Oggetto del Consiglio n. 794 del 4 agosto 2004 - Resoconto
OGGETTO N. 794/XII - Salvaguardia dell'autonomia della Valle d'Aosta in relazione al disegno di legge costituzionale di modificazione della Parte II della Costituzione. (Approvazione di risoluzione e reiezione di altra risoluzione).
Risoluzione
Appreso che la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati ha licenziato, modificandolo, il 26 luglio scorso, il testo del Disegno di legge costituzionale di modificazione degli articoli della Parte II della Costituzione, già approvato dal Senato nella seduta del 25 marzo scorso;
Rilevato come, tra le modifiche approvate, quella che ha determinato l'inserimento del comma 13 bis all'articolo 42 del disegno di legge costituzionale - che recita: "sino all'adeguamento dei rispettivi statuti e salvo quanto previsto dall'articolo 34, comma 4, le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano anche alle Regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano" - sia particolarmente lesiva delle prerogative statutarie della Valle d'Aosta e delle altre Regioni a Statuto speciale e Province Autonome, le quali vedrebbero immediatamente, a seguito dell'entrata in vigore della legge costituzionale in questione, stravolti i rispettivi statuti, anche in riferimento al procedimento elettorale dei Consigli regionali;
Considerato che una tale operazione configura, nella sostanza, un'implicita e peggiorativa modifica dello Statuto speciale della Valle d'Aosta, senza che il Consiglio regionale sia in alcun modo stato sentito in merito, nemmeno nel rispetto della pur debole garanzia di cui all'articolo 50 comma 3 dello Statuto speciale;
Considerato, anzi, che le indicazioni espresse dal Consiglio regionale stesso con la propria mozione n. 314/XII del 19 dicembre 2003 sono state completamente disattese - in ordine al principio dell'intesa e della partecipazione attiva della Regione all'elaborazione dei provvedimenti di carattere costituzionale che la riguardano e alla necessità che la seconda Camera del Parlamento sia costituita da rappresentanti degli enti territoriali ivi rappresentati in modo paritario - malgrado le iniziative intraprese dal Presidente della Regione nei confronti dei Presidenti del Senato e della Camera in accordo con i Parlamentari valdostani;
Considerato altresì che il nuovo articolo 42, comma 13 bis, del disegno di legge costituzionale, se approvato, comporterà, in particolare, il completo svilimento dell'articolo 18 dello Statuto valdostano oltre che la reintroduzione del controllo di merito sulle leggi regionali in base al parametro del cosiddetto "interesse nazionale", prerogative irrinunciabili per la nostra autonomia;
Ritenendo, pertanto, il disegno di legge costituzionale in argomento estremamente lesivo del sistema di autogoverno valdostano, in quanto comportante la cancellazione della nostra specialità, precostituzionale e fondata su profonde e riconosciute radici storiche e culturali;
Il Consiglio regionale
Richiama la propria mozione n. 314/XII del 19 dicembre 2003;
Esprime profondo dissenso sul risultato dei lavori parlamentari relativamente al Disegno di legge costituzionale di modificazione degli articoli della Parte II della Costituzione, così come licenziato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, il 26 luglio 2004;
Ribadisce l'imprescindibile necessità che l'ordinamento della Repubblica si sviluppi nel senso di un reale federalismo, salvaguardando le potestà e le competenze statutarie della Valle d'Aosta e delle Regioni e Province ad autonomia differenziata e prevedendo che la seconda Camera del Parlamento sia costituita da rappresentanti degli enti territoriali, ivi rappresentati in modo paritario;
Conferma l'esigenza che le modificazioni dello Statuto speciale della Valle d'Aosta avvengano obbligatoriamente di intesa con il Consiglio regionale e che un tale principio di garanzia sia espressamente previsto con legge costituzionale;
Riafferma la necessità che il Disegno di legge costituzionale di modificazione degli articoli della Parte II della Costituzione, attualmente all'esame del Parlamento, riporti una forte clausola di salvaguardia per le autonomie differenziate, prevedendo che le modificazioni alla Costituzione si applichino a queste esclusivamente ove prevedano forme di autonomie più ampie rispetto a quelle di cui esse già dispongono, secondo i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione;
Invita i Parlamentari valdostani a voler rappresentare e sostenere, nelle sedi opportune, le posizioni espresse dal Consiglio e ad intraprendere ogni utile iniziativa a difesa e per la valorizzazione dell'autonomia della Valle d'Aosta;
Invita il Presidente della Regione e il Governo regionale a proseguire nell'adozione di ogni misura idonea alla tutela delle prerogative della Valle d'Aosta.
Aosta, 29 luglio 2004
F.to: Cesal - Nicco - La Torre - Maquignaz - Pastoret - Viérin Marco
Risoluzione
Visto il testo del Disegno di legge costituzionale approvato lo scorso 26 luglio dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati;
Rilevato che nel testo scaturito dai lavori della Commissione sono state mantenute ed aggravate scelte contraddittorie rispetto ad un'impostazione autenticamente federalista;
Evidenziato, in particolare:
1) che è stata mantenuta una discutibile contestualità fra l'elezione dei consigli regionali e l'elezione del Senato;
2) che è stato attribuito al Presidente della Repubblica il compito di indire le elezioni regionali;
3) che, in nome dell'"interesse nazionale", è stato reintrodotta una forma di controllo di merito sulle leggi regionali;
Evidenziato che alcune disposizioni appaiono penalizzanti rispetto alle esperienze autonomistiche più avanzate e radicate, come quelle delle regioni a Statuto Speciale;
Ribadita la necessità di una trasformazione dello Stato italiano in senso federale rafforzando l'autonomia, la responsabilità e la capacità di autogoverno delle Regioni;
Evidenziato che non esiste vero federalismo senza il federalismo fiscale e che anche sotto questo aspetto il Disegno di legge costituzionale è notevolmente carente;
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Esprime un giudizio negativo sulle disposizioni del disegno di legge di riforma costituzionale che comprimono gli spazi di autonomia e di autogoverno delle Regioni a Statuto Speciale;
Ribadisce la necessità che la riforma federale dello Stato italiano innalzi le competenze e le potestà delle Regioni a Statuto ordinario, senza comprimere e stravolgere le potestà e le competenze delle Regioni a Statuto speciale;
Afferma l'importanza decisiva del federalismo fiscale e la necessità di capovolgere l'attuale impostazione tributaria centralista, tramite l'inserimento nella Costituzione della quota del gettito tributario che le Regioni devono destinare allo Stato ed al Fondo perequativo ed attribuendo tutto il resto, cioè la maggior parte del gettito tributario, alle casse delle Regioni;
Invita i parlamentari valdostani ad operare per una revisione del testo di riforma costituzionale secondo i principi sopraindicati.
