Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2506 del 7 marzo 2002 - Resoconto

OGGETTO N. 2506/XI Impegno alla Giunta regionale a rivedere le norme in materia di radiotelecomunicazioni. (Reiezione di mozione)

Mozione Premesso:

- che la materia delle comunicazioni è puntualmente disciplinata da norme nazionali;

- che la Legge regionale 21 agosto 2000, n. 31, relativa all’installazione e all’esercizio di impianti di radiotelecomunicazioni, attribuisce specifiche competenze alle Comunità montane e al Comune di Aosta;

- che l’applicazione della legge regionale 21 agosto 2000, n. 31 appesantisce un procedimento amministrativo già regolamentato con legge dello Stato e istituisce ulteriori adempimenti rispetto alla normativa nazionale, privi di utilità pratica e i cui oneri sono posti a carico dei gestori;

- che il Governo ha già impugnato avanti la Corte Costituzionale le leggi regionali di Umbria e Marche, contrarie al buon andamento dell’organizzazione dell’amministrazione, contrarie a una disciplina uniforme della materia su tutto il territorio nazionale e in contraddizione con i piani nazionali di assegnazione delle frequenze;

- che in sede di Conferenza Stato-Regioni è in corso l’elaborazione di un provvedimento in grado di fissare criteri omogenei per tutta l’Italia, allo scopo di porre fine ai numerosi e confusi interventi degli enti locali e delle stesse Regioni sulla materia;

tutto ciò premesso

Impegna

la Giunta regionale a rivedere la propria deliberazione n. 3566/2001, portando la materia all’esame della competente commissione consiliare, al fine di rendere più snelle e conformi ai principi nazionali le procedure amministrative introdotte dalla Legge regionale 21 agosto 2000, n. 31.

F.to: Tibaldi - Frassy - Lattanzi

Président La parole au Conseiller Tibaldi.

Tibaldi (FI) L’applicazione della legge n. 31 dell’agosto 2000, relativa all'installazione e all’esercizio di impianti di radiotelecomunicazioni, sta creando non poche difficoltà e sta suscitando anche non poco disappunto presso i gestori. Sui limiti di applicazione, ma anche sui limiti oggettivi di questa legge, abbiamo già discusso ampiamente - l’Assessore si ricorderà - quando la stessa è stata portata all’esame di questo Consiglio.

Il gruppo di Forza Italia ha presentato a tal uopo otto emendamenti, dei quali solo uno accolto, emendamenti che volevano sottolineare che c’è una normativa copiosa di carattere nazionale in materia, alla quale si è aggiunta la normativa regionale che sta prendendo corpo e applicazione attraverso le delibere della Giunta regionale e attraverso quegli enti competenti in materia, cioè comunità montane e Comune di Aosta, i quali stanno portando avanti i dettami di questa legge e stanno procedendo ad una prima opera di monitoraggio dell’esistente sul territorio regionale.

Quando parlo di "esistente", mi riferisco alle postazioni di radiotelecomunicazioni intese in senso lato, perché nell’ambito dei gestori di telecomunicazioni bisogna distinguere fra emittente pubblica - Radiotelevisione italiana - emittenti radiotelevisive private e gestori della telefonia, per intenderci: Telecom, Tim, Wind, Omnitel, e via dicendo.

L’applicazione di questa legge si sta rivelando un macigno burocratico sulle spalle dei gestori, che sono stati completamente ignorati in sede di elaborazione di questa norma, la n. 31/2000, e che ora vengono chiamati in causa solamente per provvedere a fornire una copiosissima documentazione alle comunità montane e al Comune di Aosta, per mettere mano al portafoglio e pagarsi tutti i diritti di istruttoria dei rilievi che dovrebbe fare l’ARPA.

Presumo che siate a conoscenza che il Ministero delle comunicazioni prevede di stanziare circa 75 miliardi, di cui 35 per regioni e province autonome, per un progetto di rete nazionale per monitorare i livelli di inquinamento elettromagnetico e per cercare di razionalizzare e armonizzare questa materia, che è piuttosto confusa già solo per la normazione nazionale che si è susseguita in questi anni, e quindi per far sì che in tutte le regioni italiane ci sia una medesima applicazione di principi e di adempimenti nei confronti di tutti i gestori. Non so se l’Assessore è a conoscenza di quelle che sono le procedure che stanno andando avanti a livello di comunità montane e gli adempimenti richiesti per ricostruire la situazione esistente.

