Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1841 del 22 marzo 2006 - Resoconto

OGGETTO N. 1841/XII - Censimento degli esercizi commerciali al dettaglio operanti nella Regione. (Interrogazione)

Interrogazione

Premesso:

- che un recente rapporto dell'Osservatorio nazionale del commercio ha censito gli esercizi commerciali al dettaglio operanti nelle diverse regioni italiane e, in particolare, gli effetti della liberalizzazione avviata col D.Lgs. 114/1998 nonché quelli delle maggiori competenze assegnate alle stesse regioni con la riforma costituzionale del 2001;

- che la Valle d'Aosta è una delle poche regioni italiane in cui risulta negativo il saldo tra avvio e cessazione di attività e precisamente il numero degli esercizi è diminuito - nel 2005 - a 1908 unità, rispetto alle 1994 del 2000;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interrogano

l'Assessore delegato per sapere:

1) se conferma i dati esposti in Premessa;

2) quali considerazioni esprime sul livello qualitativo e quantitativo delle attività commerciali in rapporto alla popolazione residente e alla vocazione turistica della nostra regione;

3) se, nel quinquennio considerato (2000-2005), al calo degli esercizi al dettaglio è corrisposto un aumento delle superfici di vendita della media e della grande distribuzione;

4) se ritiene che la flessione di tale comparto sia imputabile anche a un'inadeguata legislazione regionale e se ipotizza una revisione normativa al riguardo.

F.to: Tibaldi - Lattanzi - Frassy

Presidente - La parola al Presidente della Regione, Caveri.

Caveri (UV) - Devo scusare l'assenza del collega Pastoret, che oggi è impegnato a Roma in una riunione importante sulla questione dei trasporti e la questione delicata degli eventuali trasferimenti di parte del trasporto pubblico locale ferroviario alle Regioni e Province autonome. Finalmente perché le Regioni a statuto ordinario non hanno più lacrime per piangere nei rapporti con le Ferrovie! Vedremo, comunque è un tema...

(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)

... lo so, quando noi eravamo rimasti un po' dubbiosi di farci passare queste competenze qualche dubbio c'era. Leggerò la risposta in maniera particolarmente "pappagallesca". Va premesso che, al fine di poter dare risposte esaurienti rispetto a quanto prospettato dagli interrogati per il periodo 2000-2005, ci si riferirà ai dati forniti dall'Osservatorio nazionale del commercio, in particolare quelli risultanti dall'ultima pubblicazione stampata dal Ministero delle attività produttive, che si chiama "rapporto sul sistema distributivo", analisi economico-funzionale del commercio italiano, anno 2004, nonché a quelli sul sito "Internet" del medesimo Osservatorio, con riguardo alle consistenze degli esercizi commerciali suddivisi per Regione e i relativi flussi annuali a partire dal 2000 fino al 2004.

Prima risposta: "se conferma i dati esposti in premessa". Nella premessa gli interroganti evidenziano che in Valle d'Aosta risulterebbe negativo il saldo fra avvio e cessazione di attività e precisamente il numero di esercizi sarebbe diminuito nel 2005 a 1.908 unità rispetto alle 1.994 del 2000. Intanto dalle risultanze emerse dalle fonti trova conferma il dato secondo cui la consistenza degli esercizi al dettaglio in sede fissa ammonta a 1.994 unità al 31 dicembre 2000, mentre ammonta a 1.910 unità nel 2005. Ci si è premurati quindi di verificare lo svolgimento di tale andamento negativo. Con sorpresa l'esame dei dati contenuti a pagina 58, tavola 1 - poi le darò la risposta - evidenzia nel 2001 una consistenza pari a 1.886 unità, quindi addirittura inferiore di ben 108 unità rispetto al dato dell'anno precedente, ma aumenta in modo costante, seppur di poche unità, negli anni successivi per attestarsi a 1.907 unità nel 2004 e arrivare a 1.910 unità nel 2005. Qui le darò l'allegato.

Rispetto a quanto affermato dagli interroganti, secondo cui nel periodo 2000-2005 vi sarebbe un andamento negativo, tale da far emergere la prevalenza delle chiusure degli esercizi del commercio al dettaglio rispetto a nuove aperture, il dato statistico, al contrario, dimostra nel periodo considerato un "trend" costantemente positivo, sia pure in misura piuttosto contenuta. In effetti, si passa da 1.886 unità del 2001 alle 1.910 unità del 2005 con un aumento di sole 24 unità, il che, peraltro in periodo di congiuntura economica negativa, non è poi così male. Così pure, se leggiamo i dati: nati, mortalità degli esercizi commerciali, iscrizione e cancellazioni nei registri camerali degli esercizi di commercio al dettaglio in sede fissa tratti dal sito "Internet" dell'Osservatorio nazionale del commercio, sempre riferendoci al periodo considerato, si potrà notare che il saldo fra le imprese iscritte e cancellate nei registri camerali della Valle d'Aosta nel periodo 2000-2005 risulta essere sempre positivo, il che dimostra una prevalenza, nel periodo, delle iscrizioni delle imprese rispetto alle cancellazioni. Le darò anche per questo un allegato.

