Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2892 del 4 dicembre 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 2892/IX Illustrazione delle leggi di bilancio per il 1992.Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.

Presidente I disegni di legge n. 357 e 358 sono rispettivamente iscritti ai punti 23 bis e 23 ter dell'ordine del giorno.

Io penso che, come è ormai tradizione acquisita nel corso di tutti questi anni, l'esame ed il dibattito dei due disegni di legge e degli allegati debba avvenire congiuntamente, in modo che al termine delle repliche e delle dichiarazioni di voto si possa passare alle votazioni distinte delle due leggi, la finanziaria ed il bilancio.

Il Consigliere Voyat ha chiesto la parola per mozione d'ordine; ne ha facoltà.

Voyat (UV) Come ho già chiesto questa mattina al Presidente della Giunta e all'Assessore alle finanze, vorrei sapere se finalmente possiamo avere le relazioni, così potremo seguire con più attenzione la lettura, anche perché la documentazione ci è stata data solo venti giorni fa e quella che mancava ci è stata data solo otto giorni fa.

Presidente Per correttezza nei confronti dei relatori, come avviene in tutte le assemblee e riunioni, il documento viene distribuito nel momento in cui inizia la lettura della relazione, in modo che i Consiglieri la possano seguire.

Credo che il Consigliere Ricco non abbia la relazione...

(...il Consigliere Ricco interviene fuori microfono...)

... Allora, quella del Consigliere Ricco è allegata. Non appena lui finirà di leggere la sua relazione, distribuiremo quella dell'Assessore alle Finanze Lavoyer.

Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione; ne ha facoltà.

Andrione (UV) Simplement pour dire que nous avons trouvé étrange que le budget soit envoyé comme argument urgent. C'est une procédure que je n'avais jamais vue et qui me paraît sous-estimer, d'une façon formelle, l'importance d'un sujet de ce genre.

On a reçu un ordre du jour et puis, trois jours avant, on reçoit le budget comme si c'était un sac d'os, pour employer une expression consacrée, comme si on voulait vider rapidement un argument de ce genre. Nous trouvons que ce n'est pas correct.

PrésidentOn utilise cette procédure parce que le document a été envoyé il y a presque un mois et que les Commissions ont discuté pendant 15 jours. Elles ont nommé le rapporteur et puis elles en ont discuté. On ne pouvait pas mettre à l'ordre du jour un argument qui n'avait pas eu les avis des commissions. C'est tout à fait régulier. On peut l'interpréter comme on veut, mais c'est régulier.

Le Conseiller Viérin a demandeé la parole; il en a la faculté.

Viérin (UV) Nous ne mettons pas en discussion la régularité de la procédure. Par ailleurs, vous êtes le maître de ces procédures, monsieur le Président, et nous respectons votre compétence à cet égard.

Nous voulons simplement faire remarquer, du point de vue du rapport entre le Gouvernement et le Conseil, que non seulement le budget a été inscrit avec procédure d'urgence, mais, si mes souvenirs sont bons, c'est la première fois que les Commissions du Conseil n'ont pas eu la possibilité d'examiner le budget. Je veux me référer notamment à la cinquième Commission, qui n'a pas eu le plaisir de pouvoir examiner les thèmes de sa compétence en présence de l'Assesseur au tourisme, de l'Assesseur à la santé et de l'Assesseur à l'instruction publique.

Nous en prenons acte et nous constatons encore une fois quelle est la considération des Commissions.

Président Le Conseiller Bajocco a demandé la parole; il en a la faculté.

Bajocco (PCI-PDS) In merito a quanto è stato detto dal Consigliere Viérin, nella mia funzione di Presidente della V Commissione devo precisare che la Commissione era stata convocata ieri pomeriggio esaminare le leggi di bilancio. Tuttavia, poiché i membri della Commissione erano già stati impegnati per oltre sei ore nell'adunanza straordinaria del Consiglio regionale, si è ritenuto opportuno, anche dietro loro richiesta, non tenerli ulteriormente impegnati nel pomeriggio di ieri.

Se non ci fosse stato questo imprevisto, la V Commissione avrebbe esaminato le leggi di bilancio.

Président Le Conseiller Viérin a demandé la parole; il en a la faculté.

Viérin (UV)Simplement pour préciser, afin qu'il n'y ait pas de malentendus, que ce n'était absolument pas un grief vis-à-vis du Président de la cinquième Commission, qui avait, à notre sens, correctement inséré ce point à l'ordre du jour. C'est une protes-tation vis-à-vis de cette situation et de cette procédure d'urgence à laquelle nous sommes tous soumis et qui est de responsabilité non pas des Commissions et de leurs Présidents mais du Gouvernement.

Président C'est le délai un peu court de transmission du document de la part du Gouvernement à la Présidence du Conseil. Il faut que le Gouvernement se rende compte qu'il faut plus d'un mois et que les délais inférieurs posent des problèmes d'urgence...

Ça a été toujours la difficulté de la présentation du budget.

Ha chiesto la parola il Consigliere Ricco; ne ha facoltà.

Ricco (DC) Signori colleghi, per incarico ricevuto dalla II Commissione consiliare permanente, devo relazionare a questo Consiglio sui Disegni di legge n. 357 e n. 358.

Prima di illustrare il bilancio di previsione del 1992, documento politico-contabile di grande importanza per la nostra Regione autonoma, concedetemi che faccia alcuni accenni alla situazione economica nazionale, dalla quale discende quella valdostana.

Congiuntura

Nel corso del 1991 è proseguito, a livello mondiale, il rallentamento del ritmo di crescita dell'economia dei principali Paesi industrializzati, infatti, il tasso di crescita del PIL è diminuito dal 2,5 percento del 1990 all'1,4 percento del 1991. Ciò ha provocato un calo della domanda estera di merci italiane, già danneggiate da una accentuata perdita di competitività.

Il deterioramento del ciclo economico, verificatosi nei primi tre trimestri dell'anno in corso, può in realtà in realtà essere considerato come il proseguimento di quello iniziato allo scoppio della guerra del Golfo.

In campo nazionale si è registrato un raffreddamento della dinamica della domanda aggregata. In particolare, la domanda della famiglia ha registrato una sensibile riduzione del ritmo di crescita, passata dal 2,7 percento al 2,3 percento, nonostante la crescita del reddito reale (+2,7 percento). L'indice provvisorio della produzione industriale è diminuito in luglio del 3,7 percento rispetto al giugno 1991.

Basandosi sui consumi elettrici di agosto e della prima metà di settembre, il terzo trimestre dell'anno avrebbe fatto registrare un calo di produzione di oltre l'1 percento rispetto al trimestre precedente. La flessione dell'attività industriale è concentrata nei settori che forniscono beni di investimento e beni durevoli di consumo, la cui produzione nei primi sette mesi del 1991 è calata, rispetto al corrispondente periodo del 1990, rispettivamente del 5,4 e del 2 percento. Il grado di utilizzo della capacità produttiva del secondo trimestre dell'anno è rimasto pressoché uguale a quello del trimestre precedente. Rispetto ai livelli massimi raggiunti tra il 1989 ed il 1990 si è registrata una flessione di circa quattro punti.

L'andamento degli investimenti, legato strettamente all'evoluzione del ciclo economico, evidenzia nell'anno in corso una crescita praticamente nulla (contro il 3 percento del 1990) per il complesso dei settori produttivi; in taluni settori appare addirittura lievemente negativa, come per il comparto macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto.

Poiché l'attuale capacità produttiva si rivela in grado di soddisfare la domanda, le imprese non avvertono l'esigenza di procedere ad un ampliamento degli impianti ed ancora meno di migliorarne la struttura tecnologica.

In riduzione appare pure la spesa pubblica destinata agli investimenti, la cui flessione è stata dell'1,8 percento (-1,1 percento nel 1990).

L'offerta si è necessariamente adeguata all'andamento della do-manda interna.Solo il settore agricolo e quello dei servizi vendibili hanno mostrato una dinamica più sostenuta degli altri comparti.

Il settore primario, infatti, dopo un anno di pesante flessione ha registrato un sensibile recupero, con una crescita del valore aggiunto del 3,5 percento. A sua volta il settore dei servizi, pur mostrandosi in una fase di forte rallentamento, continua a crescere secondo un ritmo (2,5 percento) superiore a quello dell'intera economia.

Sul fronte dell'occupazione, nonostante la fase di rallentamento del ciclo economico, il 1991 ha fatto registrare sinora un aumento dello 0,7 percento (1990 = +1 percento). Ciò è da attribuire esclusivamente al settore dei servizi, perché nel comparto agricolo si è avuto un calo occupazionale del 2 percento; pure in calo le forze di lavoro addette all'industria: -0,5 percento.

Il livello medio di occupazione nell'industria registra un arretramento in tutti i rami: minore nel settore dell'energia, del gas e dell'acqua, molto accentuato nei comparti del legno, manifatturiero, alimentare e tessile.

Un confronto tra il primo semestre 1991 ed il primo del 1990 consente di constatare come nella prima parte di quest'anno sono diminuite dell'1,2 percento le ore lavorate per dipendente ed è cresciuto del 52,8 percento il ricorso alla cassa integrazione guadagni.

In rallentamento la crescita del costo del lavoro (+8,3 percento nel 1991, contro il 10,49 percento nel 1990); esso, tuttavia, pare assestato su un livello superiore al tasso di inflazione.

L'inflazione ha registrato a sua volta una leggera accelerazione nel corso dei primi sei mesi del 1991(+6,7 percento), mostrandosi tendenzialmente in riduzione nella seconda parte dell'anno (in ottobre era +6,1).

Interscambio commerciale e bilancia valutaria

Nel luglio 1991 l'interscambio mercantile ha registrato un attivo pari a 169 miliardi, contro un surplus di 1939 miliardi del luglio 1990. Ad una crescita moderata delle esportazioni (+3 percento) ha fatto riscontro un aumento del 13,2 percento delle importazioni, distribuito in maniera uniforme tra i vari comparti merceologici.

Il peggioramento rispetto ai dodici mesi precedenti è imputabile per oltre i tre quarti all'interscambio di prodotti non energetici. Particolare flessione ha registrato il settore dei trasporti (500 miliardi), con una diminuzione delle esportazioni che si è aggiunta all'aumento degli acquisti all'estero.

In luglio il prezzo per barile del greggio importato è stato di 16,8 dollari: il 5,6 percento in meno rispetto a giugno.

La ripartizione dell'interscambio per Paese indica - nel primo semestre dell'anno in corso - un netto peggioramento degli scambi con gli Stati Uniti (1600 miliardi), con i Paesi dell'OPEC (1000 miliardi) e con quelli dell'Est europeo, in particolare con l'Unione Sovietica, da cui le nostre importazioni sono aumentate del 34 percento a fronte di un decremento delle esportazioni.

Al contrario, l'interscambio con la Comunità è migliorato di oltre 2300 miliardi.

La forte riduzione del passivo verso la Germania ha più che compensato il peggioramento del saldo verso la Francia, il Regno Unito e la Spagna. Le nostre vendite sul mercato tedesco sono cresciute del 22 percento, mentre le importazioni sono rimaste sostanzialmente stazionarie.

Secondo dati provvisori, nello scorso mese di settembre il saldo globale della bilancia dei pagamenti valutaria è stato positivo per 339 miliardi, determinando un aumento di pari ammontare delle riserve valutarie ufficiali.

