Oggetto del Consiglio n. 259 del 3 luglio 1975 - Verbale
OGGETTO N. 259/75 - ACQUISTO DI UN IMMOBILE, SITO IN COMUNE DI PONT ST. MARTIN, DA DESTINARE AD EDIFICIO SCOLASTICO. APPROVAZIONE E FINANZIAMENTO DI SPESA. DELEGA ALLA GIUNTA.
Sono state recentemente definite le trattative con i comproprietari, Signori Emilio, Battista, Anna, Francesca, Ubertina Rina Gianoglio e Domenica Scotti in Gianoglio, tutti residenti in Pont St. Martin, per l'acquisto da parte della Regione di un immobile, sito nel prefato Comune ed ubicato lungo la strada nazionale per Donnaz, nei pressi del raccordo autostradale, da destinare ad edificio scolastico.
Trattasi di un complesso immobiliare, distinto nel Nuovo Catasto Edilizio Urbano al F. 8 mappale n. 38, costituito da 2 corpi di fabbricato costruiti in aderenza, l'uno, di 3 piani fuori terra e ampio sottotetto parzialmente abitabile, composto di 4 alloggi di complessivi mq. 431,20 e di un vano laboratorio al pianterreno di mc. 523,020, oltre ad un garage, una cantina, un vano ufficio ed un vano caldaia, l'altro, disposto su di un unico piano, edificato ad ampliamento del laboratorio di cui sopra, di mc. 928,835, al quale è affiancata una tettoia coperta, adibita a ricovero automezzi; completa l'unità immobiliare, un appezzamento di terreno circostante della superficie di mq. 288,65, compresa la tettoia stessa.
I comproprietari sopra menzionati sono disposti a cedere l'intero immobile per il prezzo a corpo di Lire 138.000.000, oltre alle spese di atto, prezzo ritenuto congruo dai dipendenti Uffici tecnici regionali, come risulta dall'allegata relazione di stima e perizia.
Quanto sopra premesso, la Giunta propone che il Consiglio regionale:
- visto il vigente regolamento delle attribuzioni e competenze amministrative del Consiglio regionale;
Deliberi
1°) di approvare l'acquisto, per il prezzo a corpo di Lire 138.000.000 (centotrentottomilioni), dell'immobile di cui in premessa, di proprietà dei Signori Emilio, Battista, Anna, Francesca, Ubertina Rina Gianoglio e Domenica Scotti in Gianoglio, tutti residenti in Pont St. Martin, da destinare ad edificio scolastico;
2°) di approvare la relativa, complessiva spesa di Lire 139.000.000 (centotrentanovemilioni), da finanziare come segue:
a) - per Lire 138.000.000 (prezzo d'acquisto), da imputare sul capitolo di spesa n. 518 del bilancio preventivo della Regione per l'anno 1975 ("Spese per la costruzione, sistemazione ed adattamento di edifici per la Pubblica Istruzione"), che presenta la necessaria disponibilità;
b) - per Lire 1.000.000 (spesa presunta per la stipulazione dell'atto di compravendita), da imputare sul capitolo di Spesa n. 203 del precitato bilancio preventivo della Regione per l'anno 1975 ("Spese notarili, perizie, liti, atti legali ecc. ...) che presenta la necessaria disponibilità;
3°) di delegare alla Giunta regionale l'adozione di ogni successivo provvedimento di esecuzione per addivenire alla stipulazione dell'atto notarile di compravendita dell'immobile di cui si tratta e, in particolare, per la designazione del Notaio rogante, per la liquidazione delle relative spese, nonchè per gli eventuali, ulteriori accertamenti circa la consistenza e l'intestazione catastale dell'immobile da acquisire.
Allegati: (Omissis)
Jorrioz (IND.) - Passiamo al punto 30 dell'ordine del giorno.
Manganone (IND.) - Nell'intento di dare esecuzione ad alcuni ordini del giorno e di mozioni votati dal Consiglio regionale, la Giunta ha esaminato a fondo tutte le soluzioni possibili per dare una sede alla scuola media di secondo grado in Bassa Valle per l'anno 1975-1976. Abbiamo esaminato la possibilità di porre in opera dei prefabbricati, soluzione che è stata per il momento accantonata in quanto, seppur conveniente dal lato economico, non era possibile renderla agibile e funzionante per il prossimo anno. Subordinatamente c'era l'enorme difficoltà di reperire del terreno idoneo al bisogno. Secondo, la nostra ricerca è stata quindi rivolta su edifici già costruiti; abbiamo scandagliato, ed è la parola esatta, tutta la zona, sono stati visitati alcuni complessi residenziali in costruzione ma non sono stati reperiti dei locali idonei. Qualcosa di buono l'abbiamo trovato in capannoni che però erano completamente fuori ubicazione e fuori dal centro abitato. È stato reperito per ultimo - ed è quello che sottoponiamo ora alla vostra attenzione - l'edificio dei Signori Gianoglio, edificio che noi riteniamo, dopo aver eseguito alcune ristrutturazioni, adatto ad ospitare la popolazione scolastica locale e adatto in futuro per qualche altra destinazione. L'ubicazione ci è parsa tra le più felici in quanto è vicino alla scuola media, vicino all'I.P.R., è vicino ai due campi sportivi: quello vecchio di Pont St. Martin e quello nuovo consorziale, ed è praticamente all'uscita del raccordo autostradale. Esiste anche la possibilità di un ampliamento verso est e verso nord.
La Commissione dei Lavori Pubblici, investita del problema, ha espresso in linea di massima parere favorevole all'affitto, con una piccola riserva da parte di un componente la Commissione. C'è stato anche un sopralluogo a Pont St. Martin e ha potuto vedere che la soluzione che intendiamo adottare è l'unica possibile al momento contingente, se vogliamo auspicare che entro l'anno possa ospitare il primo anno di scuola media di grado superiore. L'edificio è situato al foglio 8 sul mappale 38 e costituito da due corpi di fabbricato in aderenza: uno a tre piani fuori terra e composto da quattro alloggi, più un vano laboratorio al pian terreno, più un ampissimo locale adibito, per ora, a laboratorio. In allegato avrete trovato la relazione tecnica e la perizia che, nella mia modesta qualità di tecnico, posso anche, anzi l'avvallo sicuramente. Facendo un'altra comparazione, ed è questa, che ci sono in tutto 847 metri quadrati sfruttabili, il costo medio al metro quadro è circa 163.000 lire. Facendo un'altra comparazione sui vani convenzionati, noi abbiamo circa 27 vani convenzionali a 3.700.000 perché questo è l'ultimo dato fornito dall'Istituto Case Popolari, abbiamo un importo di 99.900.000. Aggiungiamo tutta la parte terra, la parte laboratorio per un prezzo di circa 110.000 lire al metro quadro ed otteniamo un totale di 141 milioni, cifra che è al di sotto di quella che noi abbiamo trattato. Io sono qui per eventuali delucidazioni.
Jorrioz (IND.) - Sul problema la Commissione consiliare permanente per i Lavori pubblici, nella riunione in data 26 giugno 1975, presenti il Presidente Di Stasi e i componenti Borbey, Jorrioz, Manganone, Manganoni e Pedrini, ha preso in esame la proposta della Giunta concernente l'acquisto di un immobile sito in Comune di Pont Saint Martin da destinare ad edificio scolastico. Dopo attento esame della proposta di cui si tratta, la Commissione si è pronunciata nel modo seguente: "I Consiglieri Borbey, Di Stasi, Jorrioz, Manganone e Pedrini esprimono parere favorevole alla proposta di acquisto del predetto immobile. Il Consigliere Manganoni, a nome del suo Gruppo, esprime riserve sulla destinazione ad edificio scolastico dell'immobile di cui si tratta e sul costo dell'area libera e della tettoia, che ritiene elevato". Questo è il parere della Commissione per i Lavori Pubblici.
La parola al Consigliere Benzo.
Benzo (D.P.) - Non avendo potuto partecipare, in quanto avvisato a brevissimi termini e sempre telefonicamente, alla riunione della Commissione per i Lavori Pubblici che faceva il sopralluogo a Pont Saint Martin, vorrei fare alcune considerazioni. Avrei due domande da porre all'Assessore, la prima è la seguente: come mai già in data 20 maggio era stato nominato il tecnico che doveva provvedere alla progettazione di un edificio che nel mese di luglio il Consiglio regionale ha ancora da acquistare? Ho visto la relazione di stima - io non entro nel merito sulla necessità del reperire locali per la scuola media superiore necessaria per la Bassa Valle ma, indubbiamente, non entro nemmeno nel merito sulla brevità delle relazioni tecniche, di tecnici, insomma, che danno delle valutazioni che più o meno rispondono a quanto è richiesto, di solito, dai venditori - e ho visto che c'è un supplemento di perizia che già risponde in parte a delle domande che avrei fatto anch'io - e che vedo che ha fatto in sede di Commissione il Consigliere Manganoni -, pertanto rivolgo questa domanda all'Assessore: sono sul costo al metro quadrato di questa casa, degli alloggi di questa casa? Perché mi sorprende di vedere dei prezzi più o meno simili a quelli della città di Aosta e che quindi ritengo elevati.
In secondo luogo, su quanto attiene al terreno e al prato irriguo, insomma, e a quella tettoia-box, o si può parlare che si possono creare dei vasti posti macchine... anche in una tettoia o in una mangiatoia... È stato quindi valutato un milione al metro, poi si è aggiunto quel famoso 30% quindi questo valore è risultato più o meno pari a quello che la precedente perizia aveva determinato. Io sono veramente perplesso per quanto concerne non tanto la necessità, ripeto, dell'acquisto, ma sul tipo di fabbricato. Come tecnico, perlomeno, vedendolo qui, insomma, dalle piante, dal tipo di strutture, non so cosa ne potrà venire fuori e quale utilità ne potremo avere proprio ai fini che vogliamo raggiungere, sempre in vista della funzionalità scolastica. Quindi, pregherei l'Assessore di voler rispondere alla prima domanda. Non riesco a comprendere come si possa anteporre due mesi prima una progettazione su un qualcosa che non si sa ancora bene nemmeno se si acquisterà e, in secondo luogo, ci sono queste mie perplessità in ordine alle cifre esposte.
Dolchi (P.C.I.) - Non è mia intenzione entrare per ora nella discussione e nei dettagli per quando riguarda la perizia dell'immobile, riteniamo assolutamente legata la discussione del reperimento urgente di questa sede per le scuole a cui ha accennato l'Assessore Manganone, la necessità dell'acquisto alla destinazione. Da mesi si è intavolato, si è discusso con la popolazione, con le Autorità locali, con i familiari, con le Organizzazioni della scuola del problema della scuola nella Comunità Montana e, quindi, un affrettato acquisto può essere solamente preso in considerazione se il Consiglio... per conto nostro chiediamo come Gruppo Comunista di essere informati sulle intenzioni della Giunta circa l'utilizzazione di questo stabile. Perché se ci limitiamo - ed io ritengo che non sarebbe giusto - ad esaminare, perderemmo di vista la destinazione, il prezzo che può avere la tettoia o il metro quadrato. Potremo fare una lunga discussione, noi potremmo dire che le dimensioni minime sono di 300 metri per aula, che l'altezza che lì è di 250 forse non è quella richiesta dagli standard previsti dalla Gazzetta Ufficiale per le scuole, eccetera.
Vorremmo evitare, se fosse possibile, questa discussione, perlomeno posporla ad un'altra discussione ci sembra fondamentale, molto più importante: quella della destinazione, dell'utilizzazione che è continuativa o provvisoria di questo stabile e per quale tipo di scuola, tenuto conto che di questo problema da mesi si è interessata la Commissione per la Pubblica Istruzione e da anni, dice Tonino, si era interessata la Commissione per la Pubblica Istruzione. Penso quindi si possa giungere ad una conclusione. Ecco, io volevo solamente attirare l'attenzione del Consiglio e della Giunta su questo perché il nostro voto, per quanto riguarda l'oggetto n. 30, è strettamente legato alla destinazione e soprattutto è legato all'intenzione di fare un tipo o un altro di scuola, cioè a cosa si intende fare dal punto di vista scolastico.
Jorrioz (IND.) - Più nessuno intende prendere la parola? La parola al Consigliere Pedrini.
Pedrini (P.L.I.) - Signor Presidente, io ho sentito i due interventi precedenti: devo dire che, avendo fatto parte della Commissione per i Lavori Pubblici, ero presente alla visita a questo immobile. Essendo della Bassa Valle, ho la presunzione di dire che qualche cosetta in più debbo dire e, allora, dico subito in primis che il Comune di Pont Saint Martin, retto attualmente dai Social-Comunisti, ha bisogno di locali. Questo è importante, penso che questo immobile sia un affare per la Regione e indirettamente per il Comune perché è da anni che il Comune di Pont Saint Martin sta cercando sistemazione per i vari club, per i giovani che hanno costituito una biblioteca, un centro culturale, per la banda musicale, per gli ex-combattenti, per l'ANPI e via dicendo, per cui, comunque sia, indipendentemente dalla scuola o no, di questo evidentemente ne parlerò. Io, come Consigliere della Bassa Valle, penso che l'acquisto si debba comunque fare; secondo, il Gruppo Comunista, tramite la bocca del Capo Gruppo, ha detto che il loro voto dipende dal tipo di scuola.
Io comincio a dire che è da luglio del 1974 che io attendo questa discussione. Si era promesso - e non voglio qua fare nessuna polemica e rivangare il passato - che nel 1974, anno scolastico 1974-1975, sarebbe nata la scuola superiore a Pont Saint Martin. Questo non è avvenuto; se il Gruppo Comunista vuole assumersi la responsabilità di far saltare anche il 1975-1976, faccia pure. Indipendentemente dal tipo di scuola, perché io qua dichiaro che a me non importa un fico secco di quale scuola superiore si farà in quei locali purché si faccia un tipo di scuola superiore che non sia il famoso Biennio superato, quello passato che ha dato il risultato che la stessa Preside ha dichiarato pubblicamente, tanto per essere chiari. Se il Gruppo Comunista vuole assumersi questa responsabilità, lo faccia pure tranquillamente, tanto l'Amministrazione comunale da loro, e si vede, ha avuto evidentemente questi ordini; ma se si vuol camminare e far procedere la vita di un Paese come quello, di una cittadina come quella di Pont St. Martin e anche di Donnaz... perché evidentemente questo immobile si trova quasi a metà strada tra... anzi più verso Donnaz che verso l'estremo di Pont Saint Martin se andiamo a metro lineare, perché Donnaz è a pochissimi metri dal confine di questa scuola.
