Oggetto del Consiglio n. 406 del 15 dicembre 1975 - Verbale
OGGETTO N. 406/75 - Interventi per risolvere tempestivamente la vertenza sindacale in atto alla S.I.T.A.V. di St. Vincent. (Mozione)
Mozione
Il Consiglio Regionale,
con riferimento alla situazione venutasi a creare nella Casa da gioco di St. Vincent, in seguito alla vertenza sindacale in atto, che ha causato, a detta del Presidente della Giunta (seduta consiliare del 30/9/1975) un mancato guadagno di circa 900 milioni rispetto all'anno 1974;
in relazione alle dichiarazioni rese dallo stesso Presidente nella suaccennata seduta, circa presunte manovre di "potenti gruppi" che condizionerebbero l'andamento della vertenza;
considerata ancora la posizione sostanzialmente agnostica assunta al riguardo dal Presidente della Giunta, mentre lo invita a chiarire il senso delle sue affermazioni circa le presunte manovre relative al futuro rinnovo della concessione della Casa da gioco di St. Vincent,
impegna e sollecita
il Presidente della Giunta ad intervenire tempestivamente nella vertenza in atto alla S.I.T.A.V. al fine di consentire un rapido ritorno alla normalità, nella considerazione delle esigenze dei dipendenti, correlate alla situazione economica e finanziaria dell'Ente gestore, normalità tanto più auspicabile, quanto più grave è il pregiudizio finanziario che la Regione viene e verrà a subire per il protrarsi della lamentata situazione in seno alla S.I.T.A.V..
F.ti: Dujany - G. Chanu - F. Lustrissy - A. Pollicini - I. Lanivi
Chabod (D.C.) - Passiamo al punto 46 dell'ordine del giorno. C'è qualcuno che prende la parola? La parola al Consigliere Pollicini.
Pollicini (D.P.) - Nella seduta del 30 settembre il Presidente della Giunta, parlando della situazione della Casa da Gioco, in relazione alla vertenza sindacale in atto, ci comunicava che sino a quella data vi era stato un minore introito di circa 900 milioni rispetto allo stesso periodo del 1974. Fece però anche un'altra affermazione, secondo noi più importante ancora della perdita finanziaria: quella che la vertenza sindacale in atto era condizionata da manovre di "potenti gruppi" non meglio precisati, interessati al futuro rinnovo della concessione della Casa da Gioco.
Ecco, noi riteniamo che qui il Consiglio abbia il diritto di conoscere qualcosa di più, qualcosa di più preciso da parte del Presidente della Giunta, così siamo convinti che se ha fatto quella affermazione, aveva elementi per poterla fare. Poiché la Casa da Gioco è di proprietà regionale e poiché la Casa da Gioco indubbiamente ha un riflesso notevole sulle formulazioni dei bilanci regionali, in quanto una parte non indifferente dei suoi profitti forma... a parte le entrate regionali... penso che il Consiglio debba essere interessato in prima persona a conoscere quali sono questi "potenti gruppi" che riescono a manovrare una vertenza così delicata come quella fra personale e gestori della Casa da Gioco. Intendiamo conoscere, per quanto possibile, l'esatta fisionomia di questi potenti gruppi, intendiamo, d'altra parte, anche dare uno sguardo sia pure molto breve - arrivo a dire quasi secondario per quanto ha detto il Presidente - di com'è questo tipo di vertenza sindacale.
Per la gente comune o, meglio, per i non addetti ai lavori, questa sembra una vertenza fra i croupiers, cioè questa categoria impopolare, perché ha il torto di guadagnare oltre un milione, un milione e mezzo al mese, e la Casa da Gioco... per cui una vertenza sindacale che, secondo il senso comune di quelli che guadagnano 200.000 lire al mese, non dovrebbe destare interesse da alcuna parte... beh, non è così esattamente, questa è una vertenza che interessa tutto il personale della Casa da Gioco e cioè gli impianti tecnici, altrimenti detti croupiers, i salariati, cioè gli operai, gli addetti ai servizi generali e gli impiegati amministrativi. Su che cosa verte tutta la vertenza? Sul rinnovo contrattuale, scaduto il contratto vecchio il 31 dicembre del 1974, siamo già ad un anno dalla scadenza e non si ha ancora la possibilità di capire se sia possibile vedere a breve scadenza, a breve termine il rinnovo di questo contratto, quindi siamo già con un anno di ritardo.
Per la gente, dicevo prima, il discorso sembra che interessi soltanto i croupiers, noi siamo dell'opinione invece che se fosse soltanto per i croupiers, probabilmente il discorso si sarebbe già risolto, ma non dimentichiamo un particolare che ci pare molto importante: la vertenza anche in questo caso ha l'aspetto unitario, cioè i croupiers sono unitariamente legati a questa vertenza ai salariati e agli impiegati amministrativi: ecco perché forse la S.I.T.A.V. avrebbe preferito risolvere settorialmente il contratto; i Sindacati - e qui è un discorso sindacale - intendono portare avanti un discorso unitario di tutte le categorie degli impiegati della Casa da Gioco.
Indubbiamente si può dire che la vertenza più difficile è quella che riguarda le mance, è quella che ha fatto più testo, è quella che ha maggiori implicanze, è quella forse che, tutto sommato, brucia di più, anche se i croupiers, forse per motivi così di un discorso graduale della loro vertenza, personalmente avrebbero anche accettato una soluzione di compromesso, ma sulla questione di compromesso si è innescata una questione che, tutto sommato, ha la sua notevole importanza sul piano del principio sindacale proprio per il tipo di rapporto che la S.I.T.A.V. gestisce nei confronti dei propri dipendenti. Dicevo che il discorso di maggiore implicazione è quello delle mance e forse è opportuno perdere così due secondi per definire questo quadro generale, che forse, tutto sommato, è quello meno conosciuto, su cui magari si discute di più senza averne gli elementi precisi, e cioè il personale che cosa chiede? Chiede che sia applicata né più né meno la legge n. 153 sulle pensioni, questa legge specifica che le mance unitamente allo stipendio formano base imponibile per il calcolo dei contributi assicurativi.
