Oggetto del Consiglio n. 384 del 11 dicembre 1975 - Verbale
OGGETTO N. 384/75 - Sottoscrizione di nuovo capitale azionario della "PILA" S.p.A.. Approvazione e finanziamento di spesa.
L'assemblea della società "PILA" S.p.A., con proprio verbale in data 14 aprile 1973 ha deliberato di aumentare il capitale sociale da lire 350.000.000 a lire 700.000.000 mediante emissione di 70.000 azioni da nominali lire 5.000 cadauna, offerte in opzione ad azionisti in ragione di una nuova azione per ogni vecchia azione posseduta e con sovrapprezzo di lire 500 per ogni azione.
La partecipazione azionaria della Regione sul capitale di lire 350.000.000 ammonta attualmente a lire 128.500.000 corrispondente al 36,70% del capitale stesso, suddivisa in n. 25.700 azioni da nominali lire 5.000 cadauna.
Poiché la Regione già partecipa indirettamente al controllo della PILA S.p.A., con la propria partecipazione azionaria nella ALPILA S.p.A., che sul capitale di lire 350.000.000 possedeva n. 37.000 azioni per nominali lire 185.000.000, si propone di esercitare diritto di opzione sul deliberato aumento di capitale Sociale da parte della PILA S.p.A. limitatamente alla sottoscrizione di numero 10.900 nuove azioni per un importo complessivo di lire 59.950.000 così determinate:
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- Diritto di opzione per l'acquisto n. 10.900 azioni a lire 5.000 |
L. |
54.500.000 |
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- Maggiorazione per sovrapprezzo n. 10.900 azioni a lire 500 |
L. |
5.450.000 |
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TOTALE |
L. |
59.950.000 |
La Giunta regionale propone che il Consiglio regionale, sentita la Commissione Consiliare permanente per gli affari Generali e Finanze, Programmazione e Urbanistica ai sensi dell'art. 2 della Legge regionale 3.8.1971 n. 10
deliberi
1°) di approvare la ulteriore sottoscrizione da parte della Regione di capitale azionario della PILA S.p.A. per un ammontare di spesa di lire 59.950.000 (cinquantanovemilioninovecentocinquantamila) di cui lire 54.500.000 per la sottoscrizione e l'acquisto di n. 10.900 azioni da lire 5.000 cadauna e lire 5.450.000 per sovrapprezzo in ragione di lire 500 per azione;
2°) di approvare la relativa spesa di complessive lire 59.950.000 ordinando l'emissione del relativo mandato di pagamento, con imputazione della spesa stessa al capitolo 246 del Bilancio preventivo della Regione per l'anno 1975 ("Spese per la sottoscrizione di titoli azionari di Società di Funivie e Seggiovie locali"), che presenta la necessaria disponibilità.
Fosson (U.V.) - Questa è una vecchia questione. Nel 1973 la Società Pila aveva deliberato l'aumento di capitale da 350 milioni a 700 milioni e praticamente la Regione aveva assunto un impegno, salvo la decisione del Consiglio, di sottoscrivere la sua parte, la parte optata della Regione. Siccome era già azionista della Società Alpila - ha un 20% nella Società Alpila e la Società Alpila ha la maggioranza nella Società Pila - l'opzione che la Regione aveva esaminato allora era quella di non oltrepassare la percentuale che aveva nella Società Pila, tenendo conto che con la sottoscrizione dell'aumento del capitale da parte dell'Alpila si teneva conto anche della quota del 20% della Regione. Si pensava quindi di sottoscrivere la differenza. La differenza in quel momento era appunto di 54.500.000 lire, perché se noi avessimo dovuto sottoscrivere con il 30% dei 350 milioni... il 36,7% che avevamo nella Società Pila... quindi se si fosse dovuto sottoscrivere con il 36,7% avremmo dovuto sottoscrivere 100 e qualche milione. Tenuto conto di quel calcolo che vi ho detto prima, la proposta era di sottoscrivere per lire 54.500.000 di nuove azioni nell'aumento di capitale. Siccome c'è una maggiorazione per sovrapprezzo di 500 lire per azione, il totale faceva 59.950.000 lire.
Ora, da allora questa questione è stata sospesa. Le richieste della Società Pila verso la Regione come da programma erano molto superiori, perché praticamente loro vorrebbero che l'Amministrazione regionale sottoscrivesse a parte un nuovo aumento di capitale. Abbiamo ritenuto di sanare tale questione in base a quelli che erano stati anche degli impegni, che possono anche non aver valore, perché praticamente il Consiglio non ha mai deciso su questo. C'era però una questione di continuità dell'Amministrazione, perché praticamente era stata fatta una lettera alla Società Pila con cui l'Amministrazione regionale si dichiarava favorevole, salvo l'approvazione del Consiglio, a questo aumento di capitale. La questione sta pertanto in questi termini. Abbiamo ritenuto che fosse logico dare corso a questo aumento di capitale così contenuto, perché questo rimarrebbe in quell'aumento di capitale. Noi avremmo, sia attraverso un'interessenza diretta, sia attraverso l'intervento indiretto della Società Alpila, sempre quella quota del 36,7% che avevamo fin dall'inizio nella Società.
Ecco i motivi per cui si è portato al Consiglio l'approvazione di questo aumento di capitale.
Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - La Commissione Affari Generali si è riunita e ha espresso qui un parere che leggo: "Dopo attento esame di cui si tratta, la Commissione si è pronunciata sulla proposta stessa nel modo seguente: hanno espresso parere favorevole all'approvazione i Consiglieri Bordon, Fosson e Perruchon; ha espresso parere contrario a nome del Gruppo Comunista il Consigliere Monami, con motivazioni che saranno precisate in Aula consiliare; hanno espresso parere contrario i Consiglieri Chanu e Dujany perché ritengono che la proposta, carente di dati e di elementi conoscitivi, non chiarisce la situazione finanziaria ed economica della Società di cui si tratta e non consente di valutare gli effetti finanziari della sottoscrizione proposta".
Manganoni (P.C.I.) - Cosa significa l'espressione "aumento di capitale"? Di fatto significa la copertura dei disavanzi di amministrazione, cioè praticamente noi paghiamo i deficit di gestione. Questa è la realtà. È un'operazione che tutti gli anni si ripete per tutti i mezzi di risalita e normalmente ammonta dai 200 ai 300 milioni all'anno. La Regione contribuisce alla costruzione di questi mezzi di risalita per circa il 30-40% e contribuisce alla loro copertura dei deficit annuali.
Ora, è possibile che tutti i mezzi di risalita nei quali la Regione è azionista siano in deficit? Io potrei capire negli anni in cui non nevica e quindi non possono essere utilizzati, ma negli anni in cui nevica e quindi lavorano, sono in deficit ugualmente! Sarebbe bene vedere anche come vengono gestiti. La Regione, che dovrebbe avere i suoi rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione, che cosa controlla? Perché io penso che da questo circolo chiuso dobbiamo uscirne. Ho parlato con i Francesi: ebbene, per esempio nella Val d'Isère, gli Enti pubblici concedono dei mutui che vengono rimborsati alla scadenza, "rimborsati" attingendo dagli introiti, dalla gestione attiva di questi mezzi di risalita. Qui poi i mezzi sono in attivo. Ora, perché in questa benedetta Valle d'Aosta tutti i mezzi di risalita, fatta eccezione per le Funivie del Breuil e quelle del Monte Bianco... però quelle almeno non attingono dai fondi della Regione.
Veniamo al caso specifico della Società Pila, che è controllata per il 60% dall'Alpila. Qual è la sua attività? Abbiamo visto adesso che lo skilift di Ozein, sull'Ovovia Aosta-Pila e su cui ci sono delle interpellanze che discuteremo... ora, la Regione dovrebbe poi premiare questa Società elargendo altri 59 milioni e rotti, circa 60 milioni? Mi risulta - e d'altronde è sufficiente dare un'occhiata a questo bilancio che poi ci è stato fatto pervenire per constatarlo - che la Società Pila abbia una situazione debitoria, situazione debitoria al 31 dicembre del 1974, perché ignoro quella del 1975. Ebbene, vi è una situazione debitoria di 852 milioni alla fine del 1974.