Situazione esistente che è già stata ricostruita e monitorata dal Ministero delle telecomunicazioni anni fa: tutti i gestori hanno dovuto produrre chili di carta e spedirli a Roma per ottenere le concessioni ministeriali, cioè per essere autorizzati ad utilizzare frequenze radiotelevisive su tutto il territorio nazionale. Ora la Valle d’Aosta, invece di rivolgersi agli uffici ministeriali e chiedere copia di questa documentazione, sta chiedendo ai gestori nuovamente carta, che deve essere naturalmente suffragata da professionalità tecniche e specifiche, cioè i gestori devono avere l’ausilio di persone competenti in materia, e quindi spese.

Si richiede ai gestori di avere notizie sul tipo di antenne installate, altezze del centro elettrico, guadagno, tilt elettrico-meccanico, direzione del puntamento delle antenne, dichiarazione della potenza fornita, diagramma dell'irradiazione orizzontale e verticale, specificazione se l’impianto antenne è già in esercizio per altre emittenti, dati tecnici di eventuali ponti radio asserviti, dati di emissione per ogni frequenza, polarizzazione, tutte informazioni già trasmesse al ministero.

Poi, paradosso, si richiede addirittura di completare queste documentazioni con dati topografici, cioè la corografia in scala da 1:5.000 a 1: 25.000 e la mappa in scala che evidenzi il punto di installazione ed individuazione della zona circostante all’impianto ripetitore e il censimento di tutte le abitazioni presenti o in costruzione al momento della domanda, con piani fuori terra e luoghi pubblici di accesso, in un raggio di circa 300 metri. Non so se quando avete deliberato questi provvedimenti amministrativi come Giunta, vi siete resi conto della mole burocratica che avete addossato ai gestori.

Il bello è che questa legge è stata presentata come un momento di "snellimento burocratico" ai sensi di quel principio di alleggerire all'imprenditoria locale, e questo è comunque un settore - anche se piccolo - da non trascurare dell’economia locale.

Oltre a ciò, l’ARPA, ente strumentale della Regione, istituzionalmente preposto al rilievo di fenomeni di inquinamento elettromagnetico, ente che per queste funzioni percepisce dei soldi regionali, chiede per ogni intervento da effettuare cospicui diritti di istruttoria, cosicché i gestori, sia i grandi della telefonia - Wind, Tim e Omnitel - sia i piccoli gestori di emittenti radiotelevisive private, sono messi sullo stesso piano, con un'evidente sperequazione, ma soprattutto con dei carichi burocratici e finanziari ai quali devono far fronte, che sono estremamente pesanti. Recentemente, il Comitato per la prevenzione delle onde elettromagnetiche ha avuto la lodevole idea - diciamo noi - di organizzare una tavola rotonda sul tema, dove si è parlato a vasto raggio di queste problematiche, non solo di quelle segnalate nella mozione, ma anche dell’elettrosmog e delle prospettive di questo settore e dell'incidenza dell’attività delle radiotelecomunicazioni sulla salute umana.

Nel corso della tavola rotonda sono emerse diverse riflessioni: ci è dispiaciuto vedere l’assenza dell’Assessore regionale, che avrebbe potuto fornire ragguagli in materia, ma soprattutto dimostrare che nei confronti dei gestori la Regione pone una certa attenzione; visto che non lo ha fatto in via preventiva, lo faccia almeno in via successiva! Non so, Assessore, se mi spiego: non li avete considerati prima quando la legge era in cantiere, li considerate adesso che devono mettere mano al portafoglio e provvedere a questi adempimenti burocratici? Non mi risulta che con tutte le altre categorie abbiate la stessa sensibilità.

