Oggetto del Consiglio n. 232 del 30 giugno 1975 - Verbale
OGGETTO N. 232/75 - SOLUZIONE DEL PROBLEMA CONCERNENTE L'APPLICAZIONE IN VALLE D'AOSTA DELLE NORME DI CUI AL 3° E AL 4° COMMA DELLA LEGGE STATALE 30 LUGLIO 1973, N. 477, E DEFINIZIONE DEI DISTRETTI SCOLASTICI. (Approvazione di mozione)
Mozione
Il Consiglio Regionale
Visto l'art. 19 della legge 30 luglio 1973, n. 477, che prevede l'emanazione di apposito decreto delegato per la Valle d'Aosta;
Tenuto conto che il Governo dovrebbe ricevere la delega dal Parlamento in tempi relativamente brevi;
Ribadita la validità delle proposte fatte dal Consiglio Regionale in data 26 settembre 1974, concernente una bozza di decreto delegato;
Considerato che l'emanazione del decreto speciale per la Valle d'Aosta, aderente alla proposta approvata dal Consiglio Regionale, può correttamente consentire il funzionamento degli organi collegiali (vedi questione dei consigli "aperti");
delibera
di impegnare la Giunta:
1) a promuovere tutte quelle iniziative per una rapida soluzione di quanto previsto dall'art. 19, 3° e 4° comma, della legge 30 luglio 1973, n. 477;
2) a definire, dopo ampia consultazione di tutti gli Enti locali, le forze sociali e sindacali, i distretti scolastici da istituire in Valle d'Aosta.
Aosta, lì 15 maggio 1975
F.ti: G. Chanu - Dujany - Benzo - Franco Chincheré - Giulio Dolchi - F. Lustrissy
Jorrioz (IND.) - Se i firmatari vogliono illustrare la mozione... la parola al Consigliere Chincheré.
Chincheré (P.C.I.) - Innanzitutto ci preme far rilevare il fatto che questa mozione è stata depositata alla Presidenza del Consiglio in data 15 maggio 1975, il che, se non vado errato, vuol dire che ha fatto qualcosa come 45 giorni di anticamera. Indubbiamente 45 giorni di anticamera sono tanti, direi che sono troppi. Molte volte corrono il rischio di togliere senso e spessore politico ad un'iniziativa consiliare e, pertanto, vorrei far notare questo fatto all'attuale maggioranza e chiedere una maggiore disponibilità e un maggiore rispetto delle esigenze dei singoli Consiglieri e dei vari Gruppi consiliari, in modo che i lavori proseguano con una maggiore celerità, il che vuol dire maggiore utilità per la soluzione dei problemi che ha la nostra Regione.
Fatto questo, vorrei altresì ringraziare i Democratici Popolari che si sono dichiarati, hanno dato la loro adesione a questa nostra iniziativa consiliare. Vorrei altresì dire che non vorremmo limitarci a fare un dibattito sul problema dei decreti delegati per la Valle d'Aosta, anche perché questo dibattito è già avvenuto ampiamente all'incirca i primi, gli ultimi mesi del 1974 e la posizione del Gruppo Comunista, come la posizione di altri Gruppi consiliari, su questo argomento era molto chiara, come era molto chiaro che l'attuale maggioranza ha votato contro un ordine del giorno sul problema durante la discussione del bilancio, gli stessi Gruppi che altre volte avevano votato a favore di quella bozza di decreto delegato.
Vorremmo approfittare del problema per fare un dibattito generale sulla scuola e perché la scuola è all'ordine del giorno - non solo in Valle d'Aosta, direi addirittura in Europa, ma occupiamoci per il momento soltanto del nostro Paese - e perché pensiamo corretto ed utile un dibattito generale sulla scuola affinché tutti i Gruppi consiliari e tutti i Partiti che sono rappresentati in quest'aula abbiano la possibilità di esprimersi in modo inequivocabile sulle loro proposte, sui problemi più generali della scuola che noi riassumiamo parlando di riforma della scuola.
Tra i fenomeni principali che caratterizzano oggi la scuola italiana il dato più appariscente, e tralascio le cause, è la sua trasformazione da scuola di élite a scuola di massa. Parallelamente, però, non è mutato il quadro qualitativo, permangono forti le barriere di classe, sempre più vacillanti sono le strutture materiali, gli ordinamenti e gli indirizzi culturali, e la capacità di funzionamento stessa della scuola. Le esigenze degli studenti, degli insegnanti, l'entrata in campo del movimento operaio su questo terreno pongono problemi nuovi e difficili, ai quali le forze politiche democratiche devono dare delle risposte a tutti i livelli, a livello nazionale, a livello regionale. Parallelamente allo sviluppo sociale, un peso sempre più forte vanno acquistando i problemi della formazione culturale e dello sviluppo tecnologico.
Questo quadro, seppur sommario, fa emergere come inadeguata, sul punto di crollare - e la Valle d'Aosta non fa eccezione - tutta la nostra struttura scolastica. Per questo oggi nel nostro Paese sul problema della scuola si combatte una battaglia politica ideale e culturale di portata decisiva, non solo per la nostra scuola in senso stretto ma, più in generale, per la democrazia. All'inizio degli anni Sessanta, alle origini del Centro Sinistra, ricordo con un senso di ironia i programmatori del cosiddetto "capitalismo razionale", ricordiamo tutti le sparate del buon La Malfa sull'argomento che prevedevano che, dopo 10 o 15 anni, l'espansione dell'industria avrebbe potuto avere un limite nella carenza dei diplomati e laureati. Oggi si denuncia esattamente il fenomeno opposto: la nostra struttura economica non è in grado di assorbire né laureati, né diplomati e, faccio venia, perché le do per conosciute le allucinanti cifre di disoccupati e di sotto occupati per quanto riguarda i laureati e diplomati. Tra il 1961 e il 1971 gli alunni della scuola dell'obbligo sono passati da 5.900.000 a 7.100.000, più 20%. Nello stesso periodo gli studenti delle medie superiori - era nel frattempo passata la riforma della scuola media unica e obbligatoria - sono passati da 820.000 a 1.660.000, cioè hanno semplicemente raddoppiato gli utenti e gli universitari sono passati da 200.000 a 560.000, più 170%.
