Oggetto del Consiglio n. 337 del 6 novembre 1975 - Verbale
OGGETTO N. 337/75 - Discussione sulle dichiarazioni programmatiche.
Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - Prego, la parola al Vice Presidente Chanu.
Chanu (D.P.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, il mio potrebbe apparire un discorso scontato e forse potrebbe anche apparire e sembrare una ripetizione di quanto già in precedenza da parte dei D.P. si è detto da un anno a questa parte, ma ritengo che se ciò è, è perché nella sostanza, nonostante la crisi formale, nonostante la formazione di una nuova Giunta, nulla nella sostanza politica è cambiato. Questo perché, a nostro avviso, l'accordo di vertice si era saldato già nell'autunno 1974 e, sempre a nostro avviso, quella fase che è stata definita "transitoria" o "di necessità", faceva parte invece, in effetti, della strategia posta in essere dalla nuova maggioranza allora costituitasi, per chiudere a tempi dilazionati un gioco che, nelle grandi linee, era stato impostato fin da allora.
Lo dicevo già alcuni giorni or sono, in occasione della discussione sulla presa d'atto delle dimissioni della Giunta: le pillole debbono essere fatte sorbire con una certa gradualità, ma in ogni caso ...(parole incomprensibili)... un accordo organico fra Regionalisti e Partito Socialista, con il supporto della Democrazia Cristiana, era già chiaro nella mente dei neo-Machiavelli della politica valdostana, fin dall'inizio della crisi scoppiata nell'autunno del 1974. Il momento era giunto nell'operazione tattica: l'opinione pubblica - oltre a quanti a livello politico mostravano, vuoi in buona, vuoi in malafede, di avere il palato difficile - è giunta ormai a un punto di decozione tale che un inserimento organico del P.S.I. con i Regionalisti in Giunta poteva avvenire, sopportato senza gravi traumi. Si è coagulata una maggioranza, indubbiamente si è rafforzato un Esecutivo, ma all'improvviso il vizio di origine per noi rimane. Il vizio per noi sta nelle contraddizioni di fondo che inficiano questa maggioranza, proprio nella sua composizione di base e nel perché si è così costituita.
Si tratta, a nostro avviso, di un'anacronistica riedizione di una specie di... chiamiamola "Centro-Sinistra" per amor di categoria, ed è forse ancor più assurdo ed illogico, dopo l'orientamento espresso dall'elettorato in sede locale e nazionale con i voti del 15 giugno. Un Centro-Sinistra orientato a Destra, ove le colorazioni delle forze componenti, a mio avviso, anziché armonizzarsi, tendono in effetti a deludersi a vicenda e trovano nel potere, e soltanto nel potere nel suo esercizio, quel collante, quel legante che ne può giustificare l'accostamento. Da questa contraddizione, che abbiamo denunciata e che confermiamo, nasce, a mio avviso, la mancanza di credibilità... la maggioranza e la Giunta, che è espressione di questa maggioranza, rende vana, sospetta e poco attendibile qualsiasi affermazione di carattere e di apparenza programmatica. Se siamo convinti che una convergenza di una Federazione regionalista, preoccupata forse più dei problemi di leadership dell'etnia valdostana che dei problemi di fondo della nostra gente, con una Democrazia Cristiana locale altalenante fra ottuso conservatorismo e aperture sociali affette da tatticismo e con un P.S.I. in perenne, conclamata, consolidata contraddizione fra ideologia di base ed esercizio di fatto del potere, se siamo convinti che tale convergenza non possa che creare contraddizioni e paradossi, qualsivoglia impostazione programmatica, anzi elencativa, nasce male, affetta com'è da un vizio di intrinseca impotenza che non la rende credibile.
L'assenteismo, l'inerzia, il sistematico non affrontare i problemi, che nella scorsa seduta in sede di presa d'atto delle dimissioni sono state denunciate dall'opposizione e che hanno caratterizzato l'attività di questa maggioranza - perché la maggioranza è sempre la stessa, dal dicembre del 1974 all'ottobre del 1975 - non possono a nostro avviso giustificarsi con la puerile scusa della transitorietà, ma sono, secondo noi, la conseguenza di un'incapacità di fondo, di un'incapacità essenziale, un po' logica di questa maggioranza, in cui nulla è mutato rispetto alla precedente, di affrontare e risolvere concretamente la tematica complessa e attualmente anche drammatica in cui si articola oggi come oggi la realtà valdostana. Così, nonostante gli impegni programmatici, a nostro avviso rimangono e rimarranno lettera morta le soluzioni a salvaguardia del territorio, dell'occupazione, dei trasporti, della sanità; le Comunità Montane, le autonomie dei Comuni continueranno a languire, perché il discorso del decentramento, se è comodo sbandierarlo a parole nei confronti dello Stato e del Governo, salvo poi a calare, nei fatti, le braghe, diventa scomodo quando si tratta di osservare impegni e di limitare potestà a favore degli Enti territoriali minori.
Certo che ad onta dei rivendicati e oggi, stamane, di edulcorati pacchetti di richieste, noi temiamo seriamente il Governo democristiano di Roma con questa maggioranza alla Regione, che potrà continuare impunemente a snobbare le nostre esigenze, a non realizzare le nostre prerogative statutarie, a lasciarci privi degli strumenti legislativi necessari per dare attuazione allo Statuto.
Temiamo fortemente che l'E.G.A.M. continuerà a giocare sulla pelle dei lavoratori della Cogne, che la Montefibre continuerà ad avere spazio e possibilità di fare il bello e il cattivo tempo sulla pelle dei lavoratori della Châtillon; temiamo che l'Alpila continuerà indisturbata nei suoi programmi ad onta delle verbali proteste e degli ordini del giorno, tanto più inutili quanto più roboanti.
Il vizio di origine di questa maggioranza, che sull'altare del potere della sua suddivisione fine a sé stessa ha sacrificato la strategia e la logica di sviluppo sociale della nostra realtà regionalista, ci può far capire come stamane il Presidente Andrione abbia potuto dire con superficialità e con leggerezza che viviamo nel momento in cui lo Stato vive attraverso le Regioni, ahimè, concetto pericoloso e falso, illusione inutile e pericolosa perché lo Stato - ieri come oggi, ma direi forse ancor più oggi che ieri - ed il Governo subiscono le Regioni, non vivono la realtà regionale e cercano di boicottarle. Nel subire tale boicottaggio, la Valle non è stata mai in prima linea come in questi ultimi tempi, e quel vizio di origine che prima dicevo ci fa anche capire come mai si è accettato quel decreto delegato nel punto "scuola", i cui termini precisi sono ancora peraltro sconosciuti. Per quanto possiamo sapere dall'esame delle bozze che sono state fatte pervenire a ritmo sempre più pressante con bis, tris, quadris, temiamo che questo decreto delegato, che pur rappresenta un passo avanti rispetto a una situazione precedente, non sgombri in modo chiaro e definitivo gli equivoci di una situazione cancerosa che si è cristallizzata in oltre un trentennio, a livello regionale. Così come ci fa capire, in materia di decentramento, quali alternative hanno le Comunità Montane, tenuto conto che la realtà comunale è una realtà - e noi ne siamo dell'avviso - che deve essere presa sotto una nuova dimensione. Dicevo che il Presidente Andrione ci propina una istanza di commissioni, di istituti di studi specializzati, i cui lavori, senza un chiaro supporto politico e di indirizzo, rischiano di rimanere, come tanti lavori di questo genere sono rimasti in passato, un puro "libro dei sogni" fine a sé stesso, così come ci fa capire come stamani il discorso sull'agricoltura si sia ridotto quasi allo zero; così come ci fa capire che non vi è nessuna impostazione e prospettiva nuova e valida che non sia la ripetizione pedissequa di un elenco di querelles già fatte in passato, sui temi del turismo, dell'urbanistica, dei trasporti, dell'occupazione e della sanità.
In definitiva, e concludo, a nostro avviso questa Giunta, per quel vizio di origine, per quel suo sorgere, come Giunta e come maggioranza che la sostiene, soltanto all'insegna di un esercizio, di una spartizione di potere, non ha dignità politica perché non rappresenta una risposta politica alle esigenze e ai problemi della sanità regionale valdostana. Da questo dipende la sua non credibilità, da questo dipende la non credibilità delle dichiarazioni elencative prospettateci stamane a mo' di programma, da questo discende e discenderà la nostra opposizione che sarà intransigente, anche se corretta, inflessibile, anche se costruttiva e di questo diamo assicurazione al Presidente della Giunta.
Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - La parola al Consigliere Dolchi.
Dolchi (P.C.I.) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, cercherò di sintetizzare al massimo le considerazioni di carattere generale sulle dichiarazioni rese stamane dal Presidente della Giunta, perché concordo che dobbiamo essere il più possibile concreti e chiari e ciò molte volte avviene anche nella brevità; brevità di cui anche le dichiarazioni del Presidente della Giunta risentono e risentono in modo eccessivo perché, rivelando i numerosi appunti che ho preso, ma soprattutto riandando al programma del 28 dicembre 1974 del Presidente Andrione, di quella Giunta allora transitoria che comunque, è, come ha già detto il college Chanu, l'attuale Giunta, riandando alla bozza di programma su cui c'è stato un incontro-confronto e su quelle idee, su quelle prese di posizione, che sono state pubblicate e su cui già si è scritto da parte nostra, come Partito Comunista, non si è risposto, stamattina dal Presidente della Giunta sono state taciute molte cose (volutamente o no, non sta a me dirlo).
Stamattina il Presidente ha esordito dicendo che avrebbe affrontato con una carrellata sia gli aspetti politici che quelli operativi. Ecco, mi sembra che si sia soffermato sugli aspetti operativi, tralasciando quelli di carattere politico. Noi, invece, vorremmo attirare l'attenzione del Presidente della Giunta e dei colleghi sull'aspetto politico di queste sue dichiarazioni e del come è venuta a formarsi questa Giunta e questa maggioranza, non tralasciando, per quanto concerne le dichiarazioni del Presidente, quelle che riguardano l'aspetto operativo e alcuni punti e momenti interessanti che saranno certamente oggetto di confronto e discussione.
Per quanto riguarda l'aspetto politico, le dichiarazioni non ci fanno modificare il giudizio già espresso al momento delle elezioni del Presidente della Giunta e della Giunta e quindi, proprio per essere chiari e il più possibile brevi, riconfermiamo la nostra opposizione attenta, tenace, stimolante, costruttrice. Perché opposizione? Forse perché abbiamo la vocazione di questa collocazione, e non pensiamo di poter essere in grado di dirigere una Regione, di assumerci le nostre responsabilità come facciamo in quanto Partito Comunista e, ci sembra, anche abbastanza egregiamente. In altre Regioni, perché non si è raggiunto un accordo? Soprattutto perché riteniamo che non sia stato possibile realizzare una diversa formula di governo, proprio perché - come è stato detto - i giochi erano fatti, o come è stato ancor più chiaramente detto non si sarebbe potuto rompere quel "patto di solidarietà" già esistente fra Partito Socialista, Federazione dei Movimenti regionali e D.C..
Ecco perché riteniamo che questa formula, che questa etichetta che raggiunge bene o male i 18 voti - e questo non lo contestiamo, come diciamo anche che è pronta ad accogliere puntelli a destra - secondo il nostro giudizio non è in grado, proprio per il fatto che è un'etichetta, una formula cementata da suddivisioni di incarichi e di potere, per le contraddizioni che ha nel suo interno, di portare avanti un discorso nuovo, diverso, orientato sulle cose da fare, ma da fare in modo moderno, non dico certo rivoluzionario perché potrebbe spaventare qualcuno, ma in modo nuovo, aderente ad una realtà in movimento che esige qualche cosa in più.
Io penso che questa mattina il Presidente della Giunta si sia sforzato di fare questo discorso, però ha ricalcato delle intenzioni e delle manifestazioni di buona volontà che già avevano caratterizzato il suo discorso del 28 dicembre 1974. Le manifestazioni di buona volontà erano nel programma che, con le stesse forze politiche che ora compongono l'attuale maggioranza e la sua Giunta, non è riuscito a tradurre in atti concreti. Non ci ritorno, perché è stato oggetto di lungo dibattito in occasione della presa d'atto delle dimissioni. Pensa di riuscirci da oggi in avanti. Secondo noi avrebbe potuto, con una maggioranza più larga, ottenere un programma con alcune scelte di fondo prioritarie e realizzare quel consenso più largo, necessariamente indispensabile, sia in questa sala che fuori da questa sala, tra le forze sociali, tra i lavoratori, nelle Organizzazioni economiche, fra gli Enti locali, che sono il tessuto vitale della nostra Regione.
Ecco perché noi dubitiamo fortemente che anche le dichiarazioni programmatiche di questa mattina rimangano intenzioni che non avranno un seguito. Inoltre ci pare dover sottolineare che le dichiarazioni del Presidente della Giunta di questa mattina contengano più delle ricerche di strumenti che non un'identificazione di obiettivi su cui scegliere un'impostazione politico-programmatica. Ci potrebbe sorgere il dubbio che una tale impostazione, cioè l'identificazione di obiettivi finali, potrebbe necessariamente portare a delle scelte e le scelte possono essere difficili e possono portare a delle rotture.
Dice il Presidente della Giunta: "noi crediamo nella programmazione"; ecco, anche noi vi crediamo, ma in quale programmazione, in che tipo di programmazione e per fare che cosa? E ritorniamo quindi agli obiettivi finali di fondo: per quale Valle d'Aosta, per quale industria, per quale agricoltura, per quale turismo? Il Presidente questa mattina non ce l'ha detto. Noi riteniamo che forse il riferimento - lui non l'ha fatto, ma penso che il Consiglio potrebbe farlo - sia il Piano di Sviluppo come linea principale d'azione, che possa essere ancora valido per realizzare o per portarci ad un discorso, ad un confronto, sugli strumenti elencati dal Presidente della Giunta questa mattina.
Vorrei leggere in proposito un breve passo del dibattito che ha caratterizzato l'elezione della Giunta in Liguria, perché mi sembra che possa identificarsi nel nostro discorso odierno. In quel dibattito si ritiene - e lo diceva il Capo Gruppo del Partito Socialista - che il modo nuovo di gestire il potere è una richiesta che va generalizzandosi e la linea di divisione passa ormai fra coloro che rimangono convinti di poter ogni cosa e coloro che vedono invece come esistano spinte cui non si resiste senza correre il rischio di essere travolti. Certo, nessuno si aspetta il tocco del taumaturgo che risolva ogni difficoltà nel giro di una notte, ma è anche certo che dopo il 15 giugno non c'è più spazio per parlare solo e bisogna fare. Questo lo diceva il Capo Gruppo Socialista. Forse i compagni di Aosta hanno fatto una diversa scelta di campo, ma per quanto riguarda noi, Gruppo Comunista, noi intendiamo esaltare il ruolo dell'iniziativa assembleare, del momento dell'elaborazione dello studio, della partecipazione e del confronto per la soluzione di quei problemi che stanno di fronte alla Valle d'Aosta, alla comunità valdostana.
Dicevo dello studio: Gramsci ci ricordava che lo studio è il più duro e il più difficile dei mestieri, e noi ci sforziamo di attuare, di svolgere, di compiere questo difficile e duro mestiere dello studio dei problemi, che è un dovere oltre che un diritto dei Consiglieri regionali tutti; ecco perché, se possiamo prendere atto e concordare con il Presidente Andrione sul fatto che la sua maggioranza è aperta perché pronta ad accogliere tutte le suggestioni e le proposte che vengono dai vari Gruppi consiliari, da parte nostra dobbiamo in questa occasione ribadire e richiedere che la Giunta, che l'Esecutivo, che la maggioranza, oltre al Presidente, mettano in condizione il Consiglio e i Consiglieri di funzionare. Questa mattina il Presidente della Giunta non ci ha più parlato, come un anno fa, della sistemazione dei Gruppi ed è chiaro che questo è uno dei primi e più elementari strumenti per poter realizzare quel difficile mestiere che è lo studio e per valorizzare, nello stesso tempo, con iniziative serie e concrete, la vita del Consiglio regionale.
