Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3994 del 4 dicembre 1992 - Resoconto

OGGETTO N. 3994/IX Dibattito sui progetti di legge recanti norme per l'elezione del Consiglio regionale.

Presidente L'ordine del giorno della adunanza odierna porta tutti i disegni di legge e le proposte di legge in materia di riforma del sistema elettorale, così come sono proposte nei cinque punti trascritti sull'ordine del giorno stesso.

Si parte dal disegno di legge 101, presentato dalla Giunta nel lontano 1989, per arrivare ad un testo risultante poi dai lavori della I Commissione del Consiglio regionale.

Avendo questi cinque punti un denominatore comune, ne propongo la trattazione congiunta; vorrei sapere se i presentatori o altri consiglieri vogliono eccepire che si proceda con discussione generale abbinata. Se nessuno esprime delle riserve, si procede alla discussione abbinata.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Maquignaz, per mozione d'ordine, ne ha facoltà.

Maquignaz (GM) Per mozione d'ordine. Vorrei chiedere il rinvio dei lavori del Consiglio di qualche giorno, a data da destinarsi, per due motivi fondamentali che, se mi consentite, vorrei brevemente illustrare. Posso signor Presidente?

PresidentePrego.

Maquignaz (GM) Grazie. Anzitutto voglio evidenziare che questa convocazione del Consiglio straordinario ha i toni dei momenti gravi e difficili ed è avvolta da una atmosfera misteriosa, vuoi per le vicende che hanno preceduto la convocazione, vuoi per la pellegrina idea di volere, se necessario, continuare la seduta anche di notte, magari alla luce delle stelle o al chiaro della luna.

Ebbene, questa convocazione del Consiglio in via d'urgenza ha del ridicolo, perché la discussione sulla riforma elettorale poteva tranquillamente essere discussa in Consiglio nel corso degli anni precedenti. Ora si inventano urgenze con discussioni notturne, nella intima convinzione che, come sempre, la forza dei numeri vince e che la notte porta miti consigli anche ai più accaniti e feroci oppositori.

Io non me lo auguro, perché questa convocazione è un atto di prepotenza e di mancanza di rispetto, innanzitutto nei confronti dei funzionari e del personale addetto ai lavori, che avrebbero tutte le ragioni per lamentarsi con i protagonisti di questa triste vicenda. A questo proposito consentitemi di aprire brevemente una parentesi, per scusarmi con l'autista della Regione che ieri, in mezzo alla bufera, ha dovuto recapitarmi puntualmente l'ordine del giorno. Purtroppo non era possibile fare diversamente, perché non avevo a casa i disegni di legge. Quindi colgo questa occasione per scusarmi con questa persona che ha dovuto fare questo sacrificio.

Dicevo che questa convocazione, oltre che essere una mancanza di rispetto nei confronti del personale dipendente, è anche un atto di prevaricazione nei confronti dei consiglieri regionali, che non hanno certamente avuto la possibilità materiale di esaminare, tenuto conto della importanza dell'argomento, il nuovo testo elaborato dalla commissione e che tra l'altro sembra voler sancire l'accordo storico fra i partiti stato nazionali e una parte dell'Union Valdôtaine.

E' altresì un atto di prevaricazione soprattutto nei confronti della comunità valdostana, che non è stata interpellata mediante la consultazione delle sue espressioni più qualificanti: i comuni, le comunità montane, le organizzazioni sociali, culturali e sindacali, le organizzazioni di categoria.

Queste organizzazioni sono sovente interpellate per questioni molto meno importanti, ed allora perché non sono state sentite sulla riforma elettorale, che sicuramente rappresenta uno dei punti più qualificanti nell'ambito di una riforma che dovrà essere molto più ampia delle nostre istituzioni?

Esistono forse degli accordi sottobanco o sotterranei? Io non credo perché, ad esempio, il direttivo delle comunità montane della Valle d'Aosta ha chiesto ufficialmente un incontro al governo regionale per avere la possibilità di esprimere la propria opinione in materia.

Se mi consentite, vi leggo il comunicato del direttivo dell'associazione dei presidenti delle comunità montane, che dice: "L'associazione dei presidenti delle comunità montane della Valle d'Aosta, considerato che nella prossima adunanza del Consiglio regionale verrà discusso il tema della revisione della legge elettorale in Valle d'Aosta, tenuto conto che tale tematica inciderà profondamente sul rinnovamento della vita politica valdostana, preso atto che da più parti è stato richiesto il parere delle comunità montane, chiede al governo regionale di essere sentito in merito a tale problematica unitamente alla associazione sindaci della Valle d'Aosta".

Oltre a queste organizzazioni, che sono la maggiore espressione della Valle d'Aosta, credo si debba aprire un confronto con movimenti e con organizzazioni a carattere politico più piccole, che stanno nascendo in Valle d'Aosta, e che anche in Valle d'Aosta (nostro malgrado) interpretano la protesta che ha portato ai successi che tutti ben conoscono della Lega.

Leggo ad esempio un documento della Lega Valle d'Aosta che dice: "Quello che più ci fa imbestialire è il tipo di riforma che si vuole propinare ai cittadini senza tener conto della loro volontà. Tutti si riempiono la bocca di moralità e di rinnovamento, ma pare proprio che le intenzioni degli attuali politici siano proprio l'opposto: cercare di cambiare quel poco che basta, per far rimanere le cose come stanno".

Dicevo, non sono state interpellate neanche queste piccole organizzazioni, ma quello che è più grave è che non è stata interpellata l'assemblea dei sindaci della Valle d'Aosta, che sono i veri protagonisti della vita democratica della nostra Regione. Ma si mormora nei banchi del Consiglio che questi è meglio lasciarli perdere, perché sono troppo campanilisti.

E i sindacati? Per i sindacati non c'è nessun problema perché sono la cinghia di trasmissione dei partiti e dei movimenti.

E le organizzazioni culturali e di categoria? A queste, si dice, bisogna stare attenti, perché hanno studiato di più degli altri e sono soprattutto espressione del potere economico. Ma queste, si dice ancora, staranno buone, innanzitutto perché non conoscono bene il problema non essendo stati informati, ed inoltre hanno comunque sempre bisogno della "mamma Regione", perché "la mamma è sempre la mamma".

E la comunità valdostana? Ma stiamo mica scherzando, direte voi, questa ha ben altro a pensare; fra l'Isi, l'Irpef, l'Ilor, l'Iva, le tasse, le sovrattasse, i ticket ed altre varie diavolerie dai nomi strani, pensa questa nostra comunità a salvare la pelle, terrorizzata di incontrare sulla propria strada qualche politico di professione.

Concludo questo mio breve intervento dicendo che la legge doveva essere presentata all'esame del Consiglio molto prima, consentendo ai consiglieri almeno la possibilità non dico di leggere, perché la possibilità di leggere la legge c'è stata, ma di esaminarla con la dovuta attenzione, di fare delle riflessioni, e di avere il tempo di fare dei confronti con le comunità di base.

Per quanto mi riguarda, ribadisco ancora una volta che, tenuto conto della importanza dell'argomento, non ho avuto assolutamente la possibilità di esaminare in modo esauriente questo disegno di legge, che è molto importante per il futuro della nostra Regione. Quindi, per questo primo motivo, chiedo che la discussione di questo disegno di legge venga rinviata a data da destinarsi.

La seconda motivazione per cui chiedo il rinvio, come ho già evidenziato, sta nel fatto che considero antidemocratica e prevaricatrice la volontà di approvare la legge di riforma elettorale di estrema importanza per il futuro della nostra Regione senza una preventiva consultazione dei comuni, delle comunità montane e delle espressioni più qualificanti della nostra comunità.

Per questi due motivi formalizzo la richiesta di rinvio almeno di qualche giorno della discussione di questo Consiglio regionale.

Presidente E' stata presentata una mozione pregiudiziale e sospensiva della discussione generale su questi argomenti, pertanto possono prendere la parola un consigliere a favore e uno contro.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.

Gremmo (UAP) Intendo intervenire a favore, ma con una motivazione differente che in qualche modo si riallaccia a quello che ha detto il collega.

Dalle dichiarazioni apparse sui giornali oggi risulta che un nostro collega è moralmente impedito a partecipare ai lavori di questo Consiglio, perché non vi è certezza della sua situazione, cioè se le procedure che lo trovano nella situazione di essere colpito dai rigori della legge Scotti hanno avuto o non hanno avuto attuazione. Intendo riferirmi alla vicenda del collega Andrione.

Apro una parentesi: presenterò nei prossimi giorni una proposta di legge nazionale per chiedere che il Consiglio regionale della Valle d'Aosta si faccia promotore di una abolizione di questa famigerata iniziativa, che è partita con tutte le buone intenzioni, cioè quella di essere una legge che colpiva la mafia, poi è diventata una sorta di giustizia politica, applicabile con criteri politici, e che può andare contro tutti e contro tutti, magari contro qualche figura scomoda, e che stiamo vedendo può avere delle applicazioni fortemente discutibili.

Credo che abbia avuto perfettamente ragione il collega Andrione nelle sue dichiarazioni alla stampa, nel rilevare la incongruenza, la contraddittorietà e il modo sicuramente politico con cui si è arrivati alla applicazione nei suoi confronti. Quindi credo che dovremmo avere il coraggio di dire che se si voleva fare una normativa che colpisse i mafiosi nelle istituzioni, che colpisse la mafia nella politica, certamente la strada non era quella di andare ad instaurare delle sanzioni nei confronti di cittadini che, non avendo avuto ancora il terzo grado di giudizio, sono virtualmente ancora innocenti o in presunzione di innocenza.

Ma resta il fatto, signor Presidente e colleghi, che oggi un nostro collega non è presente qui perché non sa se può esserci, non sa se è un suo diritto e lo ha dichiarato. Allora, riallacciandomi a quello che diceva il Consigliere Maquignaz, ma per questa valutazione soltanto, cioè per permettere una certezza di situazione, per permettere ad un nostro collega, se vuole, di essere qui con noi, chiedo al Consiglio di valutare se non sia ragione sufficiente - anche per la stima che abbiamo comunque nei confronti del nostro collega - di sospendere in attesa di avere certezza della sua situazione, salvo poi attivarci politicamente in seguito.

