Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3118 del 24 marzo 2003 - Resoconto

OGGETTO N. 3118/XI Relazioni della Commissione consiliare di inchiesta e della Commissione di indagine amministrativa.

Président Nous sommes toujours en discussion générale.

La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.

Squarzino (PVA-cU) Oggi siamo chiamati a pronunciarci su alcuni fatti, molto gravi, che sono successi nell'Amministrazione regionale e che hanno visto come protagonisti dirigenti, con incarico fiduciario, e politici. Fatti che sono venuti alla luce grazie all'intervento della Magistratura, cioè ad un potere esterno, che non è direttamene controllabile dal potere politico. Fatti che non potevamo più ignorare, perché hanno portato due persone agli arresti domiciliari e alle dimissioni di un Assessore e di un Presidente della Regione.

Fatti così gravi che hanno spinto, dapprima, la Giunta a nominare una Commissione di indagine amministrativa sul funzionamento e sull'attività amministrativa della Direzione Ufficio Stampa della Giunta regionale, per gli anni 2000, 2001, 2002 e, poi, questo stesso Consiglio a chiedere una Commissione d'inchiesta, forse la prima a memoria di funzionari - le altre due, quella sugli aiuti ai terremotati e sul Casinò erano commissioni speciali - per capire le eventuali anomalie e criticità nelle procedure seguite dai servizi amministrativi e per indicare eventuali migliorie nella legislazione. Commissione negata in un primo momento, ma poi accettata perché, di fronte alle stesse dimissioni del Presidente della Regione, non si poteva più far finta che si trattasse di minuzie, di incidenti di percorso. Diverse erano le domande che aspettavano una risposta. Innanzitutto che cosa è veramente successo, quali sono stati i fatti gravi che hanno portato il magistrato a indagare su fatti di corruttela. Come è potuto accadere che ciò succedesse nell'Amministrazione, in una struttura che è regolata da norme precise, che ha come obiettivo il buon governo e il servizio all'utente e che è garante, verso l'utente, del retto operare; quali sono le responsabilità del politico rispetto a tali fatti e/o a tali disfunzioni del sistema amministrativo.

Le due relazioni portate oggi all'attenzione del Consiglio, frutto del lavoro accurato e preciso dei commissari, che ringrazio, hanno cercato di dare una risposta, soprattutto alle prime due domande, ma forniscono una serie di dati e di valutazioni che suscitano ulteriori interrogativi e che rinviano a responsabilità politiche di chi governa: la Giunta come organo collegiale di decisioni, e, in questo caso particolare, "in primis", al Presidente della Regione. Responsabilità politica, che non è stata analizzata: non era oggetto di indagine della Commissione amministrativa; non lo era nemmeno della Commissione d'inchiesta, cui era stato chiesto di analizzare più in generale i meccanismi amministrativi, le procedure di lavoro. D'altra parte, se si fosse accentuato l'aspetto politico, la commissione nemmeno sarebbe nata: abbiamo visto quante ore sono state necessarie per scegliere il presidente: segno della difficoltà della maggioranza di gestire tale problematica. Il Consiglio, invece, può e deve farlo, partendo dal lavoro delle due commissioni ed a questo è finalizzato il Consiglio convocato oggi in seduta straordinaria.

Dalla relazione dei tre saggi - li chiamo così per comodità - emergono, a carico dell'ex Responsabile dell'Ufficio stampa, degli addebiti gravissimi, li richiamo qui a titolo esemplificativo, nonostante siano già stati detti, ma forse è importante ricordarceli: non osservanza delle più elementari norme di gestione del protocollo; una certa spregiudicatezza nell'applicazione della legge sull'editoria: la legge regionale n. 4/1998; assunzioni di competenze amministrative e, con potere di spesa, di altre struttura dirigenziali, si veda, ad esempio, per l'acquisto di opere d'arte; il ricorso frequente a delibere, "a sanatoria", senza che se ne precisassero le motivazioni - e questo potrebbe significare che prima si spende e poi si prepara la delibera in base alle spese fatte -; irregolarità nella gestione del ritiro estivo di società sportive; abuso nell'utilizzo di fondi impegnati verso spese esulanti dai fini per i quali sono costituiti; irregolarità sull'acquisto di inserzioni pubblicitarie.

L'elenco dettagliato è ancora più lungo, ma bastano questi pochi esempi per descriverci una situazione in cui sono stati sistematicamente disattesi proprio quei comportamenti che fanno capo alla funzione del dirigente, cioè di chi è chiamato a garantire la regolarità, la legittimità di decisioni, di spese, di scelte che l'Amministrazione assume verso terzi, oltre che verso i cittadini che sono in definitiva gli erogatori del denaro pubblico che viene utilizzato. Decisioni prese direttamente dal dirigente con provvedimenti dirigenziali o che il dirigente aveva sottomesso alla Giunta attraverso una deliberazione. Credo che sarebbe fare un torto all'intelligenza del dirigente in questione, pensare che egli non conoscesse le fondamentali norme della corretta amministrazione. Tra l'altro, se questo fosse vero, sarebbe ancora più irresponsabile il comportamento di chi ha affidato a tale persona un incarico così delicato, incarico ulteriormente ampliato nel corso degli anni.

Non può quindi non sorgere un motivato dubbio circa le finalità di tale scorretto comportamento amministrativo. Chi ha guadagnato da un'azione amministrativa che pare prescindere in modo sistematico dall'osservanza delle norme della corretta amministrazione? In alcuni casi non è così facile rispondere, ma in altri credo sia abbastanza manifesto. Mi riferisco, ad esempio, all'attuazione della legge regionale sugli aiuti all'editoria. Non sono stati rispettati regole, paletti, valutazioni collegiali che secondo il legislatore avrebbero dovuto garantire un'equa distribuzione delle risorse e così i criteri di concessione dei contributi scaturiscono da decisioni discrezionali, soggettive, che hanno però una conseguenza precisa.

Vediamo, ad esempio, che alcune società risultano aver avuto benefici particolari, non giustificabili:

- La Take S.r.l. ha ricevuto contributi per l'acquisto di un numero di computer sproporzionato rispetto ai suoi dipendenti - rapporto 15 a 3 o grosso modo i dati sono quelli - e non sembra che alcuno si sia preoccupato di procedere a controlli sull'effettiva installazione delle attrezzature finanziate; la "Media Servizi" ha ricevuto nel triennio contributi per un ammontare superiore a 100.000 ECU - euro -, in violazione ad un articolo preciso della legge. Perché tali scelte? Forse perché la prima è società titolare de "Il Corsivo" e la seconda è la società titolare del settimanale "La Vallée Notizie"? Quel settimanale che si è sempre mostrato molto benevolo ed attento nei confronti dell'operato della Giunta e di alcuni personaggi politici? È stato questo il modo con cui sono stati pagati i favori politici resi da questo giornale alla Giunta?

Nulla da dire nei confronti di quei politici che eventualmente sono disposti a dare un contributo a tale giornale in cambio di articoli a loro favore; c'è qualcosa da eccepire se i soldi dati sono soldi pubblici.

In altri casi è chiaro che ci sono state decisioni che hanno favorito qualcuno, anche se non è agevole indicare con chiarezza il ritorno di interesse a chi eroga il contributo; mi riferisco ad esempio, all'acquisto di opere d'arte. Intanto si tratta di un'iniziativa direi personale, non conforme al mandato avuto, in quanto non rientra nelle competenze del Direttore dell'Ufficio stampa l'acquisizione di opere d'arte, competenza che invece è assegnata ad una struttura ben definita dell'Assessorato dell'istruzione e cultura. Mi sorprende un po' quanto ha detto il Presidente Louvin, che tutte le strutture possono procedere all'acquisto di opere d'arte: si ha l'impressione che sia una norma che si dice "post factum". Inoltre non si capisce bene a quale fine sono state comperate diverse opere, dove sono collocate e chi adesso ne fruisca il valore artistico.

Sappiamo che esistono anche delle opere donate dagli artisti a "persone in rapporto con l'Amministrazione": chi sono queste persone? È necessario che la verifica che il Presidente della Regione ha detto di voler effettuare comprenda le due tipologie di acquisizione di opere ed è urgente che si concluda in tempi brevi. Così potremo tutti conoscere quali sono stati i destinatari dei "cadeaux" fatti dal Direttore dell'Ufficio stampa con i soldi dei Valdostani.

Mi riferisco ancora, ad esempio, all'acquisto di spazi pubblicitari, dove conosciamo chi è il destinatario del beneficio, ma non conosciamo qual è il ritorno e per chi. Nella relazione si fa cenno a destinatari delle inserzioni, che sono scelti sul presupposto che sono gli stessi soggetti destinatari a fare le proposte. Quelli indicati non sono tutti; fra l'altro era stato detto che la Commissione di inchiesta ha operato su alcuni settori. Ad esempio, noi sappiamo, in seguito ad una nostra iniziativa consiliare, che alla rivista "Al Sole del Monte Bianco" sono stati erogati, negli anni 2000-2001, 50 milioni di lire per comperare 14 pagine pubblicitarie, al costo unitario di 2.500.000 lire, nel 2000, e del doppio, 5 milioni di lire, nel 2001.

Non si capisce bene perché questa differenza. Sarebbe interessante sfogliare tale rivista per capire chi sono stati i personaggi intervistati e fatti conoscere. Come sarebbe interessante capire come mai, nello stesso anno 1999, il costo unitario di queste pagine per la Giunta fosse di 3 milioni e per l'Assessorato del turismo di 2.400.000. In alcuni casi i beneficiari sono addirittura tre dipendenti dell'Ufficio stampa che grazie alla mostra, non effettuata, di "Les indiens des grandes plaines et du sud ouest américain", sono andati negli Stati Uniti. In altri casi, come per quanto riguarda la mostra di Cox e successive appendici, occorrerà aspettare la conclusione delle indagini per capire a chi è giovato il tutto.

Nell'appendice alla relazione che ha fatto, il Presidente Louvin ha difeso l'operato della Giunta e del dirigente, rispetto ad una serie di osservazioni fatte dai tre saggi. Ma se confrontiamo i principi della buona amministrazione impliciti nei rilievi dei tre saggi, con quelli invocati dal Presidente della Regione per difendere l'operato della Giunta e dei dirigenti, si ha l'impressione di trovarsi di fronte a due modi diversi di intendere l'azione amministrativa, perché gli stessi fatti giustificati dal Presidente sono descritti dai tre saggi come: "reiterati abusi, reiterate violazioni, interventi inusuali, reiterate erronee procedure, anomalie…" eccetera, tanto che la stessa commissione non può che sintetizzare così il suo giudizio, lo ribadisco e lo ripeto, già lo diceva il mio collega stamani: "realtà inquietante per i numerosi esempi di non rispetto delle norme e delle procedure previste dalle leggi e dai regolamenti vigenti in cui sono evidenti interpretazioni forzate delle stesse".

La seconda domanda che mi ero posta e che aspettava una risposta è: come è potuto accadere che ciò succedesse in una struttura riformata recentemente da un'apposita legge, ispirata ai principi della riforma amministrativa? Questa domanda era già stata sollevata dalla sottoscritta in Consiglio, il 2 dicembre, quando dicevo - non è per citarmi, anzi chiedo scusa se farò anche dopo un'altra citazione, ma proprio per comodità e risparmio di tempo e di energie uno ricorre a formulazioni già definite, che esprimano in modo chiaro il proprio pensiero -: "Noi dobbiamo chiederci come sia potuto accadere che, all'interno della legge 45/98 con cui si è delineata la riforma dell'organizzazione regionale, ivi compresa la dirigenza, ci siano dei meccanismi distorti, meccanismi che, se pur pensati per rendere più snella e funzionale l'azione amministrativa, nel momento applicativo, alla luce dell'uso che se ne è stato fatto, favoriscono l'insorgere di comportamenti anomali, di decisioni prese in modo non trasparente, non controllabile".

La Commissione d'inchiesta ha cercato di rispondere a tale domanda con considerazioni pertinenti che condivido nella loro generalità, ma vorrei sottolineare che alcuni istituti, al di là del valore in sé oggettivo della finalità perseguita, così come sono stati applicati hanno rivelato una loro intrinseca debolezza. Parlo della nomina dei dirigenti e degli incarichi fiduciari.

Avevo già avuto modo di dire in sede di discussione del bilancio, il 3 dicembre 2002, come l'introduzione dello "spoil system", in tutti i livelli dirigenziali, crea un rapporto fiduciario fra il personale politico che ha nominato il dirigente e il dirigente stesso: rapporto che lega la carriera del funzionario alle sorti e alla volontà del politico; rapporto che può apparire appagante per il politico, perché ci sono una o più persone che sono fedeli, che condividono il programma e sono impegnate a facilitarlo, anche interpretando le norme nel modo più favorevole. Ma in tal modo il funzionario viene meno proprio al suo compito fondamentale: dirigere e far funzionare la struttura tenendo presente il bene "comune" e non solo quello "particolare" del politico. La finalità insita in ogni servizio pubblico, la "mission" che la struttura dovrebbe perseguire e di cui il dirigente dovrebbe essere il responsabile, viene subordinata alla "mission" del politico, che è comunque espressione di una parte politica. Ancora, il dirigente, proprio perché è stato chiamato a quel posto dal politico, sa che in qualunque momento il politico lo può spostare: la sua posizione è quindi fragile, dipendente dal politico, facilmente condizionabile. Stamani il collega Curtaz ci faceva un esempio.

Noi sappiamo anche di pressioni forti fatte dai politici su dirigenti, che non condividono alcune scelte, e le minacce sono quelle di non rinnovargli l'incarico nel successivo mandato, e questo naturalmente si traduce in un danno per l'Amministrazione. Questo rapporto, largamente fiduciario tra politico e dirigente, raggiunge il suo apice nella nomina dei segretari particolari - per i quali non è richiesto alcun titolo di studio, né posto limiti di età - o di alcuni funzionari di fiducia come il Capo gabinetto, Capo Ufficio stampa, Direttore dell'Ufficio di Roma, Commissario della Casa da gioco, Direttore dell'Agenzia del lavoro. Tra parentesi, se si capisce la funzione fiduciaria del Segretario particolare, del Capo Ufficio stampa e del Capo Gabinetto della Giunta, del Commissario del Casinò, alcuni dubbi sorgono sugli altri due incarichi, per i quali pare debbano sussistere requisiti di professionalità oggettivi, non legati alla fiducia del politico.

Questa legge l'ho votata anch'io, quindi sono anch'io responsabile di queste cose: che sia chiaro. Onestamente lo diciamo, dobbiamo riconoscere però che ci sono alcuni errori, alcune cose che nel momento in cui sono state applicate, forse sono state anche un po' troppo forzate. Con l'introduzione di una serie di figure "fiduciarie" si contraddice il principio della separazione tra funzioni politiche e dirigenziali, finalità perseguita dalla legge regionale n. 45/95, in quanto si apre l'accesso alla dirigenza a figure politiche e non tecniche. La questione degli incarichi fiduciari nel tempo si è evoluta in senso peggiorativo, in quanto, ad esempio, con legge n. 45/98, si è riconosciuto che il servizio prestato come Segretario particolare era requisito per accedere ai concorsi interni. Io ho votato contro questo articolo in modo particolare, che sia chiaro. Requisito che i loro compagni di laurea dovevano guadagnarsi vincendo prima un concorso di VIII° livello. Cioè qui si apre una via politica a una funzione dirigenziale, il che rafforza la commistione fra quei due livelli che la legge n. 45 voleva invece tenere nettamente separati. Non parlo qui dell'esigenza dei controlli, di cui altri hanno parlato; ricordo solo l'importanza della formazione, tema su cui sono intervenuta diverse volte chiedendo spiegazioni, sollecitando piani di formazione.

Rimane ancora una domanda: quali sono le responsabilità del politico rispetto a tali fatti evidenziati nella relazione dei tre saggi? Già porre la domanda indica che non ci si accontenta della prima risposta che è stata data: il responsabile degli atti amministrativi non è il politico, ma il dirigente. Non mi accontento perché dalla relazione dei tre saggi più volte si fa riferimento a decisioni della Giunta, cioè di un organo politico e il dirigente di cui stiamo parlando ha occupato quel posto in seguito ad un incarico fiduciario datogli da un politico, dal Presidente della Regione.

Scorrendo la relazione veniamo a sapere che alcune decisioni importanti o l'avvallo a decisioni prese dal dirigente sono contenute in delibere di Giunta. È la Giunta che: accetta di acquistare inserzioni pubblicitarie, libri e pubblicazioni varie sulla base di "proposta da parte degli stessi proponenti", senza chiedersi se questa è la sola procedura per procedere ad acquisti; delibera l'acquisto di opere d'arte - di Dorino Ouvrier e di Barmasse ad esempio - senza porsi il problema se questo atto rientri nelle competenze del direttore; accetta di acquistare depliant o cataloghi relative alle mostre, costantemente dopo la data di inaugurazione - può darsi che alcune volte la cosa possa sfuggire: ma sempre? -; accetta di deliberare in merito all'edizione del "Trofeo Valle d'Aosta" nel 2000, dopo quattro mesi dalla manifestazione e di remunerare con 300 milioni l'Inter, senza pattuire prima della manifestazione, sulla base di una fattura presentata, e nel 2002 delibererà dopo due mesi dall'evento.

