Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 4066 del 16 dicembre 1992 - Resoconto

OGGETTO N. 4066/IX Illustrazione delle leggi di bilancio per il 1993.

Presidente Propongo che i disegni di legge n. 479 e 480, iscritti ai punti 19 bis e 19 ter dell'ordine del giorno, siano discussi congiuntamente.

Ha chiesto la parola il Consigliere relatore Martin; ne ha facoltà.

Martin (ADP) Poiché ritengo che il Consigliere relatore abbia il compito di portare elementi aggiuntivi alla relazione della Giunta regionale, per offrire a tutto il Consiglio ulteriori elementi per valutare i disegni di legge che trattano del bilancio di previsione per il 1993 e per il triennio 1993-95 nonché la legge finanziaria, questa mia relazione sarà esclusivamente tecnica. Mi riservo di intervenire più tardi in sede di discussione generale per dare il contributo politico del gruppo cui appartengo.

Da diversi anni e precisamente dall'entrata in vigore della legge sul riparto fiscale, quindi dal 1982, l'Amministrazione regionale non si trovava in obiettiva difficoltà per presentare il suo bilancio di previsione. Questa difficoltà, che non si manifestava negli anni addietro per la certezza di cospicue entrate, si è fatta sentire quest'anno in tutta la sua drammaticità, perché, mentre da un lato, per la caduta delle barriere doganali, venivano a mancare dal 1° gennaio 1993 le entrate dell'IVA da importazione su merci provenienti da Paesi CEE, dall'altro non erano altrettanto sicure le entrate sostitutive, che sono diventate realtà con l'approvazione da parte della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica del disegno di legge n. 776 concernente "Interventi urgenti in materia di finanza pubblica". Con l'approvazione di tale provvedimento si chiude positivamente per la Regione Valle d'Aosta la trattativa politica instaurata con lo Stato italiano per il riconoscimento di un'autonomia finanziaria della nostra Regione.

La trattativa è stata tutt'altro che facile, perché c'era da superare la diffidenza statale verso le Regioni a statuto speciale ed in particolare verso la Regione Valle d'Aosta. Si sono dovute spiegare le ragioni della richiesta compensativa in funzione dell'IVA percepita fino ad oggi, si sono dovute giustificare statistiche non complete e non veritiere, che vedevano la Valle d'Aosta in posizione privilegiata nei trasferimenti finanziari statali.

La trattativa politica con il Governo è avvenuta su due fronti: quello del riconoscimento dell'autonomia finanziaria della Regione e quello della dimostrazione che non ci viene regalato nulla e che i Valdostani non godono di privilegi rispetto agli altri. Questa dimostrazione è avvenuta con uno studio molto dettagliato, che mette in risalto cose sostenute da sempre e cioè che la Valle d'Aosta si fa carico nel suo bilancio di ingenti spese che non sono di sua stretta competenza.

La Valle d'Aosta assolve a funzioni che nelle altre regioni sono di competenza dello Stato, delle Province o delle Camere di commercio. Queste funzioni rappresentano circa il 35 per cento dell'intera spesa regionale: 518 miliardi nel 1991 e le previsioni del 1992 sono di circa 568 miliardi di lire.

A fronte di queste spese, l'IVA da importazione, sulla quale da sempre siamo in polemica con lo Stato, è stata pari a 440 miliardi nel 1991, calcolata sui nove decimi, e si prevede che sarà di circa 540 miliardi nel 1992. Come si può notare, la bilancia è ancora sfavorevole alla Regione e pertanto appare del tutto giustificata la compensazione richiesta allo Stato in sostituzione dell'IVA da importazione.

L'accordo con il Governo centrale permetterà alla Regione di ottenere d'ora innanzi un contributo straordinario di 430 miliardi di lire, rivalutato ogni anno del tasso di inflazione. Tale contributo è stato calcolato prendendo come base il gettito IVA da importazione CEE del 1991, rivalutato del 4,5 per cento per il 1992 e del 3,5 per cento per il 1993. Questo contributo costituisce la maggiore entrata del bilancio 1993 e bisogna dare atto al Governo di essersi comportato in questa occasione correttamente con la nostra Regione, come pure bisogna riconoscere i giusti meriti dei nostri due Parlamentari, che hanno saputo gestire questa difficile trattativa con molta dignità, ottenendo un risultato importante per la Valle d'Aosta.

Le entrate del bilancio 1993, che pareggia sulla cifra di 1.832 miliardi, sono le seguenti:

- avanzo di amministrazione stimato in 37 miliardi;

- entrate derivanti da tributi propri, dal gettito dei tributi erariali o di quote devolute alla Regione per un importo di circa 1.200 miliardi, le principali delle quali sono: 150 miliardi per la tassa di concessione della Casa da gioco di Saint-Vincent; 260 miliardi per Irpef; 45 miliardi per l'Irpeg; 150 miliardi di IVA sia di produzione locale sia di provenienza extracomunitaria; 30 miliardi di imposta sulla benzina; 2 miliardi di addizionale per l'energia elettrica;

- entrate derivanti da contributi ed assegnazioni dello Stato per un importo di circa 138 miliardi, fra cui vi sono da ricordare i 55 miliardi di fondi per la finanza locale, che vengono trasferiti in parte corrente ai comuni, ed i 70 miliardi che costituiscono la quota del fondo sanitario regionale;

- entrate derivanti da rendite patrimoniali per un importo di 33 miliardi;

- entrate derivanti da alienazione di beni patrimoniali per 210 milioni;

- entrate derivanti da mutui e prestiti per circa 255 miliardi;

- entrate per contabilità speciali per circa 167 miliardi.

Analizzando le varie spese, vi è da fare subito una precisazione per capire qual è la reale disponibilità finanziaria della Regione.

Dalla cifra totale di 1.832 miliardi vanno tolte le contabilità speciali di 167 miliardi, che costituiscono una mera partita di giro e pertanto non producono nessun effetto pratico sulla disponibilità finanziaria del bilancio di previsione. Pertanto, le risorse reali del bilancio ammontano a 1.665 miliardi.

Nel bilancio della Regione, come d'altronde in ogni bilancio di ente pubblico, i due grandi filoni che distinguono le spese sono quelli che si riferiscono alle spese correnti ed alle spese di investimento.

Le spese correnti ammontano a 676 miliardi, rappresentano circa il 47 per cento dell'intero bilancio e, pur essendo diminuite di circa mezzo punto in percentuale rispetto al 1992, sono aumentate in valore assoluto, sempre sul 1992, di circa 60 miliardi.

Questo fatto deve far riflettere l'intero Consiglio, perché il continuo levitare delle spese correnti porta inevitabilmente ad una rigidità di bilancio a scapito degli investimenti. Infatti, il bilancio 1993, per permettere di fare fronte alle spese di investimento, deve ricorrere alla contrazione di un mutuo di 255 miliardi, che rappresenta il valore più alto registrato negli ultimi anni.

