Oggetto del Consiglio n. 2741 del 24 luglio 2002 - Resoconto
OGGETTO N. 2741/XI Presa d'atto della petizione concernente: "L'attuazione dello Statuto speciale per la Valle d'Aosta". (Reiezione di risoluzione)
Petizione Le modificazioni introdotte nello Statuto speciale per la Valle d'Aosta dalla legge costituzionale 31 gennaio 2001 n. 2 rendono necessario ed urgente un importante intervento legislativo del Consiglio regionale per ridisciplinare le regole della democrazia in Valle d'Aosta.
I sottoscritti elettori valdostani chiedono al Consiglio regionale di provvedere, entro il mese di luglio del corrente anno, ad approvare una legge regionale che:
1) disciplini le modalità di svolgimento dei referendum popolari abrogativi, consultivi e propositivi ed individui altri strumenti di democrazia diretta che valorizzino al massimo la partecipazione popolare alle decisioni politiche.
2) consenta agli elettori di votare conoscendo in anticipo le alleanze o coalizioni fra le forze politiche, il programma di governo dell'alleanza o coalizione, la persona che ogni lista o coalizione indica come Presidente della Regione.
3) salvaguardi il pluralismo delle posizioni politiche.
4) introduca principi atti a rendere effettivo il riequilibrio fra sessi nelle rappresentanze elettive.
5) preveda una limitazione ed un controllo delle spese delle campagne elettorali per le elezioni regionali, analogamente a quanto già avviene per tutte le altre elezioni.
Seguono le firme di 723 cittadini
Pétition Suite aux modifications introduites dans le Statut spécial de la Vallée d'Aoste par la loi constitutionnelle n° 2 du 31 janvier 2001, une importante intervention législative du Conseil régional pour redéfinir les règles de la démocratie en Vallée d'Aoste s'impose.
Les électrices et les électeurs valdôtains signataires de la présente pétition demandent au Conseil régional d'approuver, au plus tard le mois de juillet de l'année en cours, une loi régionale qui:
1) fixe les modalités de déroulement des référendums populaires d'abrogation, de consultation et de proposition et définisse d'autres instruments de démocratie directe susceptibles de valoriser au maximum la participation populaire aux décisions politiques.
2) permette aux électrices et aux électeurs de connaître, avant d'exprimer leur suffrage, les alliances ou coalitions entre les forces politiques, le programme de gouvernement desdites alliances ou coalitions, ainsi que le nom de la personne que chaque liste ou coalition désigne pour remplir les fonctions de Président de la Région.
3) sauvegarde le pluralisme des positions politiques.
4) introduise des principes susceptibles de rendre réel l'équilibre des sexes dans les représentations électives.
5) prévoie un plafond et un contrôle des dépenses des campagnes électorales pour les élections régionales, ainsi qu'il est déjà établi au titre de toutes les autres élections.
Suivent les signatures de 723 citoyens
Président Collègues conseillers, le 3 mai 2002 une pétition signée par 723 citoyens, demandant la mise en application du Statut spécial de la Vallée d'Aoste, a été présentée à la Présidence du Conseil aux termes de l'article 36 du Règlement intérieur. Conformément au dit article, le Bureau de la Présidence a statué sur la recevabilité et l'admissibilité de cette pétition et a envoyé une requête d'informations au Président de la Région, en tant que représentant de la Région elle-même et compétent en matière de fonctions institutionnelles, ainsi qu'à la Commission permanente du Conseil "Institutions et autonomie".
Le 19 juin 2002 le Président de cette commission a fait parvenir à la Présidence du Conseil le rapport de la commission elle-même et, aux termes du 4ème alinéa de l'article 36 du Règlement intérieur, la pétition est actuellement soumise à l'examen du Conseil, le Gouvernement n'ayant pas fait parvenir à cet égard ses propres considérations.
La parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU) Ho chiesto la parola per manifestare il mio apprezzamento nei confronti di questa iniziativa. Credo che l'iniziativa del comitato che ha organizzato la petizione e di coloro che l'hanno sottoscritta abbia un merito oggettivo: quello di ricordare a questo Consiglio che lo Statuto speciale della nostra Regione è cambiato ormai da un anno e mezzo, consentendo, e per certi versi imponendo, alla nostra Regione di disciplinare tutte le forme di referendum; consentendo alla nostra Regione di scegliere la propria forma di governo e conseguentemente di modificare la legge elettorale; imponendo al legislatore regionale di attivare dei meccanismi che consentano la parità di opportunità fra i rappresentanti dei due sessi al momento della vicenda elettorale.
Su questi temi, su queste modifiche pure così rilevanti, è calato nella nostra Regione un silenzio per oltre un anno, un silenzio che è stato interrotto solo recentemente, in primo luogo grazie a questa petizione e secondariamente grazie a due iniziative legislative: una del nostro gruppo e un'altra successiva a cura di alcuni consiglieri della maggioranza, iniziative che dovrebbero dare una risposta ai quesiti che vengono posti con la petizione. Credo che sia giusto convenire con gli autori, con il comitato promotore e con coloro che hanno sottoscritto la petizione sulla necessità di intervenire, ritengo che ognuno debba prendersi la responsabilità di dare attuazione al nuovo articolo 15 dello Statuto.
Trovo per certi versi paradossale che, a un anno e mezzo dall'approvazione di questo nuovo articolo e dalla presa d'atto che la Valle d'Aosta ha nuove competenze in materia costituzionale, debbano essere dei cittadini a sollecitare il Consiglio regionale ad attuare dei diritti che a questo punto sono costituzionalmente garantiti; soprattutto in materia di referendum al cittadino deve essere garantita la possibilità di utilizzare gli strumenti giuridici di partecipazione diretta che il nuovo Statuto consente ai cittadini valdostani.