È sempre la Giunta che non ha costituito formalmente la Commissione tecnica per l'informazione, di cui alla legge regionale n. 6/98, pur deliberando i contributi alle diverse testate o società. Pare difficile credere che in tutti questi anni la Giunta non si sia mai posta il problema di qualche irregolarità o non abbia colto almeno la stranezza dei ritiri di calcio e delle modalità di erogazione dei compensi alle squadre di calcio. Pare difficile credere che il Presidente della Regione, che ha nominato il Direttore dell'Ufficio stampa con un incarico fiduciario fin dal 1993, non sia stato informato dallo stesso delle iniziative che portava avanti o non abbia colto qualche segno di anomalie amministrative. "Il Capo Ufficio stampa deve rispondere per le proprie attività al Presidente della Regione" recita la delibera con cui si conferisce l'incarico fiduciario.

Eppure si è trattato di una stretta collaborazione durata quasi due lustri. Collaborazione che riguardava non solo la gestione dei rapporti tra potere politico e potere dell'informazione, ma anche compiti "nuovi" affidati di fatto all'Ufficio stampa. Si tratta della gestione delle mostre e dell'organizzazione dei "ritiri" estivi delle squadre di calcio, settori di attività che paiono più coerenti con le competenze, l'una, dell'Assessorato dell'istruzione e, l'altra, dell'Assessorato dello sport; i due settori su cui fra l'altro amplissime sono state le irregolarità rilevate dalla Commissione dei tre saggi.

E supponiamo che qualche irregolarità l'abbia rilevata anche il Presidente della Regione, se ad un certo punto, con la delibera di Giunta n. 2898/2001, la competenza di "organizzare manifestazioni per conto della Giunta regionale" è stata modificata in competenza di "collaborare con i diversi settori dell'amministrazione per la promozione delle manifestazioni". Siamo nell'anno 2001, dopo l'esperienza delle tre famose mostre programmate e non realizzate. Ma anche in questo caso il rapporto di fiducia pare non essersi incrinato. Se tutto era stato regolare, perché togliere quella competenza? E se invece c'erano state irregolarità - e quali irregolarità! - perché nascondere tali irregolarità svolte proprio nell'esercizio delle competenze affidate? Al di là delle responsabilità che saranno accertate dall'Autorità giudiziaria, emerge da tutto "l'affaire Maccari" un uso disinvolto delle risorse pubbliche, una tendenza a considerare le risorse da amministrare come "cosa propria", che può essere decisa anche al di fuori delle norme. È forse l'occupazione troppo prolungata del potere che può ingenerare un simile comportamento?

Oppure è la constatazione che la questione morale non interessa più nessuno, non solo i politici, ma neanche l'elettorato, tanto che persone condannate per corruzione vengono tranquillamente rivotate? Rollandin docet. Sarebbe ben triste se tutta la sorpresa, l'indignazione, la condanna morale che hanno accompagnato la "vicenda Maccari" in questi ultimi tempi si riducessero a due fascicoli, contenenti le relazioni delle due commissioni, e a ad alcune ore di dibattito consiliare. Vogliamo sperare che alla luce delle anomalie emerse si metta mano a cambiare la legge n. 45, sapendo che una serie di questioni molto importanti come la formazione, i controlli, modalità di accesso alla dirigenza, incarichi fiduciari, vanno rivisti e rivisitati.

Si dà atto che dalle ore 16,36 presiede il Vicepresidente Viérin Marco.

Presidente La parola al Consigliere Martin.

Martin (SA) Il 5 dicembre 2002 il Consiglio regionale, a seguito dello scoppio "dell'affaire Maccari", istituiva una Commissione di inchiesta rappresentativa di tutti i gruppi consiliari. Durante i tre mesi successivi la commissione si è riunita più volte, ha ascoltato numerose persone, sia dipendenti regionali che persone esterne all'Amministrazione, ha raccolto un'abbondante documen­tazione, si è incontrata più volte con la Commissione di indagine amministrativa nominata dalla Giunta regionale, ha dibattuto al suo interno - a mio avviso in senso responsabile e costruttivo - dell'argomento di indagine, ha preso atto delle numerose mancanze e irregolarità di alcuni uffici regionali e dei loro dirigenti, ed ha infine predisposto una relazione sul suo lavoro, che, fotografando essenzialmente la situazione creatasi, mettendo in rilievo le criticità del sistema e della legislazione regionale esistente, proponendo soluzioni puramente tecniche per evitare il ripetersi degli incresciosi episodi accaduti, rimandando le valutazioni politiche all'aula consiliare, ha potuto con evidenti mediazioni da parte di tutti i commissari, essere sottoscritta da tutti i componenti della commissione.

Eviterò di riprendere e di commentare punto per punto gli argomenti oggetto di indagine; sono stati ampiamente analizzati nelle relazioni che sono agli atti di questo Consiglio e ampiamente ripresi e portati a conoscenza dell'opinione pubblica dalla stampa locale. Approfitterò invece di questo importante momento di confronto politico, che sono certo uscirà - ed è anche uscito in parte - dagli schemi di maggio­ran­za/opposizione, così come è avvenuto spesso in commissione, perché è interesse di tutti trovare le giuste soluzioni a quanto è accaduto, per fare un'analisi un po' più ampia, per uscire dalle norme che pure sono importanti e ridare un po' di spazio alla politica, che in fondo è quella deputata ad amministrare questa Regione. Come diceva lei, Signor Presidente, questa non è un'Aula di Tribunale, ma un'Aula politica, ed io mi avvarrò quindi del documento predisposto dalla Commissione di inchiesta, integrato dal documento elaborato dalla Commissione di indagine amministrativa, per fare alcune analisi politiche e per sottoporre a questo Consiglio alcune proposte, per evitare che in futuro possano ripetersi situazioni di malcostume, che vanno a discapito del buon nome dell'Amministrazione e della sua classe politica.

Con l'approvazione della legge n. 45/95 il Consiglio regionale separò in modo inequivocabile le funzioni di direzione politica con quelle di direzione amministrativa. Fu, ma ritengo tuttora corretta questa, una decisione che andava ad inquadrarsi nella nuova normativa nazionale che nel frattempo andava prendendo corpo. La legge n. 45 costituì senza dubbio un passo in avanti nella separazione dei poteri politici amministrativi, pur con tutte le imperfezioni che ancora esistono per una non corretta applicazione delle norme in essa contenute e per una carenza dei controlli interni e nei rapporti fra i dirigenti di diverso livello, carenze che sono state puntualmente rilevate sia dalla Commissione di indagine amministrativa che dalla Commissione di inchiesta. Ciò che non è stato risolto con la legge n. 45 è il vecchio nodo del rapporto Giunta regionale-Consiglio regionale, perché se in un'amministrazione non si riesce ad instaurare un giusto equilibrio fra il potere legislativo e il potere esecutivo, è l'intera amministrazione che ne soffre, è l'intera amministra­zione che non riesce ad esprimere appieno le proprie potenzialità e non riesce a controllare fenomeni di cattiva gestione amministrativa, come purtroppo è successo, che inevitabilmente finiscono per coinvolgere negativamente l'intera istituzione. È per questo motivo che la prima considerazione che vorrei fare riguarda il ruolo che svolgono il Consiglio regionale e i consiglieri regionali.

Si è detto a più riprese da parte di tutti i gruppi politici che il Consiglio regionale, di conseguenza i consiglieri regionali, sono sempre più svuotati di competenze e di compiti. Si è privilegiato nel corso degli anni il ruolo dell'Esecutivo e si è ridotto a mero strumento di ratifica il ruolo del Consiglio. Non voglio, nemmeno mi interessa in questo contesto, sapere chi ne è l'artefice e analizzare perché ciò è successo. Sono certo che ciò ha potuto accadere perché ad una richiesta, anche legittima, di maggior potere da parte dell'Esecutivo, il Consiglio, i consiglieri non hanno voluto o non hanno potuto per tanti motivi opporre resistenza. Nel corso degli anni, alle proteste del Consiglio per quanto stava accadendo, si è cercato di porre rimedio con l'introduzione del consigliere relatore.

Questa scelta, che in un primo momento poteva apparire innovativa ed efficace per ridare un ruolo al Consiglio, si è però rivelata a mio avviso del tutto inutile, in quanto il consigliere relatore non fa altro che ratificare una scelta dell'Esecutivo, presentare un argomento che non conosce, e alcune volte proporre un provvedimento che neppure condivide pienamente. Altra cosa sarebbe il ruolo del consigliere relatore, se avesse la possibilità di vivere il provvedimento, di seguire fin dall'inizio il provvedimento. Questo presuppone la possibilità di utilizzare una struttura tecnica legislativa, di cui al momento il Consiglio non è dotato, oppure di utilizzare la struttura dell'Esecutivo stesso. Ma questo sarebbe il vero ruolo dei consiglieri e del Consiglio: un ruolo di proposta e non di semplice ratifica, un ruolo attivo e non passivo nei confronti della Giunta regionale. E in questo modo l'articolo 27 del nostro Statuto troverebbe completa applicazione ed i ruoli legislativi ed esecutivi troverebbero quel giusto equilibrio, che oggi non hanno, e l'Esecutivo potrebbe probabilmente dedicarsi con maggior profitto anche al controllo dei propri collaboratori. Ma per rendere veramente autonomo il Consiglio regionale dalla Giunta regionale e permettergli quindi una vera azione di indirizzo e di controllo politico, ritengo quanto mai necessario che il Presidente del Consiglio rappresenti una forza politica diversa da quella che esprime il Presidente della Regione.

Beninteso, questo non è un giudizio personale sulla figura dei Presidenti attuali e di quelli che li hanno preceduti, ai quali va peraltro la mia stima, ma è un giudizio prettamente politico di rappresentatività politica, di rapporto fra forze politiche basate sul principio della pari dignità. Ritengo che questa sia una riflessione sulla quale dovrà pronunciarsi, con chiarezza, il Consiglio regionale che uscirà dalle urne l'8 giugno prossimo.

Un altro aspetto, che dovrà quanto prima essere oggetto di riflessione per un ruolo più attivo del Consiglio regionale, è quello che riguarda le società partecipate della Regione. Da diversi anni, per rendere più incisiva l'azione politica della Regione su importanti settori economici della Valle, si è intrapresa la strada della costituzione di società pubbliche o miste (vale a dire pubblico-privato, ma con finalità privatistiche). Senza voler entrare nel merito della loro gestione, che non è l'argomento oggi in discussione, riterrei che coinvolgere almeno una volta all'anno il Consiglio regionale in un dibattito consiliare potrebbe essere utile per capire e per valutare i risultati di questi importanti enti esterni all'Amministrazione, che gestiscono per conto dell'Amministrazione stessa rilevanti settori economici della nostra Regione.

Una seconda considerazione che vorrei fare riguarda le deleghe della Giunta regionale. Riteniamo che le deleghe attualmente in vigore siano un po' troppo squilibrate, e la stessa cosa l'ha evidenziata anche la Commissione di inchiesta. Vi sono assessorati carichi di competenze ed altri che lo sono molto meno; probabilmente questo è anche il frutto di un cambiamento intervenuto negli ultimi anni nella nostra società e delle scelte di far gestire a società esterne, controllate dalla Regione, di cui parlavo prima, importanti iniziative, ma ciò non toglie che una riflessione debba essere fatta.

Così come riteniamo che si debba riflettere sul ruolo assunto nel corso degli anni dalla Presidenza della Regione. In effetti, la Presidenza della Regione si è sempre più trasformata nel tempo da organo di coordinamento dell'intera Giunta, ad organo di gestione della maggior parte delle competenze e delle iniziative della Giunta stessa, e di terminale politico, a cui fanno riferimento la Finaosta, il Casinò, la CVA, l'INVA, i Trafori, le Autostrade, l'Autoporto, l'Agenzia del lavoro, eccetera. Questo può forse aver favorito sotto un certo aspetto l'efficienza dell'azione amministrativa della Giunta, ma a nostro avviso è la causa principale del mancato controllo politico delle strutture, nel caso specifico di una struttura importante come l'Ufficio stampa.

Questa diversa visione di rappresentanza politica della Giunta regionale e del suo Presidente, oggi che le cose sono un po' più tranquille e che ognuno di noi ha già altri pensieri per la testa e altri appuntamenti che si avvicinano, questa diversa visione, amici "dell'Union Valdôtaine", oggi con molta serenità ce lo possiamo dire, forse è stato il vero grande ostacolo che si è frapposto fra di noi durante i giorni della crisi della "Giunta Viérin", e che ha fatto sì che una collaborazione che durava da tempo, si interrompesse.

Non sono state le differenze sui programmi che avevamo elaborato insieme, non sono stati i nuovi posti di potere che non abbiamo richiesto, ma sono state le diverse valutazioni che abbiamo dato ad una situazione oggettivamente accaduta e che andava analizzata, secondo noi, in maniera diversa e con risposte politiche diverse. So già che mi si risponderà che i motivi erano altri. Ognuno in queste cose ha un pezzo di verità in tasca, ma messi tutti insieme questi pezzi danno origine non alla verità assoluta, ma ad una verità di comodo (di comodo per ognuno, evidentemente). Così va il mondo della politica e non dobbiamo stupirci più di tanto.

Quello che invece mi rassicura per il futuro, e che favorirà certamente una ripresa del dialogo, è il fatto che le valutazioni che ho fatto oggi in quest'aula stanno prendendo corpo anche nel vostro gruppo. E anche se a volte, anche in maniera molto o soltanto sussurrata, magari mentre si beve insieme un caffè, stanno venendo piano piano alla luce e sono fonti di discussione al vostro interno, tant'è che molti di voi con i quali mi sono confrontato su questi temi, sono giunti alle mie stesse conclusioni. Non so quanti di noi potranno, dall'interno di quest'aula, affrontare nuovamente questi argomenti dopo l'8 giugno, ma sono certo che queste valutazioni saranno comunque oggetto di dibattito e di confronto fra le forze politiche e fra le nostre forze politiche in particolare.

Il tema dei controlli è stato oggetto di lunghi dibattiti in commissione. La relazione della Commissione di inchiesta mette a nudo le carenze della legge regionale n. 45 per quanto riguarda i controlli sui dirigenti e sui provvedimenti da essi assunti. C'è da chiedersi: se la Magistratura non fosse intervenuta, per quanto tempo sarebbe proseguita l'allegra e disinvolta gestione dell'Ufficio stampa? Alla parte politica, che non è stata in grado di evitare quanto è successo, tocca perlomeno porre un rimedio per il futuro.

Ebbene, noi pensiamo che con il cambiamento che vi è stato nell'ente Regione in termini di numero di persone addette, della trasformazione del modo di lavorare per effetto dell'introduzione di nuove tecnologie, di competenze sempre più vaste, di necessità di formazione continua del personale, eccetera, siano maturi i tempi per l'istituzione di un assessorato del personale, senza necessariamente aumentare il numero degli assessorati rispetto agli attuali, ma con una distribuzione diversa delle deleghe.

Un assessorato del personale, che abbia fra i suoi principali obiettivi:

1) la gestione completa e unitaria di tutto il personale, anche quello assunto a tempo determinato nei cantieri dei lavori pubblici e della forestazione;

2) la formazione continua del personale per poter colloquiare sempre più e sempre meglio con tutti gli enti - comunali, statali, comunitari - e per ridurre il numero di consulenti esterni che affiancano il personale dipendente;

3) l'individuazione di obiettivi veramente sfidanti per ridare sempre più efficienza alla macchina regionale ed evitare di pagare dei premi ai dipendenti, come ci è stato riferito dalla Commissione di valutazione, per effettuare lavori che il più delle volte potrebbero rientrare nella normalità;

4) l'istituzione di un efficace controllo di gestione per verificare il raggiungimento degli obiettivi e per eliminare le disfunzioni ancora oggi esistenti: uffici che riescono a liquidare pratiche e contributi in tempi strettissimi ed altri che sono indietro invece di più di un anno;

5) la creazione dei controlli a campione interni per far rispettare le normative esistenti e per evitare che atti illegittimi possano essere prodotti. L'Amministrazione regionale è ormai una grande azienda, anzi, è la più grande azienda di questa Regione. In ogni azienda di queste dimensioni il problema del personale, per garantire il buon andamento dell'azienda, è posto fra le priorità. Ritengo che anche in Regione, se si vuole garantire trasparenza, legalità, efficienza, sia indispensabile individuare un responsabile politico, che non può più essere il Presidente della Regione, che deve occuparsi di tante altre cose.

