Oggetto del Consiglio n. 221 del 20 giugno 1975 - Verbale
OGGETTO N. 221/75 - APPROVAZIONE DI ORDINE DEL GIORNO CONCERNENTE LA SITUAZIONE OCCUPAZIONALE IN VALLE D'AOSTA, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLO STABILIMENTO MONTEFIBRE DI CHÂTILLON ED ALLE MINIERE DI COGNE.
Jorrioz (P.S.D.I.) - Colleghi Consiglieri, i lavori hanno inizio con 26 Consiglieri presenti su 35, la seduta è valida. Aveva chiesto la parola il Consigliere Tonino.
Tonino (P.C.I.) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, il mio intervento, che è di carattere generale sulla problematica vicenda occupazionale della nostra Regione, non vuole essere in intervento polemico, né tanto meno di accusa a nessuno e questo per un motivo ben preciso. Il Consiglio regionale è oggi riunito in seduta straordinaria su precisa richiesta delle Organizzazioni Sindacali, del Consiglio di Fabbrica della Montefibre di Châtillon, dei rappresentanti della popolazione stessa di Châtillon, per un serio esame della situazione occupazionale in Valle d'Aosta, con prevalente riferimento alla drammatica situazione dello stabilimento Montefibre. Dobbiamo, quindi, auspicarci tutti assieme che dal dibattito che è venuto fuori in questo Consiglio si esca di qui a conclusione della seduta con delle idee chiare, con dei propositi precisi, con una linea la più unitaria possibile.
Ha già detto il nostro Capo Gruppo Dolchi che, in data 15 maggio 1975, i Consiglieri Comunisti avevano presentato una mozione che si riferiva al continuo aggravamento della crisi industriale che, se fosse stata discussa a tempo debito, cioè nella seduta consiliare del 28 maggio, forse oggi ci troveremmo un passo avanti rispetto alla situazione odierna. Questo mi fa dire che, quando noi protestiamo, come Gruppo Comunista, per il modo in cui si procede nei lavori del Consiglio, rimandando sempre le questioni più spinose ad altre date, non lo facciamo per amore di polemica, ma lo facciamo perché crediamo che il Consiglio regionale debba rappresentare la sede in cui i problemi vengono discussi il più possibile in modo preventivo o, quanto meno, prima che il problema si incancrenisca. A parte questo aspetto che ha evidentemente la sua importanza, vengo all'oggetto della discussione: la grave crisi in cui viene a trovarsi lo stabilimento Montefibre di Châtillon. Ebbene, colleghi Consiglieri, mi pare che non sia il caso di ricordare l'esistenza di quel famoso accordo siglato nell'aprile 1973 con il quale il gran colosso chimico della Montedison si impegnava a realizzare nuovi stabilimenti a Pallanza, Ivrea, Vercelli, collegati alla produzione delle fibre, il Presidente della Commissione consiliare Fosson ha ricordato l'ultima riunione dove ha anche detto in quell'accordo nessun accenno veniva fatto allo stabilimento di Châtillon, mi ricordo bene quella sua affermazione. Oggi resta però il fatto che la Montefibre di quell'accordo non ne vuole più sapere: il famoso piano di ristrutturazione viene ad essere sostituito dal piano - che così è già stato definito dai diversi che sono intervenuti - delle famose 35 fabbrichette o bottegucce, addirittura a livello artigianale così sono state chiamate, che non si sa bene a quale tipo di lavorazione si richiameranno ma che, certamente, non danno alcuna garanzia occupazionale in avvenire e, naturalmente, in questa logica di liquidazione del processo di lavorazione del settore delle fibre in Piemonte, a Châtillon non rimane che la logica conseguenza, non per nulla nella riunione dell'altro giorno i rappresentanti del Sindaco di Châtillon ci dicevano che degli architetti si erano interessati per conoscere il piano di fabbricazione del Comune e, attorno a quest'affermazione, viene fuori, si viene a sapere dal Presidente della Giunta che la Regione si stava interessando per acquistare del terreno in quel di Châtillon o dintorni per la famose lavorazioni sostitutive.