F.to: Riccarand - Curtaz - Squarzino Secondina
Président - Nous considérons une discussion unique des deux résolutions.
La parole au Conseiller Cesal.
Cesal (UV) - Chers collègues, les modifications apportées par la Commission de la Chambre des députés au projet de loi constitutionnelle qui revoit les articles de la partie IIe de la Constitution italienne, approuvé en première lecture par le Sénat lors de sa séance du 25 mars dernier, méritent une profonde réflexion de la part de cette Assemblée. Je souhaite que cette réflexion ne soit pas déterminée par la logique simple et stérile de l'appartenance politique, mais qu'elle puisse tenir compte des réelles conséquences que les modifications apportées auront, évidemment si approuvées, sur la vie politique et institutionnelle de notre Région. Nous avions déjà critiqué le texte issu du Sénat, quand nous avions retenu les modifications proposées pas claires du tout, bien au contraire. Nous étions tout de même convaincus que cette ébauche n'aurait pu qu'être améliorée dans les successifs passages parlementaires. Hélas, nos convictions ne se sont pas réalisées: le texte issu de la Commission des affaires constitutionnelles de la Chambre des députés, dont nous avons pris connaissance la semaine dernière, est beaucoup plus pénalisant pour notre Région, car il a aplati les compétences des Régions à statut spécial sur celles des Régions à autonomie ordinaire.
Je ne voudrais ici citer que les modifications plus importantes et seulement celles qui ont une retombée sur la vie politique et institutionnelle de la Vallée d'Aoste: l'application de la procédure d'annulation par le Président de la République des lois régionales contrastant avec l'intérêt national; la dissolution des Conseils des Régions et des Provinces autonomes avant la fin du prochain mandat en vue d'en organiser la nouvelle élection parallèlement à celle du Sénat de la République; la définition, en cas de dissolution d'un Conseil avant l'expiration naturelle de son mandat, de la durée du mandat suivant par une loi de l'Etat, afin que cet organe et le Sénat soient toujours élus en même temps. Selon la nouvelle formulation de l'article 22, qui porte: "Modifications à l'article 47 de la Constitution", le Président de la République aura le pouvoir de convocation des élections des conseils régionaux et de fixer la première séance de ces derniers, pouvoir que notre Statut ne peut qu'attribuer au Président de la Région. La clause de sauvegarde, visée à l'article 34 du texte voté par le Sénat, qui aurait dû s'appliquer aux Régions à statut spécial uniquement dans la mesure où elle élargirait une plus grande autonomie, comme il avait été prévu par la loi constitutionnelle n° 3/2001, a été complètement effacée du texte en question. En effet, les amendements approuvés par la Commission des affaires constitutionnelles de la Chambre des députés ont limité la portée de cette clause aux seuls aspects concernant les compétences législatives dans les matières faisant l'objet de ce qu'on appelle, avec un terme anglophone beaucoup à la mode, "devolution". Une autre clause diamétralement opposée... a introduit une clause transitoire en vertu de laquelle ladite loi sera immédiatement applicable, dans l'attente de l'harmonisation des statuts respectifs, même aux Régions et aux Provinces autonomes. Suite aux modifications apportées et sans une forte clause de sauvegarde, le pouvoir de substitution de l'Etat s'étendrait donc à toutes les matières de compétence régionale.
Les dispositions contenues dans le projet de loi sont incontestablement antithétiques à notre Statut spécial et aux autres statuts d'autonomie différenciée. Les Présidents des Régions et Provinces à statut spécial, réunis hier à Trieste, ont déjà exprimé avec un document leurs préoccupations par rapport à ces modifications, qui n'ont que le but de renforcer la majorité gouvernementale de Centre-Droite, qui probablement souffre de quelques "fibrillations" à son intérieur. Je me limiterai à vous lire le communiqué de presse, car le document est un peu long, qui est sorti de la réunion d'hier à Trieste, où on dit dans la partie substantielle:
"Si parla di un impegno comune a promuovere ogni utile iniziativa volta ad impedire, da un lato, norme che sono espressione di un superato principio di supremazia statale e, dall'altro, ad introdurre, con la ripresa dei lavori parlamentari a settembre, quei correttivi ritenuti necessari a salvaguardare le discipline statutarie delle forme e condizioni particolari di autonomia. Tra le proposte di integrazione al documento in discussione, anche un riferimento all'ipotesi di un'iniziativa referendaria".
J'espère donc, suite à ces événements, que la discussion puisse se développer sans polémiques stériles et sans clés de lecture partitique, comme j'ai par ailleurs essayé de le faire aujourd'hui, sans employer les tons polémiques utilisés la semaine dernière lors du débat qui a suivi les communications du Président de la Région. Le moment demande un engagement constructif et un débat franc et loyal de la part de tout le monde. Le document est donc ouvert aux suggestions et aux propositions mélioratives, il l'était même avant de sa présentation, M. Curtaz: on a distribué le document à tous les membres de la Ie Commission, on se serait attendu une initiative de votre part pour apporter, au moment de la présentation du document, toutes les corrections qui vous pouviez retenir nécessaires. Celle-ci n'est pas arrivée, on a constaté que vous avez présenté un document alternatif, ce qui démontre votre volonté de ne pas vouloir collaborer et de ne pas vouloir participer en sens constructif au débat d'aujourd'hui. Il s'agit tout de même de revendiquer les compétences qui nous appartiennent historiquement, qui remontent au moins à la période pré-constitutionnelle - et, quand je parle de "pré-constitutionnelle", je me réfère au décret du lieutenant du Roi qui a été publié avant de la Constitution italienne - et auxquelles nous ne pouvons pas renoncer sans réagir.
