Oggetto del Consiglio n. 1820 del 8 marzo 2006 - Resoconto
OGGETTO N. 1820/XII - Controlli dei requisiti per l'autorizzazione all'esercizio della struttura sanitaria Day Hospital. (Interpellanza)
Interpellanza
Appreso dagli organi di informazione che presso il Day Hospital, struttura sanitaria privata, prestava la sua opera uno "specialista", monsieur François Pinori, che sarebbe privo dei requisiti e dei titoli professionali richiesti per esercitare la professione medica in Italia;
Viste le Delibere di Giunta con le quali la Regione autorizza, o rinnova l'autorizzazione, all'esercizio della struttura sanitaria Day Hospital;
Preso atto che tra le condizioni da rispettare per ottenere e mantenere l'autorizzazione all'esercizio di servizi sanitari rientra anche la garanzia che "le prestazioni sanitarie erogate nella struttura siano espletate da personale in possesso della specifica abilitazione all'esercizio della professione in rapporto alle prestazioni svolte";
Preso atto altresì che la violazione delle prescrizioni attinenti l'autorizzazione comportano l'applicazione di sanzioni oltrechè "la sospensione o la revoca dell'autorizzazione stessa da parte della Giunta regionale";
Preoccupati che presso strutture sanitarie private autorizzate possano verificarsi simili episodi di malasanità e di esercizio abusivo della professione;
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
l'Assessore competente per sapere:
1) da quanto tempo il suddetto "specialista" esercitava la sua professione nella struttura del Day Hospital e come e quando il responsabile della struttura del Day Hospital si è reso conto che qualcosa non andava;
2) quali garanzie (titoli, curriculum, ecc.) la struttura, per essere rispettosa delle clausole dell'autorizzazione, aveva richiesto;
3) quali controlli sono esercitati dalla Regione nei confronti delle strutture autorizzate e se chi è preposto a tali controlli aveva svolto il suo lavoro nei confronti della struttura del Day Hospital;
4) cosa intende fare la Giunta nei confronti di una struttura che non ha rispettato clausole importanti dell'autorizzazione.
F.to: Squarzino Secondina
Président - La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Due parole soltanto. Abbiamo appreso dagli organi di informazione - sarebbe più corretto dire prima, un martedì sera, da "Striscia la notizia" e poi, soltanto 3 giorni dopo, il venerdì, sugli organi di informazione locale, sulla "RAI" regionale è apparsa questa notizia, sul giornale anche prima... - che presso la struttura del "Day Hospital" prestava la sua opera M. Pinori, uno che si diceva essere un esperto, un tecnico con una serie di titoli di studio, con una tecnica nuova a laser freddo per curare una serie di malattie.
Da quello che è apparso in TV e dalle informazioni sui giornali, e dai "TG" locali, questa persona non avrebbe i titoli per poter esercitare, sembra che abbia un diploma di laurea conseguito nel 1968 presso l'Università di Parigi "X", che è stata istituita 3 anni dopo, nel 1971. Non solo, ma il suo avvocato ha un documento di laurea preso in una università diversa da quella che lui ha indicato nel suo curriculum, quindi forse c'è qualche difficoltà ad individuare l'università in cui ha conseguito una laurea, e anche le date!
A noi non interessa indagare su questo, ci saranno la Procura e la Finanza che faranno il loro lavoro; a noi interessa piuttosto capire un altro elemento: questa persona non è che avesse uno studio suo privato e la gente vi andasse, questa persona lavorava in una struttura che era stata autorizzata dalla Regione, perché una struttura non potrebbe aprire per servizi sanitari se non ci fosse l'autorizzazione della Regione.