In questo quadro si inserisce oggi anche il problema del numero degli insegnanti che, considerando tutte le scuole di ogni ordine e grado, sono oltre 600 mila; sono dati vecchi, secondo il Ministro Misasi, gli insegnanti sono oggi 750 mila.
In Valle d'Aosta il fenomeno, tenuto conto delle diversità strutturali della nostra Regione, non presenta rilevanti differenze di andamento. La frequenza nel 1961-1971, in quel decennio, ha dato i seguenti incrementi: scuola elementare -4%, segno questo che il tetto della frequenza era già stato toccato negli anni precedenti, cosa che invece non si ha nel dato nazionale; questo va a tutto nostro onore, soprattutto perché il dato nazionale era caratterizzato oltretutto da una bassa scolarità nel sud del nostro Paese. Scuola media inferiore: sono sempre dati regionali, più 25%, dato che rispecchia abbastanza quello nazionale sopracitato. Scuola media superiore: più 81%, dato simile a quello nazionale; come si vede, quindi il problema della scuola di massa in Valle d'Aosta non si presenta molto diverso da quello nazionale.
Su questo fenomeno vi sono posizioni diverse che vanno da chi teorizza la distruzione della scuola a chi propone il numero chiuso, a chi chiede l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Tutte queste posizioni sono, secondo noi, posizioni politicamente errate che vanno, quindi, profondamente combattute e altrettanto grave è la posizione di chi sostiene che nella scuola italiana assolutamente non va cambiato niente. Queste posizioni hanno un comune denominatore profondamente reazionario e conservatore, tutte quante, infatti, tendono a togliere ai lavoratori un diritto conquistato con dure lotte: il diritto alla cultura inteso non solo come diritto allo studio, ma anche come diritto a tutta una formazione culturale permanente. Direi che in questo senso l'esperienza delle 150 ore in Valle d'Aosta dovrebbe essere più giustamente valutata e valorizzata.
Sarà poi compito delle forze democratiche fare in modo che i metodi e i contenuti di questa formazione culturale siano il più possibile aderenti alle necessità dei lavoratori. L'estendersi dei processi di istruzione e della massa dei giovani in possesso di un elevato grado di cultura potranno contrastare la dequalificazione della scuola e qualificarla in modo nuovo nella misura in cui i lavoratori riusciranno a strappare l'educazione all'influenza della classe dominante. Per questa via la scuola può giungere ad assolvere, nel nostro Paese e nella nostra Regione, una funzione propulsiva di spinta al rinnovamento delle strutture economiche e sociali.
Detto questo, tuttavia, bisogna ancora rilevare che il quadro della scuola di massa in Italia è caratterizzato da mali e ritardi gravissimi, molto grave è la situazione della scuola materna. In Valle, come vedremo poi, la situazione, rispetto a quella nazionale, presenta aspetti positivi e negativi. La maggioranza delle scuole materne in Italia sono private. Inoltre, il loro numero tra scuole private e pubbliche è assolutamente insufficiente. I bambini che riescono a frequentare le scuole materne sono circa la metà degli aventi diritto, ciò vuol dire che ogni anno un milione di bambini non trova una scuola materna e, ovviamente, di questo milione di esclusi il 60% appartengono al Mezzogiorno. Questo fatto è assai grave se si tiene conto dell'importanza che la scuola materna ha come servizio sociale per i lavoratori, come stadio preparatorio alla scuola dell'obbligo e come primo gradino alla formazione sociale del fanciullo. È inutile dire che i colpiti da questa selezione sono proprio i figli dei contadini e degli operai, degli abitanti delle zone popolari, delle grandi città, degli abitanti dei Comuni di montagna. Saranno essi le future sicure vittime della scuola dell'obbligo, cioè i cosiddetti "disadattati" o "alunni delle classi differenziate".
Per quel che riguarda la Valle d'Aosta, la situazione si sta muovendo in senso positivo, specie relativamente al Comune di Aosta, e se si raffronta alla situazione nazionale. In Valle il fabbisogno di scuole materne, pur con alcune carenze, è soddisfacente. L'aspetto carente - e qui vogliamo sottolinearlo due volte perché è un aspetto per noi fondamentale - è invece quello della gestione ed è un'impostazione pedagogica. Una recente indagine sulle scuole materne italiane mette in risalto come la nostra Regione sia una delle più arretrate d'Italia per quel che riguarda la gestione. Su questo problema è necessario intervenire con urgenza, in quanto solo una gestione sociale, democratica e articolata può assicurare una scuola materna realmente rispondente alle necessità educative. E direi che è fin troppo facile ricordare qui che la... di decreto per la Valle d'Aosta preveda che anche le scuole materne venissero inserite nei distretti scolastici che sono indubbiamente un passo, non sufficiente, ma il primo passo per la gestione sociale e democratica della scuola. Diversamente, se ciò non si verifica, la scuola materna è solo un luogo di parcheggio con i genitori impegnati dal lavoro o da altre incombenze depositano - e mi passerete il termine - i loro bambini.