Nel 1973 non esisteva ancora il... speciale per le cause di lavoro, il personale ha ritenuto di firmare, di concordare un compromesso con l'Ufficio del Lavoro proprio a questo titolo, proprio perché si erano resi conto che una causa civile si sarebbe protratta per molti anni, quindi, accettarono questa forfettazione sulla cifra di 150.000 lire mensili come quota mance. Fatto questo accordo, iniziarono una serie di trattative nei confronti della S.I.T.A.V. per arrivare ad un punto di incontro che accettasse dei punti di vista almeno potabili per quanto riguarda il personale tecnico. La S.I.T.A.V., indubbiamente, su questo problema non accettò nessuna discussione, furono trattati una serie di altri argomenti, però il discorso di fondo era quello delle mance.
A questo punto, di fronte alla chiusura totale della Società, i croupiers ricorsero al Pretore di Aosta nell'ottobre del 1974 perché dichiarasse che le mance sono una componente della retribuzione a tutti gli effetti, quindi agli effetti delle trattenute fiscali, agli effetti previdenziali. Alla prima udienza del Pretore in data 3 dicembre 1974 la S.I.T.A.V. ha ribadito una tesi già formulata in una comparsa precedente: l'incompetenza del Pretore di Aosta in funzione di giudice del lavoro; il Pretore a sua volta invece ha dichiarato la propria competenza e ha disposto il prosieguo del processo e in quella udienza ha sentito i lavoratori, quindi ha rinviato ad un'ulteriore udienza per sentire la S.I.T.A.V.; l'udienza era fissata in data 3 dicembre, prima di quella data la S.I.T.A.V., con una mossa pretestuosa, è ricorsa in Cassazione per regolamento di competenza, gli avvocati sanno che cosa vuol dire; infatti, il 2 di luglio di quest'anno la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della S.I.T.A.V. e ha dichiarato la competenza del Pretore di Aosta nella vertenza per le mance in quanto si tratta di controversia di lavoro. E qui il discorso si ferma, la S.I.T.A.V. è ancora ferma all'ultimo incontro romano che risale al luglio del 1975, un ultimo incontro locale a livello sindacale è all'incirca avvenuto nelle festività di novembre e l'unico intervento ufficiale del Presidente della Giunta, se non sbaglio, è avvenuto nel mese di settembre.
A questo punto il discorso si fa più prettamente politico; siamo di fronte ad un discorso dove si nota un tipo di politica della S.I.T.A.V. di rinviare continuamente il discorso sindacale, di accettare una logica dello scontro con tutti i danni conseguenti di cui il Presidente ha elencato anche la formulazione in termini finanziari. Non dico che la S.I.T.A.V. miri - e sarebbe forse il miraggio meno interessante - a far slittare di un anno la decorrenza del contratto, visto che è un anno che è scaduto, non dico neanche che la S.I.T.A.V. miri a fare pressioni nei confronti del personale, perché sia frodato, visto che non vuole che si denuncino le mance come retribuzioni, ecco, noi riteniamo che in questa vicenda della S.I.T.A.V. vi sia una serie di manovre che forse il Presidente ci può chiarire meglio, però noi discutiamo sul modo di comportarsi della Giunta regionale - e mi consenta in particolare del Presidente -nei confronti di quest'azione sindacale. Lo abbiamo detto nella mozione: è un modo agnostico al di sopra delle parti che non ci pare logico e forse neanche legittimo. Mi spiego meglio: non logico poiché si tratta di interessi diretti della Regione che vengono ad essere frustrati da un atteggiamento della S.I.T.A.V. che impedisce un andamento regolare nell'apertura della Casa da Gioco, non legittimo perché il Presidente della Giunta, quale responsabile regionale, di fronte ad una vertenza che si protrae da un anno, riteniamo che abbia il dovere di intervenire per vedere di cucire una frattura che rischia di costare molto alla Regione, ma costa anche ai lavoratori.
Ecco, vorrei che non confondesse sempre il discorso con la lotta fra croupiers soltanto da una parte e la S.I.T.A.V. dall'altra. Il discorso è molto più ampio, è un discorso unitario sul piano sindacale, e cosa dico per quanto riguarda l'atteggiamento di questa Giunta? Non facciamo un confronto che può essere sempre antipatico, ma di vertenze sindacali fra dipendenti S.I.T.A.V. e Società gestrice ve ne sono state parecchie nel passato, ma con diversi comportamenti: ad esempio, vediamo che il Commissario in quest'occasione ordina la chiusura della Casa da Gioco per mancanza dei servizi essenziali e...
Andrione (U.V.) - Se mi è permesso rispondere, a parte il fatto che accetto la mozione perché mi impegna direttamente, volevo solo precisare che di incontri ne ho circa uno alla settimana con le Confederazioni sindacali e non con i rappresentanti del personale, perché poi spiegherò i motivi, precisando alcuni punti.
Il primo gruppo che ha potenti interessi in questa vertenza - e credo sia venuto fuori dalle parole del Consigliere Pollicini - è la S.I.T.A.V., che, evidentemente, ha tutto l'interesse ad inasprire un conflitto di lavoro che diminuisce le entrate del Casinò, perché quello che il Consigliere Pollicini non ha detto è che siamo a dicembre del 1975 e il contratto di concessione scade il 31 dicembre del 1977. È vero che noi siamo proprietari della Casa da Gioco, ma in realtà quello che interessa alla Regione è soltanto il fatto di essere l'unica concessionaria di una licenza per giochi, che sia un bene o un male non interessa in questa sede, è un dato di fatto: unica concessionaria di una licenza che potrebbe benissimo essere sfruttata a Courmayeur o a Gressoney e che ha trovato collocazione a Saint-Vincent per una serie di circostanze storiche che non è il caso di ripetere.
Posso mettere a disposizione del Consigliere Pollicini, anche se sono documenti riservati, ma lo dico senza nessuna vergogna che vi è una domanda ufficiale di un Signore, di cui non mi ricordo più il Paese, che è uno dei grossi azionisti del Casinò di Deauville per concorrere, e ce ne sono altri. Altre volte c'erano dei tenenti di vascello che facevano delle domande, forse il Consigliere Pollicini non se ne ricorda, ma è chiaro che si sta aprendo una lotta di successione relativa alla concessione dei giochi del Casinò di Saint-Vincent.
