il collega Sandri ha sempre la capacità di dare una visione particolare e limitata della coerenza e della realtà della politica valdostana, perché le manovre di Palazzo, caro Consigliere Sandri, il tuo gruppo le ha condivise sino alla giubilazione del collega Perrin, poi prendiamo atto che la politica è movimento e che avete assunto posizioni diverse, però sulle manovre di Palazzo, sulla coerenza bisognerebbe essere anche attenti. Non voglio provocare sterilmente degli interventi; noi non abbiamo disagio ad intervenire in questo dibattito, ma vorremmo anche capire in questo Consiglio qual è il ruolo dei tanti colleghi che siedono nelle fila dell'"Union", a partire da quelli che forse con una sintesi per non citarli per nome potremmo chiamare i "dissidenti", perché comunque hanno espresso un appoggio pubblico nei confronti di due candidature che erano avversate dal proprio movimento politico. Non vorrei pensare che qualcuno abbia immaginato che queste elezioni non erano delle elezioni politiche, con un progetto politico per governare l'Italia, ma che fossero un referendum fra Perrin e Rollandin, piuttosto che fra Nicco e Marco Viérin e che, di conseguenza, alla fine il referendum ha dato un risultato, ma non è cambiato nulla. È cambiato tutto eccome! È cambiato tutto perché è evidente che in questo "agone" politico chi ci rimane deve delineare un percorso che ci porti a chiudere tale legislatura, se è necessario chiudere questa legislatura con diversi aggiustamenti rispetto alla maggioranza in essere. La nostra unica difficoltà perciò oggi è quella di capire quali siano i nostri interlocutori, rispetto a un progetto politico che noi abbiamo e che siamo convinti che da qui al 2008, da qui a quando verremo chiamati a riesprimere questo Consiglio, potrà essere competitivo e alternativo al Centro-Sinistra, senza per questo essere un progetto sganciato dal radicamento che anche il Centro-Destra rivendica - e penso che i risultati ce ne diano atto e merito - sul territorio valdostano e sulle specificità della Valle d'Aosta.
A conclusione della disamina del voto della scorsa settimana diciamo solo questo: la Valle d'Aosta è cambiata perché ha maturato la consapevolezza che la politica è fatta di scelte e chi non sceglie perde!
Presidente - La parola al Consigliere Lavoyer.
Lavoyer (FA) - Grazie Signor Presidente, come gruppo della "Fédération Autonomiste" nel prendere atto del risultato certamente negativo della coalizione "Vallée d'Aoste" vorremmo fare un'analisi serena di questo risultato e soprattutto non strumentale o demagogica; quindi, per certi versi, ho apprezzato molto il tono dei due nuovi Parlamentari Perrin e Nicco, il tono del loro intervento. Fatichiamo invece a capire che cosa vuole l'alleanza di Sinistra, abbiamo sentito dire che dobbiamo andare tutti a casa, ho letto che il rappresentante del gruppo "Arcobaleno" Riccarand dichiara che è ridicolo in questo Consiglio fare riferimento alla volontà popolare del 2003. Dov'è allora la coerenza se oggi chiediamo che bisogna far riferimento alla volontà popolare? Dov'è la coerenza quando si dice che questo Consiglio deve essere sovrano e poi vi sono richieste di dimissioni da tutte le parti, di forze politiche che neanche sono presenti in questo Consiglio! Sembra che "abbaino alla luna" con tale richiesta di dimissioni della "Giunta Caveri"! Questa maggioranza non è nata solo per sostenere la lista "Vallée d'Aoste", tale maggioranza è nata con senso di responsabilità per dare un Governo a questa Regione. Il Consigliere Sandri mente sapendo di mentire quando dice che i "Democratici di Sinistra" sono stati cacciati da questa maggioranza, ma avremmo tempo di spiegare alla gente alcuni passaggi che forse non sono stati sufficientemente visibili.