Ecco perché sono favorevole al rinvio, al di là delle considerazioni che ha fatto il Consigliere Maquignaz, che non condivido per niente; già quando si è messo a leggere un documento semi-anonimo di persone che rappresentano se stesse ha squalificato il senso del suo intervento. Però condivido per questa motivazione la richiesta di soprassedere e chiedo formalmente al Consiglio di tenere presente questo aspetto.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Milanesio contro la proposta di rinvio, ne ha facoltà.

Milanesio (PSI) Chiedo la parola certamente come Consigliere, ma in questo caso soprattutto come Presidente della I Commissione, per pacatamente rispondere intanto alle argomentazioni del Consigliere Maquignaz, che mi sembra siano un po' speciose, vale a dire tutti sanno che questa Regione ha finalmente da tre anni la potestà legislativa in materia elettorale; tutti sanno - e quando dico tutti intendo dire l'opinione pubblica ma certamente i consiglieri regionali - che sono state presentate nel tempo diverse leggi elettorali dalla Giunta regionale Rollandin, dal Consigliere Riccarand, dal Gruppo DC, da Roberto Gremmo a nome dell'UAP, e poi c'è stato un testo concordato, risultante dalla fusione delle due proposte che hanno avuto il gradimento maggiore all'interno della commissione.

Ci sono state diverse riunioni, abbiamo sollecitato già parecchi mesi or sono tutte le forze politiche esistenti in Valle d'Aosta, quindi presenti o non presenti in Consiglio regionale, a farci avere le loro osservazioni, la commissione ha ascoltato tutti quelli che hanno ritenuto opportuno di farsi ascoltare, abbiamo sollecitato altri che avevamo invitato ad intervenire per farsi ascoltare ma non sono venuti; poi, dobbiamo leggere sui giornali che si prevarica da una parte e dall'altra, che non si sono ascoltati Tizio e Caio. Noi avevamo rivolto un invito a tutte le forze politiche esistenti in Valle d'Aosta, anzi a tutte le sigle per intenderci, ed abbiamo avuto le risposte da parte di quelli che hanno voluto darle; altri si sono ostentatamente rifiutati di partecipare ai lavori della commissione ancorché invitati due volte.

Il Consigliere Maquignaz, per la sua estrazione politica, per la sua milizia politica, per le idee che professa, oggi ci viene a dire che dovevamo ascoltare le comunità montane, dovevamo ascoltare i sindaci, dovevamo ascoltare tutti, e poi sembrerebbe che l'unico che non dobbiamo ascoltare perché non è mai stato ascoltato è proprio il Consiglio regionale. Ora mi pare che la cosa più logica sia che oggi il Consiglio regionale ascolti se stesso, qualunque sarà l'esito, la decisione, la risposta che vorrà dare su questo problema.

Noi siamo stati eletti dal popolo, questa è ancora una democrazia rappresentativa, non possiamo confondere queste consultazioni così vagamente populistiche con i compiti e le funzioni che sono attribuite ad un organo quale è il Consiglio regionale.

Il Consiglio regionale ha il dovere di chinarsi su questa legge e di decidere quello che vorrà; pensiamo che non possa e non debba essere per queste ragioni rinviato oggi il Consiglio regionale.

Sulle argomentazioni svolte dal Consigliere Gremmo, e qui parlo a titolo di Consigliere del PSI, non più come Presidente della commissione, dico che Gremmo ha svolto delle considerazioni interessanti, perché in effetti ci troviamo in una situazione in cui non vi è la certezza del diritto. Però io do una mia interpretazione, perché in questo caso la do a titolo assolutamente personale: credo che il gesto fatto dal Consigliere Andrione, di non presentarsi a questo Consiglio, sia un gesto che trae il Consiglio dall'imbarazzo di dover decidere o discutere con o senza la sua presenza, è un gesto intelligente, è un gesto nobile, ed io questo credo che il Consigliere Andrione lo abbia fatto per evitare che questo Consiglio dovesse sospendere i suoi lavori e per fare in modo che potesse chinarsi su questo problema in modo concreto e (speriamo) produttivo.

Per queste ragioni parlerei contro il rinvio e, ripeto, l'ho fatto prima come Presidente e adesso a titolo personale su una vicenda sulla quale mi posso esprimere solo a titolo personale.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Rusci, ne ha facoltà.

Rusci (PRI) Il Consigliere Milanesio sulla questione del Consigliere sospeso con decreto apparso sulla Gazzetta Ufficiale fa la valutazione al buon senso: se il Consigliere Andrione non è venuto in Consiglio, ha tolto il Consiglio dall'imbarazzo.

Noi non è che possiamo nasconderci dietro un dito, l'articolo 16 dello statuto della Regione Valle d'Aosta prevede che il Consiglio regionale sia composto da 35 consiglieri eletti a suffragio universale, uguale, diretto e segreto secondo le modalità stabilite dalla legge elettorale. Se non vado errato, lo statuto della Valle d'Aosta è legge costituzionale. La domanda che pongo all'ufficio di Presidenza è questa: dal momento che la legge Scotti-Spini è una legge ordinaria, non è una legge costituzionale, può una legge ordinaria modificare nei suoi contenuti gli effetti di una legge costituzionale?

Tutto qui; non vorrei che il Consiglio regionale si imbarcasse in una discussione che credo si preannunci lunga e difficile, per scoprire che alla fine la sua discussione è un frutto che non dà alcun risultato.

Quindi chiederei al Presidente del Consiglio di voler benevolmente e correttamente darmi delle risposte al riguardo.

Presidente C'è una richiesta formale del Consigliere Rusci di valutare questo aspetto giuridico.

Prima di passare alla votazione, proporrei di sospendere i lavori per fare una riunione dei Capigruppo, nel corso della quale sarà mia cura dare notizia sulle procedure che sono in atto e sui quesiti anche di ordine giuridico che sono stati posti verso organi dello Stato, in modo che si possa decidere.

Se non ci sono dichiarazioni contrarie, sospendo il Consiglio e pregherei i colleghi capigruppo di riunirsi nella sala attigua.

Si dà atto che, su richiesta del Consigliere Rusci, i lavori sono sospesi dalle ore 10,09 alle ore 10,48.

Presidente Riprendono i lavori. La Conferenza dei Capigruppo a maggioranza ha stabilito che i motivi sollevati per la prosecuzione della discussione dei punti all'ordine del giorno non sono tali da dover sospendere la seduta. Pertanto si può passare all'esame dei vari oggetti all'ordine del giorno.

Prima però pongo in votazione la proposta di sospensiva presentata dal Consigliere Maquignaz:

Esito della votazione

Presenti: 31

Votanti: 24

Favorevoli: 3

Contrari: 21

Astenuti: 7 (Beneforti, Bondaz, Chiofalo, Lanièce, Limonet, Ricco e Trione)

Il Consiglio non approva

Presidente Si è stabilito l'ordine dei lavori all'interno della Conferenza dei Capigruppo, pertanto primi ad avere la parola sono i relatori al testo predisposto dalla I commissione, e cioè i consiglieri Louvin e Bondaz. Successivamente possono prendere la parola i consiglieri che hanno sottoscritto le varie proposte di legge. Dopo di che si passerà alla discussione generale e all'esame dell'articolato.

Ha chiesto di parlare il primo relatore, Consigliere Louvin, ne ha facoltà.

Louvin (UV) Je pense que ce Conseil est suffisamment sensible à l'argument en discussion et voudra prendre acte de la nature particulière de ce rapport, qui a été dressé suite à un vote de nature technique exprimé par la I commission du Conseil régional.

La loi constitutionnelle numéro 3 du 12 avril 1989 a attribué au Conseil régional de la Vallée d'Aoste la compétence législative pour ce qui a trait à l'élection du Conseil régional valdôtain. En attribuant cette puissance législative au Conseil, le législateur a prévu que ces dispositions soient l'expression d'un large consensus politique, en demandant à cet effet que pour l'approbation de cette loi soit requise une majorité qualifiée des deux tiers des membres du Conseil régional.

Ce nombre élevé de voix favorables pour l'adoption de cette loi électorale est la garantie d'un large consensus autour de la modification des règles du jeux, et c'est également la raison première du retard par lequel nous arrivons finalement au Conseil de la Vallée pour la discussion d'un projet de loi, autour duquel se sont ressemblées des opinions favorables d'un nombre considérable de forces politiques présentes au sein de l'assemblée régionale.

C'est dans l'accomplissement du mandat reçu à son temps par le Conseil régional que la I commission "Institutions et autonomie" a débuté par un débat sur les possibles lignes de reforme du système politique régional et les orientations qui se sont manifestées au sein de la commission ont donné l'origine à un document de synthèse, qui contient quelques possibles lignes de reforme de notre système politique dans son ensemble.

La dimension de cette matière, la quantité et la qualité de noeuds politiques à résoudre pour débouter par une action de reforme globale a amené la commission a concentrer sa propre attention sur la loi électorale, en y donnant la priorité.

C'est d'ailleurs le manque de temps à notre disposition avant la fin de cette législature qui nous demandait d'accélérer l'examen de cette matière et d'y donner la priorité, par rapport à la rédaction d'un projet global d'un nouveau système institutionnel.

De l'effort de la commission, aux membres de laquelle à notre avis doit être reconnu tout de moins le mérite d'avoir affronté avec un esprit de sérieux et d'engagement cette matière délicate et compliquée, est né le texte de la proposition approuvée dans la I commission dans sa séance du 27 novembre dernier, pendant laquelle la commission a donné à la majorité son propre consentement de nature technique après avoir enregistré un consensus remarquable et après avoir également tenu en considération les contributions importantes qui nous ont été adressées de plusieurs côtés par des sujets extérieurs, ainsi que des expériences précédemment acquises par les autres régions qui se sont déjà dotées de leurs propres lois électorales.