Président - Le débat est ouvert.
La parole au Conseiller Nicco.
Nicco (GV-DS-PSE) - Sarò molto breve perché il collega Cesal è stato molto preciso, esaustivo e convincente e perché la discussione che si sta sviluppando in materia di riforme istituzionali nel Parlamento mi appassiona sempre meno, perché non mi sembra una discussione seria. Una volta a discutere di tali questioni era l'Assemblea costituente, poi vennero le bicamerali, in seguito siamo passati alla "baita di Lorenzago" e ora siamo alla telefonata risolutiva dell'Onorevole Berlusconi all'Onorevole Bossi: "Umberto, sulla "devolution" garantisco io", questo è quanto hanno riferito i giornali. Vi è da rimanere un po' sconcertati, non so quale sarà il quadro di riferimento dell'autunno, confesso che la mia fantasia non è abbastanza fervida e creativa per immaginarlo. Trovo soprattutto inaccettabile, inverecondo, indegno di un paese civile il mercanteggiamento, il baratto a cui abbiamo assistito in questi giorni fra riforme istituzionali e riforma delle pensioni, questa specie di "do ut des" intrecciato a voti di fiducia a raffica che ridicolizza ed esautora il Parlamento; lo ha detto molto meglio di quanto posso dirlo io un costituzionalista di rango come Giovanni Sartori in un articolo di fondo comparso qualche giorno fa su "Il Corriere della Sera".
Non può evidentemente non preoccuparci la situazione della Valle d'Aosta in tale contesto, quindi credo che faccia bene questo Consiglio a ribadire una posizione di critica ferma sia al "modus operandi", sia alla sostanza delle proposte avanzate dal Governo, ma penso che noi non dovremmo fermarci lì, credo che dobbiamo fare un passo in più, qualche altra riflessione nostra interna a questa Assemblea, perché ad un certo punto era pur stata indicata una certa strada su cui lavorare: quella di preparare il testo di un nuovo Statuto, di trasmetterlo a tutti i Consigli comunali della Valle d'Aosta, di modo che potessero esprimersi in merito e proporre eventuali correzioni ed integrazioni, per tornare in questo Consiglio e approvare un testo da sottoporre con referendum consultivo al giudizio diretto dei cittadini; dicevamo in una precedente riunione del Consiglio: "afin qu'il puisse devenir l'expression la plus vaste et la plus unitaire possible de la Vallée d'Aoste et qu'il en tire sa légitimation et sa force". Molti hanno ritenuto temeraria, pericolosa quella via, forse foriera di chissà quali sventure istituzionali; credevo allora e credo tuttora che fosse invece una strada doverosa.
Abbiamo molto discusso qui del presunto carattere pattizio o "octroyé" del nostro Statuto. Dissi allora e rimango sempre di questa opinione che nessuna norma giuridica impediva e impedisce al Parlamento di stravolgerlo e queste recenti vicende ne sono una anche troppo chiara conferma. Noi in questa situazione siamo rimasti fermi, in attesa e, mentre noi eravamo in attesa, altri hanno proseguito sulla loro strada. Questo Consiglio non ha voluto seguire la strada di un'iniziativa forte, né con la Commissione speciale prima, né con la I Commissione poi. La Commissione speciale ha finito i suoi lavori nel dicembre 2000, sono passati 2 anni e mezzo della precedente legislatura e nessuna forza politica né di maggioranza, né di opposizione, nonostante espliciti impegni in tal senso, ha presentato alcun progetto o iniziativa in tal senso, vi fu solo quella mia personale provocatoria proposta di legge e nient'altro, nessuna proposta allora, ma neanche in questo primo anno della dodicesima legislatura e così, di fronte alle proposte provenienti dal Parlamento nazionale, noi abbiamo nulla da contrapporre; credo che su tale questione dovremo fare qualche seria riflessione, maggioranza ed opposizione, è un problema di tutto il Consiglio.
Nel merito del disegno di legge costituzionale mi soffermo su un solo punto. All'atto dell'approvazione di quel disegno di legge da parte del Senato abbiamo criticato in I Commissione, in occasione dell'audizione del Senatore Rollandin, la formulazione che è stata introdotta all'articolo 33. Questo articolo è un testo alquanto ambiguo, distinto in due parti, in palese antitesi l'una con l'altra: nella prima si parla sì di questa famosa "previa intesa", ma nella seconda parte poi, con una formulazione alquanto farraginosa, si delinea un percorso che è tutt'altro che un'intesa: la Regione dovrebbe manifestare entro 6 mesi l'assenso all'intesa. Ora, se il Consiglio e il Parlamento hanno raggiunto già un'intesa, non si capisce proprio il senso letterale di tale affermazione; credo che noi e il Parlamento abbiamo un'idea del tutto diversa, se non opposta, di cosa sia un'intesa. In quella discussione ci era stato detto che era stato presentato un ordine del giorno, che il Governo aveva accolto, nel quale si diceva testualmente che il Governo era impegnato a definire, prima dell'esame del provvedimento nell'altro ramo del Parlamento, "le modalità per il raggiungimento e la valorizzazione dell'intesa necessaria per le modifiche degli statuti, specificando in particolare le conseguenze delle inattività delle parti". Mi pare che questo articolo sia rimasto tale e quale e che anche tale ordine del giorno non abbia portato a nulla, ad ulteriore conferma di quanto detto prima, ovvero dell'assai scarsa considerazione che tale Governo ha delle nostre istanze.
Président - La parole au Conseiller Riccarand.