Poiché da parte dei croupiers - e il Consigliere Pollicini ha ragione quando dice che ci potrebbero essere molti posti di lavoro, ivi compresi nella categoria degli impiegati tecnici - si è partiti dall'idea, che è stata abbastanza fortemente affermata in mia presenza, di una gestione diretta da parte della Regione del Casinò, gestione che, per quanto riguarda questa Giunta, rifiutiamo, perché potremmo mettere forse la Signorina Viglino in quanto matematica al Trente et Quarante, ma non vedo bene cos'altro potremmo fare... e quindi la necessità di prevedere fin da adesso un contratto di concessione dei giochi... Non solo, dato il grosso problema dell'integrare l'applicazione del contratto del 12 luglio 1965, in realtà firmato il 23 ottobre dello stesso anno, ci troviamo in una posizione che obiettivamente deve essere trattata con la dovuta delicatezza e in maniera tale che rimanga... salvo il principio che la Regione è l'unica concessionaria dei giochi, non ci sono né S.I.T.A.V., né impiegati tecnici che possano intervenire in materia, questo deve essere chiaro. La posizione del Presidente della Giunta quindi non è agnostica, ma è una posizione di difesa della Regione.
Seconda questione: la cagnotte, il termine con il quale il Consigliere Pollicini ha definito le mance. Io ho fatto una proposta che è stata rifiutata con orrore da ambo le parti: quella di mettere un cartello bilingue in cui si dica: "le mance sono proibite". Ambo le parti hanno detto che io ero un disgraziato, che è una questione di principio, perché la cagnotte, come insegna certamente il Consigliere Pollicini, statisticamente dà certi risultati e che indirettamente è prevista nel contratto, che è valido fino al 31 dicembre 1977 e noi non possiamo cambiarlo. È vero che statisticamente dà sempre certi risultati e produce certi stipendi, però è fatto di per sé aleatorio e, purtroppo, il tipo di clientela del Casinò in pochi anni è completamente cambiata ed è mia responsabilità se certe chiusure sono state volute per evitare che ci fossero dei secondi omicidi che avrebbero potuto essere giustamente imputati al Presidente della Giunta, perché lì hanno assassinato un agente di polizia. Io ci vado raramente, il meno possibile, però se il Consigliere Pollicini mi fa il piacere una volta di venire con me al Casinò di Saint-Vincent per vedere di che razza di "fauna" si tratta... credo che il minimo che si possa dire è che, quando manca un minimo, ivi compresi gli scopini, non si può giocare sur toutes les tables et avec tous les risques. Evidentemente è una mia responsabilità, anche se comporta delle grosse perdite per la Regione, perché fare le scommesse e tenere aperto un Casinò di quel genere in questo momento non credo sia operazione che possa essere giustificata sotto nessun profilo. Io non faccio un discorso morale, perché se impostiamo la questione sul discorso morale, dovremmo parlare di chiusura del Casinò, che è un discorso che può essere fatto, ma è su un altro piano: parlo di un discorso di responsabilità che io non mi assumo, tanto per essere molto chiari.
Per quanto riguarda invece il problema specifico della vertenza in sé e per sé, ivi compresi i salariati e gli amministrativi, io credo che il Consigliere Pollicini abbia avuto il testo delle proposte e, comunque si vogliano definire per quelle categorie, sono i migliori salari esistenti in Valle d'Aosta! Se si volessero proporre - perché di tanto in tanto vengono così delle idee pazze - dei turni... non so, 15 giorni al Casinò e 15 giorni alla Cogne, io credo che gli operai della Cogne che sono sfilati nelle vie di Aosta accetterebbero volentieri, non accetterebbero volentieri quelli dell'altra parte. Non è difficile dirlo ...(voce del Consigliere Monami)... lo capisco Consigliere Monami, è verissimo, però anche questo deve pesare sul piatto della bilancia. Noi non siamo qui né per difendere la S.I.T.A.V. - questo sia ben chiaro - ma neanche per difendere gli interessi corporativi portati poi avanti in realtà - secondo me, è qui il punto difficile di questa vertenza - con degli scopi che non sono più degli scopi di vertenza di lavoro, ma sono in realtà degli scopi politici, rispettabilissimi quando vengono avanzati da Forze responsabili in Consiglio regionale ma il tipo di contratto e l'assiette, scusatemi l'espressione, il contenuto di questo contratto con la Società concessionaria è competenza del Consiglio, non è competenza né dei croupiers, né dei salariati, né degli amministravi. Questo è un altro punto che deve essere chiaro.
Allora su questo, precisate queste cose, rimane ancora aperta una questione sollevata dal Consigliere Pollicini: la questione del fisco. Qui è pendente una causa di lavoro che viene portata avanti indipendentemente dalle decisioni regionali ma che fa riferimento alla cagnotte, cioè ad un'entrata di tipo aleatorio, tradizionale, esistente in tutti i Casinò. Quella causa sarà decisa dalla Magistratura, comporterà, ivi compreso per i proponenti la causa stessa, certi oneri fiscali, ammettendo che la cagnotte continui ad essere divisa in questa materia. Noi, come Regione, in questo non c'entriamo, perché il nostro tipo di contratto - contratto che il Consiglio regionale ha voluto fosse sottoscritto con la S.I.T.A.V. - non riguarda le mance. Si noti bene che le mance, che evidentemente sono molto più forti per lo Chemin de fer, scendono leggermente per la Roulette, ma che arrivano fino al livello di valletto e di scopino. Entre parenthèse, tanto per raccontare un fatto, posso informare il Consigliere Pollicini che un Signore, che avrebbe dovuto fare un pochettino... insomma, il direttore dei valletti - era stato vestito in maniera particolare, cioè non aveva quella livrea rossa, non so di quale altro colore -, ha chiesto di essere ripristinato in quella livrea, perché sennò vestito in tight non pigliava neanche un soldo, invece con la livrea prendeva anche lui le mance! Ecco, tanto per dire di che tipo di cliente si tratta, non dimentichiamo che si tratta di una Casa da Gioco e che quindi certi discorsi devono essere portati avanti tenendo presente questo.
La mozione impegna e sollecita il Presidente della Giunta ad intervenire tempestivamente nella vertenza. Io questa mozione l'accetto, perché ogni settimana voglio avere un rapporto sulla questione. Sembra che vi sarà di qui a poco un'ulteriore mediazione del Ministro Donat-Cattin, evidentemente più qualificato che il Presidente della Giunta, per cercare di uscire dall'impasse, però posso confermare ancora una volta che le posizioni delle parti sono estremamente rigide e che non sono posizioni esclusivamente sindacali: anche se vi è il blocco, se vi è accordo fra tutti i dipendenti, eccetera. Quando si rimprovera ufficialmente alla Regione di prendere soltanto il 78% fino a una certa quota e il 62% al di là di una certa quota di introiti, non si fa un discorso sindacale, si fa un discorso che è validissimo, ripeto, se è fatto da un Consigliere regionale e da chi ha delle responsabilità politiche, non da chi sta conducendo avanti una vertenza sindacale, che evidentemente deve avere altri fondamenti e altre basi.
