Oggetto del Consiglio n. 272 del 9 luglio 1975 - Verbale
OGGETTO N. 272/75 - DIBATTITO SULL'ANALISI ORGANIZZATIVA EFFETTUATA DALL'I.S.A.P. (ISTITUTO PER LA SCIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE PUBBLICA) SUI SERVIZI DELL'AMMINISTRAZIONE REGIONALE. NOMINA DI UNA COMMISSIONE.
Relazione intorno ai lavori finora conclusi da parte dell'ISAP in esecuzione dell'incarico ad esso affidato con deliberazione n. 111 del 15 maggio 1974.
I signori Consiglieri ricorderanno che il 15 maggio 1974 il Consiglio regionale deliberò di affidare all'Istituto per la Scienza dell'Amministrazione Pubblica di Milano l'elaborazione di uno studio diretto a conseguire un razionale ed organico assetto dei servizi, degli uffici e del personale regionale, da concretizzarsi con l'elaborazione di appositi disegni di legge.
La convenzione tra la Regione e l'ISAP è stata sottoscritta tra le parti il 26 luglio successivo.
Uno dei primi obiettivi previsti dalla convenzione è la presentazione da parte dell'ISAP, a conclusione delle rilevazioni e dei primi studi, di una relazione analitica sullo stato organizzativo dei servizi regionali.
Finora l'ISAP ha presentato i propri elaborati in dieci raccoglitori, che sono stati a suo tempo depositati presso la Presidenza del Consiglio per ogni opportuna informazione.
Le conclusioni degli studi preliminari sono condensate nel raccoglitore intitolato "Parte Generale" il cui testo è stato distribuito a tutti Consiglieri.
La Giunta regionale ha sentito il dovere di portare a conoscenza del Consiglio tali conclusioni, in modo da assicurare la necessaria partecipazione del massimo organo regionale, anche nella fase preparatoria, alle riforme che sarà necessario apportare alle attuali strutture ed alle vigenti normative.
Le prime conclusioni cui l'ISAP è pervenuta confermano la validità delle ragioni che hanno indotto l'Amministrazione ad affidare uno studio del genere ad un istituto specializzato.
La trasformazione dell'ente Provincia in ente Regione, l'assunzione da parte della Regione di nuovi compiti e la crescita di questo ente sono infatti avvenute aggiungendo man mano nuove strutture a quelle precedenti, indipendentemente da un disegno generale. Mentre i settori di intervento man mano si dilatavano, il numero del personale direttivo restava praticamente invariato, riducendo contemporaneamente, di conseguenza, le possibilità di un reale e continuo controllo sui vari servizi, come quelle di un'opera di coordinamento e di propulsione continua ed efficace. Queste condizioni hanno concorso indubbiamente alla creazione all'interno dell'Amministrazione di corpi separati ed alla deresponsabilizzazione dei dirigenti.
La normativa riguardante lo stato giuridico ed economico ha subito un processo analogo, con analoghi risultati. Le leggi speciali si sono aggiunte ad altre leggi speciali, in modo occasionale e frammentario. Il disegno originario, formato dal primo ordinamento degli uffici e del personale della Regione, che era già inadeguato nel momento in cui venne concepito, ha finito per essere sconvolto. Sotto l'aspetto normativo i servizi della Regione non hanno più nulla di organico e funzionale, salvo rare eccezioni.
Quanto sopra fa ritenere che l'opera iniziata debba essere continuata e portata a compimento. Sarà gradito comunque conoscere il giudizio del Consiglio intorno a quanto è stato finora fatto dall'ISAP.
Per il momento si sottopone all'esame del Consiglio la relazione, con la speranza che al riguardo possano essere fornite utili indicazioni alla Giunta.
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Con deliberazione n. 111 del 15 maggio 1974, il Consiglio regionale ha attribuito all'ISAP l'incarico di predisporre tre progetti finalizzati ad un radicale mutamento organizzativo delle strutture e dell'apparato regionale: legge sull'ordinamento degli uffici, legge sull'ordinamento del personale, sistema informativo.
Premessa alla predisposizione di questi progetti era l'effettuazione, sempre da parte di esperti ISAP con la collaborazione però di personale regionale, di una approfondita analisi organizzativa di tutti i servizi della Regione.
L'analisi è stata completata in anticipo sul termine previsto ed ha accertato una struttura globale dell'ente quale appare dall'organigramma generale unito. Ciascuna unità organizzativa individuata nell'organigramma è stata oggetto di analisi, i cui elaborati finali sono stati messi a disposizione anche dell'Ufficio di presidenza del Consiglio, per la consultazione da parte dell'Ufficio stesso e dei singoli consiglieri.
Gli elaborati contengono non soltanto una fotografia della situazione esistente, ma - per alcuni fenomeni e in particolare per le procedure - anche una misurazione e una serie di analisi critiche. Già nella fase di analisi organizzativa sono state quindi evidenziate carenze funzionali e formulate proposte di loro soluzione là dove le possibilità di intervento rientravano negli ambiti di competenza degli amministratori e dei funzionari direttivi preposti ai singoli settori di attività.
Non sono contenute negli elaborati di analisi valutazioni sulla efficienza del personale e men che meno sulle singole persone, poiché ciò non rientrava nell'incarico attribuito all'ISAP.
Anche la misura dei carichi di lavoro per ufficio e della partecipazione delle singole persone alle singole procedure, non ha, negli elaborati consegnati, che fine di ponderazione alle singole procedure in vista di una loro eventuale futura meccanizzazione.
La fotografia organizzativa, realizzata per la prima volta sull'intero apparato regionale, si è rivelata complessa e offre la possibilità di una valutazione approfondita e globale di tutti gli strumenti di governo e di amministrazione a disposizione degli organi regionali. Questa opportunità viene offerta tra l'altro a breve tempo dal mutamento nella composizione della Giunta regionale, il che spinge ancor più vecchi e nuovi amministratori ad approfondire la conoscenza dei documenti; favorisce questa analisi la conclusione con due mesi di anticipo della fase conoscitiva: il che dà tempo per uno studio attento dei documenti senza ritardare i termini di conclusione finale del progetto.
Come ricordato, l'incarico attribuito all'ISAP prevedeva: oltre alla già illustrata analisi organizzativa, la predisposizione di un progetto di legge sull'ordinamento degli uffici, di un progetto di legge sull'ordinamento del personale e di un progetto di sistema informativo regionale. Mentre per i primi due progetti l'inizio della fase di elaborazione degli stessi doveva necessariamente attendere la conclusione dell'analisi, è stato possibile portare avanti - di pari passo con l'analisi - l'approfondimento dei problemi propri del sistema informativo, questo sotto lo stimolo che veniva dall'esigenza di dare rapida soluzione alle carenze del centro elaborazione dati regionale e nel convincimento che un modello di sistema informativo sarebbe stato condizione indispensabile per la definizione di un modello di struttura.
Se l'analisi organizzativa ha evidenziato carenze, anche gravi, in tutti i settori dell'apparato regionale, le carenze proprie di alcuni servizi, di carattere più generale, sono apparse, a giudizio anche degli esperti ISAP, particolarmente preoccupanti in quanto condizionanti l'efficienza non soltanto dei servizi direttamente interessati ma dell'intera organizzazione regionale. Ci si riferisce, in particolare, da una parte a servizi strumentali come la contabilità generale, il centro elaborazione dati, dall'altra all'ufficio legislativo e agli strumenti di controllo della gestione. Le stesse prospettive di intervento riorganizzativo perdono parte delle loro prospettive di efficacia per la mancanza di strumenti di analisi e di controllo nonché per l'inesistenza di alcuni uffici necessari alla realizzazione degli stessi interventi di organizzazione (es.: ufficio organizzazione e ufficio controllo della gestione).