La commission entend également exprimer par le biais de ses rapporteurs - et en ce moment j'exprime également le rapport au nom de M. Bondaz - un remerciement aux membres et aux dirigeants des différents partis et mouvements politiques, qui ont démontré leur disponibilité à collaborer par moyen d'auditions ou par des mémoires écrites, à l'étude et au débat sur cette matière.

Nous entendons également remercier pour leur contribution importante à la rédaction d'un texte que nous croyons, dans les limites du possible, complet, précis et clair, soit sous un profil substantiel que dans ses aspects formels et de technique législative, d'abord le consultant choisi par la commission, le professeur Paolo Carrozza de l'Université de Pisa, Mme Alessandra Della Guardia, secrétaire général de la Région, ainsi que M. Elio Pau, directeur du service électoral régional.

Le travail des commissaires, qui se sont réunis entre 1990 et 1992 pendant treize réunions pour un total de trente-quatre heures de discussion, a été également soutenu et accompagné par le soutien des services de la Présidence du Conseil, qui nous ont toujours permis d'oeuvrer dans les meilleures conditions.

Pour entrer dans le mérite du texte qui est consigné maintenant à l'examen de l'assemblée et à sa discussion, nous voudrions attirer simplement votre attention sur les éléments fondamentaux de ce même projet:

- l'élection y est prévue par un vote à suffrage universel, direct, égal, libre et secret, attribué à des listes de candidats concurrents;

- le droit électoral actif pourra être exercé d'après ce texte par les citoyens inscrits dans les listes électorales de toutes les communes de la Région qui aient accompli ou qui accomplissent la 18ème année le jour établi pour l'élection et qui soient résidents à l'intérieur du territoire de la Région pendant une période d'au moins un an;

- le droit électoral passif est reconnu aux citoyens inscrits dans les listes électorales d'une des communes de la Région valdôtaine qui aient accompli ou qui accomplissent le 21ème année dans le jour établi pour l'élection et qui soient résidents au moment de la convocation des comices électoraux en Vallée d'Aoste depuis au moins trois ans ou qui soient nés dans la Région, et cela en accord à une faculté qui nous est reconnue par le statut spécial;

- chaque liste de candidats doit comprendre un nombre de candidats qui ne soit pas inférieur à 18 et qui ne soit pas supérieur à 35, et devra être souscrite par au moins 500 électeurs;

- la souscription de la part des électeurs n'est pas requise pour les partis qui ont eu au moins un élu pendant la législature en cours et qui aient constitué un groupe de conseilleurs existant au moment de la convocation des comices électoraux. Sont également exonérés de ce devoir de recueil de signatures les partis et les groupes politiques qui aient changé leur symbole ou leur propre dénomination au cours de la législature, ainsi que les listes qui se distinguent par la présence d'un symbole composite où soit contenu celui qui appartient à un parti ou à un groupe politique existant et qui est exonéré du devoir de recueil de signature;

- le bureau électoral d'après ce projet est composé par trois magistrats nommés par le Président du Tribunal d'Aoste et a le devoir de vérifier et admettre les listes à la compétition électorale;

- chaque électeur a le droit d'exprimer sa propre préférence pour les candidats uniquement dans la liste qu'il a votée, à l'exclusion donc du système du panachage, et par un nombre maximum de deux préférences;

- la détermination du nombre des sièges attribué à chaque liste est discipliné par l'article 35 et peuvent y accéder uniquement les listes qui aient obtenu un nombre de voix qui atteint ou qui est supérieur au quotient électoral régional d'attribution. On procède par la suite à calculer le chiffre électoral des listes qui aient atteint ou dépassé ce quotient électoral régional d'attribution, et on le partage par le nombre des conseillers à assigner. A chaque liste est attribué un nombre des sièges, qui est celui du nombre des fois que le quotient électoral, ainsi déterminé, rentrera dans le chiffre électoral de chaque liste. Les sièges non attribués aux listes par ce moyen, sont ensuite attribués par le système des restes les plus élevés;

- le classement des candidats à élire est rédigé sur la base du chiffre individuel de préférences obtenues. A la parité, c'est l'ordre de présentation dans la liste qui prévaut;

- le nouveau Conseil est convoqué par le Président du Gouvernement régional en fonction, en même temps de la promulgation du décret de convocation des comices, et cela dans les vingt jours successifs à la proclamation des élus;

- l'application des dispositions dont à l'article 2, concernant la résidence pour l'exercice du droit électoral actif, est suspendue et renvoyée à l'approbation d'une loi de l'état qui permettra, comme cela se fait pour la Région du Trentin Haut Adige dans la même situation, le droit de vote aux citoyens se trouvant dans ces conditions dans la Région de leur résidence précédente;

- pour ce qui n'est pas prévu par la loi ainsi adoptée, sont applicables les dispositions concernant l'élection de la chambre des députés;

- sont abrogés les normes de la précédente législation électorale, à l'exception de celles concernant les matières étant du ressort étroit de l'état.

Pour ce qui a trait à certains problèmes, nous avons enregistré au sein de la commission des positions et des propositions différenciées. Je voudrais rappeler qu'elles concernent notamment la question de la représentation à l'intérieur du Conseil de la communauté ethnique Walser des communes de Gressoney-La-Trinité, Gressoney-Saint-Jean et Issime, la méthode électorale choisie, le nombre des signatures requises pour la présentation des listes électorales, le nombre des préférences à attribuer de la part des électeurs. Sur ces arguments ont été présentés de nombreux amendements qui seront évidemment représentés à l'attention de l'assemblée et pourront faire l'objet d'un large débat.

Je vous remercie, chers collègues, pour votre attention; la parole passe de toute évidence maintenant à l'assemblée.

Si dà atto che dalle ore 10,58 alle ore 11,20 assume la Presidenza il Vicepresidente Trione.

Presidente Ha chiesto di parlare il secondo relatore, Consigliere Bondaz, ne ha facoltà.

Bondaz (DC) Ringrazio il Consigliere Louvin per la precisa, concordata, relazione al disegno di legge che oggi è in discussione. Disegno di legge che ha creato giustamente varie aspettative, varie tematiche, e anche varie proposte.

Credo che il Consiglio regionale, al di là delle divisioni, o meglio, delle suddivisioni che possono esserci anche trasversalmente nei singoli partiti e movimenti, dovrebbe fare giustizia di una lunga lotta che la Valle d'Aosta ha fatto nei confronti del Parlamento, per avere questa delega a farsi una propria legge elettorale.

(... interruzione del Consigliere Maquignaz ...)

Può anche darsi, Aimé, che questo possa succedere, però bisogna andare al di là di quelle che sono le valutazioni di parte, se vogliamo fare quanto meno qualcosa di produttivo e non di assolutamente negativo.

Per tanti anni abbiamo portato avanti questa rivendicazione, oggi dopo tanti anni il Parlamento ha dato alla Valle d'Aosta la possibilità di farsi una legge elettorale.

E' probabile che questa prima valutazione della legge possa anche incontrare delle difficoltà, possa trovare espressioni di minimale adesione, ma credo - e lo dico a titolo esclusivamente personale - che sarebbe veramente cosa grave se il Consiglio regionale non riuscisse nel suo seno a formulare una proposta.

Penso che ci si dovrebbe preoccupare della funzionalità di questo Consiglio, se questo Consiglio non fosse in grado con gli emendamenti, con le proposte, con i cambiamenti che saranno sicuramente portati in aula, di portare avanti un disegno di legge.

Questa proposta di disegno di legge, nelle sue varie espressioni, ha avuto un dibattito serrato in tutti gli ambienti, politici e non. La commissione si è riunita molte volte, ha ascoltato molte persone, gruppi politici anche non presenti in questo Consiglio, dai quali abbiamo tratto delle convinzioni, abbiamo ricevuto delle proposte ed anche delle indicazioni alcune volte negative.

D'altra parte è con una certa soddisfazione che dico che la legge oggi in discussione, così come è stato più volte ricordato, è una legge che ricalca in modo determinato per alcuni versi il disegno di legge che il Gruppo DC aveva presentato mesi or sono.

Mi auguro che il Consiglio, dopo una discussione ampia e vivace, abbia la possibilità, come dicevo, di arrivare ad una conclusione. Personalmente ho dato il mio parere favorevole a questo disegno di legge in via esclusivamente tecnica, così come è stato già ricordato dal Consigliere Louvin, anche perché a nome del Gruppo DC ho presentato in commissione e presenterò in aula tre emendamenti, che il Gruppo ritiene estremamente validi ed efficienti. Gli emendamenti riguardano: la preferenza unica, la incompatibilità tra la carica di Consigliere regionale e quella di Assessore regionale, la possibilità di dare alla comunità Walser un Consigliere nella prossima legislatura.

Prima del termine della discussione generale presenterò questi emendamenti, in modo che possano essere portati alla discussione del Consiglio.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Il dibattito sulla legge elettorale in Valle d'Aosta, in Italia e anche in altri paesi europei si svolge essenzialmente intorno a due opzioni che caratterizzano tutte le scelte: da una parte l'opzione proporzionale e dall'altra l'opzione maggioritaria.

Nel nostro paese si è passati nel corso dello stato unitario più volte da un sistema elettorale maggioritario ad un sistema proporzionale, per poi tornare ad un sistema maggioritario e viceversa. Anche in Valle d'Aosta voglio ricordare che nell'immediato dopoguerra, quando è stata istituita la Regione autonoma, inizialmente il Consiglio regionale venne eletto con il sistema maggioritario e solo successivamente si arrivò al sistema proporzionale, considerando anzi tale passaggio da un sistema maggioritario ad un sistema proporzionale come un passo positivo per un dibattito democratico.

Questa oscillazione fra i due poli, proporzionale e maggioritario, evidentemente ha delle motivazioni reali e profonde, perché si tratta di due sistemi che hanno entrambi dei pregi molto precisi che li caratterizzano.

