Oggetto del Consiglio n. 448 del 19 dicembre 1975 - Verbale
OGGETTO N. 448/75 - Disegno di legge regionale concernente: "Proroga, per l'anno 1975, delle provvidenze per la ripresa dell'industria edilizia nel settore dell'edilizia economica e popolare."
Nel corso del 1975 sono state praticamente utilizzate per le provvidenze in oggetto le disponibilità di fondi stanziate fino a tutto il 1974 e si rende quindi necessario autorizzare per il 1975 un ulteriore finanziamento di £. 1.000.000.000.
Tale proposta non ha potuto essere sottoposta prima all'approvazione del Consiglio regionale per le difficoltà incontrate nel corso del 1974 e del corrente esercizio nel reperire, presso gli istituti di credito convenzionati, i finanziamenti concordati mantenendo i tassi di interesse ad un livello notevolmente più basso (10%) di quello praticato sino a poco tempo fa sul mercato del credito (oltre il 18%).
Tale situazione ha provocato notevoli ritardi nella assegnazione delle disponibilità deliberate dal Consiglio e, superati questi ostacoli di ordine tecnico, nel corso del 1975 si è dato corso alla definitiva assegnazione dei mutui agevolati rimasti lungamente in sospeso per le segnalate difficoltà.
Con la presente proposta di finanziamento l'importo dei mutui agevolati che la Regione ha messo a disposizione del settore dell'edilizia economica e popolare negli anni dal 1965 al 1975 ammonta a complessive £. 11.750.000.000.
Il concorso della Regione nel pagamento degli interessi passivi sui mutui resta confermato, come per il passato, nella misura del 4% annuo - durata 20 anni - del mutuo concesso e per il tasso complessivo annuo del 10% già concesso si ritiene di poter intavolare ulteriori trattative per una sua riduzione.
Le proposte formulate con l'allegato disegno di legge prevedono:
1°) un ulteriore finanziamento di £. 1.000.000.000 a valere per l'anno 1975, fermi restando l'attuale ripartizione in zone dei fondi ed i criteri per l'attribuzione dei punteggi all'atto della formazione delle graduatorie;
2°) il finanziamento della maggiore spesa annua di lire 40.000.000, corrispondente a £. 800.000.000 in venti anni, viene assicurato con prelievo della somma stessa dal fondo di riserva per provvedimenti legislativi in corso di perfezionamento, come da allegato F (n. 5) al capitolo 271 del bilancio preventivo della Regione per l'anno 1975;
3°) adeguamento degli impegni derivanti dalla concessione di eventuali garanzie fideiussorie sul nuovo finanziamento.
In proposito, si fa presente che gli Istituti di Credito non hanno a tutt'oggi richiesto alla Regione alcuna garanzia fideiussoria sui mutui agevolati autorizzati dalla Regione, per cui è presumibile che anche per il 1975, nonostante l'aumento dell'importo dei singoli mutui ammessi a contributo, non sarà richiesta alla Regione alcuna garanzia fideiussoria (da computarsi su un massimo del 20% dell'importo del mutuo agevolato).
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Disegno di legge regionale n. 176
REGIONE AUTONOMA VALLE D'AOSTA
Legge regionale ___________________ n ___: PROROGA, PER L'ANNO 1975, DELLE PROVVIDENZE PER LA RIPRESA DELL'INDUSTRIA EDILIZIA NEL SETTORE DELL'EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE.
Il Consiglio Regionale ha approvato;
Il Presidente della Giunta Regionale
PROMULGA
la seguente legge:
Art. 1
Sono prorogate, per l'anno 1975, con le seguenti modifiche, le norme delle leggi regionali 30 novembre 1965, n. 24, 12 settembre 1966, n. 11, 10 aprile 1967, n. 11, 9 febbraio 1968, n. 3, 30 agosto 1970, n. 22, 3 agosto 1971, n. 7, 20 maggio 1972, n. 4, 27 aprile 1973, n. 21 e 6 agosto 1974, n. 29, riguardanti provvidenze per la ripresa dell'industria edilizia nel settore dell'edilizia economica e popolare.
Art. 2
L'importo dei mutui che la Regione può autorizzare per l'esercizio 1975, ai sensi del paragrafo 7) dell'art. 1 della legge regionale 12 settembre 1966, n. 11, è stabilito in Lire un miliardo; la conseguente spesa ventennale risultante a carico della Regione, ammontante a complessive Lire ottocentomilioni, sarà ripartita in venti annualità di Lire quarantamilioni ciascuna, a decorrere dall'anno finanziario 1975 e fino all'anno finanziario 1994.
Al finanziamento della sopracitata spesa derivante a carico della Regione dall'applicazione del presente articolo si provvederà:
a) per l'anno finanziario 1975:
mediante imputazione all'apposito capitolo di spesa 265 del bilancio della Regione per l'anno 1975 ("Contributi per la ripresa dell'industria edilizia nel settore dell'edilizia economica e popolare"), il cui stanziamento annuo viene aumentato da Lire 430.000.000 a Lire 470.000.000 mediante prelievo della somma di Lire 40 milioni dal capitolo 271 del bilancio stesso ("Fondo speciale per oneri derivanti da provvedimenti legislativi regionali in corso di perfezionamento - Spese in conto capitate - Allegato F"), sul quale risulta disponibile la somma annua di Lire 40 milioni;
b) per i successivi anni finanziari:
mediante imputazione della spesa annua di Lire 40 milioni al corrispondente capitolo di spesa dei bilanci di previsione della Regione per i successivi anni finanziari e fino all'anno 1994.
