Oggetto del Consiglio n. 505 del 25 marzo 2004 - Resoconto
OGGETTO N. 505/XII - Ridefinizione delle linee guida in materia di utilizzo e cessione delle aree di proprietà regionale destinate a fini produttivi. (Reiezione di mozione)
Mozione
Premesso
- che la Thermoplay, industria di Pont-Saint-Martin in forte crescita, ha da tempo manifestato la necessità di espandere la propria struttura per fare fronte alle nuove esigenze produttive, ipotizzando la costruzione di un altro insediamento adiacente a quello esistente;
- che, per capitalizzare l'investimento, i titolari dell'azienda hanno chiesto di potere acquistare l'area (di proprietà regionale) nella quale si prevede l'ubicazione del nuovo insediamento, ma la Pubblica Amministrazione ha finora negato la disponibilità a venderla;
- che tale assurdo diniego rischia di vanificare un importante progetto di sviluppo di un'impresa in Valle d'Aosta, impedendo un cospicuo investimento da parte di un operatore economico privato nonché una prospettiva occupazionale per molti residenti;
- che, sollecitato sull'argomento da un'interpellanza del Gruppo La Casa delle Libertà, l'assessore delegato ha annunciato la disponibilità a rivedere l'impostazione politica e legislativa sinora adottata in merito al regime delle aree produttive di proprietà regionale, con particolare riferimento al caso Thermoplay;
- che, nonostante il tempo trascorso, non ci sono novità da parte della Regione e il titolare della Thermoplay ha manifestato la volontà di delocalizzare una parte della produzione al di fuori della Valle d'Aosta;
ciò premesso, il Consiglio regionale
Impegna
la Giunta regionale a ridefinire sollecitamente le linee guida in materia di utilizzo e di cessione delle aree di proprietà regionale destinate a fini produttivi, predisponendo un disegno di legge che innovi la disciplina contenuta nella Legge regionale 12/1997 e ne rimuova i limiti ostativi a una concreta politica di sviluppo.
F.to: Tibaldi - Frassy
Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.
Tibaldi (CdL) - Anche questo è un tema che abbiamo già affrontato con interpellanza nel settembre dello scorso anno, un'interpellanza alla quale lo stesso Assessore diede alcune risposte - che riprenderò nel corso dell'intervento -, riguardante un aspetto importante di una politica industriale che noi stentiamo a riconoscere in questa regione. Questo non perché abbiamo dei pregiudizi particolari, ma perché quelle poche occasioni di sviluppo che ci sono, ci sembra che vengano paradossalmente sprecate!
Ritorniamo su tale problematica anche perché, se confidavamo in un'intenzione manifestata da parte dello stesso Assessore lo scorso settembre, oggi questa nostra fiducia, peraltro condizionata, è stata assolutamente delusa da dichiarazioni pervenuteci da un imprenditore, il titolare della "Thermoplay", che aveva fatto, a suo tempo, richiesta di acquisire un'area adiacente al suo stabilimento per ampliarlo e per potenziare la sua già fruttuosa attività industriale e, naturalmente, dare occupazione aggiuntiva in quell'area. Paradossalmente leggiamo sui giornali che l'espansione dell'impresa è bloccata dall'incertezza, dall'assenza di iniziative di scelte, di decisioni da parte della Giunta regionale.
Il "caso Thermoplay" è un caso che urla vendetta nei confronti di una politica regionale che non vuole dirimere le questioni ostative allo sviluppo dell'azienda. Se qualche mese fa si diceva: "delocalizzeremo in altre zone dell'Italia" - si prevedeva di andare nel Veneto, nel motore industriale del paese -, adesso leggiamo che addirittura le intenzioni sono quelle di andare nell'est dell'Europa, se non addirittura a "Far East", perché ci sono offerte e convenienze che qui, in Valle, vengono negate. Ecco perché torniamo sull'argomento: non per essere ripetitivi, ma perché siete voi, ripetitivi nelle vostre inefficienze, siete voi, ripetitivi nell'assenza di comunicazione nei confronti di chi è qui attivo, di chi è operativo per produrre ricchezza nella nostra regione, di chi - nonostante le sue buone intenzioni - si trova bloccato da questa inerzia dipendente esclusivamente dalla burocrazia pubblica! Incertezza ed inefficienza sottolineata a più riprese anche dal vertice dell'AVI, che non solo nell'articolo che ho sotto mano, ma anche in altre dichiarazioni, evidenzia la straordinaria disattenzione manifestata da parte dell'Assessorato, della Giunta in generale, nei confronti di questo problema fondamentale che è lo sviluppo!
