Oggetto del Consiglio n. 2821 del 10 novembre 1997 - Resoconto
SEDUTA POMERIDIANA DEL 10 NOVEMBRE 1997
OGGETTO N. 2821/X Leggi di bilancio 1998. (Discussione generale)
Président Chers collègues, après le rapport du Président du Gouvernement est ouverte la discussion générale.
Au début de la séance, en parlant avec des chefs de groupe, on nous a demandé de terminer les travaux à 8 heures le soir et de ne pas continuer dans la soirée après le 21 heures; je crois que cela est possible, étant donné la volonté de tout le monde d'arriver demain à la conclusion et à la votation du budget. On prend acte de cette bonne volonté qui a été manifestée.
Je passe la parole à tous ceux qui voudront bien la demander. La parole au Conseiller Lanivi.
Lanivi (Aut) La proposta di bilancio che ci viene presentata e sottoposta alla nostra attenzione è la naturale conseguenza di una scelta che è stata operata alcuni mesi fa. In effetti, nei primi mesi di quest'anno era maturata in molti la consapevolezza che si stesse esaurendo una fase e che fosse necessario avviarne una nuova.
Alcuni fatti avvenuti e fenomeni e vicende che si stavano verificando avevano reso consapevoli alcune forze che era necessario cambiare modo e obiettivi del Governo regionale.
Le cose che erano successe e che stanno succedendo sono quelle, o alcune, che interessano nel profondo il ruolo della Valle d'Aosta, della Comunità valdostana. La prima cosa successa è che a livello nazionale non stava prevalendo una linea di organizzazione dello Stato in senso federale, ma in senso di un modo più razionale di governare l'Italia in modo centralizzato.
Il secondo processo che è ancora in atto e che si sta consolidando attraverso tappe ormai definite è la costruzione europea.
Il terzo fatto è che una serie di innovazioni tecnologiche e la cosiddetta mondializzazione dell'economia portano a modificare ad ogni livello i sistemi economici.
Il quarto punto è che emerge con sempre maggiore forza l'insofferenza delle persone a schematismi ideologici, ad un vecchio armamentario politico superato dalla nuova divisione politica mondiale, o meglio dal nuovo panorama politico mondiale.
Tutta questa serie di fatti poneva, per chi avesse o avesse avuto in mente l'idea di mantenere la Valle d'Aosta con determinate caratteristiche, fondamentalmente riassumibili in volontà in proprio di autogovernarsi, una serie di problemi, quindi una situazione nuova, che rapidamente si evolve, rispetto alla quale bisognava fornire una risposta.
Abbiamo posto nel mese di luglio in maniera chiara la nostra proposta politica e cioè che per consentire alla Valle d'Aosta di definire un progetto di rilancio complessivo dell'intera Comunità fosse necessario un governo delle forze autonomiste. Questo per evitare che mediazioni o subordinazioni con forze esterne riducessero questa capacità di autogoverno e di autodecisione per la stessa Valle d'Aosta.
Ciò non è avvenuto, o meglio la scelta - non sappiamo se temporanea o definitiva - è stata quella piuttosto di scegliere la non scelta; o meglio, di scegliere una prosecuzione per inerzia dell'Amministrazione regionale. Questo bilancio evidenzia ed è specchio di quest'esaurimento. Si è preferito una scelta che discutiamo; si è preferito utilizzare questi sette - otto mesi che ci separano dal rinnovo di questo Consiglio regionale per proseguire su una strada, ben sapendo che il rinvio di certe decisioni, e chi lo ha fatto se ne assume la responsabilità, potrebbe avere ripercussioni molto più pesanti un domani.
Voglio solo elencare alcuni problemi che non sono affrontati perché non potevano essere affrontati.
Il primo è il rapporto fra Amministrazione regionale e Comunità valdostana. Credo sia ormai nella coscienza di tutti che il pensare o l'immaginare un'Amministrazione regionale invasiva e sostitutiva delle energie della Valle, o che non tenga conto delle potenzialità offerte dalle energie e dalle risorse della Valle sia non più praticabile nel futuro. Forse lo è stata nel passato, in momenti di emergenza o di trasformazione, ma oggi non lo è più. Non è più pensabile che vi sia un'Amministrazione pubblica che da sola veda e provveda e sia in grado di rilanciare la Valle d'Aosta. Non è solo un problema di rapporto fra Regione ed enti locali; più in generale è il rapporto fra il pubblico e il privato, nel senso che, nella nostra visione della società valdostana, un rafforzamento e una partecipazione più attiva e responsabile dei gruppi intermedi e delle organizzazioni attraverso le quali la società si articola sono indispensabili e necessari per garantire la crescita di questa Comunità.
Crescita che, quindi, non può che puntare sulla valorizzazione del singolo, sulle sue energie e sulla sua voglia di partecipare ad un processo comunitario.
C'è un problema che quindi investe anche l'intero sistema economico; c'è la necessità di disegnare una prospettiva che valorizzi un'imprenditorialità che alcuni hanno definito insufficiente senza la quale però il sistema valdostano o dipende o comunque deve fare i conti con chi la sostituisce in alcuni casi o impone le sue proprie regole.
C'è un discorso di posizionamento della Valle d'Aosta nel più ampio quadro europeo ed è in sintesi quello di considerarsi come cellula di questa realtà, con sue proprie caratteristiche, oppure come dimensione regionale decentrata di uno Stato centralizzato che in definitiva nega dignità alle autonomie, cioè la sostituzione di un modello federale con un modello centralizzato e decentrato. In questa visione i rapporti fra la Valle d'Aosta e l'Europa saranno mediati da una dimensione che è sovrapposta alla stessa realtà valdostana e della quale si dovrà tenere conto. C'è uno sforzo che deve essere anche di intelligenza e di fantasia di ogni singolo valdostano che è quello di produrre in originale e adeguandosi alla realtà della propria gente le decisioni che loro interessano piuttosto che tradurre in Valle d'Aosta decisioni che vengono assunte e che potranno forse andare bene per altre dimensioni, ma che ostano con una realtà così diversa, particolare qual è quella valdostana.
La lettura di questo bilancio ci dice questo in definitiva: si può sicuramente contare su una fase di riordino che è stata effettuata, su parte di punti che sono stati raggiunti, ma questi si sono esauriti.
Il problema era la gestione di questa fase prima del rinnovo di questo Consiglio perché riteniamo che sarebbe stato fondamentale aver utilizzato questo periodo non per portare stancamente avanti una fase esaurita quanto piuttosto porre al centro del dibattito politico anche attraverso un confronto serrato con il tema "facciamo bene o non facciamo bene di mantenerci su un binario", ma quello se la direzione di questo binario va nel senso che la Comunità valdostana aspetta, forse spera, forse si auspica, forse vorrebbe.
Quindi un bilancio che può contare su una dimensione sufficiente di risorse finanziarie, fatica e sforzo di tanti governi che hanno preceduto, questo per cui non è un problema di quantità di risorse finanziarie quanto un problema di prospettazione e di progettazione di una Valle d'Aosta che guarda a ciò non che avverrà in termini interrogativi o magici, ma in termini di fenomeni, di processi che già avvengono e che ci pare in questo modo, così come sono stati affrontati da questo bilancio, o sono rinviati o sono parzialmente non affrontati o affrontati in maniera non attenta al futuro. Quindi il giudizio nostro in sintesi è di questo tipo: questo è un bilancio che chiude stancamente in fase di esaurimento nel quale non abbiamo scorto segni, scelte di premesse per un rilancio complessivo di questa Comunità in grado di giocare il ruolo che molti si aspettano, parecchi dicono, ma pochi sono intenzionati a tradurre nelle scelte concrete.
Président Comme d'habitude, un conseiller de la majorité et un conseiller de l'opposition, ça a été un peu ce qu'on a organisé à l'occasion du débat sur le budget. La parole au Conseiller Chiarello... pour la majorité... ah non...
(ilarità dell'Assemblea)
Chiarello (RC) Se non parla nessuno, parlate voi... stavo aspettando perché ho visto qualcuno che era lì...
Dato che la maggioranza ha discusso a piene mani di questo bilancio e penso che sia assolutamente d'accordo su tutto quello che è scritto, volevo far rilevare qualcosa.
Non sono d'accordo con Lanivi quando parla di Stato centralista e mi chiedo nella Commissione paritetica cosa si riesce a discutere quando si parla di Stato centralista; questo è uno Stato che ha sempre rispettato la Valle d'Aosta. C'è la discussione fra le altre regioni di ottenere le autonomie e le prerogative che ha questa Regione; io non vedo la Valle d'Aosta entrare da sola, come non vedo la Padania entrare da sola in Europa, proprio perché la mondializzazione dei mercati, quella che noi combattiamo, ne farebbe un boccone solo della Valle d'Aosta e non so cosa ci guadagneremmo.
A sentire Lanivi che parla di Stato centralista mi sono chiesto cosa succede nella Commissione paritetica.
Si è detto che la funzione di questa maggioranza è in esaurimento, forse è vero perché fra qualche mese finisce e questo è l'ultimo bilancio che discutiamo però, proprio su questo vorrei fare dei rilievi e parto dalla relazione che ha letto stamattina il Presidente dove, per quanto riguarda i tanto sbandierati problemi e soluzioni a detti problemi date da questa Giunta e che dovevano essere portate a termine entro la fine di questa legislatura, vedo iniziative del triennio 1998-2000 e allora mi chiedo: il PTP era previsto per il 1998-2000 o era previsto per i primi sei mesi del 1998?
Modernizzazione dell'Ospedale. Si parla già di modernizzazione - scritto in neretto - dell'Ospedale; vorrei chiedere a qualcuno che parla di ospedale nuovo cosa dirà fra due mesi in campagna elettorale. Ripeto, qui è scritto in neretto: modernizzazione dell'Ospedale, probabilmente gli daremo un po' di bianco...
Utilizzazione dei siti archeologici. I siti archeologici insieme ai castelli è una delle cose di cui abbiamo parlato di più in questa legislatura, c'è scritto di nuovo, vediamo ancora una volta il sito di Saint-Martin de Corléans, c'era quattro anni e mezzo fa su tutti i manifesti della campagna elettorale e in tutti i programmi dei vari partiti.
Attività del teatro locale. Questa era un'altra cosa che doveva essere approvata, mi sembra che sia in dirittura d'arrivo, ma secondo me ha fatto una corsa che non è proprio rettilinea. Abbiamo diversi rilievi da persone che lavorano in campo teatrale.
E ancora leggo testo unico in materia urbanistica, ma quello che mi interessa di più perché c'era su tutti i programmi..., qui c'è scritto: piano energetico regionale 1998-2000, l'Assessore ci aveva detto che il piano energetico sarebbe stato pronto per giugno ?97, adesso passa nel 2000. Mi chiedo se tutti quei soldi che ci sono a bilancio rispecchiano queste cose; sono 3-4 anni che parliamo di piano energetico, di grandi progetti. De Rita ha detto che non abbiamo grandi progetti, che ce li portiamo sempre dietro, secondo me questi sono i grandi progetti che dovrebbe avere una regione, ovvero un piano energetico e da lì partire con le applicazioni.
Per adesso volevo dire questo, ma mi sembra che abbiamo rimandato ai prossimi consiglieri programma e problemi su cui ci eravamo impegnati noi.
Presidente Il Consigliere Dujany ha presentato alcuni emendamenti, vuole illustrarli? No. Qualcuno chiede la parola? Ha chiesto la parola il Consigliere Linty.
Linty (LNPIAP) Credo che il Consigliere Lanivi abbia centrato il problema perché quando dice che questo bilancio è determinato dalle scelte di qualche mese fa non gli si può dare torto. In effetti le scelte sono quelle del maggio del 1993 e questo bilancio non è nient'altro che una fotocopia un po' ritoccata di quelli che sono stati i bilanci di quattro anni quindi, credo che dovrò ripetermi per la quinta volta sull'analisi di questo documento contabile che cerco di fare nel modo più tecnico possibile. È comunque nel segno della continuità, nel segno di determinati interventi, una linea di indirizzo che la Regione ha portato avanti in tutti questi anni.
Intanto uno dei primi dati che balza agli occhi e che deve fare riflettere è un costante aumento delle spese correnti da parte della Regione. La Regione si è un po' relegata a fare del bilancio un'intera partita di giro; è un bilancio diviso in titoli, ma di fatto è una partita di giro, ovvero la Regione incassa, la Regione distribuisce. Non vedo nel bilancio nessun intervento in ordine ad un preciso sviluppo della nostra Regione - quindi infrastrutture, quindi investimenti - che non si preoccupi solo di esigere le tasse e le imposte e di utilizzarle assegnandole a dei capitoli di spesa, ma che studi il modo di come fare a generare ricchezza e reddito con la conseguente occupazione nella nostra Regione.
Vi è poi una questione di dati, vorrei sapere come vengono scritti questi dati. Leggendo questa relazione ad esempio a pagina 7 vedo che il tasso di occupazione viene dato dal 1995 al 1998 al 6 percento; ma se è notizia di pochi mesi fa che era al 7 percento? Non vedo questa stasi del 6 percento annuo così fissa quindi, chiedo anche l'attendibilità di questi dati, da dove vengono presi per poter essere allegati ad un documento così importante qual è il bilancio.
Leggendoli poi mi sembra di intravedere i discorsi che spesso si leggono sui giornali da parte dei superministri finanziari del Governo Prodi, dove "tout va bien Madame la Marquise". Nella scena italiana si scrive che viene previsto per il 2000 un PIL in aumento del 2,7 percento, prezzi al consumo addirittura in discesa rispetto a quest'anno; io credo che sia giunto il momento di fare o, se non siamo in grado di farle noi, di assegnare a chi le sa fare in maniera più precisa delle analisi di mercato perché è molto facile vedere che questi dati regolarmente non si dimostrano veritieri. Alla prova dei fatti non ce ne sarà uno che si dimostrerà così perché sappiamo benissimo tutti in che condizioni economiche versa lo Stato italiano quindi, anche l'attendibilità di questi dati, che forse verranno da banche e da grandi agenzie, mi permetto di discuterli quanto meno alla luce degli stessi dati che la stampa tutta ha pubblicato solo qualche mese fa.
