Oggetto del Consiglio n. 399 del 15 dicembre 1975 - Verbale
OGGETTO N. 399/75 - Ratifica di deliberazioni adottate dalla Giunta regionale in via d'urgenza.
Oggetto n. 4103 in data 7 agosto 1975: Attuazione affidamento familiare di minori in particolari condizioni socio-familiari.
Oggetto n. 4349 in data 27 agosto 1975: Concessione e liquidazione di un contributo straordinario a favore dell'Associazione per la produzione e la vendita di carni di St. Pierre, nelle spese di gestione e di esercizio, per l'anno 1975. Approvazione e finanziamento di spesa.
Oggetto n. 4604 in data 10 settembre 1975: Proroga rinnovo della convenzione datata 18 settembre 1951 fra la Regione e la Congregazione del Gran San Bernardo e del Sempione dell'ordine dei Canonici regolari di Sant'Agostino per la gestione della scuola pratica di Agricoltura di Aosta. Approvazione del nuovo testo della convenzione.
Oggetto n. 4647 in data 10 settembre 1975: Nomina del personale amministrativo non di ruolo delle segreterie delle direzioni didattiche della Regione. Anno scolastico 1975/76.
Oggetto n. 4658 in data 10 settembre 1975: Concessione di un ulteriore contributo al Patronato Scolastico di Châtillon per l'istituzione di un servizio di trasporto degli alunni della scuola dell'obbligo. Anno scolastico 1974/1975. Approvazione e liquidazione di spesa.
Oggetto n. 4718 in data 29 settembre 1975: Assistenza silicotici. Legge regionale 14/5/1964 n. 4. Concessione e liquidazione di contributi a favore di lavoratori malati di silicosi ed asbestosi ed a favore degli enti ed istituti locali di patronato nelle spese per accertamenti radiologici e per visite mediche. Periodo dal 1/4 al 30/6/75.
Oggetto n. 4758 in data 29 settembre 1975: Acquisto di una macchina confezionatrice del latte tipo blocpak-trimatic da assegnare in dotazione alla "Centrale Laitière d'Aoste". Approvazione di un'ulteriore maggiore spesa.
Oggetto n. 4854 in data 29 settembre 1975: Concessione di un ulteriore contributo al patronato scolastico di Antey-Saint-André per il funzionamento della refezione. Anno scolastico 1974/1975. Approvazione e liquidazione di spesa.
Oggetto n. 4856 in data 29 settembre 1975: Concessione di un ulteriore contributo al Comune di Gressan per il funzionamento del servizio di refezione. Anno scolastico 1974/1975. Approvazione e liquidazione di spesa.
Oggetto n. 4858 in data 29 settembre 1975: Concessione e liquidazione al Comune di Montjovet di un ulteriore contributo per il funzionamento del servizio di refezione. Anno scolastico 1974/1975. Approvazione e liquidazione di spesa.
Oggetto n. 4859 in data 29 settembre 1975: Concessione e liquidazione di un contributo al Comune di St. Remi per l'organizzazione del servizio di refezione. Anno scolastico 1974/1975. Approvazione e liquidazione di spesa.
Oggetto n. 5035 in data 3 ottobre 1975: Concessione e liquidazione di un ulteriore contributo al patronato scolastico di Saint-Vincent. Anno scolastico 1974/1975. Approvazione e finanziamento di spesa.
Oggetto n. 5041 in data 3 ottobre 1975: Concessione e liquidazione al Comune di Arnaz di un contributo per il funzionamento della refezione. Anno scolastico 1974/1975. Approvazione e finanziamento di spesa.
Oggetto n. 5090 in data 8 ottobre 1975: Lavori di ripristino di un tratto della strada comunale di allacciamento alla frazione Promiod del Comune di Châtillon ed alla frazione Noussan del Comune di Antey-St. André. Esecuzione dei lavori in economia mediante contratto di cottimo fiduciario. Approvazione ed impegno di spesa.
Oggetto n. 5102 in data 8 ottobre 1975: Concessione di un ulteriore contributo al patronato scolastico di Verrayes per il funzionamento delle refezioni. Anno scolastico 1974/1975. Approvazione e liquidazione di spesa.
Oggetto n. 5188 in data 13 ottobre 1975: Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura del posto vacante di assistente presso il reparto chimico del laboratorio regionale di Igiene e Profilassi. Approvazione del bando.
Oggetto n. 5222 in data 13 ottobre 1975: Istituzione di borse di studio per alunni bisognosi delle scuole secondarie di 2° grado. Anno scolastico 1975/1976. Approvazione finanziamento di spesa e delle norme di assegnazione.
Oggetto n. 5189 in data 13 ottobre 1975: Conferimento alla Dott.ssa Eleonora Quey dell'incarico interinale di prestare servizio in qualità di assistente (Gruppo regionale A/3) presso la sezione chimica del Laboratorio regionale di igiene e profilassi di Aosta. Approvazione e finanziamento di spesa. Revoca dell'incarico di coadiutore.
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Chabod (D.C.) - Allora si prosegue con l'ordine del giorno, si passa al punto 41 dell'ordine del giorno: la ratifica delle deliberazioni di Giunta.
Oggetto n. 4103 in data 7 agosto 1975:
Dolchi (P.C.I.) - Farò un brevissimo discorso formale, i colleghi mi giustificheranno... ma di una notevole rilevanza sostanziale.
Quanto dirò l'ho già detto in occasione delle norme o disposizioni per l'assegnazione di borse di studio. Ritenevamo che, indipendentemente dal nome che si dà - quindi anche se si chiamano norme o disposizioni -, quando il provvedimento della Giunta assume il valore di una regolamentazione, deve essere considerato regolamento e dunque deve essere considerato un provvedimento che va proposto per iniziativa della Giunta alle Commissioni e poi all'approvazione consiliare. Infatti in questo senso mi sembra che si sia pronunciata la Commissione di Coordinamento quando, nel prendere in esame la deliberazione di Giunta n. 4103 del 7 agosto 1975, ha chiesto la ratifica del Consiglio regionale trattandosi di norme a carattere regolamentare.
Non vorrei qui fare una disquisizione - mi riservo semmai di farla con il Segretario Generale, perché la questione mi interessa particolarmente - se può essere valida un'affermazione di questo tipo della Commissione di Coordinamento. L'articolo 36 dello Statuto dice: "la Giunta regionale, in caso di necessità e urgenza, può prendere deliberazioni di competenza del Consiglio". L'articolo 21 del Regolamento prescrive quale deve essere l'iter dei progetti di legge e dei regolamenti e prevede il passaggio attraverso le Commissioni e il voto consiliare palese articolo per articolo e poi quello finale, conclusivo. Non so se possa esserci una ratifica di un provvedimento che assume tali caratteristiche, cioè il dilemma è questo: se è una deliberazione di Giunta, in questo caso viene ratificata, anche se presa con i poteri del Consiglio... e rimane tale e diventa operante subito, ma riconfermata nel momento in cui viene ratificata dal Consiglio.
In questo caso viene al Consiglio proprio perché è materia di sua competenza e non della Giunta, allora deve seguire quel particolare iter che è previsto dal Regolamento: quello dell'iniziativa della Giunta, dell'esame consiliare previo esame della Commissione, dove noi vorremmo ritornasse - e qui è la sostanza della nostra richiesta - questo provvedimento per un esame più approfondito, in quanto in questi mesi di applicazione dal 7 agosto 1975, a nostra conoscenza, esso ha suscitato alcune perplessità, alcune carenze che vorremmo risolvere, se già possibile, assieme alla Giunta modificandolo. Se viene accolta questa mia tesi - espressa un po' confusamente e rapidamente - che il provvedimento deve riprendere il suo iter, noi chiediamo che la Giunta, pur considerando operante la deliberazione, assuma l'iniziativa di presentare un regolamento, o una legge se deve essere tale, che, passando in Commissione, ci permetta di fare in quella sede un discorso più approfondito. In via subordinata, come dicono gli avvocati, se la Giunta non è d'accordo sulla proposta precedente, noi richiediamo che, almeno ai sensi dell'articolo 51, la discussione venga sospesa e che la ratifica della delibera venga rinviata all'esame della Commissione, dove ci riserveremo di entrare nei dettagli per non far perdere tempo al Consiglio.