La scuola dell'obbligo è quella in cui più gravi sono i mali. Secondo un recente studio - e cito statisticamente, è un centro studi dell'IRI - solo il 64% degli studenti che si iscrivono alla prima elementare completa la scuola dell'obbligo; del restante 36% il 10% non arriva neppure a completare le elementari, il 20% si ferma alla licenza elementare e il 6% si iscrive alla scuola media ma non la completa. Il dato è assai più grave nel Mezzogiorno, dove soltanto il 41% arriva a conseguire la terza media; nonostante il forte incremento della popolazione scolastica, ancora bassissimo è il livello medio di istruzione. A tutt'oggi si calcola che gli analfabeti siano ancora due milioni e mezzo, dei quali circa 600.000 nel triangolo industriale, cioè al Nord. Sempre relativamente al 1969, si calcola che il 75% degli occupati nel settore industriale e il 97% degli occupati nel settore agricolo si trovasse con al massimo la quinta elementare. Sempre nel settore agricolo, il 7% risulta analfabeta e il 37% privo di qualsiasi titolo di studio e tralascio qui il problema complessivo che viene definito "analfabetismo".
La situazione della Valle d'Aosta in questo senso è esemplare. La selezione nelle nostre scuole è durissima, soprattutto nelle scuole elementari, ed ovviamente i colpiti sono sempre i figli degli immigrati e dei contadini e, se ha il coraggio di dire che gli immigrati e i contadini non sono cittadini valdostani, è pregato di dirlo ad alta voce. Nell'anno scolastico 1972-1973 la Valle d'Aosta ha avuto il primato nazionale come percentuale di respinti. In Valle d'Aosta la selezione è molto alta anche nelle medie inferiori; basti ricordare che nell'anno scolastico 1969-1970 - e non parlo della preistoria ma solo di qualche anno fa - nel primo anno delle scuole medie inferiori la percentuale dei respinti è stata del 20,7%. Su questo problema è urgente intervenire, ed in questo senso molto importante è il ruolo che deve giocare la scuola materna, da cui l'insistenza dei Comunisti su questo argomento che, ripeto, reputiamo fondamentale, di cercare nella scuola materna, come stadio preparatorio e non come parcheggio, bensì come stadio preparatorio ai successivi stadi scolastici.
È evidente che l'espansione di massa della scolarità, avvenuta senza che le strutture mutassero, ha creato delle falle paurose; è necessario battersi per interventi che garantiscano, in via prioritaria, la massima frequenza dell'obbligo almeno fino alla licenza media inferiore. Ciò presuppone, insieme ad un vasto intervento sul piano edilizio - e credo che ne discuteremo fra poco a proposito di un altro punto all'ordine del giorno - l'effettiva gratuità della scuola dell'obbligo e la sua trasformazione in scuola a tempo pieno. È necessario, inoltre, adottare misure, metodi e contenuti che favoriscano lo sviluppo di tutti i bambini e il compimento dell'obbligo da parte di tutti.
Bisogna rivendicare, quindi, per la scuola dell'obbligo non un semplice sviluppo quantitativo, ma una vera e propria riforma degli ordinamenti e degli indirizzi culturali. La riforma della scuola dell'obbligo non può quindi essere che strettamente legata alla riforma della scuola media superiore, basata innanzitutto sull'istituzione - non mi viene altro termine, anche se un po' infelice - di un biennio unitario e di un successivo triennio e diventi parte integrante di una scuola dell'obbligo prolungata almeno fino al sedicesimo anno di età.
Il problema edilizio nella scuola si manifesta principalmente nel sovraffollamento, nella mancanza di locali e strutture idonee per lo svolgimento dei corsi, fenomeno questo a cui non è estranea nemmeno la Valle d'Aosta e, vedremo, anche se non è drammatica come in altre zone, in altre città del nostro Paese, non è esente nemmeno la nostra Regione da questo fenomeno, e vedremo dopo alcuni dati. Si calcola che le carenze in Italia nel 1971 ammontassero a circa 4 milioni e 320 mila posti letto... posti alunno, pardon, la mozione sulla sanità mi ha traviato. Tanto per cambiare, il più colpito è il Mezzogiorno, insieme alle zone montane e alle zone depresse.
Rammento, anche se è una cosa conosciutissima, che nel fiorente Comune di Aosta, alla Frazione Arpuilles-Excenex - per non parlare di Signayes e di altri Comuni della nostra Regione - esistono ancora le pluriclassi, fenomeno semplicemente scandaloso perché significa, di fatto, impedire a quei bambini una possibilità di sviluppo scolastico normale; perché, ovviamente, se ho tre classi, dedico alle singole classi un terzo del tempo che normalmente dovrebbe essere loro dedicato. In Valle d'Aosta la situazione è migliore rispetto alla media italiana, ma presenta vari scompensi ed è lungi dall'essere soddisfacente.
Nelle scuole materne comunali, ad esempio, ben 14 - e cito soltanto dati di Aosta - sono le scuole, su un totale di 32, che sono situate in sedi provvisorie, spesso ricavate da negozi o garage adattati e, quindi, senza quelle sicurezze di igiene che una scuola materna dovrebbe avere e senza quella sicurezza didattica che una scuola materna concepita in un certo modo deve avere.
Per quanto riguarda gli altri tipi di scuola, se è vero che non abbiamo in Valle d'Aosta doppi turni, è vero anche che le strutture edilizie e le strutture didattiche sono spesso molto carenti e basti citare: aule di esercitazione, palestre e biblioteche mancanti, e sono tutte cose che devono far parte integrante di una scuola e, quando mancano, bisogna cercare, attraverso una programmazione edilizia scolastica, di ovviare a questi inconvenienti.
