Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2893 del 5 dicembre 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 2893/IX Leggi di bilancio 1992 - Prosecuzione della discussione ge-nerale.Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.

Dolchi (Président)Je demanderais aux conseillers qui voudront bien prendre la parole ou qui demandent de prendre la parole de se signaler pour qu'on puisse organiser les travaux de cette discussion générale.

Le Conseiller Voyat a demandé la parole; il en a la faculté.

Voyat (UV) Avrei preferito che qualche Consigliere mi precedesse, per darmi il tempo di riordinare gli appunti presi ieri, ma vuol dire che cercherò di farlo prima del mio secondo intervento.

Signor Presidente, lamento che anche quest'anno, come già l'anno scorso, i consiglieri dell'opposizione si sono trovati in difficoltà per esaminare il bilancio preventivo del 1992, perché, contrariamente a quanto avveniva in passato, quando alla I e alla II Commissione si concedeva un po' di tempo per sentire i vari assessori, quest'anno sono stati concessi solo venti giorni, in cinque dei quali i consiglieri sono stati impegnati dalle adunanze del Consiglio regionale e quindi i restanti giorni erano un po' pochi per poter esaminare a fondo il bilancio di previsione.

Dobbiamo anche lamentare - e mi auguro che sia l'ultima volta - che non è stato facile confrontare questo bilancio con quello dell'anno precedente. Il problema è stato risolto dall'Assessore Lavoyer, che in sede di II Commissione ci ha dato la possibilità di confrontare il bilancio di previsione e quello assestato dell'anno precedente con quello di previsione del 1992. Questa circostanza si era già verificata nel 1990, in occasione dell'esame del bilancio di previsione del 1991. Mi auguro che, come noi avevamo suggerito e come ci è stato promesso dal Consigliere Ricco, si riesca ad aggiungere una colonna in più, per migliorare l'impostazione del bilancio e darne una maggiore possibilità di lettura e di confronto.

Come Commissione, noi siamo stati costretti a procedere a tappe forzate, perché in una sola giornata abbiamo incontrato ben otto assessori, i sindacati e l'associazione degli industriali. Abbiamo accettato di buon grado, ma non possiamo negare che ci sono state delle difficoltà per chiarire a fondo i vari punti con gli assessori. Sono certo che questi problemi saranno risolti il prossimo anno.

Prima di iniziare questo primo intervento, devo dire, ma non certo per soddisfazione, che quanto avevamo detto a suo tempo per il bilancio del 1991 si è rivelato giustificato.

Avevamo detto che l'impostazione del bilancio per assessorati avrebbe determinato difficoltà di gestione, perché avrebbe aumentato i residui e reso difficili le variazioni di bilancio, perché ogni Assessore avrebbe preferito badare al proprio campicello, divenendo quasi geloso delle risorse assegnate ai capitoli di sua pertinenza, piuttosto che seguire l'andamento generale dell'Amministrazione regionale ed accettare variazioni di bilancio a favore di altri assessorati.

Questo si è puntualmente verificato in occasione delle variazioni di bilancio, dove i movimenti venivano effettuati dai fondi globali o da altri, ma sempre all'interno dello stesso assessorato, perché ben raramente venivano spostati da un assessorato ad un altro.

L'altra grande accusa che avevamo fatto a suo tempo era quella di un bilancio gonfiato, infatti avevamo detto che il bilancio di previsione del 1991 non aveva alcuna rispondenza con le entrate. Anche questo si è verificato, perché quest'anno sono state ridotte molte voci che nel 1991 erano state incrementate a dismisura; ma questo lo vedremo ancora meglio in seguito.

Queste due condizioni, quella del bilancio per assessorati e quella del bilancio gonfiato, ci hanno purtroppo costretti ad accendere un mutuo di oltre 50 miliardi, che forse avremmo potuto accendere d'importo inferiore se ci fossero state maggiori entrate nelle casse regionali, così non saremmo stati costretti ad avere nelle casse regionali dei fondi all'11 per cento, ma nel contempo a pagare il 17 o addirittura il 18 per cento sul mutuo.

Mi complimento per le relazioni del Consigliere Ricco e dell'Assessore Lavoyer, che ci danno la possibilità, specie quella dell'Assessore alle finanze, di fare ulteriori discussioni in altre adunanze del Consiglio regionale, perché sollevano molti problemi, alcuni evidenziati dall'indagine del Censis, che forse non è opportuno esaminare in sede di discussione del bilancio di previsione del 1992.

E' difficile trovare un riscontro nei vari capitoli del bilancio a tutte le affermazioni dell'Assessore ed in parte anche del relatore.

Nella relazione si diceva che erano state sentite le organizzazioni sindacali e le forze socio-economiche, ma a noi i sindacati hanno detto di essere stati sentiti due volte, ma a tempi scaduti, quando cioè...

(...interruzione dell'Assessore Lavoyer...)

... Assessore, lei dice di no, ma io ero presente in Commissione e con me c'erano anche altri, per cui posso riferire che uno dei rappresentanti sindacali ha detto testualmente: "Siamo stati sentiti a tempi ormai scaduti, quando non c'era la possibilità di apportare modifiche...". Assessore, visto che lei era presente, avrebbe dovuto confutare direttamente quel sindacalista, invece di dire a me che non è vero.

Si dice che nel bilancio ci sono delle innovazioni, confermate anche dalle relazioni pervenute all'Amministrazione regionale su richiesta dell'Assessorato alle finanze, ma di ciò non si trova riscontro nelle dichiarazioni degli assessori fatte in Commissione. Ovviamente, non intendo muovere nessuna accusa, perché ognuno di loro interpreta in Giunta un certo ruolo, ma è chiaro che ognuno di loro preferirebbe vedersi assegnare quote maggiori all'inizio, piuttosto che attendere eventuali assestamenti o variazioni di bilancio.

L'Assessore Beneforti ci ha detto, ad esempio, che nella sanità non ci sono grosse variazioni, mentre in campo sociale ci sarà una legge che finanzierà con circa tre miliardi l'abbattimento delle barriere architettoniche, si effettueranno interventi per gli asili nido, per le micro-comunità, per il centro agricolo..., ma non ci saranno grandi novità.

L'Assessore Mafrica ha detto che il programma tende a mantenere l'occupazione esistente, contrariamente a quello che si dice di voler ridurre la disoccupazione. Ha accennato alla ricerca di nuove attività industriali in vari campi, della ricerca di aree, di studi.

L'Assessore all'ambiente ha detto che non ci possono essere grandi novità, visto che l'Assessorato non ha un passato, ma ha lamentato che nel capitolo 67790 mancano due miliardi e sul cap. 68050 un miliardo.

Anche l'Assessore all'agricoltura ha detto che non c'è nessuna novità e che in fin dei conti si tratta di una copia del bilancio precedente. Le uniche leggere modifiche sono dovute alle direttive CEE ed all'applicazione della legge n. 30, che comporta maggiori spese per la Regione.

Con tutto questo voglio dire che, mentre da una parte si annunciano nuove impostazioni e novità, dall'altra si conferma l'assenza di effettive novità. Per la verità alcune novità ci sono, ma non sono positive.

Abbiamo notato che i residui attivi tra il 1° gennaio 1991 (263 miliardi, pari al 17,1 per cento, ) ed il 1° gennaio 1992 (540 miliardi, pari al 31,6 per cento) sono quasi raddoppiati. Mi sembra piuttosto esagerato.

I residui passivi, che al 1° gennaio 1991 erano pari al 31,46 per cento (524 miliardi), al 1° gennaio 1992 saranno pari al 36,55 per cento. Io sono convinto che saranno ancora più alti, perché per tutto il mese di novembre abbiamo approvato leggi di prelievo dai fondi globali, che diverranno esecutive solo tra la metà e la fine di dicembre, per cui i soldi non potranno essere spesi entro il 31 dicembre 1991. Noi avevamo cercato di far capire alla Giunta che quei provvedimenti avrebbero irrigidito il bilancio, perché avrebbero impegnato ed immobilizzato grandi somme che non potevano essere spese entro la fine dell'anno.

Negli anni passati si era cercato di ridurre i residui passivi, tant'è vero che nel 1989 erano scesi al 29 per cento. Per ridurli ancora di più era stata modificata la legge n. 90, che vietava di presentare dopo il 31 ottobre leggi di variazione di bilancio o di prelievo dai fondi globali, per impedire che i soldi andassero a residuo. Ora, invece, si cerca di disattendere queste norme, con il risultato che, purtroppo, i residui passivi continuano ad aumentare.

Credo che non sia sufficiente il correttivo cui accennava l'Assessore nella relazione, quando alludeva alla previsione di minori stanziamenti nei capitoli in cui ci sono molti residui passivi, perché nel corso dell'anno capita di dover finanziare soprattutto enti pubblici.

Veniamo ora alle entrate. Noi avevamo detto che le previsioni relative alle entrate del 1991 erano gonfiate. Avevamo detto che lo stanziamento del fondo sanitario nazionale non poteva essere di 150 miliardi, perché la stampa aveva anticipato che alla nostra Regione sarebbero stati assegnati circa 118 miliardi, come poi è stato confermato dall'Assessore alla sanità di ritorno dalle riunioni al ministero.

Avevamo detto che l'Iva prevista era un po' esagerata. Fortunatamente arriveremo a quella cifra, ma grazie alle maggiori entrate di questi ultimi mesi per lo sdoganamento delle Mercedes, che allora non era previsto.

Molti capitoli sono stati diminuiti e nel dire ciò sono confortato dal Consigliere Ricco, che ha dichiarato che le entrate, anche se molto vicine alle previsioni, sono state più contenute.

Tra le entrate del 1992, vorrei sottolineare quelle del Casinò: quelle del 1992 ammontano a quelle del 1991 e cioè a 150 miliardi. Non si prevede neppure l'incremento dell'inflazione. Mi auguro che le condizioni del rinnovo della convenzione non siano peggiori, per la Regione, di quelle attuali; per questo, a mio avviso, si sarebbe già dovuto prevedere qualcosa in più.

Si dice che le entrate del 1991 del Casinò siano state più contenute a causa della guerra del Golfo Persico, ma io non credo che nel 1992 si debbano prevedere minori entrate per qualche altra guerra. Forse sarebbe stato preferibile prevedere un aumento del 5 o del 6 per cento rispetto all'anno precedente.

Le entrate dell'Irpeg nel 1990 sono state pari a 29 miliardi, nel 1991 a 41 miliardi, mentre ora scendono a 31 miliardi. L'anno scorso avevamo detto che quella previsione era esagerata e quest'anno ci viene confermata la giustezza delle nostre previsioni.

Veniamo all'Iva da importazione. Prima ho detto quest'anno sarà senz'altro raggiunta la cifra dell'anno scorso, perché a fine ottobre eravamo già a 380 miliardi circa, per cui possiamo ritenere che negli altri due mesi riusciremo a raggiungere i 500 miliardi.

Apro una piccola parentesi. Nella documentazione richiesta dal Consigliere Riccarand, e che l'Assessore mi ha gentilmente fatto pervenire, c'è scritto che nel mese di ottobre del 1990 le entrate erano pari a lire 355.923.000.000, mentre in quella fornita al sottoscritto l'anno scorso, sempre a firma dell'Assessore, l'Iva da importazione era fissata in lire 359.176.728.465.

Assessore, capisco che 4 miliardi in più o in meno su 350 miliardi circa non significano granché, ma dimostrano purtroppo che i dati forniti ai consiglieri sono inaffidabili. Se nel 1990 si diceva che nel mese di ottobre le entrate ammontano a tanto, perché nel 1991 ci viene detto che ad ottobre quelle entrate erano inferiori? Forse per giustificare che nel 1991 era previsto un maggiore incremento? Credo che ci vorrebbe un minimo di correttezza e di coerenza.

Vorremmo sapere come mai si prevede una diminuzione dell'imposta sulla benzina: 32 miliardi nel 1990, 34 nel 1991 e 30 nel 1992.

Riteniamo esatte, invece, le previsioni sulla quota del fondo sanitario nazionale spettante alla Regione.

Non voglio continuare ad esaminare il bilancio preventivo voce per voce, ma chiederei all'Assessore di spiegarci il criterio seguito nel prevedere le entrate del 1992.

Poiché sono state istituite nuove imposte sui tabacchi ed altre tasse, non si può certamente imputare alla Giunta di non averle conteggiate, anche se ciò comporterà una parziale modificazione alle entrate.

Sull'Iva da importazione vorrei rivolgere un'altra domanda all'Assessore, perché sembra che qualcosa non quadri. Dietro nostra esplicita richiesta, abbiamo visto in anteprima una delibera approvata dalla Giunta regionale alcune settimane fa, dove si parla di un accordo con la società SDS e dove si prevede che, nel primo anno di applicazione, tale società dovrebbe garantire i finanziamenti regionali con un'entrata minima di 800 miliardi.

Ora, se la Giunta pensa che questa convenzione, che essa ha approvato e che sarà sottoposta al Consiglio, verrà effettivamente attuata, significa che dovrà pur produrre dei risultati, in quanto è previsto per il primo anno entrate di almeno 800 miliardi di Iva da importazione, alla quale si dovrebbe aggiungere l'Iva riscossa sul territorio regionale. Perché allora si prevede un introito complessivo di Iva pari a 550 miliardi, 450 dei quali di Iva da importazione?