È pur vero che certi investimenti producono nel tempo un aumento delle spese correnti (microcomunità, palazzetti per lo sport ed il tempo libero, musei...), ma è altrettanto vero che è necessario adottare una politica di contenimento dei grandi sprechi che ancora esistono in tutti i settori dell'Amministrazione.

Qualcosa in questo senso è stato fatto. Si sono ridotti di circa il 20 per cento alcuni interventi riguardanti consulenze, convegni, manifestazioni... Tutto ciò è senz'altro positivo, ma non è ancora sufficiente.

Passando ad analizzare le principali spese correnti, vi è da dire che per il funzionamento della Regione sono previste spese per 279 miliardi, che riguardano: il funzionamento degli organi istitu-zionali (11 miliardi), il personale regionale (126 miliardi), il funzionamento dei servizi regionali (28 miliardi), il personale scolastico docente (106 miliardi) e il funzionamento delle scuole (7 miliardi).

Altre spese correnti abbastanza rilevanti sono: i trasferimenti ai comuni e alle comunità montane (65 miliardi), l'assistenza sanitaria e la promozione sociale (90 miliardi), la formazione professionale (20 miliardi), la viabilità ed i trasporti (20 miliardi), la promozione turistica (40 miliardi) ed infine i trasferimenti concessi ai privati (9 miliardi), a imprese e cooperative (57 miliardi) ed a istituzioni sociali (25 miliardi).

Per quanto riguarda le spese di investimento, vi è da dire che rifinanziati tutti i capitoli a cui fanno capo le leggi in vigore, è utile forse segnalare gli interventi più significativi che il governo regionale intende promuovere nel corso del 1993.

Nel settore della finanza locale sono previsti: trasferimenti ai comuni per spese di investimento nel settore delle opere pubbliche (51 miliardi), contributi ai comuni per la costituzione di un patrimonio comunale immobiliare (5 miliardi), spese per l'attuazione di programmi triennali relativi al Frio per la costruzione di opere pubbliche (59 miliardi nel 1993), trasferimenti di fondi al Comune di Aosta per interventi finalizzati alla riqualificazione della città (15 miliardi).

Principali interventi nel settore dello sviluppo economico: spese per l'acquisto e la costruzione di beni patrimoniali da destinare agli interventi nel settore industriale (25 miliardi), contributi per la realizzazione di impianti di risalita e di strutture di particolare importanza sciistica (18 miliardi), spese per il potenziamento delle infrastrutture ricreativo-sportive (10 miliardi), ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e di nuovi processi produttivi (5 miliardi), acquisizione del patrimonio immobiliare dell'Autoporto Valle d'Aosta (15 miliardi), interventi per la riqualificazione e lo sviluppo dell'area industriale della Cogne (60 miliardi), interventi nel settore dell'energia (6,3 miliardi), spese per finanziamenti sui fondi regionali di rotazione istituiti per la ristrutturazione e la costruzione di strutture alberghiere (28 miliardi), contributi ai consorzi di garanzia fidi fra gli operatori economici della Valle d'Aosta (9,2 miliardi).

Nel settore dell'edilizia abitativa vi sono da registrare gli stanziamenti per i finanziamenti sui fondi regionali di rotazione istituiti per il recupero dei villaggi rurali (8 miliardi) e le spese per la costituzione di fondi regionali di rotazione per i mutui relativi alla prima casa (15 miliardi).

Nel settore della viabilità e dei trasporti è da segnalare il rifinanziamento della legge per la sistemazione della strada dell'Envers (13,2 miliardi), la costruzione di infrastrutture per lo sviluppo ferroviario della linea Aosta - Pré-Saint-Didier (2 miliardi), il sistema di collegamento fra Antey-Saint-André e Chamois (2 miliardi) e il collegamento fra Cogne, Charemoz e Plan Praz (4 miliardi).

Analizzate a grandi linee le entrate e le spese di competenza, per avere una visione globale del bilancio di previsione, anche al fine di poter quantificare il presunto avanzo di amministrazione, è necessario soffermarsi sui residui.

I residui attivi previsti al 1° gennaio 1993 fanno registrare un incremento del 26,7 per cento rispetto a quelli accertati al 1° gennaio 1992. Per quanto attiene ai singoli titoli, la parte più consistente dei residui all'interno del titolo I, che concerne i tributi propri e quote di tributi erariali, concerne le quote dei tributi erariali devoluti alla Regione ai sensi della legge n. 690, per i quali non è possibile procedere alla riscossione entro il termine dell'esercizio (248 miliardi).

I residui sui fondi assegnati dallo Stato, per i quali non è prevedibile che il trasferimento avvenga entro il 31 dicembre del corrente anno e che fanno parte del titolo II, concernente assegnazioni dello Stato, ammontano a complessivi 98 miliardi.

I residui dei titoli III e IV, ossia le rendite patrimoniali e l'alienazione di beni patrimoniali, anche se percentualmente fanno registrare variazioni notevoli rispetto a quelle accertate per l'anno 1992, non danno luogo a fatti rilevanti, dato il loro esiguo ammontare.

La diminuzione dei residui prevista nel titolo IV è dovuta alla quasi completa riscossione dei mutui contratti entro il 31 dicembre 1991 e alla previsione di non contrarre ulteriori mutui entro il termine dell'esercizio in corso.

Il forte aumento dei residui attivi sul titolo VI, concernente le contabilità speciali, è dovuto all'accertamento di recuperi su anticipazioni all'USL e al notevole incremento dei fondi depositati nel conto corrente intrattenuto con la Tesoreria centrale dello Stato. Con riferimento a questi ultimi, è da rilevare che la Tesoreria centrale non ha ancora provveduto, malgrado la richiesta della Regione nel maggio del 1992, alla chiusura del conto, né, tantomeno a somministrare al tesoriere regionale il saldo dello stesso.

Parlando di residui passivi, vi è da dire che il dato generale espone una diminuzione di poco più del 5 per cento dei residui presunti al 1° gennaio 1992, con una previsione di 661 miliardi di residui a fronte dei 697 miliardi di residui passivi accertati al termine dell'esercizio 1991. I maggiori residui sono da addebitare alla gestione amministrativa affidata alla Presidenza della Giunta, agli assessorati dei lavori pubblici, dell'agricoltura e del turismo.