Ecco il punto della chiarezza sulle cose che dovremo decidere per la futura azione da portare avanti: dovremo definire se con insediamenti di piccole fabbrichette nella zona di Châtillon, dal punto di vista dell'occupazione e della sicurezza in avvenire si garantisce alla popolazione interessata l'attuale livello occupazionale e la sua continuità in avvenire. A questa domanda, molto prima di noi, hanno già risposto, nelle manifestazioni piemontesi di Ivrea, Pallanza, Vercelli e della Montefibre di Châtillon, i lavoratori interessati con le rispettive Organizzazioni Sindacali, le forze politiche e lo stesso Consiglio regionale del Piemonte, che, riunitosi, su proposta del Gruppo consiliare comunista, ha detto: "no" alle iniziative di lavorazioni sostitutive di piccole aziende privatistiche per due ragioni fondamentali: la prima, si considera sempre ancora valido l'attuale tipo di produzione negli stabilimenti che fanno capo alla Montefibre con un intervento di una certa ristrutturazione e quindi il piano... rispetto dell'accordo dell'aprile 1973, che oggi si vuole seppellire liquidando le lavorazioni. Seconda ragione: no alla scelta delle fabbrichette sostitutive che finiranno col diventare privatistiche senza nessuna garanzia di mantenimento dell'attuale livello di occupazione e, quello che è peggio, ancora senza nessuna garanzia a venire e mi pare che queste affermazioni siano venute fuori anche nella nostra riunione della Commissione consiliare con le Organizzazioni Sindacali, con il Consiglio di Fabbrica e con i rappresentanti dei cittadini di Châtillon dove si è auspicata anche un'azione unitaria di tutte le forze interessate alla risoluzione del problema; un'azione coordinata di intervento presso il Governo affinché lo stesso definisca, una volta per sempre, quel famoso piano chimico nazionale e in cui sia inserito il futuro della Montefibre di Châtillon. E si è detto anche chiaramente che non dovremmo noi fare delle proposte sostitutive a quello che doveva essere, invece, il discorso sul piano di ristrutturazione dell'aprile del 1973 che, come al solito, non è stato rispettato.
Ecco, queste sono le cose che sono venute fuori da chi già, prima di noi, si era mosso e le stesse cose sono state anche dette nella riunione dell'altro giorno. Questa è, quindi, un'azione da portare avanti tutti insieme, in un modo unitario, con le Organizzazioni Sindacali, ripeto: con i lavoratori in lotta formando quella delegazione che, alla fine di questo mese, dovrà recarsi a Roma dai Ministri competenti e dove noi Comunisti pensiamo di trovare quanto meno un clima diverso, dopo l'esito di questa ultima competizione elettorale.
