Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2577 del 1° ottobre 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 2577/IX Sequestro del terminal-bus di Via Carrel (Interpellanza).

Presidente Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Riccarand:

Interpellanza Vista la lettera-esposto dell'Associazione valdostana di Archeologia che denuncia il carattere abusivo del parcheggio e del terminal-bus di via Carrel;

Appreso che la magistratura ha avviato un procedimento giudiziario relativo a tali opere ordinando il sequestro del terminal-bus;

Appreso altresì che le opere sarebbero prive di adeguate autorizzazioni ed in contrasto con vari decreti ministeriali assunti per tutelare la cinta muraria romana di Aosta,

il sottoscritto Consigliere regionale del Gruppo Verde Alternativo

interpella

la Giunta regionale per sapere:

1) se è vero che le opere realizzate per il terminal-bus non avevano l'autorizzazione della Sovrintendenza regionale ai Beni Culturali e Ambientali;

2) che cosa si intende fare per rispettare i vincoli ambientali e archeologici a tutela delle mura romane e se è prevista la demolizione delle strutture emergenti del terminal-bus;

3) in che modo si intende operare per meglio tutelare il patrimonio monumentale e archeologico della città di Aosta.

Presidente Ha chiesto di illustrare l'interpellanza il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Ho visto, come tutti gli altri Consiglieri, la lettera esposto che è stata inviata dall'Associazione valdostana di archeologia, e che ha messo in luce una serie di irregolarità rispetto alla costruzione del parcheggio, in particolare il terminal-bus di Via Carrel. Ci sono decreti di vari ministri che non sono stati rispettati, sono evidenziate anche carenze di autorizzazioni a livello regionale; sappiamo poi che in conseguenza di quell'esposto o in conseguenza comunque di indagini che la magistratura già aveva avviato, c'è stato un provvedimento di sequestro, che ha riguardato dapprima l'intera struttura, e che credo che sia tuttora operante per quanto riguarda la parte superiore del parcheggio, cioè la parte del terminal-bus che poi non era mai entrato in funzione.

In particolare è emerso che le strutture (soprattutto quelle in superficie) sarebbero prive di autorizzazione della Sovrintendenza e in contrasto con una serie di normative. Da qui la interpellanza per chiedere se questi dati forniti sia dall'Associazione valdostana di archeologia, sia dai giornali in merito all'assenza di autorizzazione e al contrasto con decreti, sono rispondenti al vero, e soprattutto per sapere cosa si intende fare per meglio tutelare questo grande patrimonio che è rappresentato dalla cinta muraria di Aosta.

Sicuramente una serie di scelte che sono state fatte, che sono ancora oggi contestate e messe in discussione, tipo la localizzazione della biblioteca regionale, il parcheggio di Via Carrel eccetera, non vanno sicuramente nella direzione di valorizzare questo grande patrimonio che noi abbiamo. Dobbiamo porci in una ottica diversa rispetto alla cinta muraria di Aosta e riuscire a realizzare una fascia di tutela, una fascia di verde che valorizzi queste strutture per tutto il percorso che accompagna queste mura.

Queste sono scelte di fondo che dobbiamo fare, evitando di continuare con interventi grandi in certi casi, piccoli in altri, ma che non permetteranno mai di mettere in luce questo grande monumento che abbiamo, e anzi vanno a compromettere gravemente la visibilità e la fruibilità di questa cinta muraria.

Da qui questa interpellanza per conoscere i dati e per capire le intenzioni della Giunta regionale.

Presidente Ha chiesto di parlare l'Assessore del Turismo, Urbanistica e Beni Culturali Pascale, ne ha facoltà.

Pascale (PSI) La risposta esatta alla prima domanda posta dal Consigliere Riccarand credo che la potrà dare solo la magistratura, almeno sul piano giuridico, perché la materia del contendere è proprio questa: se le opere realizzate per il terminal-bus devono intendersi autorizzate o no.

Cito i fatti. Con nota 3957 del 21 aprile 87 l'Assessorato del Turismo scriveva al Sindaco di Aosta e all'Assessorato dei Lavori Pubblici questa lettera:

"Per quanto di competenza, questa Sovrintendenza, vista la nuova soluzione presentata, manifesta dei forti dubbi sulla pensilina continua proposta a protezione dei percorsi pedonali, come già comunicato nella precedente corrispondenza intercorsa e nei colloqui avuti anche con il progettista.

Per poter esattamente valutare l'impatto visivo della pensilina, si propone di sistemare una campata che potrebbe essere provvisoriamente installata immediatamente a ponente del manufatto destinato a biglietteria, sala di attesa.

In tal modo si potrà verificare se la suddetta struttura verrà a nascondere o meno il retrostante tratto di cinta romana e di conseguenza si potranno assumere le determinazioni definitive sulla pensilina stessa.

Per quanto concerne le altre varianti proposte con gli elaborati grafici proposti, questa Sovrintendenza autorizza le opere progettate, ivi compresi i pali portaluce previsti. Qualunque scavo dovrà essere seguito sotto la diretta sorveglianza e d'intesa con la sezione archeologica regionale".

