Oggetto del Consiglio n. 306 del 30 settembre 1975 - Verbale
OGGETTO N. 306/75 - Richiesta di informazioni sui reali motivi della vertenza tra i dipendenti e la Direzione della SITAV, nonché sui risultati degli interventi intrapresi. (Interpellanza dei Consiglieri Monami e Manganoni)
Interpellanza
I sottoscritti Consiglieri regionali,
Preoccupati per il protrarsi della vertenza fra dipendenti e direzione SITAV che anziché avviarsi a conclusione sembra sempre più aggravarsi;
Ricordate la presa di posizione della Giunta comunale di Saint Vincent che auspica una sollecita positiva conclusione e la lettera del Gruppo Comunista in data 3 settembre 1975 che richiede l'intervento del Presidente della Giunta - nella sua qualità di Prefetto - per una sollecita convocazione delle parti;
Preso atto che tale convocazione è stata fissata per venerdì 12;
Considerato il grave danno finanziario che deriva alla Regione a seguito di ogni giornata di chiusura (si parla ormai di quasi un miliardo)
Interpellano
il Presidente della Giunta per essere informati sui reali motivi della vertenza e sui risultati degli interventi intrapresi.
F.ti: Luigi Monami - Manganoni
Manganoni (P.C.I.) - Indubbiamente l'Italia è il Paese della giungla delle retribuzioni, poi si verificano le cose le più assurde e le più inconcepibili. Mi limito ad alcuni esempi.
Si apprende dai giornali che i dipendenti della Banca d'Italia che svolgono le stesse mansioni dei dipendenti di un'altra banca percepiscono uno stipendio del 50% superiore agli altri. Si apprende, sempre dai giornali, che per esempio i macchinisti delle Ferrovie percepiscono uno stipendio notevolmente inferiore agli autisti dei pullman nelle città. Noi vediamo che nell'ENEL, dove possono bloccare una Nazione tirando giù i coltelli, hanno condizioni non solo economiche ma anche normative enormemente superiori agli altri dipendenti dell'industria. Ora il tanto deprecato "corporativismo fascista" sta risorgendo e si sta riaffermando. Nel caso della SITAV questo corporativismo vige nell'azienda stessa, perché noi abbiamo dei dipendenti che percepiscono 200.000 lire al mese e abbiamo dei dipendenti che percepiscono 2.000.000 al mese (prescindo dai dirigenti, parlo di dipendenti). Ora perché queste sperequazioni, perché ci deve essere chi pretende? Perché sono sempre loro della SITAV ad andare in pensione con 6 o 700.000 al mese e c'è chi, poveretto, andrà in pensione con 150 o 180.000 lire al mese?
Ora, vedete, noi abbiamo tutti deprecato - anche i giornali - quanto è avvenuto per gli altri burocrati in campo nazionale. Ebbene, qui, fatte le dovute proporzioni, il problema non cambia. Ora, nell'attuale gravissima situazione dell'economia e dell'occupazione, quando c'è cassa integrazione, le fabbriche che chiudono, licenziamenti, quando per il futuro dei contratti nazionali per categoria di lavoratori i Sindacati chiedono un aumento di 30.000 lire mensili per gli operai che guadagnano paghe da fame in confronto ai 2.000.000 al mese, io penso che qui ci si vada un po' forte.
Vorrei anche precisare, e non mi si accusi di voler fare l'avvocato difensore della SITAV perché dal tempo che siedo su questi banchi io non ho mai risparmiato alla SITAV quello che va detto e fatto, si facciano pure cacciare fuori i soldi alla SITAV, però si distribuiscano in un modo equo e non come fino adesso, come si vorrebbe continuare a distribuire. Ora noi, preoccupati del protrarsi di questa vertenza fra i dipendenti e la direzione della SITAV, che anziché avviarsi a conclusione come si poteva sperare si sta aggravando ancora, ricordando la presa di posizione della Giunta comunale di Saint Vincent che auspicava una definizione di questo problema e ricordando anche la lettera del 3 settembre 1975 che il Gruppo Comunista ha fatto al Presidente della Giunta per sollecitare e per vedere di definire questo problema, prendiamo atto che tale convocazione sia stata fatta - mi pare sia avvenuta il 12 settembre - considerato anche il grave danno finanziario che ne deriva alla Regione. Si dice che la Regione ci avrebbe rimesso oltre un miliardo con tutti questi scioperi; io parlo di detta cifra per aver sentito dire, ma penso che il Presidente potrà chiarire.