Noi ribadiamo ancora come "Fédération Autonomiste" il "no" ai "niveaux différents" ma. quando diciamo "no" ai "niveaux différents", noi diciamo "no" ad alleanze non omogenee, noi volevamo alleanza omogenee: omogenee nel Governo regionale, omogenee nel presentarsi alle elezioni politiche, omogenee nel governo della città di Aosta. L'omogeneità delle coalizioni non vuol dire che queste coalizioni devono vincere sempre le elezioni, quindi noi siamo per il "no" ai "niveaux différents" ancora adesso. È piuttosto sconcertante dopo questo risultato elettorale vedere ex Unionisti come l'ex Presidente Louvin attaccare in modo scomposto la lista "Vallée d'Aoste", che per lui è stata per 20 anni quasi una religione, attaccare il Presidente unionista che sostiene la lista dell'"Union Valdôtaine" nella coalizione che si è presentata per queste elezioni. Mi ricordo che sempre i Governi regionali che si sono succeduti hanno fatto la campagna elettorale per le forze politiche che si presentavano alle elezioni nazionali. Louvin vuole da fuori di questo Consiglio nel rispetto dell'istituzione un altro Governo, ma io mi chiedo quanti Consiglieri ha "Aosta Viva" in questo Consiglio, quanti Consiglieri ha "La Margherita" di Calì... Borluzzi, "La Rosa nel pugno", "Alé Vallée", che chiedono le dimissioni di questo Governo, e siamo sicuri che i cittadini valdostani vogliano una maggioranza con "Rifondazione Comunista" e "La Rosa nel pugno"? Io queste certezze non le ho.
"Aosta Viva" e la coalizione capeggiata da Louvin ha una fretta un po' sospetta: se è così sicuro di essere nel giusto, di aver trovato il filone elettorale che lo premierà, perché vuole questa crisi? Perché ha così fretta?... una crisi che non può che portare ad elezioni anticipate. Forse teme anche un brusco risveglio degli attuali alleati che oggi hanno eletto un Parlamentare che comunque si dichiara unionista e domani forse godranno poco o niente di queste vittorie che premieranno altri. Il Consigliere Sandri sul "Travail" mi sembra più prudente, si rende conto che la fretta nasconde una voglia di "Aosta Viva" di capitalizzare da sola l'attuale vittoria, pensare che questo successo possa cancellare il vizio di fondo è pia illusione. Questa vittoria è soprattutto figlia della demonizzazione dell'avversario, una certa arroganza che per certi versi si vuole combattere; non è una vittoria che premia un'identità, una visione della Valle d'Aosta originale, una strategia convincente, un consenso raggiunto attorno a delle linee guida vincenti e forti per la Valle d'Aosta. Il Centro-Sinistra di Perrin e Nicco "naviga a vista", non solo per l'eterogeneità della coalizione, quel volere ad ogni costo tenere sotto lo stesso "tetto", lo stesso "cappello" posizioni conciliabili solamente in un programma indefinito, oppure a maglie larghissime, non solo per questo, ma anche per l'inconsistenza culturale di questo progetto, l'insufficienza della sua analisi che non governa la complessità, dunque non produce un'ipotesi di società futura che definisce modi e principi capaci di costruire non dico un progetto, ma almeno un sentimento comune, se non una battaglia personale... l'unico sentimento comune, l'unico legante. Basta pensare allo sforzo di voler piacere a posizioni estreme, industriali e sindacati, operai e poteri forti, volontariato e borghesia salottiera, autonomia e nemici dell'autonomia e allora, se veramente diciamo che le istituzioni vanno rispettate, io penso che dentro questa istituzione, che al limite si deve sostenere... fare azioni... mozioni di fiducia o di sfiducia ai Governi regionali... Vorrei sottolineare anche al Consigliere Sandri - che adesso difende strenuamente il neo Senatore Perrin - che non mi sembra che il suo comportamento in quanto Capogruppo dell'ex alleato di maggioranza e nella precedente "Giunta Caveri" sia stato sempre lineare... ecco perché la "Fédération Autonomiste" respinge le speculazioni politiche di chi lega il risultato elettorale ad un giudizio sul Governo della Valle d'Aosta, esprimendo la nostra piena e totale contrarietà a qualsiasi ipotesi di scioglimento anticipato del Consiglio Valle, anche perché sarebbe ridicolo credere che gli elettori abbiano dato un giudizio su questo Governo nato da un mese. Abbiamo tempo, vedremo.