Successivamente, per motivi di sicurezza, l'Assessorato dei Lavori Pubblici costruì due campate anziché una.

Ma quello che voglio sottolineare è che la prima interpretazione di questo parere, che per la verità non è molto cristallino, fu data dall'Amministrazione comunale di Aosta, perché il Sindaco di Aosta nel rilasciare la concessione edilizia, in data 27 luglio 87, scriveva testualmente: "Preso atto del parere favorevole della Sovrintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali, espresso con nota eccetera, con il quale si propone la costruzione di una parte della struttura di copertura, al fine di valutare l'impatto rispetto alle mura romane eccetera, si rilascia la concessione".

D'altra parte per quasi quattro anni, praticamente fino a due mesi fa, la Sovrintendenza non ha mai rimesso in discussione la costruzione di queste due campate, per cui l'Assessorato dei Lavori Pubblici ha interpretato questo silenzio come assenso e quindi l'autorizzazione rilasciata nel 1987 come autorizzazione definitiva.

Questa interpretazione è stata poi avvalorata dal fatto che nel corso del 1990 vi è stata una corrispondenza fra i due Assessorati in merito all'altezza delle fioriere poste lungo Via Carrel. L'Assessorato del Turismo, su parere della Sovrintendenza, contestava l'altezza delle fioriere e ne chiedeva l'abbassamento o la demolizione totale. Ma in questa corrispondenza non veniva mai citata la pensilina e tutte le strutture emergenti.

Nel frattempo, a seguito di un esposto presentato allora soltanto all'Assessorato del Turismo da parte dell'Associazione valdostana di archeologia, per presunta violazione del vincolo previsto dal DM del 22 gennaio 1914, il sottoscritto chiedeva un parere legale al consulente della Regione, prof. Siniscalco.

Nel giugno 1991 il prof. Siniscalco mi ha fatto pervenire il suo parere (se il Consigliere Riccarand vuole, posso fargliene avere una copia), nel quale sostiene che il DM del 22 gennaio 1914 pone il vincolo per nuove costruzioni solo nei limiti di una distanza di 3 mt dalle mure romane e per la parte emergente. Non solo quindi erano escluse dal decreto le opere inerenti il sottosuolo, che non possono ledere la prospettiva delle mura, ma rimaneva nella facoltà della Sovrintendenza, ai sensi dell'articolo 8, III comma, della legge regionale 10 giugno 1983, n. 56, autorizzare o meno nuove costruzioni oltre la distanza dei 3 mt.

Alla luce di tale parere ho avuto un lungo colloquio con il Sovrintendente, nel corso del quale ho scoperto per la prima volta, due mesi fa, che a giudizio del Sovrintendente le infrastrutture della stazione del terminal-bus non avevano mai avuto l'autorizzazione definitiva dell'ufficio, in quanto la nota sopracitata del 1987 doveva intendersi come autorizzazione provvisoria soggetta ad una successiva verifica.

Alla mia domanda se le opere realizzate dovevano considerarsi abusive, il Sovrintendente rispondeva che trattavasi solo di un mancato perfezionamento dell'autorizzazione stessa.

Ho ritenuto allora opportuno attivare un immediato incontro con l'Assessore dei Lavori Pubblici per definire tutti i punti in sospeso e in data 20 agosto 1991, con protocollo 8010, ho scritto questa lettera all'Assessorato dei Lavori Pubblici: "E' giunta a questo ufficio la notizia che non sarebbe possibile utilizzare le infrastrutture della stazione autobus, antistante la stazione ferroviaria, per insufficienze funzionali. Questa Sovrintendenza ricorda che per le strutture emergenti non è mai stata concessa l'autorizzazione definitiva, ma soltanto l'autorizzazione al montaggio provvisorio di una parte, onde poter giudicare degli impatti visivi. Se tali strutture sono diventate inutilizzabili, si richiede la loro rimozione e contestualmente lo studio di una sistemazione di superficie che contempli in particolare la valorizzazione della visuale sulle mura romane. Si resta in attesa di un eventuale per definire le linee principali di tale progettazione".

In data 3 settembre 91 c'è stato l'incontro presso l'Assessorato dei Lavori Pubblici, al quale ho partecipato, come pure l'Assessore ai Trasporti Fosson, e al quale hanno partecipato i rispettivi dirigenti. In tale occasione è emersa la diversa interpretazione che gli uffici davano alla autorizzazione concessa dalla Sovrintendenza nel 1987, ed è stato poi anche affrontato il problema dell'utilizzo effettivo delle sovrastrutture come terminal-bus.

L'Assessore dei Lavori pubblici ha fatto presente che stava effettuando alcuni lavori richiesti dall'ufficio della motorizzazione civile, lavori che pensava di ultimare nel giro di dieci giorni, dopo di che avremmo saputo in via definitiva se l'area poteva o no essere utilizzata a tale scopo. Si conveniva allora in questo incontro di attendere l'ultimazione dei lavori e la conseguente decisione della motorizzazione civile, restando inteso che se il parere della motorizzazione fosse stato positivo, la Sovrintendenza avrebbe sciolto la riserva posta nel 1987 ed avrebbe rilasciato l'autorizzazione definitiva a sanatoria della costruzione delle sovrastrutture alla sola condizione che venisse ridotta l'altezza delle fioriere oggi poste lungo Via Carrel.