La Regione, nel momento in cui autorizza una struttura, in questo caso il "Day Hospital" - ma tutte le strutture hanno questo stesso schema di autorizzazione -... qui faccio riferimento alla deliberazione n. 2746/2004, in cui viene rinnovata l'autorizzazione al "Day Hospital" indica una serie di prescrizioni a cui è subordinato il rinnovo dell'autorizzazione e, fra i vari punti, ce n'è uno che ci interessa e che qui vorrei rileggere. Al punto 4 della deliberazione si dice: "... di stabilire che le attività e le prestazioni sanitarie erogate nella struttura..." - in questo caso M. Pinori esercitava in questa struttura - "... di cui trattasi siano espletate da personale in possesso della specifica abilitazione all'esercizio della professione in rapporto alle prestazioni svolte". Credo che sia corretto e giusto che, nel momento in cui la Regione autorizza una struttura ad esercitare, chieda anche un minimo di condizioni, e fra le condizioni c'è quella che tutte le attività e prestazioni sanitarie erogate nella struttura siano erogate da personale in possesso della specifica abilitazione. Si dice ancora, al punto 7 della deliberazione: "Di stabilire che ogni violazione a quanto prescritto dalla presente deliberazione comporta l'applicazione delle sanzioni previste dalle disposizioni vigenti in materia, oltre che in relazione alla gravità dei fatti contestati la sospensione o la revoca dell'autorizzazione stessa da parte della Giunta regionale": da qui le nostre domande.
Vorremmo sapere da quanto tempo questo specialista esercitava nella struttura e quando il responsabile della struttura del "Day Hospital" si è reso conto che qualcosa non andava, se la struttura aveva richiesto garanzie - titolo di studio, curriculum - proprio per essere rispettosa delle clausole dell'autorizzazione. Ancora: diciamo che questo interessa ancora di più perché quello di Pinori può essere un caso che è emerso, ma a noi interessa capire se nei confronti di tutte le strutture autorizzate c'è un minimo di controllo esercitato dalla Regione e se chi è preposto a questi controlli aveva esercitato anche controlli nei confronti del lavoro svolto nella struttura del "Day Hospital". E poi vorremmo informazioni su 2 punti importanti della delibera del rinnovo di autorizzazione: se è vero - come a noi sembra vero - che sia richiesto, da un lato, il rispetto di titoli da parte del personale, titoli che il personale in questione non aveva; e dall'altro, sia previsto l'impegno da parte della Giunta di intervenire, o applicando le sanzioni o sospendendo e revocando le autorizzazioni in caso di violazione di clausole presenti in questa autorizzazione.
Vorremmo quindi capire cosa la Giunta intende fare nei confronti di una struttura che non ha rispettato clausole importanti previste nell'autorizzazione.
Président - La parole à l'Assesseur à la santé, au bien-être et aux politiques sociales, Fosson.
Fosson (UV) - È chiaro che bisogna fare alcune premesse su una vicenda che non ci fa piacere.
Ci troviamo di fronte - probabilmente per quello che riusciamo a capire! - a uno dei più grandi truffatori che siano passati nell'ambito della Valle d'Aosta; dico "truffatore", probabilmente perché la Magistratura sta indagando su tutti i documenti che lui ha fornito e che noi abbiamo in originale, perché abbiamo richiesto questa documentazione al "Day Hospital". Dico "probabilmente", in quanto questo professionista o supposto professionista è scappato ed è introvabile, quindi ci troviamo di fronte ad un caso di una truffa eclatante. Bisogna dire che Pinori operava in 15 grosse sedi autorizzate in altre regioni d'Italia, che è arrivato nel 2004 in Valle d'Aosta ad operare proprio come ultima sua collocazione e luogo in cui effettuava questi interventi.
Un'altra cosa su cui bisogna porre l'attenzione è che anche noi non eravamo assolutamente a conoscenza di questo fatto, che questo Pinori operasse al "Day Hospital" e come operasse, e poi spiegherò come sono i termini di legge a cui siamo obbligati ad attenerci. In questo caso devo dire che nessun parente, nessun paziente... qui non è il caso che qualcuno sia stato minacciato di ritorsioni, mai nessuno è venuto da noi a dire: "guardi che questo Pinori mi ha rovinato", o è stato ricoverato al Pronto Soccorso con lesioni provocate da questi interventi. Quindi personalmente non ero... no, no, qui qualcosa faceva, non è vero, lo dirò dopo, comunque i pazienti andavano da lui liberamente, c'erano anche degli altri professionisti di Aosta, delle persone conosciute nell'ambito politico, preferivano rivolgersi a questa persona con cui non avevamo assolutamente alcun rapporto ed alcuna conoscenza di dati riportati, e da me non è mai venuto nessuno a dire che Pironi lo aveva rovinato.