Non è da scartare nemmeno l'ipotesi di una pressione verso il Governo da parte dei Gruppi parlamentari della Camera e del Senato da portarsi avanti tramite i Partiti democratici presenti in questo Consiglio e fuori di questo Consiglio. Ecco, queste dovrebbero essere le linee generali da portare avanti; nessuna azione isolata, quindi, da parte della Giunta, ma coordinamento unitario di tutte le forze unitarie coinvolte nella risoluzione di questo problema. Non vi parlo poi del problema delle miniere di Cogne e, quindi, della Cogne stessa per quanto concerne tutta la problematica Egam-Cogne. Mi limito solo a fare, una considerazione, che è questa: la situazione occupazionale in Valle d'Aosta si incancrenisce sempre di più per il tipo di crisi che investe il nostro Paese. Una grossa responsabilità di questa situazione va data a chi non dimostra il minimo di volontà politica di rendere operante la politica del piano di sviluppo della nostra Regione, che continua a giacere inoperante nei cassetti della Giunta regionale e continuiamo ad andare avanti, tamponando a destra e a sinistra un'emorragia che si fa sempre più grave. Manca nella nostra Regione un reale coordinamento che faccia delle nostre risorse una possibilità di ripresa economica legata alle cose che possiamo sviluppare, manca quel rapporto più volte auspicato tra la Regione e le industrie, cioè quel rapporto corretto necessario tra le parti che dovrebbero rappresentare il corollario di una sana programmazione; il tutto viene demandato, così, alla Giunta regionale che interpreta, a modo suo e di volta in volta, in un modo scorretto che non ha senso, facendo delle scelte che sovente vanno nel senso inverso a quelle che dovrebbero essere le iniziative da prendere. In parole povere esiste un completo scollamento tra quelle che dovrebbero rappresentare le iniziative da prendere nell'ambito di una realtà che non può più essere trascurata, pena la grave decadenza, il pericolo di salto nel buio, ci troviamo cioè di fronte ad un'inerzia totale che va avanti brancolando veramente nel buio, per cui le iniziative che si prendono non hanno un reale contenuto di scelta ma sono solo e solamente dei rattoppi. Le Commissioni consiliari non funzionano e in modo particolare la Commissione Industria e Commercio, che dovrebbe, a ragion di logica, avere in mano la reale situazione della tragedia occupazionale in Valle d'Aosta che non si è mai riunita e non ne sa niente e quindi non è in grado di suggerire niente all'Esecutivo. Di conseguenza, l'Esecutivo si sbriga ad acquistare o a trattare dei terreni che non servono, nei comizi si afferma che la situazione dell'Illsa Viola è grave e che occorre, quindi, intervenire - cosa su cui noi siamo d'accordo - in modo massiccio senza però preoccuparsi di sapere, al di là di quanto succede all'Illsa Viola di Pont Saint Martin, quali siano veramente le condizioni di salute e di stabilità occupazionali e di prospettiva delle altre industrie sparse in Italia di proprietà dello stesso gruppo. E, anche per questo problema, la Commissione Industria e Commercio è tenuta all'oscuro e completamente estraniata, come pure il disegno di legge di iniziativa della Giunta per la modifica dei fondi di rotazione con il riassorbimento del capitolo 487 a riguardo dell'incentivo nei confronti delle piccole industrie che, certamente, non potranno avere quelle garanzie degli istituti bancari per cui non potranno godere di nessun incentivo. Anche in questa iniziativa nessun contributo è stato dato o richiesto dalla Commissione incaricata ad esprimere il suo proprio parere, anche se non vincolante, su argomenti di vitale importanza.