Jorrioz (IND.) - Io penso che la Giunta possa accogliere questa richiesta di rinvio e di portare il problema nuovamente in Commissione, pur continuando a dare validità a questa deliberazione.
Siggia Giovanna (P.C.I.) - Io ringrazio l'Assessore perché avremo modo, ritornando a questo regolamento, di discutere a fondo di questa materia nelle Commissioni, che è materia estremamente delicata e per la quale così molto brevemente e in fretta vorrei fare una o due osservazioni.
In realtà, questa delibera di Giunta non diceva molte cose nuove, perché, nell'ambito degli Assessorati, i contributi, i sussidi regionali mensili, saltuari e una tantum - punti n. 1, n. 2 e n. 3 - in fondo si erano già sempre dati e, siccome la strada ci pare giusta - bene o male riconosciamo il fatto che sia meglio non tenere bambini in istituti, ma tendere ad affidamenti familiari -, su questo non trovavamo niente da ridire. Se l'Assessore in un certo momento aveva ritenuto di attuare queste cose... diventa pericoloso quando lo si regolamenta in maniera precisa... A titolo personale dirò che non mi pare neanche che ci debba essere un regolamento, credo che ci debba essere una vera e propria legge, il regolamento esegue un qualcosa in materia, non c'è niente... non è su questo però che voglio discutere.
Voglio fare notare all'Assessore alcune cose: è vero che noi chiediamo sempre che le disposizioni siano quanto mai avveniristiche, che prevedano particolari impostazioni di lavoro futuro - e l'abbiamo chiesto molte volte da questi banchi -, ci pare però che cominciare a dire che "il servizio di affidamento familiare - che, ripeto, è la strada giusta da attuare - nasce nell'ambito del Servizio Sociale della Regione", che è composto da tre assistenti, da un'unica psicologa, con dei compiti difficilissimi previsti da questa legge in cui l'ausilio dei tecnici è solo in casi eccezionali (vedi, per esempio, i medici in caso di malattia, eccetera), e che devono, come Servizio, preparare le famiglie mediante "l'utilizzazione di dinamiche di gruppo" fa un po' ridere. Dirò al Consiglio - perché nella mia esperienza e nel mio lavoro, purtroppo, mi sono trovata in situazioni che hanno previsto l'affidamento di minori - che dovremmo anche decidere se prima potenziare il Servizio, come personale, che sappia fare questo lavoro, o se invece non preferiamo continuare ad andare avanti per i primi tempi in una maniera anche meno presuntuosa, ma con possibilità di sviluppo futuro.
Vorrei ricordare al Presidente della Giunta come una di queste assistenti sociali fece un pandemonio a non finire, che ci fu una procedura senza termine al Tribunale dei minori, con la richiesta di una preadozione. La motivazione era che era indecente che un maschietto di sette anni e una bambina di cinque dormissero nella stessa camera, dando il quadro familiare in relazione a questa situazione, se questo è il personale che deve poi svolgere questo lavoro... il servizio si è limitato a fare delle visite mediche, necessarie e utilissime. Quando mi trovo il bambino inserito in una famiglia normalmente di separati, dove le mogli, avendo bisogno di lavorare, trovano più comodo pigliare le 100 mila lire e tenere altri bambini, ma nell'ambiente tipico, bollato da sentenze del Tribunale, in cui il marito è in carcere e l'ambiente familiare è di un certo tipo, ci andrei con molta cautela e con molta attenzione.
In aggiunta a quello che ha detto Dolchi, che sono aspetti formali di una vicenda, ritengo che i Consiglieri debbano poter discutere su una materia di questo tipo, che è quanto mai nuova e che prevede nel futuro un Servizio che dovrà essere svolto con delicatezza. Mi pare che il Consiglio abbia suggerimenti da dare, deve quindi avere la possibilità di esprimere il proprio parere e di arrivare ad una regolamentazione che quanto meno abbia l'apporto dei 35 Consiglieri e possa trovare uno sbocco migliore per un affidamento, che comunque, secondo noi, va potenziato fino a quanto si può, ma, trattandosi di bambini, con garanzie a monte di un certo tipo.
Chabod (D.C.) - Allora, il Consiglio è d'accordo di rinviare... la parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Occorre dire che, sotto il profilo dello sviluppo dell'interpretazione del diritto regionale, probabilmente - io dico: probabilmente, ma penso che certamente il Consigliere Dolchi ha ragione - il regolamento deve essere discusso dal Consiglio. Qui ha anche ragione la Consigliera Siggia quando dice che probabilmente il testo della delibera, viste le strutture che abbiamo, è un po' presuntuoso, su questo possiamo essere d'accordo. Ci interessava però enormemente la possibilità di avere un'esperienza pratica da discutere e di non aspettare per iniziare questa esperienza proprio in relazione a certe lacune che sono state illustrate adesso, perché l'affidamento di minori a famiglie sulla carta, com'è stato detto molto bene dalla Consigliera Siggia, è facile, però a livello pratico diventa poi difficile.
Non solo, è stato ancora una volta sottolineato che l'affermazione che viene data da... sociale... sovente è una formazione che, invece di aiutare, ostacola, questo l'abbiamo, credo, constatato in diversi... Accettiamo quindi la proposta di Dolchi di prendere l'impegno di portare, a mio avviso - e qui concordo, se ho capito bene, con quanto ha detto la Consigliera Siggia - con un provvedimento il più possibile elastico, pragmatico, empirico, nel senso che si cerchi di... la deliberazione di Consiglio... insomma, era in questo senso che noi volevamo dare inizio a qualche cosa e vedere le risultanze di questo tipo di intervento a favore dei minori, che non solo è delicato, ma che poi nella pratica si rivela estremamente difficile.
Siggia Giovanna (P.C.I.) - Solo una precisazione. Per quanto riguarda la deliberazione di Consiglio, ha ragione il Presidente della Giunta: fino a quando non si è fatta una certa esperienza... però, chiederei il previo esame da parte della Commissione.
Chabod (D.C.) - Allora il Consiglio è d'accordo a rinviare il punto? Votiamo la ratifica, anche se la questione verrà portata in Commissione di nuovo. Allora chi è favorevole è pregato di alzare la mano. Chi è contrario? Chi è astenuto?
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 27
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 4349 in data 27 agosto 1975:
Chabod (D.C.) - Qualcuno chiede la parola? Chi è d'accordo è pregato di alzare la mano. Chi è contrario? Astenuti?
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 26
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 4604 in data 10 settembre 1975:
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che chiede la parola?
Chincheré (P.C.I.) - Premesso che non siamo molto d'accordo sul fatto che una convenzione di questa importanza non venga illustrata dalla Giunta e dall'Assessore competente, vorrei fare una domanda - che ovviamente non è un intervento, mi riservo i due interventi che mi spettano di diritto -: qual è il senso e la valutazione che la Giunta dà a questa convenzione.
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che chiede la parola? Assessore all'Agricoltura Marcoz.
Marcoz (U.V.P.) - Com'è spiegato nella relazione, questa delibera è arrivata un pochettino in ritardo non per colpa della Giunta attuale, né di nessuna altra Giunta, in quanto nella convenzione precedente era chiaramente stabilito che il rinnovo della convenzione avvenisse tacitamente da ambo le parti e fin dall'anno 1969 non si è più provveduto a stilare un documento in cui venisse chiarito questo stato di fatto. Allora, come Giunta, abbiamo ritenuto opportuno di precisare i dati della convenzione e i tempi, che, come ho messo in relazione, decorrono dall'anno 1969 e scadono sempre, in base alla vecchia convenzione, l'anno 1978. Questa quindi è una delibera che diciamo tampona un pochino questa lacuna che esisteva tra la Scuola di Agricoltura e la Regione.
Abbiamo cercato di modificare certi punti della convenzione ritenuti dall'Assessorato più idonei alle attuali esigenze, però non si è ancora potuto definire tutto chiaramente e occorrono ulteriori approfondimenti. Occorre decidere cosa vogliamo fare della Scuola dell'Agricoltura, attualmente sono previsti solo i corsi teorici e pratici invernali, mentre i corsi estivi sono facoltativi. Qui sopra c'è tutto un discorso da farsi, io penso di portarlo al più presto possibile alla Commissione Agricoltura e poi in Consiglio per vedere che titolo vogliamo dare a questa Scuola di Agricoltura, quando i nostri allievi escono da scuola, oggi come oggi, purtroppo, il documento, la licenza che hanno dalla Scuola di Agricoltura è un documento che non serve, dal lato formale, praticamente a niente. Allora, in collaborazione con l'Assessorato della Pubblica Istruzione, come ripeto, dopo un esame della Commissione Agricoltura, vedremo di dare una nuova veste a questo tipo di Scuola di Agricoltura.
