Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 4343 del 24 marzo 1993 - Resoconto

OGGETTO N. 4343/IX Iniziative e programmi volti ad affrontare la problematica dello stabilimento "Cogne". (Interpellanza).

Interpellanza A conoscenza dei contenuti della mozione approvata all'unanimità dal Consiglio regionale che prevedeva la costituzione di un gruppo di lavoro onde affrontare unitariamente la problematica Cogne;

Preso atto che, nonostante il tempo trascorso, il gruppo di lavoro non è stato istituito;

Preso atto, altresì, degli incontri che dovrebbero aver luogo a breve termine con i rappresentanti dell'Ilva-Cogne e a tutti i livelli utili ad affrontare in concreto la vicenda Ilva-Cogne;

i sottoscritti consiglieri regionali

Interpellano

la Giunta regionale e l'Assessore competente per conoscere quali iniziative e programmi intende mettere in atto per portare a termine gli impegni presi e fino ad oggi disattesi, nonostante l'aggravarsi della situazione occupazionale e produttiva dello stabilimento siderurgico di Aosta.

F.to: Beneforti - Chiofalo - Limonet - Trione.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Beneforti.

Beneforti (DC) Quando abbiamo presentato questa interpellanza, lo abbiamo fatto a ragione, visto che non si era ancora mai riunito il gruppo di lavoro come era stato previsto dal Consiglio regionale.

L'avevamo presentata proprio per conoscere le motivazioni per cui questo gruppo non si riuniva ed anche per conoscere la situazione che andava a crearsi nel settore della siderurgia e che praticamente investiva anche la nostra Regione.

Oggi mi sembra ancora più valida questa interpellanza per un confronto in Consiglio visti gli avvenimenti che stanno facendo precipitare la situazione del settore siderurgico. Mi sembra che anche per quanto riguarda il nostro stabilimento di Aosta si è giunti alla stretta finale.

E a questo si è giunti per diverse motivazioni e responsabilità che ci sono state; le responsabilità che non sono tutte degli ammi-nistratori passati od attuali, ma che tuttavia esistono comunque.

Noi riteniamo che a questa stretta finale si è giunti per le prese di posizioni e incertezze anche da parte della comunità europea, per l'assenteismo del Governo italiano di fronte al problema della siderurgia.

Il Governo che oltre a non avere impostato un'azione per cambiare la convenzione con la Ceca che penalizza l'Italia rispetto agli altri paesi europei. Noi abbiamo una convenzione con la Ceca che prevede condizioni peggiorative rispetto a quelle degli altri paesi europei e per questo non si è mosso nessuno e non si è neppure cercato di rivedere la convenzione stessa.

Da parte del Governo inoltre, non è mai stata impostata una politica di settore e tanto meno coordinata una politica siderurgica con le Regioni interessate a tradizione siderurgica, come la nostra; e neanche una politica di settore attraverso un coordinamento necessario tra le diverse Regioni.

È mancata anche un'azione del sindacato rivolta alla politica del settore, ma è anche mancata una politica di settore a livello regionale.

Sono dieci mesi che questa Giunta si è insediata e da parte del sindacato si è visto un solo comunicato del dicembre del 1992 con il quale si annunciavano determinate rivendicazioni per il mantenimento dello stabilimento e niente altro.

Mentre in altre Regioni si sono mossi per cercare di tutelare l'attività produttiva ed occupazionale nel settore siderurgico, nella nostra Regione non si è fatta nessuna azione utile a richiedere e sostenere la presenza del settore siderurgico.

A questa stretta finale, si è giunti certamente anche per il modo con cui la Regione si è mossa; e non dico solo oggi, ma anche nel passato.

Voglio però dire che anche questa maggioranza, nei 10 mesi che è in carica, non ha realizzato nessuna prospettiva e né ha dato nessuna speranza che il problema possa essere affrontato nel modo con cui è sempre stato sostenuto e promesso anche in questo Consiglio.

Quante volte abbiamo chiesto e sostenuto che occorreva cambiare strada e che era necessario muoversi, e che si doveva smettere con le prese di posizione unilaterali da una parte e dall'altra, dalla parte del Governo regionale e dalla parte della Cogne, di non rincorrere le prese di posizione dell'Ilva, come è accaduto, ma di prevenire alcune iniziative che potevano essere assunte dalla stessa Ilva Cogne.

In sostanza, non c'è stata, e questo lo voglio sottolineare, la forza di ottenere in tempi utili un confronto serio con l'Ilva.

Si è inoltre appreso che l'incontro romano con il nuovo "manager" dell'Ilva, il giapponese Nakamura, è durato una diecina di minuti e poi è stato aggiornato al 30 aprile ed in questo frattempo c'è da verificare la ricerca di un privato che rilevi in tutto o in parte lo stabilimento di Aosta.

