Oggetto del Consiglio n. 4211 del 16 febbraio 1993 - Resoconto
OGGETTO N. 4211/IX Disegno di legge: "Riforma dell'Istituto autonomo case popolari della Valle d'Aosta in Ente regionale per l'edilizia residenziale".
Bich (Presidente) Il Consigliere Beneforti ha chiesto la parola per mozione d'ordine; ne ha facoltà.
Beneforti (DC) Scusate se insistiamo, ma noi chiederemmo il rinvio della discussione di questo disegno di legge, perché in Parlamento è in corso di discussione un progetto di legge quadro di riforma dei vari IACP e noi crediamo che si debba attendere l'approvazione di tale legge quadro prima di adeguare lo IACP della Valle d'Aosta, anche per non essere poi costretti a fare un'altra legge di adeguamento alla nuova normativa. Del resto si può dire che questo disegno di legge prevede solo la trasformazione dell'Istituto, senza alcun beneficio di carattere sociale per gli utenti, perché si istituisce un nuovo carrozzone burocratico con un nuovo nome, ma l'Istituto resta praticamente lo stesso.
Poiché noi riteniamo che per l'approvazione di questa legge non sia necessaria tutta quella fretta che si vuol dare ad intendere, possiamo benissimo attendere l'approvazione della legge quadro nazionale prima di riformare il nostro IACP.
Se invece la maggioranza del Consiglio vuole discutere oggi questa legge, noi interverremo nel merito, ma voteremo contro.
Presidente Il Consigliere Beneforti ha proposto la sospensione della discussione del disegno di legge n. 449.
In questi casi, come di consueto, si devono esprimere due posizioni.
Ha chiesto la parola l'Assessore dei lavori pubblici, Vallet; ne ha facoltà.
Vallet (UV) Si, d'un côté, il est vrai qu'au Parlement sont en discussion plusieurs textes de loi en la matière, il faut dire que, depuis au moins 7 ou 8 ans, au Parlement on discute de l'argument.
Dans l'autre séance, nous avons accepté le renvoi de la discussion pour approfondir les contenus des différents projets de loi en discussion au Parlement.
Il nous paraît utile, en ce moment, d'aborder la discussion du projet de loi compte tenu du fait qu'il s'agit ici d'exercer une compétence qui nous est reconnue. Si, dans le futur, le Parlement approuvera ce projet de loi, on pourra, vu que les points différents sont minimes, intégrer la loi régionale qu'on propose de discuter immédiatement au Conseil.
PresidenteSe nessuno chiede la parola, pongo ai voti la questione sospensiva, avvertendo che chi è favorevole alla mozione d'ordine del Consigliere Beneforti è pregato di votare "sì", altrimenti vota "no" oppure si astiene.
Esito della votazione
Presenti: 25
Votanti: 22
Favorevoli: 4
Contrari: 18
Astenuti: 3 (Aloisi, Pascale e Riccarand)
Il Consiglio non approva
Presidente Il Consigliere Martin ha chiesto di poter illustrare il disegno di legge n. 449, indicato in oggetto ed iscritto al punto 32 dell'ordine del giorno.
Martin (ADP) Signor Presidente, in certi periodi si perde drammaticamente il senso della misura, specie quando si discutono leggi importanti e, anziché riferirsi al senso vero della proposta di legge, ci si ricorda prevalentemente del periodo in cui la stessa viene discussa. Io ricordo...
(...Interruzione del Consigliere Beneforti...)
e mi spiace che su questa proposta sia intervenuto il Consigliere Beneforti, che, a quanto pare, è diventato il factotum della DC, anzichè il relatore DC, che ha partecipato in maniera molto corretta al dibattito in sede di Commissione ed ha presentato con me anche degli emendamenti su questo disegno di legge. Si vede però che il Consigliere Beneforti è stato delegato a parlare di tutto e di tutti.
Io ricordo - dicevo - che in passato ci siamo riuniti diverse volte per discutere questa proposta di legge ed il Gruppo della DC, come altri Gruppi, ha collaborato attivamente per elaborare una valida proposta di legge per riorganizzare l'Istituto Autonomo Case Popolari (IACP).
Ora posso capire tante cose e posso capire che, cambiata la maggioranza consiliare, si abbiano dei dubbi su certe proposte, però non posso capire che l'unico motivo valido per chiedere il rinvio della legge sia quello di rifarsi ad una normativa statale, che è in discussione - è vero - al Parlamento, dove però è in discussione da ben dieci anni e quindi era in discussione anche quando vi era un'altra maggioranza che cercava di elaborare un progetto di legge di riordino dell'Istituto Autonomo delle Case Popolari.
Si sarebbero potuti trovare altri argomenti, ma non questo, che peraltro non è neppure molto importante, tanto più che il disegno di legge oggi in discussione recepisce le cose più importanti previste nel disegno di legge in discussione in Parlamento.
In ogni caso, questo modo di procedere fa parte del gioco delle maggioranze e delle minoranze e quindi, per quanto mi riguarda, io svolgo la relazione su questo progetto di legge che, per la verità, ha alle spalle una storia piuttosto lunga: ha interessato diverse Giunte, se ne parla da diverso tempo, è stato rivisto, corretto e discusso in Commissione, confrontato con il Comune di Aosta, con i sindacati... Mi pare, quindi, di poter dire che ci siano tutti gli elementi perché oggi il Consiglio lo possa discutere e possibilmente approvare.
Per l'esaurimento della fase storica dello sviluppo quantitativo, la fine degli anni '80, per l'Istituto Autonomo Case Popolari di Aosta, è stato, ma lo è tuttora, un periodo caratterizzato dalla ricerca di una nuova identità. Questa ricerca ha portato l'Istituto ad imboccare la strada dell'ente imprenditore, uscendo dal ruolo tradizionale, per diventare propulsore di progetti di legge adeguati alla realtà contingente nel segno dello sviluppo del capoluogo e dei comuni della Regione.
L'amministrazione dell'Istituto è stata indotta a pensare oltre l'ordinario e così ha elaborato proposte politiche, quali la legge regionale 6 marzo 1987 n. 15, recante: "Disposizioni in materia di assegnazione e di canoni di alloggi di edilizia residenziale pubblica", e la bozza di legge di riordino dell'Istituto Autonomo Case Popolari della Valle di Aosta che oggi stiamo discutendo.
Oltre a ciò, l'Istituto si è ulteriormente attivato nei confronti dell'Amministrazione regionale al fine di ottenere i necessari finanziamenti finalizzati al mantenimento del patrimonio immobiliare, in parte fatiscente, nonché alla creazione e alla manutenzione di aree destinate a verde; e ancora, per la sua cinquantennale esperienza, l'Istituto si è proposto come unico ente gestore dell'intero patrimonio di edilizia residenziale pubblica e come ente progettista per conto delle Amministrazioni locali.
A tutto ciò si aggiunge la possibilità di favorire la localizzazione di forme di edilizia sovvenzionata soprattutto nei comuni limitrofi al capoluogo. Tale proposizione, coordinata con gli organi regionali preposti e con la costante osservazione della situazione nell'ambito regionale, ha posto le basi per una serie di interventi mirati, fondati sull'accertato fabbisogno di edilizia residenziale pubblica.
I risultati conseguiti dall'Istituto Autonomo Case Popolari negli ultimi anni, in condizioni anche difficili, ci fanno pensare che l'ente ha struttura, capacità e conoscenze tecniche per attendere compiutamente anche a quei ruoli che vanno oltre l'ordinario. Lo scenario è certamente complesso ed il Consiglio regionale deve giustamente preoccuparsene.
Ma quale dovrà essere il ruolo del nuovo Istituto?
Anche nella comunità valdostana stiamo vivendo un momento particolarmente difficile rispetto al problema della casa. La mobilità della gente, la sempre minore stabilità della famiglia, l'utilizzo del tempo libero, la ricerca di nuovi spazi di libertà individuali e l'aumento della durata media della vita hanno mutato notevolmente le esigenze complessive.
Stanno aumentando le insoddisfazioni per un bene che si rivela sempre troppo rigido rispetto alle esigenze piuttosto mutevoli delle famiglie e dei singoli per effetto dell'evoluzione naturale della società.
Se permarrà questa situazione, anche la nostra Regione si troverà a dover fronteggiare il più drammatico ed incredibile dei contrasti: nonostante la presenza di oltre un vano per abitante, continueranno le situazioni di sovraffollamento ed aumenterà il numero delle giovani famiglie che non potranno formarsi per la mancanza di case.
Oggi, avere la casa ad un canone equo, cioè rapportato congruamente ai redditi delle famiglie, sta diventando sempre più difficile. La casa pubblica è sempre più spesso una soluzione per pochi, e il sogno per molti; la casa privata viene preferibilmente lasciata vuota dalla proprietà od utilizzata in maniera non corretta. Bisogna dunque incentivare l'iniziativa nel settore pubblico, per dare ossigeno al mercato della locazione ormai prostrato.
E' chiaro dunque che, mentre si deve individuare una legislazione che rimetta in moto il mercato della locazione, si deve anche attivare un ulteriore e più attento impegno della Regione per dare una casa in affitto a quei cittadini che non riusciranno ad accedere alla locazione o all'acquisto sul mercato privato.
L'azione amministrativa regionale in materia di edilizia residenziale pubblica dovrà concretizzarsi in un determinante intervento per adeguare il sistema legislativo alle attuali esigenze del settore della casa.
Sia in campo legislativo che amministrativo la Regione dovrà approntare meccanismi e strumenti di politica finanziaria che in tempi rapidi favoriscano un consistente incremento di patrimonio abitativo pubblico e privato, superare l'attuale tensione locativa. Vale la pena di ricordare che più di 400 sono gli sfrattati e più di 1500 le richieste ancora inevase.
Ciò che è stato realizzato in Valle d'Aosta, ed è molto, riguarda prevalentemente la proprietà privata, che è stata messa in condizioni di intervenire mediante reiterati ed articolari provvedimenti legislativi molto incentivanti. Tale politica ha migliorato le condizioni abitative ed urbanistiche del capoluogo e dei comuni che l'hanno realizzata, ma non ha inciso sull'offerta di abitazioni in locazione, anzi l'incentivo in favore del recupero della proprietà non solo non ha spostato l'indice della tensione abitativa, ma spesso ha spinto in alto il mercato reale della locazione.
Appare evidente che gli interventi di recupero anche fuori dei centri storici incidono sulla disponibilità per la locazione, specie se realizzati dalla mano pubblica (comuni, IACP, Regione...).
L'intervento pubblico funge un po' da volano anche per l'intervento privato e oggi, con un approccio moderno ai programmi integrati, costituisce un elemento imprescindibile nella diffusione del recupero e del riuso, con particolare riguardo alla destinazione e alla locazione legale e con la ricaduta di un qualche calmiere sui canoni.
