Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1868 del 5 aprile 2006 - Resoconto

OGGETTO N. 1868/XII - Situazione della Tecnomec e predisposizione di un piano di intervento per aziende industriali in crisi. (Interpellanza)

Interpellanza

Premesso che:

- la Giunta con la deliberazione 701 del 10 marzo ha incaricato Finaosta spa di valutare il piano industriale e finanziario presentato da Tecnomec srl, al fine di procedere all'acquisto di beni immobili della stessa, previa loro valutazione;

- nel corso dell'audizione sindacale del 22 marzo u.s. è emerso che dall'ottobre 2005 la Giunta, in accordo con i sindacati e la proprietà di Tecnomec srl si era impegnata a garantire l'acquisto dei beni immobili necessari a fornire liquidità all'azienda;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interpellano

Il Presidente della Regione e l'Assessore Delegato per conoscere:

1) i motivi per i quali le valutazioni di congruità del prezzo degli immobili e la percorribilità giuridica dell'operazione non sono stati effettuati dalle strutture regionali;

2) i motivi per i quali sono passati sei mesi dagli impegni presi con la proprietà al momento di adottare la deliberazione 701;

3) perché sino ad oggi, a fronte di una diffusa e grave situazione di crisi dell'industria in Valle d'Aosta, non sono stati attuati interessamenti analoghi a quello indicato in premessa;

4) se sia intenzione adottare un piano generale di intervento a supporto del comparto industriale in crisi e in caso positivo con quali tempi e contenuti.

F.to: Frassy - Tibaldi - Lattanzi

Président - La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (CdL) - Vorrei, a premessa dell'illustrazione dell'interpellanza, avere chiaro se l'Assessore all'industria ritenga di poter rispondere, in quanto su questi 4 punti un punto sicuramente riguarda impegni che sono stati presi dal Presidente della Regione; perciò, Assessore, per evitare fraintendimenti ed equivoci, non so se ritenga di dare lei risposta a questa interpellanza o se ritiene che l'interpellanza debba essere discussa presente il Presidente Caveri...

(interruzione dell'Assessore La Torre, fuori microfono)

... perfetto.

Allora, l'argomento non è nuovo, in quanto il nostro gruppo lo ha già portato in discussione nello scorso Consiglio in conseguenza all'iniziativa della Giunta che, in data 10 marzo, con deliberazione n. 701, ha adottato una serie di provvedimenti finalizzati al salvataggio di "Tecnomec". Evito in questa fase dell'illustrazione di ripetere considerazioni già fatte recentemente in quest'aula, ma rispetto a quanto abbiamo detto 15 giorni fa, riteniamo che siano necessari alcuni ulteriori elementi di precisazione per poter avere una visione più chiara di quello che sta accadendo attorno all'operazione "Tecnomec".

Sappiamo che l'Amministrazione regionale ha qualcosa come circa 3.000 dipendenti con una serie di strutture importanti e con una serie di professionalità indiscutibili; allora vorremmo capire come mai nella deliberazione che la Giunta ha adottato il 10 marzo, le valutazioni sulla congruità del prezzo e le valutazioni sulla fattibilità dell'operazione giuridica, che vedrebbe un intervento finanziario di acquisizione patrimoniale da parte dell'Amministrazione regionale, non siano state effettuate dagli uffici regionali - ricordo l'Ufficio del patrimonio, piuttosto che l'Ufficio legale -, ma siano state demandate ad un'istruttoria esterna affidata a "Finaosta", istruttoria esterna che, fra l'altro, prevede anche un onere finanziario stimato in quella deliberazione in 50mila euro. Ricordo che su situazioni complesse erano state fatte istruttorie di valutazione peritale e stima di beni dagli uffici del patrimonio: un esempio per tutti la vicenda complessa delle miniere di Cogne e delle sue pertinenze, ed era stata quella una valutazione fatta dagli uffici interni; perciò vorremmo capire - ed è il 1° quesito che poniamo - quali sono i motivi che hanno portato la Giunta ad affidare a "Finaosta" queste due valutazioni: l'una, di fattibilità giuridica; l'altra, di congruità del prezzo.

