Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1788 del 8 febbraio 2006 - Resoconto

OGGETTO N. 1788/XII - Piano regionale di tutela delle acque.

Il Consiglio

Vista la Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque;

Vista altresì la Direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001 concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente;

Visto il decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 recante le "Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole", così come modificato con il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 258, che definisce, all'articolo 1, la disciplina generale per la tutela di tutte le acque, al fine di conseguire il miglioramento dello stato delle medesime, ridurne l'inquinamento, perseguire gli usi sostenibili delle risorse idriche e mantenere la capacità di autodepurazione naturale dei corpi idrici;

Vista la legge regionale 8 settembre 1999, n. 27 "Disciplina dell'organizzazione del servizio idrico integrato", che all'articolo 1, comma 3, stabilisce che la Regione assicura una gestione integrata di tutti gli usi della risorsa idrica attraverso il piano regionale delle acque, articolato in Piano di tutela delle acque, Piano degli acquedotti e Piano di utilizzo delle acque;

Ricordato che il decreto legislativo n. 152/1999 indica il "Piano di tutela delle acque" quale strumento per il raggiungimento degli obiettivi da esso previsti. Tale Piano si definisce strategico, in quanto documento di pianificazione generale la cui elaborazione, adozione e attuazione sono affidate alle Regioni e alle Province autonome, ambiti territoriali in grado - previa definizione di obiettivi e priorità a scala di bacino individuati dalle relative Autorità - di dar rilievo alle peculiarità locali coerentemente al principio di sussidiarietà. Al Piano di tutela delle acque è riconosciuta per legge la natura di stralcio territoriale e di settore del Piano di bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183 "Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo" e come tale il Piano di tutela si pone nella gerarchia delle pianificazioni del territorio come atto sovraordinato, cui devono coordinarsi e conformarsi i piani ed i programmi nazionali, regionali e degli enti locali in materia di sviluppo economico, uso del suolo e tutela ambientale;

Ricordato inoltre che il Piano di tutela delle acque della Regione deve essere coerente con le linee strategiche e gli strumenti di azione del Piano di Bacino del fiume Po predisposto dall'Autorità di Bacino del fiume Po, istituita a norma della l. 183/1989 della quale fa parte anche la Regione Valle d'Aosta;

Ricordato che l'Autorità di Bacino del fiume Po ha definito, ai sensi dell'articolo 44 del d.lgs. 152/1999, gli obiettivi a scala di bacino e le priorità di intervento di bacino con le seguenti deliberazioni del Comitato Istituzionale:

- 13 marzo 2002, n. 6, "Piano stralcio per il controllo dell'eutrofizzazione" che definisce gli obiettivi e le priorità degli interventi su scala di bacino per il controllo della trofia delle acque;

- 13 marzo 2002, n. 7, "Adozione degli obiettivi e delle priorità di intervento ai sensi dell'articolo 44 del d.lgs. 152/1999 e successive modifiche ed aggiornamenti del programma di redazione del Piano stralcio di bacino sul bilancio idrico";

- 3 marzo 2004, n. 7, "Adozione degli obiettivi e delle priorità di intervento ai sensi dell'articolo 44 del d.lgs. 152/1999 e successive modificazioni ed integrazioni";

Rilevato che i competenti uffici tecnici regionali, utilizzando il quadro conoscitivo disponibile e sulla base delle indicazioni normative e programmatiche comunitarie, nazionali e regionali, hanno predisposto una bozza di Piano regionale di Tutela delle Acque che:

a) individua gli obiettivi di qualità ambientale e per specifica destinazione dei corpi idrici e gli interventi volti a garantire il loro raggiungimento o mantenimento, nonché le misure di tutela qualitative e quantitative tra loro integrate e coordinate per bacino idrografico, i corpi idrici soggetti a obiettivi di qualità ambientale, i corpi idrici a specifica destinazione ed i relativi obiettivi di qualità funzionale, le aree sottoposte a specifica tutela;

b) definisce le azioni per il conseguimento degli obiettivi di qualità fissati, per risolvere le criticità ambientali riscontrate nella fase di monitoraggio e caratterizzazione dei corpi idrici e per la verifica delle misure adottate sulla base delle classificazioni dei corpi idrici, delle designazioni delle aree sottoposte a specifica tutela e delle analisi effettuate per la predisposizione del Piano;

c) definisce il programma di misure per il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale rapportato alla classificazione relativa allo stato della qualità ambientale di ciascun corpo idrico significativo o di interesse, o parte di esso, oltre che all'analisi delle caratteristiche del bacino idrografico di pertinenza e all'analisi dell'impatto esercitato dalla attività antropica sullo stato dei corpi idrici superficiali e sotterranei;

Richiamata la deliberazione 30 dicembre 2004, n. 4995, avente ad oggetto l'adozione, da parte della Giunta regionale, dello "Schema di Piano regionale di Tutela delle Acque";

Considerato che di tale deliberazione è stata data notizia nel Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma Valle d'Aosta n. 5 del 1° febbraio 2005 e sul sito internet della Regione, con la precisazione dei tempi, dei luoghi e delle modalità con cui chiunque interessato potesse prendere visione e consultare la documentazione;

Considerato che, per la rilevanza dei temi trattati nella bozza, è stato ritenuto opportuno promuovere la partecipazione di tutti i soggetti pubblici e privati interessati alla formazione del Piano di tutela delle acque, agevolandone la consultazione, come previsto anche dalla Direttiva 2001/42/CEE:

a) dando ampia informazione dell'approvazione della presente deliberazione mediante la sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione e dandone comunicazione a tutti i Comuni;

b) mettendo a disposizione di tutti i cittadini una copia completa di tutta la documentazione del Piano presso la sede dell'Assessorato territorio, ambiente e opere pubbliche e della Relazione di Sintesi presso i Comuni;

c) pubblicando tutta la documentazione del Piano in un'apposita sezione del sito Internet della Regione;

d) promuovendo la consultazione per quarantacinque giorni decorrenti dalla pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione e consentendo la presentazione di osservazioni entro i successivi 30 giorni sia presso i Comuni sia presso la Regione;

Considerato che lo Schema di Piano regionale di Tutela delle Acque e la relativa documentazione sono stati:

a) integralmente pubblicati su apposita sezione del sito Internet della Regione all'interno della quale è stata attivata una procedura informatizzata per l'invio on line delle osservazioni;

b) depositati presso la sede della Regione ai fini della consultazione e della formulazione di eventuali osservazioni;

Considerato inoltre che tutti i soggetti potenzialmente interessati alle tematiche contenute nel Piano di Tutela delle Acque sono stati direttamente informati dell'avvenuta adozione da parte della Giunta regionale con specifiche note, contenute nella "Relazione di istruttoria dello Schema di Piano di tutela delle acque";

Considerato infine che poiché i contenuti del Piano riguardano anche regioni limitrofe alla Valle d'Aosta, dell'avvenuta adozione sono stati informate le competenti strutture istituzionali della Regione Piemonte, nonché della Confederazione Elvetica tramite il Conseil Valais - Vallée d'Aoste;

Considerato che in data 24 febbraio 2005 con nota n. 3696/DTA è stato organizzato uno specifico incontro con i Comuni e le Comunità montane al fine di informare gli enti locali dell'incidenza delle determinazioni del Piano sulle diversificate realtà del territorio e di sollecitare a prendere visione dello Schema di Piano regionale di Tutela delle Acque;

Considerato inoltre che con note 3676/DTA e 3694/DTA in data 24 febbraio 2005 sono stati organizzati specifici incontri che si sono tenuti per aree tematiche, con particolare riferimento alle aziende di produzione di energia idroelettrica, ai Consorzi di Miglioramento Fondiario e alle associazioni ambientaliste, aventi il medesimo scopo. Di tali incontri sono stati redatti appositi verbali che, unitamente alle lettere di convocazione, sono riportati nella "Relazione di istruttoria dello Schema di Piano di tutela delle acque";

Considerato che, nei novanta giorni successivi alla pubblicazione dell'avvenuta adozione della DGR 4995/2004, sono pervenuti alla Regione, anche tramite l'apposito sito internet, pareri e osservazioni da parte di diversi soggetti istituzionali e privati: le osservazioni pervenute e una sintesi schematica, che riassume i principali punti e le controdeduzioni formulate dalla Regione sono riportate nella "Relazione di istruttoria dello Schema di Piano di tutela delle acque";

Rilevato che con nota n. 3684/DTA in data 24 febbraio 2005 la Regione ha richiesto all'Autorità di Bacino del Fiume Po la formulazione del parere di compatibilità di competenza e che tale parere, favorevole, è riportato nella "Relazione di istruttoria dello Schema di Piano di tutela delle acque";