Il sistema proporzionale è un sistema che ha il pregio di garantire una ampia rappresentatività alle istanze che emergono dalla società, un pluralismo di opinioni, una pluralità di idee negli organismi elettivi, e questo è il dato più positivo del sistema proporzionale. Ha però il limite di garantire una debole governabilità, cioè una debole compattezza del governo e di favorire una frammentazione del quadro politico.

D'altra parte il sistema maggioritario sappiamo che garantisce un alto livello di governabilità, però ha il limite di essere scarsamente impermeabile rispetto ad istanze nuove, forze emergenti, idee nuove che emergono nella società e quindi tende a cristallizzare rapporti di forza, tende ad essere fortemente conservatore rispetto alle scelte che si fanno.

E' comunque evidente che il passaggio frequente che c'è stato nel nostro paese, ma la stessa cosa si potrebbe dire per altri paesi, in quanto è avvenuto in Francia, è avvenuto in Germania che si sia spesso passati da un sistema elettorale all'altro, è dovuto al fatto che si deve cercare un punto di equilibrio e talvolta forse è anche positivo dopo un certo numero di anni passare da un sistema all'altro per modificare ed eliminare certe cristallizzazioni che si sono determinate.

Il Movimento Verde Alternativo a partire dal 1989, da quando è stata attribuita la competenza primaria in materia elettorale al Consiglio regionale della Valle d'Aosta, ha condotto una analisi approfondita sui sistemi elettorali a livello nazionale ed europeo, ed ha fatto alla fine, dopo un dibattito che è durato parecchi mesi, una scelta per un sistema misto, cioè per un sistema che cerca di coniugare gli elementi positivi del sistema proporzionale, cioè la rappresentatività, con gli elementi positivi del sistema maggioritario, cioè la governabilità.

La proposta di legge che abbiamo presentato il 3 dicembre 1990 è espressione di questo tipo di scelta, cioè di un sistema misto; in sostanza abbiamo proposto due turni elettorali, il primo un turno di tipo proporzionale per garantire un consiglio regionale rappresentativo delle istanze più significative presenti nella società valdostana, un secondo (a distanza di quattro settimane) per garantire invece la nomina di un governo di coalizione fra le forze che avessero avuto almeno un eletto nel primo turno.

La proporzione che abbiamo proposto nella attribuzione dei seggi era di 25 al primo turno e 10 al secondo turno, è una proporzione che evidentemente poteva essere modificata, ma lo spirito era quello di cercare un sistema misto che stabilisse un punto di equilibrio fra proporzionalismo e maggioritario.

A noi pare che la proposta che abbiamo presentato contenga un elemento positivo; si tratta di un sistema che consente agli elettori di pronunciarsi non solo rispetto ad una lista e rispetto ad una o più preferenze da dare ad un candidato, ma consenta agli elettori di pronunciarsi rispetto al governo, alle forze che compongono la maggioranza, e nella nostra proposta consentiva agli elettori di pronunciarsi anche rispetto alla persona che poi si intendeva proporre come Presidente della giunta regionale.

Noi proponevamo che nel secondo turno le coalizioni indicassero il programma di governo, le forze che compongono la maggioranza, il Presidente della giunta che la coalizione intendeva poi nominare. In questo modo, pur non prevedendo una elezione diretta vera e propria del Presidente della giunta, cosa che non è consentita dallo statuto, sicuramente si dava un maggiore potere di decisione da parte degli elettori. In sostanza la nostra proposta è un tentativo di coniugare rappresentatività con governabilità.

Devo dire che la nostra proposta ha fatto una certa strada in positivo da quando è stata presentata: è stata alla base di una ampia consultazione che si è svolta all'interno dell'Union Valdôtaine in tutte le sezioni unioniste, è stata una delle proposte portate in discussione nel recente Comité Central de l'Union, che si è pronunciato sul sistema elettorale, raccogliendo un significativo consenso all'interno dell'organismo dirigente dell'Union, è una proposta sostanzialmente identica nella filosofia con la proposta portata avanti dal PDS, anche se il PDS non ha mai sciolto chiaramente l'ambiguità rispetto alla scelta di un turno solo o di due turni, è stata giudicata positivamente recentemente anche dal PRI. Quindi mi sembra che fosse una proposta intorno alla quale era forse possibile raccogliere una convergenza più ampia all'interno di questo Consiglio, fino a raggiungere i voti necessari per l'approvazione.

E' mancata forse una sufficiente determinazione, un sufficiente coraggio di andare avanti per questa strada, che implica evidentemente un cambiamento radicale nei sistemi con cui si elegge il Consiglio regionale e implica un cambiamento radicale nel sistema con cui si formano le maggioranze all'interno di questo Consiglio. C'è stata forse un po' di paura ad imbarcarsi in una strada che era sicuramente innovativa e anche fra gli elettori ci può essere stata un po' di perplessità rispetto al discorso dei due turni, al fatto di andare a votare due volte, anche se in quel caso si aveva sicuramente un potere molto più grande nel momento in cui si andava alle urne.

Questa proposta non ha avuto il consenso della maggioranza della I Commissione, non credo che oggi in Consiglio sia pensabile che questa situazione possa essere modificata, quindi credo che verrà accantonata.

Noi però riteniamo che questa proposta, anche se oggi viene accantonata, rimanga valida per il futuro, perché da questo Consiglio oggi usciremo o con un testo abbastanza simile a quello uscito dalla I Commissione, oppure rimarremo con la vecchia legge regionale; in entrambi i casi ci troveremo di fronte ad una legge vecchia, con tutti i limiti di un sistema proporzionale allo stato puro, che comunque dovrà essere modificato, che comunque nella prossima legislatura dovrà essere rivisto. Anche perché la tendenza a livello nazionale, dal sistema elettorale dei comuni, dai metodi che si stanno discutendo nella commissione bicamerale per il Senato e per il Parlamento, è quella di andare in una direzione diversa rispetto a quanto è contenuto nella legge statale, che disciplina l'attuale meccanismo, e nella proposta che è scaturita dalla I Commissione.

Quindi noi riteniamo che questa proposta che abbiamo presentato nel dicembre 1990 rimanga valida, se oggi non passerà - come è prevedibile - intendiamo riproporla fin dall'inizio della prossima legislatura, perché pensiamo sia una proposta molto più valida di quelle che sono attualmente sul tappeto.

Voglio anche sottolineare che delle quattro proposte che oggi stia-mo discutendo, che sono state a suo tempo presentate, la nostra è l'unica proposta che va al di là di un sistema proporzionale di tipo puro; tutte le altre sono proposte che rimangono all'interno di un sistema proporzionale puro. La nostra è l'unica proposta che, anticipando quelle che saranno le tendenze, introduce su una base proporzionale una forte correzione di tipo maggioritario - e ripeto che sull'entità della correzione maggioritaria si può discutere. Noi abbiamo proposto un certo tipo di equilibrio, ma questo tipo di equilibrio può anche essere modificato.

Interverrò successivamente più dettagliatamente nel merito del testo uscito dalla I commissione, mi limito solo adesso a dire che si tratta di un testo che, come tutti hanno potuto notare, è scarsamente innovativo rispetto alla disciplina attuale; soprattutto è un testo che non va a toccare la radice del problema, che è quello di consentire agli elettori di pronunciarsi non solo rispetto ad una lista ma rispetto ad una maggioranza, rispetto ad un programma di governo. E questo non è previsto all'interno del testo scaturito dalla I Commissione, che costituisce un restauro della legge attualmente esistente senza rappresentare una riforma del sistema elettorale; è una nuova legge, se verrà approvata, ma non è una riforma, il sistema rimane quello che era prima.

Il nostro giudizio su questo testo è un giudizio negativo, anche se ci rendiamo conto che le alternative oggi, arrivati a questo punto, sono che o passa quel testo con alcune modificazioni oppure rimane la vecchia legge, e quindi si tratta di due situazioni che comunque non vanno bene.

L'atteggiamento che avremo in questo Consiglio è quello di cercare, attraverso alcuni emendamenti sul testo scaturito dalla I Commissione, di introdurre alcuni correttivi, alcuni miglioramenti che diano qualche segnale in positivo rispetto a questa nuova normativa che in questo momento, così come si configura, è scarsamente valida.

Gli emendamenti che presenteremo riguardano essenzialmente tre punti; il primo punto riguarda il numero delle preferenze che possono essere espresse, qui il testo parla di due preferenze, la nostra proposta di legge, in coerenza anche con l'esito del referendum, parla di una preferenza, pertanto intendiamo rilanciare il discorso dell'unica preferenza per un problema di correttezza e di rispetto dell'esito del referendum.

Il secondo emendamento riguarda il numero delle firme per presentare delle liste. Il numero delle firme richiesto (500 firme) è stato oggetto di critiche, credo siano critiche giuste perché si tratta di una difficoltà notevole che viene introdotta per la presentazione di liste. Credo sia sbagliato impedire con degli sbarramenti burocratici la presentazione delle liste, quindi in questa direzione intendiamo proporre un emendamento per ridurre da 500 a 300 il numero di firme minimo necessario per presentare una lista.

Infine proponiamo un emendamento relativo al meccanismo di calcolo dei seggi, perché il meccanismo scaturito dalla I Commissione è un meccanismo che contiene un premio di maggioranza, un premio nei confronti delle liste che ottengono più voti ed è penalizzante ingiustamente nei confronti delle forze minori; è soprattutto un meccanismo scarsamente proporzionale, perché non rispetta sicuramente una proporzione fra i voti e l'attribuzione dei seggi. Mi soffermerò maggiormente su questo aspetto, quando arriveremo alla discussione su questo punto specifico.

Il voto che esprimeremo sul testo della commissione dipenderà dalle risposte che avremo avuto su questi tre nodi che ho indicato e che saranno oggetto degli emendamenti che presenteremo.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.

