Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3646 del 17 luglio 1992 - Resoconto

OGGETTO N. 3646/IX Disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1991".

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore al Bilancio e alle Finanze Lavoyer, ne ha facoltà.

Lavoyer (ADP) Le risultanze finali dell'esercizio 1991 presentano un avanzo di amministrazione di complessive lire 50.660.000.603 accertate nel modo seguente:

Fondo cassa al 31 dicembre lire 219.000.952.702.397, residui attivi al 31 dicembre lire 527.802.128.183, totale attivo lire 747.754.830.580, residui passivi al 31 dicembre lire 697.094.824.177. L'avanzo di amministrazione al 31 dicembre è quindi di lire 50.660.000.000.

Componenti tecniche dell'avanzo si rilevano nei fondi statali accertati non impegnati per lire 11.371.891.685 da riproporre sul bilancio 1992 in sede di provvedimento di assestamento. E' nei limiti di impegno non pagati per lire 6.506.400.415, con un risultato di avanzo puro di lire 32.781.714.303.

La gestione di competenza dimostra un disavanzo di lire 110.523.208.000 con accertamenti di entrata per lire 1.632.686.910 ed impegni di spesa per lire 1.743.210.118.

Sulla gestione dei residui attivi si è riscontrato un peggioramento di lire 207.728.000, mentre sulla gestione dei residui passivi si evidenzia un miglioramento di lire 61.599.942.000 rispetto al carico iniziale.

L'analisi delle entrate di competenza dimostrano una soddisfacente realizzazione delle stesse.

Gli accertamenti finali sono pari all'84 per cento delle previsioni definitive. Le discussioni esauriscono l'81 per cento degli accertamenti finali. Il mutuo preventivamente iscritto per lire 200 miliardi a copertura di spese di investimento non è stato contratto ed ha costituito quindi minore entrata.

La spesa corrente esaurisce il 51 per cento circa delle risorse, mentre il 48,99 per cento è destinato a spese di investimento con un rapporto migliorativo rispetto a quello risultante dei dati previsti iniziali che prevedevano rispettivamente 55,34 per le spese correnti e 44,66 per le spese di investimento.

Valutando inoltre che il funzionamento dei servizi scolastici e le spese sanitarie derivanti dal fondo sanitario assorbono il 20,48 per cento delle risorse destinabili a spese correnti.

I fondi globali sono stati utilizzati per l'88 per cento del carico previsto, dimostrando un'interessante realizzazione degli interventi programmati.

I residui passivi formatisi alla chiusura 1991 sul conto della competenza Residui di nuova formazione, ammontano al 34,70 per cento delle somme impegnate ed incidono prevalentemente sulla finanza locale. Negli altri interventi a carattere generale, nell'assetto del territorio a tutela dell'ambiente sviluppo economico e promozione sociale.

Rispetto ai due anni precedenti si registra complessivamente una lieve flessione della capacità di pagamento così evidenziata in modo percentuale: nei conti residui 1991: 61,93 per cento rispetto al 68,23 del 1990; in conto competenza 65,30 per cento nel 1991 rispetto al 68,65 del 1990.

La situazione patrimoniale infine fa riscontrare un attivo netto al 31 dicembre 1991 di complessive lire 521.366.655.000 con un mi-glioramento rispetto alle risultanze iniziali di lire 2.112.000.000.

Per quanto attiene invece la parte più politica, i punti nodali che vengono presentati in questa relazione, si possono coì riassumere. La Valle d'Aosta è regione dalle sufficienti risorse economiche che però non alimentano sufficientemente quel circolo virtuoso che a partire dal reddito attraverso la finanza e gli investimenti garantisca le opportunità per generare nuova ricchezza.

Ne è una prova per esempio l'eccessivo livello del rapporto tra depositi e impieghi bancari, tant'è vero che, attraverso i canali redditizi, il risparmio valdostano sostiene preferibilmente occasioni di crescita e sviluppo in realtà extra-regionali.

La Valle d'Aosta è la Regione dal delicato equilibrio tra risorse produttive e ricchezza ambientale, tra presenza umana e tutela del territorio. Questo equilibrio va mantenuto in futuro verificando il profilo settoriale e territoriale di sviluppo con esso compatibili, elevando la qualità della spesa.

La risorsa umana va considerata come perno per lo sviluppo endogeno della Valle. Infatti, un disegno di crescita per l'economia regionale non può prescindere dal ruolo rilevante delle risorse professionali imprenditoriali.

Questa è un'esigenza che caratterizza trasversalmente tutti i settori produttivi e ne condiziona la potenzialità di sviluppo e non si tratta solo di verificare i fabbisogni soddisfatti di figure professionali qualificate ma analizzare secondo un approccio metodologico di carattere sociale antropologico se il tessuto locale esprime oggi una vera e consistente propensione imprenditoriale.

Infine ma non per ultimo, occorre ripensare all'autonomia tra l'esigenza della sua autodifesa e la necessità di un suo rilancio. L'autonomia regionale si trova infatti nella necessità di fronteggiare la tendenza e la diminuzione delle risorse disponibili, deve ricercare una posizione di maggiore equilibrio tra la dimensione finanziaria dell'ente Regione e quella del sistema economico locale. Deve stabilire le condizioni ed attivare gli strumenti per porre le basi di uno sviluppo endogeno e duraturo. Questa è la sfida che attende la Valle d'Aosta e che deve vedere impegnati tutti i politici valdostani.

Qual'è il quadro economico che emerge dal consuntivo 1991? Da quanto ho premesso analizziamo ora brevemente il quadro economico del 1991, che ha rilevato nel complesso una congiuntura favorevole e che si è estesa ai settori più rilevanti dell'economia regionale proseguendo il ciclo espansivo degli ultimi anni e producendo in Valle un crescente benessere economico.

Secondo i dati forniti anche dalla Banca d'Italia, la valutazione del valore aggiunto al costo dei fattori fa ritenere che il prodotto interno lordo sia stimabile intorno ai 3.350.000.000 di lire con un incremento reale del 2 per cento superiore comunque a quello nazionale. Stando però alle previsioni degli operatori, la congiuntura economica nell'immediato futuro appare permeata da incertezze e prevale in essa un'atteggiamento di prudente attesa.

Ma vediamo di entrare nello specifico dei vari settori per offrire al Consiglio una panoramica della situazione oggettiva al consuntivo dell'anno 1991 suffragata dalle analisi dei dati relativi anche dalla relazione annuale della Banca d'Italia sull'andamento dell'economia valdostana.

Alcuni cenni sulla produzione industriale. Il settore industriale pur annoverando al suo interno, complessi di grandi dimensioni, contribuisce per circa di un terzo alla formazione del valore aggiunto per un quarto all'assorbimento delle forze lavoro.

Nel 1991, si è manifestata una lieve tendenza all'ampliamento dell'unità aziendale, tendenza che si è però associata ad un non trascurabile tasso di mortalità delle imprese industriali pari al 5,48 per cento con una conseguente riduzione numerica - 1,4 per cento che ha colpito prevalentemente le piccole aziende.

Delle imprese industriali valdostane, oltre una metà opera nel ramo dell'edilizia e offre lavoro ad un buon numero di persone, ma il settore più qualificato e più dinamico dell'industria locale è rappresentato da quel gruppo di aziende elettroniche che include imprese di recente costituzione e opera nel campo delle tecnologie avanzate.

Nel complesso, il comparto industriale valdostano si presenta assai sensibile all'andamento delle commesse per i lavori pubblici ed è collegato all'evoluzione congiunturale dell'industria dell'automobile e di quella elettronica, principali committenti delle attività produttive regionali.

Il comparto edile contribuisce alla formazione del prodotto interno lordo nella misura del 14 per cento assorbendo il 48 per cento degli occupati dell'Industria, il 12 per cento del totale delle forze lavoro.

Secondo i dati presentati anche dalla Banca d'Italia, la consistenza dei lavori appaltati dall'Assessorato regionale ai lavori pubblici nel 1991 si è quasi raddoppiata rispetto al 1990, passando da 88 a 165 miliardi; di essi 60 sono riservati alla costruzione di strade, 41 all'edilizia pubblica, 36 agli impianti sportivi e circa 28 agli acquedotti, alle fognature, alle sistemazioni idrauliche e alla difesa del suolo.

Il contrarsi dei finanziamenti che in campo nazionale ha prodotto situazioni di crisi nell'edilizia pubblica, in Valle è stato fortemente compensato dall'erogazione di mutui regionali. Anche se permangono nel comparto dell'edilizia residenziali i noti ostacoli che frenano lo sviluppo delle opere, in particolare l'atavica carenza di aree soprattutto nella zona di Aosta. Sebbene nell'arco del 1991 proprio con riferimento al Comune di Aosta si è manifestato un limitato incremento delle concessioni rilasciate per interventi di edilizia residenziale, grazie a taluni provvedimenti che prevedono la ristrutturazione del quartiere Cogne.