Piuttosto, appare utile e costruttivo cercare una spiegazione del fenomeno, individuando quali siano state le cause che fra l'anno 2000 e 2001 avrebbero determinato una riduzione secca: da 1.994 unità a 1.886 unità degli esercizi di commercio al dettaglio in sede fissa in Valle d'Aosta. Ebbene, in proposito si fa notare che il decreto legislativo noto come "decreto Bersani", con l'introduzione della riforma della disciplina del commercio, prevedeva all'articolo 25, comma 7, la concessione di un indennizzo a favore dei soggetti titolari di esercizi di vicinato, previa cessazione dell'attività con conseguente restituzione del titolo autorizzatorio (si è parlato della cosiddetta "rottamazione delle licenze"). In Valle d'Aosta negli anni 2000-2001 hanno aderito alla rottamazione ben 72 imprese, le quali di fatto hanno chiuso in modo definitivo la propria attività. Tale evenienza pare dunque significativa per la spiegazione del fenomeno, che si è cercato fin qui di illustrare. Un'altra probabile concausa può essere costituita dal rapporto fra popolazione in Valle d'Aosta pari a 119.548 residenti dell'ultimo censimento ISTAT e il numero di esercizi di commercio al dettaglio in sede fissa, ove emerge un'altra risultanza alquanto significativa, ossia una densità elevata di esercizi rispetto alla popolazione residente in Valle d'Aosta, ben più elevata rispetto ad altre Regioni e alla media nazionale. Mentre la media nazionale fa registrare per ciascun esercizio una disponibilità di 74,8 cittadini consumatori residenti, la Valle ne fa registrare 62,5; questo significa, in un periodo di recessione economica, una maggiore e più evidente difficoltà di sopravvivenza nella nostra Regione di piccole realtà commerciali.

Secondo: si è già detto nel paragrafo precedente del rapporto sfavorevole per la Valle d'Aosta fra numero di esercizi presenti sul territorio e popolazione. Per quanto concerne il livello qualitativo delle attività commerciali, faccio notare che la legge regionale n. 19 (legge sul commercio), diventata operativa nel 2002 con l'adozione da parte della Giunta dei regolamenti attuativi, ha consentito di dare un notevole impulso agli investimenti da parte degli operatori economici.

Per quanto riguarda in particolare il settore del commercio, sono stati erogati contributi a fondo perso per un totale di 800mila euro a fronte di 204 domande istruite per un ammontare complessivo di 4 milioni di euro di investimenti ammessi (dato 2004), mentre nel corso del 2005 sono stati erogati contributi a fondo perso per un totale di 3,5 milioni di euro a fronte di 639 domande istruite, triplicate rispetto al 2004, per un ammontare complessivo di circa 12 milioni di euro di investimenti ammessi, il che significa che la legge ha permesso agli operatori del settore di realizzare nuove strutture e di riqualificare quelle già esistenti. Questi dati dimostrano che nonostante tutto il settore del commercio in Valle dimostra una tenuta, accompagnata da una certa propensione all'investimento, alla riqualificazione e all'innovazione.

Terza risposta. Complessivamente nel quinquennio preso in esame, a parte il calo nel numero di esercizi di cui si è già detto, i dati evidenziano globalmente il mantenimento della superficie di vendita preesistente nel 2000. Nell'ambito del dato complessivo è da rilevare un aumento degli esercizi aventi superficie compresa fra 51 e 150 metri quadrati, verosimilmente conseguenza di una razionalizzazione della rete distributiva nell'ambito della categoria degli esercizi di vicinato. Il rapporto fra esercizi di vicinato e grandi strutture di vendita è stato caratterizzato da una riduzione sensibile della superficie delle grandi strutture di vendita rispetto agli esercizi di vicinato. Per quanto riguarda le medie strutture di vendita, si rileva un apprezzabile incremento di quelle aventi superficie compresa fra 401 e 1.500 metri quadrati, peraltro sensibilmente attenuato da una corrispondente flessione di quelle aventi superfici diverse nell'ambito della medesima categoria.