Per l'anno 1975 è impegnata la spesa di Lire 40.000.000 sul predetto capitolo 265 del bilancio stesso.
Art. 3
L'articolo 6 della legge regionale 10 aprile 1967, n. 11, già modificato con l'articolo 3 della legge regionale 30 agosto 1970, n. 22, con l'articolo 3 della legge 20 maggio 1972, n. 4, con l'articolo 3 della legge regionale 27 aprile 1973, n. 21 e con l'articolo 3 della legge regionale 6 agosto 1974, n. 29, viene integrato con l'aggiunta dei seguenti nuovi capoversi finali:
"Lire 13.000.000 per la durata di venti anni, a partire dall'anno 1975 e fino all'anno 1994.
Nel caso di costruzione di nuovi alloggi o di nuove case di abitazione nonché nel caso in cui i beneficiari di mutui agevolati intendano apportare ad abitazioni già di loro proprietà completamenti, ampliamenti od ammodernamenti di rilievo, la Giunta Regionale potrà concedere garanzia sussidiaria, fino alla concorrenza di complessive annue Lire 25.000.000, limitatamente al periodo di esecuzione delle opere e con scadenza all'atto della stipulazione del contratto definitivo di mutuo fino alla concorrenza dell'intera annualità di ammortamento dietro rilascio di idonea garanzia o di garanzia ipotecaria sugli alloggi da costruire o sistemare con i mutui agevolati ed eventualmente su altri beni immobili".
Art. 4
Ai sensi della legge regionale 1° aprile 1975, n. 7, alla copertura degli eventuali oneri derivanti dalla garanzia sussidiaria prevista dall'art. 3 della presente legge si provvederà, ove occorra, per l'esercizio in corso, con l'assegnazione al capitolo 255 della somma necessaria da prelevarsi dallo stanziamento del capitolo 204.
Art. 5
Il Presidente della Giunta Regionale e, in caso di sua assenza od impedimento, l'Assessore regionale alle Finanze sono autorizzati a sottoscrivere gli atti necessari per la concessione dei contributi del 4% a carico della Regione dovuti sul finanziamento previsto dalla presente legge e a rilasciare, ove richiesto, a garanzia del regolare pagamento dei contributi stessi, delegazioni di pagamento sulle sovrimposte terreni e fabbricati o su altro cespite delegabile, nonché a sottoscrivere i contratti di mutuo e le convenzioni con gli Istituti di credito per la regolamentazione dei rapporti tra gli Istituti stessi e la Regione in ordine alle modalità di finanziamento dei mutui.
Art. 6
La presente legge è dichiarata urgente ai sensi del terzo comma dell'articolo 31 dello Statuto speciale ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.
È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Valle d'Aosta.
Caveri (U.V.) - Penso che l'Assessore Fosson riferirà su tale disegno di legge. La Commissione, i cui presenti erano Bordon, Dujany, Chanu, Fosson e Monami, ha preso in esame tale disegno di legge. Al termine del dibattito i presenti si sono espressi nel modo seguente:
- Monami: parere favorevole all'approvazione del disegno di legge, impegnando la Giunta ad un piano organico per quanto riguarda l'edilizia abitativa - rifacendosi alle leggi attualmente in vigore, quale la 865/1971 - nel cui quadro può trovare spazio anche una legge tipo quella in esame, ma sostanzialmente rinnovata;
- Bordon, Dujany e Fosson: parere favorevole all'approvazione del disegno di legge, stante la sua finalità unica di impegnare i fondi previsti nel bilancio 1975 e il proposito di rinnovare sostanzialmente la normativa per ovviare agli inconvenienti oggi riscontrati.
La parola all'Assessore Fosson.
Fosson (U.V.) - Su questo disegno di legge riguardante l'edilizia popolare occorre dire che queste leggi di proroga vanno avanti oramai da diversi anni e hanno subito ogni anno delle modifiche, tanto è vero che per vedere in questo momento quale è la legge vigente ho dovuto pregare il Dottor Barbagallo di fare una collezione di tutte le leggi regionali in argomento per capirne qualche cosa, perché ogni anno si sono fatte delle variazioni, alle volte di poco conto, altre volte più sostanziali, e ogni volta bisogna andare a ricercare tutte queste variazioni.
L'applicazione di questa legge non è stata sempre rigida; c'è stato, come in tutte le cose, un certo lassismo e allora si è cominciato a derogare quanto era stato dettato al momento dell'approvazione di tale legge. Le deroghe qualche volta sono state di poco e poi, un po' per volta, in certi casi si è derogato anche in maniera un po' troppo macroscopica. Guardando quindi all'applicazione di questa legge, la prima cosa che si deve pensare è di ricondurla, nella sua applicazione, sui binari di quando è stata approvata.
Praticamente gli stanziamenti fatti nel 1973 e nel 1974 a un certo momento non avevano potuto andare avanti, perché, con l'aumento dei tassi, le Banche si sono rifiutate di concedere i mutui previsti a un tasso ragionevole e solo alla fine del 1974 e all'inizio del 1975 si è arrivati a sbloccare la questione con l'Istituto San Paolo acquistando le cartelle per un valore di un miliardo e mezzo. Ciò non era previsto e non è un'operazione che va a danno della Regione: dal punto di vista finanziario ci siamo cautelati in tutte le maniere.