Purtroppo in Italia la giustizia viene amministrata da "Striscia la notizia" e dai "media", e anche noi abbiamo appreso dalla tivù un fatto di cui non eravamo a conoscenza. A differenza di quanto sembra vedersi nelle riprese fatte a Perugia, qui esisteva una responsabilità degli operatori del "Day Hospital" che conformemente alla deliberazione citata, non lasciavano mai che Pironi operasse da solo, ma sempre in una sala operatoria a ciò adibita con un anestesista e con una strumentista.
Bisogna, prima di lanciarsi in queste discussioni e con queste premesse - che sicuramente questo era un farabutto - dire che la legislazione delle strutture private si rifà ad un DPR del 14 gennaio 1997, che reca "Approvazione dell'atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni e alle Province in materia di requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l'esercizio dell'attività sanitaria da parte delle strutture pubbliche e private", cioè un disegno di legge che diceva: "voi dovete autorizzare delle strutture private se hanno questi requisiti"; questo è stato ripreso dalla legge regionale n. 5/2000 che diceva che le strutture private in Valle possono aprire se c'è un fabbisogno delle stesse e l'apertura è subordinata ad un'autorizzazione.
L'autorizzazione non è accreditamento e convenzione, perché i 3 passaggi della legge sono l'autorizzazione, l'accreditamento e la convenzione con una struttura pubblica. La legge regionale prevede che se c'è un fabbisogno di una struttura che risponda a certe esigenze dei pazienti, e obiettivamente, visto l'afflusso al "Day Hospital", questi fabbisogni ci sono, possa essere autorizzata se ha determinate strutture. Gli uffici competenti hanno visitato queste strutture, per cui è stato autorizzato l'esercizio. Nella deliberazione non viene citato che, oltre a richiedere dei requisiti strutturali, richiediamo anche i requisiti professionali dei dipendenti, cioè per essere autorizzata deve avere certi requisiti strutturali e anche certi requisiti di professionalità dei dipendenti. In questo bisogna riconoscere che l'autorizzazione, come previsto dalla legge nazionale e dalla legge regionale, consente al "Day Hospital" di funzionare e di eseguire certi interventi chirurgici, ma non lo autorizza ad affittare le sue sale a chiunque, tant'è vero che il passaggio fondamentale di questa deliberazione, che non è stato letto, dice che è responsabile del coordinamento il Direttore sanitario della struttura stessa. La Regione autorizza l'esercizio di questa struttura privata quando è in possesso dei requisiti e questi requisiti vengono verificati nel tempo - ecco perché le varie deliberazioni di proroga, di continuazione, perché i requisiti devono rimanere tali -, autorizza dei dipendenti che abbiano certi requisiti e lascia comunque la responsabilità al Direttore sanitario, nominato in questa stessa deliberazione e di cui noi abbiamo verificato i titoli e la professionalità, ad utilizzare queste strutture con i criteri così come è stato demandato.
Perché dicevo che ci troviamo di fronte a uno dei più grandi truffatori? Perché il Direttore sanitario a cui competeva quest'obbligo, ha effettivamente chiesto tutti i titoli di studio previsti, li ho qua, sono dei documenti originali che attestano il diploma di laurea presso una università francese e l'iscrizione a delle società scientifiche europee di massimo prestigio, come la "Royal Medical Society" che attesta che il sig. Pinori non solo è un medico generale, ma anche un chirurgo ortopedico: sono dei documenti in originale, che erano tutti trattenuti e conosciuti all'interno del "Day Hospital".
Bisogna dire che Pinori è giunto nella nostra struttura dopo aver esercitato per diversi anni la stessa attività in altre strutture in Italia, e l'apertura di questo servizio al "Day Hospital" è stata richiesta proprio da alcuni malati che si recavano spesso a Torino, dove Pinori operava, richiedendo alla struttura di affittare dei locali a Pinori, per evitare tutti i viaggi che facevano per andare a farsi curare. Su questo mi si permetta che noi, dal punto di vista della struttura pubblica, da un anno abbiamo un servizio compreso nei LEA... di neurochirurgia con la massima professionalità, quindi il pubblico offriva in questi casi una risposta più che valida... non offriva, forse, quei miracoli che Pinori prometteva ai suoi pazienti!
