Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2287 del 14 novembre 2001 - Resoconto

OGGETTO N. 2287/XI Discussione generale congiunta del disegno di legge: "Costituzione di una società per azioni per la gestione della Casa da gioco di Saint-Vincent" e dello Statuto della società Casinò de la Vallée S.p.A.

PrésidentVous me permettrez, collègues conseillers, de rappeler tout d’abord que le projet de loi n° 144 a reçu l’avis favorable à la majorité de la IIème et de la IVème Commission du Conseil, avec élaboration d’un nouveau texte, et c’est par conséquent sur ce nouveau texte que nous allons procéder à la discussion.

Quant à la délibération d’adoption du Statut de la société Casino de la Vallée, elle a reçu un avis favorable de la IIème et IVème Commission à la majorité avec des amendements au texte proposé.

La parole au rapporteur, Conseiller Borre.

Borre (UV)Le rapport c’est des Messieurs Borre et Cerise: a me il compito della relazione, invece il collega Cerise interverrà durante il dibattito.

"Bien faire et laisser dire" è il detto dei nostri padri, è anche il detto adottato da chi ha così bene guidato l'iter della "vicenda Casinò" dal 1993 ad oggi. Ritengo però che questo possa lasciare spazio a dei momenti in cui sia doveroso far sapere "ce qu'on a fait" ou "ce qu'on est en train de faire" perché, in un sistema d'informazione basato a volte sul pettegolezzo, si rischia di non avere la giusta visione dei fatti.

Dopo tanti contenziosi, con l'ultima sentenza del Consiglio di Stato si è finalmente e definitivamente posto fine ad una controversia che è costata fin troppo alla nostra comunità sia in termini economici che di serenità.

Va ricordata al Consiglio, all'opinione pubblica, per meglio capire il clima di tutta la vicenda, la delibera n. 3136 del 1998. Va ricordata la sentenza del TAR n. 45 del gennaio 1999 che dichiarava decaduta questa delibera. Va ricordata l'ordinanza n. 45/98 che citava: "? considerato che nelle more dell'acquisizione documentale disposta con detta ordinanza, appare necessario sospendere i punti 3) e 4) del dispositivo della delibera impugnata n. 3136/X del 1998, in quanto l'adozione di eventuali nuove iniziative da parte della Regione, diverse dalla trattativa privata con FINOPER, potrebbero arrecare alla stessa danni gravi ed irreparabili?".

Di fronte a questa sentenza quante sono state le voci, del mondo politico ma anche di larghi strati dell'opinione pubblica, che si sono levate per invitare la Giunta e la maggioranza a cambiare strada e a rivedere la decisione presa dal Consiglio con delibera n. 3136. Deve essere quindi dato merito alla Giunta, e alla maggioranza di allora, per aver saputo assumersi le responsabilità a fronte di una situazione molto complessa, appesantita da velate minacce epistolari, di chiamata in causa personale dei singoli consiglieri a rifondere i danni nel caso di soccombenza della Regione. Oggi siamo di fronte alla dimostrata fondatezza e correttezza di quella scelta. Oggi possiamo finalmente mettere la parola fine ad una vicenda difficile e complessa e aprire un capitolo nuovo, un capitolo nuovo che parte traendo la giusta esperienza da quei capitoli negativi del passato.

Oggi possiamo dire che l'Amministrazione regionale pone un altro tassello, dopo l'ENEL, di grande rilievo politico, sociale ed economico per la nostra Regione. Abbiamo finalmente raggiunto i due obbiettivi: chiusura con la Finoper del contenzioso e presentazione della legge per una gestione privatistica del Casinò. Due momenti strettamente legati fra loro.

Finalmente si può proporre e programmare quel consolidamento aziendale assolutamente indispensabile per il rafforzamento sul territorio di un'importante azienda che da più di cinquant’anni opera nella nostra Regione, dando lustro e visibilità, nell'ambito del mondo del gioco e, più in generale, nel mondo della cultura e dello spettacolo, alla nostra Valle.

Si concretizza pertanto, con la nascita della nuova S.p.A., un futuro basato su precise scelte che ci apprestiamo a definire e delle quali siamo responsabili oggi e responsabilizzati per il futuro.

Nel contempo si archivia, con tutte le giuste considerazioni, una gestione provvisoria e straordinaria che ha ben operato, malgrado le difficoltà legate ai contenziosi in atto, a fattori negativi esterni alla Casa da gioco (chiusura del Traforo del Monte Bianco, alluvione) e sovente anche a prescindere da cassandre regionali, non sempre liete dei lusinghieri risultati comunque registrati.

Credo sia giusto ricordare che questa gestione ha fatto registrare importanti ed innovativi consolidamenti dell'azienda Casinò, rendendola più solida, professionale e trasparente, anche ai fini di una futura gestione.

Ricordo, fra l'altro, l'istituzione del regolamento delle assunzioni che ha consentito la definitiva chiusura di illazioni o aspettative infondate, garantendo, tramite bandi e selezioni trasparenti, inserimenti più mirati e giustificati. Per anni, con le precedenti gestioni, tale obiettivo, pur se affrontato in varie occasioni, era rimasto a livello teorico. Cari colleghi, non facciamoci condizionare da miopi giochi politici fra i banchi della maggioranza e dell'opposizione, perderemmo tutti insieme un'occasione storica per dotarci di una legge che consenta la definitiva blindatura, in questi tempi di mutate posizioni governative in materia, di un'azienda che, è bene non dimenticare, produce ogni anno più di 160 miliardi.

Quota importante del bilancio regionale e, soprattutto, direttamente ed indirettamente, più di 1.000 posti di lavoro, con ricadute economiche e sociali insostituibili, in generale per la Valle ed in particolare per il comprensorio nel quale opera. Con questo spirito e con queste finalità credo sia doveroso affrontare il dibattito sulla legge che da questa Assemblea dovrà necessariamente essere varata. Approvata, mi auguro, senza distinzioni o steccati politici, ma con un aperto confronto a difesa degli obiettivi sostanziali che tutti sappiamo essere contenuti nel disegno di legge in questione.

Un po' di storia da ripercorrere in modo sintetico per aiutarci a riflettere sul recente passato ed evitare in futuro analoghe situazioni a rischio di contenzioso. Questa maggioranza, e in particolare l'Esecutivo, ha avuto riconosciute pienamente, dalle recenti sentenze, la bontà e la correttezza amministrativa che ha guidato la "vicenda Casinò". Coerenza e determinazione sono i criteri che hanno consentito l'oculata scelta di costituire e difendere la cosiddetta "Gestione Straordinaria", anche contro polemiche sterili che ben ricordiamo in questa aula.

Ripeto: è stato un atto coraggioso che ci ha permesso di riappropriarci, in piena trasparenza, di un importante ed organico settore economico, forse, per troppo tempo dato in concessione a società private. Modello di gestione che, dopo aver ampiamente beneficiato del regime di monopolio del settore, ha dimostrato l'incapacità a rinnovarsi e ha, al contrario, evidenziato una cieca mera ricerca del lucro. La scelta operata ci ha consentito fra l'altro, malgrado gli ostruzionismi attuati dai precedenti gestori, di continuare a ricevere importanti risorse finanziarie. Ci ha consentito di imboccare la via dell'autonomia e dell'indipendenza, le cui tappe principali vanno dalla creazione di un efficiente sistema informativo di proprietà fino alla riappropriazione dei marchi di impresa. Si è dimostrato quanto fossero valide le risorse interne e quanto il successo dell'attività prescindesse da chi si riteneva insostituibile gestore privato della nostra Casa da gioco.

Oggi, in modo più consapevole, possiamo affermare, al di là di chi l'ha gestita prima e di chi la gestisce tuttora, che stiamo apprestandoci a varare una società ancor meglio organizzata che sappia rispondere alle esigenze della Regione, del comprensorio con una gestione efficace, trasparente ed economicamente valida. Una società ben inserita nel comprensorio, nella Regione, società che, con autonomia e strategie mirate, dovrà affrontare il difficile confronto con l'ormai imminente libero mercato italiano. Tutto questo in piena coerenza anche politica perché questa maggioranza aveva posto con determinazione, fra le sue priorità di programma, anche una proposta di legge sulla gestione della Casa da gioco, ben conscia dell'importanza che tale attività ha per il nostro territorio e per la nostra economia.

Con questa legge non solo si intende dare attuazione alla gestione privatistica della Casa da gioco, ma promuovere tutte le iniziative atte alla realizzazione di una nuova casa da gioco. Progetto ambizioso, coraggioso e indispensabile.

Credo che anche Saint-Vincent possa essere ben lieta del consolidamento delle scelte che stiamo operando e ritengo che mai come in questo momento le strutture complementari alla Casa da gioco abbiano beneficiato di ricadute sul territorio. Ricadute in passato ben più blindate e riservate solo al Grand Hôtel Billia. Questo è avvenuto malgrado un accordo che, a causa del contenzioso aperto dal precedente gestore, ha costretto la Gestione Straordinaria a subire un contratto che sta volgendo al termine per il mantenimento della struttura e per la salvaguardia occupazionale.

Oggi fra l'altro ipotizziamo anche l'acquisto del Grand Hôtel Billia, dei parcheggi e di tutte le proprietà complementari alla Casa da gioco di proprietà del precedente gestore. Tuttavia, grazie all'esperienza maturata dal 1994 ad oggi, possiamo trattare la vicenda da una posizione meno scomoda; possiamo decidere sul nostro futuro senza ricatti o forzature, ben consci della ritrovata autonomia operativa e consapevoli di poter produrre alternative altrettanto concrete nell'ipotesi di un mancato accordo. Oggi possiamo finalmente pensare a un consolidamento della Casa da gioco che ci consenta di affrontare senza particolari patemi e con la giusta determinazione un futuro libero da monopoli e sicuramente premiato dall'autonomia ritrovata.

Le innumerevoli proposte di legge, presentate nelle ultime legislature alla Camera, ci devono indurre, in un confronto costruttivo e senza chiusure aprioristiche, a contribuire, fornendo anche la nostra esperienza, al raggiungimento di una legge nazionale di equilibrio per il mercato nel rispetto di naturali bacini di utenza e di tutela delle maestranze e della loro professionalità. Anche per questo giunge opportuno ed urgente il progetto di legge in esame che deve, al termine di un necessario e franco confronto, consentire il definitivo superamento dell'impasse registrato. Torno qui a ribadire un concetto che mi è caro: è doveroso per tutte le forze politiche presenti in quest'aula contribuire, al di là di schieramenti politici, ma nel rispetto del mandato ricevuto, a ritrovare la giusta coesione sull'argomento perché si tratta in definitiva di decidere in merito ad una delle priorità del nostro futuro occupazionale ed economico.

È importante che si ragioni su questo concetto e che in quest'ottica si ricerchino le modalità condivisibili per una gestione privatistica della Casa da gioco con un azionariato totalmente pubblico prevalentemente regionale e in parte da destinare al Comune di Saint-Vincent. Del resto nessuno può negare che tale attività è un volano turistico ed economico da attivare in modo sinergico con le altre attività regionali nell'ottica di un rafforzamento della nostra economia e del valore aggiunto al prodotto globale da offrire ai frequentatori della nostra Valle. La scelta di non aprire ai privati, creare cioè una società mista, è stata una scelta consapevole e logica alla luce del cessato allarme che ha premiato la determinazione di questo Consiglio. Tutto ciò non esclude altri futuri scenari ed evoluzioni strategiche che solo il mercato, passata la fase di decantazione del cessato contenzioso, potrà suggerire o modificare.

La strategia della legge consente, in un momento di particolare attenzione a livello nazionale, un controllo pubblico di indirizzo che deve consolidare, in modo consapevole e non assistenziale, uno sviluppo dell'indotto economico e turistico locale ove locale è inteso con l'accezione più larga, cioè l'intero comprensorio regionale; consente inoltre di vedere oltre i confini della Valle per quanto riguarda partecipazioni ad iniziative che permettano di acquisire esperienze interessanti con altre case da gioco italiane ed estere.