Riccarand (Arc-VA) - Il nostro gruppo, fin dall'inizio della nuova legislatura al Parlamento italiano, ha preso molto sul serio il processo - che era stato concordato fra le forze della "Casa delle Libertà" e poi avviato - di riforma istituzionale; avevamo valutato come un elemento su cui fare molta attenzione la famosa "bozza di Lorenzago", che molti hanno preso in giro, ma che era un progetto con una sua solidità e che avrebbe lasciato un segno nell'attività parlamentare. In effetti, il processo di riforma è andato avanti, ha superato l'esame del Senato, e pensiamo tutti che, se non vi sarà un'augurabile interruzione anticipata della legislatura, è possibile che si arrivi a una conclusione di questo processo di riforma. Il testo approvato al Senato aveva alcuni aspetti positivi rispetto a una trasformazione in senso federale dello Stato italiano, ma conteneva anche molte ombre e alcuni aspetti decisamente negativi e critici ed erano stati già in passato evidenziati anche nel dibattito in commissione e in Consiglio regionale. Il disegno di legge costituzionale, approvato lo scorso 26 luglio dalla Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati, mantiene e aggrava, a nostro avviso, scelte contraddittorie rispetto ad un'impostazione che si definisce a parole federalista, ma che così non è. In particolare, le scelte da noi ritenute più contraddittorie, già indicate dai relatori che sono intervenuti prima di me, sono: il mantenimento della discutibile contestualità fra l'elezione dei consigli regionali e quella del Senato; l'aver attribuito - questa è una novità - al Presidente della Repubblica il compito di indire le elezioni regionali; l'aver reintrodotto in nome dell'interesse nazionale una forma di controllo di merito sulle leggi regionali che era stata abolita dalla riforma del Centro Sinistra; le disposizioni conclusive dell'articolo 43 del disegno di legge che appaiono, anche se la formulazione è molto confusa, molto penalizzanti rispetto ad esperienze autonomistiche più avanzate e radicate come quelle delle Regioni a statuto speciale. Sotto questi aspetti riteniamo che vi sia stato un arretramento rispetto ad un'impostazione federalista, perché prevedere che il Presidente della Repubblica indica le elezioni regionali non si può dire che sia un esempio di federalismo. Per quale motivo deve essere il Presidente della Repubblica ad indire le elezioni regionali? Magari è solo un fatto simbolico, ma è un simbolo che fa "a pugni" rispetto ad un'impostazione federalista.
Noi, quindi, condividiamo le preoccupazioni che sono state espresse da più parti rispetto a questo testo e ci auguriamo che venga modificato nel corso del dibattito alla Camera. Abbiamo però anche una convinzione - e qui credo che abbiamo una visione diversa "dall'Union Valdôtaine" -: noi abbiamo la volontà, la convinzione e il desiderio che effettivamente si faccia una riforma in senso federale in Italia, che si faccia un vero federalismo; a noi interessa difendere e radicare l'autonomia valdostana, ma anche che tutte le altre regioni possano crescere ad un alto livello di autonomia: ci importa che non vengano "compresse" le Regioni a statuto speciale, ma ci interessa che le Regioni a statuto ordinario abbiano una vera autonomia, come non hanno oggi. Su questo forse abbiamo una visione diversa, una sensibilità diversa, perché abbiamo visto anche in passato che ad ogni tappa di riforma federale - è stato clamoroso il caso della riforma istituzionale fatta dal Centro Sinistra - ci siamo divaricati nettamente sul giudizio, tanto è vero che vi è stato un referendum al quale voi avete votato contro e noi e la Sinistra in Valle d'Aosta abbiamo votato a favore di quella riforma, perché magari non risolveva i nostri problemi, ma sicuramente ha rappresentato un grosso passo avanti, di cui alcune cose oggi vengono anche messe in discussione. Noi, quindi, siamo favorevoli a una riforma in senso federale, riteniamo che bisogna crederci per noi, ma anche per l'intero assetto dello Stato italiano.
Nella risoluzione che abbiamo presentato abbiamo volutamente evidenziato anche un tema, rispetto al quale si tende a "sfuggire" in questo Consiglio, ma che è poi decisivo rispetto a un discorso autonomista: il discorso fiscale. Riteniamo che un punto debole di tale riforma istituzionale sia il fatto che, così come sono formulati gli articoli sulla parte finanziaria, non determina una vera autonomia finanziaria per le regioni italiane, mentre questa è una chiave fondamentale, perché sì le competenze vanno benissimo ma, se non vi sono le risorse, con cosa si gestiscono tali autonomie? Riteniamo quindi che dobbiamo chiedere che la Valle d'Aosta abbia la sua autonomia e le Regioni a statuto speciale non vengano "compresse" nella loro autonomia, ma dobbiamo anche chiedere che vi sia un processo che vada avanti e si arrivi a un vero federalismo fiscale. Avanziamo allora anche in questo documento una proposta concreta: così come con la riforma fatta dal Centro Sinistra, che a torto non è stata votata "dall'Union Valdôtaine", si è capovolto il discorso sulle competenze fra Stato e regioni, perché si è passati dall'elencazione delle competenze delle regioni all'elencazione delle competenze dello Stato, attribuendo le altre funzioni alle regioni - a volte con qualche zona di ombra e di ambiguità, ma il processo è stato di notevole portata -, adesso bisogna fare la stessa cosa sotto l'aspetto fiscale. Occorre, affinché vi sia una riforma federale, che questa definisca chiaramente la quota del gettito tributario che le regioni italiane danno allo Stato italiano e al Fondo perequativo - che, giustamente, è stato previsto e inserito nella Costituzione - affinché vi sia una redistribuzione a favore anche delle regioni che hanno meno risorse ma, individuata tale quota, tutto il resto deve rimanere a livello regionale - e questo deve valere per noi, ma anche per le altre regioni -: una volta definito quello che deve andare allo Stato e al Fondo perequativo, la maggior parte delle altre quote... non saranno i 9/10, perché non è possibile, sarà una quota inferiore, ma la quota maggioritaria dei tributi deve rimanere a livello regionale. Se non si prevede questo nella riforma federale, se non sosteniamo tale discorso, ci manca un passaggio fondamentale! In tale risoluzione abbiamo voluto accennare a questo "nodo" - che viene sempre un pochino omesso dai nostri ragionamenti e sappiamo perché - in quanto ci sembra che, se vogliamo fare un discorso federalista, lo si debba fare fino in fondo: deve essere un discorso che riguarda le competenze, ma anche - ed è fondamentale - le risorse finanziarie.