Termino questo primo intervento con una riflessione, che è relativa ad un documento che passa in quest'aula per ultimo, che si chiama bilancio triennale.
Mi sono autoincaricato di andare a prendere il bilancio triennale dell'anno scorso relativo agli anni ?97-?98-?99. Se in questo bilancio andate a leggervi la colonna della competenza per il ?98 e la confrontate con la competenza iscritta nel bilancio veritiero, vedete che di capitoli che quadrano, ve ne sono il 2-3 percento. Questo significa che in fase previsionale, quando si fa un bilancio triennale, si sbagliano più del 90 percento delle somme scritte nel bilancio triennale allora, mi chiedo a cosa serve fare un bilancio pluriennale.
Chiedo se non sia il caso per questo Consiglio di rivedere o di fare rivedere le norme che regolano questa materia per evitare di stampare un bilancio, quando sappiamo benissimo - e questo è un argomento che non tocca solo la Regione, tocca anche gli enti locali - che vengono fatte delle moltiplicazioni fisse, ovvero viene calcolato un quid in percentuale di aumento della spesa e dell'entrata. A questo punto possiamo scrivere in una paginetta in fondo al bilancio che prevediamo che più o meno le entrate aumenteranno del..., altrimenti se confrontate capite bene che il bilancio triennale vale solo per il primo anno perché poi regolarmente nel secondo e nel terzo anno fanno eccezione quei trasferimenti o quelle spese che sono vincolate da leggi soprattutto statali. Si sa che negli anni a venire le cifre sono quelle, pertanto saranno sempre indicate così nel bilancio.
Quindi chiedo se non sia il caso di rivedere questa produzione di documenti contabili che alla fine si dimostra del tutto inutile, ovvero non programma proprio niente, o meglio: programma il falso, programma dei dati che poi non sono rispettati. Prevedere una cosa che sappiamo già che non sarà così, è meglio evitare di prevederla. Ci fissiamo sul bilancio di competenza per l'anno a venire e al limite si può fare una brevissima relazione per vedere quali potranno essere i capitoli intaccati da eventuali provvedimenti legislativi propri o dello Stato.
Termino qui questo primo intervento, riservandomi successivi interventi nel prosieguo della discussione.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Perron.
Perron (UV) Per un breve intervento, per sottolineare due concetti. Altri prima di me hanno già parlato dell'importanza politica e programmatica che un documento così importante riveste nella vita politica ed amministrativa della nostra Regione. Importanza ancora maggiore se parliamo del bilancio ?98 che è l'ultimo di questa legislatura.
Un bilancio che costituisce al tempo stesso un'occasione per una programmazione indirizzata verso il futuro, ma che certamente costituisce anche per le forze politiche un'occasione estremamente importante per fare un'analisi di quello che è stato fatto durante la legislatura, per verificare se le cose che stavano alla base del programma politico-programmatico di questa maggioranza sono state fatte, per verificare come vi è attinenza fra le cose che erano state messe in programma e le cose che sono state poi effettivamente realizzate.
Il bilancio rappresenta in questo modo anche una possibilità concreta di realizzare le idee, di attuare i programmi che stanno alla base del programma di legislatura.
Più autonomia e maggiori autonomie: questo era lo slogan del programma di legislatura. Il programma di legislatura è sempre stato e continua ad essere lo strumento principale del quale si deve tener conto nel momento in cui si imposta un elaborato di questo genere e nel momento in cui si costruisce il bilancio.
In questo slogan possiamo intravedere pienamente quella che è stata la linea politica di questa Giunta e di questa maggioranza che con coerenza e con continuità è stata perseguita nel corso di questi anni: il rafforzamento della nostra autonomia, dell'autonomia regionale e della sua capacità di autogestirsi e di autogovernarsi innanzitutto, il rafforzamento anche dell'autonomia degli enti locali, cioè di quell'organismo che è più vicino ai cittadini che è il comune, delle comunità montane successivamente, seguendo un importantissimo principio che è quello della sussidiarietà.
Una linea politica che ha potuto essere perseguita grazie soprattutto alla stabilità politica, della quale insieme ad altri rivendichiamo la paternità, che ha caratterizzato come un importantissimo elemento questa fase storica e politica. La stabilità di governo è uno degli elementi prioritari nell'impostazione di una strategia politica, nell'azione di governo, nelle scelte programmatiche che vengono compiute.
Abbiamo svolto un'azione politica improntata ad un utilizzo ottimale delle nostre risorse, cercando di utilizzare maggiormente, laddove era possibile, le energie locali.
Abbiamo cercato di realizzare e di promuovere anche uno sviluppo culturale, sociale, economico che guarda avanti, che guarda verso il futuro, verso l'Europa, ma uno sviluppo che sia equilibrato, che sia giusto, che abbia uno sguardo e un'attenzione rivolti verso tutti i settori produttivi, permettendo in questo modo di avere una crescita nostra, di poter riaffermare il nostro ruolo di piccola Regione, come pure la validità della nostra identità e della nostra particolarità.
L'impostazione di questo bilancio consente di guardare in modo globale e ottimale a quella che è la situazione della nostra Regione; non a caso si diceva prima che questo rappresenta un'ottima occasione per fare una riflessione su quello che è stato e su quello che rimane da fare. Una Regione, la nostra che, data anche la sua posizione, non può permettersi di non guardare in modo sempre più attento non solo a quel processo di integrazione europea che ogni giorno ci fa discutere e che ogni giorno avanza inesorabilmente, ma che dovrà tener conto anche di una globalizzazione, di una mondializzazione dei mercati che inevitabilmente avanza, che è presente e verso la quale anche la nostra Regione e la nostra economia devono saper guardare.
Ritroviamo in questo documento anche un altro concetto che abbiamo voluto perseguire in questi anni ed è il concetto di una regione leggera, accompagnata ad un rafforzamento della sua autonomia politico-finanziaria. Facendo un'analisi accurata di alcuni dati, mi pare evidente che è diminuito in questi anni il peso della Regione, è diminuita la sua influenza, è diminuita la sua presenza. Questo era ed è un obiettivo che ci eravamo prefissi del quale stiamo vedendo i primi risultati concreti.
Dall'analisi dei dati di bilancio cogliamo un evidente rafforzamento della nostra autonomia finanziaria; abbiamo oggi un grado di autonomia finanziaria altissimo - a mia conoscenza uno dei più alti in assoluto fra quelli delle amministrazioni locali - e questo è senz'altro un elemento positivo che non possiamo non sottolineare. Inoltre gran parte delle entrate del nostro bilancio è oggi rappresentata da dati che provengono da un'economia reale, concretamente presente sul nostro territorio.
Qualcuno dirà certamente ancora una volta che siamo una regione ricca; credo che da un'attenta analisi non superficiale dei dati, che non si presti a delle facili interpretazioni, si possa tranquillamente smentire questo falso concetto che tante volte viene ripetuto da qualcuno circa un esubero di risorse da parte della nostra Regione rispetto ai fabbisogni effettivi. Anche nel medio periodo la finanza regionale ha un cammino preciso, muove positivamente verso obiettivi di maggiore autonomia, cioè una riduzione dell'incidenza dei trasferimenti statali.
Quello che è ancora da sottolineare è che oggi una piccola parte sempre più piccola delle nostre entrate proviene da trasferimenti statali; soprattutto è da sottolineare con maggiore evidenza che l'importo di questi trasferimenti non copre le spese che sono sostenute dalla Regione, altrove a carico dello Stato. Per una parte rilevante sono sì spese correnti, ma è da sottolineare ancora una volta un concetto - perché credo che su questo non ci si soffermi mai abbastanza - che grande quantità delle spese che sosteniamo sono per assolvere funzioni altrove a carico dello Stato. È evidente come quest'elemento porti ad un aggravamento non indifferente delle spese.
L'ultimo elemento sul quale voglio fare una riflessione è il settore della finanza locale che merita alcune considerazioni perché, mentre un po' dappertutto assistiamo ad un taglio di assegnazione agli enti locali, nella nostra Regione intravediamo una tendenza opposta. Intravediamo nella nostra Regione un crescere, un aumento di trasferimenti agli enti locali, quindi cresce un'attenzione anche politica verso l'ente locale più vicino al cittadino che è il comune. È da sottolineare inoltre che buona parte di questi trasferimenti sono senza vincolo di destinazione, segno questo di una coerenza con l'impostazione politico-programmatica del bilancio di legislatura, segno questo anche di una precisa volontà di dare a degli enti locali una maggiore autonomia.
Non intravediamo in questo bilancio un classico libro dei sogni. Mi pare un documento aderente alla realtà valdostana che di essa coglie tutti i principali aspetti e la sua reale situazione, quindi il giudizio che esprimiamo sull'impostazione di questo bilancio è certamente positivo.
Il bilancio è coerente con la filosofia e l'impostazione degli anni precedenti, in sintonia con quello previsto dal programma di legislatura.
Con questo documento ci poniamo anche il perseguimento di un obiettivo che mi pare legittimo da parte della classe politica: quello di avere una Valle d'Aosta migliore anche da un punto di vista dei rapporti umani, una Valle d'Aosta che guarda però all'Europa e al mondo nel suo complesso come uno stimolante elemento di confronto e di crescita.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Tibaldi.
Tibaldi (Ind) Personalmente ritengo che non ci siano grosse novità rispetto al passato; il bilancio che oggi siamo chiamati ad esaminare, discutere e votare non rappresenta sostanziali differenze rispetto a quelli che ci sono stati proposti nel corso degli esercizi precedenti. Quindi non ritengo che il bilancio che oggi viene proposto sia esaurito perché se così fosse sarebbe esaurito fin dall'origine, anche perché ritengo che sia sostanzialmente uguale negli indirizzi - ammesso che si possano intravedere degli indirizzi - rispetto a quelli che dal ?93 ad oggi vengono sottoposti alla nostra attenzione.
Quindi anche il mio intervento non si dilungherà oltre a quelle che sono state le analisi fatte in passato, ma tenderà a sottolineare alcuni concetti che sono stati più volte affermati e che oggi devono essere riproposti perché i fenomeni che li sottendono sono ancora più evidenti.
Al di là di un certo ottimismo "prodiano" che è stato manifestato in questo bilancio e nella lettura di questo bilancio e anche in una forma di impostazione di dati che sono contenuti nelle tabelle allegate, penso che si debbano rimarcare alcune cose.
Ritengo che la Regione, in assenza di una precisa politica di sviluppo, come ha dimostrato finora, si stia sempre più consolidando come strumento di involuzione per il sistema Valle d'Aosta, cioè come elemento che impedisce lo sviluppo proprio perché non pone quello che dice l'uomo o la persona, in ossequio al principio di sussidiarietà, al centro della sua attenzione, ma pone la Regione intesa come apparato politico innanzitutto e burocratico poi.
La Regione quindi come strumento di involuzione del sistema Valle d'Aosta che va visto come un imbuto. La Regione è un imbuto attraverso il quale transitano obbligatoriamente tutte, o quasi tutte, le iniziative di carattere personale o associativo, siano esse nel sociale o nell'economico o nel culturale, che qui in Valle d'Aosta vengono proposte. Questo penso sia un aspetto grave della nostra situazione attuale perché, di fronte ad una cospicua ricchezza di risorse finanziarie, in realtà la Regione si sta manifestando come quell'elemento inibitore, quel freno che impedisce spesso e volentieri all'uomo - o alle sue forme associative - di esprimersi liberamente e di manifestare le proprie iniziative nel sociale e nel settore economico.
Secondo me questo fenomeno è ulteriormente accentuato anche da quelli che sono gli atteggiamenti di carattere politico, cioè il federalismo di cui si fa cenno anche qui nelle conclusioni che sono state lette stamani dal Presidente della Giunta, che avrebbe trovato in Valle d'Aosta e soprattutto nel corso di quest'ultima legislatura una prima applicazione concreta, non so se sia quello che debba essere inteso nel senso giusto. Dico questo perché il federalismo che viene inteso dalla classe politica dirigente locale è un federalismo squisitamente in senso verticale, cioè un federalismo che prevede un trasferimento di poteri e di competenze dal centro ad Aosta e nulla più e disconosce che nella nostra piccola Regione ci sono altre entità locali, non solo locali, ma associative, o persone, che hanno comunque - sempre in ossequio a quel principio di sussidiarietà - necessità di maggiore riconoscimento.
Purtroppo il federalismo che oggi viene interpretato ed applicato in Valle d'Aosta dalla classe dirigente locale non è altro che un localismo, un pericoloso localismo che altro non fa che trasferire qui quegli esercizi del potere che Roma ha utilizzato per anni nei confronti delle regioni e che adesso Aosta - intesa non come città, ma come centro del potere, come luogo ove praticamente si elaborano le strategie di potere - sta utilizzando nei confronti degli altri comuni, delle comunità montane, di tutte le entità associative o di carattere economico che ci sono nella Regione.
A testimonianza di quello che sto dicendo possiamo prendere alcuni esempi, non ultimo il recente disegno di legge sull'Agenzia regionale per l'ambiente, che è stato approvato da questo Consiglio a maggioranza, dove si vede chiaramente come un ente strumentale della Regione sia subordinato a quella che è la volontà politica della Regione, che di volta in volta viene esercitata dall'Assessore di turno o dal Presidente di turno, dove si prevede un potere di annullamento e sostitutivo, cioè sistemi di avocazione del potere che forse nemmeno Roma più adopera nei confronti delle regioni, in particolare delle regioni a Statuto speciale o di altri enti di carattere regionale.