Il 2° punto pensiamo che sia centrale nella vicenda politica che è nata attorno a "Tecnomec". Abbiamo appreso il 22 marzo, dal colloquio che c'è stato con le rappresentanze sindacali, che in realtà la deliberazione del 10 marzo aveva un precedente non di tipo amministrativo, bensì di tipo politico. I sindacati hanno detto che dal mese di ottobre 2005 l'Amministrazione regionale - quando si parla di "Amministrazione regionale" normalmente tendiamo ad individuarla in chi la rappresenta e, di conseguenza, nel Presidente della Regione, e devo dire che questa nostra intuizione ci è stata confermata dai sindacati - aveva preso una serie di impegni con la proprietà, al fine di portare a compimento quel salvataggio che è sintetizzato nella deliberazione del 10 marzo e che avrà poi bisogno di una serie di atti conseguenti.

Cosa chiediamo? Chiediamo come mai sono passati 6 mesi apparentemente senza fare nulla fra gli impegni adottati in ottobre e la deliberazione adottata a marzo, e diciamo "senza far nulla" a fronte di una situazione che, a detta dei sindacati, non è grave, ma è gravissima e si misura a settimane, nel senso che la fattibilità - al di là della verifica di tipo giuridico - doveva essere improntata alla tempestività. Allora, a fronte di una situazione così grave e a fronte di questa sensibilità dimostrata dall'Esecutivo, ci domandiamo come mai sono passati 6 mesi? Cosa avete fatto in questi 6 mesi a fronte degli impegni presi?

Il 3° punto dell'interpellanza sposta l'attenzione dal caso particolare della deliberazione in esame, che riguarda esclusivamente il salvataggio di "Tecnomec", a quella che è una situazione di grave e diffusa crisi dell'industria nella nostra regione. Una situazione che ha visto la chiusura di aziende importanti dal punto di vista produttivo ed occupazionale; ricordo i casi più recenti: "Artech", "Zincocelere", "Balzano", "Fey Autotrasporti", aziende che hanno rappresentato nel panorama industriale di questa regione momenti importanti dal punto di vista occupazionale e che sono state chiuse senza che ci fosse da parte dell'Amministrazione regionale intervento alcuno. Allora le domandiamo, Assessore, per quale motivo iniziative come quelle della deliberazione n. 701 del 10 marzo non siano state adottate anche nei confronti di queste altre situazioni industriali; e potrei continuare citando addirittura la situazione di grave crisi che sta attraversando "Tecdis", anche in questo caso non c'è stato questo tipo di interessamento, di conseguenza quali sono i motivi che hanno fatto sì che nel passato queste attenzioni non venissero poste da parte della Giunta.

Nella prospettiva dell'interesse generale, e l'industria - l'Assessore ne converrà con noi - rientra in un concetto di interesse generale, che tipo di indicazioni e di azioni politiche pensate di mettere in atto? Ricordo che con il Presidente Perrin era stata dedicata un'intera sessione consiliare a tema sulla crisi dell'industria, erano state fatte tante parole, erano stati presentati alcuni documenti abbastanza vaghi, di indirizzo, sul presupposto che poi la Giunta avrebbe portato all'attenzione dell'aula una serie di provvedimenti concreti e mirati per risolvere la situazione di grave crisi del comparto.

È passato più di un anno, ma di piani generali per far fronte all'emergenza dell'industria, al di là di alcune misure spesso di carattere amministrativo, cosiddette "a tampone", o al di là della legge votata da tutte le forze presenti in quest'aula sull'anticipazione della cassa, nulla è stato fatto nel concreto! Allora vorremmo capire se quelle dichiarazioni, datate oltre un anno fa, sono state superate da altre considerazioni politiche o se dobbiamo registrare un ritardo della politica rispetto alle esigenze della società e, in particolare, del comparto industriale. Nel caso invece auspicabile che vi sia l'intendimento di arrivare a definire un piano più generale di intervento nel comparto industriale, vorremmo capire quali sono i tempi che l'Assessore ipotizza e quali sono i contenuti, se di queste cose già se ne è parlato a livello di Giunta o a livello di maggioranza. Queste sono le domande che poniamo nell'interpellanza, a corollario di una vicenda che nasce su un problema particolare, ma che dovrebbe avere un'attenzione più generale, perché l'industria in Valle d'Aosta è in crisi e purtroppo gli interventi devono essere fatti con una visione più generale.

In base alle risposte dell'Assessore, mi riservo ovviamente una replica.