Président - La parole au Conseiller Viérin Marco.
Viérin M. (SA) - Credo, come ha ben detto anche qualche altro collega, che il Presidente della I Commissione abbia già affrontato il tema in senso pratico e abbia analizzato la questione ad oggi. E' bene quindi dare anche una risposta agli attacchi pervenuti nel giorno che il Presidente della Regione fece le sue dichiarazioni in quest'aula: attacchi ai nostri Parlamentari, attacchi al fatto che non siamo stati sufficientemente attenti, attacchi al fatto che probabilmente non abbiamo avuto la capacità di avere un giusto contatto. Dico solo questo: il Governo, oltre a non mantenere certi impegni assunti, ha sovvertito completamente gli accordi presi quando in prima lettura la questione è passata al Senato. Se vogliamo essere pratici, mi sono appuntato alcune procedure di lavoro che questo Governo ha adottato negli ultimi giorni. Basti ricordare che gli emendamenti della "Casa delle Libertà", salvo quelli che avevano problemi tecnici, sono stati tutti approvati; basti pensare che gli emendamenti dell'opposizione sono stati tutti respinti, questo è un dato concreto, caro Consigliere Frassy! L'opposizione e i rappresentanti in Commissione delle minoranze linguistiche, Onorevole Zeller... quando hanno capito ancora una volta che non si poteva avere un dialogo aperto, ma vi era una certa arroganza e prepotenza da parte della maggioranza, hanno abbandonato l'aula della commissione, per protestare contro un metodo a dir poco scandaloso, in quanto stiamo parlando di una riforma costituzionale che deve consentire a tutti di partecipare in maniera compiuta. È stata stravolta in soli 2 giorni, privando le nostre istituzioni di ogni possibilità di interloquire sia con il Governo, sia con il Parlamento. È chiaro che a settembre vedremo il dibattito e la nostra capacità sarà quella, anche se piccola per la dimensione che abbiamo, di portare la nostra voce, insieme alle altre Regioni a statuto speciale, sia in commissione, sia al dibattito a settembre alla Camera.
Credo che da sempre i Parlamentari della Valle d'Aosta collaborino con il Governo regionale e seguano i provvedimenti riguardanti la nostra realtà, si muovano assieme per trovare le soluzioni più idonee per la nostra Regione. Il problema vero è che questo Governo nazionale, non riuscendo a tenere assieme la sua maggioranza, sta facendo venire meno il dialogo democratico; ha già dei problemi al suo interno, figuriamoci con le Regioni a statuto speciale! A conferma di questo basti pensare al consueto ricorso al voto di fiducia; si è parlato di "Lorenzago Uno", di decisioni prese "en petit comité" passando sulla testa di tutti, da notizie in mio possesso, mi sembra che sia già stata lanciata la proposta di "Lorenzago Due" e, probabilmente, vedremo qualcosa di nuovo in questi giorni, magari seguirà "Lorenzago Tre" e via dicendo; questo è il metodo di procedere.
Ritengo che questo Consiglio debba essere molto attento: possiamo farci anche autocritica, però credo che, quando si agisce in questa maniera, potevamo anche fare tante altre cose, ma il risultato, purtroppo, sarebbe stato identico. La nostra capacità deve essere quelle di metterci tutti insieme in questo Consiglio, non dividendoci, ma "mettendoci tutti insieme" anche come rappresentanti delle Regioni a statuto speciale, perché anche se è vero che abbiamo delle visioni diverse, non siamo qui a dire che le altre regioni non debbano crescere in senso federale, anche con il federalismo fiscale, anzi ben venga, però non possiamo accettare che, per fare questo, vi sia un gioco al ribasso delle nostre competenze statutarie.
È vero poi che siamo indietro sul dibattito in merito alle norme di attuazione, questo è un problema, ma abbiamo anche in Commissione paritetica una situazione difficile, perché non si riesce a discutere di niente, come ci è stato dichiarato dal Prof. Barbagallo nel corso della sua audizione, quindi dobbiamo fare una riflessione profonda. Vi è il rischio, se va avanti questa modifica costituzionale, di compromettere alcune delle prerogative statutarie, acquisite in oltre 50 anni di confronto e di dialogo con lo Stato centrale; probabilmente, viviamo il momento più difficile di questi cinquant'anni di dialogo con lo Stato centrale: questo è il nocciolo della questione.
