Oggetto del Consiglio n. 2288 del 15 novembre 2001 - Resoconto
OGGETTO N. 2288/XI Continuazione della discussione del disegno di legge: "Costituzione di una società per azioni per la gestione della Casa da gioco di Saint-Vincent" e dello Statuto della società Casinò de la Vallée S.p.A.
Président Nous reprenons nos travaux par l’examen des points n° 25 et n° 26, discussion conjointe, je le rappelle.
La parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU) Ho atteso un attimo per rispettare il principio dell’alternanza fra un Consigliere dell'opposizione e uno di maggioranza visto che ieri l’ultimo intervento è stato quello del collega Tibaldi. Innanzitutto una battuta in riferimento ad un'ipotesi scherzosa che ieri è stata adombrata in occasione dell’intervento del collega Beneforti: mi sta bene essere oggetto di scherzo, però voglio chiarire pubblicamente che non ho nessun incarico all’interno della BVA. Ho invece un incarico di amministrazione in una banca di credito cooperativo è un incarico che ovviamente non è politico e c’è la prova del nove perché, se fosse un incarico politico, non ci sarei io.
Il relatore Borre, Consigliere che stimo, ieri ci ha invitati ad una riflessione libera da "steccati" e onesta dal punto di vista intellettuale. Cercherò di uniformarmi al suo invito per fare solo alcune osservazioni, vista anche la completezza dell’intervento del collega Beneforti del mio gruppo che ieri ha svolto un intervento ampio e totalmente condivisibile. Credo che ci sia del vero quando si afferma che questa soluzione è il frutto di una vicenda storico-processuale, è il frutto di un contenzioso subito dall’Amministrazione, risoltosi positivamente, ma che ha creato innumerevoli problemi. Mi pare, se non ho capito male, che sia questa l’argomentazione più forte di chi sostiene la regionalizzazione della Casa da gioco attraverso la costituzione di una S.p.A. È come se il timore di ripetere quella vicenda, quella fase facesse propendere i proponenti per una soluzione "blindata" sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista giuridico.
Si sceglie così lo schermo formale della società per azioni con intero capitale pubblico, società che sarà gestita da un consiglio di amministrazione a sovranità limitata. Non credo però che sia corretto ritenere che questa preoccupazione sia poi così importante, intanto è una preoccupazione che smentisce un'affermazione del Consigliere Borre quando qualificava coraggiosa la soluzione che stiamo votando.
Mi sembra invece poco coraggiosa perché ha come scopo principale quello di evitare problemi di carattere giuridico-contenzioso. Ma voglio soffermarmi un attimo anche su questa argomentazione che non nego abbia una sua rilevanza, lo capiamo tutti che la costituzione di una S.p.A. mette al riparo l’Amministrazione da eventuali ricorsi. Peraltro, come altri hanno già detto, in qualsiasi gara di appalto, in qualsiasi assunzione pubblica è prevista la possibilità di ricorso, eppure non si smette di fare assunzioni pubbliche attraverso concorso, né si smette di fare appalti.
Voglio dire che è un rischio fisiologico, non è un rischio patologico dell’Amministrazione. Se la gara è fatta bene, normalmente la possibilità di fare dei ricorsi diminuisce. Ma se noi per un momento pensassimo di fare una gara, che venisse poi impugnata da un eventuale soggetto soccombente per ragioni di illegittimità, cambierebbe poi molto rispetto alla situazione che andiamo prefigurando? Probabilmente ci troveremmo di nuovo nella necessità di proseguire o di fare una nuova Gestione Straordinaria. Ma in cosa la Gestione Straordinaria si differenzia nella sostanza - non nella forma - dalla soluzione della società per azioni? A me, francamente, grosse differenze, se non dal punto di vista giuridico e formale, sfuggono.
Sostanzialmente abbiamo in entrambi i casi due tipi di gestione affidati ad una struttura a forma privatistica, ma in cui il ruolo pubblico è essenziale sia per quanto riguarda l’intervento finanziario di capitale, sia per quanto riguarda la gestione, che avviene più o meno con le stesse forme che oggi ci vengono proposte, quindi mi sembra che anche questo "spauracchio" sia, non dico infondato, però per certi versi un po' pretestuoso. Non utilizziamo poi nel caso in esame il termine "privatizzazione", altrimenti si rischia di fare confusione. Mi sembra che possiamo tutti concordare che avremo una gestione pubblica della Casa da gioco attraverso una forma, la società per azioni appunto, di diritto privato.
Non sto a ripetere osservazioni che altri prima di me hanno fatto sulla situazione particolare della Regione rispetto all’economia e alla finanza. È ormai un dato consolidato in Italia, in Europa, in tutto il mondo occidentale, quello della privatizzazione dell’economia; qui invece continuiamo ad assistere ad una pubblicizzazione dell'economia attraverso la regionalizzazione, un fenomeno che si è via via consolidato attraverso la creazione di Finaosta, BVA, DEVAL, ecc.
È un percorso in controtendenza. Io non credo che ci sia una privatizzazione buona e una pubblicizzazione cattiva o viceversa; credo che siano i periodi storici, le esigenze economiche e finanziarie a dover dettare le impostazioni di queste scelte. Trovo però anomalo, perché la situazione della Valle d’Aosta non si discosta dal punto di vista economico e finanziario dalle situazioni delle altre regioni italiane ed europee, che nel settore economico-finanziario la Regione "marci" in senso opposto rispetto agli altri.
Questo è tanto vero perché, e ne faccio solo un cenno, se noi andiamo a vedere anche le proposte di legge che diverse forze politiche hanno presentato per l'istituzione di case da gioco, vediamo che il ventaglio delle possibilità di gestione è sempre molto aperto. Non viene mai esclusa la possibilità di ricorrere a gare di appalto anche a livello internazionale in modo da garantire un'effettiva privatizzazione della gestione della Casa da gioco perché, ripeto, privatizzazione significa capitale privato, finché il capitale è pubblico, la gestione è pubblica e il Consiglio di amministrazione, come nel nostro caso, è vincolato da un mandato fiduciario che fra l’altro lo vincola anche relativamente alle possibilità strategico-aziendali.
Mi sembrerebbe ingenuo credere che il Consiglio di amministrazione della prossima S.p.A. possa decidere autonomamente le strategie del Casinò senza tener conto dell’azionista di riferimento. No, sarà l’azionista di riferimento a decidere praticamente tutto; intanto, attraverso altra società, avrà la proprietà dei beni in cui si esercita l’attività, questo è un condizionamento assoluto, e poi ci sono le nomine, ci sono i rinnovi, ci sono le pressioni - come è normale in una società di capitali - che l’azionista di maggioranza fa nei confronti del Consiglio di amministrazione. Il Consiglio di amministrazione è al servizio dell’azionista di maggioranza, questa mi sembra una banalità. Quindi la Regione diventa padrona, diventa il gestore, mette i quattrini, ma non si assume direttamente la responsabilità.
A questo proposito voglio ancora soffermarmi su un punto non nuovo che ho già avuto occasione di portare all’attenzione del Consiglio. Credo che il Consiglio, approvando il disegno di legge, lo Statuto e il successivo disciplinare o convenzione - non so come verrà chiamato tale provvedimento -, deliberi in forma masochistica l’esautoramento dei propri poteri. Questo è un dato. Approvando la legge e quindi autorizzando la costituzione della società per azioni, il Consiglio perde ogni possibilità di effettivo controllo e sulla gestione e sull'attività in concreto della Casa da gioco.
Come dicevamo prima spetterà alla Giunta nominare gli amministratori della nuova società, spetterà a questi ultimi gestire fiduciariamente la Casa da gioco. Il Consiglio non ne saprà più niente o quasi, il Casinò agirà infatti in regime di diritto privato sotto la regia del Presidente della Regione, protetto da "gusci" normativi che impediranno a chiunque di mettere il naso in un'attività privata. Privata, ma svolta con denaro pubblico. Io non riesco a capacitarmi come su una tale enormità, che viene ripetuta da anni in Valle d’Aosta, un'enormità che non trova riscontro in nessuna regione al mondo, un'enormità che consegna in mano al Presidente della Regione pro-tempore la finanza e l’economia della Regione, che impedisce l’effettivo controllo sulla gestione di fondi pubblici, che crea preoccupanti squilibri istituzionali - perché anche di questo si tratta -, non venga percepita quella giusta preoccupazione dei politici, dei media e dell'opinione pubblica.
I Consiglieri relatori si sono posti questi problemi, ne hanno accennato, e hanno indicato delle soluzioni - mi sia consentito - piuttosto ingenue. Ieri il Consigliere Borre, leggendo la relazione, ha detto che il Consiglio avrebbe mantenuto gli atti di indirizzo politico ma, alla luce dell'esperienza maturata in quest’aula, crediamo che il Consiglio con questi atti di indirizzo politico possa avere un qualche ruolo effettivo, vero, concreto nella gestione della Casa da gioco? Credo che ci illudiamo se pensiamo questo, è realtà di tutti i giorni, non possiamo pensare questo.
Secondariamente il Consigliere Borre ha proposto il cambiamento del Regolamento consiliare per permettere ai consiglieri un'attività di stimolo - io dico soprattutto di controllo - più pregnante. Lo scopo è buono, però la proposta è impossibile perché la S.p.A. lavora in regime di diritto privato, quindi è protetta da uno scudo normativo che rende impossibile a chiunque mettere il naso senza che non ci sia la mediazione di chi effettivamente la gestisce e di chi nomina gli amministratori e il Consiglio di amministrazione, quindi il Consiglio non potrà mai avere direttamente accesso ad informazioni di una S.p.A., ma dovrà sempre passare attraverso la mediazione necessaria - quindi il confronto politico, ma non regolamentare - della Giunta che è quella che controlla la Casa da gioco e nomina, revoca, rinnova gli amministratori.
Questo problema, che ho posto più volte all’attenzione di questo Consiglio, di un'economia che viene regionalizzata, ma il cui controllo sfugge al Consiglio regionale, con questa decisione, questa linea, questa traccia definita ormai da anni viene ulteriormente rafforzata e avrà come conseguenza anche di carattere istituzionale un ulteriore svilimento del lavoro del Consiglio e della dignità dei consiglieri regionali, perché di questo si tratta.