Président - La parole à l'Assesseur aux activités productives et aux politiques du travail, La Torre.

La Torre (FA) - Innanzitutto la ringrazio per questa interpellanza, perché permette di riportare l'attenzione su questa problematica che lei ha ben esposto e che ci preoccupa tutti.

Credo che non si possa parlare solo di "crisi dell'industria" se non si fa riferimento a quello che comporta una crisi dell'industria, ovvero comporta il problema delle maestranze e dei lavoratori che operano all'interno di questa industria; quindi non è solo un problema dell'industria, è anche un problema di chi partecipa all'attività di queste imprese. È chiaro che qui si intreccia un po' il rapporto che c'è fra un ente pubblico e società private che operano nel settore privato. È evidente che diventa semplice da comprendere che è molto difficile che imprese - che non siano in difficoltà - non si rapportino con enti pubblici, se non e solo nel momento in cui entrano in difficoltà per trovare delle soluzioni insieme all'ente pubblico. Quando lei mi viene a parlare di "cosa si fa per l'impresa", io dico che prima di tutto bisogna che anche gli imprenditori - e io sono un imprenditore - comincino a ragionare in un modo completamente diverso, perché non possono gli imprenditori capitalizzare i profitti e poi, nel momento delle difficoltà, dividere le perdite: su questo posso, in linea di concetto, essere perfettamente d'accordo con lei, ma da questo dobbiamo riportare le cose nella dimensione in cui sono, altrimenti facciamo solo un esercizio di filosofia, ma alla fine questo esercizio non è utile né agli imprenditori, né all'ente pubblico e tanto meno alle maestranze che lavorano in questi stabilimenti!

Credo che forse il punto fondamentale possa essere quello di prendere coscienza che in Valle d'Aosta c'è una crisi dell'industria. La crisi è nei fatti, bisogna che in qualche modo collettivizziamo questa sensazione di crisi, ma non come maggioranza o come opposizione, con coscienza e responsabilità di amministratori e senza cercare, in questo, un terreno di scontro o di speculazioni politiche, ragionando ognuno con il proprio percorso culturale e con le proprie posizioni politiche.

Lavoriamo tutti quanti assieme per produrre una legge che possa inquadrare all'interno di un percorso situazioni di crisi delle imprese industria. Non ci dimentichiamo che un tipo di norma di questo genere è comunque soggetta al controllo della CE; ecco che allora occorre ragionare su un argomento di questo genere con estrema attenzione, altrimenti si potrebbe cadere nel rischio di infrangere una normativa europea e di non ottenere il risultato che ci vogliamo dare. Questa legge non c'è, ecco perché probabilmente non è stato così semplice individuare i percorsi, ma nello stesso tempo vengo a dire che questa legge non c'è non perché ci sono carenze precedenti politiche in merito alla capacità di pensare o immaginare una legge di questo tipo, perché di fatto adesso stiamo comprendendo fino in fondo, in modo significativo, la crisi industriale in tutta l'Europa e, in particolare, nella nostra regione. Queste sono quelle classiche leggi che mai nessun governo vorrebbe prendere, perché nel momento in cui tu vai a creare una norma per le imprese che sono in situazione di crisi, prendi coscienza anche di una sorta di fallimento della politica industriale.

Lei però mi deve dare atto con coscienza che questo è un problema non solo della Valle d'Aosta, ma di tutto il Paese. Ascolto i dibattiti politici e questo mi sembra di capire che sia un problema che si vive in tutte le Regioni, che è un momento di riflessione anche a livello nazionale, quindi di sicuro - faccio appello alla sua intelligenza - non penserà che questa è una responsabilità che deriva dai comportamenti di una singola persona, di un singolo Assessore o di una Giunta... È una realtà che dobbiamo affrontare, quindi anche su questo sono d'accordo con lei che occorre prendere atto di questa crisi; occorre predisporre una legge che sia chiara e permetta di non avere più interpretazioni, confusioni o scontri su quello che è un argomento delicatissimo, perché non tocca solo gli imprenditori, ma tocca tanti lavoratori.