Qui, a mio avviso, c'è un'incongruenza: o la Giunta ha portato avanti una convenzione che non crede possa essere approvata, o non crede che la convenzione possa dare i risultati previsti, oppure la Giunta è in malafede, nel senso che sa che ciò è fattibile, ma non lo prevede in bilancio.

Avremo modo di far notare che alcuni capitoli delle spese sono sottostimati. Alcuni sono già stati indicati dai vari assessori, per cui penso che nel corso dell'anno potranno essere ulteriormente rifinanziati, come è già avvenuto in passato. Avremmo preferito, però, che almeno i più importanti, soprattutto quelli di interesse sanitario ed assistenziale, fossero adeguatamente finanziati fin dall'inizio. Penso, tuttavia, che questo non sia un problema, perché già in passato nell'assestamento di bilancio di giugno si poneva rimedio a quanto non era stato possibile fare prima.

Non mi dilungherò nella solita distinzione tra spese correnti e spese di investimento, perché abbiamo già detto e ripetuto a iosa che è difficile distinguere le une dalle altre, in quanto ci sono spese correnti che producono redditi, nel senso che hanno un notevole peso sull'economia regionale, per cui, specie per gli effetti che producono, possono essere assimilate alle spese d'investimento.

Purtroppo è naturale che aumentino le spese correnti, perché, come i consiglieri sanno meglio di me, una parte delle spese che in quell'anno sono definite di investimento, negli anni successivi fanno automaticamente aumentare le spese correnti. La costruzione di una microcomunità è, ad esempio, un investimento nel 1991, ma incrementerà le spese correnti del 1992 e degli anni successivi.

Vorrei, invece, far presente che tutti insieme dovremmo prestare maggiore attenzione alle spese obbligatorie, soprattutto a quelle per il personale. Ci associamo, in merito, a quanto è stato detto dai sindacati in quella famosa riunione cui ho fatto cenno prima, perché in questo campo si prevedono circa 430 assunzioni da parte dell'Amministrazione regionale e circa 600 da parte dell'Usl.

Anche noi vogliamo sottolineare che, prima di proporre degli incrementi così consistenti, forse sarebbe stato bene predisporre una relazione preventiva sull'organizzazione o sulla riorganizzazione dell'Amministrazione regionale e dell'Usl.

Si tratta comunque di un problema di cui avremo modo di discutere, perché la legge verrà in Consiglio regionale nei primi mesi del '92 e poi abbiamo notato che nei fondi globali sono stanziati 4 miliardi per l'aumento delle spese obbligatorie per il personale.

Ci spiace vedere che c'è una continua corsa a prevedere nuovi capitoli per incarichi e consulenze. Quest'anno abbiamo visto un nuovo capitolo, il 33130, in cui si prevedono 600 milioni per consulenze in materia finanziaria. Spero che l'Assessore ci voglia gentilmente spiegare quali sono i programmi di finanziamento di questo capitolo.

Vorrei inoltre far notare, come era già stato fatto notare dal Consigliere Viérin nelle discussioni dei mesi scorsi, che nel capitolo 21820 (consulenze ed incarichi) nel 1991 erano stati previsti 2 miliardi, poi ulteriormente aumentati di 3.573.000.0000, fino ad arrivare ad un totale di 5.573.000.000, in un solo anno. Nel 1992 quel capitolo è stato dotato di 2 miliardi. Qualcuno sosteneva che forse erano stati anticipati al 1991 degli incarichi che forse avrebbero potuto essere affidati nel 1992, così la dotazione del capitolo era stata aumentata nel 1991 per essere poi ridotta nel 1992. Però così non è, perché nel 1992 c'è la stessa previsione, anzi con un po' di malignità noi siamo sicuri che la dotazione di tale capitolo sarà aumentata anche nel corso del 1992.

Sono convinto che siano utili quelle enunciazioni di principio che tutti facciamo, ma sarebbe preferibile se cercassimo di tenerne effettivamente conto. E' inutile parlare contro gli sprechi, fare grandi dichiarazioni contro i contributi, se poi si vedono arrivare continuamente in Consiglio regionale incarichi e consulenze, alcuni dei quali - avremo modo di vedere nelle prossime adunanze, perché presenteremo apposite interpellanze - già affidati, vengono riaffidati l'anno successivo.

Noi andremo a vedere se questi incarichi e lavori sono stati pagati e cercheremo di capire perché vengono riaffidati. Questo sarà un compito che spetterà sicuramente al collega Agnesod, perché abbiamo avuto modo di verificarlo a Pont-Saint-Martin.

Veniamo ai contributi. Tutti sanno che i contributi sono utili e necessari per risolvere i problemi immediati, ma non quelli futuri, per i quali è invece molto più efficace presentare delle leggi che garantiscano una certa programmazione nell'erogazione del denaro. Purtroppo dobbiamo constatare che in tutte le adunanze c'è un considerevole numero di contributi a vari enti, società o privati cittadini. Notiamo che i contributi che arrivano adesso sono molti di meno di quelli già concessi, perché, essendo stata modificata la legge sulle competenze della Giunta regionale, i contributi sotto i 5 milioni non sono più soggetti alla ratifica del Consiglio.

Nel mio prossimo intervento affronterò altri problemi, ma chiederei all'Assessore di volermi fornire alcune risposte prima, altrimenti quel mio secondo intervento sarebbe quasi inutile o mi costringerebbe magari ad essere più polemico e così il Consiglio non avrebbe la possibilità di esaminare compiutamente il documento che ci è stato presentato.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Il bilancio di previsione del 1991, presentato lo scorso anno da questa Giunta e da questa maggioranza, ed in particolare la relazione dell'Assessore alle finanze avevano alcuni aspetti nuovi ed interessanti, che io avevo sottolineato allora nel mio intervento, condividendo gran parte dell'analisi svolta in quella relazione, anche se poi avevo aggiunto che non erano state tratte le dovute conseguenze nella parte della gestione, cioè nei capitoli di spesa del bilancio.

C'era però in quella relazione un linguaggio diverso dal solito, l'uso di una terminologia di tipo nuovo, una sorta di approccio comunque complessivamente diverso all'economia regionale e, nella prima parte della relazione dell'Assessore Lavoyer c'era - e lo ricordo sia pure per sommi capi - un'analisi complessiva fortemente critica dell'economia regionale degli anni '80.

Si parlava più volte della necessità di uno sviluppo endogeno ed autocentrato, nonché di un'economia diversa che doveva essere costruita. Si parlava anche di uno sbilanciamento dell'entrata regionale. A pagina 25 c'era scritto: "Permane lo sbilanciamento delle entrate, dovuto al grande peso della voce 'Iva da importazione' sul totale (30 per cento circa), rispetto al quale la Giunta continuerà l'azione già intrapresa per definire valide alternative sostitutive. Esiste un più generale motivo di preoccupazione, legato al fatto che una parte consistente delle entrate sia di origine esogena, derivi cioè da flussi di transito e non da ricchezza direttamente prodotta". Tutte affermazioni che da parte nostra erano ampiamente condivisibili e che fotografavano una realtà inequivocabile.

In realtà poi quell'analisi critica sulla gestione dei bilanci regionali negli anni '80 non trovava una concreta rispondenza nell'impostazione del bilancio di previsione del 1991, però allora la maggioranza disse che la reimpostazione non era potuta avvenire soprattutto per gli stretti tempi a disposizione per mettere in moto un nuovo meccanismo, per correggere tendenze che duravano da anni... Si disse: "Però noi abbiamo messo nei fondi globali tutta la parte qualificante ed innovativa del bilancio.

La parte dei capitoli è sostanzialmente un riflesso condizionato di quello che c'era negli anni precedenti, mentre la parte qualificante è quella dei fondi globali, dove è stata prevista tutta una serie di scelte, in particolare sull'assetto territoriale, sull'ambiente, sui beni culturali...". Seguiva tutta un'ampia e dettagliata elencazione, munita anche di una considerevole dotazione finanziaria che, secondo le intenzioni, doveva qualificare e doveva essere la fotografia all'interno del bilancio dell'impostazione programmatica triennale della nuova maggioranza.

Ricordo che il Consigliere Mafrica, che allora non era ancora Assessore, intervenendo in quella discussione, definì quel bilancio di previsione "un bilancio di transizione, con elementi di rinnovamento" che si rispecchiavano appunto nei fondi globali.

Dopodiché - faccio un salto temporale abbastanza lungo, ma il filone è sostanzialmente lo stesso - noi abbiamo avuto un'altra occasione di riflessione globale sull'economia valdostana al momento della presentazione della ricerca del Censis, avvenuta soltanto alcune settimane fa, ma che comunque aveva già sostanzialmente arricchito tutta una serie di considerazioni che la maggioranza e la Giunta avevano espresso nella fase precedente.

Dico subito che ho letto attentamente lo studio del Censis, che ho trovato interessante sia nelle analisi di settore sia nella parte iniziale, che poi è la sintesi o la conclusione, anche se posta all'inizio del volumetto, di tutta la ricerca. Si tratta di una conclusione che condivido in gran parte, anzi direi quasi totalmente.

Però, in quella relazione-conclusione ci sono delle affermazioni molto forti, molto nette e precise, da cui, a mio avviso, non si può sfuggire facilmente.

Qual è stata la conclusione sostanzialmente dell'indagine Censis su benessere e sviluppo, risorse e vocazione per il rilancio della Valle d'Aosta?

Il Censis è partito dalla considerazione che la Regione Valle d'Aosta negli anni '80 si è trovata a gestire una situazione particolarmente favorevole, con un bilancio di risorse finanziarie a disposizione che è cresciuto mediamente anno dopo anno del 25 per cento, quindi ad un tasso di circa tre volte superiore al normale tasso di inflazione, che ha reso possibile un grandissimo incremento reale del bilancio regionale.

Non solo, perché giustamente il Censis sottolinea che l'Amministrazione regionale ha gestito per dieci anni e anche più "un bilancio regionale cospicuo - il più cospicuo fra tutte le Regioni d'Italia - ma libero, fatto di entrate non vincolate", perché le entrate vincolate sono meno del 10 per cento nel bilancio regionale, tutto il resto è costituito da entrate spendibili liberamente dall'Amministrazione regionale, sulla base di scelte che autonomamente la nostra Regione poteva fare.

Tutto ciò è avvenuto in una Regione piccola, come territorio e popolazione, e con ampi poteri legislativi, che si è quindi venuta a trovare in una condizione ideale per poter governare, per fare delle scelte, per guardare al futuro e per programmare.

Qual è stato il bilancio alla fine degli anni '80? Sono nostre valutazioni, ma io prendo atto dei dati ufficiali di una relazione commissionata dall'Assessorato alle Finanze. Il risultato è sostanzialmente negativo, perché dopo dieci anni, cioè alla fine degli anni '80, il nostro valore aggiunto regionale - questo dato è impressionante - di cosiddette "vacche grasse" è cresciuto mediamente un quarto di meno di quanto è cresciuto nelle altre Regioni dell'Italia settentrionale e dell'Italia in generale.

Nei comparti economici della Regione - secondo la relazione - c'è una situazione sostanzialmente negativa.

L'agricoltura è l'unico settore in cui si notano segni di tenuta in positivo, ma anche lì l'analisi complessiva non è positiva, perché nel comparto agricolo ci sono indici oggettivi di fragilità.

Di tutta l'industria si salva soltanto l'edilizia, però con la sottolineatura che si tratta di un comparto che ha potuto vivere con la stampella pubblica e che è enormemente gonfiato rispetto alle reali esigenze.

E' debolissimo e mal organizzato, con degli elementi strutturalmente negativi, tutto il comparto turistico.

Vi è una situazione di stallo nel commercio.

L'analisi sui comparti economici fondamentali è fortemente negativa, accompagnata dalla valutazione di un rigonfiamento eccessivo del settore pubblico, che mostra al suo interno evidenti elementi di inefficienza.

Il giudizio conclusivo dell'analisi del Censis è che in una situazione particolarmente felice e favorevole, non sono state poste le basi - lo dice testualmente - "di uno sviluppo endogeno duraturo". In parole povere: abbiamo sprecato un'occasione.

Anzi, forse abbiamo fatto qualcosa di peggio, perché, in quella relazione si dice che qui abbiamo abituato l'economia regionale ed il mondo imprenditoriale "a non avere più capacità di iniziativa, a non avere la mentalità del rischio imprenditoriale, li abbiamo assuefatti alla stampella pubblica". Questo non lo dico io, ma è scritto nel volumetto blu del Censis.

Vi è in più una situazione di flussi di entrata, da cui giustamente la relazione del Censis ci mette in guardia, perché a pagina 14 ci dice: "Con la crescente automaticità delle entrate, tra il 1980 ed il 1989, si è più che raddoppiato il peso dell'approvvigionamento da fonti meccanicamente determinate e tra queste è rilevante la quota delle entrate derivanti da posizione di pura rendita fiscale, quali la compartecipazione sull'Iva da importazione ed i guadagni derivanti dal Casinò de la Vallée, mentre si è drasticamente ridotto il ricorso a meccanismi autonomi di finanziamento". Abbiamo quindi una finanza cospicua, grandissima come risorse, ma debole come pilastro della nostra economia.