Oggi mi dispiace dirlo, ma il Consiglio regionale con un atto autolesionistico firmerà una cambiale in bianco alla Giunta pro-tempore, poi la Giunta potrà svolgere bene o male questo mandato in bianco, non voglio fare in questa sede un processo alle intenzioni o entrare nel merito della gestione che verrà fatta, però sottolineo un problema da una parte di carattere economico, dall’altra politico-istituzionale, che questa decisione aggrava enormemente senza che in Consiglio ci sia l’apparente consapevolezza della gravità di questa decisione.
Concludo partendo da dove era partito ieri il Consigliere Borre che, esordendo nel suo intervento, ricordava un vecchio motto valdostano: "Bien faire et laisser dire", credo che la morale di questa decisione sia invece: "Bien dire et laisser faire".
PrésidentLa parole au Conseiller Aloisi.
Aloisi (GM1)Nel rispetto del principio dell’alternanza, stamattina - anche se preso dalla stanchezza, l’intervento preferisco farlo intervenendo nella discussione generale - ho apprezzato molto l’intervento del Consigliere Curtaz quando, attraverso un ragionamento serio e pacato, ha invitato il Consiglio a riflettere sugli strumenti di controllo che lo stesso si deve dare. Come aveva ben delineato il relatore nella parte finale del suo intervento, tutta la questione legata ai controlli dovrà essere normata dalla Commissione Regolamento e su questo credo che avranno tutto il tempo per riflettere attentamente.
L’intervento del Consigliere Curtaz che ci ha richiamato in modo pacato alla riflessione, è diverso nei toni e nei contenuti rispetto ad un altro intervento, che non solo non mi ha convinto, che non solo ha creato tutta una serie di dubbi, ma che addirittura ha "messo" nella discussione forti elementi di confusione.
Mi riferisco in particolare all’intervento del Consigliere Tibaldi, persona che in questo Consiglio ascolto molto volentieri, ma il cui intervento, per il tono, lo stile, le considerazioni e le insinuazioni, è stato di bassissimo profilo. Aleggiava in quest’aula un fantasma, quello dell'insinuazione, che noi avevamo vissuto nella legislatura 1993-1998 quando, in situazioni di forte difficoltà, abbiamo dovuto operare tutta una serie di scelte difficili, che spesso mettevano a dura prova la coerenza del consigliere ma che erano necessari. Quell’intervento mi riportava a passi di manzoniana memoria quando quei Fra Cristoforo, che qui comunque sostenevano che la sposa doveva avere una dote cospicua, spesso venivano chiamati da Don Rodrigo con assiduità, a volte arrivava il richiamo dell’Innominato che si vedeva raramente e molto spesso c’era l’intervento dei bravi e ci dicevano: "Attenzione, siete corresponsabili di questo, avete la responsabilità di quest’altro, potreste rispondere ancora di quest’altro".
E nemmeno il padre provinciale, che ci ha chiamato a ragionare, a sopire, a calmare, ad indirizzare in un certo modo, ebbe considerazione. Quest’aula andò avanti con tranquillità e convinta di quello che faceva. Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti: siamo ai "sette anni" e nei sette anni la crisi del matrimonio non c’è stata, anzi oggi l’Amministrazione regionale si può dotare di uno strumento importantissimo non solo per gli aspetti economici, ma per tutto quello che ne consegue.
Quindi ragionamento di giustizialismo, di suggerimenti, Consigliere Tibaldi, li lasci fuori da quest’aula, qui si fa politica, qui si legifera a volte anche in modo pessimo, però abbiamo solo esclusivamente questa funzione e lo svolgiamo nel rispetto degli interessi generali.
Si sostiene che c’è molta confusione anche nel contenuto di questo disegno di legge; si confonde fra soci e gestione. Questo non è assolutamente concepibile né comprensibile quando si cerca di barare in questo modo. Noi possiamo avere una società pubblica con capitale interamente pubblico, ma con una gestione privata e credo che questo tranquillizzi sotto questo aspetto l’Amministrazione, superando quella tendenza pericolosissima di quella proposta di azionariato diffuso o addirittura di società mista, dimenticando spesso che la Casa da gioco è una società atipica, non omologabile ad altre aziende economiche e quindi si muove con una sua logica, con una sua dimensione, con una sua intuizione e con un procacciamento della clientela in modo diverso da quello tradizionale.
Sotto questo aspetto il disegno di legge che stiamo esaminando va nella direzione di custodire, proprio perché il capitale è interamente pubblico, gelosamente i "gioielli di famiglia", questa frase l’ho usata in sede di approvazione del bilancio della Casa da gioco e la ripeto: noi oggi ci dobbiamo fortemente interessare a custodire in modo geloso questo gioiello che, anche con le difficoltà e le traversie che ha dovuto attraversare in questi anni, resta comunque un gioiello.
Credo che con questo disegno di legge si stiano creando le migliori condizioni possibili per poter affrontare con serenità il futuro di questa Casa da gioco, anche in considerazione di quelle che possono essere le competitività che si scateneranno a seguito di eventuali aperture di altre Case da gioco, che credo che a questo punto siano quasi imminenti e di difficile rinvio.
Questa legge ci mette al passo con i tempi dettati dal mercato a cui spesso molte concezioni politiche si richiamano non solo a livello nazionale, ma anche nella nostra Regione, e noi ci stiamo dotando di una serie di strumenti che dovrebbero metterci nelle condizioni di mantenere il vantaggio accumulato in questi anni che ci deriva dall’esperienza, dalla professionalità maturata ed acquisita dai dipendenti e credo che anche alla Gestione Straordinaria, per il ruolo che ha svolto, vadano comunque i ringraziamenti di questo Consiglio, anche se ci sono stati momenti di criticità.
Chi sarà chiamato a gestire con sistemi privatistici la Casa da gioco dovrà porre molta attenzione per evitare che ci sia una mobilità indiretta del personale, quindi occorre porre l’attenzione per valorizzare il management che c’è in quel di Saint-Vincent e che molto probabilmente potrebbe essere "appetito" da parte di chi si accinge ad aprire un'azienda atipica come quella della Casa da gioco. Questo argomento richiede molta sensibilità e tatto per evitare lo svuotamento delle professionalità e delle maestranze che si sono formate dopo anni di lavoro in questo settore.
E poi c’è da sottolineare l'aspetto molto innovativo di questa legge: la partecipazione, sia pure minimale, del Comune di Saint-Vincent. Spesso ci si dimentica che il Comune di Saint-Vincent ha vissuto in modo avulso e quasi da estraneo la vicenda della Casa da gioco, poiché poco è stato coinvolto direttamente - perché le gestioni avevano altri interessi - in quelli che potevano essere i benefici che venivano da questa attività economica.
Non mi riferisco agli indotti e basterebbe pensare quale ruolo hanno avuto i piccoli casinò nei comuni francesi, laddove sono diventati motore di sviluppo turistico ed economico. La Casa da gioco, pur essendo una cosa a sé stante in questo momento, in quella fase storica ha inteso il Comune di Saint-Vincent come un corpo estraneo. Credo che questa partecipazione simbolica metta in condizioni il socio di poter attivare un'inversione di tendenza che porti dei benefici alla stessa cittadina termale dandole il ruolo che le è proprio: una cittadina turistica sempre più riviera delle Alpi.
Non ripeterò altre considerazioni che erano contenute nella relazione del Consigliere Borre, ribadisco che questa è una buona legge e sono convinto che si aprirà una fase nuova, positiva, e che stiamo mettendo nelle condizioni di operare al meglio quelle persone che fino ad oggi con fatica e con responsabilità hanno portato avanti la Gestione Straordinaria. Con questa considerazione termino l’intervento dichiarando fin d'ora che il mio voto sarà favorevole.
PrésidentLa parole au Conseiller Piccolo.
Piccolo (SA)La proposta di legge di una società per azioni a totale capitale pubblico per la gestione della Casa da gioco di Saint-Vincent ed il relativo Statuto, è una proposta che, a detta di esperti, è da considerarsi una scelta quasi obbligata per evitare ancora altri anni di contenzioso.
Quindi dopo anni di ricorsi e controricorsi, con tutti i problemi che ne sono conseguiti - tralascio ogni altro commento in proposito che hanno già bene sottolineato i due relatori -, e ricordando il fatto che la maggioranza di allora e di oggi avevano avuto ragione, ma anche coraggio, questo ci deve essere oggi riconosciuto - e qui volevo sottolineare al collega Beneforti che il senso di responsabilità lo abbiamo già avuto allora, lo avremo anche oggi -, dopo un contenzioso che, dicevo, ha portato ad una lunga Gestione Straordinaria che ha comunque permesso di mantenere le attuali maestranze, oltre che un certo gettito finanziario alle casse regionali, si è deciso, pertanto, di seguire la strada intrapresa dai Casinò di Campione d’Italia, di San Remo e di Venezia con la proposta appunto di una società per azioni a totale partecipazione pubblica.
Devo confessare che ci stupiscono alcuni interventi fatti dai colleghi dell'opposizione sulla S.p.A. pubblica. I comuni e le regioni dove sono insediati i Casinò a cui ho appena fatto riferimento sono governati da forze politiche che oggi qui non si riconoscono nelle scelte delle S.p.A. di tipo pubblico.
Va sottolineato il fatto che la Giunta regionale in un primo tempo aveva proposto come unico azionista la Regione Valle d’Aosta, ma negli incontri di maggioranza è emersa la volontà politica, portata avanti anche da parte della Stella Alpina, di aprire agli enti territoriali ed anche in questo caso il modello di riferimento è lo stesso delle altre case da gioco nazionali.
Il compromesso in questa prima fase è stato individuato affidando il 99 percento delle quote azionarie alla Regione e il restante 1 percento ai comuni interessati ed in particolare al Comune di Saint-Vincent.