Previsioni di cassa. Il bilancio di previsione della Regione per l'esercizio finanziario 1993, ottemperando alla disposizione di cui all'articolo 23 della legge regionale 27 dicembre 1989 n. 90, viene formulato anche in termini di cassa. La previsione di cassa presenta necessariamente ampi margini di approssimazione, in considerazione del fatto che essa deriva dalla previsione della possibilità di pagamento entro la fine dell'esercizio sia delle spese di competenza, sia dei residui, il cui ammontare, come già è stato detto, è a sua volta stimato ed effettuato da settori abituati a ragionare soprattutto in termini di competenza, cui risulta ancora difficile la previsione di eventi successivi alla fase dell'impegno, da cui dipende in definitiva il concretizzarsi del pagamento quale fase finale della spesa regionale.

Il pareggio di cassa è raggiunto nell'ammontare complessivo di lire 1.822 miliardi, con l'iscrizione di un fondo cassa iniziale di presunte lire 30 miliardi ed una disponibilità, quale fondo di riserva di cassa, di lire 100 miliardi.

Sulla base di questi dati, la capacità presunta di spesa della Regione è stata valutata nel 73 per cento circa ed è sostanzialmente invariata rispetto alle valutazioni del precedente bilancio di previsione, pari a circa il 75 per cento.

Bilancio pluriennale. In relazione a quanto dispone la legge regionale n. 90/1989 (Norme in materia di bilancio e di contabilità), le previsioni per il 1993 sono accompagnate da quelle per il bilancio pluriennale 1993-95. A norma dell'articolo 5 della legge regionale sopra citata, il bilancio pluriennale rappresenta il quadro delle risorse che la Regione prevede di acquisire ed impiegare durante il periodo considerato, sia in base alla legislazione e regionale vigenti, sia in base ai nuovi interventi legislativi previsti nel medesimo periodo; costituisce inoltre la sede per il riscontro della copertura finanziaria di nuove o maggiori spese stabilite da leggi regionali a carico degli esercizi futuri.

Il pareggio di bilancio pluriennale 1993-95 è naturalmente per il 1993 di 1665 miliardi, per il 1994 di 1433 miliardi e per il 1995 di 1477 miliardi.

Colleghi consiglieri, spero di essere stato sufficientemente chiaro e dettagliato nell'esporre a grandi linee le caratteristiche tecniche di questo bilancio e resto a disposizione per rispondere ad eventuali chiarimenti.

Si dà atto che dalle ore 18,20 presiede il Vicepresidente Trione.

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore del bilancio e delle finanze, Lavoyer; ne ha facoltà.

Lavoyer (ADP) Le monde occidental, dont le contexte économique et culturel englobe aussi la Vallée d'Aoste, se trouve désormais à devoir gérer une nouvelle phase de maturité de son essor économique et social qui révèle de nouvelles urgences et appelle de nouvelles interprétations.

Par ailleurs, la rigueur économique qui s'impose et la substantielle perte d'autonomie dans la définition de la politique économique européenne, sont perçus comme un prix haut que chaque pays doit payer pour entrer en Europe, ne serait-ce que parce que l'on ne connaît pas les effets de ce processus sur les équilibres économiques intérieurs des différents pays.

Aussi, les régions d'Europe (et nous parlons de régions dans une optique de dépassement des frontières nationales) sont engagées dans cette voie difficile qui mène au processus d'intégration économique et monétaire d'Europe, dont les points de repère sont l'essor de l'économie locale et la capacité de la classe dirigeante de prévoir les dynamiques socio-culturelles en cours et de programmer les stratégies d'intervention.

C'est dans ce contexte et selon cette interprétation qu'a été préparé le budget 1993.

La situazione attuale

Il quadro generale dell'economia valdostana.

Le caratteristiche geomorfologiche della Valle hanno sempre reso difficile nella nostra regione sia l'insediamento dell'uomo, sia la localizzazione di attività economiche e produttive e concorrono ancora oggi a determinare una scarsa densità di popolazione che è pari a 35 abitanti per chilometro quadrato.

Densità che risulta essere tra le più basse fra le regioni della CEE, ampiamente al di sotto della media europea (144 abitanti per chilometro quadrato) e di quella nazionale (191 abitanti per chilometro quadrato).

Ciò nonostante, nel contesto nazionale, la Valle d'Aosta si conferma come regione il cui benessere appare socialmente diffuso.

Essa dispone al 1991 di una quota di valore aggiunto per abitante inferiore solamente a quello fatto registrare in Lombardia e presenta una condizione ormai stabile di piena occupazione.

Tuttavia, a questi elementi positivi, fa riscontro una struttura occupazionale e produttiva un po' anomala rispetto a quella delle altre regioni produttive del Settentrione.

Per esempio, mentre l'agricoltura mantiene un ruolo primario, soprattutto dal punto di vista occupazionale (9,7 percento) rispetto a quello delle altre regioni centro-settentrionali (5,8 percento) e anche rispetto alla stessa media nazionale (8,4 percento), il settore primario partecipa in maniera ridotta alla composizione del complessivo valore aggiunto regionale.

Anche il settore industriale rappresenta un anello debole della catena produttiva valdostana, cosa questa che differenzia in maniera sostanziale la Valle dalle altre regioni contigue. Infatti, dei 13.000 occupati 'industriali", il 47,7 percento è assorbito dal settore edile; il comparto delle costruzioni ha infatti costituito negli ultimi anni uno dei principali motori dell'interno sistema economico della Valle d'Aosta.

A fronte di un comparto agricolo sovradimensionato occupazionalmente, ma non sufficientemente produttivo, e ad un settore industriale attualmente ancora debole e dominato dal comparto edile, è il settore terziario a concentrare su di sé le più ampie quote di forza lavoro e le maggiori capacità di generare ricchezza in Valle d'Aosta.

Tale comparto assorge il 65,9 percento degli occupati valdostani (la media è del 59,6 percento in Italia e del 58,5 percento nelle regioni centro-settentrionali) e da esso proviene il 68,1 percento del complessivo valore aggiunto regionale, contro una quota del 60,1 percento nelle regioni settentrionali e dl 64,9 a livello nazionale.

Analisi sui dati più recenti.

Passando però dall'analisi di lungo periodo ad una relativa ai dati più recenti in nostro possesso, sembrano doversi registrare alcune modificazioni alle tendenze sopra esposte.

Alla confermata e continua crescita del terziario si affianca infatti il superamento della fase di "deindustrializzazione" ed una contemporanea stasi del processo di espansione del comparto edile.

Sono proprio le prime avvisaglie di crisi del settore delle costruzioni che hanno alimentato alcune fondate perplessità circa la capacità di un sistema economico, chiuso ed autoreferente come quello valdostano, di conservare immutati i livelli di benessere e sviluppo finora raggiunti.

A riprova di questa tesi possiamo dire che segnali di un sostanziale rallentamento del processo di sviluppo in Valle d'Aosta, rispetto ai recenti anni passati, si sono in effetti già manifestati.