Per queste preoccupazioni gli esperti ISAP, espressamente richiesti dalla Presidenza della Giunta, hanno anticipato sul modello generale di organizzazione della Regione una ipotesi, strettamente compatibile col modello organizzativo finale, di organizzazione dei servizi generali della Presidenza e della Giunta. Questa organizzazione consente di dare vita e di razionalizzare il processo informativo, il processo previsionale (programmazione e pianificazione delle attività), il processo dei controlli di efficienza; in parte soltanto il processo decisionale poiché la sua organizzazione integrale sarà possibile soltanto affrontando il problema parallelo dell'organizzazione dei servizi della Presidenza del Consiglio.
Alla luce di tutte queste considerazioni sembra opportuno innanzi tutto dare tutto il tempo necessario ai diversi organi della Regione e ai singoli consiglieri per approfondire la conoscenza dei risultati dell'analisi organizzativa completata; a questo proposito non vi dovrebbe essere difficoltà, se necessario, a richiedere all'ISAP una sospensione dei termini della convenzione o, successivamente, una modifica nel contenuto della convenzione stessa.
Contemporaneamente sarebbe importante dare attuazione, in tempo breve, all'organizzazione dei servizi generali della Presidenza e della Giunta e, subito dopo, ai servizi della Presidenza del Consiglio. L'organizzazione dei servizi generali della Presidenza e della Giunta consentirebbe di dare immediato avvio non soltanto alla soluzione delle carenze proprie del centro elaborazione dati ma anche alla espansione delle procedure meccanizzate, in particolare della contabilità generale e dell'amministrazione del personale.
Andrione (U.V.) - Conscio dell'importanza che riveste il problema del personale di un'amministrazione efficace e moderna, su proposta della Giunta Dujany, il Consiglio regionale aveva approvato di dare un incarico all'ISAP per lo studio della situazione attuale del personale regionale e, sulla base di questo studio, per la progettazione di tre leggi coordinate: un progetto di legge per l'ordinamento degli uffici, un progetto di legge per l'ordinamento del personale e un progetto di legge per il sistema informativo regionale, in modo da avere una nuova sistemazione completa ed organica di tutto il personale regionale, corrispondente ai bisogni attuali dell'Amministrazione regionale per i suoi interventi in campo sociale e amministrativo.
Nella convenzione firmata dall'ISAP era altresì prevista una tempistica per la quale la prima delle operazioni da farsi era quella che, attraverso operazioni e questionari, si stabilisse l'esatta fotografia della situazione del personale e delle varie strutture regionali al momento. Era, altresì, inteso che questa fotografia sarebbe stata portata alla discussione del Consiglio per un primo apprezzamento generale della situazione.
Non è mia intenzione rifare qui la storia della tormentata vicenda del personale regionale. Credo però di dover affermare che la decisione di incaricare un istituto esterno sia stata saggia, e che per lo meno, salvo ogni altra questione, attraverso questa analisi e questo studio è possibile per ogni Consigliere regionale avere conoscenza dello stato reale dell'Amministrazione; non solo, ma di prendere conoscenza dei problemi connessi, innanzi tutto dei problemi di ordine costituzionale, perché balza evidente, attraverso lo studio dei differenti volumi che l'ISAP ha dedicato a ogni settore dell'Amministrazione regionale, un'impostazione che risente ancora adesso della visione provinciale, nel senso tecnico di "Provincia", avutasi nel 1945 con il decreto delegato del 7 settembre, e che è stata in gran parte - anche se in maniera più sfumata - ripresa dallo Statuto speciale del febbraio 1948.
Risulta altresì - ed è questo uno dei punti che tengo a sottolineare e a proporre alla riflessione dei Consiglieri - che la ripartizione delle materie e delle competenze non è così razionale come dovrebbe essere. Mancano totalmente dei settori di intervento e farò un esempio, tanto per attirare l'attenzione del Consigliere Chincheré che presta un orecchio troppo compiacente, va a sapere a quali... di Milanesio... per esempio è completamente assente la materia trasporti, non esiste.
Risulta altresì evidente da questo studio - non esiste nelle discipline ma nell'organizzazione, ed è solo un esempio, e potremmo continuare a lungi su questa discussione, tanto che ne discuteremo anche in seguito - che l'Amministrazione si è concentrata sulle competenze provinciali, salvo nel caso della Pubblica Istruzione, per la quale vi è stata una battaglia particolare che dovrà essere probabilmente ancora discussa a parte.
Anche se l'ISAP non aveva fra i suoi compiti di istituto quello di valutare la redditività del personale regionale, risulta altresì in filigrana, attraverso lo studio di questi documenti, che un settore carente in questo Consiglio, particolarmente carente - e questo è stato detto sovente in tutte le Commissioni che si sono occupate del problema - è il settore dirigenziale. L'Amministrazione regionale non si è sufficientemente preoccupata nel corso di questi trent'anni di creare una struttura dirigenziale adeguata agli enormi compiti che le sono devoluti. Abbiamo in gran parte vissuto di rendita, è il momento di prendere decisioni responsabili e difficili; in questo senso l'analisi costituisce il terreno di partenza, costituisce la base dalla quale dobbiamo muoverci per cercare le soluzioni.
Mi sono state consegnate, alcuni giorni fa, le prime copie originali del progetto di legge sull'ordinamento degli uffici e di quello per l'informatica. Prossimamente questi due progetti saranno distribuiti a tutti i Consiglieri. Dico subito che, anche in relazione alle risultanze di esperienze fatte da altre Regioni rispetto a quello che esiste, oggi, nella Regione, questi progetti sono ampiamente rivoluzionari e, poiché ancora una volta crediamo sia indispensabile distinguere tra quelli che sono gli scopi e quello che è il presente, riteniamo indispensabile che l'Amministrazione regionale gestisca il personale con le leggi oggi esistenti, fino a quando le leggi sostitutive non saranno approvate. Non dobbiamo mai confondere i nostri desideri con la realtà, perché la realtà è che oggi l'Amministrazione regionale, per quanto riguarda il personale, è dotata di una legge risalente al 1956, successivamente e più volte modificata.
I progetti che saranno distribuiti ai Signori Consiglieri, e che dovranno essere approfonditi e studiati, presentano un notevole salto qualitativo, però al tempo stesso sono vincolanti, si possono modificare alcuni particolari, si possono discutere aspetti secondari, ma se non si accetta la logica di questi progetti tanto vale strapparli, gettarli nel cestino e farne di nuovi. Non è possibile, in questa così difficile materia, improvvisare a colpi di sciabola, modificare un qualcosa che per noi è tale e indispensabile: lo strumento di lavoro che l'Amministrazione deve assolutamente avere se vuole raggiungere i suoi scopi.
Ho voluto semplicemente introdurre il dibattito. Spero che i Gruppi abbiano potuto prendere conoscenza delle risultanze e sarei lieto di sentire le eventuali proposte che venissero da ogni parte. Proporrei altresì che una specifica Commissione, del tutto nuova, del tutto speciale, dedicata al personale, cominciasse durante la pausa estiva ad approfondire i differenti problemi e i differenti settori, in maniera da trovarci con una parte del lavoro compiuta nel momento in cui si prenderanno le decisioni definitive con i nuovi testi di legge.
Jorrioz (IND.) - Ci sono interventi? La parola al Consigliere Dolchi.