Di fronte a quest'iniziativa mi fa strano che un Movimento come quello Verde abbia accettato supinamente di lasciarsi portare via una competenza che altrove è riconosciuta agli assessorati all'ambiente ed abbia avallato quella che a mio giudizio è stata un'espropriazione di diritti e competenze di un ente che dovrebbe essere tutelato nella sua autonomia, soprattutto in una Regione che rivendica orgogliosamente di avere una tradizione autonomistica.
La stessa cosa si può dire per la riforma degli enti locali che è in itinere, dove anche qui ci sono delle strategie di carattere istituzionale che tendono a limitare la rappresentatività, direi anche in forma grave, delle collettività di volta in volta interessate, per esempio degli enti locali, o addirittura ci sono forme in cui i nostri spazi di autonomia sono stati utilizzati in maniera assolutamente deforme. Mi posso anche qui riallacciare ad iniziative che non solo il sottoscritto, ma anche altri colleghi hanno portato avanti in questa sede e cito ad esempio la legge sui lavori pubblici che è il monumento alla burocrazia.
Sempre nelle conclusioni che sono state lette stamani dal Presidente, si fa riferimento agli attacchi di cui sono vittime le autonomie speciali. Anche qui è necessario fare alcune considerazioni.
Come si fa a continuare ad indicare con il dito atteggiamenti invasivi, magari con inusuali esternazioni, nei confronti di organismi statali o comunque dipendenti dallo Stato che interferiscono in quelle che sono legittime competenze della Regione, e poi ci si lascia applicare una tassa qual è l'IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) che è la quintessenza dell'antifederalismo. Allora, perché - forse la domanda dovrei rivolgerla ai diretti interessati - il Parlamentare valdostano Luciano Caveri, o i Parlamentari valdostani additano di interferenze un organismo di controllo qual è la Corte dei conti e non si rendono conto che questo Governo statalista come prima non c'era sta evitando in maniera meticolosa di applicare qualunque riforma di carattere federalista ed addirittura ci impone come Regione a Statuto speciale l'applicazione di una tassa, qual è l'IRAP, che di regionale ha solo il nome, ma la cui aliquota viene fissata dallo Stato, la cui riscossione è gestita dallo Stato, che costituisce un'imposta che altro non è se non un'imposta altamente penalizzante per quelle attività produttive piccole o medio-piccole di cui la nostra Regione è particolarmente ricca perché sappiamo che non ha un'ossatura industriale particolarmente dinamica e consolidata.
Mi chiedo perché quando si tratta di combattere per difendere principi federalisti, che in questo caso sono di estremo rilievo, i Parlamentari valdostani - come amano definirsi i rappresentanti della collettività valdostana e che quindi rappresentano anche coloro che sono in dissenso e che non li hanno votati - non si fanno portavoce di queste esigenze più che mai sentite dalla collettività valdostana, da chi lavora in questa Regione e da chi paga le tasse in questa Regione.
A questo proposito proporrò all'attenzione del Consiglio una risoluzione affinché, se non lo hanno fatto i Parlamentari valdostani, questo Consiglio si senta perlomeno in dovere di esprimere la più ferma contrarietà all'adozione di questa nuova tassa che è un chiaro segnale di un'involuzione politica ed istituzionale in atto e che non mira affatto al raggiungimento di un obiettivo federalista. Quando sarà il caso di illustrarla e di esaminarla, ne riparleremo.
Torno a questo centralismo pericoloso nel quale è caduta la nostra Regione, questo sistema Aosta-centrico, di fronte al quale mi sembra ci sia una sostanziale indifferenza della gente da una parte, ma non di tutti, o anche una sostanziale e diffusa impotenza di forze politiche nel cercare di costruire in maniera propositiva, e quindi valida ed efficace, un reale sistema federalista, che riconosca anche, seguendo il principio di sussidiarietà, altre entità locali che seguono ancora più da vicino quelle che sono le modalità di espressione di ogni cittadino.
Ritengo poi che, diversamente da quanto ci sia scritto in questo documento, la Valle d'Aosta non sia un modello di attenzione istituzionale da una parte e di attrazione per iniziative ed investimenti economici dall'altra. Possiamo solo dire che la Valle d'Aosta ultimamente si è distinta per aver attirato investimenti od iniziative in cambio di assistenze spregiudicate e l'ultima che abbiamo visto, la cito perché mi sembra giusto ricordarla, è quella della Heineken, dove un'operazione economica viene condotta in gestione speciale da Finaosta, espropriando ancora una volta il Consiglio regionale delle sue possibilità di osservazione di iniziative economiche precise. Finaosta che, come ebbi già occasione di dire tre anni fa quando Lévêque ne modificò la struttura operativa, da braccio finanziario si è trasformato in braccio imprenditoriale della Regione, e i fatti lo stanno dimostrando.
In un certo senso quindi mi lascia sbigottito il Consigliere Lanivi quando parla di rilancio dell'imprenditoria, lui che dieci anni fa ha contribuito in maniera verticale direi a quella che è stata l'irizzazione della Valle d'Aosta attraverso iniziative industriali nella bassa Valle e il suo Assessore qualche anno fa ha rafforzato la struttura operativa di Finaosta in una maniera tale che adesso è diventata veramente l'ala economica imprenditoriale della Regione, attraverso una struttura di holding che controlla diverse società a partecipazione pubblica, attraverso iniziative in gestione speciale che ci passano davanti e di cui nemmeno ci accorgiamo.
Un altro esempio di autonomia decadente, di autonomia mal gestita ritengo sia proprio - a livello economico - il Casinò di Saint-Vincent, su cui con il Presidente della Giunta ho avuto più volte occasione di confrontarmi e su cui le mie personali opinioni rimangono di senso diametralmente opposto rispetto alle sue.
Un Casinò che ha perso in questi anni delle occasioni importanti. Mi chiedo come professionisti eminenti e commercialisti di grido riescano ancora a reggere le fila di strategie gestionali che non esistono nei confronti della Casa da gioco e che anzi stanno dimostrando il fallimento di una gestione pubblica, dove una macchina che tradizionalmente dovrebbe essere portata a produrre denaro in realtà ne sta macinando e ne sta perdendo di denaro.
Penso che anche iniziative estive come la discoslot siano particolarmente lampanti e abbiano dimostrato come le stesse scelte non siano state assolutamente proficue per le casse regionali. Lo abbiamo visto anche dai dati di bilancio, dove le previsioni di volta in volta fissate non sono state traguardate. E stranamente non si capisce come di fronte ad un ultimo dato consolidato di meno 12 miliardi di perdita, le previsioni per il ?98 siano solamente di meno 3 miliardi.
Sarà poi interessante sapere dallo stesso Presidente come si spiega questo calo improvviso di perdite, come pensa di frenare o perlomeno di ridurre fino a questo livello le perdite, mentre abbiamo visto in questi anni un'escalation preoccupante dal luglio ?94 ad arrivare ad oggi.
Altra tendenza che si sta manifestando nella nostra Regione, proprio in virtù di quello che ho detto fino adesso, è la volontà di spostare le decisioni dai centri istituzionali - come possono essere quelli del Consiglio regionale - come d'altronde ci venne illustrato durante il giugno ?93, quando ci venne presentato il programma di legislatura, dal Consiglio regionale in altri centri; sono state create delle società ai cui consigli di amministrazione sono stati conferiti ingenti poteri decisionali, che anche lì ci hanno espropriato letteralmente di quelli che potrebbero essere stati non voglio dire poteri, ma nostre competenze, o perlomeno collaborazioni che le singole commissioni consiliari, o la stessa Assemblea plenaria avrebbero potuto fornire utilmente e in maniera collaborativa alla Giunta.
Questo penso che sia un altro pericoloso segnale di attenuazione della democrazia, che si sta verificando a livello istituzionale nella Regione, insieme alla continua crescita di un regime omologante che sta procedendo a grandi passi, ripeto, purtroppo nell'indifferenza della gente, o nell'indifferenza di buona parte della gente, o quando è peggio anche con la volontà di qualcuno di partecipare al mantenimento di questo stato di cose.
Mi fermo qui per adesso, ho dato alcune motivazioni di carattere personale e politico che costituiscono le ragioni di fondo sulla base delle quali non voterò questo documento, che ripeto è ripetitivo dei documenti presentatici gli anni scorsi.
Presidente Ha chiesto la parola il Vicepresidente Aloisi.
Aloisi (Aut) Nel sentire la parte conclusiva dell'intervento del Consigliere Perron ho avuto per un attimo una crisi di identità perché, mentre parlava di regione sempre più leggera pensavo ad una regione sempre maggiormente alleggerita da una serie di potenti iniezioni di natura finanziaria a sostegno di una realtà industriale che appare sempre più virtuale.
Allora mi chiedevo se stavo nel Consiglio regionale della Valle d'Aosta, oppure a Cuba, modello di nuova modernizzazione, dimenticandoci che in passato le modernizzazioni, in particolare quelle cinesi, non hanno portato nulla di proficuo.
Io è dal 1993 che con una certa insistenza, mi riferisco ad un Assessore con un aspetto più cinese che cubano, ogni anno, ad ogni bilancio, lancio qualche timido segnale di possibile disagio in cui potrebbe venire a trovarsi l'industria valdostana a seguito di errori di valutazioni o di mancate realizzazioni di certi intenti. E ogni qualvolta ponevo questo problema, mi si rispondeva sistematicamente: "Ci vediamo l'anno venturo. Allora, sicuramente nel prossimo bilancio avremo trattato, discusso e forse approvato questo famoso piano energetico regionale".
Caro Assessore Mafrica, siamo al 1998, questa risposta lei sicuramente me la darà ad agosto del 1998 e magari a Piazza Chanoux. Quella del piano energetico credo sia una delle più forti lacune che, se colmata, ci avrebbe potuto mettere nelle condizioni non solo di valorizzare una parte attenta dell'imprenditoria locale che è presente e che aveva ed ha legittime aspettative, ma addirittura di creare uno sbocco occupazionale di un certo interesse, generando una ricchezza reale e non virtuale. Questo tipo di ragionamento portato con pervicacia non fa altro che confermare quei dubbi che in passato le avevo esternato.
Se la mia memoria non mi tradisce, non più tardi di un mese fa, a seguito di un'intervista rilasciata dal Presidente dell'Associazione valdostana industriali, lei rispose il giorno dopo che l'industria era tranquilla, che l'occupazione cresceva, che all'orizzonte non c'era quello scenario apocalittico che lo stesso Presidente dell'Associazione industriali stava paventando. Due giorni dopo, abbiamo assistito ad un intervento massiccio da parte di Finaosta per Heineken e, bontà nostra, si sussurra che anche tutta una serie di aziende siano in una forte posizione precaria, dove il potere contrattuale per effetto di quel discorso di globalizzazione, che per certi aspetti è anche veritiero ed esiste, ci potrebbe mettere nelle condizioni di avere "chiavi in mano", non un prodotto, bensì tutta una serie di operai disoccupati.
Il ragionamento che ho fatto e che mi sforzo per l'ennesima volta di rifare, con la speranza - impossibile - che lei divenga interlocutore non assente ... ma attento - assente lo è in altri aspetti, Consigliere Squarzino - è che questi mesi potevano essere utilizzati al meglio per individuare tutta una serie di iniziative che avremmo potuto portare con compiutezza a livello regionale.
Se la globalizzazione e la mondializzazione ci portano a quel tipo di considerazioni che abbiamo fatto e che abbiamo più volte sentito echeggiare in quest'aula, allora il ragionamento da fare era di natura diversa. Era andare ad individuare tutta una serie di fabbisogni, tutta una serie di monitoraggi sui consumi che qui vengono utilizzati e muoversi di conseguenza, cercando di valorizzare quello che è un tessuto artigianale che c'è, che è forte, che è capace e preparato, e rilanciare quel settore commerciale che spesso dà segnali di ulteriore crisi a cui noi - uso il plurale maiestatis per riferirmi al Consiglio regionale - non siamo particolarmente attenti, cioè quello che in passato chiamavamo sviluppo autocentrato.
Allora, richiamando sempre il collega Consigliere Perron, altro che equilibrio fra i diversi settori produttivi della Regione! Qui siamo in presenza di un forte squilibrio e lo squilibrio consiste nella continua, mancata attenzione al settore del commercio, che avrebbe, quello sì, bisogno di tutta una serie di iniziative finanziarie a sostegno di una crisi che sta diventando irreversibile per certi aspetti. La città di Aosta ne è l'esempio vivente, i piccoli comuni ne sono un altrettanto esempio lampante e qualche iniziativa qualche amministratore di qualche piccolo comune l'ha avuta e non siamo riusciti a cogliere il segnale che da quelle esperienze proveniva. Questo lo dico perché c'è l'esigenza di supportare con una serie di servizi il turismo.
Magari l'Assessore Mafrica adesso mi risponderà che il settore del commercio per effetto della legge n. 45 non è più affar suo e che lo ha passato al collega Agnesod, il quale oltre ad avere problemi di natura turistica si accolla anche tutte le problematiche connesse all'attività del commercio però, la realtà è questa ed è una realtà su cui bisogna aprire una forte riflessione ed avere il coraggio anche di rimettersi in discussione.
Non so come definire questo bilancio alla luce di quest'esperienza quinquennale che ho vissuto in questo Consiglio regionale. Non so se definirlo un sogno di mezza estate, caro Assessore Mafrica, oppure un incubo di mezza estate, un incubo per chi verrà e si troverà ad amministrare una situazione precaria e difficile e che richiederà molto tempo per porre mano a tutta una serie di iniziative che possono riportare in giusto equilibrio quello che era il ragionamento industriale.
Rammento che uno degli altri aspetti salienti sulla base di questo ragionamento era la deregionalizzazione. Questo avrebbe dovuto significare meno presenza regionale e più mercato, sempre in virtù di quel famoso ragionamento di andare a responsabilizzare una classe imprenditoriale che a volte c'è, a volte si nasconde, a volte appare, ma che ha cercato con interessi legittimi in certi momenti, e forse anche forzati in altri, di crescere, di emergere. Invece, altro che deregionalizzazione, altro che meno Regione e più mercato; qui c'è meno mercato, più Regione e sempre più una situazione paradossale.