La Gestione Straordinaria ha già dimostrato quanto questa strategia sia appagante per il rafforzamento del tessuto turistico ed economico della Regione e questa scelta ancor più dovrà consolidarne la tendenza. Non siamo peraltro originali o precursori ma, pur arrivando da diverse esperienze, a maggiore supporto di quanto affermiamo, possiamo constatare la sostanziale condivisione del modello di S.p.A. con l'azionista pubblico delle altre tre case da gioco presenti sul territorio nazionale. In altri termini l'esperienza maturata da altre case da gioco italiane che, seppur per ragioni diverse hanno avuto una gestione diretta degli enti concessionari, ha formato delle aziende capaci di camminare con le proprie gambe e pertanto non bisognose di un soggetto gestore esterno di estrazione privata.

Gestore che, ovviamente, riserverebbe a sé una più o meno significativa quota dei ricavi della "impresa Casinò" anziché versarli all'ente pubblico concedente. Il modello Venezia, sovente usato come parametro di confronto da alcuni colleghi in quest'aula, ha da tempo con autonomia gestionale potuto intraprendere iniziative strategiche e sviluppi fino ad oggi precluse alla Gestione Straordinaria, così come le innumerevoli proposte di legge presentate hanno come comune denominatore - fra gli obiettivi delle costituende case da gioco - la funzione di supporto ed integratore turistico dei proventi della Casa da gioco a favore del territorio comunale e comprensoriale presso il quale se ne prevede l'ubicazione.

Concludendo credo sia opportuno entrare nel merito degli obiettivi che in modo evidente traspaiono dalla legge costitutiva della futura S.p.A. Casino de la Vallée e che affidano alla nuova casa da gioco il compito di fungere da volano economico "in primis" per tutto il settore turistico ricettivo regionale.

La proposta di legge in esame prevede la creazione di due società all'interno del Casinò: la prima, "Casino de la Vallée S.p.A.", incaricata della gestione della Casa da gioco e dell'attuazione di ogni iniziativa atta ad incentivare lo sviluppo della Casa da gioco, della qualificazione professionale del personale dipendente, dello sviluppo dell'indotto economico e turistico locale, dell'eventuale partecipazione ad iniziative affini o complementari, italiane ed estere. Per conseguire le finalità dell'oggetto sociale alle quali la società è chiamata, il Consiglio regionale dovrà approvarne lo Statuto.

La seconda società ha come oggetto sociale la realizzazione di nuovi immobili per la Casa da gioco di Saint-Vincent, progetti definiti nell'ambito dei piani di sviluppo della Casa da gioco approvati dal Consiglio regionale; la società dovrà gestire il patrimonio immobiliare connesso con l'attività della Casa da gioco di Saint-Vincent di proprietà della Regione Valle d'Aosta ed eventualmente quello di proprietà della "Casino de la Vallée S.p.A."; dovrà inoltre gestire tutte le attività di manutenzione straordinaria, nonché le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici.

Con questa legge si dà sì mandato alla Giunta al fine di costituire la società, però non è una delega in bianco poiché la Giunta opererà in esecuzione dei piani di sviluppo approvati dal Consiglio.

La scelta di costituire due società nasce dall'esigenza di avere gestioni efficienti ed efficaci nei vari settori che compongono il "Complesso Casinò".

Alla bozza di legge portata in commissione e alla bozza di Statuto sono stati apportati diversi emendamenti in sede di II e IV Commissione consiliare e quindi il testo oggi in esame è il testo licenziato dalle commissioni.

L’articolo 1 è l'articolo che esplicita la volontà espressa nel programma di inizio legislatura da questa maggioranza: una gestione privatistica della Casa da gioco di Saint-Vincent, un altro dei punti che, permettetemi, raggiungendo l'obiettivo, rafforza la credibilità di questa maggioranza.

L’articolo 2 stabilisce la composizione della società per azioni a totale capitale pubblico. La modifica consiste nell'introdurre la possibilità di partecipazione alla società da parte dei comuni interessati. La modifica non è frutto di alcun ricatto o mediazione politica, ma è una seria riflessione sull'opportunità o meno di lottare per un principio. È pur vero che da un più approfondito esame della materia è emerso che le società per azioni pubbliche non possono prevedere all'atto della costituzione un socio unico. Rimane però la convinzione che la Regione Valle d'Aosta avrebbe anche potuto legiferare in materia.

Il buon senso e la necessità di avviare la nuova gestione non ci permettono di correre il rischio di allungare i tempi della legge. L'apertura a altri comuni interessati, con l'introduzione all'articolo 2 del "Possono essere soci?", é un'evidente apertura al Comune di Saint-Vincent. È un sensibile, corretto riconoscimento dovuto all'implicazione urbanistica, sociale del territorio comunale.

L’articolo 3, richiamando quali obiettivi l'interesse turistico, lo sviluppo economico ed occupazionale dell'intera Regione, fissa l'oggetto sociale della società: sviluppo della società che passa non solo attraverso la promozione, l’efficace ed efficiente gestione, ma anche attraverso la qualificazione professionale del personale dipendente e un buon coinvolgimento dello stesso nelle scelte operative della Casa da gioco, uno sviluppo dei rapporti con il territorio dell'intera Regione creando indotto economico e turistico, capacità e volontà di ricercare collaborazioni con altre case da gioco italiane ed estere.

L’articolo 4 norma la delega alla Giunta per costituire la "società di scopo", comma 1; con il comma 2 si precisano le attività ad essa affidate. Ho già detto dell'opportunità della costituzione di questa seconda società e della delega sotto tutela. La modifica apportata a questo articolo consiste nell'eliminare la parte che riguarda la manutenzione ordinaria, straordinaria o di integrazione degli interventi tecnologici esistenti.

Questo perché da un approfondimento successivo è stato ritenuto più razionale fosse compito della società "Casinò de la Vallée S.p.A.".

L’articolo 5 fissa il capitale sociale iniziale in 5 mila euro e, poiché l'articolo 2 stabilisce una società con la possibilità di altri partners pubblici, con questo articolo si fissa la quota di partecipazione della Regione Valle d'Aosta (non inferiore al 99 percento). La modifica è conseguente alla modifica dell'articolo 2.

L’articolo 6 stabilisce il numero dei consiglieri, la durata del mandato e la possibile rielezione. Fissa le modalità di nomina dei consiglieri: quattro nominati dalla Regione, uno dall'assemblea dei soci. La modifica è nella modalità delle nomine dei consiglieri.

L’articolo 7 stabilisce la composizione del Consiglio sindacale e le modalità di nomina: due sindaci effettivi e uno supplente, nominati dalla Giunta, un sindaco effettivo e uno supplente nominati dall'assemblea. Anche qui la modifica è nella modalità delle nomine dei sindaci effettivi e supplenti.

L’articolo 8 riguarda la delega al Presidente della Regione e alla Giunta per gli adempimenti degli atti necessari alla costituzione della società e al regolare inizio di attività.

L’articolo 9 è il disciplinare che regola i rapporti tra Regione e società, disciplinare che dovrà essere approvato dal Consiglio regionale. Non sono certamente la regolamentazione dei rapporti e le obbligazioni reciproche l'oggetto dei controlli ai quali sarà chiamato il Consiglio. La Commissione Regolamento del Consiglio dovrà invece in tempi brevi affrontare ed esprimere valutazioni in ordine alle regole che permettono al Consiglio di svolgere il suo mandato di controllore, regole che permettono altresì alle società a partecipazione pubblica di poter svolgere il lavoro al quale sono demandate con efficienza ed efficacia, ricordandoci che sono emanazione del nostro Consiglio di amministrazione: la Giunta. La modifica è nella soppressione delle parole "le strutture e" per non ingenerare confusione o interpretazione diversa dalla volontà del legislatore.

L’articolo 12 prevede il passaggio dei beni di proprietà regionale, rilevati dalla Regione all'inizio di Gestione Straordinaria o acquistati in seguito in affitto o comodato, alla nuova società; stabilisce comunque che la proprietà degli stessi rimane in ogni caso della Regione.

Fissa i termini della nomina del liquidatore, il quale rappresenta la Gestione Straordinaria anche in giudizio. Precisa, nel comma 5, che al personale della Casa da gioco viene garantito il trattamento goduto all'atto della cessazione dell'attività di gestione, quindi non all'atto della cessazione di Gestione Straordinaria a seguito della sua liquidazione. La modifica vuole precisare meglio il momento del subentro nel rapporto di lavoro del personale. Il personale non verrà licenziato e riassunto, quindi non si parla di liquidazione.

Si dovrà, dopo la votazione della legge, approvare lo Statuto, come d'altronde previsto dall'articolo 1, comma 2, della legge in esame. Lo Statuto è l'atto che prevede la costituzione delle società, ne disciplina l'attività e l'organizzazione, stabilisce la denominazione, l'oggetto, la sede, la durata, il funzionamento dell'Assemblea, l'amministrazione della società, la rappresentanza sociale e le deleghe, emolumenti e partecipazione al Consiglio del Collegio sindacale, il bilancio e utili, scioglimento e liquidazione arbitrato, competenze giudiziali.

Vi ringrazio e mi scuso se sono stato troppo lungo.

PrésidentJe remercie le Conseiller Borre de même que le Conseiller Cerise qui ont élaboré le rapport.

La parole au Président de la Région, Viérin Dino.

Viérin D. (UV) Moi aussi, je veux remercier les rapporteurs, ainsi que les membres de la IIème et de la IVème Commission, pour l’examen sérieux et approfondi qu’ils ont bien voulu effectuer du projet de loi et de la proposition du Statut qui sont soumis à votre attention.

En complément de ce qui a été présenté par le rapporteur, je voudrais exprimer quelques considérations d’ordre général sur la Maison de jeu de Saint-Vincent, sur le fait qu’avec l’approbation de cette loi l’on met fin à l’activité de la Gestion Extraordinaire, définir également quelques problèmes de perspective, mais surtout fournir à cette Assemblée des éléments même de nature juridique concernant le choix que nous proposons d’une société avec une participation à son capital totalement publique. Et ce, pour remplir au mieux celles qui sont les obligations dérivant de l’abolition des contrôles de légalité et, donc, pour fournir à tous les membres de cette Assemblée les raisons même juridiques qui nous ont porté à présenter cette proposition.

Mais tout d’abord permettez-moi, c’est un des aspects de nature politique, de citer le point concernant l’accord politique et programmatique souscrit par Democratici di Sinistra, Gauche Valdôtaine, Stella Alpina et Union Valdôtaine le 21 février de cette année au moment de l’élargissement de la majorité régionale actuelle. A l’époque, nous nous posions l'objectif de fixer à titre définitif - compte tenu de l’issue favorable du long contentieux administratif qui, par l’arrêt du Conseil d’Etat, avait sanctionné le bien-fondé de l’action du Gouvernement et du Conseil de la Vallée - les modalités de fonctionnement de la Maison de jeu de Saint-Vincent selon les principes du droit privé, qui soient en mesure d’assurer à cette dernière efficacité, transparence et rentabilité, tout en voulant, sur la base de l’expérience acquise, éviter que ne se reproduisent ces situations susceptibles de donner lieu à d’ultérieurs contentieux.

Et encore, sauvegarder et développer, dans un secteur en pleine évolution, la compétitivité du Casino de la Vallée, en ?uvrant pour la réalisation d’une nouvelle maison de jeu et l’achat, dans la mesure du possible, des propriétés fonctionnellement inhérentes à son activité. J’ai voulu rappeler ces propos parce qu’aujourd’hui nous respectons notre engagement, nous lui donnons application, même si pas complètement. Il reste en effet encore un volet. Mais, en tout cas pour réaffirmer que ces propositions s’insèrent dans un cadre général d’un accord politique sur la base d’un projet précis, concerté et défini.

La Maison de jeu de Saint-Vincent est naturellement et depuis toujours l’un des centres économiques les plus importants de la Vallée d’Aoste en raison du nombre d’emplois qu’elle assure, de l’importance des activités collatérales qu’elle génère dans différents secteurs outre le tourisme et des recettes qu’elle apporte régulièrement au budget de l’Administration régionale. Ces fonds considérables, dont la nature de recettes publiques a été établie à la fois par la législation de l’Etat et par la jurisprudence constante, sont transférés à la Région en application de conventions qui se sont succédées au fil du temps avec le concessionnaire privé d’abord et aujourd’hui avec la Gestion Extraordinaire conformément à la loi n° 88/1993.