Confermando quindi la scelta prioritaria in favore del ricupero e del riuso del patrimonio, per rivitalizzare i centri storici e le periferie, si osserva che tale intervento dà una risposta all'emergenza abitativa nel medio-lungo periodo. Non può quindi essere individuato come l'unico strumento per una risposta che deve necessariamente trovare un'articolazione tra il recupero e la nuova costruzione, specie se si vuole ottenere anche una disponibilità di superficie abitativa nel breve periodo.
I piani di recupero, cioè gli strumenti urbanistici, appaiono indispensabili ancora di più per la nuova edificazione.
Dal momento che molte amministrazioni prevedono l'esaurirsi della disponibilità di aree, occorre che la Regione, di concerto con i comuni interessati, si faccia carico di predisporre alcuni interventi per nuove costruzioni da destinare esclusivamente alla locazione anche di residenti nei comuni limitrofi.
Per accrescere la disponibilità di alloggi pubblici da offrire in locazione, è necessario istituire un fondo per contributi in conto interessi a favore dell'Istituto Autonomo Case Popolari dei comuni per la realizzazione di alloggi da destinare esclusivamente alla locazione secondo la disciplina delle locazioni degli immobili urbani.
Da quanto detto discende che la Regione ha proceduto correttamente, attuando innanzitutto la riorganizzazione del locale Istituto Autonomo per le Case Popolari.
Già l'attuale composizione degli organi amministrativi non risponde assolutamente alle esigenze tipiche della Regione Valle d'Aosta. Infatti, il vigente statuto dello IACP, agli articoli 4 e seguenti, presenta rappresentanti di organismi, quali ad esempio i Ministeri dei lavori pubblici, del lavoro e della previdenza sociale, che non svolgono alcuna attività, almeno nel settore dell'edilizia residenziale pubblica sul territorio regionale. La presenza di questi organismi nello statuto è superata al pari di quella del rappresentante del Ministero del tesoro in seno al Collegio sindacale.
Non si riscontrano, invece, nell'organo amministrativo presenze qualificanti per l'assetto del territorio, per la politica di distribuzione delle risorse nonché per il raccordo funzionale tra domanda ed offerta di case, quali, ad esempio, i rappresentanti degli enti locali, il cui ruolo si è venuto notevolmente accentuando nell'ultimo decennio nella costituzione del patrimonio abitativo.
La riorganizzazione persegue le seguenti finalità di interesse generale:
1°) unicità della gestione di tutto il patrimonio abitativo pubblico in capo al nuovo Istituto, al fine di superare le discrasie, le irrazionalità e le disparità di un sistema che, pur unificato a livello normativo, trova però in sede attuativa un proliferarsi di discipline non omogenee e neppure costanti;
2°) attività istituzionale al servizio della Regione o degli enti locali nei settori delle nuove costruzioni, del recupero, del risanamento, della manutenzione ordinaria e straordinaria e nel campo delle urbanizzazioni;
3°) attività di consulenza, di supporto, di studio e di ricerca nella materia di competenza, al fine di rendere compatibili le risorse economico-finanziarie con le attese della collettività e di rendere queste ultime in sintonia, attraverso l'approntamento, la verifica e l'attuazione dei programmi, con la politica della Regione in materia di edilizia residenziale pubblica.
Il raccordo tra la Regione ed il nuovo ente avviene attraverso due strumenti: il primo è rappresentato da una qualificata presenza di rappresentanti regionali e comunali in seno al consiglio di amministrazione e al collegio sindacale.
Il secondo è rappresentato da un sistema di vigilanza sugli atti, che riservi alla Regione la possibilità di incidere politicamente sulla sua attività, correggendo, uniformando e coinvolgendo la relativa azione amministrativa nei limiti della programmazione regionale.
Naturalmente la struttura risultante da tale rivisitazione dovrà assumere caratteristiche di specializzazione e di alta flessibilità, coerentemente con un'impostazione di lavoro che presupponga mobilità ed adattabilità dei moduli e delle unità operative alle sempre mutevoli esigenze della domanda abitativa.
Il nuovo Istituto per l'edilizia residenziale pubblica deve diventare con chiarezza istituzionale un ente pubblico economico; solo allora i risultati saranno adeguati alle aspettative che stanno maturando nel settore.
Siamo convinti che questa sia la strada da percorrere, ma se questa soluzione fosse disattenta alle esigenze di partecipazione di tutte le componenti interessate al settore, la riforma partirebbe con il piede sbagliato, perché la casa pubblica, quali che siano le premesse ideologiche da cui si parte, non sarà mai né un servizio, né un bene, ma sarà sempre tutte e due queste cose insieme.
Ho detto prima che questo disegno di legge è stato discusso più volte in seno alla Commissione competente e l'ultima volta si è fatto anche riferimento alla legge-quadro in fase di discussione al Parlamento.
Il disegno di legge ha ottenuto il contributo di tutti i commissari e tratto beneficio dai numerosi incontri, soprattutto con il Comune di Aosta, del quale in particolare sono state recepite alcune richieste rese esplicite in tre appositi emendamenti che ho presentato alla Presidenza del Consiglio.
Penso quindi che il disegno di legge sia stato ampiamente discusso e sviscerato in tutti i suoi aspetti. Ritengo anche di poter dire che, stando alle discussioni svolte in sede di Commissione, non va assolutamente contro il disegno di legge in corso d'approvazione a livello nazionale, che peraltro non si sa ancora quando diventerà operativo, anche se nulla impedisce che, in caso di necessità, in futuro gli si possano apportare tutte le correzioni ritenute idonee per adeguarlo alla legge-quadro nazionale.
Presidente Se il secondo relatore, Consigliere Ricco, non intende intervenire, dichiaro aperta la discussione generale.
Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
Riccarand (VA) Il nostro Gruppo dà una valutazione complessivamente positiva su questo disegno di legge e anche se lo stesso è ben lontano dal costituire una vera riforma, rappresenta pur sempre un passo in avanti rispetto alla situazione attuale.
Ci troviamo di fronte ad una competenza, quella del riordino del modo di gestire il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, che abbiamo ormai da molti anni, probabilmente fin dall'emanazione dello Statuto e sicuramente fin dal 1982 con il DPR 182, per cui credo che, a più di dieci anni di distanza da un'esplicita enunciazione della nostra competenza in materia, sia necessario fare un primo passo di riordino, per superare la normativa ormai anacronistica dell'Istituto Autonomo Case Popolari (IACP).
Praticamente si tratta di istituire un nuovo organismo, un nuovo ente capace di unificare la gestione, oggi dispersa a vari livelli, di tutta l'edilizia residenziale pubblica, dotato di un consiglio di amministrazione diverso dall'attuale e soprattutto capace ad operare anche sul mercato immobiliare, specie attraverso l'acquisizione e la ristrutturazione di fabbricati ed il loro utilizzo nell'offerta in locazione.
Questa trasformazione dello IACP, da ente prevalentemente pubblico e con una logica di ente pubblico, come adesso, in ente economico, come credo sia richiesto dalla realtà e dagli indirizzi legislativi che stanno emergendo anche a livello nazionale oltre che in alcune realtà regionali, non è completamente perseguita da questo disegno di legge, che peraltro fa compiere un passo deciso in quella direzione. Permangono infatti alcune lacune.
Ad esempio, come ho già detto in Commissione, mi sembra che la composizione del consiglio di amministrazione del nuovo ente risenta ancora in modo notevole di una visione che tende essenzialmente a dare rappresentanza alle parti sociali, tant'è che il consiglio risulta prevalentemente composto da rappresentanti della Regione, dei comuni, degli inquilini, del sindacato... Da una parte ciò è necessario, ma dall'altra può non facilitare l'esercizio di quella gestione manageriale ed efficiente che è richiesta ad un ente di tipo economico. C'è quindi il rischio di avere una struttura ancora sostanzialmente collegata, come lo sono ora gli IACP, al potere politico e quindi troppo sottoposta a pressioni di tipo clientelare, che potrebbe diventare un carrozzone inefficiente. Io credo che questo rischio rimanga, anche se - ripeto - è notevole il passo in avanti rispetto alla situazione attuale.
Noi vorremmo presentare due emendamenti al disegno di legge, ovviamente senza modificarne l'impostazione complessiva, ma solo per meglio specificare o accentuare le caratteristiche di ente economico dell'ERPER.
Riprendendo sostanzialmente l'indicazione della legge-quadro in discussione al Parlamento e quella della legge 142 sulla riforma degli enti locali, al fine di sottolineare in modo più esplicito il carattere di azienda speciale di questo ente, proponiamo di aggiungere all'articolo 3, che delinea il patrimonio ed i mezzi finanziari dell'ERPER, un terzo comma, che renda più esplicito quello che già si intravede nella trama del disegno di legge, ma che non è mai esplicitato.
Il comma recita testualmente: "3. L'ERPER informa la propria attività a criteri di efficacia, efficienza ed economicità ed ha l'obbligo del pareggio del bilancio da perseguire attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi". Questa non è niente altro che la caratteristica di un'azienda speciale secondo la formulazione della legge 142. Credo pertanto che questa affermazione sia coerente con l'insieme del disegno di legge e potrebbe essere recepita come emendamento che caratterizza meglio il nuovo istituto.
L'altro emendamento riguarda i requisiti dei consiglieri di amministrazione (articolo 6, comma 2). In Commissione ne sono stati introdotti alcuni, anche se piuttosto generici; ciò rappresenta senza dubbio un passo in avanti rispetto alla situazione attuale, ma anche qui io introdurrei un'ulteriore specificazione.
Per la verità, si tratta più che altro di una petizione di principio, la cui formulazione, anche in questo caso, richiama quella della legge quadro in discussione al Parlamento, perché sottolinea che i membri del Consiglio di amministrazione devono avere comprovate capacità manageriali ed almeno uno dei requisiti già indicati. In pratica vengono ulteriormente specificati alcuni aspetti che connotano in modo più preciso il carattere di azienda speciale che vogliamo attribuire all'ente per l'edilizia residenziale pubblica.
Questi sono i due emendamenti che noi intendiamo proporre, pur esprimendo un giudizio complessivamente positivo sul disegno di legge.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Pascale.
Pascale (PSI)Sulla richiesta di rinvio noi ci eravamo astenuti, perché ci parevano corrette tanto la richiesta di rinvio quanto le considerazioni di chi non voleva il rinvio.
Mi pare che la richiesta di rinvio fosse motivata dal fatto che per la prima volta in sede di Commissione parlamentare si discuteva su di un testo unificato, mentre in precedenza le proposte erano state diverse. Pertanto, potrebbe essere ragionevole pensare che nel giro di poco tempo si arrivi all'approvazione di una legge.
D'altra parte è pur vero quanto diceva l'Assessore Vallet, cioè che, avendo noi una competenza primaria in materia, nulla ci vieta, nel caso di una rapida approvazione della legge quadro, di adeguare alcuni articoli della nostra legge che potessero essere in contrasto con quella.