La risoluzione del problema edilizio sia a livello nazionale che a livello regionale può essere un punto importante per innescare, sia pure in parte, un diverso meccanismo di sviluppo economico. In questo senso, mutare il meccanismo nei confronti della scuola vuol dire sviluppare l'edilizia scolastica vista prima come sviluppo produttivo dei bisogni collettivi.
Se quelli di cui abbiamo parlato finora sono gli aspetti più macroscopici delle carenze strutturali della scuola italiana, vi sono altri problemi sempre importanti che meritano di essere esaminati. Vogliamo parlare dei 700.000 lavoratori, di cui una percentuale esiste anche, per fortuna, nella nostra Regione che a costo di grandi sacrifici frequentano le scuole serali, degli studenti che frequentano i corsi diurni e che anch'essi lavorano. Vi è poi il problema del costo dei libri, il problema dei trasporti, il problema dei pendolari, il problema delle mense.
Risolvere questi problemi significa anche cercare di andare incontro alle necessità dei lavoratori in Valle. È stato risolto il problema dei libri, in parte quello delle mense, ma grave resta ancora la situazione dei trasporti, con grave disagio soprattutto per gli studenti pendolari, il cui numero, in Valle d'Aosta, è alto e ammonta a circa 600 unità, il che significa, in percentuale, il 30% degli studenti frequentanti le scuole di Aosta, che vengono preparati nelle scuole di Aosta.
La crisi che investe oggi la scuola non è solo crisi di struttura; forse per risolvere queste basterebbe La Malfa. È chiaramene qualcosa di più profondo: è crisi di ordinamenti, di metodi, di contenuti, di gestione, è crisi ideale politica, è crisi sociale. La causa di questo fenomeno, venuto fuori con evidenza a seguito delle grandi lotte operaie studentesche degli anni passati, sta nella contraddizione tra l'aprire la scuola in qualche modo, da un lato, e l'incapacità di orientare quest'apertura, dall'altro, per paura di perderne in controllo, il tutto finisce con lo svuotare e frenare qualsiasi tipo di sviluppo positivo che riesce a manifestarsi dalla scuola.
La battaglia dei movimenti studenteschi contro l'autoritarismo, per l'assemblea aperta, per nuovi contenuti culturali, per il monte ore, per nuove forme di democrazia nella scuola, per un diverso tipo di gestione, per una diversa organizzazione dello studio e contro metodi e contenuti arcaici e falsi potevano dare un nuovo impulso e sviluppo alla scuola,
ma questa battaglia civile ha trovato davanti a sé Governi e Amministrazione sordi e incapaci che molto hanno tolto del valore positivo, del contenuto in queste spinte. Queste battaglie vanno oggi riprese, riviste criticamente, certo, e riempite di contenuti nuovi, se siamo capaci a farlo, adeguati alle esigenze ideali della società. In particolare, deve essere ripresa la battaglia per la conquista dell'Antifascismo nella scuola. La presenza di una componente fascista nel tessuto della nostra società, tenuta in evidenza, macroscopica, negli ultimi tempi sia in occasione di elezioni o di clamorose convergenze politiche, che per i bestiali atti di terrorismo e di teppismo, dimostra che vi sono colpe anche riportabili alla scuola, ai contenuti dell'insegnamento, ancora spesso caratterizzati da una concezione individualistica e disimpegnata neutrale del sapere, propria di una società autoritaria e antidemocratica. I valori della Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza, quando non sono stati ignorati del tutto sono stati deformati, paralizzati e mortificati, insufficiente è stato l'approfondimento a livello culturale delle ragioni ideali dell'Antifascismo. Tali ragioni ideali devono, invece, diventare elemento unificante per una scuola rinnovata.
Nella nostra Regione i valori della Resistenza si uniscono a quelli dell'autonomia, che non deve significare solo l'impegno per ottenere un vasto decentramento amministrativo, ma anche il motivo di lotta ideale perché la scuola riesca ad acquisire il particolare patrimonio culturale della nostra Regione, sempre che non si confonda autonomia con provincialismo e Statuto speciale con l'esercizio di piccoli poteri di gruppo o di famiglia.
Se questo è il quadro, o, perlomeno questo è il giudizio che noi diamo della situazione scolastica nazionale e regionale, dobbiamo tenerne conto quando facciamo delle proposte sul problema della riforma della scuola in Valle d'Aosta.
Partendo anche qui da alcuni dati storici, l'illusione riformista del Centro-Sinistra si è risolta in stanziamenti crescenti che, però, hanno urtato contro una realtà sorda, burocratica e autoritaria. I crescenti investimenti sono così risolti in uno spreco. In effetti, nessuna riforma della scuola media superiore potrà mai essere affrontata ove non si vadano ad affrontare, in un modo radicale, i temi scottanti del rapporto fra cultura e professione, del diritto allo studio, di un nuovo modo di gestire la scuola, di un modo nuovo di costruire edifici scolastici.
In opposizione agli schemi autoritari, bisogna perciò predisporre uno strumento estremamente mobile, aperto alle sperimentazioni e, per quanto riguarda i risultati, è necessario che la sperimentazione sia continuamente verificata e confrontata. L'unità culturale in questo modo non andrà frantumata ma, anzi, essa verrà conquistata per gradi.
Sul piano della gestione si deve arrivare ad un'effettiva gestione sociale, da non confondere con le pericolose proposte di gestione autonoma che, di fatto, sono corporative. Importante, in questo senso, deve essere il ruolo delle Regioni e degli Enti locali.