Durante l'ultimo decennio, infatti, la regione valdostana ha incrementato il suo valore aggiunto del 230,3 percento, percentuale questa di poco superiore alla media nazionale (228,2 percento) che l'ha posta al 42° posto tra le 95 province italiane.

Tuttavia oggi Aosta, pur continuando a rientrare tra le prime dieci province per la quota di reddito prodotto per abitante, vede peggiorare la sua posizione che, dopo essere passata dal 6° posto del 1980 al 4° del 1985, è scesa al 10° nel 1990.

Anche l'incremento del valore aggiunto fatto registrare nel 1991 (+1,8 percento), pur essendo superiore a quello delle regioni nord-occidentali e alla media nazionale, risulta comunque quasi esclusivamente derivante da ulteriore performance positiva del terziario.

Quest'ultimo però non potrà continuare a crescere con gli stessi ritmi per molto altro tempo. Infatti, rivolgendosi quasi esclusivamente ad un mercato interno di dimensioni sostanzialmente ridotte, esso non tarderà a raggiungere ben presto il livello di saturazione.

Tale livello sembra invece essere già stato superato nel settore delle costruzioni, dove la domanda pubblica e privata risulta in forte calo e comunque non più sufficiente ad alimentare la grande quantità di imprese edili ora esistenti nella regione.

Concludendo, possiamo pertanto dire che il sistema produttivo valdostano ha generalmente sopperito alla crisi dei grandi impianti di origine esterna con l'espansione di quei comparti (edilizi e terziario) alimentati da flussi di domanda tutti interni alla regione; flussi che sono però ora in fase di contrazione.

Occorre quindi ora stimolare e riorientare quei comparti produttivi potenzialmente capaci di forza autopropulsiva e in grado di indirizzarsi verso i bacini di utenza esterna alla Valle d'Aosta.

Sono queste condizioni necessarie affinché il sistema economico valdostano non rimanga sterilmente autoalimentato dalle disponibilità finanziarie della Regione, ma persegua una via allo sviluppo e al benessere, finalmente centrata sulla competitività della struttura produttiva.

I settori dell'economia

- Agricoltura

La situazione del comparto agricolo in Valle d'Aosta può considerarsi in un certo qual modo "anomala". In una regione in cui solo il 20 percento circa del territorio si situa al di sotto dei 1.500 metri ed in cui si concentrano anche tutte le infrastrutture insediative, viarie e di produzione, di spazio "fisico" per l'attività agricola ne rimane ben poco.

A queste difficoltà strutturali si sommano poi quelle di natura socio-economica: infatti la Valle d'Aosta confina geograficamente con regioni ad elevato sviluppo economico, che fungono da attrattiva per le forze lavoro impegnate in attività scarsamente remunerative come quelle dell'agricoltura di montagna.

Nonostante questi limiti, il settore primario assorbiva nel 1991 ben 5.200 occupati, il 9,7 percento del totale, ulteriormente aumentati di 100 unità rispetto al 1990. C'è anche da dire che la scarsa produttività dell'agricoltura valdostana non ha influito sulla remunerazione degli operatori del settore, sostenuta sempre dagli ingenti incentivi della Regione.

Tuttavia l'agricoltura è un settore che in Valle non può essere studiato adottando i consueti strumenti dell'analisi economica: se li si utilizzasse, certamente i risultati in termini di occupazione, di prodotto lordo e di produttività sarebbero negativi.

Ma, vogliamo ribadirlo, sono altre le logiche che devono presiedere all'analisi del settore e le considerazioni che ne debbono derivare: il suo contributo alla salvaguardia dell'ambiente, al mantenimento di insediamenti umani anche in zone decentrate, i suoi riflessi positivi sul turismo.

- Industria

La regione è stata oggetto in tempi passati di alcune localizzazioni industriali di medio-grande dimensione di origine esterna (Ilssa-Viola, Montefibre, Cogne) che però solo in minima parte hanno avuto la funzione di incrementare la propensione industriale "endogena".

Anche le poche realtà industriali, presenti ora soprattutto nella bassa Valle ed impegnate in settori come l'elettronica e l'informatica, non costituiscono forza sufficiente a sostenere da sole il settore industriale valdostano.

La crisi di questi grandi impianti di origine esterna è stata in un primo momento controbilanciata dalla forte espansione del comparto delle costruzioni. Infatti, proprio tale comparto, insieme a quello dell'energia, gas e acqua, ha fatto registrare una variazione positiva nell'occupazione rispetto al 1990 (+5,2 percento), contenendo così le perdite complessive nelle industrie manifatturiere tradizionali (-13 percento) e in quelle estrattive, di trasformazione e chimiche (-26,7 percento).

L'espansione del settore delle costruzioni è stato alimentato dalla crescita costante avvenuta nell'ultimo decennio della domanda interna, pubblica e privata; la prima derivante dalla realizzazione di consistenti opere infrastrutturali, la seconda legata soprattutto all'edilizia turistica.

Oggi, tuttavia, l'espansione del settore edile sembra arrivato al limite e si prospetta un'ondata di riflusso.

L'attività di manutenzione delle opere realizzate, ossia la principale fonte di domanda per i prossimi anni a sostegno del comparo edile, appare insufficiente a garantire il mantenimento dei livelli attuali di occupazione e produzione del comparto edile.

Appare anche difficile che le imprese edili valdostane possano al momento bilanciare il calo della domanda interna rivolgendosi ai mercati extra-regionali, perché gran parte di esse ha una dimensione essenzialmente artigianale che le rende incapaci di uscire dagli ambiti del contesto locale in cui sono inserite. Pertanto, sta all'industria in senso stretto, se guidata in modo sapiente da un'adeguata politica industriale e sebbene ormai orfana dei grandi impianti di origine esterna, individuare nuovi percorsi di crescita che sappiano sopperire alla piccola dimensione dell'impresa locale, con l'alto contenuto tecnologico ed innovativo delle produzioni.

- Il Settore Terziario

Il settore dei servizi assume una rilevanza strategica per l'economia della Valle, maggiore che nelle altre regioni settentrionali.

Sia la quota di valore aggiunto sia quella di occupati risultano in questo settore in costante crescita in misura superiore a quelle registrate nelle altre regioni settentrionali a livello nazionale.

Rispetto al 1990 l'occupazione del terziario è cresciuta del 7,7 percento pari a 2.500 unità. Gli incrementi più consistenti si sono riscontrati negli esercizi commerciali, pubblici ed alberghieri (+19,5 percento), nella pubblica amministrazione (+9,1 percento) e nei trasporti e comunicazioni (+5,7 percento).

All'interno del comparto commerciale si assiste però ad un profondo mutamento che vede diminuire gli esercizi tradizionali ed aumentare quelli della grande distribuzione.