Noi crediamo nelle istituzioni e, proprio perché crediamo nelle istituzioni e nel Consiglio regionale, chiediamo anche che queste istituzioni funzionino. Come minoranza, come Gruppo Comunista, diciamo alla maggioranza, indipendentemente dalla persona del Presidente del Consiglio, che noi intendiamo difendere e promuovere la validità operativa del Consiglio, delle Commissioni e rivendichiamo anche quella responsabilità partecipe che ci viene dal voto popolare; facendo questo, crediamo anche di dare credibilità e validità all'Esecutivo, ma non per questo rinunciamo alle nostre idee fondamentali, di partecipazione attiva alla vita democratica. E lo ripeto, non per quanto riguarda la persona del Presidente Caveri, che oggi è assente, a cui rivolgo i miei auguri e gli auguri del nostro Gruppo di una pronta guarigione, ma proprio per la concezione diversa che abbiamo della funzione del Consiglio regionale e dell'Ufficio di Presidenza.
Il Presidente Caveri ce lo ha detto chiaramente: intendeva e intende essere lo speaker in Aula. Noi, invece, come Gruppo Comunista intendiamo che il Presidente del Consiglio e l'Ufficio di Presidenza siano di stimolo e di coordinazione per tutte le iniziative che incombono su tutti i Consiglieri e quindi coinvolgono la loro responsabilità. Siamo un organismo legislativo, ma penso che qualsiasi Comune, non dico di 100.000 abitanti, ma anche di meno di 100.000 abitanti, però capoluogo di Regione, abbia una vita più attiva e più ordinata della nostra.
A suo tempo avevamo rilevato un certo rilassamento in questa attività dell'Assemblea e ci era stato prontamente risposto, con un comunicato che informava noi che avevamo preso questa iniziativa, e tutto il Consiglio regionale, che in un certo periodo di tempo dell'anno 1975 c'erano state più riunioni di Commissioni e di Consiglio che non nell'anno 1974. Non avevamo poi ripreso quella polemica, ma in questo momento in cui intendiamo richiamare l'attenzione del Consiglio sulla sua funzione, proprio anche come momento di dibattito, di confronto e di opposizione ad una Giunta e ad una maggioranza, ci sentiamo in dovere di ribadire che quelle statistiche erano un falso bersaglio. Noi non chiedevamo di sapere - o forse lo sapevamo anche e non ci è sufficiente sapere - che la Commissione Pubblica Istruzione - faccio degli esempi a caso - si è riunita 4 o 5 volte per discutere con i librai le modalità della distribuzione dei libri o che, non so, la Commissione Affari Generali si sia riunita più volte per la legge urbanistica e poi non abbia terminato questo lavoro, o che poi non si sia riunita per niente - ed è questo il grave che noi sottolineiamo - quando doveva forse riunirsi per discutere o per lo meno abbozzare un discorso sui famosi decretoni.
Non dico questo per motivi di polemica, ma perché noi riteniamo proprio che il Consiglio debba svolgere appieno la sua funzione, che il Consiglio debba essere quel momento di elaborazione ed anche di decisione importante da cui ne discende il discorso, il concetto, il problema dei rapporti fra lo Stato e la Regione. Se noi non valorizziamo e non esaltiamo maggiormente il problema della vita consiliare, se noi non siamo presenti - ed essere presenti vuol dire anche rispondere alle lettere che ci provengono da altre Regioni - non cambieremo niente in questi rapporti, non cambieremo nei rapporti fra Stato e Regioni, nei rapporti fra Regioni e nei rapporti con il Parlamento. Saremmo ancora assenti se non ci inseriamo in queste iniziativa. Io do atto di quanto ha sottolineato il Presidente della Giunta stamattina, di come dal 1970, dalla costituzione delle Regioni a Statuto ordinario, si stia creando nel nostro Paese un rapporto diverso e si cerchi di arrivare a decisioni che non passino sulla testa delle Regioni, ma anche - e domani avremo occasione di parlarne alla Cogne - che tengano conto principalmente degli interessi delle Regioni, quando proprio si parla della loro economia, della loro trasformazione, del loro stesso modo di vivere e di pensare. Volevo dire queste cose perché noi riteniamo importante questo problema. Quando dico "siamo assenti" non voglio tanto dire che non c'era una persona fisica a quella riunione, che forse non ha parlato o forse non c'era del tutto (e abbiamo anche molti esempi in questo senso). Quando parlo di assenza parlo soprattutto di assenza di iniziative, di idee, di presenza in un lavoro di coordinamento che stanno facendo le venti Regioni italiane e che noi, pur mantenendo la nostra caratteristica di Regione a Statuto speciale, pur facendo un discorso preferenziale con le altre quattro Regioni a Statuto speciale, non possiamo ignorare e vogliamo essere tagliati fuori da questo discorso che va avanti per trasformare il nostro Paese nella Repubblica delle Regioni. Questa assenza - non lo ripeto, perché ho avuto occasione direi forse di essere un po' più preparato in questa materia - l'ho denunciata per l'applicazione della "376" con l'assenso del Consiglio regionale, in questo discorso per la legge n. 114, dove c'è stato l'ordine del giorno dei Senatori Comunisti. Siamo anche stati assenti, per un certo tempo, sul problema della scuola, fidandoci forse troppo di quello che avveniva a Roma, che alle volte crediamo tanto distante e che poi, invece, forse per certi agganci, tanto distante non è.
Vorrei francamente dire al Consiglio che prendiamo atto come Partito Comunista dell'accenno fatto questa mattina, della sottolineatura del contributo che hanno dato i compagni Senatori Germano e Modica alla soluzione, o per lo meno all'impostazione, alle battaglie e alle iniziative che a livello parlamentare si sono fatte sul problema della scuola. Il Presidente della Giunta ha ricordato che il nostro compagno Senatore Modica era forse piazzato meglio di altri per fare un'azione di questo tipo, in quanto Vice Presidente della Commissione regionale interparlamentare. Io, non per fare pubblicità, ricordo che ha anche scritto un libro che si intitola "La Repubblica delle Regioni", e quindi è particolarmente preparato in questa materia; ma vorrei sottolineare che non ci stupisce ed anzi consideriamo doveroso l'apporto di questi nostri compagni, in quanto nel ribadire che siamo una cosciente forza di opposizione, ribadiamo che siamo fonte di opposizione costruttiva, che ispira tale sua azione, e tale concezione di prerogativa delle forze autonomiste sia ad Aosta che a Roma, sia a livello di Consiglieri regionali, quali noi siamo, ma per quanto riguarda il nostro Partito, anche a livello di Senatori e Deputati, quando il loro intervento può essere utile per risolvere i problemi della Valle d'Aosta nei rapporti con il Parlamento o con il Governo.
Penso che possiamo accogliere il richiamo fatto questa mattina dal Presidente della Giunta a tutti i Partiti nazionali per la completa attuazione dello Statuto, per il trasferimento dei servizi e delle funzioni, e per quell'altra battaglia, ricordata sempre stamattina dal Presidente, riguardo al perseguimento del trasferimento dei servizi, della famosa legge per la quale il Ministro Morlino si è impegnato, prima in Senato e poi al Consiglio dei Ministri, di portare rapidamente avanti.
Noi accogliamo questo appello come Partito nazionale, ribadendo che non siamo per un unanimismo formale, ma siamo per una unità su obiettivi precisi, prioritari, urgenti, importanti, quindi per una coerenza che ci colloca in questa posizione, sia ad Aosta che a Roma. Sarebbe provocatorio se richiedessi ai colleghi della D.C. e dello stesso Partito Socialista cosa hanno fatto in questi ultimi tempi per i problemi della scuola, come Partito non lo faccio, perché sarebbe provocatorio. Concludo dicendo che i problemi e la crisi incalzano; purtroppo, proprio noi da questi banchi, avevamo detto che la crisi investe anche la Valle d'Aosta, nulla risparmia. Le riforme sono attese e sono anche un mezzo per superare il momento di crisi. La moralizzazione della Pubblica Amministrazione diventa importante come mezzo per dare e ridare fiducia all'istituzione, all'autonomia e alla democrazia. Parlo di moralizzazione come morale politica, non vittoriana, e il fatto che la Giunta proprio il giorno della sua elezione non abbia raccolto questo appello penso possa essere considerato un esempio poco confortante.
Noi dicevamo quindi che tutti questi problemi incalzano, ci stanno davanti, che il territorio va difeso dalla speculazione. Il Presidente ne ha accennato questa mattina, però nello stesso ordine del giorno troviamo un punto in cui daranno dei soldi alla Pila, che altro non è che l'Alpila! Troviamo una serie di provvedimenti per quanto riguarda le piste di fondo che forse sanno più di improvvisazione che non di una visione globale, dell'utilizzazione dello sport invernale e dello sci di fondo. Non scendo nei particolari, avremo innumerevoli occasioni per farlo, lo faremo sulle leggi che proporrà la Giunta e su quelle che proporremo noi, sulle mozioni che proporremo. Noi avremo occasione di farlo nella vita democratica di ogni giorno, in questa sala e anche fuori di quest'Aula, dove io penso, come fatto positivo per la Valle d'Aosta, non manca certo la dialettica e il confronto politico; lo facevo riguardo al bilancio 1976, che può essere il primo banco di prova di quello che noi andiamo dicendo e di quello che la maggioranza, la Giunta e il Presidente della Giunta dicono.
La nostra considerazione di fondo è che questa Giunta non ha chiarito con le dichiarazioni del Presidente della Giunta i suoi obiettivi, il suo modello, il modello di sviluppo che vorrebbe dare alla Valle d'Aosta per il suo avanzamento; ha limitato la sua impostazione programmatica alla ricerca di strumenti forse un po' più moderni o un po' più avanzati e ce li ha elencati. Li ritroveremo forse meglio rileggendo tutto lo stenoscritto che ancora non abbiamo; però, per quanti appunti abbiamo potuto prendere, e conoscendo quelli che gentilmente ci ha fornito il Presidente della Giunta, noi li consideriamo insufficienti, anzi, li consideriamo inadeguati al momento.
Da qui il nostro giudizio politico - e insisto sulla parola - da qui il nostro giudizio politico negativo, la nostra critica, ma anche la nostra opposizione costruttiva, perché la storia del nostro Partito in campo nazionale ed anche in campo regionale lo prova. Noi non siamo per il tanto peggio, tanto meglio: siamo per il meglio, perché è il meglio a cui aspira la Giunta della Valle d'Aosta, perché è il meglio per cui lottano i lavoratori, e per cui modestamente lavora in quest'Aula e anche fuori di quest'Aula, il Partito Comunista.
Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - Altri chiedono la parola? La parola al Consigliere Dujany.
Dujany (D.P.) - Monsieur le Président, en écoutant les déclarations du Président de la Junte à la suite de la constitution de son Gouvernement, je me posais la question si l'Autonomie est encore apte à dominer l'évolution technique, économique, culturelle et sociale et qui atteint inéluctablement les traditions et les structures fondamentales de notre Pays. Sommes-nous définitivement conditionnés par le dehors ou bien venus par une fatale fourberie interne? Avons-nous encore le pouvoir et la volonté dans le cadre d'une difficile et complexe évolution contemporaine de déterminer notre avenir? Je chercherai de donner quelques réponses à ces interrogatifs par rapport à la constitution et à la composition de ce Gouvernement.
Ce Gouvernement exprime l'aboutissement d'une crise qui dure depuis une année, c'est une crise formellement conclue, mais qui laisse une profonde aventure dans tout esprit qui vit encore, soutenue par des sentiments et par un sens d'opérativité valdôtaine. La solution réalisée n'est qu'un petit compromis mis sur pied par deux hommes, le troisième ayant dû rester dans l'ombre, et qui a colloqué à une place humiliante ce Parti Démocrate-Chrétien à la recherche d'une petite place au soleil dans l'espace de la politique valdôtaine. Cela nous déplait, parce que chacun a sa dignité. Ce compromis a au moins réalisé, je me demande, toutes les aspirations de ceux qui ont accordé leur confiance à la Fédération des Mouvements régionalistes et au Parti Socialiste? C'est l'électorat qui répondra à cette question! Quant à nous, il nous paraît que le Peuple valdôtain a été déçu d'une solution à laquelle non seulement il ne s'y attendait pas, mais qu'on lui avait présentée lors de la campagne électorale comme une hérésie majeure avec laquelle on aurait jamais "partisé" et ceci dans l'intérêt et pour la sauvegarde de la personnalité valdôtaine.
Si donc la bonne politique veut signifier la compréhension et les aspirations culturelles et économiques d'une population et sa tradition en actes concrets, nous devons constater qu'il y a point de faillite plus complète que cet amalgame de pouvoir qui présente aujourd'hui son programme au jugement de ce Conseil. Deux hommes ont poursuivi le but qu'ils concrétisent aujourd'hui: ils ont recherché le pouvoir comme un moyen de mortification vers d'autres Mouvements politiques dont l'unique thèse était d'avoir eu trop de succès et qui, par le fait même, leur portaient ombrage et leur donnaient de mauvais soucis: où en est la volonté de l'électorat? Quel est le pourcentage du représentant des électeurs qui est représenté dans ce Gouvernement? Pense-t-on réellement, à travers la gestion du pouvoir, de revenir vers soi les sympathies de ceux qui sont attirés par quelques avantages qu'on peut leur fournir? Sans doute il pourrait en être ainsi. Mais n'est-ce pas dans le jeu de l'opportunisme, de clientèle qui a caractérisé la vie politique italienne de ces amis et qui fut à l'origine pour une grande partie de ces maux dont souffre notre société d'aujourd'hui, ces méthodes qui ont déteint à la Vallée d'Aoste, que nous avions condamnées et que nous condamnons et que tout le Conseil a toujours condamné, ne sont-elles pas une cause de décadence de notre esprit d'autonomie et de notre esprit d'indépendance? N'ont-elles pas entamé profondément cette droiture de l'esprit civique qui fait la fierté d'un peuple? Cette pollution méridionale n'est-elle pas le pire des maux de la société valdôtaine actuelle? Alors pourquoi nous présente-t-on une solution qui contient elle-même les germes de tous ces maux que, tous ensemble, nous avions promis de combattre? Au lieu de tenter de redresser une situation nous l'avons peut-être définitivement compromise; il faut donc tomber bien bas pour commencer à se ressaisir.
Le Peuple valdôtain a sans doute besoin d'une bonne et honnête Administration, il a aussi besoin en ce moment de retrouver son identité, de retrouver son idéal de peuple libre et responsable; il nécessite de l'encouragement d'un exemple à s'élever dans les valeurs culturelles et sociales qui sont le vrai héritage de notre population. Ces accents d'ouverture ne sont pas le fait d'un état d'être qui nous est particulier, nous les avons entendus et sentis chez les nombreux amis de toute tendance que nous avons eu occasion d'approcher; ce qui nous a fait sentir cruellement la limite et l'impuissance où nous étions, de concrétiser ce désir profond de notre population: sa réalisation est devenue autant plus difficile qu'elle apparaissait plus commode et à la portée de la main. Il faut donc constater que les germes de la division sont plus puissants, plus forts que toutes les raisons qui nous poussent et devraient nous amener à une entente de rejoindre des buts profondément et typiquement valdôtains.
Pouvons-nous rechercher, dernièrement, quelques raisons qui sont à la base de cet état qui s'incarne dans les hommes et qui ont pour antipodes de ce que devrait être une saine émulation et une dialectique tournée vers l'amélioration des conditions générales d'une communauté qui veut effectivement progresser en gardant son identité? Cette pulvérisation de Mouvements politiques qui font commode en ce moment, et qui pourraient parfois avoir des raisons contingentes soutenables, ne nous permet que rarement de mettre sur pied une stratégie globale. Nous avons eu la preuve dans l'exposition du programme ce matin, une stratégie globale qui soit valable pour l'ensemble des intérêts valdôtains. Nous sommes encore bien souvent à la présence de certains Partis nationaux qui sont des Partis nationalistes; il faut toujours distinguer entre Partis nationalistes et Partis nationaux et qui n'ont encore abdiqué que formellement pour des raisons bien souvent électorales locales, à l'esprit d'un État national. Et ceux qui défendent nos raisons d'être ne cherchent-ils pas de s'en faire un jardin clos, dans lequel ils se retranchent en défense, au lieu de s'en faire une arme de prosélytisme? Ne tentent-ils pas de s'en prévaloir comme d'un droit intouchable de primogéniture au service de leur action électorale, au lieu de s'en servir comme d'une conviction, la seule valable, de ralliement et d'entente?