Non chiedo che fine ha fatto il polo finanziario, se quel tentativo precedente, Viérin, si è arenato o continua perché credo che fosse un'iniziativa interessante che poteva rimettere in moto tutta una serie di risorse e di energie.
Non chiederò nulla all'Assessore Riccarand il quale ha lasciato tutti i suoi grandi progetti: la metropolitana leggera non c'è, si è anche alleggerita quella; l'aeroporto è rinviato, il rafforzamento dell'Aosta-Chivasso non si vede all'orizzonte. C'è un contratto di servizio, la cui applicazione ha messo le ferrovie nelle condizioni di aumentare, per stessa ammissione dell'Assessore Riccarand, del 40 percento l'utenza in quell'azienda. Il commento di un alto dirigente è stato che, se le ferrovie dello Stato avessero dieci contratti di servizio come quello che hanno con noi, le ferrovie dello Stato sarebbero sicuramente in attivo. Quindi rifletta, Assessore, su quel contratto di servizio, lo dico senza vena polemica, ci ragioni un attimo, valuti se conviene per l'Amministrazione continuare in quella direzione. E se conviene, cerchi di far dare qualcosa di più all'utenza valdostana.
Non mi aspetto grandi risposte, non le ho avute in passato, non le avrò neanche oggi però, voglio chiudere come ho chiuso in passato: attenzione, non aver valutato attentamente una proposta politica di un certo rilievo può significare ritardi; i ritardi possono significare danni per la collettività e che danni!
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Marguerettaz.
Marguerettaz (Aut) La mancata partecipazione almeno fino a questo momento delle forze di maggioranza al dibattito che si sta svolgendo in termini piuttosto generali su questo bilancio credo stia ad indicare che tutte le forze di maggioranza si riconoscono negli unici interventi finora portati avanti in quest'aula da parte delle forze di maggioranza stessa, che se non vado errato sono quelli del Consigliere Rini in quanto relatore, del Presidente della Giunta e di - immagino rappresentante dell'UV - Ego Perron, Vicecapogruppo... non so nemmeno bene cosa sia.
Se così è, sono contento per la compattezza di questa maggioranza, ma al tempo stesso sono un po' avvilito perché vengono a mancare delle sollecitazioni ulteriori a quelle che abbiamo avuto modo di sentire che potrebbero essere di stimolo per un tranquillo e sereno dibattito intorno a questo bilancio.
Credo che ci sia necessità di avere stimoli ulteriori per questo dibattito perché quello che mi è parso, leggendo la relazione del Presidente, ascoltando la relazione di Rini e poi l'intervento di Perron, e che lascia evidente un alone di insincerità sulla presentazione di questo bilancio, è che forse nel gioco delle parti, secondo coloro che hanno parlato finora, tutto va perfettamente bene in questa nostra Regione e il bilancio è lì a dimostrarlo.
Non sarò qui a dire che tutto va perfettamente male in questa Regione perché non voglio cadere nel gioco delle parti tuttavia, alcuni accenni non dico critici - perché non è questo che si chiede - ma alcuni accenni di riflessione su dei punti, che fra l'altro si trovano presenti nella relazione che accompagna il disegno di legge della finanziaria, potevano venire avanti nel corso del dibattito proprio per permettere un confronto di idee.
Invece, secondo quello che ha detto, ad esempio, il collega Perron, questo bilancio sta a indicare la volontà di questa maggioranza ed ha poi aggiunto che ci sono i risultati concreti in questo senso di fare progredire dal punto di vista economico questa nostra Regione. Non dico che non sia vero, faccio un'osservazione a lato di questa, sperando che nel dibattito questi due dati vengano confrontati e discussi.
Abbiamo, per quanto riguarda il bilancio regionale, un punto probabilmente debole, a mio avviso certamente debole, che è quello scritto a pagina 3 della relazione sotto la voce residui passivi e dove si vede che nel corso di questo triennio i residui dei vari esercizi sono vieppiù saliti. Siamo passati da 817 a 934, a 998 miliardi di quest'anno, pari al 35 percento.
Questo significa in parole povere che per ogni cento lire che voi oggi deciderete di spendere nel ?98, in realtà ne spenderete 65. Così come è altresì evidente che di questa scarsa capacità di spesa, l'aspetto più sorprendente si ha proprio nel settore chiave, che è quello che ha un titolo "Sviluppo economico", quello che Perron diceva andare per la maggiore in questa Valle, uno sviluppo economico che incide su tutti questi residui - cioè questi soldi che non vengono spesi e di conseguenza non vengono finalizzati a ciò per cui erano destinati - per il 30 percento.
Se poi andiamo a considerare ancora che, almeno a guardare gli ultimi anni, i conti consuntivi di questa Regione dicono che c'è un avanzo di amministrazione che potremmo quantificare intorno al 9 percento, questo va evidentemente sommato a quel 35 percento che dicevo prima e ci avviciniamo lentamente ad un 50 percento.
Questo significa in briciole che, al di là delle cifre, dei 2000 miliardi, dell'autonomia finanziaria, di determinate cose che potrei anche condividere - alcune di quelle che sono state dette sono senz'altro condivisibili -, quest'Amministrazione regionale incide per molto meno di quelle che sono le cifre scritte su questi fogli. Questa è una prima considerazione tecnica.
Qui verrebbe solo da chiedere, per concludere il primo ragionamento, se era in questo senso che il collega Perron parlava di Regione più leggera, ovvero più leggera nelle sue capacità di quanto appare scritto qui. Appunto, più leggera perché incide di meno, e non per scelta politica, ma per mancanza di capacità di gestione, il che è molto diverso.
Invece andiamo a vedere quanto è vero che la Regione diventi più leggera dal punto di vista delle scelte. Come qualcuno ha già accennato, parlare di Regione leggera sull'ultima scelta, quella dell'Heineken, diventa dura, soprattutto se andiamo a vedere nella legge finanziaria che per il ?98 la gestione speciale di Finaosta viene autorizzata per una spesa di 27 miliardi, di cui 5 per l'Autoporto e 22 per l'Heineken. E qui capisco che cosa voleva dire il collega Lanivi quando diceva che è un bilancio esaurito, che non ha veramente più niente da dire, se mai lo ha avuto: a questo riguardo forse io e Lanivi abbiamo qualche sfumatura diversa, ma non c'è problema, su questo siamo convinti che, a parte le premesse, il bilancio di previsione del ?98 certamente non ha nulla da dire.
Non ha nulla da dire ad esempio in tutto un settore, sul quale siamo più volte tornati e sul quale credo anche altri colleghi ritorneranno; mi riferisco alla situazione in cui versa una delle maggiori fonti dell'economia della nostra Regione qual è il turismo. Se andiamo a vedere quale grossa idea fra le pieghe di questo bilancio ci possa essere che dica qualcosa di nuovo in campo turistico, credo che dovremmo ridurci a pensare che il tutto sarà condotto verso una maggiore pubblicità, non ho capito bene se in Inghilterra o in quale altro paese.
Certamente la gestione speciale di Finaosta in materia turistica per il 1998 non avrà assolutamente nulla da dire perché come dicevo prima la legge finanziaria parla di Heineken e di Autoporto.
Il Presidente ha più volte detto, sia in conferenza stampa sia in sede di commissione, che questo bilancio fa i conti con i tempi: siamo a 6-7 mesi dalla fine del mandato, è inutile impegnare su grosse questioni il Consiglio regionale che è in scadenza. Questo è stato un assunto più volte ripreso nelle relazioni che ho sentito dal Presidente.
Vorrei chiedere se questo stesso enunciato è valido per quanto concerne gli 82 miliardi che questo bilancio porta nel triennio per quanto concerne gli interventi sull'attuale Ospedale.
Credo che questa sia la voce più grossa dal punto di vista degli investimenti che vengono previsti da questo bilancio, sappiamo tutti del dibattito che c'è attorno agli interventi da svolgere sul nuovo ospedale, abbiamo visto fior di manifesti comparire su tutti i muri della Valle d'Aosta e oggi vediamo che cautamente questa maggioranza, proprio perché è giunta al termine, di fatto sceglie oggi non solo per questi sei mesi, ma per il triennio successivo che è bene investire un centinaio di miliardi nella ristrutturazione del vecchio Ospedale.
Spero con questo di aver dato uno stimolo anche ai colleghi Verdi per qualche riflessione non solo in dichiarazione di voto, ma anche sul piano del dibattito.
Ci sono poi tutta una serie di questioni, che saranno possibili da rileggere quando affronteremo più dettagliatamente i capitoli, anche se alcune curiosità si potrebbero fare presente adesso. Ad esempio, negli scorsi anni sembrava di vedere l'intenzione - condivisibile o meno - di questa maggioranza di portare avanti dei grossi progetti; abbiamo visto per quattro anni una voce sui bilanci, una voce molto impegnativa e anche molto rischiosa visti i precedenti, quindi con una grossa assunzione di responsabilità da parte di questa maggioranza, una voce che diceva: acquedotto del Monte Bianco...
(si leva un coro di commenti in Assemblea)
... una voce che tradizionalmente veniva portata avanti all'interno di quest'aula e di altre aule, vero, collega Florio? E che a questo punto sparisce.
(interruzione dell'Assessore Lavoyer, fuori microfono)
... per la prima volta facciamo l'intervento dell'acquedotto Monte Bianco senza... allora mi deve spiegare il collega Lavoyer perché in questi quattro anni l'acquedotto del Monte Bianco era sotto la voce dei fondi globali... se volete che facciamo un contraddittorio lo facciamo, ma per quanto ne so io, per quel poco che so di bilanci, i fondi globali sono quelli che vanno finanziati con un provvedimento legislativo, se questo non è, anziché metterlo nei fondi globali potevate metterlo nei capitoli di bilancio, tanto ne avanzate talmente tanti fra i capitoli, che se avanzavate quel miliardo in più nessuno se ne accorgeva.
C'era un altro grosso impegno l'anno scorso; prima parlavo di un impegno di vent'anni, adesso parlo di una cosa che invece era la novità dello scorso anno, quando uno dei punti più qualificanti portati avanti durante il dibattito del bilancio fu quello dell'edilizia scolastica.
Nel piano dell'edilizia scolastica c'erano un'ottantina di miliardi - adesso mi sfuggono le cifre esatte -, ad esempio solo per il ?97 erano previsti 15 miliardi. Tutto questo piano viene rimandato, credo che Lanivi parlasse di grossi interventi che o non vengono affrontati, o vengono rimandati. Questo, lo ripeto, era uno dei più grossi interventi dello scorso anno a detta dell'Assessore, a detta del Presidente, a detta di colleghi, di riqualificazione dell'edilizia scolastica. Oggi il tutto viene demandato.
Così come altre cose vengono rimandate, tipo quello che pensavate di fare l'anno scorso per quanto concerne l'Aeroporto Corrado Gex, tutto riportato negli anni a venire; ma su questo - ci dice il Presidente - non possiamo impegnare chi verrà dopo di noi, dovranno essere autonomi nel fare le scelte.
Lo dico ancora sommessamente: spiegateci l'Ospedale, spiegateci perché l'edilizia scolastica s'ha da rinviare, spiegateci perché l'Aeroporto s'ha da rinviare, spiegateci perché si devono mettere 90 miliardi a bilancio per la ristrutturazione dell'Ospedale. Su altre cose scenderò più nel dettaglio quando le discuteremo, ma spero con il mio intervento di essere stato utile nello stimolo verso persone che siedono più o meno di fronte a me.
Si dà atto che, dalle ore 18,31, presiede il Vicepresidente Chenuil.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Dujany.
Dujany (Aut) Vorrei anch'io fare un breve intervento in cui porrò una serie di domande in particolare sul disegno di legge n. 261 del 9 ottobre 1997. Partendo dall'articolo 4 sulle partecipazioni azionarie e conferimenti, comma 3, il fatto che per gli interventi da effettuarsi tramite la gestione speciale della Finaosta si individuino 27 miliardi, di cui 5 quale sottoscrizione della quota di capitale sociale dell'Autoporto e la differenza, i 22 miliardi, dovrebbero essere integralmente assorbiti da Heineken, questo significa che a disposizione della Finaosta non vi saranno altre somme? Quindi, per esempio, per il settore alberghiero non è previsto nessun tipo di intervento strategico? Questa è una domanda.
Sul comma 4 dell'articolo 4 vorrei capire come mai Arrigoni, Commissario straordinario, chiudeva il primo anno con 2 miliardi di passivo e man mano le spese della gestione straordinaria sono aumentate, si è passati progressivamente dagli 8 miliardi ad un ripiano qui di 12 miliardi.
Chiedo come sia stata possibile quest'evoluzione sul piano dei costi perché, se era ipotizzabile all'inizio una difficoltà di attivazione della gestione straordinaria, non si capisce come progressivamente si sia passati a questi minori ritorni per la Regione.
Sull'articolo 5, commi 10 e 11, a questo punto venendo anche incontro all'esigenza del Presidente Stévenin, colgo l'occasione per illustrare l'emendamento. Diciamo preliminarmente che concordiamo sulla revisione del vecchio istituto; qui non si tratta di difendere una situazione di privilegi. Innanzitutto sul piano del metodo vorremmo sapere se si è sentito il personale regionale, se c'è l'accordo con i sindacati, se c'è l'accordo con i dipendenti regionali in merito a quella che è la revisione di un tipico istituto contrattuale, che è oggetto di contrattazione fra le parti.
È per questa ragione che riterremmo opportuno far coincidere la decorrenza dell'attivazione di quest'eliminazione degli articoli 189 e 213 della legge regionale del ?56 con la piena attuazione dei fondi pensionistici di cui alla legge regionale 22/97 in modo tale da dare la concreta possibilità di attivare una contrattazione in questa direzione.