Per quanto riguarda il settore dell'editoria, uscitone così impietosamente coinvolto sia dall'indagine amministrativa che dalla Commissione di inchiesta, perché non pensare per il futuro di affidare questo compito ad un ente, il CORECOM, che è stato istituito proprio per garantire trasparenza e controllo in un settore così importante? Rispetto al problema della dirigenza, se da un lato ritengo utile e positiva la scelta di poter disporre di personale fiduciario, che deve però essere sottoposto agli stessi controlli a campione come per il restante personale, dall'altro ritengo che la figura del coordinatore non debba limitarsi al coordinamento strutturale del dipartimento, ma debba avere la possibilità di intervenire anche gerarchicamente sui dirigenti di secondo e terzo livello, e quindi in sostanza avere la piena responsabilità del dipartimento di assegnazione.

Signor Presidente, queste sono alcune considerazioni che il nostro gruppo ha ritenuto di effettuare, per dare modo al Consiglio regionale di confrontarsi e quindi intraprendere quelle iniziative, per superare un momento difficile e per permettere all'intera comunità valdostana di guardare nuovamente con fiducia alla politica, all'amministrazione pubblica e ai suoi rappresentanti.

Presidente La parola al Consigliere Beneforti.

Beneforti (PVA-cU) Le relazioni presentate dalle Commissioni nominate dalla Giunta e dal Consiglio sono la fotografia di come opera l'Amministrazione regionale, anche se limitata ad alcuni fatti circoscritti. Credo che, dopo i fatti accaduti, una verifica andava fatta sul modo di operare dell'intera Amministrazione, in modo da prevenire e rimediare ad eventuali anomalie che si dovessero riscontrare. La fotografia dei fatti circoscritti non è bella e ha dimostrato il perché certi fatti possono accadere in un'amministrazione pubblica come la nostra. Ha messo a fuoco una verità sconcertante, triste e qualcuno l'ha definita inquietante, una verità che non è degna di una Regione a Statuto speciale come la nostra.

Dopo il mio intervento svolto in questa sede nella seduta convocata d'urgenza il 18 dicembre dello scorso anno, fui accusato da più parti della maggioranza di governo di aver esagerato sui fatti che erano accaduti, e che la situazione non era quella da me denunciata. A distanza di tre mesi, con la relazione presentata dalla commissione, posso dire che avevo ragione; ma vi devo anche dire che sono dispiaciuto e mortificato per quanto è venuto a galla, perché ogni cittadino valdostano non giudica solo chi ha sbagliato, ma giudica tutti noi, giudica l'intera classe dirigente e la condanna ancor prima che la Magistratura condanni i diretti responsabili. Del resto, quale fiducia può avere in chi ha permesso che certe anomalie accadessero? Come può aver fiducia quanto viene a conoscenza che nella gestione dell'Ufficio stampa esisteva lo stato confusionale che è stato riscontrato? Come fa ad avere fiducia, quando viene a conoscenza che intorno alle squadre di calcio, ai trofei, alle mostre, esisteva la situazione di cui la Magistratura si sta occupando? Grave è essere accusati di far parte della tangentopoli valdostana, ma anche di essere accusati di aver coperto gli abusi nell'utilizzo di fondi, di aver coperto la violazione delle norme più elementari di contabilità, a cui una pubblica amministrazione deve attenersi. La mancanza di trasparenza nei pagamenti delle fatture, delle procedure, il ricorso alle sanatorie, neppure il protocollo funzionava! Io ero in difficoltà, lo dissi allora, a prendere la parola il 18 dicembre, ma oggi, di fronte a quanto rilevato dalla Commissione di inchiesta, di fronte alla verità che è venuta a galla, sono atterrito, non trovo le parole per condannare una gestione che grida vergogna per una Regione come la nostra.

Capisco adesso che in un primo tempo c'era chi non voleva la Commissione di inchiesta del Consiglio regionale! La verità qualcuno la conosceva, ma non ha saputo assumersi, anche se la conosceva, in tempo utile le proprie responsabilità, non ha potuto o voluto denunciare la situazione fin quando non è intervenuta la Magistratura. Ma quel qualcuno non si è reso conto, anche se avrebbe dovuto, che continuando negli scandali e nella corruzione, si affossa l'autonomia valdostana, si induce la comunità a non credere più nelle istituzioni, nei valori, nei principi che invece devono essere alla base di una Regione a Statuto speciale. Si dà l'impressione di voler coprire tutto e tutti, come è avvenuto fino ad oggi, questa è la realtà.

Vi domando: ma non vi siete accorti che con il vostro modo di gestire l'amministrazione della Regione non siete più credibili come una volta? La stessa nostra gente non è più considerata una popolazione di montagna, rude, ma laboriosa ed onesta: oggi, a fronte delle situazioni che vengono fuori, siamo considerati un popolo che non ha il senso civico! Non comprendete che per battere la corruzione, occorre uscire da quel dominio politico-amministrativo che da anni regna in questa Regione; occorre riaprire il confronto e il dialogo politico, che manca in questa Regione da oltre un decennio; occorre dare spazio al pluralismo dell'informazione, favorire la professionalità dei giovani, che si affacciano al giornalismo, anziché renderli, come accade in certe situazioni, servizievoli al potere se vogliono fare carriera; occorre comprendere che il potere per il potere porta alle sciagure di cui oggi stiamo discutendo, porta a coprire gli scandali di dirigenti e personaggi corrotti. E un esempio di cosa comporta la lotta per il potere lo abbiamo vissuto in quest'aula, con l'elezione di un Segretario del Consiglio regionale di maggioranza, lo spettacolo che è stato dato, e questa è una questione solo di potere! È andata bene al Consigliere Praduroux, che di lassù non lo schioda più nessuno, è sempre seduto lì…

(ilarità dell'Assemblea)

… tu, Dina, hai finito la carriera di Segretaria. Ma altri esempi sono l'approvazione della legge elettorale regionale che non si è voluta modificare, la legge sul referendum, la mancata riforma del nostro Statuto speciale, la corsa alle candidature per le prossime elezioni regionali, per le quali qualcuno ha fatto ricorso perfino alla lettera di raccomandazione di un partito o movimento chiamato nazionale, che fa parte "dell'Ulivo", e l'ha dovuta mostrare in una certa sede per poter ottenere l'accreditamento e la candidatura.

Questo hanno riportato gli organi di informazione, non lo dice solo il Consigliere Beneforti. Cari colleghi, di fronte alle gravi anomalie riscontrate, allo scenario fotografato dalla Commissione di inchiesta, non basta prendere atto. Non si può essere indulgenti nei confronti di chi ha sbagliato o coperto certe situazioni. Non si può accettare il vittimismo che qualcuno recita per restare in pista. Non si può accreditare nell'opinione pubblica che i magistrati sono cattivi e che ce l'hanno con i politici della Valle d'Aosta. Non ci si può lavare la coscienza tanto facilmente, anche perché non si è credibili, visto che "l'affaire Maccari" non è il primo caso di corruzione che colpisce la Valle d'Aosta: altri ci sono stati e altri ci saranno, se non si cambia il modo di fare politica.

A chi di dovere ricordiamo che noi dell'opposizione non siamo per il "tanto peggio, tanto meglio" e non godiamo per quanto è successo, questo è lontano dal nostro gruppo; noi rivendichiamo solo di essere ascoltati sempre, in particolare in certe circostanze come quella attuale. Auspichiamo che chi è alla guida del governo, Giunta e maggioranza, comprendano che con l'attuale modo di fare politica non si ferma la corruzione, non si bloccano gli scandali, non si fa della buona amministrazione.

È tempo di comprendere che non si può agire in difesa; che la Valle d'Aosta per riacquistare l'immagine pulita che ha perduto, deve mettere in atto tutte quelle iniziative che si rendono necessarie e in parte sono state indicate anche nella relazione da parte della commissione. Se questo non è sufficiente, non occorre avere patemi d'animo e chi ha sbagliato deve andarsene, non si devono avere riguardi, non si devono creare dei piccoli martiri e tanto meno degli eroi da riproporre sotto altre forme elettorali o da riciclare in enti o istituzioni che fanno capo all'Amministrazione regionale. Occorre uscire dal malcostume politico, sociale ed economico, che ha preso piede anche nella nostra Regione. Presidente, occorre rimuovere alla radice le cause che hanno permesso che certi scandali e misfatti si potessero verificare; occorre tornare a fare politica secondo l'etica e la tradizione del popolo valdostano, che non è certamente quella per la quale si è interessata e si interessa oggi la Magistratura, non è quella che ha portato alla disaffezione verso la politica, le istituzioni regionali e quindi verso la nostra autonomia; non è quella che ha portato qualcuno, anche se ingiustamente, ad accusare la popolazione valdostana di essere priva di senso civico.

Oggi quelle relazioni che sono state presentate sono l'occasione che abbiamo per riflettere. È giunto il tempo di verificare, di analizzare fino in fondo ciò che è successo, perché non debba ripetersi. Non basta cambiare i suonatori quando la musica è sempre la stessa; il servilismo, l'appiattimento nei confronti di chi detiene il potere deve finire, come devono finire le alleanze di comodo per stare al governo. Non è creando il club dei fedelissimi da una parte e dall'altra, che si difende il potere, piccolo o grande che sia! Per governare occorre molto di più, occorre una classe politica e dirigente capace e professionalmente preparata; occorre avere una cultura di governo, il senso dello Stato e il senso delle istituzioni che ci deve essere in una regione a statuto speciale. Se ci fosse stata una cultura di governo, certi fatti forse non sarebbero accaduti, perché a certi personaggi non sarebbe stato permesso di acquisire il potere che ha permesso loro di agire come hanno agito. Certi fatti non sarebbero accaduti, se coloro che li hanno compiuti non si fossero sentiti coperti e protetti dalle delibere di sanatoria, se certe nomine fossero avvenute nel rispetto delle norme e dei requisiti richiesti; se coloro che hanno sbagliato non fossero stati promossi, come è avvenuto in enti regionali (ogni riferimento, Assessore Vicquéry, a fatti e persone è puramente casuale in questo caso, lo dico perché lei non si risenta).

Non ci sentiamo depositari della verità, anche perché la verità si dice che non sta mai da una parte sola, ma un richiamo al movimento di maggioranza relativa voglio farlo. Amici Unionisti, state attenti, non sottovalutate quanto oggi affermiamo in questa sede. Tenete conto che alla lunga il vostro modo di fare politica non paga; i fatti dimostrano che la nostra autonomia non è difesa e che non si fa sempre una buona amministrazione. Avete solo una fortuna: che sul piano elettorale non avete mai fatto i conti con una vera alternativa politica. L'anomala situazione politica valdostana vi ha favorito e permesso di stare al potere, ma il prezzo pagato è il declino della nostra autonomia, della nostra democrazia, e che si sta oggi vivendo. Lo dimostra la decadenza della nostra credibilità all'esterno e all'interno della Regione; è noto ormai che non contiamo più di tanto, altri decidono sulla nostra testa. Sulle questioni importanti non è questo Consiglio che decide, e guarda caso non è più nemmeno la Giunta che decide. È vero che con il mutare dei tempi anche il modo di governare può mutare ma, di fronte a certi avvenimenti i padri della Valle d'Aosta, che hanno rivendicato lo Statuto speciale e hanno amministrato la Regione in passato, di fronte all'immagine che dà di sé la Valle d'Aosta oggi, sono convinto che "si rivoltano nella tomba", come si suol dire.

Il disastro presentato dalla Commissione di indagine, le negligenze dimostrate c'è anche da dire che non accadono per l'infedeltà di un dirigente, per cui quella iniziativa politica che non avete assunto quando era il momento, dovete avere il coraggio di prenderla oggi. A voi della maggioranza compete di raccogliere le domande, le attese, le sfide che provengono dall'attuale realtà e recuperare ciò che è stato perduto in questi anni per il comportamento negativo dell'Amministrazione uscente; a voi compete di rispondere perché, dopo aver approvato la legge di riforma prevista dalla 45, per trasformare radicalmente l'organizzazione dell'Amministrazione regionale, nessuno si è preoccupato di verificare ciò che funzionava e ciò che non funzionava. C'è voluto lo scandalo, c'è voluto l'intervento della Magistratura, c'è voluta l'inchiesta per stabilire gli eventuali correttivi. Dopo 8 anni si scopre che gli obiettivi della riforma non sono stati raggiunti. Infatti, viste le anomalie rilevate dalla commissione, non abbiamo un'amministrazione efficiente e tanto meno in grado di soddisfare i bisogni dei cittadini. Una domanda allora sorge spontanea: la separazione del ruolo politico da quello gestionale nel caso dell'ufficio stampa è avvenuta veramente?

Oppure il principio del coinvolgimento dei dirigenti e dei funzionari è stato troppo grande rispetto alle previsioni, vista la confusione dei ruoli che si è registrata? Una cosa è certa: è venuto meno il controllo e chi ha la responsabilità politica, non può scaricarsi la coscienza dicendo: "Avevo fiducia in lui, non sapevo nulla di ciò che è accaduto". Non è pensabile, non è credibile, non è una giustificazione. È troppo facile scaricare le responsabilità gli uni sugli altri, e devo dire che su questo esempio che viviamo, la scelta del dirigente deve avvenire in modo diverso. Deve essere un dirigente di fiducia, ma capace, preparato e non arrogante; non deve essere scelto solo perché attivista e amico di partito, come avviene quasi sempre, ma una volta nominato va controllato. Non basta che faccia il giuramento di essere fedele nel momento della nomina. La legge n. 45, anche se va rivista in base alle esperienze fatte in queste otto anni e alle indicazioni fornite dalla Commissione di inchiesta, può avere successo nella misura in cui la dirigenza è all'altezza dei compiti che le vengono affidati. Se è una dirigenza tuttofare a disposizione del politico che la sceglie, non si va molto lontano; se deve fare proselitismo, sul piano elettorale, credo che non sia questo il compito che debba svolgere, ma altre sono le vie di cui ci si deve servire per raggiungere certi obiettivi. Occorre inoltre formazione, aggiornamento, preparazione continua; occorre un continuo aggiornamento della rete e del sistema organizzativo sul come vengono affidati i compiti secondo i livelli dirigenziali. Del resto, che ci sia bisogno di una dirigenza organizzata si deduce anche dalle numerose consulenze esterne cui viene fatto ricorso, per la mancanza di certezze al nostro interno.

Noi dell'opposizione, almeno del nostro gruppo, quando prendevamo posizione su certe situazioni, siamo stati accusati di essere degli speculatori, di strumentalizzare tutto ciò che capitava. Non avete mai preso in considerazione il ruolo dell'opposizione, e ogni volta ci avete risposto che tutto andava bene, che avevate vinto le elezioni, per cui non eravate tenuti a rendere conto a noi, ma agli elettori che vi avevano dato la fiducia. Ebbene, oggi siete chiamati a rendere conto a tutti: agli elettori che vi hanno votato ma anche a noi, e nello stesso tempo alla Magistratura!

Questo è grave, cari colleghi della maggioranza, perché con il vostro modo di governare siamo finiti su tutti i giornali nazionali. Ma a parte questo, certi fatti di malgoverno, lo ribadisco, ingenerano nell'opinione pubblica la disaffezione verso la politica e la pubblica amministrazione, creano grandi dubbi sulla funzionalità delle istituzioni democratiche, allontanano i cittadini dai valori e dai presupposti di una Regione a statuto speciale, vanificano ogni volontà di sostenere le nostre specificità, incrinano quel clima di convivenza civile che deve esserci in una comunità piccola come la nostra. E ancora, dimostrano che non c'è trasparenza nel modo di fare politica e pubblica amministrazione, dimostrano che occorre l'intervento della Magistratura per mettere da parte certi personaggi e rimediare alle anomalie che vengono a galla.

Occorre offrire alla comunità valdostana un'altra visione della politica, in modo da dimostrare che l'etica alla lunga rende di più di un potere così gestito e che non può essere concesso spazio a quanti guardano alla politica come mestiere, e anche che oggi non si tratta di giustificare o salvare il salvabile, come ha cercato di fare il Presidente Louvin, con la sua controrelazione in apertura di dibattito. Lei, Presidente, stamani ha ricordato che qui non si fa un processo politico, siamo d'accordo, ma buona parte del suo discorso non si è discostato di molto da quello che una difesa pronuncia in tribunale. Io le dico di lasciare questo compito ai suoi colleghi difensori; qui non siamo in tribunale, in questa sede atteniamoci alle relazioni presentate. Sulla relazione approvata all'unanimità non ci possono essere ripensamenti: attenti a voler insinuare che sulle relazioni approvate all'unanimità ci possono essere ripensamenti.

Le parole del Presidente mi spingono a parlare così, perché non mi aspettavo che dicesse quelle cose. Presidente, preoccupiamoci della nostra amministrazione e facciamolo seriamente, visto che per tanti anni nessuno si è preoccupato di vedere cosa non funzionava almeno in certi settori. Preoccupatevi di attuare una strategia politica nuova, che susciti entusiasmo, fiducia nell'opinione pubblica valdostana, che elimini le anomalie, che restituisca la Regione ai Valdostani, visto che in buona parte non sono più padroni a casa loro, che restituisca alla Valle d'Aosta l'immagine che merita, che non è quella che è contenuta nelle relazioni che sono state presentate. Mi aspetto qualcosa di nuovo, che dimostri all'opinione pubblica valdostana che qualcosa sta cambiando, con il contributo di tutti. Siamo disposti a dare il nostro contributo e a giocare la nostra parte, siamo disposti ad ascoltare ma vogliamo anche essere ascoltati. In passato questo non è accaduto, speriamo che accada in questo scorcio di legislatura.