Forse è un po' da rivedere la questione che questi Istituti bancari che operano con la Regione, a un certo momento e in certe occasioni si facciano forti di alcune situazioni per... non dico ricattare, ma per fare certe pressioni verso la Regione. Ad ogni modo, detto questo en passant, abbiamo acquistato delle cartelle fondiarie per un miliardo e mezzo al valore nominale di 75 lire con l'accordo che, in qualunque momento, si sarebbero restituite allo stesso valore affinché non ci fosse nessuna perdita. L'interesse su queste cartelle, che sono le nuove, è del 9%: dal punto di vista finanziario, quindi, non ci abbiamo rimesso, l'unica conseguenza è che ci è stato un immobilizzo da cui, però, percepiamo gli interessi. Fatta questa operazione con l'Istituto San Paolo, abbiamo potuto rimettere in marcia i mutui e praticamente, nel corso del 1975, abbiamo dato corso a tutti quelli che erano sospesi riferentisi in parte al 1973 e in parte a tutto il 1974. Abbiamo pertanto ritenuto di non mettere avanti la questione della legge per quanto concerneva il 1975 per esaurire i vecchi mutui e partire eventualmente con gli altri.
Ora, qui noi presentiamo al Consiglio un disegno di legge che non varia per niente quella che è l'attuale legge con tutte le modifiche che ha subito in passato. Ritengo, però, che debba essere modificata. Il disegno di legge che noi presentiamo oggi ha praticamente il valore di impegnare i fondi previsti dal bilancio nel 1975 e di dare la possibilità di contrarre dei mutui per un miliardo allo stesso tasso di interesse per quanto concerne l'apporto della Regione che, come sapete, è il 4% costante. Non solo, quindi, il 4% sugli interessi che andrebbero decrescendo con l'andare del tempo; il 4% costante porta una certa cifra e finisce per lasciare, in questo momento, un 6% a carico del mutuatario. Ciò perché i mutui vengono fatti al tasso del 10%, che è stato fissato anche nel momento in cui i mutui erano al 18% proprio attraverso quelle operazioni che abbiamo fatto con l'Istituto San Paolo e con la Cassa di Risparmio, tenendo invece conto che la Cassa di Risparmio è il nostro Tesoriere, ha altre facilitazioni, pertanto il tasso è stato stabilito in quel 10%.
Può darsi che si possa ridurre ancora di qualche cosa questo tasso complessivo che la Regione ritiene di continuare con il 4%, però dovrà rivedere - almeno è mio convincimento che si debba rivedere - questa legge e, per non fare una cosa affrettata e portarla in questo momento all'approvazione del Consiglio, abbiamo preferito portare queste modifiche, eventualmente rifacendo e rivedendo un po' tutta la legge nel senso di non dover ricorrere alle differenti variazioni avvenute, ripresentando casomai un testo organico di questa legge - se riterremo che ha ancora una validità - e modificando gli aspetti che vanno modificati.
Anticipo subito le cose che vanno modificate: ci sarà da innalzare, tenuto conto della svalutazione della moneta, il reddito dei lavoratori dipendenti - per la possibilità di accedere ai mutui; c'è, invece, un campo che va esaminato molto a fondo perché si è prestato, guardando l'applicazione del legge, a qualche abuso, nel senso che - purtroppo dobbiamo dircelo, e chiaramente - ogni legge che l'Amministrazione regionale approva, sia per dare dei contributi, sia per la questione dei mutui, c'è sempre una categoria di furbi che cerca di trarne vantaggio e così, quando si entra nei particolari, si vede che quella giustizia che dovrebbe esistere molte volte non esiste proprio per questo fatto. Ora, ritengo che l'operatore pubblico, cioè l'Amministrazione regionale, debba venire incontro a tutte le necessità possibili e immaginabili, debba fare molta attenzione e cercare di colpire o almeno di diminuire al massimo questi abusi e queste ingiustizie, perché altrimenti noi creeremmo sempre due categorie: la categoria dei furbi e la categoria dei fessi.
Qui adesso non vorrei allargare il discorso, ma praticamente c'è, ad esempio, la questione degli artigiani: per gli artigiani è stato fissato un reddito molto più basso di quello dei lavoratori dipendenti. Perché? Perché si sapeva benissimo che, per come funzionava il fisco, prima si doveva, eventualmente, denunciare meno. Ora anche all'interno degli artigiani ci sono due categorie: c'è la categoria di quelli - artigiani e piccoli commercianti - che sono in condizioni forse più disagiate che non i lavoratori dipendenti e c'è, invece, una certa categoria di artigiani e di commercianti che, pur avendo sulla base delle denunce dei redditi dei redditi modestissimi - basterebbe vedere il tenore di vita che conducono, il numero di macchine che posseggono, la vita che conducono - si può dire che sono in una condizione di favore rispetto certamente ai lavoratori dipendenti e in condizione di favore rispetto ai loro colleghi artigiani e piccoli commercianti che sono nella scala più bassa. Quindi, mentre per i lavoratori dipendenti non si scappa e oggi con la riforma tributaria si può sapere fino all'ultimo centesimo qual è il reddito del lavoratore dipendente perché attraverso il modello di denuncia non sfugge niente, per certi artigiani, fin quando non vi sarà la possibilità di vedere con precisione l'I.V.A. - e anche ammettendo che ci sia una certa evasione nell'I.V.A. -, noi non siamo in grado assolutamente di controllare niente. Posso dirvi di alcuni casi in cui, per voler approfondire la questione, ho cercato di avere i dati della denuncia dei redditi: la denuncia comporta meno di un milione all'anno ed è gente che si mantiene due o tre macchine, che va al mare d'estate per due mesi, che va in montagna tranquillamente in inverno, che ha la seconda casa e che praticamente sul lavoro lavora molto poco. Ora questi hanno un reddito che è inferiore al milione in un anno. Pertanto noi non siamo in grado, in questo momento, di appurare l'effettivo reddito di questa gente. Ora dico: se questa gente si permette di farsi la villa da 60 milioni, che avrà un alloggio e chiede ancora l'intervento della Regione con un mutuo che attualmente è limitato a 7 milioni, perché a costoro dobbiamo darlo e a un altro lavoratore dipendente, che forse ha superato di pochissimo il reddito fissato, magari di 200 mila lire, non glielo dobbiamo dare?