Lo vedremo presto se questi contenuti così condivisibili della petizione verranno accolti o verranno rigettati o verranno solo parzialmente fatti propri dal Consiglio, lo vedremo subito perché domani il Consiglio si occuperà di due proposte di legge e tutti i consiglieri potranno confrontarsi sulle proposte contenute nei due testi. Vedremo se quella potrà essere l'occasione per dare risposta a queste sollecitazioni che provengono da una parte della popolazione sensibile a questi temi o se invece ci troveremo di fronte a un ulteriore rinvio per la non volontà da parte di qualche forza politica o da parte della maggioranza delle forze politiche rappresentate in questo Consiglio di affrontare questi temi di carattere istituzionale.
Président La parole au Conseiller Perron.
Perron (UV) In I Commissione abbiamo audito questo comitato che ha, attraverso una raccolta di firme, posto una serie di richieste. Fra le altre cose ha posto il problema del referendum, la questione di ridefinire l'attuale sistema elettorale in modo che i cittadini sappiano in anticipo chi sarà il Presidente della Regione e le coalizioni che lo sostengono; ha domandato inoltre di tutelare il pluralismo delle posizioni politiche affinché tutte le forze politiche presenti nel panorama politico siano rappresentate in Consiglio, di prevedere delle norme che creino le condizioni per un riequilibrio fra i sessi; in ultimo ha chiesto di limitare e controllare le spese della campagna elettorale.
Non so se i colleghi consiglieri che hanno audito questo comitato abbiano la stessa opinione; penso che sia legittimo che ogni forza politica faccia la sua campagna elettorale, faccia la sua azione politica, quindi si ponga come meglio crede: o presentando direttamente le proprie proposte oppure avvalendosi di comitati elettorali o di comitati costituiti ad hoc - questa è una premessa di carattere generale -, cioè penso che ognuno abbia la possibilità di fare quello che vuole, di affrontare le questioni che meglio crede.
In commissione però ho notato da parte di questo comitato un filo conduttore negativo, cioè il linguaggio stesso usato pone una serie di questioni o evidenzia una realtà negativa sulla Valle d'Aosta che, personalmente, ma credo di poter parlare anche a nome di altri colleghi, non possiamo condividere.
Mi riferisco a quanto è stato detto circa le forze politiche della maggioranza regionale che devono legiferare in materia delle riforme istituzionali, si è detto che non stanno facendo nulla di concreto per modificare un sistema che non è democratico, che non è trasparente, che alimenta clientelismo e determina mal governo.
Se questo è un modo di porsi per sollecitare ad un Parlamento una modifica in questo senso... Facendo queste premesse, ci troviamo evidentemente su delle posizioni che sono diametralmente opposte, come non possiamo condividere tutta una serie di affermazioni effettuate dal comitato per presentare queste richieste, che hanno una loro legittima aspirazione: si è detto che gli elettori della Valle d'Aosta sono traditi; che abbiamo in questa materia una normativa arcaica e superata; che esiste un quadro generale di non chiarezza; che esiste un aspetto grave, distorto, preoccupante, che è quello delle tre preferenze, eccetera, eccetera.
Ora, io penso che gran parte di queste proposte troveranno delle risposte concrete nella legge elettorale che discuteremo più tardi, come diceva il collega Curtaz. Sono convinto però, collega Curtaz, che non era necessario, pur riconoscendo la libertà e la possibilità a questo comitato di porre una serie di questioni, che il comitato ponesse delle richieste alle forze politiche di maggioranza per far sì che esse determinassero una loro proposta in materia, non era necessario. Abbiamo fatto un percorso autonomo. Ci siamo presi la responsabilità di portare prima della scadenza elettorale dell'estate una proposta e così è stato, quindi l'azione del comitato non ha assolutamente influito sull'azione politica delle forze di maggioranza.
Per fare un'analisi breve delle proposte che vengono fatte, il primo punto che viene proposto è l'aspetto del referendum. Pur riconoscendo che questo strumento di democrazia diretta dei cittadini svolge un'importante funzione, vediamo che a livello italiano è uno strumento di democrazia che viene sempre meno utilizzato dalle persone e ritengo che questo vada anche imputato al fatto che certe forze politiche ne hanno abusato.
Noi su questa materia abbiamo preferito tenere separate le due questioni, cioè non inserire in un unico testo una riforma elettorale, che pure era necessaria, e una riforma in materia referendaria, quindi le forze politiche della maggioranza stanno studiando una legge che disciplinerà la materia complessa del referendum e prossimamente la proporranno. Un altro aspetto proposto è la materia elettorale. Credo che altri colleghi interverranno per illustrare, nel momento in cui si parlerà della legge elettorale, le posizioni della maggioranza e i motivi per cui abbiamo scelto di mantenere il sistema elettorale attuale e di non operare scelte diverse. Molte volte si sente proporre il sistema maggioritario contestuale all'elezione diretta del Presidente della Regione un po' come il sistema elettorale perfetto. Io su questo esprimo delle considerazioni personali, ma che questo sistema elettorale faccia una parte di chiarezza è in parte vero: l'elettore conosce prima chi sarà il Presidente della Regione e, se viene votato, qual è la maggioranza che lo sostiene, però questo sistema non è una soluzione a mali che non esistono, con questo sistema viene caricato il potere dell'elettore di un'enfasi esagerata, viene fuorviato un potere che l'elettore non ha. Vorrei capire in questo sistema, secondo le proposte che vengono fatte, l'elettore cosa sceglie, l'elettore determina veramente chi sarà il Presidente della Regione?
