Oggetto del Consiglio n. 339 del 7 novembre 1975 - Verbale

OGGETTO N. 339/75 - Discussione sulle dichiarazioni programmatiche.

Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - Colleghi Consiglieri, i lavori hanno inizio con 25 Consiglieri presenti.

Si procede alla discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta. Era iscritto a parlare il Consigliere Bordon.

Bordon (D.C.) - Riprendere il dialogo - o discorso o chiacchierata, come volete - a distanza di circa 24 ore non è molto invitante; sembra quasi di iniziare un dialogo con qualcheduno che non c'è più. Bisogna tirare la carretta e questo mi fa aggiungere e dire che però devo prendere la parola, perché anche ieri, alla fine, quasi quasi si accusava di non esserci fatti sentire fino allora.

Ora, che io abbia molta voglia di parlare, no, e questo vi consolerà tutti, tanto più che non mi sembra ci sia molto da aggiungere e molto da dire, perché ieri sera ci si preparava alla discussione di stamane, alla quale tutti attribuiamo quell'importanza che aveva, mi sembrava di sentire dire questo discorso... che ci si trascinasse un po' stancamente, sarà anche stata l'ora tarda. D'altronde mi consentirete di dire che il giorno prima o i giorni prima, come tutti noi facciamo, sia chi scrive la sua relazione, sia chi non la scrive, ci chiedevamo e ci dicevamo: "sentiremo cosa diranno i nostri avversari politici, amici, però su questo programma, che indubbiamente è il nostro". Facciamo parte di una maggioranza e sarebbe ridicolo venire a dire che non siamo d'accordo sul programma.

Naturalmente ci sarebbero diverse considerazioni da fare e forse ieri, a caldo, sarebbero venute fuori più lunghe queste considerazioni; stasera invece cercheremo di ridurle di molto. In fondo in fondo, avevo previsto quello che si sarebbe detto ieri qui dentro e quindi potrei aggiungere che niente di nuovo mi era venuto alle orecchie, in quanto questo discorso che è stato portato avanti su un programma che non si poteva neanche tanto discutere, attribuendo naturalmente a questa maggioranza gravissime carenze che si possono anche sempre confutare, naturalmente con molta soggezione... perché il bello è poi anche sempre questo, e me ne ha dato lo spunto Clusaz. Cerco di rientrare un po' per volta nel clima di ieri, perché mi sembra che essere apologeta di questa maggioranza, se non la Giunta, sia la cosa più logica possibile per me, ci mancherebbe soltanto più che faccia parte di una maggioranza e poi che non l'appoggi, che non sia apologeta di questa maggioranza! Per cui un giorno, già qui dentro, ebbi a inserirmi con una frase amichevole verso... io lo vorrei chiamare "pennivendolo", ma sarebbe una brutta frase... un certo giornalista che, dicendomi che faccio l'apologeta, mi fece un complimento! Penso che per quanto riguarda lui stesso si sia tramutato in apologeta dei Comunisti, dei D.P., dei nostri avversari politici, e tutto questo in barba a quella pluralità di informazioni, a quella sincerità di informazione per cui, quando si aprono determinate pagine della Gazzetta del Popolo, si vedono magnificare soltanto quello che fanno i nostri avversari! Anche su questo non ci preoccupiamo: lo notiamo al momento opportuno; avremo ancora occasione di parlare di questa pluralità di informazione a binario unico, ma in fondo in fondo ogni botte dà il vino che ha e, anche in questo caso, ognuno è padrone di fare come vuole.

Detto questo, tra gli interventi che ci sono stati ieri ce ne sono stati alcuni che ci hanno interessato di più e altri meno; alcuni io li ritengo obiettivi, alcuni coerenti, alcuni tutt'altro che coerenti, alcuni forse anche un po' cattivelli. D'altronde, quando si fanno questi interventi, io mi domando sempre: ma che cosa volevamo chiedere noi ai nostri avversari politici su questo argomento? Potevamo avere una linea di condotta blanda, possibilista, costruttiva, e una linea di condotta più faziosa, più demagogica, quindi anche questo era previsto. Abbiamo cominciato con l'elencazione di un programma che è stato definito da qualcheduno forse anche un po' ambizioso, un programma che il Presidente della Giunta ha elencato iniziando con i rapporti tra Stato e Regione, le sue norme di attuazione, la scuola, la politica del territorio, l'occupazione, la programmazione, il Piano ospedaliero, l'edilizia popolare, i trasporti, i decentramenti comunali, con gli Enti Locali, la défense culterelle, eccetera; insomma, con un elenco che era qui e che è giusto che noi poi seguiamo con la massima attenzione, proprio perché non sia soltanto un'elencazione, ma sia attuato il più ampiamente possibile.

Naturalmente bisogna che puntualizzi alcune cose: questa maggioranza, che è sorta 10 mesi fa circa, ha avuto grosse critiche, critiche di immobilismo, di incapacità, e come sempre - ed è cosa anche piacevole in fondo - noi ci auguriamo abbia a durare ancora per molto. La D.C. ha avuto un po' tutti gli strali, è stato un po' il centro di tutti questi attacchi, e quindi come sempre cerchiamo di venire qui, per quello che diceva il mio avversario amico Lanivi... mi ero preparato proprio bene, perché avevo qui almeno due chili di roba da portar fuori, però vi dirò subito - e ve l'ho detto prima - che ve ne farò grazia di buona parte di questo. Questo programma che mi è stato portato, e che ha avuto il nostro parere favorevole, penso che non sia nient'altro che quello che abbiamo ereditato dieci mesi fa, un programma di lavori elencati e che non erano stati compiuti; erano stati presi in considerazione con la buona intenzione di concludere qualche cosa, ma purtroppo erano ancora sempre lì, fermi. Allora, per fare il punto della situazione, bisogna pur fare un preventivo ed arrivare ad un consuntivo, anche nel nostro bilancio, per vedere se corrispondeva o meno al vero questa situazione e queste gravi lacune che esistevano e che esistono.

Io, però, mi ero servito di un documento della Federazione regionale valdostana del Partito Comunista sull'attuale situazione economica e politica, sulle prospettive della Valle d'Aosta. Questo documento - lo tengo sempre in mezzo ai miei vari papiri - è fatto bene; naturalmente non è fatto a favore della D.C., è fatto a favore del P.C.I., però noi lo esaminiamo e lo abbiamo sempre preso in esame con la massima attenzione. Qui c'è scritto che nell'ultima riunione congiunta del Comitato regionale e delle Commissioni regionali di controllo - che si è svolta in due sedute, una il 30 agosto e l'altra il 5 settembre 1974 - è stata approvata la relazione introduttiva proposta dal Comitato direttivo, il quale, nella riunione del 10 settembre 1974, dopo i vari incontri parlava di questi vari problemi. Qui siamo alla fine del 1974 e saggiamente questo documento fissava un programma, un insieme di problemi che devono essere risolti in Valle d'Aosta. Io ritengo abbiano fatto anche presto, perché anche qui, alla fine del 1974, si parlava dell'impostazione che il nostro Partito dava sui vari problemi. Come proposta di intervento immediato si indicava una democratizzazione del Comitato regionale dei prezzi, eccetera, poi che esiste la necessità di mantenere l'attuale tipo di produzione e occupazione industriale, nonché di sviluppare le future iniziative in tre direzioni: insediamento di nuove industrie, garanzie di occupazione qualificata, iniziative regionali in questo campo. Poi veniva avanti la difesa del territorio, che deve essere uno dei punti fondamentali, lo sviluppo dell'agricoltura, il rinnovamento dell'attuale politica turistica, l'attuazione delle riforme che deve consistere in una politica per la casa attraverso un piano pluriennale, eccetera; una politica sanitaria, l'assistenza sociale, i problemi della scuola, i problemi del trasporto, i problemi dello sport, e via dicendo.

Io dico pertanto che, confortati da questo foglio, alla fine del 1974 si riconoscevano ancora insoluti tutti questi problemi, quindi bene abbiamo fatto con questa maggioranza a ripetere un po' tutte queste carenze allora esistenti. Naturalmente - ecco qui dove non andiamo d'accordo - il pretendere che queste carenze esistenti alla fine del 1974 potessero o dovessero essere risolte dall'attuale maggioranza in dieci mesi, con una Giunta sulla quale non mi voglio soffermare di più, perché sennò ci sarebbe da addolorarsi di nuovo per quello che è accaduto in questa Giunta... beh, mi sembra che tutte queste critiche rivolte a questa maggioranza siano per lo meno ingiuste e - se mi consentite - anche un po' cattive! In fondo in fondo, benché già carenti allora, noi oggi come oggi li abbiamo ripresi tutti questi problemi, li abbiamo elencati in un programma, che forse è un po' ambizioso, perché non so se riusciremo a risolverli tutti, ma è indubbio che tale programma si svolgerà in tre anni, e non più in dieci mesi come è accaduto fino adesso.

Io penso che questo programma elencato dal Presidente della Giunta non potesse che essere preso in attenta considerazione da tutti, perché non è che si possa variare molto e ci si possa divertire nell'elencare i problemi e le carenze in Valle d'Aosta: sono questi della fine del 1974 e adesso, quasi alla fine del 1975, sono gli stessi. Siamo quindi d'accordo su questo programma ambizioso, speriamo si riesca a portarlo avanti nella sua realtà, e che quindi possiamo incominciare a vedere un po' come è stato preso anche dai nostri... non voglio dire minoranza, è una parola che non mi piace... avversari politici. E qui, naturalmente, senza avere voglia - perché non ne ho nessuna intenzione, l'ho detto prima - di dilungarmi troppo, devo fare una distinzione nel giudizio, nel modo di comportarci in futuro, devo fare una distinzione fra quanto è stato detto dal Partito Comunista e quanto hanno detto gli amici Democratici Popolari, che hanno espresso il loro parere e che noi abbiamo sentito, come era doveroso sentire.

Naturalmente dirò subito che l'intervento del Partito Comunista è stato veramente interessante, lo giudico positivo. Mi è piaciuto perché c'era effettivamente il desiderio di una collaborazione. Hanno parlato ancora solo Dolchi e Chincheré, manca ancora la dose di Monami, ma che sia poi più gravoso o meno non ci preoccupa, perché ormai noi siamo abituati... naturalmente anche quella piccola dose, appunto la tua: tu perdi il pelo, ma non il vizio! Quindi già sappiamo questo, e pertanto con la massima tranquillità noi abbiamo esaminato quanto è venuto fuori. Ovviamente abbiamo visto che le cose cambiano, sono in continuo addivenire, si trasformano; io non dico che per trovarsi in mezzo a quella sala debba fare tutta la strada una parte sola, o tutta di qui o tutta di là, sono sempre situazioni interessanti, perché con il Partito Comunista - io parlo anche molte volte a titolo personale - nel quale milito da tanti anni, e nel quale mi onoro di esserci e dal quale certamente non me ne andrò mai, se non per cessare la mia attività politica, ebbene, mi fa veramente piacere di poter vedere, attraverso le impostazioni del Partito Comunista, come, a parte, una contrapposizione continua, ideologica, per cui io sono l'acqua santa e Monami è il diavolo, sui problemi che interessano la Valle d'Aosta, ci si possa incontrare e si possa fare una discussione! Naturalmente potremo guardare ancora tutto quello che è stato detto qui; abbiamo sentito alcuni giudizi dell'amico Dolchi che non possiamo condividere in pieno, ma siamo veramente lieti quando per esempio il Partito Comunista - e mi perdoni, Dolchi, se forse le farò dire alcune parole non proprio esatte, perché non è molto facile scrivere tutto - dice che è pronto a prendersi le sue responsabilità, quando si sente dire che, non so, il Partito Comunista farà un'opposizione costruttiva (naturalmente qui ne parleremo anche parlando dei D.P.). Abbiamo preso nota che questo Partito Comunista farà un'opposizione tenace, vigilante, attenta. Penso che la stessa cosa su per giù l'abbia detta anche l'amico Chanu: una volta avevate un'altra frase, sarà un'opposizione "incalzante" o, non so, "tamponante" o qualche cosa di simile, ad ogni modo è un'opposizione costruttiva. Noi ne siamo veramente lieti e ovviamente non ne siamo per niente gelosi.

Noi saremo veramente soddisfatti se riusciremo a portare avanti con l'aiuto di tutti questi problemi della Valle d'Aosta e che sono elencati in questo programma, perché quello è il nostro compito, di ieri e di ieri l'altro. Abbiamo sempre cercato di fare questo e, pertanto, noi continueremo su questa strada.

Naturalmente qui ci sarebbero già delle possibilità di fare polemica, perché ogni tanto questo Partito Democristiano non sa come deve comportarsi! Per esempio, da parte di qualcheduno è stato detto - ma a distanza di 24 ore non posso più ripetere le parole esatte e attribuirle forse con precisione - che questa nuova maggioranza non riuscirà a portare avanti questo programma, perché non è omogenea, è una maggioranza scollata. Per esempio, l'amico Maquignaz aveva posto ieri sera tre domande nel suo intervento e aveva detto - non le ricordo bene tutte e tre, mi aiuterà poi Maquignaz, ma una me la ricordo bene - come farà la Democrazia Cristiana ad essere più progressista di quanto lo è stata fino ad ora. Allora rispondo all'amico Maquignaz. Noi abbiamo sempre valutato, per quello che vale, che la D.C. non ha niente da modificare; se deve diventare più progressista, perché è ovvio che, qui dentro, ai D.P. - lascio ancora il Partito Comunista - faccia comodo dire che la Democrazia Cristiana non è progressista... ma noi questi giudizi non li vogliamo neanche sentire, li superiamo, li sorpassiamo! La D.C. è qui per portare il suo contributo. Qui tornerebbe bene il momento di rivolgerci ai nostri partners, ai nostri soci della maggioranza e dire loro quanto è già stato detto, ma non è necessario. In questi dieci mesi di collaborazione penso che abbiano avuto dalla Democrazia Cristiana la collaborazione più leale, perché nel modo più assoluto nessuno potrà dire che la Democrazia Cristiana ha posto delle remore, e continuo dicendo che questa collaborazione sarà ancora tale. Pertanto certe perplessità che sono state portate qui non devono sparire per merito di chi le ha portate, ma le faremo sparire noi, con i fatti, perché penso sia solo questa la strada che ha valore.