Per noi della Stella Alpina è di fondamentale importanza che il Comune che ospita il Casinò della Vallée possa essere protagonista della sua gestione ed inoltre, con l’emendamento presentato dal Presidente della Regione, che recita: "Possono essere soci della Casinò de la Vallée S.p.A. la Regione autonoma Valle d’Aosta ed i Comuni della regione interessati", resta aperta la possibilità anche ad altri comuni, in particolare, secondo noi, quelli del comprensorio che, nel loro insieme, possano proporre una più ampia offerta turistica diversificata - e non sto qui a sottolineare le stazioni e gli impianti sciistici importanti con richiamo internazionale del comprensorio, oltre che alcune strutture ricreative, sportive e culturali -, un'offerta turistica non solo per gli avventori della Casa da gioco, ma con il coinvolgimento anche dei propri familiari.
Un giudizio pertanto in gran parte positivo a questo primo passo gestionale fuori da ogni possibile contenzioso, ma la Stella Alpina intende ancora una volta sottolineare, anche in questa occasione, la precisa intenzione che riguarda la futura gestione del Casinò e cioè quella che, in tempi non troppo lunghi, si possa giungere alla costituzione di una "Public Company" a capitale misto pubblico-privato, prospettiva tra l’altro sottolineata anche dal Presidente della Regione nel suo intervento.
Siamo convinti che dobbiamo imboccare in prospettiva la strada che porti ad un azionariato diffuso per poter permettere, perché no, anche ai cittadini valdostani di diventare azionisti della Casa da gioco. Il Casinò di Saint-Vincent è un bene di tutti i Valdostani, una delle più importanti fonti economiche ed occupazionali della nostra Regione, è giusto quindi che tutti ne possano usufruire. Per quanto attiene la proposta di legge ed il relativo Statuto oggi in discussione, ci auguriamo ed auspichiamo che il nuovo Consiglio di Amministrazione si dimostri all’altezza di pilotare il nuovo processo e pertanto bisognerà individuare un management preparato, capace di assumersi le responsabilità della gestione, pronto a dare risposte ai sempre più tempestivi cambiamenti in atto nel mercato del gioco, quindi al passo con i tempi e tenendo in debito conto l'ormai prossima apertura di nuove case da gioco previste sul territorio nazionale ed in altre nazioni a noi confinanti.
Queste erano alcune doverose osservazioni e puntualizzazioni che la Stella Alpina si sente in dovere di dichiarare a questo Consiglio e in conclusione esprime, pur con le considerazioni sopra esposte, il voto favorevole al disegno di legge anticipando anche quello relativo all'approvazione dello Statuto.
PrésidentLa parole au Conseiller Frassy.
Frassy (FI)Le riflessioni che farò nella discussione generale anticipano gli emendanti che abbiamo annunciato di depositare, emendamenti che hanno un loro filo logico e soprattutto un filo politico.
È evidente che questo tipo di soluzione è una soluzione, come ha detto il collega Tibaldi nella discussione generale di ieri pomeriggio, che a noi non piace, è una soluzione minimale rispetto a quelle che erano le aspettative che anche settori della maggioranza, che oggi si sono uniti al coro della soddisfazione per questo disegno di legge, non digerivano nei mesi in cui ancora si discuteva su quale potesse essere il futuro del Casinò.
Poi, come sappiamo, la politica è fatta molte volte di mezzi passi avanti e di due passi indietro e ci sono delle forze politiche, la Stella Alpina è fra queste, che hanno capacità di adattarsi a quelle che sono le situazioni, anche perché spesso si crede in evoluzioni che potrebbero avvenire con questo azionariato diffuso, che è una suggestione, collega Piccolo, che anche noi avevamo recepito quando lei, come Presidente di commissione, ma comunque come esponente autorevole del suo movimento, aveva illustrato e sostenuto con grande enfasi di stampa.
Oggi prendiamo atto che la maggioranza politica di questa Assemblea va in una direzione leggermente diversa rispetto a quella che era stata tratteggiata solo qualche mese fa e, pur non condividendo questo tipo di impostazione, riteniamo che vadano fatte alcune precisazioni che non esproprino completamente il ruolo politico e di controllo che questo Consiglio, a nostro avviso, deve continuare ad avere in una nuova gestione del Casinò. Pensiamo che non si possa gestire la "questione Casinò" liquidandola con il Codice civile e con la S.p.A. quando poi l’uno e l’altra nei fatti sono sempre denari che provengono da un unico socio, che è un socio pubblico, che è l’Amministrazione regionale.
Pensiamo che un bilancio di 300 miliardi, qual è il bilancio del Casinò, con qualcosa come 800 dipendenti, non possa essere lasciato a quella che è la discrezionalità politica assoluta ed indiscussa della maggioranza o meglio del Presidente della Regione, non per il Presidente Dino Viérin, ma perché riteniamo che non abbia senso alcuno che una così ampia fetta di quella che è l’economia e di quelle che sono le risorse occupazionali di questa Regione venga gestita con denaro pubblico, ma sfugga alle doverose logiche di controllo del denaro pubblico.
Di più: normalmente nelle S.p.A. ci sono dei meccanismi che vanno a contemperare le scelte decisionali del consiglio di amministrazione, rispetto al controllo che il consiglio stesso subisce da parte del collegio sindacale che dovrebbe essere a garanzia dei soci tutti.
Noi abbiamo un'idea leggermente diversa su chi siano i soci di questa S.p.A. Leggendo la legge che stiamo per votare, arriviamo al paradosso di dire che le azioni sono nominative nella persona pro-tempore del Presidente della Regione. Perché parlo di paradosso? Perché poi il collega Tibaldi, sviluppando questo paradosso, formulava quelle domande che potevano sembrare forse un po' provocatorie, ma che evidenziavano quello che era l’anomalia, il disagio di una S.p.A. che diventava una S.p.A. di tipo unipersonale. Riteniamo invece che i soci siano i 35 consiglieri regionali che rappresentano la comunità valdostana che ha dato loro mandato di rappresentarla in questa Assemblea ed è su questo ragionamento che riteniamo che alcune questioni debbano rimanere all’interno di questo Consiglio e non possano essere completamente delegate ed espropriate al Consiglio.
Non so se i colleghi, che hanno letto il testo di legge, si siano posti la domanda di cosa del Casinò da dopo domani noi avremo modo di controllare, di approfondire, di verificare. Io penso molto poco. Sapete che prima della Gestione Straordinaria e con la Gestione Straordinaria il Consiglio regionale aveva ancora dei compiti di verifica e di controllo sulla gestione. Oggi andiamo ad approvare una legge, insieme a questa legge andiamo ad approvare lo Statuto del Casinò e perdiamo ogni controllo sullo Statuto stesso che approviamo perché l’assenza di ulteriori precisazioni, che sono oggetto del nostro primo emendamento, fanno sì che la S.p.A. possa modificarsi a proprio piacimento lo Statuto.
Noi riteniamo invece che questo non debba e non possa accadere per i motivi che ho cercato di illustrare, quindi con il nostro primo emendamento riteniamo che - non solo lo Statuto della Casino de la Vallée - anche ogni successiva modificazione debba essere approvata con delibera del Consiglio regionale, questo per consentire che ci sia quel cordone ombelicale che possa evitarci di perdere ogni collegamento con una gestione importante per diversi riflessi.
Il capitale della S.p.A. può essere oggetto di trasferimento in base a quelli che sono i meccanismi che sovrintendono la gestione di una S.p.A., l’assemblea dei soci e il consiglio di amministrazione in questo campo hanno totale discrezionalità.
Noi riteniamo invece che questo non debba accadere, riteniamo che il capitale sociale detenuto dalla Regione possa essere trasferito ad eventuali altri soci solo con una deliberazione di autorizzazione del Consiglio regionale in quanto riteniamo che anche qui la scelta politica che oggi ci fa discutere questo disegno di legge non debba finire con questo provvedimento. Riteniamo che politica e gestione della Casa da gioco in questa Regione siano sempre state finora due entità molto "finitime" e che non sia auspicabile, in una situazione di socio al 99 percento della Regione, che questo sistema debba di colpo cambiare.
Parlavo prima dei meccanismi di controllo. I meccanismi di controllo in questa S.p.A. sono completamente assenti perché la Giunta andrà a fare le sue nomine del Consiglio di amministrazione e del Collegio sindacale. Riteniamo che, quanto meno per salvaguardare più la forma che la sostanza - ma iniziamo a salvaguardare la forma, poi della sostanza andremo a discutere successivamente anche perché spesso si dice che la forma stessa può essere sostanza - la nomina del Collegio sindacale rimanga atto di questo Consiglio, dove sono rappresentate tutte le componenti politiche, dove è rappresentata la comunità valdostana e dove mi sembra normale che la nomina dell’organo di controllo non venga fatta dallo stesso organo che fa la nomina degli amministratori stessi, altrimenti penso che andare a parlare di organo di controllo sia un puro esercizio retorico, ma che nei fatti non aggiunga nulla, se non forse la prassi di dire che cinque posti sono più di tre, ma che forse non sono poi così tanti e sufficienti e che di conseguenza gli insoddisfatti, gli esclusi possono poi trovare compensazione nei posti del Collegio sindacale.
Dicevo all’inizio di questo mio ragionamento che nel passato il Consiglio regionale è sempre stato coinvolto in maniera sistematica e ricorrente in quelle che erano le vicende della gestione del Casinò, quanto meno per essere informato, quanto meno per apprezzare o criticare quelli che erano i risultati gestionali.
Con questa legge non ci saranno più bilanci da portare in Consiglio, non ci saranno più approfondimenti da effettuare in Consiglio.
Riteniamo invece che sia importante, perlomeno in questa fase - poi può darsi che gli auspici del collega Piccolo si concretizzino e che la gestione assuma dei connotati diversi rispetto a quelli che oggi sembra avere - che rimanga un momento di confronto politico in quest’aula, nel senso che si possa capire quello che è stato fatto e si possa interloquire con il Presidente della Regione ed esprimere quelli che sono i punti di vista delle varie forze politiche.
Di conseguenza riteniamo con il nostro quarto emendamento di inserire un obbligo di legge: entro 30 giorni dal deposito del bilancio della S.p.A. relazione al Consiglio regionale da parte del Presidente della Regione. Crediamo che questo sia un momento importante per evitare che questo Consiglio si espropri completamente di questa materia.