La "Fédération Autonomiste" auspica anche che le forze della maggioranza regionale sappiano trarre la giusta indicazione da un voto che chiede più decisione, più concretezza nell'affrontare i problemi della nostra Regione e dei nostri enti locali. Manifestiamo anche una certa preoccupazione - e quindi vedo abbastanza fuori luogo tutto questo trionfalismo - per la situazione politica a livello nazionale, che non pare certamente in grado non solo di rafforzare l'autonomia valdostana, ma di dare un Governo stabile alla nostra Nazione. Direi quindi che i tempi sono tutt'altro che facili anche per coloro che in questo momento hanno vinto e il difficile molte volte è non tanto ripartire dalle sconfitte, ma soprattutto gestire le grandi vittorie, la nostra responsabilità quindi vuole che la Valle d'Aosta abbia un Governo stabile, la Valle d'Aosta vuole delle risposte cari Onorevoli Perrin e Nicco, non parole, non solo "slogan" e non giochi allo sfascio! È per questi motivi che noi ribadiamo fino in fondo la validità di questa maggioranza che, per certi versi, i "Democratici di Sinistra" hanno contribuito a far nascere e saranno gli elettori nel 2008 ha dare un giudizio sui risultati da essa ottenuti.
Presidente - La parola al Consigliere Cesal.
Cesal (UV) - Le résultat des dernières élections politiques, clair et sans équivoques, constitue pour notre mouvement un moment important de réflexion, de confrontation non seulement interne, mais je crois avec l'électorat tout entier de la Vallée d'Aoste. Comme les événements l'ont confirmé et la presse aussi a déjà si bien anticipé, la compétition électorale a été affrontée par notre mouvement de façon partagée, il y a des membres qui ont soutenu la liste alternative à celle officielle de l'"Union Valdôtaine". L'aspect le plus négatif ne concerne pas seulement les sommets, mais je crois qu'il concerne aussi une bonne partie de notre base.
D'analyses ont été faites selon la différente philosophie de ceux qui sont intervenus, à partir de Madame Squarzino, qui propose une alliance d'extrême Gauche jusqu'à l'"Union Valdôtaine". Elle a fait une analyse selon son point de vue, le point de vue de l'extrême Gauche. M. Sandri est intervenu en rappelant que peut-être la coalition qui devrait gouverner cette Région est une coalition constituée par le mouvement "Autonomiste", il a parlé seulement des régionalistes, nous revendiquons le fait d'être des autonomistes, avec la Gauche modérée. Je ne sais pas comment interpréter l'intervention de M. Frassy qui a invité l'"Union Valdôtaine" ou une partie d'elle à regarder à Droite; je ne sais pas si cela en quelque sorte pourrait viser la constitution de "la Maison de la Liberté valdôtaine". Tout le monde évidemment regarde à l'"Union Valdôtaine" et envers ce groupe au sein de ce Conseil.
Il s'agit sans aucun doute d'une situation de difficulté plutôt confuse, qui par contre n'entraîne pas - je prends les déclarations officielles - des conséquences sur les différentes positions pour ce qui est du soutien à cette majorité et à son Gouvernement actuellement en charge de tous les membres du groupe unioniste, M. Ottoz compris, qui va substituer M. Perrin au sein de ce Conseil. Tous ont clairement exprimé leur volonté de soutenir avec loyauté et conviction cette majorité, évidemment jusqu'au Congrès de l'"Union Valdôtaine", qui dans cette situation est souverain. Ce congrès constituera un passage important et délicat dans l'histoire de notre mouvement, qui dure depuis 60 années. Avant cette date évidemment aucun Unioniste peut indiquer un parcours défini sûr, car les hypothèses sur le futur de cette majorité et de ce Gouvernement sont encore toutes ouvertes, c'est une forme de respect envers les congressistes et je crois qu'il ne revient pas au groupe et à son Chef la tâche d'indiquer le futur scénario politique qui pourrait s'ouvrir à la conclusion de cet important débat. Je retiens donc nécessaire repousser la requête de démission arrivée aujourd'hui, car le groupe et la majorité actuelle retient instrumental cette requête. Les élections qui se sont déroulées les 9 et 10 avril regardaient un autre niveau: celui des élections politiques italiennes et pas les élections concernant ce Conseil.