Comunque, prendendo atto che la maggioranza è favorevole alla discussione, diciamo subito che noi voteremo a favore di questo disegno di legge, che del resto avevamo già proposto due anni fa.
Questa legge si propone essenzialmente tre obiettivi:
- l'unicità della gestione di un patrimonio attualmente disperso presso diversi enti, anche pubblici;
- una più ordinata e - ci auguriamo - più oculata programmazione degli interventi;
- una struttura più agile di quella attuale.
Attenzione, però, perché al di là di questi risultati, non vorrei che attorno a questo disegno di legge si creassero delle aspettative, che mi pare di aver colto anche nella relazione del Consigliere Martin, o gli si attribuissero un significato e una portata di gran lunga superiori alle sue concrete possibilità di riforma, perché con l'ERPER non risolviamo il problema della casa dei quattrocento sfrattati. Non vorrei che si diffondessero queste pericolose aspettative tra la popolazione. Con l'ERPER noi creiamo uno strumento, certamente migliore di quello attuale, ma per poter "poi" risolvere i problemi concreti che affliggono in modo particolare la città di Aosta occorrerà senz'altro il coinvolgimento di tutti gli enti istituzionali, quindi della Regione e dei vari comuni e probabilmente anche una maggiore coscienza da parte dei cittadini.
Quindi, attribuendo a questo disegno di legge quel significato certamente importante, ma riferito esclusivamente ai tre obiettivi cui io ho fatto cenno all'inizio del mio intervento, noi gli voteremo a favore, con l'emendamento chiesto dai rappresentanti del Comune di Aosta e concordato in sede di Commissione.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Beneforti; ne ha facoltà.
Beneforti (DC) Il collega Martin si meraviglia del cambiamento di giudizio della Democrazia Cristiana su questo disegno di legge.
Io non voglio ricordare i mutamenti di giudizio del collega Martin nei confronti di disegni di legge e provvedimenti approvati dalla precedente Giunta regionale, di cui egli faceva parte, ma che poi ha rinnegato apertamente in Consiglio. Questo vale per dire che noi facciamo politica così come la fa il Consigliere Martin, anche se in questo particolare caso abbiamo delle argomentazioni diverse da quelle che sono state usate quando si parlava della revoca della risonanza magnetica o della revoca di altri provvedimenti molto importanti che toccano la gente.
E quindi, Consigliere Martin, non abbiamo chiesto il rinvio solo perché oggi c'è una legge quadro in discussione all'ottava Commissione della Camera dei Deputati, questo è solo uno dei motivi. Finalmente, come diceva il Consigliere Pascale, i numerosi disegni di legge sono stati unificati: è stato presentato un progetto di legge quadro e adesso, presso l'ottava Commissione, tra tutte le forze politiche si sta predisponendo un disegno di legge di riforma degli IACP che vada bene su tutto il territorio italiano.
Noi dicevamo che si poteva benissimo attendere questo disegno di legge, per cambiare nome allo IACP della Valle d'Aosta.
Perché? Perché nella relazione del Consigliere Martin, che avevo già letto, vi sono molte parole, ma pochi fatti, tant'è che vi si manifesta una certa volontà di realizzare e di fare, ma in allegato al disegno di legge non vi precisi programmi sulla politica della casa nella nostra Regione.
Allora, visto che io, come egli ha detto, sono il "factotum" della DC, ho studiato un pochino a fondo il problema e, poiché mi occupo anche di problemi sociali, mi auguro che sui problemi sociali oggi non si apra un'altra pagina come quella che si è aperta ieri. Ieri avevo detto che quella pagina era vergognosa; mi auguro che oggi non si apra una pagina altrettanto vergognosa.
Quale nuova identità ha questo istituto? Cambia certamente nome, ma voi mi dovete dire qual è la diversa identità di questo istituto.
Ho sentito dire che diventerà il centro propulsore dello sviluppo economico del Comune capoluogo e della Regione. Signori miei, come può questo nuovo istituto assumere questo potere e queste possibilità, se alle volontà d'intenti e ai princìpi - nobili, per l'amor di Dio - non si accompagnano dei programmi ben precisi?
Consigliere Martin, è vero che di questa legge si parla da tempo, infatti tra la collettività valdostana si è ormai accreditata l'idea che con questa legge possiamo risolvere quasi tutti i problemi della casa, tant'è che qualcuno già ci dice: "Abbiamo letto che adesso c'è il rinnovo degli IACP. Che significa? Che forse danno la casa a tutti?".
Questo è ciò che si è tentato di accreditare tra la gente, come se la riforma dello IACP regionale potesse far beneficiare dell'alloggio e della prima casa a coloro che ne sono privi.
Ma quali sono i benefici che porta oggi...? Io non dico che non sia utile la riforma dell'Istituto, perché questo lo ammetto e non sto qui a dire che la riforma non va fatta.
Ma quali benefici porta, oggi, a questa gente che si sente di accreditare certi aspetti? agli sfrattati? a coloro che sono costretti a vivere in albergo? a coloro che sono in cerca di un alloggio ma non lo trovano...? Quali benefici porta a queste categorie di cittadini?
Cari amici e colleghi, alla gente interessa una politica della casa, non una riforma per la riforma, come invece si sta facendo; alla gente interessa il programma di un piano di cessioni, un piano di recupero.
Qui si dice: "Si farà..., si dirà... si vedrà..."; ma a tutte le famiglie e a quelle migliaia di persone che sono in certe condizioni, non interessa sapere che si fa la riforma dell'Istituto e si cambia il consiglio di amministrazione, mentre interessa sapere quando e come può raggiungere l'obiettivo di avere una casa, quando non ha la possibilità di raggiungere il mutuo che viene messo a disposizione della Regione e vuole un alloggio ad equo canone proporzionato alle entrate ed ai guadagni che ha.
La gente vuole programmi e piani, non una struttura burocratica priva di ogni supporto sociale, come questa, perché questa è una proprio una struttura burocratica priva di ogni supporto sociale.
Non si deve vivere fuori dalla realtà in cui si opera e noi dobbiamo tenere conto delle necessità della gente nella nostra Regione.
Il Consigliere-relatore ha fatto riferimento ai "risultati conseguiti dallo IACP". Ma io vorrei ben capire quali sono i risultati dallo IACP fino ad oggi.... Ha conseguito gli sfratti, questi sì, perché, in molte occasioni, si è comportato come un proprietario privato, ed ha promosso cause contro chi non pagava l'affitto, ha messo della gente sulla strada, tant'è che molte volte è dovuta intervenire la Regione - io l'ho fatto con l'Assessore Allera - per non farle buttare fuori. E questo sarebbe il ruolo dello IACP? E' questo il supporto sociale del nuovo istituto.? Io voglio capire.
Tempo fa avevamo presentato una interpellanza sul problema della casa, alla quale rispose l'Assessore ai lavori pubblici. Lo ringraziai perché nella risposta faceva trasparire una certa volontà di proseguire ad affrontare il problema in una certa maniera. Dicemmo allora - e confermiamo oggi - che quando si affronta la problematica dello IACP si deve effettivamente affrontare il problema della casa - questo è il punto.- per cui bisogna anche tenere conto di tutto quanto si è verificato in questi ultimi tempi, come, ad esempio: i patti in deroga e la liberazione degli alloggi.
Invece, signori miei, noi diciamo alla gente che abbiamo fatto la riforma dello IACP, che non si chiama più così, ma si chiama ERPER; ma la gente, gli sfrattati e quelli che non trovano alloggio, ci chiederanno: "Come la mettiamo con i patti in deroga? Come la mettiamo con la liberazione degli alloggi?". Noi risponderemo: "State tranquilli, perché adesso del Consiglio di amministrazione fanno parte A, B, C, D, E, F, G, H, I..., che sicuramente risolveranno il problema".
Va affrontato anche il discorso cui ho fatto cenno prima. Non a caso, infatti, il PDS ha presentato ieri un'interpellanza sulla cessione degli alloggi agli inquilini dello IACP. Credo che sia utile anche una rivendicazione di questo genere, ma qui non si dice nulla.
E' chiaro che non ci si sente di disfarsi del patrimonio esistente, per mantenere un determinato potere sulla politica della casa, che può servire a tutti gli effetti, non solo a quelli economici e sociali, ma anche a quelli di partito e di politica clientelare ed elettorale. E' questo il discorso.
Perché il PDS, che pure fa parte di questa maggioranza, ha presentato quella interpellanza, ben sapendo che c'era questa legge? L'ha presentata perché sa che con la legge in discussione non viene affrontato questo problema. Non c'è neanche un programma allegato a questa legge, altrimenti, se il Consigliere Bajocco avesse avuto fiducia nella legge che era stata presentata, non avrebbe presentato l'interpellanza in cui sono espresse le richieste della gente, cioè degli affittuari delle case popolari.
Diciamolo francamente: nemmeno con il cambiamento del nome lo IACP è in condizione di soddisfare le esigenze di oggi. Pertanto, occorre creare, rivedere e dare all'ente pubblico una struttura capace di affrontare il problema della casa in tutte le sue sfaccettature.
Occorre dare - lo dicevo l'altro giorno e l'Assessore mi ha dato il suo consenso - ai cittadini bisognosi un punto di riferimento, occorre affrontare il problema nella sua globalità, occorre conoscere i casi sociali che si presentano, in particolare in riferimento agli anziani, agli invalidi, ai cittadini più deboli e bisognosi.
Oggi ci sono anziani che sono alla ricerca di un alloggio e vanno dal Comune alla Regione allo IACP..., ma vogliamo conoscere qual è la situazione dei casi sociali della nostra Regione per poterla affrontare? Di questo, però non ci si preoccupa. Non ci si preoccupa di fare un'anagrafe della situazione, ma ci si preoccupa di costituire una struttura e di cambiare nome, dando l'impressione che, cambiando nome, si possano affrontare e risolvere tutti i problemi della casa nella nostra Regione.
Occorre coordinare con i comuni la ricerca di aree fabbricabili da destinare alle cooperative edilizie che le richiedono. Anche questo è un problema attuale, che dobbiamo affrontare, perché, come dicevo e confermo, lo IACP, anche se rinnovato, non sarà mai in condizione di affrontare tutti i problemi.
Occorre esaminare a fondo le possibili risorse esistenti da destinare alla costruzione di abitazioni nuove ed al recupero dei centri storici. Ho sentito parlare anche di interventi di questo nuovo ente per il recupero dei centri storici, ma bisogna fare dei programmi; non ci si deve limitare solo a cambiare nome all'istituto, ma bisogna realizzare dei programmi.
Oggi della gente chiede un alloggio per la propria famiglia, abbiamo giovani che vogliono sposarsi ma non hanno un alloggio, vi sogno anziani che cercano un alloggio per non andare a finire nella vecchiaia nelle micro-comunità pubbliche... Cosa rispondiamo a tutta questa gente, visto che non abbiamo allegato alla legge dei programmi o delle indicazioni? Rispondiamo forse che lo IACP è stato trasformato in Ente regionale per l'edilizia residenziale (ERPER) che esiste un consiglio di amministrazione composto da un certo numero di persone?
