Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 4185 del 15 febbraio 1993 - Resoconto

OGGETTO N. 4185/IX Intendimenti riguardo alla crisi delle imprese del Gruppo Freydoz. (Interpellanza)

Interpellanza Premesso che in Valle d'Aosta il comparto dell'edilizia, dopo aver raggiunto negli anni '80 una dimensione abnorme, risente attualmente in modo pesante gli effetti del rallentamento della spesa pubblica;

evidenziato che nei mesi scorsi si è manifestata con particolare gravità la crisi del "Gruppo Freydoz" che, con le sue imprese, occupava alcune centinaia di lavoratori;

appreso che di fronte alla crisi del "Gruppo Freydoz" la Giunta regionale avrebbe deciso di intervenire con una partecipazione azionario e dei contributi finanziari ad una Società che rileverebbe le imprese del Gruppo Freydoz;

rilevato che tale decisione comporterebbe implicazioni molto importanti e che non può essere assunta senza un dibattito ed un voto nel Consiglio regionale;

il sottoscritto Consigliere regionale del Gruppo Verde Alternativo

interpella

la Giunta regionale per conoscere:

1) qual è l'attuale situazione del comparto dell'edilizia in Valle d'Aosta e le cause della crisi del Gruppo Freydoz;

2) quali pareri sono stati richiesti ed ottenuti da dottori commercialisti e da avvocati per quanto riguarda la fattibilità di una partecipazione azionaria della Regione ad una impresa edile;

3) quali provvedimenti sono stati assunti, in che data, con quali motivazioni (si chiede di conoscere gli estremi delle deliberazioni assunte sull'argomento);

4) come si intende procedere nelle prossime settimane e quando si intende portare in Consiglio regionale il dibattito ed il voto su scelte che hanno importanti e gravi implicazioni.

F.to: Riccarand.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand.

Riccarand (VA)In Valle d'Aosta il settore dell'edilizia ha raggiunto nell'ultimo decennio, ed in particolare negli anni '80, una dimensione enorme, anzi direi una dimensione persino eccessiva rispetto alle caratteristiche della nostra Regione, con una miriade di imprese, in genere piccole, ma anche grandi.

Questo comparto, sovradimensionato soprattutto perché alimentato da potenti commesse pubbliche, risente attualmente in Italia in modo pesante di quel generale rallentamento della spesa pubblica, che sia pure in minor misura fa sentire i suoi effetti anche in Valle d'Aosta, e credo che nell'ultimissimo periodo risenta anche di un certo rallentamento determinato dalle inchieste giudiziarie che si sono sviluppate a livello nazionale e che hanno sicuramente modificato certe procedure un po' veloci che si usavano in passato.

All'interno di questa crisi del comparto dell'edilizia si inserisce il caso specifico del Gruppo Freydoz, cioè di una delle grandi società del settore edili, che è giunta ad occupare diverse centinaia di lavoratori attraverso le varie imprese del Gruppo che attualmente si trova in una situazione di crisi.

Tale situazione è stata affrontata dalla Giunta regionale con una serie di incontri con i lavoratori, di ricerche e studi fatti o commissionati alla Finaosta, nonché con una serie di iniziative che hanno coinvolto, a mio avviso, in maniera del tutto insufficiente il Consiglio regionale e le competenti Commissioni consiliari, nel senso che noi, ad esempio, abbiamo appreso dagli organi di informazione che la Giunta regionale avrebbe deciso una partecipazione azionaria diretta dell'Amministrazione regionale in una società che dovrebbe sostanzialmente rilevare le imprese del Gruppo Freydoz.

Ora, siccome si tratta di scelte che, oltre ad avere rilevantissime implicazioni finanziarie, hanno anche implicazioni di politica economica, noi riteniamo opportuno che, specie se si tratta di avviare una stagione di partecipazioni azionarie della Regione a società del comparto edile, siano discusse all'interno del Consiglio regionale e degli organi competenti.

Con questa interpellanza vorremmo quindi avere alcune notizie sulla situazione generale del comparto dell'edilizia in Valle d'Aosta ed alcune notizie più specifiche sulle imprese del Gruppo Freydoz.

Vorremmo poi conoscere gli studi ed i pareri richiesti dall'Amministrazione regionale ad avvocati e dottori commercialisti in merito alla fattibilità di una partecipazione azionaria della Regione ad un'impresa edile, con tutto quello che essa comporta anche rispetto all'assunzione da parte di tali imprese di opere finanziate appaltate dall'Amministrazione regionale; vorremmo sapere se la Giunta regionale ha assunto provvedimenti che vanno nel senso di questa partecipazione azionaria e quali sono questi provvedimenti.

