Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3760 del 25 settembre 1992 - Resoconto

OGGETTO N. 3760/IX Iniziative contro i gravi fenomeni di intolleranza e di violenza che sconvolgono la Germania. (Approvazione di mozione)

Mozione Ricordati i gravi fatti di violenza verificatisi a Rostock, in Germania, ove per alcuni giorni la furia nazista si è accanita contro un campo cosiddetto di accoglienza, occupato da zingari, ebrei e profughi vietnamiti;

Ricordati altresì i ripetuti tentativi di raduni di " "naziskin"" anche nel nostro Paese;

Sottolineato come tali fatti non possono non suscitare nella comunità valdostana, oltre ad una profonda indignazione, una altrettanto viva preoccupazione;

Considerato che l'esplosione di razzismo di Rostock non è né improvvisa, né casuale, né isolata, ma rappresenta una ulteriore tappa di una triste evoluzione xenofoba che coinvolge l'intera Europa;

Riafferma in modo fermo ed inequivocabile il proprio impegno alla solidarietà, strumento di assoluta efficacia contro il nascere ed il dilagare di conflitti nazionali, etnici e religiosi;

Impegna tutte le forze ed i parlamentari valdostani ad adoperarsi fattivamente presso il Governo italiano e la Comunità Economica Europea affinché, da un lato, non si palesino debolezze nel reprimere e, possibilmente, prevenire tali rigurgiti di intolleranza e, dall'altra, si adottino adeguate misure per contribuire ad aiutare, attraverso normative e programmazione, mirati interventi a sostegno degli emarginati e dei più deboli.

F.to: Trione, Ricco e Chiofalo

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Trione, ne ha facoltà.

Trione (DC)Della mozione che ho presentato non credo ci sia molto da dire, anche se voglio aggiungere alcune cose. Vedo anche la presenza di Gremmo, il quale mi ha già preannunciato il suo disaccordo su alcuni argomenti.

Ho presentato questa mozione circa un mese fa', e le notizie in mio possesso si riferivano a quanto era successo in Germania in quel periodo. Sicuramente, nell'ultimo mese trascorso, questa mozione avrebbe potuto essere arricchita e confermata da tutta una serie di altri fatti che sono avvenuti, non soltanto in Germania ma anche in altre località europee e ritengo che alcune delle più gravi si siano verificate proprio in Italia. E' dell'altro ieri la notizia che anche in Valle d'Aosta ci sia stata una presenza di questo genere.

La mozione ha lo scopo di rammentare al Consiglio, a mio parere una delle sedi più opportune, che anche un cinquantennio fa le cose erano iniziate in maniera analoga a questa. Credo che, oggi più che mai, tutti coloro che ci credono debbano restare vigili affinché non si ripetano situazioni che hanno poi creato a tutti noi problemi e difficoltà. Invito pertanto tutto il Consiglio regionale a voler votare questa mozione e, ovviamente sono disponibile ad accettare emendamenti che possano arricchirla, ma credo che il succo debba rimanere quello contenuto nella mozione.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.

Gremmo (UAP) Nella premessa dei consiglieri Trione, Ricco e Chiofalo c'è qualche piccola inesattezza, in quanto, mi pare, che il campo cosiddetto di accoglienza non fosse occupato nè da ebrei nè da zingari, ma questo è secondario.

La mozione che viene presentata, è una mozione dalle buone intenzioni, ma, come diceva quel tale: "le vie dell'inferno sono lastricate dalle buone intenzioni".

Essa confonde tre fenomeni che, a mio parere, non sono strettamente legati tra loro: il primo, riguarda i recenti avvenimenti tedeschi, il secondo, si riferisce, invece, alla presenza dei "naziskin", mentre l'ultimo concerne la protezione degli emarginati e dei più deboli.

Cercherò di spiegare perché trovo sbagliato e confusionario fare un quadro in cui queste cose vengono sommate, e, se questa iniziativa non fosse partita dagli amici della Democrazia Cristiana, direi anche demagogico.