In questo caso particolare di una cosa sono sicuro: della trasparenza, perché è tale l'attenzione che c'è su tale questione che - di sicuro - tutta questa attenzione produce una trasparenza. Le frasi vengono lette con precisione, si interpretano le virgole, si legge e si rilegge una deliberazione, di sicuro questo testimonia che proprio l'attenzione della minoranza evidenzia un percorso che si sta costruendo nell'interesse, certamente forse non nell'ambito di una politica di "meno Regione e più impresa", non ho difficoltà a dirlo, ma quello è il mio progetto politico e lei sa meglio di me che il progetto politico, se è serio, non si costruisce in una settimana o in un mese, ma si costruisce mattone dopo mattone in un percorso di confronto, di condivisione, su cui poi bisogna spostare tutta una politica. Quindi non può questo essere inquadrato all'interno di un'affermazione che ho fatto con estrema chiarezza, ma deve essere inquadrato nella serietà e nella responsabilità di amministratori, di Consiglieri regionali tutti, perché non è che qui c'è da prendersi un merito, c'è da prendersi una responsabilità: la responsabilità di garantire in un quadro di una Regione come la nostra la tutela di 130 posti di lavoro! Questa è la responsabilità, e le responsabilità comportano molte volte anche purtroppo la rinuncia temporanea a risposte più ampie e più globali, che forse potrebbero darle anche più soddisfazione per come lei ha impostato l'argomento. Ciò non toglie che noi dobbiamo rispondere oggi al problema della "Tecnomec".

Sarò preciso nel risponderle a tutte le singole domande, perché su questa interpellanza è evidente che la competenza è mia, quindi ho il dovere di risponderle su tutte le singole domande, però si deve comprendere che su un argomento come questo credo che non si possa pensare, in momenti come questi, di fare speculazioni politiche. Non sono qui a fare il ragionamento: se salvare l'impresa vuol dire accrescere politicamente un'influenza... no! Sono qui sinceramente a parlare di una preoccupazione che c'è nella bassa Valle, perché quando si parla di "Tecnomec" si parla anche di "Tecdis", si parla anche di "Balzano", si parla di tante altre realtà; lei le conosce e sono convinto che, con me, le condivide. Dobbiamo pensare che c'è tutta un'economia nel suo complesso che gravita sui lavoratori delle imprese, che è l'economia del piccolo commercio, che è l'economia della realtà quotidiana di Paesi che vivono con ansia questi momenti.

Allora io le chiedo: se lei fosse nei miei panni, risponderebbe o non risponderebbe a questa opportunità, che ha attraverso delle deliberazioni, dei procedimenti, di tentare di salvare una situazione... sì o no? Perché il crinale è questo: se tentare di salvare una situazione oppure no! È chiaro, sempre tutto nella massima trasparenza. Io ritengo che lei - per come la conosco - tenterebbe; allora le dico che, proprio perché noi vogliamo farlo, ma lo vogliamo fare rispettando non solo la volontà, ma anche in modo completo e nella forma le procedure, noi per questi motivi siamo anche coscienti dei compiti onerosi di valutazione, e qui entro nella sua prima domanda, di un piano così complesso. Qui non si tratta solo di valutare gli immobili, perché gli immobili in qualche modo c'è la possibilità di valutarli, sono stati valutati, ci sono le capacità; qui c'è un qualcosa di più complesso, è un piano industriale, perché quello che vogliamo garantire non è la salvezza di un imprenditore, ma è la salvezza di un'azienda di 130 posti di lavoro! Dobbiamo appurare che l'impegno che insieme andiamo a cercare dia la garanzia di continuità, non risolva il momento opprimente della cassa integrazione, ma dia quella garanzia di continuità che permette ai lavoratori di continuare di pensare di avere un lavoro.

Allora la valutazione del piano industriale non può scindere da questo, non è solo una questione di immobili o di meri numeri, ma è una valutazione che deve essere approfondita e accurata, anche perché qui le procedure sono cambiate. Continuo a dire: so di essere solo un semplice ragioniere, purtroppo ho studiato solo fino a lì, ma non essendo un tuttologo e, sapendo anche che la nuova legge fallimentare è cambiata e io non la conosco, ritengo che per poter accedere all'accordo stragiudiziale ci debbano essere anche - perché non dimentichiamo mai che tutto questo poi passa al vaglio di un accordo stragiudiziale che fa riferimento alle nuove normative sulla legge fallimentare - dei requisiti, dove è vero, sì, che l'acquisizione dell'immobile diventa un requisito determinante, ma è anche vero che l'acquisizione dell'immobile è una parte della complessità dell'accordo che deve avere requisiti, sia tecnici che giuridici, che saranno poi valutati non solo da noi, ma anche in altre sedi.