Va bene, i Comunisti facciano pure, anzi direi che sarei grato se i Comunisti votassero contro questo acquisto, perché evidentemente ci permetterebbero di dire qualcosetta in merito, e specialmente non in campo locale ma in campo nazionale, abbiamo avuto una forte débâcle politica, potremmo risorgere con qualche voticino su questo argomento che sta a cuore alla Bassa Valle. A parte che noi in Valle non abbiamo niente, noi abbiamo fatto i nostri conti, la nostra percentuale direi che è aumentata, anziché essere diminuita, a parte l'episodio di Aosta. Comunque avremo fra poco, non illudetevi, le politiche e ci rivedremo a Filippi e, se dovremo cospargerci il capo di cenere, lo faremo con molta dignità. Io penso che qualcun altro lo farà, vedremo, andiamo avanti. Mi risulta, per averlo visto coi miei occhi, che in questo immobile vi è anche un grosso padiglione, chiamatelo come volete, stanzone, non so... insomma, dove c'è attualmente la segheria e mi risulta anche che proprio i Signori Comunisti, sempre all'avanguardia essi dicono, e voglio vedere se sarà così anche in questa occasione... ci sarebbe la possibilità, acquistando i macchinari, di far lavorare gli invalidi civili con l'esperimento che mi risulta sia ottimamente riuscito nella città di Aosta. Ora, potremmo prendere due piccioni con una fava, ossia provvisoriamente ammettiamo che i locali non siano perfettamente aderenti a quello che i Comunisti vogliono o la legge vuole, eccetera. Noi però ne abbiamo bisogno per fare la scuola superiore; nessuno obbliga la scuola superiore a rimanere in quel posto; noi iniziamo a fare la scuola superiore e nel frattempo i Compagni Comunisti, che sono aumentati così di grado in quel di Pont Saint Martin, chiedano alla Regione. Io penso che la Regione sarà favorevolissima che metta in atto la costruzione, l'ampliamento delle scuole medie, la costruzione di una nuova scuola per le scuole superiori a Pont Saint Martin e io sarò perfettamente d'accordo e la voterò e quell'immobile rimarrà per tutte quelle Organizzazioni, in modo particolare per gli invalidi civili. Va bene assolvere una missione, oltre che doverosa da parte nostra, direi anche umanitaria. Io ho sempre detto qua dentro che la Regione deve comperare, mai vendere. Io ancora adesso dichiaro - mi spiace che non ci sia il Presidente Andrione - che io non avrei permesso al Comune di Valtournanche di vendere quei terreni, specie a quel prezzo. L'hanno voluto fare, ci hanno messo di fronte al fatto compiuto. Evidentemente l'Amministrazione di Valtournanche l'ha pagata cara quella vendita: l'ha pagata con uno scotto gravissimo che è stata la perdita delle elezioni. Questa è stata la risposta della popolazione e la popolazione del Breuil - io dico ancora Breuil e non Cervinia e lo dico sempre - è ancora indignata adesso per aver venduto i suoi terreni, perché dicono che è ingiusto che loro che abitano al Breuil debbano pagare i debiti di quelli che abitano a Valtournanche. La Regione avrebbe dovuto, secondo me, fare un mutuo, eccetera e portare in porto la cosa, così come era stata prospetta in quest'aula da diverse persone, da diversi Gruppi compreso il Consigliere Maquignaz. Qua siamo praticamente, più o meno, sulle stesse posizioni; la Regione deve affittare perché il Comune di Pont Saint Martin e i Comuni viciniori ne hanno bisogno, perché i nostri ragazzi non possono più andare a Ivrea, perché non vengono più iscritti alle scuole superiori di Ivrea, perché non abbiamo il mezzo milione per mandare i bambini al San Giuseppe a Torino, o li hanno solo i grandi capitalisti e la gente che può. Mio figlio fa il primo anno di ASA, e me ne vanto, con tutti i figli degli operai. È questa la realtà delle professionali, l'avviamento al lavoro com'è che lo chiamate? adesso si chiama ASA abbia pazienza! Anch'io l'ho imparato a mie spese, perché, evidentemente non abbiamo le possibilità, come avete voi che siete qua di Aosta, di avere tutte le scuole. Perché voi qua siete dei Signori, i quali mandano i propri figli senza spendere una lira; ma noi che siamo della periferia dobbiamo cacciare fuori biglietti da mille tra la vostra indifferenza generale e lo dimostra la richiesta del Consigliere, ex Presidente Dolchi, che ha detto: "noi l'acquisto lo votiamo se sappiamo che scuola si fa". Non mi interessa la scuola, vogliamo una scuola superiore, indipendentemente dalla scuola: questo è il punto! Sì, io sono per il Liceo Scientifico, però, se mi propongono un'altra soluzione, io sono per un'altra soluzione purché si faccia e purché non sia quella porcheria del Biennio che è stato fatto e di cui tutti hanno dato atto, a meno che voi lo vogliate difendere ancora. Questa è la realtà, l'hanno detto gli stessi professori, voglio vedere se avete il coraggio di smentirlo! Noi vogliamo che i nostri figli vadano in classi pulite e che possano veramente studiare; non andare a fare delle porcherie o della politica e, evidentemente, non mi interessa quello che dici ...(voci)... io capisco che vi dia fastidio sentir dire queste cose quando il vostro ...(voce)... no, ma a me piacciono le interruzioni; io capisco anche le interruzioni quando si dà fastidio, quando si dicono certe cose che non sono vere e che sono state fatte da qualcuno che non è sicuramente dalla mia parte... A me piace sempre dire le cose come stanno e, ripeto, a nome della popolazione della Bassa Valle, indipendentemente dal colore politico, quale rappresentante della Bassa Valle, io voterò a favore di questa richiesta della Giunta e invito tutti i Consiglieri, indipendentemente dalla loro fede politica, per uno scopo scolastico e umanistico, a votare in favore.
Jorrioz (IND.) - Altri interventi? Se non ci sono più interventi, andiamo avanti... la parola all'Assessore Viglino.
Viglino M. Ida (R.V.) - Risponderò all'intervento del Consigliere Dolchi lasciando, per la parte tecnica, l'Assessore Manganone rispondere all'Ingegner Benzo.
Si vede che io sono abbastanza anziana di età ma abbastanza giovane come Consigliere, perché prendo sul serio i lavori del Consiglio e, siccome il Consiglio aveva votato all'unanimità l'apertura di una scuola secondaria di secondo grado nella Bassa Valle per l'anno scolastico 1974-1975, ho creduto mio dovere, appena nominata Assessore alla Pubblica Istruzione, riaprire la questione e portarla in Giunta, perché, ripeto, ho l'abitudine di credere ancora ai lavori di questo Consiglio, può darsi che mi sbagli, ma fino adesso e ancora adesso ci voglio credere. Evidentemente quindi c'è voluto un po' di tempo perché, come sapete, non è l'unico problema che la Giunta ha dovuto affrontare in questi mesi. Comunque ci siamo mossi e abbiamo cercato piuttosto di riprendere le assemblee e le riunioni che erano già state fatte l'anno precedente e da cui avevamo già avuto almeno l'indicazione dell'urgenza dell'apertura di questa scuola. Abbiamo cercato di trovare i locali, perché, guardate, io capisco che si possa discutere - e l'abbiamo fatto durante tutto l'anno precedente - sul tipo di scuola che è il più indicato per la Bassa Valle, ma ad un certo momento, se vogliamo passare dalle parole agli atti, mi sembra che si doveva cercare di sapere almeno dove si potevano poi mandare i ragazzi. Non basta aprire una scuola, bisogna anche avere i locali a disposizione, anche solo in via provvisoria, se vogliamo realmente aprire questa scuola il 1° ottobre 1975. Avendo già un anno di ritardo rispetto all'impegno che all'unanimità il Consiglio aveva preso, quindi, ci siamo mossi e io che mi sposto poco ho voluto, assieme al Sovrintendente e all'Assessore ai Lavori Pubblici, fare un giro in Bassa Valle per vedere se c'era qualche possibilità. Questa è stata una possibilità e abbiamo pensato che non doveva essere scartata.
Ora, mi si chiede che tipo di scuola secondaria; risponderò che in un primo tempo - e tutti lo sanno perché l'abbiamo dichiarato pubblicamente diverse volte - eravamo orientati per l'apertura della prima classe di un Liceo Scientifico pur sapendo che questo avrebbe avuto delle limitazioni perché, evidentemente, se noi vogliamo evitare o ridurre la pendolarità nella Bassa Valle, è logico che con l'apertura di un solo tipo di scuola questo poteva avere un effetto soltanto limitato, però qualche cosa bisogna fare.
In un secondo tempo, avendo discusso con la Signora Bonis, avendola sentita già l'anno scorso alla Commissione per la Pubblica Istruzione - dove era stata invitata per fare un esposto sulle difficoltà che il Biennio incontrava nel suo svolgimento come Biennio del tutto sperimentale -, ho voluto, prima di prendere una decisione definitiva, riaprire il discorso con la Signora Bonis e questo l'ho fatto verso l'inizio di maggio. La Signora Bonis è venuta, abbiamo discusso a lungo e, come con molta onestà aveva dichiarato l'anno scorso, mi ha ripetuto che, evidentemente, essendo venuto a mancare il triennio successivo a questo Biennio del tutto sperimentale e del tutto nuovo, lo scopo del Biennio stesso aveva subito qualche modifica. Perché è logico che se in una scuola si crea un Biennio sperimentale e lo si tronca al secondo anno, l'inserimento di questi ragazzi che devono pur continuare, almeno quelli che vogliono proseguire gli studi, perché altri hanno avuto come uscita laterale la possibilità di iscriversi presso la scuola per infermieri, e questi certamente si sono inseriti in questa direzione... per gli altri l'inserimento nei tronconi tradizionali ha provocato non poche difficoltà, perché non si possono cambiare i metodi, cambiare l'impostazione dell'insegnamento per poi far ripiombare i ragazzi in un ambiente che è rimasto quello tradizionale. Ora, queste difficoltà - e ne do atto qui pubblicamente - evidentemente sia il corpo insegnante del Biennio, sia il Comitato tecnico per il Biennio le hanno riconosciute e quindi hanno dovuto, diciamo, cambiare direzione. Se il Biennio rimane ancora, tuttavia, una scuola per una certa parte sperimentale come metodologia, da un'altra parte si è dovuto badare ai contenuti e, quindi, volenti o no, si è dovuto cercare di facilitare l'inserimento dei ragazzi nei tronconi successivi e così nel Biennio è stato, sono stati scelti dei filoni. La Signora Bonis mi ha fatto una relazione a questo proposito, relazione che io ho distribuito in fotocopia ai membri della Commissione per la Pubblica Istruzione e, se credete, la farò distribuire a tutti i Consiglieri. Mi ha fatto una relazione sui nuovi contenuti che ormai vengono svolti nel Biennio, specialmente il secondo anno, e questi contenuti, per esempio, per quanto riguarda la matematica e il latino, sono impostati sul programma del Liceo Scientifico. Naturalmente, non è che si faccia il programma del Liceo Scientifico: si è cercato di individuare i filoni fondamentali, gli argomenti fondamentali. Si cerca di sviluppare questi argomenti fondamentali di modo che l'alunno che esce dal Biennio il secondo anno si trova, per esempio, in terza Liceo Scientifico, praticamente si inserisce senza le difficoltà che aveva incontrato precedentemente senza esami, così è stato fatto anche per l'italiano.
D'altra parte, essendoci delle materie opzionali, è possibile, dopo il primo e durante il secondo anno, avere già un indirizzo per la futura iscrizione: per esempio, nel primo anno si fa della fisica, nel secondo anno si fa della chimica, anche se queste due materie, per esempio, non esistono in prima e seconda Liceo Scientifico, né in prima e seconda Magistrali. Ma questo permette agli alunni un inserimento molto più comodo, addirittura presso la terza classe dell'Istituto Tecnico per Periti, di modo che, avendo così avuto questa relazione della Signora Bonis, avendo partecipato alla riunione del Comitato Tecnico per il Biennio, ho riproposto alla Giunta tutto quanto mi era stato riferito facendo evidentemente notare che la scelta del Liceo Scientifico poteva avere certamente una validità perché, nel caso in cui un alunno avesse voluto, sia dopo la prima classe sia dopo la seconda classe, cambiare strada, lo poteva fare senza troppo difficoltà, dato il programma che si svolge in prima e seconda Liceo Scientifico, il quale permette un inserimento non troppo difficile sia alle Magistrali, sia all'Istituto Tecnico per Geometri e Ragionieri, però questo inserimento doveva essere fatto attraverso esami di materie integrative e, quindi, la differenza fra i due tipi di scuola è anche su questo punto.
Il Biennio modificato, chiamiamolo così - e, ripeto, "modificato" perché non è stato seguito da un triennio sperimentale - permette l'inserimento in questo ventaglio di tronconi tradizionali, con un enorme vantaggio perché lo permette senza esami, senza alcun esame: chi esce dal Biennio può iscriversi nei vari tronconi senza dare esami integrativi; noi l'abbiamo voluto e, d'altra parte, questo era quanto richiesto dai genitori della scuola media di Pont Saint Martin. Abbiamo voluto sentire la popolazione di Pont Saint Martin e l'altro sabato siamo andati, insieme alla Signora Bonis, ad esporre quanto ho detto qui in modo molto sintetico e quanto si può rilevare molto meglio dalla relazione che la Preside del Biennio ha fatto e che mi permetterò di distribuire a tutti i Consiglieri. La discussione è stata animata, è stata molto simpatica, abbiamo discusso circa quasi tre ore e alla fine, dopo tutte le domande che sono state rivolte e a cui la Signora Bonis e io abbiamo cercato di rispondere, la popolazione ha chiesto l'apertura di questo Biennio modificato ed è per questo che, evidentemente, anche se sarà solo in via provvisoria, bisogna pur trovare dei locali se vogliamo realmente l'apertura di una scuola secondaria in Bassa Valle.