L'Autonomie et la Démocratie ne sont pas des mots miracles et des formules magiques. Elles sont ce que les hommes forment: c'est le fait d'avoir pris une position plutôt que d'autres. À un certain moment il peut arriver quelque fois que certains Valdôtains considèrent les vicissitudes des hommes des Mouvements qui l'entourent avec ce soupçon du complexe de supériorité qui donne la conscience du bon élève. Cela peut créer chez eux la conviction que cette possession est un droit acquis, irréversible, quoi qu'il fasse et quoi qu'entreprennent les autres. Il s'ensuit un réflexe conservatoire, un statisme fortement ancré, un programme sans respire et sans perspective. C'est une grande folie vouloir être sage tout seul! La Démocratie et l'Autonomie sont surtout la possibilité du devenir, du changement au mieux, de progression, de persuasion et de conquête.
Ces prémisses, ces quelques réflexions, le comportement de cette Junte dans ces dix mois passés, avec son activité incohérente par rapport à ses déclarations, le programme qui nous a été exposé, qui n'est qu'un classement de choses, sans nous indiquer des choix précis, une méthode, des instructions, ce même Gouvernement sera la conséquence logique d'un amalgame de pouvoirs et non l'expression d'une volonté politique qui redonne aux Valdôtains leur juste place.
C'est justement ces considérations qui nous amènent à refuser cette solution, et ces considérations nous amènent à refuser le dénouement d'une crise en une formule qui n'est que la réalisation d'une convergence d'intérêts financiers et électoraux, de secteurs différents, une alliance de pouvoirs au sommet, que le peuple ne peut ni comprendre, ni apprécier, ni concevoir comme logique naturelle et efficiente. Ce sera notre rôle d'aiguiser et de faire, de développer notre opposition dans cette directive, de façon à aider et de faire en manière que la fonction de notre position, d'un point de vue typiquement valdôtain, soit préservée afin que nous puissions donner une contribution valable dans notre rôle d'opposition.
Clusaz (U.V.) - È un programma, quello illustrato dal Presidente della Giunta, che sta con i piedi per terra, non butta fumo negli occhi con facile demagogia e tiene conto, a mio avviso, di diverse cose importanti, quali: l'assetto del territorio, l'assetto economico, i rapporti con le strutture amministrative e periferiche, cioè il finanziamento, le Comunità Montane, i Comuni, le iniziative sociali, eccetera. Va da sé che tutti ci auguriamo che questo non rimanga a livello di buone intenzioni, cioè solamente sulla carta, ma trovi completa applicazione a breve o a medio termine.
Vorrei fare un passo indietro invece per quanto riguarda l'apertura della crisi e la sua rapida soluzione. È stato detto da qualcuno e scritto da qualcun altro che, dal momento che il gioco era fatto, les jeux sont faits, rien ne va plus, tanto valeva fare un semplice rimpasto et voilà, c'est fini. Però se così si fosse fatto, penso che il povero Presidente avrebbe sentito le sue, come minimo sarebbe stato accusato di non aver mantenuto fede all'impegno assunto nel dicembre scorso, cioè l'atto della costituzione della vecchia Giunta e di aver scelto la strada del rimpasto per paura che la situazione gli fosse sfuggita dalle mani, perché tutti sanno e tutti sappiamo che un rimpasto è meno pericoloso che non una crisi, anche se non al buio.
Il Presidente e con lui la Giunta hanno scelto la strada più corretta, anche se più rischiosa. Hanno superato brillantemente, non solo la cosiddetta "prova del fuoco", ma addirittura anche la controprova è increscente. Altre maggioranze non sono emerse, per cui, lo si voglia o no, democraticamente dobbiamo prenderne atto ed è inutile cercare di arrampicarsi sui vetri.
Stando all'intervento del Consigliere Pollicini dell'altro giorno, direi che questa Giunta è migliore, o comunque ha meno colpe della precedente, almeno per quanto sono riuscito a capire, perché due pesanti accuse lanciate alla vecchia Giunta, ammesso e non concesso che siano vere, non potranno, neppure per assurdo, essere rilanciate. Diceva Pollicini che l'altra Giunta era stata messa in cantiere con la benedizione di Fanfani e che era figlia di intrallazzi romani. Ora, non è un segreto per nessuno che in questo momento il Senatore Fanfani... non voglio che dire sia in disgrazia, ma comunque non è in grado di dare benedizioni a nessuno, quindi neppure a questa Giunta. Secondo: non può essere figlia di intrallazzi romani perché, in questo caso, sarebbe complice il Partito Comunista. Mi spiego meglio: se ho capito bene il significato di queste parole - e il Consigliere Pollicini mi corregga se sbaglio - "intrallazzi romani" vorrebbe dire promesse, più o meno lecite, da parte del Governo di Roma in cambio di qualcos'altro, un po' come diceva Monami: "io do una cosa a te e tu dai una poltrona a me".
Ecco perché dicevo che questa accusa non potrà essere fatta a questa Giunta altrimenti il Partito Comunista ne sarebbe complice: perché - e non scopro nulla dicendolo - il più accanito sostenitore da un po' di tempo a questa parte del Governo di Roma è proprio il Partito Comunista. Sostiene il Governo a spada tratta, più della maggioranza, e allora ...(voce)... comunque è un dato di fatto, più della maggioranza, più addirittura della stessa D.C., altro che Bordon... della "Giunta dei leoni". Mi rincresce, caro Bordon, qua ti stanno sorpassando! Quindi, Signori della Giunta, ve ne faranno altre certamente, ma di queste due colpe nessuno vi potrà accusare, né in mala né in buona fede.
Concludo rivolgendo un invito alla minoranza, affinché, al di là delle regole e dei compiti che la distinguono dalla maggioranza, non si faccia perdere dell'inutile tempo al Consiglio o, come a qualcuno piace sovente dire, alla Valle d'Aosta, con inutili cavilli più conosciuti sotto il nome di "ostruzionismi", bensì con un'opposizione leale, critica e costruttiva. Grazie.
Manganoni (P.C.I.) - Il Presidente, nella sua dichiarazione di questa mattina, ha affermato, fra l'altro, di non perdersi in inutili parole e di confrontarci sui fatti. Ecco cosa allora io cercherò di fare, anche se brevemente: confronterò gli impegni assunti dal Presidente circa un anno fa, in occasione delle sue dichiarazioni programmatiche, che erano delle parole, per vedere e dimostrare se queste parole sono rimaste tali o sono state tradotte in fatti.
Vi faccio grazia dal leggere tutte le dichiarazioni del Presidente e mi limito ad alcuni passaggi: "On se propose concrètement une ligne politique pour le domaine de l'environnement et surtout qu'on a la précise volonté de la réaliser dans l'intérêt de toute la population valdôtaine... - sottolineo "précise volonté de la réaliser", e poi prosegue - ...contre la privatisation non valdôtaine et capitaliste de notre terre, non à la spéculation, non aux stations intégrées, non aux collectifs abominables et... - sempre riferendosi a notre Vallée - ...patrimoine inaliénable de l'ensemble des hommes". Tralascio il resto ed esaminiamo un po' cosa è stato fatto per la politica del territorio - come la definiva questa mattina il Presidente - e come si impegnava di realizzarla nelle sue dichiarazioni programmatiche. Per realizzare questi buoni propositi, era necessario dotare la Regione degli strumenti atti a stroncare "la spéculation, les stations intégrées, les collectifs abominables". E quali erano questi strumenti? Innanzitutto la legge regionale urbanistica. È da un anno che questa legge è stata elaborata dall'apposita Commissione; poteva essere modificata, emendata, si poteva fare tutto quello che si voleva, comunque la bozza di legge c'era! Ebbene, questa legge è stata trasmessa alla Commissione, presieduta da un membro della maggioranza che ha svolto bene... non la Commissione, il suo Presidente ha svolto bene le sue mansioni, tenuto conto della posizione che occupa politicamente: insabbiando ed arenando tutto. È passato un anno da questa legge urbanistica e sentiamo ancora questa mattina l'impegno del Presidente di mandarla avanti. Ora noi diciamo: "in un anno?", ma veramente questa Giunta c'è da dieci mesi! In dieci mesi non si poteva mandare avanti una legge già preparata? Ecco dove le parole rimangono tali: "les paroles ne se traduisent pas en fait".
Altra cosa: Piano Regionale Urbanistico. Da due anni c'è una bozza di Piano Regionale Urbanistico, discutibile fin che si vuole, suscettibile di modifiche, di emendamenti, di aggiornamenti, però dove giace questo Piano Regionale, questa bozza di piano urbanistico? Dorme, naturalmente, come le altre leggi!
Parliamo della legge sulla ristrutturazione e sul potenziamento del Corpo Forestale, che dovrebbe vigilare sulla tutela della nostra natura contro i soliti vandali che deturpano e disturbano tutto. Penso che qui sia nostro dovere elogiare il Corpo Forestale Valdostano che, malgrado l'organico ridotto, quest'anno si è distinto per la repressione del bracconaggio, anche se era un compito che fino adesso forse esulava dalle sue mansioni; qui si meritano comunque i complimenti. Cosa abbiamo fatto? Eppure questa legge, anche questa da dieci mesi, da un anno, giace... Il progetto di legge si potrà modificare, come dicevo per le altre, però mandiamolo avanti!
Legge sulla tutela dei boschi: io ho scoperto tempo fa, allibito, che in una zona in cui di boschi ce n'erano pochissimi vi avevano costruito tre villette, e naturalmente in mezzo a questo piccolo bosco avevano tagliato le poche piante che c'erano. Ebbene, se ci fosse stata questa legge sulla tutela dei boschi, questo massacro non sarebbe avvenuto.
La legge sulla tutela della fauna minore: quest'anno io ho ricevuto molte telefonate, non solo di cittadini, ma anche da parte di Sindaci e delle lamentele andando in giro - dato che molti sapevano che ero stato promotore della presentazione di alcuni progetti di legge - su quanto accaduto quest'autunno nei nostri boschi. C'era una certa abbondanza di funghi e c'è stato un vandalismo, si è distrutto tutto, non solo si sono raccolti i funghi: si sono raccolte le patate, i cavoli, i fagioli, le noci, le mele, tutto quello che ne è venuto! Ora, chi vigila, chi tutela questi poveri contadini, poiché, quando si tratta di raccogliere un frutto del loro sudore, arrivano i vandali per lo più della domenica e ti distruggono tutto? Questo dovrebbe essere un compito della Forestale, almeno per limitare, se non stroncare, questi abusi.
Ebbene, tutte queste leggi erano pronte, c'era solo da portarle in Consiglio, da farle passare in Commissione, forse sono state anche trasmesse in Commissione, naturalmente presieduta dalla maggioranza che le ha insabbiate.
Ora, mentre le altre Regioni, anche quelle a Statuto ordinario che hanno quattro anni di vita e non trenta come noi, si sono dotate - non dico tutte, ma molte di queste - di tali strumenti, noi in quel campo siamo ancora all'anno zero, salvo poi scatenarci ogni tanto in Consiglio... Non dimentichiamo quando c'è stata la mozione del Presidente (allora Consigliere Andrione) su La Ruine: ci siamo tutti scatenati, belle parole, grandi discorsi, ma poi, se si tratta di fare un passo solo, concreto e reale per mettere un termine a questi sconci, allora tutto è fermo, allora il potere Esecutivo, ed allora la Giunta, mette tutto a dormire!
Siamo all'anno zero anche per i Parchi regionali. Io ho ricevuto, tempo fa, il progetto di legge della Regione Piemonte; noi sappiamo che in altre Regioni sono in costituzione dei Parchi regionali (quelli del Ticino, per esempio). Sono stato in Emilia, non molto tempo fa, e lì ci sono Parchi provinciali e comunali che esistono da anni. Noi siamo all'anno zero. È vero che abbiamo fatto un piccolo passo affrontando il problema del Parco Nazionale del Gran Paradiso, creando le oasi e risolvendo una questione che preoccupava ed allarmava le popolazioni del posto; però, se permettete che io lo dica, questo è avvenuto in seguito alla presentazione di una mozione da parte dei Consiglieri Comunisti e alla nomina di una Commissione. Io do atto che c'è stata la collaborazione del Presidente della Giunta, ne do atto, però che c'è stata la nostra spinta ed è l'unico piccolo passo fatto.
Si parlava dei recuperi dei centri storici, e il Presidente accennava giustamente al pericolo della desertificazione di una parte della Valle per il fatto di voler concentrare tutto ad Aosta (io aggiungerei: Aosta e centri del Fondovalle). Ebbene, anche qui vi erano degli impegni nelle dichiarazioni programmatiche precedenti del Presidente e cosa abbiamo fatto qui? Quale primo ostacolo al ripristino delle vecchie case? L'Assessorato del Turismo, che con la Sovraintendenza blocca tutto, magari autorizza la costruzione di un complesso di 110.000 metri cubi fuori terra al Breuil, al cosiddetto "complesso del Cielo Alto" in una zona vincolata, tenendo il vincolo, dove vi è un giro di decine di miliardi. Quello viene autorizzato, ma si impedisce la riparazione della vecchia baracca, della vecchia baita, della vecchia casa al contadino che gli sta crollando sulla testa! Lì si è intransigenti! Noi tuteliamo e incrementiamo il recupero dei centri storici obbligando la gente ad abbandonarli in modo che crollino, e domani avremo dei mucchi di ruderi con dei cespugli e delle ortiche. Forse allora diremo: "ma dovevamo pensarci in tempo", perché quando la casa è crollata non ci sono più provvedimenti, bisogna intervenire prima che crolli.
Ebbene, tutte queste belle parole, pronunciate allora dal Presidente, sono inutili, come definito questa mattina, perché non hanno corrisposto ai fatti: sono rimaste parole. Questo rientra nel patrimonio culturale della nostra Valle, di cui il Presidente si autodefinisce difensore, quando asserisce - e qui mi permetto di citare ancora un suo passaggio -: "Nous ne sommes pas seulement les défenseurs intransigeants de la langue du patois, des traditions du Val d'Aoste, mai aussi ceux qui savent se battre pour défendre leur territoire". Eh bien, voilà des paroles, voilà encore des propositions qui contrastent avec les faits.
L'aménagement du territoire c'est encore un rêve, le massacre de notre paysage continue. Toutes les portes sont ouvertes à la spéculation affrontée, à la colonisation de notre "petite Patrie".
Io posso anche credere alla buona fede del Presidente, quando faceva queste affermazioni la volta precedente e quando, in un certo modo, lo ha fatto anche oggi. Forse le buone intenzioni c'erano, ma per me ha commesso un errore: ha sottovalutato quelle forze e quegli uomini che rappresentavano e rappresentano le componenti dell'attuale Giunta, le quali sono notoriamente interessate o per lo meno legate a gruppi di speculazione, quelle forze che, in un passato non tanto remoto, l'Union Valdôtaine aveva additato all'opinione pubblica come esempio di corruzione, di favoritismi, di intrallazzi.