L’applicazione della legge n. 31/2000 cozzerà, tra l’altro, con l’impianto normativo statale sulla pianificazione delle radiofrequenze. La legge n. 31/2000 prevede siti attrezzati, una razionalizzazione urbanistica che è anche in linea di principio condivisibile, ma che va a cozzare contro le concessioni ministeriali, che sono l’atto primario al quale i gestori devono attenersi.

Allora, visto che esiste un ministero che ha già "spremuto" da un punto di vista burocratico i gestori, chiedete questa documentazione al ministero, non fatela riproporre agli stessi gestori, e soprattutto fate in modo che l’ARPA, che è un ente sovvenzionato con fondi regionali, possa provvedere autonomamente ai rilievi del caso! Peraltro le comunità montane si stanno avvalendo di competenze e di consulenze specifiche, che potrebbero suggerire consiglio utili a chi deve applicare questa legge.

Supponiamo che un domani venga ridisegnata la geografia delle postazioni delle radiotelecomunicazioni in Valle d’Aosta: questo nuovo piano non può essere applicato tout court, se non è in sintonia con i dettami legislativi e pianificatori nazionali, ove lo Stato in materia di telecomunicazioni ha una competenza esclusiva. Altre leggi regionali o altre delibere regionali sono state già oggetto di impugnazione da parte dello Stato. Il Governo ha impugnato due leggi, dell’Umbria e delle Marche, addirittura più vessatorie di quella regionale valdostana, in quanto contrarie al buon andamento dell'organizzazione dell’amministrazione, contrarie a una disciplina uniforme della materia su tutto il territorio nazionale e che stabiliscono limiti fortemente contraddittori ai piani nazionali di assegnazione delle frequenze.

In sede di Conferenza Stato-Regioni è in corso l’elaborazione di un provvedimento di armonizzazione; sappiamo anche che la recente legge nazionale n. 36/2001 e, in particolare, l’articolo 8 prevede che vengano regolamentati anche gli elettrodotti, impianti che sono stati completamente esclusi in sede di redazione della legge n. 31/2001, malgrado essi abbiano, sotto l’aspetto dell’inquinamento, un'incidenza decisamente superiore rispetto alle microonde radiotelevisive o telefoniche.

Poiché questa materia è confusa e sta creando non pochi problemi di applicazione, anche perché gli obiettivi della legge 31/2001 non saranno assolutamente concretizzabili, chiediamo di rivedere innanzitutto la delibera n. 3566, che incide pesantemente sulle attività dei gestori, e poi riesaminare tutta la materia, assegnandola alle competenti commissioni consiliari, al fine di rendere più snelle e conformi ai principi nazionali tali procedure amministrative.

Questa è, in sintesi, la richiesta che ci sentiamo di fare con questa mozione, approfondendo e sottolineando aspetti che già avevamo segnalato in sede di discussione di questa legge che, per come è stata impostata, è dannosa e priva di alcun effetto utile per conseguire gli obiettivi che la stessa si prefiggeva.

Président La discussion est ouverte. A défaut de requêtes d’intervention, la discussion est close.

La parole à l’Assesseur au territoire, à l'environnement et aux ouvrages publics, Vallet.

Vallet (UV) Devo dire che questa mozione, di per sé, è un po' contraddittoria fra premesse e deliberato, perché da una parte si critica - ed è il caso delle premesse - con affermazioni che sono anche in parte assolutamente non condivisibili e qualche volta neanche vere - e andrò a spiegare il perché - la legge n. 31/2000, e poi si chiede di rivedere la delibera n. 3566/2001 che non norma e non regola assolutamente niente perché è già tutto normato dalla legge, ma semplicemente introduce le tariffe da corrispondere per un servizio che l’ARPA svolge e che alla fine svolge - ma questa è un'opinione personale - rispetto ad un'attività privata che può provocare anche danni alla salute, per cui non si vede perché debba essere pagato dall’ente pubblico questo servizio prestato a privati. Ma le opinioni possono essere diverse.

La legge n. 31/2000 non appesantisce il procedimento amministrativo previsto dalla normativa nazionale, anche perché, per quanto riguarda le autorizzazioni, la legge nazionale semplicemente demanda e assegna alle Regioni la competenza di normare in materia.

