Oggetto del Consiglio n. 244 del 28 giugno 1977 - Verbale

OGGETTO N. 244/77 - COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA IN RELAZIONE ALL'ARRESTO DELL'ASSESSORE AL TURISMO, ANTICHITÀ E BELLE ARTI MILANESIO.

Il Presidente della Giunta ANDRIONE comunica che nel corso di indagini volte ad accertare la liceità di due deliberazioni di Giunta, il Pretore di Aosta ha constatato dei fatti che configurerebbero a carico dell'Assessore al Turismo, Milanesio, reati non ancora formalmente precisati con contestazione dell'imputazione, ma che si prevede possano essere di concussione o, quanto meno, di corruzione. In conseguenza di questa indagine il 17 giugno veniva emesso da Roma ordine di arresto nei confronti dell'Assessore Milanesio.

Fa presente di aver comunicato con lettera al Dirigente dell'Assessorato del Turismo, Antichità e Belle Arti e per conoscenza al Presidente del Consiglio ed agli Assessori che, essendo impedito nell'esercizio delle sue funzioni il competente Assessore, gli atti che promanano dall'Assessorato al Turismo, Antichità e Belle Arti, saranno temporaneamente sottoposti alla firma del Presidente della Giunta.

Ritiene che tutti concordino sul fatto che chiunque è oggetto di una indagine giudiziaria debba rispondere dei suoi atti dinnanzi alla Magistratura e si dice convinto che, anche in questo caso, verrà scrupolosamente osservata la regola fondamentale dell'imparzialità della giustizia.

Fa notare che fatti di questo genere provocano gravi ripercussioni presso l'opinione pubblica; a questo proposito sottolinea però che le responsabilità penali sono personali e che il Consiglio e la Giunta regionali sono estranei a queste responsabilità.

Conclude invitando tutte le forze politiche a prendere una posizione responsabile in questa triste vicenda.

Il Consigliere CHANU afferma che per la prima volta si è assistito al poco edificante spettacolo di agenti di polizia che entrano nel palazzo regionale e nella sede della Giunta per arrestare un suo componente.

Sostiene che se un simile fatto si è determinato, nonostante che un'imputazione precisa non sia ancora stata formalizzata, è evidente che a carico dell'Assessore al Turismo debbono esistere non solo semplici indizi, ma anche elementi gravi e precisi, tali da giustificare un provvedimento restrittivo della libertà personale.

Sottolinea che le pesanti ipotesi di reato a carico dell'Assessore al Turismo Milanesio, a suo avviso, infirmano la possibilità dell'Assessore stesso di continuare a far parte dell'esecutivo regionale.

Concorda sul fatto che questa vicenda scuote l'opinione pubblica ed incide su di essa, ma non accoglie l'appello del Presidente della Giunta ad una solidarietà, perché, a suo avviso, vicende come quella su cui si discute squalificano oltre all'operato del singolo, anche quello degli organi di cui il singolo faceva parte.

Ritiene che l'unico gesto che avrebbe significato nei fatti una reale volontà di chiarimento, di ricerca delle responsabilità sarebbe stato la presentazione delle dimissioni del Presidente e di tutta la Giunta di fronte al Consiglio.

Rileva che non c'è da stupirsi che un tale gesto sia mancato, perché già in occasione analoga, in cui dopo l'istruttoria vi era stato il rinvio a giudizio per reati molto simili, nella configurazione giuridica, a quelli ipotizzabili a carico dell'Assessore al Turismo, il Presidente della Giunta non aveva sentito l'esigenza di dimettersi.

Sostiene che gli attuali fatti rappresentano una evidente controprova che i Democratici Popolari non sbagliavano allorché nel 1974, al momento della crisi, essi denunciavano i pericoli della strana convergenza che nasceva nel segno della ricerca del potere per il potere, perché da tale lottizzazione del potere poteva derivare una eccessiva disinvoltura nella gestione della cosa pubblica perseguita ed imposta all'Assessore al Turismo.

