Oggetto del Consiglio n. 338 del 7 novembre 1975 - Verbale

OGGETTO N. 338/75 - Aggiornamento dei lavori per incontro con le maestranze Cogne.

Chabod (D.C.) - Colleghi Consiglieri, i lavori hanno inizio con 32 Consiglieri presenti.

La parola al Consigliere Dolchi.

Dolchi (P.C.I.) - Vorrei solo che risultasse a verbale, sia per le sedute di ieri che per le sedute di oggi - chiedo scusa, me ne sono dimenticato - che il collega Consigliere Tonino mi aveva pregato di giustificare l'assenza: è uscito dall'ospedale, ma è ancora convalescente e non può muoversi da casa.

Chabod (D.C.) - Lo stesso vale per il Presidente Caveri, penso.

La seduta è sospesa e, per chi lo vuole, qui davanti c'è il pullman che aspetta per trasferirsi alla mensa della Cogne.

Il Consiglio prende atto.

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Si dà atto che la seduta è sospesa alle ore 9,40 e che i lavori del Consiglio verranno aggiornati alle ore 16,30.

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Allegato:

INCONTRO FRA I CONSIGLIERI REGIONALI E LE MAESTRANZE DELLA SOCIETÀ NAZIONALE COGNE (7 novembre 1975).

Vice Presidente Chabod (D.C.) - Facciamo l'appello per un controllo sui Consiglieri regionali.

Appello nominale

Chabod (D.C.) - I Consiglieri presenti sono trentuno. Come da accordi con i Capi Gruppo, do la parola al Geometra Pollicini per i Democratici Popolari. Ah, chiedo scusa...

(voce) - ...c'è l'intervento di un componente del Consiglio di Fabbrica.

Cavallini Romolo - Signor Presidente, Signori Consiglieri regionali, siete entrati in un Stabilimento in lotta. Da mercoledì i lavoratori della Cogne sono in Fabbrica per lavorare, per dimostrare la propria responsabilità, per respingere una gestione avventurosa e senza prospettive delle Partecipazioni Statali che hanno rinunciato ovunque a svolgere un ruolo autonomo ed incisivo in relazione ai bisogni dei lavoratori e del Paese, scegliendo sempre di essere subalterni e di supporto al grande capitale nazionale ed internazionale.

La Cogne utilizzata in questi anni, anche per le più incredibili scalate al potere, ha toccato il fondo e tutti i nodi vengono al pettine: cosa devono fare le Partecipazioni Statali? Per noi lavoratori esse devono rispondere in termini produttivi ai bisogni fondamentali della popolazione. Volere le riforme su casa, sanità, trasporti, telecomunicazioni, piano energetico, agricoltura significa anche scelte produttive che devono essere assunte in prima persona dalle Partecipazioni Statali. Riequilibrare la bilancia dei pagamenti non significa restringere la base produttiva, ma intervenire in quei settori di cui siamo ampiamente deficitari con l'estero. Fermare l'inflazione soprattutto quando è importata da Paesi stranieri significa anche utilizzare la nostra capacità produttiva e non fermare gli impianti come si fa qui, utilizzando magari la cassa integrazione per finanziare le ristrutturazioni più selvagge. Per fare tutto questo le Aziende a Partecipazione Statale non solo devono scrollarsi di dosso la funzione tradizionale di sostegno al profitto privato, non solo liberarsi dal clientelismo e dal sottogoverno, ma stabilire le proprie scelte con un diverso rapporto con i lavoratori, le Organizzazioni, le Assemblee elettive regionali e nazionali.

Le Partecipazioni Statali devono pensare ad una diversa organizzazione del lavoro che abbia come cardine centrale la linea dell'egualitarismo e del superamento della divisione del lavoro tra lavoro intellettuale e manuale; devono assumere come prioritari i problemi dell'occupazione e degli investimenti.

Il valore politico della lotta di questi giorni sta soprattutto nel fatto che i lavoratori uniti, operai, intermedi, impiegati e tecnici, e qui smentiamo anche certe affermazioni giornalistiche che affermavano che alcuni Capi reparti hanno boicottato la nostra lotta, perché non è vero... (applausi) ...hanno posto al centro delle loro assemblee questi problemi e che la Direzione E.G.A.M.-Cogne è rimasta completamente isolata. Siamo entrati ed abbiamo lavorato perché in Fabbrica ci siamo per lavorare, perché non accettiamo la logica di questo sistema che un giorno ci fa produrre ed un altro ci tiene a casa per dimostrare l'inutilità della fermata proposta dall'Azienda e che il futuro dell'Azienda dipende da noi. Non sono i punti lunghi che risolvono la situazione; la ristrutturazione del gruppo E.G.A.M. deve avvenire in un discorso globale sugli organici, sugli investimenti e sugli acciai speciali di cui la Cogne abbia un ruolo preciso e fondamentale.

Il Consiglio regionale deve precisare la sua funzione, chiedersi e dare delle risposte su quale deve essere lo sviluppo della Valle d'Aosta in relazione all'attività industriale, al turismo e all'agricoltura.

Noi rileviamo la carenza e il ritardo della Regione su questi temi, come constatiamo anche che essa non è stata capace finora di risolvere i problemi fondamentali della casa, della sanità e dei trasporti. Chiediamo a questo Consiglio di aprire una vertenza con le Partecipazioni Statali sul futuro della Cogne e delle altre Aziende a capitale pubblico operanti in Valle d'Aosta. Chiediamo di proporci iniziative di lotta comune che possano concorrere alla soluzione dei difficili e gravi problemi posti dalla crisi economica; chiediamo la verticalizzazione del prodotto e l'allargamento della base produttiva ed occupazionale perché non diventino slogan vuoti: devono essere inseriti nelle lotte generali del Movimento sindacale che il Movimento sindacale stesso ha intrapreso per uscire dalla crisi. Per questo la nostra lotta si inserisce con chiarezza nella lotta per il rinnovo dei contratti che pretendono una presa di posizione di tutte le forze politiche contro tutti i tentativi di rinviare lo scontro. La stessa crisi che accelera i tempi apre la lotta e ci dice che il rinnovo contrattuale è già iniziato.

Consiglieri regionali, vi chiediamo delle risposte su quali iniziative portiamo avanti insieme per superare lo stato di crisi e di precarietà, di pericolosa e grave assenza di prospettive dello Stabilimento Cogne-Sider e della Miniera. Quello da noi proposto trova il vostro consenso? Che fine ha fatto la nostra piattaforma sindacale su casa, sanità, trasporti e scuola? Perché non funziona ancora il Centro di Medicina Preventiva del Lavoro, che riteniamo uno strumento fondamentale per affrontare il problema della salute in Fabbrica e degli ambienti di lavoro? Oggi abbiamo aperto un confronto che crediamo sarà proficuo, e lo continueremo.

(applausi)

Chabod (D.C.) - Prima di dare la parola al Geometra Pollicini, vorrei giustificare l'assenza del Presidente Caveri e del Consigliere regionale Tonino che sono ammalati. La parola al Geometra Pollicini per i Democratici Popolari.

Pollicini (D.P.) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, lavoratori della Cogne, è indubbio che la mia posizione - in questo momento di Consigliere regionale, ma anche contemporaneamente di lavoratore della Cogne - mi pone di fronte a una scelta sull'indirizzo da dare all'intervento che sto facendo. Poiché qui rappresento i Democratici Popolari, è indubbio che il taglio del mio impegno sarà politico, per cui non esclusivo dei Sindacati; qui ognuno deve recitare il proprio ruolo e non intendiamo confondere i ruoli: ai Sindacati il discorso sindacale, ai politici i discorsi e gli impegni politici, e ci misureremo su questi impegni politici.

Mi pare quindi di iniziare col rilevare la grande importanza politica che ha la seduta odierna del Consiglio regionale qui dentro la Cogne: non siamo qui soltanto per attestare la nostra solidarietà ai lavoratori dello Stabilimento siderurgico. Colleghi Consiglieri, l'attestazione che la gente che ci ascolta attende da noi è rappresentata da atti concreti, coerenti e quel che più conta è rappresentata da atti credibili, e sulla credibilità noi abbiamo molto da rendere conto ai lavoratori.

Non sono certo credibili, come lamentava Petrocco della Segreteria del Consiglio mercoledì, alla Regione, i falsi unanimismi delle forze politiche, né tanto meno la solidarietà a parole, astratta quindi ipocrita. Mi pare che la gravità del momento richieda estrema chiarezza e coerenza; ebbene, io non intendo essere polemico, ma neanche intendo essere equivoco, intendo essere chiaro! Bisogna, colleghi Consiglieri, stare da una parte sola: non si può ad Aosta stare coi lavoratori della Cogne e, contemporaneamente, a Roma, essere amici del Ministro delle Partecipazioni o dell'alta dirigenza dell'E.G.A.M.! (applausi)

L'entrata nel Consiglio di amministrazione della Cogne di uomini della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista sarebbe stata apprezzabile se fosse servita a qualcosa, ma come tutti voi sapete, colleghi della Cogne, questi personaggi hanno avallato, fin che vi sono stati, tutte le decisioni di Einaudi & C. venendone eventualmente ripagati dal Presidente con medaglie di presenza e altro. (applausi) A quali interessi hanno obbedito questi cinque rappresentanti della Valle d'Aosta in seno al Consiglio di amministrazione della Cogne? A quelli dei lavoratori o a quelli che presupponevano di fare della Cogne uno strumento politico? Ma allora chi deve pagare i danni di Einaudi e di chi gli stava dietro? Forse i lavoratori della Cogne?