Detto questo, in merito alla prima domanda, le rispondo - me lo sono scritto, perché ritengo che lei poi voglia anche averne contezza -: "Si premette che la valutazione di congruità del prezzo degli immobili, la percorribilità giuridica dell'operazione, la valutazione del piano industriale e del progetto di situazione aziendale sono correlati e devono necessariamente essere valutati complessivamente. In particolare, la percorribilità giuridica dell'operazione si fonda su una normativa di recente modificazione - la legge fallimentare - e di complessa applicazione, con la conseguente necessità di acquisire anche consulenze di qualificati professionisti del settore. Il mandato a "Finaosta" di effettuare la valutazione e le verifiche richieste con la deliberazione della Giunta n. 701/2006 è pertanto ampiamente giustificata, oltre che dalle competenze e dall'ammissione della finanziaria regionale, dalla possibilità della stessa di attivare in tempi brevi - e le sottolineo "i tempi brevi", perché tale questione ha necessità di avere risposte in tempi brevi - eventuali consulenze di professionisti particolarmente esperti di valutazione di progetti industriali del settore e di procedure disciplinate dalla legge fallimentare".

Le volevo ancora dire, in merito alla prima domanda, che non bisogna poi confondere il piano finanziario, quello che è stato presentato a marzo, e questa confusione è possibile farla perché i piani presentati sono 2: uno è il piano finanziario di ristrutturazione, presentato dallo studio "La Croce", presentato a marzo e che è stato acquisito dall'Amministrazione regionale a marzo di quest'anno, quello che ha dato poi origine alla deliberazione del 10 marzo; invece precedentemente ci era, sì, stato presentato un piano industriale del 2005, ma quel piano - che comunque aveva fini legati più alla cassa integrazione e comunque ad una riorganizzazione aziendale - era stato acquisito dalla Regione il 13 gennaio 2006, quindi anche questo piano ha un percorso diverso che è bene specificare, perché molte volte si confondono le due cose.

Ciò detto, arrivo alla seconda domanda che lei mi poneva, ovvero: "i motivi per i quali sono passati 6 mesi". Intanto a me - e questo è un elemento che ho cercato di appurare, perché non è inteso come a me come Leonardo La Torre, ma a me come Assessore - non risulta che la Giunta abbia assunto impegni di acquisire gli immobili di proprietà di "Tecnomec" senza la presentazione di un adeguato piano industriale. Quello che lei oggi vede è quello che è stato chiesto: un piano industriale, anzi di ristrutturazione industriale, altrimenti cado nell'equivoco dei 2 piani, un piano di ristrutturazione industriale arrivato nel mese di marzo ed è sulla base del piano industriale, che, visto l'incarico a "Finaosta" per appurare le cose che abbiamo detto prima, la Giunta prenderà degli impegni. Ad oggi la Giunta ha solo offerto delle disponibilità con le motivazioni che sono all'origine delle cose dette prima.

Il piano di ristrutturazione è stato presentato formalmente dalla Regione all'inizio del mese di marzo di quest'anno; d'altronde il piano industriale datato 13 ottobre 2005, quello che dicevamo prima e che non va confuso con l'altro, consegnato informalmente all'Assessorato delle attività produttive il 13 gennaio 2006 in occasione dell'esame congiunto con le organizzazioni sindacali della situazione aziendale, al fine della presentazione della domanda per la ristrutturazione aziendale ed evidentemente anche delle procedure sindacali, si limitava a prevedere che per far fronte allo sbilancio finanziario senza indebitare ulteriormente il gruppo, la proprietà avrebbe intenzione di porre in vendita gli immobili. E qui torniamo sul discorso iniziale che vi ho fatto, esistono 2 precise identità: quella privata e quella pubblica; non è che la parte pubblica può imporre alla parte privata delle decisioni, ma attiene alla volontà e alla competenza dell'imprenditore di trovare delle soluzioni per le sue aziende, di individuare dei percorsi. L'imprenditore, ad un certo punto, entrato in una crisi che giudica irreversibile, offre la disponibilità anche della vendita, ma questo attiene alla sua volontà e attiene al dovere dell'Amministrazione di valutare in modo trasparente e corretto se ci sono i requisiti. Quindi, dicevo, di porre in vendita gli immobili: capannoni e palazzina uffici della sede di Arnad. La cifra stimata di realizzo presso il compratore, società controllata dall'Amministrazione regionale, era di euro 5,5; quindi la stima immobiliare è stata fatta dagli uffici, essendo questa una stima che gli uffici erano in grado di fare, ed è stata di 5,5 milioni...