Un impulso all'attività edilizia residenziale potrebbe essere offerto anche dal recupero del patrimonio immobiliare esistente soprattutto nelle zone del centro storico.

Da esso potrebbero trarre notevole vantaggio l'aspetto estetico della città, gli operatori addetti al settore e l'economia nel suo complesso. Per quanto riguarda le attività industriali, secondo le indicazioni fornite dall'Associazione valdostana industriali, le commesse ottenute nel 1991, sono state in leggera flessione per i semilavorati.

Anche per i beni finali di consumo e di investimento, si è riscontrata una diffusione contrazione della domanda, con qualche eccezione per alcuni settori nei quali è stato possibile mantenere e talvolta incrementare i già soddisfacenti livelli produttivi dell'anno precedente. Tuttavia, il 1992 potrebbe essere nel settore metallurgico l'anno di avvio a pieno regime produttivo grazie ad importanti commesse dei grandi gruppi industriali ai quali sono collegate alcune realtà industriali valdostane di recente costituzione.

Nel 1992 si è inoltre avviato un progetto che vede impegnata la Regione Valle d'Aosta, l'Assessorato alle finanze e la finanziaria regionale, Finaosta, nell'offerta di servizi, di assistenza tecnica alle piccole e medie imprese e nella promozione di iniziative imprenditoriali. L'obiettivo è quello di creare strutture di supporto per lo sviluppo industriale locale e per l'insediamento dei giovani nell'imprenditoria. In favore dell'industria, l'Amministrazione regionale ha adottato una politica di consistente sostegno economico costituendo fondi di rotazione finalizzati a precisi obiettivi: promozione ed iniziative, formazione professionale e difesa dell'occupazione.

L'azione regionale si è mostrata particolarmente efficace nel sostenere le medie e piccole imprese e nel favorire nuovi insediamenti in armonia con le caratteristiche sociali ed ambientali della Valle. Gli strumenti a tal fine utilizzati dall'Ente pubblico, sono classificabili in due tipi: agevolazioni in conto interessi in ciò svolgendo una funzione complementare a quella del Confidi industriale e l'erogazione di mezzi finanziari a fondo perduto.

Attraverso i suoi interventi la Regione intende agevolare l'insediamento di nuove realtà produttive, rivitalizzare iniziative già esistenti, sostenere la qualificazione tecnologica die processi e dei prodotti. Per fare tutto questo, occorre puntare su un complesso di sistemi di interventi accompagnati da opere infrastrutturali che devono essere realizzati armonicamente secondo un unico disegno generale. Un disegno che da un lato promuova un equilibrato e polivalente sviluppo del sistema industriale nel suo complesso e dall'altro selezioni le singole richieste di incentivazione attualmente accolte forse in maniera troppo indistinta secondo criteri di specializzazione e di peculiarità dell'industria locale qualificandone il livello imprenditoriale tecnologico, strategico, organizzativo e produttivo.

Una breve analisi sull'attività terziaria. Il comparto dei servizi nel complesso dà lavoro al 66 per cento degli occupati della Regione e contribuisce alla formazione del prodotto interno lordo per circa oltre i due terzi.

Nel settore terziario operano più di 4.200 aziende dedite al commercio e alla gestione di pubblici esercizi e dell'artigianato e quasi 300 imprese di trasporti e comunicazioni oltre a numerose altre realtà operanti nel ramo del credito, dell'assicurazione e dei servizi alle imprese e dei servizi vari.

Tuttavia esso non si presenta come un settore saturo che ha registrato nel 1991 un tasso di sviluppo in lieve flessione, meno 1,1 per cento rispetto al 1990.

Si sono determinate cessazioni che hanno colpito prevalentemente le aziende minori, come viene confermato dall'Associazione commercianti, la quale ha constatato che persiste il fenomeno della chiusura di alcuni piccoli esercizi di vendita al dettaglio. Un fenomeno che non incide sull'attività commerciale complessiva ma che talvolta sottrae servizi essenziali in alcune località di scarsa consistenza e non felicemente collegata. Di qui l'opportunità che si costruisca una rete distributiva più concentrata che annoveri imprese di adeguate dimensioni convenientemente gestite, competitive e destinatarie di interventi idonei al consolidamento e alla modernizzazione aziendale.

Complessivamente comunque la redditività del commercio è soddisfacente, particolarmente nel campo della ristorazione dove si sono formati utili consistenti. Del resto dal 1991 è diventato operativo il Consorzio garanzia fidi ai commercianti ed i finanziamenti erogati al tasso agevolato si sono raddoppiati rispetto al 1990 raggiungendo ai 40 miliardi grazie a cospicui interventi della Regione in conto interessi. Bisogna inoltre insistere sulla stimolazione di promozione dell'attività terziaria come quella legata alla valorizzazione dei prodotti locali.

Per quanto riguarda il discorso relativo ai trasporti e alle telecomunicazioni, un indagine campionaria ha rilevato un'espansione dell'attività di trasporto generato dall'incremento della domanda di servizio. Il programma di investimenti futuri sono volti per lo più a migliorare la qualità dei servizi offerti.

Due importanti iniziative sono da segnalare nel campo dei servizi aeroportuali e delle telecomunicazioni. Le decisioni di investimenti al fine di ampliare l'aeroporto e di potenziare le strutture per una migliore agibilità dello stesso e nel biennio del 1992-1993 il completamento del progetto "Valle d'Aosta cablata" per l'estrazione di una rete di fibre ottiche che offriranno servizi avanzati di telecomunicazione.

Per quanto riguarda l'attività dell'autoporto, i dati ci dicono che nel 1991 oltre a 75 mila autotreni trasportanti merci importate hanno effettuato il pagamento dell'Iva a Pollein, il totale percepito presso l'autoporto è stato di 467 miliardi circa, il 16 per cento in più rispetto al 1990 e ciò conferma che l'autoporto della Valle d'Aosta è un'importante realtà del settore terziario regionale in funzione del 1971 è un efficiente realizzazione dotata di tutte le infrastrutture e di servizi di supporto al traffico internazionale di merci.

Alla luce delle nuove normative che entreranno in vigore dopo il 1° gennaio 1993, l'area aeroportuale sarà un punto strategico per il rilancio economico della nostra Valle nei prossimi 20-30 anni.

Per quanto attiene l'attività turistica, nel 1991 è proseguita la contrazione turistica registrata nell'ultimo triennio con un calo del 4,4 per cento degli arrivi, mentre le presenze sono rimaste pressoché invariate, più 0,4 per cento. Da ciò si evince che nel complesso la Regione è stata frequentata da un minor numero di turisti i quali hanno però fruito di una permanenza più lunga.

L'insoddisfacente andamento turistico del 1991 si è particolarmente verificato durante i mesi invernali caratterizzati da condizioni meteorologiche non favorevoli e da taluni eventi bellici, vedi la guerra del Golfo, che hanno frenato le tradizionali correnti di turisti stranieri.

Queste ragioni di carattere congiunturale, si possono però associare a motivazioni di natura più propriamente strutturale, consistenti in un affievolimento della capacità competitiva della Valle d'Aosta. La qualità dei servizi infatti, non sempre appare corrispondente alle esigenze dei più affinati dei turisti, né si rivela pronta nell'adeguarsi tempestivamente alla variabilità ed alla evoluzione del mercato.

La gestione dei piccoli alberghi generalmente affidata a conduzione di tipo familiare si rivela spesso carente di professionalità ed i prezzi applicati poco competitivi e non in grado di sostenere la concorrenza di altre analoghe regioni.

Appare infine oggettivamente inadeguata la rete di commercializzazione dei servizi turistici valdostani, privi di moderne strutture che sappiano offrire pacchetti turistici appetibili per una clientela sempre più esigente.

Allo scopo di fronteggiare tali carenze, la Regione ha investito circa 8 miliardi nella diffusione in Italia e all'estero dell'immagine turistica della Valle d'Aosta ed oltre 5 miliardi per promuovere iniziative culturali e teatrali.

Occorre persistere su questa strada e predisporre una più ampia gamma di servizi turistici e migliorarne la qualità anche con prestazioni complementari che rendano più allettante ed interessante la permanenza in Valle.

Nonostante queste difficoltà, gli interessi degli operatori ad investire nel settore rimane vivo ed è dimostrato dal raddoppio degli investimenti realizzati durante il 1991 nel campo alberghiero con l'apporto finanziario regionale di 68 miliardi contro i 34 del 1990.

Anche l'iniziativa ammessa al finanziamento ai sensi della legislazione regionale sono aumentati nello stesso periodo, da 29 a 36 miliardi e si prefiggono per circa il 50 per cento alla realizzazione di nuovi alberghi.

