Oggetto del Consiglio n. 305 del 30 settembre 1975 - Verbale
OGGETTO N. 305/75 - Questioni concernenti gli adempimenti regionali previsti dal D. L. 13 agosto 1975, n. 376 (Provvedimenti per il rilancio dell'economia riguardanti le esportazioni, l'edilizia e le opere pubbliche). (Interpellanza dei Consiglieri Dolchi e Chincheré)
Interpellanza
Il decreto legge 13 agosto 1975 n. 376 concernente gli eccezionali "provvedimenti per il rilancio dell'economia riguardanti le esportazioni, l'edilizia e le opere pubbliche" prevede, fra l'altro, i seguenti adempimenti regionali da adottarsi entro 20 giorni dalla sua entrata in vigore e cioè entro il 9 settembre poiché la pubblicazione è avvenuta sulla G.U. n. 218 del 18.8.1975.
Art. 4 - edilizia sovvenzionata - ulteriori assegnazioni di fondi - "secondo programmi formulati dalle Regioni entro 20 giorni" ... "o in mancanza di tali programmi sentiti i Presidenti delle Giunte regionali".
Art. 14 - fondo speciale destinato alla concessione di contributi in capitale per lavori di completamento di opere di edilizia ospedaliera. "Le Regioni entro venti giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto comunicano ai Ministri per i LL.PP. e per la Sanità il fabbisogno relativo al completamento delle opere comprese negli elenchi allegati ai programmi...".
Art. 16 - finanziamento di lavori di completamento di opere di competenza delle regioni. "Entro venti giorni dalla entrata in vigore del presente decreto le Regioni provvedono alla individuazione delle opere da finanziare e ne danno comunicazione al Ministero del Bilancio...".
Considerato che per "Regione" si deve intendere il Consiglio regionale nella sua funzione decisionale;
preso atto che finora non è stata prevista né una convocazione straordinaria del Consiglio, né almeno una riunione dei Capi Gruppo, né riunioni delle Commissioni consiliari permanenti, e che ciò difficilmente avverrà prima del 9 settembre,
i sottoscritti Consiglieri regionali
Interpellano
il Presidente della Giunta per conoscere le ragioni che hanno impedito che in qualche modo le Commissioni e i gruppi consiliari, se non il Consiglio regolarmente convocato in via d'urgenza malgrado la pausa estiva, si pronunciassero sugli adempimenti regionali richiesti dal citato decreto n. 376 e per sapere in che modo o con quali criteri la Giunta e lo stesso Presidente vi hanno provveduto.
F.ti: Giulio Dolchi - Franco Chincheré
Dolchi (P.C.I.) - Anche quest'interpellanza, come quella sull'articolo 12, è, me lo auguro, abbastanza chiara, ed anche per questo oggetto vorrei limitare la mia illustrazione ad alcune considerazioni di carattere più generale che riteniamo fondamentali.
Potrei parlare a lungo, perché abbiamo letto i giornali che hanno dedicato molto spazio a questo problema, potrei parlare a lungo come hanno fatto i Consiglieri dei Consigli regionali che sono stati chiamati in sedute straordinarie a discutere questo decreto. Mi limiterò all'essenziale, cioè a ricordare al Consiglio che, di fronte alla difficile situazione economica e alla crisi occupazionale, il Governo si è riunito l'antivigilia di Ferragosto per predisporre due decreti legge chiamati poi "decretoni" o "decreti anticongiunturali", che devono essere convertiti in legge entro i previsti 60 giorni e che sono già all'esame delle competenti Commissioni. Urgenza quindi recepita e sentita dal Governo, dettata dalla gravità della situazione. Tali provvedimenti, che porteranno poi con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 18 agosto i numeri 376 e 377, imponevano per quanto riguarda il 376, agli articoli 4, 14 e 16 alcuni adempimenti da parte della Regione entro 20 giorni, cioè entro il 9 settembre.
