Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 2475 del 26 luglio 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 2475/IX Rinvio del disegno di legge: "Contributi regionali per facilitare l'acquisizione e il mantenimento in esercizio, da parte dei comuni, di infrastrutture sciistiche di interesse locale".

Dolchi (Presidente) Ha chiesto di parlare il relatore, Consigliere Agnesod, ne ha facoltà.

Agnesod (UV) Il disegno di legge n. 280, presentato dalla Giunta regionale in data 2 aprile 1991, concernente "Contributi regionali per facilitare l'acquisizione e il mantenimento in esercizio, da parte dei comuni, di infrastrutture sciistiche di interesse locale", prevede contributi regionali per facilitare l'acquisizione ed il mantenimento in esercizio, da parte dei comuni, di infrastrutture sciistiche di interesse locale.

Premesso che è necessario ed indispensabile operare, come era nello spirito della legge 7/90, per risolvere le precarie situazioni in cui si trovano numerosi piccoli impianti sciistici della nostra Regione, occorre però rilevare che il progetto che stiamo esaminando presenta lacune e carenze che credo sia doveroso per il bene di tutti evidenziare.

L'accoglimento, l'inserimento, l'approvazione di questi suggerimenti è poi di competenza della Giunta e della maggioranza, ma sono convinto che su argomenti di questa portata non si possa e non si debba lavorare per partito preso, per schieramenti o antagonismi precostituiti.

Ciò premesso, desidero ribadire le obiezioni che già sollevai sulla relazione precedentemente da me preparata circa la quota prevista all'articolo 2. Il limite di importo di 500 milioni di lire è penalizzante per alcuni impianti, per esempio Brusson e Gran Paradiso, che si trovano in una situazione analoga a quella a cui la legge fa riferimento.

Sempre al comma 1 dell'articolo 2 e al comma 2 dell'articolo 5 vorrei riproporre alcune perplessità che ho presentato, senza avere i chiarimenti dovuti.

In particolare si pone l'interrogativo: i comuni sono in grado di sostenere gli oneri relativi alle quote a loro carico? Se, come penso, ci sono difficoltà, si dovrà ricorrere ad una nuova legge di finanziamento ai comuni che vanificherebbe la presente legge.

Al terzo comma dell'articolo 2 ove vengono elencate le strutture ed attrezzature funzionalmente connesse agli impianti, proporrei di aggiungere anche i mezzi battipista.

Occorre inoltre, a mio parere, su questa legge definire meglio gli ambiti precisando all'articolo 1 che di questa legge possono usufruire solo le piccole e medie imprese, per evitare qualsiasi possibile ed eventuale futura speculazione.

Vorrei capire meglio pure gli eventuali debiti delle società, al momento dei passaggi ai comuni, da chi saranno ripianati?

L'accesso ai contributi di cui all'articolo 5 esclude altri contributi analoghi (ad es. legge 83)?

Come si pongono gli azionisti privati in questa vendita? Occorre regolamentare giuridicamente la posizione dell'azionista. Nel caso in cui dopo la vendita l'azionista vuole la sua quota come ci poniamo? Sulla gestione occorre costituire una nuova società? Perché deve rimanere quella? E' supportata legalmente una tale operazione?

Una considerazione sull'eventuale possibilità di nuovi investimenti, di possibili espansioni future. Vorrei che fosse precisato e chiarito bene se e come gli impianti che usufruiranno di quanto previsto dalla presente legge, potranno aumentare ed espandersi eventualmente in un futuro.

Rilevato che in molte località già attualmente i comuni possiedono rilevanti quote societarie, voglio però esporre un ragionamento: con questo disegno di legge si pone l'ente pubblico quale unico o se vogliamo il più importante operatore turistico in un ambito territoriale. Esiste un grosso rischio di eventuale possibile mancanza o carenza di impegno in quanto potrebbe venire a mancare il fattore incentivante, prerogativa nel libero mercato di sviluppo, di ricerca, di sprone a risolvere con la volontà e l'impegno e quindi di migliorare la propria situazione.

A questo punto senza polemica, ma per pura constatazione dei fatti, debbo dire di essere rimasto non soddisfatto dalla mancanza parziale di risposta su quanto avevo richiesto nella precedente relazione.

Permettetemi questo sfogo perché una serie di richieste sono rimaste senza risposta e soprattutto quella a cui davo maggior importanza cioè dove chiedevo, per poter esprimere un giudizio e una relazione sufficientemente valida, di avere a disposizione per iscritto un'analisi completa sull'esistente, sulle strutture in difficoltà, sui comuni interessati, sulle quote deficitarie, sui problemi di investimenti futuri.

Su questo disegno di legge mi riservo di presentare alcuni emendamenti in sede di discussione generale.

A questo punto vorrei leggere gli emendamenti e poi entrare nuovamente nel merito in seguito, quando verranno in discussione i vari articoli.

All'articolo 1, dopo le parole "infrastrutture sciistiche" sono aggiunte le seguenti: "di medie e piccole dimensioni".

All'articolo 1, punto a), dopo il termine "acquisizione" inserire il termine "e il potenziamento".

All'articolo 1, punto a), sopprimere le parole "alla data di entrata in vigore della presente legge".

