Oggetto del Consiglio n. 1881 del 15 febbraio 1991 - Resoconto
OGGETTO N. 1881/IX - Proposta di legge statale: "Regionalizzazione del servizio militare - Modificazioni alla legge statale 24 dicembre 1986, n. 958" (Approvazione di ordine del giorno)
Presidente: Il Consigliere Rollandin ha chiesto di intervenire sulla proposta di legge statale n. 7, presentata dai Consiglieri Agnesod, Andrione, Faval, Louvin, Marcoz, Mostacchi, Perrin, Rollandin, Stévenin, Vallet, Voyat e Viérin, iscritta al punto 51 dell'ordine del giorno dell'adunanza.
Rollandin (UV): Le problème du service militaire des jeunes Valdôtains avait déjà fait l'objet d'interpellations et de débats au niveau du Conseil régional. Je voudrais rappeler quelques données pour éclaircir la situation et mieux faire comprendre les raisons de cette initiative de loi. Pour ce qui est des années précédentes, par exemple, le pourcentage de jeunes qui sont restés en Vallée d'Aoste va de 14% à 64% jusqu'à une limite maxima de 89%. En effet, il y a eu: en 1989, 14%; le premier contingent de 1990, 26%; après 38%, 33%, 27%, avec des pointes minimales de 10%; ce qui dit clairement quelle est la raison de ce choix.
Je voudrais rappeler qu'en même temps il y avait eu une convention avec les forces armées pour essayer de résoudre en partie ce problème, en prévoyant qu'il y ait en principe la possibilité de faire rester les jeunes en Vallée d'Aoste. Je dois dire que, malgré la sensibilité des responsables locaux, le choix ne revient pas à Aoste mais, malheureusement, à Rome. Par conséquent, très souvent, les adresses et les indications sont dépassées; ce qui a empiré le problème et nous a amenés à réfléchir sur la possibilité de présenter cette proposition de loi.
Je crois que, dans la relation qui a été présentée, on a essayé de reprendre les thèmes qui sont à la base de ces réflexions. On y parle de "disagi soprattutto di ordine economico sia per le famiglie sia per i giovani, costretti a farsi carico di tutta una serie di oneri che, sappiamo tutti, l'esercito non è in grado di sopportare. E' sufficiente ricordare infatti che il soldo ammonta a poche migliaia di lire procapite. Non sono poi da dimenticare i disagi di ordine morale e psicologico: molti giovani sono costretti a lasciare attività di formazione scolastica e professionale con grave pregiudizio per il loro futuro".
En même temps je crois que les différents événements qui se sont passés en Europe, surtout pour ce qui est de la détente entre l'Est et l'Ouest, nous ont donné la possibilité, au moment où on a présenté la loi, d'espérer dans des temps meilleurs. Malheureusement, ce qui est en train de se passer, comme la guerre du Golfe, est là pour nous démontrer qu'il y a encore une série d'événements qui dépassent les initiatives qui peuvent être menées et surtout les ententes qui peuvent être trouvées au niveau européen. J'estime que, tout de même, le problème est sérieux.
Par cette modification de la loi de l'Etat n° 958, on a essayé de présenter cette initiative afin que le problème soit posé d'une façon différente, tout en nous rappelant que d'autres initiatives, dans le sens de la modification du service militaire, sont en train d'être présentées. Je crois que la chose est souhaitable et j'espère qu'il y aura un débat sur ce thème afin qu'il y ait la possibilité de mieux éclaircir les différentes solutions. Ici, on n'a pris en examen qu'un problème, ce qui ne signifie pas qu'on est loin de donner toute notre disponibilité - je crois que même un débat au niveau de Conseil pourrait être utile - pour saisir les différents problèmes liés à la période du service militaire, qui est un autre thème assez important à discuter.
Ici, on a pris justement en examen un problème qui est aussi important, en souhaitant de donner une réponse et de faire des propositions, c'est-à-dire de donner la possibilité aux jeunes de rester dans les régions auxquelles ils appartiennent. Je sais qu'il y a eu aussi une réserve à ce sujet qui tient compte du fait que pas toutes les régions n'ont des casernes. Je crois que tout de même on pourra dépasser ce problème, au moment où cette initiative fera l'objet de discussions au Parlement, et j'espère qu'on pourra trouver une solution pour ces jeunes.
L'autre problème qu'on a pris en examen est celui de ceux qui refusent le service militaire et qui, par contre, sont disponibles pour un service civil, "gli obiettori di coscienza", auxquels on a donné la même possibilité qu'à ceux qui se présentent pour le service militaire.
Je crois que la solution du problème est, en principe, très simple, même si l'ensemble des problèmes qui se présentent, surtout pour notre région, est très grave. Par conséquent, j'espère que, avec cette proposition de loi, il y aura la possibilité de soulever à nouveau le problème et j'espère aussi que, en envoyant ce texte aux autres régions, on aura la possibilité de reprendre le thème au niveau de la conférence, comme il s'était déjà passé. Je sais que le thème peut être mis à l'attention des différentes autonomies afin qu'il y ait un support qui reprenne ce problème et lui donne une réponse.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
Gremmo (UAP): Vorrei solo informare i colleghi che hanno presentato questa proposta di legge statale che due settimane fa il Movimento autonomista Piemont aveva presentato alla Regione Piemonte una proposta analoga, con le stesse motivazioni, che ora sta seguendo il suo iter procedurale, che in Piemonte è un po' più accidentato e macchinoso di quello seguito qui in Valle da questa proposta di legge. Questa è la ragione per cui, riallacciandomi a questa significativa unitarietà, non ho molto da aggiungere a quanto è stato detto dal collega che ha relazionato e dichiaro di approvare la proposta.
Perché ho ricordato questa significativa, secondo me, convergenza degli autonomisti del Piemonte rispetto all'iniziativa partita dall'Union Valdôtaine, cui nessuno vuole togliere il merito? Siamo a carnevale e quindi sta bene che ci si sbizzarrisca nelle dichiarazioni, ma quando leggo una dichiarazione come quella fatta da un collega del Consiglio regionale all'Ansa di oggi, che invece di cercare punti di convergenza, di confronto e di unitarietà con i movimenti autonomisti che nelle regioni limitrofe affrontano sforzi non indifferenti per cercare di sviluppare un discorso autonomista comune, cerca la polemica per la polemica, strumentale e di bassa lega, con gli altri movimenti autonomisti, dico che egli si sbaglia.
Se si vuole fare quello che diceva giustamente il collega Rollandin, cioè cercare di coinvolgere nelle nostre proposte autonomiste e federaliste anche le altre regioni, non possiamo certamente pensare di essere vincenti con il Governo e con le forze politiche centrali se non riusciamo a coinvolgere un fronte sufficientemente ampio ed esteso. E' sbagliato mettersi a fare polemiche con chi cerca e realizza alleanze politiche affinché il federalismo si basi e si radichi in ogni regione.