Come già diciamo nell'interpellanza ...(voce)... no, ma dalla pubblicazione, dalla promulgazione, quindi è dal 18, le mie informazioni riguardano i 20 giorni a partire dalla promulgazione che è avvenuta, e l'ho citato sulla Gazzetta del 18 agosto, ma non è questo il problema. Come affermiamo nell'interpellanza, riteniamo che la parola "Regione" scritta nel decreto voglia dire "Consiglio regionale", cioè l'organo deliberante, l'organo politicamente e amministrativamente responsabile e ci rammarichiamo quindi profondamente per il fatto che non si sia sentita la necessità di investire il Consiglio dei problemi, delle scelte in materia di edilizia sovvenzionata, in materia di edilizia ospedaliera, di completamento di opere di interesse regionale che sono le materie trattate dagli articoli 4, 14 e 16 su cui le Regioni dovevano pronunciarsi. Direi di più: stigmatizziamo il fatto che a fare queste scelte - visto che non è stato chiamato il Consiglio e noi riteniamo che siano di competenza consiliare - siano stati l'Esecutivo, la Giunta e forse - dico "forse", ma è ancora peggio - alcuni funzionari, anche per causa di forza maggiore, per carenza di alcuni Assessori.
Il problema di fondo è che la mancanza di qualsiasi confronto con i Gruppi, con gli eletti e anche con le Commissioni che in modo informale qualche cosa potevano dire, non ha neanche permesso un giudizio globale, complessivo sugli stessi decreti, cosa che invece hanno fatto le altre Regioni convocate appositamente. Non vi sto a citare il Piemonte, la Lombardia, il Lazio o l'Emilia, abbiamo avuto la cronaca dei dibattiti e delle posizioni assunte dai giornali. Mi si potrà dire che era un periodo di vacanza, che fino al 15 settembre il Consiglio normalmente dovrebbe essere in vacanza e quindi non convocato. Noi pensiamo che se il Governo ha dimostrato di riunirsi in pieno Ferragosto i Consiglieri regionali della Valle d'Aosta non sarebbero stati sordi ad una convocazione, anche d'urgenza, ai primi di settembre - forse è qui il nocciolo della questione - e poi il problema non sarebbe stato tanto sapere se i Consiglieri, sentendosi in vacanza, sarebbero venuti, bisognava secondo noi convocare il Consiglio lasciando ai singoli Consiglieri, agli eventuali assenti, la responsabilità di disertare un dibattito così importante.
Detto questo, vorrei concludere affermando che abbiamo seguito gli incontri - sempre dai giornali - che sono avvenuti fra i Presidenti delle Giunte. Sappiamo che era presente il Presidente Andrione, con i vari Ministri, con la Commissione e con seguiti abbastanza anche burrascosi nel corso di questi dibattiti. Quello che non sappiamo ancora - ed è forse lo scopo principale dell'interpellanza, oltre ad alcune considerazioni di carattere politico che mi sono permesso di fare - è quanto e cosa si è chiesto per la Valle d'Aosta, quali scelte prioritarie si sono fatte, quale giudizio è stato espresso sui provvedimenti governativi, definiti da molte Regioni (e qui cito testualmente): "anti programmatori, lesivi dell'autonomia, oltreché inadatti ad uno snellimento delle procedure e alla celerità della spesa pubblica". È una frase del documento dei Presidenti delle Regioni che certamente il Presidente Andrione conosce per avere partecipato a quei dibattiti, ma che ci fa ripetere che proprio il dibattito consiliare prima di questi incontri avrebbe potuto per lo meno dare al Presidente della Giunta il conforto del parere del Consiglio.
Concludo con una considerazione di carattere politico, affermando che ancora una volta l'Esecutivo ha ignorato l'Assemblea. Il Gruppo Comunista respinge tale tipo di comportamento, lesivo soprattutto, non tanto della dignità, ma proprio della responsabilità del Consiglio...
(interruzione della registrazione per mancanza momentanea di corrente elettrica in aula)
Andrione (U.V.) - ...casi, e in questo ci sembra corretta. Non è che contestiamo, che vogliamo farne una questione in questo termine, semplicemente ci sembra che in casi di urgenza comprovata - non sto a fare dettaglio dei motivi che hanno giustificato questa urgenza, anche perché il Consigliere Dolchi li ha già sentiti una volta - permettono alla Regione di rispondere e di essere presente a discussioni di un certo livello, di portare la sua voce in campo nazionale.