Je ne suis pas par contre à connaissance que Madame Bresso, Présidente de la Région Piémont, ait intention de démission, elle aussi a perdu les élections, ni aucune indication à cet égard nous revient de la plus grande démocratie du monde: les Etats Unis. Les élections de mi-terme sont presque toujours remportées par la force qui s'oppose au Président élu, mais personne ne l'a jamais invité à la démission. Il faut dire que le projet politique qui régit cette majorité n'a pas bien été reçu par l'électorat valdôtain, mais s'impose une profonde réflexion, une confrontation franche et sérieuse pour apporter les éventuelles corrections à cette situation. C'est un devoir qui appartient aux forces politiques, surtout à celles de la majorité, mais les évaluations ne doivent pas être la conséquence d'un coup de tête, mais la suite d'une profonde évaluation des causes qui ont déterminé cette situation.
Je voudrais en conclusion exprimer publiquement au Sénateur Perrin et au Député Nicco mes félicitations les plus sincères pour les résultats qu'ils ont obtenus. Terminée la campagne électorale, oubliés les tons âpres et les polémiques stériles et inutiles, nous ne pouvons que reconnaître la légitimité de leur élection et la légitimité aussi de leur rôle en tant que représentants de l'entière Communauté valdôtaine. A Rome ils auront le droit-devoir de représenter la Vallée d'Aoste et ses institutions. Je suis sûr que les entités locales valdôtaines pourront bénéficier de leur œuvre et de leur engagement, ainsi que toute la population valdôtaine. Je souhaite qu'une bonne collaboration puisse s'entamer entre cette institution et nos deux Parlementaires sur des questions importantes qui regardent l'entière Communauté: je me réfère à la question de l'entente préalable pour ce qui concerne notre Statut d'autonomie; le fort soutien à la requête d'obtenir la révision de la loi électorale qui concerne l'élection au Parlement européen afin que notre Région, ainsi que toutes les autres Régions italiennes qui ne sont pas représentées officiellement, puissent faire valoir leurs instances au sein des institutions continentales. Un engagement fort à faire fonctionner de façon adéquate aux modernes exigences la Commission paritaire, qui dans les dernières années n'a pas donné de bons résultats selon les attentes et sa capacité opérationnelle; travailler pour la constitution d'une Eurorégion du Mont Blanc, ainsi que pour une longue série de rapports entre la Région autonome et l'Etat concernant la Caserne Testafochi, siège prévu de notre Université; la liaison ferroviaire Aoste-Turin et Aoste/Pré-Saint-Didier; le problème du trafic des poids lourds à travers le tunnel du Mont Blanc; puis une longue série d'autres arguments qui ne sont pas secondaires, mais que j'évite d'indiquer pour ne pas vous ennuyer. Le travail ne manquera pas à nos Parlementaires, mais il faut avoir la volonté d'adresser tous les efforts dans la même direction pour le bien de cette Communauté. Par honnêteté nous devons leur dire que nous vigilerons sur leur action, nous contrôlerons si l'engagement pris en campagne électorale avec les Valdôtains sera respecté. La coalition qui les a soutenus est une coalition hétérogène plus variée, la position de cette coalition n'est pas univoque à ce propos sur des thèmes importants, comme celui qui concerne par exemple le droit d'obtenir un siège au Parlement européen. Quand nous en avons discuté dans cette salle, ils ont tenu une attitude nettement contraire avec celle des autres forces politiques majoritaires de l'époque, en polémiquant avec la majorité qui soutenait cette thèse. Aujourd'hui ils ont signé un accord pour ce qui concerne la révision de cette loi. Nous vigilerons et nous leur faisons nos souhaits sincères de bon travail, mais nous rappelons encore une fois que nous serons là à vérifier leur attitude par rapport aux vrais problèmes de notre Région.
Presidente - La parola al Consigliere Viérin Marco.