La conclusione di questa analisi è che bisogna cambiare decisamente strada. Bisogna chiudere un ciclo basato sulla politica della infrastrutturazione della nostra Regione, del rigonfiamento edilizio, della politica quantitativa, per aprirne uno nuovo, sorretto e caratterizzato dalla cosiddetta vocazione al piccolo e al qualitativo, cioè alla specializzazione.

Sulla base di queste premesse, relazione al bilancio di previsione del 1991 e risultati della relazione del Censis, io mi aspettavo che nel bilancio di previsione del 1992 e nella relazione dell'Assessore ci fosse una proiezione in avanti, una indicazione chiara sulle nuove strade che si vogliono percorrere.

Ho seguito con attenzione la relazione dell'Assessore, ho letto i dati del bilancio, ma mi pare che questa proiezione non ci sia; anzi, la mia valutazione - posso anche sbagliarmi - è che nella relazione dell'Assessore ci sia un netto arretramento sia rispetto alla relazione dello scorso anno, che conteneva alcune indicazioni fortemente innovative, sia rispetto all'analisi del Censis. Nella relazione, infatti, non si ha più il coraggio di dire come stanno in realtà le cose e tutto viene annacquato, non a caso termini come "sviluppo endogeno" e "sviluppo autocentrato" non compaiono più e c'è un sostanziale arretramento nei fatti delle scelte che dovevano derivare sulla base delle relazioni e degli studi fatti.

Il primo capitolo della relazione dell'Assessore, quello sul quadro socio-economico, è molto generico ed approssimativo; poteva andare bene quattro o cinque anni fa, ma adesso, dopo che abbiamo commissionato una serie di studi, che abbiamo elementi ed abbiamo radiografato a fondo l'economia, io credo che si sarebbero dovute dire, anzi si dovevano dire cose molto più nette, precise e chiare, soprattutto meglio orientate.

Invito tutti ad analizzare il secondo capitolo della relazione dell'Assessore, che ha come titolo "Le scelte di fondo" (pagina 22 e seguenti), dove non ci sono scelte di fondo, perché ne sono indicate alcune che però sono di metodo. Si dice che bisogna studiare, programmare, coinvolgere, selezionare... D'accordo, ma queste sono scelte di metodo, non di sostanza. Sono scelte di metodo che ormai dovremmo già dare per acquisite. Con i soldi che abbiamo speso per le ricerche, abbiamo tutti gli elementi per darle per acquisite. Comunque, in questa relazione e nel documento non c'è neanche una scelta di fondo.

Il bilancio di previsione del 1992 è una registrazione burocratica dell'esistente e non consente nessuna lettura sulle intenzioni - non so se ci sono - della Giunta regionale e della maggioranza rispetto al futuro.

Fra l'altro, sorprende ancora una volta - e lo voglio evidenziare - che ci sia un silenzio totale, nel bilancio di previsione, nella relazione ed in tutto ciò che accompagna questo atto che dovrebbe essere importante rispetto alle scelte future, sui grossi progetti che bene o male stanno andando avanti, perché sembra che in pentola stiano effettivamente bollendo alcune cose piuttosto grosse.

Parlo del progetto Mercedes, del progetto di ampliamento del Casinò di Saint-Vincent, del progetto di candidatura per le Olimpiadi invernali... Sono tutti progetti che, a mio avviso, vanno in un senso diametralmente opposto rispetto a quella vocazione al piccolo che il Censis indica come propria della Valle d'Aosta; sono progetti discutibili e, probabilmente, tutti negativi. Ovviamente, questa è una nostra valutazione, perché quella del Consiglio può anche essere diversa.

Non accetto, però, che queste scelte non trovino una loro sede di discussione e non meritino neppure una qualche registrazione contabile all'interno del bilancio di previsione del 1992 e del bilancio di previsione triennale 1992-1994, mentre le si dovrebbero leggere nitidamente tanto nelle relazioni, quanto negli atti. Invece, sembra quasi che queste cose avranno una gestione in gran parte extra-consiliare, quando non addirittura extra-regionale, cioè fuori dell'Amministrazione regionale, tant'è che sembra che si tratti di scelte la cui testa pensante, le cui decisioni ed i cui orientamenti non siano più appannaggio del Consiglio o della Giunta, ma di una regìa esterna.

Credo che tutto ciò sia abbastanza probabile almeno in un paio di questi progetti. Vedasi, ad esempio, la questione del Casinò di Saint-Vincent, in cui siamo completamente subalterni, come logica e filosofia, alle richieste della Sitav, che le ha avanzate già da due anni a questa parte e che continua a reiterarle per farle passare.

Anche sulla cosiddetta "questione Mercedes" si continua ad avere una disinformazione più totale. Posso anche sbagliarmi, ma ho la netta sensazione che questo progetto sia sostanzialmente targato "Società Autoporto" e che la Regione venga soltanto dopo, quasi al traino, nel senso che il grosso vantaggio di tutta l'operazione torni a favore della stessa Società Autoporto.

Ricordo fra l'altro un'intervista televisiva di tre anni fa, molto ampia e dettagliata, di Giacomo Sado a Ettore Marcoz, che è uno dei principali responsabili della Società Autoporto, al quale chiedeva: "Ma cosa succederà nel 1993 della Società Autoporto, di questa grande infrastruttura doganale? Ci sarà una crisi o no?". Marcoz rispose: "Sì, sì, cambieranno tante cose, ma non si preoccupino i cittadini della Valle d'Aosta, perché noi abbiamo già individuato la soluzione, perché stiamo già lavorando attorno ad un grande progetto che darà tanto benessere alla Valle d'Aosta: sarà una cosa importante a livello mondiale. Vedrete che la Società Autoporto troverà una via d'uscita che sorprenderà tutti quanti". Credo che il progetto Mercedes, che ha anni di incubazione, tragga la sua origine da quelle parole.

Comunque noi dovremmo poter leggere ed individuare i dati contabili di quel progetto anche in sede di discussione del bilancio di previsione.

Invece non c'è niente, come non c'è niente neanche sull'Iva da importazione, come diceva il Consigliere Voyat, quando chiedeva: "Se è vero che fate questo accordo, se è vero che questo accordo con la Mercedes o con l'Autoriviera - non so come si chiami - o questo Centro di servizi faranno entrare l'anno prossimo 800 miliardi, dove sono questi riferimenti nel bilancio?".

Di questo non si diceva nulla nel bilancio dell'anno scorso, così come non si dice nulla adesso né in quello di previsione del 1992 né nella relazione. Mi chiedo allora quale programmazione si vuol fare, visto che le grosse scelte ed i progetti importanti sono portati avanti al di fuori della gestione del bilancio, e chiedo ancora a che cosa serva un bilancio di previsione, visto che le discussioni vengono fatte soltanto su un elenco di cifre, che però non esprimono una dinamica reale.

Si tratta, in sostanza, di un bilancio burocratico, che ci dice poche cose chiare anche sullo stato della finanza e delle entrate della Regione.

Sulla parte delle entrate, permane, a mio avviso, permane una grave disattenzione dell'Amministrazione regionale, eppure i dati dovrebbero far riflettere.

Quest'anno, ad esempio, c'è un evidentemente rallentamento anzi una riduzione delle entrate. Per la prima volta, dopo parecchi anni, è prevista una riduzione degli introiti in valori reali.

La previsione totale dell'entrata passa infatti dai 1.665 miliardi del 1991 ai 1.694 del 1992, con un aumento di 29 miliardi, che in percentuale è un aumento dell'1,7, che, come ha già detto l'Assessore, è di circa il 4 per cento inferiore all'inflazione. Quindi noi abbiamo una previsione di entrata praticamente in riduzione rispetto al 1991.

Se poi da questo dato, che non è mai indicativo, togliamo le contabilità speciali ed i mutui, che non sono entrate reali, la situazione non cambia di molto, perché noi passiamo dai 1.292 miliardi di entrata reale del 1991 ai 1.327 miliardi di entrata reale del 1992, con un incremento di 35 miliardi che in percentuale corrisponde ad un incremento dell'1,9, che è sempre inferiore del 4 per cento alle entrate reali.

Quindi, per la prima volta dopo tanti anni, invece di un incremento, dobbiamo registrare una riduzione delle entrate reali. Questo non significa che avremo problemi finanziari, perché di risorse ce ne sono tante.

Tra l'altro, mi ha fatto piacere constatare nel convegno di domenica scorsa che il giudizio sull'abbondanza delle nostre risorse è condiviso anche da alti esponenti politici, in particolare dal Segretario regionale del PDS, che ha detto: "Non ci preoccupiamo, perché abbiamo tanti di quei soldi, che non riusciamo a spenderli tutti: abbiamo più di 200 miliardi accantonati...".

Va bene, ma prendiamo almeno atto che quel grande incremento di risorse che c'è stato nella prima metà degli anni '80 e che poi è continuato, sia pure in modo più rallentato, è praticamente finito alla fine degli anni '80. Non so se si aprirà un nuovo ciclo, ma credo di no, a meno che non intervengano fattori di rendita, tipo Mercedes o altri, che sono del tutto anomali e, secondo me, molto aleatori.

Comunque, al di là di questi scenari imprevedibili e non registrati dal bilancio di previsione, c'è il dato di fatto delle diminuzione delle entrate reali.

Analizzando un po' più nel dettaglio le entrate, si può evidenziare il dato positivo dell'Irpef, in cui si registra il 17 per cento in più. Non riesco però a capire per quale motivo è prevista una riduzione così netta dell'Irpeg (24 per cento in meno). C'è poi l'Iva, per la quale è previsto un incremento del 10 per cento, che però rappresenta una grossa incognita.

Io credo che sulla questione dell'Iva non ci sia un atteggiamento molto responsabile. Se guardiamo il grafico di pagina 42 della relazione, quello sulla composizione delle entrate derivanti dal riparto fiscale, vediamo che la parte nera del cerchio, che rappresenta l'Iva, occupa ben più della metà del cerchio, cioè delle entrate fiscali (58 per cento). Ebbene, nei confronti di una voce così considerevole, che è il pilastro portate del bilancio regionale, noi abbiamo una totale confusione.

Già prima il Consigliere Voyat diceva: "Non si riesce mai ad avere un dato di raffronto reale fra l'anno precedente, l'anno in corso e quello seguente. Non si riesce mai a capire quanto c'è di Iva, come imposta sul valore aggiunto e sugli affari, e quanto c'è di Iva sull'importazione". Questo è un dato fondamentale e noi a suo tempo abbiamo fatto una battaglia perché esso venisse inserito nel bilancio.

Non lo volete inserire, ma diteci almeno esattamente quanto abbiamo incassato di Iva, distinguendo quella d'importazione, nel conto consuntivo chiuso nel 1990 e quanto abbiamo incassato nel 1991, fino ad oggi, dall'Ufficio Iva e quanto dall'Iva da importazione. Questi dati sono fondamentali, ma non si riesce mai ad ottenere questa distinzione.

Così come non si riesce mai a fare un confronto, perché non si sa quando si parla di dieci decimi di Iva o quando si parla di nove decimi. L'oscillazione è di decine di miliardi, quindi non è una cosa di poco conto, eppure non si riesce a capire niente. Non si capisce se si parla di Iva più diritti doganali o solo di Iva, perché anche questo cambia. Non si capisce se si parla di Iva riscossa alla dogana di Pollein o di quella versata alla Banca d'Italia, perché anche in questo caso si tratta di due cose ben diverse. Tutte le volte che si chiede un dato, si ottengono parametri diversi.

Io credo che occorra la massima chiarezza, perché questa è l'entrata principale della Regione, ma è anche un'entrata a rischio: cerchiamo di radiografarla e di sapere tutto. E' da anni che seguo questo problema, ma non sono ancora riuscito a capirlo bene.

Recentemente ho fatto un'interrogazione, per sapere su quale base si iscrivono 550 miliardi per il 1992. Questi possono essere pochi o tanti, dipende dalle valutazioni che si fanno. Intanto, per valutare, bisognerebbe avere i dati disaggregati tra Iva e Iva da importazione e poi bisognerebbe sapere su che base si fa questo calcolo.

Cinquecentocinquanta miliardi possono essere pochi, se nel bilancio di previsione del 1991 erano stati inseriti 500 miliardi, ma si trattava di un bilancio di previsione fatto prima dell'operazione Mercedes. Ora noi sappiamo che alla fine del 1991 ci saranno circa 30 o 35 miliardi di entrate per lo sdoganamento di automobili Mercedes, quindi il bilancio del 1991 dovrebbe registrare 500 miliardi più i 30 o 35 miliardi dello sdoganamento delle Mercedes, con un totale di 535 miliardi.

Si prevede un accordo che dovrebbe intensificare questo processo e comunque i 35 miliardi della Mercedes si riferiscono al periodo 18 luglio-fine anno, quindi ad un periodo molto limitato. Perché allora nel bilancio di previsione del 1992 ne sono stati iscritti solo 550? Anche in questo caso l'aumento è inferiore persino al tasso d'inflazione, ma non riesco a capire sulla base di quale valutazione e di quali dati si ricava questa cifra.

D'altra parte 550 miliardi possono anche essere troppi, se pensia-mo che nel corso del 1992 andranno avanti vari processi connessi alla realizzazione del Mercato Unico Europeo, che potranno ridurre alcune entrate: avremo un aumento sulle Mercedes, ma riduzioni su altre operazioni di sdoganamento. Questo però va illustrato nella relazione, questa dinamica va spiegata, altrimenti non si capisce che cosa rappresentino questi 550 miliardi.