D'altronde "qui c'è il potere" mi sono scritto. Sembrerà strano, ma questa Democrazia Cristiana - ieri ce lo siamo sentiti dire, poi abbiamo avuto dei chiarimenti, perché non sempre si capiscono le cose al volo, ma io lo so - una volta era accusata di avere sete di potere, di essere avvitata alle sue poltrone, perché nessuno riusciva a tirarla via. Oggi come oggi, che siamo qui per dare un appoggio esterno, per portare avanti i programmi di sviluppo della Valle d'Aosta senza nulla chiedere, io penso che si sia dimostrato il contrario. Ora ci vengono quasi a dire che non abbiamo più alcuna dignità, che noi diamo il nostro voto di sei, sette Consiglieri - o quelli che sono - senza chiedere nulla, e quindi non siamo neanche dignitosi come Partito! Pertanto io a certi controsensi e a certe mancanze di coerenza non rispondo! Lascio a chi mi ascolta il giudizio e quindi proseguo per la mia strada con la massima tranquillità.

Naturalmente qui si potrebbe parlare di tutti questi problemi, perché per esempio ieri sera - c'è già qualche collega Consigliere che è entrato dettagliatamente in questi punti - ho ascoltato con molto interesse la relazione di Benzo sulla sanità e devo dire che me ne servirò, se mi sarà data l'occasione, perché molti dei problemi elencati sono giusti e sono da risolvere ancora adesso. Spero non l'abbia a male l'amico Benzo se io, per esempio, gli dovessi dire: "ma queste necessità, queste impostazioni non sono nate dieci mesi fa, sono nate da diversi anni fa! Tu, che per ben quattro anni sei stato Assessore alla Sanità, perché non hai voluto o non hai potuto risolvere questi problemi?". È questo che sarebbe interessante, perché arrivati a un certo momento io penso che questi problemi - lo ripeto, perché qualche volta bisogna ripeterlo - non siano nati in questi quattro ultimi anni.

Perché, per esempio, non abbiamo più parlato del famoso Ospedale del Fondo Valle? Abbiamo visto arrivare dei poderosi volumi, con la crisi, con la situazione ospedaliera in Valle d'Aosta, ma con quello che si pensava di poter sviluppare... ecco una delle domande che ci poniamo, per esempio, a parte questa storia della sanità di cui parleremo; anzi, dirò a Benzo che mi troverà al suo fianco, perché in questo io ho appunto l'hobby della sanità. Mi sembra un'assurdità che Aosta, Capoluogo di Regione Autonoma, a Statuto speciale, abbia un Ospedale che... non posso dire che non funzioni, ma che abbia delle carenze come forse hanno tanti altri Ospedali, per cui molti ammalati valdostani e non valdostani transitano attraverso la Valle per andarsi a farsi curare in Svizzera. Io questo non lo concepisco! Io ritengo che i medici che operano qui e il personale dell'Ospedale siano in grado, avendo la dovuta dotazione di macchinari, di risolvere benissimo i loro compiti. Mi ricordo per esempio - parleremo in seguito della scuola - di una battuta dell'amico Dolchi, che diceva: "cosa hanno fatto gli altri Partiti nazionali per la scuola?" e sono sicuro che questo è stato detto, perché anche Milanesio ebbe a rispondere a tale problema.

Bene, per quanto riguarda la Democrazia Cristiana, se parlassimo soltanto e non potessimo citare dei documenti, potremmo anche essere contestati, potremmo anche avere delle lacune. Io ricordo però che la Democrazia Cristiana valdostana, fin dal 1957-1958 portò avanti una legge - che non ho portato qui stasera, mi riservo di portarla quando parleremo della scuola - che già prevedeva dei ruoli speciali regionali e che avevano allora avuto, come tutte le cose, consensi e opposizioni, ma che oggi forse sono ricordati attribuendo loro maggiore valore di quanto venne dato in quel momento. Però, come dicevo prima, noi abbiamo sempre avuto la stessa linearità: noi riteniamo che il problema della scuola in Valle d'Aosta - che non è mai stato risolto in 30 anni per paura di perdere dei voti, da parte di tutti coloro che erano al Governo - sia da risolvere, ma da risolvere come? Lo abbiamo sempre detto: innanzitutto con il massimo rispetto dello Statuto, lo abbiamo già detto nelle due precedenti sedute e, naturalmente, con la collaborazione del corpo insegnante, perché - ci serviamo delle stesse parole dette allora - se noi dovessimo imporre una qualche cosa senza averne la collaborazione, non dico l'unanimità, questo non è possibile! Se non abbiamo una larga maggioranza del corpo insegnante vicino, penso che non otterremmo dei risultati positivi.

Andando avanti qui potremmo parlare di politica del territorio, di difesa delle speculazioni. Alcuni nostri amici Consiglieri, in tutte le occasioni, ci hanno detto cose che noi abbiamo ben presenti, come ad esempio la programmazione. C'è da ridere, Signori, ma abbiate pazienza: la programmazione è da tanti anni che è lì! Ieri pensavo, come molte volte faccio con avversari ed amici politici che sono stati addirittura Presidenti di questa programmazione e che, a un certo momento, vengono qui e criticano il fatto che la programmazione non è andata avanti... ma scusate, qui ci siamo stati tutti in questo Consiglio, qualcheduno è stato in maggioranza, poi in minoranza e viceversa! La programmazione non è andata avanti perché, per come era impostata, non poteva andare avanti! Quando io vi dicevo che un giorno ho ricevuto una carriola di libri che pesavano 16-17 chili in tutto e che rimanevano lì, sono rimasti lì! Anche voi lo dovete riconoscere, perché ancora oggi diciamo che dobbiamo ripartire quasi da zero per la programmazione, per l'edilizia popolare, per i trasporti, per il decentramento. Per esempio sui trasporti sarà interessantissimo... È vero che quando chiediamo la collaborazione dei Sindacati - ai quali diamo una grossa importanza, perché effettivamente in campo nazionale, come in campo regionale, hanno un'importanza e un potere d'urto che indubbiamente può fermare addirittura la vita di una Regione o di una Nazione - veniamo accusati di corporativismo, perché si direbbe che i Sindacati sono solo il monopolio di determinati Partiti o di determinati Movimenti.

Ebbene, parlando con questi Sindacalisti molto ben preparati - ovviamente non vengo qui a fare i nomi, perché prima voglio almeno che mi paghino il caffè per la réclame che potrei fare loro -, questi hanno importato innanzi tutto questo programma con un precedente. Hanno detto, e qui sarà poi interessantissimo vedere... pregheremo l'Assessore alle Finanze, Fosson, di riguardare un po' bene questo bilancio della Regione e di dirci a che punto siamo, perché noi non dobbiamo dimenticare che qui dentro abbiamo fatto delle leggi, tutti, poiché - ben lontano da me il desiderio di fare processi e di dare colpe - abbiamo assunto dei provvedimenti di legge, per i quali, per esempio, prevedevamo delle spese di 70-80 milioni e siamo arrivati a 300-400 milioni. Sono spese che sono lì - le vorrei chiamare "spese correnti", perché non possiamo più lasciarle indietro - e, arrivati a un certo momento, sarà poi bene vedere quali sono ancora queste somme disponibili, perché noi daremo la priorità a questi problemi.

Il Presidente della Giunta ha parlato bene dei trasporti pubblici, ma io penso che siano desiderati un po' da tutti. In modo particolare si dovrebbe effettivamente attuare un trasporto pubblico molto ben funzionante in Fondo Valle, cercando poi di collaborare in maniera più larga possibile per le Vallate laterali, ma avremmo un servizio pubblico efficiente che consentirebbe a coloro che devono recarsi al lavoro, a scuola, eccetera, di avere prezzi ridotti. Io penso che su questo siamo tutti d'accordo e bisognerebbe vedere le possibilità che abbiamo.

Ecco quindi che, ritornando al Partito Comunista, dopo aver fatto questa chiacchierata, noi, a parte le critiche che ci sono state fatte, e che potrebbero anche essere discusse... perché io sono d'accordo: ieri, con molto spirito e molta simpatia, ha previsto, ha visto le situazioni che ci sono al Centro e che si stanno trasformando, il Centro è un crogiolo, non si capisce più niente! Al Centro, dopo il 15 giugno, qualcheduno prevedeva per esempio in certi Democristiani una tristezza dal risultato di queste votazioni, mentre invece per molti Democristiani è finito un incubo il 15 giugno! È finito un incubo, e sai perché? Perché ci auguravamo che certe forze politiche, che per 30 anni hanno fatto soltanto dell'opposizione, arrivassero finalmente alla "camera dei bottoni" e ci facessero vedere quello che sapevano fare!

Chincheré, naturalmente - qui è giusta la battuta, perché è piacevole qualche volta anche scherzare un po' - tu hai detto bene: ci sono cose che non si spiegano. Li vedete voi quei due - perdonatemi la parola - galantuomini, stanchi, come sono Moro e La Malfa a Roma, che sembravano essere stati scopati via il giorno dopo e sono ancora lì! Nessuno li vuole mandare via! Tutti quanti collaborano, lo ha detto Clusaz, siamo lì per fare l'apologeta anche di questi qui, per tenerli in piedi!

Mi auguro veramente adesso che parleremo della Costituzione e di vedere che cosa ne potrà venir fuori, perché è questa l'impostazione che vogliamo e chiediamo: noi chiediamo che al più presto possibile - questo sempre a titolo personale, e forse parlo tranquillamente perché non c'è il mio Segretario politico - non venga una crisi al buio, ma un rimpasto di Governo, perché è indubbio, quando noi parliamo di Governo c'è sempre e soltanto la Democrazia Cristiana... noi chiediamo che anche altri che sono stati votati vengano lì ad amministrare e, se possibile, tutti insieme si tiri avanti la baracca. Ecco la fine dell'incubo, perché quando un giorno avremo per esempio al Ministero delle Partecipazioni - se ancora ci sarà - un Ministro Comunista, ebbene, Signori, io ne sarò veramente lieto, perché se certi problemi verranno risolti, non scegliendo la Germania dell'Ovest o la Germania dell'Est, come abbiamo letto sui giornali, noi saremo contentissimi! Io ritengo che chi ha lavorato per 30 anni possa anche aver sbagliato, ma che si trovi in una crisi che, come è stato detto, ha colpito tutto il mondo, non solo l'Italia. Noi chiediamo pertanto che queste nuove forze, che dopo il 15 giugno sono venute fuori dicendo: "bisogna fare tirar fuori un nuovo metodo di amministrare", che ce lo portino fuori, perché noi saremo felicissimi di collaborare, come siamo felicissimi, qui, in Valle d'Aosta, quando ci vengono a dire: "noi vediamo il vostro programma" e, se non andiamo d'accordo ideologicamente, almeno sui fatti possiamo collaborare.

Detto questo, io dovrei passare invece all'impostazione che ho sentito fare dai D.P., e qui potremo anche dilungarci più o meno. Ricordo che l'amico Dujany - lo ha detto anche Milanesio ieri - ha una saggia abitudine: quando ci si trova in questi momenti difficili, tira fuori dei discorsi in francese che sono indubbiamente interessanti - noi non siamo certo qui per criticare -, ma qualche volta mi sembrano un po' così, sospesi nell'aria. Ieri, non mi ricordo se mi ha sbattuto sulla faccia di nuovo un Tocqueville, o non so chi, Victor Hugo, ma personaggi che naturalmente, in confronto al mio Paviolo, mi bruciano due volte, però anche lì si sentono poi delle impostazioni che dovrebbero venir fuori su una difesa ad oltranza, magari dell'ethnie valdôtaine, dove a un certo momento - lo leggevo ieri, perché ci siamo anche intrattenuti, anzi io speravo di avere la parola ieri sera - sarei stato tanto contento che Dujany fosse qui vicino a me, perché indubbiamente mi avrebbe suggerito qualche cosa. Abbiamo sentito parlare di "pollution méridionale", che non si riferisce, come dice giustamente Dujany, alla persona fisica meridionale, no, ma ad un sistema di amministrare che non è nostro, che è piuttosto borbonico, se vogliamo chiamarlo così, ed è vero!

Guardate che chi è qui dentro dal 1954 ha visto anche una certa trasformazione nel modo di condurre l'Amministrazione regionale, e certamente non è un sistema che ha migliorato le cose; qui, invece di fare dell'amministrazione, si è fatto quasi soltanto della politica. Ad un certo momento, per non perdere dei voti, con questa legge proporzionale che non so se ancora tutti difendano a spada tratta, oggi, dove solo un Consigliere se va da una parte o dall'altra può trasformare una maggioranza... ebbene, io penso che tutte queste cose non abbiano contribuito a non meridionalizzare nel senso anzidetto la serietà amministrativa della Valle d'Aosta. Ma così è, Signori, lo abbiamo voluto un po' tutti, anche noi! Quindi si potrebbe continuare anche con altre cose, ma non ne ho voglia io e non avete voglia voi di sentirle.

Devo però soffermarmi per forza su qualchecosa che ha detto Chanu. Chanu dice che questa maggioranza non dà garanzia per lo sviluppo di un programma, ha un sacco di perplessità. Al nostro povero amico Chanu io vorrei dire: non è che mi preoccupi poi proprio se tu queste perplessità te le vuoi portare indietro ancora per un po' di tempo... no, non fino alla tomba, perché io spero che tu viva ancora cinquant'anni, almeno! Ne hai già cinquanta adesso, così arrivi a cento... ma indubbiamente sono preoccupazioni che faremo di tutto per cercare di farti sparire, perché io capisco, e forse farebbe comodo a qualcheduno qui dentro che la D.C. fosse veramente come hai detto tu - e anche qui mi hai aiutato, perché ho corretto la dizione -, la D.C. valdostana, quindi la nostra, perché quella laggiù non ci interessa. Ha ragione Chanu che ha un comportamento di ottuso conservatorismo e ha una parola che devo leggere, perché sennò non la saprei ripetere, "altaleneggiante" fra un programma progressista e un programma conservatore. Non posso ricordare tutto quello che ha detto, ma il succo del discorso era questo.