Viérin M. (SA) - Certamente non è andata come pensavamo, con onestà intellettuale dobbiamo ammetterlo. Rimane per noi solo l'amarezza di non essere riusciti a spiegare ciò che era in gioco con queste elezioni politiche, perché non erano in gioco gli equilibri regionali o le vendette personali, secondo noi, ma una rappresentanza della Valle d'Aosta che si ponesse fuori dagli schieramenti nazionali. È qui che sta la discussione per il futuro. Un obiettivo che riteniamo ancora fondamentale e che vogliamo augurarci che sia ben presente nei nostri due nuovi Parlamentari, ai quali auguriamo sin da oggi un proficuo lavoro per la Valle d'Aosta. Noi tutti riteniamo che il risultato negativo sia venuto da una serie di concause: una delle più significative è stata la volontà dell'elettorato di dare un chiaro segnale di protesta e, se volete, di delusione. L'occasione delle elezioni politiche è stata accolta da molti per esprimere il proprio dissenso su quanto è accaduto fino ad oggi. A partire dalle ultime elezioni regionali, questi 3 anni sono stati senza dubbio fra i più difficili della legislatura del Consiglio regionale: franchi tiratori, 3 Governi, vari distinguo, prese di distanze e quant'altro hanno lasciato a molti elettori "l'amaro in bocca". Un mese di campagna elettorale non è riuscito quindi a dissuadere chi questo "amaro" voleva esprimere con un voto che fosse letto come tale. Va detto che se l'intenzione di questi elettori va rispettata, non altrettanto si può dire di chi ha preso a prestito questa occasione per "pescare nel torbido" e puntualmente ne abbiamo avuto conferma subito dopo le elezioni con interventi un po' così, non voglio utilizzare altri termini. A tutti questi vorremmo dire: "adelante Pedro, ma con giudizio".
Prima considerazione. Abbiamo sentito le forze politiche della lista risultata vincitrice - da "Rifondazione Comunista" ai "Democratici di Sinistra", alla "Rosa nel pugno", ai "Verdi", alla "Sinistra alternativa" - parlare della necessità di una ventata di correttezza e di onestà. A proposito di correttezza e onestà, come è possibile affermare che i Valdostani hanno bocciato il progetto politico delle forze autonomiste? Quali elementi aveva in mano l'elettorato per giudicare una maggioranza ed un Governo nati a meno di un mese e mezzo dalle elezioni? Si pensa davvero che si possa interpretare questo voto come ponderata espressione sul lavoro svolto in un mese o sul lavoro non svolto? Suvvia, siamo seri, collega Squarzino, quando afferma in un passaggio del suo intervento che questo è un voto contro l'"Union", contro Rollandin, contro Dino Viérin, contro Caveri, "e chi più ne ha più ne metta", e non ha citato, se non perché si è accorta di essersene dimenticata, la partecipazione del Centro-Destra a quelle elezioni, ma ha "preso" solo il discorso dell'area autonomista come avversari... o quando ha difeso i "Democratici di Sinistra" e in questa sala fino a 2 mesi fa li ha tacciati di altra condotta, o di altro agire, ma tacciati pesantemente! Non voglio ricordare le innumerevoli occasioni, il collega Cesal ne ha citate alcune, ma ve ne sono tantissime.
Il collega Sandri ha dichiarato qui quello che invece non ha voluto far trasparire in campagna elettorale, ovvero la scelta di ripiego, perché, quando oggi il collega Sandri ha parlato di questa situazione, non ha menzionato minimamente la Sinistra, ma la scelta di ripiego è venuta a galla in maniera inequivocabile quando si è detto di non aver avuto il "candidato targato", quindi si è scelta un'altra strada. In effetti è vero, quando c'è stato il discorso del "Governo Caveri", il collega Sandri ha votato il "Governo Caveri" e non il "Governo Perrin", tanto per essere chiari! Ed era qui presente. Dove erano quindi fino ad ieri i "Democratici di Sinistra"? E perché ha sempre sostenuto il "niveau divers" nel passato? Abbiamo elementi chiari, i giornalisti hanno riportato sui loro giornali tutti quei passaggi sui "niveaux divers". Oggi è cambiato completamente perché qualcuno ha detto che forse era meglio fare scelte diverse da un candidato targato, quindi la scelta di ripiego porta a smentire tutto quanto si è fatto fino ad ieri. Se si volesse prendere come abitudine quella di eleggere il voto per le politiche come indicazione per gli equilibri regionali, non bisognerebbe mai scordare il passato e qui vado su una considerazione più globale rispetto a quella di prima. Come mai quando 5 anni fa, allora candidato delle forze autonomiste, Collé si impose sul candidato delle Sinistre, Fiou, non si disse che l'elettorato aveva bocciato l'alleanza a Sinistra? Come no?
(interruzione della Consigliera Squarzino Secondina, fuori microfono)
... era perfettamente così, perché la "candidatura Fiou" fu una proposta di un Governo più spostato a Sinistra. Se vogliamo essere seri, cominciamo a non prendere in giro i Valdostani invocando la coerenza per poi essere smentiti un minuto dopo!