Quarta e ultima risposta. Alla luce di quanto detto finora, non sembra di potersi imputare la flessione di tale comparto registrato nel 2000-2001 all'inadeguatezza della legislazione regionale, fermo restando che la medesima vada costantemente monitorata ed eventualmente adeguata alle nuove esigenze. Non a caso, la legge regionale n. 12/1999 è stata novellata una prima volta nel 2001 e successivamente nel 2004 proprio per apportare gli aggiornamenti e gli adeguamenti che nel tempo si sono resi necessari. Così pure provvedimenti amministrativi ed attuativi della legge hanno subito nel tempo diversi adeguamenti. Mi riferisco alla deliberazione consiliare 12 gennaio 2000, che ha subito modifiche e aggiustamenti successivi nel 2005, così pure è in corso di approvazione da parte della Giunta regionale l'aggiornamento della deliberazione n. 12/2000, recante principi e direttive per l'esercizio dell'attività commerciale.

Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (CdL) - Grazie, Presidente, per le risposte, aggiungiamo alle sue risposte alcune considerazioni.

Prima considerazione: il dato finale che la Giunta ci ha fornito non è di 1.908 unità, ma è di 1.910, anche perché 1.908 era riferito al primo semestre 2005, quindi a livello numerico c'è una variazione di due unità, ma questa variazione non cambia un "trend" negativo che si è verificato fra il 2000 e il 2005 per quanto riguarda la mortalità di piccoli esercizi commerciali nella nostra Regione. È vero che, se lo analizziamo in maniera articolata negli anni che ci sono stati fra il 2000 e il 2005, c'è un andamento discontinuo, quindi concordo con quanto lei ha detto, ma il risultato finale non depone a favore della salute del piccolo commercio valdostano, che in realtà ha visto un dinamismo negativo rispetto ad altre Regioni italiane anche simili alla nostra (penso in particolare al Trentino o al Friuli dove la dinamica è stata positiva). Dal rapporto dell'Osservatorio nazionale del commercio, che è un organo collegato al Ministero delle attività produttive, emerge uno spaccato dell'Italia suddivisa in Regioni che mette in risalto le Regioni che sono "rimaste al palo", purtroppo la Valle d'Aosta è annoverata fra queste, a differenza di altre che hanno dimostrato una crescita alcune più evidente, altre più moderata. Quali considerazioni aggiungiamo? Anzitutto che il trasferimento delle politiche a livello regionale, che è avvenuto nel 2001 con la riforma costituzionale, non ha portato i benefici auspicati, in primo luogo perché forse l'interpretazione di quel processo di liberalizzazione avviato da Bersani nel 1998 ha trovato un po' di freno nell'intervento del legislatore regionale - e mi riferisco al legislatore valdostano -, infatti la legge n. 12/1999 ha cercato di rallentare questo processo di liberalizzazione e in secondo luogo perché la legislazione in materia di saldi di fine stagione, che è stata oggetto di novellazione nel 2005, modificata proprio da lei quando era Assessore, è stato un monumento alla complicazione burocratica. Se uno pensa che bisogna comunicare al Comune con almeno 10 giorni di anticipo l'avvio dei saldi, cosa che non avviene in altre Regioni - penso alla Lombardia o alla Emilia Romagna -, queste sono complicazioni che vanno a gravare sugli oneri quotidiani che gli esercenti anche del piccolo commercio devono affrontare e superare. Crediamo che una revisione della legge del 1999 e non una semplice novellazione a tappe, come è stato fatto in questi anni, possa venire incontro alla crescita di una rete commerciale piccolo distributiva come quella valdostana, che sta "segnando il passo", e la dimostrazione arriva proprio da questi dati che sono stati oggetto di tale interrogazione. Lei parlava anche di monitoraggio; il monitoraggio auspicato nella legge regionale del 1999 in realtà non c'è mai stato. Lei sa bene che l'Osservatorio regionale del commercio è un organismo che si riunisce "una tantum" e non è che compia approfondimenti di tematiche specifiche con individuazione di soluzioni altrettanto efficaci per il commercio; basti pensare che lo scorso anno è stata conferita una consulenza al Centro sviluppo per cercare di censire la situazione della rete distributiva in Valle. Questo la dice lunga sull'assenza di monitoraggio da parte della Regione su un comparto come quello commerciale, che è fondamentale, costituisce un indotto al sistema prevalentemente turistico valdostano e sulla difficoltà da parte della Regione e di chi governa la Regione di individuare politiche di rilancio e di sviluppo per questo settore economico.