Le Regioni possono e devono, a nostro avviso, diventare promotrici e realizzatrici di tutta una serie di adempimenti che lo stato ha disatteso, ed essere in tal modo promotrici di un processo di riforma della scuola dal basso. Attraverso questo processo si potrà provvedere ad una programmazione territoriale e, di conseguenza, ad una ristrutturazione edilizia e, ove necessario, alla costruzione di nuovi complessi scolastici. Si potrà così consentire l'unità del processo formativo, nelle sue specificazioni opzionali, senza preclusioni ed isolamenti. Si potrà garantire lo spazio per le attività di laboratorio, per le attività promosse da studenti, per l'ingresso della comunità, nelle sue varie articolazioni, nella scuola. Si potrà programmare una politica di intervento per il diritto allo studio a sostegno delle classi più disagiate. Si potrà, altresì, creare un sistema di raccordo tra formazione scolastica e impegno nel lavoro.
La Regione, con il concorso dei sindacati, potrà e dovrà istituire a tal fine corsi di varia durata che potranno anche essere molto brevi nella misura in cui la precedente formazione scolastica sia stata nutrita di fondamenti scientifici e di esperienze tecnologiche. Si potranno così ricavare le linee di una riforma che investa tutto l'ordinamento e la gestione della scuola, il diritto allo studio, il rinnovamento dei contenuti culturali e della formazione professionale, nel quadro di una riforma culturale e di una diversa linea di sviluppo della produzione e dei consumi. Questo tipo di ordinamento ha il suo punto principale in un innalzamento generale del livello formativo di base, attraverso l'estensione dell'obbligo scolastico a tutto il primo biennio e, in secondo luogo, attraverso un programma culturale di discipline comuni a tutti gli studenti, particolarmente nutrito nell'asse storico, scientifico, tecnologico. Questo taglio unitario si contrappone decisamente all'attuale frantumazione di indirizzi separati e di scuole diverse per rango e per dignità.
Nuovi criteri di valutazione potranno aversi solo attraverso un nuovo rapporto fra insegnanti e studenti, dove la valutazione finale non sia data da un giudizio individuale e capriccioso o, perlomeno, alcune volte, molte volte, troppe volte, capriccioso, e non sia soprattutto l'esito di una serie saltuaria di interrogazioni. I metodi nuovi potranno fare riferimento a tutte quelle esperienze che già da tempo vanno prendendo piede e, specie nelle nostre università, attraverso un metodo di lavoro di tipo seminariale e di tipo collettivo.
Come abbiamo già visto, è possibile, partendo dai poteri attribuiti alle Regioni, riuscire ad avviare un processo di riforma della scuola nel suo complesso. È evidente che un tale processo può e deve essere avviato anche in Valle d'Aosta. Il nostro obiettivo di fondo deve essere quello dell'avvio di un processo di riforme della scuola nel suo complesso, non vogliamo in Valle d'Aosta scuole di serie A e scuole di serie B.
Partendo dalla scuola materna, attraverso una gestione sociale e il compimento delle opere edilizie, alla scuola dell'obbligo, attraverso l'attuazione del tempo pieno, di una gestione democratica, l'estensione delle 150 ore e il prolungamento dell'obbligo al biennio unitario superiore. In questo quadro va inserita la scuola media superiore.
Il nostro obiettivo deve essere quello di una scuola media superiore unica ma è evidente che a questo livello si potrà arrivare solo per gradi, anche se l'affermazione "solo per gradi" non vuol dire all'infinito, ma deve essere una cosa seriamente programmata, con tempi e scadenze ben prestabiliti.
Per avviare un processo di questo genere, è innanzitutto necessario che esso non sia calato dall'alto. Per questo è importante arrivare ad un'opera di sensibilizzazione a livello di tutta la popolazione valdostana. È necessario, inoltre, che il processo sia capito e non crei traumi specie tra i principali interessati, cioè gli insegnanti e gli studenti. Per questo processo di sensibilizzazione è necessario chiamare alla partecipazione e al dibattito tutte le forze sociali e le loro organizzazioni, i Consigli comunali, le Comunità montane, i Consigli sindacali di zona, i Consigli di fabbrica, i centri culturali e i distretti scolastici, speriamo di prossima istituzione, i Consigli di istituto, le organizzazioni giovanili e studentesche e, per riassumere, tutto il tessuto democratico che vive nella nostra Regione. Procedendo su questa linea si dovrebbe riuscire ad arrivare ad una scuola superiore che veda anche nelle sue ramificazioni post-biennio un asse culturale abbastanza omogeneo.
Per quel che riguarda il problema professionale, la Regione potrebbe istituire dei corsi di specializzazione di varia durata, successivi al biennio e al triennio, corsi corrispondenti alle necessità occupazionali reali, relative allo sviluppo che la Valle d'Aosta si sceglie. Tali corsi non dovranno essere fissi, altrimenti creerebbero dopo poco tempo dei disoccupati. Per coloro che frequenteranno questi corsi dovrà essere anche salvaguardato il livello qualitativo e la possibilità di rientro nel corso quinquennale.
A questo proposito, saranno molto importanti i tipi di indirizzi programmatici che verranno scelti per lo sviluppo economico della nostra Regione, condizione senza la quale un discorso serio sulla scuola corre il rischio di non poter essere oggettivamente svolto. È dunque in questo quadro che la costituzione degli organi collegiali di governo della scuola rappresenta una grande occasione per avviare un processo di effettivo sviluppo di democrazia nella scuola, e per estendere l'area della vita democratica del Paese e della nostra Regione e, nello stesso tempo, per sollecitare con fatti concreti, con concrete esperienze di rinnovamento e per strappare, a livello delle Assemblee elettive a livello nazionale e regionale, provvedimenti di riforma e di sviluppo programmato e antifascista della scuola.