Resta ancora da far chiarezza su un punto, sempre nei confronti dell'elettorato: quale progetto alternativo si propone per la Regione visto che qui tutte le volte si dice da parte di qualcuno che bisogna chiedere il "cambio della guardia" sapendo dove si va a finire? Allora quale progetto per questa Regione? Di questo non si è parlato molto in campagna elettorale, anche perché vari rappresentanti di forze politiche li abbiamo visti solo quasi magicamente apparire nei festeggiamenti, mentre sono stati assai meno presenti nei vari comizi. Dunque, che si abbia onestà intellettuale, si dica chiaramente ai Valdostani - sempre che sia così - che "Verdi", "Sinistra alternativa", Rosa nel pugno", "Rifondazione Comunista" sono parte integrante del progetto politico che si vuole contrapporre a quello delle forze autonomiste. Ci separano circa 2 anni dalla scadenza naturale di questa legislatura, 2 anni nei quali da parte nostra dovremo dimostrare con scelte concrete ed efficaci la bontà di questo progetto; 2 anni nei quali da parte di chi si dichiara alternativo si potranno meglio definire i contorni di ciò che si propone e soprattutto di chi è in questa compagine. Così i Valdostani potranno scegliere il nuovo Consiglio in un clima di maggiore serenità rispetto al presente. La "Stella Alpina" lavorerà per dare di nuovo un po' di tranquillità e stabilità a questa Valle, come già dichiarato un mese e mezzo fa. Riformuliamo in questa occasione ai nostri Parlamentari i nostri migliori auguri per il lavoro che dovranno svolgere e ringraziamo tutti gli elettori che hanno partecipato a questo appuntamento elettorale qualsiasi decisione sia stata da loro presa.
Presidente - La parola al Consigliere Bortot.
Bortot (Arc-VA) - Mi sembra che, nel momento in cui dovremmo festeggiare il punto più alto della democrazia che sono le elezioni, vi sia un clima funereo qui dentro veramente incredibile! Si vede che la democrazia è un "optional". Mi risulta che sia stata fatta una distribuzione di "bostik" all'entrata oggi per la Giunta regionale, in modo che non ci si possa staccare dalla sedia... A parte le battute, Viérin Marco, forse sei stato il meno sconfitto, nel senso che la percentuale dei voti di Viérin Marco è stata pari a quella di Rollandin. Nessun commento, nessuno dice niente? Qual è la componente politica di quella coalizione che è stata sconfitta? Non credo sia quella di Viérin Marco, è stata un'altra, oppure le persone che dirigono un'altra formazione politica.
È vero che sul piano teorico il Governo regionale non dovrebbe fare riferimenti ai risultati elettorali delle politiche, è anche vero però che nel dire questo ci si dimentica che nel 2003 c'è stato un mandato elettorale regionale per una coalizione perlomeno autonomista e di Centro-Sinistra. Nel percorso un po' di tempo fa si è abbandonata questa coalizione, ne è nata un'altra, vi sono state le politiche che hanno ribadito la sconfitta di questa coalizione e l'indicazione di far riferimento a quella espressa dalle urne nel 2003. Non ne teniamo conto? Viérin Marco dice: "gli Autonomisti...", ma il 40% "e fischia" dei Valdostani che hanno votato alle ultime elezioni non sono autonomisti? Il concetto di autonomia è cioè legato a una coalizione o non è legata piuttosto a dei contenuti, a degli ideali, a uno spirito? In cosa noi saremmo meno autonomisti della coalizione che ti ha espresso come candidato? Allora ci confrontiamo sui contenuti e noi siamo disposti a star qui 2 o 3 giorni, perché sul piano dei contenuti dell'autonomia, vista la gestione del Governo regionale negli ultimi tempi, avremmo un sacco di cose da dire.
L'altra cosa che vorrei dire al Consigliere Lavoyer... ma veramente qui dentro il pericolo è di una sparuta pattuglia di "Rifondazione Comunista", per la quale simpatizzo anche se non ho la tessera, o i pericoli derivano da decisioni di questo Governo regionale? Ci mettiamo a discutere altri 3 giorni? Veramente, Consigliere Lattanzi, il pericolo è "Rifondazione Comunista"?