La consistenza delle riserve complessive della Banca d'Italia alla fine di settembre 1991 era pari a 108.581 miliardi, di cui 29.600 in oro, con 55.300 in valuta estera, 11.600 in Ecu.

Inflazione

Il calo dell'inflazione è proseguito nel mese di ottobre, anche se questa volta gli arrotondamenti hanno giocato un ruolo non trascurabile nel calcolo del tasso tendenziale. Inoltre, l'obiettivo di contenere la crescita media dei prezzi al tasso del 5,8 percento, fissato dal Governo per il 1991, può considerarsi definitivamente fallito in considerazione del fatto che in novembre e dicembre il tasso d'inflazione si mostra in leggera crescita.

A riprova del fatto che la riduzione dell'inflazione è ancora ben lungi dall'essere conseguita, basti prendere in considerazione il tasso medio di inflazione che, essendo calcolato come media sui tassi registrati nel periodo in considerazione, risulta, a differenza di quanto avviene per il tasso tendenziale, meno sensibile ai valori estremi dell'indice.

Conclusioni

Il sistema produttivo italiano tende a perdere competitività nell'ambito delle economie industriali.

Tra il 1985 e il 1990 le importazioni sono cresciute del 44 percento in termini reali; le esportazioni sono aumentate solo del 27 percento. La stabilità del cambio e la crescente integrazione finanziaria hanno agevolato l'afflusso di capitale estero, allentando la percezione degli stringenti vincoli imposti dalla bilancia dei pagamenti. i vincoli permangono anche se trasposti in un'ottica pluriennale.

Il debito netto nei confronti dell'estero ha raggiunto, a metà del 1991, il valore di 117.000 miliardi, con un ulteriore ampliamento degli esborsi netti per redditi da capitale. Questi squilibri si sommano a quelli della bilancia mercantile.

Poiché non è immaginabile una caduta del livello della domanda interna, per riportare in attivo la bilancia dei pagamenti correnti, l'aggiustamento va ricercato in una politica di rientro che ridoni al Paese competitività nei confronti di mercati internazionali.

A ciò debbono contribuire, in primo luogo iniziative, ricerche, investimenti nel settore produttivo. In un contesto di tassi di cambio fissi, il recupero di competitività richiede altresì un rallentamento del tasso di crescita dei redditi e dei prezzi, almeno per allinearsi al ritmo di quanto si osserva nelle economie dei nostri partner commerciali.

Il peggioramento della competitività negli ultimi tre anni è stato contenuto dalla politica di prezzo delle imprese industriali. Esse hanno dovuto accettare una riduzione dei margini di profitto.

Nel complesso delle imprese industriali con oltre 20 addetti, nel 1988 la quota dei profitti lordi sul valore aggiunto aveva toccato un livello elevato: il 39 percento contro il 30 percento del 1980 ed il 27 percento a metà degli anni '70. Vi avevano contribuito, nella prima parte del decennio scorso, la ristrutturazione produttiva e, nel 1986, i benefici del contro-shock petrolifero.

Da allora i margini si sono ristretti, dapprima modestamente, in misura più rilevante da quanto l'attività economica ha cominciato a ristagnare.

Limitatamente alle principali aziende industriali di media e grande dimensione, la quota dei profitti sul valore aggiunto è scesa nel 1990 di 5 punti percentuali rispetto al 1988.

Nel trimestre finale del 1990 e nel primo dell'anno in corso, il divario tra andamento dei costi unitari variabili e quello dei prezzi di produzione si è fortemente allargato.

Sospinti dal temporaneo balzo delle quotazioni petrolifere e da un'accelerazione del costo del lavoro, i costi unitari sono aumentati di oltre il 10 percento in ragione annua.

Se, per l'incapacità di frenare la rincorsa salari-prezzi, la dinamica del costo del lavoro per unità di prodotto dovesse continuare ad eccedere quella dei nostri principali concorrenti, le imprese industriali si troverebbero strette tra l'alternativa di un'ulteriore flessione della redditività e quella di una perdita di quote di mercato.

Nel primo caso la stessa convenienza ad investire nel nostro Paese ne sarebbe compromessa. Nel secondo, lo spiazzamento dell'industria nazionale avverrebbe direttamente nel mercato dei prodotti. In entrambi i casi ci sarebbero riflessi gravi sul tasso di sviluppo dell'economia e sull'occupazione.

Notevoli stanno diventando i rischi anche per le imprese terziarie. Quelle esposte in modo crescente alla concorrenza internazionale, dal turismo alle telecomunicazioni, ai servizi finanziari, risentono anch'esse di una dinamica dei costi e dei prezzi largamente superiore a quella dei concorrenti.

Sono necessari recuperi di efficienza e miglioramenti della qualità del prodotto, ma non sufficienti per garantire nel tempo la competitività.

Più in generale, larga parte delle imprese di servizi dipende, sia nella crescita della domanda sia nella capacità di innovare, dallo sviluppo del settore industriale; un rallentamento di quest'ultimo si diffonde rapidamente all'intero sistema economico, compreso - come potete immaginare - anche il sistema economico della Valle d'Aosta, specialmente per quanto riguarda il settore del turismo e delle imprese terziarie.

Economia locale.

Tutti questi fattori non positivi finiranno per incidere negativamente sulla nostra economia valdostana, che non può essere considerata avulsa dal contesto nazionale ed internazionale.

In Valle d'Aosta l'Amministrazione regionale continua a svolgere il ruolo di protagonista dell'economia, influenzando sensibilmente, attraverso consistenti contributi e finanziamenti agevolati, tutti i comparti produttivi.Emerge, quindi, l'azione di sostegno esercitata dall'Ente pubblico in favore delle varie attività economiche ed il suo apporto alla formazione del reddito.

Nel quadro generale riveste notevole importanza il settore edilizio legato alle opere pubbliche, quali la costruzione del tronco autostradale Aosta-Courmayeur e la realizzazione della rete di distribuzione del gas metano in Valle.

Apprensioni permangono a seguito della notizia secondo la quale il Gruppo Ilva sarebbe orientato a dismettere le attività non redditizie, tra le quali rientrerebbe la Cogne, anche se si hanno promesse fondate di particolare interessamento.

Alle suddette apprensioni si aggiungono quelle relative alle aziende locali sottoposte ad inchieste giudiziarie.

Permane vivace la domanda di abitazione, sostenuta da prestiti agevolati concessi dalla Regione. Questa domanda non viene compensata da adeguate offerte immobiliari; da ciò discende una continua ed accentuata lievitazione dei prezzi di mercato.

Finora possono considerarsi soddisfacenti risultati dell'attività turistica, atteso che il calo di afflussi stranieri è stato compensato da un più intenso arrivo di turisti italiani. Questo settore potrebbe avere una recessione in presenza dei fattori economici prima accennati.

Note positive si possono trarre dall'attività commerciale, cui si riconosce particolare importanza nel contesto economico generale. Anche se taluni piccoli esercizi commerciali sono indotti alla chiusura dall'impossibilità di conseguire utili soddisfacenti, si affermano sempre di più i grossi e medi centri di distribuzione, le cui attività registrano progressive espansioni ed utili soddisfacenti.

In Valle d'Aosta la formazione del PIL è legata per un terzo all'industria in senso lato e per il 60 percento circa dal settore terziario, nel cui ambito il turismo riveste una particolare importanza; piuttosto esiguo può considerarsi il contributo del settore primario.

Le previsioni per il futuro sono improntate ad una certa cautela con marcate venature di pessimismo, in quanto esposte agli effetti perversi di una ancora accentuata inflazione, nonché alle conseguenze derivanti da un molto possibile ristagno dell'economia nazionale e da non piacevoli aumenti dei prezzi energetici e del costo del lavoro.

Gli investimenti si sviluppano in armonia con l'andamento della produzione: elevati nell'edilizia, discreti nell'industria e molto contenuti nell'agricoltura.

Non è diminuito ancora il clima di incertezza che ha caratterizzato il 1990 e che ha provocato un sensibile rallentamento del ritmo di crescita dei consumi interni.

La bilancia commerciale non riesce ancora a raggiungere il pareggio. Benché la Valle d'Aosta sia una regione di confine, la propensione delle sue imprese verso l'esportazione si presenta piuttosto frenata.

Varie sono le cause del non elevato volume di merci collocate sui mercati esteri: contenute dimensioni delle unità produttive, prive di adeguati apparati di commercializzazione; una produzione ca-ratterizzata da ristretta varietà merceologica che riduce la pos-sibilità di vendite all'estero; l'elevato livello dei costi di produzione che rende difficile il collocamento dei nostri prodotti all'estero.

Disegno di legge n. 357: "Finanziamenti di spesa nei diversi settori regionali di intervento e modificazioni alle autorizzazioni di spesa di leggi regionali in vigore, assunti in coincidenza con l'approvazione del bilancio di previsione per l'anno finanziario 1992 e del pluriennale 1992/1994 (Legge finanziaria per gli anni 1992/1994)".

La legge 90/1989 all'art. 19 stabilisce che al fine di adeguare le spese del bilancio della Regione agli obiettivi di politica economica cui si ispirano il bilancio pluriennale ed annuale, e comunque per consentire l'equilibrio del bilancio di cui all'articolo 28, la Giunta può presentare al Consiglio regionale, contemporaneamente al disegno di legge di approvazione del bilancio annuale di previsione e di assestamento del medesimo, un disegno di legge finanziario, con il quale possono essere operate modifiche ed integrazioni a disposizioni legislative aventi riflessi sul bilancio.

Questo disegno di legge armonizza le autorizzazioni di spesa previste da leggi regionali in vigore in relazione alle vere necessità tendenti alla realizzazione del programma della Giunta regionale.

Questa legge finanziaria regionale autorizza interventi finanziari conseguenti a specifiche ed obbligatorie competenze che discendono dal nostro Statuto speciale ed autorizza dei finanziamenti regionali in sostituzione di interventi dello Stato soppressi oppure limitati in conseguenza della manovra finanziaria nazionale tendente a contenere la spesa pubblica nazionale.

Gli oneri derivanti dal presente disegno di legge ammontano a £. 617.041 milioni nel triennio 1962/1964, di cui £. 417.155 milioni nell'anno 1992.

Il disegno di legge n. 357 è composto da 19 articoli.

L'articolo 1 riguarda le autorizzazioni di spesa derivanti dalle leggi regionali in esso elencate, che vengono modificate in aumento, solo per l'anno 1992, per le somme indicate a fianco di ciascuna legge.

L'articolo 2 riguarda l'abrogazione della legge regionale 30 dicembre 1985 n. 88, relativa al finanziamento di interventi per lo sviluppo di attività produttive in corrispondenza di autorizzazione a contrarre mutui passivi, legge che ha esaurito la funzione per la quale era stata emanata. Inoltre, poiché i fondi erano già stati trasferiti alla Finaosta, viene stabilito che i fondi residui possono essere utilizzati per interventi della gestione speciale.

L'articolo 3 riguarda i trasferimenti finanziari ai Comuni, che per l'anno 1992 sono determinati complessivamente in £. 49.505 milioni, di cui £. 17.605 milioni per l'anno 1992, £. 15.600 milioni per l'anno 1993 e £. 16.400 milioni per l'anno 1994. Inoltre la spesa corrente e le altre entrate correnti dei Comuni sono fissate nei seguenti importi:

Spesa corrente:

1992 147.768 milioni

1993 156.635 milioni

1994 166.033 milioni

Altre entrate correnti

1992 139.050 milioni

1993 147.393 milioni

1994 156.237 milioni

E' autorizzata la spesa di 1.000 milioni a titolo di finanziamento "una tantum" di spese correnti perl'assestamento del bilancio preventivo dei Comuni.