Rilevato altresì che con nota n. 8418/DTA in data 4 maggio 2005 il Dipartimento Territorio, Ambiente e Risorse Idriche ha richiesto l'avvio della procedura di Valutazione Ambientale Strategica alla competente struttura regionale e che con nota n. 13214/DTA del 11 luglio 2005, il Comitato Tecnico per l'Ambiente ha espresso parere favorevole al Piano regionale di Tutela delle Acque; tale nota è riportata nella "Relazione di istruttoria dello Schema di Piano di tutela delle acque";

Preso atto che a seguito delle osservazioni formulate sullo "Schema di Piano regionale di Tutela delle Acque" approvato con la deliberazione della Giunta regionale n. 4995/2004, è stato integrato e modificato e che la bozza di Piano regionale di tutela delle acque è costituita dai seguenti documenti:

a) relazione Generale, che fornisce il quadro descrittivo generale della struttura e dei caratteri del Piano, ne espone in modo sintetico i contenuti descritti analiticamente nelle monografie di area;

b) relazione di Sintesi che ha lo scopo di informare il largo pubblico sui contenuti e sugli effetti del Piano;

c) monografie per ciascun bacino idrografico, contenenti la relativa caratterizzazione, e le criticità riscontrate;

d) norme di attuazione del Piano, e relativi allegati tematici che ne costituiscono parte integrante, traducono in disposizioni prescrittive e di indirizzo le misure individuate dal piano, evidenziando le motivazioni delle scelte operate, ed indicano gli obiettivi, gli strumenti e le modalità di attuazione;

e) tavole di Piano;

Richiamata la deliberazione della Giunta regionale n. 2362 in data 29 luglio 2005 concernente l'approvazione del bilancio di gestione per il triennio 2005/2007, con decorrenza 1° agosto 2005 e di disposizioni applicative;

Esaminato il relativo articolato;

Visto il parere favorevole rilasciato dal Coordinatore del Dipartimento territorio, ambiente e risorse idriche nell'ambito dell'Assessorato territorio, ambiente e opere pubbliche, ai sensi del combinato disposto degli articoli 13, comma 1, lettera e) e 59, comma 2 della legge regionale 23 ottobre 1995, n. 45, sulla legittimità della presente deliberazione;

Visto il parere della III Commissione consiliare permanente;

Con gli emendamenti della Commissione stessa;

Delibera

1) di approvare il Piano regionale di Tutela delle Acque, depositato presso l'Ufficio compente del Dipartimento Territorio, Ambiente e Risorse Idriche, composto dai seguenti elaborati:

- relazione Generale;

- relazione di Sintesi;

- monografie per ciascun bacino idrografico, contenenti la relativa caratterizzazione, le criticità riscontrate e le specifiche misure di tutela;

- norme di attuazione del Piano, e relativi allegati tematici che ne costituiscono parte integrante, che traducono in disposizioni prescrittive e di indirizzo le misure individuate dal piano, evidenziando le motivazioni delle scelte operate, ed indicano gli obiettivi, gli strumenti e le modalità di attuazione;

- tavole di Piano;

2) di stabilire che la presente deliberazione sia pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione.

Allegati

(Omissis)

Président - La parole à l'Assesseur au territoire, à l'environnement et aux ouvrages publics, Cerise.

Cerise (UV) - Non vi nascondo una certa emozione nel portare in quest'aula tale documento che ritengo fondamentale per la politica di tutela delle acque, una politica che, recuperando delle tradizioni del passato e mi auguro una storia che ha segnato la nostra Regione con le sue acque, sia foriera nel futuro di orientamenti, di definizioni e di atti che consentano di ritrovare un po' di pace con questa risorsa. Infatti negli ultimi anni anche nella nostra Regione sono emersi segnali di possibili conflitti di uso sulle acque. Fenomeni di inquinamenti e sviluppo antropico hanno evidenziato necessità spesso contrastanti tra loro e le risorse non sembrano più sufficienti per soddisfare il bisogno complessivo. Un'organica politica dell'acqua deve garantire un'equilibrata e costante fruibilità nei diversi settori di impiego - potabile e civile, industriale, agricolo, idroelettrico, turistico e soprattutto ambientale - perseguendo il superamento di logiche di intervento a carattere settoriale e congiunturale, frequentemente condizionate dall'esplosione di fenomeni critici che determinano a loro volta soluzioni improntate all'emergenza. La tutela e la valorizzazione delle acque quale risorsa fondamentale per la vita e lo sviluppo della Regione deve rappresentare un obiettivo prioritario della Regione. La relativa ampiezza delle risorse idriche rispetto ai fabbisogni ha consentito fin qui e comunque per lungo tempo di considerare questi ultimi come variabili indipendenti tra loro e rispetto alle risorse. Tali condizioni hanno consentito di regolare settore per settore le richieste di uso per via amministrativa, mano a mano che venivano presentate, senza bisogno di bilanci globali. Si tratta oggi di elaborare le misure e le iniziative di intervento per un'efficace azione pubblica finalizzata alla salvaguardia e al miglioramento delle caratteristiche qualitative e quantitative delle risorse idriche, alla tutela della salute pubblica e alla conservazione delle fonti di approvvigionamento quali risorse strategiche di un più ampio obiettivo di tutela ambientale. Sono obiettivi che possono essere conseguiti attraverso la programmazione di interventi organici, integrati nei diversi settori di utilizzazione della risorsa e finalizzati anche a prevenire le situazioni di criticità legate alla disponibilità della risorsa o alla sua qualità. Le radici giuridiche di questo piano fanno capo all'articolo 44, commi 3 e 4, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, che individua gli obiettivi di qualità ambientale e per specifica destinazione dei corpi idrici e gli interventi volti a garantire il loro raggiungimento o mantenimento, nonché le misure di tutela qualitative e quantitative tra loro integrate e coordinate per bacino idrografico.

Il piano rappresenta il primo passo verso una nuova concezione dell'uso delle acque, seguendo principi, linee di azione, a volte programmi, mirati a raggiungere obiettivi eco-sostenibili. Si tratta di un lavoro che oggi sottoponiamo al Consiglio, frutto di un lavoro complesso e consistente di un confronto con tutti i soggetti interessati: Comuni, professionisti, imprenditori, agricoltori. Il piano è stato predisposto dalle strutture tecniche dell'Assessorato con la collaborazione significativa per gli aspetti naturalistici e ittiologici dell'Assessorato dell'agricoltura e con il supporto di alcuni consulenti esterni per gli aspetti più operativi. La prima versione del piano è stata approvata dalla Giunta regionale nel dicembre del 2004 e faceva seguito ad uno schema di piano approvato già nel 2003 e su di essa è stata effettuata una vasta campagna informativa che nei primi mesi del 2005 ha visto lo svolgimento di specifici incontri con i Comuni, i professionisti, i rappresentanti delle diverse attività produttive, le associazioni ambientaliste, gli agricoltori e i cittadini, oltre che una diffusione del testo attraverso "Internet". Le osservazioni pervenute sono state raccolte in un volume specifico dopo essere state esaminate dai tecnici e su di esse si sono svolti incontri specifici per chiarire ulteriormente le problematiche sollevate. Su questo testo si è svolta la valutazione di compatibilità ambientale strategica (cosiddetta "VAS"), elaborata in base ad uno specifico studio di progetto transfrontaliero noto come "ENPLAN" ed è stato acquisito il parere dell'Autorità di bacino del fiume Po, previsto dal decreto n. 152. A seguito di questi incontri e delle osservazioni pervenute è stato redatto un nuovo testo che a sua volta è stato oggetto di ulteriori verifiche con i soggetti interessati, per pervenire al testo che viene sottoposto all'esame del Consiglio, testo già ampiamente concertato. Ringrazio in modo particolare la III Commissione consiliare per il lavoro di approfondimento, di verifica e in qualche caso anche di critica e non ultimo manifestando alcune perplessità, lavoro che ha consentito di chiarire meglio alcuni concetti e di poter discutere in quella sede con gli operatori interessati.

Rispetto ai contenuti del piano, ricordo come sia stata precisa scelta dell'Amministrazione quella di ampliare la gamma dei corpi idrici come oggetto di valutazione e di monitoraggio a tutti i corsi d'acqua principali della Regione, non solo sotto l'aspetto qualitativo-quantitativo, ma anche di quello inerente al contesto ambientale e naturalistico in cui il corso d'acqua è inserito. Sotto questo profilo evidentemente questo piano va ben al di là della semplice risposta a un dettato legislativo. Il piano contiene anche numerosi elementi di disciplina della gestione delle acque nell'ottica della direttiva comunitaria quadro sulle acque 2000/60 e definisce il quadro delle azioni, contenuto in un apposito documento, quadro degli interventi, delle regole e dei comportamenti per la tutela della qualità ambientale in generale connessa con i corpi idrici. Si tratta dello strumento mediante il quale è disciplinato l'uso delle risorse idriche in un'ottica di sostenibilità ambientale, dove cioè qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale. Gli usi delle acque devono quindi essere indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell'ambiente, l'agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici.