Manganone (IND.) - Rispondo al Consigliere Benzo, che si lamenta di non essere stato convocato. Abbiamo deciso in Commissione la visita a Pont-Saint-Martin. L'Ingegner Benzo, che era assente in quell'occasione, si lamenta anche perché è stato nominato un tecnico ancor prima che passasse, diciamo, l'acquisto. Io direi che non c'è un attimo, un giorno da perdere e, se questo acquisto viene fatto questa sera, domani mattina certamente il tecnico sarà già lì a prendere le misure e a studiare la sistemazione interna.
Ha perplessità, inoltre, sul prezzo e dice che i prezzi sono quasi equipollenti a quelli di Aosta. Non credo che ad Aosta si acquisti a 180 mila lire al metro, non credo che si acquisti un negozio a 110 mila lire al metro, tanto più che io so che l'Ingegner Benzo è anche stato il Direttore dei lavori del Municipio di Pont Saint Martin e sa veramente quanto costa il costruire in quel Comune.
Per quanto riguarda Dolchi, io dico che la destinazione è quella ad edificio scolastico; nulla vieta che in futuro si cambi, cambiano le maggioranze, cambiano le alleanze, quindi potrà cambiare anche la destinazione di questo fabbricato.
Chincheré (P.C.I.) - Non più tardi di due giorni fa, il 30 giugno, in quest'aula si è parlato molto poco, a nostro avviso, di una mozione sui decreti delegati presentata dal Gruppo Comunista e dal Gruppo dei Democratici Popolari. L'unica risposta che è venuta da parte della maggioranza a un nostro preciso intervento per aprire un serio dibattito sulla situazione scolastica regionale e sulla necessità di andare decisamente verso una riforma della scuola in Valle d'Aosta è stata quella, con l'autorevolezza del Presidente della Giunta, che il tipo di mozione non lasciava prevedere un dibattito sulla scuola valdostana. Noi abbiamo respinto quest'affermazione e abbiamo fatto ugualmente il nostro dibattito.
Oggi, a dimostrazione di un certo modo di usare due pesi e due misure, si tratti di iniziative della minoranza o si tratti di iniziative dell'Esecutivo, ci troviamo a decidere in ordine ad una volgare deliberazione nel senso non dispregiativo, ma di terra a terra: una normale, una volgare, una normale amministrazione di deliberazione di un acquisto di immobile e, in realtà, ci ritroviamo a parlare della scuola in Valle d'Aosta.
Il Gruppo Comunista, al contrario dell'Esecutivo, non ha nessuna difficoltà perché non impreparato a fare questo dibattito e accettiamo possibilmente l'incontro - se è necessario, anche lo scontro - sul problema della riforma della scuola in Valle d'Aosta. Perché dico questo? Perché ad una precisa domanda del Compagno Capo Gruppo Dolchi la risposta dell'Assessore alla Pubblica Istruzione, che presumo sia una risposta di maggioranza - se così non è, basta che mi faccia segno e io dirò: "dell'Esecutivo", perché sembra che questa differenza da qualche giorno a questa parte sia di moda -, evidentemente il 15 giugno... è una cosa strana per tutti, mal digerita da molti, cioè ha risposto in parte alla domanda molto precisa da noi fatta il 30 di giugno e altrettanto fatta oggi. Non è una risposta chiara, non è una risposta che ci soddisfa, anche se evidentemente - e lo diciamo proprio perché non vogliamo su questo argomento nessun tipo di equivoco - siamo d'accordo per l'apertura della scuola media di secondo grado in Bassa Valle e siamo d'accordo che la scelta sia il Biennio, però il problema su che cosa intendiamo per Biennio dobbiamo dircelo con chiarezza, il problema non è essere d'accordo o non d'accordo con i Comunisti, anche se questo problema è all'ordine del giorno di tutto il nostro Paese. Il problema è dire con chiarezza all'interno di quale soluzione poniamo la nascita della scuola media superiore a Pont Saint Martin, che, non dimentichiamoci mai, riguarda tutta la sesta e tutta la settima Comunità Montana, cioè i Comuni che, partendo da Montjovet compreso, vanno fino a Pont Saint Martin, comprese le valli laterali. È cioè un problema di serie A e non certamente un problema di serie B e con questa importanza e con questo taglio va affrontato.
Credo che, per dare una risposta corretta e concreta a questo problema, dobbiamo partire un po' lontano, anche perché, mi sia consentito di dire, che noi non crediamo alle folgorazioni sulla via di Damasco, tanto meno sulla via di Pont Saint Martin, anche se ci fa piacere che la Democrazia Cristiana, l'Union Valdôtaine e il Rassemblement Valdôtain, da sempre schierati contro qualunque tipo di riforma della scuola, oggi sembrano improvvisamente rinsaviti, cosa di cui diamo atto come un fatto positivo, come una conquista del più generale movimento di massa per la riforma della scuola.
Quali erano le motivazioni che avevano spinto il Consiglio regionale ad affrontare quel problema? Erano di varia natura, la prima non secondaria, era quella di combattere nei fatti il pendolarismo di una fetta non secondaria della popolazione scolastica della Bassa Valle verso Ivrea, per due motivi: il primo motivo ricordato da altri era che le strutture scolastiche eporediesi non erano più disposte strutturalmente, fisicamente ad accettare i giovani studenti valdostani; l'altro - e questa era una battaglia autonomista, regionalista che ci vede in prima persona - era quello di recuperare alla scuola valdostana una fetta, tutti gli studenti della Valle d'Aosta senza eccezioni; proprio perché noi pensiamo e siamo convinti che, ad esempio, il bilinguismo in Valle d'Aosta non può essere considerato un onere a carico degli studenti ma deve essere e può essere considerato un diritto al quale tutti gli studenti valdostani devono accedere e al quale la Regione deve garantire tutte le strutture per la sua soddisfazione.
L'altro argomento era combattere il pendolarismo verso Aosta, anche perché le strutture scolastiche della città di Aosta incominciano ad essere abbastanza sovraffollate.
L'altro problema era quello di dare una scuola che soddisfacesse la generalità degli studenti della Bassa Valle. Non poteva essere scelto un Istituto Magistrale perché avrebbe accontentato una fetta degli studenti; non avrebbe potuto essere scelto un Liceo Scientifico perché accontentava una parte degli studenti, non potevano essere proposti altri istituti perché avrebbero riaccontentato soltanto una parte degli studenti, lasciando la sostanza del problema immutata. D'altro canto volevamo, partendo da lì... ed era una precisa richiesta delle assemblee, degli amministratori, della popolazione che avessimo fatto costruire qualcosa di nuovo nella nostra Regione, tant'è vero che - ricordo benissimo, ed esistono i verbali - accanto al problema della scuola si parlò di mense, si parlò di trasporti, si parlò di scuola a tempo pieno, si parlò di sbocchi professionali. D'altro canto eravamo spinti anche da un'altra necessità: quella di non fare in Bassa Valle una scuola di serie B, una scuola cioè che fosse un qualcosa di diverso, di anormale rispetto alle strutture scolastiche regionali, ma fosse un punto di partenza per un discorso più generale di riforma nei confronti di tutta la scuola in Valle d'Aosta. Direi che la mancanza, la carenza della risposta è proprio qui: noi non abbiamo ancora sentito, da parte dell'Esecutivo, all'interno di quale logica vogliamo costruire questo istituto medio superiore in Bassa Valle... come punto di partenza per un avvio più generale in Valle d'Aosta? Allora dobbiamo pensare seriamente alla riforma del triennio. Vogliamo partire, evidentemente, stando con i piedi per terra perché il discorso non può essere generalizzato e non può partire immediatamente su tutto il territorio regionale. Comunque, affrontiamo in tempi brevi il problema del Biennio in tutta la Regione e la riforma dei successivi trienni, oppure pensiamo di esaltare la nostra autonomia, il nostro regionalismo cercando di costruire una scuola nuova su strutture che sono ormai decisamente vecchie, superate? In realtà, questa è una battaglia per la scuola ed è una battaglia per l'autonomia. È una battaglia per il regionalismo alla quale noi chiediamo, da parte di questa maggioranza, una risposta esauriente, una risposta chiara proprio perché pensiamo che altrimenti corriamo veramente il rischio di fare una scuola di serie B nella settima Comunità Montana, con tutte le conseguenze che ciò comporterebbe. Motivo per cui noi presentiamo, insieme ai Democratici Popolari, quest'ordine del giorno:
Ordine del giorno
Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta
considerata come non più rinviabile la riforma della scuola in Valle d'Aosta che deve, tra l'altro, facilitare l'elevazione dell'obbligo scolastico al 16° anno di età;
valutata positivamente l'esperienza del Biennio Unitario in Valle d'Aosta;
considerato che l'istituzione di un Biennio nella 6a e 7a Comunità Montana non può prescindere né dalla sua estensione a tutta la scuola media superiore nella nostra Regione né dalla istituzione del triennio successivo;
giudicando provvisoria l'attuale ubicazione dell'attuale edificio scolastico soprattutto per le difficoltà dello stesso ad essere adibito ad uso scolastico;
impegna
la Giunta Regionale a:
1°) riattare in tempi utili l'edificio in questione che sarà adibito a scuola solo per l'anno scolastico 1975/1976 e sarà successivamente, con le opportune modifiche concordate con il Comune di Pont St. Martin e la 7a Comunità Montana, dato in gestione ai sopracitati Enti locali;
2°) provvedere alla sistemazione e alla utilizzazione, per l'estensione del Biennio nella 5a Comunità Montana, del fabbricato di proprietà regionale "Villa Panorama", sito in Comune di Châtillon;
3°) estendere il Biennio a tutte le Scuole Medie Superiori della nostra Regione e contemporaneamente elaborare, in concorso con tutte le forze sociali, sindacali, politiche, con gli Enti locali interessati e gli organi di Governo della Scuola, la riforma del successivo triennio;
4°) voler provvedere ad acquisire le aree necessarie alla costruzione dell'Istituto di Scuola Media Superiore la cui ubicazione sarà determinata dalle scelte del costituendo distretto scolastico o dagli enti locali operanti nella zona;
Impegna
la Commissione permanente consiliare alla Pubblica Istruzione a seguire l'attuazione e la concretizzazione dei suddetti impegni.
A proposito di questa ultima nostra affermazione, vorrei fare notare un metro diverso di lavoro tra la vecchia maggioranza e questa vecchia-nuova maggioranza.
Su questo problema noi non abbiamo solo consultato la Giunta e i tecnici più o meno validi, che, sicuramente, sono degli ottimi operatori scolastici che circolano nella nostra Regione. Abbiamo mobilitato, su questo problema, tutte le forze che alla soluzione dello stesso erano interessate. Ricordo le riunioni con gli Amministratori locali, con le Forze sindacali, con le Forze imprenditoriali, gli stessi numerosi dibattiti all'interno della Commissione per la Pubblica Istruzione. Oggi noi ci ritroviamo ad affrontare, a decidere su una decisione nata all'interno della Giunta, di qualche ufficio più o meno preparato a fare questo, tagliando fuori completamente il Consiglio regionale, la sua autorità e la sua autonomia di giudizio. Evidentemente, questo non può essere portato ad esempio di vita democratica e di sviluppo delle assemblee, dei diritti delle assemblee elettive.
Benzo (D.P.) - Intervengo brevemente per dire che la risposta dell'Assessore, indubbiamente, non ha tolto le perplessità che avevo espresso. In ogni modo, la necessità e l'urgenza di provvedere alla destinazione di locali per l'istituenda scuola media superiore in Bassa Valle è talmente importante che, su quel fatto, ci auguriamo che la funzionalità dello stesso sopperisca a queste perplessità che avevo esposto.
Per quanto riguarda invece la prima parte, come ho già fatto direttamente col Presidente della Commissione consiliare per i Lavori Pubblici, io pregherei la Presidenza del Consiglio - anche se ridotta ai minimi termini -, relativamente alla questione inerente le convocazioni delle Commissioni consiliari, di voler invitare cortesemente il Presidente della Commissione a non fare convocazioni telefoniche perché le convocazioni regolarmente devono essere fatte per iscritto. Io non faccio per mestiere solo quello della politica, i miei impegni di lavoro sono notevoli e a un certo momento ho diritto di rispondere responsabilmente alle esigenze che il Consiglio regionale e le Commissioni consiliari mi richiedono e ci tengo a farlo e a rifarlo in modo responsabile e serio. Ripeto, Signor Assessore: tre convocazioni telefoniche sono giunte al mio ufficio, una addirittura a distanza di quattro ore, il che addirittura è assurdo.
Parisi (M.S.I.-D.N.) - Signor Presidente e Signori Consiglieri, anzitutto, chiedo scusa, vorrei richiamare l'attenzione del Signor Presidente del Consiglio, il quale non interviene mai a sedare e a ricondurre la discussione sul tema che è in discussione. Si divaga sempre e questo dimostra che non si vuole amministrare ma che si vuol soltanto fare della politica.
Ebbene, il problema della scuola in Bassa Valle è stato discusso e ridiscusso cinquanta mila volte. L'Assessore ai Lavori Pubblici lo ha ricordato attraverso la presentazione di quei numerosi ordini del giorno, eccetera, che il problema è indilazionabile. L'ho sentito da tutte le parti che bisogna dare una sistemazione a questa scuola; sono d'accordo tutti, ma che oggi questa sistemazione si sia in qualche modo trovata e si pongono delle condizioni e indizi di voler condizionare il voto espressamente per ciò che potrebbe essere fatto in quel complesso, penso che allora non ci si deve più parlare, come si parla continuamente, della riforma scolastica, delle aule e di tutto quel che ne conviene.
A mio giudizio, se si continua di questo passo, non si amministra, si fa soltanto della politica e allora bisogna smetterla, quando è necessario approvare un determinato provvedimento per far fronte a certe situazioni, bisogna smetterla di parlare di riforma della scuola. Grazie.
