Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3993 del 4 dicembre 1992 - Resoconto

OGGETTO N. 3993/IX Comunicazioni del Presidente del Consiglio.

Bich (Presidente)Colleghi consiglieri, vi pregherei di levarvi in piedi per una commemorazione.

Sospettato di collusione con la mafia, il sostituto procuratore generale Domenico Signorino si è ucciso ieri mattina con un colpo di pistola alla testa. Ha lasciato una breve comunicazione scritta alla moglie, in cui disperatamente, drammaticamente, dichiara la sua innocenza.

Il suicidio del giudice palermitano ha un effetto devastante sulla opinione pubblica del paese e suscita dolore, ira e rabbia.

Che paese è questo in cui viviamo? E' vera vita, o è semplicemente l'attesa di venire coinvolti in qualche modo penalmente? Cosa è diventato questo paese, se nessuno di coloro che si uccidono, pur proclamandosi innocenti, pare avere la voglia, il coraggio di difendersi, di potersi difendere dalle accuse, e queste accuse non vengono neppure dichiarate completate, giustificate, ma conservano i loro dubbi, i loro misteri, in grado di avvelenare ulteriormente l'aria già inquinata da infiniti sospetti?

Molte sono le responsabilità di un sistema di informazione che tutto macina pur di fare notizia, scalpore, clamore a beneficio dell'individuale protagonismo, ma anche il responsabile, equivoco e paranoico protagonismo di chi anche fra gli inquirenti dalle stanze da cui viene sollevata l'accusa partono voci sussurrate dei nomi, dei fatti, delle concomitanze, ai giornalisti famelici di notizie eclatanti.

Siamo ormai al processo in piazza, alla condanna sommaria di una opinione pubblica coinvolta nel vortice delle enfatiche ma non provate dichiarazioni. E' questo un modo di aumentare il caos nazionale, di contribuire a minare l'idea di una giustizia in grado di affermarsi sopra tutto e sopra tutti, perché dalla parte del bene, perché intrinsecamente idea del bene contro il male.

Il suicidio del giudice Signorino deve farci riflettere tutti per la responsabilità che in qualche modo tutti abbiamo nella lentezza di un processo di riforma tanto declamato, quanto lento nell'avverarsi e nel concretizzarsi. Fino a quando potremo, cari colleghi, vivere in questo clima di sospetto?