Io mi ricordo che qualche anno fa si accusava gli autonomisti di voler costruire un muro contro il Meridione quando anche quello di Berlino era caduto. Non dico che quel muro era bene lasciarlo, perché sono contrario ai muri e a quello in particolare su cui tanta gente è morta. I fatti della Germania dimostrano che affrettare le unificazioni "mettendo" tutti assieme, non sempre dà dei risultati positivi.

La caduta del muro di Berlino così come è stata fatta, senza preparazione, l'assemblaggio delle due Germanie con due tradizioni diverse e con due retaggi storico-culturale diversi, - la Germania comunista è comunista arretrata e a pezzi, la Germania occidentale avanzata - l'assemblaggio di queste due realtà, senza che ci fossero dei moti storici, senza che ci fossero fenomeni di assestamento omogeneo e organico, ha determinato la nascita di fenomeni di contrapposizione e comunque di tensione all'interno della stessa Germania, aggravati dal fatto che in Germania esiste una legge, contenuta negli articoli della Costituzione che garantisce automaticamente il diritto di asilo, accoglienza e cittadinanza a chiunque dichiara di arrivarci per ragioni politiche come profugo politico.

Avvalendosi di questa clausola, gli interessi economici hanno fatto in maniera che si aprisse la falla, incoraggiando l'ingresso in Germania di milioni di persone, di manodopera a basso prezzo, che danneggiasse e limitasse le possibilità dei lavoratori tedeschi di contrattare la loro capacità e possibilità contrattuale.

L'altro giorno l'Assessore Nicco mi ha regalato la fotocopia di un articolo di mio nonno, segretario alla Camera del Lavoro di Aosta nel 1922, dove si faceva notare come l'arrivo di immigrati in Valle d'Aosta fosse stato favorito dagli imprenditori per cercare di spaccare la compattezza della classe operaia della Valle d'Aosta; lo stesso fenomeno in qualche maniera è favorito in Germania dall'arrivo di milioni di sottoproletari, chiamati così dai marxisti, ha determinato le tensioni che adesso esplodono.

Questo è il primo problema, problema sociale, economico, drammatico. In Germania ci sono milioni di turchi, tanto che nella metropolitana di Berlino le iscrizioni non sono soltanto in tedesco ma anche in turco, perché altrimenti questi non le saprebbero neanche leggere, ci sono milioni di polacchi, in Germania ci sono, lo rammenta anche la mozione, migliaia di vietnamiti, cinesi eccetera.

Questo fenomeno sociale drammatico non è stato risolto ma è stato aggravato dalla caduta del muro di Berlino; se l'unificazione da un lato ha portato ad un ingrandimento del territorio, dall'altro ha creato enormi problemi economici ad una nazione che godeva di un certo benessere. I lavoratori dell'ex Germania comunista, si trovano infatti a dover affrontare ogni giorno la concorrenza della manodopera turca, cinese, polacca, eccetera e devono strappare brandelli di vita, brandelli di sopravvivenza a questi che sono in concorrenza con loro; si aggiunga inoltre, il problema della convivenza tra persone che hanno costumi, lingue e modi di comportamento molto diversi.

In questo quadro oggettivo si inserisce la strumentalizzazione di piccoli gruppi di neonazisti, la vergognosa strumentalizzazione della rabbia, della preoccupazione, del giusto e, peraltro, oggettivo tentativo dei tedeschi di difendersi da una concorrenza che certamente non è gradita. Questo è il primo fenomeno.

Il fenomeno dei "naziskin" è tutto un altro discorso. Sono a mio avviso uno dei tanti segnali di malessere della società giovanile, da considerarsi esattamente sullo stesso piano di "piloto io". Sono fenomeni di disagio del mondo giovanile, anche questi strumentalizzati dalla incapacità di questa società e del sistema di dare ai giovani valori in cui credere.

Mentre i fenomeni del tipo di "piloto io" hanno una contestazione in qualche maniera di sinistra e di rifiuto dei valori egemonici da un'ottica anticapitalistica di sinistra, i "naziskin" hanno un atteggiamento di rifiuto nei confronti della società vigente, atteggiamento che grosso modo si rifa alle ideologie, peraltro aberranti, del nazismo; si tratta comunque di un fenomeno di disagio giovanile nei confronti dei tanti miti: della coca- cola, dell'americanizzazione, del capitalismo.