Questo è un modo di procedere, secondo noi Comunisti, sbagliato, lo abbiamo detto più volte, lo ripetiamo in questo momento, soprattutto in questo momento storico in cui gli avvenimenti di questi giorni, dove chiaramente il popolo italiano e valdostano hanno indicato un modo nuovo di governare in un'Italia e in una Valle d'Aosta che cambia e che vuole che i metodi di governare fin qui seguiti cambino in meglio. Ciò per fare in modo che le espressioni che ci vengono dalle piazze, dalle fabbriche, dalle campagne, dalle lotte operaie, dalle urne trovino un momento di sintesi, in un rinnovamento alla guida della Pubblica Amministrazione, cominciando dal Governo italiano attraverso le Regioni, le Provincie e i Comuni, affinché il momento attuale, che è grave per la situazione generale del Paese, per il turbamento profondo che minaccia le pubbliche istituzioni democratiche, trovi quel cambiamento di direzione in un nuovo modo di governare il Paese e la Valle d'Aosta. Le parole del Presidente della Giunta, pronunciate nella sua introduzione, hanno una sua validità se, accanto alle parole, si manifesta anche la volontà politica di affrontare i problemi gravi per l'occupazione in Valle d'Aosta, con una visione larga, aperta a tutte le componenti politiche e sindacali, agli organismi di fabbrica e anche alle altre Regioni per un'azione unitaria che sappia collocare la Valle d'Aosta nell'ambito di una ripresa economica e sociale attraverso la quale ristabilire una seria ripresa. Gli strumenti ci sono: sono, ripeto, la grande forza del movimento operaio a cui la Regione deve affiancarsi adesso e con le Organizzazioni Sindacali con le forze politiche portare avanti assieme quell'azione in Italia che il momento richiede. Gli strumenti di cui il Consiglio regionale deve disporre sono, in primo luogo: dare efficienza alle Commissioni consiliari, ma, soprattutto, garantire la ripresa immediata del discorso sul piano di sviluppo regionale che, ripeto, riposa nei cassetti della Giunta, perché ciò è una conseguenza della grave situazione odierna, dello sbandamento della nostra economia. Quello che occorre, quindi, è la volontà politica, senza la quale non sarà possibile dare alle lotte operaie lo sbocco che esse ci hanno indicato. Ho ascoltato con molto interesse i vari interventi finora sviluppati dai vari Consiglieri regionali su quello che sta sotto all'affare della Montefibre, sulla chiusura che si prospetta del famoso piano della Montefibre Piemonte. Io non entro nel merito di questo affare poco pulito - l'Italia è piena di fatti poco puliti, basta dare uno sguardo a ciò che sta succedendo nel settore chimico, nelle lotte di potere a livello della Montedison -, quello che era difficile fare fino a ieri è colpire questi grossi gruppi di potere con le lotte operaie che devono obbligare il Governo a far discutere, un momento, la questione intera dal Parlamento. Noi Comunisti su questa strada ci siamo battuti in tutte le sedi con accanimento, affinché il Parlamento affrontasse tutta una completa problematica in fatto di partecipazione. In questo momento qui in campo locale a noi Comunisti interessa che, da questa seduta voluta dalle Organizzazioni Sindacali e dalle maestranze delle nostre fabbriche, da questa giornata di lotta, si faccia e si sviluppi quell'azione unitaria capace di far sentire ai Ministri romani la grande volontà della popolazione valdostana in ordine ai problemi posti in quella seduta straordinaria e che, giustamente, come sosteneva il collega Monami questa mattina, oggi qualcosa è cambiato e da questo cambiamento è possibile far marciare le cose in senso nuovo, in un senso più responsabile.
Jorrioz (P.S.D.I.) - Aveva chiesto la parola il Consigliere Dujany.
Dujany (D.P.) - Ritengo opportuno, per non ripetere quanto già è stato detto stamane e questo pomeriggio da molti che mi hanno preceduto, dare alcuni elementi integrazione a questi interventi per dare poi la possibilità all'Esecutivo di arrivare ad alcune proposte conclusive in seguito alla conclusione di questa seduta. Mi pare che sarebbe opportuno riprendere anche il discorso su un piano cronologico. Il problema della Montedison di Châtillon ha avuto un primo allarme nel 1972 su iniziativa delle Organizzazioni Sindacali e, successivamente, nel 1973, c'è stato un incontro fra imprenditori e Organizzazioni Sindacali, che ha raggiunto un accordo di cui si è parlato stamane. Nel 1973 abbiamo una prima avvisaglia affermata con la relazione agli azionisti del Consiglio di Amministrazione della Montefibre, con la quale si afferma il graduale disimpegno della società nel settore delle fibre cellulosiche. In quell'occasione ebbi modo di incontrare