Sotto questo profilo, per quel che riguarda proprio quest'aspetto della concretizzazione della legge sull'integrazione pensionistica, vorrei sapere a che punto è la concretizzazione: se ancora oggi si registra, come nei mesi passati, un atteggiamento ostile della CGIL, collegata a forze politiche che fanno parte di questa maggioranza, evidentemente preoccupata di queste intese di fondi di integrazione regionali, quando dall'altra parte portano avanti delle logiche nazionali. Quindi vorrei sapere se queste difficoltà che si sono registrate per questa linea nazionale sono ancora in essere oppure se si sia verificato un qualche cambiamento di atteggiamento.
Sull'articolo 6, comma 2, vorrei chiedere se il taglio alle comunità montane sia stato concordato sul piano del metodo con le comunità montane stesse, oppure se sia stato oggetto di un'eliminazione unilaterale.
Per quel che riguarda il comma successivo, se non sbaglio le spese di investimento per dei comuni si abbasserebbero dal 20 al 10 percento delle entrate: vorrei anche sotto questo profilo capire quali sono stati gli atteggiamenti degli enti locali.
Sull'articolo 9, finanziamenti di speciali programmi di investimento del Comune di Saint-Vincent, vorrei sapere se esiste questo progetto del Comune, se è stato elaborato evitando di andare a prevedere degli interventi senza poi concretizzarli.
Sull'articolo 10 direi che era già stata valutata la capacità di spesa del Comune di Aosta, quindi mi chiedo se non sarebbe stato più opportuno andare a riconoscere il fallimento di una previsione di strumento regionale collegata ad un'incapacità di spesa del Comune, attivando uno strumento diverso da quello che ci viene riproposto ancora quest'anno, proprio alla luce dell'incapacità del Comune di spendere questi soldi che sono già stati previsti anni addietro per la città di Aosta.
Sull'articolo 12, Piano di politica del lavoro, e qui mi collego all'intervento fatto stamani dall'Assessore all'industria su un'interpellanza fatta da me, laddove l'Assessore aveva indicato l'eliminazione di previsione di finanziamenti per l'inserimento di questi lavoratori nei lavori organizzati dai lavori pubblici e dal settore agricoltura, se questo poteva essere uno strumento idoneo per far avere lavoro a questo personale che è nell'impossibilità concreta di essere assorbito dal ciclo produttivo di mercato, mi pare che con questa linea si introduca l'impossibilità per questo personale di avere lavoro, se non per la capacità di queste energie di sapersi organizzare tramite le cooperative sociali. Il che non sarà facile.
Sotto questo profilo delle opportunità di lavoro vorrei ancora chiedere quale bilancio sinora vi sia stato di questi lavori, quali risultati, se questi lavori sono ancora in essere in questo momento, a che punto è una valutazione complessiva, al di là dell'aspetto occupazionale.
Sull'articolo 14 già altri mi hanno preceduto - mi fa piacere che sia rientrata adesso la collega Squarzino - direi che con una previsione di 82 miliardi per gli interventi di ripristino e di straordinaria manutenzione della struttura ospedaliera, tutto il lavoro che farà questa Commissione, che avrebbe dovuto individuare le prospettive più idonee per la struttura ospedaliera in Valle d'Aosta, sia definitivamente superato. A questo punto potremmo dire ufficialmente a tutti che di ospedale nuovo in Valle d'Aosta non se ne parlerà più. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa non dico il PDS, sempre disposto a posizioni di compromesso, ma i Verdi che su questo tema erano stati anche seri in passato.
Sull'articolo 17, comma 4, c'è questa previsione, già raccolta da altri che mi hanno preceduto, di 16,5 miliardi a favore delle ferrovie dello Stato. Mi pare che siano un sintomo di sudditanza nei confronti delle ferrovie dello Stato. Abbiamo di fronte dei servizi estremamente poco efficienti, dei treni sporchi da far paura; chiederei all'Assessore di fare una volta il viaggio Torino - Aosta per rendersi conto di quale livello di pulizia esiste su questi treni per cui mi pare un regalo nei confronti di questa Società l'importo previsto.
Dall'altra parte mi pare che si rinvii ancora una scelta strategica, innovativa, importantissima che era quella dell'Aeroporto, alla luce dei finanziamenti previsti per il prossimo anno, e registriamo come ulteriore dato negativo che il trenino di Cogne non andrà in funzione neppure nel ?98, perché dalla previsione di bilancio nel 2000-2001 ci sono 6 miliardi e non vi sono soldi per il ?92, si capisce che quindi quest'iniziativa non troverà neppure attivazione con il prossimo bilancio.
Sull'articolo 20 farei veramente appello all'autonomismo dell'UV: si arriva addirittura in un articolo di legge della Regione Valle d'Aosta ad indicare "cosiddetta Bassanini". Fra l'altro si era sempre detto nella I Commissione di non richiamare le normative statali, ma eventualmente di farle proprie nel momento in cui avessero una loro validità, e qui si richiama, citandola fra virgolette, la "cosiddetta Bassanini". Chiedo che venga eliminata questa dizione, mi sembra incredibile arrivare a questi aspetti.
Sul comma 2 vedo ancora con preoccupazione che si rinvia il piano di edilizia scolastica: chiederei all'Assessore il perché di questo rinvio.
Sul comma 3 invece registro che relativamente al Museo Beck Peccoz ci vogliono qualcosa come 9 anni per realizzare un museo in Valle d'Aosta perché l'iniziativa è del ?91 e da quelle che sono le previsioni di impegno probabilmente nel 2000 arriveremo a concretizzare un museo.
Sull'articolo 22 infine, ma c'è chi mi ha già preceduto, c'è da chiedere all'Assessore all'industria quando mai arriverà questo piano energetico, promesso più volte entro il giugno ?97...
(ilarità dell'Assemblea)
... lo aspettiamo con ansia.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Piccolo.
Piccolo (ADP-PRI-Ind) Non per un intervento, ma per una battuta e per rispondere alla sollecitazione ironica del collega Marguerettaz e non volendo comunque apparire originale, volevo evitare, in questa fase, di partecipare ad un rito che ormai non interessa più nessuno: forze di maggioranza favorevoli al documento contabile, forze di opposizione contro.
Ma interessante è il quasi impossibile. Il quasi impossibile di questo rito avviene quando le situazioni cambiano mentre il treno è in corsa.
L'esempio più marcato è l'arrampicata sugli specchi degli Autonomisti per riuscire a difendere il bilancio degli ultimi quattro anni passati, criticando l'attuale, che altro non è che il compimento del programma di questa legislatura basata sulla programmazione degli altri bilanci a suo tempo approvati anche dagli Autonomisti.
Mi riservo quindi, come Capogruppo della Fédération, di intervenire solo in sede di dichiarazione di voto, entrando in quell'occasione più nel merito delle singole voci e parti programmatiche, tralasciando ora la fase delle dichiarazioni generiche sugli interventi previsti, per lo più condizionate dalle collocazioni politiche delle singole forze del Consiglio regionale.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Florio.
Florio (VA) Certo è che sarà l'ultimo bilancio di questa legislatura che viene discusso, sarà la vigilia dell'impegno che più o meno ci interesserà tutti, veramente la discussione su queste leggi di bilancio sembra essere molto pacata e tranquilla; non mi sembra che siano venute fuori sino ad ora critiche, osservazioni, valutazioni che possano far intuire la presenza in quest'aula di un progetto di governo di questa Regione diverso, migliore rispetto a quello alternativo, rispetto a quello che qui oggi è stato illustrato dal Presidente e che costituisce la chiusura di una legislatura di lavoro.
C'è stato solo un accenno che a dire il vero mi ha fatto un po' sorridere ed è stata la citazione di quella frase che sentimmo tutti anni fa circa il venir meno della spinta propulsiva, qui non si capisce bene nei confronti di cosa.
Riferendosi al bilancio, il collega che mi ha preceduto nel pomeriggio ha parlato di venir meno di una sorta di traino, di sollecitazione politica, culturale, tecnica nei confronti della formulazione del bilancio che sarebbe venuta meno per il fatto che due consiglieri sono passati nel giro di tre mesi a questa parte dalla maggioranza all'opposizione... scusate, cinque... per cui prendiamo atto che tutta la spinta propulsiva di questa maggioranza era determinata dalla presenza di questi cinque consiglieri nella maggioranza.
(interruzione del Consigliere Marguerettaz, fuori microfono)
... noi? Ma noi ci siamo sempre però!
(ilarità dell'Assemblea)
Fa piacere percepire che in tre mesi si è verificata la débâcle più totale sul versante istituzionale, sul versante dei rapporti con lo Stato, sul versante dei rapporti con la Comunità valdostana. Una débâcle terribile, pazzesca, inarrestabile. Insomma, nonostante la nostra spinta propulsiva colossale, devo dire che quella lì doveva essere proprio eccezionale.
Ci hanno sicuramente superati, al di là di questo non ho sentito, Marguerettaz, né questa volta, né negli anni precedenti, una reale proposta diversa, alternativa, rispetto a quella che qui viene chiudendosi, di governo, di gestione di questa Regione. Purtroppo non l'ho sentita, perché il dibattito politico, il rapporto fra forze politiche, la possibilità di scegliere alleanze all'interno di questo Consiglio deriva anche dalla capacità delle singole forze politiche di farsi portatrici di proposte concrete, specifiche, precise, diverse anche di rottura; non le ho sentite, non le ho sentite neppure questa volta.
Si tratta della chiusura di una legislatura e di conseguenza si portano a compimento lavori avviati nel ?93 con il patto del ?93; forse è vero, c'è una sorta di abitudine anche alle cose dette ed agli impegni assunti in quella data per cui si direbbe quasi che l'abitudine trasformi gli impegni in cose semplici da fare.
Così non è, lo sapete benissimo anche voi; rimangono difficoltà, ruggini, problemi finanziari e di rapporto con lo Stato, nonostante il fatto che quest'impegno sia stato preso nel ?93. Ma credo che il sentir dire da uno dei membri autorevoli dell'opposizione che gran parte di quel programma è stato compiuto, non può non essere uno dei migliori complimenti che si possa sentir dire da parte della maggioranza in quest'aula. In effetti qui dentro, anche dalla relazione del Presidente e dalla lettura dei testi che compongono il progetto di bilancio, si individua la rimarcata presenza di una serie di impegni importanti e positivi su questioni che noi Verdi riteniamo particolarmente rilevanti.
C'è un impegno fondato sul versante dell'occupazione, soprattutto con quella soluzione dei lavori di cosiddetta pubblica utilità e dei lavori socialmente utili, utilizzando i comuni, le cooperative sociali e - lo dobbiamo rimarcare ancora con più forza - con particolare attenzione ad una serie sufficientemente variegata di interventi aventi carattere ambientale.
C'è un impegno nuovamente assunto relativamente alla gestione del territorio con la volontà ribadita di concludere l'iter di approvazione e di entrata in vigore piena del piano territoriale paesistico, già adottato ormai da tempo, e con l'impegno - che era stato preso quando si discusse del progetto di PTP - di giungere ad una complessiva revisione e ad un riordino della normativa urbanistica che dovrebbe consentire l'abrogazione di quasi una decina di leggi regionali fra loro sparse, disorganiche e di difficile lettura.
È ribadito l'impegno verso la riqualificazione delle aree industriali totalmente o parzialmente dismesse: l'ex Cogne ad Aosta, l'Ilssa a Pont-Saint-Martin, la Montefibre a Châtillon, con funzioni eminentemente di tipo produttivo.
È ribadito l'impegno nei confronti dell'ampia questione dei trasporti pubblici con il consolidamento dei risultati raggiunti e l'avanzamento delle integrazioni fra le diverse fasi e modalità di trasporti, con l'ammodernamento della linea Aosta-Pré-Saint-Didier e con la prosecuzione e l'impegno al completamento della tramvia Pila-Cogne.
È ribadito l'impegno nei confronti della questione dei beni culturali e delle aree naturali; il progetto di andare oltre sia nel numero che nella gestione delle aree naturali protette; il progetto di cui non ho ancora sentito citazione da parte dei colleghi che mi hanno preceduto nei confronti del Forte di Bard e del Borgo di Bard; il progetto di riqualificazione dell'area del Marais fra La Salle e Morgex e a noi interessa in modo particolare l'avvio di questo ragionamento su di una rete regionale di piste ciclabili.
Infine c'è un accenno, c'è una presenza concreta alla modernizzazione, all'innovazione determinata dalla presenza di quella rete regionale per la trasmissione dei dati, che grandi potenzialità potrebbe consentire direi a quasi ogni famiglia di questa Regione.
Quest'elenco, che è un elenco sommario, non esaustivo, non può nasconderci la presenza di alcuni punti deboli, di alcune questioni che non ci vedono soddisfatti.
La prima è quella che alcuni colleghi hanno già elencato e sulla quale ci hanno provocato, ma non abbiamo bisogno di provocazione ed è il problema dell'Ospedale. Noi siamo per la realizzazione di un nuovo ospedale e continuiamo ad esserlo, indicando in quell'area di Saint-Christophe quella su cui dovrà essere individuata la realizzazione di questa struttura...
(commenti dai banchi dell'opposizione)
... ti ricordo, Dujany, che tu hai approvato il piano sanitario regionale, cosa che noi non abbiamo fatto... era uno dei motivi per cui non lo abbiamo votato.
C'è infine la questione dei rifiuti, a cui anche nella relazione del Presidente si fa cenno, con un rinvio alla possibile realizzazione di un inceneritore in Piemonte, avviando un rapporto stretto anche con la Provincia di Torino. Il che fa pensare alla possibilità di realizzare una struttura di questo tipo nel Canavese.
È vero, c'è un accenno nella relazione del Presidente ad un'incentivazione della raccolta differenziata, ma sta di fatto che questo tipo di opzione amministrativa e politica non procede, non va avanti con la dovuta speditezza e con l'attenzione che invece meriterebbe. Non si vorrebbe che si lasciasse tutto procedere con lentezza per poi doverci richiamare con durezza alla dura realtà di dover assumere di corsa decisioni che abbiamo sempre detto fin dall'inizio non ci avrebbero mai trovato consenzienti.