Intanto chiederei di sapere come vengono disaggregati questi dati relativamente ad Iva ed Iva da importazione, perché il discorso dell'Iva, escludendo l'importazione, è importante in sé e per sé, proprio perché ci permette di fotografare l'economia regionale. E' importante conoscere questo dato, che noi non conosciamo mai, perché lo mettiamo nel grande calderone, in cui si perde ogni significato.

Credo, quindi, che dovremmo trattare questa entrata con molta più attenzione e responsabilità, ben sapendo che si tratta di un'entrata destinata a scomparire ed anche per questo dovremmo conoscerne bene le dinamiche; del resto, a livello europeo sono state assunte decisioni ben chiare, che determineranno la scomparsa di questa entrata.

Ieri abbiamo assistito alla manifestazione degli spedizionieri francesi al tunnel del Monte Bianco, perché l'Autoporto di Cluses, come tanti altri autoporti, dovrà essere riconvertito, in seguito alla cessazione di molte attività doganali o di frontiera già dal 1993, anche se per alcune è prevista una fase transitoria fino al dicembre 1996, resta il fatto che dal 1° gennaio 1997 non sarà più riscossa a destinazione alcuna Iva da importazione. Su queste cose noi dobbiamo essere molto chiari e precisi.

Come ha già detto il Consigliere Voyat, un'altra entrata su cui non c'è chiarezza è quella relativa alla Casa da gioco di Saint-Vincent. E' prevista una riduzione in termini reali dell'entrata, ma giustificata da un'affermazione, che ho trovato nella relazione di accompagnamento al disegno di legge, che mi ha piuttosto sorpreso, perché vi si dice che l'aver messo la stessa cifra dell'anno scorso, in previsione di una riduzione in termini reali delle entrate del Casinò, è determinato dalla presenza di un disegno di legge che prevede l'istituzione di nuove Case da gioco in altre Regioni d'Italia: l'eventuale approvazione di quel disegno di legge determinerebbe una riduzione delle entrate o comunque una modifica del ruolo del Casinò di Saint-Vincent.

A me pare che questa affermazione sia un po' affrettata, generica e superficiale, perché, in base alle previsioni che io sento, difficilmente quel provvedimento potrà essere approvato prima della fine di questa legislatura e quindi è difficile che già nel corso del 1992 possano essere aperti nuovi Casinò, anche se sicuramente dovremo confrontarci con questa prospettiva, perché tale operazione andrà avanti. Non so però se nella relazione della Giunta si possa già dire che questa eventualità si realizzerà nel 1992, nel senso che non conosco gli elementi sulla base dei quali la Giunta sostiene la sua tesi. A me sembra che, se ci sono degli elementi, dovrebbero essere resi più espliciti, perché io non li conosco.

D'altra parte noi sappiamo che è in corso una discussione per il rinnovo della convenzione. Come si raccorda questa previsione rispetto al rinnovo della convenzione? Direi che il dato della semplice riconferma è molto silenzioso e non chiaro, a meno che non sia, anche in questo caso, una semplice registrazione contabile: il dato è stato preso l'anno scorso ed è stato ripetuto quest'anno perché forse l'anno scorso era stato leggermente sovrastimato, così si è deciso di mantenerlo tale e quale, prevedendo solo una minima crescita programmata.

Credo, però, che il bilancio dovrebbe essere qualcosa di più di un'operazione aritmetica, nella quale si applicano determinati tassi un po' a tutte le voci, con l'aggiunta di qualche minima correzione; il bilancio dovrebbe essere una scelta di tipo politico, per cui le previsioni esprimono delle volontà politiche. Qui mi sembra che non ci sia questa volontà politica oppure non so quale sia, perché non è chiara.

Nei trasferimenti del fondo sanitario nazionale, sempre nella voce entrate, noi abbiamo una riduzione molto netta rispetto alle previsioni del 1991, quando furono previsti 158 miliardi, mentre nel 1992 se ne prevedono 120, con una riduzione di 38 miliardi, pari al 24 per cento in meno. Ricordo che l'anno scorso, dai banchi dell'opposizione venne criticata quell'entrata di 158 miliardi, credo che in realtà si trattasse di un'entrata sovrastimata, visto che quest'anno se ne prevede una considerevolmente inferiore.

C'è invece un leggero incremento (più 10 per cento) nel fondo per la finanza locale, ma complessivamente i trasferimenti dello Stato diminuiscono sia in termini assoluti sia in termini reali. Credo comunque che questo fenomeno fosse espressione di una tendenza evidente da alcuni anni.

Ecco, per quanto riguarda le spese, c'è ancora da evidenziare una ulteriore crescita delle spese correnti, abbastanza significativa e preoccupante. Vorrei segnalare un dato che, a mio avviso, colpisce: noi abbiamo entrate Irpef previste per 230 miliardi, che non bastano neppure a pagare gli stipendi del personale regionale e della scuola (240 miliardi), quindi in pratica noi spendiamo tutta l'imposta sul reddito per pagare gli stipendi. Potremmo fare un raffronto col bilancio di previsione dello Stato per il 1992, dove il costo del personale assorbe un terzo dell'Irpef (circa 85.000 miliardi su 226.000), mentre noi spendiamo tutte le entrate dell'Irpef, e forse anche qualcosa di più, per pagare il personale.

Inoltre, la somma di tutte le entrate Irpef, Irpeg e ritenute alla fonte (271 miliardi), è esattamente pari a quella necessaria per pagare tutte le spese di funzionamento istituzionale (271 miliardi). Anche questo è un dato che ci deve preoccupare.

Il totale delle spese correnti assomma a lire 840 miliardi, contro i 779 delle previsioni del 1991, con un incremento superiore al tasso di inflazione (oltre il 10 per cento).

In conclusione, si tratta di un bilancio che io considero sostanzialmente piatto, fedele espressione di una maggioranza che, più che governare, si è seduta sull'amministrazione dell'esistente, e che, come disse l'anno scorso il Consigliere Lanivi, potremmo definire, ma con più forza, "un bilancio senz'anima". Questo bilancio è espressione di una maggioranza che non ha un'anima, che non ha una forza interna, perché è sorretto soltanto da uno spirito di gestione dell'esistente.

E' un bilancio che sinceramente non viene neppure la voglia di analizzare, di sezionare e di esaminare a fondo, perché è ripetitivo rispetto al passato, non ha slanci di novità e su di esso bisognerebbe ripetere cose che io ho già detto da molti anni.

Non voglio neanche affrontare il discorso dei fondi globali, sui quali l'anno scorso avevo dato un giudizio sostanzialmente positivo, ma che poi sono stati massacrati nel corso della gestione del bilancio. Con gli assestamenti e con le variazioni di bilancio tutti i fondi globali più significativi sono stati cancellati o stornati da altre parti, quindi non esprimo neanche un giudizio sui fondi globali, perché li ritengo scarsamente attendibili.

Il giudizio che noi diamo su questo bilancio è negativo e preoccupato, perché nel bel mezzo di un processo di profonda trasformazione e di profondo cambiamento in atto a livello nazionale ed internazionale, la nostra Regione si ritrova ancora una volta senza una solida guida e senza una bussola precisa che la orienti.

Questi processi di trasformazione sono vasti e profondi. Lunedì prossimo si riuniscono in Olanda, a Maastricht, i capi di Stato dei dodici paesi europei per firmare o per concludere l'iter di un nuovo trattato per l'Unione europea, che comporterà dei grossi cambiamenti nei poteri degli Stati e nelle funzioni e nei rapporti fra Stati e Regioni all'interno della Comunità Europea. Sono in evoluzione delle dinamiche che già ci stanno toccando a fondo, basti pensare alla politica agricola, all'armonizzazione fiscale ed a tutto ciò che questo può significare anche per la Regione Valle d'Aosta.

Io sono convinto che di tutte le Regioni d'Europa, quella che sarà più toccata dal processo di integrazione europea sarà la Valle d'Aosta, proprio per le cose che sappiamo, per la nostra particolare situazione, per le nostre entrate: noi saremo toccati più direttamente dal processo di integrazione europea, non a caso, del resto, abbiamo nominato una Commissione speciale che esaminasse ed approfondisse il problema del mercato unico, proprio perché saremo toccati a fondo.

Certamente questo processo apre per noi nuove opportunità, nuove possibilità. Dubito però che noi siamo nelle condizioni ideali per saper sfruttare queste opportunità.

Allo stesso modo dobbiamo tener presente la crisi dello Stato italiano, che è molto preoccupante. E' una crisi che si manifesta nell'ammontare spaventoso del deficit pubblico, che ci sommerge tutti. Nel convegno di domenica scorsa, il Parlamentare verde che ha partecipato ha detto: "Sì sì, va bene il federalismo fiscale. Noi siamo d'accordo. Però, purtroppo, saremo costretti a federalizzare e regionalizzare anche il debito pubblico". Questo significa che il problema del debito pubblico graverà anche su di noi, perché qualcuno prima o poi dovrà pur pagarlo. Questo è un fatto estremamente preoccupante.

Alcuni indicatori ci segnalano che questa situazione di crisi avrà delle evoluzioni profonde anche a livello istituzionale. Il successo delle leghe - questo già l'avevo detto l'anno scorso e non posso che ribadirlo anche quest'anno - è il sintomo, è l'espressione di una esigenza, di una volontà di cambiare qualcosa che non va, è una spinta al cambiamento.

Ma d'altra parte noi abbiamo anche delle preoccupanti reazioni di tipo "reazionario". In questi giorni sono comparse sui giornali notizie di un certo "rumore di sciabole" che è abbastanza inquietante, un'attivazione dei carabinieri e delle forze armate a difesa del Capo dello Stato, che a me lascia qualche elemento di inquietudine.

E' chiaro che negli ultimi anni, in particolare a partire dalla data abbastanza significativa del crollo del muro di Berlino, tutto si è rimesso in movimento a livello europeo. Di fronte a questa situazione noi dovremmo avere una capacità di governo, di orientamento e di marcia, diversa da quella che emerge da questo bilancio di previsione, che è il momento in cui si guarda in avanti.

Il livello di riflessione e di decisione espresso da questo bilancio è vecchio di anni; a mio avviso, è come se il bilancio fosse stato concepito e realizzato al riparo di determinati equilibri e muri che ormai si sono sgretolati.

La parabola innovativa che questa maggioranza, evidentemente sulla spinta della novità e del cambiamento, affermava di avere imboccato, si è subito ripiegata su se stessa, se mai c'è stata e se c'era l'intenzione di avviare un certo cambiamento.

Del resto, a me pare che ci troviamo di fronte ad una maggioranza e ad una Giunta regionale ormai prive della tensione necessaria per portare avanti un vero cambiamento. Questo lo si vede nella gestione dell'amministrazione quotidiana, nel bilancio di previsione...

Noi l'abbiamo registrato anche sulla tematica della trasparenza, che ha una sua importanza, dove abbiamo visto che tutta una serie di dichiarazioni, di espressioni di volontà e di metodi nuovi si è poi sostanzialmente tradotta in una chiusura a riccio: vedasi nei confronti dei problemi dell'informazione ai consiglieri regionali, ma in generale all'opinione pubblica; vedasi nel modo in cui è stata gestita la questione delle nomine di competenza della Regione; vedasi anche il modo in cui ieri abbiamo affrontato, rifiutando di andare a fondo nella questione e di vederne tutti gli elementi, le vicende giudiziarie. Abbiamo paura di approfondire, di dire le cose, di metterle in piazza, di vedere come stanno esattamente...

Non faccio queste considerazioni per partito preso, per voler criticare ad ogni costo questa maggioranza, perché non ne ho nessun motivo, ma le faccio perché esprimo una delusione rispetto a questo bilancio, che a mio avviso è sostanzialmente senza una progettualità e non fa compiere un positivo passo in avanti all'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Rollandin; ne ha facoltà.

Rollandin (UV) Merci, monsieur le Président. Je crois que l'engagement budgétaire et les annexes au budget ont toujours été suivis avec attention par cette Assemblée. On a toujours dit que c'est le moment pour faire certaines réflexions et surtout pour avoir un peu le thermomètre de la situation politique et des choix qu'on va faire pour le futur.

J'ai écouté avec attention la relation du Conseiller Ricco qui s'est efforcé de faire une analyse de la situation nationale et internationale. A mon avis, cette analyse est d'autant plus utile dans un moment si difficile de transformation globale. Le rapporteur a bien fait de mettre en évidence certaines difficultés, au niveau politique national, qui ont des retombées négatives sur notre région et d'insérer ce discours dans un projet plus large.

J'ai lu la relation de l'Assesseur Lavoyer. Je dois avouer qu'elle ressent d'une façon, à mon avis, un peu exagérée de l'analyse Censis. Or, je crois qu'il est toujours très important de la connaître, mais j'estime que le Censis n'a pas le rôle de se substituer au pouvoir politique. L'analyse que cet institut a faite ne peut pas et ne doit pas constituer une couverture pour l'ensemble de ce qui, au contraire, doit être mis en évidence par les forces politiques qui doivent choisir.