I trasferimenti finanziari in conto capitale ai Comuni per l'attuazione dei programmi di investimento in spese pubbliche di loro competenza sono determinati per il triennio 1992/1994 rispettivamente in £. 50.791 milioni per l'anno 1992, in £. 51.650 milioni per l'anno 1993 ed in £. 54.750 milioni perl'anno 1994.

Infine è autorizzata la spesa complessiva di £. 1.000 milioni per contributi a favore dei Comuni per spese straordinarie a carattere eccezionale.

L'articolo 4 riguarda l'autorizzazione della spesa complessiva di £. 62.000 milioni per la realizzazione del programma triennale 1992/1994 del Fondo regionale investimenti occupazione.

Infine è autorizzata la spesa complessiva di £. 2.600 milioni per l'anno 1992 per gli interventi previsti dagli articoli 3 e 4 bis della legge regionale 51/86.

L'articolo 5 riguarda l'autorizzazione per l'anno 1992 della spesa di £. 18.000 milioni e della spesa di £. 350 milioni per contributi nelle spese di investimento per contributi ai Comuni nelle spese di servizi sociali a favore di persone anziane ed inabili.

L'articolo 6 riguarda i trasferimenti ai Comuni per la costituzione di un patrimonio immobiliare per la spesa di £. 8.000 milioni nell'anno 1992.

L'articolo 7 stabilisce che, in conseguenza delle minori assegnazioni di fondi da parte dello Stato, la Regione finanzi i seguenti interventi:

a) trasporti pubblici locali: £. 18.000 milioni;

b) fondo sanitario nazionale - parte corrente: £. 44.000 milioni;

c) consultori familiari per complessive £. 1.700 milioni.

L'articolo 8 riguarda interventi su beni immobili da destinare al settore industriale ed autorizza la spesa di £. 25.000 milioni per il 1992.

L'articolo 9 ridetermina la spesa per l'assistenza ai minori, che dal 1992 viene autorizzata in £. 2.600 milioni.

L'articolo 10 stabilisce che per le iniziative culturali e scientifiche viene autorizzata la spesa complessiva di £. 5.650 milioni per l'anno 1992.

Con l'articolo 11 viene autorizzata, per il 1992, la spesa di £. 1.000 milioni per l'adeguamento tecnologico delle strutture ospedaliere. Inoltre, è trasferita, per l'anno 1992, la somma di £. 2.000 milioni all'Unità °Sanitaria di Aosta per la manutenzione straordinaria e l'adeguamento tecnologico delle strutture ospedaliere. Infine, per spese urgenti di ripristino e manutenzione straordinaria di strutture ospedaliere, è autorizzata la spesa di £. 3.000 milioni per il 1992.

L'articolo 12 autorizza la spesa di £. 920 milioni per il progetto di interventi nel settore della formazione professionale.

L'articolo 13 ridetermina, a favore degli operatori agrituristici, la spesa per il triennio 1992/1994 in £. 193 milioni all'anno per il concorso nel pagamento di interessi sui prestiti.

L'articolo 14 autorizza, per concorso nel pagamento di interessi su prestiti a favore di ditte forestali, la spesa di lire 100 milioni per il triennio 1992/1994.

L'articolo 15 prevede la spesa di £. 800 milioni per la sottoscrizione di titoli azionari di società di funivie e seggiovie locali.

Infine, per il rinnovo contrattuale del personale regionale per il triennio 1991/1993, è prevista la spesa annua di £. 2.350 milioni, per complessive £. 7.050 milioni.

Il disegno di legge n. 358, relativo al "Bilancio di previsione della Regione Autonoma Valle d'Aosta per l'anno 1992 e per il triennio 1992/1994", è composto da 11 articoli.

L'articolo 1 riguarda la previsione delle entrate, che ammonta a £. 1.694 miliardi e 650 milioni per la competenza ed a £. 1.807 miliardi per la cassa.

L'articolo 2 riguarda la previsione delle spese, che ammonta agli importi prima citati, sia per quanto riguarda la competenza sia la cassa.

L'articolo 3 riguarda l'autorizzazione di spese quantificate dalla legge di bilancio. Vengono autorizzate le spese relative a leggi regionali che regolano attività ed interventi di carattere continuativo o ricorrente e che rinviano la quantificazione delle stesse alla legge di bilancio, nei limiti fissati dai corrispondenti stanziamenti del bilancio.

L'articolo 4 riguarda la reiscrizione di annualità di spesa relative a limiti di impegno negli importi fissati dai corrispondenti stanziamenti del bilancio.

L'articolo 5 riguarda l'erogazione al Consiglio regionale del fondo iscritto al capitolo n. 20000 dello stato di previsione di spesa.

L'articolo 6 riguarda le variazioni concernenti autorizzazioni di spesa relative a leggi regionali entrate in vigore dopo l'approvazione del bilancio e cioè l'autorizzazione alla Giunta regionale ad apportare variazioni al bilancio di previsione per l'anno 1992 per l'iscrizione - in capitoli istituiti o da istituire - di nuove o maggiori spese a carattere continuativo, disposte, a partire dall'anno 1991, da leggi regionali entrate in vigore dopo l'approvazione del bilancio, la cui copertura finanziaria sia assicurata dai fondi globali del bilancio medesimo.

L'articolo 7 riguarda le variazioni per assegnazioni di fondi statali destinati a scopi specifici.

L'articolo 8 riguarda l'autorizzazione a contrarre mutui fino all'importo complessivo di lire 200 miliardi per il finanziamento di spese di investimento, ad un tasso massimo del 13 percento, per un periodo di ammortamento non oltre i 10 anni.

L'articolo 9 contempla gli allegati al bilancio.

L'articolo 10 riguarda l'adozione e l'approvazione del bilancio pluriennale per il triennio 1992/1994.

L'articolo 11 contiene la consueta dichiarazione di urgenza.

Analizzando i documenti contabili relativi al bilancio di previsione 1992 emergono quattro parti: 1) residui; 2) entrate di competenza; 3) spese di competenza; 4) previsioni di cassa.

Come è noto, i residui si dividono in attivi e passivi. I residui attivi costituiscono somme previste da riscuotere, accertate e non riscosse e versate nella Tesoreria regionale, mentre i residui passivi derivano da somme stanziate, impegnate e non pagate.

I residui attivi previsti al 1° gennaio 1992 ammontano a £. 540 miliardi, registrando un incremento dell'84 percento circa rispetto a quelli accertati al 1° gennaio 1991, che ammontavano a £. 293 miliardi e 323 milioni.

Tra i residui suddetti notiamo il consistente importo di £. 228 miliardi 118 milioni per compartecipazione ai tributi erariali di cui alla legge 690/1981; £. 8 miliardi per tributi propri; £. 60 miliardi 944 milioni per entrate derivanti da contributi ed assegnazioni dello Stato; £. 15 miliardi 923 milioni per entrate derivanti da rendite patrimoniali; £. 340 milioni per entrate derivanti da alienazioni di beni patrimoniali; £. 45 miliardi e 429 milioni per entrate derivanti da mutui; £. 1 miliardo e 796 milioni per contabilità speciali; £. 179 miliardi 549 milioni per partite di giro, ivi comprese 160 miliardi relativi alla gestione dei fondi depositati sul c/c n. 508 intrattenuto con la Tesoreria Centrale dello Stato.

I residui passivi previsti al 1° gennaio 1992 ammontano a £. 568 miliardi e 500 milioni, registrando un incremento dell'8,50 percento circa rispetto a quelli accertati al 1° gennaio 1991, che ammontavano a £. 524 miliardi e 55 milioni.

Tra i suddetti residui passivi notiamo £. 22 miliardi 226 milioni per spese di funzionamento istituzionale; £. 165 miliardi 758 milioni per interventi relativi alla finanza locale; £. 158 miliardi 770 milioni per lo sviluppo economico; £. 97 miliardi per assetto del territorio e tutela dell'ambiente.

L'ammontare delle entrate di competenza 1992 è di £. 1.694 miliardi e 650 milioni. Le voci più importanti sono quelle del riparto fiscale per 948 miliardi e 100 milioni (ricordo che l'IVA da sola rappresenta il 58 percento del riparto fiscale); trasferimento dallo Stato per il fondo sanitario nazionale per £. 120 miliardi; proventi del Casinò per £. 150 miliardi.

Non considero, in questa parte, le partite di giro per 167 miliardi e 373 milioni.

Le entrate possono essere così riassunte:

a) avanzo di Amministrazione £. 16.000.000.00

b) tributi propri - compreso Casinò £. 154.290.000.000

c) compartecipazioni di tributi erariali £. 948.100.000.000

d) trasferimenti di fondi dallo Stato alla

Regione per funzioni proprie £. 186.104.566.000

e) trasferimenti di fondi dallo Stato alla

Regione per funzioni delegate £. 992.000.000

f) rendite patrimoniali £. 21.610.934.000

g) alienazioni di beni patrimoniali £. 180.000.000

h) accensioni di mutui £. 200.000.000.000

i) Partite di giro e contabilità speciali £. 167.372.500.000

Ponendo a raffronto le entrate previste per il 1991 e il 1992 si desume un leggero aumento pari all'1,73 percento.

Per quanto riguarda le spese occorre fare presente la pesante cappa di piombo delle spese correnti che continuano sempre più ad incidere per oltre il 55 percento e che pertanto non consentono di incrementare le spese di investimento che ammontano ad una percentuale del 45 percento circa.

Pertanto le spese possono essere così riassunte:

a) Presidenza del Consiglio £. 7.890.000.000

b) Presidenza della Giunta £. 228.210.102.000

c) Finanze £. 212.836.889.190

d) Agricoltura £. 132.986.231.175

e) Industria, commercio e artigianato £. 40.762.000.000

f) Lavori Pubblici £. 72.159.500.000

g) Pubblica Istruzione £. 145.635.700.000

h) Sanità £. 259.846.931.665

i) Turismo £. 96.314.817.000

l) Ambiente e trasporti £. 31.203.000.000

m) Contabilità speciali £. 466.804.828.970

-------------------------

£. 1.694.650.000.000

Le previsioni di cassa per il 1992 ammontano sia in entrata che in uscita a complessive £. 1.807. miliardi e 240 milioni con l'iscrizione di un fondo di cassa iniziale di circa £. 44.500 milioni ed una disponibilità di cassa per fondo riserva di £. 110.060 milioni.

La previsione di cassa potrebbe essere meno preventivabile con esattezza in quanto dipende, oltre che dalla previsione della competenza, anche dalla previsione dei residui.

Un breve accenno al bilancio pluriennale 1992/1994 che costituisce il documento di programmazione dell'attività regionale.

Viene redatto per capitoli in analogia allo svolgimento del bilancio annuale di previsione.

La sua compilazione è prevista dall'art. 5 della legge regionale n. 90/1989 e rappresenta il quadro delle risorse che la Regione Valle d'Aosta prevede di acquisire durante il triennio in base alla legislazione statale, regionale presente e futura.

Costituisce anche la sede per riscontrare la copertura finanziaria delle spese stabilite da leggi regionali a carico degli esercizi futuri.

Nel bilancio pluriennale il totale delle spese previste non può superare il totale delle entrate previste per l'esercizio iniziale e per quelli successivi.

