Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 1945 del 7 marzo 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 1945/IX - Applicazione della legge che disciplina l'attività di cava nella Regione Valle d'Aosta. (Interpellanza)

Presidente - Do lettura dell'interpellanza presentata dal Consigliere Riccarand:

INTERPELLANZA

Richiamata la legge regionale 19 ottobre 1989, n. 67 che ha disciplinato l'attività di cava della Regione Valle d'Aosta;

al fine di avere un quadro definito dell'applicazione della citata legge, in particolare per quanto riguarda il regime transitorio disciplinato dal titolo IV della legge;

il sottoscritto Consigliere regionale del Gruppo Verde Alternativo

interpella

l'Assessore regionale ai Lavori Pubblici per sapere:

1) se la Giunta regionale ha provveduto a regolarizzare la situazione delle cave in atto al momento dell'entrata in vigore della legge 67/89 e nei tempi stabiliti dal comma 2 dell'art. 20 della legge;

2) quali sono le ditte o imprese che, dopo l'entrata in vigore della legge, hanno presentato domande per avviare una nuova attività di cava e quali decisioni sono state assunte dalla Giunta;

3) per quale motivo non si è provveduto a definire e concludere l'iter del Piano regionale delle attività estrattive, adottato dal Consiglio regionale nel dicembre 1989, recependo le osservazioni e le richieste di modifica avanzate dai Comuni e dai cittadini;

4) che cosa si intende fare per dare applicazione concreta alla legge regionale 67/89 che e rimasta finora ampiamente disattesa.

Presidente - Ha chiesto di illustrare l'interpellanza il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) - Lo scopo di questa interpellanza è di fare il punto sullo stato di applicazione della legge regionale 19 ottobre 1989, n. 67, che ha disciplinato l'attività di cava nella nostra Regione. In particolare, la legge 67/89 aveva previsto una disciplina transitoria nel titolo IV per quanto riguarda le cave che già erano in funzione al momento dell'entrata in vigore della legge.

Si prevedeva nella legge che tutti coloro che coltivavano una cava al momento in cui è entrata in vigore la legge, dovessero fare domanda, per proseguire l'attività, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, scadenza che era stata poi fissata nel primo maggio 1990.

Successivamente, la Giunta, ai sensi del II comma dell'art. 20, provvede in merito entro 60 giorni dal ricevimento del parere della commissione tecnica consultiva, di cui all'art. 5, ed in ogni caso entro 180 giorni dalla presentazione della domanda. Quindi entro 6 mesi dal primo maggio 1990 la Giunta doveva provvedere ad autorizzare o meno, e dicendo anche a quali condizioni, la continuazione dell'attività di cava. Non mi risulta che queste scadenze siano state rispettate e che siano stati emessi i provvedimenti autorizzativi ai sensi della legge in vigore per quanto riguarda le cave che hanno presentato domanda; sono state trentanove le ditte che hanno presentato regolare domanda per continuare l'attività entro il primo maggio 1990.

Questa è la prima domanda che poniamo nella interpellanza: quali decisioni sono state assunte dalla Giunta rispetto a queste domande.

L'altro aspetto che solleviamo nella interpellanza è quello del piano regionale delle cave, che è disciplinato da una legge del 1987, la n. 108. Si tratta di un provvedimento di legge molto discutibile, che sarebbe opportuno rivedere e che comunque ha portato all'adozione, da parte del Consiglio regionale, di una prima bozza di piano nel dicembre 1989. Questa bozza di piano è stata successivamente trasmessa ai comuni perché esprimessero i loro pareri; sono pervenuti i pareri dei comuni ed entro l'estate del 1990 si sarebbe dovuto riportare il piano cave all'esame del Consiglio per la definitiva approvazione. Anche qui è passato quasi un anno e questo piano cave è scomparso; non so se è intenzione della Giunta di revocarlo, se è intenzione di portarlo all'esame del Consiglio per completarne l'iter, se nel frattempo lo si considera in vigore e quindi utilizzabile ai fini dell'autorizzazione della legge sulle cave, comunque vorrei sapere cosa ne è di questo piano regionale dell'attività estrattiva.