(interruzione del Consigliere Lattanzi, fuori microfono)
... a parte lo spirito, ci sono due modi di vedere l'autonomia e due modi di essere in Europa e nel Governo regionale; allora non è che se ne può cancellare uno e legittimare il proprio senza discutere.
Un altro argomento che vorrei introdurre è dove finisce la fedeltà al partito politico e dove comincia la dignità personale. Faccio un esempio. Assessore Fosson, dove inizia la sua dignità personale e dove finisce rispetto all'appartenenza a questo Governo rispetto ai risultati elettorali, non è obbligato a rispondermi, deve rispondere alla sua coscienza, credo. Assessore all'agricoltura, dove finisce la sua appartenenza al movimento e dove inizia la sua coscienza personale? Saltiamo poi l'Assessore Marguerettaz, il Presidente Caveri e l'Assessore Cerise, andiamo all'Assessore Charles: stessa domanda. La domanda con maggiore gravità la faccio all'Assessore Pastoret, che conosco da 30 anni. Assessore, abbiamo fatto molte battaglie assieme nel sindacato contro la candidatura olimpica; rispetto ai risultati elettorali di questo giorno, e lei è diventato Assessore su un cambio di maggioranza senza mandato elettorale, perché quello del 2003 non è un mandato elettorale per questo tipo di maggioranza, confermata dai risultati politici, non senti il dovere - ti do del tu - a questo punto, dopo questo tentativo di un Governo di questo tipo, sconfitto due volte, di "alzare il sedere", vedere se il "bostik" è così forte, alzarti e andartene? O non riconosco più l'Assessore Pastoret, o c'è una scissione, una dicotomia fra l'essere Assessore a qualsiasi costo e a qualsiasi condizione, di conseguenza il clima funereo lo capisco, perché se si avesse un minimo di coerenza, bisognerebbe alzarsi, staccare il "bostik" dalla sedia, dare le dimissioni e riprendere non tanto il mandato elettorale uscito dalle politiche dell'altra settimana, che non c'entra niente - si dice qui dentro - con il mandato del 2003, ma si riprende il mandato del 2003 riconfermato dalle elezioni dell'altro giorno e si può fare anche un nuovo Governo. Non l'ha ordinato il dottore che qui dentro debba arrivare un Commissario da Roma per gestire le cose che siamo in grado di gestire da soli. Voi ridete, ma veramente c'è un disprezzo del mandato elettorale, delle istituzioni che vorreste rappresentare... della capacità di stare attaccati a queste sedie... dell'incapacità di confrontarsi con la popolazione che vi ha bocciato sul piano politico, allora ve lo dico seriamente: se avete un briciolo di coscienza politica, dovete alzare il sedere, oppure - mi rifaccio all'Assessore Fosson - forse non basta una messa al giorno, bisognerà andare almeno a due, tanto per essere molto chiari! Se non si è capaci di prendere atto di un mandato politico negato dalla popolazione e di essere coerenti... poi ci spiegherete perché non date le dimissioni, sulla base di quali criteri, sul fatto che esiste una crisi strutturale che non avete mai avuto la capacità di affrontare, per cui adesso si dirà: "noi stiamo seduti, perché è nostro dovere di amministratori". Va bene, ma non è detto che voi in qualità di amministratori dovete sedere lì, potete sedere dall'altra parte, cedere il posto per esempio ad appartenenti del vostro movimento politico che hanno dissentito dal modo di essere della maggioranza del vostro movimento politico. Credo che l'Assessore Fosson non sia neanche iscritto all'"Union", quindi non capisco questa fedeltà al partito e al movimento. Consigliere Lattanzi, siamo a livello dell'integralismo, del centralismo democratico: libertà, democrazia, dignità, poi, quando è il momento il centralismo democratico, ha il sopravvento su tutto! Quindi prima di obbedire e ascoltare il voto di un popolo, ascolto il mio partito, di conseguenza sono legittimato di continuare a sedere su quelle sedie.
Presidente - La parola al Presidente della Regione, Caveri.