L'elettore si trova nella condizione di dire se è d'accordo oppure no, è un modo di ragionare ben diverso dalla filosofia che è stata proposta nella legge e nel comitato perché si è detto più volte che l'elettore determina lui chi sarà il Presidente della Regione ma, diciamoci la verità, non è così, infatti, secondo questo sistema, il Presidente della Regione e le relative alleanze elettorali saranno comunque gestite da partiti e movimenti che si troveranno a proporle. Penso che se a livello italiano si pensa così seriamente ad un ritorno al proporzionale, un motivo ci sarà e la stessa elezione dei sindaci non ha introdotto nessun elemento in più di democrazia, di libertà, di effettivo potere di scelta del cittadino; ha introdotto un sistema diverso che ha i suoi pregi, ma che ha anche i suoi difetti.
A questo proposito penso che ci siano anche dei partiti nazionali che predicano bene e poi razzolano male o meglio: predicarono bene e poi razzolarono male. Penso all'Ulivo quando venne votato il "Governo Prodi"; è vero, quel Governo fu sostenuto dalla maggioranza degli Italiani, ma se questo sistema doveva essere adottato fino in fondo, credo che sarebbe stato coerente, nel momento in cui il Governo non aveva più i numeri per governare, che si dimettesse e si tornasse alle urne e non cercasse escamotages parlamentari, come invece è stato. In questo senso bisogna essere onesti e coerenti fino in fondo. Questo per dire che non esistono sistemi elettorali perfetti.
Ci sono dei sistemi elettorali che hanno delle visioni diverse fra di loro e termino su questo punto dicendo che il sistema elettorale che abbiamo scelto conserva principi sani: la libertà di scelta del partito, la possibilità di scegliere tra più candidati, donne comprese, e conserva al suo interno elementi di democrazia, di tutela, di rappresentanza e di libertà. È un sistema elettorale che garantisce stabilità politica - questo noi come "Union Valdôtaine" lo rivendichiamo insieme ad altri - e credo che in questa Regione, anche grazie a questo sistema, non si sono verificati fenomeni di instabilità politica che abbiamo visto altrove e che hanno avuto bisogno di interventi legislativi per correggere questa mancanza politica.
Terzo punto: il pluralismo delle posizioni politiche. Credo che sia curioso sentir affermare in commissione che vi è una grave carenza di libertà e un'assenza di democrazia - e tutte le "colorazioni" che si vogliono - visto che in questa aula non sono presenti tutti i partiti che sono presenti a livello nazionale, ma cosa vuol dire? Se non sono presenti è perché non sono stati votati, è perché non hanno avuto il sostegno dagli elettori, non hanno avuto un quorum che permettesse di raggiungere un minimo di rappresentanza, diciamoci la verità fino in fondo.
In questo Consiglio ci si è spesso lamentati di partiti che non avevano una reale base elettorale, ma che venivano eletti con degli escamotages poco corretti; tutti in quest'aula allora hanno sostenuto la necessità di prevedere dei correttivi, seppur minimi, per garantire che una forza politica che ha dei seggi in Consiglio avesse anche un'effettiva e reale presenza all'interno della società valdostana. Non credo che questo sia un assoluto indebolimento della democrazia o che con questo si tolga potere all'elettore. Vorrei capire chi può sostenere che in quest'aula non vi è un pluralismo politico: vi sono 35 consiglieri e cinque - prima sei - gruppi politici.
Altro aspetto: quello delle donne. Questo è un argomento un po' curioso. Fossi una donna, chiedo scusa alle due Signore presenti, a sentirmi rappresentata da certe posizioni, come quelle che sono state espresse in commissione, sarei non dico offeso, ma sicuramente non mi riconoscerei nelle proposte che vengono fatte.
Sono d'accordo sul principio generale che impone il rispetto del pluralismo dei due sessi, quindi sono d'accordo che nelle liste elettorali vi sia la presenza dei due sessi, posso essere d'accordo che nelle forme di pubblicità elettorale ci sia la presenza dei due sessi, che vi siano anche dei sostegni economici per i soggetti politici che promuovono un equilibrio dei due sessi, bisogna però uscire da questa logica che vede la donna come un qualcosa che ha bisogno di essere tutelato.
Il meccanismo di quota che viene proposto secondo questa petizione quindi non ha né capo né collo, io mi rifiuto di pensare che la presenza della donna in politica debba essere considerata come un problema a cui si deve trovare una soluzione. Non è così. Penso che questa logica sminuisca fortemente il ruolo e la figura della donna perché la pone su un piano di inferiorità e di non pari dignità rispetto all'uomo e non è così; ritengo che la donna all'interno della nostra società abbia tutte le condizioni per poter operare anche in politica su un piano di parità rispetto all'uomo e di pari dignità.
Lo stesso articolo 15 dello Statuto è stato fortemente strumentalizzato perché quell'articolo chiede di promuovere condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali, ora qui si chiede di inserire dei meccanismi di quota di rappresentanza, personalmente considero questa una logica che non va accolta. Noi dobbiamo vedere se ci sono degli elementi che ostacolano giuridicamente che questo principio di parità per l'accesso venga messo in atto, se ci sono degli ostacoli da rimuovere, facciamolo perché così garantiamo delle condizioni di parità, ma penso che sia già così: le condizioni di pari accesso per le donne ci sono, qui nessuno nega niente a nessuno, se una donna vuole candidarsi, ha la libertà di farlo.
Penso che questa stessa Assemblea dimostri che, laddove ci sono delle donne capaci professionalmente e politicamente, abbiamo la possibilità di riuscire tanto quanto un uomo. I nostri comuni vedono un gran numero di donne in veste di sindaco o di amministratore comunale che non sono elette con questo meccanismo di quota, che è una logica perversa che sminuisce fortemente il ruolo della donna nella società valdostana.