Dolchi (P.C.I.) - Malgrado tutta la buona volontà messa nell'esaminare i documenti, diventa direi oltremodo difficile intervenire in un dibattito su una materia così vasta, delicata e complessa, come ci ha anche ricordato il Presidente della Giunta, e su un materiale così abbondante pervenuto - mi si permetta di sottolinearlo, senza nessuna critica - da pochi giorni. Il fatto che io sottolinei i "pochi giorni" è dovuto alla materia, che è talmente vasta da richiedere un po' più di tempo. È soprattutto difficile anche perché, mentre un esame in Commissione permetterebbe ai Consiglieri di scendere "à bâton rompu" nei dettagli, quindi con un lavoro più particolareggiato, di aderenza allo studio della realtà e delle varie proposte fatte, con il dibattito in quest'aula sembra invece normale che si debbano manifestare alcune idee ed osservazioni di carattere più generale, che - non vi nascondo - risultano difficili proprio per le cose precedentemente da me enunciate.
Intanto, come prima cosa, vorrei sottolineare che a fianco del "documento ISAP" ci sono state consegnate due relazioni anonime che contengono comunque indicazioni precise, osservazioni e valutazioni valide, le quali ci hanno poi permesso di prendere conoscenza di tutto il resto della documentazione grazie all'indirizzo che ci hanno dato.
Mi sembra di arguire - e vorrei eventualmente conferma, perché questo ci può servire - che una sia redatta dall'ISAP, quella di due pagine - penso sia anche quella in cui si puntualizzano alcuni obiettivi - e che l'altra forse sia stata redatta dalla Giunta o presentata dalla Giunta. Sono entrambe anonime. Ci servirebbe sapere di quale la Giunta prende la paternità, o non esiste paternità in proposito?
L'altra osservazione di carattere generale - che è anche una constatazione, ma mi sembra doverosa - è che ci si poneva l'obiettivo, in accordo con ISAP, di fare come primo passo la fotografia della situazione. Per quanto mi concerne, anche se è un parametro puramente personale, la fotografia è rassomigliante, corrisponde a quanto - bene o male, in profondità o in superficie - i Consiglieri conoscono della situazione del personale e della situazione burocratica dell'Amministrazione regionale.
Il Presidente della Giunta ha fatto la proposta di una Commissione per scendere nei dettagli. Io avrei alcuni problemi di carattere particolare, ma penso che se il Consiglio concorda su questa proposta forse i Gruppi - per lo meno i maggiori - potrebbero, attraverso il loro rappresentante designato in questa Commissione, avere quei ragguagli e approfondire quei dettagli che forse sarebbe superfluo - per lo meno non opportuno - dibattere in aula. Una proposta concreta che vorrei fare riguarda anche il metodo di lavoro. Riteniamo giusto che il Consiglio sia, come lo è oggi, investito del problema affinché vi sia una responsabilità generale di tutte le forze operanti nel Consiglio, però il dibattito diventa proprio difficile, come dicevo in principio, se non lo si vuole mantenere su un piano generale.
Ora, siccome lo studio ISAP viene diviso per Assessorati, sia per quanto concerne l'efficienza, il grado di burocratizzazione, sia per la disposizione degli uffici che per le procedure - faccio in questo caso una proposta concreta - il Consiglio potrebbe suggerire ai Presidenti delle varie Commissioni consiliari permanenti di prevedere un'apposita riunione per esaminare le materie e le proposte concernenti i rispettivi Assessorati.
Per quel che riguarda infatti alcuni suggerimenti di carattere immediato che ho trovato interessanti, che potrebbero essere adottati e messi in pratica con una certa rapidità senza sconvolgere molto il complesso della burocrazia regionale, io penso che l'esame più approfondito, fatto Commissione per Commissione, potrebbe essere un aspetto positivo. La mia proposta tenderebbe a suddividere il dibattito nel dettaglio, Assessorato per Assessorato, favorendo quindi, dopo questa prima presa di contatto con la materia, una discussione in aula più ampia e più approfondita sui temi generali di quanto - lo confesso - oggi stesso io sarei in grado di fare.
Concludo con queste considerazioni. Primo: la fotografia mi sembra reale, quindi, come già diceva il Presidente della Giunta, è valido l'accordo fatto tra la precedente Giunta e l'ISAP per affrontare la ristrutturazione; i provvedimenti legislativi sono necessari nel 1975, cioè 20 anni dopo quelli che regolano naturalmente la vita dell'Amministrazione regionale, e altrettanto valido è un dibattito in aula come quello che facciamo oggi, anche se ci troviamo in difficoltà a svolgerlo in generale, senza che ci sia stato quell'approfondimento, Assessorato per Assessorato, che è possibile con lo studio ISAP. Seconda osservazione o raccomandazione che io farei come metodo, non tanto alla Giunta, quanto ai Presidenti delle Commissioni: riunire le Commissioni in una o più sedute per scendere nei dettagli. Terzo (e lo dirà, dopo di me, il collega Monami): in linea di massima aderiamo alla proposta del Presidente della Giunta per una Commissione agile, rappresentativa dei vari Gruppi, che potrebbe essere il trait d'union fra l'ISAP e il Consiglio, evitando quindi che i vari Gruppi attingano informazioni direttamente dalla Giunta o dall'ISAP, ma siano informati dai loro stessi rappresentanti presenti nella Commissione proposta.
Lanivi (D.P.) - Io ritengo che oggi i Gruppi consiliari dovrebbero, più che entrare nel merito, esprimere il loro parere su tre domande che emergono - o si può immaginare emergano - dalla presentazione di questo documento. Primo: che giudizio dà ogni singola forza politica al problema stesso? Secondo: che validità ha questo documento che rappresenta una fotografia dell'attuale condizione organizzativa dell'ente regionale? Terzo: come intendiamo procedere per il futuro?
Credo giusto concordare sull'affermazione fatta nella relazione introduttiva del Presidente, che ha affermato essere, quello dell'organizzazione dell'ente regionale, un problema meno centrale e fondamentale per l'avvenire della Regione. Ha detto che è un problema che coinvolge anche aspetti costituzionali. Io non sono d'accordo perché ritengo che, facendo queste affermazioni, si riferisse a novità fondamentali tali da modificare anche alcune cose dello Statuto, per esempio la ripartizione attuale tra Assessorati, che va modificata se vogliamo rendere più efficace, efficiente e razionale il lavoro dell'ente regionale, ma è anche un problema politico, nel senso che le soluzioni adottate da questo Consiglio avranno ripercussioni politiche di notevole portata, ed è un problema che investe anche la razionalità, l'efficienza e l'efficacia dell'Amministrazione regionale.
Per quanto riguarda il giudizio sul problema, diciamo che si tratta di un problema fondamentale per l'avvenire della nostra Regione, e che la fotografia che ci è presentata rivela un organismo, una struttura, assolutamente inadeguata alle attuali e prevedibili esigenze della Comunità valdostana. Dalle risposte che sapremo dare come Consiglio regionale a questo problema, in definitiva dipenderà in gran parte il futuro della nostra Regione, perché questa struttura è ormai inadeguata. In parte mi pare una giustificazione valida, l'ha già detto nella relazione introduttiva il Presidente: si è ereditata una struttura provinciale che è cresciuta e si è gonfiata mano a mano che i problemi sono aumentati; di fronte all'aumento dei problemi, l'Amministrazione regionale ha cercato di soddisfare le esigenze aumentate della Comunità valdostana, dilatando una struttura che oggi si rivela non essere più capace di sostenerne il grande peso, aumentato quantitativamente e qualitativamente. Su tale aspetto come Gruppo dei D.P. concordiamo nel definire questo uno dei problemi centrali della politica dell'Amministrazione regionale.