E poi, se scorriamo l'indice degli articoli di questa legge troviamo: "Istituzione, funzioni e compiti, patrimonio e mezzi finanziari, regolamento interno, organi istituzionali, consiglio di amministrazione, procedure di designazione, indennità...". E' giusto, ci vogliono tutte queste cose, ma nella legge non c'è un solo articolo che affronti il problema sociale, che dica chiaramente come si intende affrontare il problema della casa nella nostra Regione. Si fa un discorso economico molto generalizzato, e voi alla vecchietta di settanta o di ottant'anni che aspetta l'alloggio andate a fare un discorso economico? Questo indice fa spavento.
Cari amici miei, i cittadini - e mi avvio alla conclusione - vogliono sapere se si può risolvere e come il problema della casa e lo vogliono sapere dall'ente pubblico, cioè dal Consiglio regionale che amministra i beni di questa Regione.
Non lo dico certo per polemica, ma ribadisco che alla gente non interessa per niente sapere che il nuovo ente proviene da un accordo partitico fra i partecipanti al ribaltone bis o che sarà affidato a Tizio o a Caio. Tutto questo non interessa per niente.
Poiché io penso che il frutto di questa legge sembra essere proprio il prezzo che qualcuno ha dovuto pagare per poter ottenere la maggioranza in questo Consiglio, vi dico: attenti alla fretta, atten-ti a non accreditare nell'opinione pubblica ciò che questa legge non prevede e a non dire la verità, altrimenti saremmo costretti a replicare e a dirla noi, ma allora la diremmo chiaramente.
Detto questo, credo che il disegno di legge possa essere rinviato, perché mancano i piani che gli devono essere collegati, in modo da poter dire che oltre alla riforma si realizzano anche determinati obiettivi. Non è necessaria tutta quella fretta di cui si dà credito oggi, perché il cambio del nome può avvenire benissimo dopo. Pertanto, non chiediamo il rinvio solo in attesa della legge quadro nazionale, ma anche per allegare a questo disegno di legge dei programmi precisi, che ci permettano di dire alla gente che il Consiglio regionale, oltre ad approvare la legge, intende anche portare avanti tutta la politica della casa in modo giusto, come ha già fatto con la legge sui mutui per la prima casa, che anche noi abbiamo approvato e che ci fa onore.
Pertanto, concludendo ed invitandovi a non accreditare certe cose, altrimenti ci vedremmo costretti a replicare, confermo la nostra votazione contraria e chiedo la votazione segreta.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Louvin.
Louvin (UV)Merci, Monsieur le Président. Je voudrais essayer, pour autant que possible, de parler librement et de donner cours à quelques réflexions sur un sujet qui a beaucoup fait discuter dans ces derniers mois, qui a beaucoup engagé les Commissions et dans lequel je me suis trouvé, par moments, confronté sur des positions quelque peu différentes par rapport aux représentants de notre majorité.
J'ai entendu avec attention le rapport du Conseiller Martin, toujours précis, soucieux de donner de belles couleurs à un ensemble qui me paraît quand même assez contrasté et qui me paraît présenter non seulement des lumières, mais quelques ombres aussi au travers des 50 ans de gestion de ce secteur aussi difficile et aussi délicat.
Sur le fond, s'affrontent dans ce domaine des exigences fort différentes et très difficiles à concilier: les besoins des couches démunies, dont plusieurs conseillers ont voulu se faire les porte-parole; l'urgence aussi - et de cela je n'ai pas encore entendu mot - d'éliminer quelque situation de privilège qui existe et qui demeure dans ce secteur; la nécessité de fixer des loyers, comme le disait le Conseiller Martin, plus équitables, mais alors cherchons l'équité sur l'ensemble de notre situation régionale et dans le chef-lieu aussi, allons chercher des comparaisons non seulement à l'intérieur des personnes qui ont pu accéder à ce que j'estime être un bénéfice, celui des maisons populaires, mais en rapportant aussi les situations avec ce qui se passe à l'extérieur; et encore les instances, dont nous avons eu écho ce matin, concernant la nécessité de permettre, dans certains cas, le rachat d'immeubles.
Face à toutes ces situations, la réponse qui est donnée par cette loi, nous le savions dès le début, est une réponse minimale. Nous nous sommes penchés avec trop d'attention sur les aspects organisationnels, bureaucratiques en laissant un peu de côté celui qui aurait dû être le noyau de notre réflexion et de notre action. Et pourtant cette loi, Dieu le sait si elle n'a pas eu un parcours difficile et souffert: retirée, représentée, renvoyée. Et je porte aussi, en ce qui me concerne, la responsabilité de ne pas avoir demandé un renvoi lors de la dernière séance de ce conseil, parce que j'estimais et j'estime encore maintenant qu'il serait utile de se confronter avec des options différentes, non pas avec un texte de loi national, ce qui est tout à fait secondaire, mais avec des options plus avancées sur ce terrain.
Le projet de loi 449, celui que nous discutons, me paraît en effet, par rapport à ces options plus avancées, encore très modeste, plutôt une réorganisation, je ne dirais pas un maquillage, cela est trop limitatif, mais une réorganisation simple qui ne laisse pas suffisamment d'espace à l'effort d'innovation qui se rendait nécessaire.
La constitution de l'ERPER ne va pas à l'encontre de ces exigences de privatisation, qui devraient dans une certaine mesure, je ne dis pas totalement, mais dans une certaine mesure certainement, voir le jour dans ce secteur.
Quelqu'un a essayé de faire croire qu'on se rapprochait de ces "aziende speciali" qui sont actuellement vues comme le modèle optimal ou l'un des modèles les meilleurs pour la gestion de ce patrimoine et pour la gestion de ce service. Là, soyons clairs quand même, ce n'est pas dans cette direction que nous allons. Ne laissons pas planer le doute et l'ambiguïté, il ne faut pas alimenter cette confusion, ce ne sera pas, même pas par l'amendement que propose Monsieur Riccarand, une agence spéciale. Ce sera purement, simplement, encore une fois, et totalement une entité publique qui répondra à des besoins publics et non pas à un équilibre des ressources et des services tel qu'il aurait dû être recherché. Surtout, en ce qui concerne - parce que c'est de cela qu'il s'agit - l'aspect organisationnel.
L'absence d'un moteur, d'une cheville ouvrière tel qu'aurait pu peut-être devenir un directeur, technicien chevronné, au lieu de quitter les brides aux mains d'un conseil d'administration traditionnel... Cette option aussi aurait pu être discutée si la réflexion avait pu avancer. Là encore, on a voulu donner le frein.
Je dois remercier l'Assesseur aux travaux publics, qui a voulu quand même souligner la nécessité de simplifier, de réduire par rapport à des propositions trop lourdes et trop coûteuses qui avaient été lancées au début. Pourtant, les qualités, les conditions d'accès à certaines fonctions me paraissent encore trop faibles par rapport à celle qui devrait devenir la règle dans toute administration et dans toute collectivité contrôlée par la Région.
D'ici quelque temps, pour administrer un immeuble, pour être administrateur d'un immeuble il faudra des conditions d'instruction et d'expérience supérieures à celle que nous posons pour gérer mille appartements, tel est aujourd'hui le patrimoine de cet institut.
Et encore dans la gestion du personnel, dans l'organisation de cette institution, l'on aurait pu donner des signaux assez précis, assez nets de privatisation, et en cela la loi de l'Etat aurait pu être, je ne dis pas le modèle, mais un modèle ou bien un rappel à la nécessité de parcourir des chemins différents au lieu de se borner à transférer le contrat des dépendants de la région; ce qui est évidemment une requête légitime, une aspiration compréhensible de la part de ceux qui travaillent depuis longtemps dans l'institut, mais qui va peut-être dans une direction différente par rapport à des lignes de politique que nous devrions essayer de tracer. Sans vouloir parler du contentieux qui pourra se créer par l'absence d'un tableau de transition vers de nouvelles figures, parce que l'application de ce nouveau contrat de travail comportera sans doute des difficultés et des recours.
Toujours est-il, chers collègues, que la logique de la majorité prime parfois, même sur les requêtes, les demandes de quelques conseillers. Je comprends que "pacta sunt servanda", qu'il faut respecter certaines règles. Mais pourquoi ne pas avoir mis la même ardeur que l'on a mise sur ce projet de loi pour l'étude, pour la réalisation de l'autre projet; pour la révision de la loi 15 de 1987, qui est depuis longtemps, paraît-il, à l'étude du gouvernement; pour la révision de l'article 7 sur le calcul des revenus; pour la modification de l'article 24, sur le pouvoir discrétionnaire pour l'assignation des logements. Là, je crois que nous aurions eu la priorité, ou quand même la nécessité et l'opportunité de faire avancer les choses ensemble, d'y aller de pair et non pas de laisser de côté ce qui est sans doute plus important et plus urgent.
Comme important et urgent demeure, le problème de l'aliénation du patrimoine sur lequel le retard commence à devenir sensible et l'absence d'indications a pesé un peu trop lourd.
C'est donc dans l'ensemble une loi non pas mauvaise mais une loi un peu modeste, une loi qui reste en deçà des objectifs que nous aurions pu et voulu atteindre, avec quelques petits pas de l'avant nous ratons peut-être le train ou nous le renvoyons à un temps assez éloigné: le train pour mettre de l'ordre dans tout ce secteur et pour laisser une trace profonde.
On a un peu refait la carrosserie, le moteur est toujours le même et surtout on ne sait pas trop encore dans quelle direction nous sommes en train d'aller. C'est donc cela que je voulais, chers collègues, vous dire au sujet de cette loi à laquelle j'ai tâché, dans les limites du possible, de donner aussi une contribution, mais par rapport à laquelle je ne peux faire à moins d'exprimer une certaine déception.
PresidenteHa chiesto la parola il Consigliere Mostacchi.
Mostacchi (UV) Poiché in questi ultimi tempi sono stato più volte chiamato in causa perché non ero molto in sintonia con questo disegno di legge, mi sento obbligato a fare alcune considerazioni.
Penso che sia ancora vivo in tutti noi il ricordo delle esternazioni e delle picconate del Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, durante le quali egli ebbe a ripetere più volte che l'Italia era l'unico Paese in Europa - intesa dagli Urali all'Atlantico - in cui esistevano autentiche sacche di socialismo reale.
Visto che era più volte contestato da certi organi di stampa e da certe forze politiche, noi presentammo un ordine del giorno, votato da questo Consiglio, di solidarietà a Cossiga.
Oggi potremmo tranquillamente affermare che la coerenza non alberga in questo Consiglio, perché mi sembra che questa legge sia una specie di picconata alle picconate.
Il Consigliere Bajocco ieri ha fatto un intervento che io condivido al cento per cento, perché va nella direzione in cui bisognerebbe andare, quella delle cooperative autonome che gestiscono autonomamente il problema della casa. Con questa legge, infatti, noi non risolviamo il problema della casa.