All'articolo 2, primo comma, sostituire "lire 500 milioni" con "lire 1.500 milioni".

All'articolo 2, comma terzo, aggiungere dopo il termine "consimili", "i mezzi battipista".

All'articolo 2, comma terzo, dopo la parola "valanghe", aggiungere "le opere di stabilizzazione della neve costituite da barriere, reti o altri sistemi antivalanga".

Presidente Ha chiesto di parlare l'Assessore del Turismo, Urbanistica e Beni Culturali Pascale, ne ha facoltà.

Pascale (PSI) Ringrazio il Consigliere Agnesod per la sua relazione, anche se dubito che si possa chiamare relazione: a me sembra un'interpellanza per tutte le domande che propone. Domande alle quali avevo già risposto in commissione più volte, perché credo che mai disegno di legge sia stato discusso in commissione come questo. Sono stato cinque o sei volte in commissione, per consentire tutte le audizioni che sono state richieste e per rispiegare il significato di questa legge.

Quindi o non mi sono spiegato bene, oppure non dico che il Consigliere Agnesod non ha capito, perché non voglio far torto alla sua intelligenza, ma forse fa finta di non capire. Comunque risponderò nuovamente in Consiglio a tutte le sue domande.

Con questo disegno di legge abbiamo voluto risolvere un problema che ci era stato posto dall'associazione nel momento in cui abbiamo presentato il disegno di legge 226, relativo alle piccole aziende. Problema che non esiste solo da oggi e che non è una conseguenza della presentazione del disegno di legge che abbiamo approvato stamani, perché è un problema che esisteva da anni e che non era stato, o era stato solo in parte risolto dalla legge 87 del 1987 che concede contributi in conto gestione per le perdite di esercizio riservate proprio alle società minori. Cioè, ci sono delle piccole aziende che, operando in comprensori sciistici molto limitati, quindi con una utenza anche molto limitata, non hanno la possibilità di avere una propria redditività finanziaria, per cui alcune mi pare che in questi anni abbiano già chiuso i battenti, altre sono in grosse difficoltà finanziarie, altre invece sopravvivono con la capacità imprenditoriale che hanno. Il problema non è che sia generale per tutte le piccole aziende, ma per molte di esse il problema si pone, come esisteva precedentemente.

D'altra parte, pur operando in comprensori abbastanza piccoli e limitati, si riconosce a queste aziende una valenza soprattutto di carattere sociale, nel senso che apportano dei benefici economici e sociali alle piccole località nelle quali sono inserite.

Quale soluzione dare a questo problema? Le possibili soluzioni erano due, una era quella della regionalizzazione di questi impianti. Non abbiamo voluto percorrerla perché è una strada pericolosa, si sa dove si comincia, ma non si sa dove si fa a finire. L'altra, concordata con l'associazione degli impianti a fune, è quella di permettere l'acquisizione da parte dei comuni degli impianti che eventualmente fossero posti in vendita da parte di queste società, quindi o di tutti o di parte di questi impianti.

Proprio perché è diretta alle piccole aziende, si è voluto fissare un limite, che è il limite dei 500 milioni. Mi è già stato preannunciato quell'emendamento che ribadisce all'articolo 1 che si tratta di piccole e medie aziende: penso che sia implicito, perché quando si dice che il massimo del lavoro dell'impianto deve essere di lire 500 milioni, detratti i contributi a fondo perduto ricevuti dalla Regione, è chiaro che l'intervento va nella direzione delle piccole e medie aziende. Comunque, se si vuole specificare meglio, non va contro quello che è lo spirito della legge.

Quali sono queste aziende? L'analisi degli uffici aveva portato ad un esame di una dozzina di aziende, che sono quelle che ho poi illustrato in commissione. Quindi non è vero che non ho dato in commissione l'elenco delle aziende a cui questa legge era diretta, tant'è che sulla base di questo elenco erano stati convocati i sindaci dei comuni interessati; se ne sono presentati solo due o tre, ma non per colpa mia. Io avevo dato l'elenco di tutte quelle che erano le aziende che potevano essere interessate da questo provvedimento, solo una dozzina; complessivamente, se tutte decidessero di vendere i loro impianti, il valore degli impianti sarebbe dell'ordine dei 1500-2000 milioni, quindi l'onere a carico regionale per il 90 per cento di questa cifra.

Si è fatto anche un preventivo di massima di quelli che potranno essere gli oneri per il contributo in conto gestione, e il contributo dovrebbe oscillare fra i 160 e i 450 milioni, tenendo presente che almeno un terzo di questa cifra sarebbe riservata a Crevacol, che è nelle condizioni un po' più disastrate delle altre.

Il limite dei 500 milioni, è vero, esclude di fatto sia la Sitev di Brusson, sia le Funivie G.Paradiso di Cogne; vedo che è già stato presentato l'emendamento, bisognerebbe elevare il tetto a 1500 milioni con un esborso da parte della Regione, perché vorrebbe dire triplicare sia l'onere per l'acquisizione, sia quello per i costi di gestione. Ma non è questo il punto.