Chincheré (P.C.I.) - Ho letto anch'io la relazione, ovviamente, e alcune cose dette dall'Assessore erano ivi già contenute. La cosa che più mi preme è il discorso che l'Assessore ha fatto alla fine, che, invece, a nostro avviso, doveva trovare già corrispondenza nella normativa e doveva essere più sviluppato, perché? Perché era un impegno preciso della Giunta. Alcuni mesi fa in Consiglio sono emerse alcune questioni riguardanti i pagamenti alla Scuola. Da parte del Gruppo consiliare Comunista c'erano state delle affermazioni, formalmente accettate dalla Giunta, e si era altresì detto che il problema sarebbe stato posto con la necessaria urgenza alla Commissione Pubblica Istruzione e alla Commissione Agricoltura per verificare la validità di questa Istituzione e, se rispondeva alle necessità che noi reputavamo tali, restava così com'era; se invece non rispondeva, si andava a studiare tutte le modifiche necessarie, perché alcune domande restano... A nostro avviso, questa convenzione non recepisce assolutamente niente di tutte quelle dichiarazioni di buona volontà e nemmeno da un punto di vista formale, perché, da quanto ne so, nella Commissione Pubblica Istruzione e nella Commissione Agricoltura, questa convenzione non è stata portata. È vero, da un certo punto di vista, che si può dire: "è un fatto di ordinaria amministrazione", perché senza convenzione non vengono a decadere alcuni motivi che poi consentono pagamenti, o cose di questo genere, però dura altri tre anni nei fatti e tre anni sono tanti.
Ora, se eravamo riusciti a tirare avanti senza convenzione per sei anni, potevamo tirare avanti per altri sei mesi e in questo periodo avere la possibilità di scambiarci le idee su queste cose, perché poi, ad esempio, all'articolo 1, quando si parla di corsi semestrali, abbiamo scoperto che non sono semestrali, sono di otto mesi, e allora poi ci sono... Quanto previsto agli articoli 3, 5 e 11 è tutto da verificare, e non voglio fare qui tutto un discorso sulla Scuola di Agricoltura, su alcune questioni... che poi scopriamo che ci costa 230 milioni e mezzo in nove anni, più aumenti eventuali del 15%, o del 25%, o cose di questo tipo. Sicuramente ci sono le fatture e tutti i documenti di questo genere, però vogliamo chiedere alla Giunta se è possibile non votare oggi la convenzione e trasmetterla alle due Commissioni, in modo da poter fare un lavoro più corretto di quello che è stato svolto sino ad oggi, per poi andare a votarla.
Andrione (U.V.) - Il fatto è che il materiale che abbiamo raccolto finora per quanto riguarda la Scuola di Agricoltura, sotto il profilo scolastico, non è sufficiente. Da un esame, diciamo così superficiale, che probabilmente il Consigliere Chincheré ha fatto, si sarebbe quasi tentati di dire, vista una certa curva, che la Scuola di Agricoltura non serve, ha finito quella sua funzione. Per darle una funzione nuova, però bisogna avere un certo tipo di materiale, pronto, aver avuto certi contatti, perché bisogna riuscire a inquadrare esattamente il problema della Scuola di Agricoltura, dei suoi sbocchi e delle sue possibilità pratiche.
A noi era sembrato che il concetto di convenzione - che, d'altra parte, è stato sollecitato dagli interessati proprio per dei motivi che il Consigliere Chincheré ha illustrato - e il concetto di funzione regionale della Scuola dovessero essere separati. Anche se il Consigliere Chincheré ha voluto sorvolare e non ha voluto addentrarsi nel problema, quello della collocazione della Scuola di Agricoltura nel contesto delle scuole della Valle d'Aosta non è un problema facile, presenta diverse difficoltà tecniche proprio in ragione della particolare professionalità di questo tipo di Scuola.
Io non ho capito bene la proposta del Consigliere Chincheré, perché, da un lato, questa convenzione diventa urgente, dall'altro lato, il rinvio rischia di metterci in una situazione difficile nei confronti della Congregazione Canonici del Gran San Bernardo. Sotto il profilo tecnico, il Consigliere Chincheré ha verificato che l'insegnamento è valido, è sotto il profilo scuola e agricoltura, cioè sotto il profilo Regione, che ci troviamo in grosse difficoltà. Se il Consigliere Chincheré accetta questa proposta, noi vorremmo che oggi la convenzione passasse, e che riprendendo l'impegno che non abbiamo potuto mantenere in quei termini che credevamo di mantenere, del grosso problema in materia siano investite contemporaneamente le due Commissioni. Io avrei personalmente qualche cosa da dire e cercherò nel limite del possibile di essere presente a questa riunione per proporre certi sbocchi e certe possibilità alla Scuola di Agricoltura. Secondo noi, deve essere mantenuta come principio una Scuola di Agricoltura in Valle d'Aosta, però il suo tipo di funzione deve profondamente cambiare, sennò effettivamente non ci ritroviamo con una Scuola valida in questo momento in Valle d'Aosta.
Chincheré (P.C.I.) - ... anche se alcune indicazioni di massima potrebbero già essere date oggi: ad esempio, quella che gli studenti non dovranno più essere dei fruitori passivi, ma dovranno essere dei protagonisti, dei fruitori attivi di questa Scuola dell'Agricoltura. Questa Scuola sicuramente dovrà diventare, per alcuni versi, sempre meno professionalizzante o precocemente professionalizzante e sempre più un vero e proprio centro di studi, una vera e propria - tra virgolette, scritto minuscolo - "università dell'agricoltura valdostana", nel senso che abbiamo bisogno di avere un momento di sintesi generale dei problemi dell'agricoltura.
Accettiamo l'impegno da parte della Giunta di affrontare questo problema in termini brevissimi attraverso le Commissioni, anche se abbiamo una perplessità: supponiamo, ad esempio, che fra sei mesi abbiamo la soluzione, supponiamo che la convenzione è firmata per altri tre anni, cosa succede?
Andrione (U.V.) - La soluzione sarà probabilmente con una legge. Ora, lo stesso accenno che ha fatto il Consigliere Chincheré quando è stata fatta questa convenzione... la Scuola di Agricoltura doveva essere una prima tappa e vi sono stati degli esempi di ragazzi che hanno continuato a studiare a Châteauneuf in Svizzera, o all'Università di Piacenza, o cose di questo genere. Ora, la proposta del Consigliere Chincheré, che può essere una proposta interessante, deve avere anche un parametro economico: quanto ci costerebbe una Scuola di Agricoltura del tipo proposto in questo momento, è un esame da farsi, sia ben chiaro. Questo atto invece regola puramente la convenzione con la Congregazione del Gran San Bernardo, che ha un parametro economico; quella a cui accenna Chincheré è una legge importante.
Lanivi (D.P.) - È un problema di strumenti, per cui parte delle dichiarazioni del Presidente possono andare bene, ma è un problema più vasto, è un problema politico che investe la politica della scuola in Valle d'Aosta. C'è già stato un discorso sollevato in questo Consiglio, rispetto al quale la Giunta si era pronunciata in termini negativi, cioè il discorso qui della Scuola di Agricoltura è lo stesso discorso che si sarebbe dovuto fare nella seduta passata nei confronti di quei corsi di Scuola Alberghiera. Ci troviamo di fronte ad iniziative che in un passato più o meno remoto rispondevano a certi concetti, a certi bisogni, attualmente direi che queste iniziative rispondono molto parzialmente ai problemi della Regione. Qui la risoluzione di questi problemi si pone in questi termini.