Allora, senza polemizzare più di tanto, ma solo per puntualizzare, mi pare che il fatto che gli autonomisti del Piemonte abbiano ripreso e rilanciato in un'altra regione una proposta dell'Union Valdôtaine - e ribadisco che nessuno vuole togliere alcun merito all'Union Valdôtaine - costituisca un segnale politico che vorrei fosse colto. Questa è la ragione per cui faccio ad alta voce questa riflessione. Secondo me è sbagliato fare delle polemiche strumentali, quando altri affrontano sforzi non facili per portare avanti una comune alternativa federalista.
Presidente: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta, Bondaz; ne ha facoltà.
Bondaz (DC): Vorrei innanzitutto augurarmi che le notizie dal Golfo siano veritiere, cosicché quella guerra abbia presto a cessare.
Veniamo alla legge sulla regionalizzazione del servizio militare. Devo dire che in linea di principio la maggioranza non dissente dalla proposta di legge, perché va nell'ottica di salvaguardare la presenza dei nostri giovani nella Regione ove abitano, per evitare distacchi più o meno difficili dalle famiglie, che specie per queste ultime possono a volte costituire un'esperienza negativa.
Mi permetto di dire che questa proposta di legge, che peraltro sarà votata dalla maggioranza, è inserita in un'ottica vecchia, che, tendendo esclusivamente alla salvaguardia di quel concetto di servizio militare previsto dalla Costituzione italiana, consente per ciò stesso all'esercito o al Ministero della Difesa di indicare le località dove i giovani devono svolgere il servizio militare. Di ciò ne è la riprova più evidente il fatto che, da alcuni mesi a questa parte, sono particolarmente sollecitato dalle famiglie ad intervenire affinché i giovani prestino il loro servizio militare nelle caserme della Valle d'Aosta. Il problema è molto sentito da gran parte della popolazione.
Questa proposta di legge, quindi, ci sta bene e ci auguriamo che i nostri parlamentari siano efficienti ed efficaci nel portarla avanti a livello romano, ma, come dicevo poc'anzi, la nostra concezione, che verrà sicuramente meglio sviluppata dal Consigliere Milanesio, che presenterà un apposito ordine del giorno in proposito, è orientata verso la necessità di superare anche l'opportunità di svolgere il servizio militare nella propria Regione, per chiedere qualcosa di più, per giungere cioè sempre più rapidamente a realizzare un esercito di professionisti, che costituisce il traguardo perseguito da tutte le democrazie moderne e che solo è capace di mettere d'accordo tutti.
Mi auguro che la sensibilità necessaria per affrontare questo argomento faccia sì che il Consiglio regionale approvi sia la proposta di legge statale n. 7, che segna sicuramente un passo in avanti, sia quel concetto differenziato che può consentirci di superare il modo in cui è stato considerato sino ad oggi il servizio militare.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Stévenin; ne ha facoltà.
Stévenin (UV): Non ho molto da aggiungere a quanto è stato detto su questa proposta di legge, ma mi preme fare alcune considerazioni su quanto è stato detto da un Consigliere che mi ha preceduto.
Se dire che devono essere cercate le prospettive del federalismo nella "Lista Federalismo" e nella lista della Lega Nord, se dire che praticamente esistono parallelismi e nel contempo diversità, con possibilità di andare avanti ciascuno per la propria strada, tra Lega e "Lista Federalismo", che si propone di presentarsi in tutto lo Stato italiano alle eventuali elezioni politiche, se dire questo significa fare polemica, allora evidentemente io ho fatto delle polemiche.
Se dire che ci sono organi di stampa che preferiscono inseguire voci di dissenso di non meglio precisate alleanze, piuttosto che riconoscere al "Federalismo", che ha l'onore di rappresentare, oltre che un parlamentare europeo, diversi parlamentari all'interno dello Stato italiano, consiglieri regionali, sindaci ed amministratori comunali, ed è quindi la vera forza alternativa alla Lega nello Stato italiano, significa fare polemica, ebbene, polemica ci sia. Questo è il dato vero.
Per il resto, noi siamo disposti a collaborare con tutte le forze autenticamente federaliste e regionaliste, nella misura in cui dimostrino di essere tali. Grazie.
Presidente: Ricordo che ordini del giorno, emendamenti o proposte di risoluzione vanno presentati in sede di discussione generale.
Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.
Milanesio (PSI): Anche a nome di altri Consiglieri, che poi si sottoscriveranno, intenderei presentare un ordine del giorno, che è marginale rispetto alla discussione in corso.
E' certamente auspicabile che tutti i giovani che devono fare il servizio di leva possano farlo nella loro regione e questa è anche una delle legittime aspirazioni di un esercito come il nostro, che ha una scarsissima incidenza operativa. Io mi chiedo però se non valga la pena di fare un certo rilancio, incominciando ad ipotizzare l'opportunità di superare l'attuale organizzazione del nostro esercito e soprattutto la questione della coscrizione obbligatoria, cioè la forma del reclutamento.
E' chiaro che, se noi portiamo alle estreme conseguenze la legittima richiesta oggi in discussione, cioè che i giovani svolgano il servizio di leva nella propria regione, voi capite che non si riesce ad organizzare un esercito decente, in grado quindi all'occorrenza di farsi rispettare .
Noi riteniamo opportuno e necessario arrivare a qualcosa di ben più avanzato, sostenendo la necessità di eliminare la coscrizione obbligatoria e di arrivare a forme diverse, già presenti in altri Paesi, come ad esempio il servizio volontario, accompagnato da una ricerca di maggiore professionalità, per chi vuole e può fare il servizio militare.
Questo non significa fare una "legione straniera", ma, visto che in Europa sono mutate le esigenze di difesa, perché abbiamo superato la fase della contrapposizione nazionalistica - almeno per quel che riguarda la CEE - è ipotizzabile ed auspicabile un esercito europeo integrato. Non vedo quindi perché, pur votando la proposta dell'Union Valdôtaine, non si possano far voti o presentare una risoluzione che, nel segnare il superamento del vecchio concetto di coscrizione, indichi anche la necessità di puntare ad un esercito - ripeto - di professionisti e non di mercenari.
Si tratterebbe di un esercito integrato in una visione europea, per interventi non più inquadrabili nella difesa territoriale contro il vicino. Credo infatti che non abbia più senso organizzare il nostro esercito su base territoriale, per la difesa dei nostri confini contro la Francia, l'Austria, la Svizzera o la Jugoslavia, mentre credo che sarebbe più opportuno fare un discorso diverso, che superi la dimensione nazionale ed anche il concetto della coscrizione obbligatoria, che appartiene ormai ad una fase storica ben precisa, quella del popolo in armi, retaggio della Rivoluzione francese e - ripeto - della fase nazionale degli Stati.