Perché sono state in questa fase escluse? Per quanto riguarda la Sitev di Brusson, a noi non pare che versi in difficili condizioni finanziarie; anzi gli ultimi dati sono confortanti. E' vero però che la Sitev di Brusson ha un impianto (una sciovia) che non è redditizio. Nulla vieta che la Sitev di Brusson venda esclusivamente questo impianto al comune, perché la legge non dice che il comune deve acquisire tutti gli impianti di una società, ma dice che il comune può acquisire degli impianti. Se questo è possibile, credo che la Sitev di Brusson possa continuare a reggersi su quella che è la capacità manageriale oggi esistente.

Funivie Gran Paradiso: qui non capisco perché deve essere inclusa in un provvedimento del genere una società che appena l'anno scorso ha avuto dall'Amministrazione regionale un contributo a fondo perduto di 4,5 miliardi, più un mutuo per 900 milioni, per un impianto che è costato sei miliardi e che entrerà in funzione quest'anno. Allora noterei un po' di contraddizione nell'amministrazione regionale se, nel momento in cui decide di costruire un megaimpianto di queste dimensioni, riconosce poi che questo impianto non avrà una sua redditività e quindi bisogna che la società venga acquisita dalla parte pubblica.

Vediamo se attraverso questo impianto, che è stato voluto per qualificare l'offerta dell'azienda, l'azienda sarà in grado di avere una sua redditività; se non lo sarà, avremo commesso un errore e allora mi si deve spiegare perché abbiamo acconsentito a spendere tutti questi soldi. Comunque valuteremo in seguito la possibile soluzione. In questa fase ci sembra veramente contraddittorio da un lato erogare fior di miliardi, dall'altro pubblicizzare questa società perché comunque è una società destinata al fallimento. Non mi pare questa una logica di operare da parte dell'Amministrazione regionale.

Per quanto riguarda le altre domande, per le quali sono stati preannunciati degli emendamenti, perché non sono stati aggiunti anche i mezzi battipista - si chiede - fra le strutture funzionalmente connesse? Non sono state aggiunte su suggerimento dell'associazione, perché il comune acquisisce gli impianti e poi può o gestirli direttamente o darli in gestione magari alle stesse società che continuano ad esistere, anche se non proprietarie degli impianti. Se queste società mantengono la proprietà dei mezzi battipista, è più facile per il comune dare in gestione gli impianti alle stesse società, altrimenti dovrebbe fare una gara di appalto per dare questa gestione. Ci è stato suggerito, ripeto, di escludere dalla dizione i mezzi battipista per favorire i comuni nella concessione della gestione.

Poi ci sono delle domande relative ai debiti della società e alle condizioni dei soci della società: non sta all'Amministrazione regionale regolare queste cose, le posizioni giuridiche di una società sono regolate dal codice civile. Se la società all'unanimità o a maggioranza dei soci decide di vendere gli impianti, il comune acquisisce gli impianti dopo la stima fatta dalla Regione.

L'accesso ai contributi di cui all'articolo 5 esclude altri contributi analoghi (es. legge 83)? Credo che il Consigliere Agnesod si riferisse alla legge 87, perché la legge 83 non esiste. La legge 87/1987, che prevede interventi in conto gestione per le società minori, non è incompatibile con questa se la gestione dei futuri impianti verrà fatta dalle società e non dai comuni, perché la legge prevede interventi sulle perdite di esercizio a favore delle società. Quindi se la gestione di questi eventuali impianti non verrà fatta direttamente dal comune, ma tramite altre società, quei contributi della legge 87 si assommeranno al 70 per cento previsto da questa legge.

Se gli impianti potranno aumentare ed espandersi eventualmente in futuro: questo è un discorso che abbiamo già fatto stamani, era la domanda che mi aveva posto il Consigliere Maquignaz. Di fatto queste aziende sono escluse dai finanziamenti a fondo perduto della legge 7.

Poi c'è un discorso sul fatto che viene a mancare il fattore incentivante, prerogativa nel libero mercato di sviluppo, di ricerca, di sprone; ho già detto che qui si tratta di piccole aziende che non hanno una grande redditività, anzi versano in difficili condizioni finanziarie e non da oggi, per cui questo non è un discorso di imprenditorialità. Dove c'è l'imprenditorialità e c'è la redditività, probabilmente i privati non saranno neanche disposti a vendere.

Spero di aver risposto a tutte le domande. Sugli emendamenti, che non ho ancora ricevuto, mi riservo di precisare meglio quale sarà la posizione della Giunta.

Presidente E' aperta la discussione generale. Ha chiesto di parlare il Consigliere Viérin, ne ha facoltà.

Viérin (UV) L'Assesseur a dit qu'il n'y avait aucun rapport entre la loi que nous avons approuvée ce matin, la loi n. 226, e la loi n. 280 que nous sommes en train d'examiner. Je suis obligé d'affirmer le contraire et ce en considérant le processus de présentation de la loi n. 280.

En effet, la Ve commission s'était d'abord penchée sur le projet de loi n. 226, un projet de loi qui a eu un parcours très tourmenté: nous l'avons examinée un première fois; par la suite, l'Assesseur en a demandé le renvoi; successivement elle a été réinscrite à l'ordre du jour de la commission avec la loi 280. L'Assesseur a déclaré: nous avons présenté la loi n. 280 parce qu'elle représente un moyen de correction des mesures prévues par la loi n. 226. Nous sommes donc maintenant dans l'obligation de discuter un projet de loi qui, selon les intentions du gouvernement, veut corriger ou mitiger certaines dispositions que le même gouvernement a présenté et fait approuver ce matin.