(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)

... glieli posso poi trovare, qui ho degli appunti. Come le ho detto prima, non c'è alcun tipo di problema a discutere con lei e a fornirle dati più precisi.

La terza domanda che lei pone chiede: "perché sino ad oggi, a fronte di una diffusa e grave situazione di crisi dell'industria in Valle d'Aosta, non sono stati attuati interessamenti analoghi a quello indicato in premessa". Dopo aver fatto una ricerca all'interno dell'Assessorato, non risulta che altre aziende in difficoltà abbiano presentato piani industriali di ristrutturazione credibili o concretamente praticabili: questo vuol dire che nessun imprenditore, sempre all'interno della sua sfera di iniziativa privata, ha attivato delle procedure nei confronti dell'ente pubblico. Se lei mi dice che noi, come ente pubblico, dobbiamo prevenire le situazioni di crisi, forse noi dobbiamo farlo con altri strumenti, non credo che dobbiamo intervenire in termini preventivi in aziende che siano in situazione di crisi. Certo, potrebbe essere una visione, che però non condivido, perché ritengo che gli imprenditori debbano fare gli imprenditori e la Regione debba fare la Regione, gliel'ho detto prima: "meno Regione e più impresa", ma è evidente che se l'imprenditore non sottopone alcun piano di ristrutturazione aziendale, non è che lo possiamo incitare a farlo!

La quarta domanda: "se sia intenzione adottare un piano generale di intervento a supporto del comparto industriale in crisi e in caso positivo con quali tempi e contenuti". A questa cosa ho già risposto prima, ma l'appunto che le ho preparato dice questo: "Per quanto concerne misure di intervento per il salvataggio di imprese industriali in difficoltà si provvederà alla predisposizione di un apposito disegno di legge che dovrà essere notificato alla Commissione europea".

Consigliere Frassy, ho apprezzato il suo tono e ho dimenticato anche quel primo scambio di battute che c'è stato, me ne dispiace perché non era opportuno, ma forse non ci siamo capiti! Spero che altrettanto adesso lei riuscirà a rispondermi con un tono pacato, perché io sono qui a sua disposizione e nell'interesse complessivo per dare delle risposte ai lavoratori e anche a lei, come Consigliere.

Président - La parole au Conseiller Frassy.

Frassy (CdL) - La mia replica sarà assolutamente pacata, Assessore, ma devo dire che il giudizio per la risposta che lei ci ha fornito è insoddisfacente rispetto alle aspettative.

Devo dire che in questa vicenda purtroppo ci sono - come sempre - delle parole sulle quali si può anche condividere, e mi riferisco alla prima parte della sua risposta, che ha occupato una metà del tempo; era una premessa che potevamo condividere, con principi e affermazioni anche forti. Il problema è che quando si ha una responsabilità di tipo amministrativo, e dunque di tipo operativo, ai principi e alle parole, condivisibili, bisogna far seguire delle azioni... non solo, ma bisogna fare attenzione che le azioni che sono state poste in essere siano coerenti con quei principi!

Allora, Assessore, esprimo una serie di perplessità su quanto lei ha detto. La prima: lei dice che gli uffici hanno fatto una stima degli immobili per 5,5 milioni di euro, va bene, lo apprendiamo, nel senso che questo non risultava da alcuna parte, e men che meno dalla deliberazione adottata in Giunta. Chiederemo poi di avere copia della relazione conseguente a questa stima.

