Oggetto del Consiglio n. 2531 del 25 settembre 1991 - Resoconto
OGGETTO N. 2531/IX Iniziative per affrontare la domanda di alloggi e la tensione abitativa (Interpellanza).Errore. L'origine riferimento non è stata trovata.
Presidente Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Bich ed iscritta al punto 19 dell'ordine del giorno.
Interpellanza Presa conoscenza da notizie pubblicate su "La Stampa" in queste settimane:
- che il mercato immobiliare delle unità di civile abitazione in Aosta presenta delle pesanti anomalie per il vistoso incremento dei prezzi che ormai superano i 3.000.000 il metro quadro per i nuovi fabbricati;
- che i mutui elargiti dalla Regione per l'edilizia economica nonostante l'ultimo aumento rappresentano una condizione sempre più carente per l'acquisto di un alloggio;
- che l'esecuzione dei programmi di edilizia economica e popolare procedono con estrema lentezza (Quartiere Cogne) e, che da anni nessun'altra iniziativa è stata presa dal Comune di Aosta per impiegare i cospicui finanziamenti statali per la costruzione di alloggi;
il sottoscritto Consigliere regionale
interpella
l'Assessore competente per conoscere:
1) l'esatta entità dei finanziamenti accumulati e non utilizzati per l'edilizia sovvenzionata e convenzionata;
2) di quali strumenti urbanistici intende dotarsi per individuare in tempi brevi un piano di edilizia economica e popolare per Aosta e circondario;
3) quali interventi finanziari si intendono porre in atto per riequilibrare la domanda di edilizia agevolata;
4) se non ritiene il caso di invitare i comuni, ove più massiccia si presenta la domanda di abitazioni, a ripristinare la normativa di supporto alla tensione abitativa (programmazione degli sfratti, offerta di alloggi a equo-canone, eccetera).
Presidente Ha chiesto la parola il Vicepresidente Bich; ne ha facoltà.
Bich (Ind)Questa interpellanza tiene conto di una realtà molto disaggregata e sfilacciata, che si manifesta soprattutto nell'ambito della città di Aosta e dei Comuni viciniori, e costituisce la presa d'atto di una situazione di grave carenza abitativa e quindi della conseguente emergenza abitativa che va sempre più riacutizzandosi e non viene assolutamente facilitata dalle nuove iniziative, ancorché lodevoli, assunte dall'Amministrazione regionale, sia con gli ultimi provvedimenti approvati in Consiglio (modifica dei plafond relativi ai mutui casa), sia con gli interventi di edilizia convenzionata ed agevolata. L'emergenza abitativa sussiste ed è acuta.
Inoltre, prendendo atto delle cifre fornite dall'osservatorio regionale sui prezzi delle abitazioni, si deve constatare che si è passati ormai a prezzi di mercato molto elevati per le nuove abitazioni o per gli edifici ristrutturati, che nelle piana di Aosta superano complessivamente i tre milioni al metro quadro, che rispetto al valore fondiario della fine degli anni '80 rappresentano un incremento di circa il 60 o 70 per cento.
Dobbiamo constatare, viceversa, che gli aumenti previsti in sede finanziaria per l'elargizione di mutui-casa sono passati a 100 milioni, con un aumento del 25 per cento, che non riesce neppure a coprire quella parte ormai indispensabile di risparmio che consente di acquisire un alloggio ai nuclei familiari con fascia di reddito fino a 50 milioni. Pertanto, anche in questo segmento della richiesta abitativa si riscontrano una grave carenza ed una grave tensione.
Con una certa sorpresa dobbiamo poi prendere atto - non è un'accusa che io muovo all'Amministrazione regionale, trattandosi di una competenza prettamente comunale - che l'esecuzione dei programmi di edilizia economico-popolare procedono con estrema lentezza. Nella città di Aosta, la localizzazione nell'ambito del Quartiere Cogne di un aumento delle unità abitative procede molto a rilento, specie nell'ultimo periodo, tant'è che siamo ancora al completamento del secondo lotto e non è ancora partito il terzo, per cui siamo ancora nella fase del cambio dell'alloggio per le famiglie la cui abitazione è attualmente oggetto di ristrutturazione.