Secondo interrogativo: la validità della fotografia. Diciamo che il documento che ci è stato presentato, soprattutto per chi ha fatto esperienza in Giunta, corrisponda alla verità, cioè dica in termini scientifici ed elenchi in maniera sistematica difetti e limiti che tutti gli Amministratori regionali hanno potuto toccare con mano. Direi però che questo lavoro è tutt'altro che inutile, perché la lettura di questo documento dà la dimensione chiara della gravità della situazione alla quale siamo giunti, e quindi dell'urgenza di trovare soluzioni che non potranno essere immediate e globali, ma saranno soluzioni globali che andranno raggiunte passo a passo.
Terzo: il Presidente ha proposto una Commissione speciale. Noi siamo d'accordo sulla Commissione. Discutendone all'interno del nostro Gruppo, avevamo il problema se riportare il discorso all'interno della Commissione Affari Generali o fare una Commissione ad hoc. Ritengo che forse una Commissione speciale sia la soluzione migliore. Direi ancora una cosa: è importante la Commissione ed è importante che responsabilmente i Gruppi seguano questi lavori, data l'importanza dell'argomento. Questa dovrebbe essere una Commissione che non solo informa il Consiglio regionale degli stati di avanzamento del lavoro, ma dovrebbe mantenere un efficace collegamento con le forze politiche rappresentate in questo Consiglio. È bene, proprio per affrontare in modo corretto questo problema, che la soluzione non sia responsabilità di una parte o della Giunta, ma che il dibattito coinvolga sia l'Esecutivo, sia il Consiglio regionale, sia le forze politiche coinvolte in questo discorso.
Ritengo quindi che oggi non sia possibile fare proposte di indicazione. Secondo me la discussione, che nella mia previsione non sarà molto lunga, oggi deve essere quasi la presa d'atto dell'importanza dell'argomento. Successivamente, in riunioni del Consiglio regionale, dovrebbero essere dibattuti i criteri con i quali a questi problemi si intende dare soluzione, prima vagliati in questa Commissione che andremo a nominare, o per lo meno per la quale noi siamo favorevoli.
Vorrei fare una sola precisazione sulla dichiarazione finale fatta dal Presidente, e cioè il discorso tra le misure che vanno prese subito e le proposte di soluzione dei problemi che verranno scaturiranno da questi discorsi. Ora, se questa affermazione significa continuamente prendere decisioni che nel loro complesso stabiliscono condizioni in netto contrasto con il tipo di soluzione che andiamo progettando, non va bene; se, invece, l'affermazione vuole dire fare una scelta di criterio e di obiettivi che si vogliono raggiungere, compiere degli atti nell'immediato, atti coerenti alle decisioni e agli obiettivi che si vogliono raggiungere, allora la nostra posizione è favorevole.
Secondo noi non esiste contraddizione o contrasto tra l'oggi e il domani, il problema è stabilire una coerenza tra ciò che si può fare oggi e gli obiettivi che si vogliono raggiungere. È solo un problema di stabilire una tempistica, cioè una scala di priorità che ci porti, una volta percorsa, a raggiungere ciò che intendiamo raggiungere.
Riassumendo, la posizione del Gruppo dei D.P. è sintetizzata in questi termini: primo, l'organizzazione dell'Ente regionale è il problema centrale per il futuro della nostra Regione, se non altro per il ruolo che l'Amministrazione regionale gioca nella nostra Regione; secondo, è valida la fotografia che ci viene presentata oggi in questo documento; terzo, siamo d'accordo sulla nomina di una Commissione che rappresenti il collegamento tra l'Esecutivo, il Consiglio regionale e, attraverso il Consiglio regionale, le forze politiche ivi rappresentate.
Bordon (D.C.) - Affinché la previsione sulla brevità del dibattito detta dall'amico Lanivi si avveri, io cercherò di essere telegrafico, perché vedo che, in fondo in fondo, siamo tutti d'accordo per raggiungere un obiettivo che ci siamo già prefissati. Non cercherò di entrare nel merito, tanto più che, anche con gli scambi di idee avuti con amici qui, siamo tutti orientati per riconoscere che questo è un argomento di capitale importanza.
Parlando anche con il nemico-amico Monami, ci siamo detti: bisognerebbe avere più tempo per poter studiare tutta questa questione. È indubbio, io dico quello che penso con la massima tranquillità, ma penso che abbia toccato tutti voi. Mi ha preoccupato - per non dire che mi ha scioccato - quanto ho letto qui dentro e qui sopra, perché effettivamente con un linguaggio un po' crudo, che mi è piaciuto molto, questa ISAP ha detto - due più due fa sempre quattro - qual è la situazione nella quale noi ci troviamo oggi. Senza andare a ripetere tante cose, abbiamo avuto la preoccupazione di sentire in quest'aula - e detto da ben due Assessori - che ormai certi Assessorati non possono più essere diretti dall'Assessore, non possono più essere... non dico comandati, perché sarebbe una parola antipatica, ma non possono più essere seguiti, l'Assessore non può più sapere che cosa fanno. Pensate un po', siamo arrivati a questo punto di burocratizzazione e io non so cosa potrebbe venir fuori! Naturalmente, qui l'abbiamo letto tutti, ce lo siamo guardati, ci sono dei punti che ci hanno preoccupato. Vi dico francamente che questa fotografia, se non così ben delineata e ben studiata, ce l'avevamo un po' in testa tutti noi, perché sappiamo che le cose non vanno bene, sappiamo tutti quando dobbiamo tirar fuori dei contributi per l'agricoltura che si aspettano 18 mesi e che a un certo momento i mandati non possono andare avanti perché la meccanizzazione è insufficiente, quindi chi più ne ha più ne metta, ci sarebbe da parlare per delle ore! Noi ci siamo preoccupati.
Io la fotografia la conoscevo già, perché da quando è nata l'autonomia certe cose si sono verificate, per esempio troppe ingerenze di natura politica, particolarmente a livello operativo, con scavalcamenti gerarchici. Molte volte ce lo diciamo: forse abbiamo fatto tutti troppa politica in questi Assessorati. Sia ben chiaro, non è che io voglia venir qui a fare la "Cenerentola", ma per esempio un livellamento troppo accentuato delle categorie, con conseguente mancanza di incentivo e di posizione di coordinamento, quante volte ce lo siamo detti qui dentro? Quindi non stiamo a fare la chiacchierata, tanto più che sia Dolchi che Lanivi hanno già detto prima quello che tutti noi pensiamo.
Io sono partito appunto protestando contro questo, perché la fotografia non mi era sufficiente, la fotografia la conoscevamo, sapevamo per esempio che determinati canali non funzionavano perché tutti i giorni lo riscontravamo con la protesta degli elettori, dei cittadini e dei contribuenti valdostani (se ce lo fossimo dimenticati, ce lo avrebbero ricordato); quindi era una cosa che già sapevamo, era necessario farla, arrivati a un certo momento. Credo che la fotografia sia fatta bene, ha qualche cosa in più di una fotografia, perché a un certo momento fa delle considerazioni critiche sull'efficienza e sul grado di burocratizzazione, quella famosa "burocratizzazione" che noi abbiamo sempre combattuto con il centro e che ci sta invadendo qui, in Regione, che ci soffoca anche in Regione, dove ci sono compartimenti stagni fra i vari Assessorati e fra i vari uffici di un Assessorato. Non c'è poi solo la fotografia, per esempio - me lo sono solo segnato qui, alla svelta - fa considerazioni tipiche sulle procedure, quindi fa delle critiche, viene avanti, formula anche proposte indicative generali sulla struttura organizzativa, sulla meccanizzazione. È quindi una fotografia che ha un qualcosa in più e che ci trova molto d'accordo. Dobbiamo dire che, avendo speso 40 milioni (l'ho chiesto prima), non ci possiamo fermare qui, perché sarebbe uno studio monco, non servirebbe a niente, e quindi dobbiamo portarlo avanti.