Colleghi Consiglieri, come già detto, il bilancio di previsione è un documento politico contabile, che racchiude il programma che la Regione vuole svolgere nell'anno successivo.

Può sembrare a qualcuno che il bilancio sia un documento arido, pieno di cifre. Questo concetto viene eliminato dalla discussione che ne consegue tra le diverse componenti politiche.

Il relatore ha il compito di illustrare sia la legge finanziaria regionale sia la legge di bilancio.

L'Assessore alle finanze, come ha sempre fatto, illustrerà le cifre con appropriati concetti politici ed economici.

Alla data attuale nessuno di noi Consiglieri è in condizioni d'affermare che le entrate previste in bilancio siano sovrastimate o sottostimate, in quanto nessuno è in possesso di dati precisi riferiti all'anno 1991 ancora in corso.

A questa impossibilità si aggiunge l'incognita delle leggi nazionali, che possono modificare in aumento alcune imposte oggetto del riparto fiscale, come per esempio: bollo, IVA, IRPEF, concessioni governative, tabacchi...

Inoltre, nessuno può stabilire oggi se le entrate del Casinò potranno aumentare o diminuire, specialmente a seguito del rinnovo del contratto della Casa da gioco e dell'eventuale comportamento dei clienti dello stesso Casinò.

A mio giudizio le previsioni sono state fatte con sufficiente prudenza e quindi sono vicine alla realtà. Suppongo che l'opposizione criticherà questo bilancio di previsione, facendo presente che le entrate non sono previste in modo corretto, che non tutte le spese sono pertinenti, che forse l'avanzo presunto di amministrazione non è stato esattamente determinato.

Secondo la maggioranza, questo è un bilancio serio, aderente alla vita economica e sociale della Valle d'Aosta.

Debbo inoltre ricordare, come sanno i colleghi della II Commissione, che tutti gli Assessori sentiti dalla predetta dalla predetta Commissione hanno affermato che il bilancio di previsione per il 1992 non è molto diverso da quello precedente.

Pertanto, è inevitabile che su questo bilancio ci saranno pareri discordi e questo non solo per le diverse opinioni tra maggioranza e opposizione, ma anche per il normalissimo gioco delle parti.

Può capitare che qualche richiesta dell'opposizione sia giusta e degna di essere presa in considerazione; anche in questo caso la maggioranza ne prenderà degna nota e ne farà oggetto di variazione di bilancio in epoca successiva, per non stravolgere l'approvando bilancio e per avere la sicurezza di non cadere nell'esercizio provvisorio.

Anticipando quello che sarà il risultato finale, dopo la solita approfondita ed esauriente discussione, credo che sia del tutto inutile annunciare il mio voto favorevole assieme a quello degli amici della maggioranza. Grazie.

Presidente Colleghi Consiglieri, in questo momento vi viene distribuita la relazione che verrà letta dall'Assessore alle finanze Lavoyer, che ha chiesto la parola; ne ha facoltà.

Lavoyer (ADP) Avant d'illustrer les lignes essentielles du budget annuel 1992 et du budget triennal concernant la période 1992-1994, nous estimons juste de procéder à l'examen attentif du cadre socio-économique de notre Région.

Les années 1990 se sont présentées, dès le début, comme une période difficile, caractérisée par des problèmes nouveaux et par la possibilité de changement ultérieur dans le domaine économique, social et institutionnel.

La date fatidique du 1er janvier 1993 va susciter des influences positives découlant de l'agrandissement véritable du marché, mais aussi de nouvelles perspectives problématiques concernant directement la communauté économique valdôtaine. En effet, l'harmonisation des politiques fiscales et tarifaires pourront entraîner, sinon tout de suite, du moins avant la fin de cette décennie des répercussions considérables sur une région frontalière comme la Vallée d'Aoste.

La suppression des barrières commerciales et la libre circulation définitive de biens, services, capitaux, emplois et entreprises au sein de la Communauté entraîneront, par ailleurs, une pression accrue de la compétition à laquelle les entreprises des différents pays et les sous-systèmes régionaux et locaux devront être à même de faire face avec responsabilité et efficacité.

La société valdôtaine doit donc être prête et équipée au mieux pour évoluer dans ce décor rénové. Les lignes directrices du présent document veulent justement répondre à ces exigences bien définies.

Sous le profil socio-économique la réalité actuelle ne nous permet pas d'affirmer qu'il n'y a aucun problème. Cela ne signifie pas cependant que la Vallée d'Aoste constitue une réalité critique. Certes il existe des difficultés et des contraintes que nous soulignerons dans les parties suivantes. Néanmoins notre Région, tant pour le train de vie de sa population que pour la qualité des services dont elle dispose et pour les ressources susceptibles d'être exploitées par l'Administration régionale, est tout à fait en règle pour progresser dans les directions les plus appropriées afin de s'adapter aux modifications du scénario que les années 1990 laissent d'ores et déjà entrevoir.

La Valle d'Aosta, con una popolazione residente di poco superiore alle 115.000 unità ed una popolazione attiva di circa 52.000 unità, si colloca tra le Regioni italiane ove il tasso di attività (45 percento circa) è più elevato.

Gli occupati sono oltre 51.000, per il 43 percento donne e per il 57 percento uomini. Il contributo femminile all'occupazione è pertanto assai più elevato in Valle d'Aosta rispetto alla media nazionale, ove il dato si colloca intorno al 34 percento.

Riguardo alla ripartizione degli occupati per settori, va evidenziata una marcata terziarizzazione della forza lavoro, rafforzatasi progressivamente nel corso degli anni '80. Oggi, infatti, circa il 64 percento del totale degli occupati opera nell'ambito dei servizi pubblici e privati (59 percento in Italia), il 26 percento nel settore industriale (32 percento in Italia) ed il restante 10 percento è occupato nell'agricoltura.

Il fenomeno della terziarizzazione è ancora più evidente sul segmento della mano d'opera femminile. Oltre l'80 percento delle donne lavora nei servizi ed oltre il 54 percento di esse è dipendente del settore pubblico.

Viceversa, nel settore industriale la presenza di mano d'opera femminile è relativamente modesta, sia per la composizione settoriale dei settori produttivi valdostani (costruzioni, siderurgia, meccanica..., vocazionalmente a bassa intensità di lavoro femminile), sia per l'attrazione esercitata dal pubblico impiego sulle lavoratrici donne. Le occupate nell'attività industriale sono solamente il 15 percento del totale degli addetti all'industria ed esse rappresentano meno del 10 percento delle donne attive.

Dopo il 1990, il cui favorevole andamento congiunturale di taluni settori dell'attività produttiva, in particolare dell'edilizia e del terziario aveva positivamente influenzato l'occupazione, cresciuta nella medie delle rilevazioni trimestrali sulle forze di lavoro di circa 1900 unità (+4 percento), nel corso del 1991 sono emersi alcuni segnali di inversione di tendenza, seppure in misura non ancora allarmante.

La recessione internazionale, la crisi di alcuni significativi settori, a cui sono collegate le attività di importanti imprese locali, il non definitivo assetto del settore siderurgico a livello nazionale ed europeo, fanno guardare al futuro dell'occupazione valdostana con qualche preoccupazione.

Ciò nonostante oggi la situazione occupazionale è più che soddisfacente e le persone in cerca di occupazione (disoccupati, persone in cerca di prima occupazione ed altre persone in cerca di lavoro...) sono circa 2500, pari a meno del 5 percento della popolazione attiva.

Questo dato, se confrontato con quello medio nazionale (oltre il 12 percento), indica comunque una buona tenuta dell'occupazione valdostana, che dopo il preoccupante periodo di crisi industriale degli anni '80 ha recuperato e superato i livelli precedenti, seppure mostrando un nuovo mix settoriale. Sono aumentati i lavoratori autonomi: quasi 2000 tra il 1989 ed il 1991, di cui circa un migliaio appartenenti all'indotto del settore delle costruzione ed i restanti al settore del terziario. Tra i lavoratori dipendenti, sono stati assorbiti nello stesso periodo dalle imprese dei servizi.

Anche per i lavoratori dipendenti la variazione più elevata è stata comunque fatta registrare nel comparto edilizio, favorito dallo sviluppo delle commesse pubbliche ed in particolare dai lavori autostradali.

Nell'attività industriali e manifatturiere si è assistito ad una discreta ripresa del livello occupazionale, fatta eccezione per il settore della siderurgia pubblica, dove obiettivi di contenimento dei costi produttivi hanno indotto ad una riduzione del numero complessivo degli addetti. Il più intenso utilizzo della forza lavoro viene confermato dal diminuito ricorso (-36 percento) alla cassa integrazione guadagni, in particolare si sono ridotti a meno della metà gli interventi straordinari a favore della metallurgia.

Secondo la Banca d'Italia, il costo del lavoro nel corso degli ultimissimi anni è cresciuto in maniera difforme nei diversi settori. Ciò nonostante la crescita media delle retribuzioni si colloca solo leggermente al di sopra del tasso di inflazione, in modo particolare per l'effetto degli automatismi e dei connessi oneri sociali.

Una breve analisi nei vari settori economici.

L'agricoltura valdostana è stata caratterizzata nel corso degli ultimi anni da una certa staticità rispetto ai processi di trasformazione che hanno interessato il territorio nazionale.

Nell'ultimo decennio il numero degli occupati in agricoltura si è mantenuto pressoché invariato intorno alle 5.000 unità, pari al 9,6 percento delle forze lavoro della Regione, con un andamento che si differenzia significativamente da quello nazionale. Nello stesso periodo, infatti, gli occupati in agricoltura in Italia sono diminuiti di quasi il 30 percento.

In modo analogo, la base territoriale dell'agricoltura valdostana, contrariamente all'andamento nazionale, rivela una sostanziale stabilità. La superficie censita alla data dell'ultimo censimento generale dell'agricoltura (1990), pari a 202.000 ettari, è infatti quasi identica a quella del censimento del 1982 ed a quella del 1970. Lo stesso discorso vale per la superficie agricola utilizzata, che ammonta a 97.000 ettari, essendo diminuita nell'ultimo decennio del 2,8 percento e solamente del 3,2 percento nel ventennio.

Pare quindi che il fenomeno dell'abbandono dell'attività agricola montana sia stato ragionevolmente frenato, grazie agli interventi messi in atto dall'Amministrazione regionale, anche se oggi l'elevata età media dei conduttori agricoli (quasi un terzo ha un'età superiore ai 65 anni) indica che non si è verificato il ricambio generazionale, indispensabile per garantire la continuità dell'attività nel futuro.

In analogia con i processi che stanno interessando l'agricoltura nazionale è invece l'evoluzione del numero di aziende agricole che si è sensibilmente ridotto nel corso dell'ultimo decennio (-10 percento circa), continuando il processo di concentrazione e razionalizzazione in atto già dal decennio precedente.

La più immediata conseguenza provocata da tale diminuzione, unitamente al fatto che la base territoriale è rimasta pressoché invariata, sta nell'aumento della superficie media aziendale, passata dai 17 ettari del 1970 agli attuali 22, e della superficie agricola media aziendale utilizzata, che da 8 ettari è salita a 10,6.

Tali valori, piuttosto elevati rispetto alla media nazionale, risentono tuttavia dell'effetto deviante esercitato dalle grandi superfici a pascolo, che mascherano una realtà composta da un numero di aziende con base territoriale ridotta o ridottissima. Infatti, sono molte le aziende che non raggiungono neppure le dimensioni minime necessarie per rientrare a far parte del campo di assicurazione della Comunità Economica Europea.

