Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1839 del 22 marzo 2006 - Resoconto

OGGETTO N. 1839/XII - Esclusione dei mangimi contenenti OGM dall'alimentazione delle bovine lattifere. (Interrogazione)

Interrogazione

Informati dal comunicato del "Consorzio Produttori e tutela della D.O.P. FONTINA" emesso in data 16/2/06 che comunicava che con apposito regolamento si escludevano i mangimi contenenti Organismi Geneticamente Modificati dall'alimentazione delle bovine produttrici di latte;

Giudicato favorevolmente il provvedimento e in attesa di poter visionare direttamente detto regolamento;

i sottoscritti Consiglieri regionali

Interrogano

l'Assessore regionale dell'Agricoltura per sapere:

1) se nell'alimentazione quotidiana delle vacche il regolamento preveda delle percentuali di massima dei vari mangimi in rapporto al fieno somministrato;

2) attraverso quali strumenti, periodicità e su quante aziende individuate il Consorzio controlla la somministrazione dei mangimi non contenenti O.G.M.;

3) se il Consorzio è a conoscenza che in passato siano stati somministrati mangimi contenenti O.G.M.;

4) se è stata prevista una campagna di informazione ai cittadini sull'argomento.

F.to: Bortot - Squarzino Secondina - Venturella

Presidente - La parola all'Assessore all'agricoltura e risorse naturali, Isabellon.

Isabellon (UV) - L'argomento "OGM" è già stato dibattuto più volte in quest'aula e in occasione di questa interrogazione devo evidenziare con piacere che anche gli interroganti esprimono un giudizio favorevole sulla presa di posizione del Consorzio produttori e tutela della fontina. L'esclusione degli alimenti provenienti da coltivazioni "OGM" nell'alimentazione delle lattifere non può che essere salutato con favore, le produzioni agricole valdostane "DOP" tradizionali hanno infatti puntato tutto sul rapporto con la tradizione e con il territorio. Bisogna dire che quella del consorzio è stata una decisione che è giunta al termine di un percorso iniziato nell'ambito di un incontro alla "Table de concertation agricole" nel novembre dello scorso anno e provocato da una precisa domanda del sottoscritto circa l'opportunità di ammettere cereali "OGM", anche se autorizzati a livello europeo nella filiera fontina. In effetti, in sede di "Table de concertation" avevo proposto, anche a seguito di una maggiore sensibilizzazione che in questi ultimi tempi si è venuta a creare sull'argomento, di valutare la possibilità di preservare la filiera fontina dall'utilizzo degli "OGM" con l'adozione da parte del consorzio di una propria deliberazione. In quella sede era stato dato compito anche al consorzio di verificare la disponibilità sul mercato di mangimi senza "OGM", in particolare della soia, e il tutto era stato sottoposto al dibattito essendo la "Table de concertation" un tavolo allargato, dove c'è la partecipazione di tutti gli attori della filiera, comprese le associazioni di categoria, che devono tutelare le aziende agricole interessate.

Venendo ai punti dell'interrogazione, rilevo due argomenti distinti, benché la premessa sia nei soli "OGM". La prima riguarda l'uso dei mangimi, indicata al punto primo come tecnica consolidata, scientificamente voluta ed economicamente irrinunciabile nell'alimentazione zootecnica con gli opportuni corollari sui controlli e sull'uso. La seconda richiesta dei restanti punti è specifica sugli "OGM".