Un'altra cosa curiosa che viene sottolineata da alcuni esponenti del comitato come un meccanismo perverso e che alimenta chissà quale clientelismo è quello delle tre preferenze. Qui parliamo ad un elettorato che è diverso, perlomeno il nostro elettorato chiede di poter contare di più e di poter scegliere…
(interruzione del Consigliere Curtaz, fuori microfono)
… probabilmente lo proporremo. Cosa curiosa invece il meccanismo delle cordate non va più bene quando si tratta di votare una donna, allora o le preferenze multiple sono un meccanismo che crea delle distorsioni oppure, a seconda dei casi, viene visto come un meccanismo sano oppure come un meccanismo che crea del clientelismo e chissà quali turbe politiche. Se permettete, la proposta di prevedere o una preferenza personale o di aumentare il numero delle preferenze nel caso in cui si voti un uomo o una donna è assolutamente ridicola.
Ultimo punto. Viene sollevata una questione di democrazia e di trasparenza, cioè la limitazione e il controllo delle spese nella fase elettorale. Anche qui, ma ne riparleremo quando affronteremo la legge elettorale, una risposta concreta viene data dalle forze di maggioranza che hanno firmato questa legge, anzi ritengo che si sia andati ben oltre quello che era necessario perché la legge prevede delle sanzioni per partiti, movimenti e liste che violano queste prescrizioni.
Vengono previsti dei limiti generali per quelle che sono le spese elettorali, viene previsto l'obbligo di rendicontare tutto quanto viene sostenuto in materia di spesa elettorale, viene prevista una commissione di garanzia che controlla, viene previsto un controllo delle spese elettorali, oltre che l'obbligo di comunicazione delle stesse, sono state previste addirittura delle sanzioni per i candidati che sforino la spesa elettorale ammessa. Penso che anche in questa materia, al di là di quello che si può dire, siano state date risposte concrete.
Concludendo, penso che molti degli aspetti sollevati dal comitato siano presi in considerazione, anche se non sono il tipo di risposta che il comitato si aspettava, ma questa è una facoltà che le forze politiche hanno finché governano e in questo senso, collega Curtaz, ripeto che ci siamo assunti fino in fondo le responsabilità di dare a questa materia delle risposte concrete, si tratta di risposte che vanno in un'ottica diversa dall'impostazione data da alcune forze politiche, soprattutto quelle che hanno messo in piedi questo referendum, ma di questo ce ne assumiamo fino in fondo la responsabilità. Crediamo di aver affrontato questa materia in modo serio, non demagogico, rispettando la libertà del cittadino e la sua possibilità di scelta, anche se con visioni diametralmente diverse che comunque sono legittime e meritano di essere rispettate. Difendo la bontà delle scelte effettuate e credo che gli argomenti sollevati e le richieste fatte a questo Consiglio regionale vengano a cadere perché ampiamente superate dalle norme contenute nella modificazione alla legge elettorale che, come forze di maggioranza, abbiamo proposto al Consiglio.
Président La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) I due interventi che mi hanno preceduto si sono soffermati in modo particolare sui contenuti di questa petizione.
Il collega Curtaz ritiene paradossale che siano i cittadini a ricordare al Consiglio quanto deve fare, mentre il collega Perron dichiara che il suo movimento politico ha già operato senza aspettare che i cittadini si pronunciassero. Io vorrei invece soffermarmi proprio sullo strumento che stiamo analizzando, al di là dei contenuti, in quanto mi sembra che stia sfuggendo a tutti che stiamo entrando in un momento anche politico in cui gli strumenti di partecipazione popolare della società civile si fanno sentire.
Di fatto sono finite le grandi ideologie, prevale il cosiddetto "pensiero debole", sono venuti meno quei sistemi grandi di valori, di opzioni che costruiscono una corrente, un pensiero, un'interpretazione della realtà, una visione del mondo, un'aggregazione politica, un partito.
Siamo una società complessa in continuo mutamento e continuamente sollecitata da eventi che accadono e in questa società nessun partito, nessuna maggioranza, nessuna coalizione eletta democraticamente e scelta dai cittadini è in grado di rappresentare le esigenze della popolazione continuamente sollecitate da fatti diversi. Abbiamo visto recentemente come l'11 settembre abbia impresso un'accelerazione a fenomeni latenti, come abbia cambiato le priorità e reso più acuto il senso di appartenenza e il bisogno di sicurezza. Le opzioni politiche su cui è chiamato a pronunciarsi l'elettorato avvengono in genere su grandi scelte che riguardano grandi temi, ne ricordo alcuni: l'ambiente, il Welfare, i sistemi di tassazione, il rapporto fra pubblico e privato, ma negli anni di governo - quattro o cinque anni di governo - succedono fatti che mutano la sensibilità e la percezione dei problemi.
Pensiamo soltanto negli ultimi due anni come noi in Valle d'Aosta siamo stati sollecitati da fatti che nessuno aveva previsto: l'alluvione, la chiusura del tunnel, la modifica dello Statuto, la riforma della scuola, la riforma del Welfare, la mucca pazza, le Twin Towers, la guerra in Medio Oriente, la siccità, fenomeni tutti che sollecitano la popolazione ad interrogarsi, ad esprimere opinioni, richieste, esigenze che, nel momento della scelta elettorale, non era possibile prevedere.
Non solo, la stessa difficoltà di definire il senso della rappresentanza politica non più legata a grandi ideologie, rende più fluido il corpo elettorale. Da tutto questo emerge con forza il ruolo nuovo che assolvono le aggregazioni di cittadini e di associazioni. Basti pensare al ruolo di organismi come "Amnesty", basti pensare all'emergere e al consolidarsi di movimenti fluidi come i cosiddetti "globals", di comitati che si riconoscono attorno ad uno scopo.