Ora, vedete, l'ho detto prima, il fatto che voi ci vogliate a tutti i costi non progressisti, non ci interessa! Noi siamo arrivati qui, facciamo parte di questa maggioranza e ci auguriamo che vada avanti, non tre ma trent'anni. Senza nessuna cattiveria - se mi permettete - l'augurio che vi facciamo è che come siamo rimasti noi, all'opposizione, ci rimaniate anche voi per sempre. Facciamo come vuole Andrione, morto un Andrione, morto un Papa se ne fa un altro. La verità è però questa: noi ci auguriamo che voi rimaniate all'opposizione, dove anche voi fare un'opposizione vigilante, dura - e non so tutti gli altri aggettivi che avete tirato fuori - e quindi, proprio per tutti questi meriti che potreste acquisire rimanendo lì, noi vi aduliamo di restare lì.

Continuo: devo dire che era il solito cachet che si vuol dare sulle spalle e la solita etichetta che si vuole applicare alla Democrazia Cristiana; si cerca di speculare, di creare delle divisioni, anche nel nostro Partito. Noi abbiamo avuto delle discussioni con degli amici: sembrava non logico che la D.C. desse il suo appoggio senza avere un posto in Giunta. Noi avremmo voluto averne due o tre di posti in Giunta; se i nostri partners ce li avessero potuti dare, noi li avremmo presi, ma in quel momento non ce li potevano dare. Noi però abbiamo capito perfettamente - perché la quinta elementare politica l'abbiamo fatta - che, facendo questo gioco, avremmo fatto l'interesse vostro e non nostro. Noi avremmo valorizzato voi D.P. aumentando le vostre azioni, perché arrivati a un certo momento era più logico che voi cercaste di farci portare avanti questa linea, e con questi nostri amici noi abbiamo discusso... Siamo tutti solidali, siamo un gruppo che lavora, che cerca di lavorare unitamente, unitariamente, e quindi cercheremo di andare avanti con questo sistema. Questa etichetta che ci volete sempre appioppare ci lascia tranquillissimi, perché noi, alla prova dei fatti, avremo la possibilità di farvi vedere che progressista non ci si definisce. Io sono progressista; dicevo ieri scherzando con Pino Albaney... Pino Albaney è più progressista di me, ha una cravatta più rossa della mia, la mia è piuttosto granata! Ma bastasse questo! Io penso che ci sia della gente qui che per essere alla moda e progressista verrebbe addirittura vestita di rosso. Perché questo sarebbe il colore che ha scelto oggi, mentre forse ieri non la vedeva da quel punto di vista.

Sarà sui problemi che ci incontreremo, e quindi dico di nuovo al Partito Comunista che ideologicamente purtroppo non potremo avere granché a che fare, però sui problemi noi qui siamo pronti a collaborare. Tanto più che io non farò tutti le lodi che vi ha fatto l'altro giorno il mio collega Consigliere dicendo che siete molto preparati, perché forse lo riconosco ma non ve lo devo dire: anche voi avete sempre avuto una posizione particolarmente facile, molto più facile della nostra. Infatti, non volevo fare della polemica, Monami, ho dato atto che il Partito Comunista ha soltanto insultato un po' la D.C.. Mi auguro che tu voglia ancora farlo, perché tanto se non vado via con il livello giusto non mi trovo bene, ma voi capite perfettamente - e qui un po' di polemica con i D.P. me la consentirete - come facciamo a un certo momento, quando vediamo in voi una certa coerenza possiamo anche accettare una critica, ma non un insulto, una battuta. Da loro però non possiamo accettare questa battuta, perché per esempio - e qui me lo consentirete, spero di non guastare l'atmosfera così tranquilla di ieri e di oggi -, parlando della disoccupazione e dell'occupazione che abbiamo qui, non possiamo fare a meno di riportarci a quanto detto stamattina sulla Cogne.

Io penso che in tutti noi, perché è logico forse che qualcheduno abbia desiderio di fare apparire alcuni Partiti come i più buoni ...(voci)... è la battaglia politica che fa far quello. Ad un certo momento si viene fuori e si vorrebbe dire per esempio che la D.C., qui, in Valle d'Aosta, ha un atteggiamento diverso da quello che ha a Roma. Ora io dico francamente la verità: io qui ad Aosta ...(parole incomprensibili)... sono sempre stato tirato per la difesa dell'occupazione valdostana, e vorrei sapere chi non lo è! Sono gli altri laggiù che devono trovare i fondi per far fronte a tutte queste cose e quindi questa discussione che noi abbiamo sentito questa mattina... mi scuserete, mi scuserà Pollicini, se lo vuole - e se non lo vuole sarà lo stesso -, ma io lo ringrazio per l'intervento che ha fatto stamattina, là dentro. Mi ero preparato per risponderti, non dico a tono, perché non sono a quel livello lì, ma mi ero preparato. Ti leggerò solo un piccolo passaggio di un documento che ho qui, perché io penso che tu sia stato effettivamente un po' pesante verso la D.C. - e questo è un fatto personale, ce lo potremmo anche dire fuori -, perché tu nella D.C. ci hai militato per tanto tempo, tu nella D.C. hai portato avanti i problemi come li abbiamo portati noi!

Ora questa fuga in avanti guarda che ha fatto bene a molti di noi, perché noi abbiamo avuto dei larghi consensi uscendo, proprio perché non abbiamo accettato quella specie di rissa che tu stavi portando avanti. Perché questa è la verità! Perché adesso, visto che stai prendendo degli appunti, non so se mi sarà dato di averlo sottomano subito, a me accadono spesso queste cose, ma ci sarebbero dei documenti da leggere che sono interessantissimi. Per esempio io sono arrivato giù ed un operaio mi ha dato una specie di lettera che, mi spiace, non è datata, ma io penso che tu, Pollicini, la conosca. La lettera dell'operaio ha questo titolo: "Il comportamento di un Capo cosiddetto di Sinistra. È noto che il comportamento di certe persone è conforme a determinare esigenze che le stesse hanno in certi momenti. Una persona così fatta è il nostro Capo officina Pollicini. Quelli che lavorano nel nostro reparto, la torneria cilindrica - io non so che cosa sia, non ho il piacere di saperlo - avranno visto a proprie spese come il Signore in questione cambi in certi periodi come durante la campagna elettorale, quando per meglio servire il padrone non solo dentro la fabbrica, ma anche fuori, nel Consiglio regionale, si sforma o si sforza in un super democratico servizievole, aperto a tutti...". Poi ce la potremmo leggere noi due, perché non ha nessuna importanza, noi basiamo la nostra contestazione su questo, e io penso che qui si tratta di un tuo operaio che forse non avrà avuto tutte le soddisfazioni. Tu in quel momento avrai rappresentato la classe padronale e non hai avuto la sua simpatia.

Tu immaginati, Pollicini: se noi oggi, alla Cogne, avessimo tirato fuori davanti a questi operai, ai quali io vorrei proprio inviare un ringraziamento, e lo dicevo ad altri miei amici che sarei veramente contento di poterli incontrare ogni tre o quattro mesi, perché a me pare che oggi, Signori, ci siano stati dei fischi, ci siano state delle battute... ma trasportiamoci un po' nei panni di questi nostri amici operai, lavoratori, e mettiamoci un po' lì dentro, dove c'è il pericolo di non avere più un posto di lavoro! Io non so se mi sarei comportato così democraticamente! Non so quanti erano gli operai, ma era una bella piattaforma per comizio, e sarebbe piaciuto anche a me arrivare e poter prendere la parola. Non l'ho fatto perché ritenevo giusto che a parlare fosse Ramera, perché Ramera effettivamente era Consigliere di amministrazione; ha dimissionato, ma insomma, sarebbe piaciuto anche a me andare a dire con la massima facilità: "Signori, noi siamo qui e vogliamo che vi si dia questo". Noi questo non lo abbiamo detto laggiù ma lo diciamo qui, e lo diremo in qualunque momento. Se poi per caso ci addormentassimo, in questo campo abbiamo un pungolatore, che è l'amico Mappelli, il quale non ha fatto l'operaio o l'impiegato per un lungo tempo, però lo ha fatto alla Miniera di Cogne. Voi lo sapete, ma a un certo momento io penso - e qui, scusatemi la parentesi, lo dico anche al Presidente della Giunta - che basterebbe prendere la Gazzetta del Popolo (che io oggi mi sono poi visto un momento, a casa): perfino i problemi della F.I.A.T. con Agnelli si stanno risolvendo. Ora sarebbe il colmo che un Ministero delle Partecipazioni Statali - in cui ci sia il Democristiano oppure domani il Comunista, o chi volete voi - non abbia la sensibilità di vedere l'occupazione di 10-12.000 persone valdostane. Si capisce, in confronto ai 150.000 disoccupati di Napoli hanno meno importanza, ma io penso che un Governo, un domani speriamo ancora più funzionante, non possa che venirci incontro e ci possa dare questa soddisfazione. Non si può rovinare economicamente tutta una Regione! Ecco quindi perché a parte questo - e gli chiedo venia - avrei voluto che Pollicini non si comportasse in quel modo stamattina, anche di fronte al collega Consigliere Ramera. La manina un po' pesante l'hai avuta, perché hai toccato tutti i tasti per scaldare questo ambiente e ti assicuro che se avessi potuto parlare lo avrei fatto forse con più facilità di Ramera. Sarei venuto, avrei detto che piaceva anche a me, anche alla Democrazia Cristiana che non ha mai avuto la pace sotto gli ulivi! Era una battuta di effetto, se arrivavo lì prendevo la mia razione di fischi, ma dicevo anche qualche cosa contro qualcheduno che responsabilità lì dentro ne ha avute, poiché non si può dire che tutte le responsabilità vengono dallo stesso posto!

Naturalmente io chiedo venia di tutto questo lungo discorso, penso di non avere detto niente di straordinario, e non rassicuro i miei avversari politici perché non ci riuscirò. Vorrei che le loro perplessità scomparissero, ma quello che mi preoccupa di più è invece il giudizio dei miei compagni di cordata, e non l'abbia a male qualcheduno... quando noi diciamo che... come abbiamo sempre detto, daremo tutta la nostra collaborazione leale, ma ci dovete anche dare fiducia, perché se non bastano i dieci mesi passati, finiremo che durante tanti anni... (parole incomprensibili) ...Noi non ci siamo mai serviti delle palline nere per fregare un compagno di cordata, e con questo io ho finito.

Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - La parola al Presidente della Giunta per una mozione d'ordine.

Andrione (U.V.) - Je demande pardon, c'est pour une question de motion d'ordre, sans ne vouloir évidemment rien empêcher à personne. Je ne voudrais pas être mal compris, mais ce soir, pour une question technique, il faudrait approuver la nomination des Commissions dont au point n° 14 de l'ordre du jour, parce que si nous voulons que le Conseil travaille il faut qu'il y ait des Commissions. Nous devrions également approuver l'objet n° 31 bis "Autorisation à l'Hôpital régional pour l'institution des services...", et cetera. Enfin, je voudrais aussi proposer la discussion sur un ordre du jour concernant la question de la Cogne: ils sont en train de le préparer pour être mieux préparés et mieux nantis au moment de la discussion du 20 novembre.

Je ne voudrais pas faire un reproche à Monsieur Bordon, mais si les interventions n'étaient pas aussi fleuves... c'est vrai qu'il est le Mississipi de la Démocratie Chrétienne - ceci est un titre d'honneur qui lui a été décerné autrefois - mais je vous demande de tenir compte de cela.

Siggia Giovanna (P.C.I.) - Io non ho come Bordon l'hobby della sanità; ho molto presente la drammaticità della situazione sanitaria in Valle d'Aosta, e me ne occupo e intervengo a questo proposito con la concretezza che mi pare necessaria in questo dibattito, soprattutto per sottolineare quanto ha detto a questo proposito il Presidente della Giunta nelle sue dichiarazioni programmatiche, e per tentare, nel limite delle possibilità che ho, di dare delle indicazioni affinché sulla strada nuova si possa camminare in questo settore della vita valdostana.

Il Presidente della Giunta nelle sue dichiarazioni programmatiche ha fatto, a dire il vero, un breve cenno sulla situazione socio-sanitaria in Valle, e capisco che breve doveva essere, proprio perché la complessità dei problemi esaminati dal Presidente della Giunta non consentivano un approfondimento in un settore della vita valdostana.

Mi permetto però di dire che, se breve era il suo intervento, mi pare forse troppo generico, perché è vero, è difficile entrare nel discorso sanitario valdostano, difficoltà che in quest'aula abbiamo e che io a titolo personale ho espresso diverse volte: difficoltà dovute a condizioni oggettive della Valle d'Aosta, che è in una particolare situazione disagiata per quanto riguarda le strutture esistenti, e difficile da organizzare proprio per una sua composizione territoriale, e difficoltà di servizi, difficoltà anche soggettive, per carenze che sono responsabilità di tutti, ma che comunque esistono, di scarsa attenzione a questi problemi fino ad oggi, per cui siamo impreparati a poter fare determinate scelte oggi indispensabili in questo settore. Dicevo però che vi è genericità da parte del Presidente della Giunta nelle sue indicazioni perché lo stesso ha parlato, partendo da una premessa, della difficoltà del Piano Ospedaliero, indicando due settori che sono due strutture ospedaliere: la nuova ala dell'Ospedale e il Geriatrico.