Si dà atto che dalle ore 17,30 riassume la presidenza il Presidente Perron.

Presidente La parola al Consigliere Frassy.

Frassy (FI) Nell'iniziare un ragionamento ad alta voce sulle relazioni conclusive delle due commissioni, devo innanzitutto compiacermi con il nostro gruppo per l'unanimità che è emersa dai giudizi sul lavoro delle due commissioni, in particolare della Commissione di inchiesta consiliare, perché dobbiamo ricordare, nel momento in cui si tirano le somme di questo intenso lavoro, come la Commissione di inchiesta consiliare sia nata per una ferma volontà politica, di cui il nostro gruppo è stato artefice fin da quindici giorni prima la sua data di istituzione. Voglio anche ricordare come il 21 novembre la prima risoluzione che presentammo in aula per l'istituzione di una commissione di inchiesta raccolse solo cinque voti favorevoli. Quindici giorni dopo, a seguito anche di fatti nuovi, perché non c'era più solo il livello dirigenziale, ma iniziava ad essere toccato il livello politico, con l'arresto dell'Assessore allo sport, Lavoyer, era ormai innegabile che la reiterata richiesta presentata nuovamente da "Forza Italia" all'inizio di quella "due giorni" non poteva essere ignorata. Dunque vogliamo compiacerci del fatto che avevamo visto lontano, avevamo capito che forse sarebbe stato opportuno andare al di là dei meccanismi ispettivi delle interrogazioni e delle interpellanze, e sottolineo meccanismi ispettivi perché quanto è accaduto nell'autunno del 2002 per il nostro gruppo era nell'aria.

Sarebbe forse facile dirlo e non documentarlo, ma voglio ricordare come questo gruppo, nella seduta del 6 giugno 2001 presentò un'interrogazione sui ritiri estivi, e il Presidente Viérin smontò le perplessità che il nostro gruppo aveva posto in un certo modo di decentrare all'Ufficio stampa la gestione di avvenimenti che erano di tipo sportivo. Vorrei anche ricordare come sulle mostre, altro argomento importante, poi oggetto di indagini non solo delle commissioni interne, il nostro gruppo con un'iniziativa del 17 aprile 2002 sollevò le perplessità sui sistematici sforamenti di quelle che erano le previsioni di spesa e dell'improvvisa revoca del Dott. Maccari dall'incarico, ma anche in quella occasione l'Assessore delegato, Pastoret, minimizzò rispondendo che erano suggestioni di chi, stando all'opposizione, ovviamente doveva per forza di cose denigrare il lavoro di una Giunta, il programma di una legislatura.

Perché dicevo soddisfazione? Soddisfazione perché, seppure con difficoltà, la Commissione di inchiesta consiliare ha presentato una relazione unitaria, di conseguenza, al di là di punti di vista che sono stati esposti da chi mi ha preceduto e di quelli che andrò ad esporre io, ci sono dei dati fermi che sono stati riconosciuti da tutti: "dall'Union Valdôtaine" nella persona autorevole del suo Capogruppo, nel partito dei "Democratici di Sinistra" nella persona autorevole del suo Capogruppo, nonché Presidente della commissione.

Perciò penso che questo primo risultato sia un risultato che va evidenziato, perché è un risultato dal quale difficilmente, qualcuno ha detto, si può tornare indietro. E penso che questo sia un dato di fatto da tenere a mente nel prosieguo del dibattito, ma soprattutto nel prosieguo di quei fatti che seguiranno a questo dibattito. Il modo di lavoro della commissione consiliare penso che debba essere riepilogato per chi, come me, per ben tre mesi è stato impegnato con sedute settimanali quando non erano sedute di due convocazioni a settimana, per dire che per certi versi è stata un'ottima palestra, forse non è stato un ottimo momento, ma sicuramente un'ottima palestra per poter vedere da vicino, senza il filtro e senza l'intermediazione del filtro politico della Giunta, i meccanismi di funzionamento della macchina amministrativa regionale. Devo dire che abbiamo appreso di meccanismi che difficilmente sono percepibili attraverso le iniziative ispettive d'aula e attraverso quelle che possono essere le attenzioni di un qualsiasi consigliere che voglia con scrupolo adempiere al suo mandato e andare fino in fondo alle varie problematiche. Abbiamo evitato, come è stato detto e come avrete potuto leggere dalla relazione della Commissione di inchiesta, di trarre delle conclusioni politiche, perché il prezzo da pagare sarebbe stato sicuramente troppo alto, sarebbe stato quello di una relazione di parte, di più relazioni che esprimevano parzialmente dei punti di vista. L'obiettivo politico invece che la commissione si è prefissato era stato proprio quello di far emergere tutto ciò che non poteva non essere riconosciuto per l'evidenza che i fatti davano agli argomenti stessi, che sono emersi nel corso delle audizioni, nel corso degli esami della normativa, dei provvedimenti e delle procedure.

Ciononostante, dobbiamo dire che avevamo visto giusto anche in questo caso, quando avevamo detto, nel momento in cui finalmente si andava a votare l'istituzione della Commissione di inchiesta in quest'aula, che quei tempi non sarebbero stati sufficienti. E la dimostrazione di questa affermazione "ex post" mi è facile per il fatto che la Commissione consiliare di inchiesta ha comunque avuto necessità di una proroga, sebbene minima, ma necessaria per poter concludere l'iter dei lavori, ma ancor di più per le zone d'ombra che la nostra commissione si è lasciata dietro. E, quando parlo di zone d'ombra, uso non a sproposito il plurale, perché due sono le zone d'ombra sulle quali la commissione consiliare non ha potuto far luce, e non ha potuto far luce per questioni strettamente di tipo temporale: bisognava iniziare da qualche parte e bisognava arrivare ad una conclusione.

I tempi hanno fatto sì che tutta la problematica inerente i rapporti interni alla Direzione promozione eventi turistici all'interno dell'Assessorato dello sport e tutto quello che è il filone inerente i rapporti fra l'Ufficio stampa e il Casinò, fra l'Assessorato dello sport e il Casinò, siano rimasti marginali rispetto agli approfondimenti che invece sono stati fatti sull'Ufficio stampa. E devo dire che sono situazioni non di poco conto, perché da alcuni elementi che sono emersi nel corso delle audizioni, abbiamo capito fin da subito come il filone dell'Assessorato dello sport e del Casinò fosse un filone altrettanto importante per la chiarezza di come funziona l'Amministrazione regionale di quanto lo fosse il filone dell'Ufficio stampa. Perché dico questo? Dico questo perché, al di là di quanto abbiamo letto sui giornali, abbiamo potuto toccare con mano, ad esempio, che la società "Nikema", che dal 1998 iniziò ad operare a lato delle iniziative e gli eventi sportivi, è nata con un contatto che è stato procurato dal Capo Ufficio stampa della Presidenza della Regione. Questo non lo dico io, ma lo dice il Responsabile dell'Ufficio manifestazioni, Dott. Fiore, del Casinò quando è stato audito dalla Commissione di inchiesta il 17 gennaio 2003. Ed è curioso capire quale sia il meccanismo per cui l'Ufficio stampa e di conseguenza la Regione abbia avuto l'esigenza di presentare al Casinò, che aveva all'epoca questa strana autonomia che, a seconda dei momenti, era più o meno autonoma rispetto alla Giunta, e non si capisce per quale motivo la "Nikema", di fatto presentata dall'Ufficio stampa della Presidenza della Regione, lavorava per il Casinò ed era pagata dal Casinò. Vorrei leggere un passaggio che ritengo significativo, quando si afferma che fino al 2001 è stata la "Nikema" ad affrontare e a gestire la gestione dei tornei "Monte Bianco" e "Valle d'Aosta" e solo nel 2002 sono stati gestiti direttamente dal Casinò.

Ma perché sono stati gestiti direttamente dal Casinò? "Perché…" - testualmente si dice - "… Maccari all'inizio del 2002 mi aveva chiesto di operare diversamente, mi aveva detto: "per l'anno 2002 vi occuperete voi, Casinò, di tutta la logistica e vi occuperete anche della vendita dei biglietti, perché non intendo più collaborare con la Sig.ra Patruno". È curioso che un rapporto importante anche dal punto di vista logistico, e non solo per l'aspetto finanziario, sia stato gestito sui desiderata di una persona che operava all'interno dell'Amministrazione, ma che aveva il potere, l'autorevolezza o l'autorità per imporsi anche su un'azienda che, dicevo prima, a parole in quest'aula, è ritenuta autonoma rispetto all'Amministrazione regionale. Ma il Presidente del "Valle d'Aosta Calcio" al riguardo dice cose che contrastano con quanto è stato appena detto, che dal 2002 il Casinò si sarebbe occupato di gestire direttamente le partite e gli incassi. Dice il Dott. Fusani: "Per quanto riguarda l'anno 2000, purtroppo, non ero ancora né socio né presidente, per cui non conosco cosa sia avvenuto esattamente, ma ritengo sia avvenuto ciò che è successo nel 2001 e nel 2002: il Valle d'Aosta Calcio ha offerto questo servizio, che veniva compensato dal Casinò. Il servizio era riscuotere il denaro e consegnarlo immediatamente al Casinò".

Ovviamente queste dichiarazioni contrastano con le affermazioni che il Responsabile dell'Ufficio manifestazioni del Casinò rilasciò alla Commissione di inchiesta, dicendo che invece il Casinò trattenne gli incassi soltanto dal 2002. Non è una cosa di poco conto, ma è una cosa sulla quale questa commissione non ha avuto il tempo e il modo di poter entrare negli approfondimenti che sarebbe stato utile ed opportuno fare, e che riteniamo che sia comunque opportuno che qualcuno faccia. Ma che qualcuno faccia non al di fuori di questo Palazzo, ma all'interno di questa Amministrazione, per capire come è possibile che eventi sportivi importanti attorno ai quali girano decine e centinaia di milioni di vecchie lire, potessero essere gestiti con la disinvoltura con cui sono stati gestiti. Nessuno sa - almeno non lo so io, non so quanti lo sappiano - chi abbia trattenuto gli incassi del "Trofeo Valle d'Aosta - Monte Bianco" negli anni fra il 2000 e il 2001. Ma queste sono le zone d'ombra e sono i limiti con i quali, per questioni strettamente temporali, ha operato la Commissione di inchiesta.

Su altri aspetti la Commissione di inchiesta ha fatto sicuramente un lavoro di grande approfondimento e non ha voluto trarre delle conclusioni politiche che, come dicevo in esordio, saranno oggetto e valutazione dei vari interventi. Allora la prima considerazione è quella di capire se, alla luce del materiale che abbiamo esaminato e delle dichiarazioni che abbiamo raccolto, tutto ciò sia accaduto per caso, o se invece ci siano delle responsabilità di tipo politico, perché, alla fin fine quello che importa a questa Assemblea, io ritengo che non sia tanto, come diceva il Presidente Louvin, quello di fare un processo alle persone, nel senso penale del termine, piuttosto che disciplinare, ma sia quello di capire quali sono i meccanismi che non hanno funzionato.

Penso che la legge regionale n. 45/95, che posso dire sia stata votata dalla stragrande maggioranza delle forze politiche che sono presenti in quest'aula, con esclusione della nostra - che all'epoca peraltro non era presente in aula, seppure il nostro Capogruppo fosse al quel tempo in Consiglio regionale e comunque non abbia votato questa legge -, evidenzia due grosse distorsioni, che sono nel modo in cui viene gestita e nel modo in cui è impostata la dirigenza di questa Regione. E anche questo è emerso in maniera molto chiara dalla disamina di parecchi atti e dall'audizione soprattutto del Presidente della Commissione di valutazione, istituita dall'articolo 22 della stessa legge regionale n. 45/95. Devo dire che qui emerge la grossa responsabilità politica di una classe che ha voluto la riforma della legge regionale, che ha diviso i poteri fra Giunta e dirigenti, istituendo i provvedimenti dirigenziali, ma che non è stata poi in grado di dare gambe alla stessa riforma. Cosa viene criticato dal Presidente della Commissione di valutazione?

Quell'organo che dovrebbe essere preposto a valutare l'operato dei dirigenti e di conseguenza il raggiungimento degli obiettivi che i dirigenti hanno in corso d'anno. Dice il Dott. Olivero, Presidente di questa commissione, che la Commissione di valutazione ha iniziato la sua attività nel 1999, in ritardo rispetto alle norme nazionali e regionali: regionali perché la legge di riforma che istituiva la commissione è del 1995, ma la commissione ha iniziato la sua attività soltanto nel 1999, e aggiunge: "Sono gli assessori a dare degli orientamenti generali agli assessorati di loro competenza e li assegnano ai dirigenti di primissimo livello, i quali a loro volta dovrebbero prendere gli obiettivi, suddividerli per aree di competenza e assegnare a caduta obiettivi anche a dirigenti di secondo e terzo livello…" - questa è la teoria - "in pratica…" - prosegue il Presidente di questa commissione - "… alla fine del 1999 non erano arrivati tutti gli obiettivi" - perciò nel primo anno non si era stati in grado, seppure il primo anno volesse dire quattro anni di ritardo rispetto alla legge del 1995, di consegnare tutti gli obiettivi - "… questo comportava un problema non da poco, sia formale che sostanziale, perché se l'obiettivo non era assegnato, non potevamo valutare il risultato".

Lo stesso problema si ripropose nel 2000, dove gli obiettivi vennero individuati solo nel mese di luglio. Allora, gli obiettivi sono sicuramente uno degli elementi importanti, sui quali va incentrata l'azione politica e di riflesso l'azione amministrativa che dovrebbe dare gambe e corpo alla programmazione di tipo politico. Se gli obiettivi non ci sono o giungono in ritardo o non sono sfidanti, come viene detto, cioè sono scontati o, peggio, come è stato detto in audizione, sono finti, è evidente che il livello politico, quello che dovrebbe dare gli orientamenti generali è il primo a non rispettare le regole del gioco politico, ma che alla fine sono le regole dell'amministrazione.

L'altro grosso elemento di debolezza nella gestione della dirigenza è riscontrabile nell'assenza del controllo di gestione. Voi sapete che il controllo di gestione è quel meccanismo più o meno sofisticato, a seconda delle capacità organizzative che ha un'azienda, che oggi anche quelle che sono definite piccole e medie imprese non possono non adottare, per stare al passo con le variazioni che il mercato richiede, affinché possano rimanere sul mercato e non fallire.

La maggiore azienda di questa Regione, la Regione Valle d'Aosta, non ha il controllo di gestione. Dice il Dott. Olivero: "La vostra Amministrazione non dispone di un sistema di controllo interno, non esiste un sistema di controllo di gestione, ma questa Regione non dispone di un sistema informatizzato strutturato per il controllo di gestione. Anche i risultati che esaminiamo, sono risultati di un dirigente e sono forniti dallo stesso; non siamo in grado nell'arco dell'anno di sapere se questi risultati si stanno raggiungendo oppure no, né abbiamo l'esito finale"

Presidente … Consigliere Frassy, mi consenta. Non sono qui né a limitare il dibattito, né ad interromperla. Se non capisco male, gli atti e i verbali della Commissione di inchiesta erano, per stessa decisione della commissione, coperti da segreto…

Frassy (FI) … possiamo subito sospendere il Consiglio e fare una mozione d'ordine, mi fermo, faccio una mozione d'ordine e possiamo ridiscuterne…

Presidente … chiedo solo ai componenti della commissione, se non ho inteso male…

Frassy (FI) … gli atti della Commissione di inchiesta, come tutte le commissioni, sono liberamente citabili in aula, sfido qualsiasi collega a dirmi che, discutendo di qualsiasi evidenza passata in commissione non si possano citare i resoconti…

Presidente … collega Frassy, mi faccia finire il mio ragionamento: la invito soltanto ad una non rilettura ad hoc di quanto contenuto nel verbale, poi lei citi i verbali nessuno glielo impedisce, ma credo che non sia proponibile qui una rilettura ad hoc di quanto espressamente verbalizzato…

Frassy (FI) … ritengo che questa sia un'interpretazione sua, Presidente, perché non sta scritto da nessuna parte che i verbali di commissione non possono essere riportati in aula…

Presidente … collega Frassy, lei su questo non conosce il Regolamento, perché lo stesso Regolamento prevede che ciascuna commissione può decidere che, per determinate notizie, documenti o discussioni, i suoi componenti siano vincolati al segreto…

Frassy (FI) … la commissione non ha mai messo in votazione formale questa conclusione, perché il Presidente Fiou può correggermi se sbaglio, ha ritenuto che valesse lo stesso criterio adottato nelle altre commissioni e ha ritenuto che nelle altre commissioni gli atti non fossero pubblici, ma potessero essere riportati in aula. Dopodiché inviterei il Presidente Fiou a precisare se ho detto cose sbagliate.