L'ordine del giorno che ci permettiamo di presentare recita testualmente:
"Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Preso atto delle profonde modificazioni intervenute nei rapporti tra i popoli ed in particolare tra gli Stati europei in ordine alle esigenze della difesa,
ritiene
in via di superamento il concetto di esercito di popolo, retaggio della Rivoluzione francese e della contrapposizione degli Stati nazionali;
chiede
al Parlamento italiano di addivenire quanto prima ad una profonda riforma dell'organizzazione del nostro esercito e delle forme di reclutamento tale da configurare un esercito europeo costituito da volontari con elevata professionalità;
dà mandato
al Presidente del Consiglio regionale di inoltrare la presente risoluzione al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro della Difesa della Repubblica Italiana".
Grazie.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
Gremmo (UAP): Intervengo telegraficamente sull'ordine del giorno che è stato appena illustrato dal collega che mi ha preceduto.
L'ordine del giorno è un'iniziativa eccellente, che indica con chiarezza solare la superiorità e l'assoluta divergenza tra gli autonomisti egli altri partiti: è molto chiaro e sintetico e, come tutte le sintesi, è lapidario e passa alla storia, nel senso che ne rappresenta un punto fermo, cioè una "pietra al collo" politica, di cui bisogna comunque prendere atto.
Mentre questo documento indica in una visione "rambistica", ma congeniale ad un'analoga concezione della politica (Rambo: uomo forte dell'esercito), un concetto con cui si vuole superare l'antico esercito stanziale e di caserma, gli autonomisti hanno, non da oggi, una posizione completamente opposta.
In effetti, nell'illustrare a Torino, in una conferenza stampa con il Consigliere regionale di Piemont, la nostra proposta analoga a quella dell'Union Valdôtaine in merito alla regionaliz-zazione del servizio militare, io ho detto: "Pensate che da 700 anni la Svizzera non ha né l'esercito di mestiere, né quello da caserma, ma ha una concezione dell'esercito tale per cui il popolo, cioè i vari Cantoni, concorre validamente all'organizzazione della difesa", peraltro già ampiamente basata sul criterio della difesa del territorio e sui valori della non violenza: non toccare l'altro se prima non arriva in casa.
Ahime, anch'io, a suo tempo ho fatto il servizio di naja nelle patrie compagini o legioni...
(...Interruzione del Consigliere Voyat...)
... nelle patrie galere no; io no, collega Voyat.
Comunque, stavo dicendo che la concezione svizzera dell'esercito supera sia quella dell'esercito da caserma, sia quella ipotizzata da questa proposta di legge.
Collega Milanesio, mi fa piacere che sia presente il Consigliere Aloisi, perché so che questa concezione non è nuova. Diciamo pure la verità e diamo merito al merito: l'esercito di mestiere rientra nella classica concezione della forza politica del collega Aloisi, il quale non vuole ch'io la chiami fascista e quindi la devo chiamare Movimento Sociale.
Non da oggi, invece, noi autonomisti pensiamo che la concezione dell'esercito debba essere diversa e debba rifarsi al modello elvetico, cioè al modello neutralista. Tra la nostra concezione della politica internazionale, che è di falso pacifismo, e quella dell'arrembaggio guerrafondaio, c'è quindi una terza via, che è quella autonomista del neutralista, il cui esercito è costituito dai cittadini che usano le armi, se necessario, e che è capace di attuare tutta una serie di forme di autotutela per impedire che, in caso di invasione, il nemico possa prevalere.
Questa terza via, che piaccia dirlo o meno, ha dimostrato di essere efficiente, perché se c'è un Paese al mondo che non è mai stato invaso, anche se qualcuno voleva e ne aveva i mezzi per farlo, questo è proprio la Svizzera, grazie al fatto che la sua concezione di esercito di popolo, cioè di un esercito che non è un esercito propriamente detto, ma una milizia di difesa territoriale - per la verità era l'antica nostra concezione valdostana delle forze di difesa del territorio - si è dimostrata più forte.
Quindi io non sono d'accordo, ma mi fa piacere e do atto al collega Milanesio di aver presentato un documento che indica con grande chiarezza la divaricazione ideale tra gli autonomisti e le altre forze politiche.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.
Riccarand (VA): Non sono intervenuto sulla proposta di legge presentata dai Consiglieri dell'Union Valdôtaine, perché la condividiamo completamente e quindi ritenevamo di non dover ribadire il nostro voto positivo, anche se essa lascia irrisolti molti problemi di organizzazione di funzioni e di ruolo dell'esercito italiano.
Non condividiamo invece la concezione, dalla quale peraltro noi siamo lontanissimi, che sta alla base dell'ordine del giorno presentato dal Consigliere Milanesio, nel senso che non riteniamo affatto che si debba passare da un esercito di leva, con coscrizione obbligatoria, ad un esercito di professionisti, composto da pochi volontari, pagati profumatamente ed incaricati di difendere tutti gli altri.
Noi riteniamo che le funzioni della difesa debbano essere gestite collettivamente da tutta la popolazione, che deve poter assumere tutti i ruoli. Per questo riteniamo valido ciò che è previsto dalla nostra Costituzione.
Riteniamo che debba essere modificato lo sviluppo dell'esercito come strumento di difesa e di pace, come era implicito nei principi ispiratori della Costituzione, provvedendo ad una ridefi-nizione, riorganizzazione o reimpostazione dell'esercito inteso sempre più come strumento di pace, capace di svolgere funzioni civili e di protezione civile ed anche di applicare quelle tecniche non violente di difesa che si stanno affinando sempre più e che stanno diventando importanti.
Si tratta di un grande sforzo in corso: ci sono ormai degli studi e delle esperienze, anche di tecnica di difesa popolare non violenta, ed è in discussione in Parlamento una proposta di legge che tende ad introdurre il sistema della difesa popolare non violenta anche in Italia. Ci sembra che sia questo l'indirizzo verso cui bisogna marciare, che è completamente diverso dall'esercito di professionisti ipotizzato da questo ordine del giorno.
Per queste ragioni noi voteremo a favore della proposta di legge e contro l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Milanesio.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
Mafrica (PCI): Il PCI era stato per molto tempo fermamente attestato sulla concezione dell'esercito di popolo, con coscrizione obbligatoria. Il modificarsi delle condizioni di vita in Italia ed il sorgere dell'Europa unita hanno dimostrato sempre più che i mesi trascorsi dai giovani in caserma non sono molto utili all'addestramento militare e provocano invece seri problemi psicologici e sociali negli stessi giovani.
Siamo quindi d'accordo sul fatto che, finché esiste questa coscrizione, i giovani siano tenuti quanto più possibile vicini alle loro famiglie e crediamo che vada ripensata tutta la materia della difesa, perché quando si marcia verso l'unione politica europea non è pensabile che ogni Paese abbia un proprio esercito e che si perpetuino quelle divisioni che si vogliono abolire sul piano economico; è auspicabile invece un tipo di difesa europea con forme da definire e da studiare, ma che comunque abbia un rilievo ed un'organizzazione differenti dalle attuali distinzioni tra i Paesi dell'Europa.