Si tratta, anche in questo senso, di contribuire al necessario ripensamento e aggiornamento dei discorsi fin qui fatti sulla riforma della scuola, ripensamento e rilancio di cui sentiamo acutamente il bisogno nell'attuale momento di crisi dello sviluppo economico nazionale. In questo momento si presenta, infatti, concretamente il pericolo di un'emarginazione dei problemi della scuola in nome delle difficoltà dell'economia, da una parte, e dell'improduttività della spesa della scuola dall'altra. A questo pericolo dobbiamo reagire dando risposte giuste e non restrittive e regressive alla questione, ormai evidente, dell'insostenibilità di una politica che abbandoni alla spontaneità lo sviluppo del processo di scolarizzazione e della scuola di massa fino all'università. Si tratta di opporsi ad una concezione formale della democrazia che riduca la creazione e la vita di nuovi organismi collegiali ad una semplice parvenza di autogoverno, ad una sorta di gioco prima elettorale e poi assembleare. Si tratta di far passare una concezione sostanziale e costruttiva della democrazia, che rivendichi agli organi di governo democratico della scuola poteri reali, che miri a farne scaturire, attraverso un ordinato e positivo confronto, contributi effettivi al rinnovamento della scuola.
Si tratta, allora, di riaffermare come i decreti delegati debbano in concreto rappresentare un punto di appoggio per invertire la tendenza alla disgregazione della scuola pubblica. Dobbiamo cioè combattere il rischio di dare vita a una sovrastruttura impotente e caotica. Non c'è certamente bisogno di sottolineare la grande distanza che rimane tra la soluzione data nei decreti delegati al problema di una nuova forma di governo della scuola e gli obiettivi di piena democratizzazione della vita scolastica nella direzione di una gestione sociale avanzata, base di ogni rinnovamento.
Vogliamo al contrario insistere sul modo in cui ci si deve battere per superare questi limiti, per superarli attraverso apposite misure di carattere legislativo, per superarli, di fatto, attraverso un ampio dibattito e un'ampia mobilitazione di tutte quelle forze interessate al presente e al futuro della nostra scuola.
In questo quadro noi concepiamo l'emissione della bozza di decreto delegato per la Valle d'Aosta sulla quale, a meno che non ci siano interventi particolari, abbiamo già detto tutto a suo tempo; comunque, anche sul problema specifico dei decreti delegati siamo disposti ad avere un confronto con tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio.
Jorrioz (IND.) - Io non vorrei, per spirito di polemica, dire al Consigliere Chincheré che la mozione è stata presentata il giorno 15 di maggio, però è stata portata già per il Consiglio del 28, poi il Consiglio stesso l'ha rinviata. Altri Consiglieri vogliono prendere la parola sulla mozione? Nessuno prende la parola? La parola all'Assessore Viglino.
Viglino M. Ida (R.V.) - Certamente la relazione del Consigliere Chincheré è stata molto esauriente, però avrei desiderato che il Consigliere Chincheré e i firmatari di questa mozione si fossero espressi in un altro modo, chiedendo che in Consiglio venga esaminata e dibattuta tutta la questione scolastica. La mozione delibera di impegnare la Giunta: "1°) a promuovere tutte quelle iniziative per una rapida soluzione di quanto previsto dall'art. 19, terzo e quarto comma, della legge 30 luglio 1973, n. 477; 2°) a definire, dopo ampia consultazione di tutti gli Enti locali, le forze sociali e sindacali, i distretti scolastici da istituire in Valle d'Aosta".
Ora, noi siamo d'accordo sul contenuto della parte deliberativa della mozione. Posso dire a questo proposito che finalmente è stata perfezionata la legge che riguarda il terzo comma, cioè che delega al Governo l'emanazione del decreto delegato per la Valle d'Aosta. Questa legge è del 19 maggio 1975, n. 167, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 9 giugno 1975, sarà senz'altro in vigore, è entrata in vigore il 24 giugno 1975 e questa legge proroga al 31 ottobre 1975 il termine di cui all'articolo 1 della legge 30 luglio 1973, n. 477. Non ho quindi nulla in contrario a incominciare e prendere i contatti con gli organi competenti del Ministero per dare atto al decreto delegato della Valle d'Aosta, però non penso che questa sera sia la sede di una discussione generale sulla riforma scolastica in Valle d'Aosta. Tutto quanto ha detto il Consigliere Chincheré è, come l'ho già premesso, uno studio accurato delle questioni gravi che da anni sono nella scuola italiana, e io penso che se questo discorso fosse stato portato in Consiglio qualche anno prima, forse non ci troveremmo in una situazione così disperata, non fosse altro che per l'edilizia scolastica. Io non voglio... come dire? aprire la discussione su quell'argomento perché penso che il Consiglio potrebbe dedicare un'intera seduta a discutere sulla scuola in Valle d'Aosta e, quindi, mi limiterò a rispondere al deliberato della mozione che è stata presentata.
Jorrioz (IND.) - Altri Consiglieri prendono la parola? Più nessuno? La parola al Consigliere Lanivi.
Lanivi (D.P.) - Due sole parole centrate sul tema della mozione.