Lo dicevo a Monami, ma eravamo d'accordo tutti: se ci fermiamo qui con l'ordine del giorno, con un malloppo di roba così, non dimentichiamocelo, se dovessimo entrare nel merito di questo argomento naturalmente non andremmo più avanti. Penso che con un argomento di questa portata, per l'importanza che ha, si dovrà occupare almeno un giorno di dibattito. Propongo pertanto anch'io l'istituzione di una Commissione speciale - o non speciale, chiamatela come volete voi - e si segua pure l'indirizzo che ha voluto dare Dolchi, che non è sbagliato, per cui le Commissioni permanenti analizzino la problematica Assessorato per Assessorato, si studi un po' tutto quello che ha detto, però l'essenziale secondo me è questo, sennò non sono più telegrafico.
Per me è opportuno creare subito tale Commissione e affidarle lo studio accelerato di questa tematica, perché se noi dovessimo continuare questa sera non potremmo concludere niente. Nella prima parte di questo allegato si dice di dare alla Giunta dei consigli, che le perverranno poi da queste varie Commissioni, e naturalmente l'opera iniziata dovrà continuare. Il Gruppo della D.C. è favorevole che avvenga questo, ma poi deve essere portato in Consiglio per un dibattito, e qui casca l'asino, perché - e molte volte abbiamo avuto delle discussioni in merito - dovremo dire noi qual è la medicina adatta per il funzionamento di questi uffici.
Bene ha detto Lanivi: se gli uffici non funzionano, ciao Ninetta, quindi è inutile star lì a far tanti can-can! In Consiglio possiamo tirar fuori tutte le leggi di questo mondo, ma se per attuarle poi ci vogliono mesi e mesi e non viene fuori niente, se i denari rimangono fermi, non si spendono e se i residui rimangono liquidi, è l'ufficio che non funziona. Deve funzionare, naturalmente, Signori, allora sì che bisognerà che ci troviamo tutti d'accordo! Non deve entrarci poi lo zampino della politica, perché se a un certo momento dovremo dire a un ufficio che lo dobbiamo ristrutturare in questo modo - e state tranquilli che è sempre stato così, anche per chi, come il sottoscritto, è stato impiegato per diversi anni, dove lo spostare una sedia dal mio tavolo per andare ad occuparne un'altra non mi va perché mi sono fatto il nido e voglio restare (e questo dovremmo evitarlo) - dovremo essere tutti d'accordo per venire avanti con disposizioni nette e precise. Non ci deve essere uno migliore dell'altro, ma dovremmo tutti soltanto dire: nell'interesse che questi uffici siano funzionali e che la baracca dell'Amministrazione valdostana dia i risultati che deve dare, perché sennò neanche lo scopo dell'autonomia avrebbe più senso.
Monami (P.C.I.) - Noi pensiamo che il dibattito su questo argomento dovrebbe essere una cosa molto seria e approfondita, però ci rendiamo anche conto, avendo fatto un esame del documento come Gruppo, che questo approfondimento è praticamente impossibile per la mancanza di tempo che abbiamo avuto per studiarlo. Non ne faccio colpa a nessuno, è arrivato ad un certo momento, è stato distribuito e si è voluto anticipare per quanto possibile il dibattito; questa è una cosa encomiabile, ma ha tolto ai Consiglieri la possibilità di esaminarlo. Pur volendolo esaminare, non nelle virgole come il tecnico, ma anche solo per un giudizio sommario, vi rendete conto che occorre tanto tempo? Talvolta si perde tempo addirittura per capire alcuni termini tecnici usati da questi esperti della sistemazione e dell'organizzazione amministrativa. Il tempo è stato limitato e il nostro contributo non può essere quello che noi avremmo voluto, un contributo con dei contenuti, dei consigli, dando linee indicative su cui camminare, e come partecipare in collegamento diretto con l'ISAP, affinché questo istituto non si trasformi in colui che arriva in una realtà nuova, che studia, e trova poi soluzioni scientifiche troppo rigide che ci mettono nelle condizioni magari di non poterle utilizzare.
Tutto questo ragionamento nasce anche da quanto il Presidente ha detto nell'introduzione: ci troveremo a dover esaminare i progetti finali, sui quali io sono d'accordo. Non potremo entrare nel merito per il loro sconvolgimento, potremmo semmai - e questo lo diceva il Presidente - addentrarci in alcuni dettagli, perché noi, conoscitori di questa realtà, li possiamo meglio trasformare per aderirli a questa realtà, ma saranno progetti che dovremo accettare o no.
Uno studio di questo tipo costa sicuramente molti milioni. Noi siamo stati d'accordo fin dall'inizio, continuiamo ad essere d'accordo e ci auguriamo che la Giunta voglia proseguire su questa indicazione, con questi studi. Per avere la possibilità di esaminare dei prospetti finali che non siano strettamente scientifici e fatti da estranei, riteniamo che questi progetti non possano essere elaborati che con la collaborazione diretta del Consiglio regionale. Abbiamo visto che non è possibile dare questa collaborazione diretta proprio per mancanza di tempo per un dibattito serio o approfondito sull'argomento, non dico solo serio, ma approfondito. Addirittura noi ci saremmo fatti promotori, se non veniva fuori dal Presidente, dell'esigenza di nominare una Commissione ex novo soprattutto per studiare il problema del personale e per lavorare affiancati a questo ISAP, proprio per evitare che questo ISAP ci costruisca, sì, un vestito bello, ma che poi non possiamo metterci. È necessario questo nostro contributo, così come sarà necessario ed indispensabile il contributo delle Commissioni permanenti, quello a cui si riferiva il compagno Dolchi.
Io aggiungo: siccome correremmo un altro rischio, quello cioè che i tecnici non tengano sufficientemente conto del fattore-elemento "uomo" che, si voglia o no, continua a costituire il centro del nostro dibattito, sarà necessario, secondo me - questo proprio per venire incontro alle richieste emerse dai documenti che ci sono stati presentati per orientarci in tale lavoro - promuovere delle conferenze del personale su questi argomenti. Dobbiamo avere il coraggio di discutere con il personale di questi documenti, della fotografia, delle soluzioni, delle prospettive. Faremmo un grosso errore se credessimo di arrivare alla conclusione di questo nostro studio e di questo nostro lavoro dimenticandoci dell'elemento centrale: l'uomo, il dipendente regionale che noi siamo chiamati ad amministrare.
Direi che un esempio ce lo danno addirittura tutte le aziende private moderne che vogliono veramente funzionare; sì, certo, si preoccupano dell'aspetto tecnico della loro produzione, ma quasi tutte queste aziende, per lo meno le più avanzate e le più moderne, pongono al centro della loro attenzione la gestione del personale. Soltanto attraverso una giusta gestione del personale si può migliorare l'attività, il tipo, la qualità e la quantità della produzione che si vuole realizzare. È quindi necessario mantenere uno stretto contatto con il Consiglio, attraverso questa Commissione ex novo per il personale - la chiameremo come vorremo - attraverso conferenze e riunioni con il personale, attraverso ripetuti contatti per un esame continuo e progressivo della situazione con le forze sindacali, altro elemento che non possiamo trascurare.