Io credo che per la problematica che la Cogne rappresenta agli effetti dell'economia valdostana e agli effetti dell'occupazione, non si può accettare un incontro a quel livello: un colloquio da dieci minuti, almeno così è riportato dalla stampa.

Siamo ormai a fine legislatura e credo che dobbiamo affrontare il problema con serietà e di fronte a questi aspetti e a queste prese di posizione da parte dell'Ilva Cogne, che come ripeto, abbiamo appreso dalla stampa, deve esserci chiarito dalla Giunta come intende affrontare oggi, l'intera problematica

Non servono più comunicati vari, ma solamente la volontà politica di affrontare il problema secondo l'importanza che riveste perché sarebbe grave che si giungesse alla fine dell'anno con la chiusura dello stabilimento.

Noi non possiamo sostituirci al capitale pubblico nella nostra Regione. Non basta dire che la via della privatizzazione sarà percorsa tenendo conto della necessaria concertazione con la Regione. È da anni che si sente parlare di questa concertazione, ma fino ad oggi abbiamo soltanto visto da parte della Regione lo svolgimento del ruolo che avrebbe dovuto avere.

Si è permesso che la situazione arrivasse a questo punto e se noi andiamo verso la chiusura dello stabilimento ci andiamo anche per tutte le responsabilità su citate, ma anche perché noi abbiamo sempre sostenuto che la nostra Regione è un'oasi felice rispetto alle altre.

Chiedo che si convochi come promesso, il Gruppo di lavoro e che si assumano diversi e precisi impegni politici da parte della Giunta regionale.

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore all'Industria, Commercio e Artigianato, Mafrica.

Mafrica (GV-PDS-SV) Il Consigliere Beneforti, dà molto credito alla stampa, ha citato alcune volte il termine "chiusura". I giornali ogni tanto, utilizzano questa parola. Per quello che riguarda la Cogne non c'è nessuno, fin'ora, che a livello responsabile abbia prospettato questa ipotesi. È vero che è mancata una politica siderurgica nel Paese e che l'Ilva si trova in condizioni drammatiche.

L'Ilva ha perdite stimate per l'anno 1992 intorno a 2250 miliardi ed ha un contenzioso con la CEE con cui rischia di dover restituire 650 miliardi, deve inoltre presentare entro il 30 aprile un piano di ristrutturazione per evitare gravi conseguenze sull'intero gruppo.

Nell'attuale difficile situazione generale dell'Ilva, la Cogne ha una sua configurazione particolare. Il 18 marzo i parlamentari valdostani, il Presidente della Giunta e l'Assessore all'Industria, hanno incontrato l'amministratore delegato dell'Ilva Nakamura e il direttore Donati; l'incontro è durato un'ora e mezzo, non dieci minuti.

L'amministratore Nakamura ha partecipato alla parte iniziale dell'incontro ed ha poi delegato il dott. Zappa a proseguire gli approfondimenti in quanto aveva un appuntamento con il Ministro Cristoferi. La riunione è comunque stata approfondita e mi riservo di riferire più dettagliatamente al Comitato ristretto; al Comitato siderurgico, che è già stato convocato e ha dato le seguenti prospettive.

L'Ilva intende proseguire nella ricerca di partner privato. La forma scelta è quella della comunicazione pubblica e verrà rilasciato un comunicato con cui si chiederà agli interessati di presentare le proprie proposte. Questo comunicato dovrebbe, se i tempi verranno rispettati, apparire entro marzo ed entro aprile si dovrebbero avere le proposte dei partner privati interessati.

La forma è anche quella richiesta dalle norme approvate dal Parlamento sulla trasparenza delle privatizzazioni. Ci si è quindi ripromessi un ulteriore incontro entro fine aprile.

Io credo che sia giusto sottolineare una certa inerzia dell'Ilva, inerzia che probabilmente dipende dal complesso dei suoi problemi che la portano a non seguire con sufficiente continuità questa ricerca del partner. Credo invece di non dover accettare le accuse rivolte alla Giunta regionale rispetto all'iniziativa della Regione su questo problema.

La Regione ha predisposto tutto quanto di sua competenza per ciò che riguarda la possibilità di un accordo. Noi siamo pronti.

È stata anche portata in commissione la legge che riporta dai fondi globali ai capitoli di spesa 60 miliardi ancora non immediatamente disponibili nel bilancio 1993; è stata portata a compimento la perizia sulle aree e quella sulle centrali.

Quello che noi non possiamo fare è chiudere la trattativa tra il partner privato e l'azienda, in quanto i valori di acquisto e di partecipazione devono essere stabiliti e fissati tra il venditore e colui che è interessato ad entrare in partecipazione. Non possiamo neanche, credo, arrivare ad un accordo se non in presenza di un piano industriale.

Non possiamo limitarci ad un acquisto puro e semplice delle aree perché noi vogliamo arrivare, se possibile, entro il termine della legislatura ad un accordo in presenza di un partner e di un piano industriale che garantiscano la continuità produttiva dell'azienda e questo ci pare un atteggiamento serio.