I primi, altamente polverizzati sul territorio, sono diminuiti rispetto al 1990 di 104 unità, mentre la Valle d'Aosta ha sperimentato negli ultimi anni un buon sviluppo di esercizi nella grande distribuzione che sono però ormai prossimi anch'essi alla saturazione.

Un'ultima annotazione infine sulle iniziative che offrono servizi reali alla produzione: durante gli anni '80 esse avevano avuto una forte espansione, ma nell'ultimo biennio hanno subito una contrazione pari al 20,7 percento contro una media del 4,9 percento a livello nazionale e del 7,1 percento delle regioni nord-occidentali.

Particolarmente marcata risulta la diminuzione delle iniziative di consulenza (-46,3 percento) e di quelle di pubblicità (-41,7 percento), mentre le iniziative di servizi in senso stretto si mantengono pressoché stabili.

La tenuta delle iniziative di servizi in senso stretto conferma la loro intrinseca solidità, mentre la vicinanza con bacini di offerta altamente specializzati e competitivi ha sicuramente ridimensionato una crescita troppo rapida e numerosa delle altre iniziative di consulenza e pubblicità.

- Turismo

Gli ultimi due anni hanno visto incrementare sensibilmente la dotazione ricettiva valdostana: rispetto al 1990 i posti letto sono aumentati di 11.806 unità e gli esercizi di 2.629. La grande maggioranza di tali incrementi ha interessato gli esercizi extra-alberghieri, mentre gli alberghi hanno fatto registrare variazioni percentualmente assai modeste.

Per quanto concerne gli alberghi si registra rispetto al 1990 una crescita dei posti letto e delle camere nelle strutture a quattro e tre stelle, nonché nei residence; riduzioni invece si sono avute negli alberghi a due stelle e, soprattutto, in quelli a una stella. Sembra dunque doversi registrare l'avviamento di un processo di riqualificazione dell'offerta ricettiva alberghiera della Valle d'Aosta, con contrazione delle strutture di minore pregio qualitativo e ampliamento di quelle di livello più elevato. Contrariamente al comparto alberghiero, quello extra-alberghiero vede aumentare fortemente le tipologie di esercizio meno professionalizzate, figlie di un'offerta spontanea e scarsamente qualificata.

Nel 1991, rispetto al 1990, si è avuto un leggero incremento delle presenze turistiche complessive in Valle e per quanto riguarda il 1992 sono a disposizione i dati fino al 31 luglio i quali confermano la tendenza che vede in progressiva e forte diminuzione le presenze turistiche negli esercizi extra-alberghieri ed in crescita, anche se non più sufficiente a compensare le prime, quelle alberghiere. Gli sforzi compiuti per riqualificare l'offerta ricettiva alberghiera, favoriti da ingenti incentivazioni regionali, sembrano dunque andare nella giusta direzione e rendere più agevole non solo il mantenimento delle proprie quote di domanda, ma anche il loro costante incremento.

Non altrettanto si può dire per gli esercizi extra-alberghieri; tra di essi, come abbiamo visto, risultano in forte crescita gli alloggi privati, ma essi non sembrano costituire una valida attrattiva per i turisti sia stranieri sia italiani.

Uno sguardo alla Comunità europea

Oggi non è più possibile programmare l'attività economica locale in una situazione di relativo isolamento rispetto gli altri Paesi della comunità. Bisogna invece disporre di informazioni esaurienti ed aggiornate sulle altre realtà socio-economiche, sulle principali infrastrutture, i cui effetti si fanno sentire oltre i confini nazionali e sulle prospettive di sviluppo dei territori contigui, per esempio in materia di ambiente e turismo. In questo contesto si collocano infatti i problemi specifici delle zone di frontiera interna, come la Valle d'Aosta.

Nel prossimo decennio la situazione delle regioni e delle città di frontiera infatti potrebbe migliorare sensibilmente, in quanto esse diventeranno zone interne di una comunità più integrata. Città come Lille, Maastricht, Strasburgo, Bilbao, Vigo ed anche Aosta, dovrebbero diventare centri economici di un entroterra più vasto. Tuttavia, il ritmo di trasformazione ed i vantaggi relativi saranno determinati da alcuni ordini di fattori come:

- il processo di avanzamento verso l'integrazione economica della comunità globalmente intesa,

- l'investimento futuro nelle infrastrutture di queste zone di frontiera,

- l'introduzione di modifiche dei sistemi giuridici e amministrativi che permettano una più stretta cooperazione con le regioni e con le città limitrofe.

In questa prospettiva, per la Valle d'Aosta un primo grosso problema da affrontare è quello di stabilire, da una parte, le nuove procedure per il disciplinamento dell'IVA e, dall'altra, quello di cercare i modi della riconversione delle aree doganali e delle attività autoportuali, onde garantire appunto l'utilizzo e lo sviluppo di dette infrastrutture nel rispetto della normativa comunitaria e con riferimento agli accordi commerciali internazionali con gli altri Paesi. Possiamo anche aggiungere che la Valle d'Aosta si trova ubicata geograficamente in un'area strategica per l'Europa con un'elevatissima potenzialità di sviluppo produttivo e commerciale; infatti, anche l'analisi delle infrastrutture di trasporto mette in luce l'esistenza di un possibile spazio territoriale europeo, ad alta densità di reti di comunicazione, che comprende il Belgio, l'Olanda, la Germania, le zone Est della Francia ed il Nord Italia.

È immediatamente constatabile che lo sviluppo dei flussi di traffico e di comunicazione sulla direttrice Nord-Sud dell'Europa possa interessare positivamente anche la nostra regione, anche se è evidente che attualmente è ancora da sviluppare una ipotesi di sfruttamento delle opportunità in grado di comportare dei vantaggiosi benefici per la popolazione valdostana.

Volendo pertanto sintetizzare con quale bagaglio socio-economico ci apprestiamo ad entrare in Europa possiamo subito individuare alcune condizioni-rischi sulle quali diventa molto opportuno fissare la propria attenzione.

- La tradizionale ricchezza-disponibilità economica che ha caratterizzato la Valle d'Aosta, rispetto ai dati medi comunitari, quelli nazionali e quelli fatti registrare in regioni analoghe (Trentino e Savoia), va riducendosi sia rispetto alla CEE, sia rispetto alle regioni prese a confronto.

- Ad un livello di occupazione molto alto, fa riscontro in Valle un basso tasso di crescita del sistema, per cui c'è da chiedersi con quali risorse umane si potrà fare fronte a possibili accelerazioni dello sviluppo.

- Per la struttura eccessivamente piccola e frammentata, le imprese valdostane rischiano di naufragare di fronte alla concorrenza delle imprese estere, soprattutto se queste aziende non costituiranno una sorta di rete di interdipendenza e si limiteranno ad operare autonomamente sul piccolo mercato locale.