Io so che qui ci sono alcuni che quando sentono parlare di Sindacato alzano le orecchie come se il Sindacato fosse il flagello di Dio. Non è vero, dobbiamo avere la capacità di stabilire e di instaurare con il personale, con le forze sindacali e con i rappresentanti interni ed esterni del personale regionale quel dibattito, quel colloquio, quel confronto che ci porterà sicuramente alla risoluzione più logica e naturale di questo problema. Questo era il nocciolo delle cose che avrei voluto dire, anche se non mi lascio sfuggire l'occasione per dare alcune indicazioni; la maggioranza le valuti, sono comunque sempre valutabili attraverso quegli strumenti di lavoro che ho richiamato e che dobbiamo dare: Commissioni, conferenze del personale, conferenze con i Sindacati.
Una questione molto importante, secondo me, è quella cui ha accennato appena fuggevolmente il collega Bordon: i compartimenti stagni. È effettivamente uno dei peggiori danni che stanno all'interno dell'organizzazione del nostro lavoro, e non direi solo del nostro, ma anche di altri Enti. Per evitare questa cosa è necessario non procedere all'istituzione dei dipartimenti a mo' di esempio di tante altre Regioni. Ho avuto già modo di parlare di tale argomento in quest'aula. La proposta ISAP dice: promuovere delle riunioni a livello di Dirigenti o a vari livelli del personale per evitare la sclerotizzazione di questi compartimenti stagni, quindi la necessità di muoversi nella ricerca di soluzioni, nella direzione di superare non per il gusto di superare gli Assessorati, ma per arrivare a punti di convergenza tra i diversi Assessorati, che possono essere i dipartimenti o altre forme o altre soluzioni, che d'altra parte trovavano origine - se i colleghi della maggioranza e se i Consiglieri se lo ricordano - dalla nostra famosa proposta di un nuovo schema di bilancio. Due anni fa noi ci siamo preoccupati di sottoporre a questo Consiglio un nuovo schema di bilancio, non tanto per l'esigenza di portare qui un'innovazione o perché qualcuno dicesse: "ah, finalmente c'è qualcosa di nuovo, la copertina del bilancio non è più gialla, ma è verde", ma è perché attraverso i contenuti e l'impostazione di un bilancio nuovo si dovevano costringere prima gli Assessori, poi i Dirigenti di Assessorato e poi, in terzo luogo, il personale dei vari Assessorati ad un lavoro di équipe mirante a costruire le basi di quelli che noi chiamiamo "i dipartimenti di lavoro" all'interno dell'Amministrazione regionale.
Ora, noi dobbiamo veramente tener conto di queste cose, dell'importanza del "fattore uomo", che è il problema principale dell'argomento in discussione, e di alcuni elementi, alcune forme di lavoro nuove per non arrivare a conclusioni che non dobbiamo più accettare, che non possiamo accettare, perché non contengono quelle indicazioni di carattere politico e di esperienza che noi possiamo portare e dettare. Dobbiamo far in modo di trasformare questa organizzazione assessoriale praticamente superata, per la scarsa efficienza che questa ha quando ognuno di noi è portato a vedere soltanto il proprio problema senza preoccuparsi di un coordinamento più generale del lavoro. Se a noi sfuggono queste tre direzioni di lavoro, ritengo che correremo il rischio di giungere alla conclusione prospettataci dal Presidente, cioè di trovarci davanti a progetti che probabilmente non accetteremo e che saremo costretti a cestinare, perché questi progetti sono fatti da chi? Da tecnici, da persone che scientificamente conoscono il problema, ma che, talune volte, sottovalutano aspetti che noi invece non possiamo permetterci il lusso di perdere di vista.
Se c'è l'impegno da parte della Giunta di arrivare ad una metodologia di lavoro così prefigurata, modificata, corretta, aggiunta, arricchita, noi siamo del parere che oggi si possa anche non fare un lungo dibattito, ma certamente di riprenderlo entro breve tempo, per verificare di volta in volta le tappe che riusciamo a raggiungere assieme nella costruzione di una nuova gestione del personale di questa Amministrazione regionale.
Jorrioz (IND.) - La parola al Consigliere Lustrissy.
Lustrissy (D.P.) - Io volevo aggiungere alcune cose non dette che, secondo me, hanno un'importanza in merito alla discussione in atto sul problema del personale.
Intanto non mi pare di essere così ottimista nell'individuare, nella fotografia presentata al Consiglio, una fotografia esatta della realtà della situazione del personale, in quanto nel corso della relazione troppo sovente capita di individuare e di leggere tra le righe le posizioni personali dei singoli funzionari che nulla hanno a che vedere con la fotografia reale della situazione esistente all'interno dell'organizzazione burocratica dell'Amministrazione regionale. Questa fotografia presentata alle volte è distorta da quello che si può intravedere tra le righe delle dichiarazioni di singoli funzionari, che per un motivo o per l'altro si credono collocati in un posto non rispondente alle loro effettive capacità o all'interesse dell'Amministrazione regionale. Devo estrinsecare tale sensazione, perché l'ho avuta leggendo questa relazione.
Posso anche rilevare un'altra contraddizione tra le parole del Presidente della Giunta e la conduzione effettiva di questo problema. Il Presidente della Giunta afferma che oggi dobbiamo limitarci a gestire il personale con le leggi esistenti. Bene, questo l'abbiamo già affermato a più riprese anche in questi ultimi mesi. Però, nonostante questa affermazione, noi tutte le volte ci troviamo ad affrontare in Consiglio leggine di sistemazioni diverse di personale, anche "ad personam", che nulla hanno a che vedere con questa dichiarazione o, per lo meno, con l'intenzione di arrivare finalmente a soprassedere a queste singole decisioni di sistemazioni personali o di istituzioni di nuovi servizi, di nuovi uffici fin tanto che non si abbia una visione più chiara di quella che dovrà essere la funzione dell'organizzazione dell'apparato regionale burocratico in rapporto alle esigenze non solo degli amministrati, dei cittadini, dei servizi che l'Amministrazione deve erogare, ma anche tenendo soprattutto conto - e questo discorso è mancato, perché una riflessione poteva venire fuori dalla gestione più che trentennale del Servizio Controllo Comuni - dei rapporti tra l'apparato burocratico centrale e i servizi vari decentrati degli Enti sottoposti all'Amministrazione regionale, quali erano ieri i Comuni e quali sono oggi le Comunità Montane.
Nel riproporre la suddivisione e la riorganizzazione delle competenze a livello di apparato centrale, dovremmo fare attenzione delle competenze demandate alle Comunità Montane e di quelle che sono proprie dei Comuni, perché in merito a questi problemi non abbiamo una fotografia reale della situazione attuale.
Ebbene, affinché questo progetto possa maturare, cioè maturare nella coscienza di tutti, occorre fare un discorso unitario. Premetto che io non credo molto al lavoro delle Commissioni, perché nel tempo - e il Presidente della Giunta mi è buon testimonio - Commissioni del personale ce ne sono state a iosa, hanno tutte lavorato in un modo e nell'altro, però una visione unitaria sui problemi dell'organizzazione del personale non è mai stata fatta, né è stata possibile, causa la limitatezza del tempo dei Consiglieri regionali nel seguire questa impostazione. Pertanto andiamo cauti con i super lavori delle Commissioni permanenti. Se vogliamo istituire delle Commissioni ad hoc - già l'abbiamo fatto nel passato - potremmo ritentare questa strada. È necessario soprattutto a livello di conoscenza, se non di apporto diciamo costruttivo, ma almeno a livello di conoscenza, che una Commissione consiliare particolare possa seguire l'ISAP nelle varie fasi successive di elaborazione dei dati raccolti e delle proposte che verranno fatte all'Amministrazione regionale.