Il giorno dopo c'è stato il sequestro dell'intera struttura da parte della Procura della Repubblica. Questo ha causato anche la sospensione dei lavori che l'Assessorato dei Lavori Pubblici stava effettuando in loco.

Il 10 settembre è stato dissequestrato il sottosuolo, la parte riguardante il parcheggio; il 19 settembre il tribunale di Aosta ha convalidato il sequestro e l'Amministrazione regionale ha impugnato questa decisione dinanzi alla Cassazione.

Di conseguenza è stata rinviata ogni decisione in merito a queste strutture in attesa delle determinazioni della magistratura.

Per quanto riguarda l'ultima domanda posta dall'interpellante, si fa rilevare che la tutela del patrimonio monumentale ed archeologico della città di Aosta è prevista oltre che dalla legge 10 giugno 1939, n. 1089, anche dalla Legge Regionale 56/83, che sottopone a vincolo cautelativo tutta l'area della città storica; quindi si ritengono sufficienti gli attuali strumenti legislativi, anche se (in questo concordo, a titolo personale, con il Consigliere Riccarand) alcune scelte effettuate negli ultimi anni sono state quanto meno discutibili.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) La risposta dell'Assessore è stata puntuale ed esauriente, credo che abbia ripercorso le tappe di questa vicenda, che sicuramente non è bella dal punto di vista della programmazione, delle scelte, della chiarezza nelle prospettive e anche della oculatezza nelle decisioni.

Non conoscevo il contenuto di questa autorizzazione, di questo parere della Sovrintendenza del 21 aprile 1987, ma credo che chiunque ascolti la lettura di questo parere non possa non convenire sul fatto che non di una autorizzazione si tratta, ma di una richiesta di una verifica attraverso una sorta di prova, se ho capito bene, attraverso la sistemazione di una campata per verificare l'effetto, e solo dopo prendere una decisione in merito. Che questo sia stato interpretato dal comune di Aosta come un dato di fatto definitivo da non mettere più in discussione, è un fatto grave, nel senso che si è scavalcata una decisione che era del tutto interlocutoria.

Questo ci richiama, purtroppo, ancora una volta ad una situazione che non è accettabile, di una debolezza della Sovrintendenza regionale della Valle d'Aosta rispetto alle sue funzioni istituzionali, del fatto di essere un ufficio sottoposto ad supervisione politica e che difficilmente riesce a far prevalere il punto di vista che dovrebbe far prevalere, cioè il punto di vista della salvaguardia dei grandi beni architettonici, monumentali ed ambientali. Si tratta di un punto di vista strettamente tecnico che è importante che abbia una sua autonomia ed una sua efficacia vincolante, e che non possa essere superato da patteggiamenti, da superamenti in altre sfere.

Purtroppo qui ci troviamo di fronte ad una situazione che presenta poi degli aspetti negativi anche rispetto alla concezione di quest'opera: il fatto che si arrivi, al di là della questione dell'autorizzazione o meno, ad ultimare i lavori della pensilina per poi accorgersi che questa non è in grado di funzionare, che bisogna fare dei lavori di adeguamento, e neanche dopo si è certi di poter usare questa struttura come terminal, lascia esterrefatti sul modo con cui è stata progettata, concepita, realizzata e seguita questa struttura.

Adesso l'Assessore dice che è tutto rinviato in attesa della decisione della magistratura; anche qui credo che una scelta coraggiosa e che rimedi ai danni che sono stati fatti, possa essere assunta indipendentemente dalle decisioni della magistratura. Il parcheggio pluripiano sotterraneo ormai è costruito e non può più essere messo in discussione, invece la parte emergente può essere rimossa e sicuramente la visibilità sulle mura romane può essere ripristinata integralmente attraverso un intervento che non è molto oneroso.

Certamente si pone il problema di dove sistemare il terminal-bus, perché neanche la situazione di Piazza Narbonne è una situazione che vada bene, però credo che dobbiamo fare delle scelte che siano pregiudizialmente favorevoli rispetto alla tutela dei nostri grandi beni architettonici e monumentali. Cioè non possiamo subordinare delle soluzioni di problemi di parcheggio, di traffico, di terminal, di viabilità, rispetto a dei beni che dobbiamo invece salvaguardare e tramandare alle future generazioni, e che oggi sono fortemente messi in pericolo.

Per cui, per quanto riguarda le nostre valutazioni, siamo sicuramente favorevoli ad un intervento che riporti il verde nell'area della zona del terminal-bus e per trovare una soluzione diversa rispetto ad un terminal. Invece di aspettare le determinazioni della magistratura, che ha altre funzioni, credo che debba essere questo Consiglio, debba essere questa Amministrazione a fare una scelta che vada in quella direzione.