Ricordo che anche lei, recentemente, rispondendo ad interpellanze presentate da altri gruppi di opposizione nella scorsa seduta, ha detto testualmente: "La Cina sta attraendo interventi da Stati Uniti ed Europa"; questo è un dato di fatto, ma è normale che la Cina attragga investimenti quando USA ed Europa, in particolare Valle d'Aosta, non sono in grado di tutelare le proprie imprese? È normale che lì, il polo di attrazione faccia da catalizzatore nei confronti di quelle realtà che vengono trascurate nel mondo occidentale? Ed è normale che lì, dove si sta generando uno sviluppo virtuoso e, per certi versi, incontrollato, si vadano ad insediare un domani anche realtà produttive che potrebbero lavorare nella nostra regione? L'unico problema è che in questa regione qualcuno fa le "orecchie da mercante"!
Vorremmo sapere quando e come pensate di intervenire in maniera sinergica con le associazioni di categoria, per poter definire delle formule di collaborazione che vadano ad implementare i livelli di sviluppo, di occupazione e di ricchezza della nostra regione. Non penso che possiamo permetterci di perdere imprese, imprenditorialità e lavoro in questa Valle, anche se lei, con una preoccupazione attenuata, diceva che i livelli di disoccupazione in Valle sono inferiori alla media nazionale, sostenendo che nel 2003, in fondo, solo 300 persone circa hanno perso il lavoro… direi che non è un dato da sottovalutare! Sono parole sue, che ho annotato quando lei rispondeva ad alcune interpellanze sulla crisi del settore industriale in Valle!
Fra i fattori di intervento da parte di un ente pubblico c'è anche quello della gestione delle aree; se la strategia politica di questa Giunta o della Giunta precedente era fondata sul vincolo della proprietà delle aree e sul principio dell'intrasferibilità delle medesime, oggi, per favorire la riconversione industriale bisogna rivedere questo principio, cercando di soddisfare certe esigenze che non sono assolutamente speculative. Questo anche perché l'imprenditore, nella fattispecie, è pronto, soldi alla mano, a pagare il "quantum" per acquistare l'area per ampliare il proprio insediamento ove ospitare nuove tecnologie e nuova occupazione, non chiede né sovvenzioni o contributi a fondo perso, né finanziamenti a tasso agevolato. Innanzi a questa straordinaria capacità di creare sviluppo nonostante la crisi del settore industriale, corrisponde una straordinaria assenza di risposte, un'ottusità della Giunta che dovrebbe, invece, provvedere in tempo reale.
Assessore, nelle sue affermazioni in quest'aula, ha detto che l'impostazione adottata fino ad oggi non deve considerarsi necessariamente immutabile, che l'Amministrazione oggi è orientata ad adottare i criteri che possono consentire in alcuni casi, come quello di "Thermoplay", di giungere alla vendita dell'area. A distanza di 6 mesi oggi questo traguardo non è stato ancora raggiunto!
Con la mozione partiamo dal particolare per arrivare al generale; è vero che denunciamo in premessa il "caso Thermoplay" come caso emblematico di inefficienza della politica economica regionale, ma chiediamo anche un impegno di ampio respiro, cioè di ridefinire sollecitamente le linee guida in materia di utilizzo e cessione delle aree di proprietà regionale, destinate a fini produttivi, predisponendo gli strumenti legislativi necessari ad innovare una disciplina, contenuta nella legge regionale n. 12/1997, che rimuova i limiti ostativi ad una concreta politica di sviluppo.