Stesso fenomeno che non capisco come si assembli con gli altri due, è il problema che è richiamato alla fine, degli emarginati e dei più deboli. Chi sono colleghi Trione, Ricco e Chiofalo gli emarginati e i più deboli che voi volete difendere? É forse quel marocchino che passando con la macchina davanti ai giardinetti presso la stazione ho visto dormire coricato in un'aiuola? Oppure sono i pensionati della Valle d'Aosta a cui è stato tolto anche quel minimo di assistenza sanitaria? Perché il marocchino che dormiva sotto l'albero sulla aiuole ha giustamente l'assistenza sanitaria.

Chi è l'emarginato e il più debole? Sono forse i due uomini che si sono accoltellati ieri sera davanti alla stazione di Aosta probabilmente per ragioni di spartizione di qualche bustina di droga o non sono forse i giovani ragazzi disoccupati della Valle d'Aosta che non credono magari neanche più in certi valori, perché la situazione li ha portati ad essere scettici nei confronti di tutto e di tutti?

Queste sono le domande che dobbiamo porci.

Questa mozione, che parte da Rostock per arrivare ai giardinetti della Valle d'Aosta, francamente credo sia un pot-pourri di tante cose assemblate che distolgono l'attenzione dal punto principale della mozione, in quanto non capisco a chi e per che cosa si vuola dare di più.

Quindi io mi permetterei di dire che non è vero che la solidarietà è lo strumento di assoluta efficacia contro il nascere ed il dilagarsi di conflitti nazionali e interregionali; la solidarietà intanto è un concetto talmente astratto che ciascuno di noi può intenderlo in maniera diversa.

Nel momento in cui ci si trova di fronte ad uno scenario dove il fenomeno dell'immigrazione assume connotazioni epocali e diventa numericamente così consistente, al punto di mettere in discussione anche il senso dell'esistenza delle antiche consuetudini e delle diverse identità, esistono fondamentalmente due strade. Io credo che il gruppo della Democrazia Cristiana avrebbe dimostrato più coraggio se, in considerazione di quanto successo in Germania e del disagio diffuso in Italia nei confronti dell'immigrazione, si fosse schierata apertamente a favore di un'attività anti razziale lasciando così che nel nostro Paese affluiscano gente di tradizione, di cultura e di identità diverse.

É stata pubblicata oggi su La stampa una lettera dove si proponeva di costruire una moschea qui ad Aosta. Vorrei sapere cosa ne pensa, in proposito, il gruppo della Democrazia Cristiana.

É comunque positivo che la mozione della Democrazia Cristiana ci ponga davanti al problema della scelta tra una società multirazziale, multi etnica, come in Germania oppure una società dove cultura e tradizione vengano gelosamente difese.

Mi pare di capire che il gruppo della Democrazia Cristiana, esorcizzando il pericolo nazista che è un'altra cosa, ed esorcizzando il pericolo dei "naziskin" che sono un'altra cosa o comunque sono un fenomeno conseguenziale e subordinato al fenomeno sociale che stiamo affrontando, si schieri a favore della prima soluzione. Non dubito che ad altri vada bene, io non sono d'accordo. Le tensioni sociali in Germania non sono dovute al fatto che i tedeschi sono tutti cattivi e tutti nazisti, perché ci sono molti tedeschi che non sono né cattivi, né nazisti, non è che un popolo per sua definizione sia cattivo.

Apro una parentesi, si vogliono tutelare i valser ma anche i valser sono tedeschi, quindi non è che uno perché è tedesco è cattivo, la questione è diversa.

L'immigrazione di milioni di persone determina delle tensioni sociali, che in questo caso ci siano gruppi di neonazisti ad aggravare la situazione, è un altro problema.

Penso che il problema debba essere visto con chiarezza e con onestà: chi ritiene che la società multi etnica sia una giusta scelta si assumerà anche la responsabilità delle tensioni, perché la società multi etnica comporta inevitabilmente delle tensioni. Voi avete fatto l'esempio della Germania, io potrei fare una mozione identica facendo l'esempio dell'America.