Mi pare a questo proposito di poter fare una considerazione: c'è la legge ospedaliera, la 386 esiste. Credo di poter fare allora il discorso sulla nuova ala dell'Ospedale e sul Geriatrico, e mi permetterò, a questo proposito, di aprire una piccola parentesi: non costituiscono indicazioni programmatiche, bensì sono attuazioni concrete di una legge nazionale. Direi che l'impegno che avrei voluto da parte del Presidente della Giunta è l'applicazione della "386" in tutto il suo contesto. E, proprio perché ho detto questo, le considerazioni che mi sento di fare sono... ovviamente per un'applicazione concreta dico anche che debbono funzionare gli organismi che la "386" ha creato. C'è un Comitato che si deve riunire, un Comitatone, con tutte le difficoltà che io non voglio sottacere, un organismo non molto agile con diverse tendenze ed intendimenti, ma che deve essere in grado di funzionare, e al quale devono essere richiesti i pareri delle indicazioni su quella che deve essere la struttura ospedaliera in Valle d'Aosta. Il Comitato non si può riunire - il Presidente della Giunta me lo consenta - solo per esprimere un parere sull'allargamento di un reparto dell'Ospedale. Direi di più: il Comitato nel settore ospedaliero deve dare quelle indicazioni che non mi pare il Presidente della Giunta nella sua prima parte abbia risolto in modo programmatico, quando ha affermato che "la nuova ala dell'Ospedale è il Geriatrico Beauregard". Cosa facciamo, spostiamo dei reparti? Non ci sta l'Emodialisi all'Ospedale? Lo trasferiamo o, quanto meno, come indicazione, prevediamo un eventuale trasferimento al Geriatrico. Non mi pare questo il discorso.

L'Ente Ospedaliero deve avere una sua autonomia nell'organizzazione dei servizi. Il compito della Regione è un altro: è programmare tutte le strutture ospedaliere. Allora mi continua a rimanere l'interrogativo: cosa ne facciamo del Geriatrico? È questo che la maggioranza ci deve dire! È costruito per metà, non credo che ci possiamo mettere solo l'Emodialisi, che è una camera con un lettino. La maggioranza, nel settore delle strutture ospedaliere, deve poterci dare un Ospedale, un Geriatrico trasformato come l'Ospedale in Bassa Valle, una serie di Poliambulatori. Queste sono le indicazioni che deve dare l'Amministrazione regionale e che, a mio modesto parere, mancavano nelle indicazioni date dal Presidente della Giunta!

Come secondo aspetto, credo che ormai sia nozione comune - e non rifaccio il vecchio discorso che ci ha insegnato per tanto tempo l'Assessore Benzo - che non possiamo più fare un discorso di struttura ospedaliera disgiunto dal grosso discorso di una riforma sanitaria. Il Presidente della Giunta ieri ha detto che la riforma sanitaria ospedaliera ci ha trovato impreparati; era cosa che io ho detto troppe volte in questa sala per ripeterla ancora! Ma uso oggi le sue parole: se ci ha colti impreparati la riforma ospedaliera, Consiglieri, ci coglierà altrettanto impreparati la riforma sanitaria se non abbiamo il coraggio e la forza di iniziare un tipo di discorso nuovo.

Proprio per un discorso nuovo, ho sottomano e ho letto a suo tempo con attenzione quello che era il programma della Fédération: diceva molto di più quel programma, di quanto ci ha detto ieri il Presidente della Giunta, espressione di questa maggioranza, perché intanto è partito da un dato di fondo per me essenziale, ossia la mancanza di dati conoscitivi, evidenziati da una realtà operativa che rende ancora più complessa la situazione. In concreto, che significato ha questa frase? Un inizio di un qualcosa che si deve muovere in modo diverso. A questo proposito non voglio entrare in polemica con il collega Benzo, per carità, ma il Gruppo Comunista, proprio perché riteneva a suo tempo indispensabile un tipo di discorso sulla riforma sanitaria, senza avere la pretesa di aver fatto dei testi di disegni di legge perfetti ma che avevano lo scopo di permettere un dialogo in questo Consiglio, aveva presentato una legge quadro sulla riforma sanitaria, legge che, peraltro, devo dire è ferma e giace nei cassetti della Regione. Ma quale era l'intendimento? Non lo so! L'Assessore Benzo dice che non possiamo come Regione fare delle leggi quadro prima delle leggi nazionali. Non entro in questo discorso, ma questa è la materia del discorso che dobbiamo fare tra di noi, far proposte politiche coscienti, responsabili, in quest'Aula e, se non può essere una legge quadro, a questo punto credo sia indispensabile che si prevedano una serie di leggi che vadano nella direzione di una riforma.

Bisogna che la maggioranza faccia funzionare gli organismi democratici di questa Assemblea, bisogna che ci sia un confronto fra le forze politiche, soprattutto che le poche - mi sia consentito - pochissime cose attuate in quest'ultimo anno trovino la loro applicazione. Sarà materia di discussione nei seguenti punti all'ordine del giorno, ma la legge presentata dal P.C.I. per la tutela della salute nei luoghi di lavoro è stata votata da questo Consiglio, però non è andata avanti! Ma mi sia consentito: pochissime cose attuate in quest'ultimo anno trovano la loro applicazione! Non so per quale motivo, me lo dirà in altra sede il Presidente della Giunta, ma è certo che quel Comitato che doveva funzionare, e doveva essere a tutela della salute nei luoghi di lavoro, non è a tutt'oggi costituito e gli operai della Cogne questa mattina ce l'hanno chiesto. Bisogna che le leggi in corso trovino uno sbocco e abbiano una loro validità e funzione, ma bisogna anche fare delle previsioni. In altra sede e in altro momento il Presidente della Giunta aveva parlato di vari Enti inutili in Italia che sono prossimi alla soppressione.

Amici Consiglieri, nella situazione valdostana non possiamo immaginare la distruzione di Enti senza la previsione di sostituirli. Faccio esempi brevissimi: fra un po' di tempo sarà inutile la C.R.I., ma il Presidente della Giunta sa quanto è utile oggi che esista ancora quell'organismo, che comunque fa funzionare nove autoambulanze. Non servirà più l'O.M.N.I., ma è certo che 35 bambini lì hanno trovato ricovero e cura; non possiamo mandare a mare tutte queste Istituzioni, anche se allo stato attuale sono in fase di disfacimento, perché dobbiamo a ognuno di questi dare una funzione credibile, inserirli in un quadro generale di nuova impostazione della salute e dell'assistenza in Valle d'Aosta.

Per questo secondo aspetto, che dicevo più generale, di tutti i servizi socio-sanitari, anche qui il Presidente della Giunta ha detto che il Brefotrofio non ha più funzione, o quanto meno ha scarsa funzione di sopravvivere oggi. Ora non so cosa volesse dire sul Geriatrico a proposito degli anziani, sul problema grosso degli anziani. Ho capito comunque benissimo che il Presidente della Giunta ha riferito che per il problema degli anziani il programma sarà con strutture leggere. Ecco, anche questa indicazione programmatica è di scarso rilievo, perché credo... non so, dimenticare il settore dei bambini handicappati, dimenticare il settore delle persone che hanno bisogno di una riabilitazione, che non può essere fatto in un programma di questa maggioranza... certo, è un grosso problema quello degli handicappati, come quello degli anziani, come quello degli illegittimi, e va visto in un quadro e in una visione generale. Sempre a questo proposito, mi sarebbe piaciuto di più che il Presidente della Giunta non avesse accennato a singoli problemi - perché forse neanche poteva farlo nella carrellata dei suoi intendimenti programmatici di ieri - ma avesse comunque dato delle indicazioni di cosa la maggioranza vuol fare, avesse indicato al Consiglio che questi problemi, che sono assistenziali, sono importanti all'attenzione della nostra Assemblea: per alcuni mancheranno degli studi e devono essere fatti, ma per altri è mancata la possibilità di un dialogo. Il Partito Comunista l'ha sollecitato, non voglio riferire le quantità di lettere o di richieste che ho fatto e che sono rimaste "lettera morta", comunque è mancato un dialogo. Se il Presidente ci avesse detto, come in altro suo programma, che in questo campo è urgente, indifferibile e di interesse fondamentale che si arrivi ad un incontro operativo fra tutte le forze politiche, i Sindacati e gli operatori per delineare con precisione le linee operative, le scelte da compiersi in brevissimo tempo, forse avrei trovato in questa frase un'indicazione più valida di quelle che ho sentito ieri.

Sempre per non fare della polemica, ma per essere concreta, il Partito Comunista ha indicato alcune scelte che non ha - e lo ripeto - la pretesa di ritenere comunque valide, però ha sollecitato un confronto di idee che è mancato.

Pertanto, con la stessa serietà con cui abbiamo chiesto questo incontro, oggi vi diciamo che i Consiglieri Comunisti sono disponibili a un dialogo, ma questo dialogo ci deve essere all'interno della Regione, perché siamo l'opposizione e facciamo un'opposizione costruttiva, affinché questi problemi vengano esaminati dal Consiglio regionale e trovino soluzioni. Ci confronteremo sui fatti, certo, amici della maggioranza, ci confronteremo sui fatti, e non ve lo nascondo: vi subisseremo di richieste e di proposte di legge, di richieste di incontri, vi stimoleremo su questo terreno, perché credo che il Presidente della Giunta abbia la sensibilità di riconoscere che i problemi sul tappeto, in campo sanitario, sono tanti, sono drammatici e devono trovare una loro giusta collocazione.

Parisi (M.S.I.-D.N.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, anzitutto vorrei sgomberare il campo da un'affermazione fatta ieri dal Partito Comunista, quando affermava che lei è ben disposto ad accettare i voti della Destra che qui rappresento. Ovviamente il mio voto è consapevole. Credo, malgrado l'età, di avere la facoltà di intendere e di volere e di sapermi regolare senza che il mio voto sia richiesto, comprato, rifiutato.

Detto questo, Signor Presidente, ho ascoltato con sommo interesse la sua relazione di ieri e, come tutte le relazioni, anche la sua è piena di quelle parole che si dicono per abilità: fatti sociali, occupazioni, edilizia popolare, edilizia scolastica, e via dicendo. Sono parole che si dicono da trent'anni a questa parte e non capisco perché non si risolvano mai! Ci siamo sempre sul tappeto: se voi sentite la TV vi parla di tutto questo; se sentite la RAI vi parla di tutto questo.

Come ha detto giustamente il Consigliere Bordon, il ferro bisogna batterlo quando è caldo. È già passata qualche ora e di conseguenza la mente, che poi non è giovanile, si offusca un po' nel trovare gli argomenti, per cui debbo essere telegrafico su tutti i punti che ho preso in considerazione.

Debbo concordare con le affermazioni fatte dal Presidente a favore della scuola... il fatto di sensibilizzare la classe insegnante è doveroso, purché sappia che non la si voglia colpire, e all'atto della discussione del decreto relativo dissi che avevo i miei dubbi. Voglio sempre allontanare questi dubbi anche per quanto concerne il territorio della Valle d'Aosta, in relazione all'assetto urbanistico. Qui mi sia concesso dire che si vogliono chiudere le stalle quando i buoi sono in parte già scappati, perché se noi andiamo a vedere il cemento che ha invaso la Valle d'Aosta, noi dobbiamo dire che i buoi sono già scappati e che rimane poco da poter tenere dentro la gabbia.

Non sono io che posso addentrarmi nella riforma ospedaliera, ma all'Ingegner Benzo, che è molto preparato, vorremmo fare una critica: la critica dell'Ospedale Beauregard, perché quando mi si dice che quello è un Ospedale, io lo classifico una prigione dove evidentemente gli ammalati si sentiranno soffocare! Non è un Ospedale, e non sono io soltanto che ve lo dico: soffermatevi un momento da Ottoz durante l'estate e parlate a tutti i turisti che passano. Dicono: "ma quella è una fortezza, non è un Ospedale, è un blocco di cemento"!

Dovrei parlare dell'edilizia popolare, soprattutto in relazione a quello che è stato fatto. Sono già intervenuto in proposito, ma mi riservo di presentare, se non una mozione, un'interpellanza, per avere risposta scritta su alcuni fatti.

Mi sia però consentito: quello che oggi sta più a cuore di tutti, e anche a me, è la situazione della Nazionale Cogne. Signori, la Nazionale Cogne va tenuta sotto controllo, perché, oltre ad essere una fonte di ricchezza per tutti coloro che vi lavorano, è una fonte di ricchezza per tutto il popolo aostano. La Cogne si trova in difficoltà, bisogna aiutarla. Io non sono stato stamattina con voi quando vi siete trasferiti alla Cogne, il che è quanto mai essere a disposizione dei Sindacati, anziché essere in Consiglio regionale. Non so che cosa sia stato detto, cosa sia stato progettato e cosa sia stato combinato; sta di fatto che se ci troviamo in quelle condizioni - mi si smentisca se si può - il tutto è dovuto a scioperi politici, al singhiozzo stravagante che ha portato a quella situazione. Del resto, solo per fare riferimenti alla Valle d'Aosta, basterebbe guardare un momento al centro della Cogne per vedere a quale situazione ci hanno portato i Sindacati. Ebbene, il male della Cogne bisogna vederlo un momento a monte, quando in quello Stabilimento furono installati dei macchinari - non sono molto affinato in materia - affinché dalla Cogne stessa uscissero materiali finiti, il che significava un maggior lavoro, una maggiore occupazione e una conservazione del lavoro indispensabile a tutti. Ebbene, era forse necessario vuotare quei macchinari? Suona di offesa alle maestranze della Cogne, verso le quali io ho il massimo rispetto, suona di offesa perché sono arrivati maggiordomi della F.I.A.T. o di altri complessi industriali e... "questo non funziona, quell'altro non funziona", nessuno ha mai dato le indicazioni esatte di come dovevano funzionare quei macchinari! Ebbene, si sono smantellati quei macchinari, e questo è vergognoso, si sono venduti come ferro vecchio, ma i Sindacati si sono mai occupati di questo? Mai... e gli scioperi, tutti lo sanno, e se non lo sapete ve lo dico io... servono a portare avanti l'interesse dei Sindacati. È stata riportato da tutti i giornali: la Russia ha richiamato il Partito Comunista Italiano e quello francese perché con i voti non si arriva al potere, ma si arriva al potere con gli scioperi. Non siamo ancora riusciti a capire che cosa sta alla base degli scioperi!