Non voglio entrare adesso nell’approfondimento di aspetti tecnici, che peraltro mi vedrebbero anche imbarazzato nel senso che sicuramente non possiedo le competenze tecniche necessarie, ma il fatto che la documentazione che è richiesta dall’allegato annesso alla legge n. 31 possa essere in qualche modo una documentazione particolarmente complessa e che, ai nostri fini, possa essere semplificata, questo non inficia assolutamente quella che è e rimane la validità della legge.

Perché? Questa legge non complica, ma a regime va a semplificare le procedure per le autorizzazioni, in quanto ha per scopo la dotazione da parte delle Comunità montane del piano dei siti: piano dei siti che non contrasta e non può assolutamente contrastare con il piano delle radiofrequenze definito e approvato dallo Stato.

Il Consigliere Tibaldi si legga l’articolo 7 della legge n. 31 e vedrà che i piani devono essere coerenti e quindi devono rispondere a quanto previsto nei piani di assegnazione delle frequenze definite in campo nazionale. Nel momento in cui ci saranno i piani, non ci sarà più bisogno di avere alcuna autorizzazione e quindi quale maggior semplificazione? Certo che per arrivare alla messa a regime della legge, è necessario un primo approccio, che non può passare se non attraverso la fotografia e la messa a norma dell’esistente.

Mi rendo conto che questo è un passaggio che può aver creato e che crea delle difficoltà, in questo senso ho avuto occasione di incontrare i gestori; pertanto, sono disponibilissimo ad approfondire nel merito tecnico, con l’aiuto delle strutture, e verificare se ci sono modi per alleggerire queste questioni. Però attenzione, qui abbiamo introdotto una normativa che va a regolare un settore, rispetto al quale non voglio dire ci fosse la giungla, ma quasi: da questo punto di vista è comprensibile la difficoltà dei gestori, ma è una normativa i cui obiettivi di tutela e di salvaguardia sia per la parte urbanistico-paesistica che per la tutela della salute, vanno tenuti in considerazione.

Concludo dicendo che da parte mia c’è tutta la disponibilità ad approfondire tale questione che, per essere approfondita, ha bisogno del supporto di tecnici e deve essere affrontata in commissione. Pertanto, se il Consigliere Tibaldi e i suoi colleghi di Forza Italia concordano, potremmo chiedere al Presidente della IV o della III Commissione o di tutte e due, di farsi carico della questione, iscrivendo all’ordine del giorno dei lavori della Commissione l’approfondimento della materia. A fronte di questo mio impegno, chiederei quindi ai Consiglieri di ritirare la mozione.

Président Il y a une proposition de la part de l’Assesseur de report en commission.

La parole au Conseiller Tibaldi sur cette proposition.

Tibaldi (FI) Le commissioni da coinvolgere dovrebbero essere almeno quattro, perché la seconda si occupa di radiotelecomunicazioni e informazione, la terza di territorio, la quarta di sviluppo economico e la quinta di salute, che sono tutti settori che devono essere interessati. È solo per farvi notare che la materia non si risolve demandando la competenza a pochi soggetti; noi, già a livello di dibattito su questa legge, avevamo chiesto perché la V Commissione, che si occupa di salute, non era stata chiamata in causa, ma non avevamo avuto alcuna risposta; quindi, se si volesse fare un approfondimento completo, dovremmo coinvolgere almeno quattro commissioni.

Le risposte dell’Assessore sono alquanto deboli, perché non hanno sostanza.

Sulla tutela della salute del cittadino, questa legge ha una gravissima lacuna: non disciplina gli elettrodotti. Perché gli elettrodotti non sono stati inseriti in legge, come venne fatto invece in Liguria, la cui legge antecedente alla n. 31/2000 prevedeva la normazione di questi impianti? A maggior ragione adesso che è la DEVAL che li gestisce, e quindi c’è anche una pertinenza regionale tutt’altro che irrilevante!