Queste voci, le voci dei cittadini, che non sono in contrasto con le voci dei partiti, della rappresentanza politica, non sono neppure riconducibili tout court ad un movimento politico: sono voci vitali per la democrazia perché consentono di alimentare continuamente un dibattito, perché dettano all'agenda politica anche questioni che esprimono problemi e tensioni nella gente. I temi che la gente sente in genere vengono affrontati sui mezzi di informazione, sui media, si esprimono in cortei, in girotondi, in riunioni, ma raramente sono accolti e riconosciuti dalle sedi istituzionali.
La petizione, come quella che stiamo esaminando, è una delle modalità con cui la voce dei cittadini giunge in sede istituzionale, questa è la cosa importante da sottolineare. Questa petizione fra l'altro, a differenza di altre che abbiamo qui esaminato - l'ultima riguardava l'attraversamento viario di Etroubles -, affronta problemi della stessa democrazia, affronta quei nodi che vanno sciolti se si vogliono garantire regole democratiche, trasparenti, chiare, regole necessarie perché solo in loro presenza è possibile che si organizzi un confronto politico e si esprima una rappresentanza politica.
La risposta a questa petizione può essere data prendendo sul serio i temi proposti e attuando iniziative che li traducano in norme e in leggi.
Vorrei soffermarmi solo su due aspetti affrontati da questa petizione che in modo esplicito si riferiscono a quanto prevede lo Statuto, modificato con la legge costituzionale del 31 dicembre 2000. Primo aspetto: disciplinare altre forme di espressione di democrazia diretta.
Sono necessarie - lo ribadiva prima il collega Curtaz - riforme con le quali i cittadini possono esprimere la loro opinione, le loro proposte e le possono far diventare norma, se queste proposte rispondono a determinate caratteristiche che la legge deve precisare.
La riforma dello Statuto indica questi strumenti, essi sono l'iniziativa popolare delle leggi regionali, il referendum regionale abrogativo, propositivo e consultivo. Con questi strumenti si riconosce al cittadino il diritto di esercitare la sua facoltà di assumere iniziative finalizzate a proporre, ad abrogare norme, a chiedere il parere su una determinata questione; senza questi strumenti si priva il cittadino del diritto che la Costituzione gli riconosce. Mi stupisce che venga affermato in questa sede che questi sono strumenti poco utilizzati, quindi poco importanti, tanto da dire: "È quasi inutile che noi li regolamentiamo", come se ci fosse una censura preventiva; intanto regolamentiamo questi strumenti, sarà poi la realtà dei cittadini ad utilizzarli o meno.
Il secondo aspetto su cui voglio soffermarmi riguarda il tema dell'effettivo riequilibrio fra i sessi nelle rappresentanze elettive. È un tema su cui tornerò in un secondo momento quando analizzeremo le leggi. Lo Statuto è molto chiaro al riguardo, indica infatti chiaramente l'obiettivo che va perseguito: "conseguire l'equilibrio della rappresentanza dei due sessi". Non parla di pluralismo dei due sessi, come il collega Perron ha detto, non esiste il pluralismo dei sessi, questo è un termine che non riguarda il genere. I generi sono due: o sono presenti entrambi in modo paritario oppure non si può parlare di pluralismo. Qui si parla di equilibrio della rappresentanza, mettete voi un'asticciola e trovate il punto di equilibrio, questo è subito percepito: si situa al centro, metà da una parte e metà dall'altra. Ancora, lo Statuto propone dei mezzi per raggiungere questo equilibrio: promuovere condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali, ma su questo ritornerò. Mi dispiace che venga detto che il problema è la donna: "C'è un "problema donna", bisogna allora risolverlo". La donna non è il problema, è in questione il problema della democrazia, è la democrazia che è deficitaria se non ci sono le donne, è la democrazia che va resa paritaria con la presenza delle donne! Il problema allora non è delle donne, ma è della democrazia, della società e della collettività, ma su questo torneremo con calma.
C'è un altro punto che non avevo evidenziato, ma che l'intervento del Consigliere Perron ha sollecitato. Si è criticata la questione del sistema elettorale che chiede di conoscere in anticipo le coalizioni fra forze politiche. Sapere in anticipo quali partiti si metteranno insieme, quali saranno le coalizioni, chi governerà, saperlo nel momento in cui l'elettore va a votare, questo è stato il punto più "gettonato" dalla gente nel momento della raccolta delle firme per la petizione. Quando le persone cercavano di chiedere informazioni su questa petizione, il punto su cui aderivano immediatamente era questo: "Noi chiediamo di sapere nel momento delle elezioni quali saranno le aggregazioni, proprio per una questione di chiarezza e trasparenza".
Riteniamo che le richieste presenti in tale petizione siano accettabili in quanto riassumono gli adempimenti che il Consiglio regionale è chiamato a compiere rispetto alle modifiche dello Statuto. Il Consiglio, accettando le richieste della petizione, riconosce il compito importante che lo aspetta: intervenire con proposte legislative nelle materie nuove indicate nella riforma dello Statuto. Per questo insieme ai colleghi del mio partito presento una risoluzione con la quale il Consiglio si impegna a realizzare i compiti indicati dallo Statuto e si impegna ad intervenire proprio sulle materie che la petizione ha posto all'attenzione.
Si dà atto che dalle ore 12,04 presiede il Vicepresidente Lattanzi.
Presidente La parola al Consigliere La Torre.
La Torre (SA) Noi abbiamo apprezzato e condiviso l'intervento del Consigliere Perron che è stato dettagliato nell'analizzare la petizione del comitato. Vorremmo solo aggiungere che noi abbiamo il massimo rispetto per i 723 cittadini che hanno firmato questa petizione, abbiamo meno simpatia politica per il Consigliere Riccarand che è un abile navigatore della politica e che non perde occasione per utilizzare anche strumenti di questo tipo per sostenere la necessità di un ampio pluralismo della partecipazione politica, visto che lui non è all'interno di questo Consiglio, probabilmente la richiesta di allargare il pluralismo è data dal fatto che lui non è eletto in questo Consiglio e quindi fa politica dall'esterno.