Dalla stratificazione delle aziende in base alla superficie, si osserva che il 33 percento di esse presenta dimensioni inferiori ai 10 ettari, rappresentando il 12 percento appena della superficie censita, mentre il 3,3 percento, compreso nella classe di ampiezza di 100 e più ettari, ne racchiude quasi i tre quarti.

La zootecnia rappresenta il principale produttivo dell'agricoltura regionale. I prodotti dell'allevamento costituiscono infatti l'85 percento della produzione lorda regionale ed il 77 percento dei consumi intermedi dell'agricoltura è destinato all'acquisto di mangime ed alle spese per il bestiame.

Dal 1971 il numero delle aziende con allevamenti bovini si è ridotto di oltre un terzo, a fronte di un aumento del 6 percento dei capi allevati. A questo processo di ristrutturazione, ancora oggi in corso, non corrisponde però un miglioramento dei risultati economici.

L'aumento della produzione vendibile del comparto, passata dai 31.275 milioni del 1980 ai 50.817 del 1988, cela in realtà un trend negativo, qualora il tasso di crescita venga depurato dagli effetti prodotti dall'inflazione. In termini reali, infatti, il valore della produzione vendibile del comparto zootecnico nel corso degli anni '80, si è ridotta di quasi il 12 percento, analogamente a quella complessiva del settore agricolo.

Ciò nonostante, nel corso degli anni '80, anche grazie agli interventi regionali in materia, il valore aggiunto nel settore agricolo sul totale regionale non ha perso di peso. Esso si mantiene su quote che oscillano intorno al 3 percento del prodotto regionale e gli ultimissimi anni sembrano lasciare intravedere, soprattutto in relazione allo sviluppo di nuovi comparti, un lieve ma distinto processo di crescita del settore.

Il settore industriale

Anche se nel corso degli anni 80 si sono prodotte nel settore grandi e significative trasformazioni, nell'economia valdostana l'industria occupa ancora uno spazio di rilievo, contribuendo, infatti, per il 31,5 percento al valore aggiunto regionale e per il 25,5 percento al totale dell'occupazione.

Benché tali quote relative siano inferiori a quelle dei decenni scorsi e comunque più basse di quelle rilevabili in altre regioni, dove la conformazione territoriale ed il diverso modello di sviluppo hanno consentito di mantenere un più elevato livello di industrializzazione (nell'insieme dell'Italia settentrionale i settori industriali pesano per il 37,8 percento del valore aggiunto e per il 32,1 percento dell'occupazione), non sfugge al governo regionale l'importanza strategica del settore industriale per l'economia valdostana nel suo complesso.

La caratterizzazione del profilo industriale valdostano muta però sostanzialmente se si analizzano distintamente i settori dell'industria in senso stretto e quelli delle costruzioni.

Emerge infatti in modo evidente il forte peso relativo del settore edile rispetto all'insieme delle regioni settentrionali. Infatti, in Valle d'Aosta il settore edile contribuisce alla formazione del valore aggiunto per il 12,6 percento, contro il 5,1 percento del Nord Italia. Inoltre, le quote relative alla ripartizione dell'occupazione risultano essere in Valle d'Aosta pari all'11,8 percento, contro il 7,8 percento della media dell'Italia settentrionale.

Il settore industriale manifatturiero esce quindi dalla crisi degli anni '80 fortemente ridimensionato, seppure orientato settorialmente, riqualificato tecnologicamente e più aperto a settori ed attività di spiccata vocazione internazionale.

Nel corso del decennio il contributo dell'industria manifatturiera, relativo alla realizzazione del prodotto lordo regionale, è diminuito in misura sostanziale, passando dal 26,1 percento del 1980 al 18 percento circa del 1989. Dello stesso segno è stata la dinamica del dato relativo al peso dell'occupazione, che tra il 1981 ed il 1989 ha subito un decremento dal 27 percento al 15 percento.

Confrontando la situazione del 1980 con quella di fine decennio, è possibile verificare che la Valle d'Aosta è passata, da un livello di industrializzazione sostanzialmente in linea con quello medio nazionale e leggermente superiore a quello, per esempio, del Trentino Alto Adige (26 percento circa, contro il 29 percento ed il 21 percento), ad uno inferiore non solo al dato italiano, ma anche a quello trentino (18 percento contro il 29,1 percento ed il 20, 7 percento).

Nonostante che i risultati economici delle imprese industriali relativi al 1990 si siano rivelati positivi, va sottolineato che le previsioni degli imprenditori non sono rosee. La recessione in atto a livello internazionale, la cui durata ed i cui esiti non sono facilmente delineabili neppure oggi, impatta anche sulla situazione delle imprese industriali locali, le quali temono l'acuirsi del processo inflazionistico ed il calo delle commesse.

Davanti a questo quadro, l'impegno che il governo regionale deve assumersi nei confronti del settore industriale è notevole, sia per salvaguardare ciò che oggi esiste ed è produttivo, sia per sviluppare e promuovere nuove iniziative volte a rafforzare complessivamente il settore ed il suo potenziale occupazionale.

Il settore terziario

La crescita raggiunta nel 1990 dal settore terziario, stimabile intorno al 5 percento in termini reali nell'anno precedente, è apparsa in armonia con lo sviluppo dell'economia regionale. Questo risultato è stato determinato sia dall'evoluzione dei servizi non destinabili alla vendita, a cui è ascrivibile il modesto aumento dell'1 percento, sia dall'andamento congiunturale degli altri servizi, caratterizzati da incrementi più accentuati (oltre il 6 percento). In tale categoria sono ovviamente compresi l'attività commerciale, il turismo ed i servizi reali.

La struttura commerciale valdostana, com'è noto, è in prevalenza rappresentata da imprese medio-piccole e, particolarmente nei Comuni montani minori, da esercizi di modeste dimensioni, dediti in massima parte alla vendita di generi alimentari. Essi sono sovente caratterizzati da una redditività resa insoddisfacente dal limitato volume operativo, per cui non di rado si avviano verso la cessazione dell'attività.

Anche le stesse primarie aziende commerciali, nel 1990, non hanno potuto registrare una soddisfacente espansione della loro attività, poiché, se da un lato solo taluni imprese hanno rilevato aumenti del fatturato determinati più dalla lievitazione dei prezzi che dall'incremento delle vendite, dall'altro, in alcuni settori di beni durevoli (mobili, autovetture...), è stato riscontrato un minor volume d'affari, causato dall'affievolimento della domanda nel secondo semestre dell'anno.

Note diverse si sono colte nel settore dei trasporti, nel quale confluiscono, oltre agli autotrasportatori, anche le società di gestione dei trafori, dell'autostrada e degli impianti di risalita. Esso infatti ha potuto beneficiare di una favorevole fase congiunturale, che ha determinato un incremento dell'attività e di conseguenza del fatturato. Secondo gli imprenditori operanti nel comparto, il più intenso utilizzo degli impianti di risalita sarebbe derivato dall'anticipato innevamento delle piste, che, richiamando una maggiore presenza turistica, ha consentito, grazie anche agli investimenti sostenuti dalla Regione negli anni precedenti, un funzionamento degli impianti a pieno regime fin dalla terza decade di novembre.

Anche se le aspettative degli operatori non sono permeate di ottimismo neppure in questo settore, nel 1990 si è registrata una crescita, seppure moderata, del numero complessivo delle aziende, cui ha fatto seguito anche un aumento delle richieste di agevolazioni finanziarie, prevalentemente finalizzate agli ammodernamenti immobiliari.

Nel 1990, gli occupati nei servizi hanno superato le 31.000 unità, che per il 48 percento sono dipendenti del settore pubblico. Nel comparto privato la maggior parte degli addetti è concentrata nei settori distributivo e turistico-alberghiero (75 percento), mentre i comparti dei servizi reali, dei trasporti, del credito e delle assicurazioni, contano un numero di addetti intorno alle 5.000 unità, pari a circa il 10 percento del totale degli occupati della Regione.

Le componenti del reddito, consumi, investimenti et interscambio con l'estero

L'andamento dell'economia valdostana nel 1990 può essere considerato nel complesso positivamente, anche se nella seconda metà dell'anno si sono verificate progressive attenuazioni nel ritmo di crescita.

In Valle d'Aosta, la formazione del PIL è legata per meno di un terzo all'industria in senso lato e per il 60 percento circa al settore terziario, nel cui ambito il turismo riveste una particolare importanza. Piuttosto esiguo può considerarsi il contributo del settore primario.

I positivi risultati economici conseguiti nella Regione hanno tratto origine prevalentemente dalla favorevole congiuntura attraversata dal comparto edilizio, che incide sul PIL per il 15 percento, che ha potuto beneficiare dagli impulsi trasmessi dalle commesse pubbliche e particolarmente dagli appalti connessi alla costruzione del tronco autostradale Aosta-Monte Bianco.

Soddisfacente è stato l'andamento del comparto manifatturiero, il quale, benché legato ad una produzione indotta da altri settori industriali (automobilistico ed elettronico), pare aver risentito in modo marginale ed in ritardo degli effetti della stasi produttiva a livello nazionale.

Apprezzabile infine l'evoluzione del settore terziario, caratterizzato da una favorevole congiuntura, solo in parte attenuata da una non brillante "performance" fatta registrare dal comparto alberghiero e da quello dei pubblici esercizi.

Le valutazioni e le stime per il 1991 e per il 1992 sono improntate ad una certa cautela. Il sistema locale è infatti esposto agli effetti perversi di una ancora accentuata inflazione, nonché alle conseguenze derivanti da un possibile ristagno dell'economia nazionale e da indesiderati aumenti dei prezzi energetici e del costo del lavoro.

In netto miglioramento la bilancia commerciale, che, sebbene non ancora in pareggio, ha conseguito un rapporto import-export quasi prossimo all'equilibrio.

Il saldo quasi in equilibrio dell'interscambio con l'estero non deve però far dimenticare che il suo conseguimento è stato ottenuto a fronte di un calo dell'importazione di quasi il 23 percento, ma anche di una riduzione del 7 percento delle esportazioni. Essendo quindi circa il 75 percento di tale interscambio, in entrata come in uscita, connesso all'attività dei settori siderurgico e metalmeccanico, la riduzione delle importazioni e delle esportazioni lascia supporre un correlato rallentamento dell'attività delle imprese operanti in Valle d'Aosta su tali comparti produttivi.

Secondo i più recenti dati disponibili, i consumi totali interni sfiorano i 2.400 miliardi di lire e sono costituiti per l'80 percento circa da consumi privati e per il restante 20 percento da consumi collettivi. La domanda privata di beni di consumo ha mostrato nel 1990 un andamento differenziato per settori e, nel complesso, un rallentamento del ritmo di crescita rispetto agli anni precedenti.

In particolare, l'indagine condotta dalla Banca d'Italia in collaborazione con le principali reti di vendita di prodotti alimentari e bevande, che rappresentano circa un quarto dei consumi medi mensili per famiglia, ha messo in evidenza un aumento della domanda distribuito uniformemente nell'arco dell'anno. Al termine dell'anno si è registrato un aumento del fatturato del 7 percento circa, inferiore alle aspettative e all'analoga crescita dell'anno precedente (+12 percento).

Per i beni durevoli, invece, si è manifestato in termini reali un calo della domanda, imputabile, a detta degli operatori del settore, al clima di incertezza che ha permeato il 1990 ed alla preferenza dei consumatori valdostani per i mercati del limitrofo Piemonte, caratterizzati da minor tensione nei prezzi. Il calo si è accentuato nel secondo semestre dell'anno.