Caveri (UV) - Moi aussi je voudrais me féliciter avec les élus au Parlement italien. Evidemment ils sont déjà partis pour Rome le Sénateur Perrin et le Député Nicco. Le Gouvernement valdôtain, dans la logique d'un rapport institutionnel correct après la première séance des Chambres, fixée pour le 28 avril, invitera les Parlementaires à une rencontre officielle pendant une séance du Gouvernement pour faire le point sur les dossiers qui nous intéressent. Ce ne sera pas face aux résultats électoraux une législature nationale facile, en tenant compte des résultats qui ont démontré l'existence dans le Parlement italien d'un équilibre très incertain, donc il s'avérera indispensable d'être collaboratifs autour des différents problèmes que nous avons avec Rome. Il faudra s'efforcer et vérifier sur les questions concrètes qu'il n'y ait pas de contradictions, car j'ai l'impression que, quand on regardera dedans les problèmes, peut-être qu'il y aura de petits problèmes pour des visions différentes.
J'ai suivi le débat sur les déclarations du Président du Conseil, les gagnants et les perdants comme d'habitude, c'est le jeu de la démocratie. Parfois il y a même des difficultés à comprendre qui sont les gagnants et qui sont les perdants, mais c'est dans la logique actuelle d'une certaine confusion. Ce Gouvernement reste ici, non parce qu'il y a un "bostik equo e solidale", mais parce qu'il y a la confiance qu'on a eu en 2003 et je pense que tous ceux qui sont impatients peuvent attendre 2008. Pour les élections régionales le temps viendra avec un système électoral tout à fait différent. Quand on dit que le Gouvernement reste ici, c'est parce qu'il y a eu une discussion politique dans les différentes instances démocratiques, d'une démocratie représentative, il n'y a pas un plébiscite qu'on peut transporter d'un côté à l'autre de l'échiquier politique et d'ailleurs nous avons des règles dans ce Conseil, qui nous reviennent du Statut d'autonomie, et qui permettent n'importe quand de changer un Gouvernement, sans penser aux élections anticipées, parce que nous sommes contraires. L'idée d'un commissaire nommé par le Gouvernement italien qui puisse pendant une certaine période gouverner le Val d'Aoste ce n'est pas un grand choix autonomiste. En politique le scénario change avec rapidité et je suis sûr que le travail de cette majorité et de ce Gouvernement pourra répondre avec les faits aux problèmes que nous avons à résoudre.
C'est vrai quand même que les débâcles électorales doivent nous faire raisonner et les leçons doivent nous obliger à l'autocritique. Ce que je trouve important c'est qu'on n'a pas eu la sensation de ces élections politiques, on n'a pas eu la capacité de comprendre qu'il y avait des intentions d'unir peut-être, d'alerter les différentes forces politiques. C'est vrai qu'on pourrait longuement discuter sur les responsabilités. Quand il y a des victoires c'est plein de "pères" et de "mères", tandis que, quand il y a des débâcles, personne ne veut s'assumer les responsabilités. Moi, en tant que Président de la Région qui est là depuis 9 mois, donc je pense que la chaîne des responsabilités pourrait donner même des effets paradoxe sur les événements qui ont touché la politique valdôtaine avec les élections politiques, mais moi je m'assume mes responsabilités, le Gouvernement le fait, la majorité toute entière doit réagir aux événements en sachant que le juge le plus important pour nous reste l'électorat, mais chaque élection a son histoire.
Quelqu'un a dit: "le Gouvernement régional s'est engagé dans la campagne électorale", bon moi j'ai été candidat à la Chambre des députés 4 fois, chaque fois quand il y avait un Gouvernement unioniste le Président participait avec beaucoup d'engagement aux élections politiques, c'est tout à fait naturel, cela fait partie de la "démocratie de proximité". On verra, évidemment les vainqueurs pensent de transférer tout court ces événements sur 2008, moi je suis convaincu que c'est une banalisation de la réalité et qu'on verra des résultats fort différents dans les élections régionales de 2008. Je répète: le travail qui doit être accompli n'est pas facile, c'est utile d'avoir ce passage politique qui transfère toute une série de sentiments, d'humeurs, de requêtes et d'espoirs, mais le Gouvernement reste là avec sens de responsabilité, sans penser qu'il y a pour un Gouvernement l'éternité. Chacun de nous doit se tenir aux règles du jeu démocratique et donc je répète ce Gouvernement reste actif dans son travail au quotidien. Evidemment on verra les événements futurs. Je le répète: ce qu'il y a d'important c'est que c'est plus facile apprendre des choses à travers la débâcle plutôt qu'avec la victoire, donc je suis convaincu qu'il y a des leçons à tirer, nous serons à même de le faire.