l'Amministratore delegato e il Presidente della Montefibre, il quale mi precisava che, anziché abbandonare lo stabilimento della Valle d'Aosta, il Gruppo Montedison avrebbe provveduto a sopprimere analoghe produzioni in altri stabilimenti italiani per concentrarle tutte a Châtillon, in modo da unificare l'attività della Montedison nel campo delle fibre cellulosiche in una monoproduzione avente sede nello stabilimento di Châtillon: questa è la situazione al 30 aprile del 1973. Nell'aprile del 1974 un rappresentante della Montedison, riscontrando una lettera di precisazioni e di sollecitazioni sui programmi della Montedison relativi allo stabilimento di Châtillon, scriveva: "Non c'è ragione di temere un disimpegno da parte della Montedison nella Regione della Valle d'Aosta: lo stabilimento di Châtillon che fa capo alla Consociata Montefibre e in cui vengono prodotte fibre cellulosiche è stato recentemente rinnovato nella gran parte dei suoi impianti, per la medesima unità sono, peraltro, in programma investimenti ordinari tali da assicurare il mantenimento nell'attuale grado di efficienza delle strutture produttive. Vorrei poi rassicurarla su quelle che sono le prospettive occupazionali dello stabilimento, non è infatti attualmente prevista alcuna variazione del numero dei dipendenti ora impiegati". Questo nell'aprile del 1974, poi ci troviamo l'11 febbraio del 1975 dinanzi all'inserimento dello stabilimento di Châtillon nel programma di ristrutturazione di tutti gli altri stabilimenti della Montefibre del Piemonte. Il Consiglio regionale nella sua seduta del febbraio del 1975 si era interessato a questo problema poiché, in data 11 febbraio 1975, era stato dichiarato da parte della Società Montefibre alle Organizzazioni Sindacali che anche lo stabilimento di Châtillon era considerato deficitario ed irrecuperabile. Il Consiglio regionale nominava un'apposita Commissione consiliare dando mandato alla Giunta di attuare con questa e con le Organizzazioni Sindacali riunioni col Presidente del Consiglio dei Ministri, col Governo per creare un confronto e per verificare quali erano i reali piani della Montedison. Mi pare di dover sottolineare che questa Commissione non ha funzionato molto, direi che ha tenuto una riunione così per obbedire ad una prassi, ma non ha agito con quella incisività e con quello spirito di collaborazione e di integrazione con l'organo esecutivo come era nelle intenzioni del Consiglio e come sarebbe stato auspicabile. Il 19 giugno del 1975 la rivista "Panorama" nell'ultimo numero pubblica una notizia che mi pare abbastanza allarmante in cui si sostiene che "la Montedison ha raggiunto un accordo con una Società chimica californiana dalla quale acquisterà l'intero settore delle fibre acriliche: il prezzo concordato, come afferma un quotidiano economico americano è di 25.000.000 di dollari, che vuol dire 15 miliardi di lire. Nell'ultimo esercizio, conclusosi il 30 marzo, la Divisione fibre ha registrato vendite per 18 milioni di dollari, che rappresentano il 60% del fatturato complessivo raggiunto dal gruppo, con il nuovo acquisto la Montedison controlla sia direttamente, sia tramite la SNIA Viscosa, il 90% della produzione delle fibre chimiche in Italia. Negli ultimi tempi ha preso anche il controllo della gestione dello stabilimento di Ottana in Sardegna, di cui possiede solo il 49%, mentre l'azionista di maggioranza è l'ANIC; ha dato inizio, quindi, alla sua nuova strategia multinazionale, Gastone Sclavi, Segretario nazionale del Sindacato chimici, afferma ancora che ciò avviene, mentre in Italia la Società ha deciso di ristrutturare completamente la produzione delle fibre artificiali.
Mi pare, quindi, che qui ci troviamo dinanzi ad una decisione di un grosso gruppo che è, chiaramente, di carattere multinazionale in cui il problema si pone sotto forma estremamente difficile e i cui comportamenti sono estremamente complessi. Credo che la preoccupazione, l'attenzione della Regione debba essere un'attenzione particolarmente approfondita e responsabile, altrimenti c'è il rischio di farsi stritolare in una serie di azioni non sempre comprensibili e non sempre facilmente valutabili.