Viglino M. Ida (R.V.) - Desidero puntualizzare alcune cose. Non credo di essere sempre stata schierata contro qualunque riforma della scuola, perché mi sembra di essere stata un'insegnante profondamente democratica e se qui, tra il pubblico, c'è qualche mio alunno, non potrà che confermarlo, va bene? Lei non è stato mio alunno, io ero semplicemente Preside a quel momento e una Preside ...(voci)... io vorrei il silenzio, e una Preside ha dei doveri di buona conduzione di una scuola e i doveri di una Preside possono qualche volta essere lievemente in contrasto con i doveri di un'insegnante; chiunque conosce un po' le questioni scolastiche sa queste cose qui.
Ora, io sono stata schierata contro il Biennio perché si potevano evitare certi errori che si sono fatti e, se il Biennio fosse rimasto quello che era il primo e il secondo anno, certamente non avrei proposto l'apertura di un Biennio nella Bassa Valle, perché io so la difficoltà degli alunni nel secondo inserimento nei tronconi tradizionali per averli vissuti e sofferti con loro. Primo.
Secondo: non accetto delle lezioni per la difesa dell'autonomia e per le battaglie per il regionalismo.
Terzo: non ho la possibilità di emanare un decreto dicendo di portare il limite della scuola d'obbligo a 16 anni, io dico soltanto che la verità è questa, siccome non abbiamo di nuovo ricominciato a fare quello che è stato fatto, persin troppo, cioè riunioni su riunioni, parole su parole, discussioni per delle ore, ma abbiamo creduto di passare dalle parole ai fatti, questo vi disturba.
Jorrioz (IND.) - Volevo solo dire questo: mi pare che il Consigliere Parisi si sia lamentato che i Consiglieri, alle volte, escono leggermente dal seminato. Non mi sembra che in questo momento questo sia avvenuto perché sono stati trattati problemi inerenti alla scuola e noi stiamo trattando proprio un problema inerente alla scuola; se poi c'è qualcuno che divaga leggermente, comunque sono sempre problemi inerenti alla scuola.
Dolchi (P.C.I.) - Si è parlato e ne ha parlato a lungo il collega Pedrini del condizionamento che il Gruppo Comunista metterebbe. D'altra parte, sarebbero sette voti che non complicherebbero affatto, o non ...(voce)... ecco, io vorrei proprio chiarire questo concetto: il condizionamento alla destinazione di questo stabile per dire il nostro voto favorevole all'acquisto, certo, noi poniamo il condizionamento per sapere cosa se ne fa e per quanto tempo, perché lo stabile, così com'è, è inadatto. Io ho detto che ancora in questo mio intervento non elencherò - e spero che la Giunta non ci costringerà a farlo - all'Assessore ai Lavori Pubblici tutti i minimi standard che sono previsti per le scuole medie, ma il Presidente della Giunta li riconosce, ha fatto l'Assessore alla Pubblica Istruzione, quindi li conosce benissimo: di altezza, di superficie, di luce, eccetera, che sono indispensabili perché uno stabile costruito per degli alloggi diventi una scuola e una scuola superiore con tutte le sue esigenze e le sue necessità. Noi quindi vogliamo sapere - ed è questo il condizionamento - se questa utilizzazione, malgrado le ricerche a cui ha accennato l'Assessore Manganone, sia un'utilizzazione provvisoria. E questo vorremmo sentirlo dire perché si è detto nei corridoi, si è detto nelle Commissioni, non vedo perché la Giunta non lo dica e noi, con il nostro ordine del giorno, tenderemmo a far sì che non sia solo la Giunta a dirlo ma il Consiglio, "perché - dice il collega Pedrini - noi dobbiamo sempre comperare e mai vendere"; possiamo essere d'accordo anche noi su questo principio generale, si tratta di come si compera e di cosa si compera. C'è un amico che ha una motocicletta usata; potrebbe venderla al Consiglio regionale come primo passo della riforma dei trasporti... penso che questa non sia la strada da seguire.
Allora se dobbiamo fare, come si dice, di necessità virtù, perché è l'unico stabile che si è trovato a Pont Saint Martin, malgrado che questo non sia idoneo per essere trasformato in scuola, almeno che lo si demolisca e si faccia una scuola. Allora, anche questo bisogna dirlo, noi vorremmo che fosse precisato che questa utilizzazione è temporanea e che... ecco perché l'altra richiesta che facevamo circa il condizionamento, perché l'orientamento è di fare il Biennio, poi il triennio, con tutte le conseguenze che questo comporta anche dal punto di vista strutturale, della costruzione e io parlo solamente di quello.
Io ho sentito dire: "ma non ci si dà alternativa". Beh, c'è un'alternativa: noi dobbiamo trasformare perché, comunque, collega Pedrini, anche noi vogliamo qui oggi, 3 luglio, far sì che dal 1° ottobre le classi siano funzionanti a Pont Saint Martin. Dobbiamo comunque demolire delle pareti, mettere in condizione questo stabile di ospitare due classi, il che vuol dire servizi igienici, anche misure di protezione, perché quella scala larga un metro e venti non penso che possa ospitare 50-60 ragazzi che salgono e scendono. Ebbene, qual è l'alternativa? Ma esistono delle alternative? Stamattina la Giunta, su mia richiesta, ha detto che concordava che ad Aosta la piscina coperta fosse prefabbricata; ebbene, sparse per tutti i Comuni della Lombardia e del Piemonte, fornite da aziende specializzate di cui ho i nomi a circa 15 milioni per aula, nello spazio di tre o quattro mesi vengono costruite delle scuole funzionali, razionali, perfette dal punto di vista statico che possono benissimo essere localizzate a Pont Saint Martin là dove già c'è anche nel piano regionale la destinazione prevista. Ecco, questo era il nostro concetto quando dicevamo che avremmo voluto dalla Giunta - e poi ci è venuta dall'Assessore alla Pubblica Istruzione - una maggior chiarezza sulla destinazione e, soprattutto, sulla provvisorietà. E ritorno anche a questa parola, e non faccio a latere il discorso politico sulla provvisorietà, sulla temporaneità, possibilmente di un anno, perché nel frattempo si possa arrivare a quella decisione più definitiva. Ecco perché noi riteniamo - e qui lo ridico una seconda volta - che si possa e si debba fare alle volte qualche cosa di eccezionale per fare fronte a delle situazioni precarie ed eccezionali, ma intendiamo sottolineare che acquistare una casa che non è una scuola per trasformarla in scuola, ammesso che ci si riesca con la rapidità voluta, non è la strada da seguire e noi vorremmo che questo fosse effettivamente un fatto eccezionale. Lo vogliamo sottolineare, l'ordine del giorno ha questa caratteristica e ha anche l'altra caratteristica di dire che questo stabile, una volta acquistato, quando non servirà più per la scuola, sarà utilizzato per tutti gli altri scopi a cui accennava il collega Pedrini.
Viglino M. Ida (R.V.) - Desidero aggiungere qualche cosa al mio intervento di un momento fa. A proposito della riforma della scuola in Valle d'Aosta, 'ho già detto durante la nostra riunione alla Commissione per la Pubblica Istruzione che il Ministero della Pubblica Istruzione dall'anno scorso non permette più l'apertura di nessun Biennio su tutto il territorio nazionale, l'unica autorizzazione che adesso si può chiedere al Ministero è un'autorizzazione per un quinquennio sperimentale.
Ora, di questo ne abbiamo anche discusso a lungo durante la riunione del Comitato tecnico con gli ispettori che venivano dal Ministero della Pubblica Istruzione e si è riconosciuto che, per evitare gli errori che purtroppo sono derivati dall'apertura un po' affrettata del Biennio cinque anni fa, la richiesta di un quinquennio sperimentale verrà fatta dopo che una Commissione nominata dall'Assessorato della Pubblica Istruzione avrà studiato a fondo il problema. Questo richiede almeno un anno di lavoro preparatorio, perché non è possibile, oggi come oggi, chiedere di aprire un quinquennio sperimentale, per esempio per il 1° ottobre del 1975, sarebbe ripetere l'errore che è stato fatto precedentemente per il Biennio e su questo abbiamo tutti concordato. Non è detto che non si debba fare, anzi, se vogliamo mettere a profitto molte cose, dobbiamo a un certo momento chiedere anche per la Valle d'Aosta questo quinquennio sperimentale, ma questa richiesta dovrà essere fatta a ragion veduta, dopo uno studio approfondito dell'argomento, quindi non è possibile anche si volessero trasformare tutte le prime classi dell'intera Regione in un Biennio sperimentale primo tipo, perché ormai il Governo, il Ministero non dà più di queste autorizzazioni.
Volevo ancora aggiungere una cosa - evidentemente, è una soluzione che può sembrare affrettata e senz'altro in via provvisoria avevamo anche esaminato la soluzione del prefabbricato, ma abbiamo trovato che è più semplice e più rapida questa soluzione -: sono esattamente tre mesi che io sto sollecitando da una ditta, che sembrava dare tutte le assicurazioni, dei preventivi per delle solette prefabbricate. Malgrado queste assicurazioni, non ho ancora ricevuto niente; adesso stiamo cercando di avere qualche cosa da parte francese perché non è così semplice. Dappertutto promettono che in tre mesi, al massimo in quattro mesi questo si può fare e poi ci troviamo di fronte a dei ritardi che non permettono la realizzazione in tempo.
Si capisce che il prefabbricato è certamente una soluzione più rapida che non la costruzione di una scuola di tipo normale, perché se pensiamo all'Istituto Magistrale che da sei anni è lì che aspetta... e mi sembra che qualcosa si sarebbe potuto fare per accelerare i tempi, perché questo crea per il prossimo anno scolastico una situazione nell'edilizia scolastica di Aosta pressoché insostenibile, voi dovete capire che a un certo momento si cerca di arrivare allo scopo con i mezzi di cui si dispone.
Andrione (U.V.) - Intervengo molto brevemente per rispondere ancora una volta, perché la Signorina Viglino mi ha anticipato, alle domande forse del Consigliere Dolchi.
Si tratta di soluzione di emergenza e, quindi, provvisoria nella misura in cui la soluzione più idonea verrà concordata con tutti gli enti interessati per far fronte a un bisogno ormai non più dilazionabile della creazione di una scuola media di secondo grado nella Bassa Valle, che ha trovato questo tipo di soluzione probabilmente non perfetta dal punto di vista della rispondenza a certi canoni, credo che in Valle d'Aosta non più del 50 percento delle scuole risponda effettivamente a quei canoni. Si tratta grosso modo così, ma lo capisco, essendo soluzione di emergenza, come tale si può accettare nella misura in cui è una soluzione che risponde, nei tempi previsti, ad un bisogno per il quale dobbiamo essere pronti per il 1° ottobre del 1975.
Detto questo, sottolineo ancora una volta che si tratta di una soluzione all'interno del sistema scolastico attuale e con lo scopo principale di limitare - anche se parzialmente -, nella misura del possibile, fenomeni di pendolarismo e di iniziare a creare una struttura, perché, per creare delle strutture, ci vuole del tempo e bisogna che, a un certo momento, ci sia una data di inizio per creare delle strutture scolastiche adeguate a bisogni attuali nella Bassa Valle. Punto e basta, non vi sono altre ambizioni, altri propositi nascosti dietro questa proposta al Consiglio regionale.
Ancora una volta, per quanto riguarda il grosso, enorme, complesso problema della scuola, io prego molto cortesemente tutti di rileggersi gli articoli di legge relativi alle competenze della Regione autonoma Valle d'Aosta, dopodiché si possono fare anche delle proposte che possono essere prese in considerazione.
Lanivi (D.P.) - Vorrei dire due cose a proposito di questo argomento che mi sembra molto interessante.
Oggi ci sono due problemi che vengono ad accavallarsi, per cui la discussione può derivarne confusa e incerta per certi aspetti: uno è l'aspetto di politica scolastica, così come ha voluto sollevarla il Consigliere Chincheré; l'altro è un aspetto, direi, diverso, cioè si tratta dell'acquisto di un fabbricato in quel di Pont Saint Martin. Sono due aspetti che correttamente andavano affrontati in questi termini: primo, dire la scelta del tipo di scuola media superiore da localizzare nella Bassa Valle e, successivamente, staccato, si poteva parlare del fabbricato, perché oggi pare quasi che l'istituzione della scuola media a Pont Saint Martin derivi dal fatto che si trovi il fabbricato, mentre le due cose sono abbastanza diverse, almeno come tipo di discussione, anche se non si può insediare una scuola media superiore in Bassa Valle se non si accertano le disponibilità in materia di locali. Quindi, io cercherò di distinguere le due parti del problema anticipando il discorso sulla politica scolastica e, successivamente, sull'edificio.
L'Assessore ha detto parole e fatti, io, mentre do atto con soddisfazione circa la scelta che si è fatta sul tipo di scuola media superiore da insediare in Bassa Valle, direi che ho un po' di rammarico per alcune cose non dette o saltate e cioè questo tema è stato l'oggetto di numerose discussioni all'interno della Commissione per la Pubblica Istruzione, la quale, come Commissione, bisogna darne atto, non sta a me, però mi pare sia stato un lavoro positivo, direi che questa Commissione ha soddisfatto alcune richieste del Consiglio e soprattutto quelle relative all'interpretare i desideri e le ispirazioni non solo della gente di quella zona della Valle, ma anche di organi, enti e rappresentanze sociali che sono interessati al problema scolastico in Valle d'Aosta. C'è stato tutto questo lavoro che, secondo me, è stato positivo, che ha consentito successivamente alla Commissione per la Pubblica Istruzione di affrontare in termini più concreti e anche più attuali, reali il problema della scuola secondaria in Bassa Valle.
Devo anche dire che esiste una sintesi finale di questo dibattito, sintesi contenuta in un documento che è stato consegnato alla Presidenza del Consiglio alla vigilia della crisi del novembre scorso, che poi non è stato distribuito ai Consiglieri. Comunque, esiste un documento, questo anche per dare atto non dico del lavoro dell'Assessorato o dell'Assessore ma di un lavoro che è stato compiuto dalla Commissione per la Pubblica Istruzione e che raccoglie tutta una serie di considerazioni sulla politica scolastica in Valle d'Aosta e, in particolare, sul problema della scuola in Bassa Valle, che, secondo me, merita di essere letto dai 35 Consiglieri di questo Consiglio regionale.