L'Assesseur a également déclaré qu'on voulait éviter la régionalisation de ces structures ou de ces sociétés de remontées mécaniques. Mais quelle est la signification de la proposition alternative à la régionalisation, dont l'Assesseur a mis en évidence les implications et les effets négatifs, si le résultat est celui de la municipalisation de ces sociétés, avec intervention de l'Administration régionale. C'est simplement de faire faire à la main gauche ce qu'on ne veut faire faire à la main droite. Si il y a eu concertation, néanmoins l'Assesseur toujours a parlé d'accord avec l'association des remontées mécaniques. L'on pourrait donc croire que le législateur n'est pas le gouvernement régional, ni l'assesseur, mais c'est l'association des remontées mécaniques, vu que face à certains doutes la réponse est toujours la même: l'association des remontées mécaniques a déclaré qu'elle préfère cette solution par rapport à une autre. Il me semble qu'il y a donc contradiction, comme il y a contradiction du fait que s'il y a eu accord avec les sociétés de remontées mécaniques, il n'y a pas l'accord des municipalités concernées.

La Ve commission a eu quelques difficultés au départ pour accueillir une requête d'audition des syndics des communes concernées. Il y a eu surtout une opposition farouche des dirigeants de l'Assessorat du Tourisme. Les syndics des communes concernées ont quand même été convoqués or, ceux qui se sont présentés, ils se sont tous plaint des temps de convocation extrêmement réduits, qui n'ont permis ni la convocation du conseil municipal, ni un examen attentif de cette disposition. Néanmoins le président de l'association des syndics, les syndics de Saint-Rhémy, Valgrisenche et Doues, ont exprimés soit un avis défavorable, soit de grosses perplexités sur un projet de loi, censé leur être favorable. Il me semble important de souligner cet aspect, vu que toujours l'accent a été mis sur l'accord de l'association des sociétés de remontées mécaniques, mais jamais on s'est soucié de l'avis de municipalités.

A mon sens il y a aussi contradiction de vouloir, avec ce projet de loi, qui devrait avoir une validité de caractère générale, fixer des barèmes qui excluent certaines communes. A cet effet, ce n'est plus un projet de loi portant subventions pour faciliter l'achat ou le maintien en exercice, de la part des municipalités, des sociétés de remontées mécaniques d'intérêt local. Le titre de la loi devrait être modifié, en précisant: de certaines municipalités, vu que l'on veut exclure pour des raisons diverses, que nous ne partageons pas, certaines municipalités. Nous ne pouvons donc que maintenir nos perplexités sur le projet de loi présenté, tout en réitérant les remarques formulées ce matin pour la loi n° 226, vu que ces considérations ont une conséquence directe sur la loi que nous discutons.

Nous avons à cet égard présenté des amendements, qui reprennent les remarques et les suggestions formulées par les syndics lors de l'audition de la Ve commission. Ce sont des amendements qui, dans un esprit de collaboration, comme nous l'avons démontré ce matin, essayent, vu la volonté de cette majorité d'approuver cette loi, de l'améliorer et d'en préciser la validité de caractère générale.

Nous pouvons conclure que, avec la présentation de ce projet de loi, encore une fois, nous faisons le chemin à rebours, vu que nous favorisons l'achat de la part des municipalités uniquement des installations existantes. Ce matin l'Assesseur prétendait se rapporter à des dimensions plus grandes et faisait des considérations d'ordre général, en affirmant qu'il y aura de toute façon des possibilités de développement diversifié. Avec ce projet de loi la volonté est de bloquer la situation existante. Les facilitations seront accordées seulement pour les installations existantes. Aucune possibilité ultérieure d'essor ou de développement. A cet égard donc, nous ne pouvons que confirmer les doutes et l'avis défavorable exprimés lors des réunions de la Ve commission. Nous nous réservons d'approfondir les raisons de la présentation des différents amendements, au moment de la discussion des articles auxquels ils se réfèrent.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Maquignaz, ne ha facoltà.

Maquignaz (AI) Il disegno di legge n. 280 tende nella sostanza, come è stato ribadito da altri, a sostenere e valorizzare i piccoli e medi comprensori che sono isolati o sono scarsamente ristrutturati, e che normalmente sono quasi sempre insufficienti a garantire una gestione economicamente equilibrata alle locali società di impianti a fune, anche perché subiscono la concorrenza dei grossi comprensori sciistici, che sono più vasti, più dotati di piste e di strutture sportive e di servizio.

Detto questo, colgo l'occasione per dire che condivido quanto è stato ricordato dal collega Agnesod nella relazione illustrativa alla legge, perché in effetti su questo disegno di legge esistono delle lacune e delle perplessità non solo perché i contributi vengono soltanto approvati dalla Giunta mentre potrebbero essere sottoposti all'approvazione del Consiglio regionale, ma anche perché il limite di 500 milioni è penalizzante per alcuni impianti di risalita, ad esempio Brusson e Cogne, ma anche altri che potrebbero essere citati. Fra l'altro, non è stabilito in base a quale criterio oggettivo viene fissato il limite di 500 milioni, ma si è stabilita una cifra, che poteva essere 700, 800, un miliardo o due; invece bisogna stabilire un criterio per fissare un limite, altrimenti diventa un limite casuale o un limite che viene riferito in modo predeterminato soltanto per alcuni impianti che vengono già conosciuti prima. Occorre secondo me stabilire a monte che ispiri la legge e fissi questo limite.