La struttura del piano parte da una raccolta analitica di dati che sono stati elaborati per fornire indicatori che caratterizzino, da un lato, gli aspetti quali-quantitativi della risorsa idrica e, dall'altro, siano rappresentativi del valore ecosistemico dei corpi idrici. Di conseguenza è stata analizzata la situazione attuale dello stato delle acque superficiali e sotterranee regionali e dalla fotografia ottenuta è emersa una situazione positiva per ciò che riguarda la qualità delle acque, con alcuni problemi legati allo stato delle sponde e agli utilizzi della risorsa idrica. Il piano definisce quindi gli interventi di tutela e di risanamento dei corpi idrici regionali e per l'uso sostenibile delle risorse idriche attraverso misure integrate di tutela qualitativa e quantitativa della risorsa stessa. Le misure di tutela qualitativa delle risorse idriche devono garantire la naturale autodepurazione dei corpi idrici e la loro capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e diversificate. Le misure di tutela quantitativa devono garantire la conservazione, il risparmio e il riutilizzo delle risorse idriche per non compromettere il patrimonio idrico regionale e consentirne l'uso, con priorità per l'uso idropotabile prima e di quello agricolo poi, nel rispetto delle condizioni ambientali dei corpi idrici. Gli interventi da attuare per mitigare o eliminare gli effetti conseguenti alle problematiche riscontrate sono volti a: migliorare le condizioni dei corsi d'acqua, migliorare la qualità delle acque, salvaguardare il regime idrologico e l'ambiente. Gli obiettivi specifici costituiscono finalità e indirizzo di valutazione per ogni attività tecnica e amministrativa che concerne tutti i corpi idrici da parte di tutti i soggetti pubblici e privati. Ogni autorizzazione, concessione, nulla osta, permesso od altro atto di consenso comunque denominato avente a oggetto interventi ed opere o attività da chiunque ispirato o realizzato non deve porsi in contrasto con gli obiettivi specifici fissati e non deve compromettere la possibilità di raggiungimento degli obiettivi stessi. Il piano costituisce il quadro di riferimento necessario per gli organi della Regione, dei Comuni e delle Comunità montane, singoli o associati, ai fini dell'espressione di determinazioni, della definizione di intese, della formulazione di pareri, nonché del raggiungimento di accordi di programma che comportino comunque la loro partecipazione a scelte aventi implicazioni in materia di risorse idriche. Il conseguimento di tali obiettivi comporta l'interazione tra aspetti specifici della gestione delle acque con altri e diversi aspetti delle politiche territoriali in un sistema nel quale si integrano misure per la tutela qualitativa e misure per la tutela quantitativa sia delle acque superficiali che delle acque sotterranee. Da ciò l'esigenza di pianificare l'immissione dei risultati che si otterranno applicando le politiche di uso del territorio o della risorsa nel piano stesso, attraverso le fasi di monitoraggio, ed eventualmente regolare la mira rispetto agli obiettivi fissati, od anche rispetto alle stesse linee di azione programmate. Il piano si presenta quindi come uno strumento in itinere ed in evoluzione che coordina diversi aspetti della pianificazione regionale, nonché promotore di iniziative di coordinamento, di progetti pilota a livello sperimentale (dalle tecniche di bioingegneria allo sfruttamento energetico ecocompatibile). Il piano è attuato attraverso l'azione coordinata di tutte le istituzioni competenti mediante una serie di dispositivi. Alcune delle linee di azione individuate dovranno trovare una maggiore specificazione ad esempio nei piani regolatori comunali, in corso di adeguamento al Piano territoriale paesistico, e nella revisione del Piano di sviluppo rurale, che consentirà di mettere sempre più a fuoco obiettivi e specifiche della cultura agricola del territorio.

Il Piano di tutela delle acque rappresenta quindi il primo strumento di pianificazione regionale nel settore delle acque espressione di un capovolgimento del punto di vista di approccio del governo del "sistema acqua" almeno secondo due punti di vista. Si passa dal controllo e dalla regolazione della fonte di inquinamento alla salvaguardia della qualità ambientale del corpo idrico superficiale e sotterraneo tenendo conto delle sue caratteristiche chimiche, biologiche e quantitative. Per "qualità ambientale" ricordo si intende quindi la sintesi delle caratteristiche qualitative e delle condizioni di disponibilità quantitativa della risorsa acqua nel corpo idrico.

Il secondo aspetto riguarda l'assunzione degli ambiti fisici e temporali specifici dell'elemento acqua, quali ambiti della pianificazione, programmazione e governo del sistema, che presentano delimitazioni proprie non direttamente ed univocamente riconducibili a delimitazioni amministrative. Il Piano di tutela delle acque pertanto è un piano a scala di bacino idrografico all'interno del quale esercita la sua azione.

Il piano è specificatamente finalizzato alla disciplina degli aspetti qualitativi della risorsa e il tema degli usi è affrontato solo nelle sue connessioni con gli aspetti di tutela qualitativa, rinviando ad altri strumenti gli approfondimenti per quanto riguarda gli aspetti più propriamente quantitativi.

Président - La parole au Conseiller Riccarand.

Riccarand (Arc-VA) - Come ha già evidenziato l'Assessore nella sua relazione, questo Piano di tutela delle acque è in un certo senso un atto dovuto, un atto che deriva dal decreto legislativo n. 152/1999, il quale a sua volta recepisce tutta una serie di direttive della Comunità europea aventi come finalità una maggiore tutela delle acque dall'inquinamento. Il decreto n. 152/1999 ha affidato alle Regioni il compito di redigere il piano, adottarlo e approvarlo. L'Assessore ha anche indicato l'iter lungo e complesso che ha avuto questo piano prima di approdare alla discussione di oggi in Consiglio, dal primo schema del dicembre 2004 alla fase delle osservazioni, alla modifica del testo nell'autunno 2005 fino al testo attuale. Penso che proprio questa fase di discussione, di osservazione, di confronto sia stata forse una delle cose più positive di tale piano, nel senso che effettivamente, come emerge dal ponderoso elaborato che contiene le osservazioni e le controdeduzioni, c'è stato uno sforzo meritorio di confrontarsi, di recepire delle osservazioni, di vedere quelli che potevano essere i rilievi formulati da vari organismi, associazioni, enti di vario genere. Questo è l'aspetto più positivo di tale piano, in quanto - e vengo a un giudizio subito complessivo su questo strumento - l'esito complessivo non lo consideriamo soddisfacente, lo riteniamo anzi discutibile. Per quale motivo? Cercherò poi alla fine di argomentare tale giudizio, ma intanto vorrei entrare nella struttura di questo piano, perché è indubbio che un piano così complesso fatto di tanti elaborati pone anche delle difficoltà di approccio. Qui ci troviamo di fronte a molti elaborati che non hanno una sufficiente omogeneità e danno nell'insieme un quadro che non è convincente, chiaro, ben definito nei suoi orientamenti. Questo è un primo elemento rilevante di difficoltà. Vi è poi un altro elemento rilevante di difficoltà che è il linguaggio, perché qui si usa un linguaggio estremamente tecnico, non dappertutto, ma in molti elaborati, molte volte direi anche eccessivamente tecnico. Vorrei solo fare un esempio, tanto per dare un'idea delle difficoltà ad esempio derivanti da questo tipo di linguaggio. Nell'allegato delle norme tecniche di attuazione dove si indicano gli obiettivi, a pagina 19, ad esempio si dice che per migliorare la qualità ambientale "può essere prevista inoltre una relativa incidenza degli interventi sullo stato ambientale riconducibile all'atteso miglioramento dell'IBE, alla funzione-filtro rispetto agli inquinanti distribuiti svolta dalle fasce vegetate ripariali continue e dai "buffer-strips" golenali, al contenimento degli inquinanti agricoli conseguente all'allontanamento delle suddette attività dall'immediata sponda dell'alveo inciso". È un linguaggio che sicuramente è da tecnici, ma neanche tutti i tecnici, perché abbiamo visto nei pareri dei tecnici delle osservazioni che anche loro dicono: "insomma, qui che lingua si parla!". È un linguaggio che sicuramente rende difficile l'approccio a questo documento.

Devo poi dire, Assessore, che anche nella presentazione degli elaborati in alcuni casi si vede che c'è stata attenzione ed accuratezza, in altri casi manca. Le faccio un esempio: la "Relazione generale", un elaborato molto importante e "ponderoso" perché vi sono 216 pagine, non ha neanche un indice, per cui uno, per capire il capitolo, si deve andare a sfogliare tutto il documento, mentre la "Relazione di sintesi" di 65 pagine ha il suo bel indice; quindi vi sono anche degli aspetti di presentazione.

Un altro aspetto. Qui vi è una marea di schede, di tabelle, di grafici, che sono anche interessanti, ma che si ripercorrono, sono riprodotti a volte 5 o 6 volte, c'è una ripetitività che rende difficile capire. La sensazione è di un insieme di elaborati che non è alla fine stato sufficiente, cioè non c'è stato uno sforzo di sintesi per presentare l'essenziale e renderlo comprensibile.