Credo che il Consigliere Curtaz abbia detto due cose importanti nel suo intervento, quando ha fatto riferimento allo Statuto speciale e al fatto che sono quindici mesi che è stato approvato, perché da questo derivava il dovere e l'impegno di questo Consiglio ad esprimersi su un argomento importante come quello della legge elettorale, ma abbia anche detto una cosa non giusta quando ha sostenuto che questa petizione ha il pregio di ricordare a questo Consiglio il suo dovere. Questa petizione non ricorda a questo Consiglio il suo dovere perché si usa ricordare qualcosa a qualcuno che si è dimenticato, noi non ci siamo dimenticati, tant'è vero che questa petizione dice: "I sottoscritti elettori valdostani chiedono al Consiglio regionale di provvedere, entro il mese di luglio", questo è il mese di luglio, ed abbiamo presentato due proposte di legge…
(interruzione del Consigliere Curtaz, fuori microfono)
… una è anche sua, lei è un Consigliere regionale come lo sono io e quindi la rispetto e ritengo che la sua proposta di legge…
(nuova interruzione del Consigliere Curtaz, fuori microfono)
… ho troppa simpatia per lei, per questo non riesco a polemizzare. Sui referendum sa benissimo qual è la nostra posizione. Se vogliamo affrontare gli argomenti con serietà e vogliamo che tutte le forze politiche dibattano e diano un contributo credendoci e realizzando qualcosa che esprima realmente una volontà politica e che abbia un senso, allora dobbiamo fare anche un dibattito, dobbiamo fare in modo che le idee circolino ed è questo l'apprezzamento che voglio fare al comitato e ai 723 cittadini: non di aver ricordato, ma di aver portato i loro legittimi punti di vista su una problematica importante, condiva da tutti per questo c'è apprezzamento per la petizione.
Come ho detto, poi, c'è meno simpatia politica per l'ex Consigliere Riccarand che capiamo voglia allargare il pluralismo e la partecipazione visto che lui non è presente in Consiglio.
Si dà atto che dalle ore 12,19 riassume la presidenza il Presidente Louvin.
Président La parole au Vice-président Lattanzi.
Lattanzi (FI) Una riflessione si impone anche a noi su questo ordine del giorno, una riflessione sul metodo, una riflessione politica che ci è venuta spontanea quando abbiamo visto che fra i firmatari di questa petizione, che ha raccolto 723 firme, che chiede tutta una serie di cose sulle quali dopo faremo una riflessione di contenuto, c'è il Coordinatore regionale del vostro partito. Io - detto sinceramente - se il mio coordinatore andasse in giro a raccogliere firme per farmi fare una cosa che devo venir qui a fare apposta perché sono stato eletto, mi sentirei quanto meno sfiduciato. Riccarand però ci ha abituato a superare il suo gruppo in Consiglio regionale perché lo ha fatto sul Bianco, forse non fidandosi che i suoi paladini della democrazia in Consiglio non fossero sufficientemente capaci di presentare risoluzioni sul Bianco, piuttosto che in questo caso a difesa dell'autonomia e della democrazia. Noi ringraziamo Riccarand per il suo impegno a difesa di quasi tutto quello che c'è in Valle d'Aosta, eccetto un concetto di democrazia che è molto diverso dal nostro.
Noi infatti riteniamo che il nostro movimento politico abbia eletto con i voti e in modo democratico i suoi rappresentanti in Consiglio, chi è rimasto fuori non si "sbatte" in mezzo alle piazze per superare i propri colleghi eletti e, se il nostro Coordinatore regionale lo facesse, sarebbe un atto di sfiducia nei confronti del gruppo consiliare che porterebbe o il gruppo o il Coordinatore a dimettersi visto che l'attività politica dovrebbe democraticamente essere svolta qui. Ognuno poi nella propria libertà e nella propria gestione della libertà può agire come meglio crede, ma questa è una riflessione politica e mi si consenta di dire che la nostra è una visione politica diversa.
Per quanto riguarda i contenuti, sebbene generici, su uno possiamo anche essere d'accordo ed è quello di ridefinire l'attuale sistema elettorale in modo che il cittadino possa conoscere in anticipo le coalizioni delle forze politiche, i rispettivi programmi e le persone che ogni coalizione indica come Presidente della Regione, in forza di quel famoso concetto di "presenzialismo" a cui noi siamo - da tempi non sospetti e in maniera sicuramente più coerente dell'Ulivo - legati.
Anche noi a livello nazionale stiamo riflettendo su questo sistema perché, se è vero che con certi presupposti garantisce la stabilità, è altresì vero che quel sistema non può essere partorito senza un forte controbilanciamento del ruolo dei Consigli e magari con l'eliminazione di quelle procedure che permettono la nascita di "liste civetta", con cui poi vengono a crearsi nei sistemi proporzionali tutta una serie di presupposti che tutto danno, meno che una trasparente elezione diretta del Presidente della Regione.
Siamo assolutamente d'accordo, quindi, che il Consiglio si occupi della questione relativa all'elezione diretta del Presidente della Regione, invece ci sentiamo di essere, sotto l'aspetto della sostanza, assolutamente contrari laddove si parla di tutelare il pluralismo delle forze politiche. Intanto bisognerebbe capire cosa si intende perché se tutelare il pluralismo delle forze politiche, cioè la rappresentanza in questo Consiglio, significa abbassare il quorum dell'attuale legge proporzionale, è una contraddizione perché o si vuole il presidenzialismo, quindi non c'è il proporzionale, oppure ci venga detto cosa vuole questo comitato, se ce lo spiegasse, saremmo contenti! Noi, essendo per il presidenzialismo, evidentemente siamo perché le rappresentanze ci siano, ma perché siano costruite prima, presentate prima le coalizioni, i programmi, gli amministratori e i governatori, nel massimo della chiarezza.