L'espansione della ricettività alberghiera dovrebbe continuare nel medio termine anche per effetto dell'approvazione della legge 31 agosto 1991, n. 36, la quale prevede la concessione di finanziamenti agevolati in favore di 3 grandi complessi alberghieri da costruire in Aosta, Ayas e Gressoney-Saint-Jean. Per tali opere è previsto un investimento complessivo triennale di circa 38 miliardi. Quando l'attuale ciclo di investimenti sarà completato si determinerà secondo notizie attinte presso il competente assessorato regionale un incremento di circa 2.000 posti letto, pari al 9 per cento dell'attuale disponibilità alberghiera regionale.

Per quanto attiene l'attività agricola, gli stanziamenti del bilancio 1991 dell'Assessorato regionale all'agricoltura e foreste, per spese di investimento a favore dello sviluppo economico del settore primario, superano i 160 miliardi, un più 12,3 per cento rispetto al 1990 e comprendono però oltre il 60 per cento spese per infrastrutture agricola tra le quali quelle per la realizzazione di collegamenti rurali interpoderali per interventi di elettrificazione, per adduzione di acque e per abitazioni rurali.

Gli stanziamenti regionali destinati più propriamente alla produzione rappresentano circa il 35 per cento del fatturato lordo del settore, ponendosi il linea con i trasferimenti effettuati da altre regioni italiane.

Un'ulteriore fascia di interventi regionali mira all'assetto del territorio e alla tutela dell'ambiente ed estrinseca stanziamenti per quasi 46 miliardi. Complessivamente sono stati resi disponibili oltre 206 miliardi, ai quali vanno aggiunti 71 miliardi di residui del 1990.

La morfologia della Valle non conferisce all'agricoltura un duttilità di coltivazione per cui essa non può beneficiare di quei processi di trasformazione e di adattamento alle mutate esigenze di mercato. Ne consegue che l'esercizio dell'attività agricola è possibile esclusivamente grazie alla serie di interventi regionali resi necessari non solo dall'opportunità di raggiungere obiettivi occupazionali, il settore impiega il 10 per cento della forza lavoro, ma dalla necessità di perseguire finalità di difesa ambientale e di promuovere quegli interventi agricoli atti ad evitare che il territorio scivoli verso uno stato di degrado e di abbandono.

Per quanto concerne l'attività creditizia, il 1991 ha caratterizzato consumi interni pur con temporanei rallentamenti sono cresciuti consentendo una evoluzione complessivamente soddisfacente e comunque migliore di quella dell'anno precedente.

Il fido bancario ha mostrato nel corso del 1991 un'evoluzione analoga a quella del 1990 ed è stato indirizzato essenzialmente a soddisfare le esigenze creditizie provenienti dalle imprese non finanziarie.

La crescita degli impieghi è stata determinata sia dall'accesso di nuova clientela sia da un più elevato utilizzo del credito concesso a beneficiari già affidati. Per effetto di una più accentuata crescita regionale degli impieghi, rispetto alla raccolta, è apparso in netto miglioramento in rapporti impieghi-depositi.

Ci troviamo comunque di fronte a valori ancora contenuti notevolmente al di sotto del livello nazionale. Tra le ragioni che limitano il ricorso al sistema bancario oltre all'azione della Finaosta molto incisiva nel settore del credito, rimane costante la politica di sostegno attuata dall'Amministrazione regionale.

Da questa analisi dell'anno 1991, emerge chiaramente che l'evoluzione economica è stata accompagnata e notevolmente favorita in tutti i settori dell'articolata azione di sostegno dell'Amministrazione regionale. Un sostegno pubblico, realizzazione di infrastrutture, contributi a fondo perduto, parziale accollo di interessi che ha generato una serie di flussi finanziari di cui le imprese si sono avvalse, sia in fase costitutiva, sia durante l'ordinaria gestione; flussi che in qualunque forma erogati si possono considerare proficui nella misura in cui ponendosi in armonia con i principi della sana economia delle direttive comunitarie, non si trasformano in anestetizzanti contributi assistenziali che tolgono alle imprese interesse alla competizione e capacità di migliorarsi, favorendo invece forme di deresponsabilizzazione di una corretta gestione aziendale.

Anche la realizzazione del Mercato unico in Europa rende quanto mai necessaria l'integrazione e l'armonizzazione dell'attività eco-nomica valdostana con quella europea.

Discende da qui l'opportunità che l'azione regionale di sostegno ai vari settori operativi ed i piani programmatici dei singoli operatori confluiscano in un disegno strategico generale in grado di sviluppare adeguatamente l'economia di questa Regione e di condurla verso i livelli europei.

Quali sono le prospettive? Per dimostrare queste capacità di programmazione bisogna saper leggere chiaramente la nostra realtà regionale in una chiave culturale più vasta e comprendere i fenomeni di trasformazione socio-economici che la stanno interessando, come la rapidità della modernizzazione del fondo Valle e della città di Aosta da una parte ed il rischio di una marginalità crescenti delle valli laterali dall'altra.

La costruzione dell'autostrada è ora il suo prolungamento sono stati il punto di riferimento di sviluppo e di modernizzazione del tessuto economico e sociale della Valle centrale, ma hanno favorito condizioni di isolamento della periferia e se questo isolamento è un elemento positivo dal punto di vista del futuro sviluppo turistico delle valli laterali, esso si rileva pericoloso sul piano dell'equilibrio socio-ambientale visti i processi di spopolamento e di invecchiamento demografico di queste zone.

Questo rischio di scissione profonda tra una nuova cultura urbana e tradizione valligiana va tenuto presente con specifica attenzione politica per poter orientare le politiche dell'azione regionale verso la salvaguardia o meglio la ricomposizione di una nuova integrazione territoriale.

Compito questo che spetta all'Amministrazione regionale che continua a mantenere un grosso peso nel sistema economico locale. Peso tanto più accentuato quanto meno si può contare sullo spontaneismo dell'imprenditorialità e dello sviluppo, condizioni che in molte altre realtà locali hanno invece permesso di distaccare e rendere più autonome le forze economiche dalla volontà e dall'azione politica.

Nella nostra Regione possiamo invece dire di trovarci in una situazione di ricchezza ma con difficoltà a creare sviluppo, c'è alto reddito e anche alto consumo, c'è alto risparmio, ci sono cioè tutti gli indicatori di una società a benessere diffuso, ma non c'è sufficiente investimento. C'è poca spinta imprenditoriale, c'è sostanzialmente poca voglia di rischiare, anzi talvolta c'è una vena di appagamento che è proprio la spia della non tensione allo sviluppo ulteriore.

Però questa dipendenza dall'economia regionale dal flusso di risorse finanziarie provenienti dallo Stato unitamente alla dipendenza del sistema economico dell'operatore pubblico, potrebbero a lungo andare mettere in discussione anche la stessa autonomia sostanziale, non solo istituzionale e fiscale della Regione.

Per evitare tutto ciò occorre: creare un sistema di responsabilità che renda trasparente lo scambio tra l'operatore pubblico, che individua con criteri selettivi comportamenti economicamente premianti, e ad essi destina le proprie risorse e che gli operatori privati accettino di adeguarsi agli indirizzi politici regionali; introdurre nella logica delle politiche regionali questi criteri selettivi che favoriscano i meccanismi esemplari imitativi tra le forze imprenditoriali locali; fare equilibrio dinamico tra la Valle principale che costituisce il cuore della Regione e che dovrebbe rappresentare l'oggetto di nuove politiche per lo sviluppo e le valli laterali, dove va mantenuta una montagna realmente viva e non solo turistica.

Anche se non è un percorso facile, il Governo regionale ritiene che sia una strada percorribile perché l'economia locale rivela alcuni germi positivi sia in campo industriale con un gruppo regionale di piccole e medie imprese che operano in collaborazione con la Fiat e l'Olivetti e con una crescente accumulazione di capacità tecnologiche nei settori dell'informatica ed in quello della lavorazione delle plastiche, sia in campo terziario con la crescita di buona attività di servizio e sia nel campo turistico con la progressiva maturazione di una nuova imprenditorialità turistica.

Si dà atto che dalle ore 11,58 alle ore 12,06 presiede il Vicepresidente Trione.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Questo rendiconto fa parte di un momento importante di analisi della situazione finanziaria della Regione Valle d'Aosta, perché si colloca quasi alla fine di un ciclo politico e finanziario che sta per modificarsi in modo significativo.

Il consuntivo 1991 è il decimo consuntivo di un ciclo che per schematizzare io definirei il ciclo dell'autonomia dell'Iva ed è il penultimo consuntivo di questo ciclo. Ci sarà ancora il consuntivo del 1992 cioè dell'anno in corso che però verrà discusso non da questo Consiglio regionale ma da quello che verrà eletto l'anno prossimo. E' un momento importante per tirare le somme su come è stato gestito questo ciclo decennale; e per questo io mi attendevo che ci fosse un'attenzione particolare rispetto a questo documento sia in sede di commissione e sia all'interno del Consiglio. Mi pare invece che da come si sono svolti i lavori in commissione e con un silenzio totale di interventi ed una approvazione unanime nella stessa relazione dell'Assessore, pare non ci sia sufficiente attenzione rispetto al momento in cui si devono fare dei bilanci. Magari si assegna più importanza alle discussioni sui bilanci di previsione facendo soltanto delle ipotesi, ma quando si tratta di andare a vedere in concreto che cosa si è fatto, allora molti si dimenticano di esercitare questo compito. Credo comunque che dietro a questa disattenzione ci siano evidenti motivazioni politiche.