Presidente La parola al Consigliere Fiou.

Fiou (GV-DS-PSE) In commissione abbiamo discusso questa questione per due o tre volte, anche in conclusione dei nostri lavori, perché il problema era stato posto dal Consigliere Frassy. Per quanto mi riguarda, e così ho precisato in commissione, la riservatezza degli atti di una commissione di inchiesta discende da una normativa che è quella delle commissioni di inchiesta della Camera, alla quale ci siamo riferiti. Se qualcuno vuole citare questioni relative agli atti della commissione, lo fa sotto totale responsabilità personale. Quindi non è una decisione o meno della commissione, ma, secondo me, l'applicazione pura e semplice di una normativa esistente.

Presidente Collega Frassy, la invito a continuare, chiedendole la non citazione dei nomi e delle persone che sono state audite e una non lettura dei verbali.

Frassy (FI) Le citazioni più significative sono state fatte.

L'altro aspetto riguarda il controllo di gestione ed è veramente incredibile che nella maggiore azienda che opera sul territorio regionale, la Regione Valle d'Aosta, che ha un piano triennale per l'informatizzazione, approvato da questo Consiglio, un piano che stanziava quasi 100 miliardi di vecchie lire, oggi nel 2003 non esista ciò che la piccola impresa artigiana in questa regione, quella che ha poche unità di dipendenti, riesce ad attuare e a gestire.

Questi due aspetti, strettamente legati al modo in cui è stata avviata la riforma attraverso la legge regionale n. 45/95 della distinzione fra le funzioni amministrative propriamente dette e politiche non può non avere una responsabilità di tipo politico. Responsabilità di tipo politico, che è ancora più grave quando il Presidente della Commissione di valutazione ha dichiarato che ha avuto ad oggi, cioè a ieri quando è stato audito, un solo incontro con il Presidente della Regione, nonostante avesse fatto più volte richieste di incontrare il Presidente della Regione e ritenesse che fosse quanto meno funzionale al meccanismo della Commissione di valutazione che ci fosse almeno un incontro annuale con la Giunta stessa.

Allora come si fa a dire che la legge regionale n. 45 è una legge che deve essere ancora rodata, è una legge innovativa, è una legge che comunque ha portato a un cambiamento significativo? Non so se questa legge abbia portato alla deresponsabilizzazione di dirigenti, o se abbia portato invece al disimpegno del livello politico rispetto a quella che è la struttura amministrativa e burocratica.

La sensazione politica che traiamo è quest'ultima: che ci sia stato un disimpegno della classe politica rispetto alla struttura, in quanto ciò che era importante, era il risultato politico finale. Di conseguenza penso che il cosiddetto "laisser-faire" sia il motto con cui è stata applicata la riforma della legge regionale n. 45/95.

Ma questa non è l'unica responsabilità politica che si può intravedere da quanto è emerso dal lavoro della Commissione di inchiesta, perché c'è un'altra struttura poco conosciuta, ma molto importante, che opera all'interno di questa Amministrazione, ed è una struttura che in maniera discreta, ma precisa, puntuale, esamina tutti i provvedimenti dirigenziali. Abbiamo constatato che ce ne sono circa settemila ogni anno, un'enormità. Questa struttura porta il nome di "Servizi Segreteria di Giunta" e io ho avuto modo di approfondire il meccanismo di funzionamento di questa struttura, andando a guardare come venivano registrati i provvedimenti dirigenziali. Tutti i provvedimenti dirigenziali passano attraverso il vaglio di questa struttura, questa struttura dà un numero di registrazione, per l'appunto, e fa un controllo di tipo formale, non vincolante, nel senso che quel controllo - indipendentemente dai rilievi che può evidenziare - non ha il potere di bloccare l'atto amministrativo. Ebbene, mi sono preso il lavoraccio di andare a guardarmi i provvedimenti dirigenziali che dal 1998 al 2002 l'Ufficio stampa della Presidenza della Regione aveva adottato, e sono rimasto esterrefatto dalla reiterazione dei rilievi pesanti, gravi, che venivano annotati da questo ufficio e che non lasciavano esito alcuno in capo al provvedimento. Questa è una situazione che è iniziata nel 1998 e che è andata avanti fino al 2002. Mi rendo conto di parlare di cose che possono lasciare perplessi, perciò penso di poter dare lettura dei provvedimenti dirigenziali, che hanno natura pubblica. Il provvedimento n. 7097 del 21 dicembre 1998, uno dei tanti provvedimenti di liquidazione di fatture relativo alla mostra "Montmartre", il rilievo fatto dal Servizio Segreteria di Giunta è: "Gli atti non appaiono trasparenti, non essendo indicato l'oggetto delle singole fatture".

Con questo provvedimento il Dirigente, Maccari, diceva che era necessario provvedere alla fornitura di beni e servizi e con quello impegnava la somma che riteneva di impegnare. Nell'aprile 1999 su un altro provvedimento dirigenziale dello stesso dirigente, datato 12 aprile, la Segreteria dice: "Si precisa che il presente provvedimento è pervenuto a questa Segreteria il 9 aprile", ma non dell'anno dopo, dell'anno stesso; perciò anche nella gestione della protocollazione e delle tempistiche c'era il caos più totale. Su un provvedimento che liquidava delle fatture relative alla mostra del Baron Bich, del giugno 1999, la Segreteria dice che nella sostanza l'atto configura un caso di maggiore spesa per l'attività espositiva della Regione, svolta nel 1998, con oneri a carico del 1999, e come tale dice che sarebbe stato più corretto impostarlo nel senso di deliberazione di provvedimento a sanatoria. Queste sono annotazioni che possono essere poco significative.

Diverso invece è quando si legge in un provvedimento, inerente sempre ad una mostra, che verranno spesi 450 milioni di lire, senza dire quali sono i servizi e quali sono i costi dei singoli servizi ma dando un elenco, e scrivendo nell'elenco che il compenso di 450 milioni, oltre all'acquisto dei cataloghi, il coordinamento degli allestimenti e quant'altro, c'è il compenso dei membri del comitato tecnico scientifico responsabile della mostra. Scrive il servizio: "Sarebbe auspicabile che i costi di ogni singola voce di spesa fossero evidenziati accanto ad ognuna, suscita qualche perplessità l'onere per il pagamento di un non meglio identificato comitato tecnico scientifico, responsabile della mostra. Chi lo ha nominato? Chi ha deciso il compenso? Da chi è formato?" Risposte che non sono mai giunte. Il provvedimento, questo come gli altri, andava avanti. Evito di rileggere note che sono uguali nella sostanza. Su un altro provvedimento, che riguardava gli scostamenti di spesa delle mostre, perché anche in questo caso gli scostamenti di spesa erano una costante, si dice che i provvedimenti sono carenti di motivazione e pertanto illegittimi, e si pongono in riferimento a tre tipologie.

La tipologia della spesa, che ha portato lo scostamento dell'importo previsto e impegnato, trattandosi di spese già sostenute non dovrebbe essere difficile elencarle; si contesta la tempistica in quanto gli atti devono essere adottati per dar corso ad attività della pubblica amministrazione e non dopo che l'attività si è già consumata; il terzo rilievo di questo provvedimento è che l'imputazione della spesa è sul 2002, anche se in uno dei due provvedimenti l'anno indicato era errato, perché era il 2001.

Vi sono altri provvedimenti, che giungono in anticipo rispetto alle date che vengono annotate, in quanto giungono in Segreteria il 25 marzo provvedimenti datati 27 marzo 2002. Velocemente ancora, a campione, due annotazioni che riguardano sempre il 2002. Su una sanatoria inerente la mostra di Turner ci sono tre date significative: il provvedimento dirigenziale del 6 settembre 2002, il 4 dicembre 2001 è pervenuta la fattura, che si liquida a sanatoria, datata 1° dicembre 2000, perciò la fattura è datata 1° dicembre 2000, si dice che è pervenuta il 4 dicembre 2001 e viene liquidata il 6 settembre 2002.

L'Ufficio di Segreteria fa una serie di rilievi; tra l'altro dice che al punto 1° delle premesse si sostiene che all'impegno della spesa per le iniziative avrebbe dovuto procedere il dirigente; questo non è vero, scrive la Segreteria di Giunta, la sopraccitata deliberazione impegnava già i fondi necessari e ogni ulteriore maggior spesa avrebbe dovuto essere autorizzata dall'esecutivo. Negli altri rilievi dice che se è comprensibile il ritardo, dovuto al fatto che la fattura sia pervenuta un anno dopo, non si capisce perché si provveda solo ora all'impegno di spesa. La sanatoria, aggiunge poi, non è motivata.

Tenete presente, colleghi consiglieri, che le note che vi ho letto sono un'inezia rispetto alla quantità monumentale… queste sono solo le note estrapolate dai provvedimenti… sono una quantità monumentale che fra l'altro non ha pari rispetto agli altri dirigenti, e non sono redatte dall'ultimo funzionario assunto a concorso, ma sono redatte da due dirigenti e di questi due uno svolge anche funzioni di coordinatore. Allora diventa difficile capire quale sia il senso di far lavorare una struttura, di far annotare questi rilievi e poi non farne niente. La conclusione è questa: questi rilievi sono rimasti per cinque anni all'interno dei provvedimenti dirigenziali e probabilmente lo sarebbero rimasti per l'eternità, se non fosse accaduto ciò che è accaduto.

Allora questa è la seconda responsabilità politica: non si può impegnare un servizio e all'interno di questo servizio coinvolgere un dirigente e addirittura un coordinatore, per vagliare la legittimità, per verificare formalmente la correttezza degli atti, per fargli scrivere pagine e pagine di rilievi che vengono sistematicamente reiterati da alcuni dirigenti, che ritengono di essere al di sopra delle regole. E quando in commissione abbiamo domandato se aveva senso questo lavoro, se non si fossero fatti prendere da scoraggiamento, la risposta che è emersa è stata pesante, perché, seppure con l'imbarazzo della risposta che veniva fornita, è stato detto che queste cose erano a conoscenza della Giunta, in quanto le funzioni svolte da quella Segreteria erano funzioni di tipo fiduciario, erano funzioni che portavano quella Segreteria a svolgere anche rapporti in seno alle riunioni di Giunta e che seppure in maniera informale queste cose erano a conoscenza della Giunta.

Allora vedete che dalla disamina dei fatti, le valutazioni politiche portano alla fine ad individuare delle responsabilità di tipo politico, e sono responsabilità che dovranno essere oggetto di ulteriori considerazioni e noi aggiungiamo provvedimenti.

Non crederete, colleghi, che il sottoscritto, il collega Fiou, Presidente, e gli altri colleghi Commissari della Commissione di inchiesta si siano divertiti a passare tre mesi, incluse le festività, a ritmi massacranti per arrivare qui, fare una relazione e dire: "Grazie, arrivederci, è finito"? Penso che, al di là delle parole, che sono state fatte oggi, ci debbano essere degli impegni politici, ci debbano essere degli indirizzi politici. È impensabile che, a fronte della situazione che è emersa, a fronte della fretta che è stata posta, tutto finisca con una bella chiacchierata. Ognuno esprime il suo punto di vista, ognuno commenta, e poi alla fine: "Grazie, arrivederci, siamo a fine legislatura".

Noi riteniamo e ci aspettiamo che in quella che sarà la replica del Presidente Louvin escano delle indicazioni, che siano più precise di quanto non possano essere state le indicazioni emerse nella sua relazione di stamani, dove dopo aver dato sostanziale lettura sintetica della relazione della Commissione di indagine amministrativa, si è poi fatto coinvolgere da quello che è il suo abito mentale e professionale, per cui non voleva i processi del suo "excursus", ma alla fine ha fatto una piccola difesa di ufficio. Ha parlato di errore umano, ha detto che gli obiettivi dell'Ufficio stampa sono conseguiti e che perciò il fine giustifica i mezzi - questo lo dico io, ma questa era la sostanza fra le righe -, ha detto che c'è una trattativa privata non esplicita e che questa nuova figura giuridica entra di diritto nelle tipologie con cui questa amministrazione opera, sostenendo che d'altronde è solo quell'editore che può fornire quel libro e che non può essere un altro editore a fornire il libro che non ha stampato.

Ora, questo forse apparentemente è vero, però sappiamo bene che molti libri non li compriamo per quello che contengono in maniera analitica dalla prima all'ultima pagina, ma li compriamo molte volte perché sono libri di rappresentanza, sono dei bei testi fotografici. E perciò li compriamo solo per il fatto che ci servono dei libri che parlino della montagna, del paesaggio, delle tradizioni, e sicuramente penso che ci sia una vasta scelta fra i prodotti già editi in questi settori.

Allora le conclusioni penso che dovranno essere più concrete di quanto non lo siano state fino ad oggi e noi su questo, seppure in maniera minimale, consapevoli del fatto che grandi conclusioni a fine legislatura non possono essere tracciate, perché rischierebbero di cadere nel vuoto e di non avere il tempo di essere realizzate, presenteremo due risoluzioni che affrontano due questioni, apparentemente minimali, ma riteniamo che abbiano un loro significato.

In estrema sintesi, con la prima risoluzione chiediamo che per una questione di trasparenza, di correttezza, di immediatezza nella valutazione degli oggetti contenuti nei provvedimenti amministrativi tutti, dalle deliberazioni dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio, passando ai provvedimenti dirigenziali, arrivando alle deliberazioni di Giunta, che nel titolo della deliberazione ci sia l'impegno della Giunta a dare disposizioni, affinché venga messo in chiaro l'oggetto e l'impegno di spesa. L'impegno di spesa è uno degli elementi che riteniamo salienti nella valutazione dell'interesse che può avere o meno un atto, nei nostri atti amministrativi l'impegno di spesa non c'è quasi mai.

L'altra questione concreta che poniamo con la seconda risoluzione, forse più delicata, sulla quale una risposta va data, è di valorizzare il lavoro svolto dal Servizio Segreteria di Giunta della Presidenza. Quel lavoro di cui vi ho dato una sintetica e veloce cognizione attraverso la lettura di alcuni rilievi che ritenevo significativi fra i tanti, non può continuare ad essere un lavoro fine a sé stesso, ossia un lavoro inutile che non incida assolutamente. E anche su questo chiediamo determinati provvedimenti.

Penso che la mia riflessione politica possa chiudersi, sostenendo che è stato un lavoro impegnativo, ma che è stato un lavoro interessante e importante: importante perché pensiamo che con il contributo di tutte le forze politiche sia emersa una realtà che non tutti i consiglieri potevano aver presente, ma lasciatemi la malignità di dire che forse nemmeno tutti gli Assessori avevano con piena consapevolezza cognizione, altrimenti forse non saremmo arrivati alla situazione in cui siamo giunti.

Ultima annotazione. Noi ci siamo soffermati su un unico ufficio, noi siamo convinti che sia comunque un'eccezione quanto accaduto rispetto alla prassi, però è evidente che i meccanismi di controllo della dirigenza attraverso la legge n. 45/95 non sono stati finora gestiti in maniera funzionale da questa classe politica. E allora forse è opportuno che anche qui qualche riflessione venga fatta, e venga fatta in fretta, perché se è vero che il Consiglio fra quindici giorni o poco più ha finito il suo mandato, è altrettanto vero che la macchina amministrativa non si ferma. Ed è altrettanto vero che la macchina amministrativa mese dopo mese continuerà ad operare e probabilmente il prossimo Consiglio su questi argomenti potrà iniziare a metterci la testa non prima della dopo pausa estiva, il che vuol dire far passare altri sei mesi. Forse sarebbe opportuno cercare di guadagnare tempo.

Risoluzione Viste le relazioni conclusive della "Commissione d'indagine amministrativa interna sul funzionamento e sull'attività amministrativa dell'Ufficio Stampa della Giunta regionale" e della "Commissione consiliare d'inchiesta";

Considerato che l'azione dell'Amministrazione regionale deve essere fondata sui principi di legittimità, correttezza e trasparenza degli atti amministrativi;

Ritenuto che l'individuazione dell'oggetto e dell'importo impegnato siano elementi salienti ai fini di un'immediata identificazione ed inquadramento dell'atto amministrativo;

Il Consiglio regionale

Impegna

Il Presidente della Regione e il Presidente del Consiglio ad emanare le necessarie disposizioni, affinché l'oggetto e l'importo complessivo della spesa previsti da ogni singolo atto amministrativo - Provvedimenti dirigenziali, Deliberazioni di Giunta, Deliberazioni di Consiglio, Deliberazioni Ufficio di Presidenza - siano esplicitati nella copertina del medesimo e compaiano nel cosiddetto titolo del provvedimento.