Per quanto riguarda il primo punto, occorre rifarsi al disciplinare di produzione della fontina, che accorda ai mangimi la funzione di complementi di alimentazione. Non potrebbe essere che così parlando di ruminanti, che hanno necessariamente come base di alimentazione le fibre contenute nei foraggi. Il disciplinare infatti dice: "è possibile l'utilizzo di mangimi concentrati conformi alla normativa vigente". Per quanto riguarda poi la percentuale di massima, il tutto è regolamentato nell'articolo 4 del disciplinare, che è tanto preciso quanto severo al proposito. L'elenco degli alimenti vietati è lungo e dettagliato, il disciplinare pone poi vincoli sui vegetali ammessi nell'alimentazione e percentuali precise oltre alle quali non è consentito andare nella formulazione dei mangimi. Per capire il grado di dettaglio del disciplinare, posso riportare due esempi: sono vietate le farine di estrazione di arachide, di colza, di ravizzone, di palmisto, le carrube, la manioca, le rape, in generale tutti i sottoprodotti dell'industria alimentare. In merito poi alla parte proteica, la soia integrale è invece ammessa, ma in ragione non superiore al 5% della formulazione del mangime, 10% se certificata biologica. Il controllo avviene in questo modo: il produttore di mangime invia al consorzio la formula del mangime che intende mettere sul mercato della fontina, il consorzio valuta la congruità della formula con quanto stabilito dall'articolo 4 del regolamento. Se tutto è in ordine, il mangimista può riportare sul cartellino la dizione "autorizzazione del Consorzio produttori e tutela della DOP fontina". La corrispondenza del contenuto del mangime a quanto dichiarato dal cartellino è verificata dai servizi veterinari dell'USL che collaborano con il consorzio, quindi qui stiamo parlando di controlli. Per esaurire la risposta al punto n. 1 è necessario fare un accenno anche all'assistenza tecnica, che tramite l'"AREV" e l'"ANABORAVA" è a disposizione degli allevatori. Uno dei compiti di questi tecnici è proprio quello di valutare la quantità di mangime necessaria per soddisfare le esigenze nutritive degli animali, tenuto conto del livello delle produzioni e dei foraggi aziendali, quindi il tutto è scientificamente controllato.

Passando al punto n. 2, ho già risposto in parte prima, nel senso che non è ancora attivo un piano di controllo sui mangimi utilizzati in azienda specifico per gli "OGM", in quanto di recente approvazione questa deliberazione da parte del consorzio. Il consorzio interviene in maniera preventiva autorizzando solo quelli che, oltre a rispondere ai requisiti del disciplinare, a questo punto non contengono neanche "OGM". Siccome i produttori di latte per fontina possono acquistare solo mangimi con l'autorizzazione del consorzio, il controllo è su tutti gli allevamenti di conseguenza. È chiaro che un piano di controllo che accerti che qualche mangimista non abbia dichiarato il falso, cioè che utilizzi "OGM" e non lo dichiari, deve essere messo in piedi. I controlli più che basarsi sulla periodicità e sul numero di aziende tengono conto, proprio grazie al meccanismo dell'autorizzazione, della diffusione dei vari tipi di mangime, 10 mangimi coprono circa il 90% del mercato valdostano. Sarà quindi sufficiente integrare le analisi già previste per gli obiettivi in atto con quelle per ricercare la presenza di eventuali "OGM", quindi interveniamo su delle procedure già esistenti. La definizione di un piano complessivo dei controlli partecipato da USL, dal consorzio e anche dai servizi dell'Assessorato è previsto per il mese di maggio.

In merito al punto n. 3 c'è da dire che è il consorzio stesso ad essersi trovato nelle condizioni di esaminare la richiesta di approvazione per un mangime che riportava in etichetta la dicitura "soia geneticamente modificata"; questo è emerso poi a seguito delle ultime normative europee che chiedevano di evidenziare tale aspetto. La soia utilizzata a suo tempo era autorizzata a livello comunitario insieme ad alcuni mais, quindi il consorzio non poteva non autorizzare l'uso; d'altra parte i disciplinari di produzione non possono vietare alimenti regolarmente autorizzati. Di qui la scelta del consorzio di dotarsi di un atto di autodisciplina dei produttori, questo è quello che è stato fatto, cosa che è alla fine di quel percorso di riflessione e condivisione da parte di tutte le organizzazioni agricole che ho ricordato in premessa. È stata quindi adottata una linea di autodisciplina che è andata ulteriormente ad inserirsi nell'applicazione del disciplinare.