Vorremmo infine sapere quando e come si intende coinvolgere il Consiglio in decisioni su questa materia così importante tanto dal punto di vista finanziario quanto da quello della politica economica che vogliamo perseguire.

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore ai lavori pubblici, Vallet.

Vallet (UV) Ringrazio il collega Riccarand per aver voluto riportare ancora una volta all'attenzione del Consiglio questa problematica, che è sicuramente complessa e sulla quale molto è stato detto e scritto ed approfitto dell'interpellanza per cercare di chiarire gli obiettivi perseguiti dalla Giunta regionale. Mi scuso fin d'ora se sarò un po' prolisso.

Sulla situazione generale del comparto edile in Valle d'Aosta avevo già avuto modo di esprimermi nel mese di settembre rispondendo ad una interpellanza del Gruppo della Democrazia Cristiana e devo dire che, rispetto a quella situazione, le cose non sono migliorate, anzi sono diventati più evidenti i segni di una crisi ormai incipiente.

In questo momento la situazione mostra i segni di una crisi che ha un connotato di generalità quale forse non ha mai avuto riscontri negli anni precedenti. Il discorso riguarda l'edilizia privata, ma soprattutto quella pubblica.

Per quanto concerne il settore privato, diciamo che le cause principali della recessione sono da individuare nella evidente riduzione del numero delle licenze edilizie rilasciate dagli enti locali, nell'alto costo del denaro, nella mancanza di aree edificabili e nel calo della domanda evidente soprattutto nell'edilizia turistica.

L'altissima domanda che ci era stata in questo particolare settore negli anni precedenti aveva favorito in Valle d'Aosta la proliferazione delle iniziative e quindi delle piccole imprese artigianali, il cui numero è attualmente intorno al migliaio. Quindi nel settore dell'edilizia privata possiamo dire sicuramente che il discorso riguarda soprattutto le piccole imprese artigianali, individuali e a volte familiari.

Se le stime a livello nazionale prevedono per l'edilizia un'ulteriore flessione del 2 per cento, è ragionevole ipotizzare che questa flessione ci sarà anche in Valle d'Aosta, dove forse raggiungerà valori molto superiori.

Per quanto concerne il settore pubblico, le cause della crisi che ha investito gli appalti sono da ricercare prevalentemente nella drastica riduzione degli investimenti, sia da parte degli enti nazionali, sia da parte della stessa Regione. Rispetto al 1991, il 1992 ha registrato un calo in termini reali del 20 per cento degli appalti statali e un calo più o meno analogo degli appalti regionali.

In una tale situazione la concorrenza tra le imprese è diventata sempre più spietata e la Valle d'Aosta in particolare è diventata terra di conquista anche per il fatto che non ci sono molte imprese in grado di contrastare le azioni delle grandi imprese generali.

Il mercato nazionale è attualmente condizionato dalle grandi imprese aventi categorie illimitate in tutti i settori ed in grado di eseguire anche piccoli lavori di importo limitato.

Pertanto, la situazione di superaffollamento delle imprese locali agli appalti, aggravata dalla sempre maggiore presenza di imprese esterne alla Valle d'Aosta, determina un giustificato timore di restare senza lavoro, con conseguenti - e questo è un altro punto - adozione di offerte al massimo ribasso su prezzi a volte già poco remunerativi in partenza ed assunzione di lavori che a volte, invece di produrre ricchezza, annullano le stesse risorse delle imprese.

Questa situazione, oggettivamente molto grave, non si è tradotta per il momento in un consistente calo occupazionale, anche per la presenza dei grossi cantieri autostradali. I dati forniti dalla locale Cassa edile mostrano per il 1992 una sostanziale tenuta sia del numero delle imprese iscritte, con oltre 420 presenze, sia del numero totale degli occupati, che si aggira intorno alle 5000 unità, con un incremento del 4 per cento sul 1991.

Altra causa di crisi e di difficoltà è da individuare nell'inadeguato utilizzo degli strumenti finanziari, rapportati a volte ad esigenze di crescita troppo rapida, con conseguenti indebitamenti ed evidenti crisi di liquidità, che mettono in ginocchio le imprese non appena si inceppa una rotella del meccanismo che fa girare il tutto.