Vorrei però venire alle cose essenziali, perché questo è quell'aspetto formale che non ci convince... allora qui c'è intanto di importante un tentativo di fare un'analisi dello stato di fatto delle acque in Valle d'Aosta, da quelle superficiali, a quelle profonde, ai laghi, alle sorgenti. Quale situazione viene fuori da questa analisi, in base ai dati del piano, che tendono già ad essere un po' vecchi perché per lo più sono dati del 2003, ma comunque sono dati interessanti? Viene fuori un'analisi che non è delle migliori. Per quanto riguarda i corsi d'acqua superficiali, abbiamo ben 5 torrenti in cui la descrizione dello stato di fatto ci dice che le condizioni sono insoddisfacenti: mi riferisco a una gran parte del tratto del Buthier, dalla confluenza del torrente Artanavaz fino alla Dora Baltea; al Marmore, "condizioni generalmente insoddisfacenti con punti di maggiore criticità..."; all'Evançon, "condizioni generalmente insoddisfacenti con punti di maggiore criticità per la presenza di opere di sistemazione dell'alveo del torrente..."; al Lys; all'Artanavaz e, per quanto riguarda la Dora Baltea, ampi tratti della stessa: dalla confluenza della Dora di Vény all'Equilivaz, "condizioni insoddisfacenti..."; dalla confluenza del torrente Savara al ponte di Brissogne, "condizioni insoddisfacenti a causa della scarsa qualità delle acque e delle alterazioni delle rive per opere ed usi del suolo legati all'insediamento urbano e produttivo e per il rilevante uso della risorsa"; dal ponte ferroviario di Nus fino alla confluenza del torrente Evançon, "condizioni generalmente poco soddisfacenti per la presenza di opere di sistemazioni idrauliche, usi del suolo legati all'insediamento urbano e produttivo, per la presenza di scarichi idrici non adeguatamente trattati e per il rilevante uso della risorsa"; dal ponte della strada regionale di Champorcher fino al confine regionale, "condizioni insoddisfacenti...". La situazione fotografata dal piano per quanto riguarda le acque superficiali cioè sicuramente non è positiva in molti tratti. Questo deriva anzitutto da un elemento, che viene evidenziato... vi è un problema per quanto riguarda gli impianti di depurazione piuttosto consistente: abbiamo 3 importanti zone della Valle che sono tuttora prive di impianti di depurazione: tutta la Valdigne, tutta la bassa Valle, tutta la zona di media Valle intorno a Nus; quindi 3 grossi comprensori senza impianti di depurazione, con effetti che puntualmente si verificano sulla qualità delle acque. Abbiamo però anche un problema che viene evidenziato nella fotografia e anche nelle monografie sui vari corsi d'acqua di malfunzionamento di impianti già esistenti; quindi c'è un problema sul trattamento dei reflui idrici civili piuttosto consistente.

Vi è poi un altro elemento che viene evidenziato con forza nell'analisi dello stato di fatto e che causa questa scarsa qualità dei corsi d'acqua superficiali, determinato dagli scriteriati interventi di arginatura. Qui vi è un allegato denominato "Linee di intervento multidisciplinare", un allegato alle norme di attuazione, che è molto interessante, però è stupefacente come questo allegato proponga linee di intervento sulla base di tecniche di ingegneria naturalistica, che sono esattamente il contrario di quello che è stato fatto negli ultimi 20 anni in Valle d'Aosta ed è anche il contrario di quello che purtroppo è stato fatto in gran parte delle situazioni dopo l'alluvione negli ultimi interventi di ripristino. Si dice: "evitare il più possibile arginature rigide, in particolare quelle con i blocchi di pietra, se si fanno arginature rigide, queste devono essere comunque coperte di terra e alberate; no allo spianamento degli alvei". Vi è una grossa sottolineatura dell'importanza della vegetazione riparia e giustamente, perché essa è importantissima per la temperatura dell'acqua, per il nutrimento dei pesci, per rimuovere i carichi inquinanti, per la qualità del paesaggio, eppure sappiamo in che stato sono gran parte delle rive e soprattutto quelle della Dora Baltea, ma anche di torrenti laterali. Infine, sempre in questo allegato si sottolinea la necessità di rinaturare le fasce riparie, di offrire zone di sfogo ai corsi d'acqua, eccetera, tutte cose che negli ultimi 20 anni sono state oggetto di tante discussioni in Consiglio e abbiamo visto sistematicamente attuare interventi che andavano in senso contrario. L'ultimo elemento che viene indicato come causa di degrado dei corsi d'acqua superficiali sono gli eccessivi prelievi e anche qui si dice che vi sono eccessivi prelievi anche per usi industriali, ma soprattutto per energia idroelettrica e si indica anche un elemento di rischio rappresentato dai prelievi per l'innevamento artificiale. Vi sono quindi delle eccessive pressioni nel prelievo dei corsi d'acqua, che vengono fotografate con una certa impetuosità da parte del Piano di tutela.

Anche per quanto riguarda la situazione dei laghi non ci troviamo in una situazione ottimale; sembra strano però, pur essendo i nostri laghi in condizioni generalmente buone, qui le schede esistenti sui laghi indicano elementi di criticità: Lago Gran San Bernardo, problemi di qualità delle acque, si parla di una diminuzione del livello dell'acqua che si è determinata unita ai probabili scarichi degli insediamenti civili esistenti; i laghi di Saint-Marcel: c'è un problema di acqua troppo bassa, di eccessiva presenza di vegetazione; il caso del lago Villa, che è già più conosciuto, Challand-Saint-Victor, dove c'è un problema di eutrofizzazione piuttosto importante con il risultato che le acque sono torbide e c'è un indice di abbassamento della qualità. Ho fatto questi esempi, ma non sono gli unici, vi sono anche altre realtà di laghi che presentano degli elementi di criticità.

Stessa cosa dicasi per quanto riguarda i corpi idrici sotterranei. Qui devo dire che su questo aspetto non c'è molta attenzione nel Piano di tutela delle acque, è affrontato, ma molto marginalmente. Sono analizzate solo 2 falde: la falda della piana di Aosta e quella della piana di Donnas e Pont-Saint-Martin e anche qui vi sono delle criticità che del resto conosciamo già, almeno per quanto riguarda la falda della piana di Aosta sappiamo che c'è un problema di metalli pesanti, cromo 6, nickel, fluoruri, c'è un problema di varie altre sostanze inquinanti piuttosto preoccupante, di cui abbiamo più volte discusso in Consiglio. Mi ha sorpreso notare che questo problema del metallo pesante è presente anche nella falda della piana di Donnas, di Pont-Saint-Martin; in particolare, per quanto riguarda il nickel, qui viene spiegato per quale motivo tale problema è presente in tutta la Valle d'Aosta. Anche per quanto riguarda i corpi idrici sotterranei quindi abbiamo elementi di criticità piuttosto consistenti.

Infine, per quanto riguarda le sorgenti, qui vale il discorso che ho fatto per i corpi idrici sotterranei, perché l'analisi sulle sorgenti è molto limitata. Qui ci si rifà alle prescrizioni del PTP e non c'è un approfondimento specifico nel Piano di tutela delle acque per quanto concerne il problema della tutela delle acque destinate al consumo umano, è affrontato anche questo in modo molto marginale, vi sono alcuni accenni, ma del tutto insoddisfacenti.

Rispetto a questa situazione di criticità del sistema delle acque, una criticità che è sicuramente recuperabile - in altre parti d'Italia la situazione è senz'altro peggiore, ma in una valle alpina come la nostra si dovrebbe operare per avere una qualità migliore -, gli obiettivi indicati dal piano non sono convincenti, soprattutto non sono incisivi, non si vede un punto di forza, una determinazione nell'andare ad affrontare i problemi di fondo, definire una tempistica per risolverli. Ci si pone tre obiettivi: un obiettivo di qualità ambientale per i corsi d'acqua superficiali, un obiettivo di tutela e riqualificazione dell'ecosistema fluviale, un terzo che è un obiettivo di tutela quantitativa dei corpi idrici.

Se poi si entra nel dettaglio di questi obiettivi, si nota che, per quanto riguarda l'obiettivo di qualità ambientale per i corsi d'acqua, il piano propone di rispettare i livelli minimi che sono richiesti dal decreto legislativo n. 152/1999, quindi, entro il 31 dicembre 2008, arrivare al livello di qualità sufficiente e, entro il 2016, arrivare al livello di qualità buono, ma questo obiettivo non ha nessun senso dal momento che già adesso abbiamo un livello di qualità sufficiente, quindi porsi tale obiettivo è del tutto minimale. Fra l'altro, questo lo evidenzia anche l'Autorità di bacino del Po, laddove dice: "vi siete posti degli obiettivi di qualità per quanto riguarda la Dora Baltea che sono parametrati sugli obiettivi di qualità che abbiamo per il Po in una situazione completamente diversa, quindi vi siete posti degli obiettivi di qualità troppo bassi" e chiede di cambiarli. Non so se sono stati cambiati rispetto a quando è stato espresso il parere da parte dell'Autorità di bacino, però è evidente che l'obiettivo che qui viene indicato in termini generali è del tutto inadeguato. Bisognava porsi un obiettivo molto più di alto livello, perché è raggiungibile, visto che partiamo già da una situazione che è di sufficienza, pur con una presenza di forti elementi di criticità.