Da parte nostra tutti gli strumenti sono stati predisposti, gli elementi che abbiamo sono di una verifica di interesse da parte dei privati per la validità dei prodotti e per il prestigio del nome Cogne e per questo abbiamo sollecitato l'Ilva e lo faremo ancora affinché superi l'inerzia dovuta a questa sua situazione generale e approfondisca le trattative per ciò che riguarda la Cogne.

Intendiamo fare quanto di nostra competenza perché sia raggiunto questo accordo globale che riguarda l'acquisto delle aree, delle centrali e la continuità produttiva sul piano industriale dello stabilimento. Mi auguro che in questo periodo sia possibile fare qualche passo importante.

Anche i responsabili dell'Ilva hanno confermato che in questa fase esistono interessi di privati per la parte industriale.

Ci auguriamo che si arrivi ad una stretta, non nel senso che teme Beneforti, ma nel senso che queste trattative, che si prolungano da tempo tra l'Ilva e i privati, attraverso questa forma scelta, possano portare ad una soluzione positiva.

Credo che per quanto riguarda il comitato ristretto, questo sarà convocato nella prossima settimana per approfondire il tema; ci tengo a sottolineare che la situazione della Cogne è difficile, sarebbe irresponsabile nasconderlo, ma non è quella di una fabbrica destinata alla chiusura.

La fabbrica ha condizioni di difficoltà simili, e forse meno gravi, di altre aziende del Gruppo Ilva che possono essere risolte con l'intervento privato che noi tenderemo a favorire. Credo che lavorandoci seriamente tutti insieme, senza farci distrarre da fattori contingenti, un risultato positivo si possa ottenere.

E non credo che in altre realtà, nonostante l'impegno ricordato dai lavoratori, si siano avuti risultati soddisfacenti. A Piombino purtroppo dopo una lotta durate 37 giorni, la trattativa con il privato si è conclusa con il dimezzamento del personale e non ha soddisfatto interamente né le organizzazioni né i lavoratori.

Noi ci auguriamo invece di ottenere per la Cogne la continuità di un nucleo sufficientemente ampio di produzione e di lavoratori.

Si dà atto che, dalle ore 11,09, presiede il Vicepresidente Stévenin.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Beneforti.

Beneforti (DC) Voglio dire subito all'Assessore Mafrica che io ai giornali do il credito che meritano, ma quando riportano certe dichiarazioni che nessuno smentisce, io credo a quello che leggo.

L'Assessore dice che io sono troppo frettoloso nel giudicare e che non siamo alla stretta finale. Dai dati, però, che lo stesso Mafrica ci ha fornito quando ci ricorda il passivo dell'Ilva, il contenzioso con la CEE, che entro il 30 aprile deve presentare un piano di ristrutturazione e quindi un piano industriale che deve coinvolgere tutti gli stabilimenti dell'Ilva, compresa la Valle d'Aosta, io credo che questa sia proprio una stretta finale da cui dobbiamo uscire.

Inoltre credo che in questo particolare momento, chi ha la massima responsabilità come questo "manager" Nakamura, deve dire come stanno realmente le cose perché è lui che alla fine deciderà sulla situazione dell'Ilva, non sarà il direttore dello stabilimento né quanti altri sono a Roma che possono dare assicurazioni e certezze alla nostra delegazione.

Quando noi sosteniamo che c'è un'inerzia dell'Ilva, ci rispondono che esiste la volontà di tutti, anche dell'Ilva stessa, di trovare una situazione alternativa, ma quello che noi diciamo è che fino ad oggi l'Ilva ha preso decisioni unilaterali così come le ha prese la Regione.

Non voglio fare polemiche con nessuno, ma ripeto che simili prese di posizioni sono sempre state assunte anche in passato, sia da parte della Regione che del Governo centrale e dei sindacati. Ci sono state debolezze che non hanno affrontato il pro-blema siderurgico con l'importanza che questo rivestiva e riveste.

L'Assessore dice di avere la coscienza a posto per quanto riguarda determinate scelte burocratiche, ma pur dando atto dei fatti, questo non risolve il problema dell'attività produttiva ed occupazionale dello stabilimento.

Dobbiamo fare uno sforzo anche in questo particolare momento affinché la scelta cada su un partner privato che ci possa dare certe garanzie, perché ripeto, il privato non viene a pagare i debiti e non investe in un settore in crisi se non a seguito di precise condizioni. Il privato deve avere un interesse economico mentre noi dobbiamo avere contatti a livello di comunità europea per conoscere a fondo le garanzie.

Inoltre dobbiamo continuare un dialogo con l'Ilva-Cogne e un confronto con i massimi dirigenti per avere certezze sul futuro dello stabilimento.

Questi aspetti vanno presi in seria considerazione se vogliamo finalmente proporre punti fermi ai lavoratori.