Avant tout, je voudrais faire une petite remarque. On a ici l'analyse du budget pour l'année 1992 et l'analyse financière du budget pour les années 1992-93-94, je crois qu'il faudrait réfléchir sur l'utilité de ce document, c'est-à-dire de la loi des finances pour les années 1993 et 1994. J'inviterais à lire ce document, car ou bien on décide de l'annuler ou autrement il faudrait au moins essayer de le rendre compatible avec ce qui peut arriver à l'avenir, sinon il est parfaitement inutile. C'est un document, et j'en soulignerai par la suite les différents aspects, qui est absolument répétitif et qui ne prend même pas en charge, pour ce qui est des frais de gestion, la partie des augmentations naturelles; ce qui nous porte à avoir un document qui n'a aucun sens. Au contraire, ce document pourrait être très important pour ce qui concerne les projets futurs et les engagements trisannuels.

Pour ce qui est de l'analyse du budget, je crois que, comme d'autre collègues l'ont déjà fait et d'autres le feront, il y a la nécessité de faire une analyse des recettes et encore plus évidente et indispensable une analyse de l'utilisation des ressources.

Au niveau des recettes, je crois qu'il est important de souligner les deux aspects qui sont à la base des deux rapports que nous avons lus ainsi que des perspectives futures. J'ai toujours essayé de ne pas dramatiser l'échéance 1993. Je crois tout de même que le document qui est en train d'être discuté, qui en partie est remis à l'attention de conseillers, qui fera l'objet de la rencontre de Maastricht, mérite une attention supplémentaire. En effet, l'article 3 peut porter des changements considérables aussi pour notre Région. L'échéance prévue il y a deux ans était 1996-1997. Aujourd'hui ce n'est plus ainsi, je peux même dire malheureusement. Du point de vue économique, il y a eu des pas de l'avant qui ont dépassé les attentes des plus fervents européistes. C'est surtout la partie économique qui est tranchante pour le futur des régions comme la nôtre.

Si on a retiré de la presse l'idée fédéraliste ou quand même d'avoir une Europe, dès demain, fédéraliste, on a insisté et on a donné l'appui de tous les Etats sur l'article 3, où il y a des conséquences pour notre Région qui ne peuvent être oubliées.

Alors, je ne veux pas dire que c'est pour demain, il y aura une année, mais déjà dès l'année prochaine il y aura des conséquences extrêmes pour notre Région.

L'autre thème concerne un problème qui a déjà été évoqué: les projets qu'on peut avoir à propos du Casino. A ce sujet, j'ai apprécié le fait que l'Assesseur ait mis en évidence la peur des concurrents, ce qui est évident non seulement pour la concurrence nationale, mais surtout pour la concurrence internationale. N'oublions pas que, à ce sujet, la politique de la France nous intéresse, comme pourra nous intéresser la politique d'autres Etats, même pas européens, qui peuvent être reliés par avion aux centres d'où viennent les gens qui jouent à Saint-Vincent. N'oublions pas que l'analyse de "Bain & Cuneo", sur la présence de la maison de jeux, est assez intéressante à ce sujet. Il nous dit qu'il y a une tendance à prévoir un déplacement d'une partie consistante des personnes qui aujourd'hui fréquentent la maison de jeux de Saint-Vincent. Par conséquent, je crois que c'est une analyse que je partage, c'est un tracas que j'ai à mon tour et que j'ai apprécié dans cette relation concernant les recettes.

Je n'ai toujours pas eu de nouvelles pour ce qui est de l'application de l'article 6 de la 690. Moi, j'ai encore la lettre que gentiment l'Assesseur m'avait donnée à propos des rendez-vous avec le Ministère compétent, pour savoir à quel point on en est à propos des financements que la Région devait avoir en conséquence de l'application de cette loi.

J'avais compris que l'année dernière il y avait la possibilité d'insérer, comme annexe au budget, l'évaluation de l'évolution des frais obligatoires de l'Administration régionale qui sont faits par l'Etat. Je veux rappeler que, en 1989, on avait fait cette analyse qui avait porté un certain résultat, c'est-à-dire que les 5/10 des recettes sont utilisés pour des frais qui ne sont pas strictement liés au fonctionnement de l'Administration régionale. Je regrette de ne pas avoir eu cette analyse compte tenu qu'il ne s'agissait que de continuer un travail qui avait déjà été commencé. Je crois qu'il est utile d'avoir des données de comparaison à ce sujet et j'estime que ce serait bien de reprendre ce problème.

L'aspect le plus intéressant ce serait celui de voir quelle est l'utilisation des ressources, quel est l'engagement des forces politiques face à une certaine disponibilité. A ce sujet, je dois avouer que quatre remarques s'imposent.

Avant tout, c'est un budget qui, du point de vue de l'évaluation de la gestion, est irréel et j'expliquerai les raisons. C'est un budget qui nous donne clairement l'idée de stagnation, qui n'a pas de nouveaux élans, qui n'a pas de choix. On a parlé de la politique des eaux, si on voulait se référer à la politique des eaux je crois que c'est un budget à l'eau plate et surtout c'est un budget sans Europe. A mon avis, ce sont des thèmes qui reviennent.

J'ai voulu revoir ce qui s'est passé l'année dernière pour le budget 1991 et j'ai voulu reprendre des observations que je ne veux pas refaire cette année. L'analyse qui avait été faite engageait le Gouvernement à prendre certaines décisions, à essayer au moins de modifier certains aspects. Je crois que, au contraire, cette année il y a une attitude drôle, il y a un aspect répétitif qui est très embarrassant. Je ne veux pas faire, comme on a dit, "il gioco delle parti", c'est-à-dire qu'on doit quand même critiquer. J'essayerai de montrer les exemples qui nous portent à faire certaines affirmations.

J'ai dit que c'est un budget qui n'est pas réaliste, qui ne corres-pond pas au vrai pour ce qui est des frais obligatoires. Je veux me référer à deux sujets d'une façon spécifique: le domaine des transports et le domaine de la santé. Pour ce qui est de ces deux domaines on a et on a eu la possibilité de connaître, déjà en Commission, qu'il y a un manque d'argent évident.

Pour ce qui est des transports, je crois qu'il est important de souligner que par rapport aux requêtes qui ont déjà été faites et qu'on sait déjà dès aujourd'hui qu'elles seront obligatoires... Je ne veux pas parler des frais conséquents à des aspects qu'on ne connaît pas. Pour ce qui est des transports et en particulier du transport "su gomma", d'après les affirmations faites en Commission, il y a 1,6 milliard en moins par rapport aux exigences normales de fonctionnement. "Trasporto per ferrovia: meno 2 miliardi. Gestione Aosta-Pila: meno 1 miliardo. Gestione aeroporto: meno 1 miliardo". La loi pour les transports gratuits moins 2 milliards. La substitution de la loi 151 pour les frais de transport qu'on doit donner aux transports publics, chapitre 67670: moins 6 milliards. Si on va faire une analyse, on a, à toute évidence, un aspect qui ne peut que être tracassant, car on sait - et on peut le dire dès aujourd'hui - qu'il faudra intervenir obligatoirement. Il y a des frais qui sont déjà prévus dès aujourd'hui.

Pour ce qui est de la santé, je regrette devoir dire que l'année dernière nous avions souligné certains aspects qui se sont malheureusement réalisés cette année. Pour ce qui est du budget 1992, il suffirait de lire la relation faite par le Ministère qui engage les régions d'une façon importante. Personne n'a mis l'accent sur le fait que pour l'année à venir la limite qui était de 20 pour cent pour la gestion a été tranquillement dépassée à mesure de 8 pour cent. En effet, il y a une augmentation de 40 pour cent par rapport aux frais initiaux. Moi, je crois que dans un secteur comme la santé publique où les augmentations sont dues à l'augmentation du nombre du personnel - et là je veux souligner que manquent encore des centaines de personnes - et au problème des contrats nationaux qui sont gérés d'une façon autonome. Nous allons tout simplement payer les frais que d'autres vont décider. Malheureusement les frais seront toujours plus lourds pour notre Administration. Je ne sais pas quelle a été la résistance face à cette augmentation qui est - je l'ai déjà dit - de 40 pour cent par rapport à l'année dernière.

Je crois qu'il faut prendre en considération le fait que le montant pour la santé publique est insuffisant, on l'a dit et répété, mais non seulement pour 1992 il y aura aussi une augmentation dans le domaine des différentes structures qui se rattachent à la santé. Il y a la gestion des épurateurs. On sait qu'il y a une requête et qu'il y aura l'exigence d'intervenir dans ce domaine, mais on n'a pas les fonds nécessaires. La même chose se passera pour les micro-communautés, pour les centres de gestion des ateliers pour les handicapés, même question dans le domaine de la drogue.

En plus de ces frais obligatoires de gestion, il y aura les frais indispensables pour la gestion normale et pour le réaménagement et pour la gestion des outils de travail, pour la gestion des différents requêtes qui ont déjà été formulées par l'hôpital. L'Assesseur a pris acte et avoué en commission que face aux requêtes de 1991, qui étaient de 22 milliards, on a alloué 6 milliards. Il y a les requêtes qu'il m'a gentiment données pour 1992. Elles dépassent à nouveau les 15 milliards et il n'y a que 3 milliards. Une réponse s'imposera. Quel est le choix qu'on va faire? L'Assesseur a dit qu'on fera le possible pour donner une réponse positive, pour allouer les fonds. Mais ces fonds n'exis-tent pas. Aujourd'hui on n'a pas les fonds nécessaires pour donner une réponse.

En même temps, je crois que la situation dans ces deux secteurs est toujours plus dramatique. Je voudrais rappeler que la gestion dans le domaine du social est en train de devenir toujours plus lourde pour les frais normaux ainsi que pour les frais de gestion des micro-communautés. On regrette de dire que ces frais vont augmenter de façon dramatique, ce que la relation dit.

Pour revenir à la relation, là où l'on parle de la répartition entre "spese correnti e spese d'investimento", je crois qu'on doit dire que les "spese correnti" pour 1992 ne correspondent pas à 55 pour cent, ou selon l'autre comptabilité 47 pour cent, mais elles dépasseront 60 pour cent. Les données que j'ai voulu lire concernant les frais obligatoires des deux secteurs nous donnent clairement l'idée que ce budget n'est pas à même de répondre et de donner une idée exacte de la gestion, sans penser à l'autre aspect qui a déjà été souligné par le collègue Voyat et que les forces syndicales ont mis en évidence: l'augmentation du personnel régional. Cette augmentation du personnel est là pour nous dire que les frais seront encore plus lourds, comme j'ai essayé de faire comprendre.

Il y a un autre aspect que j'estime important, c'est la question des choix. J'ai lu la relation du Censis où on a mis en évidence l'aspect de la responsabilité: "riscoprire la responsabilità". Il faut tout de même choisir, c'est une idée partagée, mais je dois avouer que cette partie n'a pas de correspondance au niveau du budget. En effet, pour ce qui est des domaines qui peuvent être considérés stratégiques, il n'y a pas de choix.

On pourrait parler des infrastructures. Pour les infrastructures on ne sait pas dans quelle direction on ira. On attend toujours de savoir quel sera le choix pour le dernier tronçon de l'Aoste-Courmayeur: chemin de fer ou autoroute? On attend de savoir quel sera le choix et quel sera le futur des différents projets des chemins de fer.

Je vous inviterais à suivre les débats qui ont lieu dans les communes environnantes. Les journaux ont repris plusieurs fois les pourparlers et les accords Lyon-Turin pour une liaison au niveau du chemin de fer. Je crois que les pas de l'avant sont concrets et je voudrais savoir si on a pris des contacts pour savoir quelle est la conséquence de ce choix par rapport au projet Aoste-Martigny. Je crois qu'il faudra tout de même s'insérer d'une façon une peu plus sérieuse pour avoir une réponse au niveau des Ministères. On avait présenté les projets au Ministère compétent, on a présenté le projet au niveau des commissions de la Communauté européenne, on est dans l'attente de savoir l'avis sur ces sujets. Aujourd'hui on n'a pas encore eu de réponse. On parle d'autres directrices, mais je voudrais savoir si on a modifié l'avis à propos de ces projets. Il n'y a pas un mot.

Pour les chemins de fer l'unique conséquence pour les année 1992 ce sera qu'on va payer les frais de la gestion de l'Aosta-Pré-Saint-Didier. Ce sera l'unique conséquence sérieuse et concrète. Pour le reste, quelle est l'intention par rapport aux problèmes du chemin de fer et de la "smilitarizzazione". Il y avait des contacts. On nous a dit qu'il y a les Ministères qui sont en train de prendre une décision. Je n'ai pas vu un mot. Je crois qu'il s'agit de thèmes importants.

Pour ce qui est de la politique de la maison, on a dit qu'on allait mettre de l'argent pour les emprunts. Mais le problème n'est pas uniquement celui de soutenir les emprunts, au contraire je crois qu'il s'agit de choisir si on veut continuer à privilégier les nouvelles constructions ou bien privilégier la restructuration.