La scelta, fatta in passato, di rinunciare - perché allora non se ne manifestava la necessità - ai parametri ed alla normativa relativa alla tensione abitativa e quindi alle condizioni di emergenza previste dal CER (Comitato Edilizia Residenziale), che prevede una serie di possibilità ed interventi nella gradualità degli sfratti, nel costruire case anche per chi chieda abitazioni ad equo canone, non è stata reintegrata
Per tutte queste ragioni chiedo, come d'altronde è scritto anche nell'interpellanza, qual è l'entità dei finanziamenti accumulati finora per l'edilizia agevolata in generale, quali sono gli strumenti urbanistici di cui ci vogliamo dotare per poter intervenire.... Sappiamo benissimo che gli strumenti urbanistici devono essere captati dai Comuni e deliberati dai Consigli comunali, ma ritengo che l'Amministrazione regionale possa essere elemento di raccordo e di coordinamento anche per le amministrazioni comunali, quantomeno per individuare delle aree del PEP (Piani di edilizia economica e popolare intercomunale). Finora non si è mai riusciti a raggiungere tale obiettivo, ma penso che l'autorità che possa mettere d'accordo gli enti comunali su questo argomento sia la Regione. Ebbene, vorrei sapere se è possibile innescare almeno un processo di questo tipo.
Vorrei poi sapere quali interventi finanziari si intendono mettere in atto per riequilibrare sia in sede finanziaria, ma anche in altre sedi, la domanda di abitazioni, che in questo momento è estremamente pressante e è avanzata da diverse centinaia di nuclei familiari.
Grazie.
Presidente Ha chiesto la parola l'Assessore dei lavori pubblici, Martin; ne ha facoltà.
Martin (ADP) Al problema sollevato dal Consigliere Bich, che è di grande attualità, è difficile poter dare una risposta esauriente in occasione di una interpellanza. Penso che tra non molto avremo modo di ritornare più ampiamente su questo tema, perché stiamo predisponendo la legge di riforma dell'Istituto autonomo delle case popolari ed in quell'occasione avremo la possibilità di entrare più nel merito del problema.
Anche nei recenti incontri tra il Comune di Aosta, che è quello in cui è maggiormente sentito il problema, e la Giunta regionale, tra le altre cose si è dibattuto il tema dell'emergenza casa e si è discusso sul come poterlo superare.
Vorrei dire innanzitutto che questi incontri sono certamente utili, perché possono facilitare il superamento dei vincoli che il Consigliere Bich citava nel secondo punto della sua interpellanza e che non sono certamente di competenza della Regione, ma dei Comuni, perché gli strumenti urbanistici sono forse la competenza più importante dei Comuni per la difesa del loro territorio. E' chiaro quindi che deve essere il Comune ad adottare per primo strumenti urbanistici che consentano di ristrutturare delle case da mettere sul mercato. Gli incontri, però, servono a sensibilizzare le amministrazioni locali competenti, per cercare di risolvere insieme questo problema.
Tuttavia, al di là di questi incontri, certamente positivi, io penso che si possa e si debba risolvere il problema casa, anche perché non è un problema finanziario: i soldi per costruire perlomeno un certo numero di abitazioni per rispondere fin da subito all'emergenza, ci sono, come è documentato dai dati che fra poco citerò. Mancano invece le aree disponibili, specie nel Comune di Aosta, e probabilmente anche una certa cultura che non è ancora stata recepita appieno soprattutto nei comuni della cintura di Aosta. Per fortuna, pian piano, questa situazione sta modificandosi.
In questi ultimi tempi abbiamo avuto degli incontri con il Comune di Aosta. Lunedì scorso si è riunita anche l'apposita Commissione regionale che esamina questi problemi e della quale fanno parte i Consiglieri Mostacchi e Bajocco. Mi pare che dalle discussioni siano emersi dei suggerimenti piuttosto importanti, che, se attuati, darebbero certamente una mano alla soluzione del problema.
Veniamo ora ai dati chiesti dal Consigliere Bich. Per l'edilizia sovvenzionata c'è, per il biennio 1988/89, un finanziamento di un miliardo e mezzo non ancora utilizzato, mentre per il biennio 1990/91 - le cifre sono recenti, perché i finanziamenti sono stati assegnati solo da poco tempo - sono disponibili sette miliardi e 721 milioni. Già da queste prime cifre si può arguire che abbiamo a disposizione una massa di denaro piuttosto consistente, che permetterebbe di costruire qualcosa fin da subito. Nel tempo sono state fatte alcune economie che ci consentono di poter recuperare anche un altro miliardo.
Per quanto concerne invece l'edilizia agevolata, il totale dei contributi può favorire investimenti per circa 18,7 miliardi. Il Consigliere Bich sa certamente che questi contributi sono in conto interessi e quindi le somme a disposizione possono favorire un investimento globale di circa 18,7 miliardi.
Queste sono le somme che abbiamo a disposizione per gli ultimi tre bienni: 1986-87, 1988-89, 1990-91.