Per quanto riguarda la previsione della condizione di un effettivo riequilibro fra i sessi nelle rappresentanze elettive, mi consenta la collega Squarzino - con tutto il bene che le voglio e lei lo sa che l'affetto ce l'ho - di dire che, quando comincia ad affermare che l'equilibrio è la metà della rappresentatività, mi si accappona la pelle perché ho preso atto che non solo qui ci sono solo due donne, ma non c'è neanche un venticinquenne. Mi viene spontaneo dire che se non consideriamo i sessi, consideriamo le persone e allora dovremmo andare a creare una condizione di quorum di garanzia per cui anche i giovani, che qui non sono rappresentati come persone, dovrebbero avere all'interno delle liste una "riserva indiana", quindi dovremmo garantire la presenza dei giovani under 25, degli over 65, degli omosessuali, delle lesbiche, di tutte quelle persone che, per un disagio sociale, culturale della nostra società, non hanno le condizioni per emergere nella vita politica.
La mancanza di rappresentanza delle categorie che ho citato non è frutto di un impedimento all'iscrizione ad una lista, alla candidatura di un sesso o di una persona, ma è il limite che c'è nella nostra società per il quale le donne non riescono a candidarsi, ma non perché gli è impedito dalla legge - perché in quel caso sarei d'accordo con la Consigliera Squarzino ad eliminare questo impedimento -, ma perché la nostra è una società fondata sul ruolo della donna nella famiglia e lei lo sa che è questo il problema vero che impedisce alla donna non solo di avere un ruolo attivo in politica, ma anche nel mondo del lavoro e gli interventi devono essere fatti laddove si può mettere in condizione la donna di avere un ruolo centrale come persona e non come sesso.
Per quanto concerne questo tema, abbiamo ragionamenti completamente diversi perché mi chiedo cosa intenda lei, Consigliera Squarzino, quando dice che l'equilibrio si raggiunge nella rappresentatività al 50 percento: se avessimo solo dieci candidate, mi spiega cosa dovremmo fare? Se ci fossero cinque eletti, dovremmo garantire che le cinque ultime arrivate devono essere garantite per forza? Ma quale concetto di inferiorità della donna avete: così, come è stato espresso da lei? Perché, finché lo dice un uomo, posso capirlo, c'è una cultura di tremila anni che dice che l'uomo considera inferiore la donna, anche se io non sono d'accordo. Sono convinto che le persone capaci e in grado nella loro vita sociale di potersi candidare nella vita politica, così come nel lavoro quotidiano di qualunque tipo di professione, abbiano pari condizioni, è lì che culturalmente siamo su due fronti completamente diversi. Io credo che rispettare le donne significhi trattarle da persone, esattamente come lo sono gli uomini, come lo sono i venticinquenni, come lo sono i sessantenni, come lo sono le persone che hanno le loro abilità.
Non credo che sia giusto creare delle riserve indiane perché se iniziamo con questo concetto, allora di altre persone disagiate, non rappresentate, che la società non mette in condizioni di potersi candidare, ce ne sono tantissime.
Il concetto della rappresentanza che lei ha in testa quindi non mi vede d'accordo perché è anomalo, perché non c'è libertà. Se mia moglie si vuole candidare, cara Consigliera Squarzino, dobbiamo discutere in casa chi segue i figli, ma non le è vietato per legge. Promuoviamo allora una società che dia più spazio alla donna per poter sviluppare la propria potenzialità nel mondo lavorativo, compresa la politica, perché questa non è altro che un'attività lavorativa che ognuno di noi si è assunto nel momento in cui ha deciso di candidarsi e gli elettori gli hanno dato fiducia. Cosa vuol dire creare le riserve indiane per le condizioni di inferiorità? Io non credo che le donne siano inferiori, sono convinto che non lo siano e anzi, se così è, lotto perché non lo siano.
Per quanto riguarda le spese elettorali, condivido l'intervento del collega Perron che dice che la legge che si sta discutendo prevede una serie di controlli e di limiti, che troviamo addirittura eccessivi perché decadere per aver speso 1.501 euro mi sembra fuori dal mondo, ma se questa è la legge che viene portata in questo Consiglio, vedremo in fase di dibattito come comportarci. Un limite alla spesa per le campagne elettorali ci deve essere, deve essere un limite ragionevole per i partiti e per i singoli candidati e ne discuteremo al momento della discussione in aula della legge.
Un limite alla spesa, ripeto, ci deve essere, ma è anche vero - in questo senso il Parlamento ha praticamente all'unanimità votato una modifica dei rimborsi elettorali - che la vita dei partiti è un problema della democrazia e non è eludendo il problema che la politica non costa perché la politica è comunicazione e la comunicazione costa centinaia di milioni. Qualcuno mi dovrebbe spiegare come potremmo trovare un equilibrio fra comunicare le proprie idee e i propri programmi e non spendere neanche una lira, perché questo è quello che in maniera demagogica molte forze politiche dicono quando sostengono che non ci deve essere nessun finanziamento ai partiti, ma se i partiti non hanno finanziamenti né pubblici né privati, come fanno a comunicare le loro idee e i loro programmi? È questo il nodo che ha portato il Parlamento all'unanimità a votare un aumento dei rimborsi elettorali: perché le risorse per comunicare non sono sufficienti.