Ora noi chiediamo al Presidente innanzitutto di volerci informare sulla vertenza, sui risultati degli interventi, e in più gli chiederei anche se non gli risulta che sotto l'aspetto della vertenza sindacale vi siano altre manovre a ben più ampio raggio, che nulla hanno a che vedere con gli interessi dei lavoratori.
Caveri (U.V.) - La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Bisogna innanzitutto mettere nell'ambito delle considerazioni che il Casinò, tutti i Casinò sono degli istituti, degli stabilimenti particolari nei quali il denaro corre con estrema facilità, corre a fiumi. I dipendenti del Casinò, almeno a quanto mi risulta, mi hanno detto che in Germania c'è una legislazione differente, ma a quanto mi risulta in Francia, in Svizzera e in Italia per i quattro Casinò che esistono, sono retribuiti secondo un sistema particolare. Esistono cioè le categorie degli impiegati che vengono pagati come impiegati e le categorie di coloro che, avendo accesso ai tavoli, oltre a ricevere una minima paga fissa, hanno una compartecipazione alle cagnotte, cioè all'insieme delle mance date dai giocatori, quindi una compartecipazione a quella che dovrebbe essere un'area del gioco, perché la mancia non è obbligatoria, e che invece statisticamente si traduce in una somma importante, per cui gli addetti ai tavoli da gioco guadagnano in pratica molto di più degli stipendiati e dei salariati.
Credo che per 25 anni il Casinò di Saint Vincent è andato avanti con questo sistema, prorogato indirettamente con il contratto votato dal Consiglio il 12 luglio 1965, firmato il 23 ottobre dello stesso anno, e avrà scadenza al 31 dicembre 1977. Non contenti della situazione così com'è adesso, alcuni dipendenti che hanno accesso e che hanno partecipato alla divisione delle mance hanno intentato una causa al Casinò per stabilire la natura della loro retribuzione, del loro pensionamento e della loro liquidazione. Al tempo stesso, gli stipendiati, ritenendo di essere insufficientemente pagati, sono a loro volta entrati in sciopero. Durante il 1° semestre di quest'anno vi sono state delle lunghe trattative e, arrivati al mese di maggio, per quanto riguarda gli addetti ai tavoli si era raggiunta una piattaforma sulla quale sembrava che potesse essere fatto l'accordo. Per quanto riguarda invece gli stipendiati e i salariati questa intesa non era stata raggiunta, per cui si è deciso un incontro a Roma, alla presenza di un Sottosegretario al lavoro, per mettere definitivamente d'accordo le parti. In questa occasione la SITAV, che per quanto riguardava i croupiers riteneva di essere a posto, ha fatto dei forti aumenti sulla base degli stipendi e dei salari pagati ma non come compartecipazione alle cagnottes, ha fatto dei forti aumenti per tutte queste categorie. Si è passati (per primo leggo le cifre lorde, in maniera che si capisca quello che si vuole dire, e poi leggo soltanto più le cifre nette): per i controlli d'amministrazione da 350.000 lorde a 520.000 lorde, il che vuol dire da un netto di 240.000 a un netto di 424.000; per i fisionomisti da 290 a 356; per gli addetti al segretariato da 284 a 332; per i centralinisti da 275 a 311; per i portieri da 253 a 306; per gli idraulici da 286 a 348; per i falegnami da 281 a 339; per i muratori da 279 a 402; per i giardinieri da 243 a 312; per i garagisti da 237 a 263; per i valletti da 230 a 279; per gli scopini da 230 a 262; per i guardiani esterni da 230 a 255. Queste ultime categorie partecipano poi anche ad altri tipi di mance.