Per quanto riguarda invece l'EGAM, mi pare che abbiamo affermato più volte in questo Consiglio che la politica industriale della Valle d'Aosta si basa sul presupposto della Cogne e, quindi, la Cogne non deve essere considerata come un corpo staccato dalla Regione e dall'Amministrazione regionale. A questo proposito ricordo che, nel momento in cui il Parlamento decideva il finanziamento dei 350 o 400 miliardi a favore del gruppo EGAM, avevo chiesto al Parlamento che le Regioni particolarmente interessate a queste industrie dell'EGAM fossero sentite. Siamo stati sentiti da un'apposita Commissione parlamentare presieduta dall'Onorevole De Preti. Ci trovavamo dinanzi a tre progetti di legge: uno di iniziativa Comunista, un altro Socialista e un altro governativo che si distinguevano per questo particolare comportamento, cioè le prime due tendevano a recepire il ruolo della Regione dinanzi alla conduzione e al finanziamento di queste aziende, quella governativa consisteva solo ed esclusivamente nel concedere una certa quantità di denaro a questi gruppi senza stabilire il tipo e la quantità dell'investimento, le prospettive di sviluppo di questi vari stabilimenti. Le Regioni, e in modo particolare la Valle d'Aosta e la Sicilia, avevano sostenuto in un modo abbastanza esteso la presenza della Regione sia per definire la quantità di finanziamento, sia soprattutto per verificare i programmi e per chiederne, successivamente, il controllo e la verifica attraverso la presenza e la rappresentanza delle Regioni nei vari Consigli di amministrazione, sia a livello di EGAM, sia a livello delle varie società collocate nelle varie Regioni. Il Parlamento, purtroppo, ha approvato la legge nella sua proposta originaria, nella sua proposta governativa, che consiste, quasi esclusivamente, nel dare del denaro senza precisare poi, successivamente, i programmi senza chiedere e permettere alle Regioni di essere presenti in questo processo di investimento che, chiaramente, interessava enormemente le Regioni dei vari stabilimenti in cui essi sono collocati. Mi pare, quindi, che, quando qui si insiste sulle opportunità che ci sia una collaborazione fra Cogne e Amministrazione regionale, il discorso sia a monte, ci vuole una decisione politica in sede parlamentare, in sede politica, soprattutto in certe aziende che sono aziende di esclusivo capitale nazionale per cui le Regioni giocano un ruolo di adattamento alle loro realtà in collaborazione, naturalmente, coi poteri nazionali e con gli Amministratori di queste aziende. Questo primo tentativo, fatto in sede parlamentare, è caduto nel vuoto e mi sono sentito affermare da alcuni Deputati: "non veniteci a far perdere del tempo perché noi abbiamo bisogno di lavorare e le Regioni ci fanno perdere tempo". Credo, quindi, che bisognerà riprendere questo discorso e credo che il problema dell'EGAM sul piano dei finanziamenti, sul piano del tipo di investimento, sul piano occupazionale sia a monte e trovi la sua origine in questo tipo di comportamento che non può essere che politico e politico a livello parlamentare, oltre anche a livello governativo. Che cosa ci rimane da fare in questo momento? Richiedere un incontro col Governo da parte delle forze politiche regionali, dei sindacati e dei rappresentanti comunali per trovare una soluzione politica sul piano governativo, sia per il mantenimento delle industrie attualmente esistenti per quanto riguarda la Montefibre perlomeno per seguire lo sviluppo della situazione attraverso il piano chimico e delle attività di ricerca per quanto riguarda la miniera di Cogne.
In secondo luogo credo sia estremamente necessario mantenere i collegamenti con le altre Regioni in modo da fare un'azione comune in una situazione estremamente complessa evitando, quindi, delle concorrenze pericolose e servendoci, assieme alle Organizzazioni Sindacali, assieme ai rappresentanti dei Comuni, di tutte le informazioni possibili per poter adottare il comportamento migliore e per poter trovare una soluzione che noi tutti ci auguriamo.