Noi siamo favorevoli alla proposta di legge presentata dal Gruppo dell'Union Valdôtaine e ricordiamo che il Gruppo del PCI aveva già presentato una proposta per ridurre la leva a sei mesi, proprio perché l'attuale servizio di leva non risponde più alle necessità del nostro tempo. Tuttavia, siamo anche favorevoli ad un ripensamento della difesa a livello europeo, benché sia ancora da chiarire se, ad ogni altra possibile soluzione, sia da preferire quella di una leva più specializzata. Poiché questa ci sembra la giusta strada da percorrere, siamo anche favorevoli all'ordine del giorno presentato dal Consigliere Milanesio.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.
Milanesio (PSI): Forse è a causa di una lettura affrettata che non è stato ben compreso il significato della proposta, che peraltro non è solo mia, visto che è sottoscritta da tutti i Capigruppo della maggioranza.
Vorrei, quindi, precisare che nessuno tende al "rambismo" né alla creazione di un esercito di guerrieri, ma se siamo tutti convinti della necessità di un processo di integrazione europea fondato su ragioni storiche, culturali ed economiche, non ha più alcun senso la sussistenza di quell'esercito territoriale, cui qualcuno prima ha fatto riferimento, in nome di una presunta ideologia regionalista o autonomista, citando la Svizzera ad esempio. Possiamo dire invece che alla Svizzera è andata bene, ma solo perché non ha mai dovuto fare una guerra. Non so, infatti, come quel tipo di esercito avrebbe potuto reggere ad una eventuale prova bellica. Comunque, beati gli Svizzeri, che non hanno mai dovuto affrontare una guerra!
Ma voi credete veramente nella necessità di dover mantenere lo schema del nostro esercito negli anni a venire? Abbiamo appena dovuto superare non so quali e quante difficoltà per intervenire, con un minimo di dignità e di professionalità, nel Golfo Persico accanto agli alleati, in un'azione definita, forse un po' impropriamente, "di polizia internazionale", per far rispettare una risoluzione dell'ONU. Abbiamo sentito anche gli alti lai di una parte dell'opinione pubblica ed il "mammismo" strisciante ed imperante verso i nostri giovani in servizio di leva: "Chissà che cosa accadrebbe loro se dovessero andare nel Golfo?". E' vero: chissà che cosa succederebbe, visto che non sono in grado di affrontare quel genere di situazioni, perché fanno parte di un esercito fondato sulla coscrizione obbligatoria, cioè sul servizio di leva, con scarsissima preparazione e professionalità?
Questo non significa dire: "Attenzione, signori, noi rifiutiamo la guerra e quindi anche l'idea dell'esercito", perché una qualche forma di esercito ci vuole, proprio per evitare, se possibile, la guerra. Spero che il Consigliere Riccarand mi vorrà spiegare, sia pure non in questa adunanza, come sarebbe possibile organizzare un esercito non violento e cosa potremmo farcene. Egli dice che potremmo utilizzarlo come Protezione civile, ma allora facciamoci la Protezione civile e non l'esercito.
Vorrei solo sapere se secondo voi, che siete tutti europeisti convinti, ha ancora senso mantenere un esercito che difende i confini della Patria, visto che il nostro esercito è proprio basato sulla difesa dei sacri confini della Patria. Se così è, dobbiamo ipotizzare di poter essere invasi dai Francesi, dagli Svizzeri, dagli Austriaci, dagli Jugoslavi e dagli Albanesi, quando l'unico che magari potrebbe effettivamente darci fastidio è Gheddafi, che è al di là del mare Mediterraneo.
Allora, se non abbiamo il coraggio di dire quanto è antistorico questo modo di concepire la difesa, se non vogliamo puntare ad un discorso più europeo e sostenere che questa Europa, per avere una sua dignità, dovrebbe dotarsi di un proprio esercito per operazioni - ripeto - di polizia internazionale, io non so proprio dove vogliamo approdare, cari colleghi Consiglieri. Ecco qual è il sottinteso di questo ordine del giorno.
Non si tratta quindi di un ordine del giorno che vuole diminuire la richiesta avanzata dall'Union Valdôtaine, per la quale siamo disposti a votare a favore, ma di un ordine del giorno che vuole semplicemente precisare che tutto questo deve tendere al superamento dell'esercito nazionale così com'è composto e reclutato.
Il discorso del civismo, del popolo in armi e della consapevolezza, è ormai superato storicamente e culturalmente ed appartiene a modelli di difesa che temono che il vicino sia l'aggressore ed il nemico. Poiché non crediamo che questa sia la nostra situazione, ci permettiamo di insistere per l'approvazione di questo ordine del giorno ed auspichiamo che esso possa ottenere anche la convergenza di altre forze.
Presidente: Colleghi Consiglieri, tutti voi parlate di un ordine del giorno, ma io non l'ho ancora avuto. Se riuscissimo a farne qualche copia, forse... La volete? Ne avete già delle copie?...Tutti ne hanno avuto una copia?
Ha chiesto la parola il Consigliere Rollandin; ne ha facoltà.
Rollandin (UV): C'est sur la loi qu'on a terminé le débat?
Président: La discussion générale est sur la loi. Pendant la discussion générale sur la loi on a présenté un ordre du jour. La clôture de la discussion générale empêche la présentation d'autres ordres du jour. En ce moment, on est encore à la discussion générale, sur la loi. La parole au Conseiller Rollandin.
Rollandin (UV): Merci monsieur le Président. En effet, en présentant ce projet de loi on ne voulait pas déclencher une guerre, bien loin. Je peux comprendre qu'il y ait l'intention de faire un débat sur les forces armées, sur leur futur et sur les possibilités d'emploi etcetera. Tout simplement on avait essayé de faire une proposition qui permette de faire un pas en avant, autrement on risque de faire le même discours qu'on fait pour les réformes institutionnelles. On en parle depuis vingt ans, mais on est encore là à se disputer.
On est plus ou moins au même niveau du débat sur le futur de l'Europe. Sans doute tout le monde y croit, mais je crois qu'il y a des modèles différents auxquels on peut s'inspirer.
En revenant à la proposition de loi, je remercie les interventions des collègues qui ont mis l'accent sur le sens de cette proposition qui était justement de dépasser une série de difficultés que tout le monde connaît. Point c'est tout. On fera le possible afin que ce projet de loi puisse être accepté et, par conséquent, reçu du Parlement.
Pour ce qui est du problème des forces armées, je ne sais pas si je peux en même temps faire déjà référence à l'ordre du jour ou bien il faut voter avant et par la suite inscrire l'ordre du jour et faire le débat. Je demanderais au Président si l'on peut arrêter et par la suite faire le débat sur l'ordre du jour.