Così come esistono problemi su come verranno sanati i debiti della società al momento del passaggio alla proprietà del comune, così come esistono dei problemi rispetto alla posizione dei privati nell'ambito di questa situazione, che potrebbero sorgere al momento delle trattative.

Quindi nella sostanza mi dichiaro d'accordo con gli emendamenti annunciati dal Consigliere Agnesod.

La legge poi prevede dei contributi ai comuni affinché possano concorrere alle spese di esercizio degli impianti di trasporto a fune di proprietà comunale. Volevo chiedere se non era possibile prevedere di dare questi contributi di esercizio anche per gli impianti di risalita che sono di proprietà comunale, oppure sono di proprietà a carattere pubblico; cioè se l'impianto di risalita anziché essere solo di proprietà comunale, è di proprietà del comune e della regione, per fare un esempio, in questo caso è possibile applicare la legge anche a questa società? L'Assessore dice no, per carità posso parlare fino a domani mattina, ma l'Assessore dirà sempre di no! Però, se nello spirito della legge conta l'aspetto pubblico, se l'impianto è di proprietà del comune e anche della regione, a maggior ragione se non l'approviamo ci diamo la zappa sui piedi. Eh sì, perché se il contributo lo diamo agli impianti che sono di proprietà del comune e non lo diamo agli impianti che sono di proprietà e del comune e della regione, a questo punto non facciamo più gli interessi nostri. E' una domanda che faccio, non ho molta fiducia che questo emendamento venga accettato, comunque lo chiedo e con questo ho concluso il mio primo intervento.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) Volevo fare due domande all'Assessore, perché mi sembra che questo disegno di legge non sia molto chiaro e non sia molto ben organizzato come tecnica legislativa.

Per quanto riguarda i contributi per l'acquisizione degli impianti, articolo 3, viene detto che i comuni devono presentare domanda all'Assessorato del Turismo, corredata da una serie di documenti, poi l'articolo 4 dice che la liquidazione è effettuata in una soluzione eccetera; però non c'è niente rispetto a chi esamina e istruisce le domande. Mentre qualcosa c'è, anche se non del tutto congruo e completo, all'articolo 7 per quanto riguarda i contributi, in cui si definisce una procedura, qui non è detto niente. Sicuramente è la Giunta che delibera, però non si parla neanche di una istruttoria, di un esame fatto dagli uffici, per cui mi sembra carente da questo punto di vista, anche perché si tratta di valutare la congruità di relazioni di stima eccetera. Quindi rilevo questa carenza.

Per quanto riguarda il contributo sulle spese di esercizio, articolo 5, vorrei capire se questo contributo riguarda l'eventuale deficit di esercizio o le spese di esercizio tout court, perché qui non è chiaro. Cioè, se un comune che gestisce l'impianto lo dà in gestione alla società, spende 100 milioni per il funzionamento dell'impianto, ma ne introita ottanta, noi diamo settanta milioni di contributo o andiamo a ripianare il debito di esercizio di venti milioni? A me non sembra chiaro questo discorso; la logica vorrebbe che si andasse a ripianare il deficit fino a un massimo del settanta per cento della spesa sostenuta, ma così come è formulato a me pare che non sia chiaro, quindi vorrei avere un chiarimento rispetto a questo punto da parte dell'Assessore.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Faval, ne ha facoltà.

Faval (UV) Il est bien vrai que désormais dans ce Conseil on est habitué à soutenir de tout et le contraire de tout. Personnellement je considère que, tout en vivant cette situation, les mots ont encore une signification et si l'on veut chercher de comprendre et de se faire comprendre, il faut que les mots gardent leur signification.

Quand l'Assesseur nous dit que la solution de la régionalisation n'était pas dans les voeux de cette majorité, j'aimerais bien qu'il nous explique qu'est-ce que cela signifie: que la Région elle-même va payer jusqu'au montant de la valeur de 500 millions de lires les remontées mécaniques et que, en même temps, la Région toujours elle va payer tous les frais de gestion de la société. J'aimerais savoir qu'est-ce que cela signifie, si non une régionalisation de fait de l'activité de ces sociétés de remontées mécaniques. Et ce ne sera même plus la société à gérer bien probablement, mais directement la commune.

Or, voulons-nous changer le mot, M. l'Assesseur? Il ne s'agit pas d'une régionalisation, il s'agit d'une publicisation. Si cela est, nous nous trouvons face (et cela est dans les faits) à une proposition de politique dans le domaine du tourisme, spécialement dans le domaine du tourisme d'hiver, tout à fait différente par rapport à ce qui a été fait jusqu'ici.