Accusa l'Union Valdôtaine che, difendendo l'Assessore Milanesio o comunque non prendendo una decisione in relazione alla vicenda in cui è coinvolto, a suo parere difende e fa propria la sua logica politica, la sua disinvoltura che tanto turbano l'opinione pubblica valdostana e vanno contro gli interessi della Valle d'Aosta.

Respinge l'accusa di chi, dato che le due deliberazioni in base alle quali l'Assessore Milanesio è stato incriminato si riferiscono alla Giunta Dujany, fa risalire la responsabilità della illiceità di tali fatti ai Democratici Popolari, perché, come ricordava anche il Presidente della Giunta, la responsabilità penale è personale e quindi tutti gli altri membri dell'esecutivo di allora hanno le mani pulite.

Chiede che si prenda lo spunto da questo grave fatto per ritornare ad un costume politico improntato all'onestà che caratterizzava l'operato degli amministratori della Valle d'Aosta e che da un po' di tempo sembra venuta meno.

Afferma in conclusione che i Democratici Popolari non intendono prendersi nessuna rivincita, non temono di essere isolati e sono contrari a falsi unanimismi assembleari.

Il Consigliere DOLCHI dichiara che le vicende giudiziarie dell'Assessore Milanesio confermano i giudizi, più volte espressi dal Partito comunista, sulla degenerazione nella vita politica valdostana e sulla necessità di operare un cambiamento nei metodi di governo in Valle d'Aosta.

È indispensabile, a suo avviso, che la Magistratura compia le sue indagini in piena autonomia e che si condannino i responsabili.

È necessario, a suo parere, che questa vicenda non generi un deleterio qualunquismo che confonda i singoli con i partiti, situazioni particolari con la normale attività politica e sostiene che le reazioni dell'opinione pubblica devono essere superate con iniziative concrete.

Afferma che la divisione degli Assessorati regionali in compartimenti stagni ha determinato un metodo di governo basato sul rapporto richiesta-concessione ed ha favorito nella popolazione l'opinione che l'amministratore regionale fosse al di fuori dei normali controlli politici, amministrativi e forse anche giudiziari.

Sostiene che una tale concezione è stata favorita anche da alcuni uomini politici convinti del fatto che fosse più conveniente, dal punto di vista elettorale, un metodo di gestione della cosa pubblica, basato su concessioni, contributi, sovvenzioni.

Sottolinea che occorre, a suo avviso, avviare anche in Valle d'Aosta un processo analogo a quello in atto a livello nazionale: si tratta cioè di cercare attraverso un impegno comune delle forze democratiche un modo per uscire dalla crisi economica e guidare lo sviluppo regionale; in tale ottica si colloca la proposta che il Partito comunista ha formulato a tutti i partiti. Insiste perché tale proposta trovi al più presto un'applicazione concreta.

Presenta quindi alla Presidenza un breve documento che chiede venga esaminato ed eventualmente votato nel corso dell'adunanza.

L'Assessore all'Industria e Commercio DI STASI intende sottolineare, quale rappresentante del Partito Socialista dolorosamente colpito dalla vicenda, la certezza che l'azione della Magistratura si svilupperà in piena autonomia e secondo la regola dell'imparzialità della giustizia.

Ritiene importante per le istituzioni democratiche che fatti come questo non offrano lo spunto per valutazioni qualunquistiche sulla classe politica.

Si associa all'auspicio formulato dal Consigliere Dolchi per un ritorno al rigore morale nell'azione politica e sulla necessità di operare un confronto fra le forze politiche della Valle d'Aosta.

Ringrazia il Partito Comunista che ha tenuto distinti gli uomini dai partiti, cosa che invece non hanno fatto i Democratici Popolari.

Il Consigliere BORDON concorda sul fatto che occorre operare una distinzione tra l'uomo e il partito.

Fa rilevare che la Democrazia Cristiana, a suo tempo, fu contraria alla proporzionale pura proprio per evitare il formarsi di maggioranze troppo striminzite che potevano essere condizionate dall'eventuale cambio di campo anche di un solo Consigliere.