Ora io mi chiedo se queste cifre non debbano allarmare un'Amministrazione regionale che è azionista di questa Società, che ha accumulato quasi 900 milioni di debiti presso le Banche Popolari, l'Istituto San Paolo, la Banca Commerciale, la Cassa di Risparmio, il Medio Credito, eccetera, poi verso i fornitori... non solo, ma sfogliando il bilancio cosa vediamo? Che i debiti sono aumentati di 100 milioni in un anno, e non solo, ma... questo è il solito sistema dei bilanci per nascondere la realtà allo scopo di dimostrare che il deficit è inferiore: si ricorre alla rivalutazione dei beni patrimoniali. Vediamo come sono stati rivalutati questi beni patrimoniali. I terreni sono stati rivalutati per circa 1 milione, ed è giusto, perché il valore dei terreni è aumentato, ma è stato rivalutato di 200 milioni il valore degli impianti. Sappiamo che ogni dieci anni le funi vanno sostituite ed allora, anziché rivalutarli, dovrebbero essere deprezzati annualmente, perché ogni dieci anni la Società deve affrontare questa spesa della sostituzione delle funi; qui, invece, gli impianti sono stati rivalutati di 200 milioni. Questo naturalmente per diminuire, o almeno per dimostrare in un modo fittizio che il deficit... per non aggravare di ulteriori 200 milioni il deficit di esercizio, perché dagli 800 e rotti milioni di debiti presso le Banche arriveremmo ad oltre un miliardo di situazione debitoria di questa Società. La Regione, il 24 ottobre 1973, ha già versato alla Società Pila 11 milioni e, sempre il 24 ottobre, altri 8.557.000; in totale sono 11 più 8, quindi sono 19, sono già circa 20 milioni che noi abbiamo versato nel 1973. Qual è la situazione di oggi - quella che io ho citato è del 1974 - qual è la situazione debitoria di questa Società Pila, quella reale, quella di oggi? Ma la Giunta, di fronte a queste situazioni disastrose, di una Società con 1 miliardo di debiti, in questi casi non giudica opportuno - indipendentemente dal fatto che adesso è venuta in Consiglio perché gli si versi altri 60 milioni - di tenere informato il Consiglio? La Giunta dovrà esserne informata, perché ha i suoi rappresentanti in seno alla Società! E perché non ne informa il Consiglio?
Questa proposta della Giunta avrebbe dovuto essere accompagnata da una relazione, da un Piano di Sviluppo, da una programmazione di questa Società. Avrebbero dovuto accompagnare a questo allegato almeno i bilanci preventivi del 1975, se non è possibile avere ancora i consuntivi, dato che non siamo alla fine dell'anno, almeno un bilancio preventivo che, naturalmente, non c'è. Adesso noi buttiamo 60 milioni in questo Pozzo di San Patrizio che è la Società Pila, senza sapere come verranno destinati e come verranno gestiti. È vero che in questa Società Pila, tanto per fare un piccolo esempio, c'è un Direttore che percepisce mezzo milione al mese che poi, con contributi, eccetera, noi sappiamo che si arriva al milione al mese? Come viene amministrata? A parte tutto questo fatto, con questa allegra Amministrazione, con questa mancanza di serietà dell'Amministrazione noi qui diamo soldi a una Società le cui azioni, che mi pare siano del 66% o forse di più - e pregherei la Giunta di precisarlo -, sono di proprietà dell'Alpila, Alpila sulla quale io oggi non voglio impostare la discussione, perché penso che ci sarà l'opportunità nel momento in cui il problema ritornerà in Consiglio.
Ora, noi pensiamo che non si possa sperperare il denaro pubblico in questo modo.
Si dà atto che dalle ore 11,07 riassume la Presidenza il Vice Presidente Chabod Guido.
Lustrissy (D.P.) - Non entrerò nel merito del bilancio della Società Alpila, in quanto non ho avuto la fortuna di avere gli allegati con il bilancio e i dati esposti dal Consigliere Manganoni e non sono pertanto in grado di esprimere valutazioni sull'esigenza o meno dell'intervento proposto dalla Giunta. Ho registrato solo le parole dell'Assessore alle Finanze: che trattasi di una vecchia questione pendente tra l'Amministrazione regionale e la Società stessa e che pertanto, trattandosi di pratica vecchia da definire, deve essere risolta.
Io invece voglio porre alla Giunta e al Consiglio alcuni problemi connessi alla gestione, all'attività di questi impianti nella nostra Regione. Prendo le mosse di questo mio intervento da una notizia apparsa sul giornale Le Figaro, mi pare, di un'iniziativa assunta dal Presidente della Repubblica francese, Giscard d'Estaing, in rapporto alla situazione e alla gestione dei trasporti nella Repubblica Francese. È stata nominata una Commissione tecnica, che dovrebbe dare delle indicazioni su una proposta, perlomeno presidenziale, dell'esigenza o meno di trattare gli impianti a fune come un mezzo di trasporto pubblico e di pubblicizzarli, nazionalizzandoli e facendoli gestire da un'impresa pubblica.
Ora, a me pare che il problema per la nostra Regione si ponga in termini più o meno analoghi, in quanto non dico la totalità, ma per una buona maggioranza degli impianti esistenti nella nostra Regione esiste di fatto una partecipazione azionaria dell'Amministrazione che ne ha favorito anche la costruzione e, in seguito, nelle vicende successive, queste Società ogni due o tre anni richiedono all'Amministrazione regionale nuovi contributi in termini di azioni, in quanto si registrano dei deficit di gestione, dei passivi di esercizio.
Esiste anche un'altra realtà: il più delle volte le nostre comunità locali - intendendo per "comunità locali" anche i singoli proprietari - mettono a disposizione di questa Società o dei praticanti degli sport invernali il domaine skiable e il più delle volte non lo mettono a disposizione a titolo oneroso, ma a titolo gratuito. E poi quest'anno l'aumento delle tariffe di transito praticato dalle Società ha posto in difficoltà gli utenti e, in modo particolare, gli utenti della nostra Regione, non solo per via delle situazioni endemiche e di crisi nella quale siamo coinvolti, per cui molte famiglie dovranno rinunciare alla pratica di questi sport, ma anche perché in pratica questi nuovi costi sono rilevanti e pongono le famiglie di fronte a grosse preoccupazioni. Ora, da una parte abbiamo questo intervento massiccio dell'Amministrazione regionale, dall'altra abbiamo questa messa a disposizione - caso abbastanza particolare - dei domaines skiables a titolo gratuito a delle Società che gestiscono, a fine di lucro, degli impianti. Se poi il lucro non sempre si realizza, questo è un altro problema. Bisognerebbe quindi mettersi a discutere di tutto questo con i rappresentanti di queste Società, perlomeno quelle nelle quali la Regione o l'Amministrazione regionale ha degli interessi di natura finanziaria, cioè partecipa con delle azioni. Potrebbe essere la proposta di oggi: la sanatoria di una situazione del passato perché trattasi di vecchia pendenza. Però, come dico, oggi non sono in grado di valutarla, poiché mancano negli allegati alcuni elementi per la valutazione.
Il Consiglio regionale, comunque, come proposito - e questa può esserne l'occasione - dovrebbe affermare perlomeno questa esigenza di rivedere al proprio interno, nella propria organizzazione, il comportamento di fronte a tutta questa problematica. Come intervento immediato poi, in accordo, in riunione con i responsabili di queste Società, dovrebbe individuare la possibilità di praticare delle agevolazioni alle popolazioni residenti, che alle volte vengono praticate in modo strano perché si fanno delle delimitazioni arbitrarie a livello comunale, e altre volte - il più delle volte - tutti gli appassionati dello sci sono aderenti a qualche sodalizio, a qualche Sci Club, e chi non lo è si fa imprestare la tessera da chi lo è per ottenere degli sconti. Possiamo considerare un dato di fatto: la maggioranza della popolazione che utilizza questi impianti è coinvolta in un modo o nell'altro in questa organizzazione di sconti diretti o indiretti, o perché residenti in un determinato Comune o perché aderente a un sodalizio locale, che però crea una serie di artifizi e una serie di raggiri, per cui diventa, da una parte, una situazione di privilegio per qualcuno e, dall'altra, lascia la bocca amara a molti utenti perché più ingenui, perché non sanno utilizzare tutte queste provvidenze.
È considerato che una buona maggioranza degli utenti, come dicevo, è aderente a qualche sodalizio o residente nei Comuni dove sono ubicati questi impianti di risalita. Sarebbe proprio opportuno - tanto, di fatto, qualcosa del genere già avviene - che in accordo con le Società si tentasse di individuare un modo di favore per dare la possibilità perlomeno nella nostra Regione, alla nostra gente che non può esercitare o fare molti altri sport in questa stagione, anche per la mancanza endemica di palestre nella nostra Regione, di poter utilizzare questi impianti con tariffe o a condizioni di favore, soprattutto quest'anno, perché, come dicevo, la spesa è diventata di una certa consistenza. Le condizioni di favore si possono anche tradurre in agevolazioni particolari, perlomeno per i giovani o per i gruppi familiari, come succede in molte altre situazioni quando siamo di fronte a trasporti di questa natura, che hanno un carattere di natura pubblica, dove di fronte a gruppi familiari o ai ragazzi che devono apprendere, che devono praticare questa disciplina, si praticano condizioni di favore per cui si dà la possibilità a molta gente, che ne sarebbe esclusa, di poter utilizzare questi impianti.