Altre sono le questioni che riteniamo necessarie nell’ambito di questo ragionamento. Ottocento dipendenti: sappiamo che in una realtà come quella della Valle d’Aosta ottocento dipendenti rappresentano una realtà occupazionale molto importante. Sappiamo anche che una S.p.A. totalmente pubblica è gestita con criteri - qui sfido qualsiasi consigliere di maggioranza non a sostenere, ma a provare il contrario - politici.
Sappiamo che molte volte la politica può essere cattiva consigliera quando si infila nella gestione dell'economia, pensiamo che quello che è accaduto fino a ieri, Gestione Straordinaria compresa, debba essere considerato anche per quella che sarà la futura gestione della S.p.A. Allora chiediamo che nell’articolo 9, che definisce i contenuti del disciplinare che questo Consiglio prossimamente sarà chiamato ad approvare, venga aggiunta una lettera e), che, oltre agli argomenti contenuti nei punti precedenti: l’uso dei beni materiali, i proventi spettanti alla Regione, i finanziamenti, le strutture e le modalità di controllo da parte della Regione, vengano fissati anche dei principi per quanto riguarda il reclutamento del personale e soprattutto i criteri di accesso ai ruoli dirigenziali.
Non riteniamo che questo sia un eccesso di "dirigismo", ma riteniamo che questo sia un necessario momento di chiarimento politico di una S.p.A. che, comunque sia, verrà gestita con "forma mentis" che non potrà prescindere da quelli che sono i vizi e i pregi della politica stessa. Nel chiudere questo mio ragionamento mi soffermo sul problema della liquidazione: è evidente che la liquidazione è necessaria e difficilmente potrà chiudersi in tempi rapidi, è probabile che la liquidazione occupi per parecchi mesi il liquidatore e che di conseguenza si affianchi alla S.p.A. che nel frattempo avrà acquisito una sua operatività e, nel silenzio di quelli che devono essere i requisiti del liquidatore, riteniamo che sia opportuno precisare che quella nomina debba essere incompatibile con ogni funzione di rappresentanza della Regione in consigli di amministrazione piuttosto che in collegi sindacali di società che dalla Regione sono partecipati.
Questi emendamenti non stravolgono il senso politico di questa legge, legge che, ripeto, non condividiamo per quella che è la sua impostazione gestionale, ma hanno lo scopo e il merito di evitare di estromettere con la votazione di questa legge il Consiglio regionale da quelle che sono le vicende, le scelte politiche, le scelte strategiche di una realtà come il Casinò che non può essere liquidata come può essere liquidata la piccola società, o la società anche non piccola, come possono essere le tante S.p.A. che ormai sono i bracci operativi della Giunta regionale.
Non penso che possa valere l’equazione per la Casino de la Vallée S.p.A., che dunque si possa gestire questa vicenda nella stessa maniera con cui si gestisce Centro Sviluppo S.p.A., con cui si gestisce Vallée d’Aoste Structure S.r.l. - se non sbaglio - o Finbar, o quelle altre piccole o medio-piccole realtà che movimentano alcuni miliardi e che fra l’altro sono realtà destinate a finire perché sono S.p.A. che hanno degli obiettivi mirati.
Il Casino de la Vallée sicuramente è una realtà che non è a tempo determinato, è una realtà in sviluppo e riteniamo che proprio su questi presupposti occorre mettere maggiore attenzione a quello che deve essere il coinvolgimento politico di questa Assemblea.
La legge, così come è stata portata all’Assemblea, è un provvedimento che estromette totalmente e definitivamente il Consiglio regionale dalle vicende della Casa da gioco. Riteniamo che questo non sia opportuno e confidiamo che su questi emendamenti, che andiamo a depositare e che puntualmente vanno ad intervenire sulle questioni che ho cercato di illustrare, ci sia un confronto politico franco su quelle che possono essere le motivazioni che possono portare al recepimento o all'esclusione di tutti o di alcuni di essi.
PrésidentLa parole au Conseiller Perron.
Perron (UV)La mienne sera une intervention très brève pour exprimer à l’Assemblée des sentiments sur une question que j’avais suivie peut-être plus dans la législature passée que dans la présente. Je me rappelle que le sentiment que plusieurs d’entre nous avaient dans d’autres moments sur la "question Maison de jeu" c’était d’avoir entrepris la solution d’un problème qu’on voyait avec difficulté dans la législature passée. Tout le contentieux, dont on ne voyait pas la définition, nous avait fait discuter beaucoup et amené à des choix très médités.
Je dois avouer que les choix que nous avons faits pendant la législature passée aujourd’hui nous ont donné raison en nous permettant de définir une situation qui, me semble-t-il, trace des contours et un parcours plus clair que par rapport auparavant.
Il me paraît donc que nous avons "entrepris" une bonne direction qui permet de regarder au futur de la Maison de jeu avec plus d’optimisme, avec plus d’espoir, avec la conviction que cette société, cet instrument économique et social pourra jouer dans le contexte économique valdôtain un rôle plus fort par rapport à celui qu’il a joué dans le passé.
Avec cette loi nous donnons la possibilité de créer une société anonyme privée, dont le capital est détenu presque totalement par l’Administration régionale. Personnellement je ne partage pas toutes les remarques qui ont été faites, même des remarques lourdes qui prospectent des situations pas claires qu’évidemment, si nous les envisageons, collègues de la minorité, nous ne les partageons pas.
J’avoue que nous nous retrouvons sur les choix qui sont faits politiquement avec cette loi. A travers cette loi nous donnons la possibilité de résoudre un grand problème et de regarder au futur pour qu’il y ait une solution définitive pour ce qui concerne la Maison de jeu. Il est passé trop de temps par rapport au moment où la Gestion Extraordinaire a commencé, aujourd’hui on entrevoit la fin de ce tunnel et cela nous permet de regarder avec plus d’optimisme par rapport au futur.
Nous tous sommes conscients de l’importance de cet instrument représenté par le Casino de la Vallée du point de vue économique et de l’occupation, ainsi que de tous les autres aspects liés à la Maison de jeu, donc nous donnons pleine confiance à l’Exécutif pour qu’il fasse les choix les meilleurs afin qu’il y ait une relance concrète de la Maison de jeu.
Je ne sais pas si les collègues de l’Assemblée ont le même sentiment, parfois je sens de vivre dans une Région qui est toujours plus déserte.
Je ne sais pas si cela se vérifie après les événements de 11 septembre, si c’est dû à une crise économique générale, mais si nous sommes vraiment une Région à vocation touristique, comme cela doit être, nous venons de participer tous à un très important moment de réflexion sur le tourisme qui se développe à Saint-Vincent, nous devons exploiter tous les moyens dont nous disposons pour relancer fortement cette Région au point de vue touristique. Le passage à travers le Casino me semble aujourd’hui, comme pour le passé, l’instrument le plus important et le plus fort.
J’invite l’Exécutif, à qui revient de nommer le Conseil d’administration, à réfléchir de façon approfondie sur cette nomination afin de choisir des personnes qui sont à même d’imprimer des idées, des projets, des atouts à cette Maison de jeu. Avec cet esprit nous partageons le parcours qui est tracé dans cette proposition, nous partageons la route qu’en tant que majorité nous avons essayé de parcourir. Cela dit, j’ai la confiance que nous sortons, je le répète, d’un tunnel que peut-être nous avons emprunté il y a trop de temps et cela nous permet de regarder avec plus d’optimisme et plus de confiance au futur de la Maison de jeu.
PrésidentJe rappelle que six amendements ont été déposés par Forza Italia ainsi qu’un ordre du jour. Avec la clôture de la discussion générale il deviendra impossible d’y apporter des modifications ou d’en rajouter d’autres. La discussion générale est close.
La parole au rapporteur, Conseiller Cerise.
Cerise (UV)Devo confessare che mi viene difficile aggiungere qualcosa di completamente nuovo a quello che è stato detto finora perché il dibattito è stato intenso, serrato, approfondito.
Da questo dibattito mi pare di cogliere che il primo punto che si vuole oggetto di una contrapposizione è quello dell’affidamento della Casa da gioco ad una società totalmente privata oppure ad una società pubblica. È innegabile che le spinte dei profitti sono ottimi propellenti per vivacizzare le gestioni e per affrontare in modo agguerrito i mercati, ma credo che dobbiamo fare un passo indietro per mettere in evidenza luci ed ombre del trascorso che abbiamo avuto con società private.
All’inizio la società concessionaria, società privata della Casa da gioco, in piena collaborazione con la Regione seppe certamente sviluppare insieme all’attività di gioco l’ospitalità diretta e indiretta del Casinò, le terme, il tiro a volo, la riserva di pesca, i maneggi e tutto quello che ha contribuito a costruire un'ottima immagine di Saint-Vincent e far apprezzare questa località, ma direi la Valle, non solo nel bel mondo piemontese, ma anche ad una clientela proveniente dal centro e dal sud Italia.
Ma ad un certo punto il Casinò cessò di gestire le terme, così importanti per il nome di Saint-Vincent e per la sua comunità. Analogo discorso vale per il tiro a volo e i maneggi, questi ultimi poi diventati utilissimi parcheggi, ma usati come rivendicazione contro la successiva gestione al fine di danneggiarla. Da una lettura dei documenti e dall’inventario dei fatti risulta che man mano che si avvicinavano le ultime scadenze e il rinnovo delle concessioni abbiamo assistito ad una riduzione dell’impegno della società ad investire, pur sempre a fronte di importanti introiti per sé e per la Regione, in attività promozionali e nella manutenzione delle strutture complementari all'attività di gioco.
In altri termini abbiamo visto prendere le distanze da tutto quanto non era all’altezza di generare redditi paragonabili a quelli della Casa da gioco, senza tener conto di interessi più generali che potevano essere in modo sinergico tutelati e sviluppati con sforzi minimali, eppure la società, nel periodo fra il 1980 e l’arrivo di Gestione Straordinaria, vedeva premiare la sua attività con un beneficio di 805 miliardi a fronte di un'entrata per la Regione di 1.932 miliardi. L’analisi di quanto è avvenuto a Saint-Vincent insegna che le società private non si "fedelizzano" e hanno difficoltà ad aprirsi ad interessi generali diversi dal proprio tornaconto.