Per quanto riguarda infine l'intero problema di quella che deve essere la posizione della Regione nei confronti del Casinò - e qui io prescindo dagli aspetti attuali ed esprimo un voto personale, ma che so essere condiviso dalla Giunta -, è indispensabile che la percentuale di introiti garantita finora al bilancio regionale dalla Casa da Gioco e che ha rappresentato per il 1974 il 22,8% delle entrate nette della Regione diminuisca, cioè è indispensabile che il rapporto entrate della Regione sia sempre più fondato percentualmente su un altro tipo di entrate che non siano quelle, permettetemi, di una falsa perequazione fiscale in un Paese in cui tale perequazione fiscale non esiste. Per cui, noi privilegiati, avendo visto che a quel tempo non si voleva che ci fosse un riparto fiscale onesto, abbiamo fatto quel colpo di testa, com'è stato definito da qualcuno, di aprire un Casinò. Privilegiati lo siamo in un certo senso, perché "forse" abbiamo- lo dico entre guillemets - la fortuna di avere troppi soldi, quando in realtà non sempre sappiamo spenderli con la stessa oculatezza. Questo tanto per dire tutte le cose come sono.
Di conseguenza, rispondendo alla domanda fondamentale posta dal Consigliere Pollicini: "quali sono i potenti gruppi che vi sono sotto?", sono gruppi che - ed evidentemente principalmente la S.I.T.A.V. che è già in sede - tendono a perpetuare la concessione o a scalzare chi ce l'ha, perché il Casinò di Saint-Vincent fa gola a molte persone. Il fatto che la vertenza di lavoro si sia così inasprita obiettivamente "porta acqua" a chi attualmente è alle redini della concessione, perché potrà fare figurare che quel Casinò è un Casinò difficile, un Casinò in cui vi sono dei conflitti, un Casinò in cui, contrariamente a quanto avviene a Campione o a Venezia, gli introiti diminuiscono. Spero almeno di essere stato concreto.
Chabod (D.C.) - C'è qualcun altro che chiede la parola? La parola al Consigliere Manganoni.
Manganoni (P.C.I.) - La nostra preoccupazione circa lo sciopero della S.I.T.A.V. è che si ripercuota negativamente sugli introiti, lo abbiamo visto. Noi abbiamo dimostrato questa nostra preoccupazione il 10 settembre del 1975 con la presentazione di una nostra mozione, nella quale invitavamo il Presidente della Giunta ad intervenire per chiudere la vertenza tutelando naturalmente gli interessi dei lavoratori: queste erano le richieste che allora abbiamo rivolto alla Giunta e questa è ancora la nostra posizione di oggi.
Chabod (D.C.) - C'è qualcun altro che prende la parola? La parola al Consigliere Parisi.
Parisi (M.S.I.-D.N.) - Signor Presidente, ho seguito attentamente la chiara, esauriente esposizione fatta al riguardo. Da parte mia sarebbe stato di cattivo gusto se mi fossi presentato qui con certe cartelle, con certi verbali di interrogatorio e con tutta una sequela di cose che si sono verificate in passato per quanto concerne la Casa da Gioco di Saint-Vincent. Ecco, è proprio perché sono convinto che non si commetteranno più quegli abusi che si sono commessi nel rinnovo di questa concessione che io l'ho apprezzata e confermo e faccio mio quello che lei ha detto. Grazie.
Chabod (D.C.) - La parola al Consigliere Pollicini.
Pollicini (D.P.) - Innanzitutto mi pare che un lato positivo sia rappresentato dal fatto che il Presidente della Giunta, a nome della Giunta, accetti la mozione, cioè di un tempestivo intervento per riuscire a sbloccare la situazione, mi pare che sia il lato importante della questione, il lato politico importante.
L'altro aspetto del problema, che è opportuno sottolineare proprio per chiarezza, visto che è necessario fare chiarezza su questi problemi... neanche noi siamo d'accordo su un'idea che, a detta del Presidente qualche croupiers ha espresso, cioè di una gestione diretta da parte della Regione del Casinò, neanche noi siamo su questa linea, anzi siamo nettamente contrari, ma un aspetto su cui invece non siamo concordi con il Presidente, fintanto almeno che non si verificheranno fatti nuovi, è laddove la posizione del Presidente sembra quella legata ad un giudizio che dà sulla Casa da Gioco come elemento da cui è opportuno avere sempre meno influenza per quanto riguarda la formazione delle entrate al bilancio regionale. Siamo d'accordo se questo discorso lo si fa con strumenti alternativi...
Andrione (U.V.) - ... in relazione alla revisione del bilancio regionale del 1978, chiedo scusa...
Pollicini (D.P.) - ... allora, con questa precisazione, il discorso non si pone neanche più, insomma, mancando oggi questa... evidentemente il discorso era ...(voce)... benissimo...
L'altro aspetto allora su cui non vogliamo ribadire è che la Casa da Gioco è proprietà regionale e, essendo di proprietà regionale, sino ad oggi era indispensabile che il Presidente si collocasse su una posizione quale responsabile di questa proprietà. Ecco cosa abbiamo rimproverato e rimproveriamo al Presidente: di non essersi collocato su questa posizione, cioè di avere atteso praticamente come spettatore, sia pure con dei contatti informali con i Sindacati, ma erano contatti che non hanno portato a risultati. Io dico che il Presidente ha il peso politico di riuscire a convincere le parti ad un punto di incontro, se è vero che certi stipendi fanno gola, farebbero gola agli operai della Cogne, ed è verissimo, non dimentichiamo che nella giungla retributiva l'Italia ha spazio e gloria per tutti, potremmo fare il nome di altri Enti, non lo facciamo perché non è il caso, ma su questo aspetto...
Andrione (U.V) - ... il Consiglio regionale della Valle d'Aosta...
Pollicini (D.P.) - ... su altri Enti potremmo fare... però questo non dice niente. Attenzione che, ad esempio, per quanto riguarda la Casa da Gioco, non possiamo neanche dimenticare... tutto sommato, gli stipendi risentono della situazione finanziaria dei gestori, non è un discorso scollato.