Esistono sufficienti motivi per ritenere che nel corso del 1993 l'occupazione del settore edile subirà sicuramente dei contraccolpi stimabili in qualche centinaio di addetti in meno. L'andamento negativo del settore non è più solo avvertibile nelle dichiarazioni degli operatori, perché ora trova riscontro anche nei dati Istat. Inoltre, l'Ance prevede nel prossimo trimestre un ulteriore calo del 6 per cento, visto che i bandi di gara hanno subìto in termini di importi un crollo del 27 per cento.

Purtroppo, anche il mercato valdostano è nettamente in linea con l'andamento nazionale. Probabilmente molte imprese valdostane non sapranno superare da sole la crisi che si manifesterà in modo drammatico, in quanto molte di loro presentano carenze che non sono superabili con aiuti meramente finanziari: disinformazione sulle conseguenze che comporterà l'applicazione della nuova normativa che concerne - ad esempio - l'abolizione della revisione prezzi, l'inadeguata capacità di effettuare corrette analisi dei costi, l'inadeguata contabilità industriale; assenza di un controllo di gestione...

Nel corso del 1992, le espulsioni di personale dal settore non hanno creato particolari problemi, perché il personale è stato rioccupato in tempi brevi grazie all'apertura dei nuovi cantieri autostradali. Si prevede che non altrettanto accadrà nel 1993.

In conclusione, le prevedibili situazioni di crisi che si potranno verificare nel 1993 coinvolgeranno in modo particolare le imprese che manifestano incapacità di contrastare la concorrenza, assenza di programmazione, quindi incapacità a definire un portafoglio ordini consistente ed abitudine ad acquisire lavori anche non remunerativi per poter sopravvivere anche finanziariamente, utilizzando l'anticipazione e garantendosi il fatturato anche a discapito della redditività.

Ecco, in questo panorama si è inserito il discorso sulle difficoltà del Gruppo Freydoz, sulle cui cause io andrei a riprendere puntualmente la relazione del Commissario giudiziale, che ha creduto appunto di individuare soprattutto nel carattere non remunerativo dei contratti di appalto pubblici stipulati dalla Società, sia nel contrarsi in modo nettissimo dei lavori in corso.

Sotto il primo profilo occorre sottolineare che i costi che la Società ha dovuto sopportare per l'esecuzione dei lavori, sia direttamente sia tramite le consortili, sono stati di gran lunga superiori rispetto agli incassi, determinando vistose perdite.

Va ricordato che l'impresa Freydoz, riunita in associazione temporanea con la Bertino e la Garetto, aveva ottenuto dalla Rav l'affidamento degli appalti per la costruzione di lotti dell'autostrada Aosta-Monte Bianco per oltre 88 miliardi. I contratti in questione si sono rilevati fortemente deficitari: a fronte di lavori eseguiti per 81 miliardi, gli incassi sono stati di soli 74 miliardi, con un impegno di spesa per completare l'opera di circa 100 miliardi. Si tratta quindi di una perdita secca di 26 miliardi.

Un altro contratto, fortemente deficitario è stato quello per la costruzione della circonvallazione di Aosta (Lotto 2 nel tronco Aosta Est-Aosta Centro).

La situazione di grave sbilancio è stata notevolmente aggravata dalla mancata approvazione o dai ritardi nelle approvazioni da parte della stazione appaltante di variazioni in corso d'opera e dalla mancata presa in considerazione delle riserve formulate dall'impresa relativamente ai Lotti 6, 7 e 7 bis dell'autostrada, creando quindi una gravissima crisi di liquidità, che si è trasformata, tenendo conto del carattere non remunerativo dei prezzi e degli oneri finanziari, in stato di crisi non reversibile.

Non sono neanche da sottovalutare gli effetti dovuti alle note vicende giudiziarie, che hanno coinvolto la proprietà, in relazione ai lavori avuti con l'Anas, che hanno determinato un lunghissimo blocco dei pagamenti, con conseguente aumento dei problemi connessi alla crisi di liquidità.

Rispetto quindi a questa situazione generale e rispetto al caso particolare del Gruppo Freydoz, la Giunta regionale ha inteso muoversi affidando due incarichi di consulenza al Dott. Piaggio e alla Dott.ssa Moretto, con delibere di Giunta n. 9739 del 23 ottobre 1992 e n. 268 del 23 gennaio 1993, aventi come finalità l'individuazione di interventi di carattere generale utilizzabili in caso di necessità per intervenire nel settore.