Nelle passate dichiarazioni programmatiche il Presidente si era impegnato solennemente di rivedere la convenzione con l'Alpila - anzi direi le convenzioni, perché sono due, quella della Regione e quella del Comune di Gressan - la quale Alpila si riserva i profitti della speculazione caricando gli oneri dell'urbanizzazione alla collettività, cioè Regione e Comune di Gressan. Oggi forse un senso di pudore ha consigliato il Presidente a sorvolare sull'argomento. Dopo dieci mesi il Consiglio ignora l'esito di queste trattative. Io non dico che non ci siano state o non siano in corso, comunque il Consiglio le ignora; non solo, ma sull'ordine del giorno - e lo accennava già Dolchi - che dovremmo discutere in questa seduta, si propone la concessione di un contributo di 59 milioni alla società Pila. Cos'è la società Pila? La Pila è la società che gestisce la funivia, quella naturalmente che più dell'ovovia Aosta-Pila, più dello ski-lift di Ozein... - e su questo avremo occasione di discuterne ancora - il cui capitale per oltre il 60% è nelle mani dell'Alpila, pertanto tale società è un'emanazione dell'Alpila. Dando i soldi alla Pila, è come darli all'Alpila, sarebbe come dire: "io ti do i soldi, ma non li do con la mano destra, te li do con la mano sinistra". Questo non conta: quel che conta è la sostanza! Ora questi sono ancora i fatti. Questa volta il Presidente nelle sue dichiarazioni programmatiche non ha accennato alla moralizzazione, che è sempre stato un argomento... direi il suo cavallo di battaglia favorito, che portava molto volentieri quando era sui banchi dell'opposizione ed anche nelle sue prime dichiarazioni programmatiche di circa dieci mesi fa. Penso che anche qui forse un certo senso di pudore abbia consigliato di sorvolare sull'argomento.
Sull'agricoltura solo pochi accenni su quella che io chiamerei "la giungla dei contributi", nome che oggi è alla moda. È troppo poco: i problemi enormi che attanagliano la nostra agricoltura e che causano quel preoccupante spopolamento della montagna vanno affrontati in un altro modo e con un'altra serietà.
Non vi è alcun accenno al turismo. Ora io mi chiedo: si vuole continuare con l'attuale, con il passato, senza un Piano di Sviluppo, anche se a grandi linee, senza un minimo di programmazione, di previsione, andando avanti alla giornata, senza controllo, dominati e guidati - direi - al rimorchio della speculazione, sovvenzionando il turismo di élite, sovvenzionando indirettamente, con la costruzione delle infrastrutture, il turismo della seconda casa che trasformerà la nostra Valle in un immenso dormitorio? Vero, si continuerà a favorire i poli di sviluppo che scoppiano, e queste sono le parole pronunciate più volte dalla Giunta a danno delle zone depresse accentuandone l'esistente squilibrio. E questa è anche una domanda che io mi pongo.
Venendo alla conclusione, vorrei ancora mettere il dito su un fatto: l'occupazione è un problema che scotta, che io non voglio trattare, perché è stato trattato e lo tratteremo domani, lo tratteranno altri miei colleghi, altri miei compagni, ma mi limito ad una constatazione. Noi abbiamo dei cantieri in economia, dislocati nelle varie zone della Valle, che fra l'altro hanno anche lo scopo di dare del lavoro alla gente di questi Comuni per integrare i guadagni di quelle famiglie di contadini che non possono vivere solo con il reddito dei campi. Ebbene noi, nella prima metà di novembre, ne chiudiamo cinque o sei, solo alcuni verranno sostituiti dai cantieri-scuola. Io posso anche capire che in certe zone nell'ultima metà di dicembre, di gennaio e febbraio non si possano tenere aperti i cantieri-scuola, i cantieri in economia, ma a novembre... e dipende anche dalla stagione, anche tardi, a dicembre, questo è possibile! Ebbene, noi li chiudiamo! Quando io ho chiesto all'Assessorato interessato il perché, mi si è detto: "per mancanza di fondi". No, i fondi non ci sono, ma i 59 milioni da dare alla Società Pila sì che ci sono! Ma alcune decine di milioni per dare del lavoro a una cinquantina di operai, in questi nostri paesi sperduti, quelli non ci sono! Ecco le contraddizioni, il comportamento di questa Giunta nelle parole e nei fatti.
Cito ancora una legge, quella sull'edilizia popolare, quella famosa legge che prevede la concessione di 7 milioni di mutuo ad un interesse ridottissimo. Ebbene, è scaduto il 31 dicembre 1974, doveva essere portato in Consiglio per il 1975. Siamo a novembre e non è neanche nell'ordine del giorno, ma io penso che debba essere portato all'inizio del 1975, non alla fine del 1975! Ora, con questa legge, noi ci prefiggiamo due scopi: primo, si incrementavano i posti di lavoro nell'edilizia (ecco il problema dell'occupazione); in secondo luogo si contribuisce a risolvere il problema della casa, altro problema assillante, e questa legge sull'edilizia popolare è stata quella che meglio ha funzionato. Non parliamo delle altre, come quella sui tre miliardi, che sono ancora lì che giacciono, che andranno avanti, quelli sulla localizzazione di parte dei Comuni e di tutti i problemi connessi. Questa non la si porta in Consiglio, questa dorme, e quelli che contavano su questi provvedimenti, su questo mutuo, ed hanno iniziato fiduciosi la costruzione, la riparazione della loro casa, oggi pagano degli interessi alle Banche, che noi sappiamo vanno dal 14-15% al 18%. Questa è la situazione: ora sono piccole cose, rimanendo ai due fatti che vi ho accennato e collegati all'occupazione, però erano cose realizzabili subito. E badate: sono le piccole cose che fanno le grandi cose, per cui questo denota la volontà... potrei continuare con altri dati e altri fatti, ma non voglio abusare della pazienza dei colleghi!
Le parole, le dichiarazioni programmatiche fatte dieci mesi fa dal Presidente, dopo dieci mesi non si sono tradotte in fatti, ma sono rimaste parole. Come si può credere, come si può sperare che le dichiarazioni di oggi, anche se non sono inglobate in una visione generale e di prospettiva dei problemi della Valle, ma prendendole come sono, possano essere tradotte in fatti? Quando le componenti di questa Giunta raccogliticcia sono le medesime di prima, quando queste forse sono condizionanti ed in condizione di bloccare qualsiasi iniziativa positiva, ammesso che il Presidente abbia le intenzioni di prenderle!
Allora, cosa si può sperare? Avrete da parte nostra un'opposizione non demolitrice - e ve lo abbiamo dimostrato nei dieci mesi passati - non con preconcetti, non muro contro muro, ma un'opposizione costruttiva, energica, e con questa opposizione cercheremo di rimediare alle gravi deficienze di questa Giunta.
Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - La parola all'Assessore Milanesio.
Milanesio (P.S.I.) - Signor Presidente, colleghi Consiglieri, la discussione di un programma che viene presentato da una Giunta comporta inevitabilmente lo svolgimento di quello che, in altre circostanze, è stato definito un rituale che si concretizza con l'esposizione da parte del Presidente della Giunta di un programma più o meno circostanziato e poi sulla presa di posizione dei vari Gruppi su questo programma.
Devo dire che dal dibattito non ho potuto riscontrare per il momento che pochi accenti nuovi rispetto alle classiche posizioni assunte nel passato da Gruppi che per definizione costituivano la maggioranza e, per esclusione, costituivano la minoranza o le opposizioni. Questi pochi accenti di novità, o comunque di interesse o di attento esame, mi sembra siano per il momento pervenuti dal Partito Comunista, anche se in toni diversi e con sfumature diverse, mentre mi è parso di capire che da parte del Gruppo dei Democratici Popolari sia scaturito un discorso sostanzialmente di opposizione globale, un discorso forse un pochettino ipocrita, di un tono apparentemente elevato e distaccato detto in buon francese, degno di comparire magari sul giornale Le Monde domani o dopodomani, però a mio avviso non ha inciso in termini concreti in questo dibattito almeno per il momento e non ha voluto portare un contributo positivo alla presente discussione. Questo non significa che debba essere sottolineato in senso negativo; evidentemente ogni Gruppo politico, di fronte ad una Giunta e ad una maggioranza che si presenta, dà il giudizio che ritiene più opportuno dare e lo esprime nei termini più appropriati.
A me sostanzialmente è parso di intravedere nell'intervento del Consigliere Dujany un discorso, se vogliamo, di contestazione globale di questa Giunta, di questa maggioranza, di questo Governo, fatto in nome di principi che vengono rispolverati solo nelle grandi occasioni, di discorsi che possono andare bene in certe circostanze, e che poi, invece, in altre circostanze si abbandonano o si mettono da parte. Per intenderci: tutto il discorso sulla décadence de l'esprit d'autonomie et d'indépendance, tutta la tirata contro questo esprit méridional che avrebbe permeato questo Consiglio o questa Giunta, vengono tirati fuori solo in certi momenti dove occorre far leva sull'emotività e quando non si hanno probabilmente altri argomenti, altrettanto validi, da opporre e da presentare.
Il Partito Comunista invece è entrato nel merito del dibattito, ha indicato a suo avviso quali sono le carenze dell'esposizione programmatica fatta dal Presidente della Giunta, ha fatto delle affermazioni che per un certo numero non mi sento di smentire e gradisco farlo in questa sede, chiedendo magari anche delle precisazioni. Però, complessivamente, il discorso del Partito Comunista mira ad una ricerca di puntualizzazione del programma che può e deve caratterizzare un'Amministrazione, indipendentemente dal fatto che veda lo stesso Partito dentro o fuori da questa Amministrazione. È un discorso di opposizione. Evidentemente il Partito Comunista non ha accolto l'invito esteso - forse non ha potuto farlo per ragioni di tempo, di linea politica - dal Presidente della Giunta, dallo stesso Partito Socialista attraverso i suoi documenti, dalla stessa D.C. in un incontro che c'era stato: quello di voler concordare un programma assieme a questa maggioranza. Però riteniamo che la linea assunta sia comunque costruttiva, degna della migliore attenzione e che vada comunque nel senso di una collaborazione, sia pure oppositiva; noi non ci sentiamo né di rifiutare e né di sottovalutare.
Ciò detto, e non che possa apparire una sviolinata - perché non è certamente questa l'intenzione, né il metodo che noi vogliamo instaurare per la ricerca di un confronto che riteniamo necessario col Partito Comunista - devo dire che le osservazioni fatte sul piano programmatico all'esposizione del Presidente Andrione da parte del Partito Comunista meritano attenzione e approfondimento, perché si riferiscono alla necessità di andare, come è sempre accaduto, anche nel passato, e necessariamente al di là di affermazioni di principio, e quindi, come tali, sono abbastanza generiche e si devono tradurre in progetti di legge concreti, in realizzazioni concrete. Sotto questo profilo, ad esempio, sono giuste le domande: "che cosa si intende fare per l'edilizia popolare?" oppure "cosa si vuole fare per i trasporti?" o "in che senso va il discorso del decentramento, delle Comunità Montane e quindi del finanziamento ai Comuni?" o "in che direzione può e deve andare il discorso della ristrutturazione della Regione, della struttura dell'apparato regionale?". Che cosa si vuol fare? Questo è un accento polemico che è saltato fuori da parte del Consigliere Manganoni ed anche da parte del Consigliere Chanu: "che cosa si vuol fare della legge urbanistica?". Perché a quanto pare, a detta di Chanu e di Manganoni, non c'è la volontà, anzi probabilmente non ci sarebbe la volontà politica di portarla avanti.
Mi soffermo un attimo sul discorso della legge urbanistica. Intanto è intenzione di questa Giunta - e col Presidente abbiamo convenuto che sia giovedì 13, quindi non è molto distante, è a una settimana da oggi, giorno in cui ci sarà Giunta - che il vecchio disegno di legge presentato dalla Giunta Andrione, frutto di un lungo e anche contrastato iter nella Commissione presieduta a suo tempo da Manganoni, poi integrato e aggiornato, diciamo così, verrà ripresentato dalla Giunta giovedì 13 e andrà alla Commissione. Mi auguro che le Commissioni competenti che dovranno esaminarlo diano per scontato quel lavoro già fatto di approfondimento e di indicazione che riguardava ben i due terzi della legge stessa presentata. Quindi se i Gruppi dovranno fare questo, se dovrà fare questo la Commissione Finanze e Affari Generali e Urbanistica, a cui sarà delegato evidentemente l'esame di questa legge, se non altro guadagneremo del tempo prezioso e quindi il Consiglio, quanto prima, potrà avere in Aula questo disegno di legge da discutere, da decidere in merito e da deliberare.
Si è parlato sempre in tono polemico, e qui io gradirei però una volta per tutte che certi Consiglieri, quando fanno affermazioni vaghe e nel contempo vogliono gettare un'alea, una cappa di piombo, si avvalessero una volta tanto di quei poteri che conferisce loro il nostro Statuto, cioè dicendo cose e nomi che possono dire nell'espletamento delle loro funzioni senza incorrere in querele o denunce. Questo evidentemente a livello di gentiluomini: se hanno qualcosa da dire lo devono dire e, naturalmente, nella misura in cui possono documentare le affermazioni che essi intendono fare. Io chiedo a questi Consiglieri che hanno voglia di parlare, se ritengono di doverlo fare - sia ben chiaro, è una richiesta esplicita che voglio sia messa a verbale - che indichino, se lo riterranno opportuno, quali sono le persone notoriamente interessate o legate a gruppi di speculazione, quali sono questi gruppi e dove hanno operato.
Voglio poi semplicemente dire al Consigliere Manganoni che riferirsi a "Cielo Alto" come ad un esempio di decisione assunta, direi gestita dalla passata Giunta regionale in prima persona dal sottoscritto, è un falso, è un falso clamoroso: "Cielo Alto" è una delle tre lottizzazioni convenzionate in vigore in Valle d'Aosta che sono state approvate dalle Amministrazioni comunali prima dell'entrata in vigore della legge ponte e fatte salve agli effetti di questa legge. Le tre lottizzazioni convenzionate riguardano un complesso che tra l'altro ha commesso anche qualche errore e verrà fiscalizzato per oltre 300 milioni (sono affari suoi, la vertenza è col Comune), il "Cielo Alto" e un complesso che si riferisce alla zona centrale di La Thuile (non so più come si chiama, forse "L'Ametista"). Queste sono le tre lottizzazioni convenzionate, fatte salve agli effetti della legge ponte. Poi esiste il piano di Pila approvato dalla Giunta regionale e su questi l'opinione della Regione si è manifestata in sede di tutela quando ha approvato queste lottizzazioni; questo è accaduto negli anni che credo si potrebbero riferire grosso modo alla Giunta Bionaz, comunque in anni antecedenti alla mia presenza in Giunta. Comunque, per quello che mi riguarda, tutto ciò è approvato ai sensi di legge; possiamo discuterne, dobbiamo chiamare in causa i Comuni che le hanno approvate con deliberazioni e poi la Regione che le ha approvate in sede di tutela, se vogliamo. Ovviamente il tutto previo parere espresso a monte dalla Sovrintendenza regionale, cioè in quella data, in quella sede al momento dell'approvazione, per cui tutte le autorizzazioni, i nulla osta dati successivamente, non sono che atti dovuti in seguito a decisioni prese da organi competenti. Io pertanto dichiaro queste cose e se il Consigliere Manganoni è in grado di smentirmi lo faccia! Non voglio fare una polemica col Consigliere Manganoni perché non è il caso di farla nella discussione delle proposte programmatiche del Presidente della Giunta; però, visto che si fanno delle affermazioni e si lascia aleggiare sempre una cappa di piombo, io credo - se lo vorrà e se riterrà opportuno fare delle precisazioni - che possa dire dei nomi, dei fatti, delle date, delle circostanze, così si assume tutta la responsabilità di quello che fa, come galantuomo.