È strettamente importante che tutto questo lavoro venga affiancato anche dai Sindacati che gestiscono il personale, altrimenti si rischierebbe di percorrere poi a ritroso tutto un procedimento. In effetti l'Amministrazione regionale deve fare i conti con i Sindacati tutte le volte che si parla di organizzazione del personale, per cui l'assenza di questi comporterebbe il ripercorrere a ritroso tutto il processo che di volta in volta viene acquisito, sia dalle Commissioni consiliari, sia dal Consiglio, sugli aspetti di questo problema.
Pertanto c'è la necessità di una Commissione consiliare particolare in cui vi sia la rappresentanza dei Gruppi che vorranno aderire a questa proposta e delle Organizzazioni Sindacali, dei rappresentanti sindacali che di fatto gestiscono tutto il personale a livello sindacale. Questo lo diciamo anche per una prassi costante a livello di azienda e di Pubblica Amministrazione, allorché tutte le volte si parla di riorganizzazione, di ristrutturazione e dell'attività dell'apparato, che sfocerà naturalmente anche in una riorganizzazione non solo di tipo amministrativo e burocratico, ma anche in una rivalutazione sul piano delle retribuzioni, delle funzioni, dei ruoli, specializzato o non specializzato. È estremamente importante che a fianco a tutto questo lavoro di conoscenza dell'organo politico del Consiglio regionale ci sia anche la presenza ufficiale delle Organizzazioni Sindacali che rappresentano il personale a livello regionale.
Andrione (U.V.) - Molto brevemente, per dire alcune cose sulle osservazioni che sono state svolte.
Credo di aver capito che vi sia un largo consenso per l'istituzione di una Commissione ad hoc e questa sera penso dovremmo limitarci alla nomina di questa Commissione. Essendo il Consiglio d'accordo che si debba seguire un metodo razionale di lavoro che questa Commissione proporrà al Consiglio, ed essendo d'accordo sul fatto che la responsabilità, prima ancora della Commissione stessa, oltre che evidentemente del Consiglio nel suo insieme, deve essere della Presidenza della Giunta e della Segreteria Generale - questo proprio per il fatto che il problema del personale deve essere discusso a livello di Consiglio, poiché solo il Consiglio ha la forza di poter fare certe scelte discutendole evidentemente con i rappresentanti sindacali del personale e con tutte le Organizzazioni con le quali devono essere discusse - la responsabilità può essere soltanto consiliare. Questo è forse l'argomento tipico nel quale non vi sono né maggioranze, né minoranze, vi è semplicemente un'esigenza sentita da tutti di organizzare la Regione secondo certi schemi razionali e di capacità operativa.
Detto questo, io avrei alcuni dubbi sul fatto successivo - ma ne discuteremo probabilmente in questa Commissione speciale - di ritornare ad una discussione per Assessorato, in quanto proprio la fotografia... e qui mi permetto di dire a Lustrissy che il fatto stesso che si senta l'influenza di certi funzionari prova che la fotografia è stata fatta in base a quello che realmente esiste... benissimo, ma se è distorta questo deve essere discusso e precisato in base ad altre informazioni... non vorrei che con la discussione Assessorato per Assessorato si riproducessero quei compartimenti stagni che sono il pericolo più grave, perché sono stati il danno maggiore subito finora dall'Amministrazione.
La responsabilità del Consiglio è sulla globalità della discussione, perché ogni Consigliere, ogni Amministratore in quel momento deve dimenticare di essere stato... scusa Dujany... Assessore alla Pubblica Istruzione o Presidente della Giunta, deve avere una visione globale e generale del problema del personale. Secondo noi questo è assolutamente indispensabile, se non si vuole procedere malamente in materia con grossi sbagli che potranno essere veramente visibili soltanto a distanza di tempo.
Cerco di rispondere così, à bâtons rompus, alle differenti domande. Per quanto riguarda la paternità, Dolchi aveva capito perfettamente; anche se in questi tempi di procreazione cosciente ognuno cerca di evitare di assumere delle paternità, si tratta semplicemente di relazioni illustrative: una che accompagna il grosso lavoro dell'ISAP e una della Giunta che tratta questi risultati al Consiglio.
Per quanto riguarda la gestione immediata e la discussione impostata dal Consigliere Lanivi, io credo che il salto tra il regime attuale e quello futuro - qui vorrei riprendere un concetto di Monami - deve essere fatto razionalmente, ma a tappe, perché non vi sono colpi di bacchetta magica e quindi bisognerà elaborare, tenendo conto anche del "fattore uomo", i settori in cui possiamo intervenire con ragionevole speranza di successo e, man mano, procedere avanti. Non vi è assolutamente nessuna contraddizione tra il fatto che noi oggi applichiamo le leggi esistenti e quello che andremo a fare. Porto qualche esempio: una larga maggioranza di questo Consiglio di cui faccio parte - questa volta come maggioranza - non è favorevole al sistema delle note di qualifica così come sono concepite ora, però è inconcepibile che una Amministrazione non applichi un articolo di legge esistente e faccia finta di non sapere che ha l'obbligo di fare delle note di qualifica, non di scrivere "ottimo", ma di dare note di qualifica ragionate, perché o modifichiamo la legge e prendiamo le nostre responsabilità o siamo coscienti di quello che facciamo (Lustrissy non è d'accordo, perché lui di note di qualifica non ne ha mai date).
Prudentemente dico così: se il problema urbanistico prende delle dimensioni di un certo tipo, noi non possiamo dire che lo risolveremo quando avremo la legge quadro generale completa sull'urbanistica; se i problemi dei Parchi regionali o nazionali assumono certi aspetti drammatici, non possiamo dire che li risolveremo quando avremo la legge, dobbiamo risolverli nell'immediato. Così è per il problema del personale: sarà sempre un problema di movimento, sarà sempre un bouillonnement per forza di cose, perché è legato alla vita di una Amministrazione e alle necessità sempre nuove che si fanno avanti nel campo della nostra attività.
È chiaramente - e con questo concludo - un nostro desiderio che il personale partecipi alle discussioni, sia informato del deposito dei lavori dell'ISAP e ne possa prendere visione; sarà convocato e sarà sentito. Però, come dicevo prima, è necessario che la discussione rimanga a livello consiliare anche perché come Consiglio, insieme, noi dobbiamo obbligare il personale a discutere a un certo livello. Non dobbiamo permettere che la discussione sull'organizzazione dei servizi regionali sia sempre portata al C che vuole diventare B, al B che vuole diventare A o altri problemi di carriera, di classifica, di stipendi. Dobbiamo fare un discorso globale e razionale anche con il personale, però dobbiamo essere noi a portare il tema della discussione e ad esigere, nella misura del possibile, risposte che siano confacenti alle domande poste.
Con questi concetti io direi che oggi potremmo limitarci alla nomina di questa Commissione consiliare demandandole di proporre nei più brevi tempi possibili una metodologia di lavoro al Consiglio.