Non si dice molto nei confronti del problema della riconversione dell'Autoporto, non è chiara la volontà nella prosecuzione di quest'operazione; abbiamo notato la presenza di una certa debolezza che per la verità ci trasciniamo dall'inizio nei confronti della normativa relativa alla soluzione del problema della casa, questione che non vede presente una limitatezza di fondi quanto una debolezza concettuale e di organizzazione della normativa.
Infine, con particolare gravità sottolineiamo un'assenza preoccupante nel settore del turismo che rileviamo particolarmente debole al di là dell'individuazione di interventi nel settore degli impianti a fune, dell'attrezzatura ulteriore di piste sciistiche, dimenticando il reale, concreto, duro problema della riorganizzazione complessiva della politica turistica di questa Regione sulla quale si fonda gran parte del nostro reddito, del reddito che ricaviamo per poter poi governare questa Regione.
A questo proposito un'ultima battuta nei confronti della serenità con cui il Presidente ha guardato alla solidità del bilancio di questa Regione. Non siamo così convinti, non siamo ancora una volta così convinti che il bilancio di questa Regione autonoma a Statuto speciale sia così solido, sia così legato con concretezza a risorse nostre proprie; non ci sembra ancora che sia legato a quello sviluppo autocentrato a cui molti anni fa abbiamo cominciato a riferirci per analizzare i bilanci di questa Regione.
Riteniamo che il sistema Valle d'Aosta sia fragile da questo punto di vista, soprattutto se guardiamo alla possibilità che venga comunque rivisto il titolo della Costituzione che è stato oggetto di lunghe discussioni in Bicamerale; soprattutto se guardiamo anche alle notizie di questi giorni relativamente ad un possibile assetto nuovo delle regioni cosiddette appartenenti alla Padania.
A questo proposito volevo richiamare l'attenzione sul fatto che del titolo I del bilancio da IRPEF, IRPEG e IVA ricaviamo 632 miliardi su 1691; questi 632 sono quelli che più direttamente, con più serietà sono legati a ciò che produciamo e al lavoro che pratichiamo in questa Regione e alla ricchezza che produciamo. Ci sembra che 632 miliardi del titolo I su 1691 siano essi stessi segnale di allarme, siano essi stessi prova di quella fragilità su cui da anni continuiamo a richiamare l'attenzione anche delle altre forze politiche.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Ferraris.
Ferraris (GV-PDS-SV) Mi atterrò all'indicazione indubbiamente lungimirante che ci ha ricordato il Consigliere Piccolo, quindi ricordo che parlerò per la maggioranza però, vorrei sottolineare una cosa. Qui non stiamo discutendo - adesso non vedo il Consigliere Aloisi - il bilancio di Cuba, cioè gli indicatori della Valle d'Aosta sono un'altra cosa, e vorrei che almeno nel dibattito maggioranza-opposizione ci mettessimo d'accordo rispetto ai dati, poi le interpretazioni possono essere le più diverse, ma credo che questo sia un dato fondamentale.
Per quanto riguarda questo bilancio, ci troviamo di fronte ad un bilancio di fine legislatura ed è un valore in sé il fatto - lo ricordavano anche altri - di presentare un bilancio che ha quello che può essere definito un pregio, cioè quello di aver rispettato un programma. Poi per alcune parti lo avrà rispettato di più, per altre di meno, ma direi che una linea di tendenza, è stato riconosciuto da tutti, c'è quindi, si consegna al prossimo Consiglio regionale una Regione che ha una maggiore autonomia finanziaria.
Esistono i problemi che diceva il Consigliere Florio prima, sicuramente elementi di non assoluta sicurezza rispetto alle questioni finanziarie non ci sono, però nel corso di questa legislatura sono state messe in atto alcune iniziative che vanno nella direzione del rafforzamento dell'autonomia della Regione. Penso al decreto legislativo che definisce la quota dell'ex Iva da importazione; c'è una crescita economica che tutti gli indicatori statistici ci dicono essere in atto, ci sono una serie di indicatori positivi.
È chiaro che rimangono delle questioni aperte: intanto nei settori produttivi, poi per quanto riguarda la reindustrializzazione di alcune aree. Rimane avviato, non ancora concluso un processo di riforma della Pubblica Amministrazione; è in discussione una questione legata al decentramento dei poteri alle autonomie locali; c'è da realizzare e anch'io non partecipo all'ottimismo del Consigliere Perron, la Regione leggera è un obiettivo, ma non è ancora una realizzazione oggi.
Ci troviamo in una situazione, pur con le caratteristiche che questa Regione ha, che è simile a quella di altre regioni del nord ed è rappresentata da una fase di passaggio da un modello economico che aveva determinate caratteristiche e che era legato prevalentemente al settore industriale e in Valle d'Aosta anche al settore terziario ad un nuovo modello di tipo post industriale che però non si è ancora realizzato.
Ci sono alcuni segnali che vanno in questa direzione, bisogna andare con maggiore decisione verso questi però, se tutti siamo d'accordo sulla Regione leggera, e credo che nessuno in quest'aula la pensi diversamente, penso che sia sbagliato portare l'esempio dell'Heineken come esempio di Regione pesante, perché, lo ricordava prima Vanni, non abbiamo sentito qui molte alternative alle proposte che sono state fatte, ma obiettivamente, se Regione leggera significava lasciare al loro destino i 127 occupati dell'Heineken più i 27 stagionali, credo che avremmo avuto delle ricadute pesanti da una Regione leggera quindi, l'accordo che è stato raggiunto, un accordo che prevede una continuità produttiva per dieci anni, sfido chiunque a trovarlo in giro per l'Italia. Non li fa neanche la Fiat a Mirafiori accordi di questo genere pertanto, direi di valutare le cose per quelle che sono.
Indubbiamente dobbiamo tenere conto di alcuni elementi che ricordava anche Lanivi, ma io do un'interpretazione diversa.
C'è il problema della globalizzazione, ma la globalizzazione non la si governa chiudendosi in Valle d'Aosta, vedendo emissari dell'esterno che non si capisce bene agitino dalla CGIL a non si sa che cosa per conculcare le possibilità di sviluppo di questa Regione. Questa è una visione distorta, localistica, chiusa della globalizzazione; la globalizzazione è proprio l'esatto contrario, è aprirsi, discutere, verificare con altri e valorizzare le risorse locali, ma sicuramente questo può essere fatto se c'è un atteggiamento che non sia di profonda diffidenza verso l'esterno perché un atteggiamento di questo genere non ci porta da nessuna parte, sicuramente non ci porta neanche in Europa.
La questione dell'entrata in Europa è una questione che oggi con questo bilancio possiamo affrontare con alcuni elementi di maggiore certezza, nel senso che abbiamo una maggiore capacità della Regione di programmare e di progettare le proprie iniziative; non è un caso che la Valle d'Aosta sia fra le regioni che ha avuto il maggior utilizzo dei finanziamenti europei, ci sono fondi comunitari che ormai compensano i fondi statali.
Però siamo indietro sul piano delle infrastrutture a rete, soprattutto nel campo delle telecomunicazioni e qui c'è da dire una cosa: vediamo in giro per Aosta cavi blu che vengono infilati da tutte le parti, ma per un progetto di questo genere c'è un finanziamento di 400 milioni all'anno quando se ne danno 3,5 per un campo di golf e qualcosa di più per le piste ciclabili.
Ora le piste ciclabili sono una cosa che io, visto che in bicicletta ci vado, indubbiamente apprezzo, ma credo che visto l'ordine di grandezza per lo sviluppo di una rete di telecomunicazioni qualcosa di più andava fatto proprio perché questi sono gli strumenti che ci consentono di entrare a pieno titolo in Europa.
Sappiamo tutti che è in corso una riforma dello Stato, possiamo discutere - ma non credo sia questa la sede - se sia una riforma più o meno federale o quanto sia federale dello Stato, ma c'è un dato che è evidente a tutti. Con questo tipo di riforma le Regioni a Statuto ordinario verranno ad avere maggiori competenze di quante ne abbiamo avute fino ad oggi ed arriveranno ad avere una disponibilità pari al 50 percento del gettito delle entrate tributarie erariali. Ora questo modifica anche i rapporti fra noi e le altre regioni perché la capacità competitiva delle altre regioni sicuramente cresce e la Valle d'Aosta non può rimanere ferma.
Si diceva Regione leggera. Ci sono alcuni dati che mi auguro si realizzino nelle previsioni. Si dice che l'incidenza della finanza regionale sul prodotto interno locale della Regione passerà dal 48 al 38 percento con un salto significativo. Questa è sicuramente un'indicazione positiva ed è la strada per avere una Regione leggera per fare sì che tutta una serie di operatori economici siano quelli che creano la ricchezza di questa Regione.
Rimane comunque una questione che non è centrale, ma che va chiarita. Continuiamo a dire che paghiamo in Valle d'Aosta circa 639 miliardi di spese che da altre parti sono a carico dello Stato.
Questo è indubbiamente vero, però è altrettanto vero che questa Regione ha i nove decimi delle imposte erariali che vengono riscosse dalla Regione e ha un'entrata da parte dello Stato per l'ex IVA da importazione di circa 500 miliardi per cui è facile obiettare che avendo questo tipo di risorse è anche normale che una Regione come questa si paghi questi oneri anche perché, se continuiamo a ricordare noi queste cose, può venire in mente anche a qualcun altro di ricordarcelo.
Credo che l'unico Paese in Europa che ha un riparto fiscale pari alla Valle d'Aosta siano i Paesi Baschi, che hanno il 95 percento delle entrate erariali che vanno alle casse della Provincia basca, per tutto il resto dei sistemi federali quando si arriva al 75 percento va bene, ma la media si attesta su livelli molto più bassi.
Ci sono anche alcuni limiti di questo bilancio, che altri hanno ricordato, che sono il fatto che le spese correnti sono in continua crescita negli ultimi tre anni così come le spese per investimenti di conseguenza sono in diminuzione. Questo sta a indicare, insieme ad un terzo dato, che c'è una rigidità della spesa che tendenzialmente è in aumento e questo è un problema che lasciamo a coloro che dovranno amministrare questa Regione negli anni successivi. È indubbiamente una questione che va affrontata.
Per quanto riguarda alcune questioni specifiche, qui ne sono state ricordate alcune, la prima è la questione dell'Ospedale. È noto a tutti come all'interno della maggioranza ci fossero opinioni diverse tra ristrutturare l'Ospedale e costruire un ospedale nuovo, come si sia trovata una soluzione di mediazione, che è quella famosa Commissione che veniva ricordata in molti interventi e come questo tipo di mediazione che aveva accolto il PDS, lo ha accolto anche Pour la Vallée d'Aoste, che aveva votato quella mozione.
Sappiamo tutti bene che gli interventi che sono previsti nel bilancio... sì, ha votato due mozioni, quella di minoranza e quella di maggioranza... no, noi abbiamo votato quella che poi aveva la parte risolutiva identica... comunque, sappiamo tutti che rispetto a questa questione esistono opinioni diverse, sappiamo anche che con i soldi che vengono stanziati a bilancio non ci sono le risorse sufficienti per rispondere al problema della mancanza di posti letto che comunque permangono in questa Regione rispetto a quelli che sono gli standard. Indubbiamente questo è un problema che rimane aperto.
Una questione importante che è stata ricordata da altri è quella per interventi per le fasce deboli sul mercato del lavoro, i lavoratori in mobilità e i disoccupati; qualche parola va spesa anche per quanto riguarda l'università che, soprattutto se viene vista come elemento di apertura all'esterno e non come una chiusura all'interno della Regione, che si limita solo ai corsi di formazione per gli insegnanti della scuola elementare, ha delle valenze positive e rientra in questo discorso di trasformazione della Valle.
Due cose per chiudere. Credo che la stabilità sia una cosa che va apprezzata soprattutto in un Paese che ha conosciuto il cambiamento dei governi e che sta vedendo come dalla continuità di un governo nazionale siano venuti dei risultati positivi, quindi la continuità e la stabilità di un'azione politica sono sicuramente degli elementi positivi.
Sottolineo come si consegni una Regione che è nelle condizioni oggi di poter competere a livello europeo, nel senso che si è governata una fase non facile lasciando delle opportunità aperte per far sì che contino di più nelle scelte economiche della Regione, soprattutto nella produzione di occupazione e ricchezza di questa Regione, i soggetti economici ed imprenditoriali che devono propriamente affrontare queste cose.
Quindi, pur con delle valutazioni, con delle luci e delle ombre che come ogni bilancio anche questo ha, il nostro giudizio sarà un giudizio sostanzialmente positivo rispetto a questo tipo di proposte.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Viérin Marco.
Viérin M. (Aut) Vorrei fare rilevare alcune incongruenze perché Ferraris ha fatto quasi un consuntivo di quello che sono stati questi anni di governo ed è anche logico, se vogliamo affrontare il bilancio odierno, visto che, come diceva prima il collega Marguerettaz ricordando le parole del Presidente, è un bilancio che non vuole precludere strade future e vuole cercare di chiudere strade ancora aperte.
Nel mio intervento non toccherò aspetti già toccati da altri colleghi, ma chiederei alcune precisazioni soprattutto in merito alla legge finanziaria, per cercare invece di fare, come già i colleghi Florio e Ferraris, una specie di consuntivo visto che si sono dette alcune cose in maniera molto chiara.
Sulle informazioni in merito all'articolo 3, comma 2, sul discorso industriale, visto che ci sono 7,7 miliardi per costruzione e manutenzione di aree ed immobili da destinare al settore industriale, sarebbe opportuno sapere dove si intende fare l'intervento e quali sono i relativi fini.