Vi sono, colleghi, responsabilità precise e noi Democratici Popolari in sede di Consiglio regionale le abbiamo denunciate; infatti il 14 di marzo di quest'anno abbiamo presentato una mozione al Consiglio regionale invitando la Giunta Andrione ad assumere immediate iniziative presso il Governo per costringere l'E.G.A.M. a costruttivi confronti con la Regione per garantire continuità di lavoro alle Miniere e ai Sider, per organizzare, in accordo con i Sindacati, un confronto sui temi generali del momento. Ebbene, questa mozione è stata approvata all'unanimità dal Consiglio regionale. Mi riferisco ad una mozione di marzo, i risultati li potete vedere voi; ecco perché ha ragione Petrocco di diffidare dei falsi unanimismi: unitarietà sì, unanimismo no.

Colleghi, la situazione della Cogne è la conseguenza di un gioco che ha consentito la trasformazione della Cogne in un potente strumento di potere. Vi sono molti complici di questi giochi, anche ad Aosta ve ne sono. Se guardiamo al passato, dovremmo vedere delle responsabilità ben precise e rischieremmo di scoraggiarci per l'avvenire, ma - ripeto - non è mia intenzione fermarmi sulle responsabilità, anche perché i lavoratori le hanno chiaramente individuate. Mi limiterò, in sintesi, a esporre alcune cifre per dimostrare il totale fallimento delle Partecipazioni Statali, del loro ruolo, della Cogne, del suo Consiglio di amministrazione in Valle d'Aosta.

La Valle d'Aosta è stata colpita dalla Cogne nel suo bene più importante: il bene del lavoro, le cifre lo stanno a dimostrare. Nel 1948, in Valle d'Aosta - e quindi Miniere di Cogne, di La Thuile, Pompiod, impianti elettrici e Sider - vi erano 9.419 dipendenti. Ebbene, oggi in Valle d'Aosta siamo poco al di sopra dei 5.000, cioè si sono quasi dimezzati. Questo è il ruolo delle Partecipazioni, che era quello di dare un equilibrato sviluppo alle Regioni italiane e all'occupazione della classe operaia, proprio perché - come dicevo l'altro giorno - devono differenziarsi dagli indirizzi privatistici dell'industria privata; ebbene, questo è il ruolo che hanno saputo recitare, e lo hanno recitato anche in presenza di quei personaggi di cui vi facevo cenno prima. I dati dei Sider li conoscete anche voi: nel 1948 eravamo 7.214 e oggi siamo 4.650 persone. Le Miniere di Cogne - non parliamo poi di La Thuile, perché sono chiuse - avevano 700 dipendenti nel 1964, oggi vi sono all'incirca 270 dipendenti.

Ebbene, come si può notare, l'Azienda, senza far rumore - direi in modo morfinizzato, oseremmo dire indolore - è riuscita a ridurre in modo massiccio i suoi occupati in Valle. Arrivo quasi a dire che sembra quasi che nessuno di noi se ne sia accorto, eppure le cifre non sono smentibili: sono i risultati di una politica di continuo disimpegno della Cogne dalla Valle d'Aosta e, se questa politica va avanti, il risultato non occorre che ve lo dica io! Vi basti pensare che cosa potrebbe succedere dal primo gennaio prossimo quando con lo scatto all'80% della pensione di anzianità risulterebbe che 300-400 o forse 500 lavoratori della Cogne usufruirebbero di questo nuovo miglioramento pensionistico... uscirebbero dalla Cogne! Se la Cogne continuasse a mantenere i cancelli chiusi, ci troveremmo ad essere in 4.000 unità e di questo passo certamente arriveranno a dimostrarci che tanto è inutile difendere un'Azienda che, tutto sommato, è portata al suo naturale esaurimento.

Dovremmo noi tutti, noi che proveniamo dall'esterno, prendere le valigie e andare altrove, i Valdostani sarebbero così costretti a cercare altre risorse; questo è il frutto della politica delle Partecipazioni Statali, della politica della Cogne in Valle d'Aosta. Eppure, colleghi della Cogne, di promesse ce ne hanno fatte molte: gli ex Presidenti - io non ho mai avuto responsabilità alla Cogne - Froio ed Einaudi, in un'intervista rilasciata il 12 gennaio alla stampa, dichiararono che per il programma di investimenti riguardo alla Cogne di Aosta non esistevano preoccupazioni, che il piano finanziario per 60 miliardi avrebbe consentito investimenti per 119 e che, nel prossimo quinquennio, con la creazione di oltre 3.000 posti di lavoro, si sarebbero date nuove prospettive alla Valle d'Aosta. Lascio a voi commentare la serietà e la credibilità di questi personaggi, ma continuiamo a leggere l'intervista: "I Valdostani temono che la Società trascuri la Valle d'Aosta a favore di iniziative di altre Regioni del Sud". Froio ed Einaudi hanno assicurato che la maggioranza delle risorse è destinata allo sviluppo e al potenziamento degli impianti valdostani. Questa è una intervista della Stampa del 12 gennaio che io ho qui davanti a me intitolata: "Varato un programma per la Cogne della Valle d'Aosta". Sono fatti che io vi porto; ebbene oggi, ripeto, tutti noi possiamo constatare il fallimento di queste premesse!

Pertanto noi vi possiamo dire una cosa con estrema certezza: non diamo margini di credibilità al confronto con l'E.G.A.M.-Cogne; abbiamo bisogno di un confronto più elevato a livello ministeriale. La Cogne è stata il trampolino a livello ministeriale, è stata il trampolino di lancio per obiettivi faraonici, è stata strumentalizzata da disegni che nulla hanno a che fare con la Valle d'Aosta, anzi molte volte - e i risultati di prima lo stanno a dimostrare - contro la Valle d'Aosta.

La Cogne - e non da oggi - ha assunto ormai l'immagine consolidata di un'Azienda che, sì, ha i suoi Stabilimenti e i suoi dipendenti in Valle, ma risponde ad una politica che poco ha a che fare con gli interessi e le necessità della Valle; tra lo Stabilimento e la realtà valdostana si è venuto a ergere un muro invalicabile, quasi che le cose che succedono al di qua del muro nulla abbiano a che fare con quanto avviene fuori e che gli stessi poteri regionali debbano pudicamente fermarsi davanti alle portinerie dello Stabilimento.

Come può la Regione darci un Piano di Sviluppo se non conosce le intenzioni del Ministero delle Partecipazioni sulla Cogne? Nel programma di sviluppo della Valle la Regione occupa indubbiamente e obbligatoriamente un posto importante, ed è proprio per questo motivo che la Regione ha il diritto, oltre che la necessità, di discutere unitariamente con le Organizzazioni Sindacali i piani e i programmi dell'Azienda per poi poter coordinare e portare avanti un programma di interventi indirizzati al superamento degli attuali squilibri settoriali. Per rispondere alle esigenze della comunità valdostana vi deve essere una prima precisa posizione del potere regionale, una volontà di superare le condizioni di estraneità della realtà Cogne dalla realtà valdostana.

La Cogne è della Valle d'Aosta, perché in essa operano lavoratori di cui ci interessano le condizioni di vita, di lavoro e le garanzie occupazionali, e pretendiamo che non siano essi a subire gli errori altrui. Se dunque è necessario superare questa estraneità Cogne e Valle d'Aosta, ciò presuppone un certo tipo di atteggiamento e di rapporto tra la Regione, il Ministero e l'E.G.A.M.. L'atteggiamento che mi pare più utile è quello di una comune consapevolezza di dover contribuire al progresso della nostra comunità con un tipo nuovo di politica occupazionale, un tipo di rapporto che dica chiaramente che la Regione si interessa della Cogne, di quello che fa, di quello che farà e che vuol sapere come vivono al di qua delle portinerie i lavoratori.

Dall'esperienza di questa settimana, dai lavoratori presenti in Fabbrica è scaturita la più vigorosa affermazione del diritto di ognuno di noi di essere sé stesso, di vedere rispettata la propria dignità di persona umana, a prescindere dal ruolo all'interno della Fabbrica. È apparsa chiara l'esigenza di una ristrutturazione del potere all'interno della Fabbrica che non si fondi più sul vecchio sistema che vede pochi a decidere per tutti, negando agli altri il diritto di partecipare alle decisioni che interessano la vita e l'avvenire della Cogne. La carta vincente dei lavoratori della Cogne è rappresentata dalla saldatura fra operai e impiegati all'interno della Fabbrica che si è verificata in questa settimana; è rappresentata dalla volontà di superare la crisi producendo, lavorando; sempre la carta vincente è l'aver dimostrato all'E.G.A.M. che i lavoratori non subiscono passivamente un atto di imperio come quello della fermata di nove giorni e la solidarietà delle forze sociali di tutta la città che noi intendiamo, come Consiglio regionale, coinvolgere tutti i livelli in questa lotta che deve portare all'isolamento - così come lo ha portato - della Direzione E.G.A.M.-Cogne. Ebbene, questa è la carta vincente dei lavoratori Cogne; da soli forse non faranno abbastanza, ma tutti certamente riusciremo a portare un discorso nuovo nei rapporti Cogne-lavoratori Cogne-Regione.