Per quanto riguarda l'obiettivo di tutela e riqualificazione dell'ecosistema fluviale, qui vi sono delle belle affermazioni di principio, però, di fronte a una situazione che è fortemente compromessa, perché conosciamo tutti la realtà delle arginature che sono state fatte, gli spianamenti, il depauperamento dei corsi d'acqua, le conseguenze sulla presenza di fauna ittica, eccetera, gli obiettivi qui sono del tutto generici. Si dice cioè: "sì, bisogna rinaturare", però poi ci si smentisce, perché anche su questi punti si dice una cosa e dopo ci si "rimangia" le affermazioni. Faccio un esempio: "è bene per contro ribadire che rinaturalizzare non significa solo riportare il corso d'acqua allo stato naturale preesistente, poiché tale approccio sarebbe assurdo e fuorviante soprattutto in Regioni densamente antropizzate come la Valle d'Aosta, dove è indispensabile interagire con i corsi d'acqua secondo l'approccio maggiormente sostenibile", ma qual è questo approccio non lo si dice, cioè si dice: "rinaturalizzare sì", ma poi non si può fare perché dobbiamo intervenire in modo pesante, ma sostenibile. Qual è questo modo sostenibile? Non viene mai detto. C'è tutta una contraddizione in termini, c'è un allegato molto bello che spiega in dottrina come si può fare per fare diversamente i controlli dei corsi d'acqua, le sponde con la terra e la vegetazione, ma a questo allegato, che poteva essere un trattato di qualche professore universitario, non si esprime nessuna realtà conseguente nelle norme di attuazione, nelle linee di azioni, nei programmi e negli obiettivi concreti. Pare di capire che non si sa cosa fare di fronte a una situazione così compromessa, com'è quella delle difese spondali nella nostra regione e in tratti così estesi dei nostri corsi d'acqua.

Per quanto riguarda gli obiettivi di tutela quantitativa dei corpi idrici, qui il problema è quello di avere dei prelievi che siano compatibili con lo stato ambientale del corso d'acqua. Qui le affermazioni di principio sono validissime, perché si dice: "bisogna risparmiare sul prelievo, bisogna ridurre il fabbisogno idrico, bisogna riutilizzare, uso multiplo delle risorse, bisogna essere più razionali...", eccetera, quindi le affermazioni di principio sono pienamente condivisibili, però poi lo strumento chiave qui è il minimo deflusso vitale. Qui viene proposta una nuova articolazione e un nuovo modello di calcolo molto complesso - ci saranno dei tecnici che riusciranno ad applicarlo -, si propongono fasi sperimentali, diversi modelli, eccetera, ma anche qui con dei tempi di applicazione molto lunghi. Per le concessioni già esistenti si prevede una fase sperimentale che deve partire a un certo punto e che poi non si capisce come sfocerà a regime, quindi abbiamo già un sistema di minimo deflusso che vuol dire il minimo necessario, ma che viene in tutta una serie di realtà che sono già in atto dilazionate ulteriormente nel tempo, con in più un problema di deroghe, nel senso che qui si prevedono anche delle deroghe al minimo deflusso vitale. Anche su questo l'Autorità di bacino ha fatto delle osservazioni: "guardate..." - ha detto - "... che nelle altre Regioni queste deroghe non ci sono"; oppure fa degli esempi anche su alcune deroghe per quanto riguarda piccole captazioni e chiede che venga abbassato il livello di produzione sopra il quale si può derogare da questi principi. Tale osservazione non è stata recepita, perché ho trovato lo stesso testo nelle norme di attuazione precedente alle osservazioni fatte dall'Autorità di bacino; quindi non è stato modificato sulla base della richiesta dell'Autorità di bacino del Po il meccanismo delle deroghe che qui è stato previsto.

L'allegato alle norme tecniche di attuazione "Obiettivi e indirizzi programmatici" è, a mio avviso, una delle parti più deboli e deludenti del Piano tutela delle acque e questo inficia enormemente tale strumento, perché proprio gli obiettivi e gli indirizzi programmatici sono il "cuore" di questo piano, perché il "cuore" non è la fotografia dell'esistente. È interessante la fotografia dell'esistente, ma il "cuore" è come vogliamo intervenire e questo è un allegato alle norme tecniche di attuazione che è del tutto generico, quindi diventa difficile... come questo possa avere un'incidenza sulla reale situazione.

Un altro aspetto molto critico di questo piano è che su una serie di provvedimenti c'è un rinvio. Un elaborato così complesso, un lavoro così ampio ci si aspetterebbe che desse "sistemazione" a tutta una serie di problemi, invece no, su tutta una serie di problemi ci si limita a fare delle affermazioni di principio e poi si rinvia: si rinvia alla legge regionale sulle risorse idriche, da farsi entro 12 mesi, ma poi... si rinvia alla legge regionale sulla disciplina degli scarichi, anche qui da farsi entro 12 mesi dall'approvazione del piano, ma non si capisce perché non si mettano già nel piano tutta una serie di cose visto che sono questioni ormai mature. Ancora: direttiva tecnica per la revisione sulle concessioni idroelettriche, direttiva tecnica per la riqualificazione fluviale, direttiva tecnica per la gestione degli invasi, direttiva tecnica per interventi in alveo, direttiva regionale per perimetrare le zone di protezione, cioè tutti questi sono provvedimenti che vengono definiti necessari e in certi casi urgenti, ma su cui poi si rinvia ad atti successivi. L'effetto pianificatorio quindi viene fortemente depauperato con tale sistema dei rinvii.

Un'ultima questione riguarda gli indicatori. Qui in tutta una serie di elaborati compaiono questi strumenti degli indicatori, vengono elencati una serie di dati che vengono raccolti che servono a verificare se certi risultati ci sono, qual è la situazione. È uno strumento molto utile e c'è uno specifico allegato "Azioni per il monitoraggio dell'attuazione del piano" che è anche interessante, ma ha un taglio molto accademico, cioè è un "trattatello" sulla questione degli indicatori, dice anche delle cose interessanti, ma non si capisce quali indicatori verranno utilizzati. Nelle norme tecniche di attuazione non c'è mai scritto: "utilizzeremo questi indicatori". Non c'è un allegato che dice: "questi sono gli indicatori, in questo momento abbiamo tale situazione, fra 3 anni faremo un'altra fotografia e vedremo a che punto è". No, qui vi è un elenco di indicatori anche interessante, ce ne sono tanti, secondo me sarebbe meglio che ve ne fossero di meno, ma precisi, con tempi sicuri, da verificare in modo costante, in modo che si abbia costantemente sotto controllo la situazione. Non dico che non vi sia nessun indicatore che viene utilizzato, ad esempio l'ARPA usa per i suoi rilievi un sistema di indicatori, ma il piano nel suo insieme non ha un sistema di indicatori definito, ne parla, ne tratta, ma alla fine non lo definisce tale sistema e questo è un altro elemento molto negativo, perché, se invece il piano definisce questo sistema di indicatori così ampio, si saprà che ci sono 50-60 o 100 indicatori, si fa la fotografia ad un certo punto e poi si va avanti, allora c'è un elemento di certezza, altrimenti così tutto diventa molto "ballerino".

In conclusione il nostro giudizio è che si tratta di un insieme di elaborati che sicuramente contengono dei dati utili e anche degli elementi di conoscenza importanti, anche le monografie sui corsi d'acqua sono molto interessanti; c'è una fotografia utile dell'attuale situazione, anche se con dati in parte vecchi, ma quello che manca sono gli obiettivi di miglioramento di questa situazione, c'è un eccessivo rinvio ad ulteriori provvedimenti, manca un sistema definito di indicatori che permetta di misurare costantemente l'evoluzione della situazione; l'aspetto pianificatorio è carente, poco incisivo, poco coraggioso. Temiamo che da questo piano non deriveranno risultati concreti, non pensiamo neanche che faccia danno ma, di fatto, non permette di affrontare in modo incisivo i problemi esistenti, e ce ne sono, e sono abbastanza vasti. Avremmo quindi voluto un piano un pochino più organico, preciso, puntuale, chiaro negli obiettivi e preciso nel corpo sia delle norme che degli indicatori, su tutto quanto. Queste sono le motivazioni per cui il nostro gruppo esprime una forte perplessità rispetto a tale documento e il voto del gruppo "Arcobaleno" su questo piano sarà un voto di astensione.

Président - La parole au Conseiller Borre.