Président: L'ordre du jour doit être voté avant la loi, à la fin de la discussion générale et avant les articles.
Rollandin (UV): A propos de l'ordre du jour, je me permets de dire que, sans doute, un débat sur les forces armées mériterait du temps, car je crois que les différentes propositions, tant au niveau national que pour ce qui est, au contraire, des autonomies locales, mériteraient de voir des propositions différentes. Quelqu'un a parlé de guerres planétaires, mais je voudrais rappeler qu'il existe une autre guerre qui est beaucoup plus proche: Lituanie, Estonie etc. Je crois que là, il y a des gens qui pour faire reconnaître leur autonomie ont fait une bataille, une guerre. Il existe, à mon avis, de différents niveaux de guerre, d'idées de force armée, de résistance, et une série d'autres points de vue qui ne peuvent être tout simplement réduits dans un contexte comme celui de cet ordre du jour.
Je crois que le fait de présenter l'idée d'une modification de la situation actuelle des forces armées pourrait constituer un débat utile, mais trancher, comme cet ordre du jour le fait, et dire "costituito da volontari con elevata professionalità", c'est, à mon sens, un peu réduire la portée du débat. J'espère que l'Europe ne sera pas seulement une Europe militaire, car ici on risque de dépasser tous les autres échelons et de dire tout simplement qu'on fait une armée européenne. Quelle Europe? L'Europe des douze? L'Europe qui est en train de changer? L'Europe qui sera demain, au moment où d'autres pays, qui à présent ont fait une requête, seront acceptés? Alors, c'est un débat sans doute intéressant, mais qui a toute une série de difficultés qui ne peuvent être résumées dans un ordre du jour de ce genre.
Je crois que si l'idée est de souligner qu'il faut dépasser le sens des forces armées territoriales avec un esprit offensif, nous sommes d'accord. Si on veut reprendre une idée, qui sans doute doit être exploitée, de faire mieux comprendre que l'idée européenne a toute une série de nuances et de conséquences, et aussi, entre autres, le problème de la défense et de l'organisation conséquente.
Alors, je crois que, pour ce qui est de l'ordre du jour, si on peut garder la phrase: "Preso atto delle profonde modificazioni intervenute tra i popoli e in particolare tra gli stati europei in ordine alle esigenze della difesa - entre autres, on avait souligné, même dans la relation, qu'une modification dans ce sens reposait sur les mêmes raisons qu'on vient de rappeler au premier alinéa - chiede al Parlamento italiano di addivenire quanto prima ad una profonda riforma dell'organizzazione del nostro esercito e delle forme di reclutamento tale da configurare un esercito europeo" point. "Dà mandato al Presidente del Consiglio di inoltrare la presente risoluzione" etcetera.
Je crois que c'est un point de repère pour demander qu'il y ait un débat afin que toutes les forces puissent y participer et qu'il y ait la possibilité de mettre en évidence aussi les résultats d'un débat qui est en train d'être mené et qui ne peut pas être tranché aujourd'hui. Je crois qu'on pourrait l'accepter.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Lanivi; ne ha facoltà.
Lanivi (ADP): Voterò a favore della proposta di legge che stiamo discutendo, perché risponde alle attese di molti giovani e credo che voglia tener conto solo di alcune esigenze reali, senza affrontare problemi più vasti, come invece sembra voler fare l'ordine del giorno del Consigliere Milanesio. Pertanto, mentre voterò a favore della legge, non voterò l'ordine del giorno e cercherò di spiegarne le ragioni.
Certo non è di nostra competenza una discussione sul modo di intendere l'esercito: se debba essere costituito da volontari, da mercenari o da personale di leva. Ritengo però importante che questo Consiglio regionale possa esprimere la cultura e l'esperienza di questo popolo.
Secondo me, l'esperienza e la vocazione di questo piccolissimo popolo gli fanno dire che non è neppure immaginabile che la guerra possa essere considerata come utile strumento per risolvere i problemi della convivenza umana ed i contrasti tra popoli e Paesi. Le mie considerazioni sono molto semplici.
L'unica voce politicamente profetica da me sentita in questi ultimi mesi è quella del Papa, che non ritengo semplicemente moralistica o moraleg-giante, ma anche politica, perché è l'unica che tiene conto del nuovo assetto mondiale. Anche noi, invece di forzare le nostre intelligenze nell'immaginare vari tipi di esercito, dovremmo pensare a strumenti alternativi alla guerra per la risoluzione dei conflitti che interessano i popoli più o meno grandi; questo sarebbe il contributo più idoneo della Regione Valle d'Aosta.
Questa riflessione è doverosa da parte di una comunità che, proprio perché piccola, non può pensare alla guerra, che è la vittoria dei forti e non della ragione, come mezzo per risolvere i conflitti. Io ritengo che una riflessione del genere sia logicamente e profondamente inserita nella cultura valdostana.
Secondo punto. Se pensiamo agli altissimi costi che la Valle d'Aosta ha sempre subìto in ogni conflitto che si è verificato alle sue frontiere o in un teatro più vasto ed all'enorme costo in termini non solo sociali, ma di sviluppo socio-culturale - basterebbe pensare alle perdite della prima guerra mondiale - che si voti o meno questo ordine del giorno, io credo che sarebbe molto più opportuno ribadire l'altro concetto, quello cioè di dover intendere la pace non solo come "non guerra", ma come metodo o criterio positivo per costruire la solidarietà tra tutti i popoli della terra.
Vorrei infine fare alcune considerazioni sull'Europa. Ricordo che a suo tempo l'On. Amendola, Capogruppo del PCI a Strasburgo, discutendo di Europa mi faceva più o meno questa riflessione, che sottopongo senza commenti alla vostra attenzione.
Una delle sue preoccupazioni era che la futura Europa potesse diventare una sorta di cittadella per persone privilegiate che si sentono aggredite, restando comunque incapace di poter risolvere i problemi dei non privilegiati.
Mi pare che la riflessione sia quanto mai attuale e di notevole interesse per la stessa Europa, perché, nella cittadella assediata dei privilegiati, le condizioni di vita ed i rapporti umani sono in genere di tensione, perché si avverte che la ricchezza difesa è solo temporanea ed aumentano gli egoismi di ogni gruppo per la difesa dei propri interessi.
Non è detto quindi che gli alti livelli di benessere materiale e l'alta tensione sociale all'interno dei Paesi sviluppati, come quelli dell'Europa, non siano da addebitare a queste voci che, anche se deboli o lontane, sono di chi ha meno ed è al di fuori della cittadella fortunata.
Questi sono i motivi per i quali io mi asterrò dal votare l'ordine del giorno.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Voyat; ne ha facoltà.