Per quanto riguarda poi il discorso del Piano Urbanistico Regionale, lì ha ragione Manganoni! Qui dobbiamo rispolverare quella bozza di Piano Urbanistico Regionale che, presentata circa due anni fa, il Consiglio regionale non volle in realtà praticamente esaminare e trattare e liquidò dicendo che si trattava di affermazioni generiche e abbastanza vaghe, prive di aspetti concreti, direi asettiche. Bisogna ripartire da quel documento, perché se noi riprendessimo complessivamente tutto questo discorso da capo, ho l'impressione che commetteremmo un gravissimo errore. Bisogna partire da quel documento, bisogna dare indicazioni concrete al Consiglio regionale, in questo momento, sulle quali operare per fare un Piano di Sviluppo, perché non si dovrà più commettere l'errore di lasciare che la Giunta, i tecnici e l'Esecutivo preparino, preconfezionino un piano che potrebbe essere un Piano di Sviluppo, che potrebbero essere gli studi sulla programmazione e che poi ad un certo punto, un bel giorno, si venga qui con il pacchetto confezionato e si dica al Consiglio "caro Consiglio, noi siamo tanto bravi, abbiamo pensato queste cose, per cui adesso decidi", poiché in quel preciso momento avverrebbe quanto già avvenuto in altri casi che io chiamo "reazione di rigetto": il Consiglio regionale investito improvvisamente, globalmente, di questa materia, anche se tale materia è un problema di pregi, di rivendicazioni concrete e positive, è un rifiuto in blocco, è un rifiuto mentale secondo me, perché non ha partecipato né alla fase di impostazione, né a quella di successiva collaborazione. Il primo atto da fare, se si vuol riprendere il discorso della pianificazione territoriale a livello regionale - e questa Giunta vuole fare questo discorso - è di chiarire con un brevissimo documento quali sono le linee sulle quali deve andare avanti questo piano e quindi dove devono andare le ricerche da fare - che non sono più molte - e, soprattutto, le indicazioni concrete da mettere. Poi deve risolvere per esempio un problema istituzionale, perché quando abbiamo votato la legge istitutiva delle Comunità Montane - forse ci è scappata - abbiamo fatto un'affermazione che in qualche modo dobbiamo puntualizzare: abbiamo sostenuto che la minima unità di pianificazione urbanistica è la Comunità Montana. Questo è contenuto nella legge sulle Comunità Montane, me ne sono accorto l'altro giorno che c'era questa esatta dizione. Questo cosa significa? Che, se l'applicassimo alla lettera, i Comuni non possono più fare i Piani Regolatori! Ma i Piani Regolatori devono essere fatti solo dalle Comunità Montane e poi dalla Regione, quindi invito i Consiglieri a esaminare questo aspetto, perché probabilmente era passato inosservato a tutti, me compreso.
Ora dico: dobbiamo in qualche modo su questa vicenda assumere una decisione, perché questa affermazione contenuta in una legge regionale, votata dal Consiglio regionale, tanto meno potrebbe significare che la pianificazione comunale non ha più nessun senso e che pertanto ai Comuni dobbiamo lasciar fare i regolamenti edilizi. Cosa che mi pare sia da escludere, ma che comunque va precisata come, evidentemente, livello di dimensione di pianificazione. Questo discorso comunque non può prestarsi, secondo me, a polemiche spicciole: le polemiche spicciole si devono e si possono fare, ci sono le interpellanze, le mozioni; ecco, io in questa sede gradirei che si potesse essere più precisi circa certe indicazioni e certe possibilità di azione di intervento.
Il modello che noi ci sentiamo di proporre in questo momento è quello di una discussione preliminare fatta dal Consiglio sulla base dei documenti già esistenti che dobbiamo dare, comunque, per acquisiti o magari per reinterpretati, se sarà necessario, e da lì partire, altrimenti noi alteriamo sempre!
Sul discorso della programmazione una volta c'erano gli studi Soris - colpa di tutti, sia ben chiaro, anche del sottoscritto! - e poi abbiamo detto: "quegli studi non ci piacciono", li abbiamo tenuti nel cassetto per un po' tempo dicendo "rifacciamo la programmazione". C'era bisogno, come si avverte anche oggi, di studi e di un ufficio che possa funzionare in tal senso con questo metodo di lavoro; abbiamo chiamato un'altra équipe, forse più umanizzata della precedente, forse a dimensioni... direi più culturale della precedente, meno economicistica. Abbiamo commissionato un altro bel piano, hanno partecipato esponenti politici membri di questo Consiglio o divenuti successivamente membri di questo Consiglio, la Giunta non gli ha dedicato molto tempo, come del resto non gliene avevano dedicato neanche le precedenti Giunte. Poi hanno tirato fuori un volumetto di cento pagine abbastanza fedele alle indicazioni, elaborato con capacità di sintesi, che deve essere servito - e serve - per dare delle indicazioni programmatiche da parte di tutti coloro che in qualche modo intervengono, perché in quel piano, in prima approssimazione, tutti o molti si individuano. Ecco, però adesso se riprenderemo il discorso della programmazione ricominceremo di nuovo da capo. Io mi auguro di no, perché, se ricominceremo di nuovo da capo, probabilmente spenderemo altre decine di milioni ma non rimarrà nessun risultato. Quello che a mio avviso è importante fare oggi è stabilire un punto di riferimento, un termine a quo da cui partire, da cui muoversi, altrimenti noi fondiamo tutto sulla sabbia o sull'acqua e tutte le volte che veniamo in questo Consiglio dobbiamo fare la storia di Adamo ed Eva sulla programmazione, sull'urbanistica, sulla forestazione e via dicendo.
Io penso che il compito principale - e il Presidente lo ha detto stamattina - di questa Giunta non sia tanto di parlare lungamente di questi problemi, perché si poteva parlare anche più lungamente di come ha parlato il Presidente Andrione - il quale però mi pare abbia parlato su queste cose con proprietà di linguaggio, centrando gli argomenti e indicando implicitamente un ordine di priorità, una scala di urgenza che noi tutti, qui, almeno per quello che riguarda il Partito Socialista, condividiamo e chiediamo di approfondire - ma questa dovrà essere l'azione concreta di lavoro della Giunta, d'intesa con il Consiglio, con tutti i Gruppi presenti in Consiglio. L'apertura del Presidente qui non era alla ricerca di un falso unanimismo o di un espediente rocambolesco: è un'apertura ovvia, che mi pare per il momento sia stata accolta solo dal Gruppo Comunista, sia pure in termini di contrapposizione comunque non frontale, però mi pare sia stata accolta solo dal Partito Comunista. È chiaro che è sul confronto con le altre forze politiche che può scaturire l'attività politica e possono scaturire le convergenze e i confronti.
Ora mi pare che i punti essenziali citati dal Presidente della Giunta siano sufficienti a dare una sostanza politica a questa Giunta, a questa maggioranza, al di là di ogni logica polemica che le opposizioni possono imbastire, ciascuna sotto la loro ottica, sotto il profilo del loro tornaconto. Però mi pare che avere indicato come prioritario la definizione di quel contenzioso aperto col Governo centrale, diciamo con lo Stato, in materia di attuazione dello Statuto, avere individuato la ricerca di una nuova dimensione dell'autonomia regionale - questo anche grazie a seria giustizia e a tutta una serie di polemiche fatte in passato tra chi vedeva nell'autonomia un fatto di chiusura, o essenzialmente di chiusura, di sguardo verso il passato, e tra chi invece voleva dare contenuti innovatori a questo discorso - ecco, mi pare che questa contrapposizione sia superata in questi giorni dalle dichiarazioni del Presidente della Giunta, dalle posizioni che la Federazione dei Regionalisti è andata assumendo in questo momento.
Io voglio rispondere a Dolchi quando dice: "noi Comunisti abbiamo fatto molto per risolvere il problema della scuola" e noi gliene diamo atto; dice anche che non è per fare polemica, però in fondo la fa: "ma voi Socialisti e voi Democristiani che cosa avete fatto?".
Devo dire che noi Socialisti sul problema della scuola abbiamo cambiato idea rispetto a quella che avevamo dieci anni fa e mi sembra sia importante: abbiamo maturato una convinzione molto più regionalista di quella che avevamo dieci anni fa. Questo è il contributo che abbiamo dato a tale problema, non molto di più, ma mi pare un contributo importante e non credo sia da sottovalutare. Il mio, se vogliamo, è un discorso autocritico, ma mi pare che anche altre forze politiche qui presenti abbiano cambiato idea sul problema della scuola. A parte Ramera, che mi sembra avesse questa idea da parecchio tempo, mi pare che anche lo stesso Partito Comunista abbia cambiato idea sul problema della scuola rispetto a dieci anni fa e se c'è stata una convergenza con i Movimenti regionalisti su questo argomento c'è stata superando a mio avviso delle incomprensioni che erano alla base di queste contrapposizioni sul problema della scuola. A mio avviso oggi la soluzione resta pulita con un'opportuna legiferazione regionale che può tutelare compiutamente e completamente il Corpo insegnante dalle sue preoccupazioni, le quali, se sono legittime entro certi limiti, oltre un certo limite mi pare sconfinino nel processo alle intenzioni, e comunque suonino come un'offesa all'intero Consiglio regionale e all'istituto stesso dell'autonomia.
Mi pare che l'illustrazione del Presidente della Giunta non abbia dimenticato nemmeno quel grosso problema importantissimo che ci troviamo tra le mani e che ci sta scoppiando un po' dappertutto: il problema dell'occupazione, il problema della crisi industriale, ed io mi permetto di aggiungere non solo della crisi industriale, ma della crisi economica che colpisce anche fuori dalla nostra economia regionale, quale può essere anche quella del turismo.
Prima Manganoni parlava di 57 milioni dati alla Pila come di un fatto quasi scandaloso. Io vorrei che mi si dicesse dove sta lo scandalo! E poi, comunque, questo Consiglio ha deliberato interventi azionari da parte della Regione per numerose funivie. Qualcuno aveva delle opinioni di un certo tipo, altri potevano averle leggermente differenti, ma qui si tratta di un'operazione analoga a quella che abbiamo fatto in tanti altri casi e analoga a quella che dovremo in qualche modo fare per salvare gli impianti funiviari e io, se sono arrivato in ritardo in Consiglio, è perché ero occupato in una discussione abbastanza animata con gli Amministratori del Comune di Valtournanche per la questione delle "Cime Bianche". Dovremo esaminare tra un po' di tempo alcune situazioni certamente non brillanti che si presenteranno alla nostra attenzione e che comunque comporteranno una presa di posizione da parte della Regione, se la Regione le vorrà salvaguardare, a quali condizioni dovremo stabilirlo, se l'esistenza di certe infrastrutture garantiscono una stagione turistica invernale che ormai è la più importante in certe zone oppure no. Quindi porre il problema della Pila in termini polemici... scusa, Manganoni, è una forzatura, ma voglio solo dire questo: possiamo discutere sull'Alpila, possiamo discutere sulla presenza della Regione nell'Alpila, questo discorso è aperto, siamo qui per recepire contributi per questo tipo di discorso, ma anche qui però non facciamo come si fa sempre, dimenticando che esiste un passato e che esistono decisioni dettate un po' da tutti!
Il Consiglio ha il diritto di contraddirsi, d'accordo, ma non lo può fare facilmente quando mette a repentaglio iniziative economiche che hanno comportato, oltre all'esborso di denaro regionale, anche l'investimento di denaro di privati in questa Regione. Questa potrebbe essere considerata da un certo punto di vista una forma di "colonizzazione" - ma discuteremo anche di questo, comunque - accettata e decisa da questo Consiglio un po' di anni fa. Siamo coerenti, conseguenti, non vogliamo dare tutto quello che ci chiedono? Benissimo, trattiamo, discutiamo! Vogliamo che la Regione esca dall'Alpila? Discutiamo anche questo! Vogliamo buttare tutto per aria, vogliamo lasciare dei moncherini di costruzione o delle gru al vento? Non lo so, io non credo che sia un'ipotesi da poter presentare a questo Consiglio! Il discorso della Pila comunque con tutto questo non c'entra niente. Volevo solo precisare questo e voglio dire che se c'è la crisi dell'occupazione alla Montefibre, alla Cogne, ci sono dei problemi altrettanto importanti per unità lavorative inferiori nel settore funiviario, in certi settori del turismo che sono oggetto di ristrutturazione e che devono poter reggere il mercato, la nuova realtà. Non so se questi problemi non vengono sollevati e non vengono compresi nella loro giusta dimensione. Chi confonde "investimento" nel settore turistico con "speculazione" quando il settore alberghiero in tutto il mondo è un settore in cui l'Ente pubblico opera con mutui a tasso agevolato, è una realtà mondiale ...(voci)... ma difatti, qui si confonde sempre il discorso della seconda casa, che è un discorso a parte, con quello dell'attività turistica, si fa di ogni erba un fascio! Distinguiamo, io sono disposto ad accettare questo distinguo, perché è giusto, è logico farlo, nessuno vuole trasformare la Valle d'Aosta in un dormitorio, ma non la vogliamo neanche far regredire quando ha una risorsa che, se utilizzata completamente e intelligentemente - non saccheggiata, sia ben chiaro - bensì utilizzata correttamente, può dare un'alternativa a certe zoppicanti iniziative industriali. E non sono la Cogne, sia ben chiaro, non vorrei che poi qui si dicesse che noi facciamo un discorso sul turismo per chiudere la Cogne, perché un'alternativa alla Cogne di quella dimensione ad Aosta non c'è e non esisterà mai e non potrà mai essere rappresentata da nessuna forma di investimento turistico, potrebbe al massimo essere rappresentata da diversificazioni nel settore industriale.
Ora, anche se abbiamo letto ultimamente sui giornali una polemica - non so contro chi era rivolta, se contro questa Giunta, contro questo Presidente o contro la vecchia Giunta e il vecchio Presidente - sulla questione della Montefibre di Châtillon, dove sembrerebbe che la Regione non ha interesse che la Montefibre rimanga aperta e dove il Casinò, a quanto pare, avrebbe interesse che la Montefibre chiudesse... queste sono le dichiarazioni del Vice Sindaco di Châtillon, che mi paiono un pochettino azzardate, pescate non so da quale documento ...(voci)... non solo il Casinò, ma anche la Regione ...(voci)... no, ma quello l'ho detto prima ...(voci)... Ecco, io penso che dovremmo chiedere comunque a questo Amministratore di dire in base a quali documenti, a quali atti, a quali dichiarazioni ha avuto queste folgorazioni! Ce lo comunichi e noi vedremo di rendergli conto se abbiamo sbagliato in qualche cosa; però, se non sarà in grado di darci queste delucidazioni, noi abbiamo il timore che questa sia una mediocre speculazione di carattere politico, fatta anche per difendere interessi che potremmo definire "corporativi", visto che è uno degli esponenti principali di una categoria che guadagna almeno un milione e mezzo al mese e che sta portando avanti uno sciopero che, per molti versi, è legittimo e giusto, ma che almeno, per quello che mi riguarda, io non mi sento di condividere in tutte le implicazioni e in tutte le indicazioni. Soprattutto il voler accomunare la Regione con il Casinò in questa vicenda mi pare che sia un po' azzardato! Ad ogni buon conto, mi auguro che abbia modo di dimostrarci da dove ha potuto pescare queste sue convinzioni, visto che alla riunione con la Montefibre, che c'è stata con la presenza di un rappresentante dell'Amministrazione regionale a Roma, lui non c'era. Non era presente neanche il Consiglio comunale di Châtillon; esisteva solo un rappresentante della Regione nella mia modesta persona, come delegato, e tre delegati dei Sindacati. In quella sede si sono fatte affermazioni di un certo tipo che lui non può sapere quali siano, quindi abbia la compiacenza di farsele riferire!
Il Presidente della Giunta ha poi dimostrato molti altri punti sui quali è inutile soffermarci; io credo che, al di là del rituale per cui uno illustra, qualcuno attacca e gli altri difendono, ci sia un discorso di fondo da fare ed è quello che questa Giunta vuole misurarsi sulle cose concrete con questo Consiglio e con tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio. Può darsi che questa Giunta superi la prova, che abbia delle motivazioni politiche programmatiche profonde che stanno alla ragione, all'origine della sua nascita. Può darsi che l'origine della nascita di questa Giunta sia imputabile a confuse e nebulose ragioni di potere. Non si nominano mai le persone, forse perché in questo Consiglio non si devono fare i nomi delle persone; si facciano i nomi delle persone, una volta tanto, si facciano! Siamo qui per rispondere, se ci si parla a viso aperto, se ci si dice "caro Milanesio, magari tu sei uno di quelli"... non so chi sia l'altro, forse Andrione, forse l'Onorevole Chanoux, che tra l'altro non è presente in questo Consiglio, presumo Andrione... ecco, non lo so, mi si dicano queste cose chiaramente: nome, cognome, indirizzo e risponderemo a questi interrogatori.