Il est donc tout à fait normal et légitime que, afin de protéger les intérêts de tous les Valdôtains, la Région s’intéresse à la Maison de jeu. Elle se doit de s’y intéresser non seulement parce qu’un certain nombre de questions économiques gravitent autour du Casino, mais surtout parce que ce dernier représente un enjeu politique et social de premier plan dans l’optique de l’essor de la communauté valdôtaine. La loi n° 1605/71 établit d’ailleurs que la Région pourvoit à ses besoins financiers grâce aux produits de taxes et impôts et entre autres - je cite -: "? altre consimili entrate di diritto pubblico comunque denominate, derivanti da concessioni e appalti?".

Cette dernière catégorie couvre sans l’ombre d’un doute les recettes provenant de la Maison de jeu. Mais aussi la loi n° 690/1981 classe les recettes dérivant des bénéfices du Casino de la Vallée au nombre des recettes de la Région et l’arrêt n° 152, rendu par la Cour constitutionnelle en 1985, reprend d’ailleurs cette même classification. Disons enfin que, même si la gestion d’une maison de jeu n’est généralement pas considérée comme un service public puisque cette activité relève strictement d’une activité d’entreprise, c’est-à-dire du domaine privé, la jurisprudence a clairement indiqué qu’elle présente des aspects qui sont typiques du secteur public, notamment pour ce qui est du fait qu’elle est tenue - je cite un arrêt de la Cour de Cassation de 1978 -: "? di sovvenire alle finanze di comuni o regioni ritenute dal legislatore particolarmente qualificate dal punto di vista turistico e dalla situazione di dissesto finanziario?". Il ne se fait donc aucun doute que la faculté de choisir le mode de gestion du Casino de Saint-Vincent relève des pouvoirs en matière d’administration et de législation dont bénéficie notre Région et ce aussi en sa qualité de propriétaire de la Maison de jeu et de dépositaire de l’intérêt du public à ce que le fonctionnement dudit Casino soit efficace et efficient, étant donné que les bénéfices qu’il dégage sont des recettes publiques destinées au budget de l’Administration régionale.

Avec ce projet de loi nous mettons fin à la Gestion Extraordinaire. Une gestion qui a été instituée aux termes du premier article de la loi n° 88 afin de remédier - et il s’est agi d’un choix de cette Assemblée - à la situation créée par le différend né dans le cadre de la procédure d’attribution de la gestion de la Maison de jeu et, avec cette loi nous avons séparé les vicissitudes liées à ce contentieux de l’activité de la Maison de jeu. Et, à cet égard le choix effectué par ce Conseil a été un choix heureux. La Gestion, qui a vu le jour en 1994, a efficacement rempli son rôle dans des circonstances délicates, alors qu’elle s’est trouvée au centre, malgré elle, d’un contentieux administratif et civil ouvert par le précédent gérant et les propriétaires des structures avec lesquels le Casino opère et qui d’une certaine façon dépendent de lui.

C’est grâce à la Gestion Extraordinaire - le rapporteur l’a souligné, moi aussi je veux le faire car je le considère un élément important - que nous nous sommes réappropriés de la Maison de jeu, qu’il a été possible de garder la Maison de jeu ouverte et en assurer la rentabilité, ce qui a permis de préserver les emplois et d’augmenter les crédits versés dans les caisses de la Région. Et pour des raisons d’ordre social, autant que pour le maintien des emplois, en prenant en charge des problèmes qui n’étaient pas exclusivement les siennes, mais aussi ceux de toute la zone et d’une certaine manière de toute la Région, la Gestion Extraordinaire a également stipulé des contrats nécessaires et supporté le contrecoup brutal du changement d’orientation du Gouvernement italien en matière de politique fiscale.

Mise en place afin de gérer la Maison de jeu temporairement, cette Gestion s’est vue dans l’obligation, comme chacun se le rappellera sans doute, d’affronter ainsi que de résoudre rapidement et de manière efficace des problèmes qui dépassaient certainement, et de loin, les limites de la simple administration et qui auraient pu au premier abord ne pas relever de ses compétences spécifiques. Elle a dû faire face à la nécessité de prendre les mesures indispensables au développement de l’activité du Casino, à l’adaptation des services fournis, aux exigences de la clientèle et à l’élaboration d’une structure mieux adaptée aux besoins d’une entreprise moderne.

Tout cela en respectant les délais et les modalités d’une bonne gestion d’entreprise. Le Casino avait besoin de modifications ainsi que de toutes les innovations auxquelles la précédente gestion avait renoncé à s’intéresser, probablement en raison de l’expiration imminente de la concession et du fait que le Gouvernement valdôtain avait à plusieurs reprises indiqué son intention de renégocier les clauses de ladite concession aux fins d’une transparence et d’une rigueur accrues en matière de comportement et de procédure. Gestion Extraordinaire s’est aussi occupée de tous les volets des contrats de travail de ce personnel ainsi que de la refonte des organigrammes, toujours après avoir obtenu les autorisations régionales prévues à cet effet et sur la base de la réglementation que cette Assemblée s’est donnée.

Ces années ont été des années difficiles en tout cas du point de vue de l’activité du Casino également, car celle-ci a été marquée par nombreux changements qu’a connus le marché des jeux, tels que le super enalotto et ses cagnottes milliardaires ou la prolifération des machines à sous et des vidéo pokers installés dans les bars et les cafés. Et pourtant, en dépit des limites inhérentes à sa nature particulière et à son caractère temporaire, Gestion a su trouver les mesures adaptées à ces nouveautés. Elle a également obtenu un certain nombre d’autres résultats en rendant la Maison de jeu pleinement autonome, en allégeant ce qu’on appelait et qu’on appelle encore aujourd’hui "l’accerchiamento" dans lequel le précédent gérant l’avait enfermée et en jetant les bases d’une restructuration radicale de l’entreprise fondée sur une analyse attentive du marché et une étude approfondie de la concurrence.

Elle a par ailleurs lancé et réalisé des projets importants, visant à élargir sa clientèle et à contribuer, grâce au palais Saint-Vincent par exemple, à réaliser des initiatives promotionnelles, dont les répercussions positives ne se sont pas bornées à la seule Maison de jeu, mais se sont étendues à la Commune de Saint-Vincent et à toute la Vallée.

Quant aux perspectives, avec la conclusion du contentieux administratif, afférent aux modalités d’attribution de la gestion du Casino - la IVème section du Conseil d’Etat a pris sa décision au mois de décembre 2000 et rendu son dernier arrêt au mois de juin 2001 - la Région est rentrée en pleine possession de ses pouvoirs. Voilà pourquoi, étant donné la nature et la fonction de la Gestion Extraordinaire, nous sommes aujourd’hui à même de prendre une décision opérationnelle qui tienne compte des dispositions en vigueur et fixe définitivement les modalités de gestion de la Maison de jeu de manière à assurer à cette dernière une gestion transparente et efficace du point de vue économique, dans l’optique exclusive de l’intérêt public.

En fonction du cadre normatif et surtout de la jurisprudence fixée en la matière, le choix le meilleur est la création d’une société par action, dont tout le capital sera détenu par les organismes publics, forme juridique qui présente des garanties d’efficience et de pragmatisme et dont la législation nous offre des multiples exemples. Voilà la solution la plus avantageuse et la plus simple à mettre en ?uvre afin de sortir de la phase de gestion extraordinaire et de revenir, quelqu’un dira à juste titre finalement, à un fonctionnement ordinaire: la création d’une société par actions, dont tout le capital sera détenu par des organismes publics et ce par une loi régionale spécifiquement conçue à cet effet. Cette dernière mesure est absolument indispensable et permettra par ailleurs d’éviter tous ces procédés pouvant engendrer un nouveau contentieux.

D’autre part tous les doutes ont été dissipés quant au fait que la Région puisse prendre de telles dispositions comme l’a indiqué la Cour constitutionnelle dans son arrêt de mars 1999.

L’institution de cette société par une loi ad hoc sanctionne donc une fois encore l’intérêt public inhérent à l’exploitation du Casino, dont la compétence a été confirmée par différents arrêts faisant jurisprudence, qu’ils aient été pris par la Cour constitutionnelle ou la Cour de cassation, voire encore pour ce qui est du dernier en date, pris par le TAR de la Lombardie, Brescia, qui a rendu en 1997 sa décision quant à la loi régionale n° 88/1993. Mais pourquoi des sociétés de capitaux publics? Chacun sait qu’il existe désormais multiples exemples d’entreprises publiques qui correspondent à une combinaison organismes publics et sociétés par action.

En Italie elles peuvent prendre deux formes typiques: établissements économiques ou par contre sociétés par actions, à capital partiellement ou totalement public.

Récemment la suppression des principaux établissements économiques d’Etat: IRI, ENI ou l’ENEL et leur transformation en société par actions ont d’ailleurs abondamment illustré ce processus. Une nouvelle catégorie de sujets juridiques est ainsi apparue, dont la forme relève d’une société par actions, à laquelle des dérogations spéciales permettent de poursuivre son activité en vue de l’intérêt public, qui constitue le fondement de son institution par un texte de loi.

Le capital de ce type de sociétés se présente sous forme d’actions et les règles afférentes à leurs organes ainsi qu’à leur comptabilité sont celles que prévoit le Code civil. Les lois n° 142/90 et n° 498/92, dont les dispositions ont été amalgamées dans le texte unique du décret législatif n° 267/2000, fournissent également le cadre de référence pour l’activité de ces sociétés. La question des sociétés locales par ailleurs a été prise en considération aussi par la "loi Bassanini bis", c’est-à-dire la loi n° 127/1997.

Les modifications apportées par le législateur au fil du temps ont donc conduit à une diffusion progressive de l’externalisation des services et des activités. L’on est ainsi passé de la gestion en régie à l’attribution desdits services à des sujets qui, bien que contrôlés par les structures publiques, que ce soit les institutions ou des agences spécialisées ou encore des sociétés par actions, se caractérisent par leur autonomie organisationnelle et par le fait qu’elles se prévalent des possibilités que leur offre le droit privé.

En ce qui concerne la création d’une société par actions, dont les pouvoirs publics sont les principaux actionnaires, il ne faut pas non plus oublier un principe bien établi et sanctionné par la jurisprudence constante, à savoir qu’il est nécessaire de lancer un marché public pour sélectionner les partenaires de droit privé, même si le principal actionnaire est un organisme public. Confirmons néanmoins qu’en raison de la relation "organisme public fondateur/sujet de droit privé constitué ad hoc" l’attribution du service ne saurait faire l’objet d’un autre marché public, car ce dernier serait non seulement inutile, mais encore totalement illogique. Il est donc clair que ce n’est pas parce qu’il est possible d’attribuer la gestion dudit service directement à la société publique sans passer par un appel d’offres que le choix du partenaire de droit privé peut être fait n’importe comment; ce choix ne peut pas être le fruit d’une simple appréciation unilatérale, mais doit reposer sur la comparaison d’éléments précis, d’après des règles établies de façon à ce qu’il soit évident que la mission est confiée au concurrent qui paraît le mieux à même d’assurer le service ou l’activité en question, y compris du point de vue économique et dans l’intérêt de la collectivité locale.

Ce principe est donc assorti d’un corollaire selon lequel le choix des partenaires minoritaires de droit privé doit être fait au terme d’une procédure de marché public ad hoc, alors - et c’est notre cas - que la gestion d’un service ne peut être confiée à la société créée à cet effet que directement et c’est la raison pour laquelle nous disons que ce choix nous évite le danger d’un contentieux éventuel.

Il ne se fait aucun doute que la constitution d’une société à capital entièrement public est donc le seul moyen d’écarter tous les problèmes découlant de l’ouverture d’un marché public pour la sélection des partenaires. Par ailleurs, l’attribution de la gestion d’un service public ou de toute autre activité relevant un intérêt principalement ou essentiellement public tel que l’activité du Casino à une société par actions, dont tout le capital serait détenu par des personnes publiques, découle directement de la décision d’avoir recours à cette forme sociétaire, en vue d’éviter non seulement un autre appel d’offres, hypothèse tout à fait illogique, mais aussi la convention qui devait s’ensuivre. Ainsi a-t-il statué le TAR des Pouilles au mois d’avril 1998. Etant donné ce contexte juridique et jurisprudentiel, si l’on veut que le Casino de la Vallée soit géré par une telle société suivant les lignes directrices si énoncées, il faut qu’une loi régionale institue une société par actions ad hoc à capital totalement public.