On parle de la question "Projet Aoste", on parle des initiatives en faveur de la ville d'Aoste et tout est résumé par la possibilité de faire un emprunt de 15 milliards pendant dix ans. Comment peut-on soutenir que cette attitude constitue une solution pour la ville d'Aoste? Avant tout avec cet emprunt de 15 milliards le Région va payer les frais pour la ville d'Aoste. A part le fait que s'il y avait des projets on donnerait à la ville d'Aoste beaucoup plus de 15 milliards par an. Mais pour faire quoi? C'est un manque d'attention pour des projets qu'on n'a pas eu la possibilité d'apprécier.

Il y a une série d'autres secteurs qu'on examinera au moment de l'analyse du budget. Je voudrais tout de même faire une remarque sur un autre thème, sur lequel finalement on a des données: l'énergie. Comme réaction au problème de l'énergie, sauf les engagements que l'Etat a pris en approuvant les lois n° 9 et n° 10 de 1991, face à une attitude qui est, de la part de l'Etat, pour donner la possibilité de participer aux privés et aux sociétés, ici on dit que l'investissement pour 1992 sera de 4 milliards. Il n'y a pas de fonds pour intervenir dans l'autre secteur qui d'après la relation qui a été faite et d'après les affirmations de l'Assesseur est possible: le téléchauffage. Il n'y a pas de fonds. Face à ces observations on ne peut que dire qu'il est difficile de pouvoir croire à la volonté de présenter un marketing Vallée d'Aoste. Car là aussi le problème se posera. A quel point l'on peut prévoir une évaluation globale du marché, de la présentation de la Vallée d'Aoste qui ne soit pas uniquement la campagne publicitaire de l'Assessorat au tourisme. C'est l'ensemble des données, des stratégies et des choix qui vont faire le marketing Vallée d'Aoste, sans ces choix c'est inutile d'en parler.

Ce manque de programme est évident même en analysant les fonds globaux qui ont été utilisés, comme la relation de l'Assesseur nous dit, comme une vitrine pour faire comprendre quel est le programme. En analysant cette vitrine on n'a pas la possibilité de comprendre quelle est l'intention de cette majorité.

L'autre thème important à souligner concerne le problème de l'emploi. Le budget donne l'idée que cette analyse a été faite il y a longtemps et qu'on n'a pas eu la volonté de la modifier par rapport aux derniers événements. Ici on a accepté de prendre tranquillement l'analyse qui a été faite avec certains pourcentages de personnes en chômage, de personnes qui sont à la recherche de premier emploi et on a dit que la situation est normale, qu'elle est meilleure qu'ailleurs et que, par conséquent, il ne faut pas se préoccuper. Je crois que, au contraire, il faudrait se préoccuper. Les derniers événements devraient trouver dans ce budget une réponse.

Pour les problèmes de l'Ilva, qui ont été débattus pendant une journée, comment on estime de trouver une réponse au niveau de budget pour ce qui est des intentions, si jamais on pense de les faire? L'expérience Ilssa-Viola ne doit pas être répétée. Là le non-choix aura des conséquences qu'on va payer pour des années. A propos de l'Ilssa-Viola, je crois qu'on est arrivé à la fin de la course. Il n'y aura plus la caisse de chômage technique. Qu'est-ce qu'il va se passer pour ses travailleurs? Moi, je n'ai pas vu de réponses.

Quelle est l'attention au problème de la crise du Canavais, surtout de l'Olivetti, qui aura des conséquences sur les entreprises de la Basse Vallée? La crise de la Fiat a des conséquences sur les entreprises de la Basse Vallée. Pour ce qui est de l'Olivetti il y a des travailleurs valdôtains qui, d'ici quelques mois, seront à l'Assessorat à l'industrie pour demander s'il y a, par hasard, des perspectives. Je crois que ces thèmes n'ont pas été abordés. Si on va ajouter à tout cela la crise du secteur qui, jusqu'à présent, était le secteur qui traînait les autres, c'est-à-dire le secteur de l'entreprise de constructions, je crois que là il est évident que la crise actuelle portera comme conséquence une présence de plus de 5 mille personnes qui seront là, à la porte, pour demander quel sera leur futur.

Je crois qu'on peut ajouter à ces travailleurs les travailleurs de la douane et les travailleurs des différentes entreprises, citées pendant ces derniers jours, qui sont là pour nous dire que face à l'espoir de trouver une solution ce budget ne donne aucune réponse.

Les problèmes de l'emploi ont une conséquence indirecte et directe. Ils n'ont pas eu jusqu'à présent une attention même pour ce qui est des projets au niveau de la Communauté européenne. L'année dernière on avait présenté la nouveauté de l'attention pour ce qui est des problèmes de l'Europe en disant qu'on ouvrirait "lo sportello europeo". Moi, je n'ai plus rien entendu au sujet de ce fameux guichet européen. Au contraire, par exemple, je dois dire qu'il n'y a pas l'argent nécessaire pour soutenir les initiatives transfrontalières et pour soutenir l'initiative de l'Interreg. Je demanderais de savoir comment peut être financé ce programme qui a déjà été accepté par la Communauté européenne et qui prévoit un raccord entre la Vallée d'Aoste, la Savoie et le Valais pour l'analyse d'un domaine important comme l'agriculture de tourisme. Ce serait bien, à mon avis, de suivre ce programme avec attention et je demande de savoir à quel point on en est pour ce qui est des financements.

On a une série d'initiatives que les autres Régions, même celles à statut ordinaire, sont en train de soutenir pour ce qui est des rapports entre communautés avoisinantes. Il y a les projets pour le développement des régions transfrontalières, je n'ai pas vu mention de ce thème dans le budget. Je crois que ceux qui ont participé aux derniers travaux de la Communauté Européenne ont remarqué qu'on a insisté sur ce point. Il y a une commission spécifique. Il y a un travail qui est en train de se faire en conséquence de l'exigence de reprendre les contacts entre communautés avoisinantes. Là il n'y a rien du tout.

Je crois que l'Europe devrait intéresser beaucoup plus notre Région. On a parlé de ce rendez-vous de Maastricht, mais je crois qu'il est aussi important de rappeler les initiatives dans le domaine de l'agriculture. Les nouvelles sont plutôt grises pour ce qui est de la possibilité d'intervention des régions pour le futur. Moi, j'ai assisté, comme d'autres collègues, aux interventions des collègues de l'Autriche et de la Suisse pour ce qui est des interventions qui ont été faites jusqu'à présent et qui, avec les indications de la Communauté Européenne, ne seront plus possibles.

Déjà aujourd'hui, pour ce qui est de l'agriculture de montagne - d'autres collègues reprendront ce thème - il faut être très inquiets.

Dans ce sens, on ne peut que dire qu'il est difficile d'apprécier les propositions de ce budget. J'ai essayé de donner des exemples qui aillent soutenir et mettre en évidence les points négatifs de ce budget d'après nous. Ce sera très important de voir quelle sera l'évolution de ces thèmes et surtout de voir quelle sera la volonté de reprendre certaines analyses qui, je ne sais pas jusqu'où, ont été partagées par certaines forces politiques.

Je veux revenir au concept de l'autonomie et au concept du rapport avec l'Etat.

J'avoue que la lecture de l'autonomie, comme elle a été reprise dans le relation, ne peut pas être partagée. "Nella parola chiave sperimentazione è implicito il senso nuovo dell'autonomia. E' sempre più diffusa la consapevolezza che l'odierna ragion d'essere delle autonomie speciali non stia più o non tanto nelle tutela delle minoranze....". Moi, je crois que c'est un passage à analyser avec un peu plus d'attention. J'ai dit que la relation de l'Assesseur a repris de l'analyse du Censis, mais - attention - le Censis n'est pas une force politique. Le Censis fait une série de considérations que l'Assesseur a reprises telles quelles. Je peux douter que l'analyse que l'Assesseur fait soit correcte. Je crois que l'autonomie est quelque chose de plus, l'autonomie ne peut être réduite "a una fase di sperimentazione" après 45 ans. J'avoue que c'est un passage que je ne partage absolument pas, comme je ne partage pas l'autre passage où l'on dit: "Il bilancio: une strumento flessibile. Tutto questo per far sì che la Valle d'Aosta possa avere un ruolo significativo sulla scena europea, superando la fase di autonomia dipendente dall'atteggiamento benevolo dello Stato". Moi, je voudrais comprendre où est "l'atteggiamento benevolo dello Stato". Je croyais, au contraire, qu'on parlait de certains droits conséquents à certains choix d'autonomie qui avaient été faits et face à certaines exigences de la population. Avec ces idées on dit que c'est l'autonomie privilège. C'est un concept qui est à repousser. C'est un concept vieux. Ce n'est pas possible de dire aujourd'hui "dipendente dall'atteggiamento benevolo dello Stato". Je crois que là on dit des choses affreuses pour ce qui est de l'attitude qui est à tenir par rapport à l'attitude de l'Etat.

On a présenté des choix pour dire que des Ministères n'ont plus de sens et aujourd'hui on dit qu'il faut faire attention, qu'on devrait essayer de faire de façon de dépasser cet "atteggiamento benevolo", que jusqu'à présent l'Etat a été un bon père. Où? On a attendu pendant des années pour avoir "le norme di attuazione", on attend encore pour avoir l'application intégrale du Statut. A chaque instant il faut faire des batailles pour soutenir, d'un point de vue politique, une attitude qui n'est pas de dépendance, bien loin! L'analyse que vous avez faite n'est pas correcte. Il suffirait - et je veux le reprendre - d'utiliser l'énergie pour dépasser les 550 milliards de la Tva. L'utilisation de l'énergie avec la possibilité d'utiliser les 6 milliards de kilowattheures ou lieu des 3 milliards actuels est suffisante pour dépasser les 550 milliards de lires. Je crois que là, au contraire, il s'agit de s'engager d'une façon différente. Je peux comprendre que les analyses peuvent être utiles, mais aux analyses il faut, par la suite, donner des solutions différentes.

Les recettes ne peuvent être gérées comme les recettes conséquentes à la simple gestion, comme il a été fait pour ce rapport, pour cette convention que déjà le Conseiller Voyat a citée: "Proposta di deliberazione al Consiglio: approvazione dello schema di convenzione per l'insediamento di attività industriale e di servizi da parte della società SDS". Je crois qu'il y a des aspects qu'il est un peu difficile de comprendre. Il y a une attitude envers cette société, qui représente la première partie de l'opération Mercedes, un peu choquante. On va prévoir d'allouer à cette société, à fond perdu, des dizaines de milliards. Je crois que l'aspect à souligner est.que cette opération était liée à l'augmentation de la Tva qui, d'ici peu de temps, n'aura plus la même importance qu'elle a aujourd'hui.

Face aux engagements qui ont été pris on a tout de même toute une série de réserves. Je ne sais pas si cette proposition sera modifiée par la suite, ou si, au contraire, sera maintenue. On parle de "un contributo a copertura di perdite di esercizio nei primi due bilanci fino all'ammontare massimo complessivo di 4 miliardi. Il contributo in conto capitale verrà erogato dalla Finaosta su presentazione alla stessa di adeguata documentazione delle spese sostenute e ritenute congrue, relativamente a quanto previsto dall'articolo 4 e comunque per un importo annuo non superiore a lire 40 miliardi". Là aussi, j'ai appris en Commission que le système pour allouer l'argent, ce serait l'application de l'article 2 ("Abrogazione di norme") du projet de loi 357.

Grâce à cet article un peu nuancé, on dit tranquillement que l'on autorise la Finaosta à utiliser les fonds de réserve qui avaient été si critiqués par monsieur Mafrica. On parle de 135 milliards. Je crois que la clef de lecture n'est pas si évidente, là où l'on dit: "Abrogazione di norme. La legge regionale 30 dicembre 1985 n. 88 è abrogata - c'était la loi qui prévoyait des financements pour les infrastructures - Le somme residue fra quelle trasferite alla Finaosta per gli effetti della legge 88 possono essere utilizzate per le finalità di cui all'articolo 5 della legge regionale n. 16". Ceci signifie que grâce à cet escamotage on va transférer 135 milliards, si les renseignements sont bons, qui seront alloués à cette société SDS. Alors, de cette façon, il y a à ajouter 135 milliards. L'aspect n'est pas secondaire par rapport à l'attitude que l'on a toujours eue face aux nouveaux investissements. Ici il s'agit, "in gestione speciale", d'une société de services qui aura ces possibilités, compte tenu de l'utilisation des fonds que la Finaosta aura en plus.

En considération de cette délibération, par rapport à la fameuse question "servizi alle imprese", on a des doutes. Ici, il s'agit d'un "servizio alle imprese" mais on a utilisé 400 millions, ou quelque chose en plus, pour avoir "lo studio Buzallen", que l'Assesseur gentiment m'a donné, sur la fonctionnalité des services aux entreprises. J'ai essayé de comprendre quelle en était l'objectif. Dans cette étude on dit des choses correctes. On dit qu'il faut essayer de prendre en charge les initiatives, ce qui est bien. Mais, si le fait de prendre en charge les initiatives est lié à des interventions comme celles dont je viens de parler, je crois qu'on ne peut pas être favorables et on n'arrive pas à comprendre quel est le but.

De plus, j'inviterais à faire une comparaison entre ce que dit "lo studio Buzallen" et ce que dit la relation du Censis. Dans la relation du Censis on parle de "proliferazione dei servizi alle imprese": "La proliferazione di società che offrono servizi alle imprese è un fenomeno che già la semplice osservazione empirica consente di apprezzare sia pure ad un livello preanalitico. A un livello meno impressivo gli indicatori economici che abbiamo utilizzato confermano che lo sviluppo è stato notevolissimo". A aujourd'hui il y a déjà toute une série de services aux entreprises.