F.to: Frassy - Tibaldi - Lattanzi

Risoluzione Viste le relazioni conclusive della "Commissione d'indagine amministrativa interna sul funzionamento e sull'attività amministrativa dell'Ufficio Stampa della Giunta regionale" e della "Commissione consiliare d'inchiesta";

Rilevato che tutti i Provvedimenti Dirigenziali, adottati da codesta amministrazione, sono soggetti a registrazione e a controllo formale, non vincolante gli atti medesimi, da parte dei Servizi di Segreteria della Giunta regionale, i quali formalizzano comunque i propri rilievi con note in calce;

Considerato che l'azione dell'Amministrazione regionale deve essere fondata sui principi di legittimità, correttezza e trasparenza degli atti amministrativi;

Ritenuto, nelle more di una più ampia ed organica revisione delle procedure di organizzazione interna, di valorizzare il lavoro svolto dai Servizi di Segreteria della Giunta regionale al fine di garantire una piena correttezza dell'azione amministrativa;

Il Consiglio regionale

Impegna

la Giunta a:

1) ad individuare un meccanismo di controllo interno che, in seno all'attività attualmente già svolta dai Servizi di Segreteria della Giunta regionale, consenta di rendere vincolanti ai fini dell'efficacia dei Provvedimenti Dirigenziali i rilievi contenuti nelle note redatte;

2) a considerare ai fini della determinazione della retribuzione di risultato anche l'incidenza, con criteri a definirsi, dei rilievi contenuti nelle note redatte dai Servizi di Segreteria della Giunta;

3) a riferire entro il 14 aprile 2003 al Consiglio.

F.to: Frassy - Tibaldi - Lattanzi

Président La parole au Conseiller Cottino.

Cottino (UV) È già stato ricordato da più parti che la Commissione di inchiesta, voluta da questo Consiglio, porta oggi in discussione il risultato del suo lavoro; un lavoro per certi aspetti ingrato, che ci ha visto impegnati in questi tre mesi o poco più in modo molto pregnante, che non è dato solo dal numero di riunioni, sicuramente alto se si tiene conto del periodo assai breve in cui si è svolto in nostro lavoro, ma soprattutto del tempo che ci ha visto impegnati per analizzare con cura documenti e audizioni che dovevano aiutarci nel nostro compito. Che dovevano aiutarci soprattutto a capire dove vi erano carenze nel sistema, che aveva permesso il crearsi di situazioni non così limpide e trasparenti come nel sistema pubblico dovrebbe essere.

Va subito però sottolineato che una commissione di inchiesta amministrativa interna era già stata nominata dalla Giunta regionale in data 18 novembre u.s., il cui compito era quello di esaminare l'attività dell'Ufficio stampa della Giunta regionale e verificare le procedure amministrative seguite dallo stesso nell'ambito delle proprie competenze. Dunque, per molti aspetti, anche se in modo più generalizzato per la Commissione istituita da questo Consiglio, i compiti delle due commissioni erano simili e in qualche modo complementari. Sarebbe però poco corretto non sottolineare che la nostra commissione è stata costituita anche perché, al di là del ruolo di complementarietà con fini più generali e meno legati alla settorialità, vi era da più parti un certo scetticismo sul lavoro che la Commissione amministrativa avrebbe svolto. E questo scetticismo, più volte sottolineato, è stato il motivo base per cui certe forze politiche hanno richiesto a più riprese la costituzione della Commissione di indagine del Consiglio. Da parte del gruppo dell'"Union Valdôtaine" questo scetticismo non esisteva.

Le persone chiamate a comporre questa commissione erano per noi la più ampia garanzia. Chi conosceva queste persone, chi conosceva il loro curriculum lavorativo, chi soprattutto ne conosceva la loro probità, sapeva benissimo che non avrebbero potuto in alcun modo essere condizionati. Non sarebbero stati condizionati dalla loro posizione di ex dirigenti, anzi, questa loro esperienza sarebbe stata sicuramente utile - come in effetti si è dimostrato - nel lavoro da loro svolto; non sarebbero stati condizionati dal clima che si era instaurato a livello dirigenziale, ma soprattutto non sarebbero stati condizionati da chi li aveva nominati. Quest'ultima era forse la paura più evidente che si poteva cogliere in chi vede "l'orco nero" dietro ogni angolo, in chi vede dietrologia in ogni azione politica, perché questo è in alcune forze politiche il modo più comune di operare.

Se quanto detto è vero - e io ne sono convinto - è del tutto evidente che il lavoro della commissione amministrativa sarebbe stato importante, completo, malgrado il poco tempo a loro disposizione e dal punto di vista qualitativo sarebbe stato preciso, e forse per paura di essere accusati di non essere sufficientemente severi, anche troppo sbilanciato verso una pignoleria, che non sempre è logico e possibile applicare.

Un esempio per tutti: è inimmaginabile che per il ritiro estivo di una squadra di calcio di serie A si possa fare una gara di appalto per la scelta dell'albergo, questo è già stato ricordato dal Presidente Louvin stamani, ma voglio risottolinearlo perché mi pare di non secondaria importante.

Dicevo, fare una gara, come se si potesse imporre alla Juventus o ad un'altra squadra di serie A un albergo piuttosto che un altro, perché questo è più conveniente per l'Amministrazione regionale. Sarebbe come rinunciare a priori alla possibilità di avere un ritiro della squadra di calcio. Infatti, sono le squadre che fanno i sopralluoghi e che scelgono gli alberghi, con parametri che sono diversi da quelli comunemente analizzati da un normale turista, perciò un'amministrazione impostata tradizionalmente con atti meramente esecutivi, non potrebbe organizzare ritiri di squadre di calcio di un certo livello perlomeno.

È perciò normale che un'organizzazione basata su bilanci gestionali con più flessibilità si impone, perché alla fine l'amministrazione deve solo scegliere, o prendere o lasciare, non ha altre possibilità. Questo esempio l'ho fatto per dimostrare le affermazioni fatte e non vuole né nascondere, né annacquare altre situazioni che dovevano e potevano essere condotte in maniera diversa, e in cui vi sono stati anche degli abusi comportamentali.

Prima di fare alcune osservazioni sul lavoro della Commissione di inchiesta, voglio precisare che la commissione ha lavorato in modo da raggiungere una relazione finale unitaria, e di questo voglio darne pubblicamente atto, anche e per certi aspetti "soprattutto" ai componenti della minoranza. Qualcuno ha detto: "Attenzione che, di fronte a relazioni firmate da tutti, non si può tornare indietro!". Credo che chi ha firmato quella relazione non ha nessun timore e non ha neppure nessuna intenzione di tornare indietro, però vorrei sottolineare anche che oltre alla relazione, tutti i gruppi e in particolare quei gruppi che hanno fatto queste affermazioni, hanno svolto in Consiglio delle argomentazioni che vanno ben al di là di quella che è la risoluzione e di cui credo che gli stessi gruppi, per affermazioni fatte anche all'interno della commissione stessa, vogliono che si tenga conto.

Per raggiungere questo obiettivo è chiaro che abbiamo dovuto tutti rinunciare a qualcosa di nostro, a qualcosa di cui eravamo convinti, e in particolare si è rinunciato al gioco delle parti, altrimenti alla relazione unitaria non si sarebbe potuto giungere. Non credo però che sia superfluo ricordare che anche da parte della maggioranza ci sia stata collaborazione, sia all'interno della commissione sia all'esterno, e dico anche all'esterno perché in questa ottica va letta la disponibilità dimostrata prima con una proroga dei lavori della commissione, quando c'era già una relazione pronta, e poi soprattutto con la convocazione di un Consiglio apposito per affrontare questo argomento. Voglio ricordare la disponibilità che abbiamo dimostrato nel far slittare fino ad oggi questa convocazione, per dare modo a tutti di leggere e valutare con molta attenzione e poter commentare con maggior conoscenza la relazione e i lavori della commissione. A questo punto non riesco a capire l'accusa che ci viene fatta, di aver voluto chiudere i lavori della commissione in tutta fretta. Non so se da parte di qualcuno si pensava di chiudere la relazione della Commissione di inchiesta nella prossima legislatura: se così è, ricordo che la cosa non è possibile sotto l'aspetto regolamentare. Credo che chi ha fatto quella affermazione lo sappia benissimo.

Voglio sottolineare, altri lo hanno già fatto, ma lo voglio ribadire, che il merito più grande di questo risultato di unitarietà va attribuito al Presidente Fiou, che con il suo comportamento paziente e "super partes", o come ha detto qualcuno, con la sua serenità e imparzialità, ha trasmesso questo stato d'animo anche alla commissione e con questo spirito ha cercato di farla lavorare. Va poi anche riconosciuto al Presidente Fiou di aver svolto una gran mole di lavoro con serietà e capacità. Nessuno può riconoscerlo meglio dei commissari interessati, che hanno potuto valutare sulla loro pelle l'onerosità del lavoro svolto dalla commissione, e naturalmente "in primis" e in forma maggiore da parte del suo Presidente.

Mi voglio unire infine ai ringraziamenti che il Presidente ha fatto, in particolare a quei dirigenti e funzionari che hanno seguito la commissione con molta disponibilità, ma anche con grande capacità e professionalità.

Come è già stato indicato nella prima parte della relazione della nostra commissione, i lavori e le risultanze finali risentono dei limiti in cui la stessa si è trovata ad operare. Il primo è stato il limite temporale, questo dobbiamo ammetterlo, ma non è dipeso dalla volontà del Consiglio o della commissione, è dipeso soprattutto dal momento in cui certe cose sono avvenute e dalla necessità di chiudere i lavori della commissione stessa.

Questo ha sicuramente condizionato il nostro operato, così come credo abbia condizionato l'operato della Commissione d'inchiesta amministrativa, poiché non ci ha forse permesso un sufficiente approfondimento di tutti i problemi che sono stati affrontati. Un altro limite è sicuramente dato dal fatto che anche per questioni di tempo, così come previsto dalla delibera istitutiva della commissione, ci siamo limitati ad analizzare soprattutto due settori: l'Ufficio stampa della Presidenza della Regione e il Dipartimento turismo, sport e trasporti, per cui è bene fin da subito chiarire che certe affermazioni contenute nella relazione non possono assolutamente essere generalizzate a tutta l'Amministrazione.

Per ora voglio sottolineare che chi ha avuto il coraggio di generalizzare questa situazione, se ne assume completamente la responsabilità. Io sono convinto che la situazione in altri settori non sia uguale a quella dei settori analizzati; sono convinto che vi sono molti settori che sono funzionanti, pur applicando correttamente le norme vigenti. Pertanto credo che sia una offesa non indifferente ai dirigenti e ai funzionari di settori non analizzati cercare di attribuire loro le stesse colpe o manchevolezze.

Chi poi oggi è atterrito dalla situazione attuale significa che ha dimenticato la "tangentopoli valdostana", che non è avvenuta per i motivi sottolineati, ma per altri che ritengo ancora meno nobili. E voglio ricordare che, se la mia memoria funziona ancora, queste vicende dovrebbero collocarsi verso la fine del 1991, inizio 1992, e ogni riferimento alle date non è puramente casuale. Una cosa è certa ed è che non tutto ha funzionato al meglio, tant'è che il nostro obiettivo principale era quello di verificare la normativa su cui si basa il sistema amministrativo regionale. Verificarne le anomalie, facendone un'analisi critica, che possa in seguito permettere agli organismi politici e non di tarare meglio le eventuali modifiche che dovessero rendersi necessarie. Nessuno di noi credo ha mai pensato che ciò che è successo si fosse verificato solo a causa dell'infedeltà di qualcuno, o che il tutto fosse solo frutto di impreparazione alle novità. Per amore della verità, ritengo però giusto sottolineare che ogni nuovo meccanismo necessita di un rodaggio. Un rodaggio che può essere più o meno lungo, più o meno specifico a seconda della complessità che ha la nuova struttura. Figuriamoci se di rodaggio non ne aveva bisogno il nuovo tipo di organizzazione che l'ente pubblico in generale si è dato negli anni '90.

In Valle d'Aosta questa nuova organizzazione è stata regolamentata dalla legge n. 45/95, legge che, oltre ad un radicale cambiamento dell'organizzazione, prevedeva anche un cambiamento di mentalità non indifferente. Un cambiamento di mentalità che vedeva e vede tutt'oggi per molti aspetti coinvolti non solo i dirigenti a tutti i livelli, ma anche l'amministratore politico. Le finalità della legge n. 45 sono già state richiamate, così come sono state richiamate le funzioni della direzione politica e della direzione amministrativa, così come sono stati richiamati da più parti i compiti dei dirigenti e i compiti dei funzionari. E io credo di poter affermare in tutta tranquillità che queste rimangono attuali, che queste rimangono importanti. Il semplice fatto però - dobbiamo ammetterlo, non avendo l'intenzione di nascondere niente - che ci possano essere state delle interpretazioni diverse dimostra che qualcosa non ha funzionato, che qualcosa è da modificare o perlomeno da chiarire. Ora, la legge n. 45 è fra le più moderne e innovative che esistono sul territorio nazionale, e questo non lo dico io, lo dice il Prof. Carrozza - e so che al collega Frassy questo non farà molto piacere -, ma sono convinto che l'affermazione fatta dal Prof. Carrozza non sia estemporanea, ma sia un'affermazione fatta da una persona preparata nel settore, una persona che conosce non solo la realtà dell'Amministrazione valdostana ma anche di altre realtà regionali e nazionali.

Se si è permesso di fare certe valutazioni, significa che queste non possono che essere reali. Non posso immaginare che un professionista di quel livello si possa permettere di fare delle valutazioni che poi non risultino valide e reali. Perciò la legge n. 45 va difesa, anche se la sua applicazione va completata, consci che il nuovo modello dell'amministrazione comporta per i dirigenti la necessità di interventi formativi piuttosto complessi. Vi sono dei limiti e su questi è necessaria la piena consapevolezza da parte di tutte le parti interessate, ma ci deve essere altrettanta consapevolezza che non esistendo modelli organizzativi perfetti. Non è con le modifiche alla legge n. 45 che ci si mette al riparo da ogni possibile sorpresa. Nell'ottica perciò di migliorarne il più possibile sia il funzionamento che la sua corretta applicazione, la Commissione di inchiesta ha sollevato tutta una serie di criticità, cercando in alcuni casi di ipotizzare delle soluzioni migliorative. Non voglio qui ripeterle tutte, sono già state elencate e sono chiare nella relazione finale della commissione stessa. Credo però che su alcune cose sia giusto addentarci un pochino.

"In primis", credo che la questione mancanza di controlli vada approfondita, a cominciare da quando la legge n. 45 è stata approvata ed anche alla luce della situazione attuale. La legge n. 45 infatti era destinata ad operare in un sistema, in cui erano ancora operanti i controlli sia preventivi che esterni di legittimità su tutti gli atti di gestione. La sua filosofia è stata quella di attenuare i controlli interni preventivi, fermi restando i controlli esterni, e di sostituirli con controlli di tipo gestionale di risultato. Con l'abolizione dei controlli esterni di legittimità, il sistema ha iniziato a perdere qualche colpo. La legge n. 45 prevedeva controlli di legittimità interni preventivi solo per gli atti amministrativi compiuti dalla Giunta, ma non per gli atti compiuti dai dirigenti e dai funzionari, che erano affidati al controllo esterno. Questa è la situazione. I dirigenti di primo, secondo, terzo livello, si sono trovati improvvisamente ad operare in un sistema del tutto privo di controlli interni ed esterni sulla questione della legittimità. Semplici negligenze, ritardi, sanatorie, eccetera, si sono spesso aggravati perché la mancanza di controlli successivi e la contestuale difficoltà ad avviare efficaci controlli di gestione ha impedito a queste manchevolezze di emergere e di trasformarsi poi in illegittimità.

Altro limite della legge n. 45 è quello, tra l'altro reso più vistoso dalla sopravvenuta abrogazione dei controlli esterni, che la gerarchia fra i dirigenti dei vari livelli è stata troppo fortemente attenuata, in particolare sembra che sia accaduto che, a fronte di una struttura organizzativa per certi aspetti ancora piramidale, si è previsto un rapporto quasi esclusivamente manageriale, con la conseguenza che è stato previsto solo come eccezione l'avocazione di atti da parte dei dirigenti di livello superiore nei confronti dei dirigenti di livello inferiore, e questo ha diffuso un'abitudine comportamentale negativa di non effettuazione di nessun controllo di legittimità sull'operato dei dirigenti delle strutture inferiori con una pericolosa deresponsabilizzazione dei dirigenti superiori nei confronti dell'operato di dirigenti subalterni.

Su questo già in commissione ho avuto sempre parecchi dubbi, perché ritengo che la legge n. 45 prevedesse, soprattutto per quanto riguarda il coordinatore, dei momenti di controllo di responsabilità della dirigenza dei livelli inferiori. Qualcuno sostiene che questo fatto è aggravato perché talora i dirigenti sono cosiddetti "esterni" e dunque in qualche modo sono estranei alla struttura dirigenziale della Regione.

È chiaro che in un simile contesto il primo obiettivo dovrebbe essere quello di operare in due direzioni sulla legge n. 45: la responsabilizzazione dei dirigenti, anche della legittimità degli atti emanati da essi stessi e dai rispettivi funzionari da essi delegati; accentuare i poteri di direzione e controllo dei dirigenti di primo livello sui livelli subalterni e naturalmente anche sull'andamento gestionale dei servizi loro affidati. La commissione ha seguito questa impostazione: non accantonare la "riforma 45", che ritiene tuttora valida, anche se non tutti i commissari la pensano allo stesso modo, ma di insistere nella sua filosofia, accentuando gli elementi di responsabilità della dirigenza e una generale responsabilizzazione in temi di controlli di legittimità.