Ho voluto citare questo esempio per dimostrare che bisognerebbe ritornare a una più rigida applicazione della legge in base a quanto stabilito all'inizio. Quindi, se dovremo rivedere queste cose, le dobbiamo rivedere con dati che possano essere controllati. Vi sono degli abusi anche nelle costruzioni nuove: perché? Perché nella legge c'è, in un dato articolo, la questione che l'Amministrazione regionale concede il mutuo anche se ci sono dei completamenti. E allora, siccome non c'è una normativa precisa, c'è quello che si fa una casa con due alloggi o che, a un certo momento, l'ha già fatta e chiede il mutuo per un alloggio come completamento. Ora bisognerà stabilire bene cosa si intenda per "completamento", perché non è mai stato definito con precisione. Ad ogni modo io ritengo che, nel quadro generale, oggi si abbia la tendenza a favorire anche il ripristino delle vecchie case. Bisognerebbe pertanto studiare eventualmente con una Commissione e anche sentire qual è il desiderio del Consiglio su come orientare questa legge particolarmente nella sistemazione di alloggi in case vecchie, magari anche concedendo incentivi in tal senso e cercando invece di ridurre i mutui in quei campi in cui si notano - o si sono notati in passato - più abusi. Adesso non mi dilungo oltre su questo. Se verranno fuori delle suggestioni da parte di tutto il Consiglio, ne faremo tesoro per discutere in Commissione l'eventuale revisione di questa legge, per renderla più aderente nel momento in cui verrà applicata e, nello stesso tempo, per evitare di creare quelle palesi ingiustizie che, andando a esaminare i progetti, andando a esaminare caso per caso, chi ne ha avuto l'occasione, ha potuto constatare.
Ripeto: il disegno di legge odierno ha solo il valore di impegnare la somma che abbiamo in bilancio, in maniera che non vada a residuo passivo. Abbiamo quindi ricalcato solo la legge così, ma attraverso il regolamento o attraverso una revisione organica di questa legge noi dovremo vedere di evitare questi inconvenienti a cui ho accennato. Questo lavoro non è semplice perché, come dico, il Dottor Barbagallo ha perso alcuni giorni solo per vedere di mettere insieme tutte le variazioni apportate in tutti questi anni a tale legge e ha dovuto fare un fascicolo di questo genere tanto per poterne capire qualche cosa.
Pertanto ritengo che se dobbiamo modificare la legge lo dobbiamo fare senza fretta. Con questo disegno di legge noi permettiamo di accettare le domande e di metterle già in istruttoria, ma praticamente molto presto dovremo vedere un po' di evitare quegli inconvenienti.
Manganoni (P.C.I.) - Questo notevole ritardo è giustificato - ne diamo atto - per la questione dei tassi degli interessi passivi.
Quanto ha detto l'Assessore Fosson è esattamente quello che volevo dire io, quindi non lo ripeto. La questione degli abusi va esaminata, abusi che avvengono particolarmente nell'acquisto di alloggi ad Aosta. Fuori Valle sono pochi gli acquisti, ma qui ad Aosta c'è della gente dove il padre o la madre possiedono degli alloggi, però, siccome li possiedono loro, il figlio ha diritto alla concessione del mutuo o viceversa: insomma, è tutto un abuso! Allora io non la tiro per le lunghe, è vero quanto ha detto Fosson, però bisognerebbe che la Giunta prendesse questo impegno: primo, a selezionare con più serietà e severità le domande - e qui non è più questione di leggi, ma di severità nella selezione e di fare gli accertamenti - e, in secondo luogo - e l'ha detto sempre Fosson - a rivedere questa legge almeno nel corso dell'anno prossimo, in modo da porre termine a questi abusi. È giusto, infatti, concedere quattrini all'edilizia popolare della Regione, però non diamoli a chi già ne ha tanti, bensì a chi ne ha bisogno.
Pollicini (D.P.) - È vero quello che dice l'Assessore Fosson, è stato un periodo difficile per il continuo variare dei tassi. Se questo è un fatto, vi è però da dire che questo disegno di legge presentato... a parte la logica della legge-tampone, che dice: la presentiamo entro fine anno per avere il finanziamento e per non farlo scadere... ma, proprio perché c'è un stato un periodo di tempo in cui forse non era possibile per la questione dei tassi stabilire esattamente qual era l'ammontare di questo mutuo, ci sarebbe stato il tempo, secondo noi, per impostare e studiare una legge secondo quei criteri che - e l'ha fatto capire l'Assessore Fosson - si rende necessario applicare.