A nome della "Stella Alpina" dichiaro che siamo molto preoccupati e quindi riteniamo indispensabile che venga ripristinato il precedente testo, lo diciamo tutti, spero vi sia un consenso unanime al riguardo; il testo è già approvato in prima lettura al Senato almeno per le parti concordate, e qui mi ricollego al discorso del Vicepresidente Nicco. Auspichiamo che si possa definire il concetto di "intesa", quella famosa intesa che tante volte è stata oggetto di dibattito in Consiglio e più volte l'Assemblea si è espressa sulla necessità di trovare questo accordo con lo Stato, in maniera da definire il concetto "dell'intesa", però ad oggi siamo lì ad aspettarlo ma, dicevo, tutti insieme dobbiamo difendere la nostra autonomia con tutti i mezzi a nostra disposizione, facendo ognuno il proprio dovere. A questo riguardo, ho visto degli ordini del giorno o dei comunicati che ci sono pervenuti firmati anche da esponenti di "Forza Italia" e da altre forze politiche che non sono né regionaliste, né di Centro Sinistra; credo e spero vivamente che "Forza Italia", come altre forze politiche presenti in Consiglio, condividano un atto univoco su questo aspetto. La sensibilità comunque è già stata diversa dal giorno stesso che il Presidente ha fatto le comunicazioni. Consigliere Frassy, allora il suo collega Lattanzi disse che i rappresentanti della Regione Valle d'Aosta avevano fatto poco e poi aggiunse: "è vero che le riforme avvengono senza il nostro contributo e per me quello dei nostri Parlamentari in Parlamento... è proprio perché questi Parlamentari non esistono che siamo tagliati fuori da qualsiasi dialogo". È chiaro che con la forza dei numeri non è che si può fare un ragionamento in questo momento al Parlamento nazionale, perché i numeri stanno da una parte, però vedo anche che in altre Regioni a statuto speciale "Forza Italia" ha fatto un ragionamento diverso. Ho trovato un articolo del giorno stesso in cui il Presidente fece questa comunicazione al Consiglio del Trentino, dove il responsabile Coordinatore del Trentino Alto Adige - cito -: "stamani arriverà a Roma il Coordinatore regionale di "Forza Italia", Mario Malossini, che alle ore 12,30, insieme al collega Flavio Mosconi, Presidente della Commissione dei dodici, si recherà dal Sottosegretario alle riforme, Aldo Brancher, a chiedere che in aula a settembre sia almeno eliminata la norma introdotta in commissione con "l'emendamento Anedda, Saponara, Fontanini e Di Giandomenico"". Questa è una sensibilità diversa che ha avuto "Forza Italia" in Trentino, quindi vi è bisogno di capire chi vuole difendere l'autonomia e chi vuole fare altre cose.
Spero si riesca a trovare l'unanimità su questa questione, altrimenti è inutile, Consigliere Riccarand, che ci parliamo, ci diciamo le cose che avremmo potuto fare, ma alla fine, se non siamo d'accordo qui in 35, vuol dire che andremo poco lontano.
Président - La parole au Conseiller Frassy.
Frassy (CdL) - Mi viene spontaneo intervenire dopo il collega Viérin, perché forse nella fretta di voler fare "il primo della classe", ha iniziato a dispensare delle pagelle di autonomia che non so a che "pro" ci vedevano fra gli ultimi della classe. Non è così, perché, al di là degli equivoci che insorgono sempre nell'ascoltare gli interventi altrui nel dibattito - e non più tardi di questo pomeriggio il collega Isabellon lamentava tale difetto di comunicazione con il nostro gruppo -, io devo dire che parlano gli atti. L'ultima mozione che questo Consiglio ha predisposto sull'argomento porta la firma del nostro rappresentante in I Commissione, Lattanzi, perciò assolutamente nessun imbarazzo, anzi, se dobbiamo dirla tutta, qualche imbarazzo ce l'abbiamo per alcune conclusioni che sono contenute in tale ulteriore rivisitazione della modifica del citato disegno costituzionale. Abbiamo questo imbarazzo, perché la nostra parte politica, oltre a governare in quel di Roma, governa anche sul territorio; di conseguenza, pensiamo di aver dimostrato anche sul territorio con il ruolo che ha ricoperto per lungo tempo il Presidente della Regione Piemonte, Ghigo, una sensibilità indiscussa sulle problematiche di tipo autonomistico. Ciò non ci esime peraltro dal rilevare, come ha fatto anche qualche altro collega negli interventi precedenti - penso all'intervento del collega Nicco, doppiamente coinvolto nella vicenda per l'esposizione personale, oltre che per il convincimento politico che lo ha animato in quella esposizione personale -, che sicuramente qualche responsabilità ce l'abbiamo come istituzione, come Consiglio regionale, perché l'autonomia, oltre che venire rivendicata e difesa, riteniamo vada costruita, vada sostenuta nelle esigenze delle modificazioni che i tempi impongono al concetto di autonomia.
Non sarà sicuramente colpa del nostro gruppo in questa o nella scorsa legislatura se l'istituzione "Regione Valle d'Aosta" non è riuscita a produrre alcunché nel dibattito di autoriforma dello Statuto e penso che qualche critica i colleghi "dell'Union" la debbano mettere nel conto di questo bilancio, perché voi avevate un triplo onere: l'onere di dichiararvi forza autonomista per antonomasia, quello derivante dall'essere maggioranza relativa divenuta poi maggioranza assoluta e quello che un vostro illustre esponente, giurista, Roberto Louvin, era stato Presidente della I Commissione, istituita ben 2 legislature fa per tentare la riforma dello Statuto. Sarebbe successo qualcosa? È difficile fare la storia con i "se" e con i "ma"; sicuramente, al di là delle emozioni che suscitano certi ordini del giorno, avremmo avuto degli elementi sostanziali sui quali rapportarci nell'impresa non sempre facile di dialogare a distanza con chi rappresenta il Governo nazionale; anche perché tali "scene" noi le abbiamo già viste in tale Assemblea quando governava il Centro Sinistra, non dimentichiamoci le valutazioni, le raccomandazioni che questo Consiglio ebbe modo di esprimere un paio di anni fa. Il problema è che a Roma litigano, le riunioni non sono più nelle sedi istituzionali dagli stucchi dorati della Bicamerale, piuttosto che della "Bicameralina", vengono fatte in baite, come dice qualcuno ironizzando, però a Roma, magari a "colpi di maggioranza" - non dimentichiamoci che la prima riforma fatta dal Centro Sinistra è passata con 3 voti di maggioranza, tanto che ha avuto la necessità di essere sottoposta a referendum -, vanno avanti: a Roma, nonostante i litigi, il Centro Sinistra prima e il Centro Destra dopo stanno andando avanti. Penso allora che anche voi, colleghi "dell'Union", nonostante i vostri litigi, perché su questo penso che non siete secondi a nessuno, dovreste riuscire ad andare avanti, invece vi "congelate".