In America le tensioni sociali investono solo in minima misura i neri e sono ormai in gran parte scontri tra coreani e neri, tra portoricani e neri, tra messicani e bianchi. L'America, che ha adoperato questo modello credendo che questo fosse il modello della libertà, si trova a dover affrontare oggi una situazione di difficile convivenza all'interno delle metropoli dove il crimine dilaga; New York, la "grande mela", in realtà è una grande mela con dentro i vermi che la stanno mangiando, perché poi si aggiungono anche i conflitti di interesse.

Voi volete questo tipo di società con l'alibi della solidarietà, ma state attenti perché questo vorrebbe dire aumentare le tensioni che già stanno esplodendo nei paesi come la Germania o l'America, paesi che hanno sperimentato, prima del nostro, certi fenomeni.

Votando questa mozione non riusciremo certo a esorcizzare il fenomeno dei "naziskin". Dovremmo invece impegnarci a non seguire l'esempio americano o tedesco dove la mescolanza di gruppi etnici ha determinato tensioni insanabili.

In questo senso gli autonomisti vogliono difendere le culture, le lingue, le etnie, le identità dei vari popoli, perché la piena sicurezza di essere padroni in casa propria determina, per quel popolo, la possibilità e la volontà di non avere delle tensioni interne.

Voglio ancora aprire una parentesi, proprio l'altro ieri un giorna-lista de La Stampa mi chiedeva cosa pensassi delle scritte che pre-sunti "naziskin" avrebbero fatto in Bassa Valle. Teniamo poi presente che in tutto questo scenario le provocazioni di regime, le provocazioni del potere nei confronti di fenomeni sociali che non si riescono ad esorcizzare, sono frequenti in Germania, ma anche in Francia dove il problema immigrazione è drammatico, non sono mancati fenomeni di provocazione pura perché le profanazioni che sono state fatte ai cimiteri ebraici non hanno niente a che vedere con l'avversione della gente nei confronti dell'immigrazione, sono semmai oggettivamente e con grande chiarezza, esattamente co-me certe scritte che sono comparse nel nostro Paese, il tentativo di nuotare nel torbido, di intorpidire le acque delle forze del potere.

La grafia di chi ha fatto le scritte in Bassa Valle, mettendo la svastica, è la stessa delle effigi che sono state fatte nel vercellese, quindi le ipotesi sono due: o è un raid non valdostano che ha colpito due zone abbastanza lontane, o è una provocazione oggettiva fatta da professionisti della provocazione per cercare di inserire dentro a una legittima avversione della gente nei confronti di un'immigrazione selvaggia qualche cosa che in realtà non c'entra niente.

L'antisemitismo non ha niente a che vedere con il problema dell'immigrazione, un conto sono i piccoli gruppi di esaltati filonazisti, un altro conto è il problema dell'immigrazione.

Le tensioni più forti nei confronti dell'immigrazione non si creano nelle zone nere del paese, non si creano nelle grandi sacche di fascismo diffuso, ma nascono nei quartieri popolari.

Quando io sollevo il problema dell'immigrazione clandestina a Torino, a Bologna o a Milano, le persone che votavano PDS mi dicono che non voteranno più PDS perché sono loro che fanno i centri di accoglienza per i marocchini. A Milano le leghe prendono i voti nei quartieri rossi dove la gente non vuole più votare Occhetto e il PDS perché i centri di accoglienza che loro continuano a favorire, diventano centri di delinquenza, di droga e di gente che vive nella melma fino al collo.

Questi fenomeni dunque dovrebbero essere affrontati con molta più pacatezza e determinazione. Penso soprattutto che le premesse culturali del ragionamento del documento della Democrazia Cristiana siano da rifiutare. Non è vero quello che dice il documento di Trione, Ricco e Chiofalo, che definisce l'esplosione di razzismo come una "tappa di una triste evoluzione xenofoba che coinvolge l'intera Europa", non è tappa di niente, è semplicemente un segnale che la gente che non ha niente, cioè quella povera gente del posto si sente minacciata dal problema di milioni di persone che arrivano in casa loro a creare tensioni e oggettivamente costretta a schierarci in prima persona.