Mi fermo qui per limitarmi ad evidenziare che le società private hanno scopi precisi che non collimano con quelli generali di una collettività, contro i quali non hanno peraltro alcuna remora a contrapporsi quando si vedono impedite nel perseguire i loro. Se però vogliamo essere onestamente critici ed avere il coraggio di dire alcune verità, dobbiamo evidenziare come le convenzioni o gli atteggiamenti forse troppo benevoli di passate amministrazioni e soprattutto, ma questo Beneforti non lo può dire, l’atteggiamento di ossequiosa dipendenza psicologica del mondo politico eccessivamente disponibile con i gestori della Casa da gioco, anche per ottenere ad esempio, complici le forze sindacali, incrementi non equi di organici, ebbene sono attitudini che hanno finito con il generare una sorta di circolo vizioso che le società concessionarie hanno saputo sfruttare, trasformando a loro esclusivo beneficio in terreni di accerchiamento i precedenti servizi complementari alla Casa da gioco e all’attività turistica in genere.
Questa è la verità, e magari è il modello che vorreste riproporci, collega Beneforti? Magari con società ben note, collega Tibaldi? Le gestioni private palesano dunque forti contrasti, per cui affermare che la strada della gestione attraverso di esse sia l’eccellenza è molto azzardato, soprattutto se alla Casa da gioco si devono, com’è il caso nostro, dare valenze e ruoli che vanno al di là degli introiti di cassa. L’affidamento ad una gestione privatistica con società pubblica, lo sappiamo che potrebbe essere più debole per quanto riguarda la ricerca del profitto, ma è sicuramente più garante in questo momento almeno per quanto attiene ad una conduzione della Casa da gioco intesa anche come volano per interessi dell'intera collettività.
Questa forma di affidamento della gestione, che presenta fra l’altro un maggiore coefficiente di trasparenza, deve comunque mantenere i principi della conduzione privata e in questo senso la società deve essere sollecitata, ma deve essere anche autonoma sotto tutti i punti di vista, compreso quello inerente la questione dei controlli che poi andrò a riprendere.
Troppo evidente ribadirlo, ma mi pare importante farlo perché è un aspetto sul quale vedo la minoranza "scivolare" come se non interessasse: voglio ricordare anch'io che stiamo facendo quello che hanno fatto con ottimi risultati il Centro Sinistra a Venezia, Forza Italia a San Remo, Forza Italia e la Lega a Campione.
La formula è la stessa, cambia l’azionista principale che là è il comune, ma per il resto è tutto identico, persino il numero dei componenti il Consiglio di amministrazione, purtroppo noi arriviamo per cause di forza maggiore dopo di loro accumulando dei ritardi nell’attuazione dei piani di sviluppo e poi in fondo, se non vogliamo condividere la stessa "malattia", dobbiamo dire che, a fronte del quadro normativo che disciplina l’affidamento di aziende come le case da gioco, oltre che ragioni di opportunità che possono anche non essere condivise, su questo sono d’accordo, la scelta intrapresa per le altre case da gioco e che stiamo per fare è un passaggio obbligato.
Voglio però ipotizzare che l’evoluzione legislativa della materia e la presenza sul nascente mercato di società altamente professionalizzate - e non di speculatori - e selezionate possa riaprire il capitolo dell’affidamento della gestione delle case da gioco attraverso una maggiore partecipazione di queste società, beneficiando a questo punto dell'iniziativa privata.
Ci troviamo in un momento cruciale per la nostra Casa da gioco e questa proposta di legge ha delle valenze, per il momento in cui si situa, interne, esigenze interne come quella di dare una gestione a questa Casa da gioco, ma è anche un chiaro segnale per lo Stato italiano.
È stato opportunamente ricordato quanto la Casa da gioco sia incidente nel contesto economico e sociale della Valle. Chi ha memoria si ricorderà come, quando non c’era il riparto fiscale, o ai tempi della politica dei rubinetti che si aprivano e si chiudevano a seconda della coerenza del colore politico fra la Regione e lo Stato, politica che qualcuno vorrebbe far tornare in auge, fossero importanti queste entrate per realizzare in quei momenti fondamentali quelle opere pubbliche di cui si avvertiva la necessità o effettuare delle spese nel settore sociale. Allora l’importanza delle entrate del Casinò era più evidente ed immediata.
Oggi esse paiono un po' diluirsi all’interno delle grandi cifre del nostro bilancio, ma in realtà costituiscono il 16-18 percento delle spese di investimento dell’approvando bilancio. Analogo discorso vale per i ritorni che essa ha generato per il turismo, per l’economia, per la promozione di immagine della Valle d’Aosta, per l’occupazione.
Oggi un investimento capace di generare i mille posti di lavoro fra diretti e indiretti, che sono collegati alla Casa da gioco e a quei livelli retributivi, non è ipotizzabile sotto i ben oltre mille miliardi. Il ritorno di questi benefici in sede locale, in particolare in Comune di Saint-Vincent, è un passaggio ovviamente obbligato e i futuri sviluppi della Casa da gioco devono essere effettuati in modo attento affinché questa sia ancora più presente nel tessuto urbanistico di questo Comune, presupposto per poter incidere maggiormente in quello socio economico.
Dobbiamo riconoscere lo sforzo fatto in questa direzione da parte della Gestione Straordinaria e proseguire in questa direzione, favoriti con questo disegno di legge dalla partecipazione del Comune di Saint-Vincent alla vita della società di gestione.
La questione delle case da gioco è in via di evoluzione e al momento non si possono immaginare che scenari molto ipotetici. All'ipotesi di futuri casinò ogni nostra resistenza è insostenibile e diventa un'inaccettabile forma di difesa di un privilegio e qui concordo con chi ha fatto questo rilievo.
È del tutto opportuno però che, in ragione dell’esperienza maturata, ci sia la possibilità di dare il nostro contributo e che siamo chiamati addirittura per farlo, per fare in modo che l’apertura delle case da gioco avvenga nel rispetto di alcuni parametri, come quello dei bacini di utenza, la salvaguardia dei livelli di quantità e il rispetto e la valorizzazione della o delle professionalità. In questo ambito ritengo lungimirante il disposto della lettera e) dell’articolo 3, dove si prevede la possibilità per la società di partecipare ad iniziative simili italiane ed estere.
Se nasceranno casinò ben distribuiti sul territorio e di rango, credo che la nostra Casa da gioco potrà svolgere con la sua esperienza e le professionalità acquisite il ruolo di punto di riferimento per attivare sinergie e dare vita ad un'azione di fedelizzazione della clientela e aumentare la base dei frequentatori. D’altra parte oggi i casinò sono frequentati da una bassa percentuale di clientela: il 98 percento dei frequentatori dei casinò sono raccolti in un bacino di utenza limitato a circa 250 chilometri quadrati e rappresentano meno del 2 percento della popolazione adulta di questi bacini, tra i motivi di questa modesta percentuale e il legame con bacini tutto sommato limitati, vi è quello in capo al fatto che i casinò sono pochi e richiedono forti spostamenti per essere frequentati da un pubblico molto vasto, per cui risultano sconosciuti.
Sono dei centri per il divertimento considerati élitari ed esclusivi nei quali è possibile solo giocare. Sono convinzioni che vanno modificate offrendo oltre al gioco altri prodotti nell’ambito del divertimento e dell'occupazione del tempo libero.
Dobbiamo stare attenti che le nuove case da gioco non nascano perseguendo esasperatamente il fine di massimizzare i profitti da gioco, come avveniva nel passato, in condizioni di sostanziale monopolio perché questa logica porta inevitabilmente al venir meno di quei criteri e di quelle modalità gestionali che preservano le case da gioco dallo scivolare su chine negative per la società, inoltre esse riducono, anziché aumentare, il numero dei visitatori.
Sono preoccupato che alcune forme di eccesso di liberalismo, che vedo in alcune decisioni governative e magari al soldo dello Stato, aprano le porte ad avventure poco costruttive per favorire l’accesso alle case da gioco. I casinò devono mantenere la "o" accentata e non devono essere delle bische, collega Beneforti, sotto questo punto di vista la presenza della mano pubblica è una garanzia e la proposta di legge in approvazione è esemplare. Dobbiamo essere attenti agli sviluppi di questa nascente normativa che dobbiamo sollecitare e non contrastare per uscire dalle infinite incertezze in cui questa materia è sempre stata, incertezze che ci hanno pesantemente penalizzati; dobbiamo partecipare alla sua formulazione anche per difendere alcune prerogative della nostra realtà.
A fronte di ipotesi che sono state avanzate, ricordare che la situazione della Valle d’Aosta differisce molto da quella di altri casinò ove la licenza è comunale mi pare un atto prudenziale minimale. Anche qui un'ultima "evasione": già nel secolo scorso operavano in Valle dei casinò, uno era a Pré-Saint-Didier e l’altro a Saint-Vincent, ricordo come quest’ultimo fu fatto chiudere dal fascismo, è vero che più che dei casinò erano forse dei kursaal messi in piedi per distrarre la clientela che frequentava le terme.
Quando dopo la guerra si dette vita di nuovo alla Casa da gioco da parte di consiglieri regionali, che il collega Curtaz definì come figure di alto livello morale in un’altra occasione, ma che forse oggi chiamerebbe "biscazzieri", essa non fu voluta comunale, ma regionale. Questa scelta aveva alla base delle ragioni forti che non hanno perso alcuna delle loro valenze, molte di queste sono state ben ricordate nella relazione. Oggi è importante ribadire che il Casinò è e resta regionale così come ha sottolineato il Consigliere Piccolo. Di questo principio, che non è - si badi bene - così scontato, dobbiamo esserne tutti convinti, convincendo contestualmente i legislatori nazionali fra i quali pare soffi un "vento di generalizzazione" che fa prevalere un indirizzo equalizzatore per tutti i casinò con ripartizione degli utili fra Stato, Regione e comune, ai quali questi ultimi si viene pertanto a conferire se non un diritto di proprietà, quello del possesso attraverso il diritto al prelievo.