Il Consigliere Beneforti ha detto bene che noi cambiamo la sigla, ma la cambiamo solo in senso peggiorativo, perché quell'istituto da "autonomo" lo facciamo diventare "regionale", cioè pubblico.
Il Consigliere Louvin ci ha ricordato che bisogna andare verso il privato ed è questa la scelta che noi dobbiamo fare.
E' tutto vero quello che ha detto il Consigliere Martin, però secondo me è sbagliato il metodo che è stato scelto.
Noi abbiamo sì la potestà legislativa, ma questo non vuol dire che dobbiamo farne cattivo uso, ed io penso che con questa legge noi facciamo cattivo uso della potestà legislativa: invece di andare nel senso consigliato e quasi obbligato dai tempi, andiamo in quello inverso. Lo Stato con la 412, quella citata ieri dal Consigliere Bajocco, dice che bisogna vendere, che bisogna privatizzare, mentre noi diciamo che bisogna acquisire, aumentare il carrozzone, facendolo diventare ancora più elefantiaco.
Penso che questo non risolva il problema della casa, che invece viene risolto affrontando i problemi di quelli che ne hanno effettivamente bisogno. Come diceva bene il Consigliere Beneforti, bisogna fare un'analisi e premiare solamente quelli che ne hanno bisogno, altrimenti, grazie a questa legge, noi continueremo a premiare quelli che non hanno né il diritto né altri requisiti per essere agevolati.
Pertanto, visto che l'Assessore ieri ha fatto presente che nel giro di due o tre mesi darà corso alla 412, chiedo, sempreché sia possibile, di abbinarle e portarle avanti di pari passo. In fondo si tratta solo di due mesi: non potremo risolvere tutti i problemi, ma portandole avanti di pari passo potremo almeno apportare i dovuti correttivi.
In questo senso mi fa molto piacere l'emendamento proposto dal Consigliere Riccarand all'articolo 3, che darebbe un senso a questa legge e la farebbe marciare entro binari accettabili.
PresidenteHa chiesto la parola il Consigliere Bondaz.
Bondaz (DC) Sarò estremamente breve, come del resto è mia abitudine.
Inizio dall'affermazione fatta dal Consigliere Louvin: "Pacta sunt servanda". Ebbene, dopo ciò che è stato detto da uno dei più autorevoli consiglieri della maggioranza, io credo che ogni altra discussione sia ultronea e priva di significato.
C'è stata l'adesione al testo di un disegno di legge che doveva essere votato per accordo politico, ma che - se capisco bene - non è molto gradito ad alcuni componenti della maggioranza, almeno per quel che attiene a questa legge. Allora io chiedo: se gli accordi vengono fatti sulla testa del Consiglio regionale, così come è stato ampiamente dimostrato nel corso di questa discussione fino ad oggi, a che cosa servono e che cosa significano le dichiarazioni di intenti - probabilmente rimangono solo nella testa di qualcuno - quando si parla di trasparenza? Questo termine è stato tirato in ballo parecchie volte: il Presidente della Giunta e vari Assessori hanno detto spesso che questa Giunta sarebbe stata trasparente, avrebbe fatto questo ed avrebbe fatto quello...
Scusatemi, ma se questo è vero, significa che la trasparenza rimane confinata solo nell'ambito della maggioranza - la discussione lo sta dimostrando -, ma la maggioranza non è tutto il Consiglio regionale.
L'approvazione di una legge, definita solo ed esclusivamente per accordi politici pregressi per consentire una collocazione politica a certi consiglieri regionali, è il peggior servizio che noi possiamo fare alla nostra Regione. Signori della Giunta, anche se ciò rientra nella logica dell'attività politica, non veniteci a parlare di trasparenza, perché dovreste avere il buon gusto di non dire certe cose, che possono essere dette solo quando le si fanno in determinati termini. Invece, amici belli, quando sentiamo dire: "Pacta sunt servanda", vuol dire che non esiste più nulla della trasparenza.
Diciamo allora chiaramente come stanno le cose, diciamo che si tratta di un accordo politico, probabilmente imposto, visto che alcuni della maggioranza sembrano incontrare delle difficoltà interpretative. Ma allora, al di là di tutte le valutazioni di carattere sociale fatte dall'amico Beneforti e che io condivido, al di là delle valutazioni dei consiglieri Mostacchi e Louvin su cose che avrei voluto dire anch'io, ma che non sto a ripetere, perché sono state dette da loro sicuramente meglio di come avrei potuto fare io, voglio soltanto centrare il mio intervento su una particolare circostanza, cioè sul fatto è assolutamente deprimente che si debba sentir dire in quest'aula: "Dobbiamo approvare questa legge, perché abbiamo fatto un accordo politico che noi dobbiamo votare". Questa è la cosa più vergognosa che si possa dire in un Consiglio regionale.
Si dà atto che, dalle ore 17,36 alle ore 17,52, presiede il Vicepresidente Stévenin.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Bajocco.
Bajocco (PCI-PDS) Il Gruppo del PDS non ha fatto alcun accordo politico. Questa legge non è un problema di oggi, ma risale al 1990, quando la maggioranza e l'Assessore erano altri, così come altri erano anche alcuni Commissari.
Ricordo che con l'Assessore dei lavori pubblici allora discutevano l'amico Ricco, un amico del PSI e gli altri che facevano parte della maggioranza. Guarda caso, noi, come forze politiche, allora abbiamo esaminato questa legge anche con l'aiuto di esperti e poi siamo riusciti a trovare un accordo di massima.
Poi è cambiata la maggioranza ed ora qualcuno dissente. Io penso che si debbano rispettare anche queste persone, ma devo dire che già allora si sapeva che questa legge non sarebbe servita solo a riformare l'Istituto autonomo per le case popolari, ma a dare una casa a chi ne era privo.
Queste cose le sapevano già allora anche quelli che oggi ci danno lezioni, giuste, per carità, perché si tratta di cose umanamente comprensibili, tant'è che anch'io condivido gran parte delle cose dette dal Consigliere Beneforti, che però non hanno nulla a che fare con questo documento, che serve solo a riformare lo IACP, trasformandolo in un ente che riunisca e gestisca bene il patrimonio immobiliare di vari enti sparsi nel territorio regionale. Oggi c'è un presidente, domani ce ne potrà essere un altro..., ma io mi auguro che chi occuperà quei posti sappia mettere in pratica i princìpi fondamentali di questa legge.
Non riesco proprio a capire l'accanimento contro questa legge e neppure la richiesta di attendere la legge quadro nazionale. In questo Consiglio spesso rivendichiamo la nostra autonomia, la Valle d'Aosta ha la potestà legislativa su tante cose, ma, stranamente, quando a livello nazionale va avanti qualcosa... Tenete poi presente che fra due mesi il governo Amato non ci sarà più, perché ci sarà una crisi e così passeranno altri sei mesi, magari un anno..., e noi continueremo ad attendere la legge quadro. Inoltre, poiché anche nella nostra Regione ci regoliamo più o meno come a livello nazionale, con un ribaltone dopo l'altro, ecco che non riusciremo più ad andare avanti. E' per questo che io sostengo che la legge debba giungere in porto.
Mi sembra poi che l'Assessore stia già lavorando attorno ad una legge sulla riorganizzazione totale degli interventi sulla casa.
Certamente io condivido tutte le analisi sulla grande necessità di alloggi nella nostra Regione. Non voglio ripetermi oggi, dal momento che già ieri dicevo che anche per noi è giunta l'ora di cedere certe proprietà per dare a chi ne ha bisogno la possibilità di costruirsi delle case ed io mi auguro che questa Giunta nel giro di pochi mesi sia effettivamente in grado di avviare e portare avanti anche questa battaglia.
Questa legge è stata modificata in meglio. Era partita con un Consiglio di amministrazione di tre membri, mentre ora ne è previsto uno di soli tre membri, ciò vuol dire che è stato fatto un bel passo in avanti.
Non sono d'accordo sull'emendamento del Consigliere Riccarand in cui si esigono "capacità manageriali". Dobbiamo stare attenti, altrimenti facciamo correre il rischio a chi non ha queste capacità di non poter fare alcunché.
Se le vogliamo prendere in considerazione, allora le dobbiamo tenere presenti anche per l'esecutivo e per tanti altri ruoli o funzioni e non solo per il Consiglio di amministrazione dell'ERPER. Io sono però del parere che molte persone, pur non avendo grandi capacità tecniche o manageriali, siano comunque in grado di amministrare molto bene.
Come ho già detto prima, anch'io condivido quanto è stato detto da altri consiglieri sul problema della casa. E' logico poi che il Consiglio regionale non possa limitarsi solo a parlare, ma debba anche agire.
Oggi abbiamo la legge 75/33, che dà un contributo di centomilioni per la prima casa, ma questa somma oggi non serve più, perché per un alloggio di 90 metri quadrati il privato ha il coraggio o la vergogna di chiedere ben 300 milioni. Poiché questo è assolutamente vergognoso, dobbiamo cercare di fare una politica seria per la casa.
Detto questo, io non sono qui a proporre di unificare questa legge con l'altra. Questa legge ha il compito di riformare un ente che noi abbiamo sempre definito un carrozzone clientelare, gli vogliamo cambiare il nome ed modo di operare, sperando che diventi un ente pubblico molto più democratico, aperto ed economico, capace di andare incontro agli interessi della gente.
Prima il Consigliere Riccarand diceva di non vedere molto bene i rappresentanti sociali nel Consiglio di amministrazione, mentre io sono dell'avviso che la loro presenza sia una grande garanzia per gli utenti.
Presidente Se nessuno chiede la parola, dichiaro chiusa la discussione generale e do la parola al Consigliere relatore Martin.
Martin (ADP)Ringrazio tutti i consiglieri che sono intervenuti, sia quelli che hanno parlato a favore sia quelli che hanno parlato contro il provvedimento.
Ho l'impressione che la discussione sia stata un po' strumentale ed in parte dettata da una certa ignoranza, nel senso di non conoscenza di certi concetti che pure sono espressi molto chiaramente nella legge. Forse non tutti l'hanno letta con molta attenzione.
Io non penso che una legge di questo tipo, cioè una legge di indirizzo, una legge quadro, possa prevedere tutte quelle cose o quegli strumenti, pur estremamente giusti, richiesti dal Consigliere Beneforti. Quelli, semmai, dovranno essere attivati dall'ERPER quando lo potrà fare, cioè dopo l'approvazione di questa legge.
In effetti, oggi l'Istituto autonomo per le case popolari non ha di fatto alcun coordinamento politico, nessun indirizzo politico. La Regione non ha nessun potere per coordinarlo. Non credo che questo rientri nelle intenzioni del Consiglio regionale. Credo invece che sia giusto, proprio per attuare quanto chiesto dal Consigliere Beneforti, che la Regione intervenga nel settore molto delicato della casa dando suggerimenti e fissando indirizzi politici. L'ERPER dovrà essere il braccio operativo per l'attuazione degli indirizzi della Regione e degli enti locali.