Bisogna sottolineare che mentre le Regioni a Statuto ordinario avevano ricevuto il 26 luglio un telegramma della Vice Presidenza del Consiglio, a firma dell'Onorevole La Malfa, che era precorritore dei decreti del 13 agosto, le Regioni a Statuto speciale non avevano ricevuto questo telegramma, per cui siamo stati presi di sorpresa dall'emanazione di questi decreti, ma questo non è per chiedere una giustificazione.
Per quanto riguarda la sostanza, anche qui evidentemente possiamo concordare con Dolchi quando dice che un dibattito consiliare avrebbe forse dato più peso alle affermazioni che il Presidente della Giunta ha fatto a Roma mercoledì 10 settembre. Devo però dichiarare una cosa: tutti i Presidenti di Regione, tutti indistintamente, hanno fatto le stesse affermazioni, che fossero Comunisti, che fossero Democristiani, che fosse Benedikter per l'Alto Adige o io stesso per la Valle d'Aosta. Abbiamo detto tutti le stesse cose, lamentando che non si volessero utilizzare, per quanto riguarda le Regioni a Statuto ordinario, gli articoli 9 e 12 delle competenze che sono state trasferite alle Regioni e, per quanto riguarda le Regioni a Statuto speciale, ancora più facilmente quei canali di finanziamento che avrebbero permesso a questi decreti di raggiungere immediatamente il loro scopo, stante la riconosciuta difficoltà che ha lo Stato di spendere i soldi quando li ha stanziati. Questo lo diciamo come piccolo quadro di natura politica.
Non vi è stata nessuna differenza sulla posizione presa da parte delle Regioni nei confronti del Governo, anzi, alla fine di una riunione piuttosto burrascosa l'Onorevole Colombo si è impegnato ad apportare a questi decreti 376 e 377 le necessarie modifiche per accogliere le richieste unanimi delle Regioni, sostanziate da un ordine del giorno che è stato stilato in massima parte da Libertini del Piemonte.
Per quanto riguarda invece la sostanza delle richieste fatte dalla Regione Valle d'Aosta, non vi è quella dimenticanza del Consiglio lamentata, poiché queste richieste corrispondono esattamente a quelle formulate diverse volte, sia attraverso la programmazione, sia attraverso le discussioni del Consiglio; non solo, il campo delle scelte, specialmente per quanto riguarda gli articoli 14 (Ospedali) e l'articolo 16 (Opere Pubbliche) è talmente limitato che praticamente anche una discussione consiliare non avrebbe potuto modificare la realtà delle cose.
Per quanto riguarda il decreto n. 376, l'articolo 4 prevede "l'assegnazione agli Istituti Autonomi delle Case Popolari o loro Consorzi in aggiunta all'importo di cui all'articolo 1 della legge 166 del 1975 di ulteriori 600 miliardi"; in questo caso il Ministro Colombo ha ribadito che lo Stato rifiuta di versarli direttamente alle Regioni, ma che devono essere versati e utilizzati attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, cioè con una procedura lunga, macchinosa e complessa che rischia, secondo quanto sostenuto da tutti i Presidenti delle Regioni, di non ottenere quegli effetti sull'attività edilizia che invece sarebbero stati, secondo le stesse affermazioni del Governo, alla base di questi decreti. Non solo, tutte le Regioni, compresa la Valle d'Aosta, hanno sostenuto che le richieste erano state fatte perché era possibile, in base a queste, procedere con rapidità, ma che nessuna Regione si attendeva di vedere finanziata la totalità delle sue richieste. Ci sono state Regioni che hanno fatto richieste per 2.900 (duemilanovecento) miliardi e quindi, evidentemente, si trattava di presentare al Governo un piano lavori attraverso i quali le Regioni chiedevano di avere un finanziamento proporzionale; si è perfino proposto di accettare il piano di ripartizione del CIPE dell'aprile 1974 per altri finanziamenti affinché ogni Regione avesse immediatamente questi soldi disponibili per poter intervenire sui lavori già decisi sotto il profilo delle possibilità tecniche, disponibilità di terreni e cose di questo genere.