J'aimerais que sur ce point on nous donne finalement des indications, c'est-à-dire si on veut choisir de grouper l'ensemble des services à un système qui est selon l'étude Buzallen, il suffit de le dire. Il suffit de dire que l'Agenzia del lavoro n'a plus tellement de sens, qu'une partie de l'Assessorat est inutile, qu'une partie de certains services du bureau du travail sont dépassés. Par contre, on nous dit: "Il centro dovrà essere une SpA con capitale sociale di 500 milioni con partecipazione paritetica pubblico-privato, collocato ad Aosta, con forti collegamenti con Finaosta, gli imprenditori e la pubblica amministrazione". C'est un choix différent! Il y a déjà la structure, le personnel, la participation. Alors, je crois qu'il faudrait nous dire quel est le sens de cette opération et si en 1992 on va faire quelque chose dans cette direction. A aujourd'hui on ne comprend pas ce qu'on veut faire.

Voilà les aspects qui nous font dire que malheureusement il y a un manque de projet et surtout un manque d'attention pour le problème de l'emploi et de la formation professionnelle. J'ai essayé d'analyser la requête de formation professionnelle pour l'année 1992. Je crois devoir solliciter à nouveau l'attention de l'Assesseur sur les requêtes, car il y a à nouveau des milliards pour la Cogne. Des milliards! L'Assesseur a la liste: "Progetto corso di formazione qualità totale: 909 milioni; formazione dipendenti su controlli non distruttivi, formazione quadri, impiegati: 835 milioni; formazione di operatori impiegati per l'avviamento del nuovo sistema informativo integrato: 1 miliardo - j'avais même entendu dire qu'il y avait d'autres intentions à ce propos, c'est-à-dire de prévoir une liaison avec l'Inva, au moins d'après ce que l'Assesseur nous a dit - corso biennale di qualificazione per elettromeccanici: 489 milioni; corso di qualificazione per disoccupati da assumere presso la Cogne: 1 miliardo". Je crois que tout de même il faudra faire une analyse un peu différente de la formation professionnelle. Je pourrais parler aussi des autres cours. A mon avis, il y a l'exigence de revoir les problèmes dans leur ensemble et surtout de faire des choix.

Ce qui manque à ce budget ce sont surtout les choix. On ne peut pas prétendre de vendre comme choix la présentation des fonds globaux, car je crois que l'expérience de l'année dernière est là pour nous dire que les fonds globaux ne sont pas liés tout simplement aux stratégies et aux investissements, mais ce sont tout simplement des fonds de réserve.

Si dà atto che, alle ore 11,54, assume la Presidenza il Vicepresidente Stévenin.

PrésidentMonsieur Bich, Vice-président du Conseil, a demandé la parole; il en a la faculté.

Bich (Ind) Signor Presidente, ho seguito con molta attenzione la relazione dell'Assessore alle finanze sul bilancio del 1992. In essa si consolida l'intendimento di evitare un'impostazione ragionieristica del bilancio regionale, mediante la compilazione di una massa di cifre e di rendicontazione contabile che risulterebbe nella sostanza asettica e fuorviante. Per contro, l'Assessore ha impostato un lavoro molto più complesso, proponendo un pacchetto bilancio che affronta in modo complessivo e, a mio avviso, originale, un progetto guida che ha validità per tutta l'amministrazione regionale.

Per la prima volta ci si avvale di una ricerca realizzata da uno dei più autorevoli istituti di studi economici e sociali, il Censis, per individuare in modo preciso il quadro socio-economico in cui si opera, partendo dalle valutazioni statistiche sulla popolazione e sull'occupazione, per passare ad una disamina dei settori economici e quindi ad una vera e propria radiografia dei componenti del reddito: le spese e gli investimenti.

Alla ricerca complessa del prof. De Rita, intitolata: "Risorse e vocazioni per il rilancio della Valle d'Aosta", sulla quale invito i colleghi a svolgere un'opportuna valutazione anche in sedi più appropriate, segue una indicazione metodologica per la formulazione del bilancio di previsione e del bilancio triennale, che concernono la conoscenza della realtà come base per l'impostazione del bilancio, il ruolo della programmazione, l'adozione di criteri selettivi negli interventi e negli indirizzi di spesa, la concertazione ed il coinvolgimento su obiettivi e strategie generali, con tutti i soggetti rappresentativi della comunità valdostana.

E', come dicevo, un modo nuovo di presentarsi dell'Amministrazione regionale, non solo perché rivaluta la massima di Luigi Einaudi: "Conoscere per deliberare", ma soprattutto perché fa giustizia - e spero per sempre - di una certa nostra abitudine all'approccio superficiale e poco documentato, anche ai problemi più complessi, e di un certo costume recalcitrante all'aggiornamento, che è un vizio abbastanza diffuso nella nostra classe politica.

Leggendo la ricerca del Censis ci accorgiamo che la Valle d'Aosta è cambiata negli ultimi anni e cambia anche rapidamente ed irreversibilmente. Spero che ciascuno di noi si renda conto di questo cambiamento. Così, la scienza politica e la politica sono in continuo divenire, talché quel che ieri aveva validità e consenso oggi può apparire fuori dalla logica sociale. Continuiamo a ripetere che in poco più di un secolo siamo passati da una società industriale ad una multimediale, dalla filosofia politica di Hegel, di Nietzsche e di Marx, alla nuova filosofia delle società aperte di Popper e alla sociologia della libertà di Darhendof, ma poi nella prassi poco facciamo per modificare le procedure ed i comportamenti. Siamo passati dalla certezza dell'ideologia alla problematicità dell'epistemologia nel rapporto fra scienza e filosofia, in sostanza, dal pensiero forte del fascismo, del nazismo, del marxismo-leninismo, al pensiero debole delle società complesse e consumistiche.

Anche se non è questo il luogo e il momento per esaminare le grandi mutazioni planetarie, ciò nondimeno mi sembra opportuno che si prenda atto del consolidarsi di quattro tendenze nella realtà di oggi, che in tutti i modi condizionano la nostra vita quotidiana.

Primo. Appare sempre più chiaro che le economie nazionali moderne non sono più in condizioni di garantire il livello di benessere già raggiunto, basta pensare al nostro mega-deficit nazionale di oltre un milione di miliardi che ogni giorno si aggrava di una qualche percentuale, per capire che niente potrà tornare come prima, senza incidere profondamente nelle condizioni individuali di benessere e di ricchezza.

Secondo. Le società moderne non sono più in grado di garantire diritto ed ordine. Anche questo lo si può desumere dalla cronaca quotidiana dei giornali e dei mass media e soprattutto dalle statistiche dei Ministeri di Grazia e Giustizia e degli Interni.

Terzo. Le comunità moderne non sono più in grado di garantire forme istituzionali più aperte di quelle attuali, senza che venga meno lo stesso contratto tra cittadino e Stato democratico.

Quarto. Gli Stati moderni e le federazioni di Stati non sono più in grado di garantire la sicurezza esterna ed interna delle popolazioni. Questo lo si evince con altrettanta chiarezza nelle guerre regionali e nelle guerre interne di diversi Stati, come la Jugoslavia e l'intero Est europeo.

Coalizioni di spartizioni e gruppi di potere particolare hanno conquistato una gran fetta dell'economia e la difendono con le unghie e con i denti, creando così il massimo irrigidimento del sistema sociale, a cui corrisponde il culmine dell'immobilità e quindi della cosiddetta crisi della "stagflazione", cioè della stagnazione e dell'inflazione messe insieme.

Per superare l'irrigidimento, e quindi la crisi, è giunto il momento di riconsiderare il modo di far politica anche per il singolo individuo. E' il momento di movimentare la logica del comportamento collettivo delle società statiche come la nostra e di cominciare a ridurre l'ombrello protezionistico sotto cui è intangibile la sclerosi sociale e la cristallizzazione della situazione esistente.

Bisogna andare al di là del capitalismo di mercato e nel contempo liberare i confini tra le nuove aree regolamentate e quelle delle nuove opportunità.

Perché dunque legiferare su tutto? Perché regolamentare le "chances" di vita non utilizzate? Meno leggi più legge, lo dicono anche i vescovi italiani. Meno contributi, più rischio. Meno privilegi, più opportunità. Meno teoria, più prassi. Meno burocrazia, più concorrenza... Si potrebbe ancora continuare: innovazioni, modernismo e modernità, superamento e distacco dai canoni propri della società tradizionale, che era strutturata con una scala di valori comunemente accolti ed accettati, che privilegiavano gli elementi che il tempo aveva confermato come stabili rispetto ai fattori di cambiamento e subordinava le aspettative, gli interessi, i bisogni e la creatività individuali a superiori interessi di sopravvivenza del sistema nella sua organicità.

Oggi questo momento è superato dall'attuale società, definita "complessa". I bisogni individuali sono considerati prioritari e si è creata una serie di sottosistemi, ciascuno dei quali con la propria autonomia e specializzazione assolve ad una determinata funzione politica, economica, educativa o religiosa.

Mi sembra che questa considerazione, riportata nella relazione dell'Assessore Lavoyer e attinta nella sua essenza dalla ricerca del prof. De Rita, colga abbastanza bene la filosofia della nuova scienza politica e mi sento di condividerla, perché è fondamento i un orientamento moderno ed accettato dagli ambienti politici riformisti e tecnocratici più avanzati.

Abbiamo parlato a lungo della scienza politica, ma abbiamo lasciato un vuoto, potremmo dire "un buco nero", sulla politica. Cos'è la politica? Come ci muoviamo nella politica che deve essere il supporto indispensabile per la realizzazione del progetto-programma bilancio regionale? Qual è la reale politica che si esprime in piazza Deffeyes, ma che si esprime anche in tanti altri palazzi e soprattutto nei partiti?

In verità, mi sembra che il quadro di riferimento sia molto labile ed incerto, pieno di contraddizioni e di una diffusa confusione. La Sinistra storica, PDS-PSI, che intendeva guidare il processo evolutivo di questa maggioranza, di fatto si è arenata sulla contrapposizione speculare delle problematiche aperte fra le direzioni nazionali dei due partiti, di cui in questi giorni valutiamo la massima distanza dai tempi del primo periodo della gestione Craxi e della segreteria Berlinguer.

Al gran gelo nazionale si innesta l'ambiguità locale. Solo qualche mese fa, al congresso di fondazione della Gauche Valdôtaine, il segretario Tonino aveva perorato e promesso di porsi al centro di un movimento di ridefinizione e riaggregazione della Sinistra in Valle d'Aosta, chiamando a raccolta tutte le sfaccettature contenute nel proteiforme movimento della Sinistra valdostana; proponeva, in sostanza, un forum della Sinistra per la definizione di un programma comune e di un successivo organigramma di riferimento delle forze che avessero accettato.

Purtroppo, a tutt'oggi, non solo non si è andati avanti in questa direzione, ma lo stesso PDS-Gauche Valdôtaine non ha ancora risolto una delle sue contraddizioni più appariscenti, il nome stesso del suo Gruppo consiliare regionale, che è ancora PCI-PDS. Non è solo una questione nominalistica, ma ben si personalizza nei comportamenti dei consiglieri, il cui capogruppo rappresenta un filone storico operaistico, mentre l'Assessore si è dato una funzione più tecnocratica, ma è rimasto paralizzato in una logorante disputa per il salvataggio di imprese che risultano fuori mercato, a cui si tenta di mantenere una copertura assistenzialistica con la definizione di "industria strategica", mentre ancora non è stato presentato - e ciò mi sembra importante e qualificante sul piano politico, soprattutto per la Sinistra - un dettagliato piano di reindustrializzazione e riconversione industriale dell'area aostana.

Queste dicotomie sono diffuse nell'intera Gauche Valdôtaine e creano una sofferenza di cui risente fortemente il processo di aggregazione dell'intera Sinistra e che coinvolge tutte le componenti.

C'è poi la proposta, lanciata sei mesi fa dal segretario del PSI, con una diversa valutazione sulle strategie della Sinistra. Egli parlò allora della Sinistra possibile come di un possibile patto associativo fra le principali componenti della maggioranza regionale, con l'astrazione - beninteso - della Democrazia Cristiana, perché doveva formarsi intorno al polo PRI-PSI-PDS e agli ADP. Sembrava un'ipotesi suggestiva e praticabile, che poteva avere successo dal momento che partiva dal vantaggio di un programma comune già concordato ed approvato, quello del nuovo governo regionale, in cui si potevano identificare emergenti ipotesi per l'elaborazione di una nuova cultura per lo sviluppo, centrata sugli investimenti nelle grandi opere infrastrutturali, a cui si poneva come locomotiva la proposta dell'organizzazione dei giochi olimpici in Valle d'Aosta.

Anche la linea della Sinistra possibile non ha avuto seguito, dal momento che il programma comune non è andato concretamente a definizione e l'ipotesi dei giochi olimpici ha visto divaricarsi le posizioni delle componenti politiche: ADP e PDS sono per il referendum propositivo, il PSI, viceversa, è per affrettare i tempi, limitando il sondaggio ad una rapida consultazione con le forze sociali.