Le concours en termes de capitaux et de capacités de gestion des partenaires privés, et donc la création d’un organisme de type "Public Company", pourrait se concrétiser en une deuxième phase par l’adoption par cette Assemblée des mesures spécifiques à cet effet. Sa structure de société par actions publique vaudra à la nouvelle société la possibilité d’évoluer dans le domaine tant public que privé, car s’il est vrai qu’elle pourra utiliser certains outils administratifs typiques du domaine public, il n’en est pas moins vrai qu’elle devra ?uvrer dans le domaine privé et bénéficiera donc de la flexibilité et de la rapidité d’intervention qui caractérise l’activité des sociétés privées, ce qui lui permettra d’augmenter l’efficience et l’efficacité de son action administrative, ainsi que d’améliorer et de dégager les capacités ménagerielles, organisationnelles et relationnelles sans préjudice du pouvoir d’orientation de la Région.

Cette société sera insérée d’ailleurs dans un secteur stratégique, fort intéressant du point de vue public, car elle constituera un outil innovant et très profitable du point de vue et des retombées économiques et du fonctionnement pour la gestion de ces volets, finance, tourisme et emploi, qui sont à juste titre considérés comme particulièrement importants et qui relèvent donc des tâches institutionnelles de la Région, en vue de l’essor global et constant de l’ensemble de la communauté valdôtaine. Voilà pourquoi il est primordial pour cette communauté que l’administration publique parvienne à exploiter cette structure de la manière la plus coordonnée possible, exigence que la société par actions en voie de constitution pourra satisfaire efficacement du point de vue de la transparence et de la praticabilité.

Une telle société par actions, avec un objet déterminé et exclusif et des capitaux uniquement publics, peut représenter une solution équilibrée pour ainsi conjuguer la rigueur du contrôle et de la coordination par l’administration publique avec la flexibilité et l’efficience, nécessaires à l’exploitation d’une société de droit privé.

Je veux conclure avec ces remarques et apporter quelques précisions quant au choix des associés, un ou plusieurs. Pour cela nous devons faire un pas en arrière. En effet, le projet de loi régionale portant création d’une société par actions en vue de la gestion de la Maison de jeu de Saint-Vincent, tel qu’il avait été approuvé par le Gouvernement valdôtain le 1er octobre 2001, indiquait à son article 2 que le seul actionnaire de la société par actions Casino de la Vallée est la Région autonome Vallée d’Aoste.

A ce propos la question de la légalité du choix de détenir tout le capital initial, compte tenu des dispositions sur le nombre des membres fondateurs, visées à l’article 2247 et au point n° 8 du premier alinéa de l’article 2332 du Code civil, avait bien été examinée et approfondie. A cet égard la jurisprudence tend à exclure que l’Etat ou les collectivités locales puissent acquérir tout le capital social initial d’une société par actions sur la base de la considération que la responsabilité patrimoniale illimitée de l’actionnaire unique serait en contraste avec l’article n° 81 de la Constitution italienne du fait de l’indétermination de la dépense y afférente, ainsi que de l’engagement de dépense nécessaire à la couverture de celle-ci, à valoir sur le budget de la collectivité locale et partant à la charge de la communauté.

Cependant la Cour des comptes elle-même prévoit une exception: "? salvo che non sia espressamente previsto da una specifica norma?", ce qui signifie qu’il peut être dérogé aux principes énoncés par les articles 2247 et 2332 du Code civil. D’autre part si l’on reconnaît qu'une loi étatique peut constituer une société par actions, dont le capital est entièrement détenu par l’Etat ou une autre personne publique, qui est le seul fondateur, est-ce que, compte tenu notamment des prérogatives des régions autonomes, une loi régionale ne peut pas produire le même résultat? Le principe constitutionnel appelé "limite dei rapporti privati" s’applique-t-il au présent cas de figure? Dans l’affirmatif une loi régionale ne saurait intervenir dans le domaine de l’élaboration et de l’application du droit privé.

En d’autres termes il a fallu décider si la législation régionale peut ou non déroger au droit privé. A ce propos la Cour constitutionnelle, par son arrêt n° 35/1992, relatif au recours introduit par le Gouvernement italien contre le IIème alinéa de l’article 4 d’une loi régionale sicilienne, aux sens duquel le capital de la Finsicilia, société par actions, est entièrement propriété de la Région Sicile, a jugé non fondé ce recours en inconstitutionnalité, je cite: "? Deroghe alla legislazione di diritto privato sono ammesse nell’area dei rapporti intercorrenti tra la società privata e l’Amministrazione regionale nella misura in cui prevale la connotazione relativa alla strumentalità della società stessa alle finalità pubbliche che la regione persegue nei campi rientranti nelle competenze ad essa costituzionalmente attribuite?". A ce point il était nécessaire de vérifier si les buts du Casino de la Vallée, société anonyme, relevaient des domaines et de la compétence de la Région autonome de la Vallée d’Aoste aux termes de la Constitution italienne.

En fait, l’action de l’Administration régionale s’est avérée parfaitement légale dans la mesure où il ne fait aucun doute qu’elle concerne une matière incluse dans les ressorts de la Région par la Constitution, et notamment par le Statut spécial, comme l’indique entre autres l’arrêt n° 152/1995 de la Cour constitutionnelle, confirmé par sa décision du TAR de la Lombardie en 1997 et même tout dernièrement par un autre arrêt de la Cour constitutionnelle de juillet 2001.

Ainsi, considérant que le projet de loi régionale, portant: "Création du Casino de la Vallée", s’inscrit bien dans le cadre des domaines que la Constitution confie à la Région et qu’aux sens de l’arrêt de la Cour constitutionnelle de 1992 des dérogations au sujet des relations société/Administration régionale peuvent de ce fait être introduites, avait-on légitimement conclu, comme l’affirme d’ailleurs ledit arrêt: "? che l’aspetto ora considerato è indubbiamente uno di quelli che ammette la possibilità di derogare la disciplina normativa civilistica sempre che le deroghe previste siano, come in ipotesi, ragionevolmente collegate alle finalità pubbliche, connesse allo svolgimento delle competenze costituzionalmente assegnate alla regione e sempre che le stesse non contrastino, neppure indirettamente, con un principio generale deducibile dalla legislazione di diritto privato?".

Ajoutons à cela que dès 1992 la Cour constitutionnelle a constaté, tant dans la législation communautaire que dans la législation étatique, une tendance au dépassement de la limite de l’actionnariat unique.

En conclusion, à la lumière des décisions de la Cour constitutionnelle, le contenu du projet de loi régionale relatif à la création de la société par actions qui ne compte qu’une seul actionnaire ne violait donc pas les principes de droit privé, sanctionnés par les lois de l’Etat en vigueur en la matière, et représentait de fait l’application de ces mêmes principes à la législation régionale.

Néanmoins ces arguments, à l’appui de la légalité substantielle du projet de loi étudié par le Gouvernement valdôtain, n’auraient su à eux seuls - et c’est la raison pour laquelle nous avons présenté des amendements en IIème Commission, éviter que le Gouvernement italien ne forme, pour des raisons ne tenant pas directement à la légalité de ce texte, un recours en inconstitutionnalité contre la loi régionale prévoyant l’institution d’une société par actions ayant pour seul actionnaire un établissement public, allant ainsi contre cet objectif que nous nous sommes fixé d’éviter tout contentieux et de donner des certitudes par rapport à cette longue période d’incertitude que nous venons de dépasser.

Par ailleurs des raisons - et c’est l’autre considération - d’ordre politique celles-ci, portant sur la localisation de la Maison de jeu et les retombées de sa présence et de son activité, ont amené à présenter une autre hypothèse d’attribution du capital social de la société: une possibilité compatible avec la ratio et l’esprit des nouvelles dispositions sur l’exploitation de la Maison de jeu, ratio et esprit fondés sur l’indissociable lien entre cette exploitation et l’intérêt public incarné par la Région autonome Vallée d’Aoste, à savoir la création d’une société par actions, dont le capital serait là aussi entièrement public, mais qui pourrait être partagé entre la Région et d’autres personnes publiques.

Aussi, afin d’éviter tout risque de recours contre la légalité d’une loi régionale instituant une société par actions à capital totalement public, vu que ce n’est que la Cour constitutionnelle qui avait statué cette légalité, ainsi que de considérer les attentes et les exigences de la Commune de Saint-Vincent, le Gouvernement a décidé de présenter une série d’amendements au texte prévoyant un seul actionnaire et de proposer que le capital d’une telle société soit détenu par un nombre limité d’établissements publics sélectionnés, formule juridique qui dans les faits et selon notre volonté signifie Commune de Saint-Vincent.

En somme, le projet de loi que nous examinons aujourd’hui vise à traduire en une règle de droit l’option la plus linéaire, transparente, efficiente, efficace et, à notre avis, aussi cohérente, c’est-à-dire la création d’une société par actions à capital entièrement public, dont la Région autonome de la Vallée d’Aoste serait le principal actionnaire.

Deux courtes remarques quant aux Statuts. Le rapporteur Borre a déjà présenté quelle est la finalité de ces Statuts. Je veux simplement rappeler qu'à l’article 2 de ces même Statuts sont détaillées les dispositions du projet de loi quant à l’objet social et à l’activité du Casino de la Vallée; il est précisé que cette nouvelle société est chargée de l’exploitation de la Maison de jeu de Saint-Vincent et qu’elle peut, pour ce faire:

- promouvoir, réaliser, gérer des initiatives culturelles, touristiques, promotionnelles, récréatives et d’accueil, directement ou indirectement liées à l’activité de la Maison de jeu;

- accomplir toutes les opérations commerciales, immobilières, mobilières et financières que son Conseil d’administration jugera nécessaires ou simplement utiles;

- investir, à titre stable et non à titre de placement, dans des sociétés italiennes ou autres ayant un objet analogue, similaire ou lié au sien;

- diffuser et gérer des activités de jeu par des moyens informatiques et électroniques.

De plus l’article 4 fixe la fin de la société au 31 décembre 2050, sauf prorogation. Les articles 5, 6, 6 bis et 7 traient du capital social, mais surtout du droit de préemption en cas de vente d’actions et de la possibilité pour la société d’émettre des obligations.

PrésidentLe débat est ouvert.

La parole au Conseiller Beneforti.

Beneforti (PVA-cU)Ho ascoltato con interesse le due relazioni: quella del relatore a nome delle due commissioni e quella del Presidente della Regione. Devo dire che si sono molto impegnati per far capire la bontà dell’atto che stanno per compiere e ne prendiamo atto (sembra quasi che loro non ci credessero!). Bisognava dare una "spinta finale" e i due relatori e il Presidente della Regione l’hanno fatto. Mi aspettavo un intervento del Presidente della Regione alla chiusura della discussione generale, ma forse non ci sarà, se deve andare via. Il Presidente ha affrontato anche l’aspetto, se ho capito bene, della legalità: nessuno mette in dubbio che non sia legale ciò che state approvando o che volete realizzare.

Anche noi, quando il Presidente comunicò in quest’aula che, con la decisione del Consiglio di Stato, si era chiuso il contenzioso amministrativo con la Finoper, fummo soddisfatti e lo dichiarammo. In questa sede il nostro Capogruppo dichiarò la nostra soddisfazione per la chiusura di questo contenzioso, che ha vincolato un po' tutta l’attività, e anche le decisioni che abbiamo dovuto assumere, in questi ultimi sette anni di vita del Casinò. Eravamo soddisfatti perché finalmente la Regione poteva tornare a decidere quale futuro dare alla Casa da gioco, tornava ad essere praticamente padrona in casa propria, e quindi poteva farlo senza "lacci" o vincoli con nessuno. Rimaneva e rimane da risolvere il problema dell’accerchiamento delle strutture esistenti attorno al Casinò, per le quali in questi ultimi sette anni sono state spese somme non indifferenti per poterne avere l’utilizzo.

Ritengo che sia stato un prezzo giustificato per il mantenimento dell'occupazione all’Hôtel Billia e di altri servizi necessari alla conduzione della Casa da gioco. Pertanto, liberati dal contenzioso che era derivato dalle modalità del bando di concorso a suo tempo individuate per l’assegnazione della concessione, ora siamo liberi di decidere ciò che vogliamo e quindi di dare un assetto definitivo alla Casa da gioco, un assetto pubblico o privato. Siamo nelle condizioni di liberarci dall’accerchiamento esistente, pagando il giusto, trattando, confrontandoci, ma siamo anche nelle condizioni di costruire un nuovo casinò a Saint-Vincent o in altra località della regione.