Per quanto riguarda il finanziamento ex articolo 4, i precedenti per quanto riguarda la Valle d'Aosta, sono i seguenti. Novembre 1971: in applicazione della legge n. 865, con relazione del Presidente della Giunta in data 26 novembre 1971, la Regione determina in 41 miliardi il proprio fabbisogno in materia. Marzo 1972: il CIPE nella seduta del 16 marzo 1972 assegna alla Valle d'Aosta 1.582 milioni. Febbraio 1973: la Giunta regionale stabilisce il programma di interventi localizzando ad Aosta, Brissogne, Champdepraz, Pollein, Pont Saint Martin e Verrès 1.522 milioni e destinando 30 milioni a lavori di manutenzione stabili. Aprile 1975: la Giunta, tenuto conto che i Comuni di Brissogne e Pollein hanno chiesto di soprassedere temporaneamente alla realizzazione del programma in attesa di poter reperire le aree, e che il risanamento di una parte del centro storico di Aosta non può essere realizzato in tempi brevi, vara il precedente programma destinando le spese non utilizzabili ai Comuni di Aosta, Champdepraz, Pont Saint Martin, Verrès e lasciando immutata la quota di 30 milioni per manutenzione stabili. Giugno 1975: entra in vigore la legge n. 166 che stanzia 1.062 miliardi per interventi di ammontare non inferiori a 500 milioni; alla Regione vengono assegnati 1.582 milioni, cioè si ripete la ripartizione del CIPE del 1972. Luglio 1975: la Giunta predispone il programma di interventi localizzando ad Aosta, Pont Saint Martin e Verrès (la prassi non è ancora ultimata da parte dei Comuni, dovrebbe essere ultimata in questi giorni).
La situazione attuale è questa: a) dei 1.582 milioni assegnati nel 1972 sono stati impegnati 160 milioni di cui appaltati soltanto i 30 milioni relativi alla manutenzione stabili; in questi giorni dovrebbero andare all'appalto anche Champdepraz. La mancata spesa viene imputata alle difficoltà per i Comuni di reperire le aree. ...(interruzione della registrazione)... b) ... assegnati quest'anno. Sono ancora in corso le procedure per la messa a punto dei programmi da parte dei Comuni. Il programma presentato è stato questo: si è chiesto di finanziare la ristrutturazione dell'isolato del Centro storico di Aosta compreso tra Via Edouard Aubert a sud, Via Croix de Ville a est, la cinta romana a nord e a ovest. In quest'isolato, che comprende 12 unità minime di intervento - che è stato studiato dalla programmazione regionale, quindi in un certo senso approvato anche dal Consiglio - predeterminate in sede di predisposizione dello schema guida del centro storico di Aosta, che copre circa 6 ettari di superficie, è previsto il recupero di fabbricati da destinare ad edilizia economica e popolare per circa 150 alloggi. Il costo preventivato è di 3.150 milioni, ripartiti in cinque anni. La motivazione del programma è questa: in considerazione della scarsa utilizzazione dei fondi già assegnati e per evitare giustificate critiche alla Regione sulla mancata utilizzazione di questi fondi, si poteva chiedere il finanziamento di una proposta di questo genere in quanto innovativa rispetto alle proposte precedenti e costituente per il risanamento di centri storici, un'esperienza che potrebbe essere utilissima alla Valle d'Aosta. Lo ripeto ancora una volta: questo risulta chiaramente da tutti gli studi programmatici, dal piano regolatore di Aosta e da numerosi interventi fatti proprio in questa sede.