Voyat (UV): Ho chiesto la parola per avere alcuni chiarimenti, innanzitutto perché non ho ben capito la ragione per cui il Presidente della Giunta, riferendosi alla necessità di superare il vecchio concetto di servizio militare, abbia parlato di "princìpi vecchi", ma non ho neppure ben capito perché, proprio in concomitanza con la presentazione di una legge che propone il reclutamento regionale, sia stato presentato un ordine del giorno che "chiede al Parlamento italiano di addivenire quanto prima ad una profonda riforma dell'or-ganizzazione del nostro esercito e delle forme di reclutamento tale da configurare un esercito eu-ropeo".
Mentre noi chiediamo un reclutamento regionale, alcuni dicono che la nostra proposta è superata e sa di vecchio stile ed altri propongono un esercito europeo attraverso un ordine del giorno dal quale noi abbiamo chiesto di togliere la dizione "costituito da volontari con elevata professionalità", che potrebbe essere presentata solo dal Movimento Sociale o dal PDS...
(...ilarità dell'Assemblea...)
Sto solo chiedendo perché si auspica un esercito europeo proprio quando si presenta una legge che propone il reclutamento regionale. Qualcuno vuol forse che gli Italiani vadano a prestare il servizio militare in Germania o in Inghilterra? Il Presidente della Giunta ha accennato al vecchio sistema di reclutamento, ma vorrei che qualcuno ci chiarisse perché è stato presentato questo ordine del giorno accompagnato da certe dichiarazioni che superano non solo la dimensione regionale, ma anche quella statale o nazionale.
Presidente: Se nessuno chiede la parola, dichiaro chiusa la discussione generale. Se il relatore, Consigliere Rollandin, non intende prendere la parola, come è previsto dal Regolamento, si passa all'esame e alla votazione dell'ordine del giorno presentato in sede di discussione generale ed attinente all'oggetto.
C'è qualcuno che chiede la parola per dichiarazioni di voto, ma sempre e solo sull'ordine del giorno?
Ha chiesto la parola il Consigliere Gremmo; ne ha facoltà.
Gremmo (UAP): Vorrei fare solo una considerazione molto telegrafica.
Prima, il Consigliere Rollandin richiamava molto opportunamente la situazione dei Paesi baltici, ma lì, tra le tante cose tragiche, è stato anche evidenziato lo iato, cioè la contrapposizione, tra la milizia del popolo, cioè l'esercito nazionale oppresso perché chiedeva l'autodeterminazione, e l'esercito unitario dell'URSS, che in quel caso ha avuto la funzione di gendarme andato in casa d'altri per imporre lo status quo.
Dico questo perché, quando si parla in astratto di esercito europeo, occorre fare attenzione. Chi ci garantisce, infatti, che non andiamo a preconizzare uno strumento che domani non possa cadere nelle mani di qualcuno che, pur essendo parte di questa Europa, della quale noi, come Valle d'Aosta, siamo una delle nazionalità più deboli numericamente e quindi più nel mirino, non abbia la tentazione di utilizzarlo per prevaricare delle realtà locali? Attenzione quindi ad incamminarci in quella direzione.
Visto che l'argomento è emerso dal dibattito, apriamo ancora una parentesi per precisare che io considero la Svizzera, che pure non fa parte della CEE, come l'unico vero Stato europeo, proprio perché fa del neutralismo il fulcro giuridico che permette di pensare ad un altro tipo di Europa. Ebbene, in questo esercito europeo gli Svizzeri ci saranno o no? Anche questo quesito non è di poco conto.
Io non condivido la polemica del collega che ha parlato prima di me, dicendo: "Mah, solo il MSI o il PDS potevano parlare di esercito professionale".
(...Interruzione..)
... Prego?... No, io non ho firmato. Questa concezione è da sempre patrimonio del MSI. Prima, con una battuta dicevo: "Questo è un documento del Consigliere Aloisi" ed effettivamente va dato atto al MSI di aver sempre sostenuto che l'esercito di leva deve essere sostituito dall'esercito di volontari.
Vedo, però, una contraddizione tra il pensare ad un esercito di volontari ed il modo in cui quell'esercito di volontari possa essere europeo. Cerco di spiegare il perché.
Quando ho fatto il servizio militare, ero l'ultima ruota del carro, nel senso che avevano addirittura paura a darmi un'arma in mano, cosa che non rimpiango affatto, perché a diciotto anni avevo avuto un'esperienza politica di sostegno al popolo sudtirolese e le schede segnaletiche dei carabinieri mi avevano indicato come pericolosissimo separatista. Comunque, ero l'ultima ruota del carro, ma, caro Bajocco, ricordo che la mentalità di quelli che si erano presentati come volontari, ce n'erano alcuni, ancora ragazzi di sedici o diciassette anni, che erano addirittura sergenti, non era propriamente quella della solidarietà o quella cui pensa chi considera l'esercito come un valido strumento per continuare l'azione politica con altri mezzi. Quelli invece erano proprio dei fanatici, fuori di testa.
Ora, senza voler polemizzare più di tanto, dico francamente che mi sembra un po' riduttivo pensare che il futuro esercito europeo possa essere basato su della gente che forse non è riuscita a trovare neppure una collocazione nella vita civile. Una posizione di questo genere non mi sembrerebbe né democratica né tantomeno di sinistra.
Colleghi, io chiederei di riflettere se non valga la pena di ritirare questo documento, che pure ha una sua validità politica, nel senso che ha consentito alla discussione di spaziare su un orizzonte più vasto di quello dello proposto dalla richiesta della regionalizzazione del servizio militare. Chiederei quindi se non valga la pena di ritirarlo, perché, mentre ne stiamo parlando, ci rendiamo tutti conto della difficoltà di avventurarci in questo terreno.
Facevate molta più bella figura io che non conto niente lo ammetto, a votare quella proposta di legge, perché chi l'ha presentata aveva ed ha ragione, senza imbarcarvi in tutta questa aria fritta, dalla quale l'unico che ne possa trarre vantaggio è il collega Aloisi.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
Mafrica (PCI): Credo che si possano accogliere le proposte di emendamento avanzate dal Consigliere relatore, perché questo ordine del giorno per noi tende a proiettare i problemi nel reale del presente. Se l'Italia oggi si trova con i suoi Tornado e le sue navi nel Golfo Persico, ciò è dovuto al fatto che la situazione internazionale si è modificata, ma anche al fatto che l'Europa in questi mesi non ha saputo svolgere un valido ruolo di pace.
Credo che l'organizzazione di una difesa europea, sia pure in forme da stabilire, sia una questione seria, che non può essere liquidata dalle stupide battute di Consiglieri, abituati a trattare le cose a quel livello. E' una questione seria, che si porrà anche per il futuro assetto delle Nazioni Unite.
Se vogliamo sempre rimanere limitati e circoscritti alle nostre dimensioni, senza poter guardare più in là, quando i ragazzi valdostani sotto leva corrono comunque il rischio di partire per il Golfo, se non vogliamo pensare all'Europa, se non vogliamo pensare all'assetto internazionale, limitiamoci pure; ma credo che lo sforzo o il tentativo di aprire le nostre prospettive, anche se può forse essere considerato aria fritta, sia comunque utile, se non altro a darci in prospettiva una migliore capacità di capire le cose.