Bisogna individuare alcuni criteri generali, fare alcune scelte generali di politica scolastica, all'interno della quale inserire il discorso della formazione professionale. È in questo quadro, secondo me, che si pone il problema del biennio, questi corsi in pratica partivano da questo concetto: formare degli agricoltori, ma delle figure professionali di agricoltori, oggi non è più sufficiente. Di fronte all'esigenza, invece, di formare degli operatori in agricoltura, in un'agricoltura rinnovata, questo tipo di scuola non è più sufficiente, anzi rischia di essere nella pratica uno strumento ingiusto in qualche modo, perché viene a corrispondere una vecchia figura di avviamento, cioè una persona con il titolo della licenza della quinta elementare che diventavano agricoltori, cioè conoscevano un po' le piante, sapevano un po' le cose...
Infatti, i corsi per il conseguimento della licenza di terza media sono stati successivamente inseriti e oggi il problema a monte da risolvere qual è? L'innalzamento della Scuola dell'obbligo ai 16 anni e il discorso del biennio si inserisce nel discorso della ristrutturazione della Scuola Media Superiore, cioè dei trienni successivi, all'interno della quale va collocato il discorso degli sbocchi professionali. Si prefigurano in una scuola di questo tipo degli sbocchi professionali, cioè dei corsi di formazione professionale con una prima uscita a 16 anni... delle uscite professionali specializzanti dopo il diciannovesimo anno di età, cioè dopo il triennio successivo al biennio, poi i corsi di altissima specializzazione di ricerca a livello universitario, eccetera.
Secondo me, solo entro questi limiti si può trovare una soluzione a questo problema che è estremamente delicato, perché sennò si rischia... è già ciò che avviene in altre Regioni d'Italia, rispetto alle quali la Valle d'Aosta è in condizioni di vantaggio, perché non è ancora avvenuto di avere una doppia struttura: una struttura scolastica vera e propria, per cui la Regione spenderebbe tutti i denari per gli obblighi e i compiti a cui ha da far fronte, e una struttura di istruzione professionale, termine che è condannato, almeno nella visione politica che vi ho presentato... direi una scuola parallela, che consuma altri denari, è ciò che avviene nelle altre Regioni, cioè noi abbiamo la Scuola dello Stato, che dà titoli più o meno squalificati e qualificati, figure professionali che non trovano mercato nella società e parallelamente sorge tutta un'altra serie di iniziative, in genere gestite da quei famosi Enti per la formazione, l'istruzione e la qualificazione professionale, che consumano altro denaro all'Ente pubblico. In effetti, l'istruzione professionale è stata trasferita dallo Stato alle altre Regioni, la Valle d'Aosta in questo campo ha competenza primaria. L'articolo 2 riconosce infatti alla Regione la competenza legislativa in materia di istruzione tecnico-professionale. Secondo me, soprattutto in questo momento in cui questi strumenti e queste linee si rivelano superati, se noi facessimo fronte a questi nuovi problemi creando delle seconde strutture, a parte il fatto che ci troveremmo comunque di fronte a soluzioni parziali, caricheremmo sull'Amministrazione regionale dei doppi carichi, dei doppi oneri finanziari. Si avrebbe da una parte una struttura scolastica tradizionale che si riferisce alla situazione nazionale, i cui i limiti sono chiaramente evidenziati - attualmente in Valle d'Aosta vuol dire 300-400 diplomati all'anno, con titoli, con qualifiche, che, rispetto alle esigenze della nostra Comunità, si rivelano del tutto insufficienti - e, dall'altra, la creazione di mini-strutture professionalizzanti - e non so in che senso - che nel giro di qualche anno si rivelerebbero altrettanto negative.
In altri Paesi - sto parlando della Germania, anche della Francia, dell'Inghilterra, e della stessa riforma che sta portando avanti la Spagna in questo momento - direi la saldatura, la sintesi di questi discorsi è già avvenuta. Nel nostro Paese ciò non è ancora avvenuto e solo adesso so che in Parlamento sono in discussione sei-sette progetti di legge per la riforma della Scuola Media Superiore. Secondo me, questo è il quadro in cui si deve inserire quel problema. È un settore nel quale, lo sottolineo, l'Amministrazione regionale ha una notevole dose di libertà, nel senso che è riconosciuta alla Regione competenza legislativa primaria proprio sul problema dell'istruzione tecnico-professionale.
Rispetto al discorso dell'Assessore Marcoz, accetterei di più la proposta successiva del Presidente, cioè il problema della Scuola di Agricoltura non è un problema della Commissione Agricoltura regionale, come il problema dei corsi alberghieri non è un problema dell'Assessorato, della Commissione al Turismo regionale, direi che è problema che investe uno dei problemi che rivela l'insufficienza attuale delle nostre strutture, anche questa suddivisione per Assessorato che settorializza e, quindi, impedisce di vedere questi collegamenti.
Secondo me, più ancora che essere problemi di singole Commissioni, dobbiamo individuare non dico uno strumento nuovo, ma un modo che faccia vedere come il problema della formazione professionale sia un problema che interessa tutti gli Assessorati, è un problema centrale della politica della Regione: interessa la sanità per la formazione di personale paramedico, interessa l'agricoltura per gli operatori in agricoltura, il turismo, ma anche per gli stessi operatori nel settore scolastico. È quindi un problema generale che, secondo me, non è da discutere all'interno di una logica, perché passeremmo sopra i caratteri che ha questo problema.
Andrione (U.V.) - Io accetto pienamente il discorso del Consigliere Lanivi, però ancora una volta devo fare doverosamente una precisazione: mentre nel campo dell'istruzione tecnico-professionale abbiamo quell'ampia libertà che ci permette perlomeno di studiare delle strutture adeguate alla realtà odierna, nel campo accennato da Lanivi, nel portare l'obbligo scolastico a 16 anni, purtroppo cozziamo contro un'assoluta incompetenza della Regione. Concordando nel fatto che le differenti scuole dovrebbero essere viste in un complesso globale che interessa l'intera Amministrazione regionale, su questo siamo perfettamente d'accordo, non possiamo non riconoscere però che, avendo presente un certo tipo di riforma indispensabile della Scuola Secondaria, dobbiamo fare perlomeno il discorso che siamo in grado di fare.
Ora, nel caso specifico, proprio quello della Scuola di Agricoltura, forse i pericoli, i doppioni costosi e ancora più dequalificanti... rispetto alla scuola tradizionale, può ...(voce)... autodequalificanti ...(voce)... sì, perché troppo professionale ...(voce)... questo pericolo deve essere evitato proprio con il tipo di struttura che si vuole dare alla Scuola di Agricoltura.
Io mi permetto di fare un semplice accenno: la Scuola di Agricoltura così com'è ancora oggi concepita, pur essendo tecnicamente valida, contrariamente a quanto avviene in tutti gli altri Paesi, in particolare in Svizzera, tende ancora a formare l'agricoltore monofamiliare che sa fare di tutto. Faccio un esempio tipico, in Svizzera si è sviluppata e fiorisce in maniera economicamente valida una professione che è quella di vigneron e che esclude tutto il resto dell'agricoltura. Volevo solo dare questo esempio, perché uno dei pochi campi in cui l'Assessorato all'Agricoltura sull'arco dei trent'anni ha ottenuto con pochi mezzi dei notevoli successi è proprio il campo della vite in Valle d'Aosta. Mi sembra che in materia di Scuola di agricoltura possiamo fare un certo tipo di legge, dobbiamo però studiarla bene in maniera che questa scuola non diventi un deserto.
La mia grossa preoccupazione è quella che, ponendo certi limiti, la Scuola di Agricoltura sia una struttura inutilizzata, questa è la tragedia, perché fino a quando esiste dall'altra parte il richiamo di titoli di studio come quelli a cui ha accennato Lanivi, la Scuola di Agricoltura viene considerata una sottoscuola... un certo tipo di errore... o domani, una volta riformata, come una super scuola troppo difficile, "l'ie pa la pèina de la fire" [traduzione letterale dal patois: non era il caso di farla], eccetera, discorsi che tutti abbiamo sentito, e credo che gli Assessori Maquignaz, Lustrissy e Lanivi li abbiano sentiti prima di noi in questo campo: ecco quali sono i pericoli che si nascondono dietro questo aspetto. Io, purtroppo, riconfermo ancora una volta la mia totale sfiducia nel Parlamento italiano per quanto riguarda la riforma della Scuola Secondaria, perché ero Assessore alla Pubblica Istruzione nel 1973 e sembrava che fosse cosa imminentissima... e continuiamo a dire è stato depositato in Parlamento un progetto di legge per la riforma e non si fa niente: questa è la verità, ecco perché ci sembra che a un certo momento dobbiamo fare noi quel poco, anche se costoso, che si può fare.