Ci si rende conto, ad esempio, che l'ultima variazione della legge risalente al 1973 ha previsto l'aumento dai 4 ai 5 milioni per l'acquisto e l'aumento dai 5 ai 7 per la costruzione. In questo frattempo vi è stato un notevole aumento: mentre allora queste cifre rappresentavano in media, non so, il 60% del costo di acquisto o di costruzione, oggi, con la svalutazione che ha comportato la lievitazione dei prezzi, questi valori rappresentano il 20% del valore reale degli immobili da acquistare o da costruire. C'era quindi il tempo, secondo noi, di studiare questi meccanismi che potevano essere applicati. Oggi, invece, noi abbiamo una legge che, così come sarà approvata o comunque così come sarà proposta, non consentirà lo spostamento delle quote di mutuo da assegnare nei due casi; per cui abbiamo, sì, recuperato quella voce dei 40 milioni di mutuo annuo, è vero, però l'abbiamo recuperata con valori assolutamente irreali quali quello di un mutuo di 5 e di 7 milioni.
Ora non dimentichiamo un aspetto: la lievitazione dei prezzi, dei costi, ha preso a salire all'inizio del 1974, per cui quella legge poteva ancora essere accettata per il 1974, ma nel 1975, evidentemente, non aveva più senso logico. Ecco, quindi, perché sarebbe stato necessario che oggi l'Assessore ci avesse già proposto qualche cosa assieme a questo disegno di legge per l'utilizzo di questi fondi, anche per modificare sia i limiti delle entità dei mutui, sia quelli relativi all'importo, ai redditi di lavoro oltre i quali non si ha diritto ad accedere alle provvidenze della legge, mentre così, con la logica della legge-tampone, ci si è presentato soltanto un modo da poter non mandare a residuo passivo i 40 milioni.
Non siamo pertanto soddisfatti di questo disegno di legge, proprio perché sia la Giunta che l'Assessore sono coscienti che oggi questo tipo di intervento non risponde più allo spirito che aveva quando è stato impostato per la sua esiguità. D'altra parte vi è ancora un altro aspetto del problema: quello di venire incontro allo spirito della legge che, se non sbaglio, dice proprio che è fatta per la ripresa dell'industria edilizia nel settore dell'edilizia popolare. Ora vi è una crisi edilizia notevole, e quindi era necessario dare un incremento concreto, perché sennò questo disegno di legge, così come è impostato oggi, con i massimali previsti, è evidente che non risponde a coprire le necessità di quel tipo di persone a cui era destinata. Se oggi la differenza fra il mutuo e il costo reale dell'alloggio è di 20 milioni, è chiaro che non si può più parlare di edilizia popolare, perché noi non sappiamo quali operai con quei redditi massimi previsti possono accedere a un tipo di mutuo per avere il quale bisognerebbe già possedere di proprio 15, 20 o 25 milioni. Ecco perché riteniamo che oggi questo disegno di legge, così come è presentato, sia un tampone e serva molto poco. Oggi potranno utilizzare questa legge soltanto coloro che hanno redditi nettamente superiori a quelli che erano previsti di essere gli utenti di questo tipo di provvedimento legislativo.
Ecco perché non siamo d'accordo: perché questo provvedimento è una legge-tampone e fra l'altro non tampona niente, viene praticamente snaturata, perché è destinata a un altro tipo di utente e non a quello popolare e, inoltre, non si prefigge neanche di mettere in moto l'edilizia popolare che è in crisi. Abbiamo perso un anno e, di fronte a questo fatto, è chiaro - e lo abbiamo sollecitato in passato, al momento della presentazione della seconda Giunta Andrione - che siamo di fronte a un tipo di proposta che mette ancora una volta in evidenza l'incapacità di questa Giunta di essere tempestiva e aggiornata su un problema che non consente rinvii.
Non siamo pertanto d'accordo su questo disegno di legge, ma lo votiamo, perché evidentemente questo è lo spirito con cui votiamo anche il bilancio provvisorio, però sia chiaro che lo votiamo tenendo ben presente i limiti di intervento di tale provvedimento, limiti che questa Giunta ha fatto ancora una volta evidenziare poiché non ha preparato un discorso che aveva il tempo di preparare.
Quanto alle dichiarazioni sull'aggiornamento della legge che ha fatto oggi l'Assessore, con quale spirito si può dire che questa legge vale oggi e poi nel 1976 modificheremo i criteri e i massimali? Questa legge, così come votata, evidentemente deve essere portata avanti con quei criteri del passato che lo stesso Assessore ha riconosciuto inadeguati e non più aggiornati alle esigenze di quelle che sono le finalità della legge iniziale.
Caveri (U.V.) - Procediamo alla votazione? Consigliere Monami.
Monami (P.C.I.) - Io penso che dovremmo leggermente allargare il nostro orizzonte per discutere di questo problema e, non a caso, la nostra posizione in Commissione Affari Generali è stata estremamente chiara, anche se sintetizzata nelle quattro righe che figurano nei documenti.