Io ero Assessore nella precedente Giunta e non ci ho guadagnato niente a fare una crisi, se vogliamo essere chiari, se la vogliamo mettere in termini di potere, perché è questo il discorso che poi salta fuori, no? Non ci ho guadagnato proprio niente! Ora non credo che il discorso vada fatto in questi termini, deve anche essere il fatto di salire, Signori Consiglieri, a certe sfide lanciate ad un certo momento dalla nostra Regione. Qui si parla di "accordi di potere", di "tentativo di egemonizzare", come qualcuno aveva veramente tentato di egemonizzare la vista politica della Valle d'Aosta presentandomi come insostituibile: "o Cesare o nessuno" dice Gassman nel suo dramma ispirato al Kean. Ebbè, Signori, noi abbiamo accolto questa sfida, l'abbiamo dovuta raccogliere, non potevamo fare diversamente, ma questo non significa fare la politica in base agli umori, in base alle simpatie o alle antipatie. Io non ho mai avuto questo metodo di valutazione. La politica si fa in base a fatti politici, in base anche a delle opportunità, anche a convenienze politiche, convenienze che un Partito deve sottacere, ma un Partito non esiste solo per ragioni di potere, esiste per affermare dei programmi e delle idee. Se il Partito Socialista riuscirà assieme alla D.C. e ai Regionalisti ad affermare queste idee che sono condivise in questo momento - almeno sono condivise in gran parte - il programma è stato onesto, onestissimo, non compromesso, un accordo onestissimo.
Se riusciremo a realizzare le cose che sono state dette oggi dal Presidente della Giunta e che noi sottoscriviamo, la nostra funzione potrà essere qui, in questa Giunta. Se non riuscissimo a realizzarle e ci accorgessimo che non ci sarà la volontà - ma noi non riteniamo che questo avvenga - prenderemo atto, torneremo su quei banchi dove siamo stati trent'anni circa, non ci creerà nessun problema, nessun trauma, direi nessuna nevrosi da mancanza di potere. Questo è il nostro ruolo, questa è la funzione che vogliamo esercitare. Ci auguriamo che il Consiglio nella sua totalità voglia prendere in considerazione le proposte della Giunta, programmatiche, di apertura politica. Su questo vogliamo confrontarci e misurarci; tutto il resto è politica con la "p" minuscola, il resto è illazione, tutto il resto è polemica. Facciamola pure, se dovremo farla la faremo anche noi, ma non cominceremo certamente per primi.
Si dà atto che dalle ore 18,34 alle ore 18,46 assume la Presidenza il Vice Presidente Chabod Guido e che dalle ore 18,46 riassume la Presidenza il Vice Presidente Perruchon Maria Celeste.
Manganoni (P.C.I.) - Per fatto personale ...(voce del Presidente del Consiglio)... lei forse era assente quando ha parlato l'Assessore Milanesio, ma è molto breve! Guardi, sull'Alpila se ne è discusso tanto, c'è all'ordine del giorno una nostra mozione che porta di nuovo i problemi dell'Alpila e vi promettiamo che dell'Alpila se ne parlerà ancora molto in Consiglio, pertanto oggi chiudo con tale argomento.
Voglio però precisare la questione del Cielo Alto al Breuil. Era una zona vincolata - pertanto non edificabile - dall'Assessore al Turismo di allora, tramite la Sovrintendenza delle Belle Arti, in base alle leggi vigenti e, lo ripeto, solo l'Assessorato del Turismo con la Sovrintendenza alle Belle Arti poteva svincolarlo. I soliti speculatori presentano al Comune un piano di lottizzazione, il Comune lo approva, lo inoltra alla Regione, naturalmente va all'Assessorato del Turismo...
Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - Scusi, Consigliere Manganoni, ma questo non è un fatto personale.
Manganoni (P.C.I.) - Questa è una precisazione che mi ha chiesto Milanesio, che ha detto: "Manganoni, se hai delle prove, dimostrale" e io ...(voci)... allora sto finendo, Signora ...(voci)... c'era, questa è una precisazione quando si tira in ballo... non è la prima volta che i Consiglieri chiedono la parola per fatti personali ed è dovere del Presidente concedergliela. Io non sto polemizzando, non sto insultando nessuno, sto solo precisando le cose. Allora, il Comune inoltra alla Regione questo piano di lottizzazione, chiedendo naturalmente lo svincolo del territorio. A quell'epoca era Assessore Savioz, che respinge questa richiesta del Comune, respinge il piano di lottizzazione e dice: "è una zona vincolata, pertanto inedificabile". Cosa succede? Non essendoci poi più Savioz, gli speculatori ed il Comune ritornano alla carica, la Regione apporta qualche modifica a questo piano di lottizzazione. Ripeto: 110.000 metri cubi fuori terra di cemento! Si riesamina ed il successore di Savioz - che non era Milanesio, era un suo collega di Partito - approva il piano di lottizzazione e firma lo svincolo di quella zona, rendendola edificabile. Ora da zona vincolata diventa zona edificabile, perciò si possono cominciare le colate di cemento armato e così si aprono le porte alla speculazione e alla colonizzazione ...(voci)... il documento firmato dall'Assessore al Turismo - che non era Milanesio, era un suo collega di Partito - e da due funzionari dell'Assessorato al Turismo. Io ho le fotocopie del documento, mi sono costate tre mesi di tribolazione per ottenerle, anche se un Consigliere regionale avrebbe il diritto di averle, finalmente ho ottenuto la fotocopia ...(voce)... se volete vado a prenderla a casa e ve la presento ...(voci)...
Maquignaz (D.P.) - Signor Presidente e Signori Consiglieri, le dichiarazioni programmatiche fatte dal Presidente della Giunta mi sembrano estremamente prudenti, quasi che avesse il timore di rompere o di turbare un equilibrio già precario per la natura eterogenea delle forze che la compongono. Oltre a questa osservazione di fondo, mi pare che nelle dichiarazioni manchi quella parte essenziale che dovrebbe caratterizzare e guidare le varie scelte politiche - poche, per la verità - che si intendono fare nel rimanente periodo di legislatura.
Il Presidente non ha detto qual è la dimensione demografica che si intende dare alla Valle d'Aosta. Mi pare che non si possa fare un discorso serio sull'occupazione, sull'assetto del territorio, sul problema della casa, dei trasporti, se non si hanno le idee chiare sul futuro aumento demografico della Regione. Evidentemente mi riferisco all'aumento conseguente alle scelte politiche, perché non voglio parlare della procreazione cosciente, dato che non sarebbe questa la sede, né il momento adatto. Ne consegue che tutta l'esposizione risente della mancanza di quella parte che io ritengo sia la base di ogni programma.
Altra osservazione che mi sembra di poter fare riguarda le affermazioni del Presidente sul particolarismo valdostano: non basta dire che si vuole difendere la cultura valdostana e le sue tradizioni. A mio avviso il problema va visto in un modo diverso. Occorre coltivare questi valori partendo dalle famiglie, dalla scuola e mediante l'azione promozionale degli Enti pubblici irradiando questi valori a tutta la popolazione, non facendo un'esclusiva che porta solo a discriminazioni e a pericolose divisioni; dobbiamo invece farne il tema dominante per creare in tutti, indipendentemente dalla loro origine, quella conoscenza e convinzione sulla necessità di conservare tale cultura, in modo da formare una grande famiglia valdostana.
Altra carenza che mi pare si possa rilevare nell'esposizione del Presidente è l'assoluta mancanza di una volontà di decentramento politico amministrativo a favore delle Comunità Montane, organismo intermedio tra la Regione e i Comuni; istituito e voluto dalla Regione stessa in base alla legge istitutiva. Le Comunità Montane, come primo atto dopo la costituzione degli obblighi statutari, dovevano provvedere alla stesura del Piano socio-economico quinquennale della loro zona e dovevano collaborare per la stesura del Piano Regionale Urbanistico. Qui ha ragione Milanesio quando dice che forse dobbiamo rivedere laddove si parla di "minima unità di programmazione". Nella fase iniziale della legge si dice: "con l'aiuto del personale tecnico-amministrativo dell'Amministrazione regionale", per non gravare troppo le Comunità di spese nella fase iniziale. In sostanza, le Comunità dovevano diventare e dovrebbero diventare nella Regione gli organismi di decentramento anche a livello di programmazione e di assetto del territorio, sempre però in armonia con i Piani Regionali.
Vorrei però fare ancora una considerazione che dovrebbe trovare il consenso dei Movimenti regionalisti. È noto a tutti - e quindi non invento nulla - che il centralismo non favorisce la conservazione delle varie culture; quindi chi è contro il decentramento a mio avviso non favorisce la conservazione della cultura tipica o valdostana nel nostro campo e questo mi pare che non sia in contrasto con quanto dicevo prima, parlo infatti della difesa intransigente di quello che esiste, di una realtà nella nostra Regione, di quel particolarismo che ha consentito alla Valle di avere l'Autonomia e lo Statuto speciale.
Permettetemi ora di soffermarmi brevemente su un problema di attualità: l'occupazione. Devo dare atto che il Presidente si è detto disponibile per lottare contro la minacciata riduzione di mano d'opera da parte delle industrie maggiori della Valle: Cogne, Montefibre, eccetera, ma mi pare che l'argomento dell'occupazione doveva essere allargato e maggiormente approfondito. Oltre alla temuta riduzione della mano d'opera nel settore industriale, non dimentichiamo che i giovani che escono oggi dalla scuola trovano grandi difficoltà per avere un posto di lavoro! Drammatica è poi la situazione dei diplomati che già si estende anche ai laureati e tutto questo mentre gli uffici statali in Valle continuano a fare i concorsi senza tenere conto dell'articolo 38 dello Statuto speciale.
Per contro, noi assistiamo oggi anche ad un fenomeno in senso inverso: in Valle manca la mano d'opera per l'edilizia, la quale viene reperita per oltre il 50% fuori Valle, costituendo questo ultimo fenomeno una notevole fonte di immigrazione. Anche nel settore alberghiero, che ha una notevole importanza per l'economia della Regione, si sta verificando lo stesso fenomeno. Non parliamo poi dell'alpicoltura, dove fra non molto tempo avremo un massiccio abbandono proprio perché non si trova più mano d'opera. La ripercussione cadrà fatalmente sulle aziende di Fondo Valle.
Per tutte queste ragioni mi pare che il problema occupazionale sia assai più complesso e meriti un attento esame da parte delle forze politiche, sindacali, degli operatori economici. Mi pare quindi che il Presidente della Giunta abbia un po' sorvolato e non certamente esaminato il problema nella sua globalità.
Fatte queste premesse, vorrei esaminare il problema nella sua globalità. Vorrei ora esaminare le dichiarazioni programmatiche riferendomi ad alcuni settori di intervento, quelli che conosco un po' più da vicino.
Agricoltura e Foreste. Occorre a mio avviso definire le zone a vocazione agricola, in modo da localizzare le moderne strutture e far convergere buona parte dei finanziamenti regionali nelle zone con prospettive future. Trattandosi di un programma a lungo termine, è chiaro che nel periodo di transizione si deve continuare ad aiutare le aziende esistenti, non tanto per il loro apporto nell'economia regionale, bensì perché sappiamo - e ne siamo tutti convinti - che il contadino è il miglior custode della natura. È necessario inoltre far funzionare bene l'Agraria Regionale, in modo da favorire gli operatori agricoli anche nell'acquisto dei beni strumentali e di produzione, utilizzare il Servizio di assistenza tecnico-economico e sociale per l'Agricoltura, in modo da fornire loro la necessaria divulgazione delle nuove forme di organizzazione, sia a livello di produzione che di mercato, e delle tecniche moderne di lavorazione. Sono infine d'accordo col Presidente che occorre rivedere le numerose disposizioni in materia di agricoltura ed uniformare nel limite del possibile i vari provvedimenti semplificandoli, al fine di evitare inutili perdite di tempo per l'esame di innumerevoli domande di contributo per interventi inconsistenti o superati. Per il settore forestale - già altri l'hanno detto - mi pare indispensabile lo studio di una nuova legge forestale che tenga conto della situazione economica attuale, nonché delle mutate esigenze e necessità di controllo.
Finanze. Innanzitutto mi pare che si debba fare una politica di acquisto seria ed evitare che la Regione si trasformi in istituto di salvataggio dei privati in difficoltà economiche. È necessario inoltre evitare gli acquisti di comodo o, peggio ancora, quelli portati avanti da pressioni di vario genere o per fini elettoralistici; rivedere tutto l'attuale sistema di finanziamento, in modo da ridurre al minimo i residui passivi, fatto denunciato più volte quando c'era la Giunta Dujany e che adesso pare si sia ancora ulteriormente aggravato.
Industria e Commercio. Non affronterò il discorso dell'industria in generale, perché penso che avremo modo di trattarlo meglio domani. Mi limiterò quindi ad esaminare molto sinteticamente la situazione delle piccole aziende industriali e commerciali della Bassa Valle. Mi pare che per queste aziende il discorso di fondo sia quello della mancanza di uno spirito associativo; per l'agricoltura qualcosa si sta muovendo, ma nel settore dell'industria e del commercio siamo ancora all'anno zero. Eppure abbiamo degli esempi che ci vengono da altre Regioni: l'Emilia Romagna è all'avanguardia in questo campo. Perché non si tenta di convincere i piccoli imprenditori edili o artigiani a costituire le Cooperative di lavoro ed indirizzarli verso quelle lavorazioni richieste sul nostro mercato, mobili di stile valdostano, serramenti adatti per la montagna? Sono solo alcuni esempi, ma ce ne sono tanti altri. Si potrebbero così riunire energie, esperienze e capitali, a tutto vantaggio del miglioramento qualitativo delle produzioni e della loro competitività. Per il settore commerciale penso che il discorso sia ancora più importante. Con il raggruppamento delle piccole attività si potrebbe risparmiare nei rifornimenti, migliorare le strutture, le attrezzature, gli impianti di conservazione, e tutto questo a vantaggio della qualità della merce e con possibilità maggiore di contenere i prezzi.
Turismo. Visto che le dichiarazioni del Presidente della Giunta non affrontano con sufficiente chiarezza il problema degli strumenti urbanistici, vorrei brevemente esporre alcune mie considerazioni, cominciando dalle iniziative che turbano maggiormente l'equilibrio sociale, economico ed ambientale della Valle, e mi riferisco ai grossi problemi di natura immobiliare. A prima vista tali iniziative sembrano positive per l'economia della Valle costituendo punti di richiamo e poli di attrazione, ma da un più attento esame ci si accorge che molti sono gli aspetti negativi che ne derivano. Infatti, oltre ad apportare gravi danni all'ambiente, creano dei forti squilibri etnici, sociali ed economici della nostra Regione. Nelle premesse dicevo che nell'edilizia la mano d'opera viene reperita per buona parte (il 50%) fuori Valle; questo avviene in misura inferiore nelle piccole iniziative, ma con incidenze che raggiungono il 70-80% nei grossi complessi tipo Pila e Cielo Alto. Inoltre tengo a fare presente che tali grossi investimenti a carattere speculativo provocano un forte aumento dei costi dei terreni, fenomeno che si estende a tutta la fascia attorno alla zona oggetto dell'insediamento, per cui ad ogni trapasso di proprietà i contadini devono vendere parte dei terreni per pagare le tasse inerenti alla successione.
Altro aspetto negativo è costituito dal fatto che le Amministrazioni comunali non riescono a fare fronte alle enormi spese per i servizi sociali, per le infrastrutture secondarie e certe volte anche per una parte delle primarie - l'Alpila ce lo insegna -, il tutto a causa del rapido sviluppo della zona e conseguente all'aumento della popolazione. Penso quindi che la Regione debba fare una scelta precisa dicendo di no a quelle operazioni che generalmente sfuggono poi di mano all'Ente pubblico e che turbano solo l'equilibrio socio-economico della Regione. Per impedire questo, occorre completare l'elaborazione del Piano Regionale Urbanistico e, in attesa di tale strumento, varare subito una legge che impedisca gli sviluppi caotici difficilmente controllabili, consentendo però la ricostruzione e il riadattamento dei centri abitati esistenti, nonché la costruzione e il miglioramento degli edifici per le attività agricole, commerciali e turistiche dei nostri operatori economici.