Andrione (U.V.) - Ti chiedo scusa, ad un certo momento nella conferenza, con questa gente che ha cercato di metterli d'accordo, ho detto che gli stipendi degli operai F.I.A.T. non sono proporzionati al patrimonio di Agnelli, va bene? Perché sennò ad un certo momento, se facciamo un discorso di questo genere, andiamo fuori da qualsiasi logica. Ripeto che la Regione è l'unica concessionaria e la Casa da Gioco esiste in funzione regionale, non in funzione dei tecnici che vi lavorano.
Pollicini (D.P.) - Non ho parlato infatti di patrimonio, ma di frutto di gestione, che sono due cose diverse: il patrimonio è e rimane della Regione, i frutti della gestione sono dei Signori che oggi hanno la concessione. Mi pare importante dire comunque che è necessario che il Presidente prenda in mano la vicenda, la porti a conclusione, perché ha l'autorità per farlo, non solo per quanto riguarda la posizione di titolare della Casa da Gioco, ma anche per i riflessi diretti che l'andamento della Casa da Gioco ha nei riguardi delle finanze regionali.
Chabod (D.C) - La parola all'Assessore Milanesio.
Milanesio (P.S.I.) - Molto brevemente per dire che il Gruppo Socialista è favorevole all'accoglimento di questa mozione con la precisazione che ha fatto il Presidente della Giunta che noi sottoscriviamo in toto.
Voglio solo aggiungere due brevissime considerazioni per ribadire il concetto che in questa vertenza si scontrano due interessi estremamente egoistici ed esasperati che prescindono e dimenticano, che hanno dimenticato fin dall'inizio la funzione pubblicistica, bene o male, che assolve la Casa da Gioco come esattore, diciamo così, per conto della Regione di certe entrate o che perlomeno sono state riconosciute come tali dallo Stato e da varie sentenze.
È quindi estremamente difficile intervenire in questo discorso; è chiaro che dovremo tenere conto di quello che sta succedendo sia nei confronti della gestione della Casa da Gioco, sia nei confronti del personale della Casa da Gioco, mi si consenta, perché qui abbiamo parlato prima di operai della Cogne, si è fatto un discorso riferito a loro, che certamente non sono la categoria che guadagna di più, ma avremmo potuto riferirlo a qualunque altra categoria di lavoratori della nostra Regione.
Noi non riteniamo che ci debbano essere delle isole di privilegio in questa Regione e in questo momento i dipendenti della Casa da Gioco col vecchio e col nuovo possibile contratto diventano di fatto dei privilegiati, e questo noi dobbiamo tenerlo presente, perché mi pare che commetteremmo un gravissimo errore. Sia ben chiaro che questo discorso va rivolto, e l'ho detto in premessa, anche nei confronti dei gestori della Casa da Gioco, perché il Consiglio ha concesso certi margini nel rinnovare la concessione a suo tempo e oggi vediamo che i dipendenti della S.I.T.A.V. vogliono evidentemente intaccare massicciamente questi margini. Ebbene, questo tipo di discorso dovrà essere evitato per l'avvenire, perché non riteniamo sia giusto che qualcuno guadagni cospicue cifre come titolare; non reputiamo neanche che sia giusto che altri, approfittando di questa situazione di anormalità, vogliano guadagnare cospicuissime cifre anch'essi, sia pure in una posizione di lavoro subordinato, che, secondo me, non sono riferite alle quantità e alle qualità di lavoro che prestano, tanto per essere chiari.
Il discorso quindi - e lo ribadisco - va fatto verso i concessionari e verso i dipendenti, perché qui noi stiamo tollerando un'area di privilegio nella nostra Regione che non ha riscontro - consentitemelo - in nessun altro Casinò d'Italia, perché in nessun altro Casinò d'Italia presumo che né i concessionari, né i lavoratori dipendenti guadagnano le cifre che si guadagnano nel Casinò di Saint-Vincent. Questo fatto quindi dovrà essere tenuto ben presente da parte del Consiglio regionale quando si discuterà alla scadenza della necessità di dare a qualcuno la gestione della Casa da Gioco. Non è estranea però questa vertenza, quel tentativo di una parte cospicua anche di dipendenti della S.I.T.A.V. - qui bisogna parlar chiaro - di fare un discorso di gestione diretta, quasi che il Casinò fosse una questione che riguarda la S.I.T.A.V. e non la Regione.
Ha fatto bene il Presidente a ribadire il concetto: il Casinò è della Regione, la quale lo gestisce nella forma ritenuta più idonea ad incrementare il bilancio regionale e in questo non può e non deve creare aree di privilegio solo perché lì circolano i soldi, perché a questo punto allora qualunque altro dipendente di qualunque altro settore, e in primo luogo l'Amministrazione regionale, potrebbe protestare e portare avanti un tipo di rivendicazione e di azione sindacale, direi così, a "gatto selvaggio", come sta avvenendo, purtroppo, sulle spalle della Regione in altri settori. Abbiamo già un esempio negativo di irresponsabilità aziendale e sindacale a livello del Casinò di Saint-Vincent, mi auguro che questo non si ripeta in altri settori. Il compito del Presidente e della Giunta quindi è difficile e duro, questa mozione la accogliamo e cercheremo di muoverci nella direzione giusta, però cercando di capire una volta per tutte che qui gli interessi che sono in gioco - mi si consenta di fare una battuta - sono abbastanza estranei a quelle che vengono definite in genere le classi lavoratrici.
Chabod (D.C.) - La parola al Consigliere Monami.
Monami (P.C.I.) - Scusatemi, ma io cercherò di soppesare le parole. Qui mi è parso che si sia abituati a parlare sempre abbastanza francamente, almeno fino a quando si discute di argomenti abbastanza importanti, ad un certo momento si introduce il discorso della Casa da Gioco di Saint-Vincent e tutti mettono le pantofole e si va piano piano; perché dico questo? Perché mi sembra di essere in una scuola elementare quando fra il maestro, scusi Signor Presidente, e gli alunni, scusate Signori Consiglieri, si fa un discorso di un certo livello, però in quella classe ci sono i due o tre soliti disadattati: quelli non preparati, quelli che non arrivano subito, normalmente arrivano l'anno dopo, perché li bocciamo, noi siamo quelli, ma io voglio essere uno di quelli! Durante tutto questo dibattito mi veniva in mente una cosa: ho sentito parlare di potenti gruppi di pressione, finanziari... non conosco il Signore d'Oltralpe, non conosco il tenente di vascello, né la sua storia, non conosco nessuno, conosco i 35 Consiglieri regionali e basta! Ecco, però non capisco perché una vertenza sindacale... qui vorrei essere illuminato dal collega Pollicini, dal Presidente della Giunta, anche dai miei colleghi se lo sanno, sul perché i dipendenti della Casa da Gioco farebbero tutta un'agitazione sindacale che coprirebbe determinati fini inconfessabili, probabilmente a sostegno di tesi di un gruppo di pressione. Capisco che il gestore lo faccia, perché lo fa in funzione del proprio gruppo di pressione, non capisco però perché una vertenza sindacale...