Per quanto riguarda l'articolo 14 - il 16 è ancora più semplice, poiché il contenuto dell'articolo 14 è questo - viene costituito un fondo speciale per la concessione di contributi alle Regioni. L legge dice testualmente: "destinati a lavori di completamento di opere di edilizia ospedaliera e comprese nei programmi di intervento disposti in applicazione della legge 574 del 1965". In questa situazione in Valle d'Aosta si trovano soltanto due ospedali, è un dato di fatto, si trova l'ala nuova dell'Ospedale Mauriziano e il famoso Ospedale Geriatrico, esaminati quindi i precedenti che sono opere al finanziamento ai sensi della legge 574 del 1965: 1) l'ampliamento dell'Ospedale Generale ex Mauriziano, 2) la costruzione dell'Ospedale Geriatrico, 3) la costruzione dell'Istituto psico-medico-pedagogico, 4) la costruzione dell'Ospedale civile di Saint Vincent.
Essendo l'Ospedale Generale ex Mauriziano e l'Ospedale Geriatrico le uniche opere già iniziate, non si pongono altre alternative che chiedere i finanziamenti per il completamento di tali opere. Per quanto concerne l'Ospedale Generale, malgrado i finanziamenti concessi in precedenza si riferissero al solo corpo di fabbrica nuova, si sono richiesti finanziamenti anche per la sistemazione dell'esistente fabbricato e dell'area circostante, in quanto questi ultimi sono strettamente correlati con il primo e da esso funzionalmente inscindibili anche sotto l'aspetto progettuale. In tal senso, tenuto conto delle somme già assegnate in precedenza, si è chiesto il finanziamento di 3.203 milioni in cinque anni. Circa l'Ospedale Geriatrico, malgrado non esista ora una scelta definitiva in ordine alla sua destinazione e il Consiglio regionale dovrà discutere e stabilire quale sia la destinazione definitiva, se ne è prevista l'ultimazione. Non potendo la Regione prevedere che quel monumento ai blockhaus della Seconda Guerra Mondiale rimanga tale e quale al Beauregard, sopra Aosta, se ne è prevista l'ultimazione e si è richiesto un finanziamento di 2.640 milioni in cinque anni, valutato sulla base degli elaborati progettuali esistenti. Di conseguenza il totale fabbisogno regionale per il completamento delle opere di edilizia ospedaliera è stato determinato in 5.843 milioni sull'arco di cinque anni. I dati economici sono stati reperiti presso l'Ufficio tecnico dell'Ente Ospedaliero per quanto riguarda l'Ospedale Generale e presso l'Assessorato dei Lavori Pubblici per quanto riguarda l'Ospedale Geriatrico. Infine la temporalizzazione della spesa: oltre che tenere conto dei tempi tecnici di esecuzione, si parte dal presupposto che le decisioni in merito vengano assunte in tempi brevi.
Per quanto riguarda l'articolo 16, con il quale, in base al decreto 366 viene costituito un fondo speciale di 100 miliardi destinato al finanziamento dei lavori di completamento di opere di competenza delle Regioni, poiché qui vi erano, come competenza, tutte le opere pubbliche degli Assessorati dei Lavori Pubblici e dell'Agricoltura già iniziati così come hanno fatto tutte le altre Regioni, abbiamo presentato un programma che evidentemente va molto al di là di quelle che saranno le possibilità di attribuzione alla Regione, ma questo programma permette di valutare esattamente qual è lo stato delle opere pubbliche nella Regione già iniziate, già progettate e in parte finanziate. L'ammontare della spesa prevista è di 23.840 milioni in otto anni, di cui 7.020 milioni negli anni 1974, 1975 e 1976. La temporalizzazione è stata effettuata in base ai presumibili tempi tecnici di esecuzione e l'ordine di priorità è stato definito sulla base dei seguenti elementi: 1) importanza delle opere, in ordine alla caratteristica economica e alla funzione di stimolo che potevano avere per lo sviluppo in determinate zone; 2) per settori di intervento, assegnando le seguenti priorità, che sono quelle che il Consiglio ha discusso in una riunione di un anno fa e i relativi fabbisogni; 3) opere edilizie per 500.000; 4) opere stradali di livello regionale per 2.800.000. Le zone di localizzazione assegnano la priorità in funzione inversamente proporzionale al grado di sviluppo delle Comunità Montane, questo con il criterio che il Consiglio ha adottato in altre occasioni per spese di questo genere (opere pubbliche), vale a dire non privilegiando zone già più avanzate, ma portando invece la spesa pubblica per opere pubbliche laddove manca maggiormente un'infrastruttura di questo genere. Questi sono i criteri con i quali la Regione ha risposto ad un invito, perché, secondo i nostri calcoli, è vero che ci sono 13 giorni per andare al 31, ma poi vi sono 7 giorni di settembre, il 7 era una domenica e scadeva il sabato. A parte le Regioni a Statuto ordinario, ci sono state poche Regioni a Statuto speciale che sono arrivate tempestivamente. Posso dire di aver avuto gli ultimi elaborati tecnici il giorno 5 settembre, perché l'Assessorato dei Lavori Pubblici ed altri hanno lavorato fino all'ultimo momento, e di avere spedito un corriere speciale perché arrivassero tempestivamente.