Dicevo prima, però, che il vero problema è quello del reperimento delle aree su cui poter costruire qualcosa. Proprio nella riunione di lunedì scorso abbiamo avuto la sensazione che il Comune di Aosta stia finalmente affrontando il problema in modo serio. Sono state indicate due aree ed ora bisogna verificare se sulle stesse sia possibile costruire qualcosa. La prima è l'area di Via Sinaia, dove si potrebbero costruire dieci o dodici appartamenti, e la seconda è quella regionale di Via Chambéry, dove si potrebbero costruire quaranta alloggi. Questa potrebbe essere una prima risposta.
L'elemento veramente positivo emerso dalla riunione dell'altro giorno è che il Comune di Aosta, recuperando anche vecchi ritardi, sta predisponendo una prima variante nel quadro della revisione generale del piano regolatore della città. Seguendo le indicazioni dello schema strutturale approvato l'11 settembre scorso, in tale variante, a detta degli Assessori alla casa ed all'urbanistica presenti alla riunione, verranno individuate le zone di trasformazione strutturale, nell'ambito delle quali sono previsti anche interventi di edilizia economica e popolare.
Gli Assessori presenti alla riunione hanno manifestato la loro determinazione a presentare al Consiglio comunale di Aosta, possibilmente assieme alla prima variante di cui vi dicevo, la localizzazione di tutti i possibili insediamenti di edilizia residenziale pubblica, secondo un piano globale che escluda, come purtroppo più volte è successo, delle localizzazioni improvvisate ed episodiche, che hanno anche dato luogo a numerose polemiche e non hanno di certo favorito una razionale organizzazione urbanistica.
Sempre in quella riunione è emersa anche la possibilità - io sono fermamente convinto dell'utilità di questa strada, che potrebbe facilitare il pieno recupero del centro storico, che è il vero problema di Aosta, dove purtroppo non ci sono più molte aree libere, mentre il centro storico continua a degradare sempre più e nel quale potrebbero essere ricavati numerosi appartamenti - di verificare se sia possibile o meno destinare le quote di edilizia agevolata all'acquisto di immobili per la successiva ristrutturazione.
Questo potrebbe essere fatto tramite il Comune o le cooperative, oppure coinvolgendo, cosa che non è mai stata fatta, le imprese, che certamente potrebbero essere interessate all'iniziativa con apposite convenzioni che ci aiuterebbero a superare i moltissimi problemi del centro storico, come ad esempio la multiproprietà, e ad attuare gli interventi di recupero, consentendoci di mettere sul mercato della casa degli appartamenti anche allo scopo di abbassare i costi, che ad Aosta diventano sempre più proibitivi e che, come ricordava il Consigliere Bich, anche con il recente aumento, approvato in questo Consiglio, della legge sulla prima casa, non hanno risolto il problema di chi oggi deve acquistare o costruire un'abitazione. In effetti, ad un aumento del contributo regionale, ha purtroppo fatto seguito un aumento del costo delle costruzioni e quindi il più delle volte l'aumento a carico della Regione è stato vanificato, perché non è certamente andato a vantaggio di chi aveva contratto il mutuo.
Forse non ho risposto in maniera "cronologica" ai questi del Consigliere Bich, ma credo di avergli comunque fornito qualche risposta. Ribadisco ulteriormente che il vero problema non è tanto di carattere finanziario, perché i finanziamenti ci sono e sono anche abbastanza cospicui per un primo intervento, c'è la volontà politica dell'Amministrazione di integrarli, qualora ciò fosse necessario, ma soprattutto occorre, a mio avviso, coinvolgere pienamente il Comune di Aosta ed anche i Comuni limitrofi per cercare di individuare le aree necessarie per realizzare nuove costruzioni o meglio per cercare di recuperare l'ingente patrimonio edilizio esistente, che il più delle volte non è assolutamente sfruttato.
Presidente Ha chiesto la parola il Vicepresidente Bich; ne ha facoltà.
Bich (Ind)Ringrazio molto l'Assessore per la sua risposta, che, pur essendo stata puntuale ed avendo coinvolto molti aspetti del problema casa, non poteva che restare al di sopra delle linee, perché, come è stato giustamente sottolineato, questa problematica coinvolge talmente le amministrazioni comunali che le stesse devono sentirsi necessariamente impegnate in prima istanza a provvedere al problema.
Mi consenta Assessore, ma la risposta tradisce però anche una certa disinformazione sulle problematiche della casa, specie quelle della città di Aosta, dettata forse da un'informazione un po' ottimistica data dall'amministrazione comunale, stando almeno a ciò che è apparso nei comunicati stampa di questi giorni, perché il Comune di Aosta non ha assolutamente il piano globale per dare una risposta all'emergenza casa.