Gremmo (UAP) Ritengo di dovere ancora una volta richiamare l'attenzione del Consiglio su questa proposta. Qualcuno la volta scorsa disse che è stata sottovalutata e mi pare che sia abbastanza vero, perché si è cercato in questo testo di riprendere una serie di tematiche e di questioni che hanno camminato parecchio fuori dal Consiglio, più che al suo interno. Per come si sono svolti i lavori della Commissione, ho avuto più la sensazione di ragionamenti fra addetti ai lavori, fra forze politiche che si confrontavano, che non capacità piena di recepire alcune sollecitazioni che i cittadini hanno dato.

E' parzialmente vero quello che diceva il Consigliere Riccarand, cioè questi progetti, globalmente, sono molto indietro rispetto al dibattito che nel paese va avanti, ma anche in Valle d'Aosta, che è un dibattito che ha visto i cittadini sempre più critici nei confronti del sistema dei partiti, sempre più alla ricerca di dimensioni alternative.

Uno degli elementi importanti che ha palesato una crescita di coscienza in questa direzione alternativa fra la gente è stato il referendum sulla preferenza unica, stravinto in Valle d'Aosta (malgrado gli appelli ad andare al mare di Bossi e dei suoi amici, in quel caso Craxi e Andreotti) proprio perché i cittadini vedevano in questa dimensione un ridimensionamento del ruolo dei capi bastone, dei capi corrente e comunque in generale dei partiti.

Da questa considerazione, da questa centralità della voglia di fare in modo che il candidato e successivamente l'eletto sia il più possibile espressione della gente e meno possibile espressione dei partiti, ho avviato una riflessione che mi ha portato a suggerire, a proporre con insistenza (ecco perché non ho ritirato il mio progetto) il sistema di elezione in vigore per le province come sistema che si adatterebbe bene alla realtà della Valle d'Aosta. Per quale ragione? Perché nell'elezione dei consigli provinciali, come per il Senato peraltro, ma io dico di più: come addirittura per l'elezione della Camera dei Deputati qui in Valle, esiste la divisione del territorio in un certo numero di collegi, in cui si fronteggia una persona per lista.

Perché è estremamente importante questo? Perché è evidente che collegio per collegio prevale non tanto il simbolo del partito, non tanto la squadra, quanto la persona, e questo è estremamente importante perché va in due direzioni precise: da un lato - preoccupazione già espressa dal collega Maquignaz - questo sistema privilegia la periferia rispetto alla metropoli, quindi equilibra il peso elettorale dei piccoli comuni rispetto ad Aosta; dall'altro privilegia il candidato locale rispetto ad un candidato catapultato da fuori, in quanto è evidente che se in un collegio viene candidata una persona gradita al partito ma che ha poco o niente contatti o rapporti con la comunità locale, questa non viene votata.

Questo sistema funziona bene in tutte le province, e la dimensione territoriale della Valle d'Aosta è in qualche modo, senza con questo voler mettere in discussione attribuzioni di autonomia e di regionalità, paragonabile a quella di una provincia. Abbiamo visto che questo sistema funziona bene, proprio perché permette queste due dimensioni: fa in modo che sia più facile per zone anche periferiche eleggere dei rappresentanti, allo stesso tempo impedisce che sia il sistema dei partiti sulla persona. Porto il mio esempio che può essere significativo: in Piemonte, alla provincia di Torino, come consigliere provinciale autonomista vengo sempre eletto in collegi di montagna, l'ultima volta sono stato eletto in un collegio di campagna, cioè in collegi in cui esiste un rapporto più stretto fra la politica autonomista e la gente, ma che in un altro sistema conterebbe poco, perché una città come Torino, con un milione di abitanti, certamente avrebbe un peso e se si andasse a votare con il sistema delle regionali o delle comunali prevaricherebbe sulla Val Susa o su Carmagnola. Lo stesso discorso vale in questo caso.

Quindi la Valle d'Aosta nella mia proposta viene divisa in 35 collegi, dove per ogni lista si fronteggia un candidato. E' un sistema di attribuzione dei seggi di tipo proporzionale, cioè non è vero quello che qualcuno teme, che la guerra sia all'interno del collegio e vinca all'interno del collegio il candidato che ha più voti; i voti vengono sommati in tutta la Regione, vengono divisi in proporzione ai voti ottenuti da ogni lista, e questo è un altro aspetto su cui mi soffermerò dopo, ma all'interno della lista non prevale più chi ha avuto tante preferenze, non prevale più la persona più importante del partito, ma prevale il candidato che in quel determinato collegio ha avuto una percentuale di voti più alta.

Questo cosa vuol dire? Ipotizzando la istituzione di un collegio per la città di Aosta e di un collegio per il comune di Pollein, mentre un candidato in una lista di Aosta per avere una percentuale ragionevole deve avere 500 voti alla lista, a Pollein si può avere con 50 voti una maggiore percentuale.

E' evidente che (faccio un esempio) se ci fosse un sindaco di un paese che viene candidato e il paese lo vota al di là di quella che può essere la sua collocazione di lista - dico il sindaco, ma potrei riferirmi a qualsiasi altra persona autorevole del paese -, questo viene eletto anche se la cifra individuale in quel comune è minore della cifra individuale ad Aosta.

Questa è una rivoluzione pacifica del sistema politico, perché è evidente che a questo punto se i partiti insistessero nell'imporre la nomenclatura, corrono il rischio di vedere una caduta verticale dei consensi; portavo l'esempio la volta scorsa, lo riporto stavolta, del caso di una candidatura del Movimento Sociale al collegio di Cavour: il MSI a Cavour aveva il 10 per cento dei voti, impose come candidato un meridionale (non ho nulla contro i meridionali onesti, ci mancherebbe altro!) che si chiama Manganiello, nome che nel MSI forse era abbastanza evocatore, credendo che attorno a questo Manganiello si potessero aggregare consensi; invece il MSI per avere imposto in un collegio tutto di piemontesi come Cavour Manganiello, passò dal 10 per cento al 2,5-3 per cento, la Lista Piemonte passò dal 2,5-3 al 7-8 per cento.

Questo per dire che con un sistema di questo tipo difficilmente le nomenclature passano e appunto per questo facilmente invece prevalgono le candidature forti sul territorio.

Perché ragionevolmente penso ci sia stata da parte di alcuni partiti ostilità nei confronti di questa proposta? Il perché è evidente: se in un comune si candida il sindaco dell'Union Valdôtaine, che è stimato nel paese, prevale sul comune dopo, dove magari è stato candidato per ragioni interne di partito, un esponente che non ha contatto con il territorio. Ecco allora la validità di questa proposta, perché il sistema è proporzionale e quindi tutti i voti sono uguali, perché nel maggioritario alcuni voti valgono due, alcuni voti valgono uno.

Non parliamo poi del sistema inaccettabile del doppio turno, dove nella prima fase i voti sono tarati e nel secondo turno i voti non valgono praticamente più niente, perché sono le coalizioni che contano, quindi prevale una dinamica di partito. In questo caso invece quello che prevale è comunque il proporzionale, quindi nessun voto vale meno degli altri, nessun voto conta meno degli altri, ma tutti valgono, tutti servono, quindi nessuna lista è penalizzata. Ma all'interno della lista, ed è questo l'elemento che mi ha portato a focalizzare l'attenzione su questa proposta, non prevale il voto di cordata, non prevale il voto di apparato, non prevale il voto di partito, conta quanto un candidato è radicato sul territorio.

Questo discorso vale anche per quanto riguarda la questione dei Walser. Apro una parentesi: sono contento che anche lì si stia andando verso una soluzione di buon senso, perché se il progetto che ho intravisto attribuisce il seggio al candidato Walser sulla base di una forza all'interno della lista, questo è ragionevole. Invece il progetto che qualcuno ventilava della corsia preferenziale, conteneva un privilegio inaccettabile, ed io rivendico il merito di aver comunque contribuito ai ragionamenti che altri, più bravi e più intelligenti di me hanno fatto, perché se non si fosse fatto un minimo di frenaggio in questa direzione, si correvano dei rischi.

Mentre con il sistema proposto, per capirci di tipo della elezione del Consiglio provinciale, le 500 preferenze all'interno della lista sono difficilmente raggiungibili da un candidato effettivamente Walser, con il sistema da me proposto l'elezione di un candidato Walser sarebbe facile. Questo sarà un elemento di ragionamenti politici che faremo in seguito, perché con questo sistema un candidato Walser dei tre comuni avrebbe sicuramente all'interno della lista un peso specifico maggiore di quello di altri candidati di altri collegi. E siccome non sono contrario alla idea di avere un candidato Walser, purché non ci sia un meccanismo contorto di ottenimento della rappresentatività, in questo caso lui correrebbe come gli altri, ma se effettivamente fosse un rappresentante della comunità Walser verrebbe eletto. Pertanto anche in questa direzione si potrebbe andare a superare alcuni limiti.

Diceva il collega Riccarand, quando parlava dei pregi del maggioritario, che la proporzionale va contro la governabilità perché crea uno sfilacciamento del quadro politico; è vero il contrario: la proporzionale permette una maggiore rappresentatività di forze politiche. Non ho la nostalgia del partito unico o, come vuole qualcun altro, dei due blocchi, perché questo ingessa il dibattito politico. Fortuna vuole che con il sistema proporzionale sono anche nate delle spinte che altrimenti non sarebbero nate.

Se non fosse esistito il sistema proporzionale, l'Union Valdôtaine, ma anche altre forze, non avrebbero potuto mai aspirare ad avere una rappresentanza al Parlamento europeo se non per corsie privilegiate dal punto di vista della attribuzione di particolari corsie alle minoranze linguistiche; ma soprattutto - questo lo dico con la bocca amara - se non ci fosse il sistema proporzionale non sarebbero nate le Leghe, perché va ricordato che nel 1987 bastò l'elezione di due rappresentanti della Lega lombarda al Parlamento per innescare un meccanismo, che altrimenti non sarebbe emerso.