Ecco, qui vorrei che mi spiegasse bene: noi siamo per la partecipazione proporzionale ai servizi che noi diamo, siamo contro la giungla retributiva, siamo quindi anche contrari in linea di massima alle rivendicazioni salariali di lavoratori che guadagnano due milioni al mese; è ovvio che siamo contrari a queste cose, ma sull'aspetto sindacale se la vedano i Sindacati, e tutto questo va bene. Non riesco a capacitarmi dove intravedere o come intravedere il mezzo attraverso il quale per una lotta sindacale si fanno i giochi di questi determinati gruppi di pressione. Allora ho fatto un esame di coscienza, ho detto: Manganoni, Tonino, Crétier, Monami, Dolchi, Siggia, Chincheré non mi pare facciano parte di gruppi di pressione e mai su questo problema si sono preoccupati di discutere, ma strano, siamo proprio quel gruppo di piccoli ragazzi non entrati... i piccoli, gli handicappati da una parte che saremo promossi un altro anno, probabilmente... Non capisco poi il Presidente della Giunta, per esempio, per quale gruppo di pressione parli, o la Giunta per quali gruppi di pressione parli, o il Gruppo della Democrazia Cristiana per quale gruppo di pressione taccia, o il Gruppo dei Democratici Popolari per quale gruppo di pressione parli, o per quali gruppi di pressione si battono i lavoratori del Casinò, della Casa da Gioco di Saint-Vincent.
Allora non è possibile, non è probabile che, al di là di tutta una realtà che è solo quella di un conflitto di lavoro, non si stia intessendo tutta una trama di cose per cui si dice che i gruppi di pressione... eccetera. Allora, noi siamo d'accordo ad accettare la mozione dei Democratici Popolari nella misura in cui questa mozione solleciti il Presidente ad intervenire tempestivamente per risolvere il problema - la chiameremo per risolvere il problema della Cogne, dell'Ilssa-Viola, di qualsiasi altra azienda laddove scoppi un problema relativo al rapporto di lavoro - ecco, però non riusciamo bene a capire - mi sono consultato con i miei colleghi prima di fare questo intervento - e, visto che si parla di questi gruppi di pressione, vi chiediamo se ci potete dire quali sono. Per chi si batte la classe lavoratrice del Casinò? Per chi si batte l'Ente gestore? Per chi si batte il Sindacato A, il Sindacato B? Per chi si batte la Giunta? Per chi si batte il gruppo di opposizione? Per chi si batte il gruppo di maggioranza? Se non ci direte questo, ci costringerete sempre a fare la figura dei ragazzini incapaci, interdetti, che non capiscono subito e che sono costretti ad alzare il ditino per fare la domanda. La domanda è questa: "ci volete dire se ci troviamo solamente davanti ad un conflitto di lavoro?" Ma credete proprio che quel Signore d'Oltralpe e il tenente di vascello abituato a guidare la sua nave in chissà quali mari tempestosi si arrendano perché il gestore del Casinò blocca gli introiti e dimostra con questi conflitti di lavoro che quella è una Casa da Gioco particolarmente difficile, quindi spaventa i contendenti, "Capitan Spaventa", e questi si ritirano? Figuriamoci... quell'altro d'Oltralpe si è ritirato perché il gestore o i croupiers gli hanno fatto paura... o il tenente di vascello che ha guidato quella barchetta in chissà quali mari tempestosi ha paura del Conte animato da chissà quali velleità, che dimostra chissà che cosa! Io che ho una Società che parteciperà - io almeno parlo in prima persona - all'acquisizione del diritto di gestione del Casinò di Saint-Vincent, piglio gli introiti del Casinò, faccio un diagramma dal 1945 all'aprile del 1975, mi fermo, ho il mio diagramma di avanzamento degli introiti a quel periodo, perché quel periodo lo ritengo un periodo fasullo, fatto apposta per ingannarci. Siccome non sono quel ragazzino arretrato della prima elementare e non mi faccio ingannare, malgrado le cose dette dai croupiers, dal gestore, dal Presidente della Giunta, dai gruppi di opposizione, dico che quel Casinò è appetibile, e io concorro e vinco l'appalto in barba a chiunque!
È logico che ci siano questi rapporti di forza tra gruppi di pressione e gruppi finanziari, non è più logico quando se ne parla mettendosi le doppie pantofole per girare in punta di piedi in questa sala, per dire delle cose dette e non dette in modo che soltanto gli iniziati o gli addetti ai lavori le possano capire, o perché ancora una volta il Consiglio regionale voti una mozione che io sono d'accordo di accettare... che, guarda un po', "non ha il fine di risolvere un conflitto di lavoro, ma di parteggiare per uno o per l'altro gruppo di pressione"... non credo, ma se è così, colleghi Consiglieri, colleghi della Giunta, Signor Presidente, ditecelo chiaramente in modo che anche noi potremo intervenire con idee chiare in proposito. Allora può darsi che ci schiereremo anche noi dalla parte di uno dei tanti contendenti, e noi questa scelta l'abbiamo fatta: sarà sicuramente dalla parte dei lavoratori del Casinò di Saint-Vincent, anche se i loro stipendi sono tali da non essere difesi a spada tratta, perché comunque costituiscono una parte dei lavoratori, ma ditecelo, perché il nostro schierarsi sia uno schierarsi con le idee chiare, in modo che sappiamo per chi e contro chi ci schieriamo. Grazie.