Abbiamo, "in itinere", un piano industriale che dovrà essere definito ai sensi della legge n. 6/2003, abbiamo "in itinere" qualcosa per quanto riguarda la soluzione di problemi di questo tipo; ci sembra, anche qui, iniquo che certe situazioni industriali siano cullate e coccolate come quella di ieri della "Tecdis", e non ci siamo soffermati sugli emolumenti, le provvidenze regionali che dal 1987 ad oggi sono state erogate a favore di questa impresa, perché l'elenco è chilometrico! Vorremmo sapere se questa situazione di maggiore equità viene rivolta anche nei confronti di chi, con iniziative proprie e, soprattutto, di tasca propria, vuole solo esercitare un diritto: quello di espandere e far crescere la propria attività produttiva. Un diritto che si traduce anche in un beneficio inconfutabile a favore di altre persone e a favore di un sistema economico, quello valdostano, che oggi ci sembra non goda di particolare salute.
Ci riserviamo di intervenire in sede di replica, in attesa di avere qualche risposta da parte dell'Assessore, una risposta che abbia possibilmente qualche concretezza, qualche fatto.
Presidente - Dichiaro aperta la discussione generale. Se nessuno chiede la parola, chiudo la discussione generale.
La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, Ferraris.
Ferraris (GV-DS-PSE) - Cercherò di essere concreto. La questione della vendita delle aree industriali è stata oggetto di discussione nella passata legislatura con l'Associazione industriali; il "caso Thermoplay" ne è un esempio, ma non è il solo. Successivamente, la nuova maggioranza che si è costituita lo scorso anno ha modificato l'orientamento in materia, impegnandosi a fornire soluzioni concrete e su questo tornerò dopo.
Sulla questione "Thermoplay" però vorrei dire che la questione va vista nel suo complesso, perché la "Thermoplay", nell'area di Pont-Saint-Martin, ha potuto - utilizzando le norme del diritto di superficie - costituire uno stabilimento di circa 3 milioni di euro, utilizzando una legge regionale che attualmente non è più utilizzabile per vincoli comunitari: questo per dire che non c'è stato un atteggiamento iniquo nei confronti di detta società. Tanto che, scherzando con l'imprenditore nel corso di un incontro fra l'AVI e la Giunta regionale, si è detto che il fatto che lui avesse utilizzato questa norma per costruire lo stabilimento a Pont-Saint-Martin lo aveva salvato dall'alluvione, perché questa ditta si è trasferita nell'area di Pont-Saint-Martin nell'agosto del 2000 e nell'ottobre è successo quanto è successo, per cui l'azienda che occupava precedentemente è stata distrutta. Questo con un contributo significativo da parte della Regione, perché la legge n. 85 consentiva di dare un contributo del 35% a fondo perso per la costruzione dello stabilimento.
Successivamente, l'azienda, a fronte di un positivo ampliamento della propria attività, aveva fatto richiesta di avere un terreno a fianco. Il 23 luglio 2001 la Giunta ha deliberato per concedere in diritto di superficie il terreno adiacente alla "Thermoplay", cosa che la società non ha inteso fare dicendo che per scelte proprie chiedeva l'acquisto del terreno: questo per dire che se c'è un atteggiamento di attenzione, viene rivolto verso tutti gli imprenditori.
Non faccio commenti sulla questione della Cina, sono realtà con cui bisogna fare i conti; i numeri che davo sulla riduzione dei posti di lavoro non li davo per dire che la riduzione di 200 posti di lavoro è un fatto positivo, ma, a fronte di scenari apocalittici, davo la dimensione dei problemi. So che anche la perdita di un solo posto di lavoro è un problema, ne sono convinto, non intendo minimizzare le questioni, però non possiamo neanche tracciare scenari che non siano corrispondenti alla realtà! Poi la realtà può sempre peggiorare e, da questo punto di vista, le Cassandre possono aver ragione, però giudico la realtà per quella che è oggi.