Noi siamo quindi favorevoli alla proposta di legge come soluzione all'attuale e contingente situazione dell'esercito di leva, crediamo che in prospettiva si debba porre il problema di un esercito o di una difesa a livello europeo ed invitiamo il Governo ed il Parlamento a meditare su questi aspetti.
Questo è il senso dell'ordine del giorno, che noi approviamo insieme agli emendamenti proposti.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Milanesio; ne ha facoltà.
Milanesio (PSI): Di solito, quando si parla di queste cose, si ampliano i termini della discussione, ma mi sembra che non si sia voluto comprendere che i presentatori dell'ordine del giorno nutrivano la sincera e genuina volontà di proiettarsi un po' oltre l'attuale situazione. Ora, mentre noi condividiamo la proposta dei Consiglieri dell'Union Valdôtaine e la votiamo, ci rendiamo anche conto che essa può andar bene in questa situazione contingente, ma in prospettiva di fatto essa depotenzia e rende assolutamente inutile l'esercito italiano. La prospettiva di un esercito, imperniato sul servizio militare prestato nelle regioni di appartenenza dei singoli soldatini, varrebbe a proiettarci in una visione di tale servizio ripeto superata dalla storia e dalla nostra realtà.
In questo momento, un discorso di questo genere può avere un senso, proprio perché noi per primi ci rendiamo conto dei limiti del nostro esercito, che non ha alcuna capacità operativa quando è chiamato alla prova. Siamo tutti d'accordo che lo strumento più idoneo per risolvere i conflitti internazionali non debba essere la guerra, ma la trattativa; non credo quindi che sia il caso di fare delle discussioni in merito. Se però vogliamo tenere in piedi un esercito, sia pure solo nominalmente e tanto per dire: "L'Italia ha un esercito", e se vogliamo continuare a buttare dei soldi nella voragine della difesa, come stiamo facendo in questi ultimi anni, continuiamo pure.
In termini pragmatici, però, io vedo la proposta dell'Union Valdôtaine come un superamento di questo tipo di esercito, perché svolgere il servizio militare su base territoriale, significa far saltare lo straccio di esercito che abbiamo in questo momento. Ciò mi può anche stare bene, perché ritengo che dovremmo pervenire a forme più intelligenti e diverse. Tutto questo non può che essere visto nel quadro di un'ipotesi europea. Lo vedremo poi se questa Europa dovrà essere dei dodici, dei tredici o dei quattordici. Resta il fatto, però, che l'Europa non può avere una politica estera se non ha un esercito. Queste cose non le dico solo io, ma sono dette da fior di europeisti pacifisti. Questo è il significato del presente ordine del giorno.
Concordo sull'accettazione dell'ipotesi di emendamento, che propone di togliere la parte finale del terzo capoverso, dove si dice: "...costituito da volontari con elevata professionalità". Se questa dizione spaventa, la possiamo rinviare ad una discussione successiva.
Voglio solo precisare però che qui potrebbe sorgere una contraddizione e forse se n'era accorto il Consigliere Voyat, perché se noi togliamo la parte finale ("costituito da volontari con elevata professionalità"), ipotizziamo un esercito europeo che renderebbe possibile svolgere il servizio militare anche lontano dalla propria regione...
(...Interruzione del Consigliere Voyat...)
... Consigliere Voyat, ma la nostra formulazione dice: "...costituito da volontari con elevata professionalità", ma la proposta di emendamento è stata fatta dal Consigliere Rollandin. Se tu la ritieni contraddittoria, hai solo da votare contro, mentre noi la possiamo anche accettare...
(...Interruzione del Consigliere Voyat..)
... Il capoverso da noi presentato recita testualmente: "Chiede al Parlamento italiano di addivenire quanto prima ad una profonda riforma dell'organizzazione del nostro esercito e delle forme di reclutamento, tale da configurare un esercito europeo costituito da volontari con elevata professionalità", che, se letto per intero, esprime il senso compiuto del nostro pensiero.
Noi accettiamo l'ipotesi di mediazione o di accordo che ci chiede di togliere la dizione "costituito da volontari con elevata professionalità", che potrebbe essere oggetto di un dibattito successivo.
Poi però tu dici: "C'è una profonda contraddizione". No, non c'è nessuna contraddizione. Mi dispiace dirlo, ma sei tu, semmai, a vivere una profonda contraddizione. Noi, infatti, abbiamo detto che in questo momento siamo tatticamente o strumentalmente d'accordo sulla vostra proposta, che è tale da far saltare il nostro tipo di esercito. Su questo siamo d'accordo, perché neanche noi vogliamo che i nostri giovani di leva vadano a combattere impreparati nell'attuale grave situazione di conflitto.
Ma qual è, cari signori, l'alternativa? Forse che l'Italia dovrebbe cancellarsi dalla scena del mondo e dica: "Noi abbiamo il Papa e ci basta lui per fare della politica estera"? Mi dispiace, ma credo proprio di no. Il Papa è una grandissima ed altissima autorità morale, ma faccia l'autorità morale. Gli Stati devono essere retti da uomini di governo, che possono anche ispirarsi al pensiero del Papa, ma devono tener conto della realtà quotidiana.
Per quello che ci riguarda, accettiamo l'emendamento proposto, accompagnandolo però con queste brevissime considerazioni e spiegazioni, che non devono essere né travisate, né amplificate. Il nostro ordine del giorno non nascondeva assolutamente niente e non volevamo riferirci né all'Azerbagian, né alla Lituania, che rappresentano situazioni diverse, anche se gravissime, che sono state oggetto di documenti già votati da questo Consiglio e di altri ancora che forse potranno essere votati, perché non è nostra intenzione cercare di modificare prese di posizione già assunte o ancora da assumere.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Perrin; ne ha facoltà.
Perrin (UV): Je veux avant tout remercier monsieur Mafrica, qui a accepté les amendements que l'Union Valdôtaine vient de proposer, mais en même temps je crois que nous devons une réponse à monsieur Milanesio, qui a un peu gâté le climat que monsieur Mafrica avait instauré, parce que très souvent il veut donner des leçons à tout le monde, mais il n'est pas toujours bon maître, surtout lorsqu'il veut interpréter la pensée des autres.
Or, il est sorti avec toute une série de considérations. Il dit que notre projet de régionalisation du service militaire veut "far saltare il tipo di esercito che c'è". Oui, monsieur Milanesio, nous voulons faire sauter ce type d'armée, parce que nous ne sommes pas pour une armée d'offense, mais pour une armée de défense et dans une armée de défense la régionalisation a son juste poids et sa juste localisation.