Se vogliamo poi fare una dissertazione su quelli che sono i danni da elettrosmog, si potrebbe citare un organo autorevole, che è l’Agenzia internazionale delle ricerche sul cancro, a sua volta citata dall’ex Ministro della sanità Veronesi, che afferma che su 78 cause sicure di cancro non c’è l’elettrosmog e non c’è neppure fra i 68 agenti probabili. È una citazione autorevole, è un'affermazione che non viene da una parte politica, ma da un organo scientifico che affronta questa materia quotidianamente. La legge n. 31/2000 sarà comunque da rifare, perché gli elettrodotti non possono essere esclusi da questa norma.

Non è vero poi, Assessore, che non si appesantisce la burocrazia a carico dei gestori, perché tutto ciò che ho menzionato prima è la chiara testimonianza che i gestori sono subissati da oneri, da carta e da spese. Allora, noi dobbiamo conciliare due principi: la tutela della salute umana, principio imprescindibile, ma anche la salvaguardia dell’attività di chi, con non poca difficoltà, quotidianamente cerca di garantire la sopravvivenza di un'attività economica, che costituisce un momento di libertà di manifestazione del pensiero.

La legge n. 31/2000 è gravosissima per i gestori, poiché chiede una quantità industriale di documenti, già presentati a suo tempo al Ministero delle comunicazioni e all’Authority.

Non era più semplice rivolgersi a questi uffici per chiederne copia, in quell'ottica di collaborazione e di colleganza istituzionale che dovrebbe esserci fra Stato e Regione? No, avete preferito gravare i gestori di un onere in più, tanto pagano loro il conto! La documentazione richiesta non è affatto semplificata e mi viene un dubbio anche sulle consulenze affidate a specialisti per individuare un iter più leggero, quando addirittura nella pianificazione del Comune di Aosta è stato dimenticato un sito, tant’è che c’è un ricorso di un privato presso il TAR.

È stato clamorosamente dimenticato un sito, un traliccio alto dodici metri: ma con quale attenzione questi tecnici e questi specialisti hanno censito il territorio? Eppure le strutture comunali e regionali dovrebbero avere persone in grado di lavorare con competenza e professionalità, così come le strutture regionali e comunali e delle comunità montane, che sono ricche di personale, potrebbero assolvere loro ad impegni che invece sono scaricati sui gestori, perché ci sono (o dovrebbero esserci) persone competenti in materia urbanistica, sanitaria e legislativa.

Invece no, tutto ritorna a carico dei gestori! Allora mi chiedo a cosa servono questi dipendenti pubblici, Assessore; le sue strutture regionali a cosa servono a livello urbanistico, se il censimento del territorio, con tutti gli edifici privati e non, deve essere effettuato dai gestori nel raggio di trecento metri? Assessore, facciamo lavorare anche questi uffici pubblici!

Questa legge a regime si risolverà in un nulla di fatto. L’unico aspetto positivo potrà essere un censimento dell’esistente, ma che sarà costato moltissimo ai gestori. Censimento dell’esistente e basta, perché la concretizzazione dei siti attrezzati non è così facilmente realizzabile. Ripeto, così come è impostata questa legge non darà senz’altro i frutti sperati; creerà, invece, come si sta verificando, non pochi disagi e molto malcontento.

Assessore, le consiglio di ascoltare qualche gestore e di partecipare a tavole rotonde organizzate da enti e associazioni varie, perché il disappunto è veramente elevato. Ci auguriamo che ci sia questa attenzione, che l’Assessore ha detto di voler rimandare a qualche commissione, anche se non abbiamo ancora ben capito quale.

Non ritiriamo però la mozione. Se effettivamente volete dare una dimostrazione di sensibilità nei confronti di queste problematiche, non vedo perché dobbiamo oggi ritirare questa mozione. Siete liberissimi di non votarla e di assumervi le relative responsabilità.

PrésidentJe soumets au vote la motion:

Conseillers présents: 28

Votants: 5

Pour: 5

Abstentions: 23 (Agnesod, Bionaz, Borre, Cerise, Charles Teresa, Comé, Cottino, Cuc, Ferraris, Fiou, La Torre, Louvin, Marguerettaz, Martin, Nicco, Ottoz, Pastoret, Perrin, Perron, Praduroux, Rini, Vallet, Viérin D.)

Le Conseil n’approuve pas.