Io pongo questo problema, perché anche se sembra un problema di natura... può avere un aspetto, diciamo così... anche se dicono: "ma quello vuol fare della demagogia, adesso chiede delle riduzioni sugli impianti di risalita". È un problema che tocca da vicino molti di noi ed è sentito, ma d'altra parte c'è tutta l'altra situazione di intervento dell'Ente pubblico generalizzato, c'è una situazione di concessioni in uso gratuito di intere porzioni del nostro territorio a queste Società per dare la possibilità, a chi ne ha la voglia e il tempo, di dedicarsi a questa disciplina sportiva anche provenendo da altre zone della nostra Regione. Quindi si auspica un impegno per il prossimo futuro di rivedere tutta l'organizzazione della partecipazione dell'attività dell'Amministrazione regionale in queste situazioni e, dall'altra, un provvedimento immediato che, per le considerazioni esposte, vada a vantaggio delle nostre popolazioni mettendo tutti quanti gli abitanti della Valle d'Aosta nelle stesse condizioni di particolare favore, in ordine al sacrificio che tutti quanti sopportiamo per la presenza di molti inconvenienti causati dalla presenza di questi impianti di risalita.
Andrione (U.V.) - Rispondo brevemente a quanto ha detto Lustrissy, per concordare su alcuni punti, poi lascio la parola agli Assessori competenti.
Che cosa è successo? Purtroppo la Regione è sempre intervenuta su scelte tecniche già fatte e normalmente interveniamo con capitali finanziari su scelte tecniche ritrovate. Potrei citare il caso di Champorcher, potrei citare le Cime Bianche, è facile citare il caso dell'arroccamento Aosta-Pila, dell'Ovovia, che però deve funzionare, ma è un discorso che faremo molto più a fondo in un altro momento, quando parleremo similmente anche del problema dell'Alpila. Senza un arroccamento fra Aosta e Pila - e si è accennato giustamente, secondo me, a un concetto di trasporto pubblico - evidentemente ci troveremmo nella situazione di dire che non vogliamo certe cose che, invece, abbiamo previsto con legge.
Noi vogliamo incaricare una Commissione tecnica in materia, ma deve essere posta a livello tecnico, perché è provato da certe esperienze che, anche se talune società sono passive perché continuano a fare investimenti, hanno però un giro di capitali che fondamentalmente è sano: cito il Breuil e Courmayeur proprio come esempi tipici di questo tipo di investimento fatto tecnicamente in maniera valida. Sono dei costi paurosi - mi sono informato in materia - non soltanto di investimento, ma anche di gestione. Molto sovente capita che le scelte tecniche errate in partenza si riversino poi in costi di gestione pesantissimi, che vengono coperti - come è stato accennato da qualche parte - con il solito sistema dell'aumento di capitale. Questo è un caso specifico di cui noi chiudiamo soltanto un passato, perché il discorso del presente e dell'avvenire non lo facciamo certamente oggi. Con questo richiamo soltanto un passato che risale, se non vado errato, al febbraio del 1974.
Il problema posto da Lustrissy, però, sotto questo profilo è un problema reale. Noi dobbiamo, siamo obbligati ad intervenire, perché siamo tutti coscienti che, per esempio, non aiutare la Cimes Blanches o non aiutare la Funivia di Champorcher vuol dire condannare totalmente il paese, un paese che invece può avere, attraverso quel dato tipo di sviluppo turistico, una sua economia, una sua validità. Se non facciamo qualcosa, non veniamo poi in Consiglio a lamentarci dello spopolamento della montagna o altre cose di questo genere! La proposta di Lustrissy di intervenire con una Commissione e di stabilire un comportamento generale dell'Amministrazione regionale nei confronti di queste iniziative è pertanto valida; noi l'accogliamo, vogliamo seguirla e discuterne in Consiglio con la dovuta prudenza e con la dovuta cautela.
Pe quanto riguarda la pratica dello sci, direi che ci sono pochi sport così cari, ma ci sono pochi sport in questo momento in Valle d'Aosta che conoscano un successo di questo genere. Lustrissy sa benissimo che domenica scorsa a Courmayeur, a La Thuile e persino a Pila c'erano le code; al Breuil non parliamone, e a Courmayeur era pazzesco: c'erano code di centinaia di persone. La portata dell'arroccamento di Courmayeur mi sembra sia di 1.400 persone all'ora, il che vuol dire, per esempio, che Pila potrebbe avere un numero di sciatori enormemente superiore, di sviluppare, ivi compresa la zona di Ozein... Noi però abbiamo un'ovovia che trasporta 250 persone all'ora, un impianto che tra l'altro è obsoleto - per usare un termine che è di moda - e che è una specie di strozzatura che condanna la stazione perché, per esempio, i trasporti per ferrovia con un tipo di arroccamento di questo genere non servono a niente. La famosa domanda fatta dai Club di Milano di avere quattro littorine per venire a sciare a Pila a chi serve, in realtà? Serve a Courmayeur, e noi non vogliamo che ci sia uno sviluppo così abnorme per cui, da una parte, si concentra magari troppo e, dall'altra, là dove ci sono invece possibilità reali, non c'è niente. Questo discorso, sul quale io - ripeto - sono d'accordo, lo faremo comunque in modo più ampio e più a fondo in un altro momento.
Per quanto riguarda la questione delle riduzioni o, meglio, dell'enorme aumento dei prezzi, in questo momento il Consigliere Lustrissy sa meglio di me che i costi dell'energia elettrica hanno subito un aumento pazzesco e che non possiamo non riconoscere che, se una Società vuole avere un bilancio che non sia come quelli testé letti, deve per forza di cose avere degli introiti. L'unico tipo di riduzione sul quale abbiamo insistito ed evidentemente ritorneremo è il famoso "tesserino stagionale" che costituisce - almeno, io parlo per mia esperienza - un tipo di riduzione serio, valido, specialmente per i locali, perché certamente rispetto a un ...(voce del Consigliere Lustrissy)... lo capisco, Lustrissy, però ci sono dei limiti, perché non possiamo generalizzare il tesserino, è estremamente difficile ...(voce del Consigliere Lustrissy)... però pretenderebbe che prima venga fatto un certo tipo di lavoro, perché tu che scii sai benissimo che non è la stessa cosa sciare a La Thuile, a Champorcher o al Crest. In relazione a questo, possiamo quindi studiare altri sistemi.
Per non andare a cercare lontano degli esempi e per rimanere nel tema, una delle cause del pesante indebitamento della Società Pila era in relazione ad altri fenomeni: è proprio stata una certa facilità di concessioni al Comune di Gressan - lasciamo perdere ancora la questione del personale, che è sovrabbondante e costa quello che costa - che, per forza di cose, vengono a pesare sul bilancio di gestione della Società. In questo senso dobbiamo renderci conto che tra l'acquisto del materiale, l'acquisto delle tute che cambiano ogni anno - e tu lo sai benissimo - e roba di quel genere, oggi fare dello sci è diventata una cosa per esempio proibita ai Consiglieri regionali e alla Giunta.
Chabod (D.C.) - Consigliere Monami.
Monami (P.C.I.) - Solamente per chiedere alcune informazioni. Siamo perfettamente d'accordo per quanto riguarda lo sviluppo di questa attività sportiva, se non vogliamo andare ulteriormente incontro allo spopolamento della montagna, ma mi pare che non si possa fare un discorso in questo momento, su questo tema, se non si tiene presente innanzitutto quello che ha detto prima il compagno Manganoni, e cioè che non possiamo andare avanti alla giornata, artigianalmente, su questi problemi. Lo spopolamento della montagna non lo si evita costruendo la Pista di sci qua o la Funivia là, accontentando il tal Sindaco o il tal gruppo di cittadini che vogliono qualche cosa; è un problema più grosso, che investe un discorso di programmazione e un discorso generale sullo sviluppo turistico della Valle d'Aosta. Comunque non volevo intervenire su questo.