Discorso Biennio: non c'è il Consigliere Pedrini e, quindi, le mie parole vanno un po' a vuoto, però non ha da fare grossi cenni di assenso quando ha sentito che all'accesso alle terze classi delle scuole medie superiori dal Biennio si va senza esame, questo si è sempre fatto, cioè non è che prima ci fosse un esame. Il Consigliere Pedrini mi sembrava molto sorpreso di questa novità; in effetti, il passaggio dal Biennio alle terze classi di scuola media superiore avveniva anche prima tranquillamente, senza problemi, non era richiesto un esame integrativo. Per quanto riguarda il Biennio, secondo me - questo è un giudizio che do a cuore tranquillo anche per aver sentito coloro, studenti e insegnanti, che questa esperienza hanno seguito -, l'esperienza del Biennio è stata un'esperienza complessivamente positiva, è vero, il primo anno di esperienza, forse i primissimi due anni di esperienza, proprio perché il Biennio ha rappresentato una novità e, come tutte le novità, ha avuto delle conseguenze non tutte positive... è altrettanto vero - l'ho detto in Commissione per la Pubblica Istruzione - il fatto che oggi possiamo parlare del Biennio avendo alle spalle quattro-cinque anni di esperienza di questa scuola, ci consente di attuare queste scelta in Bassa Valle non solo con maggiore tranquillità, ma anche con la consapevolezza di marciare in una via giusta. D'accordo anche con quanto ha asserito l'Assessore, con quanto aveva precedentemente presentato e sottolineato il Consigliere Chincheré: il problema è della riforma della scuola media superiore.
Il discorso del Biennio, secondo me, non va chiuso al Biennio. Il Biennio, in questo senso e con queste caratteristiche, ha soprattutto il significato di un raccordo verso tronconi tradizionali che su tutto il territorio nazionale sono giudicati, direi, non all'altezza, non capaci di affrontare oggi il grosso problema del rapporto scuola e poi società, comunità, mondo del lavoro.
Sui discorsi dei trienni successivi, anche su questo in quel documento qualcosa si era detto e, a mio parere, può costituire un punto di partenza per un successivo dibattito.
Come ho già detto in Commissione, mi ripeto: il problema dei tecnici ministeriali prendiamolo per quello che è, cioè le esperienze del Biennio ci hanno detto che le indicazioni che da fuori possono essere fornite alla Valle d'Aosta possono andare bene. È altrettanto vero che l'adeguamento di questi criteri alla realtà sociale scolastica della Valle d'Aosta richiede un impegno, uno sforzo soprattutto dai responsabili politici e scolastici che agiscono in Valle d'Aosta e che il grosso sforzo di adeguamento e di miglioramento obiettivo che nel Biennio è stato fatto entro questi limiti, cioè il limite di non avere prosecuzione poi in triennio è stato fatto da personale locale e il nome più volte citato della Signora Bonis, dall'Assessore alla Pubblica Istruzione, mi pare sia esemplare sotto questo aspetto. E, per quanto riguarda il discorso, ho alcune considerazioni fatte dal Presidente.
Io ritengo che non sia possibile svilire o svalorizzare questa scelta - che mi pare importante e molto più importante di quanto non crediamo - fatta in questo momento a un puro discorso di riduzione del pendolarismo. Il discorso del pendolarismo sta in piedi fino a un certo punto. Esiste un pendolarismo scolastico ed esiste poi un pendolarismo del lavoro che, se si sbagliano le scelte in campo scolastico, durano per tutta la vita. Secondo me, non è tanto importante che lo studente di Donnaz vada a scuola a Pont Saint Martin, è importante che il ragazzo di Donnaz vada a scuola a Pont Saint Martin ma da quella scuola di Pont Saint Martin ne esca un ragazzo che abbia la maturazione personale e professionale in grado di consentirgli di continuare a lavorare in Valle d'Aosta. Fare a Pont Saint Martin una scuola alla cui uscita non si trovino spazi in Valle d'Aosta di lavoro significa eliminargli il pendolarismo nella fase scolastica per annunciare però poi un pendolarismo molto più duro per la sua vita professionale.
Riassumendo la posizione del nostro Gruppo in questo campo, secondo noi, la scelta del Biennio è una scelta positiva; valutiamo positivamente, al di là delle polemiche che si potrebbero fare, la localizzazione di un istituto di questo genere nelle comunità VIa e VIIa. Secondo noi, questa è una scelta di politica scolastica generale positiva: questa esperienza, proprio per non ridurla a fatti periferici o a piccoli esempi ad Aosta, va progressivamente estesa a tutta la scuola media superiore. Il problema più arduo sarà di creare delle uscite laterali verso il mondo del lavoro e dei trienni successivi in grado di creare qui nella nostra Regione gli operatori a tutti i livelli di cui la Valle necessita, quindi questo, secondo noi, ha il significato di una scelta di questo tipo operata in Bassa Valle.
L'ultimo punto è il discorso dell'edificio. Non credo di avere le capacità tecniche per dare dei giudizi né sui valori, né sul fabbricato. Ho già detto in Commissione però che dubito moltissimo che questo fabbricato, al di là di una sistemazione provvisoria, e decisamente provvisoria, possa servire alla bisogna, cioè se l'Amministrazione, se la Giunta ritiene che questo fabbricato, in ogni modo, rappresenti un fatto positivo per l'Amministrazione regionale, per il Comune di Pont Saint Martin, questo è un discorso, si discute di mura, di pilastri, di finestre e fabbricati. Che questo fabbricato sia compatibile con l'esigenza non solo di una scuola, ma di una scuola media superiore e non solo di una scuola media superiore, ma di un Biennio, cioè di una scuola nuova, questo mi lascia moltissimi dubbi.
Il giudizio della Commissione per i Lavori Pubblici, con tutto il rispetto che ho per la Commissione, può essere un giudizio sulla struttura, direi, e sulla sua "salute". Dubito molto che quella ripartizione di spazio, il fatto di avere l'edificio su più piani, l'altezza dei vani sia compatibile con le esigenze di questa scuola. Questo non vuol dire che, in via provvisoria, il tetto coperto al Biennio che si creerà in Bassa Valle possa funzionare anche con questo fabbricato. Il problema successivo sarà, però, di offrire a questa scuola nuova gli spazi, che sono diversi, che vi occorrono per funzionare e dare quei risultati che credo tutti noi ci aspettiamo.
Chincheré (P.C.I.) - Ancora una volta, come nei già ricordati decreti delegati, è difficile prendere la parola; perché? Perché ancora una volta la maggioranza non è interlocutrice, perché ancora una volta, né nell'intervento dell'Assessore alla Pubblica Istruzione, che prescinde evidentemente dalla persona, né da parte del Presidente della Giunta ci sono state delle risposte. Non dico che ci danno soddisfazione, ma non c'è stata una qualunque risposta, non ci sono state in sostanza delle risposte. Non solo, ma sono state fatte affermazioni alle quali ha risposto egregiamente il Consigliere Lanivi... delle affermazioni da parte dell'Assessore alla Pubblica Istruzione che devono essere sottolineate come un fatto che desta almeno delle perplessità, perché egli ha detto: "noi facciamo i fatti e non le parole", oppure "contrapponiamo i fatti". La sua interpretazione può essere discussa, ma la sostanza è quella. Non dimentichiamoci che quella caterva di riunioni che abbiamo fatto in Bassa Valle avevano degli interlocutori precisi, non erano riunioni sui generis, ma erano con gli Amministratori locali, legali rappresentanti di quelle popolazioni; con il corpo insegnanti, diretto interessato al problema della scuola; con gli alunni, altrettanto diretti interessati a quel problema, e con i genitori, cioè erano riunioni motivate, non si andava a fare delle chiacchiere! Mi sia consentito di dire che questa è democrazia; non sono perdite di tempo, anche perché - mi sia consentito di ricordarlo - la Valle d'Aosta, fino a prova contraria, non è ancora retta col sistema presidenziale. Direi che, ufficialmente, per il momento nessuno si è espresso per questa scelta e, fino a prova contraria, la democrazia resta la nostra base di partenza e dovrebbe restare la nostra base di lavoro.
Vorrei altresì ricordare che non c'è frattura fra fatti e parole perché ogni fatto predispone la concretizzazione di una scelta che prevede lo sviluppo successivo di questa scelta. È indispensabile parlare fino in fondo in senso generale di questa scelta se vogliamo che quella scelta sia il momento di un processo più generale, noi abbiamo chiesto alla maggioranza qual è questo progetto generale e la maggioranza non ci ha risposto.
"Non accetto lezioni di autonomia di nessuno" lo abbiamo sentito sull'Antifascismo, l'abbiamo sentito in altre occasioni, lo risentiamo adesso. Noi contrapponiamo a quest'affermazione generica, rituale che bisogna dimostrare con i fatti che si è autonomisti: oggi non si può essere autonomisti ed essere contro il decentramento amministrativo; oggi non si può essere autonomisti essendo legati alla politica romana; non si può essere autonomisti senza ipotizzare l'avvio delle riforme, che sono una necessità reale della popolazione valdostana. Allora, se vogliamo dare contenuto a quest'affermazione, dobbiamo anche dire concretamente attraverso quali scelte concrete siamo o non siamo degli autonomisti. E mi sia consentito di dire che l'intervento della Signorina Viglino non è un intervento autonomista, perché cosa ha detto? ...(voce)... no, Signorina Viglino invece che dire l'Assessore alla Pubblica Istruzione, teniamo per comodità questa differenza... la Signorina Viglino ha detto: "lo Stato non ha ancora deciso sul Biennio, lo Stato non ha ancora emesso la legge, il Governo non ci ha ancora detto cosa fare - mi sia consentito di dire che questa non è autonomia - perché non ho la possibilità di fare un decreto per l'allargamento dell'obbligo scolastico fino al sedicesimo anno di età".
Da un punto di vista legale, probabilmente, anzi sicuramente se l'ha detto è vero... voglio sapere in concreto quali poteri usiamo per facilitare che nei fatti questo diritto venga usufruito dalla popolazione scolastica valdostana. Al di là dello specifico, se la legge concretamente lo chiede o non lo chiede... è vero, probabilmente alcune esperienze vanno riviste. Credo che una difesa acritica e astratta dell'esperienza del Biennio sperimentale non sia presa da nessuno, però dobbiamo anche avere la capacità di recuperare tutto ciò che è di positivo, che è molto all'interno di quell'esperienza, per socializzare questa esperienza, per farla diventare un fatto di massa. Non solo, per andare più in là del fatto specifico, perché evidentemente noi non chiediamo alla Giunta che dal 1° ottobre si faccia il Biennio in Bassa Valle, si faccia il Biennio in tutta la Valle d'Aosta e si avvii il quinquennio a livello regionale. Vogliamo però un impegno, chiediamo un impegno che ci può anche non essere, ma ci deve essere un pronunciamento su questo fatto, che l'istituzione del Biennio sul quale siamo d'accordo e, lo ripeto per la terza volta, per la VIa e VIIa Comunità Montana sia l'avvio di un processo di riforma della scuola che investa tutta la Regione. Poi su come, su quali forze mobilitare andremo a discutere, ma deve essere un impegno a priori, proprio perché vogliamo avere la garanzia che quella scuola non sia un ghetto, non sia una scuola di serie B perché la funzione del Biennio e basta non mi risolve il problema, mi fa slittare il pendolarismo di due anni, e poi? Li rimandiamo di nuovo ad Ivrea, li rimandiamo di nuovo ad Aosta? La soluzione del problema sta nella riforma della scuola su tutto l'arco del quinquennio ed è una domanda alla quale nessuno oggi può fuggire, può dire: sono d'accordo o non sono d'accordo, ma questa domanda necessita per la chiarezza di una risposta. Ripeto: evidentemente questo non può partire dal 1° ottobre, ma deve assolutamente essere un impegno concreto da parte delle forze politiche presenti in questo Consiglio. Non dimentichiamoci mai però che non siamo qui a titolo personale ma rappresentiamo fette notevoli, per nostra fortuna, sempre più grandi di lavoratori e di contadini della nostra Regione. Perché mi sembra anche fuggire dalle proprie responsabilità quanto l'Assessore alla Pubblica Istruzione dice: "noi non siamo mai stati e non siamo oggi contro la riforma della scuola, anche se siamo stati contro il Biennio". Questo è un diritto, evidentemente, che nessuno si sogna di negare a nessuno, però, quando si è contro a una cosa, bisogna avere anche la capacità e l'onestà intellettuale di dire le cose. La verità è che le forze politiche rappresentate dalla Democrazia Cristiana, dall'Union Valdôtaine e, presumo, dal Rassemblement Valdôtain e dal Partito Liberale si sono sempre schierate, con l'aggravante di essere incapaci di proporre qualunque altra alternativa, contro la riforma della scuola in Valle d'Aosta. Oggi è troppo comodo tirare i remi in barca e dire: "siamo tutti d'accordo", questo non è assolutamente vero. È consentita l'autocritica ma è consentita nella chiarezza e nella capacità di farsi carico di un problema di sviluppo più generale della democrazia, ed è il modo di affrontare problemi culturali, etnici, linguistici, professionali e del lavoro nella nostra Regione.
Mi sia consentito di dire un'ultima cosa: mi spiace - e io so che il Presidente della Giunta è molto annoiato - ma la minoranza ha anche certi diritti e anche certi doveri ai quali non intende assolutamente rinunciare. Se il Presidente della Giunta non ha disponibilità nei confronti di questo tipo di dibattito, esiste una bellissima buvette abbastanza fornita anche di cibi valdostani; benissimo, allora è un dovere reciproco, facciamoci fronte senza scuotere la testa e noi aspettiamo sempre non dico una risposta a questo grosso problema, ma almeno una rispostina piccolina al nostro ordine del giorno che non è assolutamente venuta.