Ciò detto, tra maggio e giugno a Roma vi è stata una rottura totale fra le parti su queste proposte. Prima di ricevere la lettera a cui ha fatto allusione Manganoni, mi ero preoccupato di sentire separatamente le due parti, e cioè i Sindacati da un lato e la SITAV dall'altro. Ambedue le parti avevano riaffermato con estrema rigidità le loro posizioni. Ho provato, anche in base alla lettera che mi avete mandato, a fare una riunione congiunta pregando di mantenersi sul piano sindacale, in quanto per ciò che riguarda la Regione i rapporti Regione-SITAV fino al 31 dicembre 1977 saranno regolati dal contratto in corso, quindi è perfettamente inutile discutere adesso. Se la percentuale che la SITAV versa alla Regione è sufficiente o meno è una questione che dovrà essere discussa nell'eventualità di una nuova concessione alla SITAV o ad altro gruppo che assicuri la gestione dei giochi per conto della Regione. Su queste basi, ancora una volta, in uno scontro che è durato tre ore e mezzo tra i dipendenti SITAV e la Società, si è verificata una rigidità totale. Insomma, insistendo molto, ho ottenuto che le parti si incontrassero per vedere se vi erano possibilità tra di loro di sbloccare una situazione anche con piccole concessioni da parte degli uni e degli altri per il 19 settembre di questo mese. Il 19 settembre si è verificata l'ennesima rottura, per cui domenica scorsa sono ancora entrati in sciopero.
Il titolo dell'interpellanza, così com'è stato formulato, chiede quali siano i veri motivi che spingono le parti a questa rigidità che è fuori dal normale e che è fuori dall'attuale situazione economica e generale del Paese. Io non ho evidentemente nessun argomento, nessuna prova concreta. In materia però credo di poter dire che non è estraneo a nessuna delle due parti l'apprezzamento del fatto che da qui a un anno e mezzo scade la concessione, quindi sotto quello che è il conflitto - che dovrebbe essere soltanto sindacale - vi è già la preparazione. Certamente Manganoni ricorda per precedenti casi la preparazione e l'affilamento delle armi di potenti gruppi che, o perché sono dentro, o perché sono fuori, si preparano alla battaglia per il rinnovo della concessione. Questo è un dato di fatto che rende molto più difficile il compito del Presidente della Giunta e quello delle parti per ritrovare un accordo. Non so se questo accordo sarà ottenibile nei prossimi mesi o se continueremo ad avere scioperi articolati come sono stati fatti fino ad ora, con danno per la Regione. Il mancato guadagno rispetto all'anno precedente, cioè al 1974, che però era stato un anno eccezionale in cui si era visto un aumento del gettito del 38,55% rispetto al 1973, ebbene, il mancato guadagno all'ultima decade, quindi a giovedì scorso, era di 916 milioni. Senza voler fare delle previsioni, perché i giochi sono giochi, possono esserci giornate scarognate e giornate fortunate, si può dire in linea di larghissima massima che se non vi fossero stati gli scioperi, certamente la Regione avrebbe incassato circa 600 milioni in più.
Si dà atto che dalle ore 12,04 presiede il Vice Presidente Jorrioz Giorgio.
Manganoni (P.C.I.) - Non entro nel merito di quest'azienda di pirati, va bene; però, data la situazione, io inviterei il Presidente ad intervenire energicamente, avvalendosi di tutti i suoi poteri, non solo come Presidente della Giunta, ma anche come Prefetto, in modo da mettere termine a questa situazione che, oltre a danneggiare seriamente la Regione, presenta aspetti corporativi inammissibili, come ho accennato prima e come non voglio ripetere.
Prendo atto con soddisfazione che quanto mi era giunto alle orecchie è giunto anche al Presidente: qui sotto vi sono manovre losche in previsione a future scadenze. Pertanto la Regione non deve assolutamente prestarsi a tali manovre, e non solo a prestarvisi, ma a tollerarle. Si pretenda il rispetto degli accordi sindacali, sono pienamente d'accordo su tutto questo, però Presidente si ponga termine al più presto a questa situazione, perché così non può continuare.
Jorrioz (IND.) - Va bene, se non c'è più nessuno, passiamo al punto n. 11 bis.
Il Consiglio prende atto.