L'ultima domanda riguarda più in generale l'applicazione complessiva della legge 67/89 che allo stato attuale è rimasta ampiamente disattesa.

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Si dà atto che dalle ore 10,40 presiede il Vicepresidente Stévenin.

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Presidente - Ha chiesto di parlare l'Assessore ai Lavori Pubblici Martin, ne ha facoltà.

Martin (ADP) - Vorrei partire proprio dall'ultimo punto dell'interpellanza presentata dal Consigliere Riccarand, per dire che ci sono state effettivamente delle difficoltà nell'applicazione di questa legge, però non penso che la legge sia stata completamente disattesa. Difficoltà ci sono state perché era una legge nuova, innovativa, una legge che istituiva un servizio, ma per esempio non adottava l'organico, in quanto si era rimandata l'attuazione dell'organico per questo servizio alla discussione di una futura pianta organica, che in effetti è adesso in discussione.

Quindi si è dovuto ricercare del personale all'interno dell'Assessorato, si è dovuto preparare questo personale, tant'è vero che quattro o cinque persone stanno facendo un corso didattico di otto ore settimanali; ci sono stati dei problemi per quanto riguarda gli elaborati tecnici che le imprese presentano e che non sempre sono completi proprio perché la legge è da poco che è in vigore; ci si è dovuti dotare di una commissione tecnica consultiva, di un regolamento interno che questa commissione si è data; hanno dovuto essere definiti i metodi di valutazione per applicare delle sanzioni agli inadempienti e per poter mettere dei vincoli nelle concessioni delle cave; ci sono i pareri degli enti interessati che devono essere richiesti e che naturalmente portano via del tempo, come quelli della Soprintendenza, del Servizio della tutela dell'ambiente, del Corpo delle miniere, dei comuni stessi.

Quindi c'è stata una serie di cose che hanno fatto sì che non si potessero rispettare alla lettera i tempi previsti dalla legge 67. Però dire che è completamente disapplicata la legge, mi pare che sia una esagerazione.

Venendo nello specifico alle domande del Consigliere Riccarand, vi è da dire che domani la Giunta regionale esaminerà tre progetti che sono stati presentati in commissione, che la commissione ha già valutato e che riguardano la cava di inerti in località Dailley in Comune di Morgex, la cava di pietrame in località Fressoniaz in Comune di Valpelline, la cava di inerti in località Champagne in Comune di Verrayes.

Dopo l'entrata in vigore della legge 67 sono pervenute invece le seguenti istanze relative a nuove cave:

- in data 7 maggio 1990 una richiesta per una cava di pietrame in località Gimiod in Comune di Pontey;

- in data 25 giugno 1990 una richiesta di una cava di pietrame in località Fressoniaz in Comune di Valpelline;

- in data 19 settembre una cava di lose in località Courtil in Comune di Hône e Pontboset;

- in data 27 settembre 1990 una cava di pietrame in località Clapey in Comune di Brusson;

- in data 21 febbraio 1991 una cava di inerti in località Prefleurs in Comune di Pollein.

Per le cave di Courtil e di Clapey è previsto che la Giunta adotti i relativi provvedimenti nell'adunanza di domani, perché queste istanze sono già state valutate dalla commissione tecnico consultiva.

Per quanto riguarda l'argomento più in generale, ricordo che il piano cave era stato adottato nel 1989 e che non teneva conto, perlomeno in alcuni casi, dei pareri dei comuni. La Giunta ha inteso rivedere con i comuni interessati questo piano; personalmente ho contattato tutti i comuni che avevano dato dei pareri discordanti rispetto al piano presentato in Consiglio, abbiamo discusso con i comuni di possibili varianti, siamo stati sul posto a discutere nei consigli comunali e con i tecnici interessati per spiegare esattamente il problema. Aspetto ancora un'ultima risposta da parte del Comune di Brissogne, dopo di che tutti i comuni avranno risposto nuovamente a questo piano e quindi il piano potrà essere portato in commissione e poi in Consiglio regionale.