Per il punto n. 4 posso confermare che una campagna di informazione è prevista anche dagli accordi intercorsi in sede di "Table de concertation", è evidente tuttavia che tale campagna non potrà iniziare prima di 3 mesi dalla decisione del consorzio, tempo di maturazione della fontina, quindi ci deve essere una tempistica che deve essere indice di serietà anche sui tempi. Lo sforzo di informazione dovrà essere incisivo, perché a fronte di questa ulteriore limitazione produttiva già ho detto quanto restrittivo sia il regolamento per l'alimentazione, i produttori si aspettano un riconoscimento dal mercato che almeno copra i maggiori costi sostenuti, perché il reperimento di mangimi con queste caratteristiche può portare ad un aumento di costi per quel che riguarda il loro reperimento. Nella decisione finale tale considerazione ha pesato molto. Va bene mettere regole su regole, questo è l'umore degli allevatori, limitazione su limitazione, ma se poi il mercato resta fermo, ai produttori rimane solo l'aggravio dei costi. Questa è l'azione che credo con l'apporto di tutti coloro che possono sostenere tale linea sia auspicabile per il futuro.

Presidente - La parola al Consigliere Bortot.

Bortot (Arc-VA) - L'interrogazione da parte del nostro gruppo voleva solo mettere in evidenza un percorso che riteniamo giusto e corretto. Da lì però a "firmare una cambiale in bianco" sia all'Assessorato, sia al consorzio ce ne passa, nel senso che il nostro compito è anche di controllare e verificare. L'interrogazione è nata perché chiedendo il regolamento appena approvato dal consorzio alle segretarie dei gruppi consiliari è stato risposto: "sono tutti in America" e non si capiva chi doveva autorizzare per farci avere questo regolamento. Le altre preoccupazioni nascono invece dal fatto che l'Organizzazione mondiale del commercio ha condannato l'Unione europea per le restrizioni precauzionali introdotte sul proprio territorio per quanto riguarda la libera circolazione e coltivazione di prodotti "OGM". Questa è la cosa molto grave che ci fa capire chi comanda nel mondo rispetto ai Governi e alle Regioni... la situazione si è ulteriormente aggravata con una sentenza della Corte costituzionale, che ha bocciato la legge del Ministero agricoltura e foreste per quanto riguarda la legge quadro predisposta di riferimento affinché le Regioni potessero poi delegiferare sulla compatibilità coltivazione "OGM" e coltivazione normale e biologica. Partendo da tutti questi presupposti e dal fatto che andava assolutamente valorizzata tale deliberazione del consorzio, è venuta la richiesta di capire se l'indicazione di non utilizzare mangimi "OGM" nella produzione di fontina che noi riteniamo un valore aggiunto fosse sufficientemente valorizzata, perché il problema non è di aggravare di ulteriori controlli i produttori di fontina, che penso che quanto a "scartoffie" ne abbiano dei pacchi, ma il problema è di prendere iniziative atte a convincere, ad introdurre questioni di eticità che diventa un valore aggiunto sul non utilizzo degli "OGM". Il discorso dei controlli è che purtroppo ormai nel mondo, soprattutto soia e mais sono produzioni - perché le grandi produzioni vengono fatte in Argentina, negli Stati Uniti e in una parte del Brasile - al 90% "OGM", quindi giusta l'introduzione dell'"HACCP" per quanto riguarda la filiera e di conseguenza i produttori di mangimi sono loro che garantiscono il mangime non "OGM", ma se non c'è un ulteriore controllo del consorzio e dell'Assessorato a campione, c'è il rischio che un caso, due casi, tre casi - sappiamo che il mondo è fatto anche di furbi - vanifichino tutto il lavoro e la deliberazione presa dal consorzio. È possibile allora avere questa deliberazione del consorzio? Penso di sì. Sulla base di questa deliberazione è possibile verificare in che maniera è stato introdotto il divieto, se esistono ancora margini per cui allevatori possono sfuggire o meno? Questo era il senso della nostra interrogazione, ritengo comunque, al di là di alcune iniziative che devono essere intraprese perché la deliberazione del consorzio è recente, intanto di tornare sull'argomento e in ogni caso dichiarare apertamente che questo tipo di provvedimenti disciplinari vanno nella direzione non solo di valorizzare il prodotto, ma anche di tutelare i cittadini consumatori.