Je ne voudrais pas ici rappeler des souvenirs historiques et parler de la milice valdôtaine, qui était une armée uniquement de défense et qui a fait, au moment des guerres, son devoir, en Vallée d'Aoste, pour défendre les valdôtains, mais pas pour offenser les autres, car elle n'est jamais sortie de son pays. C'est ce que nous voulons: une armée qui n'aille pas attaquer dans le Golfe.
Monsieur Milanesio dit qu'il ne faut pas envoyer les militaires se faire tuer, parce qu'il ne sont pas capables d'employer les armes. Nous ne voulons pas que même ceux qui sont capables d'utiliser les armes, aillent attaquer les autres. Nous ne voudrions qu'une armée qui défende l'Etat, qui défende la Région, dans une conception qui est évidemment différente de celle de monsieur Milanesio, qui défende demain l'Europe.
Je demanderais à monsieur Mafrica, qui justement dit, qu'il faut aller de l'avant que nous sommes d'accord sur le fait qu'il faut faire un effort pour s'ouvrir, qu'il faut avoir des perspectives nouvelles, mais je crois que la perspective nouvelle est celle de changer cette armée, qui ne doit plus être une armée offensive mais une armée de défense. Si vous êtes d'accord on pourrait ajouter "un esercito europeo di difesa e di servizio", parce que l'armée doit défendre et doit être au service du peuple.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Rollandin; ne ha facoltà.
Rollandin (UV): J'avoue que je suis plutôt désarmé, par conséquent je me permets seulement de souligner, en deux mots, l'aspect qui concerne la loi et l'aspect de cet ordre du jour. Pour ce qui est de la loi, j'espère qu'au moins le sens soit très clair.
Pour ce qui est de l'ordre du jour, je me permets de souligner que les différentes propositions qui peuvent concerner les forces armées de l'Europe de demain, devaient faire l'objet d'un grand débat non seulement des Etats concernés, mais aussi du Parlement européen, qui est le résultat des démocraties. Par conséquent, j'espère que ceux qui devront prendre certaines décisions seront à même d'être conséquents avec un climat qui pourra changer de plus en plus, par rapport à ce que nous avons rappelé.
Dans ce sens, je voudrais seulement dire que la proposition était de maintenir le premier alinéa: "Preso atto delle profonde modificazioni"; et d'enlever: "Ritiene". "Preso atto...; chiede al Parlamento italiano...; dà mandato".
Je crois que, si après on veut ajouter "di difesa e di servizio", c'est un problème en plus. Voilà.
Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Voyat; ne ha facoltà.
Voyat (UV): Dichiaro che al momento della votazione dell'ordine del giorno uscirò dall'aula, anche perché non mi sono stati forniti tutti i chiarimenti richiesti. Il Consigliere Mafrica ha cercato di darmene alcuni a lui più convenienti, altri mi sono stati forniti dal Consigliere Milanesio. Io continuo ad avere ancora dei dubbi sul mio quesito principale che mirava a conoscere come mai, proprio nel momento in cui si propone di votare una legge statale per la regionalizzazione del servizio militare, sia stato presentato un ordine del giorno concernente l'organizzazione di un esercito europeo. Nessuno ha sciolto questi miei dubbi.
Ovviamente, credo di capire le esigenze dei vari Consiglieri e delle varie forze politiche, che però non riescono a convincermi a coniugare in senso positivo le due iniziative, al punto che mi rimangono seri dubbi sulla circostanza che, mentre si vota una legge, contro la quale nessuno vuole votare, viene presentato un ordine del giorno per salvare e giustificare un domani, a livello nazionale, la posizione assunta oggi.
Mi sembra che questa posizione sia tipica di Marzullo - De Michelis, piuttosto che del PSI.
Presidente: Si dà atto che esce il Consigliere Voyat.
?-
Si dà atto che il Consigliere Voyat non partecipa alla votazione dell'ordine del giorno in esame.
?-
Presidente: Do lettura dell'ordine del giorno proposto dal Consigliere Milanesio e dai Capi-gruppo della maggioranza, comprensivo degli emendamenti proposti dai Consiglieri Rollandin e Perrin.
Ordine del giorno
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Preso atto delle profonde modificazioni intervenute nei rapporti fra i popoli ed in particolare tra gli Stati europei in ordine alle esigenze della difesa,
chiede
al Parlamento italiano di addivenire quanto prima ad una profonda riforma dell'organizzazione del nostro esercito e delle forme di reclutamento, tale da configurare un esercito europeo di difesa e di servizio;
dà mandato
al Presidente del Consiglio regionale di inoltrare il presente ordine del giorno al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro della Difesa della Repubblica Italiana.
Presidente: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'ordine del giorno emendato testé letto.
Esito della votazione:
Presenti: 30
votanti: 27
Astenuti: 3 (Gremmo, Lanivi e Riccarand)
Il Consiglio approva
Presidente: Passiamo ora all'esame dell'articolato della proposta di legge statale n. 7.
Do lettura dell'articolo 1.
Articolo 1
1. Il comma quattro dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 1986 n. 958 (Norme sul servizio militare di leva e sulla ferma di leva prolungata) è così sostituito:
"4. I giovani iscritti nelle liste di leva prestano il servizio obbligatorio presso i reparti o unità ubicati nella rispettiva regione di provenienza".
Presidente: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 1 testé letto.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 31
Il Consiglio approva all'unanimità
Presidente: Do lettura dell'articolo 2.
Articolo 2
1. Dopo il comma uno dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 1986 n. 958 è aggiunto il seguente comma due:
"2. Gli obiettori di coscienza ammessi al servizio civile sostitutivo prestano servizio nelle rispettive regioni di provenienza".
Presidente: Se nessuno chiede la parola, pongo in votazione l'articolo 2 testé letto.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 31
Il Consiglio approva all'unanimità
Presidente: Il Consiglio è chiamato ora a pronunciarsi sul complesso della legge.
Esito della votazione:
Presenti, votanti e favorevoli: 30
Il Consiglio approva all'unanimità
Presidente: Poiché i Consiglieri presentatori non l'hanno precisato ed il Consiglio non l'ha manifestato, ricordo che, quando si approva una proposta di legge statale, occorre chiarire se deve essere inoltrata al Senato o alla Camera.
Stévenin (fuori microfono): Alla Camera e poi sarà trasmessa al Senato.
Presidente: Allora, se il Consiglio è d'accordo e non ci sono obiezioni, la proposta di legge viene inoltrata alla Camera de Deputati.
Il Consiglio
- preso atto che i singoli articoli della proposta di legge statale sono stati approvati ad unanimità di voti favorevoli;
- ai sensi del secondo comma dell'articolo 121 della Costituzione;
delibera
di proporre al Parlamento l'allegata proposta di legge statale recante: "Regionalizzazione del servizio militare - Modificazioni alla legge statale 24 dicembre 1986, n. 958", presentandola alla Camera dei Deputati.
Proposta di legge statale n. 7
(...omissis...)
***