Ora tutto è possibile, quindi non sarebbe restato altro che aprire un confronto all’interno di questo Consiglio, e all’esterno con la comunità valdostana, per poi prendere la decisione più credibile, e anche la migliore, per perseguire quell’esclusivo interesse pubblico a cui bisogna sempre far riferimento e con cui spesso e volentieri ci si "risciacqua" la bocca. Ma così non è stato e non sarà perché ormai tutto è stato deciso e stabilito dalla maggioranza (ce lo ha ricordato il Presidente che questo provvedimento rientra nel programma di legislatura della maggioranza?) nonché nella puntualizzazione avvenuta in occasione dell’allargamento della maggioranza stessa, per cui l’impostazione data non si cambia.

Di fronte a questa precisazione, di fronte a questa "blindatura" del provvedimento, noi dell'opposizione non abbiamo più nessuna voce in capitolo. Non l’avremmo avuta ugualmente, forse, ma perlomeno si poteva aprire un confronto su un problema rilevante qual è quello della Casa da gioco e cercare una soluzione che potesse dare credito a questa opposizione, che esiste. Non vi siete preoccupati neppure di promuovere un incontro, anche informale, di sentire cosa si pensava relativamente all'esperienza vissuta in questi ultimi sette anni.

Ormai tutto è deciso, tutto è stato fatto e sono convinto, Presidente, che sono stati già individuati i 4 o 5 componenti della Regione che faranno parte del Consiglio di amministrazione, perché credo che le forze politiche che compongono la sua maggioranza, Presidente, abbiano già avanzato le richieste, come del resto le avevano avanzate quando fu costituito il "triumvirato".

Il triumvirato non fu costituito perché era necessario alla gestione del Casinò - come lei cercò di giustificare in questa sede -, fu costituito perché le forze politiche che stavano con l’Union chiesero e ottennero che il Presidente desse qualcosa anche a loro. Il Presidente prese un consigliere da una parte e un consigliere dall’altra, e sono tre forze: adesso le forze sono cinque!

Quanto a una, bisogna accontentare il Comune di Saint-Vincent (o qualche altro comune che entrerà nella società), ma le altre quattro fanno parte della maggioranza e io sono convinto - nel dire questo non voglio pensare male o fare il processo alle intenzioni, siamo un po' troppo "navigati" per non comprendere queste cose - che c’è gente, Presidente, alla quale basta essere presente, poi va tutto bene, e non le diranno mai di no, perché questo non succede solo per la Casa da gioco, ma accade in più occasioni: si nota, basta guardare quali iniziative vengono prese dalla Giunta regionale!

Una volta, quando facevo un altro mestiere, mi è capitato di trovarmi con tre associazioni artigiane e la presenza di soli due posti. Si discusse di una legge che era importante perché affrontava i problemi dell'artigianato. L'unica preoccupazione delle associazioni era di aumentare la loro presenza (da due a tre posti), si preoccuparono più della loro rappresentanza, se c'erano tutte, piccole o grandi che fossero, che di quanto prevedeva la legge: questo è un male che ormai si ripete anche in questa sede tra le forze politiche. Anche in questo caso non ci sarà - e questo è male - la ricerca di persone con esperienza che sappiano fare il "biscazziere", perché di questo si tratta: nella gestione del Casinò bisogna trovare persone in grado di fare i biscazzieri, perché altrimenti tale gestione non va avanti.

Bisogna cercare persone a cui affidare la gestione della nuova società che, fra l’altro, devono rispondere del loro operato, prima che al Consiglio regionale e alla Giunta e alla stessa comunità valdostana, a chi li ha nominati. Fate attenzione: secondo la nostra esperienza affidare certe responsabilità di gestione a persone in base ad un’unica ragione, quella di appartenere alla propria area politica, è triste perché poi se ne pagano le conseguenze.

Basta guardarsi intorno per rendersi conto di come sono finite certe gestioni di enti ed istituzioni in Valle quando se n’è affidata la rappresentanza a persone che non avevano le minime capacità necessarie per gestire gli organismi nei quali erano state nominate: l’unico requisito da loro posseduto consisteva in una tessera di partito! A parte queste considerazioni, che faccio perché mi auguro che certe situazioni non si verifichino più nell’interesse della Valle d’Aosta, la volontà politica della maggioranza è quella di non cambiare niente.

La gestione deve rimanere nelle mani di chi la detiene: in quelle del Presidente della Regione. Presidente, questa è la realtà. Si parlava prima del "Casinò di Viérin", adesso si continuerà a parlare del "Casinò di Viérin", come del resto, Presidente ed è inutile venire a dire che non è vero -, a chi sono in mano tutti gli enti e le istituzioni esistenti in Valle: il nuovo ENEL valdostano, la banca, la Finaosta? Mia? Di Curtaz? Penso di no?

(commenti in Assemblea dai banchi della maggioranza)

? lui, se alza la voce, lo cacciano?

(interruzione del Consigliere Curtaz, fuori microfono)

? ma anche se ci fossi, se tu "apri bocca", ti cacciano.

A noi dell’Ulivo pertanto non rimane che dichiarare la nostra più totale contrarietà alla decisione che è stata presa. Non voglio nemmeno entrare nel merito dell’articolato della legge né dello Statuto, non tanto per evitare sempre le stesse risposte negative, ma perché non intendiamo assumerci responsabilità su un provvedimento che non condividiamo.

Non ci sentiamo di gestire, ma anche di giudicare la gestione del gioco di azzardo. Questo compito lo lasciamo volentieri a voi della maggioranza, al Comune di Saint-Vincent, come agli altri comuni che vorranno far parte della nuova società, però ciò che non accettiamo è che si tenti di accreditare, Presidente, in questo Consiglio come all’esterno, che la gestione privata della Casa da gioco potrebbe, una volta resa privata con un appalto o con un bando di concorso, riaprire quel contenzioso che fortunatamente, anche se dopo sette anni, è stato chiuso. Da più parti si sta accreditando questo discorso: "Si fa questa operazione perché la controlliamo noi e non viene gente da fuori, ma anche perché se facciamo un bando di concorso, si possono ripresentare ricorsi e riaprirsi un contenzioso".

Non accreditiamo queste argomentazioni presso l'opinione pubblica perché credo che la comunità valdostana sia abbastanza intelligente per capire... Siamo convinti che con un bando di concorso ben formulato, che non ripeta gli errori del passato, si possano evitare tutti i ricorsi possibili e che la vostra posizione sia solo una giustificazione per continuare la gestione diretta della Casa da gioco. Basta vedere chi detiene i posti di comando all’interno dei servizi, degli uffici e del Casinò per rendersi conto della volontà di non modificare la situazione attuale, ma non ve ne faccio una colpa, anche se niente è stato fatto per evitare che ciò avvenisse. Questo accade anche perché l’interesse di arrivare a fare una gestione di un certo tipo è anche politico: per questo continuate, dopo la Gestione Straordinaria, nella gestione diretta della Casa da gioco.

Dovreste riconoscere almeno che la Gestione Straordinaria non vi ha dato i risultati sperati; in questi sette anni le aspettative nei confronti del triumvirato non si sono realizzate, siamo sinceri, nonostante il favorevole disciplinare sottoscritto fra le parti e le agevolazioni erogate alla Gestione Straordinaria. C’è stato un accordo sul disciplinare, come vi ho già detto in questa sede, che a nessuna società privata, che fosse venuta a gestire, avreste mai permesso di ottenere, mentre al triumvirato avete "fatto" un disciplinare. Avete fino ad oggi dimostrato il disinteresse più assoluto verso una gestione privata che esonerasse la Regione dalla gestione del gioco di azzardo.

Su questo argomento più volte mi sono sentito ripetere che anche gli altri casinò italiani sono passati da una gestione privata a una pubblica; può essere, non lo nego. Ho visto il Casino di San Remo che da privato è diventato pubblico, che poi da pubblico è diventato privato; lo stesso hanno fatto i Casino di Campione e di Venezia, ma anche il Casinò di Venezia, che oggi è pubblico, può tornare privato: questo per dire che c’è sempre stato un cambiamento! Io ho seguito a suo tempo sindacalmente le vicende delle case da gioco e ho sempre visto che ci sono stati dei cambiamenti. Voi vi siete trincerati e continuate a trincerarvi in difesa dell’esistente, della Gestione Straordinaria.

Avete preteso un triumvirato del quale fanno parte rappresentanti dei tre gruppi di maggioranza, ma questa Gestione Straordinaria cosa ha dato? In sette anni di gestione abbiamo registrato un attivo di un miliardo e mezzo solo all’ultimo anno. E quanti miliardi ci ha rimesso la Regione negli anni precedenti? Ecco perché bisogna andare a vedere fino in fondo cosa ci ha dato la Gestione Straordinaria e quanti miliardi ci abbiamo rimesso.

Se andiamo a rivedere tutte le discussioni che abbiamo fatto in questa sede, ritroviamo questi argomenti. Che cosa ci ha dato la Gestione Straordinaria? Da primo Casinò in Europa e in Italia, siamo divenuti il "fanalino di coda". Abbiamo perso quella clientela che aveva da sempre valorizzato la nostra Casa da gioco, tant’è vero che il "privé" non è più usato come un tempo perché non ci sono più clienti di un certo tipo che frequentano la Casa da gioco.

Noi allora, come oggi, sostenevamo che, una volta risolto il contenzioso, bisognava arrivare alla completa privatizzazione della Casa da gioco, ma non ci avete dato ascolto e non vi siete neanche confrontati. Ho sentito e ho letto tutto quello che hanno detto e scritto i nostri relatori; ci sono delle inesattezze perché io conosco l'argomento.

Quando si afferma che: "Ora abbiamo fatto anche il regolamento delle assunzioni", io dico: va bene, ma perché non si è fatto prima? Perché, Consigliere Borre, non c’è mai stata la volontà politica di fare il regolamento del Casinò. E lo sa perché? Perché tutte le forze politiche vogliono fare assumere i "loro" e, se ci fosse stato un regolamento, non si poteva fare. Ora, con il regolamento, li fa assumere una parte sola, ma questo è ancora peggio, Consigliere Borre!

Ho fatto parte di quella commissione, perché sono il decano qua dentro, e vi dico che si facevano riunioni su riunioni e, quando si arrivava in fondo, nessuno ci stava, tutti volevano riflettere. È come quando a volte si riunisce la Commissione Regolamento, tutti vogliono riflettere e non si conclude mai e si va avanti?. In questo caso vi è stato imposto, il Presidente Viérin ha detto: "Io faccio il regolamento" e lo ha fatto?

(commenti da parte dei Consiglieri della maggioranza)

? a volte cerco di sdrammatizzare un po' la situazione, però si assiste a questo: mentre da più parti si tende a privatizzare, la Valle d’Aosta va in senso contrario. Qui si tende a regionalizzare, a centralizzare verso la Regione e a gestire direttamente, senza rendersi conto che anche alla gestione pubblica, se sarà tale, deve essere garantita la massima autonomia di gestione.

Il Presidente mi risponderà che la Gestione Straordinaria ha avuto sempre la piena autonomia sul piano contabile, amministrativo e, per quanto riguarda i rapporti con le organizzazioni sindacali e i dipendenti, me lo ha già detto tante volte, però non ha avuto l’autonomia politica nel decidere. Mi si deve dire quando e come ha preso una decisione autonoma; è stato meglio che non ne abbia prese, perché chissà dove ci avrebbero portato, però non aveva la possibilità di decidere!

Lo abbiamo detto in passato e lo ripetiamo oggi: siamo convinti che alla Casa da gioco occorra una gestione diversa, più efficiente e vivace, che occorra sfruttare tutte quelle potenzialità che esprime e può esprimere sul piano del gioco, occupazionale e turistico. Questo bisogna cercare. Quale potenzialità ha sfruttato la Gestione Straordinaria in sette anni per quanto riguarda il turismo? Che indicazioni ha dato?