Penso che le richieste del Consigliere Beneforti siano già previste in questo disegno di legge, che è composto da diversi articoli e che non si limita, come qualcuno ha voluto far credere, soltanto ad un articolo in cui si dice da chi e da quanti membri è composto il Consiglio di amministrazione, dal momento che c'è tutta una serie di articoli che richiamano in qualche modo la politica regionale in tema di edilizia abitativa.
Il Consigliere Riccarand ha presentato due emendamenti. Io penso che la maggioranza non abbia alcuna difficoltà ad accettarli, anche se tengo a precisare che gli stessi non sono assolutamente necessari, perché quanto in essi evidenziato è già previsto nel disegno di legge.
Il Consigliere Riccarand dice di specificare nell'articolo 3 che il conto finanziario dell'ERPER dovrà chiudere in pareggio, ma ciò è già stabilito nel comma 2 dell'articolo 15, che recita testualmente: "Il bilancio di previsione è redatto secondo lo schema adottato con decreto del Ministro del tesoro 10 ottobre 1986". Questo significa che i bilanci devono essere redatti attraverso il raggiungimento dell'equilibrio tra costi e ricavi.
Il Consigliere Mostacchi diceva che questo è uno dei princìpi fondamentali che potrebbe far cambiare il suo parere su questo disegno di legge. Benissimo, questo è previsto nel secondo comma dell'articolo 15, ma nulla vieta che questo concetto possa essere rafforzato attraverso l'inserimento di un terzo comma all'articolo 3, come proposto dal Consigliere Riccarand. Non c'è assolutamente nulla in contrario, dal momento che ciò rafforza quanto già è detto nel disegno di legge.
La stessa cosa dicasi del secondo emendamento presentato dal Consigliere Riccarand al secondo comma dell'articolo 6, in cui insiste affinché i futuri amministratori dell'ERPER abbiano capacità manageriali e possiedano alcuni requisiti.
Ebbene, proprio nel secondo comma dell'articolo 6 si dice che i futuri amministratori dell'ente per l'edilizia residenziale pubblica debbono avere alcuni requisiti: titolo di studio di scuola secondaria di secondo grado o almeno tre anni di esperienza di amministrazione o di direzione di società per azioni o di ente pubblico.
Poiché anche il secondo emendamento del Consigliere Riccarand non fa altro che rafforzare concetti già chiaramente indicati nel secondo comma dell'articolo 6, può essere tranquillamente accettato.
Precisato questo, penso che, senza rispondere ai vari consiglieri intervenuti, alcuni con intenti collaborativi e costruttivi, altri, ma se ne comprendono le ragioni, con intenti piuttosto polemici, si possa tranquillamente insistere nel chiedere al Consiglio regionale di approvare il disegno di legge in oggetto.
Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore dei lavori pubblici, Vallet.
Vallet (UV) Très brièvement, pour remercier les rapporteurs et les conseillers qui, dans les différentes Commissions, ont travaillé. Eux, ils savent combien ils ont travaillé pour aboutir à ce projet de loi qui a demandé beaucoup de discussions et d'approfondissements.
Dans quelques interventions que j'ai écoutées aujourd'hui, j'ai l'impression que peut-être on s'attendait trop de ce projet de loi. Quelque Conseiller m'a donné l'impression de vouloir dire que, avec ce projet de loi, on aurait dû aborder tous les problèmes qui concernent le logement. Ce n'est pas le but de ce projet de loi. Le projet de loi a le but de réorganiser et de mettre le nouveau ERPER dans les conditions de mieux ?uvrer et de mieux gérer le patrimoine des logements publics.
Je crois que l'attitude correcte face à ce projet de loi est celle du Conseiller Riccarand qui a dit: "Je ne crois pas qu'il s'agisse de la réforme définitive, mais il s'agit d'un pas de l'avant". C'est sans doute dans cet esprit, tout en sachant qu'on aurait pu faire mieux, que je demande au conseil de voter ce projet de loi, en confirmant que nous acceptons les amendements proposés par le Conseiller Riccarand et les amendements qui ont été formulés par la troisième Commission.
Si dà atto che dalle ore 17,52 riassume la Presidenza il Presidente Edoardo Bich.
Presidente Se nessuno chiede la parola, passiamo all'esame dell'articolato nel testo predisposto dalla seconda Commissione consiliare permanente.
Ricordo che il Consigliere Beneforti ha richiesto, anche a nome del gruppo della DC, ha chiesto la votazione segreta su tutto l'articolato.
Do lettura dell'articolo 1.
Articolo 1 (Istituzione)
1. In conformità a quanto disposto dall'articolo 62, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 22 febbraio 1982, n. 182, concernente norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta, a far data dall'entrata in vigore della presente legge regionale, l'Istituto autonomo per le case popolari della Valle d'Aosta (IACP) assume la denominazione di Ente regionale per l'edilizia residenziale (ERPER).
2. L'ERPER, che assume la personalità giuridica di ente pubblico economico, è dotato di autonomia organizzativa, patrimoniale e contabile nel quadro e nei limiti della legislazione vigente, nazionale e regionale; l'ERPER rappresenta inoltre lo strumento del quale la Regione autonoma Valle d'Aosta si avvale per l'attuazione degli interventi di edilizia residenziale pubblica e la gestione del relativo patrimonio.
3. Dall'entrata in vigore della presente legge sono trasferite al nuovo ente tutte le competenze in materia di amministrazione, gestione e manutenzione dei fabbricati di proprietà della Regione e degli enti locali destinati alla locazione per fini di edilizia residenziale pubblica; la Giunta regionale approva entro i successivi novanta giorni la relativa convenzione-tipo.
4. La Giunta regionale, avvalendosi dell'Assessorato dei lavori pubblici, esercita i poteri di indirizzo e di vigilanza sull'attività dell'ERPER in conformità alle disposizioni vigenti in materia di programmazione nazionale e regionale.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Mostacchi; ne ha facoltà.
Mostacchi (UV) Il Consigliere Martin sostiene che nel disegno di legge è previsto il pareggio del bilancio; però alla lettera c) dell'articolo 3 si dice che il pareggio può essere conseguito anche con dei contributi regionali, mentre l'emendamento del Consigliere Riccarand dice una cosa ben diversa. Ho detto questo non per ragioni polemiche, ma per amor di chiarezza e per non passare per ignorante.
Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Martin.
Martin (ADP) Io non voglio dare dell'ignorante a nessuno, però il secondo comma dell'articolo 3 dice che l'ERPER provvede alle spese per il proprio funzionamento mediante tutta una serie di provvedimenti, tra i quali ci possono anche essere i contributi della Regione, ma non è detto che questi ci debbano essere; pertanto il pareggio del bilancio...
(...Interruzione del Consigliere Mostacchi...)
questo lo deciderà la Regione, ma non è detto che ci debba essere per forza un contributo regionale; questo contributo ci potrà essere, ma a fronte di spese che dovranno essere documentate dal nuovo istituto; non è assolutamente detto però che questo contributo sia obbligatorio.
Presidente I consiglieri relatori hanno presentato tre emendamenti all'articolo 1, relativi rispettivamente ai comma 2, 3 e 4. Se non ci sono obiezioni o rilievi, li metterei in votazione tutti e tre insieme.
Do lettura degli emendamenti all'articolo 1 presentati dai consiglieri relatori Martin e Ricco.
Emendamenti Articolo 1
Il comma 2 è sostituito dal seguente:
2. L'ERPER, che assume la personalità giuridica di ente pubblico economico, è dotato di autonomia organizzativa, patrimoniale e contabile nel quadro e nei limiti della legislazione vigente, nazionale e regionale; l'ERPER rappresenta inoltre lo strumento del quale la Regione Autonoma Valle d'Aosta e gli enti locali si avvalgono per l'attuazione degli interventi di edilizia residenziale pubblica, delle scelte programmatiche ed urbanistiche, e per la gestione del relativo patrimonio.
Il comma 3 è sostituito dal seguente:
3. Dall'entrata in vigore della presente legge sono trasferite al nuovo ente tutte le competenze in materia di amministrazione, gestione e manutenzione dei fabbricati di proprietà della Regione destinati alla locazione per fini di edilizia residenziale pubblica, sulla base di una convenzione approvata dalla Giunta regionale entro i successivi novanta giorni; possono inoltre essere trasferite tutte le competenze in materia di amministrazione, gestione e manutenzione dei fabbricati di proprietà degli enti locali, sulla base di convenzioni bilaterali da concordarsi con gli enti locali interessati.
Il comma 4 è sostituito dal seguente:
4. La Giunta regionale, avvalendosi dell'Assessorato dei lavori pubblici, sentiti gli Enti proprietari, esercita i poteri di indirizzo e di vigilanza sull'attività dell'ERPER in conformità alle disposizioni vigenti in materia di programmazione nazionale e regionale.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione per scrutinio segreto gli emendamenti testé letti.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 18
Contrari: 9
Il Consiglio approva
PresidenteDo lettura dell'articolo 1 emendato.
Articolo 1 (Istituzione)
1. In conformità a quanto disposto dall'articolo 62, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 22 febbraio 1982, n. 182, concernente norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d'Aosta, a far data dall'entrata in vigore della presente legge regionale, l'Istituto autonomo per le case popolari della Valle d'Aosta (IACP) assume la denominazione di Ente regionale per l'edilizia residenziale (ERPER).
2. L'ERPER, che assume la personalità giuridica di ente pubblico economico, è dotato di autonomia organizzativa, patrimoniale e contabile nel quadro e nei limiti della legislazione vigente, nazionale e regionale; l'ERPER rappresenta inoltre lo strumento del quale la Regione Autonoma Valle d'Aosta e gli enti locali si avvalgono per l'attuazione degli interventi di edilizia residenziale pubblica, delle scelte programmatiche ed urbanistiche, e per la gestione del relativo patrimonio.
3. Dall'entrata in vigore della presente legge sono trasferite al nuovo ente tutte le competenze in materia di amministrazione, gestione e manutenzione dei fabbricati di proprietà della Regione destinati alla locazione per fini di edilizia residenziale pubblica, sulla base di una convenzione approvata dalla Giunta regionale entro i successivi novanta giorni; possono inoltre essere trasferite tutte le competenze in materia di amministrazione, gestione e manutenzione dei fabbricati di proprietà degli enti locali, sulla base di convenzioni bilaterali da concordarsi con gli enti locali interessati.
4. La Giunta regionale, avvalendosi dell'Assessorato dei lavori pubblici, sentiti gli Enti proprietari, esercita i poteri di indirizzo e di vigilanza sull'attività dell'ERPER in conformità alle disposizioni vigenti in materia di programmazione nazionale e regionale.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 1 emendato testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 18
Contrari: 9
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 2.