Noi diciamo che siamo favorevoli all'approvazione del disegno di legge, però vogliamo nel contempo impegnare la Giunta ad un piano organico per quanto riguarda l'edilizia abitativa rifacendosi alle leggi attualmente in vigore, quali la vecchia "167", la nuova "865", le nuove disposizioni del Ministro Bucalossi, eccetera. Concludevamo dicendo in quale quadro generale poteva trovare spazio anche una legge del tipo di quella in esame evidentemente sostanzialmente rinnovata. Noi siamo stati tra i promotori della legge sull'edilizia economico-popolare del 1965, e ritenevamo, in quell'occasione e in quella situazione politica ed economica, che fosse una legge valida. Tale legge ha dimostrato la sua validità per alcuni anni, ma è chiaro che, dopo alcuni anni, è venuta man mano a mostrare alcune carenze alle quali bisognerà porre rimedio. Riteniamo però che porre rimedio alle carenze messe in evidenza da questa legge sarebbe operare ancora una volta in un settore ristrettissimo dell'edilizia: ecco perché diciamo che è necessario allargare leggermente l'orizzonte per affrontare questo problema. Noi riteniamo che il problema dell'edilizia popolare si ponga con estrema urgenza anche in Valle d'Aosta, probabilmente non in tutta la Valle d'Aosta, ma sicuramente in alcuni centri importanti dove il problema è fortemente sentito.
Noi crediamo, come Gruppo Comunista, che il problema vada affrontato guardando normalmente attraverso tre grossi filoni mediante i quali si può arrivare... non dico ad una conclusione di rapida soluzione del problema, ma all'individuazione dei tempi e dei temi di intervento. Ad esempio: il problema della casa e dell'edilizia sovvenzionata e dell'edilizia popolare si dovrebbe vedere attraverso l'esigenza di una categoria di cittadini che sono i lavoratori a reddito fisso, che sono le categorie meno abbienti, in genere tutti gli operai e tutti i lavoratori, cioè quelle che maggiormente hanno bisogno di interventi di questo tipo. Un'altra categoria nei confronti della quale dovremmo operare con modi e metodi diversi è quella dei contadini operai o degli operai contadini, quelli cioè che sentono con altrettanta urgenza il problema della casa, ma per i quali non è possibile trovare una soluzione analoga a quella dei lavoratori perché intervengono fattori diversi. Mentre i lavoratori, normalmente, sono collocati nell'ambito della zona dove lavorano, i contadini, invece, per la loro situazione di operaio e di contadino hanno la necessità di operazioni del tutto diverse che vedano interventi laddove essi esercitano la loro funzione anche di contadini.
Quell'altra categoria di cittadini ci sembrava di averla individuata quando avevamo proposto questa legge. Ecco, se è vero - ma ritengo che comunque il problema potrebbe anche essere ulteriormente allargato - che bisognerebbe andare in questa direzione per risolvere il problema dell'edilizia abitativa, bisognerebbe impegnare la Giunta - ed è quello il significato che noi abbiamo voluto dare alla nostra posizione in Commissione Affari Generali - affinché nel 1976 prepari un piano organico per l'edilizia abitativa che affronti il problema, sia pure settorialmente, all'interno della sua globalità così come questo problema abbastanza complesso ci viene dimostrato dalla realtà della nostra Valle... esatto, esatto.
Ora, non entro nel merito del fatto che il provvedimento-tampone ci metta nelle condizioni di recuperare somme che dovrebbero, viceversa, andare a residuo, ma vorrei ancora accennare al fatto che, dopo dette queste prime cose che a me sembrano ancora le più importanti - non perché dette da me, ma semmai dal nostro Gruppo - se vogliamo vedere organicamente il problema ed entrare in alcune questioni dette dall'Assessore alle Finanze... beh, noi siamo d'accordo che è difficile attraverso il fisco - che comunque fa testo per noi, perché non abbiamo altri elementi e altri parametri di giudizio - poter mantenere una normativa di questo tipo che possa non rendersi in qualche modo contaminabile dalla furbizia di alcune categorie di cittadini. Questo però mi fa richiamare all'attenzione del Consiglio altri argomenti attraverso i quali noi prendiamo determinati provvedimenti legislativi che si dimostrano poi, alla lunga, non sufficientemente controllabili, non sufficientemente idonei per quello che noi intendiamo dovrebbe essere un diverso modo di amministrare e di fare politica. Io qui ho già avuto occasione di parlare del risanamento del bestiame, dei contributi che diamo ai contadini attraverso quella famosa legge conosciuta genericamente come "provvedimento per il mantenimento del verde" e a quella si potrebbe aggiungere questa normativa ed altre nelle quali la furbizia di alcuni cittadini scaltri e furbi riesce a fare in modo che vi sia una piccola percentuale di applicazione di queste leggi non rispondente alle finalità che noi ci eravamo proposti.