In Valle d'Aosta, la propensione media al risparmio non sembra scostarsi significativamente dal dato medio nazionale (circa 25 percento). Ciò che invece risulta assai diverso è la capacità del sistema produttivo locale di tradurre in investimenti i volumi di risparmio esistenti. In effetti, il rapporto impieghi-depositi, pari al 35,1 percento, si è mantenuto sostanzialmente inalterato rispetto al suo trend regionale storico e molto al di sotto dell'indice nazionale.

Nel corso degli ultimi anni, 1990-91, gli investimenti delle imprese, in particolare di quelle manifatturiere, sono stati indirizzati, più che all'ampliamento della capacità produttiva, alla sostituzione periodica di parte degli impianti già esistenti ed obsoleti, con altri caratterizzati da migliore efficacia e tecnologicamente più avanzati. Ciò, sia per conseguire una concreta riduzione dei costi produttivi, sia per adeguare gli aspetti qualitativi della produzione ai livelli delle imprese concorrenti.

Per quanto concerne la provenienza delle disponibilità finanziarie occorrenti per la realizzazione di investimenti, dai riferimenti raccolti presso gli operatori è emerso che circa la metà degli stanziamenti è stata attuata facendo ricorso all'autofinanziamento, mentre il residuo 50 percento è stato ottenuto attraverso sovvenzioni presso il sistema bancario e la finanziaria regionale Finaosta, prevalentemente a tassi agevolati.

Dall'indagine sulle imprese svolta dal Censis emerge che, nel corso dei prossimi tre anni, gli imprenditori locali prevedono di fare ancora ricorso in modo significativo al credito agevolato e ad altre agevolazioni esistenti in materia di incentivi. Il 41 percento delle imprese intervistate ritiene che in futuro saranno rilevanti per la propria azienda le agevolazioni in conto capitale (82 percento nel settore delle costruzioni e 51 percento nella piccola industria e nell'artigianato, 44 percento nelle imprese industriali maggiori). Allo stesso modo, oltre il 70 percento del totale delle imprese ha dichiarato che in futuro saranno altrettanto importanti le agevolazioni in conto interessi (79 percento nel commercio, 75 nel comparto turistico e 72 nell'industria manifatturiera).

Sembra pertanto di poter valutare come d'importanza centrale per il sistema di imprese locali e per la loro politica d'investimento il ruolo dell'Amministrazione regionale e delle sue scelte di politica di incentivazione creditizia.

Per questa ragione è indispensabile che gli orientamenti e le strategie regionali in materia di sviluppo economico siano attente ai bisogni espressi dai settori economici e dal mondo produttivo, ma sappiano anche andare in una direzione capace di determinare una progressiva indipendenza delle imprese dalla finanza regionale ed una loro conseguente maggiore autonomia finanziaria ed operativa.

Le scelte di fondo

Il documento di previsione che la Giunta regionale presenta in questa sede è guidato da una serie di scelte di fondo che ci preme evidenziare. Tali scelte, frutto di una innovativa concezione del ruolo e delle finalità che l'ente regionale deve saper assumere in una realtà come quella della Valle d'Aosta, costituiscono per noi dei punti fermi soprattutto di ordine metodologico e sono testimonianza della volontà di impiegare con modalità nuove lo strumento del bilancio regionale.

I vari ambiti di intervento in cui l'Amministrazione regionale è chiamata ad operare, per via delle competenze ed attribuzioni istituzionali assegnate dallo Stato speciale e dalle successive norme di attuazione, insieme alla complessità esistente derivante principalmente dalla qualità e quantità delle modificazioni in atto all'interno come all'esterno della Valle d'Aosta, rendono estremamente difficile, se non impossibile, procedere nella direzione di un'efficace di azione di governo, senza fare ricorso al supporto di strumenti di analisi della realtà in cui si agisce.

In questo quadro, negli ultimi mesi l'orientamento della Giunta regionale è stato teso a destinare tempo, uomini e mezzi finanziari per migliorare il quadro conoscitivo della realtà socio-economica valdostana, al fine di poter successivamente operare delle scelte ed individuare degli strumenti di governo coerenti con la situazione ed il contesto di riferimento più generale.

Di particolare rilevanza è stato quindi il compito che si è assunto l'Assessorato regionale alle finanze nel coordinare un ampia ed approfondita ricerca, affidata alla fondazione Censis, e mirante a fornire all'Amministrazione regionale un primo quadro d'insieme dei problemi e delle prospettive che la Valle d'Aosta si trova a dover affrontare.

Se è vero che questa impostazione, dopo un anno, è da considerare ancora nelle sue prime fasi e pertanto deve essere ulteriormente approfondita, è altrettanto vero che alcuni risultati sono già disponibili, sono stati pubblicamente presentati e, soprattutto, hanno rappresentato una solida base informativa e documentale per l'impostazione del bilancio di previsione per l'anno 1992.

Siamo convinti che in questa direzione bisognerà proseguire ulteriormente nel corso dei prossimi anni. In questo senso, l'impegno della Giunta regionale va nella direzione di accrescere la base conoscitiva, non soltanto in materia socio-economica, a supporto delle proprie decisioni, per procedere ad un progressivo miglioramento della qualità della propria azione amministrativa.

Un secondo importante aspetto da sottolineare è relativo all'importanza attribuita al ruolo della programmazione delle scelte amministrative.

Il patrimonio informativo e di conoscenze, la cui importanza si è in precedenza affermata, rischia di restare uno strumento sterile, se non si è in grado di interpretarlo, trasformandolo in piani e progetti organici, che ad esso facciano riferimento.

In questo senso, il presente bilancio di previsione vuole costituire anche uno strumento di programmazione degli interventi e dell'azione del governo regionale, strumento in grado di dare un senso ed una prospettiva di medio-lungo periodo alle scelte proposte, coerentemente con il quadro di riferimento generale richiamato in sede introduttiva.

Non riteniamo che la logica programmatoria, in modo particolare in un momento di rapidi ed imprevedibile accelerazione del cambiamento, debba essere intesa in modo rigido. Pensiamo piuttosto che lo strumento programmatoria debba rappresentare un insieme di definite e coerenti linee strategiche da perseguire e da rendere compatibili con l'evoluzione del quadro socio-economico di riferimento, adattandole con tempestività e flessibilità alle condizioni che vengono a determinarsi nel tempo.

Selezione e sperimentazione

L'orientamento innovativo con cui abbiamo voluto affrontare la predisposizione del presente bilancio di previsione, include anche un nuovo approccio in materia di criteri di destinazione della spesa regionale.

Affinché possano essere affrontati positivamente i principali problemi che lo affliggono (basso dinamismo ed insufficiente imprenditorialità, limitato grado di apertura con il contesto esterno), il quadro socio-economico valdostano attuale richiede l'adozione di criteri selettivi negli interventi e negli indirizzi di spesa ed un forte orientamento alla progettualità.

Selezione e sperimentazione diventano dunque due elementi fondamentali alla base dell'azione del governo regionale, entrambi finalizzati all'innalzamento della qualità complessiva del sistema socio-economico locale.

In particolare, riteniamo che la Valle d'Aosta possa opportunamente prestarsi alla realizzazione di esperimenti-pilota in campo sociale, ambientale, turistico e tecnologico. Vogliamo qui citare quanto lucidamente affermato dal Censis, nel primo volume della ricerca, prima rammentata, svolta nel corso del presente anno.

"Se nella selezione è contenuto il principio della rivitalizzazione dello spirito imprenditoriale, nella parola chiave "sperimentazione" è implicito invece il senso nuovo dell'autonomia regionale. E' sempre più diffusa infatti la consapevolezza che l'odierna ragion d'essere delle autonomie speciali stia non più o non tanto nella tutela delle minoranze etniche e linguistiche e delle specificità culturali di cui sono portatrici, quanto nella loro qualità di laboratori d'innovazione. In questo senso riteniamo che la Valle d'Aosta possa giocare un ruolo preciso, sia sperimentando al suo interno nuove forme di esercizio della propria autonomia, sia aderendo a progetti comuni di sperimentazione con altre aree europee a speciale autonomia, centrate sull'interscambio di esperienze nelle aree in cui la Valle d'Aosta è portatrice del nuovo, le politiche per la montagna ed il sociale diffuso, ed in quelle in cui potrebbe tesaurizzare le realizzazioni altrui, per esempio, le politiche industriali e la promozione dell'imprenditoralità giovanile, la tutela dell'ambiente.

Perché tali ambiziosi disegni, programmazione, selezione e sperimentazione, possano essere tradotti concretamente con successo, è indispensabile scegliere la strada del coinvolgimento e della concertazione, su obiettivi e strategie generali, con tutti i soggetti significativi e rappresentativi del tessuto socio-economico valdostano. La definizione dei progetti di sperimentazione e dei piani necessari per la loro attuazione deve vedere intorno ad uno stesso tavolo il Governo regionale, gli enti locali e le diverse espressioni delle categorie economiche, le organizzazioni dei lavoratori".

In questa logica, in sede di impostazione del presente bilancio di previsione, l'Assessorato alle finanze ha promosso una serie di incontri con imprenditori, sindacati e ordini professionali, proprio al fine di trasformare la fase di predisposizione tecnica del bilancio in un momento di comune progettazione economico-finanziaria, capace di recepire le istanze provenienti dalle diverse realtà regionali.

Va in questa sede sottolineato che gli incontri tenuti con l'associazione degli imprenditori, i consorzi di garanzia fidi, i rappresentanti degli ordini professionali, le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e Savt, abbiano prodotto risultati molto positivi, generando suggerimenti e proposte tenute in grande considerazione nell'impostazione e nella stesura del bilancio di previsione del prossimo esercizio finanziario e che evidenzieremo più in dettaglio in seguito.

Indirizzi programmatici

Passando dagli orientamenti, prevalentemente di metodi e di indirizzi più propriamente programmatici, riteniamo doveroso far precedere la dettagliata e più puntuale esposizione delle voci di bilancio da una serie di ulteriori precisazioni, legate agli ambiti di intervento definiti prioritari dalla Giunta regionale ed all'interno dei quali sono individuabili alcune prime traduzioni concrete di quanto espresso precedentemente in materia di scelte di fondo.

Area istituzionale

Si rendono necessari, al fine di poter affrontare adeguatamente anche all'interno della stessa Amministrazione regionale i problemi che lo scenario in forte evoluzione genera, una serie di adeguamenti delle strutture regionali che consentano lo svolgimento di una sempre più efficace attività di servizio alla comunità valdostana.

L'efficienza del settore pubblico tende a divenire uno degli elementi più importanti nei moderni sistemi economici, tanto a livello nazionale quanto a livello locale. Attraverso l'adozione di un'attenta politica di adeguamento quali-quantitativo delle strutture regionali si vuole, pertanto, porre in essere una delle condizioni necessarie, anche se non sufficienti, a che la Valle d'Aosta possa rappresentare una realtà socio-economica di rilievo in ambito nazionale e comunitario.

Pertanto, è stata prevista una serie di nuove iniziative per il pros-simo anno, mirante ad introdurre con maggiore incisività l'innova-zione e le tecnologie informatiche all'interno dell'Amministrazione regionale. Inoltre, in linea con quanto affermato in precedenza, è prevista la realizzazione di un centro di monitoraggio socio-economico a supporto dell'attività amministrativa regionale, destinato ad innalzare il livello di conoscenza della realtà locale e quindi la qualità dell'azione del Governo regionale.