Un'altra questione che ancora è a monte è la zona franca, che non si attua. L'articolo 14 dello Statuto della Regione Valle d'Aosta ne parla, ma è nel tiretto. All'epoca, quando si doveva attuare quell'articolo 14 dello Statuto, se non vado errato, vi è stata l'Olivetti che aveva comprato un complesso di terreni per edificare e costruire un'azienda. Ha dovuto rivenderlo: vi sono state, da quanto mi si dice, altre aziende industriali del Biellese che sono venute qui per industrializzare la Valle d'Aosta e se ne sono dovute andare via, perché vi erano interessi affinché questo non si verificasse. Se si fosse ben giunti ai propri doveri, oggi forse in Valle d'Aosta non si sarebbe senza manodopera, invece vi sono un sacco di giovani che si affacciano alla vita senza nessuna prospettiva.

Bene, io stamattina, quando eravate in partenza per la Cogne, per battuta vi ho detto: "non andate a fare della demagogia", ma perché ho detto così? Perché voi credete veramente di risolvere i problemi della Cogne così come li volete risolvere? Perché voi credete veramente che chiudendo un buco, non se ne apra un altro? ...Gli scioperi, ma scioperi strumentalizzati, e perché strumentalizzati? Vi sono 4.500 operai che lavorano alla Cogne, evviva Dio, e chi sono coloro che scioperano? Sempre i soliti, 2-300 manovrati con la bacchetta magica! Ma allora non si può andare avanti. L'unico rimedio, piaccia o non piaccia, per avere veramente un'occupazione stabile alla Cogne, un posto di lavoro stabile per tutti, è socializzare la Nazionale Cogne e fare in maniera che l'operaio partecipi all'utile dell'azienda. Soltanto partecipando all'utile dell'azienda, l'operaio prende affezione al lavoro e certo non sciopererebbe. Alle Sinistre questo però non va, e perché? Perché non avrebbero la possibilità di manovrare la massa per tutto ciò che accade.

Detto questo, Signor Presidente, debbo dirle che io mi auguro che lei possa portare avanti questo programma. Sinceramente me lo auguro, ma ho i miei dubbi, perché l'ha sentito: se parla poco, ha parlato poco, non ha detto niente e non ha portato i problemi sul campo; se parla tanto, le diranno che parla tanto. Avviene, se ben ricordo, come in quella canzone che dice: "se son bello mi buttano le pietre, se son brutto mi buttano le pietre..."; ecco, lei sarà sempre su quella posizione. Allora, Signor Presidente, vada avanti nell'interesse della Valle d'Aosta e pensi veramente alla Cogne così come si deve pensare, e non si preoccupi, questi scioperi finiranno, perché i lavoratori comprenderanno finalmente di esser stati turlupinati dalla mattina alla sera. Grazie.

Albaney (D.P.) - Monsieur le Président, Messieurs les Conseillers, le 18 octobre 1975, à 22 heures et 30 minutes, finalement on a un jour de joie et d'espérance pour la Vallée d'Aoste: on a une nouvelle Junte, jour qui représente la rencontre avec l'élite valdôtaine, comme disait Monsieur Andrione à l'occasion d'une émission de télévision. Ceci je l'appellerais "compromesso storico" - non celui de Berlinguer - rencontre nécessaire au Peuple valdôtain, rencontre voulue par les Quendoz, les Voyat, les Salvadori, les Sarteur, pour ne citer que les plus grands bonnets. Dès ce moment, nous n'entendrons plus le Président Caveri chanter "Oh! Mary, quante notti ebbi io perso per te". Nous verrons, au contraire, la Demoiselle Viglino assise auprès de la même table, malgré son rigetto... et on m'a communiqué tout à l'heure que le Professeur Barnard est en train d'arriver à Aoste, au Gouvernement régional, pour l'opération sous-dite, n'est-ce pas?

Gaudeamus igitur, disaient les Latins - quelle joie pour le Peuple valdôtain et le Peuple valdôtain est là pour vous applaudir, amis de la Junte, pour chanter le Te Deum laudamus! Malgré cette allégresse, d'un côté mon cœur est en deuil en voyant qu'on n'a pas permis à mes amis Démochrétiens d'entrer en Junte. Ne sont-ils pas de bons régionalistes? Sont-ils des brebis galeuses? Les Borbey, les Bordon, les Bondaz, n'ont-ils pas la même valeur que les coéquipiers socialistes? Probablement l'esprit d'humilité des Saint François d'Assise, apporté en Vallée d'Aoste par le Conseiller Mappelli, a fait le grand miracle de ne pas vouloir participer à la Junte pour des motifs de sainteté.

En tous cas, après la pluie viendra le beau temps, amis de la D.C., que ce nouveau souffle de vie valdôtaine, caractérisé par la présence non de Monsieur Chanu, de Dujany, de Lustrissy ou de Maquignaz, mais par la présence de Monsieur Michele et de Monsieur Bruno puisse conduire la Vallée d'Aoste vers les grands sommets de l'Autonomie et du Régionalisme!

Lanivi (D.P.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri regionali, cercherò innanzitutto di mantenere una promessa, che è quella di non oltrepassare i dieci minuti o il quarto d'ora di questo intervento, e che vorrebbe sintetizzare la posizione politica dei D.P. rispondendo sul piano politico e sul piano programmatico alle domande poste dal Presidente Andrione all'inizio del suo intervento, e che pongono - noi siamo coscienti di questo dovere - ai vari Gruppi l'impegno di definire e illustrare la posizione, in modo che tra maggioranza, tra Governo e opposizione dei vari Gruppi, ci sia chiarezza affinché su questa chiarezza sia possibile un confronto utile per la Valle d'Aosta.

Il Presidente Andrione, nel suo intervento, ha voluto fare delle brevissime considerazioni politiche, molto più estesamente trattate dall'intervento dell'Assessore Milanesio nel pomeriggio di ieri. Il Presidente ha detto che la maggioranza è di 18 e che questa maggioranza è aperta, disposta ad accogliere i suggerimenti, le proposte, le suggestioni date dal Consiglio.

Ora mi pare che su questo piano, e cioè sulla scelta che questa Giunta rappresenta, dobbiamo fornire una risposta come D.P., definire e presentare il nostro atteggiamento. Il nostro punto di partenza è di questo tipo: secondo noi, la data del 18 ottobre 1975, non è una data svolta nella storia della Valle d'Aosta. La data o il periodo svolto della storia della Valle d'Aosta, almeno negli ultimi anni, è piuttosto costituito dalla serie di eventi avvenuti nel mese di ottobre-novembre-dicembre 1974 e cioè quando, a seguito della crisi della Giunta Dujany, alle forze politiche valdostane si ponevano due possibili alternative: una era di ricercare un nuovo equilibrio politico che si fondasse su una volontà di dare un Governo alla Regione, cioè che le forze politiche si confrontassero, per definire mete, criteri, metodi e strumenti di un Governo regionale capace di dare le risposte ai problemi fondamentali della Valle, cioè una volontà politica comune che desse una risposta ai problemi della comunità valdostana, oggi misurati su quelle che già una volta ho avuta l'occasione e l'onore di dire in questa sala, rispetto alle due esigenze fondamentali che la Valle d'Aosta ha manifestato da sempre e manifesta oggi e sono: l'esigenza regionalista e autonomista e quella del rinnovamento. La seconda via che era possibile allora era il riprendere la logica della ripartizione del potere. E quando parlo di "logica della ripartizione del potere" non voglio fare un discorso moralistico, bensì voglio fare un discorso politico: ripartizione del potere è la logica che tende a definire il programma dopo che le forze politiche si sono misurate in rapporto alla loro forza utilizzando gli spazi che una situazione politica concede. Le due logiche sono contrastanti a tutti i livelli, perché, mentre la seconda pospone, subordina un discorso di programma con i significati che ho dato a un equilibrio di forze esistente, la logica del Governo pretende prima l'individuazione di mete, di strumenti e di metodi accertati e poi la formazione di maggioranze.

Posso prevedere che un domani il giudizio storico su questa vicenda sarà di questo tipo: in Valle d'Aosta le forze politiche, vista la soluzione che si è data, non sono state in grado complessivamente di fornire una risposta positiva tendente a dare un Governo alla Regione; piuttosto hanno ripetuto, in termini ridotti, la logica del potere con tutto quello che ne deriva. Ecco, rispetto a questa logica, la posizione politica dei D.P. è di alternativa, nel senso che noi riteniamo che la logica della ripartizione del potere sia di per sé in contrasto con una politica seriamente regionalista. Direi, nella logica stessa del Regionalismo, che affermare la vittoria o il prendere atto dei rapporti di forza condanna lo stesso Regionalismo; l'accettazione della logica della ripartizione del potere fatalmente aderisce a una logica difensiva e ridotta della concezione stessa del Regionalismo, Regionalismo inteso in termini periferici e di comunità le cui volontà siano subordinate a espressioni di volontà politiche, economiche, sociali più grandi che la condizionano...

Secondo noi una risposta positiva ai problemi della Valle, alle esigenze essenziali e centrali della Valle può stabilirsi soltanto se le forze politiche valdostane sono in grado di produrre nel loro insieme - quindi qui non voglio fare delle accuse o arrogarci il compito di giudicare gli altri - una risposta positiva a questo problema posto con queste caratteristiche, nella premessa che la Valle d'Aosta abbia in sé la forza e la speranza di continuare a mantenere una volontà di autodeterminazione, di autogestione che, secondo me, differenzia profondamente la Valle da altre realtà del nostro Paese. Questo è l'atteggiamento politico dei Democratici Popolari e su questo piano ci dividiamo dalla scelta che invece questa maggioranza, coscientemente o meno coscientemente, vuole rappresentare.

Ieri l'Assessore Milanesio mi pare nel suo intervento abbia voluto mettere o presentare una specie di leadership politica di questa maggioranza e lo fa, secondo me, a buon titolo, nel senso che in Valle d'Aosta rappresenta il personaggio politico che meglio di ogni altro ha saputo interpretare questa logica politica della ripartizione del potere. Logica politica che a livello nazionale ha condannato il Partito Socialista ad essere nello stesso tempo propugnatore di grosse cose, ma, nello stesso tempo, nella misura in cui ha creduto che soltanto l'acquisizione del potere poteva consentire l'avanzata politica del Partito Socialista, l'ha condannata all'insuccesso. Il travaglio attuale politico del Partito Socialista è molto probabilmente di aver accettato la logica della ripartizione del potere e la lottizzazione del potere che così ne consegue.

Questo giudizio che diamo precisa già oggi i limiti, lo squilibrio che viene a instaurarsi tra un metodo di fare politica scelto da questa maggioranza e i problemi profondi della Valle che, nella misura in cui si mantengono, metteranno in crisi, e non solo noi, questa Giunta. Questa è la differenziazione, e vogliamo sottolineare "politica", ma non vogliamo con questo arrogarci il diritto di essere né Giudici, né maestri. Sappiamo che sarà molto difficile d'ora in poi, per noi, la nostra azione. Anche l'intervento dell'Assessore Milanesio di ieri, accennato dallo stesso Presidente, anche certi momenti e proposte tattiche in questo Consiglio, rivelano la tendenza all'isolamento nostro; un isolamento che non ci fa paura nella misura in cui speriamo di rappresentare un qualcosa di positivo della nostra Regione e attraverso questa posizione ci metteremo a confronto con questa maggioranza.

Ne discende un duplice discorso per quanto riguarda l'elenco dei problemi, così come l'ha chiamato il Consigliere Bordon, che ci ha presentato il Presidente della Giunta. Perché dico "elenco di problemi" e non "programmi"? Perché se è vero che una maggioranza che si fosse formata su una comune volontà politica di affrontare i problemi centrali della Valle d'Aosta e di costituire quindi guida, quindi forza in avanti e un passo avanti rispetto alla realtà socio-economica e culturale della Regione, doveva essere prima presentata in qualche maniera la condizione per cui si veniva a formare la maggioranza. Il fatto che dopo un lungo travaglio, pre 1974, e dopo 10 mesi di rodaggio e la formazione di una Giunta che, come ha definito bene il Presidente, è di 18 Consiglieri, ci presenti l'elenco dei temi, mi conferma l'ipotesi iniziale di questo discorso: che si tratta di un'applicazione della logica della ripartizione del potere. Infatti questa Giunta farà le cose che la ripartizione di questo potere consentirà di fare, non potrà cioè affrontare quei problemi che possano turbare un equilibrio di potere acquisito. E su quell'equilibrio di potere vorrei tranquillizzare il Consigliere Bordon, perché ciò che non si è avuto in quest'Aula, lo si può avere in altri posti, in altri Enti, in altri livelli amministrativi come il Comune di Aosta, quindi direi la ripartizione è molto più vasta, interessa un'area più grande che non quella del Consiglio regionale.

Si tratta di un elenco di problemi rispetto ai quali possiamo manifestare la nostra approvazione o la nostra non approvazione; però anche su questo tipo di problemi vorrei presentare quello che poteva essere un discorso programmatico se ci fosse stata una volontà politica a priori meditata, voluta ed attuata da una ipotetica maggioranza. Le premesse dovevano essere costituite dalla risposta politica rispetto alle esigenze generali della Valle d'Aosta e la maggioranza doveva dire quale volontà politica rispetto a quei problemi generali voleva esprimere. Il giudizio sulle tendenze in atto, sulle quali a parole siamo tutti d'accordo, è che tendono complessivamente a cancellare una politica regionalista della Valle d'Aosta. È fuori dubbio che le tendenze attuali nello sviluppo culturale, sociale, politico ed economico protendono ad assorbire la Regione Valle d'Aosta, la comunità valdostana dentro organismi e realtà più vasti che cercano di imporre alla Valle d'Aosta le scelte in campo culturale, economico, politico e sociale. C'è una tendenza generale in atto che si esprime in tutti i settori tendenti alla periferizzazione, cioè alla subordinazione della Valle d'Aosta rispetto alla realtà più grande e questo, secondo noi, non va nel senso di una politica correttamente inteso. Un giudizio su queste tendenze è una proposta che doveva indicare le mete e i criteri per affrontare i problemi, il dove siamo e dove vogliamo andare doveva essere il cappello, il giudizio delle situazioni attuali, il metodo che si vuole seguire sugli attuali obiettivi, gli strumenti che si intendono usare e i tempi nel quale attuare queste politiche. Ciò non ha potuto avvenire perché in questa logica non può non trovare spazio questo discorso e allora l'elenco che ne deriva non è organizzato. Per esempio il Presidente ha affrontato una serie di problemi, come i rapporti fra Stato e Regione, la scuola, la politica del territorio, l'occupazione e poi il Piano di Sviluppo, quasi che il Piano di Sviluppo, l'attività di programmazione, invece di essere un metodo che investe complessivamente l'intera attività del ruolo regionale, fosse uno dei tanti problemi settoriali da affrontare nell'illusione che, risolvendo problemi settoriali, si dia una risposta complessiva positiva ad un problema generale. Questo non è vero, così come è dimostrato che, dicendo un insieme di sì ad esigenze che oggi ci vengono proposte, non per questo facciamo un bene generale.