Occorre dare alla clientela un'accoglienza e i servizi che sono necessari al Casinò. Occorre creare le condizioni per difendersi dalla concorrenza derivante dall’apertura di altri casinò: fino ad oggi, o per fortuna o perché tutti insieme ci siamo mossi, l'abbiamo evitata, domani questo non lo può garantire nessuno, sia per l’aria che tira in Parlamento, sia perché non si può evitare che altre regioni ne rivendichino l’apertura, per cui credo che occorra prepararsi alla concorrenza.

Se fossero stati aperti due o tre anni fa altri casinò, nelle condizioni in cui eravamo, saremmo stati all’altezza di contrastare la concorrenza di un altro casinò a Stresa o da un’altra parte? Questo è quello che ci dobbiamo domandare.

Occorre restituire al Casinò un'immagine diversa e un’attrattiva che altri casinò hanno saputo realizzare, un’immagine che una gestione politicizzata, fra virgolette, non può dare, perché se non si sta attenti, Presidente, questa gestione diventerà sempre più clientelare ed elettoralistica. E non mi si venga a dire che i consiglieri, che hanno là i loro rappresentanti, non siano mai andati a raccomandare nessuno in questi sette anni, o che quei tre consiglieri non abbiano mai portato in Consiglio di amministrazione le istanze di chi li ha nominati nel triumvirato!

Adesso da tre componenti si passa a cinque, e si continua ancora di più a ricercare quegli appoggi, per dare certe sistemazioni che vengono richieste. Occorre, se necessario, investire per il cambiamento e nella professionalità. C’è un turnover, la "vecchia guardia" se ne va, oggi siamo in grado di sostituire queste persone con altre professionalmente preparate? Ci siamo posti il problema di preparare il personale? Perché anche nelle case da gioco ci vuole una certa preparazione, per stare con il cliente, per farlo giocare e rigiocare, per "pelarlo": ci vuole abilità, e questa abilità bisogna insegnarla, e ci vuole professionalità.

Molti lavoratori risultano oggi carenti per quanto concerne la professionalità. Una volta, quando si facevano i corsi e gli aggiornamenti, si discuteva anche in sede sindacale perché si richiedeva che ci fosse personale professionalmente preparato, al quale il cliente dava più volentieri la mancia, che è il salario per certe categorie lì presenti. Nel momento in cui c’è un calo della "passione" verso il gioco di azzardo, come si evince dalle statistiche - e io posso essere anche contento perché così la gente non si rovina -, è chiaro che diminuiscono anche le entrate nelle case da gioco.

Presidente, vista l'esperienza di questi sette anni di Gestione Straordinaria, ritiene di poter continuare con la gestione pubblica? O non è meglio, come diciamo noi, privatizzare? Lei mi risponderà che la nuova società lavorerà in regime privatistico, ma purtroppo non è credibile. Non perché lei sia un bugiardo, ma perché, ora si approvano lo Statuto, la legge, ma poi ci sarà da approvare il disciplinare dal quale dipende il futuro della società, nonché le entrate della Regione.

È in quel momento che si vedrà chi e come amministra, se accetta imposizioni o si confronta e dice: "A me occorre questo per gestire il Casinò", perché il disciplinare bisogna farlo bene, ma farlo anche con persone (con i cinque che staranno in quel Consiglio di amministrazione) che sappiano il fatto loro. È il disciplinare che determina le capacità di gestione di coloro che gestiranno il Casinò.

C’è quindi un legame stretto: non per niente è la Regione che approva lo Statuto, è la Regione che stabilisce le regole dei rapporti fra le parti, è la Regione che nomina i consiglieri di amministrazione e i sindaci revisori, è la Giunta che con questa legge riceve la delega per fare e costituire la nuova società e infine è la Regione, se le cose vanno male, che paga. Noi pertanto non ce la sentiamo di avallare una decisione in merito alla quale non siamo stati "interessati", ma non siamo neanche convinti che sia la strada da seguire.

Rinnoviamo la richiesta di sempre: che si proceda ad una gara di appalto, stabilendo regole precise per non dare la possibilità di aprire un contenzioso. Del resto la presentazione di ricorsi costituisce un pericolo sempre presente quando c'è un appalto, un concorso, una gara, questo sia nel settore dei lavori pubblici che in altri settori.

Allora, smettiamo anche in altri settori di fare gli appalti, i bandi di concorso, se c’è il timore che vengano presentati dei ricorsi, non facciamo più neanche i concorsi per le assunzioni! Tutto sta ad operare bene e a "non prestare il fianco" a strumentalizzazioni di parte o a ricorsi legali.

La privatizzazione per noi è nell’interesse della Regione e dello stesso Comune di Saint-Vincent. In tal senso siamo disposti ad assumerci anche le nostre responsabilità, ma non potete chiederci di avallare un'iniziativa in cui non crediamo e su cui ci siamo espressi sempre negativamente. In sostanza, non ci sentiamo, e con questo non voglio offendere nessuno, di fare i "biscazzieri"; non è il nostro mestiere. Chi se la sente, lo faccia, se ne assuma la responsabilità. Devo dirvi che, fino a quando saremo qui, continueremo a seguire la "vicenda Casinò" senza fare atti distruttivi e senza "demolire" niente, ma cercando come al solito di dire la nostra in modo costruttivo e quindi non mancheremo di tornare sull'argomento e di dire la nostra, come la diremo sulle nuove leggi che sono state annunciate, sugli eventuali investimenti che si renderanno necessari. Una preghiera ve la devo rivolgere: non fate di Saint-Vincent una Las Vegas. Per la Valle d’Aosta, se l’esistente funziona bene, è più che sufficiente, una volta tolto l’accerchiamento.

Infine, e questo mi hanno chiesto i dipendenti di dirvelo, quando farete il discorso della liquidazione della vecchia società, pensate che vogliono essere liquidati anche i dipendenti attuali.

Si dà atto che dalle ore 20,37 presiede il Vicepresidente Lattanzi.

PresidenteLa parola al Consigliere Praduroux? È andato in tilt il sistema, non sono in grado di dare la parola a nessuno se non c’è un intervento tecnico?

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 21,20 alle ore 21,24.

PresidenteLe postazioni sono state riabilitate.

La parola al Consigliere Praduroux.

Praduroux (UV)Volevo dire due note come membro della IV Commissione. L’intervento sarà breve.

L’attività della Gestione Straordinaria dopo oltre sette anni, nei quali l’ente privato è stato chiamato a "traghettare" non senza difficoltà la Casa da gioco, sta per concludersi. Quell’ente, che ora esce di scena, fu costituito con la legge regionale n. 88/1993. Nacque per far fronte al contenzioso sorto fra i due candidati e che, secondo le previsioni di allora, doveva durare pochi mesi.

Credo che l’argomento meriti qualche riflessione anche in vista dell'importante scelta che stiamo compiendo. Al di là delle polemiche e discussioni talvolta inutili su un tema che avrebbe dovuto vederci più uniti, questo ente ci ha consentito di approfondire le conoscenze su un’importante e insostituibile nostra azienda, forse per troppo tempo delegata e forse per troppo tempo non sufficientemente valorizzata e controllata dalla proprietà, che - non dimentichiamolo - è pubblica.

Cinquant’anni di regolari ed importanti versamenti alle casse regionali, cinquant’anni di scontata disponibilità proveniente dall’azienda hanno talvolta introdotto una logica di assuefazione nel delegare conduzioni e scelte.

Gli episodi e i contenziosi del 1992 ci hanno bruscamente riportato alla realtà ed al contenzioso sul quale oggi finalmente possiamo porre la parola "fine". Sono stati anni difficili con difese strenue contro atteggiamenti scorretti e ricattatori posti in atto da chi in passato aveva fin troppo beneficiato del ruolo di gestore. Sono stati anche anni in cui la gestione pro-tempore e di presunta durata limitata ha dovuto difendersi non solo dagli estromessi gestori ma, a volte, questo è grave, anche da chi ha sottovalutato o frainteso il ruolo preminente che, per le ricadute economiche ed occupazionali, era interpretato dalla "azienda Casinò".

Per anni una gestione limitata, "ingessata" da vincoli e dalla mancanza di futuro, ha dovuto confrontarsi con dinamicità gestionali sul mercato nazionale ed internazionale ben più snelle, autonome e meno strumentalizzate di quando è avvenuto chez nous.

Oggi, beneficiando di un'adeguata prospettiva storica, possiamo svolgere una corretta riflessione che non può sottrarsi dal sottolineare quante volte, da certi banchi di questa Assemblea, per motivi di pura e strumentale opposizione politica, siano state confutate e fraintese le scelte operate da questo Esecutivo, da questa maggioranza, non certo mirate a rafforzamenti personali, ma esclusivamente indirizzate ad ottenere quella autonomia e a specificare quel possesso che oggi a pieno titolo possiamo affermare.

La fase di "inter-regno", che ci auguravamo durasse alcune settimane, è durata sette anni, ma la clientela, le mutate abitudini e le leggi nazionali di apertura per i giochi, slots e video pokers nei bar, lotterie varie, hanno nel frattempo evidenziato necessità e lacune che oggi, consapevoli dello stallo del passato e consapevoli dell'importanza economica del futuro, siamo chiamati a colmare con decisioni adeguate ai tempi e alle attuali tendenze.

Voglio augurarmi che questa legge, al di là degli schieramenti politici e con il doveroso contributo critico e costruttivo di tutto il Consiglio, incontri un definitivo e sereno varo ed una definitiva e pragmatica collocazione della nostra Casa da gioco sul mercato nazionale ed internazionale del settore. Le recenti e sempre più ricorrenti voci di nuove proposte di legge per l’apertura di nuove case da gioco, volute anche dal Governo nazionale, devono indurci al più presto a pretendere che professionalità ed autonomia di chi sarà chiamato a gestire la S.p.A. trasformino al più presto la precedente fase di stallo e le aspettative di noi tutti in una determinata e lucida sfida professionale per il consolidamento e la crescita della quota di mercato del gioco.

La legge che ci apprestiamo a varare, dobbiamo riconoscerlo, si inserisce nel solco ben noto e ormai consolidato sul quale si sono avviate le altre aziende nazionali del settore. In un'ottica comparata alle analogie della nostra legge con la situazione della Casa da gioco di San Remo si deve registrare un fatto oggettivo: questa situazione è sostenuta e difesa dalla maggioranza composta anche da forze di Centro Destra e anche per la neo varata legge di Campione d’Italia va ricordato il decisivo contributo delle stesse forze. Non abbiamo quindi primogeniture da rivendicare né invenzioni societarie da proporre, al contrario abbiamo fatto nostre e condiviso scelte societarie che, anche in un'ottica politica, potranno incontrare un avviso favorevole volto a soddisfare tutti i gruppi presenti in quest’aula.

Volendo invece analizzare la già consacrata e funzionale S.p.A. veneta che gestisce la Casa da gioco di Venezia, questa società da tempo vive con il sostegno e la condivisione di una giunta di Sinistra ed ecologista. Dobbiamo essere tanto chiari quanto decisi nello sdoganare l’eventuale obiezione di una carenza di originalità nella scelta compiuta.

Dobbiamo essere chiari ed onesti nel rilevare che, su un comune obiettivo, quattro diverse realtà sono giunte alla medesima conclusione. Con questa legge noi adottiamo una soluzione già consolidata altrove, che stabilisce un collegamento diretto tra ente pubblico, concedente ed ente gestore, al fine di ottenere il massimo beneficio per le casse regionali e in definitiva per la comunità valdostana nel suo insieme.

PresidenteLa parola al Consigliere Tibaldi.

Tibaldi (FI)A proposito di quanto detto dal Consigliere Praduroux poc’anzi, vorrei dire che riteniamo che il confronto di idee e di opinioni su qualsiasi tema sia positivo, sia foriero di innovazioni, di elementi che siano migliorativi di ogni proposta, sia essa legislativa o amministrativa. Non ritengo quindi che sia una perdita di tempo. Forse per il Consigliere Praduroux è una perdita di tempo ascoltare i consiglieri di opposizione che su questo punto, e non solo, hanno opinioni differenti dalla sua e da quella della maggioranza. Mi permetta questa nota polemica, Consigliere Praduroux.