Sull'incarico a "Finaosta", penso che sia difficile anche per lei, che in questo momento deve difendere una certa impostazione non vorrei dire ideologica, ma quanto meno di continuità gestionale e amministrativa, assolvere completamente "Finaosta" dalle responsabilità di un certo fallimento della politica industriale in questa Regione. Sarebbe facile gettare la croce sull'Assessore di turno e magari sul suo predecessore che è stato Assessore di lungo corso nella gestione delle vicende dell'industria, penso che tutto il meccanismo di questa Regione si appoggi in maniera prevalente - e su questo forse qualche riflessione andrà fatta - sui buoni servizi - che a questo punto forse di buono hanno ben poco! - di "Finaosta". "Finaosta" ha avuto responsabilità immense nel passato recente su valutazioni che alla luce di certi fatti si sono rivelate completamente fuorvianti, sulla solidità e sull'affidabilità di certi gruppi industriali, sulle prospettive di certe operazioni industriali. Non dimentichiamo che "Finaosta" è l'ufficio istruttore di questa Amministrazione nell'ambito delle politiche industriali.

Allora, se può essere condivisibile l'esigenza di cercare consulenze fuori dagli uffici regionali - e dico che fra i diversi livelli, dagli apicali a quelli più operativi, disponiamo di circa 3.000 persone -, andare a pensare che nelle 20-30 o poco più unità operative di "Finaosta" ci siano le soluzioni a questi problemi ho dei dubbi, ma ho dei dubbi non solo per questa sproporzione numerica, ho dei dubbi per le risultanze che "Finaosta" ha portato alla politica di sviluppo industriale di questa Regione, risultanze che sono profondamente negative, ma non negative per un giudizio politico, negative per l'evidenza dei fatti! Non vorrei che poi "Finaosta", a sua volta, conferisse l'incarico a soggetti terzi, perché nella deliberazione questo non è previsto, perciò l'incarico dato a "Finaosta" dovrà essere espletato da "Finaosta"!

Sui 6 mesi, Assessore, non ci siamo! A lei non risulterà, e io non ho motivo per mettere in dubbio che a lei non risulti, anche perché il suo mandato è molto recente, di conseguenza non può essere a conoscenza di azioni politiche - sottolineo "politiche" - che non avevano nulla di formalizzato dal punto di vista amministrativo, ma i sindacati hanno detto spontaneamente e ribadito su mia sollecitazione - e vorrei che il Presidente Caveri, che non è presente qui, ma che era presente all'incontro con i sindacati, lo smentisse - che: "il piano industriale nella sua prima formulazione è stato così predisposto sulla base di rassicurazioni politiche che erano state date dal Presidente della Regione Caveri".

Il Presidente Caveri ha gestito per 6 mesi - in via, a questo punto devo dire "personale" - una vicenda che doveva essere gestita invece in maniera collegiale, perché non era una questione personale, e il fatto che in Giunta e negli uffici non vi sia traccia di questi ragionamenti è un fatto grave, perché smentisce ancora una volta quella trasparenza che lei dice esserci, grazie anche alle azioni ispettive e di controllo dell'opposizione. E io devo dire che forse c'è più trasparenza rispetto a quella che sarebbe stata la totale assenza di evidenza di quello che sta accadendo... ma lei pensi, Assessore, che ad ottobre 2005 il Presidente Caveri, i sindacati e forse altri soggetti, avevano a mano il piano industriale; ora, a fronte di una richiesta fatta da me l'indomani dell'adozione della deliberazione di Giunta di avere copia di quel piano industriale - non sto parlando del piano finanziario, che è altra cosa, come lei ha giustamente evidenziato - non abbiamo, ad oggi, ancora il piano industriale! Piano industriale che hanno i sindacati da 6 mesi, piano che è negli uffici, piano che è necessario per fare delle valutazioni politico-amministrative per questa operazione... attenzione, questa è un'operazione che è di competenza del Consiglio, perché l'acquisizione degli immobili non rientra nelle competenze della Giunta! Ma di questo avevamo già parlato e non voglio ritornarci. Se questa è trasparenza, allora penso che siamo lontani dall'intenderci su cosa debba essere il concetto di "trasparenza"!

Punto 3, lei mi dice: interessamenti analoghi no, perché nessuno è venuto a bussare alle porte della Giunta, e poi ha precisato: "nessuno con piani credibili". Ora io non so se questo piano è credibile, perché concordato 6 mesi fa, ma a leggere gli atti questo piano è credibile dopo che "Finaosta" avrà detto che è credibile, nel senso che lo avrete sottoposto ad un'istruttoria (perlomeno dal punto di vista formale). Allora io non so se nel passato ci siano state richieste analoghe. Ma quando l'Amministrazione regionale con l'Ufficio del patrimonio ha messo in atto le regolarizzazioni dei canoni di locazione, che scandalosamente erano state trascurate per un periodo superiore ai 10 anni, alcune aziende hanno detto: "per 10 anni ci avete lasciato, qui, senza pagare affitto, adesso pretendete le fideiussioni, il rientro in tempi stretti, ci obbligate a chiudere"! E qualcuno ha chiuso in bassa Valle! Allora non è vero che non ci sono state richieste, probabilmente erano richieste politicamente meno importanti, richieste che non avevano un patrocinio politico!