Qui vorrei riprendere una serie di considerazioni su problemi che, nel loro insieme, non costituiscono programma nel senso che ho indicato all'inizio e qui vorrei... perché l'Assessore Milanesio è stato di una certa abilità, e lo dobbiamo riconoscere... la presentazione di alcuni problemi nella logica di una ripartizione del potere, ma non in una logica reale e corretta.

Quando si parla di "problema urbanistico" e si crede che attraverso un dibattito sia possibile evidenziare dei criteri quando questi criteri dovevano essere espressione di una volontà politica di una maggioranza sulla quale l'opposizione si doveva confrontare, non è certamente presentando il problema "Piano Urbanistico" senza dire in che rapporto sta la pianificazione urbanistica con la programmazione socio-economica e se questo discorso è inteso unitariamente o meno, perché questo è stato uno dei problemi che abbiamo discusso e non abbiamo risolto. Già nella passata Amministrazione era stato uno dei temi della contesa con alcune forze della maggioranza, così come non si può dire - perché si rischia di falsare la realtà - che il discorso della programmazione si è fermata a Grenoble. È vero ci sono stati gli studi Soris, è vero che ci sono stati degli studi a Grenoble, ma è altrettanto vero che nel luglio 1974 veniva presentato in questo Consiglio un lavoro che abbiamo già detto e sottolineato "monco" in alcune sue parti; mancavano delle risposte, ma era un tentativo di aprire un discorso nuovo sulla politica di programmazione in Valle d'Aosta. Non bisogna dimenticare quell'ultima data, perché segnava il passaggio da un vecchio modo di concepire il discorso della programmazione ad uno nuovo.

Secondo me, nel momento in cui - lo possiamo dimostrare storicamente - nell'ottobre e nel novembre del 1974 venivano a emergere i punti essenziali di un dibattito che doveva coinvolgere le forze politiche valdostane, la risposta è stata in termini di ritorno indietro. Ecco perché forse - è questo che io mi auguro - dal 18 ottobre inizia il vero periodo di transizione; un periodo di transizione che noi ci auguriamo - non per noi e non perché c'è una straziante nostalgia a ritornare sulla Giunta - porti ad una soluzione politica a livello regionale che sia rispettosa delle esigenze fondamentali della nostra Regione, e cioè in senso regionalista e in senso di rinnovamento sociale.

Credo di aver chiarito il nostro atteggiamento politico e il nostro discorso della nostra posizione programmatica che si muove su un piano diverso; se l'apertura annunciata dal Presidente Andrione significa compromissione con la logica scelta da questa maggioranza, diciamo di no; questo non vuol dire che cercheremo di portare avanti il contenuto della vostra proposta politica attraverso un confronto serio e che tenda ad evidenziare quella che, secondo noi, rappresenta le esigenze profonde della nostra Regione.

Devo anche dire - per onestà e per far così cadere delle inutili... non dico illusioni, ma anche per rendere forse chiaro a me la durezza del compito che ci aspetta come Democratici Popolari, che ieri, in una serie di interventi ripresi anche oggi pomeriggio, si è cercato di operare all'interno dell'opposizione una divisione. Abbiamo sentito ieri accenni rivolti al Partito Comunista riconfermati dall'Assessore Milanesio, riutilizzati oggi credo con una certa fatica dal Consigliere Bordon. Non so quali siano gli obiettivi, anzi credo che siano in parte tattici e forse in parte strategici, ma non ci interessano. Quello che intendo ribadire qui è che non è vano lo sforzo di questa maggioranza, se crede, attraverso paure, di giocare sull'isolamento; ci piegherà di fronte alla volontà precisa di sostenere un discorso politico.

Noi rispettiamo e riconosciamo la dignità di ogni forza politica, vogliamo mantenere questo rispetto e la dignità la vogliamo riconoscere a tutti. Il giudizio che vogliamo ci venga dato su noi stessi è la capacità di rispettare quello che ho affermato e che rappresenta e non vuole rappresentare un'affermazione tattica o una scusa di quello che abbiamo detto. Per cui quella di Dujany non è la versione ipocrita come l'ha definita Milanesio ieri, né un bel discorso in francese da leggersi, perché non conta niente: quelle parole rispecchiano quello che pensiamo, forse una speranza, forse rischia di diventare un'utopia, ma noi crediamo a quell'utopia.

Vorrei rispondere al collega Maquignaz che ieri si chiedeva come mai non vi erano delle risposte a certe domande da lui evidenziate. Un tema che sottolineava, per esempio, era quello della dimensione della Valle d'Aosta; ma per rispondere a quel problema bisognava aver fatto una scelta politica diversa. Quel problema non può trovare una corretta risposta attraverso un tipo di logica politica, scelta che fatalmente viene a ledere o che possiamo definire insufficiente rispetto ad una definizione di Regionalismo attivo, nel senso moderno che abbiamo nella nostra mente; quindi è nostro compito mantenere questo tipo di impegno.

Credo di avere chiarito, anche per evitare che ci sia questa etichetta, a cui ormai qualcuno accenna, che si vorrebbe affibbiare ai D.P. l'ostruzionismo o altro. Sulla proposta politica che questa Giunta rappresenta c'è una non condivisione, la volontà di portare avanti una politica alternativa e, sul piano amministrativo, una non compromissione con quanto può rappresentare questa Giunta, ma confronto serio sui problemi lungo una linea politica alternativa.

Monami (P.C.I.) - Mi sia permesso di iniziare questo mio intervento, Signor Presidente, Signori Consiglieri, affrontando un problema emerso nel dibattito che poco o nulla ha a che vedere con le dichiarazioni programmatiche.

Approfitto per dire al simpaticissimo amico Bordon che parla molto e bene, con molta capacità e, nel frattempo, con la capacità di non dire nulla, ma non perché non sappia dire nulla, bensì perché anche egli è incapace di svincolarsi da quella vischiosa, quella massima responsabilità che la Democrazia Cristiana, in trent'anni di Governo, ha - e me lo consenta - per aver portato il Paese nelle condizioni in cui si trova. Di tutto quel lungo intervento ho voluto cogliere quell'aspetto che poco c'entra con queste dichiarazioni e che porta legna al fuoco del Clusaz, che con Tanassi è il solo a credere - e ovviamente con Bordon - che i Comunisti facciano una politica di sostegno all'attuale Governo Moro-La Malfa. Penso sia necessario dissipare questo equivoco.

Certo, il Governo Moro-La Malfa è considerato dal Partito Comunista in questo momento il Governo solo ed unico che può governare almeno fino al Congresso della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista. Noi sosteniamo questa tesi anche contro alcune forze, alcuni settori della Democrazia Cristiana che vorrebbero fare cadere questo Governo presieduto da un Democratico Cristiano, perché, suggestionate queste forze, alcune della Democrazia Cristiana, da soluzioni autoritarie e di Destra, poiché - me lo consentano gli amici Democristiani - esistono all'interno del vostro Partito queste forze, da parte nostra è un atto di coraggio. Anziché pensare al massacro dei Governi, perché tanto al Governo Moro se ne potrebbe sostituire un altro se non fosse quello voluto da alcune componenti della forza della Democrazia Cristiana, credo che in questo momento il dirlo per impedire al Paese il peggio e il caos in un momento drammatico e tanto difficile sia un atto di coraggio. Questo caos e questa confusione piacerebbero ad Almirante e alla sua squadra di picchiatori neri. Mi auguro che il Consiglio abbia a respingere sdegnosamente le accuse che qui sono state fatte, irresponsabili, che la colpa di questa situazione ricada sulle Organizzazioni Sindacali, sulle lotte degli operai e quindi sugli operai. Questo ritengo debba fare per la sua dignità il Consiglio: respingere tanto i responsabili di dichiarazioni che fanno vergogna e suonano vergogna quanto se pronunciate in quest'aula.

Per riprendere il filo di una mia certa considerazione su questo dibattito, voglio leggervi un brano con cui il Partito Comunista concludeva una Conferenza stampa durante la crisi dell'autunno del 1974: "Stiamo giocando su un tavolo solo, stiamo lavorando per ricostituire la vecchia maggioranza uscente, perché per il momento la riteniamo la migliore delle soluzioni; siamo convinti che una maggioranza che non veda presenti insieme il Partito Comunista Italiano e il Partito Socialista Italiano significhi un chiaro spostamento a Destra dell'asse di Governo regionale. Impediremo per quanto ci sarà possibile questo spostamento, così come ci adopereremo quindi per impedire alla Democrazia Cristiana di entrare nell'area di Governo; riteniamo che un serio modo di confronto tra le forze politiche al fine di creare una nuova maggioranza non possa prescindere da una discussione sul programma da noi presentato per un accordo basato su punti chiari qualificanti, che contenga i modi e i tempi di attuazione".

Ebbene, noi riteniamo che le due considerazioni di fondo contenute in quella chiusura di Conferenza stampa abbiano ancora tutta intera la loro validità; primo, lo spostamento a Destra dell'asse di Governo regionale e, secondo, un programma basato su punti qualificanti e che contenga i modi e i tempi di attuazione.

Per quanto riguarda lo spostamento a Destra dell'asse di Governo regionale, la nostra affermazione di allora ha tutta la validità oggi alla soluzione di questa crisi; quando un Governo - e non interessa dove e quale - sono presenti Comunisti e Socialisti, lo si sostituisca con uno che goda di un massiccio appoggio della Democrazia Cristiana, questo non può essere - me lo consentano i colleghi Socialisti - che uno spostamento a Destra dell'asse di Governo. Non possiamo però fare questa affermazione senza rilevare che questo spostamento a Destra è più grave in quanto avvenuto dopo il 15 giugno, cioè dopo che quei risultati elettorali avevano indicato come una diversa via fosse necessaria per risolvere i problemi di Governo del nostro Paese. Non è poi possibile non richiamare la responsabilità di alcuni gruppi dirigenti del Partito Socialista valdostano che, mentre in tutto il territorio del Paese hanno operato scelte chiaramente di Sinistra ovunque fosse stato appena possibile, qui, ad Aosta, hanno operato in modo totalmente diverso rimettendo in gioco la Democrazia Cristiana che il 15 giugno avevano largamente condannato. Ci consentano ancora di dire, pur non conoscendo ancora i motivi per cui questi dirigenti del P.S.I. valdostano abbiano fatto questa scelta, scelta di carattere limitato al potere, scelta spinta da motivi di carattere personale, che si tratta di una scelta politica, se questi compagni Socialisti non vogliono rinnegare le affermazioni del compagno De Martino, il quale ha detto che il Centro-Sinistra in Italia è ormai superato. E ci sembra di intravedere molto più coerentemente su questa tesi la posizione e la politica del Partito Socialista in campo nazionale, contrariamente a quanto ha fatto il Partito qui, come dicevo, ad Aosta, perché si è limitato solamente a rimettere in gioco la Democrazia Cristiana laddove non era possibile dare altre forme di Governo alle Regioni, alle Provincie e alle maggiori città italiane. Questo, secondo me, è necessario ricordarlo, perché ad Aosta invece - e voglio ricordarlo - per quanto siano possibili soluzioni a Sinistra, possibili politicamente e numericamente, questo gruppo dirigente ha preferito rimettere in gioco la Democrazia Cristiana qui al Consiglio regionale e passare all'opposizione con la Democrazia Cristiana nel Comune di Aosta.

Ci pare pertanto fuori luogo l'affermazione di Milanesio, abilissimo nel sostanziare i suoi interventi indifferentemente che essi si collochino sotto una qualsiasi Giunta creata o improvvisata; è fuori luogo la sua affermazione quando dice che il Partito Comunista non ha accettato l'invito ad un accordo. La verità è che noi e che tutti voi sapete, perché fra l'altro è stata fatta qui pubblicamente ed è registrata - ritengo a verbale - la nostra posizione, era molto chiara: avevamo chiesto il rinvio di tre o quattro giorni per la ricerca di quell'accordo, ma va anche ricordato che fu proprio Milanesio a respingere questa proposta dicendo: "non possiamo rompere la solidarietà creata con i nuovi alleati". Tutto questo, compagni Socialisti, al di là di dirci - e penso sia necessario ed utile - le cose con estrema franchezza e sincerità. Non saremo noi ad interrompere un dialogo unitario che è iniziato e che dura da molto tempo, anzi noi lo vorremo continuare ed intensificare, soprattutto con quella parte del P.S.I. che con noi e come noi, sia pure nella diversità delle opinioni e delle posizioni politiche, ha fatto una precisa scelta di campo.