Questa dovrebbe essere la lezione, non quella del documento della Democrazia Cristiana, documento generico, direi demagogico.

La vera lezione dovrebbe essere questa: premesso che i tentativi di creare, anche in Europa, una società multirazziale, multi etnica, falliscono perché la povera gente si ribella, noi sosteniamo che solo l'Europa delle etnie, solo l'Europa dei popoli, solo l'Europa delle regioni, solo l'Europa in cui ciascuna identità storicamente sedimentata verrà difesa e conservata potrà salvaguardarci dal problema delle tensioni sociali di cui si parla nel documento.

Se vogliamo far politica e non demagogia, se vogliamo affrontare i problemi in modo costruttivo credo che sia sbagliato partire dalle premesse del documento della Democrazia Cristiana.

Le premesse devono essere altre; arriva purtroppo un segnale forte dalla povera gente dei quartieri popolari delle grandi città d'Europa, da quelle più colpite dal fenomeno, segnale che dovrebbe metterci in guardia perché i problemi dell'immigrazione se sottovalutati, se non affrontati dal punto giusto di vista, possono creare delle tensioni, quindi bisogna cercare delle soluzioni diverse.

Io sono convinto che gli attacchi che molti politicanti fanno all'idea dell'autonomia della Valle d'Aosta in modo così perspicace, deriva dal fatto che noi abbiamo la grande fortuna di avere uno dei pochi modelli di una società che riesce a mantenere una sua identità, una sua tradizione, una sua cultura e riesce a limitare così le tensioni che lacerano altre zone, per ragioni storiche, ma anche per ragioni culturali e di mentalità.

Le tensioni a Rostock, come a Milano, sono esplose perché questi centri di accoglienza sono stati realizzati nelle zone popolari dove la gente non ha niente.

Proprio ieri sera un signore di Torino mi ha riferito un particolare che mi ha sconcertato. Nella graduatoria dei disoccupati del comune di Torino per i cantieri di lavoro (tre mesi di lavoro precario), su cinquecento posti sono stati inseriti all'ultimo posto 40 marocchini e questo signore mi diceva che sua moglie era la seconda delle escluse; quindi malgrado la difficile situazione economica, moglie e marito disoccupati con tre figli a carico, la signora era stata esclusa dalla graduatoria perché quaranta marocchini erano stati inseriti con un punteggio particolare.

Vi rendete conto dunque che miccia state accendendo per dar fuoco alle polveri che create con l'impostazione della società multirazziale?

Sono convinto che il neonazismo in Germania non è stato creato da quattro teste vuote che avevano voglia di sventolare bandiere; sono i politici, la classe politica dipendente dal potere economico che non ha saputo affrontare nel modo giusto i problemi della gente, e che ammettendo tutte queste presenze sulla base di una lettura solidaristica del problema, ha permesso che nella sua costituzione ci fosse un articolo che favorisse questa situazione.

Il documento della Democrazia Cristiana è un ottimo esempio di propaganda, ma se vogliamo fare una riflessione su un fenomeno che potrebbe toccare anche noi, dobbiamo distinguere il fenomeno concludendo che le tensioni sono il frutto di una impostazione che noi non accettiamo; l'impostazione autonomista è l'impostazione che potrebbe agire da antidoto per questi fenomeni, perché ogni popolo deve essere padrone in casa sua.

Non è detto che ai negri dell'Africa piaccia venire qui a fare i nostri lavori; purtroppo i miti della società dei consumi sono arrivati anche a loro, ma la vera solidarietà potrebbe essere quella di permettere a ogni popolo di sviluppare in casa sua, nel suo territorio, nel suo ambiente, il suo particolare modo di essere.

Per combattere poi il neonazismo c'è un solo modo e non è certo quello di usare violenza al ragazzotto esaltato. Dobbiamo dare dei modelli positivi e superiori, quei modelli che mancano e che noi abbiamo. L'autonomia è sicuramente un modello superiore; lo stato tedesco, ripeto, ha cominciato a registrare queste tensioni quando con la caduta del muro di Berlino ha arginato in parte la sua fisionomia di stato federale.