Questo disegno di legge ha una sua valenza politica, economica, sociale; è un provvedimento che ha, tuttavia, un elemento di pregio, un solo elemento di pregio, Presidente Viérin. L’elemento rilevante di questo disegno di legge è che mette nero su bianco un qualcosa che già esiste da sette anni, formalizza e ufficializza una gestione pubblica che esiste dal 1994. Di conseguenza l’elemento di pregio è che fa emergere questa gestione pubblica, in realtà finora sommersa, occulta o pressoché tale.

Questo è, a nostro avviso, l’elemento rilevante che teniamo a sottolineare. All’esigenza di superare quella fase di provvisorietà, costituita dalla presenza della Gestione Straordinaria del Casinò, si provvede attraverso questo atto di consolidamento, che è l’ultimo tassello di un processo iniziato nel 1993 con la legge n. 88, legge applicata dal 1° luglio 1994 con la nomina di un commissario. Il disegno di legge n. 144 è quindi l’epilogo di un percorso normativo, che è iniziato otto anni fa, perché ci riferiamo al 1993, che ha subito una modificazione nel 1999 con la legge n. 13 e che oggi si completa. Pertanto il Casinò a guida pubblica non è una novità - su questo concordo con quanto ha detto il Consigliere Praduroux - non solo per l’Italia, ma nemmeno per la Valle d’Aosta. Il Casinò a guida pubblica ce lo abbiamo già da diversi anni. È inutile invocare i Casino di Venezia, San Remo e Campione come modelli giuridici o aziendali da poter prendere a riferimento.

Qui il modello giuridico aziendale è già stato istituito di fatto da tempo e ora viene formalizzato, come dicevo prima, attraverso questo disegno di legge, attraverso lo Statuto che è allegato e attraverso il disciplinare che probabilmente verrà portato all’esame di questa Assemblea in un momento successivo. Il Casinò quindi cambia solamente in alcuni dettagli: prima avevamo un organo monocratico, dal 1999 è stato istituito un triumvirato, adesso si arriva a una gestione a cinque, di nomina del socio pressoché unico, cioè la Regione.

Una gestione a cinque che ha più un significato partitico che non un significato di rilancio gestionale e di sviluppo della Casa da gioco, perché abbiamo già potuto constatare che il passaggio da uno a tre non è che sia stato significativo. Il passaggio da uno a tre, al limite, si è connotato l'assenza dei due "aggiunti" o per la loro occupazione assidua di stanze d’albergo. Non abbiamo visto quel fenomeno di imprenditorialità o di innovazione che tutti auspicavamo, o perlomeno auspicava la maggioranza, con la modifica normativa del 1999.

Tramonta l’ipotesi della privatizzazione della Casa da gioco. Questo disegno di legge lo sancisce inequivocabilmente perché non si può parlare di gestione privata. Sì, una S.p.A. ha una connotazione privatistica, ma qui non si tratta di una gestione privata, bensì di una gestione pubblica che viene fatta attraverso una S.p.A. Le scelte politiche di questa maggioranza, come diceva chi mi ha preceduto, si sono orientate verso questo modello gestionale, verso questa formula da noi non condivisa per il semplice fatto che i risultati di questa gestione pubblica si sono già visti, sono già tangibili e di fatto non ci sono stati.

Non riusciamo quindi a capire come questa legge, con tale impostazione, possa dare uno rilancio alla Casa da gioco. Non mi sembra che la mentalità politica che sta permeando le scelte finora compiute possa cambiare con l'entrata in vigore del disegno di legge n. 144.

Giustamente è stato sottolineato un passaggio: in Italia abbiamo uno Stato che sta arretrando da quello che è il comparto economico, da quella che è la sua presenza nei comparti economici, in Valle d’Aosta la Regione avanza o direttamente, attraverso una gestione diretta, oppure attraverso le S.p.A. che sono al momento lo strumento prediletto per avere un controllo immediato, penetrante nei vari settori dell’economia e soprattutto scevro di ogni interferenza, sia essa politica, amministrativa o di altro tipo che si possa immaginare. Quindi la maggioranza, la Giunta, il Presidente Viérin oggi riescono a conseguire questi obiettivi giustificandoli dietro il paravento della necessità di addivenire a una scelta che non sia penalizzante, cioè una scelta che non comporti una ricaduta in contenziosi, come quello preoccupante e anche logorante che si è verificato dal momento in cui venne bandita la gara di appalto nel 1991.

Questa è la giustificazione: non possiamo permetterci di perdere altro tempo, di conseguenza facciamo una scelta di questo tipo, la scelta è la S.p.A. pubblica. Dietro questo paravento cosa si fa? Si verticalizza la funzione di guida di questa società, assommando i vantaggi, come dicevo prima, che normalmente derivano dalla gestione di una società secondo una formula privatistica ed eliminando completamente i controlli. Vengono annullati i controlli di quella parte politica che tradizionalmente è deputata al controllo, cioè la minoranza, l’opposizione, la quale non ha nemmeno più quel minimo potere di vigilanza che esercitava annualmente sull’atto fondamentale di gestione aziendale, cioè il bilancio.

L’unico momento di esame compiuto, che era riservato a questa Assemblea, ci viene "scippato" attraverso questa legge che azzera ogni tipo di controllo. La stessa IV Commissione, istituzionalmente competente in materia di Casinò, quali competenze avrà domani? Cosa residuerà all’attenzione di questa commissione sulla Casa da gioco valdostana? È sempre stato uno dei tempi più sostanziosi che erano attribuiti alla competenza della IV Commissione, da oggi questa commissione che funzione avrà? Non lo so, ce lo dirà magari il Presidente Borre.

Pensavo che il Presidente Borre, in quanto relatore iniziale di questo disegno di legge, facesse un cenno a questa funzione che viene a cessare.

Evidentemente egli lo ha sottovalutato oppure per qualche ragione lo ha celato; però lui, che è il Presidente e che rappresenta "in primis" i sette componenti, che si radunano periodicamente per approfondire le tematiche relative all'economia valdostana, non ha speso una parola sul fatto che da domani, dall’entrata in vigore di questa legge, la commissione da lui presieduta non avrà più alcun titolo sulla Casa da gioco o almeno per parlarci con una ragione fondante e per assumere determinazioni o indirizzi che siano utili alla stessa Casa da gioco.

L’azionariato. Anche qui è curioso: prima viene proposto in un disegno iniziale con un socio unico, la Regione. Poi la Regione concede l’1 percento, in questa prima fase costitutiva, come dice la legge, ai Comuni della Valle d’Aosta che vogliono far parte della società. Se ricordo bene, grosso modo è questa la dizione letterale. In IV Commissione il Presidente Viérin ha esplicitato che l’unico Comune che interessa alla Regione come socio, è quello di Saint-Vincent. Gli altri Comuni sono esclusi. Ma come partecipa Saint-Vincent in questa operazione? Partecipa come un socio figurativo, un socio simbolico, messo lì più come un alibi che non per una sua funzione specifica.

Diverse persone a Saint-Vincent mi hanno chiesto: "Ma cosa conterà un domani il nostro Comune in questa operazione societaria di gestione della Casa da gioco? Quanto peseremo noi con l’1 percento di rappresentatività in questa società, dove non nominiamo nessuno? Quale incidenza potremo avere come comune, come cittadini, sulle scelte gestionali della Casa da gioco di Saint-Vincent?". Di fatto Saint-Vincent non avrà alcun ruolo significativo: conferirà 100 milioni all’atto della sottoscrizione delle quote, 100 milioni sui 10 miliardi di capitale e non avrà alcuna voce in capitolo. Poi, se riuscirà a partecipare alla distribuzione degli utili, questo lo vedremo.

Se il trend è quello finora dimostrato, penso che il conferimento iniziale sarà qualcosa di concreto, mentre la partecipazione agli utili resterà un'incognita. La partecipazione del Comune è un alibi per il semplice fatto che il socio unico - lo ha detto anche il Presidente nel suo intervento - era in "odore" di illegittimità, benché abbia cercato di tranquillizzarci citando una sentenza della Corte costituzionale del luglio 2001, se ho capito bene. La sentenza della Corte costituzionale del luglio 2001 si riferisce però a società che abbiano finalità pubbliche e siano enti strumentali della Regione, cioè dell’ente che le istituisce.

Non ci risulta che la Casinò de la Vallée S.p.A. abbia finalità pubbliche e tanto meno sia un ente strumentale della Regione, perché ha una configurazione tipicamente aziendale: l'interpretazione che si vuole dare è un po' "tirata" come si fa quando una coperta è stretta, per cercare di giustificare un qualcosa che in realtà non è giustificabile. Il socio unico non era assolutamente possibile e non è vero che c’è stata attenzione particolare al Comune di Saint-Vincent da parte della Regione, concedendo questo 1 percento del capitale sociale. Saint-Vincent serve per far sì che questa S.p.A. non cada nel limbo di una possibile illegittimità e quindi di un'impugnazione da parte di qualcuno, anche perché non rientra nei compiti istituzionali della Regione gestire una casa da gioco.

Diceva bene Beneforti: "Chi vuole assumersi la responsabilità di fare il "biscazziere" lo faccia!" Non rientra nei compiti istituzionali della Regione gestire il gioco d’azzardo, che costituisce comunque una deroga al Codice penale. Tant’è che c’è giurisprudenza affermata in materia, in particolare posso lasciarne copia anche ai colleghi o allo stesso Presidente. Già nell’ottobre 1999 la Corte dei Conti sanzionava, con un'esemplare condanna, al pagamento di 1 miliardo gli ex sindaci di un grande comune laziale responsabile di non aver promosso, entro i termini di legge, l’azione civile di responsabilità nei confronti degli amministratori revocati di una S.p.A. della quale il Comune era socio unico, cioè il proprietario dell’intero capitale azionario.

Non è sfuggita ai giudici contabili della Corte dei Conti l’anomalia rappresentata da una S.p.A., il cui capitale azionario sia interamente posseduto dal Comune o comunque da un ente locale e in proposito la Corte - questo è un passaggio significativo - ha ritenuto che la partecipazione totalitaria a una S.p.A. di un solo ente locale socio sia illegittima e in contrasto non solo con le norme del Codice civile, ma anche con le nuove e più severe regole di contabilità dettate per assicurare maggiore equilibrio alle gestioni locali e più coerenza nei rapporti fra i livelli istituzionali di spesa, anche perché comporta l’illimitata responsabilità patrimoniale del socio unico.

Nel nostro caso sarebbe stata la Regione, per quelle che possono essere le deficienze di gestione. Non mi sembra una questione così "leggera" sulla quale si possa sorvolare o che si possa liquidare citando una sentenza della Corte costituzionale, come ha fatto il Presidente, interpretandola "ad usum delphini" per giustificare una determinata operazione. Ecco che tutta questa attenzione palesata nei confronti di Saint-Vincent, è risibile prima di tutto perché consiste nell’1 percento e l’1 percento di una S.p.A. - non so se avete occasione di partecipare in qualche società di capitale - rappresenta una quota ridicola, la quota di chi non ha voce in capitolo; poi spacciarla come un'attenzione per il Comune sul cui territorio è ubicato il Casinò mi sembra anche un insulto all'intelligenza di chi in quel Comune abita, lavora, vive, ci paga le tasse, confida nel fatto che gli enti pubblici gli eroghino servizi in cambio.

Leggevo oggi su "La Stampa" che l’altra sera il Presidente ha illustrato egregiamente al consiglio comunale quella che sarà la partecipazione del Comune di Saint-Vincent, quelli che saranno i suoi ruoli e le sue funzioni, con un'enfasi che ha probabilmente illuso qualcuno. Secondo noi la vera giustificazione sta in una questione prettamente giuridica: la Regione non poteva permettersi di essere socia al 100 percento, altrimenti lo avrebbe fatto.

Sempre in tema di azionariato vorrei sottolineare un’altra cosa: quando la maggioranza si è allargata, acquisendo gli Autonomisti, a più riprese ci è stato detto che la futura gestione della Casa da gioco avrebbe dovuto avere una configurazione societaria particolare.

Si parlava di azionariato diffuso e ancora recentemente qualcuno faceva riferimento alla "Public Company". Non mi sembra che il disegno di legge 144 contempli un azionariato diffuso, qui l’unica cosa che c’è di diffuso è l’ingerenza della Regione nel comparto economico e in questo caso l'ingerenza straripa anche al comparto del gioco di azzardo. La Regione Valle d’Aosta non gestisce più solamente le diverse società che più volte abbiamo elencato: l'ENEL, la produzione della birra, gli impianti di risalita e via dicendo.