Personnellement je ne veux pas défendre ce qui a été fait jus-qu'ici, je fais une simple constatation. Mais au moment où l'on nous propose de changer de direction, je crois qu'il serait tout au moins honnête et même dû, que l'on explique les raisons, parce que nous avons entendu qu'une certaine série de sociétés ont des difficultés. Nous connaissons les raisons, elles ont été rappelées, mais cela ne justifie pas ce revirement de 180 degrés par rapport à la politique jusqu'ici suivie. Il y a d'autres moyens, M. l'Assesseur, que l'on aurait pu utiliser à l'égard de ces sociétés qui, comme on a dit plusieurs fois ce matin, représentent une des spécificités de notre offre touristique. La régionalisation, je me corrige: la publicisation de ces sociétés devient et peut devenir un précédent très dangereux dans la politique du tourisme en Vallée d'Aoste, aussi parce que toujours dans ce projet de loi on n'est pas clair. Je ne sais pas si cela est voulu, ou bien on n'a pas réfléchi sérieusement à ce qu'on va proposer au Conseil régional, donc aux utilisateurs, donc à la communauté valdôtaine, même si le travail pour porter au Conseil régional ce projet de loi a été très long.

Je vous ai demandé trois fois entre hier et ce matin de nous expliquer qu'est-ce que cela signifie: "di interesse locale". Vous n'avez pas eu la bonté de nous l'expliquer, parce que vous avez affirmé que l'on ne peut que lire ce projet de loi dans le sens qu'il s'adresse uniquement aux petites sociétés. Vous disiez que cela est expliqué au comma numéro 1 de l'article 2, puisque l'on met une somme maximale de 500 millions de lires. M. l'Assesseur, nous pourrions partager votre interprétation, si l'expression de la phrase à l'article 2, comma 1, était un peu différente. Si on avait dit que: i costi degli impianti non superano i 500 milioni, l'on comprendrait qu'il s'agit de petites stations, parce que, au contraire, en disant: "sono concessi dalla Giunta regionale nella misura massima del 90 per cento della spesa ritenuta ammissibile e per un importo complessivo che non può comunque eccedere la somma di 500 milioni per ciascun comune", on peut acheter aussi des remontées mécaniques qui coûtent cinq milliards de lires en donnant au maximum 500 millions de lires.

Demetrio, se l'italiano ha ancora un minimo di senso, possiamo comperare degli impianti del valore di cinque, dieci o venti miliardi, spendendo soltanto 500 milioni, questa è la verità, così come è detto. Noi diamo soltanto 500 milioni e avremo la proprietà di 500 milioni, mentre la differenza - 4,5 miliardi - rimane all'altra parte, così come è detto qui.

Si vous voulez qu'en effet l'on aille dans votre direction, il faut modifier cette partie de l'article 2 et dire que les remontées mécaniques intéressées par ce projet de loi sont des remontées mécaniques dont la valeur ne peut dépasser les 500 millions de lires. Vous disiez tout à l'heure que pour la Sitev il y a, par exemple, un skilift qui a des problèmes, or ce skilift pourrait coûter 600 millions de lires; par cette loi, si l'interprétation que vous venez de dire ce sera une interprétation correcte, on pourra l'acheter, même s'il coût 600 millions de lires.

Alors nous voudrions comprendre s'il s'agit d'un projet de loi d'ordre général et qui peut être appliqué sur tout le territoire de la Vallée d'Aoste, ou bien s'il s'agit d'un projet de loi qui pourra être appliqué uniquement pour la liste que l'Assesseur dit d'avoir, mais qu'il ne nous a pas lue. Normalement d'après la constitution italienne les lois sont des lois d'ordre général, dont l'utilisation vaut pour tout le territoire de la Vallée d'Aoste et non uniquement pour les remontées mécaniques qui sont dans la tête ou dans la poche de l'Assesseur.

Je répète que c'est dangereux, parce que si l'interprétation de la loi est qu'on peut acheter même une partie des remontées mécaniques d'une société, alors nous allons dans une direction tout à fait différente que celle qui a été illustrée ici par l'Assesseur.

Ce n'est pas une loi que l'on puisse voter, parce que ces jours-ci on a parlé de stalinismo economico, mais ici on va bien au delà de ce qui est le système à l'italien de privatiser les revenus et de publiciser les dépenses; c'est à ma façon de voir quelque chose de très dangereux.

Donc sur cela je voudrais des réponses claires de la part de l'Assesseur, de façon à permettre à ceux qui seront concernés par cette loi, de savoir exactement à quoi ils ont droit.

Presidente Non ho altri iscritti a parlare, pertanto dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Maquignaz, per il secondo intervento, ne ha facoltà.

Maquignaz (AI) Chiedo che non venga chiusa la discussione generale perché, prima di presentare l'emendamento, desidero che l'Assessore dia le risposte alle domande che abbiamo posto il Consigliere Faval ed io, altrimenti non mi è più possibile presentare emendamenti. Poi il mio emendamento è subordinato alla risposta dell'Assessore.

Presidente Chiedo al Consigliere Maquignaz di presentare l'emendamento, perché sono costretto a chiudere la discussione generale, poi il Consigliere può chiedere la parola all'articolo 1.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Rollandin, ne ha facoltà.

Rollandin (UV) Qu'il y ait l'exigence d'intervenir pour ce qui est des petites ins-tallations de remontées mécaniques je crois que cela ne peut qu'être partagé. Ce qui est plus difficile est de justifier le sys-tème qui a été adopté.