La stessa identica cosa capita in Jugoslavia. Dicevano che era un sistema federale, ma non era vero, in realtà c'era un'etnia che comandava sulle altre, un'etnia di origine meridionale, i serbi, che per mantenere i propri privilegi parassitari cercava di soffocare le etnie più avanzate europee come sono gli sloveni e i croati, logicamente sono esplosi i conflitti etnici.

La situazione italiana in questo senso è molto chiara: se oggi nel Nord è diffusa una voglia di autonomia forte, è proprio perché ci si rende conto che ci sono delle etnie che vorrebbero prevaricare su altre etnie con tradizione, cultura e modi di vedere diversi. Allora dobbiamo avere il coraggio di dire che non è con una solidarietà astratta, come dice la mozione democristiana, che si possano risolvere i problemi, bensì con la cultura autonomista.

Il gruppo democristiano vuole difendere gli emarginati, i deboli? Ma chi sono i più deboli, la donna che viene violentata o il marocchino che la violenta, il più debole è il pensionato valdostano che è senza assistenza o l'extracomunitario che ha comunque diritto all'assistenza sanitaria, il più debole è il povero valdostano che paga la tassa sulla casa o quelli che vivono nei centri di accoglienza gratuiti trasformati poi in centri di delinquenza?

Quando voi chiamerete giustamente per nome e cognome chi sono gli emarginati e i più deboli che volete difendere, allora io vi darò il voto, ma non è giusto contrabbandare nella genericità un pietismo che non ha niente a che vedere con la pietà, perché la pietà è un atteggiamento di solidarietà umana e sociale che rispetta l'individuo, che rispetta il fratello e che cristianamente ciascuno di noi sente di approvare.

Non dimentichiamo che nell'antico testamento c'è un passaggio in cui si dice "stai attento allo straniero che quando viene in casa tua lo straniero non venga a portarti via tutto quanto" - e l'Antico Testamento fa ancora parte della nostra dottrina - dunque la fratellanza, l'amicizia, la solidarietà rimangono principi validi nella misura in cui chi arriva in casa nostra chiede permesso e si adatta a quelle che sono le nostre tradizioni; se qualcuno in casa nostra vuole portare il suo modo di fare, evidentemente è un nemico e allora a questo punto il padrone di casa ha il diritto di difendersi in modo non violento certo, ma comunque fermo e determinato.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Ricco, ne ha facoltà.

Ricco (DC) Intervenire dopo il vulcanico e piacevole collega Gremmo direi che è difficile, specialmente su problemi di questo tipo.

Ha voluto fare una spietata analisi della violenza moderna, mentre il nostro modo di porre il problema era un desiderio per arrivare a capire assieme ad altri, come arginare il problema della violenza, non la demagogia che ha voluto benevolmente intravedere il collega Gremmo.

I fatti di Rostock, con i tanti episodi che non solo in Germania li hanno preceduti e con quelli che potrebbero seguire ovunque, ritengo che non siano da sottovalutare; quella violenza che si può definire a seconda dei gusti gradita o non, costituisce un grande fenomeno di un malessere sotterraneo che percorre sotto diverse latitudini e longitudini il nostro vecchio continente europeo.

Questo fenomeno perciò merita una considerazione più che attenta, sia per quanto riguarda le origini, sia per quanto concerne il controllo dei suoi possibili esiti.

Per capire quello che è accaduto in Germania, e che accade anche un po' ovunque, occorre indagare in diverse direzioni, ma una forse, secondo noi e secondo me, sembra quella più importante e più essenziale, ed è il vasto campo della caduta dei valori, la crisi dei valori. Ciò a cui oggi stiamo assistendo, con pericolosa e colpevole inerzia culturale, è in effetti l'estremo approdo del sistema della ricchezza, dell'opulenza, della società dei consumi. Un primo allarme fu lanciato quasi 25-30 anni fa, ma direi più 25 anni fa, con la contestazione della società dei consumi. Ma le evidenti strumentalizzazioni di quella contestazione generale impedirono però la piena comprensione di quanto stava accadendo molto più velocemente di ogni previsione.