Sembra poi che le intese locali fra i partiti tradizionali di ispirazione nazionale ed internazionale siano appesantite dai rovesci che la cosiddetta partitocrazia sta subendo a tutti i livelli, dal referendum per la preferenza unica alle proposte referendarie in corso, firmate da Segni e Giannini, dalla disfatta di Brescia alla notizia comparsa ieri sui giornali dell'adesione della mitica e patinata aristocrazia lombarda alla campagna antipartitocratica.

Appare chiaramente che è messo in discussione lo stesso modello di partito. D'altronde, la spinta dell'opinione pubblica, sollecitata da una stampa non sempre disinteressata e da molti iscritti di base, ha costretto la stessa Democrazia Cristiana, partito di maggioranza relativa, a confrontarsi su queste tematiche in una conferenza organizzativa a Milano. Il modello di partito periferico si uniforma a quello centrale, quasi automaticamente.

E' una constatazione che ci porta anche in Valle d'Aosta, dove, nonostante lo Statuto di autonomia ed il particolarismo regionale, i partiti agiscono sotto l'impulso delle medesime leggi non scritte in vigore nel resto del Paese. La stessa spinta invasiva nella società produttiva, lo stesso codice selettivo della classe dirigente, centrato sul sistema delle tessere fittizie, perché intestate a persone estranee o non partecipanti al processo decisionale e delle finte deleghe, perché molto spesso nei partiti la delega è permanente e mai verificata e determina spesso l'inamovibilità dai posti di comando.

E' un sistema a cui anch'io - per carità! non c'è alcun senso di protervia o di presunzione in questa critica - ho aderito ed anch'io ho gradito il meccanismo di selezione e di comando messo a punto dal gruppo dominante, quindi il mio intervento non ha solo un senso critico, ma anche autocritico, e non predico dal pulpito ma soprattutto constato una realtà di fatto.

Nessuno avrebbe immaginato che il fenomeno degenerativo potesse essere progressivo e insieme autoritario, fino a divenire una cappa di piombo entro la quale è impossibile organizzare forme di rigenerazione e di autoriforma senza cadere nei sistemi tradizionali delle correnti che si organizzano e si concertano come sette. Prova ne sia che lo stesso convegno della Democrazia Cristiana si è per ora incagliato sui problemi centrali della moltiplicazione dei mandati negli enti pubblici, elettivi e non elettivi, sulle incompatibilità fra le funzioni politiche e amministrative, sul tesseramento con il relativo sistema di selezione del gruppo dirigente...

Il partito resta dunque per ora un mastodontico corpo che porta in se stesso i segni del prossimo tracollo, perché è un corpo rigido e cui organi ingessati non rispondono che ad un alfabeto burocratico e ripetitivo. Siamo passati dall'organizzazione movimentista dei partiti ai tempi delle ideologie, alla cristallizzazione dei giorni nostri, con partiti ridotti al rango di comitati di gestione.

Come facciamo, caro Lavoyer, a portare avanti la tua proposta di bilancio, che è in un certo senso copernicana, perché ha tutta la prolusione concernente lo studio o il sondaggio della realtà valdostana, fatto dal Censis, se poi dobbiamo affidarci ai ferri vecchi del partitismo tradizionale? Tu stesso scrivi nella tua relazione: "I partiti sono l'ambito in cui non c'è spazio per le proprie esperienze, dove non c'è riscontro per i propri bisogni, se non nella logica dell'assistenzialismo e dei favori, dove non si esercitano i princìpi della democrazia...", come potrai dunque evitare l'appropriazione partitica dell'80 per cento e più delle delibere per gli stanziamenti a fine contributivo?

La risposta non può essere quella leghista di tutti contro tutti. La rifondazione e la riforma dello Stato non si fanno con le leghe, che esprimono solo gli ingredienti della protesta antipartitica ed antisistema.

Mi dà un certo senso di sconforto, se corrisponde al vero, che il partito di maggioranza relativa in Valle d'Aosta, l'Union Valdôtaine, che trae ispirazione dalle robuste teorie federaliste di Emile Chanoux e da un'intatta tradizione culturale di taglio storico, etnico e linguistico, possa in qualche modo immiserirsi in un accordo col sen. Bossi, certamente protagonista della recente cronaca politica, ma decisamente diverso e lontano dai costumi di casa nostra. L'UV è un movimento che ha governato a lungo in Valle d'Aosta.

La sua azione spesso è stata imperniata sulla spinta consociativa, tutti i soggetti sociali hanno avuto il loro beneficio, gli stessi immigrati non sono mai stati tenuti fuori dalla stanza dei bottoni, per cui mi sembra poco conciliante questa tradizione con il thatcherismo rampante di Bossi, con le sue tre repubbliche e tutta l'ambigua proposta, venata di spunti xenofobi e sciovinisti. Mi sembra difficile conciliare il pensiero di Chanoux con il poujadismo lombardo di Bossi.

Che fare, quindi, con quella dislocazione di forze che oggi si presenta in Consiglio regionale? Come far riprendere il gusto per la politica, la voglia di farsi coinvolgere per il conseguimento di interessi generali, per una vita migliore, più gradevole e serena, più aperta alla tolleranza ed all'amicizia?

Bisogna cambiare e migliorare i partiti, non c'è altra possibilità. Non più congressi a scadenze prestabilite, con la conta dei gruppi di spartizione e delle relative tessere, con i soliti discorsi delle gerarchie, che tendono a stabilizzare il potere interno, per poi proiettarsi in quello esterno della pubblica amministrazione, con i rituali degli addetti ai lavori, che tutto cambiano perché nulla cambi. E' necessaria una verifica permanente, un partito di quadri e di persone attive, che si contrapponga agli smisurati ed esangui partiti di massa, ormai completamente superati dagli eventi.

Non più strutture superburocratizzate, con segretari a far da capi ufficio, ma formazione di quadri limitati e preparati, su base volontaristica, con meccanismi autoselettivi, attivati dai meriti, dall'ambizione e dall'emulazione, non solo dalla fedeltà al gruppo o al leader. Occorre creare all'interno organi direttivi, che incarnino tutte le realtà del corpo sociale, con forte radicamento nella comunità, sensibili alla nuova definizione di patriottismo e di gruppo tollerante e affidabile.

Penso ad un partito che sia come una cellula del corpo umano, con il suo nucleo, il suo patrimonio di plasma, piastrine, neuroni e DNA (codice genetico), aggregabile a tutte le altre cellule, purché biologicamente compatibili, per evitare crisi di rigetto; il tutto unito per formare un corpo più forte, incisivo e attivo nella società complessa e sterminata che ci avvolge.

Bisogna cambiare gli statuti dei partiti, in modo che risultino aperti come la società che preconizzano ed in cui molti spazi siano volutamente lasciati all'empirismo e allo sperimentalismo, che sono metodiche proprie dei gruppi di persone non credenti nei dogmi, ma nella volontà e nella libertà.

Il nuovo partito non potrà che essere organizzato su base regionale e sarà un contenitore in cui saranno riposte e concatenate molte cellule - come dicevo prima - simili, ma non uguali; politicamente compatibili, ma non geometricamente sovrapponibili. Il partito nazionale, in uno Stato riformato in senso federale, è un vero e proprio non senso e non sensati sono stati quei colleghi che in Consiglio regionale hanno voluto a cuor leggero votare la mozione per trasformare la Repubblica in senso federale, ma poi hanno mantenuto intatta la loro concezione di partito monolitico, immobile e centralizzato.

Ad ogni livello istituzionale dello Stato riformato dalla base ai vertici occorre un'aggregazione politica originale, molto differente nelle funzioni e nella struttura, a ripulsa di superate manie gerarchizzanti. Il leaderismo non è più di moda, se il leader è padrone. E' tempo di relegare gli idoli al rango di attori di telenovelas, è invece il momento di far valere più l'autorità e meno l'autoritarismo.

Colleghi consiglieri, ho cercato di dare qualche modesto suggerimento per determinare i contorni ed il ruolo del nuovo partito, che resta un canale indispensabile per poter far politica e che resta un canale irrinunciabile per poter compiere il nostro dovere di mandatari della volontà popolare, ma tutto è ancora da inventare, tutto è ancora da confrontare.

Non è accettabile la ridicola proposta di un noto e autorevole direttore di un altrettanto autorevole giornale, che vorrebbe un partito trasversale degli onesti. L'onestà, come bene diceva ieri qualcuno, è un obbligo o almeno parrebbe che sia così.

Per rispondere alla nascente volontà di molta gente di tornare a far politica, mi sia consentito far pervenire, anche da noi piccola ma fiera forza politica, oltre all'indilazionabile necessità di cambiare e migliorare i partiti, proporre una nuova legge elettorale che agevoli e premi la coalizione omogenea che ottiene più voti, il cosiddetto premio di maggioranza, un sistema elettorale che lasci intatte le espressioni più originali e mutevoli della società, ma che nel contempo spinga e favorisca le alleanze, si premi l'istinto positivo di quelle forze che tendono ad unirsi per conseguire un concreto risultato comune.

Quindi, se di medicina si tratta, e di medicina amara per tutti, dobbiamo pensare che la possibile soluzione possa porsi nell'identità in un programma, più il partito rinnovato e migliorato, più una nuova legge elettorale. L'uguaglianza di questa equazione porterebbe alla stabilità, alla chiarezza, all'affidabilità, alla credibilità e alla partecipazione.

Io termino senza fare alcuna dichiarazione di voto, perché attendo le controdeduzioni dell'Assessore sul mio intervento, che è stato prettamente organizzativo e metodologico, e non è entrato nelle cifre e negli anfratti del bilancio, anche se ciò può essere interessante, ma è già stato fatto da altri meglio di me, e su quella scorta attribuirò il mio voto. Grazie.

Presidente Ha chiesto la parola il Consigliere Ricco; ne ha facoltà.

Ricco (DC) Stamattina il Consigliere Riccarand si è meravigliato che il bilancio del 1992 non rifletta entrate superiori a quelle del 1991. Sono convinto che ha ascoltato, in modo educato come al solito, la mia relazione, che metteva in evidenza i problemi economici nazionali ed internazionali che producono e produrranno effetti finanziari negativi in tutta l'Europa, quindi anche in Italia e, di conseguenza, se me lo permetti, anche in Valle d'Aosta, la cui capacità finanziaria, come sappiamo, è derivata in virtù della legge n. 690 del 1981.

Le entrate dell'Irpeg non sono state aumentate in conseguenza di quelle accertate dagli uffici finanziari statali, che, come tu mi insegni, vengono calcolate in base alle denunce delle società. Quindi la diminuzione dell'Irpeg che è stata registrata nel corso del tempo è una conseguenza delle leggi o della capacità delle società di farsi assistere da illustri commercialisti.

Se il Consigliere Riccarand, in merito alla suddivisione dell'Iva, da lui sempre reclamata, qualche volta anche giustamente, si accontenta dei dati che io sono in grado di fornirgli, glieli comunico subito:

Anno 1990 - Risultati finali di riscossione -dogana lire 354.939.749.915 in competenza, lire 74.621.218.351 in conto residui, Ufficio Iva lire 59.349.672.340 in competenza, lire 2.912.679.405 in conto residui, totale lire 491.823.320.011. Anno 1991 - Risultati della riscossione al 30 novembre - dogana lire 408.980.145.505, Ufficio Iva lire 70.618.692.169, totale lire 480.000.000.000 (circa).

Poiché, come sai, in dicembre si verificano sempre maggiori importazioni, potremmo prevedere circa 80 miliardi, che aggiunti al totale di prima, assommano a circa 560 miliardi.

Condivido la preoccupazione circa il continuo aumento delle spese correnti. Però è pressoché impossibile arrestare tale aumento a causa dei rinnovi contrattuali e del sempre maggior costo dei prodotti che noi siamo costretti ad acquistare.

A titolo personale, per quanto riguarda l'Iva Mercedes, penso che all'epoca della formazione del bilancio non si potesse inserire nella contabilità l'importo dell'Iva derivante da quell'accordo, perché l'accordo in realtà non era ancora perfezionato, altrimenti tu e forse anch'io avremmo potuto dire che il bilancio era gonfiato ed irreale. Quindi, come vedi, il bilancio oltre ad essere serio è anche prudente nelle previsioni, altrimenti sarebbe veramente un libro dei sogni.

Personalmente potrei anche concordare con il Consigliere Voyat, che lamenta la mancanza della colonna dell'assestato. Se non fosse sufficiente lo spazio della pagina, si potrebbero indicare in posizione verticale: prima la competenza, sotto i residui e poi il totale, così avanzerebbe addirittura una colonna.

Se poi, per validi motivi non possibile modificare la forma espositiva del bilancio, si potrebbe tentare di ridurre la larghezza delle colonne e nel contempo di allungare la pagina di qualche centimetro in senso orizzontale la. Non credo che sia una grande fatica, dal momento che non intacca il nostro programma di maggioranza, ma almeno non sentirei più la stessa lagnanza dall'amico Voyat.

Grazie.

Presidente Colleghi consiglieri, credo di interpretare il desiderio di tutti dichiarare terminati i lavori della seduta antimeridiana.

La riunione della Conferenza dei Capigruppo è confermata per le ore 15,00 di domani, mentre il Consiglio è convocato per le ore 16,00 di oggi.

Vi ringrazio.

La seduta è tolta.