La mozione chiede due cose: la prima, l'emanazione del decreto delegato e su questo credo siamo tutti d'accordo. Si tratta di un fatto che ha visto il Governo inadempiente, con un ritardo inspiegabile e, per certi aspetti, non giustificabile: la Valle d'Aosta, a differenza di tutto il resto del territorio nazionale, è stata lasciata, direi, priva del decreto delegato previsto dalla legge n. 477. Il Governo non ha soddisfatto ad un preciso impegno che il Parlamento gli aveva assegnato. Ancora nell'ottobre del 1974 (nei primi giorni dell'ottobre 1974), alla vigilia dell'ultima crisi di governo, il Ministro Malfatti aveva fatto alla delegazione valdostana delle precise assicurazioni che poi non ha mantenuto. E ancora a quel tempo, parlo dei primi giorni di ottobre 1974, la legge delega di proroga della scadenza dal 30 maggio 1974 inizialmente al 30 giugno 1975 era già approvata dalla Commissione del Senato e dal Senato e pareva che nel giro di qualche settimana potesse essere approvata anche dalla Commissione della Camera e dalla Camera e diventare già qualche mese fa operante. In effetti, anche la scadenza di giugno, che ci era stata garantita, a quanto abbiamo sentito, è ancora slittata alla fine di ottobre del 1975.
Comunque, va bene che finalmente il Parlamento abbia approvato questa legge di proroga della delega e quello che ci importa in questo momento è il contenuto del decreto. Il Consiglio regionale sulla bozza di decreto, almeno sulle proposte della Regione, si era già pronunciato e aveva espresso parere positivo, con pochissime riserve e voti contrari. Quello che questa mozione vuole risottolineare è la validità di quella proposta e, come tale, e nei contenuti e nella sua logica, deve essere approvata dal Governo; tra l'altro, tengo a ricordare che questa proposta era già stata frutto di un dibattito e di un confronto a livello tecnico tra rappresentanti regionali e del Ministero della Pubblica Istruzione e che, in linea di massima, tranne due punti non fondamentali per la Valle d'Aosta, aveva ottenuto una visione di massima da parte degli organi anche centrali.
Quello che, secondo noi, secondo i presentatori di questa mozione, il Consiglio votando la stessa intende ribadire quindi è la validità di quella proposta e l'urgenza per la Valle d'Aosta che sia approvata nei tempi più ristretti possibili.
Sul secondo punto, per quanto riguarda le proposte, o almeno le direttive per l'istituzione dei distretti scolastici, del Consiglio scolastico regionale, diciamo che la bozza stessa contiene le direttrici per risolvere questo problema; d'altra parte, data la particolarità della Valle d'Aosta, è importante per la gestione della scuola che questi organi vengano istituiti tenendo conto delle particolarità della nostra Regione.
Ecco, questo era il poco che avevo da dire. Sono parzialmente d'accordo con l'Assessore, nel senso che un discorso ampio sulla scuola dovrebbe e potrebbe essere oggetto di una trattazione particolare. Direi che la relazione del Consigliere Chincheré potrebbe comunque avere un suo valore proprio a premessa di una discussione che coinvolga l'intero Consiglio regionale.
Jorrioz (IND.) - La parola all'Assessore Viglino.
Viglino M. Ida (R.V.) - Dunque, quando ho dichiarato che la Giunta era d'accordo di proporre la votazione di questa mozione, evidentemente voleva dire prendere dei contatti a Roma in modo che finalmente venisse emanato un decreto delegato per la Valle d'Aosta, senza il quale non si può parlare di questione scolastica in Valle d'Aosta.
Per quanto riguarda il secondo punto, l'ha giustamente richiamato il Consigliere Lanivi, l'articolo 9 della bozza del decreto delegato riguarda esplicitamente la questione dei distretti scolastici, perché è indispensabile che ci sia il decreto delegato per la Valle d'Aosta, in quanto i distretti scolastici, per le altre Regioni d'Italia, non si possono assolutamente applicare nella nostra zona, perché pongono come limite un minimo di 100 mila abitanti per creare un distretto scolastico, e impongono anche che nel distretto scolastico ci sia la presenza di tutte le scuole di ogni ordine e grado e, in Valle d'Aosta, questo vorrebbe dire avere un unico e solo distretto scolastico.
Io so che c'è già stata una riunione prima della mia presenza all'Assessorato della Pubblica Istruzione con tutte le forze sindacali e sociali a proposito dei distretti scolastici; riprenderemo senz'altro la discussione per addivenire ad un risultato su questo punto che non può essere la soluzione data per le Regioni che sono in Italia.
Jorrioz (IND.) - La parola al Consigliere Dujany.
Dujany (D.P.) - Solo una puntualizzazione per quanto riguarda il primo punto.
Il Parlamento ha prorogato la delega al Ministro o, meglio, al Governo per l'adozione del decreto delegato. La sua scadenza è fissata per il 30 ottobre e i tempi corrono più presto di quello che ognuno di noi crede.
L'esperienza ci insegna che, malgrado tutte le assicurazioni, anche le leggi possono non essere osservate, e il contenuto del decreto... la legge che dà competenza al Ministro di emettere decreti... è già avvenuto per quanto riguarda la soluzione di problemi interessanti alcune categorie scolastiche. Il contenuto del decreto aveva due aspetti: uno, la sistemazione di determinate categorie di personale insegnante; l'altro, il decreto delegato della Valle d'Aosta. Il primo ha già trovato la sua attuazione da parte del Ministro della Pubblica Istruzione; il secondo deve ancora trovare la sua attuazione. La preghiera, l'invito quindi è di sollecitamente prendere contatti affinché l'emissione di questo atto avvenga nei tempi più rapidi possibili e nei modi con cui è stato deliberato dal Consiglio regionale.
Jorrioz (IND.) - Altri Consiglieri vogliono prendere la parola? La parola al Consigliere Chincheré.
Chincheré (P.C.I.) - L'intervento abbastanza limitato, direi di ordinaria amministrazione dell'Assessore, che presumo parlasse non dico a nome della maggioranza, ma perlomeno a nome della Giunta, non mi consente di fare interventi di grande rilievo, però alcune cose bisogna pur dirle.