Lanivi (D.P.) - Faccio un secondo intervento, ma solo per dire alcune cose. Non credo che sia compito e capisco i limiti, anche le possibilità della Regione. Quello che voglio dire è che considerare la Scuola d'obbligo al sedicesimo anno di età non significa fare un'affermazione qui, e diciamo stabilire questo obbligo per la Valle d'Aosta, vuol dire operare concretamente affinché questo possa avvenire. Dico questo, perché? In Valle d'Aosta abbiamo un solo esempio, in qualche maniera, di scuola professionale, che si inserisce in un quadro che, a mio giudizio, è positivo: la Scuola per infermieri professionali all'Ospedale. Questa Scuola è accessibile a chi ha frequentato il biennio, comunque i due anni della Scuola Secondaria Superiore, per cui il momento professionalizzante e specializzante avviene già su un bagaglio culturale di un certo tipo, perché se non portiamo questo discorso a livello di agricoltura, la Scuola di Agricoltura rischia di essere un deserto, perché in effetti tende a diventare scuola di serie B.
Voglio dire questo: nella prospettiva si sa che lo sviluppo attuale non va più considerato come tradizionalmente veniva considerato, cioè oggi l'acquisizione di capacità professionali non va più e non può più essere considerata valida per tutta la vita, ma per un certo periodo di anni, anche perché i processi di rinnovamento sono piuttosto costanti. Se noi non garantiamo ad ognuno - questo è il compito del potere pubblico - una capacità, un bagaglio culturale sufficienti per riconversioni successive nel corso delle esperienze di lavoro, è evidente che forme di istruzione professionali che si limitino in futuro alla coltivazione del pero possono saltare in aria e creare momento di crisi nella misura in cui non va più bene. Il problema non è grave se ad ognuno abbiamo riconosciuto un bagaglio culturale sufficiente per riconvertirsi e passare in un altro settore. Il problema centrale forse è qui: la Scuola di Agricoltura, con questi limiti, nella misura in cui fa uscire delle specializzazioni così sicure e così, direi, tecnicamente definite, rischia di essere un fatto di ingiustizia, può diventare invece un'occasione di rinnovamento quando la costruzione di una figura di operatore agricolo ha una base culturale di un certo tipo, offre queste altre possibilità e quindi la riqualificazione della Scuola.
Dico questa è una discussione generale che un po' prescinde dal discorso della convenzione. La convenzione dice che noi abbiamo questo strumento a disposizione, l'utilizzazione di questo strumento dovrà avvenire secondo linee, secondo indirizzi che dovranno essere precisate, e credo in questo Consiglio, evitando però i rischi della settorializzazione, che, secondo me, sono da scartare.
Parisi (M.S.I.-D.N.) - In tutto il discorso vi è soltanto alla base la Scuola di Agricoltura, benissimo, nessuno nega che è necessario preparare i giovani ad essere dei buoni operatori economici e dei buoni agricoltori. In questa Scuola, alcuni anni addietro, è stato fatto un corso di preparazione forestale, perché la Regione aveva bisogno di personale forestale che non doveva attingere dal Governo centrale, ma doveva formare i propri quadri, com'è giusto che questo avvenga. Per la verità, da corsi insufficienti di 15 giorni non si può attendere certamente la selvicoltura, la botanica, non si può stabilire come si eseguono i rimboschimenti, perché le specie legnose devono essere a Sud e non ad Ovest, e non a Est, eccetera. Tutto questo richiede una preparazione molto professionale di cui la Valle d'Aosta, a mio giudizio, ha bisogno, perché tutta l'agricoltura... diciamocelo spassionatamente, ha le foreste da conservare e da sviluppare.
Chabod (D.C.) - Possiamo mettere ai voti? Dichiarazioni di voto.
Chincheré (P.C.I.) - Ci poniamo due domande: la prima è se la Scuola di Agricoltura com'è congeniata oggi risponde fino in fondo alle esigenze dell'agricoltura valdostana. Ovviamente il problema dell'agricoltura valdostana non è quello di avere degli agricoltori che sono più bravi dei loro padri a potare, a innestare o più bravi dei loro padri a usare la mungitrice meccanica ...(voce)... non è vero, anche quello... però deve essere un'altra cosa molto di più... Ovviamente, oggi il problema dell'agricoltura è strettamente collegato a quello della difesa del territorio e dobbiamo avere degli agricoltori in grado di produrre, di gestire volontà in questo senso. La Scuola di Agricoltura oggi non risponde a questa figura di agricoltore... che non è il super universitario, ma non può nemmeno essere il potatore, punto e basta! Deve essere un'altra figura a dimensione regionale e valdostana.
La seconda domanda che ci poniamo è se oggi chi va in quella Scuola gode nei fatti degli stessi diritti e della stessa realtà sociale degli altri ragazzi. La risposta anche a questa domanda, che, per alcuni versi, è più importante della prima, è no. Infatti, credo che non siamo lontano dal vero se diciamo che oggi la Scuola di Agricoltura corre il rischio di produrre essenzialmente degli emarginati sociali, nel senso che vivere otto mesi o sei mesi all'anno all'interno di una struttura avulsa da un contesto sociale più ampio e passare gli altri quattro mesi in montagna a pascolare le mucche, realtà che riguarda l'80% dei frequentatori di questa Scuola, per ammissione stessa di chi dirige, priva quei giovani di... non fa fronte a delle esigenze giustificate di quei giovani. Corriamo il rischio di produrre degli emarginati, anche se qualcuno sostiene che, per fare i contadini, bisogna essere poco colti, bisogna essere emarginati, altrimenti la società dei consumi lo ghermisce! Il problema è riuscire a innestare queste due cose e produrre delle persone che siano realmente protagoniste della propria realtà, anche perché deve esistere sul piano culturale, sul piano produttivo, un recupero del mondo contadino, perché devono essere riempiti alcuni spazi avvizziti ormai di un certo tipo di sviluppo industriale. Ecco, anche a questa domanda noi rispondiamo di no.
Ci sono delle grosse carenze da parte della Scuola, di quella istituzione. Se fossimo coerenti con quelle due fino in fondo... esclusivamente queste due considerazioni: dovremmo votare contro questa convenzione, anche perché abbiamo detto prima che è stata portata in Consiglio, abbiamo preferito che arrivasse in questi banchi seguendo un iter diverso da quello che ha seguito. D'altro canto, ci rendiamo anche conto che è una sanatoria rispetto a una situazione che si trascinava da lungo tempo e che deve essere sanata. Teniamo anche conto che il Presidente della Giunta ha preso l'impegno di portare nelle Commissioni consiliari e nel Consiglio al più presto possibile un discorso più generale e non dico risolutivo, perché non esiste un discorso risolutivo... e abbiamo l'abitudine di fare fede agli impegni di un Presidente della Giunta. Per questo motivo: sanatoria e impegno della Giunta, votiamo a favore di questa Commissione, però il voto favorevole - perché non vogliamo che venga gestito in un modo diverso - è legato a questi due aspetti.
Chabod (D.C.) - C'è qualcun altro che vuole fare una dichiarazione di voto? La parola all'Avvocato Chanu.
Chanu (D.P.) - Il Gruppo dei D.P. voterà a favore del provvedimento che viene sottoposto alla ratifica proprio per la natura di sanatoria di una situazione anomala che si vuole regolarizzare. Naturalmente rimangono salve tutte le questioni sul merito che sono state già sviluppate nel corso dei vari interventi e che devono costituire serio impegno da parte della Giunta per vedere di sciogliere al meglio questo nodo, che rischia di diventare drammatico per quanto riguarda le nostre speranze nell'agricoltura.
Vi sarebbe forse da verificare sotto il profilo della legittimità formale se una convenzione proposta dalla Giunta in questi termini possa essere legittimamente portata in ratifica... in quanto a monte l'atto deliberativo dell'Assemblea regionale... non manca... Non è comunque qui il caso di fare il Commissario del Coordinamento, ci penserà lui, speriamo che non ci pensi troppo. Comunque, ripeto, proprio per le ragioni di opportunità e di urgenza di questa situazione anomala, e fermo restando tutti i rilievi, accogliendo e sperando che si traducano prossimamente in una realtà gli impegni del Presidente della Giunta per uno studio veramente approfondito del problema sotto i vari profili, il Gruppo dei D.P. voterà a favore della ratifica del provvedimento.