La definizione del capitale sociale della società di gestione riguarda la società di gestione, non la proprietà della Casa da gioco, ma la ripartizione delle quote azionarie, riservando alla Regione una quota non inferiore al 99 percento di cui all’articolo 5, è una scelta significativa che fissa bene i termini della questione e deve rappresentare un punto irremovibile, ma essa deve essere anche propedeutica per far comprendere anche allo Stato che in continuità con il passato gli utili vanno destinati interamente per la collettività valdostana. Una considerazione merita l’articolo 9, dove si prevede che i rapporti fra società e Regione avvengano sulla base di un disciplinare.
Condivido solo in parte la valutazione fatta da esponenti dell'opposizione in merito al rilievo secondo il quale la Regione, dopo aver costituito delle società pubbliche, non riesca a dialogare con queste. Secondo questa tesi, esse di fatto si sottrarrebbero al controllo del Consiglio regionale.
Indubbiamente nel percorso di revisione del Regolamento del Consiglio occorrerà dedicare a questo paragrafo un approfondimento volto a rendere più fluido lo scambio di informazioni e a regolare meglio le modalità con cui questo controllo deve essere esercitato da parte del Consiglio, tuttavia già oggi alcuni strumenti ci sono, ma ad essi non si fa ricorso. Gli incontri in commissione, ad esempio, consentono approfondimenti sì, ma hanno poca risonanza all’esterno, per questo sono relativamente poco attivati. Nel caso di questo articolo sono proposti dei punti che dettagliano con molta precisione alcuni contenuti che ritengo fondamentali per poter esercitare da parte del Consiglio regionale il controllo che gli compete sia pure nel rispetto dell’autonomia gestionale della società. È dunque importante redigere un disciplinare che abbia i migliori contenuti per dare risposta a queste esigenze.
Mi chiedo peraltro quale sarebbe il ruolo del Consiglio in termini di controllo se l’affidamento fosse stato dato ad una società privata, quale sarebbe la differenza? Mi viene difficile capirlo. Il Consiglio regionale quindi non può essere esautorato dalla titolarità del controllo, ma che sia tale e non equivocato, che con esso si intende interferire con la gestione.
Per evitare poi di trovarsi in quest’aula a discutere di banalità si può richiedere che la società si doti di un regolamento, di un codice di comportamento al quale devono sottostare i vari responsabili. Questo non solo e non tanto per imporre un sistema di controllo, ma a fini tutelari per la stessa società considerato che deve rispondere ad un azionariato pubblico. D’altra parte analoghi disposti sono stati adottati anche da società private.
A proposito della gestione dobbiamo rilevare che, con la nascita della società a cui viene affidata la Casa da gioco, si chiude l’esperienza della Gestione Straordinaria con le sue luci e con le sue ombre, ma alla quale non possiamo disconoscere di avere sostanzialmente assolto ai suoi compiti.
Poiché questa gestione si è spesso demonizzata, vorrei spendere due parole, se non in suo favore, per rendere giustizia alla verità con qualche dato. Dal 1° luglio 1994 al 31 dicembre 2000 Gestione Straordinaria ha generato per la Regione una resa annua di 141 miliardi per un totale di circa 922 miliardi. Se prendiamo il corrispondente periodo precedente, ossia dal 1° gennaio 1988 al 30 giugno 1994, che fu un periodo di abbondanza, vediamo che la Regione ha incassato 908 miliardi per una media di 124 miliardi l’anno. Questo significa una differenza fra le due gestioni di 116 miliardi?
(interruzione di un Consigliere, fuori microfono)
? sì, 800, cosa ho detto? No, chiedo scusa, 809 miliardi per una media di 124 miliardi l’anno?
(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)
? con il Presidente su questo tema ho scambiato forse meno parole di quante ne ha scambiate lei, collega Frassy. Questi sono dati che avrebbero potuto rilevare tutti i consiglieri regionali che avessero voluto prendersi la briga di farlo. Questo significa una differenza fra le due gestioni di 116 miliardi con una maggiore entrata nel periodo di Gestione Straordinaria pari a 17 miliardi l’anno.
A proposito di rientri se facciamo il confronto delle due gestioni tenendo conto dei ristorni in favore del gestore, la Regione ha incassato, rispetto alla convenzione gestionale privata, 70 miliardi in più. Questi sono dati: si possono avere delle antipatie per questa gestione, ma queste sono delle cifre che sono difficili da contestare. Il risultato economico ottenuto lo scorso anno e l’attuale andamento sono del tutto incoraggianti?
(commenti dai banchi dell'opposizione)
? non oso pensare cosa sarebbe stato detto se le cifre avessero dato ragione alla gestione privata: le cifre allora sarebbero state la verità evangelica. Adesso non lo sono, e va bene, è un'interpretazione un po' teatresca delle cose. È vero che ci sono dei problemi, se andiamo ad esaminare i dati gestionali e le frequentazioni dei tipi di gioco, ci accorgiamo delle evoluzioni nelle tendenze che spiegano anche la crescita delle entrate delle varie case da gioco e che in questo momento premiano le case da gioco che hanno bacini più dinamici. La Gestione Straordinaria aveva dei limiti e dei condizionamenti dovuti al contenzioso giudiziario che generavano delle incertezze, soprattutto per quanto riguardava il rilancio e lo sviluppo della Casa da gioco, e al fatto che essa aveva necessariamente compiti gestionali. Con l’affidamento alla società non ci saranno più alibi: questa è la differenza, Consigliere Curtaz, che in questo momento non c’è.
Le risposte al raggiungimento di determinati risultati possibili o avverrà, e allora la società sarà stata all’altezza del mandato, oppure non avverrà e allora dovranno essere adottati i provvedimenti del caso, ma non si potrà più fare ricorso all'esistenza di vincoli o ad altri impedimenti che oggettivamente erano connaturati con la Gestione Straordinaria.
Abbiamo parlato fin qui di rese della Casa da gioco, ma se dobbiamo mettere in inventario gli stanziamenti per il suo sviluppo e il suo ammodernamento, la cifra è modesta e molto al di sotto di quanto dovrebbe essere un accantonamento per armonizzare e modernizzare queste strutture.
E qui entra in argomento l’articolo 5 della proposta di legge la cui applicazione presuppone in futuro una nuova attitudine nei confronti della Casa da gioco, questo articolo impone di liberarci insomma di quel complesso che ha pervaso i rapporti fra la Regione e la sua Casa da gioco ossia il complesso dell'incertezza - non fugato nemmeno dalle sentenze della Corte costituzionale - della possibilità di continuare a disporre della Casa da gioco e quindi di non investire in essa per la possibile precarietà dell’investimento, complesso che però non ha impedito di spostare la Casa da gioco dal Billia verso la fine degli anni ’50, né di realizzare il suo ampliamento attuale nell’attuale conformazione verso gli anni ’80.
È stata poi l’attitudine, e lo voglio ancora richiamare, assieme ad altre che ha imprudentemente portato con complici accondiscendenze, l’accerchiamento della Casa da gioco con infrastrutture funzionali ad essa di proprietà delle società a cui la Casa da gioco era affidata.
La strada che va percorsa deve andare nella direzione opposta. Ci troviamo a vent’anni di distanza dagli ultimi ingenti investimenti, ora dobbiamo investire inizialmente con un investimento significativo che già nelle sue ipotesi fa gridare allo scandalo. Nell’eccesso, anche se questo investimento fosse attorno al 35-40 percento? Consigliere Beneforti, io sono stato qui a sentirla parlare, ma a sentir dire delle cose di cui ho dovuto veramente?
PrésidentM. le Conseiller, le Conseiller Beneforti était en train de s’adresser à la Présidence pour savoir s’il avait le droit de parole ensuite au titre de fait personnel. Je vous le précise.
Vous pouvez continuer, Conseiller Cerise.
Cerise (UV)? ma se questo investimento, dicevo, fosse anche attorno al 35-40 percento dell’introito annuale per una durata di realizzo in investimento di qualche anno - cifre di cui si sta parlando -, avremmo comunque investito attorno al 10-12 percento di quanto abbiamo introitato in questi ultimi venti anni. Credo che dobbiamo fare questo investimento ed attrezzarci giuridicamente per poterlo gestire bene, come è previsto nell’articolo 3, e questo per fare in modo che la Casa da gioco possa assicurare alla nostra comunità un futuro sia in termini di occupazione che di ricadute economiche sul bilancio regionale e sul territorio.
Ma il reinvestimento di una parte degli utili per processi di sviluppo, di ammodernamento anche infrastrutturale deve essere visto come necessario per rimanere concorrenti laddove prima eravamo in situazione di monopolio. Con questa legge la strada è tracciata e libera e deve essere percorsa con chiarezza di meta e con determinazione, questo afferisce alla componente umana che dovrà essere scelta con oculatezza ed essere all’altezza dei compiti che non sono più o più solo quelli di gestire la Casa da gioco, ma anche quelli di farla rimanere vincente sapendo sfruttare gli effetti della concorrenza e non soccombere ad essa.
PrésidentLe Conseiller Beneforti, s’il le souhaite, a un droit de parole pour cinq minutes pour fait personnel. Au cas contraire il pourra intervenir dans l’ordre?
Beneforti (PVA-cU)? non volevo intervenire per fatto personale, volevo intervenire per dire ancora la mia?
Presidente? benissimo, interverrà sul primo articolo ovvero sull’ordine del giorno. Avrà più occasioni nel seguito del dibattito.
La parole au Conseiller Borre, toujours en qualité de rapporteur.
Borre (UV)Mi pare che sia stata una discussione più che tranquilla, anche necessaria, su un argomento così importante, durante la quale siano emersi due grossi problemi: quello dell’azienda privatistica, quindi la società a capitale pubblico, e quello del controllo.