Altro argomento importante è quello delle infrastrutture turistiche e, in primo luogo, degli impianti di risalita, impianti che per la gran maggioranza sono in passivo, ma indispensabili - e lo si è già detto prima - per raggiungere una maggiore utilizzazione delle strutture alberghiere e para-alberghiere esistenti.
A questo punto mi pare che i casi siano due: o l'Ente pubblico si fa promotore di questa iniziativa, le controlla fin dal nascere e le finanzia in prima persona, oppure si limita a dare un contributo iniziale e, in tal modo, le iniziative soccomberanno e passeranno fatalmente in mano a Società immobiliari esterne alla Valle, le quali, dopo riaver acquistato grossi quantitativi di terreno, contatteranno i Comuni per ottenere volumetrie tali da compensare largamente i denari investiti nell'impianto. Mi pare perciò utile che il Consiglio regionale faccia al più presto un dibattito su questo importante problema.
Mi avvio alla conclusione e vediamo che i problemi che aspettano una soluzione sono molti. Io ne ho esaminati solo certuni, quelli che conosco maggiormente. Alcuni sono di facile soluzione, altri sono molto complessi, ma non mi pare, almeno per quanto si può intravedere dalla relazione del Presidente della Giunta, che questa maggioranza dimostri di voler approfondire i vari argomenti e avviarli a soluzione.
Lo voglio dire apertamente e senza cattiveria: mi pare che questa maggioranza e questa Giunta non abbiano tutte le carte in regola per portare avanti un programma regionalista e progressista. Infatti mi chiedo: i Movimenti regionalisti avranno la forza di fare delle scelte veramente regionaliste sul tema dell'assetto territoriale, sul problema della casa, dell'occupazione? La D.C. avrà la volontà di trasformarsi in forza più progressista? Il P.S.I. saprà passare dalle enunciazioni teoriche ai fatti concreti? Sono interrogativi ai quali non voglio dare una risposta. La verifica la faremo in base ai provvedimenti che questa Giunta porterà all'approvazione del Consiglio, e dico subito che se questi provvedimenti saranno improntati al Regionalismo e al progresso troveranno il mio e il nostro consenso; in caso contrario, la nostra opposizione sarà ferma, decisa, e da noi verrà portata anche fuori dell'Aula consiliare.
Benzo (D.P.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, considerato che tra le dichiarazioni programmatiche fatte stamane dal Presidente della Giunta sono stati trattati, per accenni, solo alcuni problemi socio-sanitari, ritengo di dover esporre alcune idee e considerazioni in merito quale contributo costruttivo, seppur critico.
È ormai noto a tutti quanto sia difficile fare previsioni nel campo delle nuove strutture che dovranno attuare un programma di sicurezza sociale nel Paese. Da più di dieci anni si parla infatti della riforma sanitaria che, nelle affermazioni dei più pessimisti, avrebbe dovuto ricevere l'avvio con apposita legge già nel 1971 e che solo nel 1974 è stata presentata dal Governo al Parlamento. Le vicende politiche, le resistenze di taluni settori, la volontà negativa di alcuni, le preoccupazioni di andare incontro a spese ingenti non ancora esattamente valutate, hanno portato a dilazionare la realizzazione di tale provvedimento senza che fossero resi chiaramente noti i veri motivi. Bisogna riconoscere che, mentre da una parte tutti indistintamente ritengono necessaria l'attuazione di riforme che liberino la generalità dei cittadini dallo stato di bisogno e garantiscano loro la tutela della salute, così come è sancito nella Costituzione, dall'altra parte lo stato attuale delle cose è tale da creare apprensione di chi deve accingersi a dare un nuovo aspetto sociale e sanitario.
Ciò premesso, occorre affermare anche la necessità che i responsabili della cosa pubblica non restino impassibili alle spinte provenienti da coloro che dovranno beneficiare di provvedimenti tanto attesi, né continuino ad accettare grossi problemi senza nulla realizzare.
La migliore delle strade da percorrere è quella di fare il fattibile per predisporre le basi per le future riforme sanitarie e sociali. Lo studio di un piano di politica sanitaria e di assistenza sociale per la Valle d'Aosta deve tenere in giusta considerazione sia le visioni del futuro, l'assetto del Paese in materia, sia il quadro globale dello sviluppo economico-sociale da dare alla Regione. Per poter operare quindi ordinatamente ed organicamente, si devono suddividere gli interventi nei diversi settori stabilendo una scala di priorità basata sull'urgenza e sulla possibilità di attuare i provvedimenti necessari.
Nel settore dell'attività ospedaliera, l'unico elencato stamane dal Presidente, infatti, per il quale la nuova legge di riforma ha dato l'avvio ad una serie di ristrutturazioni, abbiamo già ottenuto la realizzazione di una parte dei disegni previsti, come ad esempio la costituzione dell'Ente Ospedaliero stesso che, muovendosi dalle insufficienti e superate strutture dell'Ospedale Mauriziano, è diventato il fulcro dell'assistenza sanitaria della Regione, fornendo a tutta la popolazione prestazioni altamente qualificate. Noi siamo perfettamente consci che l'Amministrazione, la quale attualmente regge le sorti dell'Ente, non ha facile il compito per le notevoli lacune esistenti che necessariamente però dovranno essere colmate. Il Governo regionale, dal suo canto, deve fare quanto è possibile per agevolare determinati indispensabili interventi. A tale indirizzo e a questa volontà si sono ispirati gli atti già compiuti dalla precedente Giunta Dujany.
Il rapporto informativo e le proposte per il Piano Ospedaliero Regionale presentato dall'Assessorato della Sanità ed Assistenza Sociale alla fine del 1974, che fino ad oggi non sono ancora stati esaminati dal Consiglio e al quale il Presidente della Giunta si è richiamato solo per quanto concerne la ristrutturazione del presidio di Beauregard, se ho ben inteso, devono essere studiati ed avere i contributi di tutti gli operatori del settore e dei Pubblici Amministratori, per portare a compimento nel più breve tempo possibile la ristrutturazione e la creazione di servizi veramente efficienti e rispondenti alle necessità della Regione.
Nel settore dell'assistenza sanitaria e sociale di base, intesa come intervento pubblico a favore dei cittadini residenti nel territorio regionale, si dovrebbe pervenire alla formulazione di un piano organico che, valutate le esigenze locali, assicuri prestazioni ugualmente qualificate per tutti. Il problema dell'assistenza sanitaria e quello dell'assistenza sociale non possono essere nettamente divisi l'uno dall'altro, e ciò non solo perché nella nostra Regione troverebbero comunque un vertice comune nell'Assessorato della Sanità ed Assistenza Sociale, ma proprio perché alcune necessità all'origine si confondono nell'istanza di carattere sociale e nell'intervento di natura sanitaria. Non vi è chi non veda come non potrebbe crearsi una netta distinzione fra tutte quelle esigenze sociali che riguardano ad esempio la prima infanzia e la vecchiaia ed un serio programma di interventi medici preventivi e riabilitativi. Talune perplessità del resto sono state manifestate recentemente nella relazione di maggioranza alla Commissione Sanità della Camera dei Deputati sugli indirizzi seguiti fino a poco tempo fa per la formulazione delle nuove strutture per l'assistenza e per la tutela della salute dei cittadini.
Bisogna aggiungere che, se veramente si vuole dare vita ad una valida riforma del settore che possa portare al regime di sicurezza sociale, non può trascurarsi una visione globale dei problemi, per una completa e contemporanea soluzione, sia nel campo sociale, sia nel campo sanitario, e che solo in tal modo si metterebbero una duplicità di interventi ed un appesantimento degli oneri per la realizzazione delle future riforme.
A questo punto, comunque, occorre prendere atto che la mancata promulgazione delle leggi-quadro, la competenza solo parziale delle Regioni in materia e le incertezze che esistono nel riordinamento del settore non permettono assolutamente di adottare provvedimenti locali garantiti sotto tutti gli aspetti. Anche per questi problemi, quindi, si riconferma la validità di attuare solo quello che è fattibile. Seguendo tale indirizzo, a mio avviso è anzitutto necessario valutare le indagini conoscitive fatte, con una completa ricognizione delle necessità locali, dei mezzi, delle attrezzature e dei problemi che devono tutti contribuire ad un'organica programmazione in materia di assistenza sociale e sanitaria.
È necessario, tenendo conto della realtà delle Comunità Montane, suddividere la Valle in circoscrizioni territoriali o comprensori sulla base di una certa omogeneità ed equivalenza per i problemi esistenti, che vanno dalla configurazione della zona alla popolazione residente, dalla presenza di strumenti idonei, sociali, sanitari e para-sanitari alla carenza degli stessi, dalla viabilità alla possibilità di creare infrastrutture capaci di funzionare perfettamente e con una certa indipendenza autosufficiente.
Quali sono i provvedimenti che potranno essere adottati? Anzitutto si dovrà procedere ad un'integrazione numerica e ad un ammodernamento delle strutture socio-sanitarie esistenti. Contemporaneamente, occorrerà provvedere alla creazione di unità mobili per alcuni servizi, la cui utilizzazione limitata nel tempo in un comprensorio possa essere poi distesa a tutto il territorio regionale con una notevole economia di gestione. Sarà necessario poi potenziare ulteriormente alcuni servizi che già operano in favore dei cittadini che fanno capo al Centro di Medicina Preventiva Regionale, all'Istituto Regionale di Igiene e Profilassi, all'Istituto della Nutrizione, eccetera. Il comprensorio dovrà essere dotato inoltre di tutte quelle infrastrutture sanitarie e sociali carenti, vedi i Consultori pediatrici, le Scuole materne, il Servizio pediatrico, gli Asili nido, il Servizio pedopsichiatrico, una équipe medico-psico-pedagogica, le Assistenti sociali, le Sanitarie visitatrici, nonché disporre di infrastrutture scolastiche rispondenti alle necessità della moderna scuola integrata. Qui farà seguito, per certi casi speciali di disadattamento infantile altrimenti non assistibili nel comprensorio stesso, un Servizio regionale medico-psico-pedagogico, con compiti diagnostici e di recupero e, per le altre deviazioni somatiche, i Presidi sanitari regionali ed ospedalieri. La completa attuazione di un programma del genere, a mio avviso, permetterà gradualmente di intervenire con oculatezza anticipando alcuni provvedimenti delle riforme future nel settore.
Si dovrà sviluppare inoltre un programma che crei una coscienza socio-sanitaria in tutta la popolazione, attraverso la conoscenza dei problemi della salute diffusa con un'appropriata e paziente educazione sanitaria e un'informazione sociale che crei una responsabile valutazione dei bisogni, nonché la sensibilità di intervenire adeguatamente verso i cittadini che, dal canto loro, dovranno conoscere i servizi che la Regione pone a loro disposizione. Sarà per esempio necessario tener presente il problema di cui ha fatto cenno anche lei per gli anziani e l'anziano non dovrà avvertire mai la sua inutilità o, peggio ancora, di costituire un peso per la sua famiglia o per la società. A tale principio dovranno ispirarsi i provvedimenti sociali in suo favore e, quando possibile, si cercherà di reinserirli nella famiglia e nel lavoro anche solo parzialmente. Al ricovero, per talune cure, sarà preferibile la frequenza diurna ambulatoriale presso locali adeguatamente attrezzati o la permanenza in essi di tutto giorno negli hospital; è ovunque possibile la cura a domicilio con personale specializzato per lo scopo.
La riuscita di determinate iniziative, però, è legata al problema particolarmente delicato - ripeto - di educare sanitariamente i cittadini, e così pure dicasi dal punto di vista sociale. Gli indirizzi, i programmi, le iniziative rivolte alla popolazione sono esclusivo compito del Governo regionale. I cittadini dovranno conoscere con ogni mezzo: radio, stampa, incontri, corsi di preparazione, ciò che è bene evitare per non turbare l'equilibrio dello stato di salute e ciò che devono fare per impedire l'insorgenza di alcune malattie o per ripristinare il benessere fisico nel più breve tempo possibile. Ciò si intende non per l'uso di mezzi curativi, che deve essere sempre riservato e conseguente all'intervento medico, ma per conoscere esattamente come comportarci e a chi rivolgerci per ottenere le prestazioni di cui si ha bisogno. L'altra parte dell'educazione sanitaria, quella più scientifica e più intima, sarà invece affidata alle categorie sanitarie e para-sanitarie, che dovranno svolgere nei loro quotidiani incontri professionali con i pazienti e i familiari. Infine resta una parte del programma di educazione sociale e sanitaria che dovrà essere organicamente predisposta per preparare degnamente i cittadini del futuro. Quest'ultimo e più importante disegno non potrà che essere affidato alla scuola per la sua realizzazione.
Per quanto concerne il problema ecologico, anche questo appena accennato dal Presidente, i primi interventi di rilievo già operati contro l'inquinamento per esempio della Dora Baltea e quelli in corso per il risanamento dell'atmosfera e del suolo, a mio parere dovranno moltiplicarsi e daranno certamente i loro frutti. Alcune iniziative sono già state prese, ma altre dovranno seguire per una completa opera di bonifica dell'ambiente nel quale viviamo.
Ed ora, Signor Presidente e Signori Consiglieri, ritengo di fare alcune considerazioni sul settore che, a mio avviso, nella relazione del Presidente della Giunta è stato del tutto dimenticato o, quanto meno, solo parzialmente accennato: il problema della viabilità e del turismo in Valle d'Aosta nel quadro dello sviluppo economico. I tecnici, generalmente, sono uomini che antepongono i fatti alle parole, ma perché le cose concrete abbiano dei risultati benefici per la collettività bisogna che siano state pensate e studiate alla luce dell'esperienza. Ecco perché ritengo norma fondamentale conoscere e far conoscere i problemi che interessano alla nostra Regione nel campo delle comunicazioni e del turismo e che, a mio parere, devono essere risolti. Sono tutti aspetti della stessa realtà e sono basilari per il raggiungimento di un ordinato sviluppo economico sociale della Valle d'Aosta. Non è possibile, oggi, per la rapida evoluzione e trasformazione degli elementi economici e tecnici della nostra società, vivere alla giornata. È necessario predisporre programmi che tengano conto del variare dei diversi fattori, in modo che coloro i quali, in futuro, dovranno a loro volta affrontare altri problemi, trovino almeno un'impostazione già data ed una direttrice di massima per la loro risoluzione. È nel carattere delle nostre popolazioni alpine il prevedere per provvedere, con la loro tenacia e la loro fierezza -virtù della stirpe nei secoli passati - a creare le basi per quell'autonomia che dobbiamo non solo difendere, ma rendere operante e veramente apportatrice di benessere.
L'apertura dei Trafori alpini del Monte Bianco e del Gran San Bernardo pone la Valle d'Aosta davanti a problemi che non esito a definire "indifferibili", primo fra tutti quello riguardante la viabilità e la ricettività. Per la viabilità, a mio avviso, si deve richiedere con decisione allo Stato l'attuazione di un raddoppio delle attuali Superstrade 26 e 27 fino ai Trafori e ciò non solo in base allo stato di necessità: io penso sia riscontrabile da parte di tutti, non solo di coloro che percorrono o vengono da fuori Valle, ma anche da quanto stabilito dallo Statuto speciale per la Valle d'Aosta, che prevede il finanziamento a carico dello Stato per opere di interesse nazionale.