Mi sono soltanto posto alcune domande per vedere quale deve essere il nostro atteggiamento nei confronti di questa vostra proposta. Intanto l'aumento di capitale della Pila cosa vuol dire, se non altrettanto indirettamente un aumento di capitale dell'Alpila, che è una Società che controlla per il 60% la Pila? Noi abbiamo già fatto e detto tutto per quanto riguarda l'aumento di capitale dell'Alpila, sulla funzione di quella società, quindi riteniamo che l'aumentare il capitale della Pila non sia altro che dare un contributo in modo diverso, cioè facendo entrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta, dando un po' di ossigeno all'Alpila, e come lo giustifichiamo? Con il deficit della Pila che Manganoni ha diligentemente letto a tutto il Consiglio, il bilancio, facendoci capire le ragioni di questo intervento.
Qui sorge una domanda - più che una domanda è un dubbio - che la Giunta dovrebbe essere in grado di chiarire al sottoscritto: è vero che il deficit della Pila è provocato anche dal fatto che su quella ovovia si viaggia con i biglietti venduti dalla Funivia Gorraz-Grand Grimod? Ecco, allora scopriamo come un'attività che forse potrebbe essere - a detta dei tecnici e di coloro che abitano e frequentano Pila - un impianto autosufficiente non lo è, perché una parte notevole dei biglietti con i quali si viaggia sul tratto Aosta-Pila sono della Funivia Gorraz-Grand Grimod. È una domanda, non so se questo risulta alla Giunta. Visto che parliamo della Funivia Gorraz-Grand Grimod, vorrei sapere se alla Giunta risulta che un incidente in quella Funivia abbia fatto sì che un carrello di servizio non ben frenato o comunque per un'operazione sbagliata è corso velocissimamente a ritroso, sfasciando una cabina, apportando un danno di oltre 13 milioni.
Altra domanda che pongo alla Giunta e all'Assessore al Turismo è sapere se le notizie dateci corrispondono al vero o meno. Noi riteniamo che l'ovovia, proprio perché gestita in questo modo... voi sapete quanto viene mantenuta ferma, quanto volontariamente non è fatta circolare nelle ore di punta, e non solo perché vi è un Direttore che guadagna quello che diceva il compagno Manganoni, ma anche perché tale Direttore, a detta di chi viaggia sovente su quel tratto di ovovia, non è mai presente quando l'impianto tecnico è in funzione... dicevo, in merito agli interrogativi che mi ponevo, che è facile far andare in deficit un'attività che potrebbe invece essere in attivo, proprio per tutte queste ragioni e proprio perché noi riteniamo che il discorso più generale debba essere affrontato prima di dare ancora dei quattrini che indirettamente servono all'Alpila.
Noi riconfermiamo il nostro "no" a questo provvedimento.
Milanesio (P.S.I.) - Ad alcune domande posso rispondere, ad altre non posso rispondere in questo momento, così, su due piedi. Mi informerò. Ad esempio, partendo dall'ultimo intervento, da quello di Monami, io non so se sull'Aosta-Pila vanno con i biglietti della Gorraz-Grand Grimod; non lo so, non mi risulta, e comunque faremo degli accertamenti in questa direzione, né conosco la vicenda...
Monami (P.C.I.) - ...sono stati venduti dalla Gorraz-Grand Grimod dei biglietti addirittura per 11 milioni che sono serviti per l'Ovovia Aosta-Pila.
Milanesio (P.S.I.) - Ah, ma allora forse è un discorso diverso... se ho ben capito, Monami voleva forse dire un'altra cosa: che c'è una parte di impianti attiva che si regge economicamente (ed è la parte superiore, la parte dove ci sono dei passaggi ripetitivi) e che non è la parte di arroccamento, perché la parte di arroccamento è la parte Aosta-Pila. Quindi c'è una parte sicuramente attiva (ed è la parte soprastante) e c'è una parte, invece, che strutturalmente è passiva (ed è quella sottostante). Se Monami voleva dire che certi introiti sono serviti a coprire dei deficit, sì...
Monami (P.C.I.) - No, si danno i soldi della Gorraz-Grand Grimod, i biglietti venduti risultano nei budget della Gorraz-Grand Grimod, e con quei biglietti si viaggia invece sull'Ovovia Aosta-Pila.
Milanesio (P.S.I.) - Ma è la stessa società! Eh sì, è la stessa Società Pila!
Monami (P.C.I.) - Il tratto Aosta-Pila è deficitario ed è deficitario anche perché su quel tratto si viaggia con biglietti venduti della Gorraz-Grand Grimod.
Milanesio (P.S.I.) - Ma scusatemi, io voglio dire solo questo, qui non ci siamo capiti allora!
La Gorraz-Grand Grimod è un tratto funiviario che appartiene alla Società Pila, che è la stessa Società che gestisce la Funivia, l'Ovovia Aosta-Pila e gli impianti di risalita di tutta la zona. La Società Pila gestisce tutti gli impianti di risalita della zona di Pila, a partire dagli impianti di arroccamento da Aosta a Pila, agli impianti che vi sono là sopra, che sono skilift leggeri e pesanti. Questa Società gestisce tutti gli impianti.
Ora, se noi facciamo un'analisi della situazione tecnica e strutturale di questi impianti, che cosa dobbiamo concludere? Due cose. Primo: che gli impianti di arroccamento, come ha già detto prima il Presidente, cioè l'impianto della Cabinovia Aosta-Pila, è strutturalmente deficitario, è strutturalmente insufficiente a garantire un certo afflusso di sciatori sulla neve per cui, tra l'altro, questo tipo di impianto è superato e fra due anni deve essere sostituito, perché non verranno più rinnovate le concessioni. Vi lascio immaginare che cosa potrà costare un'operazione di questo tipo, che deve essere preparata fin da adesso e, tra l'altro, deve essere preparata in modo da consentire una portata oraria almeno tre o quattro volte l'attuale, perché se noi rifacciamo un impianto di questo tipo, ci creiamo, direi, un'altra fabbrica del deficit permanente. Pertanto gli errori fatti nel passato - errori di valutazione - non devono essere ripetuti per l'avvenire, perché il domaine skiable di Pila è molto ampio e può sopportare migliaia di sciatori, che però non possono affluire attraverso la Funivia, se questa ne trasporta 250 all'ora. È una specie di collo di bottiglia, per intenderci, girato a rovescio, per cui evidentemente bisogna rivedere la tipologia dell'impianto e il tipo di investimento che si deve fare. Però è bene affermare questo: il domaine skiable di Pila ha una vasta capienza, ha ancora molte possibilità di utilizzazione, dimensionando in modo opportuno ed equilibrato sia gli impianti di adduzione (in questo caso di arroccamento), sia diversificando ancora con altri piccoli investimenti e arrivando su in cima con gli altri impianti di risalita. Se il tutto ha un aspetto organico ed omogeneo si giustifica anche economicamente, che è una delle cose importanti alle quali bisogna pensare.
Pertanto il presente stanziamento che la Regione vuol fare nel sottoscrivere altre azioni, non significa intervenire a sanare un deficit; questo contributo, questo intervento che fa la Regione non è un contributo a copertura di deficit. È un acquisto di azioni. È stato fatto un aumento di capitale al quale la Regione, come socio azionista, partecipa nella quota che già deteneva prima. L'Alpila partecipa per la restante parte, per cui, ad un certo punto, la Regione continuerà ad avere il 36,70% del capitale e l'Alpila avrà l'altro 62-63%. Ora non possiamo credere, anche se sono stati fatti degli errori di impostazione, che una Società prevalentemente privata, quale è l'Alpila, continui a mettere dei soldi così, per diletto, in questa iniziativa, senza pensare di avere in avvenire una modesta remunerazione sul capitale.
Intanto sugli impianti di risalita dobbiamo fare un discorso generale, una volta per tutte: si tratta di infrastrutture, di attrezzature che consentono l'esistenza della stagione invernale in certi luoghi. Lo abbiamo già detto in altre circostanze, in altri momenti. Purtroppo l'esistenza della stagione invernale in certi luoghi è garantita, oltre che dall'innevamento, dalla presenza di mezzi meccanici di risalita. Se non ci sono questi mezzi meccanici di risalita nessuno va a sciare in quelle zone, nessuno va a passare la stagione invernale in quelle zone, quindi è uno strumento per consentire evidentemente lo sviluppo turistico, le presenze turistiche, il lavoro alberghiero, i maestri di sci, di tutti gli addetti al settore, la vita economica di certe zone.