È bene che il Ministero delle Partecipazioni sappia che la politica futura della Cogne non può essere decisa negli Uffici ministeriali romani, né lasciata alla Direzione dell'E.G.A.M.; nel progetto di ristrutturazione delle Partecipazioni Statali è necessario che la Giunta regionale, per la parte di sua competenza, assuma il ruolo di interlocutore politico in nome della comunità valdostana. È forse l'ultima occasione che ci si presenta per evitare che la Cogne continui ad essere usata come strumento di potere in mano a interessi che non sono certo quelli dei lavoratori della Cogne. Inoltre, anche sotto il profilo autonomistico, non possiamo accettare che vengano assunte iniziative riguardanti la Cogne senza un'intima connessione con le possibilità, le necessità di lavoro e di sviluppo della Valle d'Aosta. Ci si deve rendere conto di queste esigenze, ci deve essere l'impegno della Giunta di essere l'interlocutore costante e duro, se occorre, nei confronti del Ministero e dell'E.G.A.M.. Purtroppo ci troviamo di fronte ad un interlocutore senza idee, ad un Governo senza iniziativa che ci dirà che studierà il problema senza darci una soluzione.

Chi è vicino al Governo e all'E.G.A.M. ci faccia sapere che cosa si vuol fare di questa Cogne; d'altra parte - è opportuno precisarlo - la maggioranza di questa Giunta è di Centro-Sinistra più i Federalisti ed è la stessa maggioranza, salvo i Federalisti, che c'è oggi a Roma.

Signor Presidente della Giunta, i tecnici, gli impiegati amministrativi e gli operai della Cogne in questa settimana hanno dimostrato che sanno cosa fare, che sanno cosa vogliono. Noi politici siamo in grado di dimostrare cosa vogliamo nella stessa maniera?

Noi siamo disponibili, per la parte che ci riguarda, a un impegno continuo e costante a fianco dei lavoratori della Cogne, perché questa non è una lotta soltanto dei lavoratori della Cogne: è una lotta per la sopravvivenza della Valle d'Aosta, e alle domande del rappresentante del Consiglio di Fabbrica è giusto dare immediatamente risposta. Si impone una risposta anche se questo vuol dire esprimere concetti che forse potrebbero non essere condivisi da altri colleghi del Consiglio regionale.

Ebbene, quando Cavallini domanda che cosa si intenda per la possibilità che la nostra Azienda continui a fabbricare acciai speciali, noi certamente non intendiamo entrare in concorrenza, né con la Terni, né con la Breda, perché anche in quella sede operano lavoratori come noi. Noi intendiamo, invece, che gli oltre 500 miliardi di acciai speciali che vengono acquistati ogni anno dall'estero, per quanto possibile - e possibile lo è certamente, ma non facendo fermare gli impianti - siano fabbricati in parte da noi. Ecco il modo di risolvere il problema della bilancia dei pagamenti: non mandare denaro all'estero, fare lavorare i nostri lavoratori, non fare una politica delle Multinazionali che si portano verso l'esterno dove i lavoratori costano meno per cercare di mantenere basso il livello di vita. Noi siamo d'accordo su questa strada, una battaglia a livello di Partecipazioni che consenta di acquisire quegli ordini che le Aziende - e forse magari anche quella di Stato - fanno all'estero per l'acquisto di acciai speciali.

Domanda ancora Cavallini: "quale sviluppo intende dare la Regione nel futuro della Valle d'Aosta?". È indubbio che c'è l'esigenza di un Piano di Sviluppo, però dicevo prima: è necessario, vista l'importanza e il ruolo che ha la Cogne in Valle, conoscere prima quale sarà il futuro e lo sviluppo della Cogne. Certamente lo sviluppo della Valle d'Aosta non può essere che industriale, ma altri pensano sia turistico.

Io ritengo personalmente che uno sviluppo turistico non possa consentire un massiccio impiego di mano d'opera quale quello che oggi è necessario avere in Valle d'Aosta. Abbiamo migliaia di giovani che vanno all'estero per lavorare, abbiamo tutta una fiumana crescente di studenti che esce dalle scuole e non sa cosa fare, che non trova occupazione. Certamente non è sufficiente il turismo, anche per la brevità della sua durata; occorre potenziare in senso industriale, ma non più con grandi Aziende tipo la Cogne, perché questo vuol dire creare degli strumenti di pressione sicuramente negativi per certi aspetti di vita democratica. Intendiamo che si faccia la verticalizzazione, cioè lavorare il nostro prodotto che in gran parte viene spedito soltanto semi-lavorato in Valle, così come queste cose invece vengono oggi fatte all'esterno. Queste sono iniziative che il Ministero può prendere e può fare per garantire l'acquisizione di posti di lavoro o per lo meno per recuperare le situazioni esistenti nel 1948.

Concordiamo sul discorso dei ritardi regionali riguardo alle riforme e siamo anche d'accordo per un'apertura regionale alla vertenza con le Partecipazioni Statali. Noi siamo convinti che soltanto con una vertenza a livello di Partecipazioni Statali si possa avere un indirizzo chiaro per quello che può essere l'obiettivo futuro della Cogne.

Quali, quindi, le iniziative da portare avanti insieme? Una prima iniziativa è quella di coinvolgere tutte le forze politiche e sociali operanti in Valle; noi siamo di questa opinione. Sicuramente saremo vincenti se sapremo essere uniti così come è stata unita la Cogne all'interno della Fabbrica in questa settimana. Ebbene, i Democratici Popolari si misureranno su questo obiettivo a fianco dei lavoratori della Cogne. Questo è l'impegno e noi lo verificheremo giorno per giorno; non sarà soltanto il discorso di oggi, ma sarà un impegno costante e il tempo dirà se questo impegno è stato da galantuomini o meno.

(applausi)

Chabod (D.C.) - La parola al Consigliere Dolchi per il Partito Comunista.

Dolchi (P.C.I.) - Lavoratori della Cogne, Signor Presidente, colleghi Consiglieri, non è possibile prendere la parola in questo Stabilimento di importanza fondamentale per l'economia valdostana senza rilevare, da una parte, il fatto positivo della riunione del Consiglio regionale per la prima volta convocato e riunito in un luogo di lavoro, in uno Stabilimento in lotta e, dall'altra parte, senza rilevare la gravità della crisi economica nazionale che registra un milione di disoccupati, 800.000 giovani in cerca di lavoro, la caduta del reddito nazionale, la caduta della produzione industriale, l'inflazione che avanza ancora a ritmi insostenuti.

La crisi, oltre che a fattori generali internazionali legati ai problemi energetici, è dovuta alla scelta delle classi dominanti di uno sviluppo economico distorto, basato sull'assecondamento delle cosiddette "tendenze spontanee del capitale", al di fuori di ogni prospettiva di programmazione seria e democratica. Non ci troviamo solo di fronte ad una crisi congiunturale: ci troviamo di fronte ad una crisi politica e morale delle strutture produttive, dell'assetto sociale del nostro Paese. La situazione della Cogne e della maggior parte delle industrie della Valle rientra per un verso in questo quadro; per altro verso è ancora più grave, perché posta in un contesto di deterioramento dell'intero sistema produttivo, tanto pubblico quanto privato. La situazione della Cogne dipende, però, anche da una gestione fallimentare e miope dell'E.G.A.M., gestione in cui ogni linea di politica industriale è stata sottomessa a ragioni di potere clientelare e di sottogoverno. Invece di fare le necessarie scelte produttive, di adeguamento e di ammodernamento delle strutture, si è portata avanti una politica imperiale, con l'acquisto scombinato e sconsiderato di Aziende di ogni tipo. Tutto ciò senza un piano organico, senza precisare dove si voleva arrivare ed esemplare, a questo proposito - e tutti voi la conoscete quanto me - la vicenda della Fassio.

Oggi all'E.G.A.M. sono venuti al pettine i gravi nodi cui la responsabilità specifica ricade sugli amministratori che si sono succeduti nell'ambito di una gestione delle Partecipazioni Statali di tipo feudale, al di fuori di ogni controllo del Parlamento della Repubblica, senza una visione che tenesse conto degli interessi più generali dello sviluppo industriale del nostro Paese.