Questo consuntivo 1991 deve essere approvato con una certa reticenza di interventi, da parte delle forze della vecchia maggioranza, perché sono quelle che l'hanno gestito e d'altra parte anche nella nuova maggioranza, probabilmente manca la volontà di mettere in discussione il ruolo di alcuni alleati; e poi c'è il problema di approvare in fretta il consuntivo per utilizzare l'avanzo di amministrazione.

Tuttavia anche se in questo Consiglio è imperante l'opportunismo, io credo che un po' di serietà ci vorrebbe nell'affrontare questo documento contabile che si è ridotto con il passare degli anni ad un adempimento burocratico mentre è la più importante occasione per osservare che cosa sta accadendo: i risultati che sono stati raggiunti e i fallimenti che si sono registrati.

Fatta questa premessa ne vorrei fare un'altra prima di entrare nel merito del consuntivo e che riguarda il modo con cui viene presentata la relazione di accompagnamento al disegno di legge e a tutti gli elaborati. Io queste cose sulla relazione le avevo già dette quando Assessore alle finanze era Voyat, le ho ripetute quando lo è diventato Lavoyer e, pur cambiando assessori e ragionieri-capo, la relazione rimane sempre la stessa.

E' uno schema che risale agli inizi degli anni '70 e che quindi ha vent'anni. Anche se c'è stata la legge 690 del 1981, il nuovo ordinamento finanziario della Regione, sono arrivate le nuove leggi regionali di contabilità, si sta chiudendo il ciclo dell'autonomia dell'Iva, la relazione è sempre quella. Vorrei solo fare un esempio: a pagina 12 della relazione al consuntivo del 1991 viene effettuato un confronto fra spese corrente e spese di investimento che è uno dei dati più consueti per vedere se prevale la spesa ordinaria o se prevale l'investimento.

Il consuntivo 1991, come il consuntivo 1990, come l'ha ripetuto l'Assessore, guarda i dati sulla spesa corrente e notando che quest'anno la spesa corrente è al 51 per cento, e la spesa di investimento al 49 per cento, non fa il confronto con l'anno precedente, per verificare la modificazione, ma fa il confronto con le previsione del bilancio di inizio anno che naturalmente ha dei dati completamente diversi.

Allora si dice che, siccome rispetto alle previsioni iniziali, la percentuale del consuntivo è più favorevole, c'è stato uno sforzo costante di mantenimento della spesa ordinaria e questa è la barzelletta che in tutte le relazioni viene ripetuta anno dopo anno, con il risultato che noi quest'anno abbiamo fatto un grande sforzo di contenimento della spesa corrente e quindi abbiamo conseguito un risultato positivo quando invece facendo il confronto con il consuntivo 1990 e consuntivo '91 vediamo che ci sono 200 miliardi in più, in un anno, di spese correnti; e questo sarebbe contenimento della spesa corrente?

Possiamo dire che è aumentato il bilancio, ma se andiamo a vedere la percentuale della spesa corrente nel 1990 sulla spesa assoluta era il 47 per cento, nel 1991 è il 51 per cento, in un anno abbiamo aumentato la spesa corrente del 4 per cento; e questo viene definito un risultato positivo. Io mi domando come si possano scrivere queste cose sulla relazione della bilancio consuntivo.

E' la prima volta negli anni '80 in cui la percentuale della spesa corrente nel conto consuntivo supera la spesa di investimento. La spesa corrente è sempre stata inferiore del 50 per cento, quest'anno siamo al 51 per cento, questo significa che la spesa corrente ha avuto uno sbalzo incontrollato in avanti.

Questo significa una cattiva gestione del bilancio, e invece viene spacciato come un dato positivo. Questi sono errori di impostazione ripetuti negli anni e sono convinto che l'anno prossimo avremo una relazione al consuntivo del '92 che sarà esattamente uguale. Sono venti anni che le cose vanno avanti in questa maniera.

Ora vorrei entrare nel merito del consuntivo del 1991 che si chiude con un entrata complessiva di 1632 miliardi e una spesa di competenza di 1743 miliardi, con un avanzo di amministrazione che è, si, di 50 miliardi ma insieme ad un disavanzo di competenza di 110 miliardi; cioè nel 1991 abbiamo impegnato molto più denaro di quello che abbiamo accertato come entrata.

Se poi calcoliamo il disavanzo di competenza al netto delle contabilità speciali, ci rendiamo conto che questo disavanzo di competenza ammonta a ben 156 miliardi, che è una cifra molto alta; e anche questo è un dato che non denota una buona condizione amministrativa.

E' ovvio comunque che molte delle spese previste, messe come impegni di spesa, non si tradurranno poi in spese reali perché nel ciclo degli anni 80 la capacità di spesa della Regione non è andata oltre il 50-60 per cento; per cui gran parte di queste spese andranno a finire ad alimentare la cifra imponente dei residui passivi che sono arrivati al 31 dicembre del 1991, ad una mole considerevole di 700 miliardi.

Il consuntivo del decimo anno dell'autonomia dell'Iva, sul versante dell'entrata, non contiene comunque elementi particolari di novità. Vorrei soffermarmi un attimo su questa parte dell'entrata per sottolineare che ancora una volta l'incremento dell'entrata è notevole. Facendo il confronto fra 1990 e 1991, si passa dai 1335 miliardi del consuntivo 1990 ai 1632 miliardi del 1991, in un anno ci sono 300 miliardi in più di entrata.

Facendo poi un analisi delle entrate, al netto dei mutui e delle contabilità speciali, in modo da avere un quadro reale dei dati, ci si rende conto che anche qui l'incremento è molto forte, perché si passa da 1147 miliardi del consuntivo '90 ai 1338 del consuntivo '91 che significa 200 miliardi in più; un aumento di circa il 20 per cento delle risorse delle entrate reali del bilancio. Del resto questo forte incremento è in linea con tutto il ciclo dell'autonomia dell'Iva e sarà certamente confermato anche dal consuntivo '92 che sarà l'ultimo del ciclo.

E' interessante credo, osservare ora da che cosa deriva questo aumento del 20 per cento fra il 1990 e il 1991. Tre sono sostanzialmente le voci: 1) i trasferimenti dello Stato che passano da 140 miliardi nel 1990 a 228 miliardi nel 1991, con un aumento di 88 miliardi; 2) l'Irpef che passa da 199 miliardi a 223 con un aumento di 24 miliardi; 3) la voce regina del nostro bilancio, l'Iva, che passa da 385 a 441 miliardi con più 66 miliardi in un anno, di cui 56 in più sono dell'Iva da importazione.

Con questo consuntivo del 1991 la Regione Valle d'Aosta si conferma, come già era avvenuto negli anni precedenti, come la Regione che di gran lunga in Italia ha il più alto livello di entrate in proporzione agli abitanti, sia rispetto alle altre regioni a Statuto speciale, sia, a maggior ragione, alle regioni a statuto ordinario.

Noi siamo passati dai 168 miliardi di consuntivo del 1981, anno zero del ciclo dell'autonomia dell'Iva, a 1632 miliardi del consuntivo 1991; quindi in dieci anni le entrate della Regione si sono moltiplicate per dieci. Può essere interessante fare un confronto fra questo incremento delle entrate e l'incremento dei salari e quello degli stipendi di un lavoratore dipendente.

Se noi guardiamo gli stipendi dei lavoratori dipendenti in genere, c'è stato tra il 1981 al 1991 un aumento medio di circa 4 volte. Un insegnante di scuola media superiore prendeva nel 1981 circa 700.000 al mese, adesso prende 2.400.000, l'aumento non è stato quadruplicato.

Le entrate dell'Amministrazione regionale Valle d'Aosta si sono invece moltiplicate per dieci. Questo significa che c'è stata una crescita delle entrate a ritmo doppio rispetto alle retribuzioni e salari e c'è stata una disponibilità enorme di bilancio regionale con un aumento del tasso medio annuo del 25 per cento. Un enorme mole di risorse che sono state consegnate alla gestione di questo Consiglio regionale e dei due Consigli regionali precedenti, quelli che hanno gestito il ciclo degli anni ottanta.

Dal 1982 al 1991, abbiamo avuto a disposizione in una Regione di 115 mila abitanti, più di 11 mila miliardi, circa 100 milione di lire per ogni abitante della Valle d'Aosta. Si tratta di cifre che indicano una disponibilità finanziaria enorme, una ricchezza finanziaria che non ha paragone con nessun'altra regione d'Italia o d'Europa, e se questo è vero, e io credo che lo sia, dobbiamo vedere che cosa ha prodotto questa enorme disponibilità finanziaria di 1.000 miliardi all'anno dal momento che il bilancio non è positivo.