Articolo 2 (Funzioni e compiti)
1. Le funzioni amministrative che l'ERPER svolge, adeguando a tal fine la propria struttura operativa, sono le seguenti:
a) provvedere all'acquisizione delle aree, alla realizzazione di opere di urbanizzazione primaria, secondaria e di supporto agli interventi edilizi, alle demolizioni, alle costruzioni, agli interventi di ristrutturazione, risanamento e restauro conservativo di singoli edifici o di complessi edilizi, con eventuali annessi servizi sociali, nonché di agglomerati urbani o extraurbani;
b) acquisire, ai fini dell'edilizia residenziale pubblica, alloggi di cooperative a proprietà indivisa in caso di loro scioglimento o liquidazione;
c) fornire alla Giunta regionale tutti gli elaborati tecnico-economici utili ad esercitare le sue funzioni di controllo e di indirizzo sull'attività dell'ente;
d) attuare, con le proprie strutture e con forme di collaborazione tecnica da parte di terzi, studi ed elaborazioni in merito alla sperimentazione di nuove tecniche edilizie ed impiantistiche, oltre che alla predisposizione di studi e piani urbanistici;
e) attivare forme di collaborazione tecnico-economica con gli enti locali, altri enti pubblici e istituzioni, stipulando a tal fine le necessarie convenzioni.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 2 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 18
Contrari: 9
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 3.
Articolo 3 (Patrimonio e mezzi finanziari)
1. All'ERPER viene trasferita tutta la situazione patrimoniale e finanziaria così come risultante dagli atti contabili dell'Istituto autonomo per le case popolari della Valle d'Aosta alla data di entrata in vigore della presente legge.
2. L'ERPER provvede alle spese per il proprio funzionamento mediante:
a) rendite patrimoniali;
b) entrate derivanti da finanziamenti per la realizzazione di opere e lo svolgimento di attività previste dalle leggi regionali e nazionali e dalle disposizioni comunitarie;
c) contributi della Regione;
d) proventi derivanti dallo svolgimento delle attività istituzionali e da prestazioni di servizi;
e) eventuali liberalità disposte da enti pubblici o da privati.
Presidente Do lettura di un emendamento aggiuntivo all'articolo 3, presen-tato dal Consigliere Riccarand.
Emendamento Articolo 3, aggiungere il seguente terzo comma:
"3. L'ERPER informa la propria attività a criteri di efficacia, efficienza ed economicità ed ha l'obbligo del pareggio del bilancio da perseguire attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi".
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'emendamento testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 28
Votanti: 28
Favorevoli: 25
Contrari: 3
Il Consiglio approva
PresidenteDo lettura dell'articolo 3 emendato.
Articolo 3 (Patrimonio e mezzi finanziari)
1. All'ERPER viene trasferita tutta la situazione patrimoniale e finanziaria così come risultante dagli atti contabili dell'Istituto autonomo per le case popolari della Valle d'Aosta alla data di entrata in vigore della presente legge.
2. L'ERPER provvede alle spese per il proprio funzionamento mediante:
a) rendite patrimoniali;
b) entrate derivanti da finanziamenti per la realizzazione di opere e lo svolgimento di attività previste dalle leggi regionali e nazionali e dalle disposizioni comunitarie;
c) contributi della Regione;
d) proventi derivanti dallo svolgimento delle attività istituzionali e da prestazioni di servizi;
e) eventuali liberalità disposte da enti pubblici o da privati.
3. L'ERPER informa la propria attività a criteri di efficacia, efficienza ed economicità ed ha l'obbligo del pareggio del bilancio da perseguire attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 3 emendato testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 18
Contrari: 9
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 4.
Articolo 4 (Regolamento interno)
1. L'ERPER determina con apposito regolamento l'organizzazione interna ed il funzionamento dei propri organi, in conformità a quanto previsto dalla presente legge.
2. Il regolamento è adottato dal Consiglio di amministrazione dell'ERPER a maggioranza assoluta dei suoi componenti, entro novanta giorni dal suo insediamento.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 4 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 18
Contrari: 9
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 5.
Articolo 5 (Organi istituzionali)
1. Sono organi dell'ERPER:
a) il Consiglio di amministrazione;
b) il Presidente;
c) il Collegio sindacale.
PresidenteSe nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 5 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 6.
Articolo 6 (Consiglio di amministrazione)
1. Il Consiglio di amministrazione è nominato secondo i criteri e le modalità previste dalla legge regionale 27 marzo 1991, n. 12, concernente criteri per le nomine e le designazioni di competenza regionale, ed è costituito dai seguenti membri:
a) tre rappresentanti della Regione designati dal Consiglio regionale, di cui uno designato dalla minoranza;
b) un rappresentante del Comune di Aosta, designato dal Consiglio comunale;
c) un rappresentante dei comuni sul cui territori insistano quote significative di alloggi di edilizia residenziale pubblica, designato dall'Associazione Sindaci della Valle d'Aosta (ASVA);
d) un rappresentante designato congiuntamente dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative della regione;
e) un rappresentante degli assegnatari degli alloggi designato dalle associazioni degli assegnatari operanti in Valle d'Aosta.
2. I membri del Consiglio di amministrazione di cui al comma 1 devono avere almeno uno dei seguenti requisiti:
a) titolo di studio di scuola secondaria di secondo grado;
b) almeno tre anni di esperienza di amministrazione o di direzione di società per azioni o di ente pubblico.
3. I rappresentanti designati ai sensi del comma 1 sono nominati membri del Consiglio di amministrazione con decreto del Presidente della Giunta regionale. la Giunta regionale nomina, tra i rappresentanti designati dal Consiglio regionale, il Presidente ed il Vice Presidente.
4. Le cariche di Presidente, di Vice Presidente e di consigliere sono incompatibili con quella di membro del Parlamento, di assessore regionale, di consigliere regionale, di sindaco, di assessore comunale di un Comune con popolazione ai cinquemila abitanti; l'incompatibilità con la carica di sindaco e di assessore comunale non opera nei confronti del componente indicato al comma 1, lettera c).
5. Il Consiglio di amministrazione dura in carica per lo stesso periodo del Consiglio regionale e decade nel caso di scioglimento, anche anticipato, di questo; verificandosi tale eventualità il Consiglio di amministrazione rimane comunque in carica, con competenze limitate all'ordinaria amministrazione, fino alla nomina del nuovo Consiglio di amministrazione.
Presidente Do lettura di un emendamento al secondo comma dell'articolo 6, presentato dal Consigliere Riccarand.
Emendamento Articolo 6, comma 2. Sostituire le prime quattro righe del comma con le seguenti:
"2. I membri del Consiglio di amministrazione di cui al comma 1 devono avere comprovate capacità manageriali e possedere almeno uno dei seguenti requisiti".
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'emendamento testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 21
Contrari: 6
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 6 emendato.
Articolo 6 (Consiglio di amministrazione)
1. Il Consiglio di amministrazione è nominato secondo i criteri e le modalità previste dalla legge regionale 27 marzo 1991, n. 12, concernente criteri per le nomine e le designazioni di competenza regionale, ed è costituito dai seguenti membri:
a) tre rappresentanti della Regione designati dal Consiglio regionale, di cui uno designato dalla minoranza;
b) un rappresentante del Comune di Aosta, designato dal Consiglio comunale;
c) un rappresentante dei comuni sul cui territori insistano quote significative di alloggi di edilizia residenziale pubblica, designato dall'Associazione Sindaci della Valle d'Aosta (ASVA);
d) un rappresentante designato congiuntamente dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative della regione;
e) un rappresentante degli assegnatari degli alloggi designato dalle associazioni degli assegnatari operanti in Valle d'Aosta.
2. I membri del Consiglio di amministrazione di cui al comma 1 devono avere comprovate capacità manageriali e possedere almeno uno dei seguenti requisiti:
a) titolo di studio di scuola secondaria di secondo grado;
b) almeno tre anni di esperienza di amministrazione o di direzione di società per azioni o di ente pubblico.
3. I rappresentanti designati ai sensi del comma 1 sono nominati membri del Consiglio di amministrazione con decreto del Presidente della Giunta regionale. la Giunta regionale nomina, tra i rappresentanti designati dal Consiglio regionale, il Presidente ed il Vice Presidente.
4. Le cariche di Presidente, di Vice Presidente e di consigliere sono incompatibili con quella di membro del Parlamento, di assessore regionale, di consigliere regionale, di sindaco, di assessore comunale di un Comune con popolazione ai cinquemila abitanti; l'incompatibilità con la carica di sindaco e di assessore comunale non opera nei confronti del componente indicato al comma 1, lettera c).
5. Il Consiglio di amministrazione dura in carica per lo stesso periodo del Consiglio regionale e decade nel caso di scioglimento, anche anticipato, di questo; verificandosi tale eventualità il Consiglio di amministrazione rimane comunque in carica, con competenze limitate all'ordinaria amministrazione, fino alla nomina del nuovo Consiglio di amministrazione.
PresidenteSe nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 6 emendato testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 7.
Articolo 7 (Procedure di designazione)
1. Il Presidente della Giunta regionale, entro trenta giorni dalla nomina dei membri del Consiglio di amministrazione, di cui all'articolo 6, comma 1, lettera a), richiede agli organismi di cui all'articolo 6 le designazioni di rispettiva competenza.
2. Qualora, decorso il termine di sessanta giorni dalla richiesta di cui al comma 1, non siano pervenute tutte le designazioni, il Consiglio di amministrazione è comunque costituito, purché siano pervenute le designazioni di almeno due terzi dei suoi componenti, fermo restando l'obbligo dell'integrazione non appena pervengano le rimanenti designazioni.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 7 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 8.
Articolo 8 (Attribuzioni e compiti del Consiglio di amministrazione)
1. Il Consiglio di amministrazione si riunisce almeno una volta a bimestre e può essere convocato su richiesta di tre consiglieri o di due sindaci revisori, nonché ogni qualvolta il Presidente lo ritenga necessario.
2. Per la validità delle sedute occorre la presenza di almeno quattro dei componenti il Consiglio; per la validità delle deliberazioni occorre la maggioranza dei voti dei presenti.
3. Spetta al Consiglio di amministrazione deliberare in ordine alla definizione ed attuazione delle scelte programmatiche e degli indirizzi generali dell'attività dell'ente ed in particolare alla:
a) approvazione del bilancio di previsione e del conto consuntivo;
b) approvazione del regolamento di organizzazione;
c) approvazione dei programmi di intervento;
d) approvazione di atti di acquisto e alienazione di beni immobili;
e) accettazione di eredità, legati, lasciti e donazioni;
f) approvazione del regolamento del personale;
g) approvazione di atti, contratti o convenzioni;
h) decisione di resistere in giudizio o provvedere a transazioni.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 8 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 9.