Dovendo esprimere una posizione politica, mi richiamo alla riflessione che ha fatto il collega Nicco, ma non vorrei mettergli in bocca delle affermazioni diverse, perciò non se ne abbia a male se non l'ha fatta lui, ma un suo collega di maggioranza. Qui il problema non è ideologico, di contrapposizione fra Sinistra e Destra, regionalisti e autonomisti, qui la posizione è quella di difendere una prerogativa, che penso tutti noi dobbiamo difendere perché rappresentiamo un'istituzione autonoma; se non credessimo in questa istituzione, forse non saremmo qui e giocheremmo altri ruoli. Devo peraltro rilevare che il documento presentato dalla maggioranza è inficiato da questa "vis polemica" nei confronti dell'operato del Governo e della sua maggioranza; auspico che si possano togliere tali aspetti, che nulla aggiungono a questa risoluzione, affinché vi sia una presa di posizione che possa riassumere la coralità del Consiglio regionale, non perché si voglia cercare una facile unanimità, ma perché su detta materia è importante che in tutte le sue componenti politiche, anche in quelle che hanno una "corrispondenza" nella maggioranza di governo, vi sia un'espressione chiara di difesa dell'autonomia, quanto meno di quella autonomia che abbiamo conseguito. Se poi pretendete anche di impegnarci sul dibattito ancora in itinere, ovviamente delle difficoltà possono insorgere nel condividere tale documento. A conclusione di questo mio ragionamento, "in primis" penso di aver rassicurato il collega Viérin e subito dopo penso di aver ribadito la posizione che il nostro gruppo ha tenuto anche nel passato ogni volta che tale argomento è stato affrontato al di fuori della "speculazione" delle posizioni politiche di opposizione o di minoranza. Auspichiamo vi possa essere una sospensione dei lavori per definire in testo che ci possa vedere partecipi nella fase di votazione finale.
Presidente - Se i colleghi condividono la richiesta di sospensione del Consigliere Frassy per tentare di conciliare i due testi, accordiamo una sospensione di 5 minuti.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 22,14 alle ore 22,53.
Président - La parole au Conseiller Cesal.
Cesal (UV) - Aspetto di avere il testo corretto e modificato nella riunione che abbiamo avuto nella saletta di fianco, intanto devo porre rimedio ad un errore grossolano dipeso da me: nella concitazione la settimana scorsa, quando abbiamo presentato la mozione, mi sono dimenticato di farla firmare al collega Viérin Laurent, che ha partecipato attivamente alla stesura e oggi non ha trovato il suo nome in calce all'iniziativa. Chiedo scusa pubblicamente di questa dimenticanza: di aver dimenticato di far firmare ad un membro importante della I Commissione.
La riunione non ha portato l'unanimità su tale documento, la cosa ci dispiace in quanto abbiamo perso per strada il gruppo "Arcobaleno" che, dal mio punto di vista, ha perso un'occasione per dimostrare il suo interesse ad un argomento di questo genere, che andrebbe affrontato con uno spirito più laico, meno ideologico, quindi...
(interruzione del Consigliere Curtaz, fuori microfono)
... assumo le mie responsabilità, non chiedo di solito al Presidente Perrin come mi devo comportare o quali sono i giudizi che devo esprimere in questa sala. Dispiace comunque perché bisogna riconoscere pubblicamente la buona volontà di "Forza Italia", che ha contribuito a portare le opportune modificazioni a tale testo. Mi limito ad illustrare le modificazioni apportate. Nella parte preliminare al secondo "considerato", laddove si dice: "considerato, anzi, che le indicazioni espresse dal Consiglio regionale stesso con la propria mozione n. 314/XII del 19 dicembre 2003 sono state completamente disattese - in ordine al principio dell'intesa...", dopo le parole "in ordine", si aggiunge: "alla richiesta del" principio dell'intesa. Nella parte che recita: "ritenendo, pertanto, il disegno di legge costituzionale in argomento estremamente lesivo del sistema di autogoverno valdostano, in quanto comportante la cancellazione della nostra specialità, precostituzionale e fondata su profonde e riconosciute radici storiche e culturali" viene sostituita la parola "riconosciute" con la parola "antiche". Nella parte deliberativa si prevede "esprime forte preoccupazione", anziché "esprime profondo dissenso". Nella parte relativa alla "conferma" viene sostituito il capoverso, che diventa: "conferma l'esigenza che le modificazioni dello Statuto speciale della Valle d'Aosta avvengano sulla base del principio di intesa con il Consiglio regionale da introdursi con legge costituzionale, e, comunque, nel rispetto della procedura di consultazione del Consiglio della Valle sancita dall'articolo 50, comma 3, dello Statuto speciale della Valle d'Aosta". Infine il penultimo capoverso diventa: "invita i Parlamentari valdostani ed i Gruppi parlamentari tutti a voler sostenere le posizioni espresse dal Consiglio e ad intraprendere ogni utile iniziativa a difesa e per la valorizzazione dell'autonomia della Valle d'Aosta". Con questo ho concluso l'illustrazione delle modificazioni concordate con "Forza Italia", per cui chiedo al Consiglio di esprimersi in maniera positiva. Auspico che il breve momento di sospensione abbia fatto cambiare idea anche al gruppo "Arcobaleno", che inviterei ad esprimersi positivamente, in quanto ritengo che questo sia un momento molto importante e uscire dal Consiglio con una proposta unanime rafforzerebbe le nostre richieste.