Per venire alle risposte concrete, nella parte impegnativa della mozione si impegna la Giunta regionale a ridefinire sollecitamente le linee guida in materia di utilizzo e di cessione delle aree di proprietà regionale destinate a fini produttivi, predisponendo un disegno di legge che innovi la disciplina contenuta nella legge regionale n. 12/1997 e ne rimuova i limiti ostativi a una concreta politica di sviluppo. Qui non posso far altro che dire: "già fatto", perché nella Giunta di lunedì scorso è stato presentato un disegno di legge che titola "Interventi per il patrimonio immobiliare regionale destinato ad attività produttive e commerciali".
Lei, che è un sottile giurista, sa che la Giunta regionale non può approvare la legge, può solo promuoverla al Consiglio, ma questo compito è stato realizzato e il disegno di legge che arriverà quanto prima in commissione prevede che venga costituita una società di capitali a capitale regionale, per gestire il patrimonio immobiliare destinato ad attività produttive e commerciali; società che provvede, in particolare, ad acquisire in proprietà il patrimonio immobiliare regionale destinato ad attività produttive e commerciali, nonché gli impianti, le attrezzature collegate, curandone la valorizzazione, la gestione e l'eventuale alienazione.
Mi pare quindi di aver mantenuto le dichiarazioni e gli impegni che abbiamo assunto; adesso la parola passa al Consiglio per una valutazione della legge, eventuali integrazioni e miglioramenti. Siamo disponibili su questo terreno, ma sulla base di questo atto formale della Giunta, chiederei di ritirare la mozione, in quanto questa è stata superata dai fatti.
Presidente - La parola al Consigliere Tibaldi.
Tibaldi (CdL) - È una risposta completamente insoddisfacente per due ragioni: la prima, per quanto riguarda il "caso Thermoplay", lei altro non ha fatto che riproporci la cronistoria sintetica di una vicenda che già conosciamo.
La Regione ha offerto un diritto di superficie all'imprenditore, che non interessa l'imprenditore, perché deve investire e lo vuole fare su un terreno di sua proprietà; altrimenti come fa a capitalizzare l'investimento? Con la legge nuova compera, lei dice, ma per adesso non c'è una legge nuova e qui, dal particolare, passiamo al generale!
Lei dice che la soluzione è contenuta in un disegno di legge regionale, il n. 21 "Interventi per il patrimonio immobiliare regionale destinato ad attività produttive e commerciali", ma non c'è un cenno agli interventi per il patrimonio immobiliare che volete fare in questa legge; semplicemente prevedete la costituzione di una S.p.a. che dovrebbe diventare il contenitore di un insieme di immobili, oggi destinati ad attività produttive. Non si dice nulla, né come questa società viene governata, né quale sarà il regime di utilizzo e di disponibilità dei beni a favore dei privati, cioè lo sottraete ad una legge regionale, la n. 12/1997, il regime e vorreste trasferirlo ad un patrimonio S.p.a. che, di fatto, quale vantaggio procura? Procura semplicemente l'ennesimo esautoramento del Consiglio regionale sul controllo degli immobili di proprietà regionale!
Non ci sembra una soluzione, non ci sembra una scelta strategica di politica industriale! Ci sembra, invece, un'operazione "bislacca" per far sì che determinati immobili vengano congelati in una situazione societaria che diventa gestibile e gestita solo da alcune persone, a condizioni che non conosciamo, probabilmente con criteri non di equità nei confronti dei diversi imprenditori. Ciò contempla una soluzione che, secondo noi, non è di fine politica industriale, ma è una soluzione che soddisfa probabilmente gli interessi di qualche persona!