Articolo 9 (Decadenza dei membri del Consiglio di amministrazione)
1. I membri del Consiglio di amministrazione vengono dichiarati decaduti dalla carica, con decreto del Presidente della Giunta regionale, su proposta del Presidente dell'ERPER, qualora, senza giustificato motivo, espresso in forma scritta, non partecipino a tre sedute consecutive del Consiglio di amministrazione.
2. I membri del Consiglio di amministrazione vengono, altresì, dichiarati decaduti dalla carica, con decreto del Presidente della Giunta regionale, qualora si verifichi una delle situazioni di incompatibilità previste dall'articolo 6, comma 4.
3. Nel caso di decadenza, per qualsiasi motivo, dei componenti del Consiglio di amministrazione, i rispettivi organismi devono provvedere alla designazione dei sostituti entro sessanta giorni dalla data del decreto con cui viene dichiarata la decadenza.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 9 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 10.
Articolo 10 (Funzioni del Presidente e del Vice Presidente)
1. Il Presidente:
a) ha la rappresentanza legale dell'ente;
b) convoca e presiede le adunanze del Consiglio di amministrazione;
c) cura l'esecuzione delle deliberazioni consiliari;
d) predispone l'ordine del giorno delle materie da trattare nelle sedute del Consiglio di amministrazione;
e) redige, per conto del Consiglio di amministrazione, le relazioni annuali da trasmettere alla Giunta regionale relative al bilancio preventivo, al conto consuntivo, allo stato di attuazione dei programmi ed all'attività svolta.
2. Il Vice Presidente sostituisce il Presidente in caso di sua assenza od impedimento e collabora con esso alla esecuzione e nello svolgimento dei compiti attribuiti al Presidente; il Vice Presidente provvede altresì allo svolgimento dei compiti conseguenti il conferimento di eventuali deleghe da parte del Consiglio di amministrazione.
3. In caso di assenza del Presidente e del Vice Presidente le funzioni sono svolte dal consigliere più anziano di nomina e, in caso di parità di nomina, dal più anziano di età.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 10 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 11.
Articolo 11 (Collegio sindacale)
1. Il Collegio sindacale è composto da tre sindaci, di cui uno con funzioni di Presidente, scelti tra gli iscritti all'albo dei revisori dei conti.
2. I membri del Collegio sindacale sono designati dal Consiglio regionale. La Giunta regionale, con propria deliberazione, provvede alla nomina del Presidente del Collegio sindacale.
3. I sindaci restano in carica per la stessa durata del rispettivo Consiglio di amministrazione.
4. Per l'incompatibilità e la decadenza dei componenti il Collegio sindacale valgono le norme stabilite per i componenti il Consiglio di amministrazione.
5. I sindaci hanno facoltà di assistere a tutte le sedute del Consiglio di amministrazione e di prendervi la parola; è obbligatoria la presenza del Presidente del Collegio sindacale alle sedute del Consiglio di amministrazione che annoverino all'ordine del giorno argomenti inerenti:
a) al bilancio preventivo;
b) al conto consuntivo.
6. E' fatto obbligo all'ERPER di inviare alla Giunta regionale copia dei verbali relativi alle sedute del Collegio sindacale.
PresidenteSe nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 11 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 12.
Articolo 12 (Scioglimento e revoca degli organi istituzionali)
1. Il Consiglio di amministrazione e il Collegio sindacale possono essere sciolti per una delle seguenti cause:
a) gravi irregolarità nella gestione dell'ente;
b) impossibilità di funzionamento;
c) gravi violazioni delle direttive fissate dai programmi regionali o mancata attuazione, senza giustificato motivo, dei programmi di intervento o di gestione del patrimonio.
2. Il provvedimento di scioglimento degli organi istituzionali è adottato con decreto del Presidente della Giunta, previa deliberazione della Giunta regionale.
3. Con il decreto di cui al comma 2 si procede, altresì, alla revoca del Presidente dell'ERPER e alla nomina di un commissario straordinario per lo svolgimento delle attività istituzionali sino alla ricostituzione degli organi istituzionali.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 12 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 13.
Articolo 13 Ai componenti degli organi dell'ERPER competono i seguenti emolumenti:
a) Presidente: indennità mensile di lire 4.000.000;
b) Vice Presidente: indennità mensile di lire 1.500.000;
c) Consigliere: gettone di presenza di lire 150.000;
d) Presidente Collegio sindacale: indennità annua di lire 9.500.000;
e) Sindaco: indennità annua di lire 7.700.000.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 13 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 14.
Articolo 14 (Personale)
1. Lo stato giuridico e il trattamento economico del personale sono stabiliti dalle norme dalle norme generali sull'ordinamento e sullo stato giuridico ed economico del personale della Regione, approvato con legge regionale 28 luglio 1956, n. 3 e successive modificazioni ed integrazioni.
2. L'attribuzione del livello di inquadramento e l'applicazione dell'ordinamento giuridico ed economico del personale hanno effetto a partire dal 1° gennaio 1991.
3. L'inquadramento del personale è disposto nel termine di centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sulla base delle mansioni effettivamente svolte dal personale.
4. L'assunzione del personale avviene mediante pubblico concorso, con le modalità ed i criteri stabiliti con il regolamento del personale.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 14 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 15.
Articolo 15 (Formazione ed approvazione dei bilanci)
1. L'esercizio finanziario dell'ERPER decorre dal 1° gennaio e termina il 31 dicembre di ciascun anno.
2. Il bilancio di previsione è redatto secondo lo schema adottato con decreto del Ministro del tesoro 10 ottobre 1986 (pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale n. 36 del 13 febbraio 1987).
3. Il bilancio di previsione, da approvarsi entro il 30 novembre di ogni anno, i relativi allegati e la delibera di approvazione, sono trasmessi entro i successivi trenta giorni alla Commissione regionale di controllo sugli atti degli enti locali.
4. Entro due mesi dalla chiusura di ciascun esercizio finanziario il Presidente dell'ERPER sottopone lo schema del conto consuntivo, unitamente alla relazione illustrativa, al Collegio sindacale.
5. Il Collegio sindacale, entro trenta giorni dal ricevimento, redige apposita relazione, da allegare allo schema del conto consuntivo, contenente, fra l'altro, l'attestazione circa la corrispondenza delle risultanze di bilancio con le scritture contabili, nonché valutazioni in ordine alla regolarità ed economicità della gestione.
6. Lo schema consuntivo, con le relazioni del Presidente e del Collegio sindacale, è sottoposto al Consiglio di amministrazione, che deve deliberarlo entro il mese di aprile successivo alla chiusura dell'esercizio finanziario, ed è trasmesso entro i successivi trenta giorni alla Commissione regionale di controllo sugli atti degli enti locali.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 15 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 16.
Articolo 16 (Esercizio provvisorio)
1. Nell'eventualità che l'approvazione del bilancio di previsione non intervenga prima dell'inizio dell'esercizio cui lo stesso si riferisce, la Giunta regionale può autorizzare, per non più di quattro mesi, l'ERPER a ricorrere all'esercizio provvisorio di bilancio.
2. Durante l'esercizio provvisorio l'ERPER è autorizzato ad assumere, per ciascun mese, impegni di spesa limitatamente ad un dodicesimo della spesa prevista da ciascun capitolo del bilancio preventivo dell'anno precedente, ovvero nei limiti della maggior spesa necessaria, ove si tratti di spese non suscettibili di impegno frazionabile in dodicesimi.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 16 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 17.
Articolo 17 (Controlli e vigilanza)
1. Il controllo di legittimità sugli atti dell'ERPER è esercitato dalla Com-missione regionale di controllo, che approva le deliberazioni elencate all'articolo 8, comma 3, lettere a), b), c), g) e h), nonché quelle deli-berazioni relative ad interventi non rientranti nei piani di localizzazione regionale ai sensi della legge 5 agosto 1978, n. 457, concernente norme per l'edilizia residenziale pubblica, e successive modificazioni.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 17 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
PresidenteDo lettura dell'articolo 18.
Articolo 18 (Intervento sostitutivo)
1. In caso di inosservanza dei termini previsti da norme di legge o di regolamento per l'assunzione di provvedimenti obbligatori da parte dell'ERPER, l'Assessore ai lavori pubblici può assegnare un congruo termine per l'adozione del provvedimento.
2. La Giunta regionale, in caso di inadempienza, nomina un commissario "ad acta", fermo restando quanto previsto dall'articolo 12.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 18 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 19.
Articolo 19 (Commissione tecnica)
1. Presso l'ERPER è costituita una Commissione tecnica consultiva in sostituzione dell'attuale Commissione nominata ai sensi dell'articolo 63 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, concernente programmi e coordinamento dell'edilizia residenziale pubblica; le competenze attribuite alla nuova Commissione sono quelle previste dalla circolare del Ministero dei lavori pubblici dell'11 giugno 1973, n. 300/AG, e dai provvedimenti statali in materia di edilizia residenziale pubblica.
2. La Commissione è così composta:
a) dal Presidente dell'ERPER;
b) dall'Ingegnere capo dell'Assessorato regionale dei lavori pubblici, o un suo delegato;
c) dall'Assessore all'edilizia o all'urbanistica del Comune interessato;
d) dal Capo dell'Ufficio tecnico dell'ERPER;
e) da due tecnici del ramo, iscritti all'albo e nominati dalla Regione;
f) da un rappresentante delle cooperative, nominato dalla Regione su proposta dell'Associazione regionale delle cooperative giuridicamente riconosciute.
3. La Commissione è costituita con deliberazione del Consiglio di amministrazione dell'ERPER entro trenta giorni dalla data di nomina degli esperti di cui al comma 2, lettere e) ed f), da parte della Regione; la Commissione dura in carica cinque anni.
4. Ai componenti della Commissione di cui al comma 2, lettere e) ed f), è corrisposto, per la partecipazione alle sedute e per le spese accessorie, un compenso pari al gettone di presenza di cui all'articolo 13, comma 1, lettera c).
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 19 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 20.
Articolo 20 (Disposizioni transitorie)
1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Presidente della Giunta regionale promuove la costituzione del Consiglio di amministrazione e del Collegio sindacale, nonché la nomina del Presidente e Vice Presidente dell'ERPER.
2. Fino alla costituzione dei nuovi organi dell'ERPER le funzioni sono esercitate dagli organi attualmente in carica dell'Istituto autonomo per le case popolari della Valle d'Aosta.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 20 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Do lettura dell'articolo 21.
Articolo 21 (Norma finale)
1. Per quanto non previsto dalla presente legge, ivi compreso il finanziamento e il ripiano degli eventuali disavanzi dell'ERPER, restano ferme le disposizioni vigenti in materia di edilizia residenziale pubblica.
Presidente Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 21 testé letto.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
Presidente Se nessuno chiede la parola, il Consiglio è chiamato ora a pronun-ciarsi, sempre per scrutinio segreto, sul complesso della legge.
Votazione a scrutinio segreto
Esito della votazione
Presenti: 27
Votanti: 27
Favorevoli: 19
Contrari: 8
Il Consiglio approva