Sono stati fatti in Valle d'Aosta diversi interventi in questo settore - in parte privati, in parte pubblici, in parte privati e pubblici - ed è stata commessa una somma di errori che avrebbe già dovuto trasformarsi in esperienza almeno qualche anno fa. Invece bisogna dire che questa esperienza non è ancora patrimonio comune degli operatori della nostra Regione e tanto meno della Regione Autonoma della Valle d'Aosta - vedi Consiglio regionale, vedi Giunta regionale - perché purtroppo gli errori fatti su certi impianti sono stati ripetuti, a distanza di alcuni anni, su altri impianti, anche se poi queste cose qualcuno le aveva dette, ma altri non vi avevano creduto. Mi riferisco alla questione delle "Cime Bianche", dove il Consiglio regionale ha deliberato di partecipare massicciamente per una certa iniziativa, a quando erano state fatte delle osservazioni di merito che avevo fatto io e che aveva fatto l'ufficio, o che comunque ha ritenuto di fare il Consiglio regionale. Morale della favola: oggi ci troviamo con un impianto che, per quanto riguarda l'arroccamento fatto qualche anno fa, ha gli stessi errori di quello di Pila, e poi ripete altri errori di altri impianti che non erano stati puntualmente indicati ed esaminati.
Ora la proposta di Lustrissy non ci può che trovare sensibili. Qui non si tratta di creare un'ennesima Commissione ad hoc. Ci sono due Commissioni che possono occuparsi di questo problema: una è la Commissione Finanze e Affari Generali, l'altra è la Commissione Turismo. La Regione dispone di moltissimi dati, i nostri uffici dispongono di moltissimi dati, di relazioni, di esperienza, che vorremmo che diventassero patrimonio comune del Consiglio regionale, degli operatori turistici e delle Amministrazioni comunali, le quali sono le prime che vanno allo sbando e che improvvisano in questo settore, perché quando spendono i loro soldi - intanto i soldi che spendono in certi casi sono di nessuno, vedi l'Amministrazione comunale di Valtournenche, nella fattispecie -poi li chiedono alla Regione, come sempre.
Ecco allora perché dico "facciamo attenzione a non commettere degli errori", perché ne abbiamo commessi tanti. In questo caso specifico io voglio solo dire che si tratta di fare un aumento di capitale sociale. La situazione finanziaria di quella Società è abbastanza pesante, ma è collegata a tutto il discorso della Società. Purtroppo non possiamo scindere la vicenda Pila da quella dell'Alpila, perché la vicenda Pila è una vicenda infrastrutturale, quindi funiviaria, al servizio di una scelta strategica che può essere quella dell'Alpila. Noi possiamo discutere, contestare la questione Alpila, la possiamo ridimensionare, dimensionare opportunamente, dargli un certo contenuto diverso da quello che aveva inizialmente, però non dimentichiamo poi che il supporto di questa stazione sono anche gli impianti di risalita, gli impianti di risalita non possono esistere senza una ricettività. Se non esistono gli impianti di risalita, non esiste la stazione turistica, non dimentichiamolo! Perciò il problema è strettamente connesso e collegato. In questo senso, fare un aumento di capitale nella Pila, significa dare anche un vantaggio indiretto all'Alpila, indubbiamente, però non dimentichiamo che se la Regione sottoscrive 59 milioni, l'Alpila ne sottoscrive tre volte tanti in questa Società, deve fare un aumento di capitale di questo tipo, che ha già fatto, tra l'altro, e quindi noi siamo in ritardo sotto questo profilo.
Ora mi sono intrattenuto ampiamente su certi temi che, del resto, aveva già toccato il Presidente. Certo che questo problema deve essere affrontato seriamente, perché nei prossimi anni e nei prossimi mesi ci troveremo di fronte a problemi da esaminare che saranno drammatici. Questo non è drammatico, è un impegno preso che dobbiamo assolvere. E poi ci sarà il problema della "Cime Bianche", che è un problema drammatico; ci sarà il problema in qualche modo di Champorcher, sul quale bisognerà intervenire. Ci sono altri impianti funiviari che sono stati fatti anche intelligentemente - mi riferisco a quelli di Gressoney -, iniziati recentemente, che non hanno ancora una partecipazione regionale, ma che la chiedono o la chiederanno, e che sono stati fatti, per quanto ne so io, opportunamente, senza commettere gli errori commessi invece da tanti altri che hanno investito così, direi "alla carlona", senza curarsi minimamente di fare un'analisi critica degli impianti esistenti in Valle. Errori ne hanno commessi tutti. Perfino la Val Veny, che ha fatto cose egregie, ha commesso degli errori, per fortuna non irrimediabili, non irreparabili, perché li ha commessi negli impianti alti; se li avesse commessi nell'impianto di arroccamento, a quest'ora avrebbe già portato i libri in Tribunale, perché evidentemente quella Società sarebbe già fallita.
Ora esiste un'esperienza nel settore, esiste un minimo di documentazione, esiste la possibilità di fare in modo che tutto questo diventi coscienza del Consiglio, coscienza tecnico-amministrativa del Consiglio, di qualche Commissione. Ecco quindi che la Giunta - lo ha detto il Presidente - accoglie volentieri l'invito del Consigliere Lustrissy di esaminare in apposite riunioni. Le Commissioni devono servire a questo, perché altrimenti non so a che cosa servono, questo non per voler privare tutti i Consiglieri di una discussione, ma per approfondire meglio, in una sede tecnica, politica e amministrativa, quale è quella della Commissione, certe questioni. Di materiale ne abbiamo a sufficienza per dare documentazioni precise ai Consiglieri circa l'opportunità degli investimenti fatti e, magari, la necessità di completare questi investimenti, nonché l'indicazione su quali investimenti noi riteniamo errati strutturalmente, sui quali quindi c'è poco da fare e bisognerà caricarsi delle passività se vogliamo mantenere aperti questi impianti di risalita, oppure che con investimenti successivi si possono modificare certe situazioni e portarle almeno al pareggio o, comunque, a modeste redditività. Ecco che questo discorso ci potrà poi consentire di sviluppare quello che ha fatto Manganoni sulla necessità di programmare gli investimenti, di non lasciarsi tirare per i capelli tutte le volte che qualcuno fa un investimento e poi chiede la partecipazione della Regione.
Io voglio ricordare - e Manganoni queste cose certamente le sa, perché è uno dei pochi che se l'è letto - che nella famosa "bozza" del Piano Urbanistico erano indicate le zone suscettibili di sviluppo sciistico. Questo è lo studio che ci è costato qualche milione di lire e qualche mese di tempo. È stato fatto un censimento preciso di tutti i domaines skiables della nostra Regione con gli innevamenti, con la durata di questi innevamenti, con l'indicazione di dove c'è il pericolo di caduta di valanghe, e quindi, sotto quel profilo, noi siamo in grado di dare informazioni precise al Consiglio e agli operatori stessi. Queste rilevazioni ci sono, sono costate qualche milione, sono durate per degli anni e sono state fatte molto bene dai maestri di sci e dalle guide alpine. Quindi su questo argomento io non posso dare altre risposte se non che mi riserverò di esaminare.
Per quanto ha sollevato il Consigliere Monami, mi riserverò di dargli le risposte non appena avrò la possibilità di dargliele, magari non in Consiglio, comunque con un colpo di telefono o, se lo riterrà, in un'altra seduta consiliare.
Quello che voglio dire al Consiglio regionale è che qui non si tratta, ripeto, di fare qualcosa di strano, di straordinario, di particolare nei confronti della Società Pila, ma semplicemente di mantenere fede ad un impegno di sottoscrizione assunto a suo tempo e di partecipare pro-quota a questo impegno di sottoscrizione. Tutto il problema dell'Alpila e della Pila non si risolve con questa modesta sottoscrizione. Anzi, tra poco tempo, tra pochi mesi dovremo porci il problema della futura chiusura degli impianti di arroccamento, perché fra due anni scade la concessione, per cui dovremo porci il problema di cosa fare se vogliamo ridimensionare Pila in termini di posti letto. Bisognerà garantire che i posti letto siano quanto meno assicurati ad Aosta e, quindi, garantire un collegamento più rapido, con una portata oraria maggiore. Tutti questi problemi sono collegati tra di loro.