Oggi la Cogne sta pagando questo stato di cose: da molto tempo non si procede a nuove assunzioni, siamo di fronte a un calo della produzione, ad una caduta delle commesse, ad una pericolosa sottoutilizzazione degli impianti e, da ultimo, è venuta la sfida della Direzione aziendale che, senza consultare nessuno, ha deciso lunghi periodi di fermata. Giustamente il Consiglio di Fabbrica e i lavoratori hanno risposto con la lotta, impegnandosi a coinvolgere le altre forze sociali, gli Enti locali, e hanno dimostrato in questi giorni di lotta una profonda coscienza e una profonda unità. Il problema non è però soltanto quello di respingere l'attuale provocazione della Direzione aziendale: è quello di occuparsi sino in fondo del destino a breve e medio termine della Cogne nella Valle d'Aosta, di costringere il Governo nazionale a cambiare strada, a concordare - e dico a concordare con la Regione, con i Sindacati, con i lavoratori - dei precisi Piani di Sviluppo che qualifichino e valorizzino la produzione della Miniera e dello Stabilimento siderurgico e che ne assicurino le reali prospettive.

Non scendo nei dettagli, ma vorrei soffermare la vostra attenzione sul fatto che in questa direzione è necessario contrapporsi duramente alla devaldostanizzazione della Cogne: lo Stabilimento era stato tanti anni fa sistemato in questa Valle perché qui c'era la magnetite, il carbone, l'energia. La situazione è ora molto diversa: si è eliminata prima la Miniera di La Thuile, poi quella di Morgex e l'energia prodotta in Valle non è più così unica e fondamentale come nel passato. Si dice - ma non lo si prova - che la magnetite viene a mancare a Cogne e i dipendenti della Miniera di Cogne sono diminuiti da 700 a 200; si parla di chiusura, ma non si fa nulla per ricercare se ancora c'è del minerale.

L'E.G.A.M., che doveva curare, potenziare la politica mineraria e metallurgica, ha comprato altre Fabbriche, ha pagato miliardi alla Montedison, a quella Montedison che ha già deciso di chiudere, tra l'altro, lo Stabilimento di Châtillon, ma questa E.G.A.M. nulla ha fatto per le ricerche di minerale nella zona di Cogne.

Questa unità di lotta, queste scelte che devono fare i lavoratori, le loro organizzazioni e le forze politiche, significa contrapporsi alla volontà di far passare scelte prese altrove, far pagare alla Valle d'Aosta tanti errori di cui i lavoratori non sono certo i responsabili. Qui vale la pena ricordare la figura del Consiglio regionale, perché in tale sede il Gruppo Comunista ha sempre rivendicato la presenza di diretti rappresentanti della Regione nel Consiglio di amministrazione della Cogne. Lo ha già accennato anche il collega Pollicini: diretti rappresentanti della Regione, non singoli personaggi, come finora è avvenuto, designati dai Partiti del Centro-Sinistra e quindi non tenuti a rispondere a nessuno del loro operato. Noi volevamo rappresentanti della Regione nominati dal Consiglio regionale per rispondere al Consiglio regionale ed essere i portavoce delle necessità e degli interessi della comunità valdostana. Ciò non è mai avvenuto e non ci nascondiamo dietro le parole: ciò non è mai avvenuto perché non è stato voluto dai padroni della Cogne, e i padroni della Cogne - voi lo sapete - sono stati e sono il Governo e i Ministri Democratici Cristiani.

Detto questo - non per fare gratuite polemiche, ma per precisare le cose come stanno e come già sanno del resto tutti i lavoratori della Cogne - si tratta in questo momento difficile di avere il coraggio ed il senso di responsabilità per cercare di ricondurre il discorso all'unità, di impegnare tutte le forze politiche e sociali della Valle ad un'azione comune, convinta, efficace per ottenere il superamento dell'attuale stato di cose, per agire concretamente e coerentemente in ogni sede, per una valida risoluzione dei problemi aperti.

Come Gruppo Comunista regionale abbiamo appoggiato subito le richieste dei Sindacati e dei lavoratori della Cogne per la convocazione di questo Consiglio regionale in questa sede, così come appoggiamo incondizionatamente la proposta di organizzare in tempi brevissimi - ed è stato già annunciato dal Presidente al Consiglio regionale - una Conferenza regionale sull'occupazione e sullo sviluppo in Valle. Intanto però dobbiamo prepararci ad un incontro importante, a una tappa più vicina: quella dell'incontro in sede interministeriale annunciato per il 20 novembre; come ci presentiamo a questo incontro? Secondo noi, secondo il Gruppo Comunista, dobbiamo arrivarci con l'intera popolazione della Valle d'Aosta con tutte le Istituzioni democratiche: in primo luogo la Regione, effettivamente uniti sul piano della lotta, e non in solidarietà con gli operai, i tecnici, gli impiegati della Cogne di Aosta e della Miniera, ma coscienti che si tratta di una battaglia comune, che la posta in gioco è l'avvenire economico e sociale dell'intera Regione, la quale non potrebbe, in nessun caso, sopportare, non solo la perdita, ma neppure un ridimensionamento delle attuali attività industriali peraltro già insufficienti rispetto ad una disoccupazione crescente e sempre più grave. Pollicini a tal proposito ha ricordato la disoccupazione dei giovani che escono dalle scuole. Il problema riguarda quindi tutti, anche quelle categorie economiche - commercianti, artigiani, piccoli imprenditori - le quali non sempre hanno valutato appieno il significato e il contenuto di valore generale delle lotte dei lavoratori. Molto ancora ci sarebbe da dire sul piano sociale, sulle riforme, circa i quali la nostra Regione - non ce lo nascondiamo - continua a situarsi, non fra le prime, ma fra le ultime dell'intero Paese.

Riprenderemo questi problemi con voi, con i Sindacati, con la popolazione, sui quali già abbiamo avanzato proposte concrete. Siamo disposti a discutere con tutti coloro che sono realmente disponibili - disponibili non solo a parole - per portare avanti un serio ed impegnato disegno di riforme. Riteniamo però in questo momento assolutamente prioritario l'impegno sull'occupazione e sullo sviluppo economico e sociale della Valle che comprenda, sì, eccome, il problema delle riforme, della casa, dei trasporti, della sanità, della scuola, ma passi in primo luogo sulla piena e totale salvaguardia di ogni posto di lavoro, sulla costruzione di un diverso tipo di rapporto fra Stato e Regione, anche e soprattutto su un diverso tipo di rapporto fra Regione e cittadini e, in primo luogo, con i creatori delle ricchezze: i lavoratori.

In questo senso - e concludo - noi Comunisti siamo disponibili in sede regionale, in tutta la Valle d'Aosta, negli Enti locali, in Parlamento con i Deputati e i Senatori, che sono alcune centinaia, per tutte le azioni che insieme andremo a concordare e che insieme porteremo avanti, con la coscienza che solo con l'unità, ma anche con la chiarezza d'intenti, e cioè senza falsi o formali unanimismi, è possibile vincere questa battaglia: la battaglia dei lavoratori, ma anche la battaglia di civiltà e di progresso per l'intera comunità valdostana. Grazie.

(applausi)

Chabod (D.C.) - La parola al Consigliere Ramera della Democrazia Cristiana.

(voce e fischi) - Venduto!

Ramera (D.C.) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri ...(voci)... non mi emoziono di certo, sono stato troppe volte in polemiche molto più accese di questa per dovermi impressionare da questa Assemblea! ...(voci)... Mi fa enormemente piacere constatare che chi mi ha preceduto ha favorito questo clima, naturalmente volutamente.

Ha ragione Pollicini quando dice che tocca ai Sindacati fare l'azione sindacale e tocca a noi politici fare la politica. Ma voglio aggiungere: non una certa politica che favorisca la rissa, amico Pollicini, perché allora ci chiediamo perché le Organizzazioni Sindacali e il Consiglio di Fabbrica ci hanno voluti in questa sede, se non per far sì che unitariamente tutte le forze politiche operassero insieme e decisamente per soddisfare non solo le esigenze dei lavoratori di questa Azienda, ma per risolvere insieme quello che è un problema più generale degli interessi regionali. So che è difficile parlare come Democratico Cristiano perché, molto probabilmente, voi pensate che noi Democratici Cristiani siamo succubi di coloro che stanno più in alto di noi e non osiamo parlare che in termini di riverenza a coloro che siedono forse al Governo nazionale. Ebbene, se pensate questo, vi faccio ricredere immediatamente, perché è facile venire al microfono e fare della demagogia dicendo quello che forse voi vi aspettate, potrei anche farlo, se giocassi sui termini delle correnti esistenti nel nostro Partito e dire che sono in contrapposizione con il mio Ministro delle Partecipazioni Statali.

(voce) - Dove l'ha comprato?

Ramera (D.C.) - Direi altresì che ho ritenuto molto serio, molto cordiale e molto più interessante l'incontro che quindici giorni or sono ho avuto, quale Segretario del mio Partito, con i Segretari delle varie Confederazioni Sindacali su questi problemi, perché insieme non abbiamo polemizzato su inutili processi che si possono fare su situazioni che possono essere mutevoli di giorno in giorno - e non sono soltanto situazioni italiane, ma anche internazionali - bensì in un'altra atmosfera. Abbiamo discusso coi vostri Segretari Confederali ed insieme abbiamo convenuto che non soltanto noi Democratici Cristiani - che siamo una grande forza popolare - ma anche altri Partiti popolari quali il Partito Comunista Italiano, il Partito Socialista Italiano e gli altri Partiti nazionali dovevamo smuovere l'attenzione romana su quelle che sono non solo situazioni incancrenite, ma i diritti di una Regione a Statuto speciale dove la Nazionale Cogne, tra le altre Aziende, è veramente la più importante del settore economico della Regione.