Mi permetto di ribadire che questa petizione è molto demagogica, ho idea che sia molto strumentale all'immagine di qualche personaggio che non perde occasione, come diceva il Consigliere La Torre, per mettersi in mostra perché non può farlo da quest'aula, quindi lo fa da fuori, perché non è possibile che un Coordinatore di un partito qui rappresentato abbia bisogno di fare comitati sistematici per tutte le questioni che riguardano la nostra Regione by-passando il suo gruppo. Questo comportamento - ripeto - lo considero un atto di sfiducia al gruppo consiliare dei Verdi.
Président Y a-t-il d'autres interventions? La discussion générale est close.
Je rappelle qu'une résolution a été présentée par les Conseillers du groupe Valle d'Aosta - con l'Ulivo, dont je donne la lecture:
Risoluzione Il Consiglio regionale
Preso atto delle richieste avanzate dal Comitato "Attuare lo Statuto Più democrazia in Valle d'Aosta";
Considerato che esse sollecitano l'intervento del Consiglio stesso per legiferare in merito ad alcune modificazioni introdotte nello Statuto Speciale della Valle d'Aosta dalla legge costituzionale del 31 gennaio 2001, n. 2;
Si impegna:
1) a disciplinare l'intera materia referendaria ed individuare altre forme di espressione della democrazia diretta oltre al referendum abrogativo;
2) a ridefinire l'attuale sistema elettorale in modo che il cittadino possa conoscere in anticipo le coalizioni tra le forze politiche, i rispettivi programmi e la persona che ogni coalizione indica come Presidente della Regione;
3) a tutelare il pluralismo delle posizioni politiche;
4) a prevedere norme che creino le condizioni per un effettivo riequilibrio fra i sessi nelle rappresentanze elettive;
5) a controllare e limitare le spese della campagna elettorale in modo tale che non prevalga la capacità di fare comunicazione a scapito delle idee e dei programmi.
F.to: Squarzino Secondina - Curtaz - Beneforti
La parole à la Conseillère Squarzino Secondina.
Squarzino (PVA-cU) Volevo tornare sul punto che ho affrontato nel mio intervento, cioè sull'importanza degli strumenti di democrazia popolare e come questi strumenti non siano in contraddizione con il lavoro istituzionale dei rappresentanti dei partiti.
Non è che lo strumento della petizione, lo strumento del referendum siano contrari all'azione dei partiti; possono essere una sollecitazione; l'ho detto chiaramente; esplicitiamo una richiesta pressante di iscrivere nell'agenda politica un determinato argomento. Questa è la funzione della petizione popolare, come strumento di democrazia popolare. Io non accetto che qui si vengano a contrapporre strumenti che hanno finalità diverse e che concorrono insieme, seppure in ambiti diversi, a raggiungere lo stesso obiettivo che è quello di riflettere sul bene pubblico e di proporre soluzioni per il bene pubblico. Questo è il punto essenziale su cui volevo tornare rispondendo a certe affermazioni del Vicepresidente Lattanzi che, secondo me, sono da rinviare al mittente.
Président La parole au Conseiller Perron, pour déclaration de vote.
Perron (UV) Abbiamo già illustrato insieme ad altri colleghi le ragioni per cui siamo su posizioni diverse rispetto a quanto sostenuto e chiesto dal Comitato per il referendum, che ha delle posizioni sue che sono legittime, ma che come forze politiche, quanto meno di maggioranza, non consideriamo.
Laddove si chiede al Consiglio di impegnarsi, è stato detto prima, le impegnative che sono chieste sono ampiamente contenute e disciplinate laddove parleremo di legge elettorale, per cui si tratta di rimandare la discussione a dopo, ma, a nostro giudizio, quanto chiesto viene a decadere perché gli argomenti vengono trattati in una bozza di legge che discuteremo dopo, per cui il nostro gruppo si asterrà su questa risoluzione.
Président La parole au Conseiller La Torre.
La Torre (SA) Non abbiamo una grande abitudine a votare le risoluzioni del "margulivo" verde (Margherita-Ulivo) e anche in questo caso ci asterremo perché riteniamo che questo Consiglio regionale abbia sufficiente coscienza e responsabilità per non impegnarsi a fare quello per cui è già impegnato. Non ha bisogno di ripetere a sé stesso quello che sta facendo e che faremo anche domani, spero, con un'ampia discussione sulla legge elettorale; di conseguenza la nostra posizione di voto sulla risoluzione...
Président La parole au Vice-président Lattanzi.
Lattanzi (FI) Voteremo contro questa risoluzione, per un aspetto di sostanza che ho già ampiamente illustrato, ma anche perché mi sembra una risoluzione che rincorre un tema politico sollevato dal vostro Coordinatore, quindi mi sembra che siate un po' spiazzati da questa petizione.
È uno spiazzamento che voi cercate di coprire, in termini tattici, con la presentazione in termini di urgenza di questa risoluzione che non va che a ripetere le stesse cose che la petizione dice. Non condividiamo né il metodo, né tanto meno la sostanza di questa risoluzione.
Président La parole au Conseiller Fiou.
Fiou (GV-DS-PSE) Di questa risoluzione mettiamo in evidenza una serie di aspetti che possiamo anche condividere per la posizione che abbiamo sempre avuto in materia elettorale, però ne rileviamo allo stesso tempo la strumentalità, pertanto anche noi ci asterremo.
Président Je soumets au vote la résolution du groupe Valle d'Aosta - con l'Ulivo:
Conseillers présents: 30
Votants: 7
Pour: 3
Contre: 4
Abstentions: 23 (Agnesod, Bionaz, Borre, Charles Teresa, Comé, Cottino, Cuc, Ferraris, Fiou, La Torre, Louvin, Marguerettaz, Martin, Nicco, Ottoz, Perrin, Perron, Piccolo, Praduroux, Rini, Vallet, Viérin D. et Viérin M.)
Le Conseil n'approuve pas.
Le Conseil dans son ensemble prend acte de la pétition pour la mise en application du Statut spécial de la Vallée d'Aoste.