Lo scorso anno l'Assessore alle finanze Lavoyer, sulla base della relazione del Censis, aveva fatto un esame dei conti consuntivi degli otto anni precedenti, arrivando a delle conclusioni molto critiche sul modo in cui è stato gestito il bilancio regionale. Oggi il discorso è stato più evasivo; è stata fatta una fotografia sull'andamento economico del 1991 con qualche indicazione a mio avviso molto generica rispetto al futuro.

Se però noi facciamo un'analisi accurata dei vari comparti dell'economia della Valle d'Aosta, ci rendiamo conto che come forza interna di questi comparti economici, agricoltura, industria, terziario, siamo molto deboli, siamo molto fragili, i dati sono critici ed emergono da tutte le analisi sulla situazione economica e sociale della Valle d'Aosta.

Vorrei riprendere un punto della relazione del Censis dell'anno scorso che a pagina 176 dice: "Da un analisi del decennio 1980-1989, confrontando l'andamento del valore aggiunto regionale con quello delle disponibilità complessive dell'Ente Regione, emerge la scarsa capacità di trasformare le risorse crescentemente disponibili in strumento di sviluppo delle forze produttive locali".

Fra il 1980 e l'89 l'aumento medio della disponibilità finanziare è cresciuto ad un tasso reale, cioè oltre il tasso d'inflazione, al tasso reale del più 16 per cento all'anno, nello stesso tempo l'andamento del valore aggiunto fra l'80 e l'89 a livello regionale è diminuito del 25 per cento rispetto alla media nazionale. Molti più soldi, molto meno sviluppo dal punto di vista di tipo economico e questa era la sintesi di tutta una analisi che il Censis aveva fatto.

Io ho letto con molta attenzione il volume di Massimo Levêque, "l'Autonomia al bivio", in cui ci sono delle analisi e delle considerazioni molto interessanti che meritano una riflessione. A pagina 180 di questo volume, c'è riportato lo stesso concetto del Censis. Probabilmente c'è stata una forma di collaborazione, si dice che in effetti nel decennio appena trascorso, sembra proprio essere avvenuto questo: le entrate regionali dall'80 all'89 sono passate da 237 miliardi a 1864.

Sono cifre diverse dal consuntivo, crescendo in termini reali ad un tasso composto medio annuo superiore al 16 per cento, e venendo a pesare sul valore aggiunto regionale dal 25 al 67 per cento. Contemporaneamente però il tasso medio annuo di crescita del valore aggiunto regionale reale, è stato nel periodo solo pari all'1,8 per cento contro il 2,4 per cento fatto registrare dall'analogo dato nazionale. L'impatto generato delle disponibilità finanziare regionali sull'economia locale è stato quindi debole, la ricchezza finanziaria non si è tradotta proporzionalmente in crescita complessiva per la Valle d'Aosta.

Vorrei leggere un'altra citazione dallo stesso libro, a pagina 168 dove si dice che ci si trova pertanto in presenza di un'economia che perde colpi, che non evidenzia manifestazioni patologiche chiaramente percepibili solo in quanto mantenute in precario equilibrio fisiologico da terapie reiterate nel tempo, ma non in grado di ristabilirne le condizioni di salute complessiva.

Tali interventi al massimo consentono di mantenere basso il livello della temperatura. Infatti l'analisi strutturata e la disamina dei dati hanno dimostrato che la Valle d'Aosta evidenzia significativi elementi di criticità strutturale che possono essere schematizzati nel modo seguente: una condizione relativa di ricchezza finanziaria di natura pubblica, che dà origine a flussi di reddito ancora consistenti grazie ai trasferimenti e che non si accompagna a una situazione di solidità economica.

L'abbondanza di risorse finanziarie circolanti all'interno del sistema, non deriva, se non in minima parte, da una efficiente e redditizia realtà economico-produttiva, fondandosi invece prevalentemente sulla dotazione finanziaria regionale che per circa i due terzi deriva dal meccanismo riparto fiscale e dagli introiti provenienti dalla Casa da gioco di Saint-Vincent; né sembra che tali disponibilità finanziarie, così rilevanti da circa un decennio, siano state impiegate nel modo più efficacie, non essendo riusciti a sviluppare un sistema produttivo locale solido dinamico, moderno ed efficiente.

Io credo che queste considerazioni, che può fare chiunque, indichino anche un giudizio politico su come è stato gestito questo ciclo dell'autonomia dell'Iva.

Credo inoltre che si possa dire di più di quello che è scritto in questi documenti. Non solo la ricchezza finanziaria della Regione non è stata utilizzata bene; e questa si è rilevata come una pesante condanna nei confronti della classe politica che ha gestito il bilancio regionale. La ricchezza finanziaria è stata in gran parte utilizzata molto male, perché non ha creato un'economia solida, e con una sua forza interna, ma ha determinato dei danni gravi ed ha generato una dipendenza dell'economia dal potere politico che ha prodotto soltanto inefficienza.

Danni gravi, in alcuni casi irreparabili, come ad esempio l'ambiente. Nella costruzione e nell'allargamento di strade di ogni genere sono stati spesi nel decennio più di 1.000 miliardi che hanno colpito duramente il territorio valdostano. In campo edilizio si è incentivato, non solo e non tanto, il recupero del patrimonio esistente e basta guardare in quali condizioni sono i borghi medioevali e molti centri storici, mentre l'incentivazione è andata soprattutto all'industria edilizia e all'industria delle nuove costruzioni con una disseminazione di abitazioni e con pesanti conseguenze dal punto di vista urbanistico.

Innumerevoli corsi d'acqua sono stati canalizzati con opere spesso assurde dal punto di vista idraulico e negativi per il pesante impatto ambientale. Stiamo trasformando la Valle d'Aosta con il contributo dei miliardi della Regione, e oggi ne avremo un'altra dimostrazione, in un corridoio privilegiato, per il transito delle merci dell'Europa occidentale, in un corridoio inquinato, fonte di malattie e di malessere. Quindi abbiamo usato quanto meno quote significative di questa grande ricchezza per fare dei danni.

Abbiamo sviluppato una dipendenza dell'economia valdostana dal potere politico, non uso parole mie perché potrebbero sembrare di parte, anche qui uso le parole del libro di Levêque a pagina 176 dove viene riportato: "L'Amministrazione regionale destina risorse per lo sviluppo di imprese e di settori senza consentire loro di crescere effettivamente, poiché altrimenti verrebbero ad acquisire quell'autonomia grazie alla quale fuoriuscirebbero dalla sfera del controllo politico pubblico. Un'azione quindi che principalmente si limita ad iniziative capaci di dar vita solo a forme di crescita al guinzaglio, attraverso le quali l'affermazione e lo sviluppo delle imprese possono avvenire alle condizioni concertate col potere politico".

Sull'inefficienza basterebbe analizzare come funziona o come non funziona questa mastodontica macchina che è l'Amministrazione regionale. Con qualsiasi assessore si parli, si sente dire che ogni assessorato è un disastro e che non funziona. Abbiamo speso miliardi, abbiamo migliaia di dipendenti, servizi e uffici vari, e poi non funziona niente o funziona molto poco!... Questo si dice qui, al palazzo.

Se poi guardiamo fuori, all'assistenza sanitaria, o come funziona il sistema pubblico dei trasporti, con una ferrovia che funziona oggi come funzionava cento anni fa, ci rendiamo conto, allora, come siamo inefficienti su questioni importanti e che non hanno nessuna giustificazione dopo il ciclo di ricchezza finanziaria a cui abbiamo assistito e di cui siamo stati protagonisti.

Il decennio dell'autonomia dell'Iva si chiude con un fallimento; una grande occasione è stata mancata. Abbiamo diffuso e si è diffuso spreco e assistenzialismo, si sono sviluppati scadenti meccanismi di dipendenza dalla Regione e di tutta la comunità. Un fallimento di cui sono responsabili tutte le forze politiche che sono presenti in questo Consiglio regionale, con l'unica eccezione del nostro gruppo.

Rivendichiamo questa eccezione e questa nostra non responsabilità, non solo perché siamo sempre stati all'opposizione, chi è stato in maggioranza ha maggiori responsabilità, ma perché noi abbiamo indicato fin dall'inizio degli anni '80 di come bisognava gestire il bilancio del ciclo dell'autonomia dell'Iva; proposta che noi abbiamo ripetuto in tutti i modi e su cui purtroppo siamo rimasti soli. Il fallimento del decennio dell'autonomia dell'Iva è il frutto di una cultura politica inadeguata, del primato dato alle scelte clientelari invece che a quelle del Governo.