Ci fosse stato un sistema tipo quello inglese o quello francese, in cui il nuovo difficilmente può entrare, la grande idea che sta dietro alle Leghe non nasceva perché veniva tarpata, lasciata fuori dalle istanze istituzionali.

I due parlamentari eletti allora dalla Lega lombarda hanno dato prova negativa totale dal punto di vista della capacità politica, erano e sono - sto parlando di Bossi e Leoni - politicamente analfabeti, ma questo non ha impedito che per il fatto di avere acquistato una posizione istituzionale, le Leghe si siano affermate, al di là e malgrado l'analfabetismo politico totale di Bossi e di Leoni. E' stato proprio il sistema politico proporzionale che ha permesso anche al nuovo di arrivare, ed è per questa ragione che mi sento di difenderlo.

Quindi la proposta parte dalla difesa del proporzionale, lo colloca nell'ambito di collegi uninominali in cui prevale il candidato sul simbolo, prevale il candidato sul partito, prevale la periferia su Aosta, prevalgono quelle che ricordava giustamente il Consigliere Maquignaz prima, le comunità montane, prevalgono i piccoli centri. Nell'ambito di tutto questo esiste una possibilità reale per i Walser, io questo lo dirò in campagna elettorale; con il sistema proposto da qualcuno della ricerca delle preferenze difficilmente può entrare un Walser, passando invece la proposta che mi sono permesso di fare le possibilità sono enormi, sono reali.

Vi sono altre questioni che voglio richiamare perché sono presenti nella mia proposta di legge e poi in ogni caso, se il Presidente me lo consente, illustrerò i cinque emendamenti che comunque ritengo di sottoporre nell'ambito della discussione del primo progetto di legge illustrato, che è quello conclusivo, che raccoglie le proposte della Giunta Rollandin e del gruppo DC.

La prima questione è quella dei brogli elettorali nella formazione delle liste; io che conosco il problema, voglio richiamare l'attenzione del Consiglio sul fatto che nella proposta così come l'ho formulata si cerca di impedire nella raccolta delle firme dei rischi di manipolazioni.

Un'altra questione che mi sento di sottolineare perché ha una certa importanza è la questione del numero delle firme. Anche se nel mio progetto ho messo 300 firme, penso che non si possa trasformare la pre-campagna elettorale in una raccolta indiscriminata di firme, quindi in qualche maniera credo che l'esenzione per chi ha avuto un minimo di rappresentatività, cioè la presenza organizzata nel Consiglio regionale, sia lecita; voglio solo fare ad alta voce una osservazione che va fatta.

Per un territorio grosso come la Valle d'Aosta - perché qui bisogna evitare che qualcuno vada in giro ad accusare di prevaricazione - per un numero di elettori grosso come la Valle d'Aosta (e, ad esempio, per la istituenda provincia si richiedono 1800 firme per le elezioni provinciali), le 500 firme sono una sfida che qualunque forza nuova si sente di accettare; il Consigliere Riccarand addirittura ha detto: "Noi la prossima volta presenteremo...". Io non so neanche se ci sarò la prossima volta, Riccarand è già sicuro di esserci, io no, e non so soprattutto se riterrò di presentare o di avviare l'U.A.P.; voglio però ricordare che la Lega Alpina non ha paura delle 500 firme, è una sfida accettabile.

Ricordo comunque che per un territorio grosso come la Valle d'Aosta la legge ne impone 1800, quindi nessuno può dire che 500 firme è un limite né irraggiungibile né tantomeno vessatorio, perché se voglio presentare una lista che non sia la Lega Alpina alle elezioni provinciali di Biella (e non è detto che non lo faccia) mi devo raccogliere 1800 firme.

A Mantova i pensionati hanno presentato la lista raccogliendo 1800 firme. A questo proposito il documento che cortesemente mi ha prestato il Consigliere Maquignaz della Lega Valle d'Aosta, arriva al ridicolo quando dice che addirittura non sarebbe necessaria nessuna firma. E' un discorso che in commissione abbiamo già sentito fare da parte dell'ex Consigliere regionale Tamone, che rappresenta gli etnisti.

Quindi io dico che le 500 firme non sono un limite vessatorio; e non ho paura, se mai deciderò di presentare la Lega Alpina, di raccoglierle.

Conoscendo il rapporto di forze non mi illudo che siate illuminati sulla via di Damasco e votiate la mia proposta, comunque ho voluto illustrarla come elemento propedeutico ad un dibattito sicuramente più vasto.

Vengo ad illustrare brevemente i cinque emendamenti che presento alla proposta Louvin-Bondaz.

Proporrei che all'articolo 3, dove per le candidature si chiedono i 21 anni, il limite di età sia portato a 18 anni. Questo per permettermi di andare davanti alle scuole - se non passasse l'emendamento - a spiegare che i cittadini di 18-19 anni sono stati discriminati, cosa sempre utile in campagna elettorale; se invece l'emendamento passasse, potrebbe permettere una effettiva uguaglianza fra elettorato attivo ed elettorato passivo.

All'articolo 5, comma 3, dove si dice che non è ammessa la presentazione di contrassegni riproducenti immagini o soggetti religiosi, chiedo di aggiungere: "non è parimenti ammessa la presentazione di contrassegni riproducenti elementi dello Stemma Regionale della Valle d'Aosta". Continuo ad insistere su questo punto, fra l'altro gli uffici mi hanno cortesemente fornito della documentazione per quanto riguarda i comuni (ne parlerò in seguito), le prefetture hanno sempre richiamato i comuni sulla necessità di evitare l'eventuale indebito uso dello stemma dello Stato; a maggior ragione si deve evitare un indebito uso dello stemma regionale.

All'articolo 6, dove si è raggiunto un compromesso sul numero delle candidature, stabilendole in 18, io penso che siano sufficienti le 10 che ci sono adesso. Se effettivamente si vuole cercare di evitare le cordate, di evitare la rissosità interna, se una lista decide, anche per una ragione di sobrietà, di presentare un numero non elevatissimo di candidati può farlo, tanto non è che questo inficia l'eventuale risultato della lista, anzi al limite può essere un elemento di identificazione della debolezza strutturale della lista, quindi 10 candidati mi sembra sufficiente. Ma soprattutto questo fa in maniera che sia difficile la litigiosità, che è sicuramente meno possibile quando i candidati sono 10.

All'articolo 7, comma 4, dove si parla della raccolta delle firme, propongo di aggiungere: "nei tre mesi precedenti la scadenza naturale del Consiglio"; questo perché l'altro giorno quando c'è stata la conferenza stampa dei partiti rappresentati in Parlamento ma non in Consiglio regionale, un missino ha dato una interpretazione talmente fantasiosa, che in quella occasione mi ero preso l'impegno di presentare questo emendamento, che garantisse un tempo certo nella raccolta delle firme. Continua l'emendamento: "... su appositi moduli stampati dall'ufficio elettorale della Regione, dopo che i gruppi politici che intendono presentare le liste hanno depositato con dichiarazione autenticata da notaio il contrassegno e l'elenco nominativo dei candidati".

Quindi il tempo deve essere determinato, cioè tre mesi, per cui uno deve sapere che ha un tempo ragionevole, ma anche noi dobbiamo sapere che le firme vengono raccolte per quella lista e con quel simbolo, e l'unica garanzia è che i moduli li stampi la Regione, dopo che tre mesi prima è stato depositato l'elenco dei candidati e il simbolo. In questo modo sappiamo chi sono, la Regione stampa i moduli, voi li potete raccogliere, non vi costa niente, però sono quelli lì, quindi non li cambiate più e se li cambiate ricominciate a raccogliere le firme.

Per quanto riguarda l'articolo 50, ho ripreso la vecchia proposta della DC, che mi pareva ragionevole, del quorum; su questa insisterò parecchio per le ragioni che indicava il collega Riccarand.

Non so fino a che punto i colleghi dei vari gruppi, e senza fare i nomi i colleghi del gruppo socialista ma anche il PDS, hanno riflettuto sul fatto che con questo sistema chi passa il quorum dei 2200 va dentro, ma i gruppi più grossi poi alla fine gli ultimi due o tre consiglieri li prendono con meno del quorum, quindi c'è una disparità non da poco. Per questo io dico che la soglia deve essere equilibrata, in modo che l'ingresso non sia di 2200, ma sia 1700-1800, che è una soglia accettabile che va ad equilibrare l'ultimo seggio che prende l'Union Valdôtaine o che prende la DC.

Questi sono gli emendamenti che presento; voglio solo aprire una parentesi ed è questa. Se sento puzza di trabocchetti, comincia l'ostruzionismo; io fino adesso non l'ho fatto, se però cominciamo a sentire che... secondo me non votate la legge.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Bondaz, ne ha facoltà.

Bondaz (DC) Solo per comunicare al Consiglio che ho presentato gli emenda-menti che avevo preannunciato nella relazione fatta in apertura.

Presidente Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha chiesto di parlare la Consigliera Cristina Monami, ne ha facoltà.

Monami (PCI-PDS) Tocca a me rompere il ghiaccio nella discussione generale.

Esprimerò le mie perplessità prima di tutto, insieme, se ci riesco, al mio pensiero.

Già in I Commissione ho avuto occasione di esprimermi e ora credo giusto farlo qui, in questa aula. Da tutta questa vicenda relativa alla messa a punto di una nuova legge elettorale, ne esco piuttosto amareggiata sui vari piani, sia sul piano politico, sia sul piano umano e soprattutto ne esco amareggiata perché mi pongo dalla angolatura visuale del semplice cittadino che lavora, che paga le tasse e che si aspetta da una classe politica decisioni non solo coerenti ma anche coraggiose. Non mi pare che la I Commissione sia riuscita a svolgere questo lavoro e me ne dispiaccio, perché mi sembra che le forze politiche abbiano perso una occasione; non hanno voluto o non hanno potuto fare di meglio per porre mano ad una urgente riforma della politica in Italia e in Valle d'Aosta.

