Oggetto del Consiglio n. 2233 del 17 ottobre 2001 - Resoconto
OGGETTO N. 2233/XI Trasformazione di un sentiero pedonale in Comune di Oyace. (Interrogazione)
Interrogazione Appreso che il vallone di Vessona, in Comune di Oyace, sarà interessato dall'allargamento dell'attuale sentiero pedonale (fra l'altro, interessato da un tratto dell'Alta via n. 1) al fine di renderlo percorribile ai mezzi meccanici;
Ritenuto opportuno avere informazioni al riguardo;
il sottoscritto Consigliere regionale
Interroga
l’Assessore competente per sapere:
1) se è vero che si intenderebbe rendere "trattorabile" il sentiero del vallone di Vessona, in Comune di Oyace;
2) in caso affermativo, quali sono le caratteristiche dell'intervento e quali le autorizzazioni ottenute;
3) se il progetto è stato sottoposto a procedura di valutazione d'impatto ambientale e con quali esiti.
F.to: Curtaz
PrésidentLa parole à l’Assesseur à l’agriculture et aux ressources naturelles, Perrin.
Perrin (UV)Agli atti dell’Assessorato risulta che è stato redatto un piano di recupero produttivo dei pascoli di Arp Nouva, Arp Vieille et Arp Damon nel vallone di Vessona a completamento del recupero produttivo dell’alpeggio Vessona e relativi tramuti. Nell’ambito di tale piano, per quanto attiene la viabilità, è sottolineata la necessità di poter usufruire di una pista trattorabile che colleghi i tramuti di Arp Nouva e di Arp Vieille con i relativi pascoli.
Ricordo che il vallone di Vessona non è collegato al fondovalle mediante una pista di accesso, ma solo da una mulattiera; infatti un progetto di strada interpoderale era stato bocciato nel 1988 per motivi di tutela ambientale, quindi attualmente tutto il trasporto del materiale avviene attraverso l’elicottero o a dorso di mulo. Tornando al piano di recupero produttivo, dal verbale di sopralluogo effettuato dai tecnici del Dipartimento agricoltura risulta che gli interventi previsti consistono essenzialmente in spietramento, decespugliamento, sistemazione ruscelli e sistemazione leggera del terreno oltre alla sistemazione della viabilità interna, tutti lavori che sono necessari per il miglioramento fondiario dei pascoli. Esiste quindi un parere favorevole dei nostri uffici a questi interventi.
Il progetto ha ricevuto l’autorizzazione dal Servizio tutela del paesaggio nel giugno 2000 in quanto - cito -: "? Il minimo tracciato esistente e quelli richiesti possono essere resi compatibili con le esigenze di tutela del sito?". Successivamente nel settembre 2000, per quanto riguarda l’autorizzazione dei lavori in zone sottoposte a vincolo idrogeologico, il Corpo forestale valdostano ha espresso parere favorevole prescrivendo tra l’altro particolare cura alla sistemazione del sentiero trattorabile che percorre il vallone.
Per quanto riguarda infine la richiesta se il progetto è stato sottoposto a VIA, la necessità o meno di sottoporre il progetto a valutazione sarà esaminata in sede di commissione edilizia poiché è vero che l’insieme dei pascoli copre una superficie complessiva di 50 ettari, però le superfici realmente interessate al miglioramento, e qui ho una mappa, sono veramente inferiori al limite previsto dalla legge. Ricordo che per la sistemazione dei terreni sono sottoposti a VIA le superfici superiori a 50 ettari.
In conclusione il vallone di Vessona è già attualmente attraversato da una pista cosiddetta "trattorabile" tant’è vero che il trattore vi è stato trasportato dall’elicottero e serve per i trasporti tra un alpeggio e l’altro.
Pur non avendo visto personalmente la zona, dalle informazioni acquisite dalla relativa documentazione i lavori che andranno ad interessare la viabilità interna fra i pascoli sono di dimensioni tali da non alterare né il valore ambientale della zona, né interferire con l’alta via citata dal Consigliere Curtaz. Questa era un’altra sua preoccupazione, però non ci sono delle interferenze di questi lavori con il tracciato dell’alta via, alta via che peraltro proprio questa estate è stata ripristinata nelle parti danneggiate dall'alluvione a cura delle squadre forestali che hanno provveduto alla pulizia e alla costruzione e manutenzione di passerelle in legno pedonabili.
PrésidentLa parole au Conseiller Curtaz.
Curtaz (PVA-cU)Prendo atto della risposta dell’Assessore che dal punto di vista formale ritengo abbastanza completa e quindi soddisfacente, anche se forse degli approfondimenti saranno necessari anche per me rispetto all'esigenza che l’opera venga sottoposta a VIA. La sottoposizione alla VIA si può anche non fare, ma se si fa, non fa certo male, anzi qualche volta vengono evidenziati dei suggerimenti che si dimostrano utili per i progettisti e i realizzatori dell’opera.
Conosco un po' la zona, ma nemmeno io sono andato sul posto per capire dove questa pista trattorabile verrà realizzata. Prendo atto del fatto che non inciderebbe sul percorso dell’alta via perché sarebbe paradossale che un percorso studiato per essere praticato da turisti di un certo tipo venga interessato da lavori di costruzione di strade poderali. Spesso sui problemi delle strade io e l’Assessore non la pensiamo in maniera uguale o quanto meno le nostre posizioni ufficiali divergono anche se poi so che l’Assessore condivide con me una sensibilità su questi temi.
Molto spesso queste tematiche sono oggetto di iniziative mie e del mio gruppo e sono secondo me un argomento sul quale è matura una riflessione più approfondita. Mi permetto di suggerire all’Assessore, nella forma che riterrà più opportuna, o alla Presidenza del Consiglio di dedicare un po' di tempo, una mezza giornata di studio, un seminario o un convegno in cui si acquisiscono delle esperienze dall’esterno per vedere se riusciamo nella nostra Regione ad uscire dal dilemma, che mi sembra limitativo in questi casi, della "strada sì, strada no". Non voglio essere sempre per la "strada no", capisco che spesso assumo il ruolo di chi è per la "strada no", a volte ammetto anch'io "strada sì" a certe condizioni, perché spesso da noi si costruisce anche molto male; se andiamo in Austria o in Svizzera, raggiungono magari le nostre stesse quote, ma con un’altra tipologia di costruzione, che è senza dubbio molto più rispettosa dell’ambiente.
Mi sembra che sia necessario confrontarsi su questo tema perché ritengo che si debba uscire da queste due opzioni e valutare se non ci sono delle terze strade che possano consentire agli agricoltori di continuare a fare il loro mestiere, che è un'esigenza su cui la pensiamo allo stesso modo, nella maniera meno dura possibile e anche questa mi sembra un'esigenza condivisibile perché ci sono esigenze di carattere economico, sanitario, sociale: è giusto rendere meno duro il lavoro in montagna, però mi sembra limitativo che a questa esigenza vera si risponda sempre con la costruzione di una strada. Magari una mezza giornata di studio, confrontandoci con esperienze che già mi risulta vengono fatte all’estero, può servire a raccogliere degli elementi per vedere se non possiamo anche in Valle d’Aosta studiare delle soluzioni o degli incentivi di altro tipo per risolvere differentemente questo problema.