Borre (UV) - Intervengo come membro della III Commissione poiché in Commissione ho avuto la possibilità di approfondire l'argomento grazie alle audizioni e all'esposizione del coordinatore. Un argomento di non poco rilievo nel sistema normativo regionale, uno strumento che vuole rappresentare un primo passo verso una nuova concezione dell'uso delle acque in una Regione dove la cultura delle acque ha radici profonde e lontane per la realizzazione di lavori enormi ed encomiabili per rendere fertili i terreni, per poter costruire dei villaggi, per garantire la sopravvivenza, per l'importanza storica, per la specifica destinazione al consumo umano, per il valore ambientale, per il rilievo economico che riveste nella nostra Regione. Per queste ragioni e sicuramente altre ancora il piano rappresenta lo strumento che deve educare all'uso corretto e razionale delle acque, ma deve essere al contempo uno strumento condiviso e attentamente valutato, al fine di non essere uno strumento di divieti o impedimenti che mal si integrerebbero con la nostra storia e cultura.

Ritengo opportuna una mia lettura del documento, un'analisi breve a fronte del "dossier", una lettura più ottimistica del collega Riccarand anche se abbiamo vissuto in Commissione audizioni e spiegazioni. Questo Piano di tutela delle acque vuole essere un documento di pianificazione generale di livello regionale in materia di risorse idriche, rappresenta quindi il primo passo verso una nuova concezione dell'uso delle acque, perseguendo principi, linee di azioni, programmi finalizzati alle esigenze della società nel rispetto dell'ambiente. Costituisce il quadro di riferimento necessario per gli organi della Regione, dei Comuni e delle Comunità montane, singole o associate, ai fini di decisioni, di intese, della formulazione di pareri, nonché del raggiungimento di accordi di programma in materia di risorse idriche. È un piano formulato attraverso un'azione coordinata di tutte le istituzioni competenti in materia, l'emanazione delle disposizioni di attuazione del piano stesso adottate dalla Giunta regionale, l'adozione degli strumenti di pianificazione, degli atti di programmazione previsti dalla normativa statale e regionale, l'adeguamento dei piani regolatori alla legge regionale n. 11/1998 e al PTP, l'emanazione da parte della Giunta di specifiche direttive di indirizzo settoriali e per ambiti territoriali, il ricorso agli strumenti delle procedure negoziate e agli accordi ambientali con i soggetti interessati. Nel piano vengono esposti i risultati dell'attività conoscitiva svolta nella fase di monitoraggio e caratterizzazione dei corpi idrici regionali, l'analisi del bacino idrografico di pertinenza, l'analisi dell'impatto esercitato dall'attività antropica sullo stato dei corpi idrici superficiali e sotterranei. Viene quindi definito l'insieme delle misure di tutela qualitativa e quantitativa fra loro integrate e coordinate per bacino idrografico, misure definite per conseguire gli obiettivi di qualità ambientali fissati, per risolvere le criticità ambientali riscontate, per verificare l'efficacia delle azioni adottate. Il piano definisce inoltre una strategia di intervento che si articola su tre obiettivi principali, citati prima dal collega Riccarand: di qualità ambientale e per specifica destinazione, di tutela e riqualificazione dell'ecosistema fluviale, di tutela quantitativa. Per ogni obiettivo troviamo specifiche linee di azioni, composte da interventi strutturali e iniziative normative o organizzative per migliorare le condizioni dei corsi d'acqua con la riqualificazione ambientale e disciplinando la realizzazione degli interventi in alveo a tutela dei componenti ambientali e dell'ittiofauna, per migliorare la qualità dell'acqua attraverso il completamento del sistema di collettamento e di trattamento dei reflui idrici e la riorganizzazione del servizio idrico integrato, per salvaguardare il regime idrogeologico e l'ambiente fluviale attraverso la determinazione delle portate di deflusso minimo vitale.

Per il servizio idrico integrato si propone una prima articolazione di ambiti territoriali ottimali, ambiti nei quali organizzare in forma integrata la gestione del servizio di acquedotto, di fognatura e di depurazione delle acque reflue. Questa organizzazione dovrà permettere una gestione razionale, specialistica e quindi una migliore qualità del servizio ad un costo inferiore. È necessaria una forte attenzione degli enti locali sia nella gestione che nella progettazione, sia per contenere i costi che per una gestione efficiente ed efficace. Mi preme ribadire che gli interventi e le linee di azione sono state discusse durante la stesura del piano con tutti i soggetti interessati, fatto che ha permesso loro di manifestare le proprie problematiche specifiche, le difficoltà e le possibilità di intervento. Interventi e linee di azione che rappresentano, a seguito del confronto, il punto di incontro e di equilibrio di esigenze spesso contrastanti fra loro. Va sottolineato il parere favorevole del CPEL, che per l'occasione aveva costituito un gruppo di lavoro. In tale processo di confronto l'introduzione di misure di compensazione e/o di incentivo, quali quelle del deflusso minimo vitale, ha costituito l'elemento fondamentale per far convivere le richieste discordanti. Particolare attenzione è stata posta nella disciplina del minimo deflusso vitale per usi agricoli, per i quali i conflitti con altri utilizzi prevedibili diventano sempre più significativi. L'esigenza di salvaguardare il settore anche per i risvolti socio-culturali e ambientali che esso rappresenta ha richiesto un'attenzione specifica, attenzione che rende però necessario un approfondimento più marcato in sede di valutazione di compatibilità di usi diversi. Attenzione che sarà competenza "in primis" dell'Assessorato dell'agricoltura con il coinvolgimento dei consorzi di miglioramento fondiario. Si inizia pertanto con il piano un percorso di riorganizzazione normativa della materia, che vedrà come prossima tappa una specifica normativa regionale sulla gestione delle risorse idriche, normativa nella quale fra gli altri temi potranno essere disciplinate anche le modalità attraverso le quali gestire i conflitti d'uso e la salvaguardia di quelli esistenti.

Président - La parole au Conseiller Tibaldi.

Si dà atto che dalle ore 18,29 presiede il Vicepresidente Nicco.

Tibaldi (CdL) - Per alcune brevi considerazioni. La risorsa acqua è di fondamentale importanza non solo per la nostra Regione, ma direi per qualunque comunità, è fonte di vita e fattore di sviluppo e l'abbondanza di acqua per la nostra Regione rappresenta una di quelle ricchezze che opportunamente devono essere tutelate e utilizzate. Diciamo che questo piano è uno strumento pianificatorio e programmatorio importante che trae la sua origine normativa da quel decreto legislativo n. 152/1999 che assegna alle Regioni questa competenza pianificatoria in materia.

Come molti altri colleghi, non essendo membro della III Commissione e non avendo potuto partecipare a quel monumentale lavoro di audizioni e di approfondimento che i componenti della III Commissione hanno fatto, ho limitato le mie conoscenze ad una lettura del documento che oggi è allegato all'ordine del giorno ed è effettivamente un documento di poche pagine, che rinvia a tutta una serie di atti che sono corposi anche da un punto di vista cartaceo, perché abbiamo una relazione generale che si compone di alcune centinaia di pagine, una relazione di sintesi di 65 pagine, monografie per ciascun bacino idrografico, norme di attuazione del piano, quindi bisognerebbe avere il tempo e la competenza per approfondire determinati dati che hanno un carattere precipuamente scientifico. Il piano è uno strumento necessario, il piano giunge, a partire dal 1999 - anno in cui è stato emanato il decreto legislativo n. 152, nonché la legge n. 27 sul servizio idrico integrato -, a distanza di 6, quasi 7 anni. La sua valenza strategica più volte ribadita arriva tardivamente, anche se meglio tardi che mai. È un piano che dà delle indicazioni di indirizzo per la tutela dei nostri corpi idrici.