Nessuno del nostro Gruppo, neppure io, abbiamo mai pensato che la legge elettorale costituisse o possa costituire la sola ed unica possibilità di modificare il sistema politico valdostano; riteniamo però che la legge elettorale, insieme ad altri accorgimenti e ad altre leggi, insieme ad altre scelte che i partiti possono fare al loro interno e fuori, possa costituire uno dei tanti tasselli che contribuiscono al mantenimento e al miglioramento della democrazia. Ed è proprio per salvaguardare la democrazia oltre che per migliorarla, che al giorno d'oggi si parla in tutta Italia ed anche in Europa di riforme istituzionali e di riforme elettorali.

La democrazia, lo sappiamo tutti, non la si può paragonare ad un assioma o ad un postulato che resta immutabile e immutato nel tempo; la democrazia è una esigenza, è una risposta, la democrazia diviene in continuazione a seconda delle esigenze e delle necessità della società che la desidera. In questo continuo autoridefinirsi del concetto di democrazia riteniamo che debbano altrettanto camminare continui ridefinirsi nell'ambito delle regole che sostengono e permettono la democrazia. Quindi, la democrazia è una ricerca e ricerca continua devono essere le regole di cui ci dotiamo per mantenere la democrazia.

La I Commissione viene oggi in aula con una proposta che è quasi identica alla proposta passata, con alcune innovazioni che sono state definite dagli stessi segretari di partito minime: sono lo sbarramento al quorum, sono le 500 firme per le nuove formazioni che vogliono entrare in Consiglio, sono le due preferenze, sono il voto in giorno solo.

Mi sembra che queste innovazioni minime lo siano, e lo hanno affermato molti, ma sono innovazioni che hanno un difetto, che è quello di garantire un po' di più (non molto poi in definitiva) l'esistente. Non ci si è attivati per produrre una legge che desse maggiore potere al voto del cittadino, ci si è guardati bene dal pretendere che i partiti dichiarassero prima di andare al voto loro programmi e loro alleanze, non si è voluta toccare la potestà che i partiti hanno di mercanteggiare nel momento in cui vanno a costituire alleanze vecchie o nuove.

Quindi si è voluto mantenere uno status che a molti di noi fa comodo, che fa comodo ai partiti grandi e ad alcuni più piccoli, non ci si è voluti confrontare nemmeno fra di noi, e io credo che su questo argomento tutti quanti siamo responsabili, chi più chi meno, ma ognuno di noi come forza politica ha la sua responsabilità grave. Non si è voluto nemmeno cogliere l'istanza che è scaturita da tutto il paese, Valle d'Aosta anche, che è quella della preferenza unica; pensiamo che le due preferenze possano ancora salvaguardare le nostre poltrone.

Ci siamo vergognati a dire che il referendum non ci interessa, e allora abbiamo proposto due preferenze anziché una. Ma questo è un compromesso al ribasso, ne siamo tutti consapevoli, due preferenze o tre è la stessa cosa, per cui non abbiamo cambiato nulla neppure in questo.

Inoltre, mi sembra che al giorno d'oggi riproporre il sistema proporzionale secco, quale è quello che abbiamo, non solo continui nella logica del mantenimento del vecchio ceto politico, ma davvero dimostri la conservazione di questo vecchio ceto politico.

Ho sempre avuto grande rispetto per la proporzionale, credo che fosse l'unica scelta che l'Italia poteva fare dopo una dittatura; è grazie al sistema proporzionale che l'Italia è divenuta un paese pluralista, è grazie al sistema proporzionale che si sono avute molte correnti di pensiero ed abbiamo visto nascere varie espressioni anche all'interno degli stessi ambiti. E' anche vero però che a distanza di cinquant'anni il sistema proporzionale puro ha dimostrato i suoi difetti e le sue imperfezioni. Queste imperfezioni non sempre vanno a svantaggio del ceto politico, ma vanno sempre a svantaggio della popolazione, vanno a svantaggio della governabilità, vanno a svantaggio della chiarezza e quindi riproporre oggi questo sistema proporzionale conferma quanto dicevo prima, la volontà delle forze politiche ad arroccarsi e a non fare scelte di campo, a non attivarsi per modificare una situazione che invece i cittadini vorrebbero vedere mutata.

Così oggi ci troviamo a riflettere su una proposta di legge che è quasi identica a quella passata, leggermente imbellettata, con qualche modificazione. Non so se questo possa costituire un passo avanti, non so se lo sbarramento al quorum, che è forse l'unica innovazione che dice qualcosa, possa essere visto come una scelta significativa. Si dovrà avere qualche centinaio di voti in più per avere un seggio in Consiglio regionale, ma non mi sembra che modificherà nella sostanza quanto già esiste adesso.

Ed allora, se questa modificazione non è significativa, mi chiedo come possiamo commentare il lavoro che abbiamo fatto. Non siamo andati avanti, siamo rimasti fermi, ma in un momento in cui il dibattito è vivace intorno a questo tema credo addirittura che rimanendo fermi stiamo tornando indietro. Non è escluso che le regioni a statuto ordinario avranno ben presto una loro legge e con molta probabilità questa legge sarà molto più avanzata della nostra; ne deduco che con la nostra scelta di attendere e di temporeggiare ci troveremo forse nell'ennesimo tentativo di recuperare una occasione mancata, ci metteremo alla riconcorsa delle regioni a statuto e continueremo a perpetrare un atteggiamento non solo di non volontà di cambiamento, ma anche di immobilismo.

Insieme ad altri partiti anche noi abbiamo presentato una proposta, non l'abbiamo formalizzata come hanno fatto altre forze politiche, abbiamo però presentato una piattaforma su cui pensavamo si potesse discutere. Questa discussione è stata monca, è stata ostacolata, non ha avuto il decorso che pensavamo potesse avere, quindi oggi il nostro partito si troverà ad emendare, nei limiti delle sue possibilità, la legge che oggi la I Commissione ci presenta.

Presenteremo degli emendamenti, li abbiamo già pronti, e sono emendamenti che cercano di dare qualcosa di più a questa legge, che ci sembra veramente una proposta minimale. Non intendiamo fare ostruzionismo, non credo sia questo il modo per condurre la battaglia politica adesso; per quello che mi riguarda personalmente rifletterò su come si svolgerà la discussione in aula relativamente alla mia posizione.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Rusci, ne ha facoltà.

Rusci (PRI) Tre anni e mezzo sono trascorsi da quando con la legge costituzionale n. 3 è stata riconosciuta alla Valle d'Aosta la competenza a decidere sul suo sistema elettorale, abbiamo discusso in I Commissione per oltre cento ore, le forze politiche si sono prodotte in un grosso sforzo elaborando articolati complessi e apparentemente ponderosi; insomma il topolino è stato finalmente partorito dalla montagna.

Che piaccia o non piaccia, il risultato è questo qui. Il risultato è una legge che ha come opzione il metodo proporzionale con uno sbarramento stabilito nel quorum puro, prevede in due il numero di preferenze e in 500 il numero delle firme per poter presentare per le forze politiche non presenti in Consiglio delle liste alle prossime competizioni elettorali.

L'impressione è proprio quella di un risultato non minimale, non è questo l'aggettivo da attribuirsi al risultato, il risultato è un risultato scadente; il risultato è quanto le forze politiche più grandi sono riuscite, con grande difficoltà, a mettere insieme per impedire al nuovo di entrare in Consiglio regionale, per impedire alla gente di esercitare attraverso l'elezione l'esercizio completo della democrazia; il risultato è un risultato assolutamente sbiadito.

Occorreva proprio una competenza piena per arrivare a questo? La fantasia ha fatto difetto in tutti, l'imperativo categorico che è passato ed ovviamente nelle forze più grandi è stato: "Attenzione, c'è del nuovo che avanza, impediamogli di entrare". Tutto questo è estremamente deludente. Abbiamo sufficientemente esperienza per poter dire di aver capito fin dall'inizio che il tentativo era quello della semplificazione del quadro politico, per dare più forza a chi ne aveva già molta e per soffocare ogni idea di nuovo.

E visto che avevamo capito questo, non ci siamo posti fin dall'inizio il problema della nostra sopravvivenza, questo è un fatto assolutamente secondario rispetto alla opzione forte che le forze politiche avrebbero dovuto esercitare del cambiamento. Noi abbiamo guardato con grande attenzione quei consiglieri volonterosi, seri e coraggiosi che, in contropendenza rispetto alle opzioni dei partiti di appartenenza, hanno a gran voce e con forza posto alcuni principi che ci piacevano molto, che dovevano correre paralleli se non all'interno della legge elettorale.

Ho sentito parlare con grande soddisfazione di elezione diretta del Presidente della Giunta, di incompatibilità fra la carica di Consigliere e la carica di Assessore, e di limite ai mandati consiliari. Allora mi sono detto: "Bene, il partito repubblicano, che dovrà pagare un prezzo politico per la nuova legge elettorale, visto che numericamente l'opzione è quella in Consiglio regionale, è disposto a pagare questo prezzo politico del suo partito se il Consiglio regionale vuole pagare un suo prezzo politico". E il prezzo politico era quello, ma occorreva coraggio; questo sì avrebbe sconvolto la liturgia della ripetizione, la liturgia della mummificazione.

Abbiamo visto la Chiesa utilizzare con maggior coraggio nei suoi concili vaticani uno spettro a 360 gradi degli argomenti della nuova società, muoversi con maggiore disinvoltura; qui le forze politiche si sono mosse in modo impacciato per non poter smentire il principio della autoconservazione. La battaglia è stata tutta alla retroguardia, tutta con il freno tirato, quasi che la Valle d'Aosta potesse esimersi dal prendere atto che nel paese non solo è iniziato, ma è in fase avanzata un dibattito serio e coraggioso sulle istituzioni. Mi è sembrato che ad un certo punto l'incombente esercizio del diritto-dovere della competenza facesse da padrone su qualsiasi sforzo di fantasia che le forze politiche non hanno voluto fare. Questo è il risultato.