Tra pochissimo dovremo occuparci delle Cime Bianche, e lì sarà una "botta", tra una storia e l'altra, se si vuole adeguare quegli impianti ad una situazione di sana amministrazione, non remunerativa del capitale impiegato, ma quanto meno di equilibrio di bilancio. Nel giro di qualche anno bisognerà investire come minimo ancora più di 1 miliardo nelle Funivie delle Cime Bianche. Questo significa che la Regione deve tirare fuori almeno 300 milioni, visto che ha il 30% e qualcosa in questa Società, almeno 1 miliardo. Se noi non investiamo 1 miliardo, ci rimetteremo 70-80 milioni all'anno di deficit di gestione per 10 anni, come ridere. Evidentemente questo deficit lo sopporteremo un po' noi, un po' il Comune di Valtournenche, un po' i privati. Però certe cose erano state dette: l'impianto è stato studiato male (ma si può correggere); la strozzatura iniziale dell'impianto di arroccamento rimane (lo stesso errore di Pila), niente parcheggi (almeno a Pila ci sono), comunque la strozzatura iniziale rimane. Si può cercare di recuperare con la zona alta, però espandendo gli impianti e collegandosi magari verso il Breuil, dall'altra parte, e addirittura verso la Valle d'Ayas, ancora dall'altra. Le possibilità di risolvere certi problemi quindi ci sono, ma richiederanno investimenti aggiuntivi, a meno che vogliamo uscire da certe situazioni che bene o male abbiamo determinato a creare anche noi e vogliamo lavarcene le mani, ma non credo sia possibile. Dobbiamo solo uscirne col minor danno possibile e mettendo in piedi delle attrezzature sane che possono avere un avvenire.
Sul discorso di Pila, chiudendo, invito il Consiglio a votare a favore. Non si tratta di niente di particolare, ma di una sottoscrizione pro-quota di un aumento di capitale già fatto dal 1973 e non ancora sottoscritto da parte della Regione.
Chabod (D.C.) - Consigliere Pollicini.
Pollicini (D.P.) - Questa poteva essere un'occasione per fare un discorso globale per lo sviluppo turistico di Pila e uno sviluppo regionale.
Quello che noi lamentiamo è che oggi si continui ad andare avanti con metodi che forse potevano anche essere accettati in un'epoca in cui il discorso era artigianale. Oggi, però, il nostro turismo ha assunto dimensioni e anche oneri e problemi tali che non può più essere preso così com'era preso nel passato. È pertanto necessario fare un discorso completo, è indispensabile per l'esigenza stessa di una programmazione minima che si deve fare in questo campo. Ecco quello che noi lamentiamo, in sostanza.
Adesso qui si tratta di esaminare il problema dell'arroccamento da Aosta a Pila, ma anche questo discorso non l'abbiamo fatto completo. Cosa prevediamo come mezzo di accesso da Aosta a Pila? Prevediamo, privilegiamo il mezzo di accesso funiviario oppure quello stradale? È sussidiario? E in che misura? Ecco teniamo conto dell'esempio che il tipo di utilizzo del mezzo di accesso con Ovovia a Pila è maggiormente utilizzato dai locali rispetto al turismo proveniente dall'esterno. Quindi, valutando in un modo o nell'altro la soluzione del problema, diamo una risposta anche politica a quello che è il turismo locale, che vedeva in Pila il domaine skiable della Città di Aosta e dintorni. Questo discorso evidentemente va tenuto, anche perché non è un caso che si possa fare in questo momento.
Vi è la sensazione, da parte degli sciatori della Città di Aosta e dintorni, che un tipo di politica dell'Alpila sia quasi tendente ad emarginare una clientela che, forse, si pensa opportuno che vada altrove, c'è quasi un modo di privilegiare un tipo di clientela proveniente dall'esterno. Sono solo sensazioni e quindi non certamente dati di fatto, perché non è dimostrabile, ma sono sensazioni che nascono, ad esempio, da questi fatti episodici, che può essere quello che il tipo di trasporto ad Ovovia è rimasto fermo e chi più ne subisce le conseguenze sono proprio i locali.
Quindi cosa vediamo? Vediamo un tipo di intervento che si prevede di 60 milioni. Non entriamo nel merito né della cifra, né dell'intervento come tale, entriamo invece nel discorso che bisogna farlo in senso globale. Pertanto, che cosa intendiamo fare? In che logica di interventi è inserito questo discorso dei 60 milioni per l'aumento di capitale della Pila? Qual è il discorso di fondo? È un ulteriore tamponamento? Si è parlato - e giustamente la Giunta lo ha detto - che fra due anni scade il periodo entro il quale poi dobbiamo rifare tutta la parte per la legge sui trasporti, sul trasporto a fune... in questo quadro c'è un investimento di circa 1 miliardo, e qual è la posizione della Giunta? Cosa pensa di fare? Qual è l'orientamento? Questa era un'occasione per parlare e definire, perché altrimenti si rischia, seguendo il medesimo metodo, di arrivare fra due anni ad un ulteriore intervento attraverso una delibera per cui occorre una sottoscrizione da parte della Regione per rifare ad esempio l'Ovovia da Aosta a Pila.
Ecco perché noi non siamo favorevoli a votare questa delibera. Siamo portati a insistere, perché oggi i problemi devono essere più completi, non si può più continuare nella politica dei tamponamenti di cui oggi stiamo pagando tutte le conseguenze. Bisogna che un bel giorno ci mettiamo in testa di cominciare a fare dei discorsi completi, globali, vedere in che logica si inserisce il problema dell'Ovovia, in che logica si inserisce l'intervento negli altri impianti funiviari, qual è il tipo di politica per quanto riguarda gli impianti funiviari in generale che adotta la Regione, in particolare qual è il tipo di politica per gli sviluppi turistici. Occorre che il discorso sia fatto in termini diversi da quello attuale, perché noi lo vediamo come un tamponamento che serve soltanto a dare un po' di ossigeno, che però fa riportare il problema alla stessa dimensione, anzi, aggravato nella dimensione finanziaria, fra un anno, fra due anni.
Il discorso fatto dall'Assessore Milanesio ci deve porre evidentemente parecchi interrogativi. Fra due anni che si fa? Quale è l'intenzione? Il mezzo di trasporto strada è privilegiato? È secondario? In che senso viene inquadrato il discorso strada? E il trasporto funiviario? Ecco, in questo quadro noi avremmo voluto vedere... si è persa, secondo noi, un'occasione per poter affrontare il problema proprio in termini diversi, perché è necessario. Noi non stiamo a dire che tale discorso si doveva evidentemente vedere dieci o vent'anni fa, forse è vero anche questo, però i problemi avevano altre dimensioni. Oggi questi problemi ci stanno travolgendo, si stanno moltiplicando, per cui rischiamo, noi, come Ente Regione, di esserne travolti. Questo è il rischio che stiamo subendo.
Ora, prima che questi problemi ci travolgano, è opportuno che vediamo il discorso di fondo, un discorso generale. Abbiamo parlato molto di politica di piano, abbiamo parlato molto di modello di sviluppo, quindi cerchiamo di dare un senso concreto a queste intenzioni che tutti quanti noi esprimiamo. Pertanto sotto questo aspetto, proprio perché non vediamo in che logica sia inserito questo intervento, noi ci asteniamo.
Chabod (D.C.) - Assessore Fosson.
Fosson (U.V.) - Non vorrei ripetere certe cose che sono già state dette dal Presidente e dall'Assessore Milanesio. Anche in questo caso credevo di avere speso poche parole pur mettendo a fuoco qual era il problema, e cioè che era una questione di sanatoria, una questione passata, che non aveva niente a che vedere con tutto il discorso che si dovrà vedere per il futuro, particolarmente per Pila e anche per il resto. Ora posso concordare e concordo pienamente che si deve arrivare a fare una discussione in Consiglio regionale vedendo tutto il problema globale, entrando nei particolari e vedendo bene quale è la programmazione che dovremo fare anche in questo campo.
Permettetemi però di dire - e in questo momento me lo permetta Pollicini, lei che dice: "Abbiamo perso un'occasione" - che questa è la sanatoria di una questione risalente al 1973 come aumento di capitale e ha un impegno praticamente della Giunta passata risalente all'inizio del 1974. Ora siamo alla fine del 1975. Molto presto, perché ci siamo posti anche noi i problemi - e l'hanno anticipato sia il Presidente, sia Milanesio che dovremo affrontare questi problemi e sarà il Consiglio a dover decidere sulle scelte che si dovranno fare -, si porrà il problema dell'arroccamento di Pila. Non è deciso, avevamo preso degli impegni in passato per la strada. La strada, quel miliardo che si pensava di spendere prima, oggi costa 3 o 4 miliardi, quindi ci sarà una valutazione da fare e la dovremo fare tutti insieme per vedere, nel momento della scelta, quale sarà la forma migliore per servire effettivamente tutti gli interessi che ci sono a Pila, non solamente quelli dell'Alpila, ma effettivamente anche gli interessi di tutti i locali che gravitano su quella zona lì. Però dovremo anche fare un conto economico e vedere quale è la soluzione migliore, ma è una scelta che dovremo fare tutti assieme. È una scelta che esula in questo momento dal provvedimento da noi sottoposto all'approvazione. Non abbiamo perso l'occasione di fare questo discorso, perché per farlo con cognizione di causa bisogna dare anche al Consiglio tutti gli elementi di valutazione che, in questo caso, entrano pure nella soluzione che si deve dare all'Alpila. Questo non risolve niente.