Dujany (D.P.) - On a beaucoup critiqué l'institution du Biennio, on s'est beaucoup scandalisés sur certaines initiatives, ailleurs nous pensions que l'institution du Biennio était un moyen pour insérer une culture valdôtaine dans notre école. Il faut que la scolarisation soit définie pour les besoins régionaux et non pas laisser à la logique destructrice de l'exportation. La vue globale du territoire national, l'excès des diplômés, que justement Lanivi a souligné, en rapport aux besoins régionaux, favorise l'émigration de la Région d'origine qui les forme et l'appauvrissement automatique du capital d'hommes. Ce mécanisme se confond avec la promotion sociale; bien souvent le fils du jeune paysan, le fils de l'ouvrier valdôtain non seulement fuit le chômage, mais il est convaincu d'acquérir un niveau de vie inconnu à ses parents. C'est l'aspect plus subtil de la situation coloniale interne. L'amélioration du sort matériel des individus est liée à l'abandon de sa Région bien souvent, trahir sa Région est le seul moyen souvent de ne pas trahir soi-même. L'exportation nous amène à un processus de dépérissement. Chez nous, souvent la promotion scolaire joue le rôle d'un agent recruteur de l'appareil centralisé. L'école d'État autoritaire centralisée fabrique les esprits capables de subir l'exportation sans douleur et sans révolte. Actuellement, malgré aussi notre autonomie, le monde scolaire est un monde administré depuis le sommet, le Ministre jusqu'à la base, l'Assesseur n'a pas évidemment évité de rappeler, évidemment, cette compétence comme une compétence décisive. Sans oublier que l'école est à la charge de l'Administration régionale, sans oublier tous les efforts que toutes les Administrations ont toujours fait pour l'école.
L'école est encore, malgré tous les efforts, l'image de l'État. La classe est le lieu de rencontre de l'enseignant et de l'élève, c'est le lieu de l'intégration autoritaire. Chaque année, au début de l'automne, le maître est placé devant un groupe d'enfants qu'il doit amener dans les meilleurs délais, et avec le minimum de déchets, à la connaissance de programmes pour lesquels on a appelé personne à définir et à juger. Programmes qui sont les mêmes sur tout le territoire et qui sont imposés surtout par le territoire national: un même ensemble de choix idéologiques. Généralement à la suite de patience et d'ingéniosité, l'enseignement italien atteint les normes d'efficacité qu'on retrouve dans l'administration de l'État. Ce succès n'est possible que par un accord aliénant et contraignant des consciences du maître et des élèves.
Les règles du jeu étaient respectées par tous; si le jeune homme voulait obtenir le diplôme grâce auquel s'intégrer au cours social et une promotion substantielle, il devait réserver ses forces à l'acquisition des connaissances circonscrites par les programmes et il n'avait ni le temps, ni le goût de contester l'opération. Le maître parfaitement intégré, à son tour, pouvait en bonne fois se proposer lui-même comme modèle. Une telle école a formé des citoyens à la fois dociles et protestataires: dociles parce que protestataires éduqués par un système unificateur des consciences. Ils ont été capables de vivre dans l'abstraction d'une notion homogène géographiquement et socialement. Ce sont des citoyens admirables et facilement déplaçables dans n'importe quel endroit, dans n'importe quelle situation d'emploi. Ils sont toujours à l'aise, participants de la même culture déracinée, serviteurs du même appareil qui leur donne, en échange, la sécurité et la tranquillité de l'emploi. L'autorité descendante signifie l'aliénation ethnique, l'histoire d'Italie en perspective unitariste, la géographie d'Italie uniformisée humainement. La langue et la culture valdôtaine n'ont jamais trouvé place dans cette architecture, ou bien, d'une façon très et trop limitée.
Bien souvent l'instituteur du village favorise une intégration linguistique qu'a lui-même subi, avec une rigueur absolue. La punition ethnique infligée à l'élève est justifiée par l'absence de toute compréhension de la diversité. Ainsi le jeune valdôtain, appelé à chercher un emploi en dehors de sa vallée, à devenir une sorte de sous patrie par adhésion à la patrie abstraite, se trouve à son aise dans l'arasement ethnique. Une fois dépassé le traumatisme du déracinement, il est prêt à entrer heureux et à se sentir lui-même, quoi qu'elle soit la localité où on l'envoie. La scolarisation trop poussée ne risque-t-elle pas de favoriser l'aliénation ethnique, d'être l'autodestruction de la Région? On peut hésiter d'adapter - et je pense ici de ne pas donner des interprétations erronées - cette analyse au présent. C'est que l'Italie traverse aujourd'hui une crise... mais très peu a changé dans le système d'autorité descendante. Des recherches pédagogiques ont mis l'accent sur les relations de l'école du milieu, à la non participation on a opposé le désir de participation.
Nous pensons qu'il faudra bien de temps pour que l'on en vienne à des transformations véritables, profondes et productives du système scolaire, mais le mouvement a commencé et il ne pourra se faire qu'avec une révolution régionaliste. Une modification importante et substantielle est la possibilité acquise en 1945-1948 de l'enseignement du français, mais pratiquement avec des résultats qui ne sont pas excessivement satisfaisants, sauf pour quelques élèves ou pour quelques maîtres animés d'une sorte de vocation d'apostolat culturel, et je ne voudrais pas rappeler ici le mur du préjugé du patois inculqué aux familles, répandu pour ce qui concerne trop de personnes. Espérons de ne pas assister à la disparition du patois et du français comme langues d'usage spontané. L'école trop souvent a fabriqué, avec l'aliénation ethnique des Valdôtains "dévaldôtanisés"... de l'unitarisme italien. Trop souvent un préjugé ethnique a substitué à la vie culturelle authentique une représentation d'identité. Au lieu d'une représentation d'identité, une représentation touristique, folklorique, qui tente d'affaiblir par précaution tout réflexe subsistant d'authenticité.
La soumission de la vie économique à des impératifs extérieurs a permis, au début du siècle, l'expansion de l'industrialisation, dans une vision de progrès régional global et non dans l'intérêt du niveau de vie des populations autochtones. Les populations ont été prises entre l'exil imposé et "l'indigénialisation" à laquelle les condamnent un tourisme organisé avec elle, mais hors de leur autorité. Cependant, la prise de conscience de la situation coloniale mûrit. Nous avons assisté à la disparition du valdôtain et de sa dénomination officielle. L'État centralisé a octroyé l'autonomie certainement non pas par conversion spontanée mais sous la poussée de la requête de sa population, mais elle est trop souvent appelée décentralisation, ce qui n'est qu'une déconcentration administrative ou peu plus. La protestation contre le centralisme signifie substituer une dialectique honteuse simplificatrice par réduction d'un capital acculturel à un dialogue démocratique. Le passage à la clarté ressemble à la façon dont un individu adulte assume son histoire en la comprenant, en acceptant ses contradictions, en comprenant sa vérité et en la cultivant.
Je crois que la réforme de l'école doit être vue dans cette perspective et je crois que le Biennio était une première tentative pour secouer cette situation de copie facile et traditionnelle des structures et des institutions nationales, qui ne permet pas de changer et de fonder un nouvel esprit qui est digne et conséquent d'une Région autonome.
Jorrioz (IND.) - Prima di dare la parola al Consigliere Tonino che me l'ha chiesta, ritengo doveroso richiamare l'attenzione del Consiglio sul fatto che il Consiglio stesso è chiamato a dare il suo parere sull'acquisto di un immobile sita in Comune di Pont Saint Martin. Abbiamo accolto con piacere tutti gli interventi, però la riforma della scuola valdostana non può essere trattata in un attimo di Consiglio, ma bensì portata in Consiglio in un'altra occasione dove verranno dibattuti tutti i problemi inerenti alla scuola valdostana. La parola al Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) - Molte cose si sono già dette su questo problema e fa sempre piacere che la discussione sia abbastanza calda quando si parla del problema della scuola, questo vuol dire che il problema interessa profondamente i Consiglieri di quest'aula. Io non voglio influenzare nessuna polemica con il mio intervento.
Il Gruppo Comunista ha esaminato a fondo questo problema e direi che anche i Comunisti, come il Commendator Pedrini, sanno quanti il Comune di Pont Saint Martin abbia fame di locali: sappiamo benissimo che la banda musicale deve andare negli scantinati, che è stata buttata fuori dall'aula delle scuole medie; sappiamo benissimo che l'ANPI tutte le volte che si deve riunire deve levarsi il cappello nei bar; sappiamo benissimo che il Circolo culturale affitta, i locali per potersi riunire per le sue attività promozionali e affitta un locale del Circolo comunale di Pont Saint Martin e sappiamo benissimo che altre attività si svolgono sempre in angusti locali e non sempre adatti per portare avanti una discussione, per portare avanti dei problemi.
Il Gruppo Comunista non ha detto che voterà contro questo provvedimento, ha solamente posto alcuni problemi e li ha posti con un ordine del giorno concordato con i Democratici Popolari. Ora, il problema sta tutto qui: insomma, se si verifica questa volontà politica di esaminare attentamente l'ordine del giorno che ha presentato il Partito Comunista assieme ai Democratici Popolari, dove precisamente si chiede se vi è un preciso impegno da parte dell'Esecutivo di iniziare con questo Biennio nell'anno scolastico 1975-1976, se c'è questo preciso impegno di iniziare per quella data.
Un altro problema che pone l'ordine del giorno è che la collocazione della scuola in quei locali abbia solo carattere di provvisorietà, e questo l'abbiamo sentito anche nella Commissione per i Lavori Pubblici, la quale si è espressa in un certo modo e ha detto che non è che questi locali possano essere adibiti a scuola, si può anche vedere di usufruire, ma sempre con carattere di provvisorietà e nell'ordine del giorno quindi vi è quest'impegno a che la collocazione della scuola media superiore in quella casa abbia questo carattere di provvisorietà.
L'altro impegno che si chiede in quest'ordine del giorno è che la Giunta parta già fin da adesso a trovare dei terreni per costruire una nuova scuola media superiore di secondo grado adatta ed efficiente. Noi possiamo benissimo in un anno stabilire, instaurare una scuola nuova nella località Pont St. Martin-Donnaz, o in quale località è meglio possa essere indicata, con delle aule prefabbricate, che è possibile reperire in breve tempo; quindi, è possibile arrivare per l'anno scolastico 1976-1977 con un edificio nuovo.
L'altro impegno - ed è quello che anche la Signorina Viglino nella riunione della Pubblica Istruzione aveva già anticipato - è quello di studiare il problema di una riforma totale di questo settore della scuola, una riforma che da più parti viene richiesta. Ecco, sono questi gli impegni che poi, in fondo, vengono chiesti dal nostro ordine del giorno. Non vedo perché quest'ordine del giorno deve sollevare tanto scalpore, sono delle cose normali che si possono chiedere, insomma, tanto per avere la garanzia di dare un voto. Non voglio dire che la scuola debba per forza farsi dentro quella casa, perché altrimenti la dovremo buttare giù tutta per fare una scuola come si deve. Chiediamo delle garanzie ben precise, mi pare che quest'ordine del giorno sia abbastanza chiaro, insomma non c'è nulla da scandalizzarsi per quest'ordine del giorno.
Il nostro voto è condizionato da queste cose, altrimenti veramente si dimostra ancora una volta che su questo settore preciso della scuola non si vogliono affrontare i problemi.
Jorrioz (IND.) - La parola al Consigliere Bondaz.
Bondaz (D.C.) - Francamente non avevo l'intenzione di intervenire in questa discussione, ma mi sono sentito tirare un po' per i capelli, anche se ne ho pochi, essendo Presidente della Commissione per la Pubblica Istruzione. Evidentemente, il discorso si è allargato a problemi che esulano in un certo senso dall'acquisto di cui dobbiamo trattare ma si riferiscono viceversa anche ai problemi che riguardano la scuola.
Mi scuserà il Presidente del Consiglio se per forza di cose bisognerà dire qualcosa ai Consiglieri Chincheré e Dujany, che ci hanno fatto delle lezioni storiche e ci hanno fatto anche un quadro di come si dovrebbe impostare la scuola in Valle d'Aosta, ma tutte le volte che si parla della scuola, specialmente il Consigliere Chincheré si sente in dovere di illustrarci con dovizie di particolari, con interessi molto profondi iniziative che riguardano la scuola e usa anche frasari che, se mi è consentito dire, ci offendono un tantino, anche se noi, come Democrazia Cristiana, attualmente appoggiamo effettivamente questa Giunta. Non accettiamo, per esempio, il discorso che ci viene fatto - e non so se questo era indirizzato alla Giunta o all'Assessore, oppure a tutta la maggioranza, perché molte volte si fanno delle confusioni a questo riguardo - sul fatto di un presunto poco valdostanesimo di questa maggioranza, o di questo Presidente, o di questo Assessore... non ho capito bene dal suo intervento.
Io concordo con l'Assessore Viglino, su quanto ha detto, che bisogna essere valdostani coi fatti e non con le parole, e coi fatti, bene o male, questa maggioranza porta a termine o, meglio, dà inizio a quella scuola media di secondo grado prevista da una statuizione di questo Consiglio all'unanimità.
Si sono fatte delle battute più o meno ironiche sul fatto che la Giunta abbia deciso di far aprire il Biennio, Biennio sul quale la Giunta, e in modo particolare il Gruppo a cui appartengo, aveva fatto delle critiche accesissime, profondissime, com'è stato ricordato in quest'aula. Ebbene, la Commissione per la Pubblica Istruzione di cui mi onoro essere il Presidente, pochi giorni or sono, proprio discutendo del problema della scuola media superiore in Bassa Valle, in merito ad una richiesta dell'Assessore su quale tipo di scuola doveva essere fatta, dopo alcune discussioni, all'unanimità, ha dato il parere sulla costituzione e sulla formazione del Biennio nella Bassa Valle. E ciò non segni a disdegno della mia parte politica che ha sempre osteggiato il Biennio, perché continueremo ad osteggiarlo se il Biennio sarà fatto nei modi e nei termini con cui era stato espletato nella città di Aosta. Perché a leggere la relazione della Preside Bonis, molte cose che noi avevamo detto allora sono state messe in chiaro. Direi che la Professoressa Bonis era stata una delle artefici tecniche, tecnicamente parlando, della costituzione del Biennio. Ebbene, nella sua relazione vi è detto che era venuto a mancare il significato del Biennio con la mancanza del successivo triennio. Si dice, altresì, che, non essendoci il triennio successivo, non era possibile continuare l'esperimento nei modi e nei termini sino ad oggi portati avanti, in quanto vi sarebbe stata una frattura di insegnamento fra gli studenti che seguivano i corsi del Biennio e i corsi successivi a cui avrebbero dovuto andare incontro o come ragionieri, o come geometri, o come Liceo Classico, o come Liceo Scientifico.