Va detto però che, se è vero che alcuni elementi quali il fisco o altri elementi di giudizio o altri parametri non possono da noi essere modificati, è peraltro vero che dobbiamo pretendere dai nostri uffici, dai nostri funzionari e da tutto l'apparato burocratico della Regione di diventare essi stessi gli interpreti della volontà del legislatore. Se è vero che attraverso le maglie e l'imprecisione di una legge passa la furbizia del pretendente, dobbiamo dire con altrettanta chiarezza che attraverso a queste maglie passa anche quella rilassatezza - a cui si richiamava l'Assessore Fosson - di un certo numero di funzionari che troppo facilmente dicono sì quando sarebbe necessario dire no oppure, viceversa, dicono no anche quando è necessario dire di sì. Non mi si fraintenda, non intendo generalizzare, anzi, non faccio un discorso che vuole colpire indiscriminatamente tutti coloro che sono chiamati a collaborare con l'Esecutivo e con il Consiglio, ma è necessario - per evitare determinate disfunzioni e deformazioni dell'opinione dell'Organo legislativo - richiamare ad un più stretto senso e osservanza del dovere anche determinati settori dell'apparato burocratico della Regione. È solamente facendo delle leggi il più possibile precise, lasciando il meno possibile passare nelle maglie determinate deformazioni, richiamando all'attenzione precipua dei funzionari e dei massimi dirigenti dell'Amministrazione burocratica della Regione e richiamandoli ad una più precisa osservanza del loro dovere che si possono evitare ed ovviare alcune di quelle che sono le incongruenze che, di volta in volta, dobbiamo notare. È chiaro, d'altra parte, - mi sia consentito dire - che alcuni fenomeni non potranno mai essere eliminati proprio perché ci troviamo in una società che è frutto di una certa educazione decennale, che è frutto di quella nostra società più generale che impone e quasi obbliga la gente a diventare furba se vuol vivere in questa società di lupi, perché normalmente - e il discorso allora si generalizza - si dice che in un mondo di lupi o faccio il lupo per non essere sbranato o faccio l'agnello e sono sbranato. Allora, sostenuti da questa abitudine decennale, se non si vuol dire addirittura pluridecennale, di un certo metodo di far crescere la nostra società, si verificano questi fenomeni: però questi fenomeni - o questi casi singoli - non debbono impedirci di andare avanti nella nostra volontà di modificare le cose. Dobbiamo pertanto fare in modo che l'Esecutivo sia presente su questi problemi, che abbia la capacità di imporre e di chiedere al legislatore norme più precise e all'apparato burocratico un'applicazione più rigida o, quantomeno, la capacità di interpretare la volontà del legislatore.
Noi approveremo quindi questo provvedimento; lo approviamo, però, dicendo sin da questo momento che su questo terreno incalzeremo la Giunta affinché nel 1976 predisponga un piano organico per tentare quantomeno di risolvere il problema dell'edilizia abitativa.
Pollicini (D.P.) - Semplicemente per chiedere all'Assessore alle Finanze il numero delle domande ancora inevase dopo aver dato corso a quelle previste per il 1975 come numero di capienza sul piano finanziario.
Fosson (U.V.) - Vorrei rispondere brevissimamente agli interventi del Consigliere Pollicini e del Consigliere Monami.
Per quanto concerne il Consigliere Pollicini, credo di essere stato molto chiaro nell'indicare i motivi per cui si presentava questo disegno di legge e i motivi di rivedere la legge sull'edilizia economico-popolare con una nuova legge o con l'adattamento di quella che c'è molto presto per rivedere tutti i parametri, compreso, mi sono dimenticato di dirlo, l'eventuale aumento anche della questione degli attuali 5 o 7 milioni, andando - mi permetto di dirlo e di annunciarlo fin da adesso - con una certa cautela nell'elevazione anche di questo parametro per il fatto che non potremo eliminare totalmente, anche potendo contenerli, alcuni di quei fenomeni che ho denunciato. Però va visto l'adeguamento alla luce del cospicuo slittamento della moneta, quindi va visto, eventualmente, l'aggiornamento dell'importo dei mutui, l'aggiornamento del reddito che viene preso in considerazione. I fondamenti della legge vanno considerati invece con maggiore rigidità, cioè cercando di restringere il più possibile le eccezioni che si sono fatte e che sono andate aumentando proprio per ciò che avevo detto prima. Il Consigliere Pollicini mi ha chiesto quante sono le domande del 1975 non evase. Io non sono in grado adesso di fornire i dati sulle domande del 1975, perché noi abbiamo evaso tutte le domande che si riferivano al 1973 e al 1974: nell'ultimo trimestre del 1974 abbiamo evaso circa 100 domande liquidando completamente tutto l'arretrato. Per il 1975 non abbiamo accettato ufficialmente delle domande, le abbiamo tenute in sospeso perché, non essendoci la legge, l'ufficio non poteva accettarle. Le domande non sono numerose, però molta gente è venuta a informarsi e si è fornita l'indicazione che, appena la legge sarà approvata, potranno essere presentate. Anche sempre solo come informazione, abbiamo lasciata indefinita la questione della documentazione da allegare perché, abbiamo detto, probabilmente essa si dovrà rivedere per quanto attiene alla questione del reddito e potrebbe darsi anche che si aumenti l'importo del mutuo.
Quindi ... cosa?
Pollicini (D.P.) - ...l'importo del mutuo fatto in base a questa legge... il 1975, quindi, è vincolato rispetto a questa legge che non prevede l'aumento dell'importo del mutuo...
Si dà atto che alle ore 10,20 assume la Presidenza il Vice Presidente Chabod Guido e che alle ore 10,24 riassume la Presidenza il Presidente Caveri Severino.