Forse Monami si è sbagliato, perché dice che non è facendo questo aumento di capitale alla Pila che noi diamo un di più all'Alpila, poiché - e l'ho detto - nell'aumento di capitale che facciamo alla Pila abbiamo tenuto conto di quell'aumento indiretto di cui siamo già coinvolti nella nostra partecipazione nell'Alpila, perché altrimenti, invece di un aumento di capitale di 59 milioni, avremmo dovuto fare un aumento di capitale per mantenere sempre la questione del 36% e, se noi non avessimo pensato all'Alpila, avremmo dovuto fare un aumento di capitale di 100 e più milioni. Invece era stata fatta questa stessa proposta nel 1974 e la Giunta precedente aveva detto: "Salvo approvazione del Consiglio, siamo disposti ad accettare questo", quindi non si è spostato di una lira rispetto a quanto era stato fatto allora. Proprio attraverso una discussione approfondita anche con la Pila, abbiamo detto: "Noi in questo momento, fin quando non avremo fatto un discorso globale al Consiglio regionale, l'unica questione che possiamo fare è quella di sottoscrivere quell'aumento di capitale che era già stato deciso dalla Giunta precedente e portare al Consiglio questo". Mi sembra un discorso molto chiaro, molto onesto.
L'Assessore Milanesio vi ha parlato - io l'avevo appena accennato, non volevo assolutamente entrare nell'argomento, perché non ritenevo di doverlo discutere oggi - della questione che la Pila aveva il problema della ristrutturazione e, eventualmente, dell'impianto di arroccamento. Noi però per intanto non l'abbiamo preso in esame, perché, quello sì, deve essere preso in esame con il complesso di quello che vogliamo fare anche per l'Alpila, poiché sono strettamente legati.
I 59 milioni che noi diamo di aumento di capitale alla Pila non pregiudicano niente, può essere fatto tranquillamente senza arrivare a quel discorso globale, perché, come ho detto, è una sanatoria del passato. Tutto il resto occorrerà discuterlo e bisognerà discuterlo non fra due anni, quando il problema sarà impellente (lo abbiamo già detto prima e lo hanno detto altri prima di me): sarà una questione che si dovrà affrontare forse già nei primi mesi del 1976. E si dovrà affrontare anche molto presto - ed io qui sono perfettamente d'accordo -, tenendo conto d'altra parte che il Presidente ha già accolto certe suggestioni esternate anche dal Consigliere Lustrissy, le quali si ricollegano a quello che è eventualmente il prezzo dei biglietti per i locali. Questo però è un problema che va studiato a fondo per non creare inconvenienti, quindi va visto nel quadro generale.
Io non penso di avere in questo momento altro da dire, se non ripetere cose già dette. Ritengo che il Consiglio possa approvare con tutta tranquillità questo aumento di capitale, senza pregiudicare niente, perché è la sanatoria di una cosa passata. Sia ben chiaro: questi 59 milioni non sono destinati all'Ovovia Aosta-Pila, sono un aumento di capitale della Società che gestisce tutti gli impianti.
Monami aveva evidenziato la questione dei biglietti che vengono usufruiti sull'Ovovia Aosta-Pila: non cambia niente, almeno nel quadro generale della Società, perché è tutto della Società Pila, non è che quella del Grand Grimod sia un introito che viene all'Alpila e invece che questi siano della Pila. La gestione degli impianti è tutta della Pila.
Ora l'unica osservazione che si può fare è che noi, nel discorso globale - e lo dovremo fare -, dovremo vedere quale incidenza hanno eventualmente queste cose che sono interne alla Società, perché domani si potrebbe dire: "Facciamo figurare un forte deficit sulla Seggiovia mentre...", perché praticamente una parte di questi incassi, che sono relativi alla Seggiovia, all'Ovovia, sono fatti dalla Funivia del Grand Grimod, ma questo è un fatto puramente interno che potrà eventualmente servirci per studiare il problema globale nel momento in cui dovremo pensare alla ristrutturazione di tale impianto. Agli effetti del bilancio della Società Pila e agli effetti degli introiti attuali, non cambia niente. Non so se ho chiarito questo punto. Sul resto io non sono in grado di rispondere, risponderà eventualmente l'Assessore Milanesio alle domande che gli hanno posto.
Io pertanto invito proprio il Consiglio a meditare un momento. Non giudichiamo niente. Dovremo invece poi affrontare molto presto il problema globale e questa sarà una discussione che ci porterà via molto tempo, perché dovremo prevedere tutti insieme come fare.
Per finire, tanto per non prendere la parola dopo, io mi astengo dalla votazione, perché come promotore di questa Società... quando nel lontano 1946 abbiamo fatto una sottoscrizione popolare alla Cogne, ho versato anch'io il mio modesto obolo alla Società e sono ancora azionista, per alcune azioni. Non so se lo sono ancora, Manganoni, quindi mi astengo dalla votazione del provvedimento per questo motivo.
Chabod (D.C.) - Manganoni, per dichiarazione di voto.
Manganoni (P.C.I.) - Milanesio dice che gli impianti di risalita fanno parte delle infrastrutture, che sono strumenti per mantenere il turismo. Sono d'accordo, però io, che ho molta meno esperienza di quanta ne può avere l'Assessore Milanesio, mi sono interessato di come i Francesi li gestiscono in "Savoia", entre parenthèses.
Vi ho accennato prima quanto mi è stato risposto dalla Val d'Isère, dal Moncenisio (parte francese), dove ci sono molti mezzi di risalita. Ne ho accennato all'albergo dove sono andato a mangiare a mezzogiorno: "Come reggete il deficit, eccetera?" e mi hanno risposto: "È un Consorzio di tutti i mezzi di risalita, costituito dagli operatori turistici ed economici della zona, i quali lo gestiscono, ne pagano gli eventuali deficit, ma non c'è l'Ente pubblico che caccia fuori quattrini". Ora, se questi criteri sono stati adottati in Savoia, perché noi non possiamo fare altrettanto? Non dico che li dobbiamo copiare esattamente, ma vediamo come lo fanno loro. Perché chi trae i vantaggi da tutto questo? Sono gli operatori turistici ed economici, e quindi non è giusto che la collettività paghi e siano solo ed esclusivamente costoro a trarne dei vantaggi.
Non sarò lungo, poi concludo, ma vediamo cosa risulta dal bilancio di fine 1974. Ho chiesto alla Giunta la situazione del 1975, ma non mi si è risposto; forse la Giunta non conoscerà il dato, comunque il deficit è di circa 1 miliardo. Ma non avete neanche il bilancio preventivo? Comunque circa 1 miliardo di impegni presso le Banche. Calcoliamo il 15%, perché questi debiti erano del 1974 quando i tassi erano del 15%, e sono 150 milioni annui di interessi passivi (lasciamo perdere la gestione, solo gli interessi passivi alle Banche). Ora noi ne versiamo 60, cioè neanche la metà dell'importo degli interessi passivi annui, che cosa cambia nella disastrosa situazione finanziaria della Pila? Questa domanda io vi pongo, cioè come si pensa di risolverla? Il miliardo di debiti rimane, perché non si paga con 60 milioni. Dei 150 milioni annui di interessi passivi noi non paghiamo neanche la metà per un anno. La situazione rimane esattamente quella di prima. Mi vuol dire la Giunta come intende risolverla? Primo. Vi era un impegno di Giunta a non versare nel fondo dell'Alpila - sotto qualsiasi forma - prima della revisione della convenzione. Ora Milanesio dice - ed io sono d'accordo con lui - che non possiamo scindere la Pila dall'Alpila, perché è un medesimo problema, è connesso. Sono d'accordo, è esatto, e allora questo è un modo di sottrarsi al mandato ricevuto dal Consiglio e di continuare a sovvenzionare, magari indirettamente, l'Alpila. Quindi qui si parla anche di programmazioni, di soluzioni globali. Ne ha parlato Fosson, ne ha parlato Milanesio, e noi siamo d'accordo, ma allora facciamolo! Inseriamo questo provvedimento che voi ci proponete della soluzione globale, perché il problema globale non può essere risolto con un provvedimento settoriale e parziale come è questo, poiché vi ho dimostrato prima che lasciamo le cose esattamente come stanno.