Abbiamo letto, nel novero delle deliberazioni di Giunta, che siete inclini a dare numerose consulenze in questa fase, ne avete date anche per la redazione del piano di sviluppo industriale e per diverse altre situazioni (mi riferisco all'adattamento della scuola valdostana alla "riforma Moratti"). Queste consulenze dovrebbero però essere finalizzate allo studio di strategie innovative, non alla creazione di un'ennesima S.p.a. che diventa il contenitore e il luogo di gestione occulta - per quanto riguarda questo Consiglio - di situazioni che invece devono essere gestite alla luce del sole, perché il rapporto con chi produce e dà lavoro deve essere gestito da parte di un ente pubblico, alla luce del sole!
Non consideriamo ragionevole un metodo di approccio di questo tipo da parte sua e la cosa ci lascia stupiti, soprattutto da parte di un assessore che, per cultura e formazione, dovrebbe essere ancorato a metodologie di carattere pubblicistico nella gestione di immobili, e non privatistiche come si vogliono creare!
Non ritiriamo questa mozione, perché riteniamo che quella soluzione da lei definita con un "già fatta", non sia quella idonea. La invitiamo ad affrontare in maniera diversa, con dei piani strategici e linee di indirizzo chiare le situazioni di deficit del nostro sistema economico locale, non con delle soluzioni di comodo, che fanno comodo solo a qualcuno e che indeboliscono la sua autorevolezza come tutore del dicastero industriale valdostano! Penso che così non si renda un buon servizio all'impresa locale indicando come soluzione il disegno di legge n. 21 alla problematica che ho appena espresso. È piuttosto un voler allontanare l'attenzione di tutti noi, pubblici amministratori, dal problema reale che sta attanagliando l'economia valdostana, un problema reale che non viene risolto con queste sue soluzioni.
Esponiamo all'attenzione del Consiglio questa mozione e, ovviamente, ne trarremo le dovute conclusioni.
Presidente - La parola all'Assessore alle attività produttive e politiche del lavoro, Ferraris per dichiarazione di voto.
Ferraris (GV-DS-PSE) - Il nostro è un voto di astensione, però qui vorrei fare alcune puntualizzazioni.
Anzitutto credo che non sia corretto fare un processo alle intenzioni rispetto a una proposta della Giunta, dicendo che si creano chissà quali sconquassi con la costituzione di una S.p.a., quando c'è un disegno di legge che viene proposto al Consiglio e il Consiglio ha tutta la possibilità di intervenire in materia! Confermo comunque che non c'è assolutamente la volontà da parte della Giunta di fare una gestione particolare degli immobili regionali, che non sia quella di consentire uno sviluppo delle imprese, sapendo che le S.p.a. pubbliche - qui siamo nel campo di una S.p.a. assolutamente pubblica, quindi non deroghiamo da una forma pubblicistica della società - rispondono agli indirizzi che vengono dati dal Consiglio e dalla Giunta.
Credo che con questo tipo di proposta abbiamo risposto alla mozione, anche se è chiaro che c'è libertà del proponente di mantenerla o meno; il disegno di legge verrà in aula e su questo discuteremo, ma non si può negare che questo non rappresenti una risposta concreta e puntuale ad un'esigenza, una risposta che consente di rispondere al "caso Thermoplay" come a tutti gli altri che sono a questo assimilabili, avendo uno strumento che oggi non abbiamo.
Nel momento in cui il Consiglio approverà questa legge, potremo finalmente vendere il terreno alla "Thermoplay"… tutto il resto sono chiacchiere!
Presidente - Pongo in votazione la mozione in oggetto:
Consiglieri presenti: 28
Votanti: 3
Favorevoli: 2
Contrari: 1
Astenuti: 25: (Borre, Cerise, Cesal, Charles Teresa, Comé, Curtaz, Ferraris, Fey, Fiou, Fosson, Isabellon, Maquignaz, Marguerettaz, Nicco, Pastoret, Perrin, Praduroux, Riccarand, Rini, Salzone, Squarzino Secondina, Stacchetti, Vicquéry, Viérin Adriana, Viérin Laurent)
Il Consiglio non approva.
Presidente - Concludiamo i lavori su questo punto.
La seduta è tolta.
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L'adunanza termina alle ore 13,20.