Chabod (D.C.) - Non c'è più nessuno che prende la parola per dichiarazione di voto? Mettiamo ai voti la delibera. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano. Chi è contrario? Astenuti?
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 32
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 4647 in data 10 settembre 1975:
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che prende la parola? Chi è favorevole è pregato di alzare la mano. Chi è contrario? Astenuti?
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 31
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 4658 in data 10 settembre 1975:
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che prende la parola?
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 31
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 4718 in data 29 settembre 1975
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che prende la parola?
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 29
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 4758 in data 29 settembre 1975:
Manganoni (P.C.I.) - Su questo argomento ci sarebbe un lungo discorso da fare, che però non voglio fare oggi. Bisogna che noi attrezziamo la Centrale con delle apparecchiature moderne per metterla in condizione di camminare con le sue gambe. Avevamo a suo tempo discusso, particolarmente in Commissione, del problema ed eravamo d'accordo che sarebbe stato portato in Consiglio. Io mi auguro che finalmente venga portato all'esame dell'Assemblea, che se ne discuta, visto che fra gli altri problemi esaminati vi era la situazione caotica che esiste attualmente nei conferimenti. Cito dei dati: è avvenuto nella passata stagione che certe latterie abbiano dovuto chiudere perché conferivano una parte alla Centrale Laitière e un'altra parte no, con quali conseguenze? Essendo diminuito il totale del latte conferito, alle volte dimezzato il quantitativo, la latteria non poteva reggere e doveva chiudere e sappiamo con quali conseguenze negative.
Si era detto in Commissione che il problema sarebbe stato affrontato e risolto prima della prossima stagione - noi siamo già nel pieno della prossima stagione - in modo da evitare questi inconvenienti, stabilendo grosso modo le zone che avrebbero dovuto conferire alla Centrale Laitière e quelli che avrebbero dovuto conferire ai caseifici esistenti o alle latterie. Senonché mi risulta - cito un dato - che a Chétoz, a Quart, un produttore conferisce alla Centrale Laitière, mentre gli altri produttori conferiscono al costituendo Caseificio di St. Marcel, con quali inconvenienti? Per un solo produttore il camion della Centrale Laitière deve andare a Chétoz, mentre se questo produttore conferisse al Caseificio di St. Marcel, ci sarebbe un camion solo che va lì: quello del Caseificio di St. Marcel, e non due! Se poi premettiamo che queste spese gravano sui deficit che poi paga la Regione, io mi chiedo - questa è una domanda che rivolgo all'Assessore -: perché non è intervenuto fino adesso per evitare questa incongruenza che poi grava sui deficit di questo Ente e che poi la Regione paga? In secondo luogo - questo è un fatto che io segnalo, ma di questi fatti ce ne sono numerosissimi - se non intende intervenire tempestivamente, in modo da evitare questi inconvenienti...
Marcoz (U.V.P.) - Non voglio addentrarmi nel discorso che ha sollevato adesso il Consigliere Manganoni, perché il giorno 23 arriveranno le lettere, è convocata la Commissione Agricoltura, la Commissione speciale sulla Centrale del Latte, per esaminare tutto il problema della Centrale. Oggi che esaminiamo la delibera, quindi penso che sia fuori luogo addentrarci in questo discorso che porterebbe su strade molto diverse dal deliberato. Qui c'è una delibera di 2.360 mila lire dovute solamente ai cambi e niente di più. Tutto il discorso di Manganoni è molto valido, in parte abbiamo già cercato di ovviare agli inconvenienti da lui detti, e verrà esaminato il giorno 23 di questo mese...
Manganoni (P.C.I.) - La precisazione dell'Assessore non è che mi soddisfi molto per una ragione molto semplice: che di questi provvedimenti si era discusso nella Commissione di allora, già all'inizio dell'estate avrebbero dovuto essere presi... prima di ottobre, in modo da evitare la continuazione di questi inconvenienti, mentre invece continuano gli esempi che ho citato di Chétoz, ma quanti di questi esempi vi sono? Non è ulteriormente tollerabile perché noi mandiamo a spasso dei camion per ritirare 20 litri di latte, quando quel latte può essere conferito sull'altro camion che ritira tutto il latte di tutti gli altri conferenti. Ora, l'Assessore mi dice che il 23 dicembre lo esamineremo, va beh, quando la stagione è ormai inoltrata... Queste cose bisogna prevederle prima, perché si creano anche queste situazioni, che poi se ad un certo momento noi vogliamo scombussolare completamente lo stato dei conferimenti, creiamo un caos, perché poi si aumenta da una parte e si diminuisce dall'altra, quindi se il problema... il 23, ne prendiamo atto, ma questo provvedimento deve essere preso prima del 23, deve essere preso prima del mese di ottobre, cioè prima della...
Marcoz (U.V.P.) - Risponderò brevemente al Consigliere Manganoni che su questo problema qui c'era già stato un accordo nel mese di settembre tra il Direttivo della Centrale del Latte e l'Assessorato, ci sono i documenti agli atti, dove si stabilisce un certo turno, certe zone dove prendere il latte e niente di più. Se per caso adesso ci sono questi casi sporadici, di cui non sono a conoscenza, uno, due, tre o quattro, non posso rispondere a Manganoni se sia vero o no. Comunque, c'era un impegno tra l'Assessorato e il Consiglio di amministrazione della Centrale di attenersi a certi dati, ci sono i documenti in archivio, quindi vedremo in qual momento... Il nostro impegno era stato quello chiaro di non prendere fuori di certe zone e fuori di certi altri luoghi il latte che si doveva prendere la Centrale. Era un impegno formale che aveva preso il Presidente della Centrale del Latte, se adesso non l'ha mantenuto... io non lo so.
Chanu (D.P.) - Ci sono altri che vogliono prendere la parola? Se nessuno prende la parola, metto in votazione la ratifica dell'oggetto n. 4758. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano. Contrari? Astenuti?
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 30
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 4854 in data 29 settembre 1975:
Siggia Giovanna (P.C.I.) - Voglio fare un discorso brevissimo che riguarda tutta una serie di delibere contenute qui a pagina 2 e sono tutti contributi per il funzionamento dei servizi di refezione. Intanto, leggendo i Comuni che sono stati ammessi a questo contributo, insorge subito un pensiero: salvo il Comune di Antey e quello di Verrayes, che si servono del Patronato scolastico, e lo posso capire, piccoli Comuni con difficoltà di istituire delle refezioni... trovo anche che la delibera n. 5035 dà un contributo a St. Vincent, che passa attraverso il Patronato, non mi pare che il Comune di St. Vincent non sia in grado di istituirvi un suo servizio di refezione! Detto questo, però, il mio discorso è più a monte: il Presidente della Giunta ne faceva cenno per quanto riguarda l'intervento di prima in relazione all'assistenza agli illegittimi: molte esperienze vanno provate e forse partire con delle belle iniziative, che sono difficili da applicare, può portare degli inconvenienti. È da tempo però che da questi banchi, o quanto meno che, per quanto ci riguarda, come Gruppo del Partito Comunista, facciamo il discorso di un decentramento che deve avvenire nei confronti degli Enti locali e, soprattutto, dei Comuni.
Anche se mi rendo conto che il discorso del decentramento in genere è di una certa difficoltà e che non dobbiamo nemmeno rischiare poi di mettere i Comuni in condizioni di bilanci con difficoltà di poter usufruire... Mi pare però che cominciare in questo senso sia opportuno e proprio in materia scolastica, soprattutto in materia di refezione, può essere buona la strada di distribuire ai Comuni certe somme affinché attuino la refezione. Se questo è il significato - e, ripeto, potrebbe essere questo -, perché responsabilizziamo i Comuni in piccoli settori e facciamo il tentativo di vedere come l'Ente locale è in grado di amministrare le proprie entrate, di offrire un certo servizio? Questo impone però che sia il Comune a gestirlo, non possiamo più passare attraverso il Patronato scolastico, che dirò, e qui l'Assessore Viglino mi può dare conferma... l'Istituto è a carattere assistenziale, verso i poveri, cosa ben diversa è il Comune che gestisce una refezione, quindi un servizio alla collettività che non ha più il significato dell'elemosina data verso i poveri, anche se qui devo fare un discorso, perché non credo che potremo più mettere così a disposizione della collettività completamente dei servizi gratuiti. Da questi banchi l'abbiamo già detto nell'altro Consiglio: riteniamo che, al di là di certi costi, sia anche indispensabile un pagamento da parte della collettività, sia pure graduato e secondo le varie possibilità.