Non vorrei polemizzare quando mi si parla di 500 miliardi di acciai speciali importati, perché allora sarebbe facile, amico Pollicini, vedere ogni giorno transitare TIR carichi di macchine straniere e trovo strano che allora lo stesso discorso non si faccia per gli Stabilimenti automobilistici. Purtroppo questa è una situazione, come dicevo, collegata a una Comunità Europea Economica dove le merci debbono circolare, a meno che qualcuno voglia ritornare all'autarchia di infausta memoria, ma allora faremmo un salto indietro di almeno 40 anni e non si andrebbe avanti come invece tutte le forze credono di voler andare avanti.

Al Consigliere di Fabbrica, che con molta cordialità ci ha ricevuti in questa vostra mensa per questa seduta straordinaria, dico che la Democrazia Cristiana concorda con tutti i problemi da lui toccati, anche se per il Piano di Sviluppo che si andrà a discutere insieme prossimamente in Consiglio regionale forse neppure tutte le forze politiche hanno ancora le idee molto chiare. Lo ringrazio quindi per la sua introduzione e ricambio il saluto più cordiale a tutti i lavoratori della Cogne, anche a coloro che forse, amareggiati dal momento, hanno voluto dedicarmi alcuni fischi e alcuni aggettivi al mio esordio. Grazie.

Per la prima volta, in 29 anni, il Consiglio regionale esce dalla sua sede tradizionale per tenere una seduta straordinaria in un luogo dove eventi gravi ed amari minacciano da vicino l'attività, se non la vita stessa, dall'Azienda più importante della nostra Valle. È quindi doveroso, quali Amministratori e quali politici, assicurare, con la nostra presenza di oggi e dei prossimi giorni, un concreto operare dell'intera Assemblea regionale, che è qui a testimoniare ai lavoratori della Nazionale Cogne l'unanime nostra preoccupazione per le sorti dell'Azienda e l'unanime volontà di essere accanto a voi in questa lotta, sensibilizzando ognuno le proprie forze politiche allo scopo di salvaguardare questa Industria, non solo per voi, ma per l'intera collettività valdostana.

Pertanto, in questo quadro di unità delle forze politiche che operano sul piano regionale, e non di facile unanimismo formale e demagogico, io sono qui ad impegnare il mio Gruppo consiliare e, quale Segretario regionale, a impegnare la Democrazia Cristiana valdostana ad essere non solo disponibile per tutte quelle azioni che le rappresentanze sindacali vorranno intraprendere per ottenere un rapido chiarimento a livello di Ente di gestione e a livello ministeriale sull'esatta posizione della Nazionale Cogne e sulle prospettive che si riservano alla nostra Azienda nel quadro generale della siderurgia italiana, ma riteniamo altresì doveroso promuovere sul piano politico idonee iniziative che coinvolgano tutti i Partiti per ricercare soluzioni concrete che possano non solo tranquillizzare, ma dare sicurezza al domani della Nazionale Cogne.

È un impegno che ci assumiamo in prima persona, assicurando che faremo il nostro dovere anche se dovessimo entrare in accesa polemica con amici di Partito impegnati al Governo, perché così abbiamo già fatto in passato, e lo ricordano i Segretari Confederali presenti in quest'aula, quando chi vi parla si scontrò apertamente con l'allora Ministro delle Partecipazioni Statali per risolvere la crisi derivata dalla chiusura della Brambilla di Verrès. Siamo naturalmente consapevoli della grave e drammatica situazione dell'Industria italiana, e non è questa la sede per penetrare nelle molteplici cause che hanno concorso al disastro economico, né tanto meno per consigliare le terapie più urgenti, visto che al capezzale del malato si alternano, con suggerimenti rimasti sinora inoperanti, gli economisti di vario colore e di varia tendenza. Con questa nostra consapevolezza delle difficoltà emergenti ovunque sul territorio nazionale, ci rendiamo conto che è sempre più difficile incontrare interlocutori disponibili ad un dialogo aperto e concreto.

Le società straniere se ne vanno una alla volta perché ritengono che in Italia non esistano più le condizioni per lavorare; gli imprenditori italiani sono in stato pre-agonico, tanto da far dire poche settimane addietro al Ministro Donat-Cattin che la situazione è già drammatica oggi - ma io prevedo una grande morìa di Aziende a partire dal prossimo gennaio - e far dire all'Onorevole Toros, Ministro del Lavoro: "bisogna evitare in ogni modo che la crisi economica si trasformi in una crisi della società italiana, una crisi che del resto non è solo interna, ma internazionale". Basti ricordare in quale situazione si dibattono Nazioni come la Gran Bretagna, la Francia, la stessa Germania, la Svizzera, dove - caso strano! - non sono certo i Democratici Cristiani a dirigere la politica di questi Paesi.

Nonostante questo fosco quadro, noi riteniamo tuttavia che la Cogne sia un'Azienda sana e che meriti l'attenta riflessione di chi dirige le Partecipazioni Statali; sia Azienda sana non solo per le sue strutture e per gli investimenti in nuovi impianti di questi ultimi anni, ma soprattutto per la laboriosità delle sue maestranze e per l'alto senso di responsabilità e di unitarietà che esse stanno dimostrando in occasione di questa chiusura, che non giustifichiamo, perché non discussa e concordata con i rappresentanti dei lavoratori, e che non può essere accolta fintanto che l'Ente di gestione rimane un interlocutore invisibile e non fa conoscere la sua politica nei confronti di quella che resta pur sempre la capo fila delle Aziende siderurgiche del gruppo E.G.A.M..

Per questo, amici, anche se molto si potrebbe dire sull'argomento, ritengo che altre parole siano superflue e fuori luogo in un momento così gravido di incognite non solo per l'Azienda, ma per l'intera economia della Regione. Alimentare illusioni o suscitare speranze e addirittura iniziare processi a situazioni suscettibili di evoluzioni non è nel nostro costume, soprattutto quando ancora si deve iniziare - e lo faremo il prossimo 20 novembre - il confronto a livello governativo, nel quale dovrà essere ribadito non solo il ruolo della Nazionale Cogne, ma richiesto in maniera decisa e inequivocabile la ristrutturazione e i programmi il cui ruolo deve essere sempre più determinante nella scelta delle Aziende, che deve essere studiato e risolto in collaborazione tra le Partecipazioni Statali e la Regione valdostana.

Ci limitiamo pertanto a ribadire che la Democrazia Cristiana farà insieme agli altri Gruppi politici il proprio dovere e vi assicuriamo che lo farà fino in fondo, nell'interesse generale vostro e della comunità valdostana.

(applausi e schiamazzi vari)

Di Stasi (P.S.I.) - Vi prego, amici lavoratori...

(voce) - Milanesio, dove hai messo i soldi?

Di Stasi (P.S.I.) - ...dicevo che non può esaurirsi in un generico dibattito senz'altro interessante dal punto di vista socio-economico, ma che non porterebbe ad obiettivi concreti tendenti a risolvere la crisi della Società Cogne.

È un momento drammatico per la classe lavoratrice valdostana, che reagisce nei modi e nei termini più corretti con l'occupazione, ma un'occupazione fatta per lavorare alla serrata imposta dai Dirigenti che non hanno ancora capito quali sono i compiti di un'Azienda di Stato qual è la Società Nazionale Cogne. Noi facciamo del nostro meglio, amico. Iniziative del passato, dalle Commissioni d'inchiesta alla stesura di un libro bianco, non sono riuscite a dare una risposta al ruolo che la Società Cogne deve rappresentare nello sviluppo economico della comunità.

Il dibattito che oggi affrontiamo non deve esaurirsi in affermazioni di solidarietà che non costano niente, in promesse ed interessamenti nei confronti dello Stato che non costano niente, ma deve portare a risultati concreti, a risposte precise. Tutti noi oggi manifesteremo preoccupazione e solidarietà per il mantenimento dei livelli occupazionali per il diritto al lavoro, il rilancio delle lotte contrattuali per la difesa del potere d'acquisto dei salari. È un rituale che sempre si ripete quando la crisi economica si prospetta nella sua cruda e tragica realtà e la classe politica non è in grado di dare risposte che portino a rimedi conseguenti e sicuri. La crisi della Cogne è vecchia di anni ormai ed è nata quando lo sfruttamento padronale e la compressione dei salari hanno lasciato il posto, sotto la spinta delle lotte operaie, sotto la spinta delle vostre lotte, all'aggiornamento tecnologico, al maggiore potere contrattuale del Sindacato, all'economia di mercato. Nasce in quel momento la teoria della ristrutturazione da parte dei Dirigenti che porta come conseguenza la diminuzione dei livelli occupazionali citati dal collega Pollicini e la dequalificazione dei prodotti. Non si può permettere che la Cogne, nucleo centrale e fondamentale dell'Industria valdostana, con una tradizione di prestigiosa qualificazione internazionale nel campo della siderurgia e degli acciai speciali, diventi una modesta Azienda con prodotto comune.