Monami (P.C.I.) - Un'osservazione, perché non vorrei essere stato frainteso quando si è parlato di controllo successivo, di tappe del nostro lavoro. Non vorrei essere frainteso in questo senso, cioè che in attesa del disegno globale noi ci mangeremo il carciofo foglia per foglia, per arrivare poi al disegno globale senza carciofo. Presidente, abbiamo all'ordine del giorno di questa seduta elementi che ci preoccupano, e ci preoccupano notevolmente. Quando si parla di "tappe successive" non vorrei che qualcuno intendesse che nell'ambito di queste tappe risolviamo tanti piccoli problemi, per cui quando avremo il disegno generale avremo risolto in modo parziale, non giusto, incongruo, non organizzato, la posizione di centinaia di persone, ma non avremo risolto il problema del personale regionale, non vorrei...
Jorrioz (IND.) - Per la nomina di una Commissione, io penso che...
Andrione (U.V.) - Io proporrei cinque Consiglieri e il Presidente della Giunta. Ecco la mia proposta, però si può discutere.
Jorrioz (IND.) - Un rappresentante per Gruppo?
Andrione (U.V.) - Con un rappresentante per Gruppo arriviamo a dieci.
Jorrioz (IND.) - Siamo tutti d'accordo sulla proposta di cinque Consiglieri più il Presidente della Giunta? Allora possiamo procedere con la votazione e preparare le schede. La parola al Consigliere Lanivi.
Lanivi (D.P.) - Vorrei solo chiedere al Presidente della Giunta: la proposta di cinque Consiglieri - cerco di interpretare - voleva dire tre della maggioranza e due della minoranza o no?
Andrione (U.V.) - No, io volevo semplicemente dire una Commissione del Consiglio con cinque Consiglieri più il Presidente della Giunta, per ovvi motivi di coordinamento, non ero entrato nel merito delle maggioranze e delle minoranze. Questa potrebbe poi essere una Commissione più ampia o più ristretta, non lo so, è semplicemente una proposta.
Monami (P.C.I.) - Potrebbe essere due e due più il Presidente della Giunta, mi pare un giusto criterio di distribuzione.
Jorrioz (IND.) - Vogliamo sospendere un momentino per lasciare ai Gruppi la designazione di questi nominativi? Intanto facciamo portare le schede. Grazie.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 18,55 alle ore 19,05.
Andrione (U.V.) - I Gruppi hanno designato i seguenti nominativi: Dujany, Monami, Milanesio, Borbey e Andrione. Se siamo tutti d'accordo farò, se permettete, una prima convocazione per la settimana prossima e decideremo tra noi cinque la Presidenza, i Segretari, eccetera, d'accordo? Allora vorremmo formalizzare con una votazione la nomina di questa Commissione.
Jorrioz (IND.) - La parola all'Assessore Fosson.
Fosson (U.V.) - Prima di passare alla votazione, desidererei però sapere con precisione quali compiti sono demandati a questa Commissione, in maniera da scendere un po' nei particolari, perché il Consiglio dovrebbe poi essere informato non a funerali avvenuti. Questo è quanto noi abbiamo chiesto nel momento in cui abbiamo affidato i lavori all'ISAP e, per coerenza, ritengo di riaffermare questo principio. Pertanto desidero sapere con precisione quali sono i compiti e quando eventualmente il Consiglio sarà informato dei lavori della Commissione, per non arrivare al momento che tutto sia fatto.
Jorrioz (IND.) - La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Direi che come prima cosa la Commissione deve semplicemente stabilire una metodologia di lavoro e portarla al Consiglio, dopo di che il Consiglio rilancerà con sue proposte la prossima tappa del lavoro della Commissione; questo è quanto è emerso dal dibattito e credo che su questo siamo tutti d'accordo.
Jorrioz (IND.) - La parola al Consigliere Lanivi.
Lanivi (D.P.) - Penserei di proporre questo: la Commissione stessa potrebbe in qualche modo fare una proposta sui suoi compiti. Mi sembra però che la funzione essenziale della Commissione dovrebbe costituire la risposta alle preoccupazioni dell'Assessore Fosson, perché l'Assessore sottolinea un punto estremamente delicato della vicenda poiché, se è vero che il problema è importante, è anche vero che può essere risolto nella misura in cui il Consiglio regionale - diciamo i responsabili politici - ne matura l'importanza. Pertanto il collegamento tra questa Commissione, l'Esecutivo, il Consiglio regionale e le forze politiche è un problema fondamentale.
Per quanto riguarda le Organizzazioni Sindacali, io farei un distinguo, perché qui il problema è duplice: esiste il problema dell'organizzazione dell'Amministrazione regionale, che è un problema politico rispetto al quale l'Esecutivo si può confrontare con le Organizzazioni Sindacali correttamente solo se propone sue indicazioni, e poi esiste un problema di gestione del personale, cioè in pratica occorre fare il conto con gli interessi del personale regionale.
Ora, è giusto che si debba studiare e presentare la metodologia di lavoro, e sarà uno dei primi dibattiti, ma mi sembra che uno dei compiti, delle tappe più importanti, sia questo: noi adesso abbiamo una fotografia e dobbiamo stabilire quali criteri seguire per modificarla. Questa discussione sarà politica e quindi, secondo me, all'interno della Commissione deve avvenire questo primo confronto che in sintesi va riportato in Consiglio perché il Consiglio possa decidere.
Direi che per rispondere con esattezza alle preoccupazioni dell'Assessore Fosson ci dovrebbe essere un collegamento continuo, cioè il Consiglio regionale dovrebbe essere messo nelle condizioni di seguire, insieme allo strumento tecnico (in questo caso l'ISAP) e all'Esecutivo, l'evoluzione dei lavori, non tanto per avere informazioni particolari, ma per decidere nei momenti strategici, cioè quelli delle decisioni vere.
Jorrioz (IND.) - La parola all'Assessore Fosson.
Fosson (U.V.) - Sono perfettamente d'accordo quando il Presidente della Giunta dice che questa Commissione prima di tutto debba analizzare e stabilire la metodologia del lavoro, e questo è bene che sia fatto in un ambito ristretto. Il Consiglio dovrà poi effettivamente essere informato sul prosieguo eventuale dei lavori, perché potrà essere ancora la Commissione stessa a continuare i lavori mantenendo i contatti con il Consiglio.
Comunque in questo momento io sono soddisfatto della questione "metodologia di lavoro", perché questo è il compito che tale Commissione deve svolgere in via preliminare.
Jorrioz (IND.) - Allora passiamo alla votazione a schede. I nominativi proposti sono: il Presidente Andrione, Borbey, Milanesio, Monami e Dujany. Votiamo tutti i nomi?
VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO
Esito della votazione:
Consiglieri presenti: 30
Consiglieri votanti: 30
Schede bianche: 1
Hanno riportato voti:
- Andrione: 28
- Borbey: 29
- Dujany: 28
- Milanesio: 29
- Monami: 28
- Fosson: 1
Rimangono di conseguenza eletti Andrione, Borbey, Dujany, Milanesio e Monami.
Visto che stiamo parlando di Commissioni, vorrei comunicare al Consiglio i nominativi indicati dai Gruppi per la Commissione per il Parco, prevista dalla delibera n. 229 del 30 giugno 1975, in cui sono stati: Andrione, Milanesio e Marcoz per la maggioranza; Dujany e Manganoni per la minoranza, più Chabod e Mappelli residenti nella zona del Parco (sono i due più fortunati e i più noti!).
Il Consiglio prende atto.
Non so se i Consiglieri vogliono continuare oppure eventualmente sospendere per riprendere domani mattina alle 9,30. Tutti d'accordo? Allora sospendiamo. Il Consiglio sarà ripreso domani mattina.
La seduta è tolta.
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La seduta termina alle ore 19,24.