C'è un dato - che forse non è conosciuto e che so da poco - che non è stato valutato correttamente dai responsabili del "Day Hospital": quando un professionista, che ha dei titoli anche prestigiosi, si presenta per lavorare - sia nel pubblico che nel privato -, deve presentare nel pubblico i suoi titoli che devono comunque essere autorizzati dal Ministero. Se venisse a lavorare nell'Ospedale di Aosta anche il più grande chirurgo francese, prima di poter lavorare, la sua documentazione deve essere validata al Ministero della salute. Lo stesso per le strutture private che affittano dei locali saltuariamente a chi viene dall'esterno: se questo è uno straniero, deve avere questa validazione.
Ora questo che ho avuto in data 9 febbraio 2006, è un documento che sconcerta, in quanto il Ministero ci avverte: "state attenti a Pinori, probabilmente non ha i titoli per esercitare la sua professione". Il dato eclatante di questa lettera è che la domanda di Pinori è stata fatta al Ministero della salute italiana in data 21 maggio 2002... da quella data il Ministero della salute aveva la domanda di Pinori e non ha mai informato alcuna struttura, nonostante gli accertamenti fatti nel 2003 e nel 2004 dal Ministero stesso, che ha poi provveduto ad avvisare i Carabinieri di fare ulteriori accertamenti, mai nessuno ha avvertito che Pinori esercitava senza avere una documentazione! Il responsabile sanitario del "Day Hospital" ha dato fiducia ai documenti precedentemente citati, mentre non ha atteso questa risposta del Ministero della salute, che pure era obbligatoria!
Concludo dicendo cosa si fa. I controlli sui requisiti strutturali e sulle professionalità di tutte le strutture private vengono effettuati con una scadenza precisa, biennale, come scritto nelle deliberazioni. Nonostante ciò, per questa non completezza della documentazione raccolta o per l'essersi fidati che questa persona comunque esercitava in altre 14 Regioni italiane ed essersi fidato di tutta questa documentazione estremamente valida dal punto di vista scientifico, abbiamo fatto degli ulteriori controlli sulle qualità strutturali e sui professionisti che operano stabilmente, perché per legge dobbiamo controllare e dobbiamo verificare se il Direttore sanitario è presente, se continua ad operare in questa struttura. Nonostante questo noi abbiamo avviato una diffida e siamo in attesa degli sviluppi delle varie inchieste che - come si sa - sono in corso, in attesa magari che questo Pinori possa offrire della documentazione comprovante che invece la sua posizione non sia di questo tipo. Questo pone da parte nostra un'attenzione particolare a voler garantire sempre tutte le prestazioni che vengono erogate non solo dal pubblico, ma anche dal privato; quindi, nonostante la legge sia ben chiara, stabilendo che una struttura privata autorizzata per i dipendenti che accetta saltuariamente ha un direttore sanitario che deve verificare la cosa, è chiaro che nasce il desiderio di essere più garantisti. Non penso solo alle attività private chirurgiche, ma si pensi a cosa vuol dire la fitoterapia in questo momento, c'è una legge in Parlamento che porrà dei limiti, ma il paziente... è garantito verso una pratica che ormai è diffusa?
Per l'omeopatia stessa, una scienza che ha sicuramente dei risvolti positivi, da che documento viene governata la professionalità di un medico omeopata...? Questo per dire che da parte del pubblico c'è l'esigenza corretta di voler garantire soprattutto l'interesse del paziente. Vorrei far notare un piccolo controsenso, là dove lei chiede di essere più garantisti, in cui mi dice: "ma tutte le strutture private devono essere controllate"... 2 mesi fa, noi, in finanziaria, abbiamo portato un articolo che richiamava alla Regione la possibilità di un controllo sull'appropriatezza delle strutture private convenzionate, e lei lo sa che questo articolo è passato a grande maggioranza, ma lei lo ha ostacolato dicendo che è giusto che il malato abbia la sua libertà. Noi dicevamo: "se non possiamo andare a verificare la professionalità e l'appropriatezza là dove non solo è autorizzato, ma abbiamo delle convenzioni, a maggior ragione non possiamo controllare in una struttura privata che ha una sua responsabilità"!