Diciamo questo allo Stato, padrone e unico azionista della Società: non possiamo più permettere che il futuro della Cogne dipenda esclusivamente da tecnici o da gruppi di interesse che operano fuori della Regione. Decisioni che coinvolgono migliaia di famiglie, e l'intera economia della comunità, devono tener conto della problematica umana e civile della nostra Regione e non possono essere prese nei centri del potere pubblico lontani dalla nostra realtà. Lo Stato deve dirci chiaramente che tipo di sviluppo vuole determinare nella Cogne...

(voce) - ...ogni tanto c'è bisogno...

Di Stasi (P.S.I.) - ...l'E.G.A.M. deve farci conoscere proposte precise per il superamento dell'attuale stato di crisi e dirci quali sono gli obiettivi a medio e a lungo termine. Detto questo, messi sotto accusa Stato ed Enti di gestione, dobbiamo però compiere un esame critico e anche autocritico sull'atteggiamento che la classe politica locale ha manifestato nei confronti del problema Cogne. (applausi) Non si possono pretendere... non ho la claque, sennò sarebbero stati più larghi gli applausi... la partecipazione alle scelte, l'inserimento nei Comitati di gestione, se poi, noi per primi, non abbiamo le idee chiare su quello che deve essere lo sviluppo economico industriale della Regione. Troppi errori sono stati commessi nel passato.

Per il Partito Socialista Italiano esistono però ancora ampi margini per recuperare la Cogne al ruolo che le compete, quello cioè di Azienda pilota nello sviluppo industriale locale. Le nostre proposte, quindi, si possono riassumere nei seguenti punti: 1) determinazione da parte dell'E.G.A.M. dei Programmi inerenti alla Cogne e relativi stanziamenti nella dimensione temporale massima quinquennale; 2) determinazione del Piano di Sviluppo Economico Regionale e, in particolare, Programma quinquennale di investimenti nel settore industriale; 3) sintesi programmatica tra gli interventi E.G.A.M.... qui devo chiarire, permettetemi, una piccola parentesi, e non è polemica col collega Pollicini: il Partito Socialista Italiano ha ritirato già da un anno i suoi rappresentanti in seno al Consiglio di amministrazione dell'E.G.A.M.. Questa è una verità storica: l'ha fatto perché il Partito Socialista sta da una parte sola, dalla parte dei lavoratori, certamente!

(applausi e fischi)

(voce) - Dove sta Milanesio?

Di Stasi (P.S.I.) - ...io sto parlando a nome del Partito Socialista Italiano.

Dicevo: sintesi programmatica tra gli interventi E.G.A.M. e gli interventi regionali, quindi unificazione... forse non sono i problemi che interessano voi quelli che sto elencando adesso, ma sono le proposte che il Partito Socialista formula quale contributo per dare la soluzione ad un problema che vi vede qua, in maniera corretta e in maniera civile...

(voci) - silenzio, silenzio...

Di Stasi (P.S.I.) - ...mi dovete far ripetere? Perché io voglio dire chiaramente quali sono le proposte che il Partito Socialista fa, e poi vedremo alla fine se le manterrà o se si batterà per farle mantenere. I fischi e le disapprovazioni le dovete dare alla fine...

Pogliotti Carlo - Sentite, scusate, vorrei pregare i lavoratori di lasciar parlare tutti fino all'ultimo, in quanto abbiamo chiesto che il Consiglio regionale venga qui, in Fabbrica; dobbiamo lasciare la possibilità a tutti di poter parlare, il che vuol dire poter anche esprimere alcune cose. Però, scusate, proprio per la serietà con la quale ci siamo impegnati in questa lotta e con cui abbiamo chiesto che venissero qui i Consiglieri regionali - di certo non per fare la passerella delle dive o quella delle ballerine, ma per venirci a dire cosa vogliono fare fino in fondo - vi pregherei di lasciarli parlare fino all'ultimo. Grazie.

Di Stasi (P.S.I.) - ...ve lo devo ripetere: 3) sintesi programmatica tra gli interventi E.G.A.M. e gli interventi regionali, quindi unificazione dei programmi e degli investimenti; 4) partecipazione diretta della Regione alla gestione dell'Azienda per l'esecuzione degli interventi nel territorio regionale. Riteniamo che la scelta siderurgica specializzata sia vantaggiosa, quindi largo spazio e prospettive nel campo dei prodotti più qualificati. In questo quadro, per garantire cioè il rilancio qualitativo del prodotto, importante è il suggerimento del Sindacato di verticalizzare la produzione. Da tutto ciò scaturisce un altro problema: quello della Miniera di Cogne. Essa non deve essere abbandonata perché è la garanzia per la Cogne di non ridursi al rango di una ferriera. Sono però necessari un più organico sfruttamento dei giacimenti, un serio piano di ricerche minerario, una riorganizzazione degli impianti di trasporto. Il mantenimento dell'efficienza della Miniera è irrinunciabile.

Sono arrivato alle conclusioni, ma devo necessariamente aggiungere che l'elaborazione dei Piani di Sviluppo, gli stanziamenti, il conseguimento di ambiziosi obiettivi tecnologici e industriali, una Fabbrica più pulita e più umana, ambienti di lavoro sicuri, riforme sociali, giusti e garantiti salari, sono obiettivi che non si conseguono con i Convegni, i confronti e i dibattiti, ma unicamente con la lotta dei lavoratori, lotta che è in corso. Oggi questa ne è la testimonianza, testimonianza che vedrà sfociare un giusto e positivo risultato per i lavoratori e vedrà il Partito Socialista in prima fila per la difesa dei diritti della classe lavoratrice. Grazie.

(applausi)

Pedrini (P.L.I.) - ...(voci)... infatti, sono un quintale, quindi sono veramente buono, penso!

Signor Presidente e lavoratori, ho visto che i colleghi che mi hanno preceduto avevano dei fogli, erano preparati, io invece sono voluto venire qua soltanto e solamente... come dico, in Consiglio regionale accetto le interruzioni perché le interruzioni mi piacciono e portano a un dialogo umano, però almeno vedere in faccia chi ti dice queste cose, è la cosa più simpatica! (applausi) Dicevo che sono venuto qua a parlare con la poca intelligenza che ho, ma con il cuore grosso da Valdostano, perché sento di avere sentimento per un problema che ci tocca profondamente nell'intimo tutti quanti: non solo voi che siete qua, non solo voi lavoratori della Cogne, ma tutti i cittadini della Valle d'Aosta, da Pont Saint Martin a Gressoney. Questa è la prima verità di fatto. (applausi)

Secondo: io ho sentito all'inizio un intervento fatto dal mio amico Pollicini che mi è piaciuto e non mi è piaciuto esclusivamente, perché qua - e io devo ringraziare di avermi inviato in questa sede - siamo venuti per portare una parola di distensione, per cercare una unità, non per fratturare le forze, non per creare altro odio, perché troppo odio già c'è in questa nostra Italia! (applausi)

Prima di entrare nel vivo di queste due parole che vi andrò dicendo, voglio aggiungere qualcosa della nostra filosofia liberale che dice: "io non condivido e non approvo ciò che tu pensi, ma mi batterò alla morte per difendere quell'idea che tu pensi". Questa è la nostra filosofia ed è per questo che sono qua tranquillo di animo e di coscienza per poter dire ai lavoratori che noi - che voi ritenete superati, rappresentanti dei cosiddetti "ricchi" che sono dappertutto, ossia coloro che comandano, non come noi che siamo sempre stati in minoranza - siamo gli unici che hanno incominciato veramente ad andare incontro alla classe operaia. Siamo stati noi Liberali, nel 1902, ad aver creato veramente la prima struttura sindacale. Questa è la realtà di fatto che, checché si dica - e a qualcuno non piace farselo dire sulla faccia - è realtà che non si può smentire.

Siamo convinti ancora una volta - e anche queste parole non piaceranno - che un azionariato operaio fatto veramente come Dio comanda potrebbe portare dei benefici a tutti i lavoratori indistintamente; potrebbe renderli partecipi di questa Azienda e non dovremmo, Signori miei, amici miei, avere la testa della Cogne a Torino che è un obbrobrio, ma averla qua ad Aosta che è casa nostra. Questa è la verità. ...(applausi)... Non si può assolutamente tenere la testa della Cogne o di qualsiasi altra Azienda da un'altra parte e poi non sapere, non vivere, non partecipare alla vita reale dei lavoratori che sono a centinaia di chilometri! Non è questa la maniera, come non è la maniera nominare dall'alto i Consiglieri della Cogne. In questo io approvo l'amico "Dudo" Dolchi quando dice è il Consiglio regionale che deve nominare i Consiglieri, perché essi rispondono alla popolazione valdostana di quello che fanno e quindi è giusto che i Consiglieri della Cogne, dentro la Cogne, nel Consiglio di Amministrazione, siano nominati dall'espressione più reale e più effettiva del popolo valdostano.