Infine, nella stessa direzione va segnalata anche la necessità di rivedere, ampliandola nelle sue aree organizzativamente più critiche, la pianta organica dell'Amministrazione, con l'intento di rendere l'attività regionale sempre più in linea con i servizi che essa deve fornire ai cittadini.

Benché tra le indicazioni fornite dalla ricerca del Censis vi sia quella di ridurre la specifica attenzione che negli ultimi anni la Regione ha dedicato alle politiche di infrastrutturazione, si è ritenuto importante prevedere in questo ambito una serie di interventi che da una parte completino progetti di lungo periodo già in corso da anni (autostrada Aosta-Monte Bianco) e dall'altra aprano un nuovo corso e diano un nuovo volto alla politica di infrastrutturazione della Regione.

Citiamo, infatti, in materia di trasporti l'importanza strategica che viene assegnata allo sviluppo ferroviario per la Valle d'Aosta, in ragione dei rilevanti e positivi impatti sull'economia e sull'ambiente che essa può generare.

Inoltre, sempre in tema di viabilità e trasporti, un nuovo impulso dovrà essere dato all'attività di trasporto aereo, sempre più importante per i collegamenti fra la Valle d'Aosta ed il resto del mondo, attraverso la sottoscrizione di un aumento di capitale dell'Air Vallée.

L'aspetto più innovativo della politica di infrastrutturazione, prevista dal bilancio di previsione, è però costituito dall'attenzione posta alle reti tecnologiche. Da una parte, infatti, la politica di sviluppo delle reti di telecomunicazione risponde ad un'effettiva esigenza di ammodernamento della Valle d'Aosta, d'interesse primario anche per le attività economiche e produttive, che, attraverso i servizi consentiti da tali tecnologie, possono guadagnare in misura significativa quote di efficienza e margini di competitività sui loro rispettivi mercati, dall'altra l'impulso che si vuole dare all'acquedotto del Monte Bianco risponde ad una precisa ed improcrastinabile esigenza di adottare un'efficace politica delle acque, che per la Valle d'Aosta può rappresentare, oltre che una possibilità di efficiente razionalizzazione, anche una significativa potenziale risorsa economica.

Ricordiamo, infine, l'importanza assegnata in sede previsionale al problema della casa, che, in linea con quanto detto precedentemente in tema di sperimentazione, dovrà essere oggetto di uno specifico progetto-casa da attuare in sintonia con gli enti locali interessati e le soluzioni urbanistiche più coerenti con le caratteristiche del territorio della Valle d'Aosta e della sua capitale.

Ambiente e territorio costituiscono indubbiamente la risorsa più preziosa di cui la Valle d'Aosta dispone.

Lo sviluppo socio-economico determinatosi nella Regione nel corso degli ultimi decenni ha messo a dura prova le risorse ambientali della Valle, rischiando di porre in discussione le caratteristiche di fondo del territorio e del paesaggio.

Per queste ragioni, oltre a ricordare che l'importanza assegnata ai temi ambientali ha avuto un preciso riscontro politico con l'istituzione, nel corso dell'anno, dell'Assessorato all'ambiente, il cuore del bilancio di previsione del 1992 è costituito dalle iniziative miranti, da una parte, a tutelare e proteggere l'ambiente e, dall'altra, a recuperare e a valorizzare il territorio.

Più del 15 percento delle somme assegnate ai fondi globali sono infatti indirizzate a tali attività e ad esse sono da aggiungere gli oltre 110 miliardi previsti tra gli interventi a carattere specifico, sotto il titolo "Assetto del territorio e tutela dell'ambiente".

Fra le azioni qualificanti di tipo preventivo, si vogliono ricordare quelle inerenti alla politica dei parchi: "Espace Mont Blanc", Parco del Mont Avic, aree naturalistiche a livello sub-regionale; quelle miranti all'istituzione di controlli e monitoraggi sull'ambiente, sul patrimonio forestale e sull'inquinamento dei Tir e quelle atte a ridurre i rischi dei danni ambientali connessi all'attività industriale.

Sempre nella logica di progetto, va ricordata l'iniziativa del Piano fluviale, che per il 1992 prevede nuovi interventi per complessivi 4 miliardi di lire.

Relativamente agli interventi di recupero e valorizzazione del territorio, vanno segnalati quelli relativi al riassetto delle cave dismesse, allo smaltimento dei rifiuti e alla bonifica delle discariche, che rispondono ad un preciso disegno di risanamento del territorio.

Inoltre, particolare rilevanza assumono le iniziative previste per la valorizzazione del patrimonio paesaggistico e monumentale. Ci si riferisce agli interventi previsti per la riqualificazione della città di Aosta, per il restauro del Forte di Bard, per il recupero dei villaggi rurali, per il ripristino delle pavimentazioni manomesse dall'attività di metanizzazione.

Si può concludere affermando che il Governo regionale ha recepito in pieno in questa materia quanto detto dal Censis nel suo studio, ove si afferma: "Appare ormai forte il contrasto tra la vocazione ospitale della Regione e la presenza di alcuni insediamenti urbani nel fondovalle la cui opacità non costituisce certo un brillante biglietto da visita dell'intera Regione. La stessa città di Aosta risente negativamente, oltre che dell'impatto delle infrastrutture viarie e dell'insediamento dell'Ilva Cogne, anche della mancata valorizzazione del suo centro storico. E' quindi importante lanciare un'operazione di abbellimento del fondovalle, centrata sia sulle piccole iniziative di ripulitura e rifacimento dei tetti secondo i criteri tradizionali (standardizzazione degli stili architettonici e degli arredi urbani, semplice ma efficace fioritura dei balconi e delle finestre...), che sulle grandi opere di risistemazione, dal riassetto delle servitù e delle vie di comunicazione, al rapido avvio del progetto Comune-Regione per il risanamento del centro storico di Aosta".

Allo sviluppo economico delle attività economiche e produttive, il bilancio di previsione rivolge un'attenzione ed una cura particolare.

Ai circa 250 miliardi destinati ad interventi a carattere specifico, si aggiungono infatti altri 72 miliardi previsti nei fondi globali e quasi 22 miliardi per la formazione professionale. Quasi un quarto delle spese previste dal documento di previsione è quindi indirizzato direttamente al rafforzamento dell'economia locale, a conferma della volontà di agire in concreto ed in profondità in uno degli ambiti maggiormente interessati dalle grandi trasformazioni in corso.

Sui temi dello sviluppo sono state tenute in particolare considerazione le numerose indicazioni emerse nei numerosi incontri propedeutici all'impostazione del bilancio di previsione con le categorie economiche e con le organizzazioni sindacali. In quelle sedi sono state comunemente sottolineate le priorità e le emergenze che rivestono i temi della qualificazione del personale, della qualità dell'offerta e dell'equilibrio intersettoriale e della progettualità.

A tale indicazione il documento di previsione risponde con un incremento del 22 percento dei fondi destinati alla formazione professionale, passati, dai circa 18 del bilancio di previsione del 1991, ai circa 22 del presente, con una serie di iniziative di carattere orizzontale, a supporto dei diversi settori economici e con interventi specifici, indirizzati verticalmente ai singoli comparti produttivi (agricoltura, turismo e industria).

Per accrescere le funzioni di supporto al sistema delle imprese lo-cali, sono stati quindi individuati interventi in materia di servizi, fra i quali particolarmente importanti sono l'assistenza tecnologica alle imprese industriali, da realizzarsi attraverso la predisposi-zione di un centro-servizi, per il quale sono stati previsti 4 miliardi di lire, ed il previsto aumento di capitale della Banca della Valle d'Aosta, strumento voluto dall'Amministrazione regionale per poter sviluppare a livello locale una politica creditizia adeguata ed in linea con le esigenze ed i fabbisogni delle imprese valdostane.

Inoltre, tra i fondi globali sono indicati alcuni interventi che rispondono ad una logica di ammodernamento delle infrastrutture per l'attività produttive. Particolarmente qualificanti sono quelli per il rilancio delle zone termali (4 miliardi), per ristrutturazione degli alpeggi, per il risanamento di aree industriali e per il recupero dello stabilimento ex Brambilla di Verrès.

Da segnalare, infine, alcuni interventi innovativi di rilievo, previsti settorialmente e che vanno nella direzione di riqualificare l'offerta locale. In particolare, per ciò che riguarda il settore turistico, riteniamo significative le azioni previste per lo sviluppo del turismo culturale, equestre ed escursionistico, che indicano la volontà del Governo regionale di provvedere al sostegno dell'innovazione e del completamento della gamma di offerta turistica della Valle d'Aosta.

Nella stessa direzione va l'impegno assunto dall'Amministrazione regionale per lo sviluppo di attività sportive nuove e prestigiose per la nostra Regione, tra le quali si vuole ricordare la decisione assunta in merito al campo di golf di Fénis. Infine, sempre in ambito turistico, un'attenzione particolare è destinata al potenziamento delle strutture ricettive attraverso il previsto rifinanziamento per 20 miliardi di lire della legge n. 33 del 1973.

Tutela, assistenza e promozione sociale

Il sociale costituisce uno dei campi ove già oggi la Valle d'Aosta rappresenta una realtà di avanguardia a livello europeo. Ciò nonostante si ritiene necessario consolidare ulteriormente tale positiva condizione, completando e perfezionando strutture e servizi esistenti. E' infatti previsto un adeguamento tecnologico ed organizzativo delle strutture sanitarie ospedaliere e dei centri di assistenza. Inoltre verranno promosse delle iniziative a sostegno delle fasce deboli della popolazione (portatori di handicap, anziani...), al fine di garantire loro, attraverso opportune iniziative, maggiori possibilità di inserimento e di partecipazione alla vita sociale valdostana.

In questo senso si vuole ricordare l'impegno assunto dall'Amministrazione regionale sul tema dell'eliminazione delle barriere architettoniche, che ha portato a coinvolgere direttamente in un aspetto socialmente così rilevante il mondo dei progettisti e quello delle imprese.

Una società a diffuso benessere come quella valdostana deve porre al centro dei suoi interessi e del suo sviluppo anche l'accrescimento dell'istruzione e la diffusione della cultura.

Il mondo imprenditoriale ha da sempre sottolineato l'importanza della preparazione culturale della base sociale, anche per il buon esito delle stesse attività economiche, e la necessità di maggiori collegamenti fra scuola e mondo del lavoro.

Il bilancio di previsione individua una serie di iniziative atte a favorire lo sviluppo della diffusione della fruizione della cultura, che da una parte sono rivolte sul versante scuola e mirano a sostenere l'innalzamento dei livelli di istruzione dei giovani valdostani, favorendo il loro accesso agli studi universitari (corsi para e post universitari, casa dello studente...), dall'altra sono maggiormente finalizzati all'aumento del consumo di cultura, attraverso lo sviluppo del sistema bibliotecario regionale, la realizzazione di centri di documentazione e di divulgazione del patrimonio culturale regionale, il sostegno ad iniziative di carattere museale.

Particolare urgenza riveste il problema della mancanza di spazi fisici ove possano avere luogo manifestazioni culturali divario genere. Si è ritenuto pertanto indispensabile provvedere alla realizzazione di una struttura polifunzionale per le manifestazioni culturali nella città di Aosta e contestualmente al sostegno di iniziative che tendano a promuovere sul territorio la costituzione di poli culturali capaci di ridare vigore alla fruizione locale di cultura, rivitalizzando un settore che storicamente ha rappresentato una delle ricchezze della Valle d'Aosta.