Una prima relazione, che ci è stata fornita dai consulenti, individuava sostanzialmente in due vie le possibilità di intervento.

Da una parte finanziamenti agevolati da concedere ad imprese che intendessero essere assuntrici del concordato. Ipotesi questa che si è verificata a quel momento non essere praticabile, proprio perché non c'erano le aziende interessate all'assunzione del concordato.

Seconda via, la costituzione di una società per azioni che si potesse configurare come un nuovo ente produttivo che rilevasse l'operatività delle aziende in liquidazione. Questo era fattibile con la creazione di una società per azioni che potesse avere la maggioranza di capitale pubblico o il cento per cento di capitale pubblico, oppure che prevedesse una partecipazione di capitale pubblico in misura minoritaria, evidentemente tramite lo strumento operativo della Finaosta.

Rispetto alla prima possibilità, cioè alla società per azioni a prevalente capitale pubblico, evidentemente sono sorte delle perplessità per quanto concerne alcuni aspetti giuridici, che sono stati evidenziati anche in un parere espresso dal Prof. Siniscalco, che era stato chiamato ad esprimersi in merito.

Tali perplessità concernevano l'eventuale futura partecipazione di un'impresa così strutturata in appalti della Regione. Lo stesso Prof. Siniscalco aveva evidenziato problemi che avrebbero potuto nascere rispetto a normative CEE sulla libera concorrenza tra imprese.

Comunque, diciamo che anche dal punto di vista politico, l'intervento di questo tipo ha creato non poche perplessità rispetto ad una tendenza, in questo momento ormai generalizzata, di andare verso un discorso di privatizzazione delle imprese; quindi la proposta si poneva controcorrente.

Rimaneva da esaminare la possibilità di costituire una società con capitale a maggioranza pubblico, in cui la Finaosta si ponesse come strumento a sostegno di una iniziativa privata, che avrebbe - lo voglio sottolineare - comunque dovuto prevedere un intervento privato di otto o dieci miliardi, quindi un intervento che avrebbe dovuto essere portato avanti da un interlocutore di una certa dimensione e con solide garanzie.

Quali sono le motivazioni che hanno indotto la Giunta ad approfondire quest'ultima possibilità?

Intanto la Giunta ha giudicato utile fare il possibile per recuperare un'attività produttiva di notevoli dimensioni per il mercato valdostano, cercando di evitare il depauperamento dell'economia regionale, tenendo conto anche degli evidenti riflessi che il discorso ha per tutto l'indotto che gira intorno a questa attività.

Abbiamo tenuto conto anche dell'aspetto occupazionale - voglio ricordare che nel 1991 il Gruppo occupava più di 400 addetti - e in qualche maniera abbiamo voluto tenere conto degli evidenti risvolti negativi di un possibile fallimento rispetto ai debiti del Gruppo anche verso creditori valdostani, che hanno una dimensione considerevole, perché ammontano a più di otto miliardi.

Inoltre, proprio per evitare che la procedura finisse con il fallimento, abbiamo preso atto delle conclusioni della relazione del Commissario giudiziale, il quale, riferendosi alle cifre presentate dalle società in liquidazione per accedere alla procedura di concordato, aveva scritto: "Affinché le previsioni formulate possano nella realtà concretizzarsi, si rende indispensabile che il complesso aziendale Freydoz venga realizzato nel suo insieme funzionante. Sarebbe impensabile realizzare l'attivo nella misura prevista in sede di smantellamento aziendale".

Pertanto, sulla base di queste considerazioni, constatato che alla fine di dicembre, proprio negli ultimi giorni dell'anno, alcune imprese avevano manifestato interesse verso un tipo di operazione di questo genere, la Giunta, con delibera n. 160 dell'8 gennaio, ha inteso definire quelle che potevano essere le linee di intervento, adottando una delibera che voleva essere ed è una delibera di intenti - io credo che il Consigliere Riccarand abbia già avuto modo di vederla - consistenti appunto:

- nell'intervenire intanto per il recupero delle strutture produttive, attraverso sostegni finanziari da accordare ad una o più società che intendano acquisire i complessi aziendali facenti capo alle società del Gruppo, garantendo una valida capacità tecnico-organizzativa ed economico-finanziaria,

- nell'attuare gli interventi finanziari tramite la Finaosta, nelle due forme che ho prima precisato (partecipazione in misura minoritaria nel capitale sociale delle società che verranno all'uopo costituite e concessione di finanziamenti).