Noi avevamo, ad esempio, proposto fin dall'inizio del ciclo di distinguere quella che è un'entrata ordinaria cospicua dalla regione, da quella che è invece un'entrata straordinaria che non ha possibilità di essere mantenuta nel tempo al di fuori di questo ciclo e ci riferivamo ad una voce ben precisa che era l'Iva da importazione e che era ben qualificabile anno dopo anno. Separare questa voce sia nella parte entrate e nella parte uscite, ed usare le entrate dell'Iva di importazione solo per progetti specifici ben definiti e finalizzati a qualcosa che possa essere utile nel futuro.

Non mettiamo tutto nello stesso pentolone del bilancio senza distinguere ciò che è frutto del lavoro e della ricchezza della nostra comunità da ciò che è frutto da un imposta che non ha niente a che vedere con il lavoro, la produzione e il risparmio della nostra comunità.

Se noi avessimo sottratto i 3.200 miliardi dell'Iva di importazione dalla gestione ordinaria, ci saremmo imposti una forte regolamentazione, avreste potuto fare meno clientelismo e avremmo potuto investire in modo più produttivo.

Con i consuntivi del 1991 e quello del 1992 si chiuderà quindi definitivamente il decennale ciclo dell'autonomia dell'Iva, si aprirà a questo punto, e si sta aprendo già adesso nel dibattito politico, una fase nuova, rispetto alla quale c'è ancora molta incertezza.

Gli elementi già sufficientemente chiari sono tre: 1) con il primo gennaio 1993 si realizza il mercato unico europeo che comporterà subito la scomparsa del concetto di importazione di merci all'interno dei Paesi della CEE e forse comporterà anche una modificazione nei meccanismi attuali di riscossione dell'Iva e ci saranno inoltre dei progressivi aggiustamenti nell'arco di poco tempo, mentre il regime attuale sta per finire; 2) il processo di unificazione sociale e politico dell'Europa avanza e si modificano i rapporti tra le regioni e gli stati e fra gli stati e la Comunità europea.

La stessa autonomia finanziaria istituzionale della Valle d'Aosta dovrà sempre più fare i conti, non solo con lo Stato italiano, ma con la realtà dell'unione europea.

Già adesso lo vediamo: crisi siderurgica, vincoli sulla siderurgia della comunità europea, vicenda SDS, la politica agricola; è un quadro del tutto nuovo che si sta delineando e che avrà un'accelerazione nei prossimi anni. 3) Lo Stato italiano è in crisi profonda sul piano finanziario istituzionale e dovrà essere ridisegnato.

Noi auspichiamo una evoluzione in senso federale dello Stato italiano che rimetta in discussione una struttura basata attualmente su poche regioni di serie "A", che sono quelle a statuto speciale e tante di serie "B" che sono quelle a statuto ordinario.

Il fenomeno della Lega lombarda, nasce da questa realtà, che è la rivolta di una regione di serie "B" contro una situazione che è intollerabile. Non è quindi pensabile che rimanga tutto come adesso. La previsione che si può realisticamente fare e che nei prossimi anni, a partire già dal 1993, si andrà verso una riduzione della principale entrata del bilancio regionale: questa famosa Iva da importazione che ha caratterizzato il ciclo degli anni '80 e forse si andrà anche ad una contrazione dei trasferimenti dello Stato, già a partire dall'anno prossimo. Noi siamo dell'avviso che questo nuovo ciclo dovrà essere affrontato con onestà intellettuale, con spirito autonomistico e con spirito federalista.

Onestà intellettuale significa non confondere diritti con privilegi, diritto è chiedere che la Regione possa gestire in proprio gran parte del gettito tributario prodotto dalla popolazione, dall'economia e dal risparmio della comunità valdostana. Privilegio è chiedere di avere risorse finanziarie enormemente maggiori rispetto a quelle derivanti dal lavoro, dalla produzione, dalla ricchezza e dal risparmio locale.

Tanto per essere chiari, noi non siamo affatto d'accordo che scomparendo l'Iva da importazione dobbiamo rivendicare un contributo annuo dallo Stato che compensi il mancato introito dell'Iva. Una richiesta di questo genere non ha niente a che vedere con un discorso di autonomia e di federalismo. Il federalismo, anzi, ci impone di partecipare con risorse anche locali, alla costruzione e gestione di un organismo che abbia carattere sovra-regionale come lo Stato e anche sovra statali come l'unione europea.

Cosa che oggi noi non facciamo. Del resto abbiamo tutte le possibilità di operare, anzi, forse possiamo operare anche meglio senza questo flusso drogato di centinaia di miliardi dell'Iva di importazione.

Certo però che non si potrà andare avanti come adesso, bisognerà avere la capacità e la volontà di fare una politica delle entrate, cosa che non è mai stata fatta. Noi abbiamo un gettito dell'Irpef in Valle d'Aosta, che è bassissimo in proporzione al gettito esistente sul territorio italiano. Abbiamo un gettito dell'Iva, esclusa l'Iva da importazione, che è bassissimo; bisognerà anche indagare perché questo succede e mettere in atto dei correttivi.

Abbiamo la possibilità, come Regione, di introdurre sovra imposte, addizionali, di fare una nostra politica fiscale, cosa che noi non abbiamo mai preso in considerazione. Siamo paradossalmente la regione italiana che ha più soldi e la comunità che paga meno imposte perché abbiamo in commercio molti prodotti che vengono distribuiti e consumati in esenzione fiscale con conseguenti mancati introiti per la pubblica amministrazione che sono nell'ordine di 100 miliardi, e poi sopratutto dobbiamo rivedere la politica di spesa. C'è molto da tagliare, selezionare e qualificare.

Rispetto a questa politica di spesa, dal consuntivo del 1991 emerge un dato che è disastroso, la spesa corrente è passata nel 1991 a 761 miliardi, un enorme sbalzo in avanti con il 51 per cento della spesa, cosa che non si era mai verificata in tutti gli anni '80. Soltanto per gli stipendi per il personale, 200 miliardi, noi consumiamo tutta l'Irpef che incassiamo come Regione Valle d'Aosta. Come se lo Stato italiano spendesse tutti gli introiti dell'Irpef per i dipendenti dello Stato, una cosa assurda e che significherebbe una impossibilità totale di gestione.

Per concludere io credo che alla luce dei dati del consuntivo '91 emerge la necessità, se vogliamo essere seri, di aprire un nuovo ciclo dell'autonomia, che io chiamerei giustamente, ed ho trovato questa affermazione sempre nel libro che citavo prima, il ciclo dell'autonomia responsabile, mi sembra una buona definizione.

Vorrei fare un ultima citazione perché quando altri usano validi espressioni io credo che sia opportuno riprenderle. Un nuovo significato di autonomia, dice Levêque a pagina 182 che potrebbe essere sintetizzato nel passaggio da una forma di autonomia goduta, che è quella che abbiamo avuto, a un esercizio di autonomia responsabile capace di giustificarsi politicamente sulla base di una forza realmente esistente, una comunità economica locale funzionante e non distanze solamente rivendicazioniste.

L'autonomia dell'Iva è stata un'autonomia goduta ed irresponsabile che si conclude con un fallimento economico politico ed io direi anche morale. Si tratta ora di decidere se si vuole continuare per la vecchia strada, sempre che sia praticabile, oppure di fare una scelta di coraggio, di onestà e di responsabilità. Noi ovviamente siamo per la strada di autonomia responsabile.

Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore al bilancio e finanze Lavoyer, ne ha facoltà.

Lavoyer (ADP) Potrei anche condividere molti dei punti contenuti nell'analisi fatta dal Consigliere Riccarand, ma non posso condividere l'approccio di fondo che lo stesso ha dato al suo intervento, nel senso che a me la sua una analisi non pare obiettiva.

Nella mia relazione politica al di là di quella che può essere la relazione tecnica, che non so quali grandi modificazioni possa avere una elencazione di numeri e di dati, ho evidenziato tutta una serie di elementi e di preoccupazione che poi sono stati ripresi dal Consigliere Riccarand. Certamente possiamo guardare alla situazione economica complessiva della nostra Regione, guardando solo le cose che non vanno oppure solo quelle che vanno bene. A me pare che nella mia relazione ci sia stato un rilievo sull'andamento positivo di alcuni settori della nostra economia e abbia sottolineato alcuni elementi di preoccupazione.

L'intervento di Riccarand, puntualizza solo le cose che non vanno e quando poi il suo intervento entra nell'esame dei dati, a me sembra che vi sia da parte sua una manipolazione molto abile dei dati del bilancio per sostenere le tesi e le affermazioni che ha fatto a monte, e che cercherò - non per fare polemica ma per chiarezza - di spiegare.

Le spese correnti: è ovvio che se la Regione fa degli investimenti, questi investimenti, e mi riferisco alle micro-comunità, alle scuole, alla creazione di servizi sul territorio, poi questi servizi automaticamente devono essere gestiti e comportano delle spese correnti. Al di là di questo, il suo riferimento alla percentuale delle spese correnti, se è giusto il raffronto che poteva essere fatto tra il consuntivo 1991-1990, però il suo riferimento alle spese correnti che sono aumentate nel consuntivo 1991 non tengono conto di un dato disaggregato che avevo sottolineato già in fase di discussione del Bilancio di previsione del 1991 e che si riferisce prevalentemente su due aspetti, uno quello della spesa sanitaria e l'altro sui trasferimenti agli enti locali in base all'attuazione statutaria del decreto legge 431.