Questo senza nostalgia particolare "dell'ancien régime", ma con la convinzione della necessità anche fra le altre cose di autotutela dell'organismo politico. A questo proposito credo che la tecnica dei controlli a campione potrebbe essere uno strumento molto valido, sono invece molto perplesso a livello personale su un controllo delegato ad un ipotetico comitato di utenti, che renderebbe l'azione amministrativa più lenta e macchinosa, anche se sarebbe un modo come un altro per allargare la democrazia.

Credo sia giusto sottolineare come la commissione, senza rinnegare o sminuire quanto fatto sinora, abbia rilevato la necessità di uno sforzo teso in direzione della formazione manageriale e gestionale dei dirigenti di tutti i livelli, del potenziamento degli strumenti contrattuali con riferimento a tutto il personale dipendente, che valorizzino la cultura del risultato e dell'obiettivo del lavoro collegiale e della collaborazione verticale e orizzontale, finalizzata al risultato.

È da prendere in considerazione, parallelamente a queste iniziative, anche l'opportunità di stipulare una convenzione con l'Università della Valle d'Aosta, per l'istituzione di un corso di alta specializzazione in amministrazione pubblica per la formazione dei dirigenti. Attenzione però a fare anche qui "di ogni erba un fascio". Per fortuna, l'Amministrazione dispone già di personale che ha preparazione, serietà, professionalità, che è in grado di far funzionare la macchina amministrativa. Attenzione inoltre che i cosiddetti "obiettivi sfidanti" e a certe affermazioni che qui ricordava il Consigliere Frassy, fatte dalla Commissione di valutazione per il controllo di gestione, che porta ad un assunto di questo tipo: siccome tutti i dirigenti hanno raggiunto gli obiettivi, significa questo che gli obiettivi non solo non erano sfidanti, ma erano poco seri, addirittura qui oggi qualcuno li ha definiti finti. Credo che fare affermazioni di questo genere sia perlomeno molto imprudente e superficiale.

Anche altri settori meriterebbero particolare attenzione, ma, come già detto all'inizio, non voglio tediarvi, sono già stato anche troppo lungo, e confido nel fatto che abbiate letto con attenzione le relazioni. Con più tempo a disposizione la commissione avrebbe forse potuto fare proposte più puntuali, e respinti i tentativi di voler predeterminare certe scelte, che non spettavano ad una commissione di inchiesta, ma ad organismi politici, ritengo che la lettura di questa relazione così come degli altri apporti che sono stati portati dal dibattito, possa essere utile a chi - penso al Consiglio della prossima legislatura - dovrà mettere mano a tutta la problematica dell'organizzazione amministrativa della nostra Regione.

È questa la soddisfazione finale di qualcuno che ha passato parecchie ore in riunione a sentire audizioni, a cercare di analizzare determinati risultati, con la convinzione di poter essere utili se non a questo Consiglio, almeno al prossimo.

Président La parole au Conseiller Curtaz, pour motion d'ordre.

Curtaz (PVA-cU) Solo per annunciare il deposito da parte del nostro gruppo di una risoluzione che va nel senso indicato nei nostri interventi.

Risoluzione Il Consiglio regionale

Preso atto del contenuto delle relazioni della Commissione di indagine amministrativa e della Commissione d'inchiesta, relative all'attività dell'ex-Capo Ufficio Stampa della Giunta, presentate e discusse nell'odierna seduta straordinaria del Consiglio regionale;

Fa proprio il contenuto di tali relazioni e esprime apprezzamento per il lavoro svolto;

Ritiene che una profonda riflessione vada svolta in ordine alle cause che hanno prodotto le gravi criticità evidenziate;

Osserva che, in presenza di un rapporto fiduciario, la responsabilità politica dell'accaduto debba ricondursi a coloro che tale rapporto hanno instaurato e mantenuto;

Impegna

il Consiglio regionale e la Giunta, all'esito dell'odierno dibattito, ad approfondire ulteriormente le criticità dell'ordinamento, predisponendo gli atti normativi ed amministrativi idonei al superamento delle irregolarità e delle anomalie riscontrate.

F.to: Curtaz - Squarzino Secondina - Beneforti

Président La parole au Conseiller La Torre.

La Torre (SA) Vorrei iniziare con l'affermazione che le commissioni hanno ben lavorato, e condivido l'invito che è stato fatto a mantenere la discussione in uno stretto ambito politico, ed è proprio su tale terreno che vorrei svolgere il mio breve intervento, per meglio precisare il pensiero della "Stella Alpina".

Non è certo con piacere che abbiamo letto, come amministratori, le relazioni delle commissioni e neanche poi con molto stupore, perché queste distorsioni si intravedevano ed emergevano già nel mese di dicembre. Credo che le commissioni in qualche modo con il loro lavoro abbiamo accertato che una distorsione nel sistema c'è e oggi noi non siamo qui né per sottolinearne la gravità, né per intervenire in modo polemico, semplicemente non prendere atto del lavoro che ha sottolineato che questa falla c'è stata. Voglio citare in questo caso, per aggiungere altre riflessioni al dibattito, solo le conclusioni della commissione consiliare, quando dice: "Sarebbe incompleta se si fermasse a questo punto, l'organizzazione più complessiva "dell'istituzione Regione" comprende organi politici il cui ruolo nelle vicende analizzate viene poco evidenziato, tali organi potrebbero soprattutto riguardando le loro funzioni e competenze, svolgere in modo più puntuale l'attività di indirizzo e controllo che è propria".

Credo che questa conclusione ci debba far riflettere, tante volte ho sentito colleghi consiglieri regionali lamentarsi di essere poco partecipi, di non essere realmente partecipi dei processi decisionali. Ma chiediamoci anche fino a che punto siamo stati disponibili a fare delle battaglie per sostenere le nostre idee, i nostri principi, e cosa faremo adesso, con questo dibattito, per dare un contributo alla credibilità di tutta una classe politica, che siamo oggi a sostenere proprio con il buon lavoro delle commissioni.

Una credibilità che è importante, proprio perché si pone in un momento pre-elettorale, e questo è un terreno che riteniamo di riflessione, perché la "Stella Alpina" condivide le conclusioni che sono state fatte dalle commissioni e proprio su queste riflessioni credo che l'intervento compiuto del Consigliere Martin abbia espresso una serie di indirizzi e di suggestioni, su cui questo Consiglio dovrebbe attentamente riflettere, e approfondire, perché sono questi gli elementi che permettono di dare delle risposte anche all'opinione pubblica, risposte di concretezza, per dimostrare che esiste una volontà di andare non solo ad accertare eventuali distorsioni nel sistema, ma anche di andare a correggerle.

Detto questo, credo che occorra fare ancora qualche riflessione forse più politica su quelle che sono già state le conseguenze di questa falla, che sono conseguenze di tipo politico perché sono anche causa della posizione della "Stella Alpina" all'interno di questo Consiglio, concretizzata nel mese di dicembre, cioè una posizione politica che ci vede all'opposizione all'interno di questo Consiglio. Quindi a seguito di queste conseguenze che ci sono già state, credo che sia doveroso, quali amministratori, ma anche nei confronti del nostro popolo, riporre la stessa domanda che avevamo posto nel mese di dicembre sempre in modo assolutamente non polemico, e cioè quale Valle d'Aosta vogliamo per il nostro futuro. Certamente io dico che vogliamo una Valle d'Aosta autonoma e libera nelle sue scelte, moderna ed efficiente, proiettata nel futuro e in crescita. Credo che queste indicazioni e questi valori siano valori che possano valere per tutte le forze politiche all'interno del Consiglio.

E credo anche che, però, poi si debba, in seguito al lavoro delle commissioni, porsi anche un'altra domanda: vogliamo anche una Valle d'Aosta trasparente ed esemplare? Credo che anche in questo caso la volontà di tutte le forze politiche sia quella di rispondere un forte "sì". Ma a questo occorre allora dare un supporto, che deriva dal confronto politico e da conseguenti azioni, che vadano ad incidere sul funzionamento dell'apparato amministrativo. Credo che fin qui possiamo essere tutti d'accordo. Ma se fin qui siamo tutti d'accordo, vorrei capire cosa c'è di diverso oggi rispetto a quello che poteva essere un dibattito che abbiamo cercato di impostare, forse in un modo troppo pressante, me ne rendo conto, ma il mese di dicembre era legato anche al momento politico che si viveva - ritengo un momento non facile - forse in modo troppo pressante, ripeto, abbiamo posto questa domanda, ma devo anche dire che in un modo troppo leggero si è cercato di non rispondere.

E oggi ci ritroviamo più pacatamente, anche perché i tempi sono maturati e per tutti c'è stata una pausa che ha permesso di meglio raccogliere le idee e di riflettere con calma, a dover discutere e ad affrontare con serietà e sulla base di elementi certi, che sono quelli appurati dalle commissioni, gli stessi argomenti del mese di dicembre.

Dico questo perché in quest'aula ci siamo divisi; e non ci siamo divisi certamente su un problema di tipo politico inteso come programma o condivisione di obiettivi programmatici, ci siamo divisi forse su delle posizioni da noi espresse e oggi ritrattate in questa aula forse in modo meno pressante. Eppure questa divisione, che oggi sfuma perché nei fatti accertati dalle commissioni appare - in un modo su cui questo Consiglio può incidere se lo vorrà - un qualcosa che indica una strada; una strada che non deve vedere questo Consiglio diviso nell'affrontare seriamente dei problemi di tipo amministrativo. Problemi che le commissioni stesse rimandano alle valutazioni politiche, ma che deve vedere il Consiglio unito nella volontà precisa di dare insieme delle risposte ai cittadini, per ridare credibilità a tutta la classe politica. Questo è un elemento importante del dibattito, che oggi è iniziato e sicuramente sarà argomento del prossimo Consiglio regionale.

Come ho detto, il Consiglio, su argomenti che sono a tutela dei propri amministrati, ritengo debba trovare sempre la capacità di confrontarsi, di dialogare, di ascoltarsi; è evidente che poi le posizioni politiche possono essere anche le più diverse, non tutti traguardiamo le questioni con la stessa ottica, però io credo che non sia mai utile dividersi, quando si cerca di lavorare tutti insieme nell'interesse del popolo valdostano e della Valle d'Aosta. La polemica viene poco compresa all'esterno, divide e crea a volte anche difficoltà di dialogo su questioni che, secondo me, invece dovrebbero vederci uniti non in modo polemico, ma costruttivo.

Riteniamo che con l'intervento del Consigliere Martin, che esprimeva con chiarezza alcune delle suggestioni della "Stella Alpina", si siano indicati i percorsi su cui realmente e concretamente ragionare, proprio per portare avanti un percorso di efficienza e trasparenza della nostra macchina amministrativa. E credo che ci si debba dare atto che anche in questo dibattito la "Stella Alpina" non abbia voluto tenere toni tesi o rivangare questioni che hanno generato delle profonde conseguenze politiche, come appunto il passaggio alla opposizione di una forza di maggioranza, e quindi apprezzando il tono del dibattito nella speranza che si possa arrivare alla conclusione di questi lavori, comunico che la "Stella Alpina" sta lavorando per una risoluzione - una risoluzione che trovi l'unità del Consiglio e che riaffermi, come è stato detto dalle commissioni, che se c'è una distorsione nel sistema - e c'è - occorre che il Consiglio tutto ci metta mano e dia una risposta concreta ai cittadini.

Président La parole au Conseiller Fiou.

Fiou (GV-DS-PSE) Chiedo una breve sospensione per una riunione di maggioranza.

Président Le Conseil est suspendu pendant dix minutes.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 19,15 alle ore 19,55.

Président Nous sommes toujours en discussion générale.

La parole au Vice-président Aloisi.

Aloisi (GM1) Per annunciare la presentazione di una risoluzione della maggioranza, che contiene gli elementi del dibattito e riprende anche quelli che sono stati gli aspetti illustrati dalla relazione delle commissioni.

Risoluzione Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Preso conoscenza delle relazioni rassegnate dalla "Commissione di indagine amministrativa interna sul funzionamento e sull'attività della Direzione Ufficio stampa della Giunta regionale per gli anni 2000, 2001 e 2002" e dalla "Commissione Consiliare di Inchiesta";

Valutate attentamente le criticità emerse nelle relazioni in questione;

Preso atto delle misure adottate dall'Esecutivo regionale e dalle strutture amministrative nell'ambito del settore in questione;

Esprime

Apprezzamento per la seria ed accurata indagine svolta dalle due Commissioni, nel quadro delle rispettive competenze;

Considera

Tuttora validi i principi ispiratori della legge regionale 45/95, in particolare per quanto attiene agli obiettivi di efficacia, di efficienza, di unitarietà dell'azione, di innovazione e competitività del sistema, di competenza, professionalità e flessibilità organizzativa;

Necessaria la rivisitazione critica degli attuali meccanismi di predisposizione degli atti amministrativi, di verifica interna della legittimità degli stessi, dei rapporti tra bilancio regionale e bilancio di gestione, degli strumenti per l'effettuazione del controllo di gestione, della relazione tra i livelli dirigenziali e della valutazione dei risultati conseguiti;

Opportuno l'aggiornamento, alla luce del mutato quadro normativo, della legislazione in ordine al riparto di competenze tra la Giunta regionale e il Consiglio regionale e segnatamente della L.R. 66/79;

Auspicabile un'ulteriore intensa attività di formazione e aggiornamento del personale dirigente, alla luce dei compiti gestionali ad esso demandati;

Indispensabile che l'amministrazione regionale accresca il livello di trasparenza della propria azione amministrativa, anche utilizzando al meglio le nuove tecnologie della comunicazione.

F.to: Fiou - Aloisi - Cottino

Président La parole au Conseiller Martin.

Martin (SA) Per informare dell'intenzione del nostro gruppo di depositare una risoluzione, che è in fase di battitura.

Président Le Conseil est suspendu pendant cinq minutes.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 19,58 alle ore 20,03.

Président Il y a une dernière résolution qui vient d'être présentée par le Conseiller Martin au nom du groupe de la "Stella Alpina", dont je vous donne lecture:

Risoluzione Preso atto delle relazioni conclusive della "Commissione d'indagine amministrativa e della Commissione d'inchiesta sull'attività amministrativa dell'Ufficio stampa della Giunta regionale e del suo ex capo" discusse in seduta straordinaria del Consigli o regionale;

Fa proprio il contenuto di tali relazioni e esprime apprezzamento per il lavoro svolto;

Ritiene che una profonda riflessione vada svolta in ordine alle cause che hanno prodotto le gravi criticità evidenziate;

Considerato che l'azione dell'Amministrazione regionale deve essere fondata su principi di legittimità, correttezza e trasparenza degli atti amministrativi;

Impegna

Il Consiglio regionale e la Giunta sulla base del dibattito svoltosi quest'oggi, ad approfondire ulteriormente le criticità dell'ordinamento, predisponendo gli atti normativi ed amministrativi idonei al superamento delle irregolarità e delle anomalie riscontrate;

Il Presidente del Consiglio e il Presidente della Regione a riferire al Consiglio entro il 14 aprile 2003.

F.to: Martin

Président Si personne ne souhaite intervenir, je ferme la discussion générale.

La parole au Président de la Région, Louvin.

Louvin (UV) Non per una replica, perché il ruolo che abbiamo assunto nella giornata di oggi è il ruolo atipico di intermediari nel presentare al Consiglio non un atto proprio di questo Governo, ma un atto concepito e redatto da una commissione che la Giunta regionale aveva inteso nominare, e di cui ha rappresentato, credo fedelmente, a questo Consiglio il prodotto finale del proprio intervento.

Vorrei fare - in tono sicuramente non depresso e depressivo, collega Curtaz - una piccola serie di osservazioni che mi sembrano utili; innanzitutto voglio aderire alle parole di elogio nei confronti dei Commissari consiglieri; non lo avevo fatto in esordio perché l'ordine di priorità della presentazione delle relazioni non me lo aveva consentito, ma sicuramente, e ancor di più dopo aver sentito l'esposizione della relazione e quanto essa abbia facilitato gli interventi di coloro che hanno voluto rimanere sul tema in discussione, credo che la pazienza, la tenacia del Consigliere Fiou e degli altri componenti della commissione siano stati al Consiglio estremamente preziosi.

Dicevo, non sarà una replica, ma è l'occasione nella quale comunque alcune osservazioni devono essere presentate e spero che i bioritmi serali lo consentano meglio di quelli della mattinata.