Direi - e non vorrei togliere di bocca le parole che in Commissione ha detto l'amico Lanivi - che oggi in Valle d'Aosta il vero problema che sussiste e che dovrà essere preso in considerazione non è più tanto la costituzione del Biennio quanto il fatto del triennio. Su questo io condivido in pieno quanto ha detto il Consigliere Lanivi in Commissione, perché sarebbe illusorio, sarebbe quarantottesco, per usare un termine caro all'amico Chincheré, chiudersi gli occhi con la pelle del salame e non accettare e non affermare che, evidentemente, la riforma della scuola non solo dovrà essere fatta nel territorio della Valle d'Aosta... e tanto meglio se noi riusciremo a creare - forse dico - i termini e i modi per costruire questo triennio, ma, evidentemente, questa riforma sarà implicita in tutto il territorio nazionale. Queste erano le brevi parole che io volevo dirvi.
Per quanto riguarda l'acquisto della casa di Pont St. Martin, mi scuserà la Giunta, ma personalmente alcune perplessità possono sussistere. Se questo acquisto avverrà nei termini e nei modi con cui l'Assessore Viglino ci ha detto nella Commissione per la Pubblica Istruzione e cioè, com'è stato ripetuto anche in sede di Consiglio, che si tratta di una collocazione transitoria della scuola che andiamo a costruire, evidentemente il discorso assume una certa piega sulla quale noi possiamo essere d'accordo, nel senso stesso che successivamente questi locali, questa casa potrà essere impiegata, com'è già stato detto, per altri scopi, anche di carattere sociale.
Non credo che vi siano altre cose da aggiungere, salvo che ritengo sia opportuno, che sia giusto dare un riconoscimento pubblico in Consiglio. L'ho già fatto alla Commissione per la Pubblica Istruzione alla Signorina Viglino, la quale con costanza, con durezza di linguaggio anche qualche volta, riesce in queste difficoltà burocratiche o legislative a portare avanti alcuni problemi e, come Presidente della Commissione per la Pubblica Istruzione, mi sembra giusto e doveroso darle il riconoscimento che si merita per questa sua attività.
Mi sia consentito, amico Chincheré, non facciamo più discorsi che qui siamo più o meno Valdostani, o che qui si vogliano fare scuole di serie A o di serie B, qua bisogna essere Valdostani coi fatti, i fatti li stiamo dimostrando e penso che la popolazione della Valle d'Aosta, se questa Giunta avrà la possibilità di continuare nel suo lavoro, avrà la certezza che non faremo delle cose al di là e al di fuori dei Valdostani ma, sicuramente con quella caparbietà che ci è solita, porteremo avanti i discorsi e i problemi a favore della popolazione della Valle d'Aosta.
Jorrioz (IND.) - La parola all'Assessore Viglino.
Viglino M. Ida (R.V.) - Risponderò al Consigliere Chincheré che ha dato un'interpretazione delle mie parole leggermente diversa da quella che intendevo dare e non so perché, ma certe volte qui dentro il Consigliere Chincheré dimostra di prendermi proprio come punto di riferimento. Io non vorrei che il fatto di averlo sospeso tanti anni fa gli avesse costituito un trauma. Mi sembra sufficientemente, insomma, ben piantato, paracadutista, per aver resistito a queste cose. D'altra parte, lui stesso ha riconosciuto che avevo perfettamente ragione e, se questo lo può consolare - e chiuderò la parentesi personale - anch'io da giovane sono stata sospesa ma non ne ho avuto alcun trauma, anzi.
Io non ho messo in contrapposizione parole e fatti ma, secondo il mio punto di vista, era ora di passare dalle parole ai fatti e non vedevo l'utilità di ricominciare a fare delle riunioni che, secondo me, erano già state fatte, dove, come ha ricordato il Consigliere Chincheré, si era ampiamente ed esaurientemente dibattuto i problemi. Siccome non ho l'abitudine, forse, di dare molta pubblicità a quello che faccio, può darsi che qualcuno abbia avuto l'impressione che abbia voluto fare un'azione di forza. Per carità, io volevo - l'ho detto appena ho incominciato il mio intervento - dare atto e adempiere ad un preciso impegno che avevamo preso tutti assieme.
Devo riconoscere che molto di quanto ha detto il Consigliere Lanivi è giusto e sono pronta a riconoscere qui in questa sala che, meno male, l'esperienza del Biennio non è stata del tutto negativa, che ci permette oggi di recepirne i lati positivi. Ma perché questo? Perché il Biennio ha subito un'evoluzione e di questo ne do atto ben volentieri.
Il Consigliere Tonino ha pregato la Giunta di darsi da fare per reperire terreni e per iniziare al più presto la costruzione di una scuola in Bassa Valle. Sono perfettamente d'accordo ma, siccome la questione era già stata portata due anni fa qui in questo Consiglio, per quale motivo allora non è stata fatta la stessa raccomandazione alla Giunta? A quest'ora non si discuterebbe sul fatto di comprare un edificio che, come dico, è certamente un collocamento provvisorio. Saremo forse già in una fase di attuazione avanzata se si fosse immediatamente incominciato a fare. Si poteva contemporaneamente discutere e vedere una certa realizzazione perché lo riconoscete tutti che, ad un certo momento, bisogna pur collocare in un determinato posto questa scuola e mettere un tetto sugli alunni che saranno chiamati a intervenire.
En ce qui concerne l'intervention du Conseiller Dujany, je n'ai pas besoin de dire que je partage complètement son point de vue et je le partage tellement que je crois, modestement, avoir cherché à commercer quelque chose qui correspond à ce que Monsieur Dujany a dit tout à l'heure. Il y a eu deux stages pendant le mois de juin et je crois que pendant ces stages les personnes qui ont participé ont certainement entendu parler et ont pu chercher d'approfondir les arguments que nous portons dans notre cœur: nous avons parlé d'ethnie et d'ethnie valdôtaine en particulier, de civilisation alpestre, d'études et de découverte du milieu valdôtain et nous avons continué, pendant tout ce temps-là, à mettre les conférences et les travaux des Groupes où toutes ces questions ont été discutées. Je crois que soit la meilleure façon de faire remettre dans le cœur des Valdôtains ce qu'ils n'auraient jamais dû oublier.
Andrione (U.V.) - Nous partageons bien des préoccupations qui ont été exprimées tout à l'heure par Monsieur Dujany. Nous ne croyons pas qu'il puisse y avoir des solutions à l'intérieur des tentatives que l'État italien fait de modifier la structure scolaire existante et nous répétons, encore une fois, que nous ne croyons pas que le provincialisme italien, qui confond titre d'étude et culture, puisse arriver, à travers un système de distribution à la machine automatique des titres d'étude, à résoudre ceux qui sont les problèmes de l'économie et de la culture dans le Pays, et dire que ce sera à travers l'école qu'on pourra trouver des emplois, alors que c'est qu'à travers une économie qu'on peut créer des emplois et, par conséquent, prétendre que certaines écoles répondent aux besoins de l'économie, c'est renverser le problème.
Je me permets de dire qu'en approuvant... et je le répète, bien des choses qui ont été dites... la fameuse question, l'origine de la discussion sur le Biennio a été un choix... et je croix que Monsieur Lustrissy se souvient très bien d'une lettre du Ministre dans laquelle on terminait en disant: "è ovvio che il Biennio ha carattere sperimentale". Là-dessus je ne voudrais pas revenir, je crois que les propos qui ont été échangés entre Monsieur Lanivi et Mademoiselle Viglino ont clarifié, pour ce qui nous concerne, la situation.
En venant au texte de l'ordre du jour qui a été présenté, je me permets, Monsieur Dolchi, une très petite polémique, parce que s'il est vrai que la bâtisse de Pont Saint Martin ne garantit pas certains standards, et cetera, il est tout aussi vrai que la Villa Panorama de Châtillon garantit encore beaucoup moins ces mêmes standards et, pour ce qui nous concerne, nous sommes d'accord de faire quelque chose du point de vue scolaire à Châtillon. Mais là aussi, je crois, il faudra être clairs et dire que ce type de bâtisse doit être rasé et reconstruit parce que tel qu'il est... je le connais assez bien parce que, grâce à l'appui du Groupe Communiste, nous avons pu le récupérer depuis ce qu'il était... pour ce que je l'ai visité ...(voix)... oui, avant quand il était à l'ENAOLI ...(voix)... non, il n'était pas loué à l'ENAOLI? Loué oui, c'est grâce à eux que nous avons pu le récupérer. Je dis que cette bâtisse, que j'ai visité plusieurs fois, ne se prête pas dans sa structure actuelle, sauf des frais énormes, à être reconverti. D'autre part, dans l'ordre du jour on parle de l'achat d'un bâtiment à Pont Saint Martin. Je demande à Monsieur Dolchi et aux autres signataires de cet ordre du jour s'il est possible de suspendre et concorder de façon que l'ordre du jour concerne l'objet mis à l'ordre du jour, parce que certaines affirmations qui donnent résolu dans un certain sens le problème scolaire, à notre avis, devraient être discutées et proposées d'une façon différente, nous ne pourrions pas les accepter de cette façon. Si vous croyez de concorder un ordre du jour dans lequel on souligne l'état de nécessité, le caractère temporaire du choix, et cetera, nous pouvons en discuter. S'il s'agit, au contraire, de le voter tel qu'il est, c'est-à-dire en donnant déjà comme résolus certains problèmes que pour nous doivent être discutés, nous ne pourrions pas l'accepter.
Jorrioz (IND.) - C'è una proposta di sospensione per l'esame dell'ordine del giorno. I firmatari sono d'accordo? ...(voci)...
Andrione (U.V.) - ... il primo comma sia limitato alla questione di Pont St. Martin ...(voci)... ah, va bene, allora sospendiamo.
Jorrioz (IND.) - Sospendiamo dieci minuti per concordare l'ordine del giorno.
Si dà atto che i lavori sono sospesi dalle ore 19,22 alle ore 19,36.
Jorrioz (IND.) - Non so se l'ordine del giorno presentato viene accolto o ritirato. C'è stata la possibilità dell'incontro.
Andrione (U.V.) - No, le divergenze sull'ordine del giorno sono risultate essere troppo profonde, per cui non si è riusciti a concordare un ordine del giorno comune, per cui prego di mettere in votazione, secondo l'ordine voluto, l'ordine del giorno e la deliberazione proposta dalla Giunta.
Jorrioz (IND.) - Va bene. La parola all'Assessore Fosson.
Fosson (U.V.) - Io avrei voluto chiedere già la parola prima della sospensione della seduta per vedere di concordare l'ordine del giorno per un richiamo al principio che ritengo dovrebbe essere osservato dal Consiglio ed è questo: è logicissimo che si possono presentare gli ordini del giorno, ma gli ordini del giorno, specialmente quando sono divergenti, non trovano l'unanimità e dovrebbero essere presentati per l'argomento che è all'ordine del giorno. In questo caso dove noi acquistiamo un fabbricato c'è la proposta di acquisto di un fabbricato a Pont Saint Martin e si presenta un ordine del giorno che richiama la riforma della scuola. Io, dico la verità: con quale cognizione io posso votare un ordine del giorno? In questo momento non sono in grado di votare un ordine del giorno di questo genere in questo senso. Probabilmente siete tutti preparati per votare quest'ordine del giorno, ma, proprio per la serietà del Consiglio, questi argomenti vanno approfonditi e, se si vuole fare un qualche cosa di serio, vanno discussi non attraverso la presentazione di ordini del giorno messi avanti in Consiglio in un momento in cui si parla esclusivamente di una cosa che è laterale. Lo stesso, anche se è molto più semplice, vale per l'altro che è stato presentato dal Consigliere Dolchi sulla questione della presentazione di una legge per la questione delle case popolari, quello è molto più semplice, però quell'ordine del giorno dovrebbe essere fatto in maniera di incaricare la Commissione, quale sia non lo so, di studiare il problema. Allora sì, ma non che il Consiglio delibera già che non si devono passare certi limiti, perché al momento in cui si studierà quella legge, probabilmente quei limiti non potranno o non dovranno essere seguiti e, quindi, sarebbe molto più giusto presentare un ordine del giorno per lo studio di quel problema. Come qui, se si vuol presentare un ordine del giorno in questo momento, si dica, si provi di studiare, ma non per fare delle affermazioni già di principio che non possono essere approfondite. Per questi motivi io ritengo che si debba anche richiamare l'attività del Consiglio.
Monami (P.C.I.) - Io non interverrò per quanto riguarda il motivo sollevato adesso dall'Assessore alle Finanze relativo all'ordine del giorno pur volendo soltanto esprimere, così ai margini di questo discorso una mia opinione personale che è quella del tentativo di allargare semmai sempre il dibattito e mai restringerlo e la possibilità di formulazione di ordini del giorno anche se non sono pesati e calcolati con la bilancia del farmacista per vedere se rientrano o no nell'argomento specifico. Guai a noi se togliessimo al Consiglio la possibilità di esprimersi attraverso strumenti di questo tipo senza che ogni qualvolta si debba incorrere nella censura del Consigliere Caio che richiama il Presidente perché non richiama i Consiglierei che escono dal seminario... o perché d'ora in avanti dovremo camminare tutti, come dicevo, con quella famosa bilancetta del farmacista per soppesare, così, con precisione gli ordini del giorno per vedere se incentrati benissimo sull'argomento e questi sono accetti o meno dall'Esecutivo o dalla maggioranza. Beh, colleghi della maggioranza e dell'Esecutivo, non arriviamo a questi termini di giudizio, che sembrano illogici e quanto meno dannosi per un confronto in aula sui problemi che si debbono discutere.