Solo queste due voci comportano una così detta "partita di giro" che se non viene disaggregata, e viene letta come l'ha letta il Consigliere Riccarand, una partita di giro di 150 miliardi, va chiaramente a sfalsare i dati di riferimento; quindi se vogliamo avere dei riferimenti di tipo omogeneo occorre cercare di dare una chiave di lettura omogenea ai dati.

Sul discorso della competenza delle minori entrate, ho detto nella mia relazione che vi erano 200 miliardi di mutuo che non sono stati utilizzati, quindi se la competenza è di meno 100 miliardi, il dato era già stato sottolineato.

In riferimento invece ai trasferimenti dello Stato, che sempre secondo le affermazioni di Riccarand, sarebbero aumentate nel 1991, mi pare di aver una risposto ad un interpellanza nell'ultimo Consiglio, dove evidenziavo che questi trasferimenti non erano aumentati ma diminuiti. Sono aumentati quelli statali se viene indicata la voce che ho già menzionato, che è quella del decreto 431 delle norme di attuazione dello statuto speciale: 50 miliardi in più alla Regione che vengono poi ridistribuiti agli enti locali.

E veniamo al raffronto con le altre regioni, dove i parametri usati, dei 110 mila abitanti, sono quelli che noi contestiamo. Per dare delle indicazioni e fare dei confronti omogenei sui trasferimenti pro-capite tra le regioni a statuto ordinario e le regioni a statuto speciale ed in particolare la Valle d'Aosta, proprio ieri ho risposto ad una interpellanza del Consigliere Limonet, dove evidenziavo che questa cifra in realtà è notevolmente inferiore e si allinea su quelle che sono le cifre omogenee nelle altre regioni non a statuto speciale.

Quindi, io direi che, tutto sommato, la ricchezza della Valle d'Aosta, con tutti i suoi aspetti negativi, che ho anche evidenziato, abbia degli aspetti positivi perché quando vengono forniti dei dati tipo i 1.000 miliardi per le strade, occorre tener conto che il Censis, tra le altre cose, ha sottolineato l'importanza dell'azione politica dell'Amministrazione regionale, che andava nella direzione di mantenere viva la montagna. Sempre sulla relazione del Censis e in altre occasioni, abbiamo cercato di fare il raffronto della situazione che esiste in Valle d'Aosta con altre realtà a noi vicine perché le strade costano e sono una di quelle competenze a carico dell'Amministrazione regionale mentre nelle altre regioni sono a carico dello Stato.

Le strade sono un mezzo di comunicazione che consentono alle persone di rimanere nel proprio territorio; e questi servizi costano. I dati vanno esaminati tenendo conto anche di questa situazione. Non entro poi nel merito del discorso sull'agricoltura relativo al raffronto su quanto la Regione spende per il settore e relativo profitto.

L'agricoltura va vista non solo in funzione delle attività a sé stante, ma legata al discorso turistico e all'aspetto ambientale. Io direi quindi, se non vogliamo riferirci solo al consuntivo dell'anno 1991, che in questi 10 gli interventi sono stati estremamente positivi nella nostra Regione.

A volte sono stati interventi tampone, di emergenza e qui mi riferisco al grosso sforzo finanziario che ha dovuto sostenere la Regione nella riconversione industriale dell'ultimo decennio, dove l'impatto negativo di una crisi industriale è stato ammortizzato dall'intervento regionale.

Posso condividere alcune dichiarazione di carattere politico, ma non posso assolutamente condividere l'analisi di Riccarand e sull'utilizzazione dei dati del bilancio.

Per la distinzione tra entrate Iva di importazione o altre entrate, io su questo argomento, ho ripetutamente risposto al Consigliere Riccarand che ha sempre avuto a disposizione dati disaggregati per poter essere in grado di fare le sue analisi che al limite possono anche essere condivisibili.

Vorrei ancora sottolineare due aspetti prima di concludere.

Un aspetto è quello legato all'Irpef che mi pare non tenga conto il Consigliere Riccarand quando dice che è totalmente utilizzata per pagare il personale. Si deve tener conto che, a carico dell'Amministrazione, oltre al personale, strettamente regionale, l paga anche le spese del personale scolastico, del personale forestale ed altre spese che sono frutto di una competenza ma che hanno oneri notevoli.

E' in questo senso che noi non vogliamo confondere il diritto con il privilegio, quando chiediamo l'inserimento di una norma che prevede entrate sostitutive qualora vengano a mancare i proventi dell'Iva di importazione.

Non è un privilegio, è un diritto proprio perché riteniamo che le competenze che la nostra Regione ha, e che altre regioni non hanno, sono delle competenze estremamente onerose che si possono quantificare sulla base di circa 350 miliardi.

Direi quindi che, al di là di alcuni aspetti che condivido - come l'analisi che ci troviamo in una situazione difficile e di importante cambiamento - il Governo regionale si sta ponendo questi problemi e non è fermo ma si sta attivando per risolvere questa situazione e presentarci con le carte in regola all'appuntamento europeo.

Non posso infine condividere ciò che sta alla base dell'intervento di Riccarand, che è un atteggiamento di tipo catastrofico dove invece con un po' di obiettività elementi positivi si possano trovare.

PresidenteSi passa all'esame dell'articolato. Do lettura dell'articolo 1:

Articolo 1 (Approvazione del rendiconto generale:

situazioni di cassa, finanziaria e patrimoniale)

1. Il rendiconto generale della Regione Autonoma Valle d'Aosta per l'esercizio finanziario 1991 è approvato nelle singole risultanze e nelle risultanze riassuntive finali del presente articolo e degli articoli successivi:

Situazione di cassa

- Fondo cassa alla chiusura dell'esercizio 1990 lire 330.552.555.980

- Riscossioni nell'esercizio 1991 lire 1.398.000.461.828

Totale delle riscossioni lire 1.728.523.017.808

- pagamenti nell'esercizio 1991 lire 1.508.570.315.411

Fondo cassa al 31 dicembre 1991 lire 219.952.702.397

Situazione finanziaria

- Fondo cassa al 31 dicembre 1991 lire 219.952.702.397

- Residui attivi al 31 dicembre 1991 lire 527.802.128.183

Totale dell'attivo al 31 dicembre 1991 lire 747.754.830.580

- Residui passivi al 31 dicembre 1991 lire 697.094.824.177

Avanzo di amministrazione al 31 dicembre 1991 lire 50.660.006.403

Situazione patrimoniale

- Attivo netto di inventario al 31 dicembre 1990 lire 519.254.627.483

- Variazioni attive nell'esercizio 1991

in aumento dell'attivo lire 1.828.152.825.654

in diminuzione del passivo lire 402.440.124.003 lire2.230.592.949.657

Totale lire 2.749.847.577.140

- Variazioni passive nell'esercizio 1991

in diminuzione dell'attivo lire 1.661.616.137.757

in aumento del passivo lire 566.864.784.061 lire 2.228.480.921.818

Attivo netto di inventario al 31 dicembre 1991 lire 521.366.655.322

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Per dichiarazione di voto sull'articolo 1, così come sugli altri articoli e sul complesso del disegno di legge. Il Gruppo Verde Alternativo vota contro il conto consuntivo del 1991 sia perché lo critichiamo dal punto di vista dell'impostazione tecnica, ma soprattutto perché ne critichiamo la gestione che n'è stata fatta nel 1991 ed il modo con cui si colloca questo bilancio all'interno del ciclo degli anni 1980, del ciclo dell'autonomia dell'Iva.

Il nostro è un giudizio negativo, non è un giudizio catastrofico nel senso che quando si hanno grandi possibilità di intervento e disponibilità, si possono anche fare cose positive.

L'obiettivo principale che si doveva, e si poteva, raggiungere era quello di arrivare alla fine di questo ciclo con un'economia locale solida ed in grado di permettere alla nostra comunità di camminare con le proprie gambe. E' mancata un'occasione per rafforzare l'autonomia e quindi il nostro giudizio è negativo.

PresidentePongo in votazione l'articolo 1.