Oggi gestisce anche il gioco di azzardo. Ma se andiamo a vedere le affermazioni del Presidente e qui facciamo un po' di analisi retrospettiva - in occasione del "varo" della legge n. 88/93, che istituiva la Gestione Straordinaria, legge alla quale anch'io ho dato voto favorevole, e ci tengo a ribadirlo, per il semplice fatto che in quel momento c’erano i presupposti e le condizioni necessarie da soddisfare?, in poche parole in quel momento una gestione privata non era più ipotizzabile in quanto la società gerente era decaduta? in quegli interventi che mi sono riletto il Presidente, a parte il fatto che parla di transitorietà e auspica che tale gestione duri pochi mesi - ma era un auspicio condiviso anche dal sottoscritto insieme, penso, al resto dell’Assemblea -, dice che è opportuno che la nuova gestione privata si installi; ho tradotto dal francese.

A distanza di sette anni vediamo che non si parla di gestione privata, ma si parla di gestione pubblica, cioè l’orientamento è radicalmente cambiato. Evidentemente la gestione in forma indiretta dell’attività del gioco da parte del Presidente gli ha reso la consapevolezza che conviene gestire la Casa da gioco in proprio e non cederla a terzi.

Ma, allora, Presidente, ci piacerebbe sottoporle alcuni quesiti, ai quali magari ci vorrà dare risposta in sede di replica. Il famoso bando del 1991 poneva dei vincoli nemmeno troppo leggeri nei confronti delle società candidate: qualcuno ricorderà i famosi requisiti richiesti in tema di affidabilità e trasparenza dell’azionariato, garanzie varie, eccetera. Quando entrerà in vigore questa legge, lei Presidente Viérin rappresenterà praticamente l’intero capitale sociale. L’articolo 6, comma 2, dello Statuto infatti prevede: "L’intero capitale sociale è comunque sottoscritto dalla Regione Valle d’Aosta e le azioni sono nominativamente intestate al presidente pro-tempore della Regione", cioè sarà lei il custode di queste azioni, il detentore materiale di queste azioni, sarà lei il socio che pesa.

Vorremmo sapere se anche a lei vengono chieste le stesse condizioni che furono chieste allora alla società privata, alle candidate. Per esempio, quanto è affidabile il socio, Presidente Dino Viérin? Quanto lo saranno i suoi amministratori, gli amministratori per i quali era richiesto un curriculum rigoroso? Quali garanzie fideiussorie sono disposti a prestare a favore della Regione? Allora si chiedevano 40 miliardi di garanzie fideiussorie, oggi quante ne prestate voi? Quanti miliardi sono disposti a sacrificare - però soldi vostri e non della comunità valdostana - al fine di assicurare una gestione economicamente corretta e valida? Questi requisiti erano chiesti al potenziale candidato alla gestione della Casa da gioco.

Oggi invece "semaforo verde". Lui, il Presidente della Regione, ha la titolarità completa e illimitata delle azioni in quanto sono nominativamente intestate a lui e allora? Quali garanzie ci offre il Presidente in merito a queste domande? Gradiremmo più di una risposta.

Anche perché un domani che verrà esaminato il disciplinare - e questo è un altro punto importante - che prevede la suddivisione dei proventi, quanti vanno al gestore e quanti all’ente concedente? se andate a rivedere il bando di qualche anno fa, vi spaventate: il gestore era veramente col cappio al collo, perché o faceva i salti mortali per gestirlo oppure dava il giro.

Nel 1999 infatti, con la riforma e l’attribuzione al triumvirato della guida della Casa da gioco, vengono già cambiate le aliquote dei proventi. Ciononostante, abbiamo visto che i bilanci hanno avuto un esito diverso da quello auspicato.

Come verranno suddivise le aliquote domani, che sarete voi, Lei, Presidente, socio, e i suoi amministratori di fiducia, i gestori? Verranno suddivise secondo gli stessi criteri che richiedevate ai candidati privati, oppure no? Oppure ci sarà un occhio di riguardo perché il socio è il Presidente della Regione e quindi ha la fiducia di tutti voi consiglieri? Ma allora tutti voi garantite con le vostre fideiussioni a favore del Presidente, oggi che votate questa legge?

Mettete una firma sugli eventuali danni che potranno derivare un domani da una cattiva gestione della Casa da gioco. Basta deleghe in bianco, basta subire deficit di bilancio che vengono ripianati annualmente grazie ad interventi legislativi. Mettete anche una firma, non schiacciate solo un pulsante per dare un voto favorevole, garantite qualcosa?

(interruzione dell’Assessore Agnesod, fuori microfono)

? certo, però una firma a garanzia non si nega al Presidente, se d’altronde gli date la fiducia politica, gli darete anche la fiducia economica. Il concetto regge, no!

Se l’aspetto di pregio è che viene fatta emergere quella che è una formalità di non poco conto, l’aspetto deteriore è che in realtà non cambia nulla: continua la conduzione sostanziale del passato. Il decisore supremo resta il Presidente, questa volta investito formalmente dei poteri. Un’altra osservazione che ci sentiamo di fare è quella relativa ai controlli: la Regione, ente concedente, controlla il gestore, ma il gestore è sempre la Regione. È un gatto che si morde la coda.

La Regione controlla sé stessa, che gestisce. Anche qua bisognerà capire quali sono le modalità di controllo: sia i controlli amministrativi, che adesso sono interni alla Gestione Straordinaria, sia i controlli regionali che sono esercitati attraverso un corpo organizzato di dipendenti regionali. Come si eserciteranno questi controlli? Chi li esercita? La IV Commissione è stata esautorata - nel silenzio più totale da parte del Presidente Borre - e io vorrei sapere chi controlla e come controlla. I controlli dovranno essere istituiti da qualcuno, ci auguriamo che li istituisca il Ministero, perché non può esistere una società pubblica priva di controlli!

Ci dovrà essere un corpo di controllori istituito da un altro ente, se non è la Regione a provvederci, ma la Regione non può esserlo visto che ne è il gestore. Scusate il gioco di parole, ma è per far capire il concetto. Vogliamo "ricadere", secondo quella sentenza che vi ho citato, al controllo della Corte dei Conti? Vuol dire che i consiglieri regionali o i cittadini che vi hanno interesse devono ricorrere alla magistratura contabile per far valere le loro ragioni o per appurare se ci sono situazioni in "odore" di illegittimità?

Il problema dei controlli, che peraltro mi sembra di aver già sottolineato in IV Commissione e che è stato liquidato con una risposta "Ci dovremo pensare, ci stiamo lavorando" forse con la Commissione Regolamento, rimane un'incognita da risolvere. Non è un'incognita da poco, perché il Casinò è un'azienda che "macina" miliardi; non dico che "macina" i profitti, forse li "trita" i profitti, ma non li produce.

Si aprirà un nuovo scenario, sicuramente, è scritto, che sia un Governo di Centro Destra o di Centro Sinistra, poco cambia, Consigliere Beneforti. Le case da gioco sono lì, sono invocate e dalla Destra e dalla Sinistra. Ci sono pacchi di proposte di legge che giacciano in Parlamento da anni; quanto prima si arriverà all’apertura di nuove case da gioco e già se ne è discusso a livello di un tavolo interministeriale. Anche perché non si può vietare ad altri di fare economia perché in casa propria non siamo capaci di farlo e di conseguenza sarebbe ignobile andare a dire che è un attentato all'autonomia, solamente perché noi non siamo capaci di gestire una Casa da gioco che vantiamo da cinquant’anni.

Nessun attentato all'autonomia, anche se così è stato detto da qualcuno qualche mese fa, quando, ancora in carica il "Governo Amato" o addirittura D’Alema, due Senatori, D'Ali e Bucciarelli, uno per Forza Italia e uno per i Democratici di Sinistra, presentarono una proposta di legge a margine di una finanziaria per l’apertura di sedici case da gioco. "Si tratta di un esproprio di competenze ai danni di questo Consiglio, proposte che giudichiamo inammissibili" diceva l'allora consigliere Collé. E oggi questa legge, secondo voi, non espropria il Consiglio di competenza? Qui l’esproprio non è arrivato dall’alto, ma arriva dal piano di sopra, non da Roma ma da Aosta. Questo Consiglio è stato completamente espropriato.

Mi piacerebbe sentire da qualche collega degli Autonomisti se non ritiene che questo disegno di legge sia un autentico esproprio ai nostri danni, ai danni di tutti noi consiglieri. Domani tutti quanti saremo esautorati da qualsiasi forma di vigilanza, intesa in senso lato, dell’attività esercitata dalla Casa da gioco.

Sulla base di queste argomentazioni, annunciando la presentazione di alcuni emendamenti allo Statuto e uno alla legge, oltre che di un ordine del giorno, mi vorrei soffermare su un punto che ritengo importante. L’articolo 12 di questa legge prevede la liquidazione della Gestione Straordinaria e stabilisce che entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento legislativo vengano avviate le procedure di liquidazione della Gestione Straordinaria del Casinò.

La cessazione della Gestione Straordinaria è un fatto importante che non può essere trascurato solo perché si sta costituendo una S.p.A. che la sostituirà; è un fatto importante perché la Gestione Straordinaria, prima monocratica e poi triumvirale, ha amministrato la Casa da gioco per sette anni.

Non ci sentiamo di condividere l’affermazione che viene fatta a pagina 2 della relazione di accompagnamento al disegno di legge, dove si dice che la Gestione Straordinaria ha egregiamente adempiuto alle funzioni che le si erano assegnate. Questa è una delle ragioni per cui non voteremo questo disegno di legge ed è per questo anche che presentiamo un ordine del giorno che vuole vederci più chiaro in questa Gestione Straordinaria poco trasparente nei confronti della IV Commissione e del Consiglio. È una gestione che ha evidenziato anche un progressivo calo di competitività e di redditività, perché la quota di mercato si è ridotta sia in termini di proventi, sia in termini di presenze.

Questi fatti sono accaduti malgrado le notevoli risorse impiegate e già solo prima citavo lo sbilancio delle aliquote nella ripartizione dei proventi che risale al 1999.

Notevoli risorse impiegate in ogni direzione: a fini promozionali, per i servizi che sono lievitati in maniera esponenziale, e più volte ne abbiamo parlato in quest’aula, e per gli ingenti interventi finanziari regionali a sostegno dei singoli bilanci di esercizio. La Gestione Straordinaria non può essere liquidata quindi con un semplice articolo di legge, la Gestione Straordinaria deve essere esaminata più approfonditamente.

E qui chiamo di nuovo in causa la IV Commissione, Presidente Borre, che deve assumersi questa importante responsabilità di approfondire, di verificare quali sono state le modalità di gestione in questi anni, se i risultati conseguiti non potevano essere superiori a quelli che sono stati o addirittura a quelli che sono mancati, se i riflessi gestionali di questa conduzione sono accettabili, come voi avete scritto in relazione, o siano invece da guardare con una lente più attenta. A questo fine devono essere acquisiti dati, che spesso ci sono stati negati, e dobbiamo sentire le persone o vedere quelle documentazioni, capire quegli atti che non ci hanno permesso di vederci chiaro in questa Gestione Straordinaria, che entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge verrà tumulata in un sarcofago.

È troppo comodo. Guardiamola un po' attentamente, Presidente Borre. Se vuole anche liquidare la IV Commissione in termini di competenze, la liquidi togliendosi almeno questo piccolo sfizio: verifichiamo se l’ultimo atto di competenza che ci spettava, quello sul Casinò, è stato fatto secondo determinate regole o se invece è stata una gestione accomodante o come scrive qui la Giunta: "? ha egregiamente adempiuto le funzioni che le si erano assegnate?". Noi abbiamo molte riserve e perplessità e abbiamo anche fatti da citare e che abbiamo sollevato con le diverse iniziative portate in questi anni in Consiglio che propendono per altri orientamenti.

Il nostro gruppo interverrà ancora in merito, ho annunciato la presentazione di un ordine del giorno e di alcuni emendamenti che esamineremo più tardi.

PresidentePiù tardi sarà senz’altro domani perché sono le 22,06 e, come d’accordo, il Consiglio viene sospeso e rinviato alle 9,15 di domani mattina.

La seduta è tolta.