Ma siete convinti che i cittadini non si aspettassero qualcosa di diverso da questo Consiglio regionale? Abbiamo assistito in questa ultima legislatura ad un rapido succedersi di maggioranze, ruoli cambiati fra le forze politiche, fra i consiglieri; ma in tutto questo cosa hanno contato i cittadini?

Io faccio la mia parte di autocritica: anche io ho creduto che ad un certo punto della mia storia politica in questo Consiglio fosse venuto il momento di creare le condizioni per uno scossone; ma quando l'elettore nel giugno del 1993 andrà a votare, quali criteri utilizzerà per verificare della capacità di questo o di quell'amministratore? Su quale prodotto finito dell'amministrazione, su cosa voterà l'elettore? Continuerà nella stragrande maggioranza dei casi con una adesione acritica e sentimentale?

E' finita quell'epoca, cari colleghi; con questo strumento si vuole continuare a perpetuare l'atteggiamento dell'elettore, ma l'elettore non è più lo stesso. Troppi e importanti fatti non solo in questa Regione ma in questa Repubblica costringeranno moralmente l'elettore a mettersi in discussione ed a valutare non tanto sulla adesione data da anni, a volte in modo acritico, talvolta come disponibilità al piacere ottenuto, ma a valutare ed a votare questa volta con la testa (e con i sentimenti, che sono importanti) per scegliere chi ha il coraggio e le capacità di gestire il cambiamento, chi esce dalla liturgia di un déjà vu che dura da quarant'anni.

E allora come sarebbe stato bello vedere in questo momento l'unione delle coscienze migliori, delle capacità migliori, legate ad un programma avanzato o meno avanzato. Questa legge costringerà le aggregazioni, ma saranno delle aggregazioni obbligate, non fatte secondo gli indispensabili criteri di programmi che si condividono, di metodi che si vogliono fare propri, di atteggiamenti comuni per il bene comune.

Visto che nel corso della discussione della I Commissione più passava il tempo, più queste forti petizioni di principio sulla elezione diretta del Presidente della Giunta, della incompatibilità, dei limiti dei mandati, venivano meno, io ho modificato il mio atteggiamento; non mi ero molto interessato all'inizio del metodo, perché già questi tre argomenti di per sé avrebbero sconvolto profondamente la rappresentanza all'interno del Consiglio regionale e andavano nella direzione di dare all'elettore il vero potere per la formazione delle maggioranze.

Allora ho iniziato ad interessarmi di metodo elettorale ed ho detto che probabilmente potevamo far rientrare dalla finestra argomenti forti, come i tre di cui parlavo, attraverso un metodo elettorale non nuovo per la Valle d'Aosta, sicuramente non il migliore, ma forzatamente il più adatto ai tempi, se è vero, come è vero, che deve cadere questo condizionamento della grande partitocrazia.

Ci siamo detti che probabilmente il metodo maggioritario è il metodo in grado di dare, in questo preciso momento storico, quelle risposte che la gente si aspetta, in grado di aggregare le forze su un programma serio, circostanziato, verificabile dopo i cinque anni finalmente, in grado di dare ai cittadini il segno del cambiamento dei tempi e il segno che queste forze politiche erano in grado di accogliere il cambiamento dei tempi. Anche lì, questa scelta non si poteva fare, e allora avevamo una proposta di legge che forse riusciva a compenetrare le esigenze differenti, ed era la proposta di legge Riccarand.

Non era un "papocchio" quella scelta, ma era una proposta che da un lato continuava ad assicurare una rappresentatività alle forze politiche, magari alle più importanti, ma dall'altro con il doppio turno e la successiva elezione dei dieci consiglieri con un principio a liste bloccate, che è caratteristico del maggioritario, dava anche ai cittadini indirettamente la possibilità di indicare il Presidente della Giunta e di stabilire quale sarebbe stata la coalizione che avrebbe governato per cinque anni in Consiglio regionale.

Ma il discorso dei grandi numeri e dell'autoconservazione ha fatto aggio; è chiaro che per una forza politica, che sulla base delle valutazioni sui risultati del 1988 passa da 12 a 14 consiglieri, o per un'altra, che passa da 7 a 8 consiglieri, questo è un argomento importante, è un argomento che fa optare per. E' andata proprio così. E accanto a questa sicurezza, a questa tranquillità data dai futuri risultati, c'è stato anche il problema di difendersi dalle ali che scappavano, pertanto le forze politiche più grandi avevano bisogno di impedire certe presentazioni di liste (non stiamo qui ad indicarle, sono i Bich, ed è Rifondazione comunista, potrebbero essere gli Etnisti, chissà quanti altri).

Ma fate attenzione: c'è un sacco di rabbia in giro per la Valle d'Aosta, c'è un sacco di tensione e la tensione sviluppa sentimento, aggregazione, e quelli che oggi sono piccolissimi ad abbaiare contro questo modestissimo articolato, troveranno la forza e la capacità di entrare in questo Consiglio regionale, perché cos'è che provoca il grande successo delle formazioni elettorali? E' la capacità di creare attorno e dentro alla lista questo senso di appartenenza, questo volerci essere, e lì si moltiplicheranno le energie, e gliele avrà fatte moltiplicare proprio questo Consiglio regionale con questa legge.

Ma allora, colleghi, non era meglio dirci chiaramente che il momento storico richiedeva un metodo elettorale forte, questo sì, dissuasivo delle piccole liste corporative, o delle liste che non hanno storia e radici in Valle d'Aosta? Questo era il metodo, ma con questo metodo si rischiava di non battere i nemici dell'ultimo momento, quindi non è stato scelto.

Il risultato è, dunque, un risultato partitico, non politico: la competenza doveva dare dei risultati politici alla Valle d'Aosta, ma questo non è avvenuto. Non siamo sicuri che questo sia il metodo preferito dai cittadini valdostani; questo articolato di commissione ha in sé i numeri per poter essere votato ed io non farò nessun tipo di ostruzionismo, né voglio che sia interpretato come un tentativo di far perdere tempo l'opzione che ho sollevato, di tipo giuridico ed istituzionale all'inizio di questo Consiglio regionale.

Noi discuteremo gli emendamenti presentati, presenteremo insieme ad altri degli emendamenti, che vanno nel senso del metodo maggioritario, e quando questa legge sarà passata dichiariamo fin d'ora che cercheremo di costituire, insieme a tutti coloro che lo vorranno, un comitato per iniziare a raccogliere delle firme per arrivare ad un referendum abrogativo di questa legge.

Noi abbiamo il dovere di sentire sul metodo per l'esercizio della democrazia i cittadini. Ci ha provato il Consigliere Maquignaz a dirlo: "I sindaci e le comunità non li abbiamo sentiti"; ma non è sufficiente sentire sindaci e comunità, noi vogliamo sentire i cittadini su questa legge e poi vedremo cosa ci dicono i cittadini. Vedremo se i cittadini stanno dalla parte di coloro che si sono informati all'imperativo categorico dell'autoconservazione per portare in aula questo risultato.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Limonet, ne ha facoltà.

Limonet (DC) Ho firmato assieme ad altri consiglieri la convocazione del Consiglio, sperando di concludere e di portare a termine un problema così serio come la legge elettorale.

Ho partecipato con entusiasmo ad alcune sedute della commissione, nelle quali inizialmente si parlava di grandi innovazioni che avrebbero stravolto l'attuale sistema elettorale. Si era parlato di dare al cittadino l'opportunità tanto acclamata di scegliere con il proprio voto chi e come lo dovesse rappresentare, e più precisamente di scegliere la coalizione di governo e mediante certi accorgimenti il Presidente della Giunta; inoltre, sempre nella commissione consiliare, si erano recepite le indicazioni pervenute al riguardo della preferenza unica sia dalle forze politiche presenti in Consiglio, che avevano a suo tempo firmato e diffuso un documento in merito, sia dal referendum, che aveva dato delle risposte ben precise a tale proposito. Si erano inoltre recepite le indicazioni rispetto al tema della incompatibilità, per il quale si era espresso chiaramente il Consiglio con un documento unanime, nel quale si ribadiva che la carica di Consigliere e la carica di Assessore devono essere incompatibili.

Ora, a dispetto di quanto detto, magari con mille giustificazioni (direi anche senz'altro accettabili, ma di fatto le cose non cambiano), la I Commissione ci presenta un testo di legge, risultato appunto dalla fusione di altri due, che di tutti quei bei principi, di tutte quelle belle enunciazioni fatte in Consiglio e fatte in Commissione, non tiene alcun conto. Anzi in Commissione, con l'obiettivo magari anche giusto di garantire la governabilità, si sono introdotti elementi secondo me abbastanza negativi, come la raccolta delle 500 firme per le nuove forze politiche che volessero presentarsi alle elezioni. Potrebbe anche essere giusto, ma sarebbe più logico, se così deve essere, obbligare anche tutte le altre forze politiche rappresentate in Consiglio a farlo. Questo almeno in prima applicazione della legge e per mettere tutti sulla stessa linea di partenza.

Si è inoltre provveduto ad elevare lo sbarramento, cioè dal 2,5 per cento dei voti validi (circa 1900 voti) di cui si parlava inizialmente, si è passati al quorum, quindi ci vorranno circa 2300 voti per ottenere il seggio. Non faccio commenti particolari, ma vorrei ricordare anche ai miei amici di partito che finora la DC si era sempre contraddistinta per lo spirito democratico, più volte dimostrato nel salvaguardare anche le entità più piccole. Quindi, nell'insieme non si può dire che la legge sia soddisfacente. So comunque che ci sono emendamenti depositati, so che sono migliorativi, ma soprattutto spero che gli stessi siano approvati, cosa che potremmo verificare nel corso dell'approvazione della stessa legge e comportarci (o comportarmi) quindi di conseguenza.

Presidente Colleghi consiglieri, non ho più nessun altro Consigliere iscritto a parlare, pertanto sospendiamo i lavori per riprenderli nel pomeriggio. La seduta è tolta.