Con questo intervento vogliamo rivolgere all'Assessore alcune osservazioni e nel contempo chiedere alcune cose, perché anche il suo intervento, Assessore, è stato volutamente generale e ha toccato temi e questioni che sono anche indicate nella premessa della deliberazione. Anzitutto questo monumentale lavoro traccia una fotografia del sistema idrico regionale, dello stato di salute dei corpi idrici nella nostra regione e non è che ne esca una fotografia particolarmente nitida, non per quanto riguarda gli elementi oggetto di valutazione, ma nitida per quanto riguarda la trasparenza dell'acqua. Le acque valdostane versano in condizioni che sono in alcuni casi buone, ma in altri casi - mi riferisco agli affluenti della Dora Baltea - poco soddisfacenti o precarie, che meritano la necessaria attenzione da parte dell'organo politico-amministrativo che sovrintende alla tutela delle acque e alla sua salvaguardia. Abbiamo avuto più volte casi che sono stati segnalati in quest'aula, attraverso iniziative specifiche, dove venivano evidenziati dei fattori inquinanti che hanno gravemente compromesso perlomeno per certi periodi di tempo quella che era la salubrità delle acque: mi riferisco in particolare alla Dora Baltea. Ricordo quando ci furono alcuni anni fa - e forse risaliamo a 5-6 anni addietro - inquinamenti di origine industriale che si riversarono in quantità massiccia nella Dora Baltea e che causarono dei veri problemi all'ittiofauna con morie di pesci che si sono protratte per diverse settimane, sulle cui responsabilità mai è stata fatta chiarezza. Ricordo un'asta torrentizia, quella del Marmore, che più volte è stata oggetto di attenzione e di iniziative politiche portate in quest'aula perché il depuratore di Ussin non svolgeva il suo ruolo. Diciamo che, pur essendo una risorsa importante, l'acqua nella nostra Regione non sempre è stata protetta secondo canoni di attenzione che una classe politica deve individuare nei confronti di una ricchezza così importante. Questo interessante compendio scientifico di cui abbiamo fatto richiesta, perché non è allegato "tout court" al documento in esame, ci fornisce un quadro particolareggiato, dove sono ipotizzati degli scenari a condizioni invariate, degli scenari di sottoutilizzo o sovrautilizzo dell'acqua in Valle d'Aosta e poi vi sono le valutazioni sulla pressione umana che viene esercitata sui corpi idrici e sulle conseguenze che rischiano di derivarne. A questo importante lavoro scientifico fanno seguito gli obiettivi dell'Amministrazione regionale e le linee di azione che si intendono perseguire ed è su tale passaggio che vorrei soffermarmi, perché nella relazione di sintesi alle pagine 54-55 vengono individuati tutta una serie di programmi che sono meritevoli di attenzione, perché giustamente sono individuati degli strumenti di tutela e delle tipologie di intervento che possono essere di diversa natura. In particolare a pagina 55 si dice che le direttive per programmare un'azione di tutela delle acque possono essere di diversa natura e vengono individuati degli interventi normativi con una specifica legge regionale che disciplina la materia indicata dalla linea di intervento, poi vengono individuate direttive regolamentari con una specifica direttiva tecnica approvata tramite regolamento o deliberazione della Giunta, che indica i soggetti attuatori, le modalità di realizzazione della stessa linea di intervento, anche se alcune sono già contenute nello stesso piano e poi ci sono delle direttive organizzative con indicazioni di indirizzi da attuare nella gestione della materia da parte dei soggetti interessati nell'ambito di specifici progetti di intervento. Sono linee direttrici estremamente generali, non voglio dire generiche, dico solo generali. Vorremmo sapere quali sono però, quali saranno questi indirizzi normativi, regolamentari, organizzativi; mi pare di capire che sia un percorso appena cominciato e che deve essere costruito passo dopo passo ma, se questi sono i tempi, rischiamo di andare oltre le necessità ritengo impellenti in alcuni casi di intervento per risanare le condizioni non propriamente soddisfacenti dei corpi idrici che sono piuttosto precarie. La domanda allora è: quando e come interverranno questi provvedimenti legislativi, che concretizzeranno questi programmi di azione che sono indicati nella relazione? È importante conoscerli e non mi pare che lei nella sua relazione introduttiva si sia soffermato su questo punto, anche perché non è così semplice, si tratta di materia complessa, che coinvolge diversi soggetti sia a livello pubblico che privato, di conseguenza le tappe della programmazione sono altrettanto lunghe. Ritengo però, visto che dopo un anno dal momento dell'adozione ad arrivare al momento di approvazione del piano c'è già stata un'interlocuzione con i soggetti interessati, che era auspicabile che tale piano ci dicesse qualcosa di più sulle scelte politiche dell'Amministrazione regionale; da questo punto di vista, ci sembra carente.

Vorrei fare ancora una riflessione sul deflusso minimo vitale, che è stato oggetto di una deliberazione del 1995 operata da questo Consiglio, che fissava dei criteri in particolare per la quantità di acqua che deve essere rilasciata nei corsi d'acqua, al fine di garantire la loro stessa esistenza, perché, se tutta l'acqua viene prelevata e non viene immediatamente rilasciata, si creano problemi di scompenso ambientale. Ritengo che il deflusso minimo vitale abbia una sua importanza per le derivazioni di acqua a scopo potabile e a scopo idroelettrico; qui si cambiano i principi fissati nella deliberazione del 1995, la quale mi sembra che non sia più vigente. Reputo che tali criteri siano stati superati dal decreto legislativo del 1999 che ha fissato insieme alla "legge Galli" del 1994 nuovi obiettivi. Le derivazioni d'acqua a scopo idroelettrico però sono abbastanza diffuse nella nostra regione, qui si prevede una fase sperimentale per le derivazioni esistenti che avrà la durata di un quinquennio, durante la quale saranno definiti i deflussi idrici secondo modalità proprie di alcuni criteri di calcolo che sono qui allegati. Vorremmo capire bene se questa fase sperimentale, come apprendiamo leggendo successivamente tale documento, deve avvenire entro il 31 dicembre 2008, ciò significa che c'è un'ulteriore dilazione. Siamo all'inizio del 2006, possiamo dilazionare l'avvio di questa fase sperimentale per la nuova quantificazione dei deflussi minimi vitali dei corsi d'acqua alla fine del 2008, cioè altri 3 anni. Anche qui ci piacerebbe capire tale temporizzazione ulteriormente dilatata; ripeto: siamo già a 7 anni di distanza da quel decreto legislativo del 1999 che dava l'"input" alle Regioni per normare la materia, se ulteriormente dilatiamo questi tempi, andiamo a una distanza temporale che non penso possa giovare a quegli interventi tempestivi che sono invece richiesti per alcuni corsi d'acqua che versano in condizioni non proprio soddisfacenti per quanto riguarda il loro "status" ambientale.

Sulla carenza di scelte da parte dell'Amministrazione, mi riferisco alla relazione di sintesi, e su questa temporizzazione dilatata credo che ci debbano essere da parte dell'Assessore alcune precisazioni che non abbiamo sentito durante l'illustrazione e non abbiamo neppure colto leggendo i documenti allegati a quanto oggi siamo chiamati ad approvare.

Presidente - Se non ci sono altri interventi, chiudo la discussione generale.

La parola all'Assessore al territorio, ambiente e opere pubbliche, Cerise.

Cerise (UV) - Una breve replica nel tentativo di dare alcune risposte alle specifiche domande. Non mi aspettavo certo da parte del collega Riccarand un plauso per il lavoro fatto, perché sarebbe stato il riconoscimento che anche noi sappiamo fare la politica ambientale, però non sono d'accordo con questa azione di demolizione, perché sono stati estrapolati dei passaggi che danno una visione di tale strumento assolutamente inadeguata ai suoi contenuti. Atto dovuto, è vero, ma noi siamo andati ben al di là del compito che ci chiedeva la legge; il fatto stesso di aver voluto prendere in considerazione tutti i corpi idrici, anziché solo la Dora Baltea come avremmo dovuto fare, mi sembra che dimostri come vi sia stato un grande sforzo per andare nella direzione di interpretare questa realtà, documentarla e sulla base di una conoscenza oggettiva individuare degli strumenti di risposta alle criticità. L'esito complessivo è discutibile, gli elaborati non sono omogenei e non sintetizzabili: certo che sono disomogenei, perché sono degli strumenti che hanno delle finalità diverse, allora è evidente che hanno un modo di svilupparsi disomogeneo. L'importante è che all'interno dello strumento vi sia una coerenza fra punto di partenza e punto di arrivo e la sintesi di documenti fra di loro disomogenei è contenuta in quello strumento fondamentale che sono le norme tecniche di attuazione e gli allegati, dove sono sintetizzati tutti questi documenti, cosiddetti "eterogenei". Lo stato di fatto: certo è la fotografia dell'esistente e gli allegati dicono come dobbiamo fare da adesso in poi. Fra l'altro, l'effetto dei depuratori mancanti non è così rilevabile all'interno del piano, tant'è che lo stato di degrado fa più riferimento al degrado delle sponde che non ai corpi idrici... e di trasformazioni di tipo morfologico. Infatti gli indicatori specifici dell'inquinamento danno condizioni quasi sempre buone o sufficienti, questo si desume dal fatto che già abbiamo raggiunto gli obiettivi di qualità del 2016; di conseguenza, possiamo dire che il quadro di insieme del corpo idrico principale non è così disastroso. Certo non è come dovrebbe essere un fiume ai piedi del Monte Bianco, ma neppure così censurabile. Si dice che, per quanto riguarda le acque sotterranee, abbiamo in corso tutta una serie di accertamenti, peraltro sono in corso anche studi specifici da autorevoli soggetti che ci dovranno dire finalmente come sono e cosa si potrà fare nel caso in cui ci siano degli inquinamenti o alterazioni di fauna. Per quanto riguarda le sorgenti, voglio ricordare come in maniera sofferta, ma già con la "Giunta Perrin" si era partiti con la caratterizzazione di tutte le sorgenti al fine di avere un quadro esaustivo di tutte le situazioni.