Tutto questo, però, continua a comportare che deve essere il Comune a gestire un servizio di questo genere, che ha quindi la possibilità di graduare le necessità della popolazione e che comincia ad abituarsi a un certo tipo di amministrazione autonoma, non deve più passare attraverso i Patronati scolatici. A questo proposito, faccio una domanda, mi corre l'obbligo di farla: non capisco come mai in una serie di delibere andiamo incontro a certe necessità di alcuni Comuni, soltanto a parte, ripeto, St. Vincent, Antey e Verrayes con il Patronato scolastico, ma anche quelli in cui diamo i pagamenti diretti al Comune che gestisce quel servizio. Come mai a questi Comuni e gli altri non ne hanno fatto richiesta... o se ne hanno fatto richiesta, non sono stati ancora concessi contributi... e, soprattutto, in che modo diamo i contributi? Sono fissi per alunno o sono dati al Comune in relazione alla raggiunta necessità del Comune e quindi non vincolati a un importo determinato, in base a un certo criterio che la Regione dovrebbe assumersi?
Chanu (D.P.) - La parola al Consigliere Lustrissy, poi semmai l'Assessore risponde...
Lustrissy (D.P.) - Mi pare che le considerazioni svolte dalla Consigliera Siggia su questo tema siano valide, però c'è ancora un'altra considerazione da fare: noi abbiamo una legge regionale: quella relativa alla Scuola Materna, che ad un certo articolo prevede che l'Amministrazione regionale con successivo provvedimento dovrebbe riordinare tutto il sistema dell'organizzazione dei Patronati scolastici e degli interventi dell'Amministrazione regionale in tutta questa problematica. Se approviamo delle leggi, bisognerà anche - non è che sia tutta colpa dell'Assessore - poco alla volta dare attuazione. Questo, purtroppo, è un punto di quella legge, che è ancora da attuare, e sarebbe opportuno mettere allo studio tutto il problema affinché, da una parte, si dia adempimento alle leggi che l'Amministrazione, il Consiglio regionale approva; dall'altra, effettivamente in questo settore si porti un po' più di regolamentazione, perché oggi purtroppo non c'è. Chi è stato alla Pubblica Istruzione sa con quanta difficoltà ci si trova di fronte a caso per caso e allora ci si regola di conseguenza. È necessaria pertanto tutta una regolamentazione del problema, tenendo presente ora che certi servizi dovranno anche essere rivisti e riguardati con le Comunità Montane, cioè con questi organismi e con queste istituzioni di decentramento potranno gestire certi servizi per delega dell'Amministrazione regionale. In una futura legge che l'Amministrazione regionale potrà proporre e approvare dovrà essere tenuto conto - io non entro nei dettagli adesso delle refezioni, dei Patronati scolastici - che la problematica esiste e che occorre sia regolamentata meglio.
L'opportunità ce la dà una legge regionale, cioè riferita alla Scuola Materna, ben inteso, però può comprendere tutta quanta l'attività nel settore. Sarebbe opportuno mettere allo studio quanto prima tutta questa situazione.
Chanu (D.P.) - La parola al Consigliere Lanivi.
Lanivi (D.P.) - Solo due considerazioni in aggiunta. Ci troviamo di fronte a questi problemi che occupano spazio e portano via tempo all'attività dell'Amministrazione regionale, lo portano via in settori per tipi di intervento che possono essere delegati.
Secondo me, adesso, ci troviamo di fronte a due novità: una è costituita dalla presenza degli organi collegiali che in materia hanno determinate competenze; l'altra, l'esistenza delle Comunità Montane. A mio avviso, la regolamentazione di questi discorsi va risolta in questi termini: spetterà all'Amministrazione regionale determinare e stabilire alcuni criteri generali, ma poi il problema gestionale di questa vicenda va trasferito alle Comunità Montane e agli organi collegiali.
Per quanto riguarda i Patronati scolastici, vorrei spezzare una piccola lancia anche a loro favore: in questo senso è vero che la situazione attuale impone una revisione direi totale del meccanismo, è altrettanto vero che in tutta questa fase i Patronati scolastici, con tutti i loro limiti, con tutte le loro carenze, sono stati in molti casi degli strumenti insostituibili, cioè si è trattato di persone generalmente non pagate che hanno offerto un tipo di prestazione utile e che va considerata. Questo non vuol dire che dobbiamo fare una nuova edizione dei Patronati scolastici, dico che dobbiamo tenere conto come teoricamente gli sforzi di questi Patronati scolastici siano stati utili.
La proposta che mi sentirei di fare è di tenere conto dell'esistenza e degli organi collegiali, e delle Comunità Montane, le due realtà che possono consentire, direi, l'aderenza ai problemi delle varie zone e delle varie scuole della Valle d'Aosta; seconda cosa: compiti di nuovo esclusivamente di indirizzo, cioè fissare dei criteri generali rispetto ai quali organi collegiali e Comunità Montane gestiscono questi servizi.
Sul principio della non gratuità sono perfettamente d'accordo, anche perché i costi di questi servizi stanno assumendo dimensioni tali per cui dei discorsi demagogici in materia rischiano di travolgere il bilancio regionale, di renderlo perfettamente immobile e, una volta immobile, si ha un bilancio regionale rigido. Credo che qui le riunioni del Consiglio siano inutili.
Viglino M. Ida (R.V.) - Je ne peux que me déclarer tout à fait d'accord avec les interventions de Madame Siggia, de Monsieur Lustrissy et de Monsieur Lanivi. D'ailleurs, je rappelle aux membres de la Commission de l'Instruction Publique que, parmi les 18 points que je leur ai donnés l'autre jour à la dernière réunion, il y a aussi la question des Patronats scolaires, parce que c'est une question que la Commission de l'Instruction Publique doit prendre en examen et il faut absolument pouvoir la résoudre.
D'autre part, nous avons, disons, en Vallée d'Aoste des Communes qui ont pris entre leurs mains le problème et d'autres qui ont laissé que le Patronat scolaire agisse pour son compte. Nous nous sommes trouvés disons dans une situation di fatto; j'ai pour le moment vu que la question doit être mise à l'étude, surtout aussi à travers les décrets délégués, parce que la question des Patronats scolaires est aussi examinée par ces décrets. Pour le moment je me suis contentée, au mois d'août, d'envoyer à peu près la même circulaire que mes prédécesseurs avaient faite pour dire que, encore pour cette année, l'Administration régionale serait intervenue. L'Administration régionale, à travers cette circulaire, intervient pour un plafond maximum de 70% et naturellement nous commençons par donner une première contribution. En effet, dernièrement j'ai présenté à la Junte 33 délibérations pour ce trimestre scolaire qui a déjà commencé et nous intervenons dans ces délibérations qui sont ici, présentées aujourd'hui, à la suite de la présentation du compte rendu que soit la Commune, soit le Patronat scolaire nous envoie avec la photocopie de tous les documents. Alors, à ce moment-là, il y a les premières contributions régionales, à travers l'intervention aussi des contributions de la part du Ministère et de la part de la Commune, quelquefois nous payons nous ces différences qui peuvent encore subsister pour que le bilan ne soit pas passif.
Je suis tout à fait d'accord qu'il faut absolument régulariser cette situation, parce qu'il y a toujours, disons, quelque chose qui nous ne contente pas, parce que, évidemment, quelques Communes, quelques Patronats scolaires demandent davantage que d'autres et cela fini pour créer un petit peu de sperequazione.
À propos du fait de décentraliser ce service, là aussi je suis vraiment d'accord, parce que c'est un service extrêmement lourd pour nos bureaux et nos bureaux sont ceux qu'ils sont. Bien souvent je vois nos employés venir travailler le samedi, faire des heures en plus pour arriver à pouvoir finir tout ce qui intéresse surtout du point de vue de l'assistance sociale et nous sommes au début de cette décentralisation surtout à travers les organes qui ont été élus, c'est-à-dire le Conseil d'Institut et le Conseil de Cercle.