Avevo richiamato i colleghi ad una votazione che uscisse dagli schemi di maggioranza e minoranza perché la mia convinzione è sempre quella che una legge non sia fatta per la maggioranza e per la Giunta in carica, ma che sia una legge che è per la gente, per il territorio, quindi nel 2003 potrebbero esserci altri seduti in quei banchi e fruire di questa legge. Allora mi viene più facile oggi in maggioranza capire il problema del controllo, sollevato da voi della minoranza nei nostri confronti, perché noi abbiamo più fiducia e abbiamo scelto i Signori della Giunta come Consiglio di amministrazione, quindi diamo la massima fiducia a quello che loro fanno, e i problemi della nuova società verranno da loro gestiti con la nostra fiducia fino al 2003, ma questa maggioranza potrebbe cambiare, potreste essere voi o altri della minoranza ad avere lo stesso ruolo.
Al di là di questo, mi chiedo - lo ha già sottolineato anche il Consigliere Cerise - se ci fosse stata una società privata, quale tipo di controllo poteva avere sia la maggioranza che la minoranza dopo che era stato affidato a questa società l’appalto. Qualcuno ha detto che non si è fatta una scelta coraggiosa, ma si è operato una scelta facile, dando come soluzione una società privata con capitale pubblico per non correre il rischio di contenziosi. È vero, una parte è anche quello, ma la parte più importante, a mio avviso, è quella di avere una garanzia con i tempi che corrono, una garanzia di una società che abbia la capacità e la possibilità oggi di mettere ancora l’uomo al centro.
Vengo dalla Cogne, forse per anagrafe è diventato un po' un ricordo, ho una militanza anche di Sinistra, se volete, nel sindacato quando la tendenza era di andare verso il pubblico in quanto si aveva paura del privato. Oggi vi dico che ho di nuovo quella paura del privato, perché ci troviamo di fronte ad una privatizzazione che non tiene più in nessuna considerazione quello che è l’elemento umano. Oggi al centro si situa la resa economica, quindi questa legge ci mette anche al riparo da quel grosso rischio. Avete di fronte la privatizzazione di Telecom - provate a chiedere alla gran parte degli utenti quali sono i benefici che trae da questa privatizzazione - e di altre società, questa è una mia impressione?
(interruzione del Consigliere Frassy, fuori microfono)
? tu puoi pensarla come vuoi, io non metto in discussione il tuo pensiero di liberalizzatore e quindi di massimo profitto, se riuscite a farlo a danni di quella che è la manodopera? oggi non esiste più e quindi non è più considerato, tranne che un numero, qualunque operatore, ma se questa è la vostra politica, io non la condivido. Infatti il Consigliere Frassy ha detto con tranquillità di non condividere la nostra impostazione, di avere una filosofia diversa. È diversa e io non la condivido, anzi ne ho paura.
Per quanto riguarda i colleghi della IV Commissione, vorrei tranquillizzarli perché la IV Commissione avrà ancora le sue competenze che non saranno più quelle di un controllo del bilancio annuale dal 2002 in avanti, ma per il 2002 avremo ancora da controllare il bilancio e poi la fase liquidatoria, quindi avverrà senza che sia una commissione di inquisizione, ma con il normale lavoro che la IV Commissione farà e ha già fatto fino ad oggi perché tutti gli anni ci è arrivato il bilancio in maniera trasparente della Gestione Casinò e poi i rapporti trimestrali. Niente di nascosto pertanto, abbiamo sempre lavorato in commissione.
Nella mia relazione ho parlato di quello che dovrà essere il controllo di questa Assemblea per le società private a capitale pubblico, che non vale solo per la società Casinò, ma anche per le altre società che oggi stanno lavorando con capitale della Regione, ma con un modello privatistico, quindi sarà compito nostro avere la capacità di darci un regolamento che ci permetta di avere il controllo sulle attività, non sulla gestione.
Poi forse sarà anche il caso che questo Consiglio si metta a lavorare su quella che è una nuova legge elettorale che ormai è indispensabile perché non è più pensabile che il ruolo del Consiglio sia quello che è oggi, i tempi stanno cambiando, avremo bisogno di modi diversi? di poter lavorare?, quindi il Consiglio dovrà avere un ruolo ben diverso da quello attuale, ma questo è compito nostro, non è colpa di qualcuno, è solo colpa nostra se non riusciamo ad affrettarci per cambiare il tipo di legge.
Consigliere Curtaz, io ho parlato di atto coraggioso:
- per la scelta e la difesa della Gestione Straordinaria perché non so cosa sarebbe successo se non avessimo avuto quella capacità di vedere il tipo di soluzione e difenderla fino ad oggi, lo ha detto bene il collega Cerise: "I soldi che sono entrati sono aumentati e non diminuiti malgrado tutte le difficoltà che questa gestione ha attraversato";
- per questa legge che non vede solo la nuova società, ma vede anche la costruzione del nuovo Casinò e non è un fatto da trascurare perché sono spese non indifferenti in un momento di difficoltà anche finanziarie,
quindi i due momenti di coraggio sono legati a queste scelte.
Penso di aver risposto a quelli che sono i dubbi, sono certo di non aver convinto nessuno, ma io ero già partito con la convinzione della bontà di questa legge che permetterà a chi lavora di avere ancora una certa dignità nel suo lavoro.
PrésidentLa parole au Président de la Région, Viérin Dino.
Viérin D. (UV)Tout en remerciant ceux qui sont intervenus au cours de la discussion générale en apportant leurs suggestions, leurs remarques, mais aussi leurs considérations quant au projet de loi qui est soumis à l’attention de l’Assemblée, je voudrais apporter quelques précisions parce qu’il me semble que de temps en temps l’on veuille délibérément effacer une partie de l’histoire même politique de cette Assemblée.
Tout d’abord il est vrai: nous pouvons aujourd’hui décider librement et fixer à titre définitif, compte tenu de l’issue favorable du long contentieux administratif qui par l’arrêt du Conseil d’Etat, a sanctionné le bien-fondé de l’action du Conseil de la Vallée et du Gouvernement, les modalités de fonctionnement de la maison de jeu de Saint-Vincent. Et donc si aujourd’hui nous pouvons nous réjouir de cette reconnaissance du bien-fondé d’une action, certainement nous ne le devons pas à toute l’Assemblée, vu qu’une partie de cette Assemblée pendant plusieurs années a sciemment exprimé une volonté contraire à ce résultat.
Et donc si aujourd’hui nous sommes dans cette condition, certainement nous ne le devons pas à cette partie qui voulait autre chose, légitimement. Mais alors on ne peut pas aujourd’hui se réjouir tous et, même quand le Conseil d’Etat nous a donné raison, exprimer tous la même satisfaction. Il y a des tonalités différentes.
Surtout, et je remercie notre collègue Aloisi de nous l’avoir rappelé, il y a eu une période de chantage et là oui d’attaques violentes vis-à-vis de la souveraineté de cette Assemblée. Quelqu’un voulait décider pour nous, au-delà des évaluations que nous pouvons donner?, mais le pouvoir de décision réside dans cette Assemblée et quelqu’un voulait de l’extérieur nous imposer une décision.
A l’époque, une partie de l’Assemblée était favorable, la même partie qui aujourd’hui revendique - et nous y reviendrons parce que le thème est important et sans doute nous devons l’examiner - la compétence et les pouvoirs de cette Assemblée. Toute une série de chantages, disais-je, qu’aujourd’hui également nous entendons dans les interventions: "Faites attention, les responsabilités, la Cour des Comptes, vous payerez?" et cetera. Là aussi nous répondrons, M. Tibaldi, à la Cour des Comptes après que vous lui avez envoyé "Il foglio azzurro" concernant la question des chambres?
(commenti da parte dei Consiglieri di Forza Italia, fuori microfono)
? non, je le cite parce que c’est écrit dans la lettre que le Procureur nous a envoyée, c’est écrit: "Enrico Tibaldi, "Foglio azzurro"". Mais ce n’est pas que vous ne puissiez pas écrire, attention, petite différence; je constate que ceux-là mêmes qui appartiennent à une force politique qui ailleurs sont contre ce qu’ils définissent une logique "giustizialista", suivent ici exactement la même logique.
C’est un fait, mais il n’est pas l’unique; au-delà de la dialectique politique, je constate qu’ils utilisent ici pour des finalités politiques les mêmes logiques qu’ailleurs ils contestent durement. Nous pouvons décider librement, il est vrai, sans suivre la logique du "consociativismo" et nous nous prenons nos responsabilités. Nous avons présenté nos propositions aux électeurs; les électeurs nous ont fait confiance; nous sommes ouverts au débat et à la confrontation, mais au moment où les propositions sont formulées. Nous ne pouvons pas imaginer que dans la phase préparatoire, où l’on doit formuler des propositions, l’on suive une logique de "consociativismo".
Nous voulons gouverner, nous en assumons la responsabilité, nous nous confrontons, nous sommes ouverts au dialogue, mais on ne peut pas imaginer qu’avant de décider l’on doive nécessairement célébrer je ne sais trop quel rite sauf, si nous suivions cette démarche, nous accuser de ne pas avoir d’idées.
Quant au choix de la société, une société à capital totalement public, je veux souligner ce que déjà notre collègue Cerise a bien affirmé pour dire que ce n’est pas un principe que l’on défend, mais ce sont les fonctions différentes que l’on remplit. Je voudrais comprendre, si ce sont les mêmes partis qui suivent, je ne dis pas les mêmes problèmes, mais les mêmes principes, parce que les choix qui sont faits et soutenus par la commune de San Remo (majorité Forza Italia), la commune de Campione (majorité Lega et Forza Italia), la commune de Venise (majorité Democratici di Sinistra, Verts et Rifondazione comunista), sont exactement les mêmes qu’aujourd’hui nous vous proposons. Donc c’est la raison pour laquelle je dis que ce n’est pas le principe qui est en discussion - je le comprends, mais je veux le mettre en relief -, ce sont les fonctions différentes, c’est le jeu politique de la majorité et de l’opposition.