A noi non interessano gli schieramenti, la loro natura e la loro formazione. Per noi non è motivo di polemica per come uno dei Partiti della classe operaia si pone nei confronti di un Governo; per noi è importante e diventa motivo non di polemica, ma di confronto, quando qualche Partito della classe operaia si ponga in modo diverso davanti a problemi, alle cose concrete, alle aspirazioni dei lavoratori italiani, di tutte quelle forze politiche presenti anche nella Democrazia Cristiana e delle forze economiche che individuiamo in noi, Partiti della classe operaia, compagni di strada capaci di condurre con loro delle lotte per il raggiungimento di quegli obiettivi che assieme individuiamo e vogliamo raggiungere. Di qua nasce la nostra opposizione a questa formula di Governo regionale, ma soprattutto nasce - dicevo - non per le formule, bensì per il programma che esso enuncia, per le cose dimenticate o volutamente taciute.

Mi limiterò a due importanti punti taciuti volutamente nell'introduzione del Presidente Andrione, relazione che mi è parsa - me lo consenta - piena di imbarazzo, che stava e sta a dimostrare le difficoltà in cui si dibatte questa maggioranza, difficoltà che emergono e sono emerse. Faccio un solo esempio, là dove io sono presente: nella Commissione di Affari Generali, quando si parla della Società Pila, dell'Alpila, della legge urbanistica, il contrasto su questi grossi problemi di fondo non è fra l'opposizione, l'Esecutivo e il Governo, ma è all'interno della maggioranza.

Non vorrei però che si pensasse che noi pensiamo che all'interno di una maggioranza non debbano esserci motivi di non accordo o di non unanime vedute! Noi ci preoccupiamo e denunciamo come all'interno di questa maggioranza nulla o poco vi sia in comune e che tutto il resto è celato dietro l'imbarazzo del Presidente Andrione, dietro all'imbarazzante giustificazione dell'Assessore Viglino della sua presenza in questa Giunta, vedi l'ultimo numero del Rassemblement, dietro le abilissime ma vuote cortine fumogene di Milanesio di ieri sera.

Dicevo che qui voglio accennare a due punti taciuti dal programma. Il primo: non una parola si è detta sull'Antifascismo, e non mi si dica che è inutile ripetere le solite cose, perché vi dico che sarebbe inutile ripetere la nostra fedeltà allo Statuto, all'Autonomia, all'Etnia valdostana e alla difesa dei diritti della comunità valdostana se è inutile riferirsi sempre anche allo spirito antifascista. Credo che primo punto di ogni Governo regionale debba essere la fedeltà e l'impegno della difesa della Costituzione repubblicana antifascista nata dalla lotta di liberazione, dalla lotta degli operai di ieri a difendere le fabbriche dalla distruzione nazista e che oggi si ritrovano a lottare per difendere le stesse fabbriche dallo smantellamento provocato da una politica economica disastrosa.

In questa battaglia antifascista, diceva Jorrioz quando non era Assessore, la Giunta e il Consiglio debbono essere in prima fila e lo sono così bene, in prima fila, che non una parola nel loro programma si dice di questo! Questo silenzio ci fa supporre che debba doversi pagare uno scotto ad alcuni elettori della Democrazia Cristiana e a quelli che domani dovranno, come diceva il compagno Dolchi ieri, puntellare questo Governo regionale.

Ci sembra molto strano dover ricordare a dei giornalisti, nelle cui file militano l'Avvocato Caveri, la Vedova Chanoux, il Consigliere Jorrioz, l'Assessore Viglino, e ai compagni Socialisti che la Democrazia, il Regionalismo, l'Autonomia, l'Etnia si difendono solo e solamente con un impegno antifascista. A Destra nel Fascismo non esistono questi ideali che a noi sembra talvolta voi vogliate difendere solo a parole, magari per conservare un comodo posto di potere conquistando proprio quelle bandiere di idealità. Riteniamo che quando in un programma di Governo manca l'impegno antifascista, mancano ideali concreti e reali che siano capaci di fare andare avanti la Valle d'Aosta sul terreno del progresso civile, democratico e autonomistico.

Il secondo punto che vorrei trattare, colleghi Consiglieri, anch'esso completamente taciuto e dimenticato, è il bilancio del 1976 e degli anni seguenti. Anche qui, colleghi dell'Esecutivo e della maggioranza, non venitemi a dire: "che bisogno c'è di parlare del bilancio se ne parleremo fra poco tempo?". La quasi eguale relazione programmatica del Presidente è stata presentata un anno fa, ma è stata fatta con più sicurezza e meno imbarazzo, perché la maggioranza non aveva alle spalle un anno di vita intristita e senza frutti, parlava poco, ma parlava di bilancio. Noi non siamo miopi, d'altra parte, da non accorgerci anche nelle piccole sfumature quando si dice qualche cosa di nuovo, e ieri qualche cosa di nuovo ce lo ha detto il Presidente, lo risottolineava il compagno Dolchi ieri e lo ripetiamo oggi. Notiamo una frase nuova che cogliamo ed apprezziamo parlando di decentramento, il Presidente ha detto (testuali parole): "per operare una globale riforma dell'organismo regionale". Ci pare un'osservazione acuta e una proposta accettabile, sulla quale ci confronteremo, ma, così detta, quella frase quale significato ha? Non vorrei ci fossero su questo dei dubbi.

Come si giunge ad una nuova struttura dell'organismo regionale? Bisogna avere il coraggio di ristrutturare gli uffici della Regione, le competenze, i campi di intervento. Bisogna ristrutturare l'organico del personale per una diversa utilizzazione e un miglior impiego di questo, bisogna ristrutturare le Presidenze del Consiglio - lo ha già detto Dolchi ieri - e della Giunta ed il rapporto costante fra questa Presidenza, la Giunta e il Consiglio regionale. Il lavoro di collegialità deve prendere il posto dello schema superato, vecchio e stantìo di quello assessorile; l'organico intreccio interessassorile, mediante la creazione di Dipartimenti o di altri strumenti validi per l'opportunità, creati di conseguenza e una nuova completa ristrutturazione del bilancio, perché riteniamo che questa condizione sia primaria e indilazionabile. Non si può cambiare nulla di tutte queste cose se non si cambia la strutturazione ingegneresca sulla quale poggia l'attuale bilancio regionale per giungere ad una globale ristrutturazione dell'organismo regionale. Abbiamo a suo tempo fatto questa proposta e non diciamo che si trattava di prendere semplicemente quei documenti per passarli dai banchi dell'opposizione ai banchi della maggioranza. Ci è stato detto però che per scartarli non vi era tempo; oggi ci si dirà probabilmente, anzi sicuramente, la medesima cosa.

Ma allora quando vorremo ristrutturare questo organismo regionale? O quanto meno l'obiettivo della sua ristrutturazione è quello che ci sta davanti e che mai raggiungeremo perché siamo incapaci di rincorrere - o di affrontare direi - problemi così importanti e vitali per la vita regionale? E ancora, sul bilancio (mi si consenta): mirerà all'assorbimento il bilancio dei residui passivi? Vi sarà in questo bilancio un consolidamento di quei provvedimenti anticongiunturali che il Governo ha indicato e che con l'astensione del Partito Comunista sono diventati strumento di lavoro per cercare di far togliere il Paese da questo stato di crisi? Ecco, nessuna di queste indicazioni ci è stata data dal Presidente e, se mi riferisco alla relazione dell'anno passato, diceva che: "oltre a presentare il bilancio nei termini dovuti con la consueta struttura, provvederemo ad inserirvi una parte funzionale". Può darsi che abbia una parte funzionale, ma avrà questi contenuti e questi indirizzi politici inequivocabili su cui vogliamo confrontarci, su cui vogliamo, se è necessario, scontrarci? Avrà contenuti finalizzati e modi e tempi della loro attuazione? Ed è così che siamo ritornati al documento letto all'inizio del mio intervento, dopo lo spostamento a Destra, alla mancanza di un programma chiaro con punti qualificanti che contenga modi e tempi di attuazione.

Ci troviamo a discutere di questi problemi in un momento drammatico della vita regionale e nazionale e chi, come me, ha vissuto le ore di questa mattina all'interno della fabbrica nella duplice veste di Consigliere regionale e di dipendente di quella grossa azienda, non ha potuto passare sotto silenzio o non riosservando o non ripensando a questa tragica situazione.

Siamo Comunisti coscienti delle nostre responsabilità e lo dicevo non a proposito del sostegno al Governo Moro, siamo disponibili e crediamo che con noi debbano essere disponibili tutte le forze per mettere a vantaggio del Paese e della Regione la loro capacità e la loro volontà per un confronto serio su queste cose. Sappiamo che questo è possibile solamente attraverso la volontà unanime di tutte le forze democratiche e con un rapporto serio e costruttivo con le forze regionaliste, col Partito Socialista, con i Democratici Popolari, ma anche con quelle forze sane avanzate e popolate che vivono ancora all'interno della Democrazia Cristiana.

Ebbene, su questi problemi tragici per il nostro Paese, è pronto non solo il confronto che offre il Partito Comunista, ma è pronta soprattutto la collaborazione, la forza e l'intelligenza che questo grande Partito della classe operaia può esprimere e mettere a disposizione della Valle d'Aosta e del suo futuro.

Pollicini (D.P.) - Sarò breve, perché sono le 19,10 e vi sono ancora alcuni argomenti da sviluppare.

Se il Consigliere Bordon pensava ad un colpo ad effetto, un colpo scandalo con quella lettera anonima firmata da un operaio, scritta nell'epoca elettorale in cui io ero candidato, penso che abbia fatto male i suoi conti. Se questi sono i suoi argomenti, penso che ne abbia ben pochi e ben poveri! Si tratta, come dico, di una lettera anonima e penso che di questo tutti quanti abbiamo fatto le esperienze, ma al di fuori di questo - che era solo una puntualizzazione - io vorrei occuparmi brevissimamente di due argomenti.

La relazione programmatica del Presidente Andrione, per quanto riguarda uno dei problemi capitali, che è quello del decentramento, è stata piuttosto deludente, anzi debbo affermare che si è fatto un notevole passo indietro. In effetti, mentre nella relazione programmatica del 28 di dicembre il Presidente Andrione diceva che lo Statuto delle Comunità Montane doveva essere caso mai corretto, ma comunque non negava la validità dell'istituto, questa volta, con le dichiarazioni di ieri, mi pare che sostanzialmente neghi la validità dell'istituto stesso quando dice che la Comunità Montana, tanto vanamente strombazzata, si rivela essere uno strumento sovente non idoneo, anche per il taglio - a nostro avviso errato - che è stato dato, eccetera. Quindi di fatto, se poi vediamo che propone una legge finanziaria a favore dei Comuni, mi pare che le cose siano in contrasto, se si fa una legge finanziaria è evidente che si mette da parte l'istituto della Comunità Montana. Pertanto il programma del decentramento nella sostanza viene messo nel cassetto.

Noi su questo non possiamo concordare; noi crediamo alle Comunità Montane come momento anche democratico, proprio perché si tratta di "un'autogestione dei Comuni consorziati". Usiamo questo termine in quanto così possono essere in grado di amministrarsi senza essere, così come lo sono sino ad oggi, strumentalizzati alcune volte da tutte le Giunte, dalla nostra o dalla vostra. Mi pare quindi che sia opportuno un ripensamento da parte della Giunta in ordine a queste dichiarazioni. Le Comunità sono istituite con legge regionale che rispecchia le leggi dello Stato, sono attese dalla popolazione perché da esse ci si aspetta molto, è quasi un decollo, specialmente per le zone periferiche; se però viene messa in un cassetto e sostituita da una legge o leggina per il finanziamento dei Comuni, noi continuiamo ad amministrare Comuni con 100 abitanti che certamente anche con un finanziamento regionale non potranno incidere sulla modifica delle loro strutture e sulla possibilità di un decollo sul piano economico-sociale.

Un secondo problema, che mi pare altrettanto importante, è quello dell'occupazione. Noi diciamo che non abbiamo visto da questa Giunta nessun atto coraggioso e nuovo per combattere la grave crisi. Noi non crediamo nei miracoli, non li ha fatti nessuno e neanche ce li aspettiamo da questa Giunta. La crisi non è della Valle d'Aosta soltanto, sappiamo tutti, è gravissima, però è chiaro che, fra fare poco e fare niente, c'è ancora una differenza.

Io vorrei sottolineare un esempio - senza fare polemica - e mi riferisco al caso Montefibre: il Consiglio comunale di Châtillon, nel mese di luglio, si riunisce nell'interno della Montefibre e fa un ordine del giorno; tale Consiglio comunale scrive poi al Presidente della Giunta della situazione e chiede di discutere con lui per parlare delle Montefibre, ma non ottiene risposta. Ecco perché - e vado avanti se il Presidente ha la compiacenza di ascoltarmi - dopo due mesi il Consiglio comunale di Châtillon scrive una lettera alla Presidenza della Giunta del Piemonte per chiedere a quella Presidenza di interessarsi anche del caso di Châtillon nel quadro della Montefibre in generale. Bene, questi però sono fatti che stanno a dimostrare ...(voce del Presidente Andrione)... ma qui si tratta di fare tutto quello che... io ho detto che non aspettiamo i miracoli, nessuno è in grado di farli, però è opportuno ...(voce del Presidente)... per carità, ho il diritto di parlare! Noi siamo qui alla ricerca di porre dei tamponi a situazioni gravissime di cui ci rendiamo conto tutti.

Faccio un'altra affermazione, Signor Presidente, se me lo consente: è stata costituita una Commissione speciale per la Montefibre, se non sbaglio; bene, questa Commissione si è riunita una volta sola e mi pare poco in questo momento! È chiaro che la Commissione consiliare speciale non ha la bacchetta magica, però mi pare che affrontare e seguire i problemi sia indispensabile! La vigilanza è di estrema importanza, il collegamento con le altre situazioni è di estrema importanza, i contatti con la Montefibre sono di estrema importanza.

Sostanzialmente io dico: attenzione! Questi sono problemi che hanno bisogno di atti coraggiosi e noi non faremo certamente la polemica per la polemica. Ebbene, ha detto prima Lanivi qual è la nostra posizione nei riguardi di questa Giunta. Siamo disposti a dare un contributo alla soluzione dei problemi, sia pure da questa parte del tavolo, senza confusione di ruoli, però è certo che noi chiediamo maggior attività e iniziativa da parte della Giunta. Il problema investe tutti e saremo tutti colpevoli nel caso di insuccesso. La gente non farà distinzione - com'è giusto che non la faccia - però è chiaro che ognuno regge il suo ruolo. La Giunta ha un suo ruolo di potere esecutivo, il Consiglio ha un altro ruolo. Io raccomando solo questo: chiediamo a tutti una maggiore iniziativa per quanto riguarda i problemi dell'occupazione.