Ho chiesto la parola, inoltre, per esprimere una mia opinione del tutto personale ed è evidente che questo non mi colloca con un voto diverso, anzi mai come oggi con un voto uguale a quello a del Gruppo. Sentivo il bisogno di dirlo perché sennò mi sembrerebbe di non assolvere a pieno il mio dovere di Consigliere regionale se non dicessi che su questo argomento io ripeterei le medesime cose che ho ripetuto in quest'aula quando abbiamo discusso l'acquisto della casa Berti. Ci troviamo davanti a casi più o meno analoghi: ieri era la pressione che ci veniva fatta molto garbatamente, e anche no, dal Partito Socialista per risolvere il problema delle case popolari; oggi si esercita il ricatto e la pressione per risolvere i problemi scolastici e l'acquisto dell'edificio di Pont Saint Martin, così improvvisamente creato, improvvisamente mandato in Consiglio, improvvisamente, a tamburo battente, stamattina l'Assessore ne chiedeva addirittura l'inversione dell'ordine del giorno. Risolve tutto il problema della scuola valdostana... e non entro nel merito della riforma della scuola di cui hanno già parlato a lungo il collega Chincheré ed altri Consiglieri... ecco, soltanto per negare che qualsiasi riforma la si fa con una struttura, che qualsiasi riforma la si fa acquistando un edificio pur sapendo e riconoscendo l'esigenza di costruire lì quella scuola. Io invece, checché ne dica l'Esecutivo, sono ancora del parere che se si partisse oggi con analoga tempestività e con analoga volontà con cui si va nella direzione dell'acquisto di quei locali e si andasse nella direzione dei prefabbricati, noi per ottobre avremmo dei prefabbricati più idonei e adatti per lo scopo. Perché ho i miei dubbi che da oggi si possano completare le pratiche di acquisto, con tutto ciò che ne consegue, incaricare i tecnici per fare i progetti per la modificazione di questo stabile, che può darsi già esserci, progetti che già ci sono, comunque interpellare le ditte per fare i lavori, sia pure in modo da snellire le procedure, non con appalti ma andando avanti con trattative private, e saremmo anche d'accordo su questo problema.
Abbiamo notevoli dubbi che questa casa, che questa struttura ospiterà con l'apertura dell'anno scolastico delle nuove aule. Personalmente sentivo il desiderio di dissentire da questo acquisto perché è fatto con il modo con cui abbiamo proceduto all'acquisto di Casa Berti e, secondo me, non è amministrare bene. Questo vuol dire comperare per comperare, perché l'acquisto di un determinato immobile... (voce dell'Assessore M. Ida Viglino) ...me lo consenta, Signorina Viglino, lei ha tutto il diritto di non poter essere d'accordo con me ma è la mia opinione e, intanto, ecco, consentitemi di dirmelo, nella campagna elettorale di Pont St. Martin si è detto: "finalmente questa maggioranza ha comperato la scuola". Ecco, direi, se vogliamo risalire alla vera origine di questa esigenza - e lo ripetevo già stamattina per quanto riguarda la legge urbanistica -, ci troviamo davanti a questi piccoli fatti di politica valdostana provinciale, campanilistica, municipalistica, per cui, attraverso l'acquisto di una scuola, l'acquisto delle case popolari, una legge urbanistica promessa in campagna elettorale, si crede di poter gabbare ancora una volta gli elettori e, quindi, andare avanti. Per fortuna, gli elettori il 15 giugno hanno detto delle cose diverse. Comunque, sentivo proprio il bisogno di dire che, secondo me, l'Esecutivo non può continuare ad andare avanti ad affrontare tutto ciò che i privati gli offrono e quasi sempre, per non dire sempre, in un modo non conveniente per l'Amministrazione regionale e in un modo tale che fa rimanere perplessi proprio perché questo Esecutivo non vuole utilizzare quegli strumenti legislativi che ha in mano per fare degli acquisti più prudenti, più ponderati che vanno più nell'interesse della cittadinanza locale. Se non avessi fatto queste considerazioni, sarei andato questa sera a casa convinto di non aver fatto il mio dovere di Consigliere regionale.
Jorrioz (IND.) - Per non dover interrompere i Consiglieri, li prego vivamente di attenersi all'ordine del giorno. Ricordo che la discussione generale è terminata e che abbiamo chiesto di mettere in votazione l'ordine del giorno dopo la chiusura della discussione generale, non la possiamo riaprire, grazie ...(voci)... no, aveva chiesto la parola il Consigliere Lanivi.
Lanivi (D.P.) - Solo per proporre una piccola modifica all'ordine del giorno che abbiamo presentato ed esattamente al primo punto sostituire "solo per l'anno scolastico 1975/1976" con "solo per gli anni scolastici 1975/1976 e 1976/1977", ecco, è l'unica variante.
Clusaz (U.V.) - Spero mi perdonerete se mi esprimerò così à la bonne, anche perché non potrei mai reggere un confronto sul piano dialettico con gran parte dei miei colleghi, sia perché sono degli eccellenti oratori e anche perché sono dei politici, mentre il sottoscritto viene da un'esperienza esclusivamente amministrativa e come tale mi esprimerò. Mi sembra che si stia facendo un culto non della personalità, della frase: per principio, si arriva addirittura al punto di ammettere indirettamente, e a volte anche direttamente, che se una pratica avesse fatto un certo iter normale, non importa se perdendo tempo, denaro, ritardando in pratica l'attività amministrativa, bene, allora si sarebbe votato a favore, ma dato che, prendendo scorciatoie, si sono affrettati i tempi, con i suoi relativi vantaggi, in nome di non so che principio, si vota contro. Scusatemi, cari colleghi, ma, a mio giudizio, questo atteggiamento sarà politico fin che si vuole, ma non certamente amministrativo. Se poi si obbietta che tutto è politica perché anche il non far politica è politica, allora, secondo me, quella è una politica disfattista, poco costruttiva, per non dire altro. Non si venga infine a dire: "ma allora che ci sta a fare il Consiglio?". Perché basterebbe ribaltare la domanda e rispondere così: "che ci sta a far l'Esecutivo?". Se si cerca in tutti i modi, leciti e meno leciti, di legarci le mani e i piedi, certamente sarà più facile, in seguito, sostenere il suo immobilismo e bene fa, quindi, a mio avviso, la Giunta a bruciare le tappe, perché sono sempre stato, e lo sono tuttora, del parere che il fine giustifica i mezzi. Grazie.
Jorrioz (IND.) - Altri interventi? No, allora la discussione è chiusa... metto in votazione ...(voci)... allora, una dichiarazione di voto a nome del gruppo.
Chincheré (P.C.I.) - Non credo che sia proibito...
Jorrioz (IND.) - ... però una dichiarazione di voto...
Chincheré (P.C.I.) - ... certo, infatti non polemizzerò né con l'Assessore Fosson, perché l'ha fatto il Compagno Monami, né con il Consigliere Clusaz perché la prossima volta mi deve spiegare quali sono i mezzi leciti e illeciti usati dall'opposizione per frenare i lavori della Giunta. Polemizzeremo dopo, limitiamoci all'ordine del giorno. Come avevamo sospettato, ed era facile sospettare una cosa di questo genere, da parte dell'Esecutivo c'è stato un modo affrettato e pressapochista di affrontare il problema della scuola media superiore in Bassa Valle, slegato, ed è confermato, con la reiezione di quest'ordine del giorno. La non disponibilità ad inserire questo problema della scuola media nel discorso più generale della riforma della scuola in Valle d'Aosta e abbiamo cercato, su invito preciso dell'Esecutivo, di trovare un accordo su questo problema, accordo che non c'è stato proprio perché non era una visione diversa della riforma della scuola, ma era più semplicemente: "riforma sì" o "riforma no". Conseguentemente, noi riaffermiamo la validità di quest'ordine del giorno al di là degli appunti formali che, giustamente o ingiustamente, possono venirci attribuiti e chiediamo, ovviamente, una votazione dell'ordine del giorno. Accettiamo gli emendamenti del Consigliere Lanivi e dichiariamo di votare a favore dell'ordine del giorno.
Lanivi (D.P.) - Intervengo per annunciare il voto favorevole del Gruppo dei Democratici Popolari sia all'ordine del giorno, così com'è stato presentato, sia all'acquisto del fabbricato che verrà utilizzato per l'inserimento del Biennio in quella zona: un voto favorevole all'uno e all'altro con i limiti e le indicazioni contenute nell'ordine del giorno.
Jorrioz (IND.) - Altre dichiarazioni di voto? Allora pongo in votazione l'ordine del giorno presentato dai Consiglieri del Gruppo Comunista e del Gruppo dei Democratici Popolari. Chi è favorevole è pregato di alzare la mano. Chi è contrario? Chi si astiene?
Esito della votazione:
Presenti: 32
Votanti: 32
Favorevoli: 14
Contrari: 18
Il Consiglio respinge l'ordine del giorno.
Metto ora in votazione l'acquisto dell'immobile, come al punto 30 all'ordine del giorno. Chi è d'accordo?
Dolchi (P.C.I.) - Ci appelliamo alla pazienza dei colleghi Consiglieri, alla cortesia del Presidente del Consiglio e anche del Presidente della Giunta per chiedere una cortesia: noi vorremmo, se fosse possibile, una sospensione della seduta di due minuti prima della votazione.
Jorrioz (IND.) - Pregherei che sia solo due minuti. Allora d'accordo: sospendo la seduta per due minuti.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle 19,16 alle 19,22.
Pedrini (P.L.I.) - ...(voci)... ha finito di fare una reproche al Presidente del Consiglio e a chi di dovere. Va bene, sì perché le Commissioni si convocano così... e aveva perfettamente ragione, non ha finito di parlare. Che io ricevo due convocazioni, una per lunedì alle 9,30... no, ma voi vi rendete conto che noi lavoriamo? Non facciamo solo della politica, noi abbiamo da guadagnarci la pagnotta... ti rovinano la giornata completamente e l'altra il giorno dopo alle 11 di martedì, quindi una alle 9 e mezza di lunedì e l'altra alle 11 di martedì. Ma insomma, Signori, ma vi rendete conto che noi abbiamo due figli che mangiano e altri ne hanno magari di più? Ma io non so se a questo punto vi rendete conto di questo! Ma io non so, io disapprovo. Senza interpellare i Consiglieri, senza niente, così, 9 e mezza del mattino di lunedì e 11 di martedì? Ma sono due giorni persi. Ma vi rendete conto di questo? Lei, Presidente, che la vede per conoscenza, prima di farla inviare, dovrebbe dire: "ma, Signori miei, uno che lavora e al lunedì imposta la settimana di lavoro, come fa a venire alle 9 è mezza?". Allora vuol dire che la Giunta o il Presidente delle Commissioni non vogliono che noi veniamo alle Commissioni. Questo dobbiamo pensare, anche se non è vero. No, io so che non è vero, ma dobbiamo pensare, a un dato punto ...(voci)... no, vale per il Presidente del Consiglio, perché qui c'è scritto: "e per conoscenza al Presidente della Giunta regionale".
Jorrioz (IND.) - Sono i Presidenti delle Commissioni che convocano. Appena un momento fa è stata convocata la Commissione per l'Agricoltura, sono stati chiamati tutti i membri della Commissione, sentiti per vedere se erano disponibili e si vede che la Commissione... sentiamo, chi è il Presidente? ...(voci)... raccomanderò al Presidente ...(voci)... no, io vorrei solo ricordare al Consigliere Pedrini che abbiamo Consiglio il 9 e il 10. Dobbiamo, appunto, in questi giorni vedere di far passare tutti gli argomenti possibili alle Commissioni. Bisogna fare uno sforzo, poi andrete tutti in ferie. Beh, ce ne sarà uno che non c'è ma gli altri ci saranno ...(voci)... Io questa raccomandazione la faccio ai Presidenti di Commissione perché sono i Presidenti che convocano la Commissione e pregherei di avvisare almeno, di mettersi d'accordo con i membri della Commissione ...(voci).... vogliamo riprendere la seduta? Allora metto in votazione... dichiarazione di voto, la seconda del Gruppo... va benissimo, la parola al Consigliere Dolchi.
Dolchi (P.C.I.) - Dal dibattito credo sia emerso chiaramente che il Gruppo Comunista è d'accordo - e tutta la sua attività anche nei mesi passati lo ha dimostrato - sulla necessità della istituzione della scuola, e di quale tipo di scuola lo abbiamo abbondantemente detto. Considerata la non votazione dell'ordine del giorno che era stato presentato e soprattutto di quelle parti che sottolineavano l'impegno del Consiglio sulla temporaneità dell'uso scolastico dell'acquistando stabile - che era l'unica condizione per la quale avremmo derogato ai principi generali che, da parte del nostro Gruppo, più volte abbiamo sottolineato essere indispensabili per le procedure di acquisto -, il Gruppo Comunista voterà contro la proposta della Giunta.
Jorrioz (IND.) - Esito della votazione:
Presenti: 32
Votanti: 32
Favorevoli: 25
Contrari: 7
Il Consiglio approva.
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Il Consiglio
Delibera
1°) di approvare l'acquisto, per il prezzo a corpo di Lire 138.000.000 (centotrentottomilioni), dell'immobile di cui in premessa, di proprietà dei Signori Emilio, Battista, Anna, Francesca, Ubertina Rina Gianoglio e Domenica Scotti in Gianoglio, tutti residenti in Pont St. Martin, da destinare ad edificio scolastico;
2°) di approvare la relativa, complessiva spesa di Lire 139.000.000 (centotrentanovemilioni), da finanziare come segue:
a) per Lire 138.000.000 (prezzo d'acquisto), da imputare sul capitolo di spesa n. 518 del bilancio preventivo della Regione per l'anno 1975 ("Spese per la costruzione, sistemazione ed adattamento di edifici per la Pubblica Istruzione"), che presenta la necessaria disponibilità;
b) per Lire 1.000.000 (spesa presunta per la stipulazione dell'atto di compravendita), da imputare sul capitolo di spesa n. 203 del precitato bilancio preventivo della Regione per l'anno 1975 ("Spese notarili, perizie, liti, atti legali ecc.) che presenta la necessaria disponibilità;
3°) di delegare alla Giunta regionale l'adozione di ogni successivo provvedimento di esecuzione per addivenire alla stipulazione dell'atto notarile di compravendita dell'immobile di cui si tratta, e, in particolare, per la designazione del Notaio rogante, per la liquidazione delle relative spese, nonché per gli eventuali, ulteriori accertamenti circa la consistenza e l'intestazione catastale dell'immobile da acquisire.