D'ailleurs, la Commission de l'Instruction Publique a déjà un peu discuté la décentralisation de plusieurs services au sujet, disons, des questions financières qui doivent être déterminées pour le 1er janvier 1976 au Conseil d'Institut et au Conseil de Cercle. Je pense que certainement ce service pourrait être décentralisé aux Communes.
Je suis d'accord moi aussi que dans certains cas il vaut mieux que l'Administration régionale passe à travers les Communautés de Montagne ou les Communes et ensuite les Communes choisissent si à ce moment-là le Patronat scolaire existe encore sous la forme actuelle. Ils peuvent très bien se mettre d'accord, c'est-à-dire la Commune de son côté peut se faire aider par le Patronat scolaire pour certaines activités, mais l'Administration régionale doit vraiment passer à la Commune... Nous aussi nous sommes un peu en retard en ce qui concerne l'application de certaines lois, nous avons essayé de commencer des applications et je mettrai en examen, sans faute, ce que M. Lustrissy a dit à propos de l'École Maternelle. Je suis tout à fait d'accord.
Chanu (D.P.) - Altri che chiedono la parola? Prima di mettere in votazione la ratifica e non come Presidente d'Assemblea, ma come Consigliere, vorrei soltanto fare una considerazione. Sono parecchie le volte a cui assistiamo a manifestazioni, e io ritengo e voglio ritenere sinceri e di buona volontà in punto di attuazione e di decentramento, di realizzazione delle Comunità Montane...
C'è un dato di fatto di cui nessuno però non può non tenere conto: queste manifestazioni di buona volontà rischiano di essere tali fino a quando il problema del decentramento, il problema di dare un contenuto operativo a queste nuove realtà politiche, sociali e giuridiche, che sono le Comunità montane, non verrà affrontato in maniera seria, incisiva e definitiva. Se così dovesse continuare, scusatemi il mio pessimismo, io sono certo che anche l'anno prossimo si continuerà a parlare di Patronato, si continuerà a parlare di gestione necessitata da parte degli Enti amministrativi regionali degli uffici della Regione e non si sarà risolto il problema nel modo in cui tutti intendiamo risolverli.
Detto questo, se...
Viglino M. Ida (R.V.) - Aggiungerò soltanto una parola, che stiamo incominciando a decentralizzare, per esempio, agli organi collegiali e tra poco, quando il bilancio sarà presentato e approvato, noi presenteremo anche la delibera di decentramento non soltanto di voci, ma accompagnata da un decentramento finanziario per gli organi collegiali.
D'altra parte, nel mio intervento, avevo dimenticato di rallegrarmi di quella nuova presa di posizione riguardante la gratuità di certi servizi, perché non voglio fare polemica, per carità, ma quando abbiamo proposto di aumentare da 200 a 350 lire il contributo per la mensa studentesca, non tutti erano d'accordo.
Ora, veramente l'Amministrazione sopporta un peso terribile da quel lato, perché anche in questo senso abbiamo avuto degli aumenti e abbiamo cercato di rimanere ancora e con un limite molto molto onesto, eppure c'era chi voleva mantenere a 200 lire il contributo dello studente, ora portato a 360, ho visto che la partecipazione è uguale. A proposito di mensa, voglio dire che stiamo facendo dei controlli molto rigidi, chiediamo i tesserini e adesso stiamo studiando anche un nuovo metodo per evitare che qualche buono vada a finire dove non deve andare a finire!
Dolchi (P.C.I.) - Potete considerarla una dichiarazione di voto sui provvedimenti che sono sottoposti all'approvazione del Consiglio, ma vuol essere nello stesso tempo una precisazione a seguito di quanto viene adesso a dire l'Assessore alla Pubblica Istruzione: esistono dei documenti del nostro Partito, è una posizione che è sempre più chiara sulla necessità dell'assicurazione di servizi efficienti, dati in base alle richieste, alle esigenze della popolazione, ma che questi servizi non debbano essere indiscriminatamente gratuiti, o il loro costo non deve essere uguale per tutti, cioè nel momento in cui diciamo che il servizio deve essere efficiente, deve essere quello richiesto e che si attende la popolazione, anche il costo deve essere ripartito e non in misura uguale fra gli utenti di questo servizio che l'Ente pubblico fornisce. Ecco, volevo fare questa precisazione, perché, a completamento di quanto diceva la Signorina Viglino, il problema non è della gratuità assoluta o della cifra uguale per tutti, noi vorremmo fare un passo in avanti e dire anche che ci si deve sforzare affinché questa partecipazione al costo sia non uguale per tutti, ma proporzionata ai redditi. Faccio un discorso in generale, non mi riferisco esclusivamente alla refezione, ho voluto ribadire la posizione del nostro Partito riguardante i servizi e i costi relativi.
Chanu (D.P.) - Altri che chiedono la parola? Se nessuno chiede la parola, metto in votazione la ratifica della delibera in oggetto. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano. Contrari? Astenuti?
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 28
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 4856 in data 29 settembre 1975:
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che chiede la parola? Metto in votazione.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 28
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 4858 in data 29 settembre 1975:
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che chiede la parola? Metto in votazione.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 27
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 4859 in data 29 settembre 1975:
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che chiede la parola? Metto in votazione.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 27
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 5035 in data 3 ottobre 1975:
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che prende la parola? La parola alla Consigliera Siggia.
Siggia Giovanna (P.C.I.) - ... per comunicare la mia astensione. Deve servire a convincere il Comune di Saint-Vincent che è in grado di far funzionare la refezione.
Chabod (D.C.) - Chi è favorevole è pregato di alzare la mano. Contrari? Astenuti?
Esito della votazione:
Presenti: 27
Votanti: 26
Favorevoli: 26
Astenuto: 1 (Siggia)
Il Consiglio approva.
Oggetto n. 5041 in data 3 ottobre 1975:
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che chiede la parola? Metto in votazione.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 27
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 5090 in data 8 ottobre 1975:
Chabod (D.C.) - Qualcuno che prende la parola? Metto in votazione.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 28
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 5102 in data 8 ottobre 1975:
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che prende la parola? Metto in votazione.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 27
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 5188 in data 13 ottobre 1975:
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che prende la parola? Metto in votazione.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 27
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 5222 in data 13 ottobre 1975:
Chabod (D.C.) - C'è qualcuno che prende la parola? Metto in votazione.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 27
Il Consiglio approva all'unanimità.
Oggetto n. 5189 in data 13 ottobre 1975:
Chincheré (P.C.I.) - In considerazione delle osservazioni che noi faremo e che potrebbero anche assumere carattere personale, chiediamo la discussione e la votazione segreta. La seduta segreta potrebbe avvenire alla fine della mattinata o alla fine della serata, a scelta della Presidenza del Consiglio.
Andrione (U.V.) - Non so se quanto vado a dire - la votazione è comunque segreta - dal momento che avevo chiesto la parola immediatamente, può forse esimere il Gruppo Comunista dalla richiesta validissima di discussione segreta. Questo provvedimento, relativo all'espletamento di un bando di concorso per il posto di assistente che era libero, prelude alla messa in pensione della Dottoressa Quey entro, se non vado errato, il 4 gennaio 1976. Se ho sbagliato la data, è questione di pochi giorni. Comunque c'è stato un accordo raggiunto abbastanza difficilmente fra la Regione e la Dottoressa Quey affinché vada in pensione con un certo tipo di pensione. Non so se questo possa servire. Se invece il Gruppo Comunista insiste, concordiamo e alla fine della mattinata faremo la discussione segreta.
Chabod (D.C.) - Vorrei sentire il Gruppo Comunista cosa dice. La parola al Consigliere Chincheré.
Chincheré (P.C.I.) - Vogliamo la seduta segreta.
Chabod (D.C.) - Allora rinvieremo a stasera o a mezzogiorno, prima di andare via.
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Il Consiglio, prendendo atto del rinvio dell'esame della deliberazione n. 5189 del 13 ottobre 1975, delibera di ratificare le rimanenti deliberazioni sopraindicate.