Già negli anni '60 era chiaramente emerso che l'inseguire sistematicamente il bisogno individuale avrebbe conseguito esiti folli, c'eravamo illusi che tali esiti si fossero esauriti con la stagione del terrorismo, in realtà la frattura tra le generazioni, iniziata al tempo della contestazione generale insieme alla vittoria del sistema, ha avuto come effetto dirompente la rottura della solidarietà. Quindi quegli egoismi di tipo consumistico e speculativo del '68 che si attribuivano al mondo degli adulti sono via via stati trasmessi, assorbiti dalle giovani generazioni, trasformate da generiche contestatrici in antagoniste del mondo.

Con questo passaggio si è sempre sancito il vuoto morale, la crisi dei valori, un vuoto etico che ingloba la generalità senza distinzioni di stato, una condizione in cui la suggestione, l'emozione, prevalgono sui moduli della coscienza, insomma sulla percezione di ciò che è bene e di ciò che non è bene.

É questo il terreno di cultura delle tante devianze, delle tante asocialità, di cui i "naziskin" costituiscono il grande fenomeno. Ad aggravare questa situazione vi è la consonanza tra le generazioni varie sul terreno largamente sconosciuto della amoralità.

La recessione, il degenerare dei problemi internazionali insieme alle leggi dello sviluppo stanno spostando i paesi più industrializzati verso forme più aspre ed egoistiche di governo mondiale. Di conseguenza non sembra che vi siano più ostacoli culturali alla intolleranza; questo è appunto quello che noi definiamo l'aspetto più grave, ed è su questo problema che noi volevamo intavolare, con i colleghi, una aperta, non demagogica, discussione, per arrivare ad individuare assieme agli altri un punto di maggior conoscenza dei problemi.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Gremmo, ne ha facoltà.

Gremmo (UAP) Solo per motivare il mio voto contrario. Le considerazioni che ha fatto il collega Ricco sono considerazioni pregevoli, non lo nascondo; in effetti io credo che il problema sia esattamente quello della caduta dei valori, la mancanza dei valori, il turpiloquio diffuso, eccetera

Il vostro documento però, così come è fatto, non parte da quella che è la lettura oggettiva dei fatti. La lettura oggettiva dei fatti è che la scelta di una società che per varie ragioni, per vari percorsi, per varie motivazioni che alieni l'identità etnica, linguistica dei popoli porta alle tensioni, porta alla violenza; questo è quello che bisogna capire. Non bisogna tanto richiamarsi ad un astratto solidarismo bensì al diritto dei popoli di essere padroni in casa loro.

Un ordine mondiale basato sul caos, come è l'ordine mondiale che viene fuori dalla rapacità del capitale, è un ordine momdiale destinato alla guerra, dal cui ventre possono uscire i "naziskin" ma anche di peggio. Un ordine mondiale basato sui piccoli popoli è un ordine mondiale che non crea tensioni.

Uno dei maestri che dovrebbero o potrebbero avere gli autonomisti, che si richiamano anche al cattolicesimo potrebbe essere don Milani; don Milani in una delle sue lezioni di Barbiana a un certo punto dice "Come? fare uno stato unico, ma siete matti. Come fare un unico stato in tutto il mondo? ma siete matti, facciamo tremila stati, facciamo seimila stati, perché più gli stati sono piccoli più è difficile che si facciano la guerra, perché è molto difficile dal Piemonte buttare una bomba atomica o viceversa; facciamo tremila stati perché più gli stati sono piccoli più le etnie, le culture, le lingue vengono rispettate, più è difficile che ci siano spostamenti epocali, ed è più facile risolvere i problemi", ed è questa la filosofia che, io penso, dovrebbe interessare anche il vostro gruppo e tutto il Consiglio regionale della Valle d'Aosta. La filosofia del contrabbandare dentro la solidarietà qualunque cosa porta solo dei danni, ecco perché il mio voto è contrario.

Presidente Se non vi sono consiglieri che chiedono di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Pongo in votazione la mozione in oggetto.

Esito della votazione:

Presenti: 30

Votanti: 29

Favorevoli: 28

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.