Al comma 4 dell'articolo 3 c'è il discorso dell'autorizzazione di spesa per acquisizione di terreni da destinare ad aree protette in applicazione delle leggi regionali; qui, caro Florio, c'è la diminuzione di un terzo rispetto agli altri anni per il prossimo triennio e va completamente controtendenza quanto da te esposto poc'anzi quando hai dichiarato che l'obiettivo dei Verdi Alternativi era quello di ampliare e completare le aree protette. Mi sembra che la finanziaria dia un'indicazione cartacea completamente opposta.
Altra cosa all'articolo 4 in merito al discorso del rinvio del finanziamento del fondo di rotazione per le opere di miglioramento fondiario in agricoltura. Si rinvia il tutto, anziché al 1998, nel 1999 e nel 2000, pertanto vorrei capire se questo è un discorso tecnico o se è una scelta della Giunta.
La finanza locale è toccata da vari articoli, la domanda che pongo è di questo tipo: il Presidente trovò il nostro consenso sulle finalità della legge 48, quando quella legge andò a definire un finanziamento certo per gli enti locali, legato al buono o al cattivo andamento della Regione, e cioè al 95 percento dell'IRPEF che poi veniva suddiviso in parti diverse. Vorrei capire se con l'avvento dell'IRAP, che toglie alcune tasse, entrate dirette degli enti locali, si è addivenuti ad un accordo - so che il Presidente ha avuto un confronto con la commissione dell'ANCI -, per seguire quel principio perché sarebbe follia aver enunciato un principio un anno o due anni fa, farne una legge specifica e poi non seguirne le finalità oggi o l'anno che viene quindi, vorrei chiedere un conforto su questo.
All'articolo 22 vorrei chiedere come mai si continuerà fino al 2000 a dare dei contributi all'Azienda privata Digrava visto che quando abbiamo venduto la Digrava si era detto che si davano i finanziamenti per il ?97; oggi vedo sulla finanziaria che si daranno di nuovo questi contributi - che andranno comunque alle casse di Digrava, cioè ad un'impresa privata ad oggi - su tutto il prossimo triennio. E non sono spiccioli perché sono 4,461 miliardi.
Al comma 3 dell'articolo 22 c'è il discorso di nuovo di una cosa che si voleva fare e nella quale presumo si stia fallendo che è la legge sui rifiuti lignei e sui prodotti forestali, conosciuta come legge Borre, su cui si era fatto un gran parlare; ad oggi vediamo che questa legge viene depauperata da tutti i finanziamenti in quanto da 1,6 miliardi si arriva a 300 milioni. Vorremmo capire se questa tanto decantata legge, che impostava una nuova tecnologia energetica di riscaldamento e così via, viene ad essere abbandonata appena nata.
Per quanto riguarda invece un discorso politicamente più definito, e qui mi rifaccio agli interventi dei colleghi Florio e Ferraris, ha detto Florio: "Abbiamo fatto, vogliamo concludere" e il collega Ferraris: "Rispettiamo i dati". Ora, proprio a seguito di esempi fatti dal collega Florio e anche dal collega Ferraris, queste due affermazioni vengono smentite dai dati e dalla volontà della finanziaria, e ho citato due cose: la legge sui rifiuti lignei e i prodotti forestali, il discorso di continuare sulle aree protette e così via, ma ci sono anche altre cose. Il piano dei trasporti, Consigliere Florio, è stato voluto, ma ricordo che anche qualcuno della maggioranza, a ragione, fu sconcertato da quella che è stata la proposta del nuovo piano dei trasporti. Ad oggi infatti spenderemo 24 miliardi per le linee private di servizio, delle autolinee ed è una fetta importantissima.
Poi si parla dell'Aosta-Pré-Saint-Didier per questa linea andiamo a spendere 25 miliardi con tutti i problemi che altri colleghi hanno già evidenziato: carrozze tenute in maniera non decorosa, problemi di una linea che non ha più avuto manutenzione, disservizi alla biglietteria della ferrovia. È chiaro che se le ferrovie dello Stato potessero avere cinque o sei di queste convenzioni di servizio, probabilmente andrebbero in utile senza bisogno di fare tanti tagli al personale.
Altra cosa è il discorso della tramvia Pila-Cogne che si dice di voler portare a completamento. Sappiamo che l'Assessore competente è stato a Cogne ad una riunione con il Consiglio comunale e in quella sede sono arrivate risposte che qui non sono mai arrivate o che sono state riportate in maniera molto diversa e le elenco.
L'Assessore disse allora che in futuro quell'impianto - che avrà costi di gestione enormi e lo sappiamo tutti perché una volta era stato ipotizzato per circa 400 persone/ora, oggi è ipotizzato per 150 persone/ora come potenzialità di trasporto - sarebbe servito per un discorso turistico-sciistico e che avrebbe avuto un'affluenza di certi clienti potenzialmente già presenti a Cogne e presenti a Pila.
Oggi abbiamo saputo dall'Assessore direttamente e in altra sede (in Consiglio comunale di Cogne) che l'impianto non sarà più destinato al settore sciistico, ma sarà destinato ai turisti che vorranno recarsi al museo minerario. Per carità, questi turisti potranno andare a Cogne; cos'è che porteranno questi turisti come indotto? Che li carichiamo sul trenino che farà 7 chilometri di galleria, arriveranno al museo minerario, visiteranno il museo e torneranno ad Aosta. Che costi di gestione avrà questa linea con tutte le spese dovute per legge, a partire dalla 626, a tutte le altre spese ordinarie e straordinarie. Questi costi di gestione non li ho visti inseriti a bilancio, Assessore. Lei ha detto a Cogne che saranno a carico completo della Regione quando per anni ha detto qui che sarebbero stati a carico della Comunità montana e degli enti locali. In bilancio non vediamo un preventivo, che sia un preventivo, delle spese di gestione di questa tratta.
Sempre a questo riguardo un altro discorso sono i 20 miliardi devoluti nel tempo; l'Assessore disse una settimana fa in Consiglio comunale a Cogne che non sarebbero state realizzate le cabine intermedie; vorrei capire cosa significa. Se un domani questo trenino fosse solo utilizzato per il museo minerario, non so a cosa serva fare il collegamento con Plan-Pra, perché alla fine quando arrivano i turisti di ritorno da Cogne, dopo aver visitato il museo minerario, vorrò vedere come faranno a salire sulla stazione di Plan-Pra per scendere ad Aosta con il servizio che abbiamo della cabinovia in estate e con il pieno che c'è in inverno.
Per concludere su quella che è un po' l'accusa che si rivolge da parte della maggioranza alla minoranza, quella di non fare proposte alternative, di non essere propositivi, noi diciamo alla maggioranza che non è semplice fare delle proposte in maniera cartacea perché bisogna avere la struttura. Si sa perfettamente come funzionano i gruppi consiliari, come funzionano le commissioni; si sa perfettamente che la Giunta e gli Assessori hanno migliaia di dipendenti, non dico che tutti siano in grado di fare questi lavori però, hanno la struttura pagata dalla Regione per farlo. E invece non ho mai visto una proposta dei consiglieri di maggioranza, sono sempre state proposte della Giunta, perché? Perché anche i consiglieri di maggioranza non hanno la possibilità tecnica e il supporto amministrativo per poterlo fare e di questo ne abbiamo già parlato varie volte.
Comunque i sottoscritti, anche come scalcinata minoranza, hanno fatto alcune proposte ben chiare, Florio, ad esempio la legge sulla famiglia. E poi la Giunta ha ripresentato subito dopo 7-8 mesi una proposta che al 90 percento è identica alla nostra. Il discorso della legge sulla Camera di commercio che questa Giunta ha detto per anni che l'avrebbe presentata ad oggi non l'abbiamo ancora vista.
La proposta sull'ospedale nuovo l'abbiamo avanzata con vari documenti, probabilmente chi è dall'altra parte in maggioranza accetta questo discorso, però continua a votare un bilancio che sull'ospedale nuovo non sa cosa vuol fare o meglio sa benissimo cosa vuol fare, ma non può farlo. Allora io dico sui dati e su quelle che sono le dichiarazioni è meglio fermarsi a pensare e a fare una riflessione.
Con questo non voglio dire che noi della minoranza non abbiamo le nostre pecche, abbiamo avuto i nostri difetti, li avremo ancora, ma sicuramente in maniera corretta ed onesta.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Parisi.
Parisi (Aut) Cercherò di essere breve perché l'ora è tarda e non voglio portare via molto tempo al Consiglio anche per non ripetere le cose che sono state già dette.
Parto dall'intervento che ha fatto il Consigliere Florio perché era il più interessante senza voler offendere gli altri colleghi.
Una cosa che non ho mai capito quando facevo parte della maggioranza era cosa ci stessero a fare i Verdi in quella maggioranza perché in tutte le occasioni che si dovevano assumere degli atteggiamenti di carattere politico di un'enorme rilevanza, i Verdi non li abbiamo mai trovati a votare un documento di quella maggioranza. A prescindere dalle parole, siccome quello che conta sono gli atti, non ho mai capito, e neanche adesso, cosa ci fanno i Verdi in questa maggioranza, tenuto conto, Consigliere Florio, che alcuni aspetti del programma che sta per concludersi, trovano i Verdi nettamente contrari, quindi non so come si faccia a convivere in una maggioranza quando non si condividono le problematiche e gli aspetti politici di fondo. Questo poi i Verdi lo dovranno spiegare.
Un'altra cosa devo dire ed è che per fortuna la Valle d'Aosta, in particolare l'Union Valdôtaine ha avuto i Verdi in maggioranza, perché finalmente si è riusciti ad amministrare questa Valle con enorme efficienza, trasparenza e serietà, perché a sentire le dichiarazioni che faceva l'Assessore Riccarand o che vengono riportate sui giornali di informazione dei Verdi, ripeto che è stata una fortuna, altrimenti le altre forze politiche potrebbero andarsene a casa. Quindi mi auguro che in futuro l'Union Valdôtaine tenga conto del Gruppo dei Verdi, altrimenti sarebbe una grande iattura per la Valle d'Aosta.
Ma a parte le battute, di fronte a questo bilancio bisogna porsi un interrogativo, a prescindere da tutti i libri bianchi che vengono scritti e da tutti quelli che sono i programmi e i progetti futuri.
L'interrogativo è il seguente: effettivamente questo bilancio risponde alle aspettative dei cittadini valdostani? Credo che non dia questa risposta in senso positivo anche perché basterebbe andare ad intervistare qualche giovane in cerca di occupazione o qualche giovane che ha ottenuto una laurea o un diploma per sapere se questo intravede nell'azione politica della maggioranza delle prospettive future. Credo che basterebbe che ognuno di voi andasse a sentire cosa ne pensano i giovani o anche i meno giovani per avere la sensazione di quello che avviene al di fuori di quest'aula.
Però, ripeto, non voglio tediarvi con il mio intervento, pertanto lo finalizzerò per sottolineare alcuni aspetti che sono stati da me sollevati non adesso, che siamo con il treno in corsa, Consigliere Piccolo, ma dal 1993, da quando noi che facevamo parte di quella maggioranza avevamo sottoscritto un programma. Sono alcune cose semplicissime ripetute ogni volta che se n'è presentata l'occasione in questo Consiglio senza che fino adesso si abbia avuto ancora una risposta.
Una è la politica della casa. Per fortuna che qui mi ha dato man forte il Consigliere Florio; siamo al ?97 e ancora aspettiamo che vengano fatte quelle proposte di modifica di alcune leggi che non sto a ricordare perché ormai, anche se non sono mai state citate dai mezzi di informazione, le ho citate decine di volte attraverso interpellanze, mozioni e interrogazioni in questo Consiglio, però la situazione è rimasta quella che è.
A questo proposito sono state fatte due leggi e io lo sapevo: l'Assessore è già pronto con la cartellina. È dal ?94 che l'Assessore ci promette finalmente di portarci una legge quadro sulla casa e guarda caso ce l'ha già pronta perché sapeva che il sottoscritto avrebbe sollevato questo problema. Prenderemo atto della proposta che farà l'Assessore, vediamo poi se l'Assessore voterà gli emendamenti che presenteremo su quella proposta. E sono gli emendamenti che si aspettano i cittadini che occupano gli alloggi di edilizia residenziale pubblica Assessore...
(commenti fuori microfono)
... elettori valdostani Consigliere Piccolo. Su questo problema è buio assoluto, Assessore.
Sono state fatte due leggi volute dal Consiglio, e non è vero che - lo dico per gli organi di informazione - queste due leggi non sono state votate soltanto da Rifondazione perché non le ha votate il sottoscritto così come non le hanno votate altri consiglieri che fanno parte di questo Consiglio.
Per quanto riguarda la legge 40 sulla vendita ci dirà l'Assessore come stanno le cose perché una legge che è stata votata nel ?95, siamo alla fine del ?97, ancora deve muovere i primi passi. Non solo non è stato venduto ancora un mattone, ma ancora non sappiamo che fine farà. Allora mi domando cosa ne è di quel bellissimo programma di reinvestimento di tutti questi miliardi che dovevano rientrare nelle casse dello IACP e della Regione per essere reinvestiti, come faranno a essere reinvestiti se ancora nel ?97 non si è venduto ancora un mattone.
Poi c'è la legge 39 sui canoni. Abbiamo fatto ancora una volta un'altra legge per andare a raccattare qualche miliardo sulle spalle dei cittadini, però non abbiamo dato una risposta al problema della casa perché il problema della casa non riguarda solo coloro che vivono negli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ma riguarda l'intera Comunità valdostana con tutte le implicazioni e con tutte le correlate che ci possono essere in questo problema.
L'altro problema è il problema occupazionale, lo citavo stamattina e purtroppo anche qui non voglio dire che non siano stati fatti degli sforzi, però la Giunta non ha dato delle risposte ai problemi occupazionali in Valle.
È inutile che mi si vengano a citare i lavori socialmente utili o gli interventi straordinari che sono soltanto delle leggi tampone, che non danno risposte definitive alle aspettative dei giovani in cerca di prima occupazione, a quelle persone - sono circa 800 - che sono in mobilità e che non sanno dove sbattere la testa, alle donne e agli uomini perché non si parla solo degli uomini, ma si parla anche delle donne che si trovano in questa situazione. Nello stesso tempo a questo discorso va collegata la formazione professionale.