Fosson dice che è un provvedimento onesto. Noi diciamo di no e l'abbiamo dimostrato, perché con questo atto diamo sottobanco i soldi all'Alpila per cui ci eravamo impegnati - ripeto: l'ha detto Milanesio, e io sono pienamente d'accordo, la Pila e l'Alpila sono la stessa cosa, sono strettamente connesse e non si possono scindere - quindi per noi non è neanche un provvedimento onesto, per noi è disonesto.
Per queste ragioni noi votiamo contro: primo, perché siamo contrari a fare dei favori all'Alpila, anche se dei particolari favori, sottobanco; secondo, perché questo provvedimento è contrario a quei provvedimenti globali che voi avete sostenuto fino adesso.
Chabod (D.C.) - Milanesio.
Milanesio (P.S.I.) - Per dichiarazione di voto, ma sarò brevissimo.
Intanto, quando ho sostenuto che l'Alpila e la Pila sono la stessa cosa, l'ho sostenuto riferendomi - e mi pare di averlo spiegato anche chiaramente - al fatto che una stazione turistica non può esistere se non esistono i posti letto e gli impianti di risalita, allorché si tratti di stazione tipo invernale. In questo senso l'ho detto: il dimensionamento e lo sviluppo della Pila può e deve marciare di pari passo con il dimensionamento e lo sviluppo dell'Alpila intesa come attività immobiliare e residenziale, ma non facendo confusione fra le due Società, che hanno due personalità giuridiche e due finalità ben specificate dal loro oggetto sociale: uno è quello di fare degli impianti di risalita e l'altro è quello di fare delle costruzioni, degli alberghi, di garantire una certa residenzialità. Quindi non si può dire che, dando i soldi alla Pila, noi li diamo indirettamente all'Alpila. Noi contribuiamo, facendo questo, allo sviluppo di quella zona, secondo un disegno generale che, in parte, è accettato da questo Consiglio e, in parte, verrà ridiscusso prossimamente. Non abbiamo voluto discutere sulla situazione generale. Abbiamo dato degli anticipi che sono serviti evidentemente ad illuminare il Consiglio sulle cose che dovremo affrontare prossimamente, sia sulla questione Pila, sia per quanto riguarda altri impianti di risalita.
Questo impegno - lo ha detto Fosson in apertura di seduta e lo ha ribadito nel suo intervento successivo - è stato preso dalla precedente Giunta della quale facevo parte anch'io, tra parentesi, e quindi è semplicemente il mantenimento di un impegno assunto. È un impegno che viene mantenuto dalla Regione, a due anni di distanza, quando già l'Alpila ha fatto l'aumento di capitale e manchiamo noi in questo concorso finanziario. Non serve assolutamente a risolvere tutti i problemi che ha di fronte a sé la Pila, perché sono problemi immensi che il Consiglio dovrà esaminare prossimamente, e sono quelli della ristrutturazione, del rifacimento degli impianti di arroccamento, con tutto quel discorso cui Pollicini accennava, e cioè: che ruolo dare alla strada, all'impianto di risalita, ma anche alla stazione, perché noi dobbiamo ridiscutere il ruolo della stazione. Questo discorso si porterà avanti con la previsione proposta da parte della Giunta della convenzione Alpila, per cui è inutile anticipare tali cose. Le vedremo in quel momento e, in quel momento, dovremo discutere tutto, è chiaro, perché se ridimensioniamo Pila come insediamento, evidentemente dobbiamo servirci di Aosta. Per servirci di Aosta dobbiamo avere dei collegamenti rapidi che smaltiscano, sia di Aosta come retroterra umano, gli sciatori locali, sia di Aosta come capacità ricettiva. Però a questo punto - perché il discorso diventa duplice - anche la ricettività alberghiera di Aosta deve essere messa in qualche modo al servizio dei campi di neve di Pila se ridimensioniamo, per esempio, Pila nella sua indicazione, poiché certe stazioni o hanno un certo numero di posti letto che garantiscono un certo volano o non si giustificano economicamente. Comunque, saranno valutazioni che questo Consiglio sarà chiamato a fare.
Oggi noi non vogliamo anticipare con questa discussione tutto il resto, non era nostra intenzione; ecco perché invitiamo il Consiglio ad approvare questo aumento di capitale, che non risolve il problema della Pila, ma è il mantenimento di un vecchio impegno assunto dalla Giunta precedente e che, tra l'altro, si giustifica pienamente. Sia ben chiaro, con questo non voglio ricattare moralmente nessuno. A mio avviso, questo aumento di capitale è pienamente giustificato ed in misura acconcia, non fa aumentare la presenza della Regione in questa Società. Pertanto io invito ancora una volta il Consiglio a votare a favore di questo provvedimento, tenuto conto che le discussioni che riguarderanno il destino di Pila, dell'Alpila e di tutta questa zona si faranno prossimamente in questo Consiglio.
Chabod (D.C.) - C'è qualcun altro per dichiarazione di voto? Consigliere Parisi.
Parisi (M.S.I.-D.N.) - Signori, ovviamente non sarà il mio voto ad ostacolare il turismo nella regione di Pila e quindi voto a favore di questo provvedimento.
Mi corre però l'obbligo di dire che, in mezzo a una fiumana di parole - e chiedo scusa agli amici - vi sono state un sacco di confusioni, perché si continua a dire, da una parte, che questa nuova sottoscrizione dovrebbe servire a sanare un precedente deficit e, dall'altra, che tale sottoscrizione serve ad aumentare capitali. No, Signori, o l'una o l'altra! Non si possono verificare le due cose assieme, perché, quando si chiede una sottoscrizione di azioni per un determinato scopo, essa dovrebbe soltanto servire ad aumentare il capitale dell'azienda. Invece, quando si dice che questa sottoscrizione serve a sanare una questione precedente, allora qui c'è un equivoco che non corrisponde. O è l'una o è l'altra. Ma è bello andare a Pila in Seggiovia, in tutte le maniere, in Funivia, sento dire che è necessario, che quasi si dovrebbe andare a Pila gratis et amore Dei, con i tesserini o senza i tesserini.
Ora, fintanto che si debba permettere un'agevolazione ai giovani che praticano sport in quella zona... certamente, bisogna andare incontro ai giovani, ma quando poi si devono dare delle facilitazioni per tutta la Valle d'Aosta, ecco che il deficit di una Società aumenta e la Regione paga. Eh no! E chi ne beneficia? Qui sono sempre le stesse cose: ora per le bovine che si abbattono e per le quali si spendono 5,6 miliardi, eccetera, ora per l'Alpila, ora per una storia, ora per l'altra... ma chi ne viene a beneficiare? Solo e soprattutto gli operatori economici! Allora noi siamo sempre disposti ad aiutare gli operatori economici a danno della comunità, questo è il fatto! Grazie.
Chabod (D.C.) - C'è qualcun altro? Il Consigliere Clusaz.
Clusaz (U.V.) - Sono favorevole, lo dico anche per correttezza. Non vedo perché questa sanatoria non debba essere votata, se non all'unanimità, almeno a grande maggioranza, dal momento che questo era un accordo fatto dalla Giunta precedente e, fatto proprio, da questa.
Chabod (D.C.) - C'è qualcun altro che prende la parola per dichiarazione di voto? Allora chi è favorevole è pregato di alzare la mano, così come chi è contrario. Astenuti?
Esito della votazione:
Presenti: 25
Votanti: 22
Favorevoli: 15
Contrari: 7
Astenuti: 3 (Albaney, Lanivi, Lustrissy)
Il Consiglio approva.
---
Il Consiglio
delibera
1°) di approvare la ulteriore sottoscrizione da parte della Regione di capitale azionario della PILA S.p.A. per un ammontare di spesa di lire 59.950.000 (cinquantanovemilioninovecentocinquantamila) di cui lire 54.500.000 per la sottoscrizione e l'acquisto di n. 10.900 azioni da lire 5.000 cadauna e lire 5.450.000 per sovrapprezzo in ragione di lire 500 per azione;
2°) di approvare la relativa spesa di complessive lire 59.950.000 ordinando l'emissione del relativo mandato di pagamento, con imputazione della spesa stessa al capitolo 246 del bilancio preventivo della Regione per l'anno 1975 ("Spese per la sottoscrizione di titoli azionari di Società di Funivie e Seggiovie locali"), che presenta la necessaria disponibilità.
Chabod (D.C.) - Allora passiamo al punto n. 19, il cui relatore è l'Assessore all'Agricoltura e Foreste.
