Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 4341 del 24 marzo 1993 - Resoconto

OGGETTO N. 4341/IX Interventi relativi all'acquedotto della comunità montana "Gran Combin". (Interpellanza).

Interpellanza Considerato che l'acquedotto della comunità montana "Grand Combin" si approvvigiona di acqua da sorgenti site nel vallone di Grand Chamin in Comune di Bionaz;

Rilevato che una di queste sorgenti quella detta "di Crotte", è spesso oggetto di inquinamento causato dalla presenza di bestiame nell'alpeggio soprastante;

Appreso che la comunità montana "Grand Combin" ha di recente programmato una serie di interventi sull'acquedotto stesso, tra i quali l'impianto di potabilizzazione dell'acqua mediante clorazione;

Appreso, altresì, che è intendimento dell'Amministrazione regionale vietare la monticazione nell'alpeggio, causando, questo provvedimento oltreché rilevanti danni economici ai proprietari e ai conduttori, un inevitabile degrado ambientale di tutto il vallone di Grand Chamin;

Considerato, infine, che si tratta di interventi provvisori in attesa di utilizzare nuove sorgenti nel vallone di Montagnayes, con l'eliminazione di quelle attuali;

i sottoscritti consiglieri regionali

Interpellano

la Giunta regionale per conoscere:

- per quale motivo e in base a quale normativa non si ritiene sufficiente che la clorazione dell'acqua, considerato che questo intervento è autorizzato dalle vigenti norme e previsto nei programmi della comunità montana stessa;

- per quale motivo non si ritiene valida la recinzione di tutela prevista dallo studio effettuato dall'Università di Bologna, commissionato dall'Amministrazione regionale, il che permetterebbe la parziale monticazione dell'alpeggio.

F.to: Lanièce - Trione - Ricco - Beneforti - Limonet.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Lanièce.

Lanièce (DC) Non ho nulla da illustrare in quanto le domande poste sono abbastanza chiare.

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale, Cout.

Cout (GV-PDS-SV) Il DPR 24 maggio del 1988 n. 236 che è relativo appunto all'attuazione delle direttive della CEE che concernono la qualità delle acque destinate al consumo umano, ha come obiettivo primario tra i vari obiettivi, la disciplina di quelli che sono i requisiti di qualità delle acque che sono destinate al consumo umano e anche oltre a questo, la salvaguardia delle risorse idriche a tale scopo utilizzate per la tutela della salute pubblica.

Ai sensi di queste disposizioni, pertanto, una risorsa idrica può essere destinata al consumo umano se sino dalla cartazione presenta i requisiti qualitativi stabiliti dal decreto citato e se può essere dai successivi articoli, adeguatamente salvaguardata.

Quindi, eventuali trattamenti di disinfezione delle acque sono previsti ai sensi di un disposto combinato di norme, dal Decreto Presidenziale 3 luglio 1982 n. 515 che concerne appunto la qualità delle acque superficiali, destinata ad uso potabile ed un Decreto, il n. 203 del 1988 per l'utilizzo a scopo potabile, di acque superficiali. Utilizzo vietato in Valle d'Aosta soprattutto per motivi igienico-sanitari.

Detto questo tengo a precisare che le acque utilizzate per l'approvvigionamento dell'acquedotto del Gran Combin, così come risulta dalle diverse indagini analitiche, non presentano le caratteristiche qualitative previste dal DPR 236 del 1988 e la continua clorazione delle medesime è ammissibile solo per assicurare, in attesa dell'adozione di idonei provvedimenti, la continuità di un servizio pubblico quale quello della fornitura dell'acqua da destinare al consumo umano che non può essere sospeso. Si ribadisce che la clorazione è ammessa solo ed esclusivamente per le acque superficiali come ho già detto.

La captazione, inoltre, di tali acque, viene effettuata in una zona che non permette una salvaguardia adeguata così come previsto dalle citate disposizioni delle acque stesse e il costante ripetersi di eventi di inquinamento ne è la conferma.

Quindi, diciamo che per questo sono stati adottati dei provvedimenti e dalla relazione presentata da tecnici dell'Università di Bologna, si evince che la non rispondenza qua-litativa delle sorgenti captate alle citate disposizioni di legge, nonché la vulnerabilità della stessa e i medesimi tecnici hanno peraltro dichiarato che l'individuazione delle aree di salvaguardia costituiscono misure minime da adottare nel caso in cui tali acque venissero ancora utilizzate.

In merito si fa presente che proprio nei mesi estivi dello scorso anno, anche in presenza dei provvedimenti adottati in relazione a quanto previsto dai tecnici, si sono regolarmente manifestati inquinamenti dovuti alla presenza di bestiame nelle aree non vincolate. Il problema è quindi quello di dover sospendere per la stagione estiva, la monticatura del bestiame dell'alpeggio dove ci sono le captazioni dell'acquedotto in oggetto, se le caratteristiche delle acque captate non diano tutte le garanzie possibili.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Lanièce.

Lanièce (DC) Questo è un'acquedotto rurale e come tale è stato finanziato; ed adesso ironia della sorte, lo stesso fa chiudere gli alpeggi!

L'Università di Bologna che aveva eseguito lo studio commissionato dall'Amministrazione regionale, aveva suggerito come soluzione, la recinzione di quella parte di alpeggio che creava i problemi, ma senza tener conto che il problema della clorizzazione non dovrebbe sussistere per il fatto che qui si tratta più che di una sorgente, di un torrente che scorre per circa 300 metri interrato e poi provoca questa sorgente, quindi è come fosse captazione di acqua a cielo aperto.

Inoltre per il periodo della monticazione, dal 20 maggio al 20 settembre, questa acqua non viene mai utilizzata.

Bisogna piuttosto vedere di portare avanti il discorso della recinzione, come è stato fatto negli scorsi anni. Inoltre dobbiamo tenere conto che si tratta di un alpeggio ristrutturato.

Quindi è stato un investimento con la partecipazione dell'amministrazione che non deve finire in abbandono per un problema che può essere risolto in maniera diversa onde evitare che si distrugga un alpeggio. Pertanto insisto nel sostenere una recinzione anche più ampia.