Vorrei dire una cosa in esordio ed è che non ho perso - e spero non abbiano perso con me coloro che hanno condiviso anni di lavoro sia nel Consiglio regionale che nella Giunta - l'orgoglio per una stagione delle regole, che è stata impostata in questa Regione. Non ho dimenticato con quanta difficoltà si sia usciti da un quadro generale di operato dell'Amministrazione - parlo tanto della sede politica quanto della sede propriamente tecnica e burocratica - nella quale l'operato dell'Amministrazione si ispirava essenzialmente al "Ritenuto opportuno", per passare ad un contesto e ad un operato completamente diverso. Vorrei ricordare come per anni ci si sia prodigati nel cercare di dare un quadro di riferimento di piena legittimità e di trasparenza alla nostra Amministrazione ed inviterei caldamente anche i colleghi, soprattutto quelli che non hanno partecipato alle legislature precedenti, ad andare a rivedere come erano concepiti e strutturati prima e come lo sono adesso certi atti amministrativi. Credo che si renderebbero conto e ne avrebbero assoluta consapevolezza, di come siano stati compiuti passi da gigante, nel senso di rendere pienamente manifesta la natura della volontà politica e la sua scissione precisa dalla sede tecnica e gestionale. Questo è un passaggio avvenuto grazie al lavoro di questa classe politica e di cui questa classe politica, anche nel momento in cui emergono delle manchevolezze, non deve dimenticare la paternità.

Ho sentito in quest'aula toni di pentimento rispetto a scelte condivise nel passato: il pentimento è una nobile condotta, anche in politica è possibile e a volte legittimo. Personalmente non mi classifico fra i pentiti di quell'imponente lavoro che è stato fatto per dare maggiore chiarezza alle regole della nostra Amministrazione. Ma vorrei ricordare che, nel dare questa chiarezza di regole, nel tentare di dare questa cornice compiuta di attenta legittimità, è stato anche fatto uno sforzo per dare velocità e per imprimere maggiore agilità alla nostra Amministrazione regionale. Qui è il delicato equilibrio, del quale credo si dovesse parlare principalmente oggi.

Non mi pare che dovesse essere questa la sede opportuna per alcuni giudizi molto affrettati che ho sentito emettere in quest'aula, mentre, collega Curtaz, ho apprezzato il suo sereno ragionare, al di là di due punti specifici sui quali vi è sicuramente divergenza di vedute, ma che possono tranquillamente essere approfonditi. Ho apprezzato, ho sinceramente apprezzato il suo sforzo, che so essere stato condotto con grande impegno e serietà in commissione, ma lo voglio dissociare da posizioni che invece non collimano con questo stesso atteggiamento tenuto in seno al suo gruppo.

Credo che ci sarebbe da rimpiangere tribunali "Khmer?, piuttosto che affrontare giudizi della durezza e vorrei dire anche della superficialità di quelli che sono stati enunciati in quest'aula, proprio dimenticando quelle che dovevano essere le premesse di questo dibattito, ossia che esso si doveva concentrare sugli aspetti riguardanti l'organizzazione e il funzionamento di strutture amministrative e non le responsabilità individuali. Così non è stato e me ne rammarico, ma mi rammarico anche che siano stati introdotti aspetti, sui quali forse maggior documentazione potrebbe aiutare a comprendere, ad esempio, che in materia di investimenti nel campo delle attività editoriali i contributi ai quali allude la Consigliera Squarzino non sono stati liquidati. Quindi è difficile attivare controlli e perseguire soggetti, che neppure hanno potuto ancora percepire delle somme. Ho ritenuto affrettati, Consigliera Squarzino, i suoi giudizi, li ho ritenuti affrettati in ordine alle responsabilità gravissime, agli addebiti gravissimi in capo all'ex Capo Ufficio stampa, ai benefici non proporzionati e ad altri aspetti sui quali credo che lei abbia un po' precipitosamente formulato i suoi giudizi.

Come pure vorrei dire al Consigliere Beneforti che i toni retorici che sono stati usati, mi sono parsi un po' fuori luogo, leggermente stonati rispetto al tono della giornata e naturalmente la verginità è sempre una cara virtù, si può essere vergini di servo encomio e di codardo oltraggio, ma forse la memoria aiuterebbe. La memoria aiuterebbe, Consigliere Beneforti, a riportare sé stesso, anche la propria azione politica, nel quadro di responsabilità che tutti ci accomunano; voglio tenere doverosamente fuori chi non ha mai partecipato ad azioni di governo in questa Regione, né in questa, né in altre legislature.

Naturalmente altri forse possono essere gli addebiti o gli appunti che potremmo muovere, ma sicuramente, collega Beneforti, maggior prudenza di giudizio "verso il potere per il potere, la vergogna, il malcostume, il servilismo", non sarebbe stata mal riposta in questo momento. Non credo che tutti questi mali siano erba diffusa in questa Regione; sicuramente il tono della tensione morale nella politica e nell'Amministrazione è calato, questo è fuori discussione, ne siamo tutti consapevoli e tutti toccati. Non credo che il declino di democrazia e il declino di autonomia siano il frutto imputabile ad un movimento, il cui solo torto è di aver avuto consenso prolungato e forte da parte dell'opinione pubblica.

Ho avuto già modo in altre occasioni di dire che non si può imputare all' "Union Valdôtaine" anche il fatto di non aver costruito la propria alternativa: questo non chiedetecelo! Possiamo fare tante cose per voi, per venirvi incontro, ma non spingerci fino al punto da creare la nostra stessa alternativa. Chiedo scusa ai colleghi della coalizione, ma è una legittima rivendicazione di orgoglio politico che in quest'aula può ancora risuonare. Proprio perché non sia questa una difesa di bandiera, e non lo è, voglio dare atto che nella maggioranza e nell'opposizione, quindi anche negli interventi dei colleghi della "Stella Alpina" ci sono stati contributi seri, richiami utili, importanti alla necessità di guardare più alla sostanza che alla forma.

Ho l'impressione che si sia creata anche dalla lettura della relazione della stessa Commissione di indagine - e ne prendo le distanze solo come doverosamente in questa fase deve fare chi la analizza dall'esterno e non come interprete - un po' di suggestione delle parole; questo reiterato richiamo ad illegittimità che sono negli atti, ma che dobbiamo valutare sempre e comunque nella sostanza, e che soprattutto dobbiamo isolare nel contesto di un settore dell'Amministrazione.

Non ritengo giusto ricorrere ad un'operazione di generalizzazione; questo non deve essere fatto: è sbagliato nei confronti di questa classe politica, ma soprattutto è sbagliato nei confronti di tutta l'Amministrazione, di quei funzionari che, anche a fronte di eventi gravi e importanti che hanno toccato la comunità, si sono assunti grandi responsabilità nell'azione amministrativa, non ultima l'azione di ricostruzione post alluvionale. Credo che non dobbiamo lasciare planare sulla nostra Amministrazione il dubbio generalizzato di scorrettezza e di incompetenza, questo lo ritengo errato nella prospettiva di chi si dovrà trovare, dal mese di luglio in poi, a governare questa Regione. E questo perché se cercherà o penserà di governarla contro la propria struttura amministrativa, e non dando la giusta fiducia laddove essa deve essere riposta, alla classe amministrativa, credo che non avrà la possibilità di compiere un percorso molto lungo.

Alcuni colleghi si sono poi spinti molto avanti nella riflessione, introducendo temi che appartengono più al versante della riforma istituzionale che a quello della riforma amministrativa. Ma credo che abbiano fatto bene a farlo, non ne condivido interamente il contenuto, ma credo che abbiano fatto bene a portare avanti il ragionamento, perché non c'è riforma istituzionale seria senza un'attenta riforma dell'Ammini­strazione, e viceversa non si può pensare di tenere seriamente l'Amministrazione, senza che il Governo in ogni sua parte possa avere quella continua interlocuzione e quella verifica di risultato che noi gli chiediamo.

Nel 1995 ho avuto modo di vivere nella "Giunta Viérin" quella lunga fase di gestazione della legge n. 45. Eravamo animati da grande ambizione e fortemente motivati nel far fare un salto di qualità a tutta l'Amministrazione. Abbiamo sentito in quel momento la necessità di un forte rinnovamento. Quello che credo debba venire fuori dalla giornata di oggi è il senso di un percorso che è stato tracciato, che non è compiuto, che sicuramente presenta anche delle manchevolezze, ma che deve essere proseguito, e questo al di là delle persone che ne possono aver portato maggiore o minore merito, dobbiamo avere consapevolezza che solo attraverso un rapporto di separazione fra la politica e l'Amministrazione, ma anche attraverso la possibilità di avere un'amministrazione in parte scelta fiduciariamente - questo lo rivendico - noi possiamo mantenere quella capacità di guida della struttura amministrativa, che altrimenti sarebbe fatalmente ingessata. La collega Squarzino è stata onestissima quando ha detto: "Io sono pentita, secondo me dobbiamo fare marcia indietro". Io non lo sono, io credo che non lo sia questa maggioranza.

Credo che abbiamo ancora la necessità di mettere a confronto la struttura amministrativa interna di questa Regione con soggetti che vengono dall'esterno, portatori di esperienza, portatori anche di un saper costruire un sistema diverso. E poi, colleghi, non facciamoci di nuovo prendere dalla vecchia logica del controllo formale. Ho sentito nelle parole di alcuni colleghi, e anche nel testo di una delle risoluzioni presentate dai colleghi di "Forza Italia", la volontà di tornare ad un sistema di controlli formali, peggio ancora se localizzati nel cuore stesso dell'Amministrazione, nella Segreteria della Giunta regionale! Non si può chiedere ad un collega, che deve essere servente rispetto a tutta la struttura amministrativa e che servente è rispetto alla Giunta, di essere, in più, il censore della legittimità degli atti amministrativi dei colleghi. Credo che altre formule dovranno essere pensate nella prossima legislatura, altri sistemi dovranno essere individuati, perché non credo che la via sia quella di trasformare un rapporto collaborativo, come era stato immaginato, in un rapporto censorio e di controllo vero e proprio.

Ma qui abbiamo un nodo che è stato scoperto dal collega Frassy, io non ho apprezzato il richiamo e la citazione di documenti che avevano e per me credo debbano continuare ad avere un carattere riservato, ma ho trovato particolarmente indelicato, anzi grave, che venisse indicato proprio nel Segretario della Giunta regionale il soggetto che avrebbe messo la Giunta stessa a conoscenza di determinate cose. E, poiché il collega ha avuto l'amabilità di indicare questo, dando puntualmente conto del fatto che queste cose erano a conoscenza della Giunta proprio attraverso il rapporto con la Segreteria di Giunta, vorrei dire che questa è una menzogna, questa è una palese menzogna, e ho potuto averne conferma dagli atti stessi di queste dichiarazioni, e voglio citarle testualmente proprio per dimostrare quanto questa affermazione sia falsa. Dice infatti il nostro dirigente: "Evidentemente è prassi ed una forma di collaborazione anche nei confronti delle altre strutture rilevare con note interne informali considerazioni che la Segreteria fa in relazione al mancato richiamo di elementi che riteniamo importanti…" - perché il Presidente Fiou chiede puntualmente conto di queste, sono formali o informali? - "… Sono informali, nel senso che non sono protocollate, sono note interne che riceve solamente colui che sottoscrive l'atto, quindi il dirigente. Non abbiamo mai inviato queste note all'amministratore, proprio perché sono note per le quali già la Segreteria di Giunta andava oltre il proprio dovere! Questo è un rapporto collaborativo, volontario…"

(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)

… no, nessuno ci prescrive di fare queste segnalazioni. Credo, collega Frassy, che lei abbia voluto falsare il contenuto di queste dichiarazioni; credo che sia sbagliato cercare di insinuare il tarlo del dubbio e creare presupposti di conflittualità, laddove dobbiamo ricostruire fortemente la fiducia che ci lega alla nostra Amministrazione e ai nostri dirigenti. Torno a ripetere: queste vicende di cui abbiamo parlato - e la Giunta non ha né minimizzato, né banalizzato le vicende su cui ha relazionato - sono eccezione e non regola per questa Amministrazione. Credo che noi abbiamo da guardare avanti e mi pare che la prospettiva politica sia indicata nel documento proposto dalla maggioranza, intanto nel dire che consideriamo ancora validi i principi ispiratori della riforma della legge n. 45, proprio perché sono una rotta da perseguire, da rafforzare attraverso un lavoro comune.

Questo è un cantiere. La legge n. 45 ha aperto un cantiere di lavoro, che comporta oggi una rivisitazione attenta di una serie complessa di meccanismi, dei rapporti fra il bilancio regionale e il bilancio di gestione, dell'introduzione di sistemi di controllo di gestione di cui molto abbiamo parlato, ma di cui molto nei prossimi anni bisognerà fare per crearne le condizioni e i presupposti, di introduzione di rapporti diversi fra i livelli dirigenziali. Qualcuno ha già tracciato la risposta, indicandola nel ripristino di un sistema gerarchico. Credo che anche qui alla prossima legislatura dovremo affidare un ruolo di meditazione.

Il collega Curtaz ha detto bene: "Leggere, rileggere e meditare". Sono consigli che sottoscrivo interamente, come sottoscrivo interamente nella risoluzione presentata dalla maggioranza la necessità di aggiornare la legge n. 66/1979. Il Presidente Viérin ricorda quanto abbiamo discusso all'inizio di questa legislatura e quanto proprio il timore di spogliare ulteriormente il Consiglio regionale di competenze abbia rappresentato una forte remora, perché si andasse ad incidere su questo.

Credo che queste remore dovremmo superarle, le dovrà superare questa Regione nella prossima legislatura e dovremmo tutti farci carico di capire che questo non deve essere più sede di amministrazione diretta, ma che anche la Giunta regionale dovrà spogliarsi definitivamente di competenze che ancora le residuano sotto il profilo gestionale, di cui dovrà sapersi liberare per avere una vera e propria azione di indirizzo politico. Abbiamo poi da accompagnare questa riforma con uno sforzo culturale comune; non possiamo pensare di avere al tavolo della Giunta solo dei tecnici. Questo deve essere un ruolo che ancora viene affidato a rappresentanti eletti in funzione di altri valori, di altre competenze e di altre disponibilità. Non possiamo noi ingabbiare la funzione politica all'interno di un'azione puramente tecnica.

Mi sono sicuramente lasciato andare parlando a braccio, ma le cose che ho detto sono cose che sento. Non era una giornata che invitasse a grandi esaltazioni quella di oggi, ma credo che l'abbiamo tutti affrontata con serietà e consapevolezza e mi auguro soprattutto nella prossima legislatura ci siano ancora in questo Consiglio, e nella Giunta che esso saprà esprimere, capacità di raddrizzare il timone anche quando, come spesso può avvenire, ci sia necessità di correggere la rotta.

Presidente La parola al Consigliere Frassy, per fatto personale. Mi illustra dove sta il fatto personale?

Frassy (FI) Sono stato accusato di menzogna. Il Presidente del Consiglio, prima di prodursi in giudizi di questo genere, dovrebbe avere quanto meno il buon gusto di conoscere gli atti, mentre invece mi sembra che lei abbia in maniera quanto meno…

Presidente … scusi, Consigliere Frassy, mi ha appena citato…

Frassy (FI) … il Presidente della Regione… dovrebbe avere avuto la bontà di leggersi, oltre che le relazioni finali, quantomeno in verbali delle numerose audizioni, e capirebbe forse che il termine di "menzogna" è un termine che mal si adatta a quanto testé è stato da me dichiarato. "Asserzione e dichiarazione coscientemente falsa": questo è il termine che viene riportato sul "Nuovo Zingarelli", vocabolario della lingua italiana. Penso di non aver mai fatto politica, Presidente Louvin, con la consapevolezza di affermare situazioni false rispetto a quella che era la realtà che esaminavo.

Non so se in quest'aula e nell'ambito della Giunta e della maggioranza che lei rappresenta, tutti possano dire lo stesso senza correre il rischio di essere smentiti! Smentisco comunque nella maniera più categorica quello che lei ha affermato e rilevo anche che stranamente in quest'aula i regolamenti hanno interpretazioni differenti, a seconda che debbano essere fatti rispettare ai Consiglieri di opposizione piuttosto che ai Presidenti della Regione.

Mi è stato detto che non bisognava dare lettura testuale di determinati atti, invece vedo che il Presidente della Regione ha dato tranquillamente lettura di quegli atti.

Dico semplicemente che in quest'aula forse una cosa che molti dovrebbero imparare a fare, almeno quando si parla di situazioni serie, è squarciare i veli dell'ipocrisia e penso che non si possa pensare che, affermando certe cose, di cui darò contezza fra un attimo, si voglia mettere in difficoltà nessuno; semplicemente se vogliamo fare chiarezza, dobbiamo capire chi fa che cosa e quali sono le responsabilità di fondo. E, quando nei resoconti sta scritto: "Visto che ho questa doppia veste di Segretario di Giunta, mi sembra di ricordare che in qualche maniera questo fosse noto in Giunta", ritengo, caro Presidente Louvin, che quanto da me affermato non sia assolutamente una menzogna, ma sia forse una scomoda realtà per qualcuno! Questa è la realtà, il resto sono parole!

Il Consiglio prende atto della "Relazione conclusiva della Commissione consiliare di inchiesta" e della "Relazione della Commissione di indagine amministrativa".