Il salvataggio di "Tecnomec", per quanto riguarda le maestranze... attenzione, qui siamo tutti consapevoli che l'industria non è un'equazione che si chiude a livello di proprietà industriale, ma che per essere tale ha bisogno delle maestranze... ma i 300 di "Tecdis", gli 80 di "Zincocelere", i 40 di "Balzano"? Allora i 120 di "Tecnomec" sono una realtà umana prima ancora che produttiva da tutelare, ma attenzione ci sono degli strumenti che sono leggi dello Stato, i cosiddetti "ammortizzatori sociali" che consentono di garantire per un periodo che dovrebbe essere funzionale alla ricollocazione sul mercato del lavoro il sostentamento attraverso dei sussidi sostitutivi dello stipendio! Perciò non nascondiamoci dietro i 120 posti, perché i 120 posti sono importanti, ma valgono le tante centinaia di posti che sono saltati nel passato!

Lei dice: "qui stiamo facendo un'operazione che ha bisogno di una serie di attenzioni, perché c'è il rischio della UE, il rischio di dover notificare certi provvedimenti". Attenzione, quanto stiamo facendo con "Tecnomec", anche se non viene fatto con un atto legislativo, configura una situazione che non si può dire che vada ad essere rispettosa della priorità di trattamento con le altre realtà industriali... perché o noi diciamo: "tutti quelli che sono in crisi, vengono qui, vendono i loro immobili, la Regione li compra..." - anche se non sa cosa farsene, sul presupposto che poi qualcosa se ne farà - "...e poi li riaffitta loro"; allora a quel punto creiamo una situazione di parità, altrimenti, Assessore, è una situazione di privilegio! Ed è una situazione, lo ribadiamo, di "privilegio politico", perché a me dispiace scendere su questo piano, ma va detto che c'è una situazione politica che condiziona un'operazione di politica industriale.

Le dirò di più: siamo al paradosso che, mentre nell'area "Cogne" gli imprenditori e gli artigiani chiedono di comprare, perché un imprenditore compra un bene sul quale può autofinanziarsi e farsi finanziare, e la Regione non vuole vendere, qui siamo nell'ipotesi opposta: che la Regione compra, perché la proprietà vuole vendere. E già questo denota che c'è una "schizofrenia" nella politica industriale, perché dove abbiamo gli imprenditori che non hanno problemi finanziari e produttivi, non consideriamo le loro richieste, e dove abbiamo imprenditori che hanno situazioni di crisi, consideriamo queste richieste; manca una logica! Dico ancora che rispetto agli interessamenti analoghi e alle situazioni di carattere generale, vorremmo capire - e lo capiremo perché il piano prima o poi lo andremo a vedere! - perché in quel piano non c'è stata praticata la strada FIAT! "L'ipotesi FIAT" è quella vicenda per cui, un certo giorno, i soci sono andati dal Ministro Maroni e gli hanno detto: la "FIAT" è pronta a vendere allo Stato, a vendere alle partecipazioni. "No" - ha detto il Governo - "il Governo questa operazione non la fa, andate sul mercato, cedete quote di proprietà, andate dalle banche"!

Vorremmo capire se questa strada è stata o meno percorsa in quel piano industriale e, se non è stata percorsa, vogliamo capire perché non è stata percorsa, perché se una via del genere non è stata percorsa vuol dire che quel piano industriale forse ha qualche problema in più e allora c'è necessità di avere una maggiore attenzione.

Chiudo sull'ultimo punto, il punto più importante, quello dell'azione generale; qui lei non ha detto niente, ha affermato che la legge non c'è e ha aggiunto testualmente: "si provvederà ma bisognerà notificare". Non ci sono tempi, non ci sono contenuti... noi deduciamo che, al di là dell'operazione particolare di "Tecnomec", sulla crisi generale dell'industria non ci sono, Assessore, quanto meno idee chiare!