In terzo luogo mi auguro che la delegazione consiliare sia una delegazione che possa esercitare la sua presenza attiva, la sua presenza di confronto nelle sedi opportune, sia in sede politica, sia in sede tecnica, in modo che possa collaborare con l'Esecutivo e in modo che possa essere presente in tutte le varie fasi di lavoro, in modo che tutto assieme il Consiglio regionale possa trovare una soluzione che superi il problema delle maggioranze e delle minoranze, perché è un problema che interessa l'economia del nostro Paese.
Bordon (D.C.) - Io avevo già chiesto stamattina la parola, poi avevo rinunciato perché erano le dodici meno dieci. La riprendo adesso perché non mi sembrava giusto rinunciare così e perché, forse, è cambiata l'ora: la mia richiesta di stamattina, però, aveva un motivo e il motivo, telegraficamente, lo sintetizzerò in questo momento perché la mia domanda voleva essere un po' questa: vogliamo, Signori e amici, rimanere all'ordine del giorno? Qui all'ordine del giorno - non datemi del Fascista adesso, perché l'amico Parisi ha approvato quello che ho detto, mi raccomando...
(voce del Consigliere Parisi)
... no, ma Consigliere Parisi, io l'accetto lo stesso, non me ne importa proprio niente sia chiaro, c'è scritto: "esame della situazione dello stabilimento Montefibre di Châtillon". Io, però, ho seguito con molta attenzione, come tutti noi qui dentro, da stamattina il dibattito che si è svolto perché ritengo che non è parlando di altri problemi di occupazione e di lavoro per la Valle di Aosta che si esce poi molto dal seminato, ad ogni modo, però, se avessimo dovuto rispettare l'ordine del giorno, avremmo dovuto parlare della Montefibre. Questo io lo dico perché, avendo avuto il piacere di sorbirmi un caffè con alcuni amici che sono saliti qui questa mattina, vi garantisco che alle 12 di oggi non erano molto soddisfatti del nostro lavoro, perché mi dicevano: "ma qui dentro state politicizzando sempre tutto: siamo venuti per avere una decisione, per sapere che cosa intendete fare, insomma, sono due ore e mezza che qui sentiamo andare avanti il dibattito e si rimane al punto di prima". Naturalmente, anche soltanto per difendere la scuderia, detta in senso sportivo l'équipe, ho risposto che non si poteva trattare questo problema semplicemente con una sciabolata in un senso piuttosto che nell'altro, quindi lo svolgimento del dibattito veniva fuori come doveva venire e che, indubbiamente, avrebbe avuto una conclusione. È indubbia una cosa, però, questa sera, in questo momento alle 17,21, dopo aver svolto un dibattito di circa quattro ore qui dentro, io mi sto augurando che questa passerella oratoria stia per finire perché noi abbiamo veramente sentito degli interventi oratori veramente ponderosi o interventi studiati al millimetro con la bilancia del farmacista. Naturalmente non condividiamo tutto quello che è stato detto qui dentro, potrei dire anch'io come si dice molte volte, non per fare della polemica e poi incominciare la solita cagnara che porta alla rissa politica. Ecco, quindi, che arrivati a questo punto, noi non possiamo condividere tutto quello che è stato detto, ma non ha importanza; ma noi abbiamo preso la nostra solita razione di insulti, siamo contenti di sentire che qui dentro, da un certo momento, è cambiata l'impostazione, ci auguriamo che, effettivamente, coloro che per 30 anni nella camera dei bottoni non ci sono stati e non hanno mai fatto niente ed è, pertanto, facile per loro insultare quelli che qualche cosa hanno cercato di fare e lo hanno fatto attraverso trent'anni di attività e sono arrivati con la libertà e in un momento di crisi, che non è naturalmente solo una crisi italiana, perché questo lo dimentichiamo, ci dimentichiamo che questa crisi è europea e mondiale. Ci dimentichiamo che questa crisi ha colpito delle Nazioni come la Germania Federale che era molto più a posto di quello che potevamo essere noi, e che è amministrata non da democristiani, ma da socialisti, ma così entreremmo in quella rissa politica che a me non interessa un fico secco; a noi interessa soltanto vedere arrivare dei risultati concreti. Noi ci sediamo, seguendo quel famoso proverbio del vostro Compagno Mao: "in riva al fiume" e aspettiamo non il cadavere, perché non vogliamo vedere il cadavere; ebbene, noi qui siamo per vedere che le cose sono cambiate: siamo ben lieti se riusciremo a trovare la quadratura del circolo, cosa che mai nessuno ha trovato prima, ben lieti se basterà venire avanti con uno spirito nuovo, con delle impostazioni politiche diverse per veder risolvere tutti i problemi.