Qualcuno diceva prima di me: 1948, 9.419 occupati, oggi 5.000; 1964, 700 occupati alle Miniere, oggi 200. Ma si dà il caso che coloro che parlano sono quelli che hanno voluto il Centro-Sinistra, sono quelli che sono andati contro corrente, perché noi Liberali rivendichiamo una cosa sola: di aver risollevato con Einaudi e i nostri uomini quello che era il marasma di una guerra civile, che evidentemente il nostro popolo aveva troppo sopportato, e avevamo portato ad un'economia fra le più alte delle popolazioni del mondo. Nessuno lo può smentire: è la realtà dei fatti.

Alcuni giorni fa, in Consiglio regionale, si parlava dei lavoratori e si parlava anche di quelli della Montedison. Mi si disse: "bisogna andare a Roma" e io risposi: "per Dio, sono a disposizione, andiamo a Roma", ma dieci minuti dopo seppi che non era il Ministro preposto, non era nemmeno il Ministro delle Partecipazioni Statali o un altro Ministro, non un responsabile del nostro Governo. La Delegazione valdostana - e di questo ne faccio un appunto pubblico a chi di dovere - andava a Roma per essere ricevuta da un Sottosegretario che nulla sapeva dei problemi della Valle d'Aosta, della Montedison e della Cogne. Io mi sono rifiutato di andare perché la nostra coscienza di Valdostani, la nostra dignità di Valdostani, di rappresentanti di un popolo, dice che noi dovevamo essere ricevuti dal massimo organismo del Governo italiano, non dall'ultimo Sottosegretario messo all'occasione per ricevere la Delegazione valdostana! (applausi)

Qualcuno ancora diceva: saldatura tra operai e impiegati. Su questo argomento mi sia consentito di dire che nulla vi è di più bello quando in una famiglia tutti vanno d'accordo. È una cosa veramente lodevole sotto tutti i profili, forse è la prima volta che succede alla Cogne. Oltre a questa saldatura, checché si voglia spargere sulle vostre facce - perché nel vostro intimo le mie parole le sentite poiché anche voi le pensate, la maggioranza di voi le pensa, ma non può astenersi, perché questa è la verità! - se una saldatura c'è, ci deve essere anche una saldatura col Governo, col Ministero delle Partecipazioni Statali, perché solo e solamente con questa saldatura noi riusciremo a far marciare nuovamente la Cogne su quei binari del progresso sociale che tutti intendiamo nell'interesse delle nostre famiglie.

Dice ancora Pollicini: "ordini di acquisire che vanno all'estero": qua concordo. Evidentemente vi è un punto economico che noi non dobbiamo sottacere, se la mano d'opera costa meno fuori, a un dato punto vi è l'interesse da parte di qualcuno di mandare a fare lavori fuori dall'Italia, in questo caso specifico fuori dalla Valle d'Aosta, e importare, dice, - io non so se è vero, ma ci credo - 500 miliardi di fatturato. Su questo io voglio andare a fondo e, quando saremo davanti al Ministro competente, porrò la domanda ben precisa perché, se questo è vero, io dico che noi non siamo ancora veramente così poveri, così stracciati, così poveretti, così luridi da dover andare a portare fuori perché costa un centesimo di meno! I 500 miliardi li possiamo fare in casa nostra, magari sottoponendoci a qualche sacrificio, sottoponendo tutta la cittadinanza italiana ad un sacrificio dato che paghiamo le tasse, ma questi lavori devono rimanere in casa nostra, anche se costano di più, perché questo è il dovere dei nostri governanti!

Mi pare di aver abusato forse del vostro tempo, ma per chi che come me - e qualcuno ha voluto forse fare la battuta, ma ripeto, a me piacciono le battute - proviene da una famiglia contadina valdostana e che fino a 17 anni, e lo porto tuttora, "y é pourtà ou pacot dezor a tésta" [traduzione letterale dal patois: "ho portato il pacchetto sulla mia testa"], io penso di poter parlare con una tranquillità che forse qualcun altro non ha, perché a un dato punto è bene che ci guardiamo negli occhi e diciamo "sappiate che noi Liberali siamo... - checché, ripeto, qualcuno pensi - ...vicino a voi in una maniera che voi nemmeno pensate" e ve lo dimostreremo battendoci alla Camera e al Senato con quella sparuta schiera di Deputati e di Senatori che abbiamo - non le centinaia -, ma sparuta e unita per difendere gli interessi dei lavoratori di tutta l'Italia, per difendere gli interessi dei lavoratori della Valle d'Aosta, per difendere gli interessi delle nostre famiglie e dei nostri figli che hanno diritto ad un avvenire migliore.

(applausi)

Guerrieri Francesco - Voglio fare una precisazione, perché se noi abbiamo invitato i lavoratori a stare zitti e a lasciare parlare tutti, noi diciamo anche a tutti i Consiglieri di non venire a fare dei comizi e imbonire la gente con la demagogia.

(applausi)

Chabod (D.C.) - Pregherei di stare un po' calmi! La parola all'Avvocato Andrione, Presidente della Giunta, che parla anche a nome della Federazione regionalista.

Andrione (U.V.) - Lavoratori della Cogne, amici, poche parole che spero siano chiare.

Primo punto: non vi è nessun unanimismo! Ognuno conserva le sue idee politiche, ognuno continua a battersi per quello in cui crede e per quello che pensa essere il meglio, ma mai come oggi si è provata la validità dell'idea regionale, perché mai come oggi questa unità è stata tenuta da tutta la Regione Valle d'Aosta in difesa del motore economico della Valle che è la Cogne. E se qualcuno ha giustamente parlato di emigrazione, mi sia permesso ricordare che le amare strade dell'emigrazione sono conosciute, specialmente dai Valdostani... (applausi) ...e che abbiamo preso il pacchetto e siamo andati a lavorare all'estero per quarant'anni di fila...

(voce) - ...e qui siamo ancora all'estero... (applausi)

Andrione (U.V.) - ...ebbene, è una battuta giusta ed è per quello che dicevo che questa è una unità regionale di tutti quelli che vivono oggi in Valle d'Aosta. E allora vi sono due aspetti del problema: dobbiamo portare avanti uniti uno scontro politico e dobbiamo ottenere certe decisioni da parte del Ministero delle Partecipazioni Statali nella ristrutturazione dell'E.G.A.M. a favore della Valle d'Aosta.

Noi non ci facciamo delle facili illusioni: siamo abbastanza grandi per sapere che la politica è un rapporto di forza e che soltanto essendo uniti con voi, soltanto essendo uniti come Consiglio regionale, possiamo sperare di ottenere qualcosa. Non abbiamo sul piano nazionale lo stesso peso che ha la Sicilia, non abbiamo neanche la mafia, non abbiamo lo stesso peso che hanno Piemonte o Lombardia, però siamo una Regione di frontiera e non abbiamo dimenticato tutti i motivi per i quali la Cogne è stata montata ad Aosta, e ad Aosta deve essere mantenuta. (applausi)

Vi è questo scontro politico che condurremo tutti insieme con la massima energia e in questo senso mercoledì, dopo l'incontro con voi in Consiglio regionale, ho immediatamente telegrafato al Ministro Bisaglia - lasciamo perdere il resto - dicendo: "PregoLa at incontro 20 novembre già fissato presso codesto Ministero per esame problema ristrutturazione E.G.A.M. voler dare ampie assicurazioni su livelli occupazionali et futuro Stabilimento Aosta et Miniere Cogne". Altrimenti detto, questo significa: sul piano politico non siamo disposti ad accettare discorsi interlocutori, vogliamo chiedere con precisione e con chiarezza al Ministro che cosa si intende fare per la ristrutturazione dell'E.G.A.M..

Vi è un altro problema, un secondo tipo di scontro che è tecnico: vi è il pericolo - e chi mi ha preceduto l'ha ampiamente illustrato - che con spiegazioni più o meno abili ci si trascini fuori da questo discorso e si dica che lo Stabilimento di Cogne o la Miniera sono in una particolare situazione e non sono redditivi perché hanno questi difetti. Ebbene, noi ci stiamo documentando in materia.

Giovedì prossimo abbiamo un incontro con i vostri rappresentanti di Fabbrica per stabilire una piattaforma tecnica in materia. Ho chiesto che la Direzione Cogne dica per iscritto quello che è possibile fare in questo Stabilimento, di modo che anche su questo terreno ci presenteremo preparati all'appuntamento del 20 novembre.

Per quanto riguarda la Miniera, anche qui stiamo facendo degli studi, perché vi è una profonda contraddizione tra quello che è stato detto, che manca il minerale e che sono necessarie nuove ricerche, e quello che ci è stato invece detto quando abbiamo visitato la Miniera, che a bocca di Miniera il minerale è ancora redditizio e che quello che dovrebbe farla chiudere è il trasporto, cioè il famoso Trenino da Cogne a Eaux-Froides. Ebbene, anche su questo punto ci stiamo documentando. Noi vogliamo essere preparati all'incontro del 20 novembre su tutti i piani. Oggi l'abbiamo fatto politicamente con voi, lo saremo a quel momento anche tecnicamente in difesa, nono solo della Cogne, ma di tutta la Valle d'Aosta.