- Infine, occorre aggiungere che il posizionamento della Valle d'Aosta rispetto alle risorse umane qualificate, in futuro disponibili, è assai debole: la compresenza di benessere economico e piena occupazione tende a deprimere la vocazione dei giovani a conseguire elevati livelli di istruzione con il rischio, per il futuro, di privare la comunità locale di una preparata, responsabile ed efficace classe dirigente di livello europeo.

Invece è proprio sulla qualità delle risorse umane che si gioca buona parte del futuro europeo della Valle d'Aosta.

In questo ambito, forse prima che altrove, vanno orientati gli sforzi di politica per lo sviluppo, gli investimenti finanziari e gli interventi finalizzati a rendere effettivamente posizionata in modo corretto e con un ruolo definito la Valle d'Aosta nell'Europa del 2000.

Le opzioni programmatiche

La breve analisi della situazione economico-sociale che è stata delineata rappresenta, secondo la volontà della Giunta, la base di riferimento per impostare una seria politica di sviluppo che consideri con estrema razionalità gli aspetti strutturali dell'economia regionale, soprattutto nelle sue manifestazioni più critiche.

Le opzioni programmatiche della Giunta nascono proprio su queste premesse ed identificano coerentemente le più importanti azioni da intraprendere. Si vogliono qui segnalare alcuni elementi che qualificano le scelte effettuate, precisamente in funzione dei problemi evocati.

- L'utilizzazione delle risorse, con l'obiettivo di costruire un'economia regionale sempre più capace di autosostenersi e svilupparsi. In questa ottica, le risorse finanziarie della Regione, che per il 1993 permangono a livelli consistenti, sono state impegnate con una particolare oculatezza, consapevoli della gravità della situazione complessiva e della relativa fragilità del tessuto economico regionale. D'altra parte, come meglio sarà illustrato inseguito, le risorse del Bilancio sono commisurate alle competenze regionali e la reale disponibilità per un loro utilizzo fortemente innovativo è oggettivamente limitata.

Si è voluto perciò consapevolmente operare una attenta selezione delle iniziative, riducendo drasticamente le spese inutile e concentrando gli sforzi su obiettivi precisi e finalizzati alle sfide che attendono la nostra comunità.

Il Bilancio 1993 è, in questo senso, lo strumento rigoroso di queste scelte di indirizzo, strumento di programmazione degli interventi del governo regionale.

- Gli interventi sulle attività produttive, rivolti in particolar modo al superamento di gravi situazioni di crisi, alcune delle quali contingenti, altre strutturali, altre ancora legate all'esaurimento di un ciclo economico regionale.

Si vuole qui parlare in particolar modo dell'Autoporto, della Cogne e del settore edilizio, i quali, ciascuno con la propria specificità, contribuiscono in questo periodo a rendere critica la situazione economica della nostra Regione, facendo sorgere sul mercato del lavoro delle preoccupazioni che fino a qualche tempo fa sembravano lontane.

Per quanto riguarda le prime due situazioni di crisi (Autoporto e Cogne), la Giunta ha predisposto gli strumenti legislativi e le risorse per affrontarle in modo univoco e globale con il Piano strategico per l'area Autoporto-Cogne. Questa area, che vede oggi la presenza di attività di produzione e di servizio, è considerata dalla Giunta come strategica in quanto, da un lato, le attività esistenti costituiscono un elemento essenziale dell'economia valdostana e, dall'altro, il loro declino innescherebbe un processo di deindustrializzazione che potrebbe avere delle conseguenze estremamente gravi sull'equilibrio settoriale della Valle.

L'iniziativa della Giunta a questo riguardo non ha perciò il solo obiettivo di risolvere la crisi di due aziende, ma, al contrario, ha lo scopo di creare le condizioni per esercitare un ruolo di reale indirizzo economico ed urbanistico che trascende la realtà specifica delle due strutture, per affrontare invece le problematiche più generali dell'economia della nostra Regione e dei suoi equilibri di lungo periodo. Quanto al comparto edile, la situazione di crisi deriva dall'esaurirsi del ciclo delle grandi infrastrutturazioni, oltre che da situazioni che trascendono la Regione.

Il compito di cui la Giunta vuole farsi carico consiste nel riorientare gradatamente le risorse, evitando il più possibile gravi tensioni sul mercato del lavoro, dalle attività di infrastrutturazione a quelle di salvaguardia del territorio e di tutela dell'ambiente.

L'obiettivo generale è dunque quello di spostarsi da interventi di tipo quantitativo ad azioni che contribuiscono all'incremento della qualità della vita.

Accanto a queste macro-opzioni fondamentali, non sono certamente sottovalutate le politiche in direzione degli altri settori della vita sociale ed economica della nostra Regione, rispetto alle quali la Giunta vuole operare guidata da obiettivi di solidarietà ed apertura, pur ribadendo i principi evocati di elevata selettività qualitativa degli interventi.

A questi principi si riferiscono le azioni che riguardano, in particolare:

- la politica sociale, che dovrà qualificare gli anni '90 come anni della qualità diffusa della vita;

- la politica culturale, nei suoi aspetti diversi ed in particolare: la difesa del bilinguismo, condizione naturale della identità della comunità valdostana, e l'istruzione di base e professionale, destinata a preparare le risorse umane necessarie al nostro autonomo sviluppo.

È sulla base di questi intendimenti che sono stati elaborati gli strumenti di attuazione operativa delle volontà della Giunta che vengono qui presentati. All'inizio della relazione ero stato consigliato di darla per letta. Non l'ho fatto perché mi sembrava che la cosa fosse una mancanza di rispetto nei confronti del Consiglio. Penso però che mi sia concesso, anche per non abusare troppo della pazienza dei consiglieri, di passare a pagina 48, saltando la parte più tecnica della relazione, che mi pare sia già stata bene esposta dal Consigliere relatore.

Vorrei solo, per quanto attiene al versante delle entrate, cogliere anch'io l'occasione per ringraziare la Giunta, il Consiglio regionale, i Parlamentari per l'azione costruttiva e collaborativa svolta con l'Assessorato alle finanze, che sta alla base dell'importante risultato, più politico che economico, che si è raggiunto a favore della Regione Autonoma Valle d'Aosta e della popolazione valdostana.

Va sottolineata anche la serietà e la correttezza di comportamento del Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Amato, ed in particolare voglio anche sottolineare l'azione responsabile delle forze politiche presenti in Consiglio regionale che, al di là del ruolo di maggioranza o di opposizione, hanno lavorato per rafforzare l'autonomia della nostra Regione. Si tratta, quindi, di un risultato importante, raggiunto sulla base di un confronto legato ad una serie di dati oggettivi che sono legati alla presente relazione. Passerei, quindi, alla pagina 48, saltando la parte centrale della relazione.