Le localizzazioni indicate dai rappresentanti dell'esecutivo aventi queste deleghe non rispondono assolutamente alla realtà, sia per i tempi di esecuzione delle opere e di utilizzo dei fondi, sia soprattutto per quella certa carenza nella normativa e nelle leggi che non consente di effettuare quel ribaltamento nell'utilizzo dei fondi per l'edilizia agevolata per l'acquisto di edifici da ristrutturare e da destinare all'edilizia economico-popolare.
Su quell'argomento - ne abbiamo parlato tanto - non si possono scavalcare le normative dello Stato senza integrarle con normative nostre. Ecco perché ritengo che il bandolo della matassa sia, almeno per questo settore, in mano nostra. Se non scavalchiamo l'attuale regolamento CER (Comitato edilizia residenziale del Ministero dei lavori pubblici), che indica dei plafond ben precisi, anche per il riuso e la ristrutturazione, non possiamo utilizzare quei fondi. Abbiamo però la competenza, anche legislativa, per poter intervenire.
Per quanto riguarda il piano complessivo della città di Aosta, mi consta che sono state indicate delle aree che, secondo me, non possono che suscitare grave perplessità. Si parla di 200 alloggi al Quartiere Dora, che però sono localizzati nella cascina Favre. Si tratta di una scelta dissennata dal punto di vista urbanistico. In passato quelle aree erano state lasciate deliberatamente agricole ed ora le si inserisce in un piano di edilizia economico-popolare, con la conseguenza che bisogna costruire tutte le infrastrutture, modificare il piano regolatore...
(...interruzione...)
... nelle sue linee programmatiche e le cui precedenti destinazioni, per dichiarazioni fatte da altri illustri membri dell'esecutivo, sembra che si siano involate verso altri obiettivi. Pertanto la parte dei 200 alloggi al Quartiere Dora la vedo fin d'ora molto fumosa e forse inaccessibile, sia in tempi brevi sia in tempi lunghi.
Veniamo ora alla parte del riuso Lostan-Martinet, che concerne edifici di pregio e di proprietà regionale nel centro storico di Aosta. A prescindere dal fatto che parte di questi edifici non è ancora disponibile, perché sono abitati da alcune famiglie, ma, anche in questo caso, pensiamoci un po' prima di voler seriamente localizzare dell'edilizia di questo tipo in questo modo.
Pensiamo anche un attimo ai tempi ed ai modi per il riutilizzo di certi fazzoletti di terra, come per esempio quello di Via Sinaia. In passato, quando non si sapeva che risposta dare all'esigenza abitativa, si diceva: "C'è via Sinaia...", dove però si possono costruire solo dieci alloggi. Per carità! Tutti siamo stati subissati dall'emergenza di questo tipo, sappiamo tutti quanto sia premente, quanto sia straziante per l'amministratore non poter dare delle risposte, ma via Sinaia non risolve nessun problema, se non in misura limitatissima, perché è la classica goccia nel mare delle necessità.
C'è invece un piano di zona già approvato - e su questo io avrei desiderato una risposta precisa da parte dell'Assessore - di edilizia agevolata in via Chambéry. Metà di questo piano di zona è già in esecuzione e si tratta dei 45 alloggi che si stanno costruendo per le forze dell'ordine. Ci sono poi altri 45 alloggi per i quali possono essere utilizzati i fondi disponibili. Questo è un piano già approvato da quattro anni, per cui si tratta semplicemente di assegnare i fondi ai soggetti attuatori, cioè alle cooperative.
Si vuole forse fare questo? Ma l'amministrazione comunale di Aosta non dice così, perché non si è ancora espressa sull'area di via Chambéry; ma neppure noi ci siamo espressi in tal senso, eppure quell'area è di proprietà regionale. Tra l'altro, si tratta del completamento di un piano già approvato dal Consiglio, quindi ci sarebbero anche gli strumenti urbanistici...
(...interruzione...)
... Ecco. Quindi questa situazione, al di là della risposta data dall'Assessore, mi lascia molto dubbioso sull'utilità di fare grosse enunciazioni ai giornali, quando poi, andando a vedere bene sul territorio, si scoprono solo foglie secche, perché non vi sono né strumenti urbanistici né strumenti d'altro genere per poter intervenire, salvo un monte notevolissimo di fondi disponibili: venti miliardi di lire.
Ma come possiamo noi rispondere a chi chiede la casa e sa che abbiamo venti miliardi accumulati e non siamo in grado di dare neanche un alloggio all'anno? Non solo, ma laddove sembrava che ci fosse il grande polmone di espansione dell'edilizia economico-popolare, il Quartiere Cogne, siamo ancora alla fase burocratica per l'approvazione del terzo lotto, che avrebbe dovuto essere appaltato due anni fa.
Sono questi, secondo me, i ritardi di cui dobbiamo prendere atto e che dobbiamo cercare di colmare agendo con sollecitudine.