Je me souviens que dans cette salle des Conseillers de la dernière législature avaient parlé de faire une analyse par rapport à ce qui se passe en Suisse, en France et dans les autres réalités qui ont la volonté de maintenir un système de transport. Je souligne ce terme, transport, car en France certaines aides sont interprétées comme une aide aux transports et sur cette formule il y a une considération plus générale qui comprend aussi les remontées mécaniques. Cela pour dire que nous ne sommes pas les premiers qui se posent le problème de comment aider ces installations.

En même temps le problème se pose pour une autre considération: les communes sont face à une réflexion sur la loi 142, sur les possibilités de gérer de façon différente ce qui est le territoire concerné par rapport à ce qui s'est passé jusqu'à aujourd'hui. C'est-à-dire on suggère aux communes de se mettre ensemble à d'autres réalités, de faire des sociétés pour gérer des services. J'ai voulu reprendre le thème de la loi 142, car une des remarques qui avait été posée au moment de l'approbation, était que malheureusement il n'y a pas eu en même temps une reforme sur le système des recettes aux communes. C'est-à-dire, si on va donner la possibilité aux communes de gérer certaines choses, il faudrait qu'en même temps il y ait la possibilité de savoir sur quelle base on va gérer certains services.

Je veux revenir tout de suite à la situation des remontées mécaniques. La commune de Chamois déjà aujourd'hui a parmi ses frais ordinaires la gestion des remontées mécaniques, l'année 1989 c'étaient 70 millions qu'elle allait payer pour le personnel nécessaire pour gérer les remontées mécaniques. Cela pour dire que cette loi donne des adresses: une première partie infrastructures et une deuxième partie gestion.

L'Assesseur nous a rappelé que la loi se réfère aux petites et moyennes entreprises, là où n'oublions pas que, il y a dix ans, surtout pour ce qui est des petites communes il y avait eu une sollicitation aux différents exercices commerciaux, même aux citoyens de souscrire des actions, pour soutenir une installation de remontées mécaniques. Les temps ont changé, les nouvelles réglementations nationales ont obligé de présenter des améliorations aux remontées mécaniques et on a dépassé certains montants qui étaient encore liés à une gestion communale.

Aujourd'hui on va présenter, avec cette loi, la possibilité d'acheter les installations, en prévoyant une contribution du 90 pour cent. Je crois que le problème est assez délicat à ce point, car il faut imaginer ce qui se passe dans les différentes communes. Il y a là une situation de petites actions qui avaient été souscrites il y a longtemps, aujourd'hui se présente cette occasion de faire une évaluation de la remontée mécanique de la commune A plutôt que de la commune B, on présente cette requête, dont le 90 pour cent est payé par la Région et le 10 pour cent est à la charge de la commune, car si j'ai bien compris, il faut absolument que la propriété soit de la commune, autrement on risque de perdre les contributions pour la gestion.

Le fait de prévoir que toute la structure soit de propriété communale n'a pas de grande raison d'être.

Dans le passé on avait essayé de rééquilibrer les petites installations en prévoyant une intervention (avec les communes comme propriétaires) jusqu'au maximum du 49 pour cent, afin qu'il n'y ait pas la tentative de décharger l'ensemble sur la partie publique.

Un premier problème se posera car pas toutes les communes ont la possibilité de prévoir une intervention du 10 pour cent, mais le point vraiment dramatique concerne la gestion. A l'article 5 on dit: l'ammontare dei contributi non può eccedere il 70 per cento della spesa sostenuta dal comune pour assicurare la gestione degli impianti a fune. Quelqu'un l'a déjà rappelé; existe la loi 87 qui donnait déjà une certaine aide sur les déficits de la société, à présent le 70 pour cent de la gestion, ici on dit: della spesa sostenuta dal comune pour assicurare la gestione, qu'est-ce que signifie? Que si à présent on a 100 millions de lires d'intervention de la commune, l'administration régionale donne 70 millions.

(...Interviene l'Assessore Pascale senza microfono...)

Comme la chose a été posée, "spesa sostenuta" ne signifie pas déficit, car dans les autres lois on parle de "disavanzo". Là où je veux arriver, en présentant ces considérations, c'est que de cette façon, si on ne précise pas que l'intervention est liée au déficit, on risque d'avoir un certain nombre de personnel, qui est le vrai responsable du déficit au niveau des petites sociétés. Et c'est l'autre problème que je me pose: si c'est la commune qui va gérer, malheureusement pour chaque place il faut avoir quatre personnes, car il y a le malade, la grossesse, la grippe, et cetera C'est tout à fait difficile pour la commune de dire non, comme on a déjà vu dans d'autres occasions.

Ce que je croyais possible c'était de dire: nous voulons régionaliser les petites installations? Bien, faisons-le une fois pour toutes; alors cela ne concerne pas les communes, et je voudrais rappeler un exemple dans ce sens. Il y a eu des communes (par exemple la commune de Rhêmes) auxquelles il a fallu allouer une contribution extraordinaire pour permettre de participer à des sociétés qui allaient gérer les petites centrales hydroélectriques. Je peux imaginer ce qui peut se passer pour les installations de remonte-pente. Je le pose comme problème, je peux comprendre qu'il y a ce souci et on s'était posé le même problème avec la difficulté de donner une solution compte tenu des retombées conséquentes. En plus, si la propriété des installations est des communes, quel est le rapport avec le personnel? Ce rapport est encore plus difficile, car si la commune est le propriétaire des installations, pour le dépendant qui travaille aux installations, le passage comme dépendant communal est un pas très bref. Voilà, se pose un niveau de "municipalizzate" qui est dangereux.