Quand on est à l’opposition les choses ne vont pas bien; d’ailleurs Mme Squarzino me le rappelle souvent vu qu’elle a vécu cette période. En effet, à l’époque elle faisait partie d’une majorité, aujourd’hui elle conteste parce qu’elle fait partie d’une opposition, mais c’est le jeu politique. Je veux également rappeler que ce choix d’une société par actions à capital totalement public était un choix qu’officiellement le Ministère de l’intérieur suggérait pour les raisons encore une fois - je m’excuse auprès de notre collègue Cerise si je le cite encore - qu’il a très bien affirmées, pour éviter à juste titre, collègue Beneforti, cette logique de "biscazzieri" dans un secteur si délicat comme celui du jeu où la présence du public est une garantie tant pour les orientations et les contrôles que pour l’utilisation des recettes.
Réglementation et Commune de Saint-Vincent. La réglementation toujours souhaitée personne ne l’avait jamais appliquée. Alors, Beneforti nous l’a dit pendant des années: "Vous avez discuté, vous n’avez pas eu la volonté de le faire". Aujourd’hui, avec les limites que vous voulez, mais nous l’avons fait. Cette Assemblée a voté une réglementation, je le considère important. De plus, c'est la première fois que l’on associe la Commune de Saint-Vincent; évidemment quand les choses sont faites, il faut les démolir et, si aujourd’hui la Commune de Saint-Vincent peut avoir 1 pour cent du capital, c’est parce qu’elle a demandé d’en avoir que 1 pour cent. Mais nous l’avons fait et nous sommes heureux du choix que nous avons fait.
Donc nous sommes face à des décisions qui concrétisent des volontés et ce ne sont pas des déclarations de principe, vu que jusqu’à présent la Commune de Saint-Vincent, oui, elle était importante, mais nous lui offrons cette possibilité supplémentaire, vu les retombées que la présence de la Maison de jeu a sur son territoire, de faire partie de cette société. On ne peut pas non plus faire un procès aux intentions. Nous verrons, nous le vérifierons. On ne peut pas dire aujourd’hui que ceux qui seront nommés ne seront pas capables. Evidemment nous voulons assurer une compétence et surtout un professionnalisme pour la gestion de la Maison de jeu, nous ferons des choix, nous en assumerons la responsabilité, nous pourrons vérifier les comportements, les actions et les résultats.
Quant au problème, je ne dis pas d’appréciation, mais au moins concernant les données encore, le cahier des charges que nous avons proposé en 1999 était le même que nous avions proposé à la Finoper. Il n’y a donc pas eu à cet effet une position différente par rapport à la Finoper avec laquelle nous avons négocié et avec laquelle nous avions déjà signé un accord. C’est ensuite que les problèmes liés à la fiabilité et à la transparence ont empêché de mener à terme cette négociation.
Mais le cahier des charges était le même, tant il est vrai que nous avons modifié le pourcentage de répartition, car le cahier des charges que nous appliquions auparavant était le même que Sitav, avec les articles 13, 6 et le fonds pour les manifestations que nous ne versions pas. Mais je peux vous assurer que les pourcentages et le cahier de charge étaient les mêmes. Ce cahier des charges a d'ailleurs été approuvé par cette Assemblée, comme c’est cette Assemblée qui a nommé les membres du Comité de gestion.
Pour ce qui est des recettes, également, collègue Tibaldi: Région, 70 milliards de lires en plus. Nous n’avons jamais eu autant de recettes et même cette année nous sommes, par rapport à 2000, à presque 10 milliards de recettes supplémentaires.
Il est vrai, l’année dernière, au mois d’octobre, il y a eu une période lourdement conditionnée par l’inondation, mais nous avons 10 milliards de recettes supplémentaires en 2001 lorsque l’an 2000 a déjà été une année record par rapport aux recettes. Vous avez fait référence aux quotes-parts du marché.
A cet effet, j’ai les quotes-parts de toutes les maisons de jeu de 1997 jusqu'en octobre 2001. Qu’est-ce que nous pouvons constater? Là je voudrais répondre également à la question posée par M. Curtaz, il n’y a pas de différence entre Gestion Extraordinaire et une société anonyme, une société par actions. Toutes les maisons de jeu, sauf Venise, ont eu une baisse des quotes-parts: Campione, de 23,9 à 20,6; San Remo, de 20,1 à 16,9; Saint-Vincent, de 34,9 à 28,3; Venise, de 21,1 à 34,2.
Le résultat est le même si nous considérons le montant des jeux sans les machines à sous, le montant des jeux des machines à sous, les jeux français et les jeux américains. Il y a deux considérations à faire.
La première c'est que Venise a été la première à construire une nouvelle maison de jeu.
La deuxième considération est la suivante: la structure de gestion du casino de Venise lui permet, vu la forme de société par actions, d’être dynamique et c’est ce que nous voulons faire pour Saint-Vincent, c’est ce que nous vous proposons en tant que modèle de gestion et en tant que modèle de développement de la maison de jeu à Saint-Vincent, pour maintenir, sauvegarder, promouvoir la compétitivité de Saint-Vincent par rapport au secteur du jeu en général et par rapport aux autres maisons de jeu. Mais là encore la différence: Gestion Extraordinaire, il est vrai - et nous l’avions inscrit en 1993 - avait et a encore, même si plusieurs années se sont écoulées, une nature transitoire.
Elle ne pouvait donc se charger de problèmes de caractère général de développement; nous avons par ailleurs essayé déjà en 1995 de sortir de cette impasse en présentant un plan de développement, mais le contentieux et tout ce qui s'est ensuivi l’a empêché. Aujourd’hui nous pouvons finalement compter sur une forme définitive de gestion du casino et ce sera l’un des éléments, avec la stabilité, utiles à la relance de notre maison de jeu.
Pour ce qui est des requêtes spécifiques qui m’ont été adressées, il est vrai, je suis titulaire des actions, mais vous le savez mieux que moi que c’est une question provocatrice parce que tout représentant légal est le responsable. Comme il est quelque peu difficile de comparer, ainsi que vous l’avez fait?, - je suis assez étonné de la démarche du point de vue de la logique - les garanties que l’on demande à une société qui doit concourir pour un marché par rapport au fait que c’est nous, c’est cette Assemblée qui décide, qui vote et qui gère.
Je peux comprendre que là encore c’est le jeu de l’opposition, mais c’est aussi le jeu de la démocratie dans toute assemblée: il y a une majorité et il y a une opposition, ce sont les règles de la démocratie, vous jouez les règles de la démocratie, c’est dans ce sens que j’avais utilisé le terme de "jeu".
Nous ne nous sommes jamais, au moins ici au sein de cette Assemblée, insurgés - là encore il y a une interprétation qui est fausse - contre l’ouverture de nouvelles maisons de jeu en tant qu’attentat à l’autonomie. Vous n’avez pas tout cité encore une fois, M. Tibaldi.
Le Député Collé était intervenu non pas pour le fait qu’on veuille ouvrir de nouvelles maisons de jeu, mais pour solliciter une attention aux "bacini di utenza", aux conditions de rentabilité, ce sens?.
Tibaldi (fuori microfono) ? non potete?
Viérin D. (UV)? ça c’est l’arrogance du pouvoir, nous verrons, mais là nous étions et pas seulement le collège Collé, mais l’Assemblée, était intervenue parce que c’était quelqu’un de l’extérieur qui voulait nous imposer des règles et des contraintes.
Donc ce n’était l’ouverture de nouvelles maisons de jeu, mais la tentative d'enlever à l’Assemblée, au Conseil de la Vallée le pouvoir de décider sur les règles de fonctionnement et sur le cahier des charges, vu qu’obligatoirement on aurait dû verser un pourcentage des recettes au Ministère.
Pour terminer quant au contrôle, il y a également une tentative de présenter une situation qui ne correspond pas à la réalité, M. Frassy. Cette Assemblée est-ce qu’elle est souveraine? Or, elle ne peut prendre de décisions, si elles ne correspondent pas à vos propositions?
Lattanzi (fuori microfono) ? semmai è il contrario?
Viérin D. (UV)? mais cette Assemblée vote la loi, vote les Statuts, approuve le cahier des charges, approuve le plan de développement: où il y a expropriation pour ce qui est des orientations, des principes généraux, des lignes générales?
(vivaci commenti da parte dei Consiglieri di Forza Italia)
? un moment, attendez, parce que là encore vous êtes en train de faire un procès aux intentions. Vous avez présenté des amendements et nous verrons que là vous faites un procès aux intentions. Nous avons, il est vrai, une conception différente des contrôles et de ce que signifie le mot "contrôle"; vous voulez, au-delà de toutes vos affirmations libertaires, contrôler la gestion.
Or, à notre avis, si le contrôle est important et nécessaire. Ce contrôle s’exerce par cette Assemblée tout d’abord a priori en fixant les lignes générales, deuxièmement pour ce qui est des orientations, là encore d’ordre général, et ensuite sur les deux éléments qui sont à notre avis fondamentaux pour tout contrôle: sur les résultats de la gestion et sur la responsabilité politique d’un gouvernement et d’une majorité, si nous voulons du point de vue politique parler de contrôle. Dans le cas contraire c’est, mais M. Beneforti le regrette peut-être, la volonté de vouloir contrôler la gestion. La gestion c’est une responsabilité de ceux qui gèrent la société et qui doivent en assumer la responsabilité sur la base des résultats.
Donc je ne pense pas que l’on veuille supprimer Conseil et commission, mais simplement nous voulons fixer des modalités qui réaffirment et renforcent le rôle politique de cette Assemblée. D’ailleurs là encore il me semble, mais je ne voudrais pas abuser de cette confrontation, qu’ailleurs qu'au Val d’Aoste Forza Italia partage cette même thèse.
PrésidentJe rappelle, pour la bonne organisation des travaux, que nous aurons à procéder de la sorte: aux termes de l’article 64 du Règlement intérieur l’ordre du jour précède dans la discussion l’examen de la loi, qui aura lieu article par article, et nous ferons par la suite lieu à l’examen du Statut et à son adoption.
Pour motion d’ordre la parole au Président de la Région, Viérin Dino.
Viérin D. (UV)Je voudrais demander une suspension de séance avant l’examen de l’ordre du jour et des différents articles pour pouvoir examiner le texte de l’ordre du jour et les amendements présentés par les collègues de Forza Italia.
PrésidentDix minutes de suspension.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 11,36 alle ore 12,05.
PrésidentLa séance reprend.