L'ho chiesto tantissime altre volte e sinceramente non ho capito ancora qual è la funzione dei corsi di formazione professionale che vengono fatti in Valle d'Aosta in quanto non ho mai avuto degli elementi concreti per sapere quanti dei giovani che hanno in questi anni frequentato corsi di formazione professionale sono stati inseriti nel mondo del lavoro. Mi auguro che il Presidente o la Giunta ci diano dei dati in merito a quella che è stata la collocazione di questi giovani nel mondo del lavoro. È un fatto molto grave, se collegato a quello che diceva stamani l'Assessore Mafrica.
Non è possibile che ci siano aziende della bassa Valle che sono alla ricerca disperata di mano d'opera e che sono obbligate a rivolgersi nel Canavese o in Piemonte perché in Valle d'Aosta non si trovano le professionalità che loro richiedono. Se ci sono delle aziende che hanno bisogno di figure professionali, i corsi andrebbero finalizzati a quelle che sono le necessità delle aziende valdostane. Se questo non avviene, vuol dire che c'è qualcosa che non quadra.
L'ultima citazione che vorrei fare è quella legata al turismo, problema del quale mi sono occupato tantissime volte. Credo che anche qui non si sia riusciti a dare una risposta concreta alla realtà valdostana. Non è pensabile, Assessore, che si possa parlare di concorrenzialità nei confronti delle altre regioni o delle regioni transfrontaliere in questo settore quando i nostri alberghi non riescono ad avere un'occupazione media delle camere per più di 110 giornate l'anno.
Con un'occupazione media di questo tipo nessun imprenditore riuscirà mai a dare delle risposte concrete e realistiche a quella che è un'offerta turistica normale. Abbiamo detto tantissime volte che per poter dare una risposta più realistica bisognava allargare gli ambiti di offerta di questo settore e ci siamo riferiti al turismo culturale. Purtroppo non sappiamo cosa succederà da qui in avanti visto che adesso la competenza in materia è passata all'Assessorato della pubblica istruzione perché il suo compito è quello della conservazione e non sicuramente quello della finalizzazione a scopi di tipo turistico. Mi auguro che non sia così, Assessore, però almeno quella era l'impostazione che veniva data in passato. Mi auguro che in futuro sia diverso, però noi abbiamo sempre detto che i beni culturali, i monumenti andrebbero sfruttati per dare una risposta in termini di offerta turistica.
Abbiamo parlato di turismo giovanile e in Valle d'Aosta non abbiamo un ostello per la gioventù che possa dare una risposta ai giovani che volessero un giorno visitare la Valle d'Aosta per scopi di ordine culturale.
Il turismo termale ormai era diventato una barzelletta in quest'aula perché, se ne parla forse da 20-30 anni, però anche qui non si è ancora riusciti a cavare un ragno dal buco. Abbiamo sentito ultimamente il Sindaco di Pré-Saint-Didier che parlava di progetti che finalmente vanno in porto, però fino adesso non si sono avute delle risposte.
Ho sollevato alcune problematiche che credo meritino una risposta e mi auguro che questa risposta venga dagli Assessori competenti in maniera esauriente e comprensibile.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Lanièce.
Lanièce (Aut) Prendendo spunto dalla frase con cui termina la relazione del Presidente della Giunta nella sua qualità di Assessore alle finanze, in cui dice: "pour continuer à être plutôt qu'apparaître", penso che in questo caso, proprio alla luce della lettura di questo bilancio e dei bilanci degli anni precedenti, sarebbe più giusto richiamare un motto di shakespeariana memoria "Essere o non essere, questo è il problema". Cioè, siamo o non siamo in grado di dare, in una ottica federalista, un futuro alla nostra collettività? Siamo o non siamo in grado di camminare con le nostre gambe? Penso che questo sia il punto principale dell'analisi dei bilanci di previsione di questa legislatura, dato che ho rilevato, in questi anni, che nelle iniziative intraprese dalla Giunta regionale non ci siano mai state delle scelte che andavano in un'ottica federalista, dando cioè la possibilità alla nostra collettività di andare avanti con le proprie forze. Non esiste attualmente in Valle d'Aosta un comparto, una struttura economica che possa permettere, sempre in un'ottica federalista, di dare un forte sviluppo ai Valdostani.
Analizzando il bilancio di previsione e sentendo anche quanto hanno detti i colleghi, vedo che si continua a parlare di una Regione sempre più leggera, che ha solo funzione di programmazione, di verifica, di controllo, abbandonando così un ruolo gestionale e assegnando agli enti locali le dovute competenze e risorse. Purtroppo la verità è che non siamo così. Purtroppo nella nostra Regione si continua a regionalizzare e a privilegiare quindi la regionalizzazione alla privatizzazione. La Regione continua ad essere il fulcro di interessi imprenditoriali e non, determinando con un tale comportamento un forte freno allo sviluppo e alla crescita dell'imprenditoria e della professionalità locale, con evidenti ripercussioni negative sulla competitività dell'offerta imprenditoriale e professionale valdostana.
Penso che questa sia una critica che abbiamo fatto da diversi anni a questa parte alla Giunta regionale, cioè quella di evitare di creare una dipendenza da "mamma Regione" attraverso incarichi, consulenze e sussidi, assegnazioni di lavori. Solo operando scelte di fondo basate soprattutto sulla creazione di una forte cultura imprenditoriale e professionale, dando cioè la possibilità di apprendere, di applicare ciò che si è appreso, si possono avere risultati positivi in questi settori con evidenti positive ripercussioni sull'economia valdostana.
Da una visione globale del bilancio di previsione possiamo fare alcune precisazioni. Dal punto di vista formale bisogna far notare che la revisione del documento contabile non ha potuto essere completata; il numero complessivo dei capitoli di spesa, pari a 758, non è andato nella direzione che si voleva, cioè quella di diminuirli, anzi ci sono 25 capitoli in più. Anche la prevista rinumerazione dei capitoli di spesa subisce un rinvio. Possiamo dire che questa è solo una critica dal punto di vista formale.
Dal punto di vista sostanziale, sul versante delle entrate c'è a mio avviso un'entrata gonfiata per quanto riguarda le entrate relative all'IRPEF e all'IRPEG; c'è un aumento di 40 miliardi in più per l'IRPEF e 25 miliardi in più per l'IRPEG, che corrispondono ad un 62,5 percento in più rispetto all'anno scorso. Non mi sembra che la situazione economica congiunturale possa portare a fare delle previsioni di così forti incrementi per quanto riguarda sia l'IRPEF che l'IRPEG.
Inoltre, sempre per quanto riguarda le entrate, si nota che nonostante le promesse, fatte da più anni a questa parte, di orientarsi verso una progressiva e forte riduzione del mutuo a pareggio, anche quest'anno si può verificare che il mutuo a pareggio è comunque elevato.
Come hanno già detto altri per quanto riguarda le spese, c'è anche qui una forte preponderanza delle spese correnti, pari al 63 percento, quindi anche qui siamo leggermente in aumento rispetto all'anno scorso, quando si aggiravano sul 61 percento.
Un'altra cosa che è già stata fatta notare è quella della forte presenza di residui passivi, che si aggirano sui 1000 miliardi; anche qui si evidenzia la difficoltà della macchina regionale a spendere i soldi.
Andando a verificare le spese si può notare, per quanto riguarda l'industria, che si continua a privilegiare l'intesa con le grandi aziende. Mi sembra inutile tentare di incrementare la presenza delle grandi potenze economiche in Valle d'Aosta senza aver sviluppato prima una cultura imprenditoriale, come dicevo prima, fattore di primaria importanza nella crescita economica di una regione. In Valle si sente a mio avviso una mancanza molto forte di questa cultura e neppure mi sembra che venga favorita per adesso.
Per quanto riguarda la disoccupazione, sappiamo che il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è molto elevato. Anche in Valle i giovani incontrano sempre più difficoltà a trovare il posto di lavoro; c'è la tendenza ad andare verso il binomio Casinò-Regione senza che si riesca ad uscirne e i tentativi posti in essere dal Centro sviluppo e dall'Agenzia del lavoro sono serviti al massimo a rimpinguare le casse a qualche consulente, ma non hanno dato i frutti sperati.
Per quanto riguarda le scelte di fondo, nel settore energetico - a parte il piano energetico che sembra sia finalmente pronto - bisogna far notare, come già sottolineava prima Viérin Marco, che c'è per quanto riguarda la legge 1/97 concernente "Norme per il recupero e la valorizzazione dei prodotti forestali di scarto e dei rifiuti lignei, cosiddetta legge Borre, una diminuzione della somma prevista".
Si passa da 1600 milioni per il ?98-?99 a 300 milioni per il ?98, quindi c'è un rinvio negli anni successivi. Questa era una legge importante che poteva avere degli sviluppi per quanto riguarda le fonti energetiche e che viene rinviata, quindi chiediamo il perché di questa scelta politica.
Per quanto riguarda l'offerta turistica, in pratica sono le bellezze della nostra Regione a richiamare i visitatori e non certo una promozione turistica all'altezza di altre regioni tipo il Trentino.
Sempre nel settore turistico si può fare riferimento, guardando i fondi globali, alla presenza di fondi stanziati per la Maison de la Vallée d'Aoste a Parigi e anche per quest'intervento chiediamo spiegazioni.
È presente nei fondi globali la voce relativa alla realizzazione del Complesso termale di Pré-Saint-Didier, questo è un problema annoso: ormai da parecchi anni verifichiamo nei fondi globali la presenza di questa voce, ma a tutt'oggi alle parole non sono seguiti i fatti. La stessa cosa vale per il golf. Inseriamo nei fondi globali queste diciture però, poi alla fine non si fa nulla, come se il bilancio di previsione fosse solo un libro dei sogni. Nei fondi globali infatti vengono inserite delle somme che dovrebbero essere utilizzate per interventi qualificanti, ma poi alla fine verifichiamo che gli stessi interventi qualificanti non hanno seguito.
La stessa cosa vale per i finanziamenti finalizzati alla fruizione dei siti archeologici: è compreso l'intervento per Saint-Martin de Corléans visto che ogni anno viene inserita in bilancio questa famosa dicitura, però alla fine vediamo la situazione dei siti archeologici e non possiamo sicuramente pensare che ci siano stati degli interventi importanti.
Per quanto riguarda la sanità, abbiamo dovuto appurare che non esistono nei fondi globali delle somme destinate alla costruzione di un ospedale nuovo, nel contempo abbiamo 85 miliardi, previsti nella legge finanziaria, a favore della ristrutturazione: mi sembra quindi che la scelta sia già stata fatta al di là dei gruppi di lavoro che devono ancora esprimersi.
Per quanto riguarda l'ambiente, anche qui non mi sembra che siano stati fatti dei grandi interventi, che siano state apportate migliorie sensibili alla qualità della vita nel nostro territorio anzi, quando c'è stata la possibilità di predisporre uno strumento per poter migliorare l'utilizzo del nostro territorio, questo strumento, il piano paesaggistico territoriale è stato invece impostato come un piano calato dall'alto, pieno di vincoli e di disposizioni cogenti, così poco confacenti ad un territorio piccolo e limitato come il nostro.
Nel contempo, lo stesso Assessorato dell'ambiente si è distinto per forti incarichi a piccole cooperative e ditte, tutti incarichi di microinterventi dei quali mi sfugge l'utilità pratica.
Sempre per quanto riguarda l'ambiente e i trasporti c'è il problema della ferrovia e il fatto che gli stanziamenti previsti per l'Aeroporto sono stati rinviati; per quanto riguarda il famoso métro alpino non sappiamo ancora di cosa si tratti, se è solo una questione di pubblicità e di propaganda o se si intende veramente operare in tale direzione.
Per quanto riguarda l'Assessorato dell'agricoltura, occorre puntare alla creazione di un marchio unico di tutela per tutti i prodotti valdostani, ad una più accurata gestione delle risorse finalizzate a specifici interventi, alla soluzione dell'annoso problema della regionalizzazione delle quote latte, che dovrebbe essere ormai cosa fatta, oltre ad un'azione rivolta ad ottenere il riconoscimento a livello nazionale della produttività valdostana, ovvero la tutela pubblica e legislativa delle zone agricole di montagna, differenziandole e distinguendole dalle zone disagiate. Questo è un problema importante sul quale l'Assessore Vallet si è sempre preso l'impegno, quindi spero che continui in questa direzione.
Per quanto riguarda il prodotto Fontina, ovviamente maggior privilegio della qualità a scapito della quantità e previsione di un adeguato intervento regionale sostitutivo del contributo per la marchiatura. Per quanto riguarda i lavori pubblici, ha già parlato il collega Parisi.
Nell'ambito della pubblica istruzione sarebbe opportuno porre in essere azioni rivolte a creare un collegamento forte fra l'aspetto formativo, quello che viene dalla scuola, e l'aspetto lavorativo. Come dicevo prima, il mondo giovanile deve avere delle possibilità di impiego.
Occorre far notare, come già hanno fatto altri colleghi, il fatto che, per quanto riguarda l'edilizia scolastica, c'è un rinvio nel tempo e vorremmo sapere le motivazioni di queste scelte. Inoltre vorremmo avere delle delucidazioni in merito al cosiddetto polo scolastico di Verrès.
Ho cercato di limitare il più possibile il mio intervento per evitare di prolungare l'attesa ai colleghi in sala. Vorrei solo aggiungere che ancora una volta questo è un bilancio che non permette di rispondere a quella domanda che formulavo prima: "Essere o non essere?" Siamo purtroppo ancora in attesa di poter finalmente camminare con le nostre gambe.
Presidente Se nessun altro chiede di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Chiudiamo i lavori per questo giorno. Riprenderanno domani alle ore 9,15 con la replica del Presidente della Giunta.
La seduta è tolta.
La seduta termina alle ore 20,13.