Chabod (D.C.) - La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Evidentemente mi sono espresso male, perché non ho l'abitudine di mettere delle pantofole. Ho detto che un certo gruppo di lavoratori del Casinò costituisce un gruppo di pressione - non credo di avere masticato le parole; credo che, al di fuori da ogni handicap, quello che ho detto sia apparso chiaro, d'altra parte, basterà rileggere - che ho potuto identificare e dietro cui - se ho capito bene le parole dell'astutissimo Monami - lui intravvede altri gruppi di pressione; in questo caso sono io che lo invito a parlare molto chiaramente e a dire che cosa intravvede. Ho detto che perlomeno sono stati chiaramente identificati due gruppi di pressione: da un lato, la S.I.T.A.V.; dall'altro, questi lavoratori.
Volevo precisare, proprio in relazione ad una precisa domanda posta dal Consigliere Monami, alle ultime parole sia del Consigliere Monami che del Consigliere Pollicini: "la Giunta per quale gruppo di pressione lavora"... non credo la Giunta... il Consiglio lavora per la Regione. Un certo tipo di atteggiamento è legato - e lo ripeto - alla scadenza del 31 dicembre 1977 e se le parole del Consigliere Pollicini vogliono significare che il Presidente della Giunta potrebbe avere l'autorità di imporre certe soluzioni... si potrebbe discutere, dal punto di vista sostanziale, se esiste tale autorità... al tempo stesso - perché non dimentichiamo di avere a che fare con persone che il loro lavoro lo sanno fare - potrebbero costituire pegni per il futuro. Sia ben chiaro che io mi rifiuto di fare certe pressioni perché il futuro deve essere libero, cioè la Regione deve essere libera di giocare le sue carte, visto che si parla di giochi.
In relazione ad una certa domanda di Monami sulla curva del 1975 e sui periodi fasulli, Monami certe cose me le insegna quando si sono persi certi clienti, si continua a perdere ...(voce del Consigliere Monami)... attenzione che sono state depositate soltanto 36 domande per aperture di Casinò ...(voce del Consigliere Monami)... beh, tu dici: "meno male!". Io posso anche concordare con te, però nella strategia di una Regione anche queste cose devono essere tenute presenti. Per quanto mi concerne - accettando, ripeto, la mozione con quei limiti che le ho dato io -, non vedo nessuna difficoltà a fare una convocazione delle parti, presenti i Capi Gruppo consiliari, che possano sentire, discutere e valutare le differenti posizioni, anche perché, quando si sottolinea che la proprietà del Casinò è regionale, si dimentica di dire che, o per nostra cecità, o per abilità altrui, siamo accerchiati da proprietà della S.I.T.A.V.. Certi problemi quindi si pongono in una maniera che per la Regione diventa veramente grave, problemi sui quali dobbiamo fare delle scelte che ci impongono una visione specifica del ruolo che vogliamo dare alla Casa da Gioco in Valle d'Aosta. Non è il ruolo - lo ripeto ancora una volta - di scegliere un corporativismo da una parte o l'estrema redditività del Casinò che fin dal primo contratto non siamo stati capaci di provvedere.
Chabod (D.C.) - C'è qualcun altro che prende la parola? Possiamo mettere in votazione? La parola al Consigliere Monami.
Monami (P.C.I.) - Sì, certo, io avevo fatto una domanda e devo prendere per buone le parole del Presidente. Se io prendo per buone le parole del Presidente, devo concludere che ci troviamo davanti ad un conflitto di lavoro puro e semplice dove, certo, due gruppi di pressione sono in posizioni antagoniste: quella del datore di lavoro e quella dei lavoratori. Allora, non si faccia più ricorso al termine di "potenti gruppi" che dietro a queste cose ci stanno. Prendendo questa verità, io dico: va bene la mozione degli amici Democratici Popolari, va bene l'intervento del Presidente della Giunta per quanto più tempestivo possibile, però occorre che il Presidente della Giunta regionale, nel consigliare o da fare da mediatore in questo conflitto del lavoro, tenga conto della reale situazione retributiva dei lavoratori della Cogne, dei lavoratori della S.I.T.A.V. e anche della reale situazione finanziaria del Casinò, che non ci si può permettere in questo momento di mettere a rischio: non dico la vita del Casinò per il chiasso che si fa attorno, non credo sia questo a metterne in pericolo la vita. Già noi ne parliamo con i "piedi felpati" e i gestori saranno tanto intelligenti da fare altrettanto loro, però vedere che la mediazione sia la mediazione di un Presidente della Giunta che ha la situazione in mano e che ponga lui i termini risolutivi del problema, che si faccia promotore per fare un'ipotesi di accordo da sottoporre alle parti discutendola prima con i Sindacati, per esempio, questa potrebbe essere un'indicazione di lavoro.
Chabod (D.C.) - Possiamo mettere in votazione la mozione? La parola al Consigliere Pollicini. Per dichiarazione di voto?
Pollicini (D.P.) - Calma, Presidente, calma! Ecco, io sono rimasto piuttosto impressionato dalla posizione che ha assunto l'Assessore Milanesio quando ha fatto così un accenno che mi sembrava ammonitore, quasi punitivo nei confronti dei croupiers: "attenzione - ha detto - di non intaccare i margini della Casa da Gioco, all'incirca ha detto questo. Ne terremo conto così come ha detto, anche per la Casa da Gioco. Beh, non poteva non dire la seconda parte, ma conosciamo benissimo che la tecnica era quella di dire: "attenzione, cari croupiers, che se iniziate o continuate col gioco lungo noi ne terremo conto nel rinnovo del contratto di concessione della Casa da Gioco".
Assessore Milanesio, stiamo attenti con certi discorsi, perché se andiamo a mettere a terra terra il problema... in sostanza, i croupiers che cosa chiedono? Chiedono di pagare i tributi sulla quota mance, il loro stipendio oggi è di 76.000 lire, la contingenza è di 74.000 lire, cioè loro pagano dei contributi in relazione ad un stipendio globale fra mance e contingenza di 150.000 lire. La sostanza del discorso dei croupiers - noi parliamo sempre e soltanto di quelli, non parliamo degli altri che sono numerosi - è quella di dire che noi intendiamo che, secondo il decreto di cui ho citato prima il numero: il 153, anche le mance siano considerate parte integrante dello stipendio. Il discorso non è chiedere un altro stipendio, un aumento di stipendio, ma è di dire: "attenzione, c'è un decreto, c'è una definizione precisa, noi intendiamo che sia applicata questa definizione, cioè che le mance siano parte integrante dello stipendio". Il discorso è questo, quindi il discorso mance è un discorso che è fatto dal cliente, cioè non è un'estrazione di denaro dalle casse regionali o dalle casse a cui Milanesio non vuole intaccare i margini, cioè quelle della Casa da Gioco. Ecco, vorrei definire bene i termini della questione, il discorso riguarda in sostanza le mance, che sono parte di un qualcosa che i clienti danno, lasciano alla Casa da Gioco e di cui il 50% evidentemente va alla Casa da Gioco e se si pagano i contributi sulle mance ai croupiers, probabilmente anche la Casa da Gioco deve pagarle anche lei, il discorso è questo.