Concorda con il Consigliere Dolchi sulla necessità di dare una nuova conformazione all'Amministrazione regionale eliminando gli Assessorati a compartimenti chiusi per evitare politiche di tipo clientelare.

Polemizza con i Democratici Popolari dicendo che essi parlano del periodo successivo al 1974 come se da quel momento le cose siano peggiorate, mentre furono proprio i Democratici Popolari ad iniziare la politica del potere per il potere visto che essi avevano oltre al Presidente della Giunta cinque Assessori e che, al momento della crisi del 1974, non furono i Democratici Popolari a prendere le distanze dall'Assessore Milanesio, ma avvenne il contrario.

Afferma che la Democrazia. Cristiana, come già in passato, sostiene che non si rendono necessarie le dimissioni finché la sentenza non sarà passata in giudicato.

Occorre, a suo parere, lasciare alla Magistratura la più ampia libertà di giudizio; se l'Assessore Milanesio non riuscisse a dimostrare la sua innocenza, è giusto che paghi, però fino al momento della sentenza non si possono emettere dei giudizi.

Il Consigliere PARISI dichiara che sarebbe l'unico a poter polemizzare, ma lascia alla Magistratura il compito di giudicare. Non condivide la richiesta di dimissioni della Giunta formulata dal Consigliere Chanu.

Ricorda che all'inizio della legislatura presentò una mozione circa lo scandalo della ditta Kerogas ed in quell'occasione la Giunta Dujany, col Presidente della Giunta in testa, si eresse a difensore d'ufficio dell'Assessore Milanesio.

Fa rilevare che l'Assessore Milanesio avrebbe commesso gli atti di cui è incolpato negli anni 1972 e 1973, per cui la Giunta attuale, a suo avviso, non ha nulla a che vedere con quei fatti e non può dimettersi, perché le dimissioni costituirebbero un'ammissione di colpevolezza.

Conclude sostenendo che, a suo parere, non è possibile effettuare una distinzione tra uomini e partiti, come vorrebbe qualcuno.

Il Consigliere PEDRINI si dice nauseato nel vedere come i giornali abbiano fatto certe ricostruzioni dei fatti per cui l'Assessore Milanesio è stato incriminato.

Sostiene che neanche il desiderio di aumentare la tiratura dei giornali può giustificare il linciaggio morale a cui è sottoposto l'Assessore Milanesio.

A suo avviso è una vergogna arrivare a questi estremi; se l'Assessore Milanesio ha sbagliato, egli deve pagare, ma sarà la Magistratura ad emettere la sentenza.

Afferma che ciò che sta avvenendo in Valle d'Aosta, a suo parere, pone in causa non solo l'Assessore Milanesio, ma tutti gli uomini politici valdostani.

Sottolinea infatti che il metodo seguito, nel cercare di far cadere la Giunta e di formare nuove maggioranze non è serio, ma vergognoso.

Il Consigliere TAMONE fa notare la differenza di atteggiamento che esiste anche su questo argomento fra le forze dell'opposizione.

Fa presente infatti che, mentre i Democratici Popolari chiedono le dimissioni della Giunta, il Partito Comunista formula delle proposte concrete.

A questo proposito ritiene che l'ordine del giorno presentato dal Gruppo comunista possa essere discusso nel pomeriggio.

Illustra la posizione dell'Union Valdôtaine leggendo il testo della dichiarazione rilasciata dal Comité Exécutif, nel quale si rileva che la Giunta Andrione è completamente estranea ai fatti che riguardano invece la Giunta Dujany e si invita il Presidente Andrione a proseguire nel suo lavoro serio e costruttivo a favore della Valle d'Aosta.

Il Vice Presidente CHABOD, dopo aver constatato che nessun altro Consigliere intende prendere la parola sull'argomento, stante l'ora ormai avanzata, propone di sospendere i lavori del Consiglio che saranno ripresi alle ore 16,30.

Il Consiglio prende atto.

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Si dà atto che la seduta ha termine alle ore dodici e minuti cinquantasei.

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