(applausi)

Idone Giovanni - Sono un operaio, mi chiamo Idone Giovanni, e 20 anni fa lavoravo alle Miniere di Cogne. Vent'anni fa ci è stato spiegato che la Cogne doveva incominciare la galleria a Montjovet per estrarre il minerale sotto le marghe; già 20 anni fa un Geometra ce ne aveva parlato dicendoci che doveva incominciare la galleria a Montjovet per tirar fuori direttamente il minerale da lì e portarlo direttamente alla Cogne col treno, con la ferrovia. Queste sono le parole del Geometra di 20 anni fa, ce l'ha spiegato nel 1955, quindi non sono storie: le ricerche sono state fatte sopra le marghe.

Andrione (U.V.) - Io le posso dire che, quando sono andato a visitare la Miniera di Cogne, sono andato proprio dentro. Mi è stato dichiarato pubblicamente e ufficialmente che il minerale a bocca di Miniera è economico e che pertanto vale la pena sfruttare la Miniera. Allora mi è stato detto - e non dico che sia vero - che quello che produce un passivo formidabile è trasportare il minerale da Cogne ai Sider. Questo mi è stato detto, ma prendo nota di quanto mi dice e cercherò di informarmi.

(voci)

Chabod (D.C.) - Allora, se i Consiglieri regionali hanno finito i loro discorsi, penso che se ne possano anche andare. C'è qualche rappresentante degli operai che vuole parlare? Ma solo uno o due, perché se parlano tutti non andiamo più a casa.

Parla il Sindaco di Cogne.

Ruffier Osvaldo - Non sono qui per voler fare dei grandi discorsi e neanche per entrare in polemica, con nessuno. Vorrei semplicemente fare un invito al Consiglio regionale: è bene venire ad una riunione in Fabbrica con gli operai, ma non solo; si deve anche cercare di fare i fatti, veri, concreti, e non solo dire parole ad un microfono, seppur con tanto entusiasmo. Sulla Miniera poi, per quanto mi riguarda, vorrei anche chiedere di non ricadere in quegli errori in cui siamo caduti da dieci anni or sono.

Noi, come Comune di Cogne, abbiamo sempre denunciato apertamente, con mozioni e anche con ordini del giorno, i pericoli che stavano avvenendo alle Miniere di Cogne. Da quando è arrivato come Direttore Generale della Cogne l'Avvocato Einaudi è incominciata la morte della Miniera di Cogne, da lì è iniziato veramente il cattivo sfruttamento, quello che alle volte abbiamo anche chiamato "sfruttamento a rapina". E noi queste cose le abbiamo denunciate!

Ancora due anni fa, quando la Miniera era in procinto di chiudere, mi fu detto che si pensava di prendere gli operai delle Miniere di Cogne per portarli a lavorare all'Alpila. C'è anche un documento del Consiglio di Amministrazione dell'Alpila: la Cogne, nel mese di marzo 1974, chiedeva all'Alpila l'occupazione degli operai delle Miniere di Cogne quando questa sarebbe entrata in funzione. Noi, già allora, dicemmo che queste cose erano impossibili, che ci stavano buttando solo la polvere negli occhi. Ne informammo l'Amministrazione regionale, ma in quel momento sembrava quasi che questo fosse un bene. Questo lo posso dire, perché mi fu detto da alcuni Amministratori regionali: che tanto la Miniera di Cogne produceva solo silicotici, che avremo dovuto cercare, sia nelle Miniere di Cogne che negli Stabilimenti siderurgici di Aosta, di modificare la lavorazione attuale. Noi, però, che siamo consapevoli e coscienti, siamo convinti e sicuri che, una volta che non avremo più le attività produttive e che non avremo più il nostro prodotto, certamente verranno smantellati - scusate, non sono un oratore, non ho la parola facile - anche gli Stabilimenti siderurgici di Aosta, poiché se esistono questi Stabilimenti è perché esisteva una Miniera e sarebbe assurdo importare il minerale dall'estero per venirlo a lavorare ad Aosta. Queste sono le cose chiare che abbiamo sempre denunciato... (applausi) ...e che continuiamo a denunciare. (applausi)

Chiederei pertanto agli Amministratori regionali di mettersi in coscienza tutti d'accordo e di non trascurare sempre - solamente per beghe politiche, per divergenze di Partito o di Movimento - gli interessi della popolazione valdostana. (applausi)

Noi, dal canto nostro, come Amministratori comunali ci impegneremo. Di questo ne sono convinto, perché anche l'Associazione Sindaci della Valle d'Aosta è solidale, ha fatto un suo documento che ha presentato all'Amministrazione regionale nel dicembre dello scorso anno. Tutte le Amministrazioni comunali sono pronte ad operare assieme alle Organizzazioni Sindacali ed al Governo regionale per portare avanti questi problemi in un Piano di Sviluppo che non sia fatto solo di parole e di carte, ma un Piano di Sviluppo che sia veramente chiaro e concreto!

(applausi)

Peloso Carlo - Sono Peloso Carlo, un delegato di Fabbrica.

Signor Presidente e Signori Consiglieri, neanche io sono un oratore, scusate! Quale delegato di un gruppo di impiegati equiparati, vi porgo, a nome mio e dei miei rappresentanti, un caloroso saluto, a tutti indistintamente, e un ringraziamento per essere venuti tra noi. Mai come in questo grave momento per la nostra Azienda, e di conseguenza per la nostra Regione, c'è bisogno di tutti coloro che hanno buona volontà di intenti, a prescindere dal colore politico che rappresentano.

Vi rivolgiamo quindi l'invito ad unirvi in uno sforzo comune per avere più incisività. L'esempio, d'altra parte, vi giunge anche dagli stessi lavoratori della Cogne che tutti insieme, operai, equiparati e impiegati hanno saputo, al di là di ogni malinteso e di ogni equivoco, unirsi in una vera unità di base. Permettetemi a questo punto un elogio a tutti i lavoratori per la solidarietà dimostrata e in modo particolare - permettetelo - agli impiegati, agli equiparati e a tutti i Capi reparto che con grossi sforzi, bersagliati da ricatti e da notevoli responsabilità, hanno partecipato così attivamente alla lotta con gli operai.

Permettetemi però di smentire una certa stampa, che ancora una volta - vedi la Gazzetta di oggi -, riportando notizie falsate, tende a dividere la compattezza dei lavoratori. Questo è oggi assolutamente inesatto, perché mai come in questi giorni tutti i lavoratori della Cogne, dal primo al settimo livello, si sono trovati così compatti. Pertanto sappiate che questa forza non verrà mai meno nella battaglia che ci vede impegnati con unità d'intenti e sarà al vostro fianco nella dura battaglia che dovrebbe affrontare negli incontri di Roma. Grazie.

(applausi)

Trevisiol Mario - Signor Presidente, Signori Consiglieri, sono Trevisiol del Consiglio di Fabbrica della Cogne e vorrei aggiungere brevemente alcuni dati a quelli già accennati.

Nel 1951 la forza lavoro in Valle d'Aosta occupava 17.000 agricoltori; nel 1971 erano 5.625. L'industria e l'edilizia nel 1951 avevano circa 18.000 dipendenti, attualmente ne hanno 18.400. Il terziario da 8.000 è passato a 17.380. Facendo una percentuale, per avere il quadro generale, quando in Valle d'Aosta eravamo in 80.000 c'era un'occupazione pari al 62% e ora, che siamo in 110.000, è scesa al 38%. Quindi rendiamoci conto della tragedia che stiamo affrontando! Ed io, come altri colleghi hanno fatto, ho lasciato da parte certi arrivismi, certi contrasti politici accaduti nella triste storia della nostra Valle. Questo è il momento unificante per tutti, per i lavoratori, per i politici che hanno del giudizio e sono dalla parte di coloro che sono sfruttati: essi devono presentare quelle forze che sono assieme agli sfruttati. Estraniamo quelle forze che sono gli sfruttatori - non voglio entrare in polemica, perché anche se qualcuno accenna che le forze di una certa ideologia sono quelle che hanno creato posti di lavoro, si sono anche prese molti margini di profitto, un profitto imperialista - e, per chiudere, accenniamo all'espressione di Agnelli o di Calvi che in questi giorni ha detto: "scegliamo una società capitalista o socialista". Io tra me ho pensato: Agnelli è intelligente, è per la società capitalista non controllata dallo Stato per avere ancora margini di profitto, ma noi lavoratori rispondiamo che vogliamo una società socialista e giusta per tutto il mondo del lavoro e per la Valle d'Aosta. Grazie.

(applausi)

Chabod (D.C.) - Ringrazio tutte le maestranze e gli operai della Cogne. Invito i Consiglieri a trovarsi alle ore 16,30 nella sede del Consiglio regionale per proseguire i lavori. Grazie.