Noi quindi rimaniamo nel discorso sindacale, non intendiamo fare un discorso molto più ampio, ci è stato sufficiente che il Presidente abbia chiarito i termini di questi "potenti gruppi di pressione", proprio perché nella nebulosità dell'accenno fatto nella riunione del 30 settembre ci poteva lasciar credere a certe leggende.
Ora, quando poi parla di una gestione regionale che alcuni croupiers vorrebbero proporre, beh, crediamo che possano essere delle fantasie personali, che possano essere forse delle battute tentanti di convincere il Casinò - e sono degli illusi se pensano che questi qui possano illudere il Casinò - a mollare la corda, ma non pensiamo né che siano strumenti di potenti gruppi finanziari, né tantomeno che abbiano loro intenzione di sperare che la Giunta regionale o il Consiglio regionale si metta in testa quella follia di gestire in proprio la Casa da Gioco.
Ecco, a noi basta che il discorso sia inquadrato nel problema sindacale, che sia chiarito il termine "potenti gruppi di pressione" che aveva accennato il 30 settembre il Presidente e per oggi ci è sufficiente; il discorso del rinnovo della concessione e altri discorsi li faremo a tempo debito.
Chabod (D.C.) - La parola all'Assessore Milanesio.
Milanesio (P.S.I.) - Brevissimamente, perché mi pare di essere stato frainteso, o perlomeno c'è qualcuno che vuole fraintendermi. Io lo dico e lo ripeto: non me la sento di venire in questo Consiglio regionale a sostenere tutte le vertenze dei lavoratori quando questi lavoratori guadagnano 1.800.000 lire e oltre al mese, tanto per essere chiari. Io non me la sento di cavalcare tutte le "tigri" sindacali, tanto per essere chiaro, né - e l'ho detto in premessa, solo che qui si vuole solo, diciamo così, tirare fuori il fiore che interessa -ho detto che volevo o voglio difendere certi margini di profitto della Società gestrice del Casinò. Mi pare di avere anche detto - e questa certamente era una promessa e forse anche una minaccia, se vogliamo - che l'augurio che il Consiglio avrebbe dovuto farsi nel discutere di questa vertenza molto complicata, per la verità, era quello di far sì che certe vicende in avvenire non possano sorgere su cifre aleatorie e vaghe tipo le mance. Possiamo benissimo in sede di decisione sull'appalto della Casa da Gioco indicare un contratto che impedisca il sorgere di queste vertenze e che impedisca anche a qualcuno di guadagnare centinaia di milioni e ad altri di guadagnare decine di milioni all'anno, perché mi pare che, per il tipo di prestazioni che vengono fatte... ed io insisto su questo discorso, posso benissimo essere considerato, direi così, un non amico dei croupiers, ma voglio anche essere considerato un non amico sotto questo profilo dalla S.I.T.A.V. - e lo dico chiaro e tondo -, mi pare che guadagnare 1.800.000 al mese per quel tipo di prestazione che viene fatta sia un po' troppo, tanto per essere chiari. Mi pare che il Consiglio regionale non stia perdendo il suo tempo, perché qui stiamo difendendo le finanze regionali, mi pare che il significato dell'interpellanza, della mozione sia quello... non certamente il milione ottocentomila lire e le centinaia di milioni degli altri...
Ora, io ho ribadito questo tipo di discorso, non voglio però essere frainteso, a me non interessa di avere i voti dei croupiers, che siano della C.I.S.L., della C.G.I.L. o della U.I.L., non mi interessa, dico le cose con il loro nome. Mi pare che ci sia una categoria di privilegiati, mi pare che questa vertenza abbia un solo difetto complessivamente: non di difendere gli interessi di categorie super difese, super protette, ma quello di danneggiare gli interessi della Regione. Ecco, questo è il grosso problema di fondo e ho detto anche, con la chiarezza che mi è solita e senza peli sulla lingua, quello che pensavo anche di certe vertenze e di certi padrini che sposano tutte le vertenze! Ecco, ora dico: andiamo piano, mettiamo coi piedi per terra questa vicenda e "coi piedi per terra" significa dire: "no" alle centinaia di milioni di profitti, però anche un freno a un certo rivendicazionismo, così a "gatto selvaggio" che è comodo per parte di certe categorie che guadagnano più di quattro Assessori messi assieme. Grazie.
Chabod (D.C.) - La parola al Vice Presidente Chanu.
Chanu (D.P.) - Io non voglio entrare ulteriormente nel merito della questione, vorrei cogliere lo spunto da un'affermazione del Presidente della Giunta, cioè "la Regione deve essere libera, deve conservare la sua libertà". Ebbene, mi si permetta di dire che, purtroppo, nei confronti della Casa da Gioco la Regione fino adesso non è mai stata troppo libera. Io voglio augurarmi che forse proprio da questa vertenza e dall'atteggiamento che in questa vertenza l'Amministrazione regionale e il suo Presidente vogliono assumere derivi non una petizione di principio ma una reale e sostanziale affermazione di libertà.
La mia preoccupazione, Presidente della Giunta, è questa: che col suo modo sin qui tenuto durante la vicenda, lei forse solo apparentemente curi la rivendicazione di un principio della libertà, perché, non intervenendo tempestivamente - e mi si permetta di dirlo anche pesantemente in questo momento -, si rischia non solo di non essere liberi ma di essere ancora più vincolati di quanto non lo fossimo in precedenza.
Chabod (D.C.) - La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Vi chiameremo a sostenerci.
Chabod (D.C.) - Possiamo dichiarare chiusa la discussione? Metto in votazione la mozione. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano. Chi è contrario? Astenuti?
Esito della votazione:
Presenti: 27
Votanti: 26
Favorevoli: 26
Astenuti: 1 (Parisi)
Il Consiglio approva.
Il Consiglio approva la soprariportata mozione.