Esito della votazione:

Presenti: 30

Votanti: 29

Favorevoli: 28

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Do lettura dell'articolo 2:

Articolo 2 Gestione di competenza: entrate

1. Le entrate derivanti da tributi propri, dal gettito di tributi erariali o di quote di esso devolute alla Regione, da contributi e assegnazioni dello Stato ed in genere da trasferimenti di fondi dal bilancio statale, da rendite patrimoniali, da utili di enti o Aziende regionali, da alienazioni di beni patrimoniali, da accensione di mutui, da prestiti e da altre operazioni creditizie e per contabilità speciali, accertate nell'esercizio finanziario 1991 per la competenza propria dell'esercizio stesso, sono riassunte e approvate in lire 1.632.686.910.771 delle quali:

- Riscosse lire 1.318.186.029.748

------------------------------

- Rimaste da riscuotere lire 314.500.881.023

Presidente Pongo in votazione l'articolo 2.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Do lettura dell'articolo 3:

Articolo 3 (Gestione di competenza: spese)

1. Le spese correnti, di investimento, per rimborso di mutui e prestiti e per contabilità speciali della Regione, accertate nell'esercizio finanziario 1991 per la competenza propria dell'esercizio stesso, sono riassunte ed approvate in lire 1.743.210.118.843 delle quali:

- Pagate lire 1.222.089.062.060

-------------------------------

- Rimaste da pagare lire 521.121.056.783

Presidente Pongo in votazione l'articolo 3.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Do lettura dell'articolo 4:

Articolo 4 (Gestione di competenza: riassunto entrate spese)

E' approvato il seguente riassunto generale delle entrate e delle spese di competenza dell'esercizio finanziario 1991:

- Entrate lire 1.632.686.910.771

- Spese lire 1.743.210.118.843

---------------------------

Disavanzo della gestione di competenza dell'esercizio finanziario 1991 lire 110.523.208.072

Presidente Pongo in votazione l'articolo 4.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz).

Il Consiglio approva.

Presidente Do lettura dell'articolo 5:

Articolo 5 (Residui attivi alla chiusura dell'esercizio finanziario)

1. I residui attivi accertati alla chiusura dell'esercizio finanziario 1991 sono riassunti ed approvati in complessive lire 527.802.128.183 come segue:

- Residui attivi iscritti in conto esercizio precedenti in carico all'inizio dell'esercizio 1991 lire 293.323.407.240

- Minori accertamenti in conto residui attivi degli esercizi precedenti lire 207.728.000

-----------------------------

Differenza lire 293.115.679.240

- Residui attivi riscossi lire 79.814.432.080

-----------------------------

- Residui attivi degli esercizi precedenti rimasti da riscuotere al 31 dicembre 1991 lire 213.301.247.160

- Residui attivi accertati in conto esercizio 1991 (articolo 2) lire 314.500.881.023

-----------------------------

Totale residui attivi al 31 dicembre 1991 lire 527.802.128.183

Presidente Pongo in votazione l'articolo 5.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Do lettura dell'articolo 6:

Articolo 6 (Residui passivi alla chiusura dell'esercizio finanziario)

1. I residui passivi accertati alla chiusura dell'esercizio finanziario 1991 sono riassunti ed approvati in complessive lire 697.094.824.177

come segue:

- Residui passivi iscritti in conto esercizi precedenti in carico all'inizio dell'esercizio 1991 lire 524.054.962.770

- Residui passivi pagati lire 286.481.253.351

----------------------------

Differenza lire 237.573.709.419

- Residui passivi degli esercizi precedenti riconosciuti insussistenti o perenti agli effetti amministrativi lire 61.599.942.025

----------------------------

- Residui passivi degli eserciziprecedenti rimasti da pagare al 31 dicembre 1991 lire 175.973.767.394

- Residui passivi accertati in conto esercizio 1991 (articolo 3) lire 521.121.056.783

----------------------------

Totale residui passivi al 31 dicembre 1991 lire 697.094.824.177

Presidente Pongo in votazione l'articolo 6.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrati: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Do lettura dell'articolo 7:

Articolo 7 (Situazione finanziaria)

1. E' accertato ed approvato nell'ammontare di lire 50.660.006.403 l'avanzo di amministrazione alla chiusura dell'esercizio finanziario 1991, risultante come segue:

Variazioni migliorative

- Avanzo di amministrazione alla chiusura dell'esercizio 1990 lire 99.791.000.450

- Miglioramento della gestione dei residui passivi lire 61.599.942.025

----------------------------

Variazioni peggiorative

- Peggioramento della gestione di competenza (articolo 4) lire 110.523.208.072

- Peggioramento della gestione dei residui attivi lire 207.728.000

----------------------------

- Avanzo di amministrazione alla chiusura dell'esercizio 1991 lire 50.660.006.403

Presidente Pongo in votazione l'articolo 7.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Do lettura dell'articolo 8:

Articolo 8 (Situazione patrimoniale)

1. La consistenza patrimoniale alla data del 31 dicembre 1991 (articolo 1) è approvata nelle seguenti risultanze riassuntive finali:

ATTIVO

Beni immobili lire 213.851.611.147

Beni mobili lire 56.608.358.017

Crediti diversi lire 846.567.437.586

Fondo Cassa lire 219.952.702.397 lire 1.336.980.109.147

PASSIVO

Mutui passivi lire 10.079.684.482

Debiti diversi lire 805.533.769.343 lire 815.613.453.825

----------------------------

Attivo netto patrimoniale al 31 dicembre 1991 lire 521.366.655.322

Presidente Pongo in votazione l'articolo 8.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Do lettura dell'articolo 9.

Articolo 9 (Convalida prelievi dal fondi di riserva per le spese impreviste e dal fondo di solidarietà regionale per interventi in occasione del verificarsi di eventi calamitosi)

1. Ai sensi dell'articolo 37 della legge regionale 27 dicembre 1989, n. 90, sono convalidati i prelievi di complessive lire 7.907.885.585 (settemiliardi novecento sette milioni ottocento ottanta cinquemilacinque- centoottancinque) dal capitolo 67620 "Fondo di riserva per le spese impreviste", come dai sottoelencati provvedimenti della Giunta regionale:

(... omissis ...)

2. Sono altresì convalidati i prelievi complessivi lire 1.109.468.830 (un-miliardocentonovemilaquattrocentosessantottoottomilacentotrenta) dal capitolo 37969 "Fondo di solidarietà regionale per interventi in occasione del verificarsi di eventi calamitosi e di eccezionali avversità atmosferiche - legge regionale 31 luglio 1986, n. 37", come dai sottoindicati provvedimenti della Giunta regionale:

(... omissis ...)

Presidente Pongo in votazione l'articolo 9.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Do lettura dell'articolo 10.

Articolo 10 (Accertamenti sui capitoli di contabilità speciale)

1. Sono approvati i seguenti accertamenti finali:

a) lire 2.535.486.705 sul capitolo n. 13100 "Gestione fondo per il trattamento previdenziale integrativo regionale al personale direttivo e docente delle scuole materne ed elementari - legge regionale 2 febbraio 1968, n. 1 - legge regionale 21 giugno 1977, n. 45 - legge regionale 16 giugno 1978, n. 31 - legge regionale 21 luglio 1980, n. 31" della parte Entrata e sul corrispondente capitolo 70540 della parte Spesa;

b) lire 2.583.850 sul capitolo n. 13400 "Gestione fondi borse di studio Ollietti, Plassier e Vitale" della parte Entrata e sul corrispondente capitolo n. 70640 della parte Spesa.

Presidente Pongo in votazione l'articolo 10.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Do lettura dell'articolo 11:

Articolo 12 (Economie di stanziamento su fondi assegnati dallo Stato)

1. I fondi relativi a trasferimenti dello Stato, di cui alla tabella n. 2 allegata alla presente legge, non impegnati alla scadenza dell'esercizio finanziario 1991 costituiscono economie di spesa e saranno reiscritti sul bilancio di previsione dell'esercizio 1992 con la legge di assestamento del bilancio stesso.

Presidente Pongo in votazione l'articolo 12.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Do lettura dell'articolo 13:

Articolo 13 (Slittamenti di entrate e relative spese)

1. L'autorizzazione alla Giunta regionale a contrarre mutui per la realizzazione di strutture turistiche ricettive prevista dalla legge regionale 5 settembre 1991, n. 56, e la relativa iscrizione di spesa, vengono slittate all'esercizio finanziario 1992.

2. All'iscrizione delle relative poste di bilancio si provvederà in sede di provvedimento di assestamento del bilancio per l'anno finanziario 1992.

Presidente Pongo in votazione l'articolo 13.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Do lettura dell'articolo 14:

Articolo 14 (Dichiarazione di urgenza)

1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi del terzo comma dell'articolo 31 dello Statuto speciale ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione.

Presidente Pongo in votazione l'articolo 14.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Pongo in votazione la Tabella 1 relativa all'elenco dei capitolo recanti limiti di impegno considerati economie di spesa da reiscrivere annualmente secondo la proiezione degli impegni assunti.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Pongo in votazione la Tabella 2 relativa all'elenco dei capitolo recanti fondi derivanti da trasferimenti dello Stato non impegnati al 31 dicembre 1991 considerati economie di spesa da reiscrivere sul bilancio di previsione per l'esercizio 1992 con legge di assestamento.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.

Presidente Pongo in votazione la legge nel suo complesso.

Esito della votazione:

Presenti: 31

Votanti: 30

Favorevoli: 29

Contrari: 1

Astenuti: 1 (Maquignaz)

Il Consiglio approva.