On peut comprendre qu'il y ait cette possibilité, car le 30 pour cent qui manque ici pour la gestion nous le donnons avec l'autre loi, la loi 56, qu'il faudra augmenter car les communes n'auront plus le soutien pour la gestion ordinaire.

En effet, si on ne peut que partager le fait qu'aujourd'hui les petites sociétés ont des difficultés, on pouvait dire: sur certains noyaux c'est l'Administration régionale qui va, à travers une société unique, être propriétaire de l'ensemble, et je pose le problème pour une autre question. Comme vous savez, très souvent les frais conséquents aux manutentions ordinaires et extraordinaires remontent à des dizaines de millions, il manque un noyau qui soit à même de coordonner cette activité. Alors il y avait la possibilité de coordonner le travail; si c'est propriété régionale on pouvait même l'allouer à la commune au prix d'une lire, mais c'est une dette.

Pourquoi j'ai dit administration régionale? Car au moment où la commune devient propriétaire de cette installation, elle a une dette, et c'est là que je me préoccupe, parce qu'on va alourdir les problèmes des communes pour ce qui est de la gestion ordinaire. Si en plus on va sur la question de la gestion normale, alors là je crois que si on allait dire tout simplement: il y a une gestion qui n'est plus communale, qui est faite d'une autre façon, on prend le déficit qui doit être analysé avec des experts, qui doivent faire quand même une analyse comparée, car le problème se posera. Je veux suggérer à l'Assesseur un passage: on a dû arriver à cela pour les services sociaux, par rapport aux micro-communautés il y avait la tentative partout de dire: dix malades, dix infirmiers, dix malades quinze infirmiers, et là c'est malheureusement une des conséquences de la municipalisation de certains services.

Je crois que les propos de cette loi peuvent même être sérieux, la solution va engendrer une série de difficultés pour les communes, difficultés qui, au lieu de résoudre les problèmes, vont empirer la situation financière des communes mêmes.

Quant à la solution, pour les infrastructures je l'ai déjà dit, et pour ce qui est de la gestion on pourrait prévoir d'allouer dans les frais à la commune une intervention selon la loi, avec des barèmes qui puissent tenir compte de certaines indications générales.

Ce que je regrette c'est que, avec ces thèmes, on risque de ne pas avoir pour l'avenir l'idée de vouloir sortir d'une crise, je crois qu'on doit trouver une solution. J'estime que cette solution n'est pas complète, ou mieux encore il peut y avoir des solutions différentes compte tenu du fait que les communes sont déjà surchargé de travail, et les recettes ne sont pas suffisantes.

Presidente Ha chiesto di parlare il Consigliere Maquignaz, ne ha facoltà.

Maquignaz (AI) Solo per dire che ho presentato l'emendamento che avevo annunciato, che prevede all'articolo 1, lettera b), dopo le parole "di proprietà comunale" aggiungere "ovvero appartenenti a società a prevalente carattere pubblico".

E' un emendamento che va in una direzione diversa da quella proposta, che pare essere se non quella della regionalizzazione dei piccoli impianti, quanto meno della municipalizzazione, con tutti gli inconvenienti che sono stati bene evidenziati, che tende quindi a mantenere la natura privata di quelle società che gestiscono i piccoli impianti di risalita, che però hanno la maggioranza a carattere pubblico, nel senso che la maggioranza delle azioni fanno capo al comune e alla regione.

Presidente Ha chiesto di parlare l'Assessore del Turismo, Urbanistica e Beni Culturali Pascale, ne ha facoltà.

Pascale (PSI) Per evitare una discussione più lunga, che sarebbe poi inutile, mi pare che mentre qualche Consigliere non capisce o fa finta di non capire e gioca sulle parole, invece il Consigliere Rollandin ha posto all'attenzione del Consiglio due problemi di sostanza, sui quali probabilmente non c'è stato da parte della commissione un approfondimento. Uno è quello sulla capacità dei comuni di acquisire questi impianti anche solo con il dieci per cento.

Abbiamo avuto una audizione in commissione, ma forse per carenza dell'Assessore, che non ha inviato il testo, o per la fretta, questa audizione è stata molto limitata. Erano presenti solo due o tre sindaci che non sapevano neanche bene di cosa si parlava, mentre non è stato possibile avere un parere da parte dell'associazione sindaci più completo su questo disegno di legge, nonostante questo disegno di legge sia stato fermo in commissione tre o quattro mesi.

L'altro discorso, che pure è importante, è relativo ai costi di gestione. In effetti il disegno di legge su questo dà delle indicazioni poco chiare, bisogna approfondire forse a cosa ci porta la gestione di questi impianti da parte dei comuni. Quindi credo che un rinvio in commissione per approfondire in modo particolare con l'associazione dei sindaci questo testo sia necessario, per cui chiedo il rinvio in commissione.

Presidente Il disegno di legge 280 viene rinviato alla commissione competente.

Il Consiglio prende atto, concordando.