Sembrava quasi che il mio intervento fosse, tra virgolette, "a sproposito", nel senso che, secondo l'Assessore, mi è sembrato dovesse centrarsi sull'aspetto deliberativo della mozione, cioè sul decreto delegato per la Valle d'Aosta e, in realtà, mi sono permesso di parlare della scuola.
Mi sia consentito di dire che non c'è nessuna contraddizione, perché? Perché i casi sono due: o noi concepiamo i decreti delegati per gestire questa scuola, e allora diventa una sovrastruttura burocratica che mi auguro non venga messa in piedi, oppure sono il primo passo per recuperare le spinte di massa, che stavano dietro la riforma della scuola, e partire da questo punto concreto per avviare la riforma della scuola in Valle d'Aosta. Pertanto, il termine "degli impiegati dei decreti delegati"... va beh, c'è la legge, siamo costretti ad applicarla e li applichiamo anche in Valle d'Aosta perché dal senso che si dà all'applicazione si applica in un certo modo e in un altro. Il problema oggi non è applicare i decreti per la Valle d'Aosta o non è solo quello, ma è fare la riforma della scuola in Valle d'Aosta perché sia una scuola valdostana: non valdostana nel senso provinciale, facciamo una scuola che si occupi dei problemi fino a Pont Saint Martin, punto e basta, una scuola aperta a tutte le correnti di pensiero, ma dico proprio aperta su questo mondo moderno, sull'Europa, su tutta questa grossa problematica che oggi il mondo vive, ma riesca a recuperare fino in fondo a livello culturale, a livello di gestione la realtà specifica, culturale, etnica, occupazionale, di sviluppo economico della nostra Regione. Pertanto, non si può assolutamente prescindere da un collocamento preciso nei confronti della scuola, perché altrimenti muta sostanzialmente il modo di applicazione dei decreti delegati.
In realtà la domanda che noi facciamo alla Giunta è questa e non un'altra. Ci mancherebbe altro che l'Assessore non facesse niente per il decreto delegato speciale per la Valle d'Aosta; ci mancherebbe altro, è normale amministrazione. Noi vogliamo sapere da questa maggioranza come intende usarli, quali forze politiche intende mobilitare su questo argomento e come intende... la riforma della scuola in Valle d'Aosta. Anche se in tutto questo aspetto mi sia consentito dire che sono abbastanza stralunato e scioccato; è successo l'altra mattina in Commissione, lo sono anche qui oggi in Consiglio. Noi abbiamo una maggioranza formata dalla Democrazia Cristiana che si schierò a suo tempo contro il decreto speciale per la Valle d'Aosta. Abbiamo una maggioranza che votò contro lo stesso ordine del giorno quando abbiamo discusso del bilancio. Abbiamo la stessa maggioranza che voleva in Bassa Valle il Liceo scientifico e oggi, facendo proprie le nostre posizioni, dice... vuole il biennio. Ma allora noi vogliamo sapere se questa è improvvisazione, è un fatto politicamente strumentale, perché oramai la situazione è insostenibile da questo punto di vista o se è una scelta e quali sono i termini... Pertanto, in realtà un dibattito sulla scuola in Valle d'Aosta non è rinviabile, dobbiamo assolutamente farlo e prenderci fino in fondo le nostre responsabilità.
Ripeto: non è un problema burocratico, è un problema politico e noi vogliamo sapere su questo problema politico quali sono le proposte di questa maggioranza.
Jorrioz (IND.) - La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Non ho mai avuto l'abitudine di nascondere le nostre proposte. Semplicemente per una questione di lavori del Consiglio, pregherei il Consigliere Chincheré, quando presenta e firma una mozione, di volere dire qual è l'oggetto, perché qui si parla di decreti delegati e, anche se normale amministrazione, il deliberato di detta mozione propone un certo tipo di azione da parte della Giunta per ottenere quei decreti delegati, che nell'ultimo intervento il Consigliere Chincheré dà come scontati e parla della loro applicazione.
Benissimo, faccia una mozione, proponga un'interpellanza, qualche cosa nella quale si parla dell'applicazione dei decreti delegati e noi verremo in Consiglio, probabilmente non sufficientemente preparati ma perlomeno in grado di dare una risposta alle domande.
Visto che la mozione è un tipo di strumento previsto dal Regolamento del Consiglio con il quale si pone un certo tipo di deliberato all'ordine del giorno, noi rimaniamo fermi alla mozione. Per quanto riguarda le altre questioni accennate dal Consigliere Chincheré, che meritano certamente ampia discussione, e dove io penso che ci siano anche alcune sfumature, non dico di più da sottolineare, noi, ripeto, chiediamo semplicemente che detto argomento venga tempestivamente messo all'ordine del giorno.
Non ci si deve chiedere di rispondere per traverso, facendo delle polemiche, magari sgradevoli, su un documento nel quale si richiede alla Giunta di impegnarsi, così com'è stata l'ultima raccomandazione del Consigliere Dujany di impegnarsi a ottenere tempestivamente, entro il termine del 31 ottobre 1975, l'emanazione del decreto delegato per la Valle d'Aosta, conformemente a quello che è stato il voto del Consiglio regionale adottato a larga maggioranza mi sembra nel mese di ottobre dell'anno scorso... a settembre.
Jorrioz (IND.) - Altri Consiglieri? Più nessuno prende la parola? Metto in votazione la mozione. Chi è d'accordo è pregato di alzare la mano.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 31
Il Consiglio approva all'unanimità.
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Il Consiglio approva la soprariportata mozione.