Vista l'esauriente relazione del Consigliere Ricco, risparmio al Consiglio regionale una nuova lettura delle cifre del bilancio di previsione concernenti le entrate, le uscite ed il bilancio triennale, che del resto sono già state distribuite tanto ai Consiglieri quanto alla stampa.e passo quindi alle conclusioni.

Il bilancio come strumento flessibile

Prima di avviarmi alla conclusione della presentazione del bilancio del 1992, vorrei ancora sottolineare la volontà di considerare il bilancio stesso uno strumento flessibile, che non irrigidisce e non vincola minimamente la possibilità di mutare indirizzi ed attività, ma fornisce la base conoscitiva per guidare l'azione amministrativa in modo tale che sia il più possibile coerente con l'intenzione dichiarate e perseguite.

Il bilancio non è uno strumento esaustivo e non può risolvere da solo tutti i problemi, però offre precise indicazioni di fondo e può dare frutti significativi se sottintende un'azione politica di medio-lungo termine e deve fungere da sostegno e da ammortizzatore dove è necessario un supporto regionale per contenere eventuali cadute di sviluppo.

Tuttavia, perché il bilancio possa avere quella valenza politica che gli è propria ed essere usato come reale strumento di programmazione, è auspicabile che venga accolto con la consapevolezza che per esaminarlo occorre eliminare fittizie contrapposizioni, a beneficio di un atteggiamento costruttivo per il bene dell'intera Regione.

E' quindi necessario superare le piccole controversie di parte, per recuperare una disponibilità di fondo ad individuare linee politiche generali in vista di obiettivi complessivi di lungo termine. Tutto questo per far sì che la Valle d'Aosta possa avere un ruolo significativo sulla scena europea, superando la fase di autonomia dipendente dall'atteggiamento benevolo dello Stato.

Il ruolo di guida dell'Amministrazione regionale

Questo invito alla collaborazione, a cui mi sento di richiamare i membri del Consiglio, nasce dalla convinzione che per tradurre la ricchezza della Valle in sviluppo, per aumentare e migliorare le condizioni dell'autonomia, per rispondere alla sfida europea che attende la nostra Regione, è necessario che la classe politica valdostana riprenda un dibattito ed un confronto costruttivo sui temi e problemi che stanno a cuore alla nostra comunità, come l'autonomia, lo sviluppo, la qualità della vita, e sappia individuare un progetto politico concreto al di sopra delle parti e condivisibile dalle varie categorie economiche, produttive e sociali operanti nella nostra Regione.

Abbiamo il dovere di far decollare l'impresa Regione, mettendola al servizio, ma soprattutto alla guida della comunità intera. Siamo chiamati a questa responsabilità da una precisa domanda di chiarezza di vedute, trasparenza d'intenti, coerenza d'azione e spirito d'iniziativa che ci viene richiesta dalla nostra gente.

Siamo tutti concordi nel definire l'attuale società come un modello di organizzazione complessa, ossia una società che ha conosciuto un processo di superamento e di distacco dai canoni propri della società tradizionale. Quest'ultima era strutturata su una scala di valori comunemente accolti ed accettati, che privilegiavano gli elementi che il tempo aveva confermato come stabili, rispetto ai fattori di cambiamento, e subordinava le aspettative, gli interessi, i bisogni e le creatività individuali a superiori interessi di sopravvivenza del sistema nella sua organicità.

Oggi questo modello è superato dall'attuale società, definita appunto complessa. I bisogni individuali sono considerati prioritari e si è creata una serie di sottosistemi, ciascuno dei quali è specializzato, nella propria autonomia, ad assolvere una determinata funzione politica, economica, educativa e religiosa.

In questo nuovo scenario, l'economia tenderà sempre a far valere come centrali le sue ragioni nei processi decisionali in ambito politico e la politica cercherà di applicare sempre più regole da essa stabilite anche in ambito economico. Per evitare, dunque, eventuali interferenze ed invasioni di campo negative, è necessario che la progettualità politica ed economica si fondi sempre più su valori sociali, in modo che diventino consapevolezza comune e costituiscano un referente essenziale dell'articolazione tanto dell'attività economica quanto dell'attività politica.

E' importante che il potere politico non si limiti a svolgere una pura e semplice funzione di mediazione fra interessi diversi e spesso corporativi, ma si assuma il compito di indirizzare ed orientare le scelte verso obiettivi di promozione globale della comunità. Occorre quindi individuare nuovi percorsi di metodologia politica o più semplicemente, riprendendo un'affermazione del prof. De Rita, "urge riprendere a far politica nelle sedi appropriate, per rafforzare il ruolo di guida e di programmazione dell'Amministrazione, nel piano disviluppo regionale".

A questo proposito, inserendomi in un dibattito aperto in questi giorni, occorre ribadire che l'onestà non è di per se stessa garanzia sufficiente per promuovere reali processi di sviluppo e di crescita sociale. Non basta contrapporre alla partitocrazia in crisi un partito trasversale degli onesti. L'onestà dovrebbe essere una condizione di fondo, non un requisito supplementare. E' anche necessario schierarsi ed avere delle idee da proporre e capacità di tradurle in iniziative. Ossia, bisogna avere la capacità politica di portare avanti progetti di lungo respiro.

E' dunque responsabilità della classe politica dare prova di lungimiranza e di concretezza, non alimentando nella gente la sfiducia, che troppo spesso spinge le persone a dissociarsi dall'impegno politico, per abbracciare il falso mito della non appartenenza.

E' fondamentale poi nel dibattito politico non far degenerare la forza in violenza, che, anche quella più sottile, cioè quella verbale e delle intenzioni, arriva sempre ad inquinare il confronto politico, squalifica anche chi vince ed abbassa il livello civile delle parti in causa.

E' infine indispensabile coniugare la micro-politica della nostra comunità con gli orizzonti internazionali. L'attenzione ad amministrare oculatamente nella nostra Regione non ci deve far ammalare di miopia. Non possiamo chiuderci negli augusti confini del nostro territorio ed accontentarci di circoscritti risultati immediati.

La valenza più significativa della micro-politica si rivela pienamente solo laddove ogni obiettivo locale viene considerato come segno anticipatorio e come configurazione concreta e provvisoria delle grandi questioni politiche internazionali.

La nostra piccola Regione alpina, collocata strategicamente in una posizione centrale dell'Europa, dotata di un'eredita storica e culturale ben determinata, forte di un'autonomia amministrativa universalmente riconosciuta, ha tutte le carte in regola per partecipare al mutamento dei tempi. Occorre tuttavia la capacità da parte della sua classe politica e della comunità di comprendere i segni dei tempi, partendo, prima di tutto, da una nuova riformulazione dell'autonomia, affinché essa si offra realmente come strumento di crescita nei vari settori della vita sociale e non rimanga più solo enfaticamente annunciata, piuttosto che realmente perseguita.

L'autonomia deve costituire la generale condizione individuale e sociale che consenta, all'interno dell'attuale società complessa, la crescita di sottosistemi reticolari e la crescita degli individui al loro interno. Nella nostra Regione, dove questa autonomia è patrimonio indiscusso e legittimo, è necessario vivificare la nostra specialità, saggiando la fattibilità di nuovi meccanismi di autonomia impositiva, d'ingegneria istituzionale, nuove forme di partecipazione democratica, aprendosi a spazi di sperimentazioni comuni ad altre autonomie speciali.

Naturalmente, in modo parallelo a questa sempre maggiore esplicitazione del significato dell'autonomia amministrativa, occorre ampliare gli spazi e le condizioni di una reale autonomia dei soggetti individuali e delle istituzioni economiche e sociali, quale principio regolatore di efficienza e di efficacia all'interno della complessità sociale. Non basta, cioè, dichiararsi autonomi, ma occorre costruire l'autonomia. Non bisogna solo esaltarla come valore tradizionale, che si perpetua automaticamente, ma occorre perseguirla come atteggiamento di fondo, come stile di azione, come cultura dello sviluppo che si legittima da sé, nella misura in cui risponde ai bisogni della comunità, crea e gestisce precisi percorsi di crescita qualitativa delle persone.

Anche la crisi della partitocrazia italiana, che si manifesta pur attraverso la crescente sfiducia dei cittadini verso le istituzioni pubbliche, trova una delle sue ragioni più profonde nella difficoltà di stabilire efficaci rapporti e competenze tra società civile e processi di decisione politica.

La mancanza di attenzione, da parte delle strutture politiche sia nazionali sia locali, ad investire energie e risorse verso lo sviluppo di una mentalità autonoma e verso l'attuazione di reali condizioni di autonomia nelle istituzioni sociali ed amministrative è una delle maggiori cause che determinano il disinteresse della gente verso la gestione politica e che alimentano l'incapacità autopropositiva ed autogestionale all'interno delle strutture pubbliche.

La politica viene vissuta come altro da sé, un ambito cioè dove non c'è spazio per le proprie esperienze, dove non c'è riscontro per i propri bisogni, se non nella logica dell'assistenzialismo e dei favori, dove sostanzialmente non si esercitano i princìpi della democrazia. Il compito di una classe politica, soprattutto in una Regione a Statuto speciale, dove esistono maggiori ambiti decisionali, è dunque di invertire questa tendenza e fare in modo che la comunità si stringa attorno alla sua classe politica, nell'obiettivo comune di difendere la propria specialità e promuovere reale sviluppo.

Questa opportunità sembra oggi più realizzabile di ieri, perché, nonostante l'evidente disaffezione della gente verso la politica, da un'analisi più attenta della realtà che ci circonda emergono i primi sintomi del superamento del periodo del ripiegamento nel privato, cioè della cosiddetta introversione casalinga, che ha caratterizzato la società italiana negli anni '1975-85. Oggi stanno riesplodendo nella gente la voglia di uscire di casa ed il bisogno di riappropriarsi del territorio, per ricostruire l'identità perduta e migliorare la qualità della vita. La gente esprime cioè una forte domanda di servizi, di fruizione dei luoghi in cui vive e che nessun privato da solo può garantire.

Questa esigenze costringe dunque le persone ad uscire dall'isolamento e ad impegnarsi per ottenere. Questa è una positività sociale che va colta dalla classe politica, una spinta emotiva che va canalizzata.

La sfiducia della gente verso chi la rappresenta, il rancore sociale, l'attendismo, il senso della non appartenenza stanno trovando un deterrente in quest'ansia legittima della popolazione di volere livelli di vita qualitativamente migliori, ambienti più sani, città più a misura d'uomo e servizi più funzionali.

Sulla scia di questo ancor timido ritorno al sociale, sulla consapevolezza ancora incerta della gente a doversi impegnare per costruire, sul bisogno sempre più diffuso di individuare strategie comuni d'intervento, anche per economizzare le risorse, la classe politica in generale, ma anche quella che regge una Regione autonoma, deve sapersi assumere tutte le responsabilità del proprio ruolo, deve saper rinnovare la determinazione della propria scelta e deve sapersi predisporre a guidare con consapevolezza la crescita qualitativa della comunità che rappresenta.

Presidente Colleghi Consiglieri, credo che possiamo sospendere qui i nostri lavori.

Domani mattina il Consiglio è convocato per le ore 9,15 e, se saremo puntuali, potremo iniziare la discussione generale abbinata sui due disegni di legge.

Vi ringrazio. La seduta è tolta.