(...omissis...)

Conclusioni

Restituire credibilità all'azione della pubblica amministrazione

La forza della Regione Valle d'Aosta non consiste tanto nella quantità delle risorse finanziarie disponibili (parte consistente delle quali, come abbiamo visto, viene destinata alle spese sostenute dall'Amministrazione regionale a seguito del trasferimento di funzioni statali, provinciali e di prefettura) quanto nella possibilità di disporre di tali risorse, al di fuori di ricorrenti contrattazioni con le istituzioni finanziarie centrali e nella facoltà di destinarle autonomamente ad un ampio ventaglio di iniziative.

Abbiamo più volte ripetuto negli ultimi anni che a conseguenza di questa libertà d'azione di investimento delle istituzioni regionali, si è avuta una grande incidenza sul sistema produttivo locale dei flussi di agevolazione attivati dalla regione, creando così un forte intreccio tra finanziamenti pubblici e comportamenti di impresa.

Questo intreccio, se da una parte ha rappresentato un vantaggio per gli operatori locali, in termini di disponibilità e di accessibilità alle risorse finanziarie, dall'altra ha alimentato una pericolosa assuefazione dell'operatore privato, alla presenza dell'operatore pubblico, facendo venire meno nell'azione economica e produttiva i principi classici dell'agire di impresa e determinando tre ordini di regole implicite quali:

- l'assecondamento generalizzato delle domande di agevolazione, che in assenza di meccanismi di selezione e gerarchizzazione delle richieste di finanziamento si è tradotto in un modello di incentivazione basato sulle certezze delle erogazioni;

- la mancata richiesta di esplicitazione di obiettivi qualificanti, determinando così il prevalere del "diritto al finanziamento" sul "dovere di rendere conto" della qualità della proposta da finanziare;

- la permanenza di nicchie di vera e propria assistenza che spesso ha creato l'equivoco che lo spirito dell'autonomia fosse da interpretare in termini di privilegio.

Tuttavia, bisogna anche riconoscere che le passate politiche regionali sono state efficaci nel cogliere alcuni importanti obiettivi quali:

- l'innalzamento della dotazione infrastrutturale,

- la diffusione territoriale dell'assistenza sociale e sanitaria,

- il mantenimento della vitalità socio-economica della montagna,

- il contenimento degli effetti della crisi da deindustrializzazione,

ma hanno contribuito nel contempo alla mancata individuazione dei meccanismi socio-economici che garantissero, oltre a soddisfacenti livelli di benessere, anche la stimolazione e l'assecondamento della vitalità imprenditoriale.

Un nuovo progetto di sviluppo regionale deve dunque necessariamente partire dal raddrizzamento di questa situazione, ponendo al centro dell'attenzione delle politiche regionali i princìpi dell'agire imprenditoriale, della tensione innovativa e della individuazione dei vincoli e delle potenzialità regionali che condizionano ogni disegno di crescita futura.

Solo con questo sforzo ed attraverso questa chiave di lettura, l'Amministrazione regionale, e con essa la classe politica che la presiede, può recuperare nei confronti della popolazione valdostana quella credibilità politica ed istituzionale necessarie anche a dare respiro ai progetti di medio/lungo termine e a garantire stabilità alle alleanze di governo.

Due nuove proposte.

Il sistema valligiano si trova oggi sempre più vincolato dalla riduzione delle risorse disponibili, come le possibili contrazioni finanziarie, la crescente saturazione del territorio, il tendenziale esaurimento della disponibilità delle risorse umane, una sua manifesta inadeguatezza in termini di capacità e preparazione professionale. Pertanto, un progetto di sviluppo del sistema regionale e di rilancio della sua autonomia istituzionale deve fare propri i criteri fondamentali della selezione e della programmazione e concertazione delle linee guida e degli interventi.

È per questo motivo che in occasione della predisposizione del bilancio regionale sono state anche formulate due proposte che vanno nella direzione di quanto fino a qui enunciato.

Progetto "Valle d'Aosta sviluppo"

Un nuovo modello di sviluppo regionale deve ormai inevitabilmente passare attraverso il coinvolgimento di più soggetti regionali (pubblici, associativi e privati) nella progettazione, promozione e realizzazione di alcune linee di intervento coerenti con i vincoli posti dalla disponibilità di risorse umane e territoriali della Regione.

Per fare questo bisogna pertanto pensare alla possibilità di creare uno spazio "ad hoc" che si ponga come vera e propria arena di crescita della cultura di governo dei soggetti locali e come luogo ideale per la prima sperimentazione di un nuovo sistema di responsabilità.

Ed è in questa prospettiva che si suggerisce la proposta di una struttura associativa che potremmo chiamare, per esempio, "Valle d'Aosta Sviluppo" che si ponga appunto come arena di crescita di questa nuova cultura e si adoperi per la progettazione di precise linee di intervento.

Potrebbero far parte di questa struttura le Associazioni di Categoria, le Banche, le Imprese industriali e turistiche, i Centri di formazione e di ricerca, i sindacati e l'Amministrazione regionale.

Tutti questi soggetti, partecipando con compiti ben precisi ed attraverso una compartecipazione degli oneri finanziari, potrebbero svolgere la funzione di programmare e finanziare le iniziative ed i progetti ritenuti più idonei nel quadro dello sviluppo regionale.

L'attività dell'Associazione si potrebbe orientare verso due ipotesi: in un primo caso essa potrebbe sostenere un numero circoscritto di progetti esemplari all'interno di un quadro di certezze politiche e di coerenze programmatiche garantite dall'amministrazione regionale, in un secondo caso si potrebbe addivenire ad una sorta di Consulta regionale delle rappresentanze economiche che, pur avendo solo una funzione consultiva nei confronti del governo regionale stesso, potrebbe anche realizzare direttamente (con livelli differenziati di coinvolgimento dei soggetti partecipanti) delle iniziative concrete.

Sia nell'un caso come nell'altro, va tuttavia ribadito che l'Associazione "Valle d'Aosta Sviluppo" dovrebbe essere svincolata dagli eventuali mutamenti del quadro politico e godere di una sua autonomia finanziaria ed istituzionale che le consentisse azioni di ampio respiro re progetti a medio-lungo termine.

La filosofa di fondo che sta alla base di questa proposta è quella di modificare i rapporti tra l'Amministrazione regionale ed i soggetti economici privati sostituendo alla logica del sostegno pubblico generalizzato di cui abbiamo tante volte parlato, quello della concertazione degli obiettivi e della ridistribuzione degli oneri finanziari secondo una definizione ben precisa dei meccanismi di compartecipazione.