A mio parere troppo tempo si è perduto, ponendo remore, per incoscienza o mancanza di una chiara visione dei nostri interessi, palleggiandosi le rispettive responsabilità. Tutto ciò rifletteva solamente per timori clientelistici, elettorali, ed interessi particolari. La categoria degli Ingegneri fu la prima a mettere chiaramente gli Amministratori regionali di fronte alla loro responsabilità, pronunciandosi favorevolmente all'unanimità, nel 1961, al prolungamento immediato dell'autostrada almeno fino ad Aosta ed al collegamento con Superstrade ai Trafori, ed aveva a tale scopo sollecitato l'intervento diretto del Ministero dei Lavori Pubblici, cosa che poi avvenne. Purtroppo a distanza di 14 anni non si è ancora passati alla seconda fase di cui era stato fatto cenno, e l'apertura dei Trafori trova la viabilità principale della Valle d'Aosta ai Trafori non solo inidonea a smaltire con efficienza il traffico internazionale, ma anche quello nazionale e locale, perché è congestionata. Questi sono i risultati finora ottenuti.
A ciò si può porre rimedio in un solo modo: non facendo la politica delle attese, ma quella cosciente e conclusiva delle opere che dovranno essere programmate in vista delle nuove esigenze nate dall'apertura di due Trafori. Si deve affrontare con tempestività e con un piano organico la critica situazione in cui la Valle sta per trovarsi o, direi meglio, che già si trova. Bisogna fare in modo che gli effetti dell'aumentato flusso di circolazione e del successivo continuo accrescersi della motorizzazione siano almeno benefici. L'aumento del traffico, che avrà riflessi in tutti i settori dell'economia regionale, richiede pertanto con assoluta priorità l'adeguamento delle strade della Regione, la creazione di aree di parcheggio e di servizi affinché la conseguenza dell'apertura dei Trafori non si trasformi in un passaggio, sia pure obbligato e difficile, di uomini e cose, ma abbia ripercussioni positive sia per la Valle centrale che per tutte le Valli laterali.
Per quanto concerne la ricettività, l'aumento del turismo impone la sistemazione urbanistica delle località già affermate (ho detto "sistemazione") e la ristrutturazione dei nostri centri storico-ambientali con iniziative coordinate dei pubblici poteri e dei privati. Le leggi in materia, se applicate, sarebbero sufficienti all'ordinato sviluppo delle località della Valle, ma di fronte alle nuove esigenze turistico-alberghiere, la Regione dovrà dotarsi di strumenti legislativi più perfezionati e più consoni alle caratteristiche peculiari ambientali e paesistiche dei nostri villaggi alpini. Le bellezze naturali ed artistiche sono in perenne richiamo per la gente di ogni Nazione. Noi Valdostani siamo in questo caso i fortunati possessori di ricchezze inestimabili, ma dobbiamo fare in modo che esse non vengano deturpate o lasciate in stato di abbandono. Per questo, ripeto, si necessita di una più aggiornata legge paesaggistica ed una regolamentazione a base regionale di tutto i1 settore dell'urbanistica, nel pieno rispetto del diritto dei cittadini. Si tratta di operare positivamente, con strumenti legali adeguati, contemperando l'interesse pubblico con quello privato. Si deve ottenere il reinserimento delle nostre popolazioni da troppo tempo abbandonate a sé stesse. Quanto sono ammirevoli i nostri compatrioti in questa lotta solitaria per l'esistenza, nella vita di progresso e di benessere che l'evoluzione dei tempi ha posto e pone alla portata di tutti! Noi vogliamo che i nostri figli godano delle meravigliose conquiste dell'umanità, di essa noi facciamo parte e ciascuno nella propria attività deve portare il proprio contributo possente ed operoso.
Dobbiamo impedire che continui lo stillicidio dello spopolamento dei nostri paesi. Non basta creare un allacciamento stradale ad un gruppo di case sparse se non si mettono i nostri valligiani degnamente in condizioni di abitarle e non si creano le condizioni per trasformare forme economico-produttive come quelle agricole e pastorali, per loro natura non sufficientemente redditizie. Dobbiamo fare in modo che lo sviluppo industriale sia adeguato alle reali esigenze di attività ed alla necessità dei posti di lavoro, in un regime concorrenziale che permetta un miglioramento dei salari e che elimini gli squilibri ispettoriali e le possibilità di crisi che condizionano o che stanno condizionando l'andamento economico dell'intera Regione. Tale sviluppo dovrà venire attuato in modo da non interferire dannosamente sul turismo e perciò dovrà essere localizzato nei centri di Fondo Valle. Contemporaneamente si dovrà mettere in atto una politica edilizia regionale, prima fra tutti la possibilità di una propria abitazione.
Dobbiamo, per ultimo, e concludo, definitivamente risolvere, a costo di ogni sacrificio, il problema della scuola aperta a tutti, secondo un piano generale che tenga conto per l'edilizia scolastica delle esigenze ambientali, sociali ed economiche delle diverse zone e, per l'ordinamento scolastico, delle richieste e dei diritti degli insegnanti. Solo in tal modo si diffonderà la cultura e si prepareranno alla vita uomini liberi e democratici. Il variare delle condizioni ambientali permetterà uno sviluppo delle professioni e dei mestieri aderenti alla nuova realtà, la risoluzione dei problemi dell'agricoltura, dell'industria e del commercio non saranno che il corollario di quella ricchezza che inevitabilmente la Valle d'Aosta vedrà aumentare da un organico sviluppo di una delle sue principali fonti, come dicevo prima quella del turismo. Sta a noi essere gli artefici di questo sviluppo coordinando le iniziative ed impedendo la speculazione e gli arrivismi in tutti i campi, affinché i frutti delle realizzazioni che saranno attuati nella nostra terra vadano in gran copia a beneficio di chi in essa vive e vi opera. Questa è l'espressione di una realtà, è la convinzione di un'inderogabile necessità ed è l'espressione di una speranza.
Signor Presidente, che gli anni a venire possano essere per la nostra Valle - e io mi auguro che possa essere approfondito veramente il discorso sui suoi accenni programmatici - anni di operosità per un progresso economico e sociale effettivo della nostra Regione.
Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - La parola al Consigliere Chincheré.
Chincheré (P.C.I.) - Dopo l'ampia, puntuale e responsabile - e sottolineo questo ultimo aspetto - relazione del compagno Dolchi in risposta, se così si può dire, alle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, ci sono poche cose da dire. Indubbiamente da parte del Gruppo Comunista... ma direi che le consuetudini, le tradizioni e anche le obiettive necessità ci costringono ad ulteriori puntualizzazioni sulla posizione del nostro Gruppo in ordine alle suddette dichiarazioni.
Vorrei affrontare soltanto due aspetti di queste dichiarazioni programmatiche: uno riguarda la scuola - e direi che da parte mia era un intervento d'obbligo - e l'altro, più brevemente, è ancora sulle Comunità Montane.
Il Presidente della Giunta ha parlato di programmazione in edilizia scolastica, di uno sforzo prioritario - se non vado errato - per un reale apprendimento e studio della lingua francese nelle nostre Scuole di ogni ordine e grado, di una rapida definizione dei compiti che la Regione deve ancora stabilire per la piena applicazione di decreti delegati e di un Istituto superiore. Forse, se ho capito bene, si tratta di un Istituto universitario... Sul problema del Regionalismo e di altre questioni ad esso attinenti, prendiamo atto che sono state riaffermate ufficialmente da una Giunta, che non ci vede presenti, posizioni da noi da sempre largamente condivise. Dobbiamo anche ringraziare - non è nostra abitudine fare lo scontro per il gusto di scontrarci - del fatto che il Presidente della Giunta dà atto al Partito Comunista di una coerenza di atteggiamenti, sia ad Aosta sia a Roma, sul problema della scuola e del Regionalismo. Direi però che queste affermazioni non possono di per sé essere un'ipotesi di lavoro per una scuola valdostana, in quanto ci sembra che ci si sia limitati a indicare degli strumenti.
Come si fa a non essere d'accordo su una programmazione di edilizia scolastica e altre questioni? Quello che però ci sarebbe interessato sapere di più - e può darsi che venga ripreso nella replica da parte del Presidente della Giunta - è l'uso che di questi strumenti se ne vuole fare. Perché parlare di una scuola intesa come vigoroso impegno culturale e strumento per trasformare la società e strumento di promozione umana e sociale della Valle d'Aosta, se non si dicono in concreto in quali termini si pone la questione? Si fa un'affermazione generica di principio valida - direi - per tutte le "mozioni degli affetti", valida per tutte le stagioni, però non si riesce da questa affermazione a dedurre quali siano gli strumenti reali e le ipotesi concrete di lavoro.
Ovviamente, oggi, in Valle d'Aosta - e non solo in Valle d'Aosta - si pone la grossa questione dell'istituzione o meno di strumenti di gestione, di momenti di intervento nuovo nella scuola. Si dà un giudizio sostanzialmente positivo di questa scuola oppure si studiano strumenti di intervento per modificare, secondo esigenze e realtà specifiche come quella valdostana, questa scuola? Direi che oggi lo spartiacque - mi scuserà il Presidente della semplificazione tra progressisti e non progressisti, non voglio dire "conservatori" - non è sulla pianificazione o sulla programmazione dell'edilizia scolastica, ma è sulla funzione, sul ruolo, su tipo di intervento che si vuole fare nella scuola. Oggi nessuno credo si opponga alla programmazione dell'edilizia scolastica, ma molti si oppongono alla riforma della scuola e direi che oggi lo spartiacque è questo e non può che essere questo. Proprio perché altrimenti qualunque discorso sulla cultura valdostana e sul Regionalismo corre il rischio di essere, anche qui, un "discorso degli affetti", dei principi, senza indicare verso quali obiettivi ci vogliamo muovere; a meno che - e credo che in altre occasioni ci siano state profonde contestazioni in materia - non si sostenga che questa scuola, così come è strutturata, è regionalista; che questa scuola, così come è strutturata, corrisponda alle esigenze di sviluppo socio-economico della nostra Regione. E allora, se il giudizio che si dà è questo, bisogna dirlo chiaramente, in modo che il dibattito avvenga su cose concrete e non soltanto sul principio.
Se dobbiamo interpretare le affermazioni del Presidente della Giunta, se l'interpretazione si deve basare su atti e fatti concreti, allora non ci lascia del tutto tranquilli, perché su alcuni fatti concreti la posizione di questa maggioranza è stata esattamente questa. Infatti credo che sia difficile sostenere che la Scuola di Pont St. Martin sia l'avvio di un discorso nuovo sulla scuola valdostana; credo sia difficile dire che il rinnovo della convenzione con la Scuola di Agricoltura per nove anni a partire da quest'anno... - ci ritorneremo più ampiamente tra pochi giorni, visto che è all'ordine del giorno - ... che sia un fatto nuovo verso un rinnovamento della Scuola Alberghiera, come non ci è stato ancora detto da parte di nessuno della maggioranza quale uso si intenda fare degli Organi collegiali della scuola. Anche da questo punto di vista il giudizio non può essere positivo, in quanto ci risulta che questa maggioranza non abbia ancora rapporti organici con questi Organi collegiali della scuola, né attraverso la Giunta, né attraverso le sue Commissioni consiliari, tanto è vero che esistono delle lacune grosse, dei ponti da gettare e sono ancora tutti... non dico da gettare, ma ancora da progettare. Per noi questo discorso è fondamentale, perché se studiare con più rigore il francese in Valle d'Aosta è una cosa che ci trova consenzienti, però con altrettanta onestà dobbiamo dire che non è sufficiente questo fatto per avere una scuola valdostana.
Facciamo degli esempi concreti. Abbiamo tutti dei figli, andiamo a leggerci i libri "Chez nous" delle elementari di terza, quarta e quinta. Il titolo di questi libri con le stelle alpine su sfondo azzurro è "Chez nous". Lì troviamo del Regionalismo e della cultura valdostana? Troviamo uno strumento per formare e per salvaguardare la minoranza etnica della Valle d'Aosta? Noi, in tutta coscienza e sincerità, diciamo che quello a nostro giudizio non è assolutamente uno strumento adatto per fare queste cose. Anche perché restiamo dell'opinione che i difensori dell'etnia valdostana non possono essere soltanto il Consiglio regionale e gli altri Enti locali, ma sono i Valdostani in prima persona. Il nostro compito è quello di dare loro degli strumenti reali, di difesa e di conoscenza della loro storia, dei loro diritti; altrimenti qualunque discorso sulla scuola è falso e questa scuola non è in grado di fare questo discorso. Qui allora dobbiamo dire chiaramente da che parte vogliamo stare.
Terminato questo discorso sulla scuola, brevemente qualche parola sulle Comunità Montane. Anche qui noi abbiamo delle perplessità, perché quando il Presidente della Giunta ci dice "revisioniamo la legge sulle Comunità Montane" - riassumo il concetto - non mi dice in base a quali studi, a quali ipotesi o a quali scelte si verranno a proporre delle modifiche alla legge. Su questa affermazione non possiamo né essere contro, né essere a favore, perché cosa vuol dire? Vuol dire modificarne il numero? Vuol dire modificarne le funzioni? Vuol dire finanziarle di più o di meno? Vuol dire decentrare il personale regionale alle Comunità Montane o non decentrarlo? Noi saremo in grado di pronunciarci quando sapremo su quali ipotesi di lavoro si intende lavorare.
Io sono un po' uno dei padri della legge sullo sport e sono il primo che sostiene la necessità di modificare quella legge in alcuni suoi meccanismi, però questo studio di revisione avviene dopo un anno di applicazione. Siamo in grado di andare a individuare dove va e dove non va la nostra proposta? Non può che essere altrettanto per la legge sulle Comunità Montane: mettiamola in atto, facciamola funzionare, andiamo insieme ai Presidenti, ai Consigli delle Comunità Montane, ai Comuni, per vedere che tipo di modifiche andiamo a fare insieme su quella legge. Anche perché la nostra posizione sulle Comunità Montane, direi che è molto chiara e molto responsabile. Ha ragione Andrione quando sostiene che i Comuni della Valle d'Aosta si dividono almeno in due categorie, però tutti hanno un minimo comune denominatore: l'incapacità strutturale - non politica - di fare fronte alle esigenze delle popolazioni amministrate. E noi pensiamo che queste esigenze, fatta salva la potestà politica e l'autonomia dei Comuni, possano essere risolte a livello di Comunità Montana. Però, prima di metterci a discutere sulle modifiche, perlomeno dobbiamo metterci d'accordo se questo concetto sia accettato; dopodiché, in base a questa affermazione, andiamo a scegliere il tipo di modifiche che andiamo a fare, sulle quali restiamo francamente molto, molto perplessi.
Un'ultima cosa per riassumere un concetto con un esempio. Le esigenze espresse da questo documento sono ambiziose. Se la maggioranza sarà in grado e avrà la forza politica di esprimerle in fatti concreti e amministrativi, avrà da parte nostra un atteggiamento responsabile, come ha definito molto bene il compagno Dolchi. Però mi sia consentito di esprimere una perplessità: se si vuole scalare l'Everest - forse l'Everest è troppo - o diciamo il Monte Emilius, è difficile farlo con una squadra di palombari; è perlomeno necessario avere una squadra di alpini medi ...(voci)... soprattutto, se questi palombari - e sappiamo tutti a chi ci riferiamo - sono talmente palombari che sono muti come dei pesci!
Bordon (D.C.) - ... vedi com'è il destino ...(voci)...
Andrione (U.V.) - Io chiederei semplicemente di sapere più o meno chi deve ancora parlare, in maniera da regolarmi.
Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - Sono iscritti a parlare ancora il Consigliere Bordon e la Signora Siggia.
Andrione (U.V.) - Albaney, Lanivi, Parisi ha rinunciato, quattro ...(voci)... cinque, sei, sette ...(voci)...
Arrivato a questo punto e senza volere offendere nessuno, io ho preso diligentemente delle note. Pertanto vi proporrei di riprendere domani alle ore 9,30 per la fine di questo dibattito, affinché anche la replica del Presidente non sia poi una cosa di due minuti. Tanto per poter dire qualche cosa su alcuni interventi che, devo dire, almeno per quanto mi riguarda, mi hanno fatto piacere per il livello che è stato dimostrato ...(voci)...
Ripeto: sarebbe opportuno che domani ci trovassimo tutti puntualmente presenti in quest'Aula alle ore 9,30.
Perruchon M. Celeste (U.V.P.) - La seduta è tolta.
Il Consiglio prende atto.
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La seduta termina alle ore 20,05.