Credo che tutti i passi che si dovevano fare verso questa situazione, che è comunque spiacevole, siano stati fatti; per il resto aspettiamo le decisioni della Magistratura e sicuramente questo fatto, mal gestito da una rete televisiva e dal Ministero della salute, che aveva questa domanda dal 21 maggio 2002, serve a tutti per essere meno creduloni verso alcuni medici che offrono delle strade più brevi ad una guarigione, ma che in fin dei conti non lo sono e in alcuni casi pongono in "forse" la salute del malato.
Président - La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (Arc-VA) - Che siamo di fronte ad un truffatore... lo abbiamo capito tutti, anche se un po' tardi!
La cosa che ci preoccupa è che, come lei giustamente ha detto, se questa persona avesse dovuto avere un rapporto di lavoro con l'USL, non avrebbe potuto esercitare la sua truffa, cioè l'ente pubblico prevede una serie di prescrizioni precise, per cui questa persona non avrebbe potuto truffare l'USL. Lo ha detto anche lei: se questa persona avesse voluto essere assunta dall'USL, non avrebbe potuto essere assunta, perché c'è una procedura ben precisa, perché si richiedono dei controlli precisi sui requisiti, quindi non avrebbe potuto essere assunta. Questa truffa nei confronti dell'USL non avrebbe potuto essere esercitata.
Nel momento in cui la Regione autorizza una struttura privata e l'autorizza ad esercitare e a lasciar esercitare al suo interno delle prestazioni di attività sanitarie, in quel momento - come ha ricordato l'Assessore - la Regione si preoccupa d'individuare chi è il responsabile sanitario di questa struttura e se questa ha tutti i requisiti. Ora, sul fatto che la Regione abbia dato l'autorizzazione a questa struttura, sono sicura che se lo ha fatto i requisiti c'erano; quello che, invece, qui si contesta è il fatto che il responsabile sanitario, quello che avrebbe dovuto verificare - come l'USL avrebbe dovuto fare - i requisiti di chi lavorava al suo interno non lo ha fatto! Allora ci chiediamo: è possibile un minimo di controllo, di verifica del funzionamento di queste strutture che sono state autorizzate?
Lei mi ha detto: i controlli ci sono, ma di fronte a tutta questa serie di documenti il controllo non è andato ad indagare oltre. Ma allora, scusi, non è controllo, perché o il controllo c'è e si va a verificare, oppure è un controllo che è come se non ci fosse, perché è solo un proforma! Prendiamo atto che le cose stanno così, mentre noi avremmo preferito che questa storia non fosse nata perché delle inchieste televisive l'hanno fatta emergere. Sarebbe stato molto meglio che dall'interno della struttura ci si fosse accorti, perché un ASL o un USL avrebbe richiesto al ministero continuamente se arrivava o meno la validazione del documento di abilitazione alla professione. Quante volte l'USL ha avuto bisogno di infermieri che hanno studiato in altri paesi e finché il titolo di studio non è stato validato dal ministero, queste persone non hanno potuto essere assunte! Perché queste sono le regole di correttezza nei confronti dei pazienti... ora, qui non è stato fatto! Credo che sia stato doveroso da parte della Giunta mandare una diffida, perché non poteva non farlo di fronte a un fatto così clamoroso, in attesa che le inchieste giudiziarie arrivino ad una soluzione.
Ancora una cosa: penso che se non ci fosse stata questa inchiesta giornalistica da parte di "Striscia la notizia", questo fatto non sarebbe ancora apparso, quindi ben venga l'inchiesta giornalistica e - ripeto - sono disorientata piuttosto dal fatto che la nostra "RAI" non fa queste inchieste! La nostra "RAI" prima di dare la notizia ha chiesto informazioni in Regione su cosa doveva fare, e dalla Regione non so chi ha risposto che forse era meglio aspettare qualche giorno per vedere un poco come si evolveva la situazione, questa è l'informazione nostra regionale!
Rispetto all'autorizzazione delle strutture private, proprio perché c'è un proliferare di queste strutture che vanno autorizzate, se ci sono alcuni requisiti precisi che sono rispettati, un minimo di controllo ulteriore va fatto, e va fatto non solo sulla parola di chi deve esercitare il controllo interno, ma sulle procedure che devono essere rispettate!