Si dà atto che alle ore 19,18 assume la Presidenza il Vice Presidente Chabod Guido.

Andrione (U.V.) - Je demande pardon, Messieurs les Conseillers, si je n'arriverai pas - et je suis sûr que vous comprendrez - à répondre dans le détail à tout ce qui a été dit et je remercie pour la qualité du débat, pour tout ce qui a été expliqué hier et aujourd'hui dans ce Conseil. J'en serais largement incapable, parce que je crois qu'on a fait un panoramique global sur tous les problèmes de la Vallée, mais je voudrais donner une réponse également globale, c'est-à-dire affronter à mon tour et indiquer quels sont, non pas, je dirais, les miracles que personne ne s'attend, mais quels sont les obstacles les plus durs, les plus difficiles que nous devons affronter ensemble.

Ce n'est pas avec de l'embarras que j'ai parlé hier, mais bien au contraire: j'ai été volontairement bref pour expliquer ce que l'on ne pourra jamais expliquer dans les détails, c'est-à-dire une ligne d'action d'un Gouvernement régional. Je n'ai pas prononcé le mot "Antifascisme" parce que je suis contraire à une rhétorique facile que je déteste et je me refuse de continuer à embrasser des mots vides. Cependant, pour ceux qui m'ont écouté, à la fin de mon discours j'ai parlé d'État fédéral, conception qui, avec Cattaneo, Galimberti e Calamandrei... a ces lettres de noblesse dans l'Antifascisme et dans la Résistance italienne, et je ne mets pas Chanoux dans celle-là. Nous nous rappelons de certaines choses et nous parlons d'une façon concrète. Nous voulons un État différent, et cela parce que - et j'espère que Monsieur Dujany démentira un article du 3 novembre 1975 paru comme lettre d'Aoste sur un journal important qui s'appelle Le Monde et qui est publié à Paris - Monsieur Dujany aurait dit: "L'ancien Président du Gouvernement régional, Monsieur César Dujany, nous a dit, à propos des spéculations immobilières et puisque nous avons perdu la bataille en faveur du français: essayons au moins de préserver ce qui nous appartient en propre: nos paysages et notre civilisation alpestre". Bien d'accord pour ce qui concerne le deuxième alinéa, mais, pour ce qui nous concerne, nous n'avons pas perdu la bataille pour le français et nous n'accepterons jamais que cela devienne une réalité pour la Vallée d'Aoste. Au contraire, et ici je voudrais remercier Monsieur Lanivi - qui est absent en ce moment - pour l'élévation de son discours, mais je voudrais lui dire que nous sommes sur une position différente: nous faisons de la politique, nous ne faisons pas de la philosophie.

De ces bancs, le 19 juillet 1973 j'ai dit qu'il n'y avait pas besoin d'être membre d'une Junte, de faire partie d'un Gouvernement régional pour défendre les intérêts de la Vallée d'Aoste et pour apporter notre modeste contribution à ces solutions. Du banc du Gouvernement aujourd'hui nous disons qu'il n'y a pas eu de dates historiques en Vallée d'Aoste ni en 1970, ni en 1974 et que si nous voulons nous regarder avec les jumelles de l'histoire ce qu'on pourra dire c'est qu'il y a eu quand même en Vallée d'Aoste, dans cette période, une époque de débats et de Démocratie, il y a eu un effort commun pour chercher à faire participer à une idée régionale différente les différents Partis et les différents Mouvements: faire participer la population valdôtaine à la Région. De cela probablement les générations à venir nous saurons gré, tout en critiquant évidemment certaines petites faiblesses que nous avons et qui font partie de notre tempérament: l'esprit de clan, la petite polémique, les attaques personnelles, et cetera. Mais il est vrai que, du point de vue culturel et de la conscience de la Région Autonome, ces 30 ans n'ont pas été inutiles et, encore une fois, puisque nous faisons de la politique et nous avons le plus grand respect pour les Démocrates Populaires, nous ne voulons aucune compromission. Nous proposons, comme au Parti Communiste, des solutions politiques, nous faisons un discours politique, nous nous ne sommes jamais sentis périphériques ni à Rome, ni à Paris; nous n'avons pas le complexe de provinciaux et ceux qui l'ont ce sont des mauvais Valdôtains.

Cela dit, et pour venir à des discours plus concrets, Monsieur Maquignaz, qui a dit des choses très justes, a également souligné non pas des contradictions de sa personne, mais les contradictions devant lesquelles nous nous trouvons placés en tant que Conseillers régionaux, parce que dire, d'un côté, que nous devons établir la dimension démographique de la Vallée d'Aoste et demander, en même temps, que partout il y ait des téléphériques régionaux, que les routes régionales arrivent dans les points les plus reculés, que l'on doive faire du tourisme la ressource fondamentale de la Vallée d'Aoste ou, comme ce matin, tous ensemble, demander qu'à la Cogne il y ait non seulement le nombre d'ouvriers qu'il y a aujourd'hui mais qu'on augmente la production de la Cogne et qu'il y ait encore plus d'ouvriers, ça signifie que nous sommes placés devant une contradiction tragique.

Le 15 du mois d'août en Val Veny et en Val Ferret on ne peut pas circuler, on fait plus de mal à la nature dans une journée que dans 20 ans d'exploitation normale, et nous, en même temps, nous devons garantir les deux choses. Parler de dimension démographique c'est mettre le doigt dans une plaie en Vallée d'Aoste, c'est-à-dire que nous sommes placés dans la position de ceux qui doivent faire un choix contradictoire et qui doivent se dire que pour maintenir et pour vivre en haute montagne... j'espère que personne ne pourra affirmer que les campagnards valdôtains doivent vivre aujourd'hui comme on vivait il y a 40 ans, parce que cela est impossible, est contre nature et destiné à une faillite totale. Si donc nous devons changer en ayant conscience que seulement - et ici je répète les mots de Monsieur Maquignaz - "seulement" avec des zones à vocation agricole, "seulement" en déclarant que certains terrains ne pourront jamais être construits, on pourra faire quelque chose. Et là je fais un seul exemple, je parle par exemple de toute la population de Saint Vincent qui est favorable aux deux villages touristiques de Froumy et de Petit-Rhun, deux ruines. Et c'est cette Junte, c'est-à-dire la Junte passée, qui s'y était opposée, parce qu'avec le système des Plans d'aménagement qui établit 0,40 mètres cubes par mètre carré il suffit d'acheter 70.000 mètres de terrain pour pouvoir faire 28.000 mètres cubes, autrement dit: créer un village artificiel de plus en Vallée d'Aoste... mais à faveur de qui? Je vous pose la question.

Le discours doit continuer là-dessus pour ce qui concerne la délégation des pouvoirs. Probablement j'ai été mal compris: non seulement nous sommes favorables à la délégation des pouvoirs, mais nous disons que cette délégation doit être faite, d'un côté, en transformant l'Administration régionale, parce que sinon - et je m'excuse avec Monsieur Pollicini - nous nous trouvons avec une loi comme celle des Communautés de Montagne qui est suspendue entre ciel et terre. Avant d'arriver ici, dans ce Conseil, j'ai eu une réunion avec l'Association des Syndics qui ont été d'accords sur un certain programme de délégation de pouvoirs, parce que la première chose que les Communes demandent - et même les Communautés de Montagne - c'est d'avoir une disponibilité de décision. Ce qui n'est plus tolérable aujourd'hui c'est de devenir des quémandeurs, de descendre à Aoste pour aller parler à l'Assesseur aux Travaux Publics et lui dire: "Pe plèizì, féyade-mé so sé ou sen lé" [traduzione letterale dal patois: "Per favore, mi faccia questo o quello"]. Voilà quel est le point fondamental de ce que nous entendons, nous, comme délégation, et là-dessus évidemment.

Je répète le discours que je faisais: nous ne pouvons pas mettre sur le même plan toutes les Communes de la Vallée d'Aoste, parce que entre Ollomont et Pont Saint Martin il y a une différence; nous devons être capables - et c'est pourquoi j'ai parlé d'études avant de prendre cette décision - de connaître avant la réalité, d'aller à fond dans certaines réalités pour pouvoir donner une réponse adéquate.

Monsieur Chincheré, qui a parlé très bien sur l'école, nous a posé certaines questions auxquelles en partie il a donné des réponses qui, cependant, se prêtent exactement aux mêmes questions qu'il nous a posées. Autrement dit: est-ce que nous donnons un jugement positif sur l'école qui existe aujourd'hui? La réponse est non, mais pour tout le monde, il n'y a personne que je connaisse qui donne un jugement positif sur l'école actuelle. Là où commencent les difficultés, là où nous devons discuter c'est sur quelle école nous voulons faire: nous devons discuter des titres d'études, de quel genre d'enseignement on veut donner et de quelle préparation le corps enseignant doit avoir. C'est pourquoi, dans ces très courtes déclarations que j'ai faites, j'ai parlé de la nécessité d'avoir la collaboration du corps enseignant, chose fondamentale pour commencer - on ne peut pas le faire en quinze jours - un discours sérieux sur l'école. Et Monsieur Lanivi, qui a été Assesseur à l'Instruction Publique, Monsieur Lustrissy qui l'a précédé, Monsieur Dujany et tous ceux qui ont été là avant savent combien la Région s'est déjà intéressée de ce problème et combien de résultats - du moins à un certain niveau, surtout au niveau primaire - nous avons obtenus grâce à cet effort de la préparation du corps enseignant. C'est sur cette voie que nous croyons devoir commencer le travail de réforme. Nous n'avons jamais cru - du reste tu étais présent dans ces discussions - qu'avec l'école de Pont Saint Martin on change quelque chose dans l'école. Nous avons simplement dit que nous donnions un service qui existait ailleurs. Point, c'est tout.

Je m'excuse, mais je ne continuerai pas. Giovanna Siggia avait dit un tas de choses très justes à propos de la santé, Monsieur Benzo également en avait parlé longtemps, mais je ne crois pas qu'ici je dois justifier toute une série d'initiatives qui doivent être prises. Nous sommes conscients comme Gouvernement et nous sommes conscients comme hommes que nous ne pouvons que peu de choses: nous avons besoin de l'appui, de la collaboration de tout le Conseil. Ce n'est que par l'étude sérieuse - qui coûte de l'effort - et par la volonté, le courage d'affronter certaines situations, que nous pouvons aller de l'avant. C'est pourquoi cette Junte ne demande aucune compromission, à personne, elle demande simplement à tout le monde de juger honnêtement sur les faits et, dans la mesure des possibilités de chacun de nous, aider pour le bien de la Vallée d'Aoste.

Si dà atto che alle ore 19,35 riassume la Presidenza il Vice Presidente Perruchon Maria Celeste.

Dujany (D.P.) - Pour fait personnel, parce que le Président de la Junte a voulu citer l'article qui vient de paraître sur Le Monde dernièrement. Cela a été à l'occasion d'une rencontre décontractée avec un journaliste au Monde qui s'est passée il y a à peu près une année dans un bar d'Aoste, où j'ai voulu lui faire une affirmation provocatrice: je lui avais dit clairement que si le centralisme de la France ne veut pas aider la Vallée d'Aoste, et cetera, le français évidemment aurait eu son destin. Je sais que le journaliste a reporté cela, mais évidemment les journalistes - vous le savez - reportent toujours les phrases comme ils le veulent. En tout cas c'était une déclaration de caractère provocatoire, parce que nous nous trouvons trop souvent face à des situations d'un Pays qui est proche et qui préfère une politique centralisatrice à une politique de particularisme.

À part cela, je remercie le Président et la Junte. J'espère qu'elle suive cette recommandation, qu'elle parle un peu plus en français, car elle ne l'a pas fait ces derniers dix mois.

Andrione (U.V.) - Le Monde je le lis tous les jours, donc je peux le dire, c'est peut-être un journal important, parce que, si je ne me trompe pas, le 18 du mois d'octobre de cette année nous sommes restés ici pendant 7 heures à entendre des leçons d'entomologie de la part de Monsieur Chanu, de botanique de la part de Monsieur Lustrissy et, de la part de Pollicini, sur des rumeurs de gazette.

Chabod (D.C.) - Presidente della Giunta, bisognerebbe posporre gli argomenti e passare la parola al Presidente della Giunta.

Andrione (U.V) - Je demanderai qu'on passe au point n° 14: "Nomination des Commissions" et je demanderai une suspension pour pouvoir nous mettre d'accord avant, parce que les Commissions doivent être faites pour des questions de travail.

Chabod (D.C.) - Alors le Conseil est suspendu pour un quart d'heure.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 19,33 alle ore 20,20 e che alla ripresa dei lavori la Presidenza è assunta dal Vice Presidente Perruchon Maria Celeste.

Andrione (U.V.) - ... (parole incomprensibili) ... per l'istituzione dei Servizi di batteriologia, di ormonologia e di emergenza presso il Laboratorio di analisi chimico-cliniche e microbiologiche dell'Ente.

Ci sono stati - sono sotto controllo, ma ci sono stati anche in Valle d'Aosta - dei casi di salmonellosi, quindi il Servizio di batteriologia è quello che è. Del resto credo che molti di voi possano illustrare ...(voce)... no, non è la stessa cosa! Questa qui è nell'Ente Ospedaliero, cioè per il controllo degli ammalati che vengono ricoverati e d'altra parte non è che sia una cosa eccezionale, né molto ...(voce)... è l'istituzione del nuovo reparto ed è per quello che deve arrivare in Consiglio, perché per l'ex legge 386 deve essere il Consiglio ad autorizzare.

Il Consiglio prende atto.

Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - Allora passiamo all'esame di questo punto n. 31 bis.