E' nostra intenzione cercare di rispettare al massimo le richieste fatteci pervenire da parte dei comuni, che in larga misura tengono anche conto di analoghe richieste presentate da singoli cittadini che l'amministrazione comunale aveva fatto proprie.

Quindi non dovrebbe tardare di molto la presentazione di questo piano, che dovrebbe tener conto delle istanze presentate dai comuni.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

Riccarand (VA) - Sono molto perplesso rispetto a quello che ha detto l'Assessore, soprattutto rispetto a queste decisioni che la Giunta dovrebbe prendere nella giornata di domani, perché la legge dice molto chiaramente che le autorizzazioni della Giunta, sia per quanto riguarda le cave in atto, ma soprattutto per quanto riguarda le cave nuove, possono essere date soltanto in presenza di un piano regionale delle cave approvato.

Mi chiedo come è possibile che la Giunta possa deliberare delle autorizzazioni sia per cave già esistenti, ma ancora di più per nuove cave, in assenza del piano regionale delle cave. E' esplicitamente previsto dalla legge che non è possibile autorizzare delle nuove cave e formalizzare la situazione delle cave già esistenti, se non c'è il piano cave in adozione, quindi mi chiedo in base a quale tipo di interpretazione della legge può mai la Giunta regionale, nella giornata di domani, autorizzare tre cave già in atto e addirittura due cave nuove, di cui quella di Hône non è presente neanche nella bozza di piano adottata dal Consiglio regionale.

Anche se sono cave di lose rientrano nella disciplina della legge. L'unico materiale che non è compreso nella legge è il marmo e le pietre ornamentali, ma nella stessa circolare fatta a suo tempo dall'Assessorato ai Lavori Pubblici e diffusa a tutti i comuni era chiaramente indicato che le lose erano comprese all'interno della disciplina della legge. Quindi, a meno che non si tratti di cave di marmo, non possono essere oggetto di deliberazione fino a quando il piano regionale delle cave non è stato definito ed approvato dal Consiglio regionale. E' per questo che chiedevo per quale motivo questo piano non è stato definito.

Chiaramente si trattava di fare delle scelte, di recepire le indicazioni dei comuni, ma bisogna formalizzarlo; tutta la procedura prevista dalla legge è molto chiara: non è possibile nè definire la situazione delle cave esistenti, nè soprattutto provvedere all'autorizzazione di nuove cave. Addirittura il comma 4 delle disposizioni transitorie dell'art. 20 dice: "Qualora le cave in atto alla data di entrata in vigore della presente legge siano in un ambito territoriale per il quale non sia stato ancora approvato il piano regionale delle attività estrattive, l'autorizzazione è rilasciata sino alla data di approvazione del relativo piano estrattivo e può proseguire previa verifica di compatibilità e conformità alle prescrizioni del piano?. Ma non c'è possibilità di autorizzare un'attività in assenza di piano regionale delle cave; questo soprattutto per quanto riguarda le nuove cave.

Quindi sono abbastanza stupito di quello che stava dicendo adesso l'Assessore, e da parte nostra chiediamo che si vada ad una applicazione della legge. Non abbiamo detto che è stata completamente disattesa, abbiamo scritto che è ampiamente disattesa perché non solo sono saltati alcuni termini previsti dalla legge, ma anche tutta una serie di procedure mi sembra che si stiano interpretando in modo abbastanza difforme da quello che è previsto dalla legge.

Quindi mi riservo di ritornare al più presto su questo argomento e invito la Giunta a fare molta attenzione nell'assumere dei provvedimenti che siano conformi a quello che prevede la legge. In particolare, se si tratta di autorizzare nuove cave, questo non può avvenire - a meno che non si tratti della parte stralciata che è il marmo - in assenza di un piano approvato e che comprenda questi nuovi ambiti territoriali.

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