Président - La parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (Arc-VA) - Solo per esplicitare l'atteggiamento del nostro gruppo su questo punto all'ordine del giorno, in modo che non vi siano equivoci o interpretazioni errate. Per quanto riguarda la risoluzione presentata dal Consigliere Cesal, non parteciperemo al voto. Non condividiamo quel provvedimento abbastanza da votare a favore, anche perché riteniamo che la nostra risoluzione sia più corretta e più laica, nonostante quanto un po' stranamente ha sostenuto il collega che mi ha preceduto. Non partecipiamo alla votazione per consentire che il Consiglio si esprima ad unanimità dei votanti e quindi per rafforzare verso l'esterno la posizione del Presidente Perrin, che dovrà rappresentare tutta la Regione rispetto a questa vicenda, perché crediamo che l'obiettivo di cambiare tale normativa vergognosa sia comune, ma quello che ci divide sono le premesse, che sono l'espressione di una diversa sensibilità su questo problema. Non parteciperemo al voto quindi, mentre l'ipotesi alternativa da noi proposta - che spero qualcuno legga (perché, da quanto ho sentito, credo l'abbiano fatto in pochi) per scoprire che è assai simile ai documenti già approvati dalle altre regioni a Trieste ieri e in altre sedi - avrà il nostro voto favorevole.
Presidente - Pongo in votazione la risoluzione a firma del collega Cesal nel testo emendato:
Risoluzione
Appreso che la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati ha licenziato, modificandolo, il 26 luglio scorso, il testo del Disegno di legge costituzionale di modificazione degli articoli della Parte II della Costituzione, già approvato dal Senato nella seduta del 25 marzo scorso;
Rilevato come, tra le modifiche approvate, quella che ha determinato l'inserimento del comma 15 all'articolo 43 del disegno di legge costituzionale - che recita: "sino all'adeguamento dei rispettivi statuti e salvo quanto previsto dall'articolo 34, comma 6, le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano anche alle Regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano" - sia particolarmente lesiva delle prerogative statutarie della Valle d'Aosta e delle altre Regioni a Statuto speciale e Province Autonome, le quali vedrebbero immediatamente, a seguito dell'entrata in vigore della legge costituzionale in questione, stravolti i rispettivi statuti, anche in riferimento al procedimento elettorale dei Consigli regionali;
Considerato che una tale operazione configura, nella sostanza, un'implicita e peggiorativa modifica dello Statuto speciale della Valle d'Aosta, senza che il Consiglio regionale sia in alcun modo stato sentito in merito, nemmeno nel rispetto della pur debole garanzia di cui all'articolo 50, comma 3, dello Statuto speciale;
Considerato, anzi, che le indicazioni espresse dal Consiglio regionale stesso con la propria mozione n. 314/XII del 19 dicembre 2003 sono state completamente disattese - in ordine alla richiesta del principio dell'intesa e della partecipazione attiva della Regione all'elaborazione dei provvedimenti di carattere costituzionale che la riguardano e alla necessità che la seconda Camera del Parlamento sia costituita da rappresentanti degli enti territoriali ivi rappresentati in modo paritario - malgrado le iniziative intraprese dal Presidente della Regione nei confronti dei Presidenti del Senato e della Camera in accordo con i Parlamentari valdostani;
Considerato altresì che il nuovo articolo 43, comma 15, del disegno di legge costituzionale, se approvato, comporterà, in particolare, il completo svilimento dell'articolo 18 dello Statuto valdostano oltre che la reintroduzione del controllo di merito sulle leggi regionali in base al parametro del cosiddetto "interesse nazionale", prerogative irrinunciabili per la nostra autonomia;
Ritenendo, pertanto, il disegno di legge costituzionale in argomento estremamente lesivo del sistema di autogoverno valdostano, in quanto comportante la cancellazione della nostra specialità, precostituzionale e fondata su profonde e antiche radici storiche e culturali;
Il Consiglio regionale
Richiama
la propria mozione n. 314/XII del 19 dicembre 2003;
Esprime
forte preoccupazione sul risultato dei lavori parlamentari relativamente al Disegno di legge costituzionale di modificazione degli articoli della Parte II della Costituzione, così come licenziato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, il 26 luglio 2004;
Ribadisce
l'imprescindibile necessità che l'ordinamento della Repubblica si sviluppi nel senso di un reale federalismo, salvaguardando le potestà e le competenze statutarie della Valle d'Aosta e delle Regioni e Province ad autonomia differenziata e prevedendo che la seconda Camera del Parlamento sia costituita da rappresentanti degli enti territoriali, ivi rappresentati in modo paritario;
Conferma
l'esigenza che le modificazioni dello Statuto speciale della Valle d'Aosta avvengano sulla base del principio di intesa con il Consiglio regionale da introdursi con legge costituzionale, e, comunque, nel rispetto della procedura di consultazione del Consiglio della Valle sancita dall'articolo 50, comma 3, dello Statuto speciale della Valle d'Aosta;
Riafferma
la necessità che il Disegno di legge costituzionale di modificazione degli articoli della Parte II della Costituzione, attualmente all'esame del Parlamento, riporti una forte clausola di salvaguardia per le autonomie differenziate, prevedendo che le modificazioni alla Costituzione si applichino a queste esclusivamente ove prevedano forme di autonomie più ampie rispetto a quelle di cui esse già dispongono, secondo i rispettivi Statuti e le relative norme di attuazione;
Invita
i Parlamentari valdostani ed i Gruppi parlamentari tutti a voler sostenere le posizioni espresse dal Consiglio e ad intraprendere ogni utile iniziativa a difesa e per la valorizzazione dell'autonomia della Valle d'Aosta;
Invita
il Presidente della Regione e il Governo regionale a proseguire nell'adozione di ogni misura idonea alla tutela delle prerogative della Valle d'Aosta.
F.to: Cesal
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 24
Il Consiglio approva all'unanimità.
Presidente - Pongo in votazione la risoluzione presentata dal gruppo "Arcobaleno":
Consiglieri presenti: 25
Votanti: 3
Favorevoli: 3
Astenuti: 22 (Borre, Cerise, Cesal, Comé, Ferraris, Fey, Fiou, Fosson, Frassy, Isabellon, Marguerettaz, Nicco, Pastoret, Perrin, Perron, Praduroux, Rini, Stacchetti, Vicquéry, Viérin Adriana, Viérin Laurent, Viérin Marco)
Il Consiglio non approva.
Presidente - Con questo terminiamo i nostri lavori. Auguro una buona estate a tutti voi.
La seduta è tolta.
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La session se termine à 23 heures 2.