È necessario cioè che il mondo economico privato partecipi sia alla programmazione con idee proprie, sia alla spesa, con propri finanziamenti, in modo da essere protagonista e corresponsabile a tutti gli effetti di vantaggi ed eventuali rischi delle iniziative proposte. Poiché questa iniziativa decolli vi è anche la necessità di creare intorno ad essa un consenso politico allargato onde evitare che si corra il rischio, per quanto riguarda la partecipazione al progetto dell'Amministrazione regionale, di ricalcare il modello sino ad oggi prevalente (e tendenzialmente non più proponibile) di un governo regionale "a camera stagna".

Centro di monitoraggio socio-economico

La ricerca di nuovi sentieri di crescita per il sistema valdostano richiede anche la definizione e la messa a punto di strumenti che consentano di monitorare costantemente le dinamiche e l'evoluzione della struttura socio-economica.

A tal fine si renderebbe necessaria l'istituzione di una struttura regionale di ricerca che raccolga anche le informazioni ed elabori gli opportuni indicatori di sistema. Questa struttura potrebbe configurarsi come un vero e proprio Centro di Studi regionali, per la realizzazione di indagini su temi specifici, valutazioni di interventi effettuati, individuazione di nuovi ambiti di indagini.

Questo Centro Studi dovrebbe essere articolato per settori, dotato di autonomia tecnico-finanziaria, strettamente collegato all'Assessorato del bilancio e delle finanze, ma anche capace di vita gestionale propria, svincolato dall'apparato della pubblica amministrazione regionale.

In definitiva, questa struttura risponderebbe all'esigenza, espressa più volte, di una maggiore concertazione e di un maggior coordinamento tra le diverse fonti di informazione e di ricerca e assolverebbe alla funzione di promuovere la formazione e l'utilizzo delle risorse interne alla regione, agendo come ulteriore motore di crescita regionale e come supporto per l'amministrazione e per gli operatori valdostani.

Prima di concludere questa relazione è giusto sottolineare che la predisposizione del bilancio regionale rimane un momento importante della programmazione, che però da solo non è sufficiente a garantire efficienza amministrativa se non è accompagnato dalla capacità diffusa e generale di cogliere ed interpretare i mutamenti in atto nel sistema sociale e di rivitalizzare quei valori e riferimenti culturali che sono indispensabili per lo sviluppo locale ed il reale benessere della popolazione valdostana, anche alle soglie dell'anno duemila.

Per questo è bene concludere questa relazione di bilancio con alcune considerazioni di carattere più generale che ci coinvolgono come individui ed impegnano la nostra coscienza di cittadini.

Comprendere l'evoluzione del sistema sociale

Esiste oggi un malessere diffuso che percorre tutte le regioni europee al di là della loro ormai consapevole volontà di costruire un'Europa unita.

C'è il disorientamento della Francia, in palese crisi di identità, per aver smarrito in Europa il suo ruolo di "grande nazione".

Ci sono le tensioni della Germania, impegnata in un difficile processo di integrazione delle sue parti.

C'è il disagio della Spagna, che ha scelto dal vertice di essere "Europa" senza che il Paese sia cresciuto di pari passo.

C'è anche il disincanto dell'Est europeo, che dopo aver inseguito il sogno dello sviluppo capitalistico ne scopre ora le sue intrinseche debolezze.

C'è infine lo smarrimento dell'Italia, dilaniata dalle proposte di separazione e percorsa da un'estrema frammentazione politica.

Questo disagio diffuso è il filo conduttore di una realtà che sta emergendo in modo sempre più evidente in tutti i Paesi europei. Si tratta cioè dell'affermarsi ormai deciso e continuato dei fattori non utilitaristici dello sviluppo, che emergono sotto forma di bisogni soffocati o negati ed assumono circostanze di rabbia, di protesta e di intolleranza.

Il mondo occidentale, cioè, dopo aver per anni creduto che lo sviluppo reale del Paese si fondasse prevalentemente su soluzioni di tipo economico, si è accorto che i fattori utilitaristici dello sviluppo non sono sufficienti a garantire reale benessere e qualità di vita.

Oggi emergono in tutte le democrazie moderne d'Europa bisogni sociali, culturali, antropologici che non trovano sufficiente soddisfazione in risposte di tipo solo economico e che pertanto, in quanto non ancora sufficientemente corrisposti, si presentano come elementi destabilizzanti o per lo meno a rischio, sia della governabilità interna dei singoli paesi, sia nei confronti del processo di unificazione economica e politica dell'Europa.

Revitaliser l'autonomie

La Vallée d'Aoste aussi est aux prises avec cette phase de transformation difficile de son essor. Dans notre réalité locale aussi le sens de la communauté traditionnelle a été presque imperceptiblement sacrifié au profit des intérêts personnels et matériels.

La population valdôtaine, qui s'est pratiquement laissé suggestionner par le mythe du fameux bien-être valdôtain (qui néanmoins n'est que le fruit d'une stratification de position de rente et non pas celui d'un réel essor) risque d'abandonner de plus en plus rapidement et quasiment sans s'en apercevoir, toutes ces valeurs spirituelles, culturelles et économiques qui sont le fondement de son autonomie.

La situation de crise nationale actuelle, dont les effets (comme nous le savons tous) ne manqueront pas de se faire sentir en Vallée d'Aoste aussi, exige que la communauté valdôtaine, guidée par sa classe politique, fasse appel à ses traditions de travail, de détermination et aux instruments de l'autonomie, pour retrouver une conscience communautaire, dépasser la mentalité utilitariste de son propre bien-être et participer, au même titre que les autres, tant du point de vue institutionnel que du point de vue économique, aux grands changements en cours à l'échelon international.

La valeur constructive de notre autonomie, de toutes les autonomies en général qui ont le droit d'entrer en Europe avec leur patrimoine d'idées et culture, se sécupère et s'exprime par la reconstruction du tissu social, par une organisation plus équitable de la société civile, fondée sur des droits acquis, mais également sur la réappropriation d'un sens commun de responsabilité individuelle. Et ce, même si un tel comportement implique une révision de ses convictions, de son propre espace, de son pouvoir personnel.

Concludo dunque questa relazione del bilancio '93 con un invito rivolto a tutta la popolazione valdostana affinché faccia proprio un ritrovato senso della comunità.

È necessario che tutti insieme, in qualità di semplici cittadini, di operatori sociali, di amministratori e di esponenti politici di impegniamo nella costruzione di un'organizzazione sociale che, pur nel rispetto della sua complessità, agisca ed operi all'insegna dei valori della responsabilità personale, della solidarietà civile e morale e del rispetto delle parti.

Presidente È terminata la relazione dell'Assessore del bilancio e delle finanze e, come convenuto in sede di Conferenza dei Capigruppo, rinviamo la prosecuzione dei nostri lavori a domani mattina.

La seduta è tolta.

La seduta termina alle ore 19,18.