In quella famosa polemica con l'Onorevole La Malfa del 10 settembre ci sono state delle Regioni che sono state accusate di non avere presentato tempestivamente il piano, il che ha provocato poi virulentissime proteste da parte degli interessati e si è andati avanti purtroppo per due ore perdendo tempo su contestazioni di questo genere, sulle poste, sulle lentezze ministeriali e avanti di questo passo. Quando si è arrivati invece alla parte più profonda, la parte politica del problema, e cioè alla valorizzazione della Regione come canale di spesa generale per gli interventi dello Stato, a quel punto molti Presidenti hanno approvato una mia obiezione che non ha ricevuto risposta formale. Ho chiesto al Presidente della Commissione Affari Generali (Affari Finanziari della Camera) se in quanto Presidente garantiva che detti decreti legge sarebbero stati convertiti entro il termine, se non vado errato del 19 ottobre che è esattamente di qui a venti giorni. Non ho avuto risposta. Libertini e Lagorio hanno ripreso la mia domanda ed anche loro non hanno avuto risposta.
Pertanto, senza volere con questo anticipare altre cose, può darsi che questi decreti debbano essere riadottati e che il Consigliere Dolchi avrà ampio suolo per discuterne in Consiglio.
Dolchi (P.C.I.) - Molto brevemente, Signor Presidente, per due o tre considerazioni.
Innanzi tutto mi sembra che i colleghi Consiglieri e lo stesso Presidente della Giunta possano essere grati al Gruppo Comunista per aver presentato quest'interpellanza, perché ha permesso quest'importante puntualizzazione. Secondo: per quanto riguarda il nostro Partito (e non solamente qui, in Valle d'Aosta), noi intendiamo che quando si parla di "Regione" si intende "Consiglio", perché in caso contrario, se si riferisce alla Giunta o al Presidente, la legge o la norma lo precisa. In certi casi abbiamo avuto anche ragione dal punto di vista giurisprudenziale. Sarei grato se potessi avere la copia - se non è riservata - di quei dati che ci sono stati letti, perché mi interessa seguire queste proposte. Il Presidente della Giunta mi permetta, proprio per l'importanza di quanto ho affermato, di dire che sarebbe stato opportuno averne conferma o confronto in Consiglio regionale.
Una brevissima considerazione di carattere politico sull'unità e sull'unanimità dei Presidenti delle Giunte regionali. Ancora una volta - lo ha dimostrato anche in questo caso così eccezionale e così grave - il Governo non si è dimostrato così regionalista e così autonomista come ci si poteva aspettare nel momento in cui si chiamano le Regioni ad una collaborazione effettiva per superare le difficoltà del momento. Per terminare, se il Presidente della Giunta me la consente, una battuta riguardante l'organizzazione del nostro Partito: se il Gruppo Comunista non fosse all'opposizione, fosse in Giunta con Andrione o, meglio, se Andrione fosse iscritto al Partito Comunista, il 27 agosto avrebbe ricevuto come ho ricevuto io nella mia qualità di Capo Gruppo un telegramma del mio Partito che richiamava l'attenzione dei Gruppi consiliari sull'importanza dei provvedimenti adottati dal Governo e sull'importanza del rispetto delle scadenze.
Il Consiglio prende atto.
Caveri (U.V.) - Punto n. 11 dell'ordine del giorno.