Gli obiettivi di qualità ambientale: questi obiettivi partono dagli obiettivi di legge, non ce li siamo inventati noi, ma siamo partiti da quello che ci imponeva la legge, ma noi abbiamo anche anticipato alcuni limiti specifici che compongono gli indicatori. Ricordo ancora che gli obiettivi di qualità sono definiti anche quantitativamente, quindi c'è una definizione molto completa di questi obiettivi. Per quanto riguarda la riqualificazione naturalistica, certo le norme ribadiscono che queste indicazioni vanno adottate in ogni parere che autorizzerà interventi od opere, indicazioni che non sono così "inscatolabili" all'interno di categorie, ma vanno analizzate punto per punto; di conseguenza, laddove si dice "con la sostenibilità o la fattibilità" bisogna capire in quale contesto si opera. È chiaro che, se si opera in un contesto urbanizzato, è difficile parlare di regimazioni senza tener conto delle esigenze principali che sono quelle di protezione; in altri casi invece la prevalenza è altra. Ancora una volta le deroghe sono quelle che sono stabilite dall'Autorità di bacino, quindi sono state riviste dopo che la stessa Autorità ha legittimato e ammesso le deroghe come le abbiamo citate. I programmi: i programmi mi pare siano sufficientemente dettagliati, per ognuno di essi si danno le direttive da seguire in attesa di avere queste norme che dovranno darci un quadro più preciso del modo di agire.

Voglio rispondere al collega Tibaldi nel senso che i tempi non sono così lunghi, una cosa era l'elaborazione del piano che ha richiesto, anche per una questione di confronto, tempi lunghi, ma tutti gli aspetti attuativi, le deliberazioni e quant'altro sono già in fieri, quindi è chiaro che entro quest'anno sono tutti atti che "decolleranno". Sono dispiaciuto, ma mi risulta che il piano sia stato distribuito nella sua originalità a tutti i consiglieri regionali, se non è arrivato, non so per quale motivo...

(interruzione della Consigliera Squarzino Secondina, fuori microfono)

... è arrivato in tempo per discuterlo... quando è stato stampato... dall'adozione è stato stampato... ma noi lo abbiamo fatto avere a tutti i consiglieri regionali. Fra l'altro, abbiamo fatto una deliberazione dove si era detto che questa edizione del piano era "sotto riserva", nel senso che sarebbe dovuto essere modificato, come è poi successo per quanto riguarda alcuni emendamenti che sono stati apportati dalla III Commissione. Ritengo ingiusta quella annotazione fatta circa un documento così incompleto e poco determinato. Cito solo un dato ed è il dato della "CVA": come si fa a dire che questo è un piano... quando sottrae alla produzione dell'energia elettrica proprio per l'applicazione immediata del minimo deflusso vitale in una parte molto incisiva... parliamo del 20%, qualcosa come 135 milioni kW? Mi pare che già questo dato di per sé dovrebbe far capire quanto tale piano sia... non vorrei mettermi qui a spiegare tutta l'elaborazione del minimo deflusso vitale, ma la sperimentazione voglio ricordare che è un percorso molto efficace per accompagnare i derivatori in tutto quel processo che non vuole solo il rilascio di una maggiore quantità di acqua, ma anche vedere qual è l'effetto che questo rilascio determina su tutto l'ecosistema Valle. Questa è sperimentazione. Le date: partiamo dal giugno 2006, perché le imprese hanno 6 mesi di tempo per proporci il piano di sperimentazione e da quel momento in avanti si segue l'evoluzione del torrente o del corso d'acqua attraverso un'analisi molto approfondita.

Chiudo qui l'intervento, sperando di essere stato esaustivo; d'altra parte capisco che è un documento corposo e di difficile comprensione, ma anche di difficile "metabolizzazione". Credo che, se questo Consiglio approverà il piano, avremo segnato una "pagina" significativa nella politica ambientale, ma direi anche energetica di questa Regione, perché abbiamo gettato le premesse per utilizzare in maniera intelligente ed ecosostenibile questa risorsa.

Si dà atto che dalle ore 18,53 riassume la Presidenza il Presidente Perron.

Président - Y a-t-il des collègues qui veulent intervenir pour déclaration de vote?

Je soumets au vote l'acte avec les amendements présentés par la IIIe Commission, dont je donne lecture:

Emendamento

Al 3° capoverso delle premesse sono soppresse le parole: "(di seguito denominata decreto legislativo n. 152/1999)".

Emendamento

Al 5° capoverso delle premesse dopo le parole: "legge 18 maggio 1989, n. 183" sono inserite le parole: "Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo".

Emendamento

Il 6° capoverso delle premesse è sostituito dal seguente:

"- ricordato inoltre che il Piano di tutela delle acque della Regione deve essere coerente con le linee strategiche e gli strumenti di azione del Piano di Bacino del fiume Po predisposto dall'Autorità di Bacino del fiume Po, istituita a norma della l. 183/1989 della quale fa parte anche la Regione Valle d'Aosta.".

Emendamento

Dopo il 6° capoverso delle premesse, come sostituito dall'emendamento n. 3, è inserito il seguente:

"- ricordato che l'Autorità di Bacino del fiume Po ha definito, ai sensi dell'articolo 44 del d.lgs. 152/1999, gli obiettivi a scala di bacino e le priorità di intervento di bacino con le seguenti deliberazioni del Comitato Istituzionale:

o 13 marzo 2002, n. 6, "Piano stralcio per il controllo dell'eutrofizzazione" che definisce gli obiettivi e le priorità degli interventi su scala di bacino per il controllo della trofia delle acque;

o 13 marzo 2002, n. 7, "Adozione degli obiettivi e delle priorità di intervento ai sensi dell'articolo 44 del d.lgs. 152/1999 e successive modifiche ed aggiornamenti del programma di redazione del Piano stralcio di bacino sul bilancio idrico";

o 3 marzo 2004, n. 7, "Adozione degli obiettivi e delle priorità di intervento ai sensi dell'articolo 44 del d.lgs. 152/1999 e successive modificazioni ed integrazioni";".

Emendamento

L'8° capoverso delle premesse (destinato a diventare 9° capoverso) è sostituito dal seguente:

"- richiamata la propria precedente deliberazione 30 dicembre 2004, n. 4995, avente ad oggetto l'adozione dello "Schema di Piano regionale di Tutela delle Acque";".

Emendamento

Il 10° capoverso delle premesse (destinato a diventare 11° capoverso) è sostituito dal seguente:

"- considerato che, per la rilevanza dei temi trattati nella bozza, è stato ritenuto opportuno promuovere la partecipazione di tutti i soggetti pubblici e privati interessati alla formazione del Piano di tutela delle acque, agevolandone la consultazione, come previsto anche dalla Direttiva 2001/42/CEE:

a) dando ampia informazione dell'approvazione della presente deliberazione mediante la sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione e dandone comunicazione a tutti i Comuni;

b) mettendo a disposizione di tutti i cittadini una copia completa di tutta la documentazione del Piano presso la sede dell'Assessorato territorio, ambiente e opere pubbliche e della Relazione di Sintesi presso i Comuni;

c) pubblicando tutta la documentazione del Piano in un'apposita sezione del sito Internet della Regione,

d) promuovendo la consultazione per quarantacinque giorni decorrenti dalla pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione e consentendo la presentazione di osservazioni entro i successivi 30 giorni sia presso i Comuni sia presso la Regione;".

Emendamento

L'11° capoverso delle premesse (destinato a diventare 12° capoverso) è sostituito dal seguente:

"- considerato che lo Schema di Piano regionale di Tutela delle Acque e la relativa documentazione sono stati:

a) integralmente pubblicati su apposita sezione del sito Internet della Regione all'interno della quale è stata attivata una procedura informatizzata per l'invio on line delle osservazioni;

b) depositati presso la sede della Regione ai fini della consultazione e della formulazione di eventuali osservazioni;".

Emendamento

Al 14° capoverso delle premesse (destinato a diventare 15° capoverso), le parole "le comunità locali" sono sostituite con le parole: "gli enti locali".

Emendamento

Ovunque ricorrano nelle premesse le parole: "nell'Allegato "Relazione di istruttoria dello Schema di Piano di tutela delle acque" alla presente deliberazione", sono sostituite con: "nella "Relazione di istruttoria dello Schema di Piano di tutela delle acque"".

Emendamento

All'Allegato: "Linee di azione, interventi e programmi di azione" delle norme di attuazione del Piano regionale di tutela delle acque, alla scheda N. 1.C.1. "Azione: Controllo inquinamenti da fonte agro-zootecnica. Gestione degli effluenti zootecnici", il primo punto del 4 paragrafo è sostituito dal seguente:

"il riequilibrio del rapporto capi allevati/superficie attraverso l'aumento della superficie aziendale o la riduzione dei capi, specialmente quelli improduttivi intendendo come tali manzette e vitelli;".

Conseillers présents: 34

Votants: 28

Pour: 28

Abstentions: 6 (Curtaz, Frassy, Lattanzi, Riccarand, Squarzino Secondina, Tibaldi)

Le Conseil approuve.