Fosson (U.V.) - Scusi, Consigliere Pollicini, ma la spiegazione che le avevo fatto nell'illustrazione allora non è servita a niente! Io ho detto: se noi dovessimo esaminare oggi una domanda, dovremmo applicare il dispositivo della legge sull'edilizia economico-popolare. Noi abbiamo detto: questo disegno di legge ha la funzione puramente di impegnare i fondi, noi dobbiamo immediatamente - e lo vogliamo fare prima di dare corso alle domande - portare quelle modifiche che saranno necessarie alla legge sull'edilizia economico-popolare. Al momento, quindi, non abbiamo qualche cosa di diverso o lo avremo nel momento in cui prenderemo in esame le domande. Non so se mi sono spiegato. L'impegno del fondo lo dovevamo fare con un disegno di legge, non potevamo farlo diversamente, ma questo disegno di legge conferma i criteri precedenti. Devo parlare arabo? Ho detto che noi, in questo momento, approviamo questo disegno di legge non modificando niente perché riteniamo che, se avessimo dovuto modificare qualche cosa, avremmo dovuto presentare una legge molto più ampia per tutte le ragioni che vi ho esplicitato. Il disegno di legge di modifica della legge sull'edilizia economico-popolare lo prepareremo con una certa calma, guardando quello che è possibile anche sul lato delle dichiarazioni dei redditi e tutto quello che è possibile fare. A un certo momento, quindi, se noi, al mese di febbraio, portiamo in Consiglio un disegno di legge che dice: l'articolo tale è modificato così e così, l'articolo tal altro è modificato così e così, oppure presentiamo un testo unico inserendo in esso tutte le modiche apportate alla legge sull'edilizia economico-popolare nel corso del tempo... perché, come dico, adesso abbiamo dieci leggi che modificano questa legge, no? Abbiamo la legge madre che se la si legge non capisce più niente, perché ci sono altre dieci leggi che l'hanno variata. Piuttosto che presentare in questo momento un disegno di legge che non fosse organico, abbiamo ritenuto di presentarne uno che si limitasse ad impegnare i fondi senza toccare nient'altro. Nel mese di gennaio o febbraio presenteremo un disegno di legge che adegui tutte le cose e le domande che sono state presentate saranno esaminate sulla base della legge sull'edilizia economico-popolare, come modificata. Non so se ho chiarito, ma l'avevo già detto prima e credevo di averlo spiegato.
Rispondo a quanto dice Monami: credo che egli abbia riconfermato certe cose che avevo anche detto prima. A scanso di equivoci, vorrei solo precisare che in tutti campi c'è oramai - e non è la prima volta che lo dico in Consiglio - la categoria dei furbi... Non vorrei, però, siccome Monami ha parlato della burocrazia e dei funzionari, che fosse generalizzata la questione. Ritengo che c'è una parte anche di funzionari che devono essere richiamati a questa osservanza, ribadendo però un altro concetto che, più volte, ho avuto occasione di esporre: i funzionari si possono anche riportare in questo binario se l'esempio dei politici è quello, perché purtroppo molte volte è capitato anche che certi funzionari hanno dovuto prendere certe posizioni su indirizzo dei politici. Il lassismo è un po' generale e, secondo me - ma di questo avremo forse occasione di parlarne un po' di più quando presenteremo il bilancio -, a scanso di equivoci, tutti insieme dobbiamo ricondurre un po' la questione nei suoi termini. Ecco, io credo, avendo particolarmente chiarito questo concetto, cioè chiarita la questione con Pollicini sui motivi della presentazione di questo disegno di legge, che in questo momento sia chiaro quello che abbiamo voluto fare e ci riserviamo molto presto di apportare quelle modifiche che sono necessarie.
Pollicini (D.P.) - ... vi è un provvedimento che riguarda il 1975 va bene? Io chiedo: le domande per usufruire di questo provvedimento riferite all'anno 1975 hanno la scadenza nell'arco di tale anno? In questo caso se queste domande hanno tale scadenza, evidentemente i presentatori usufruiranno delle previsioni della legge così come è stata presentata oggi, cioè con gli importi dei mutui di 5 e 7 milioni e con i massimali degli stipendi quali sono quelli previsti oggi. Ora io vorrei sapere quali sono le domande che usufruiranno di questa legge: quelle già presentate entro il 31 dicembre 1975 oppure i termini per usufruire di questa legge proseguono anche nel 1976? Questo è il discorso, perché sennò è una legge che rischia di avere valore retroattivo: se noi adotteremo una nuova disposizione nel 1976 essa avrà valore retroattivo per quanto riguarda l'impegno finanziario del 1975 che si riferiva a importi diversi? Questa è la domanda. Non è che lei non si è spiegato, è che io non sono convinto, è tutto qui il discorso.
Monami (P.C.I.) - Volevo rispondere io, se il Presidente sta seduto un attimo, alla domanda del collega Pollicini. Come può una Giunta come questa, che noi abbiamo detto essere spostata a destra, dare queste risposte? Basterebbe guardare la Giunta in questo momento per vedere tutto lo spostamento a destra e, se io fossi un pittore, lo descriverei così bene che non ci sarebbero più bisogno di parole per dimostrare...
Caveri (U.V.) - ...senso di dovere dell'Assessore Fosson; però, se egli non avesse risposto ai Consiglieri, a quest'ora avremmo già votato il disegno di legge: questa è la verità. La parola all'Assessore alle Finanze, Fosson.
Fosson (U.V) - Praticamente le domande pervenute nel 1975 non sono state accettate perché non c'era la legge, sono lì depositate e sono poche. Automaticamente noi annunceremo che in base ai fondi nel 1975 si potranno presentare le domande per usufruire di tali fondi. Ecco, questo lo decideremo noi e molto presto stabiliremo gli importi.
Caveri (U.V.) - Bene. Allora si passa alla votazione.
Articolo 1.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 27
Il Consiglio approva ad unanimità.
Articolo 2. Stesso risultato.
Articolo 3. Stesso risultato.
Articolo 4. Stesso risultato.
Articolo 5. Stesso risultato.
Articolo 6. Stesso risultato.
VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO
Esito della votazione:
Presenti e votanti: 32
Maggioranza: 17
Favorevoli: 28
Contrari: 4
Il Consiglio approva.
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Il Consiglio approva il soprariportato disegno di legge n. 176.