Era stato definito che l'intervento avrebbe comunque dovuto avere una valenza limitata alla fase transitoria necessaria per il riassetto dell'attività produttiva, mentre erano stati rinviati comunque a successive deliberazioni l'approvazione ed il finanziamento delle eventuali spese, questo perché, rispetto all'interessamento che si era manifestato da parte di alcune imprese, era necessario concretizzare e quindi dare degli elementi ai consulenti che poi hanno sentito ed hanno raccolto le volontà e le proposte delle imprese che sono state contattate.

I consulenti hanno contattato le imprese e ne hanno verificato i settori di attività, la disponibilità ad acquisire quote di maggioranza eventualmente anche con altri partner, la disponibilità a rilevare i lavori in corso e quindi le garanzie per l'assunzione immediata dalle maestranze, la disponibilità all'acquisto dei beni immobili, dei mezzi d'opera e delle scorte, la disponibilità a rilevare, eventualmente con partner, le cave, a verificare le esperienze e le innovazioni organizzative, le motivazioni che spingevano tali imprese a voler venire in Valle d'Aosta e l'interesse delle stesse a rilevare le iscrizioni all'Albo nazionale dei costruttori.

Dalle risposte che abbiamo avuto finora emerge che non ci sono le condizioni per poter approfondire questo discorso e quindi abbiamo l'esigenza di approfondire le proposte e definire altre possibilità di intervento che abbiano comunque una valenza di carattere generale, che quindi possano servire ad attenuare la crisi delle imprese del settore, che inevitabilmente si manifesterà in tutta la sua gravità nei prossimi mesi.

In questo senso verrà costituito un gruppo di lavoro ristretto, con rappresentanti della Giunta regionale, affiancati dai consulenti che ho citato in precedenza, da rappresentanti dell'Associazione industriale e delle forze sindacali, per approfondire appunto queste proposte, che verranno evidentemente - se di competenza - sottoposte all'esame del Consiglio e delle Commissioni.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand.

Riccarand (VA) Ringrazio l'Assessore Vallet per la risposta, che è stata molto ampia e puntuale e che credo abbia permesso al Consiglio di avere un quadro generale della situazione di questo comparto, che è molto importante per l'occupazione ed il lavoro, ma che sicuramente non potrà essere mantenuto in queste dimensioni, ma dovrà essere riconvertito. La riconversione non dovrà essere lasciata ad iniziative non controllate, ma dovrà essere in qualche misura guidata dalla mano pubblica, cioè dall'intervento della Regione, che sicuramente va ipotizzato.

Anche rispetto alla situazione del Gruppo Freydoz, mi sembra che siano state delineate con chiarezza sia le cause della crisi sia l'attuale situazione del Gruppo.

Se ho capito bene, nella parte conclusiva l'Assessore ha detto che la strada che era stata imboccata dalla Giunta con la deliberazione dell'inizio di gennaio di puntare sulla partecipazione azionaria della Regione, tramite la Finaosta, in una società per azioni che avrebbe dovuto prendere in mano tutte queste aziende del Gruppo Freydoz, per il momento si è bloccata, ma si stanno comunque studiando ipotesi alternative.

Mi dichiaro sostanzialmente soddisfatto dell'ampiezza della risposta e della documentazione che è stata data, nonché del tipo di impostazione che sta emergendo.

Con l'interpellanza volevamo anche raccomandare di affrontare comunque questo passaggio importante, rappresentato dal tipo di intervento che la Regione vuol fare in questa situazione di crisi, con un dibattito che coinvolgesse tutti gli organi consiliari, per evitare che le decisioni siano assunte solo dalla Giunta, date le enormi implicazioni. Oggi, infatti, c'è la crisi del Gruppo Freydoz, ma poiché tanti altri grandi gruppi edili in Valle d'Aosta si trovano in una situazione precaria, un domani ci potremmo trovare ancora una volta a dover affrontare situazioni analoghe, per cui dobbiamo avere dei parametri di comportamento di carattere generale e non semplicemente di tipo congiunturale.

Spero che il Consiglio e le Commissioni consiliari siano costantemente informati sul modo in cui stanno procedendo i lavori del gruppo ristretto che è stato annunciato dall'Assessore nella parte conclusiva del suo intervento, in modo da permetterci di poter controllare il polso della situazione di un settore così delicato e dagli importanti risvolti per l'economia della nostra Regione.