Ciò detto, io però potrei ancora continuare perché c'è da divertirsi anche, lo dicevo l'altro giorno, specialmente per chi come Dolchi e come me ha la mentalità del ragioniere, ci sarebbe da divertirsi e ci divertiremo forse in futuro e peccato che questo problema è talmente tragico, perché si parla di posti di lavoro, che non ci consente neanche di scherzare con quella solita nostra abitudine. Ebbene, io potrei continuare con queste divagazioni; anch'io potrei farmi avanti e dire che vorremmo risolvere tutto nel migliore dei modi e nello stesso momento vorremmo anche noi risolvere il problema della Cogne, vorremmo risolvere il problema della casa, della sanità, il problema dei trasporti, eccetera, cose che da anni e anni sentiamo dire qui dentro e che con una maggioranza o con un'altra sono sempre rimaste al punto di prima.
Ho finito adesso di sentire la cronistoria di quello che è accaduto per la Montefibre e ancora rientriamo nell'ambito di quest'ordine del giorno e abbiamo visto che è dal 1972 che questo problema si trascina e abbiamo visto che cos'è accaduto. Bene, Signori, io ringrazio chi ha fatto la cronistoria del problema della Montefibre; ne abbiamo preso atto e, come ho detto tante volte, abbiamo portato l'ammalato sul tavolo operatorio, lo abbiamo esaminato, abbiamo visto tutte le sue carenze, le sue debolezze e diciamo che è in punto di morte e allora vi diciamo, Signori, che questi lavoratori della Montefibre desiderano sapere da noi che cosa possiamo fare.
Eccoci qui noi siamo tutti uniti, come abbiamo detto stamattina, abbiamo delle idee, abbiamo sentito il piano chimico, abbiamo sentito tante altre cose; io dico, amici, che siamo d'accordo tutti su questo, perché non sono solo io che voglio parlare piuttosto che voi, siamo tutti qui per arrivare a qualche cosa di concreto. Signori, vogliamo fare questa delegazione per mandarla a Roma a parlare col Consiglio dei Ministri? Vogliamo rivedere di nuovo questo piano chimico con tutte quelle belle idee che abbiamo detto stamattina e ancora adesso? Benissimo, noi siamo tutti a disposizione per questo. Io vi pregherei, però, se fosse possibile - insomma tutti lo abbiamo già detto, c'è chi lo ha detto meno bene, non sto a fare i nomi perché non è il caso, chi lo ha detto leggendo delle relazioni ponderose, come ho detto dinanzi, perché messe per scritto e studiate più facili, quindi, da ripetere, Adesso basta però, io vi pregherei di arrivare ad una conclusione, perché è questo che vogliono gli operai della Montefibre: che qui dentro si dica, Signori, allora nominiamo questa delegazione, quand'è che chiediamo questo appuntamento al Consiglio dei Ministri? Che cosa possiamo fare per dare un aiuto alla baracca e mandarla avanti? Questo è quanto noi vi chiediamo e su questo discorso ci troverete sempre disponibili; adesso, naturalmente, se poi continuiamo ad andare a dare la colpa a Tizio, a Caio e a Sempronio, eccetera, e allora, Signori, noi proprio vogliamo divertirci a sentire dell'oratoria più o meno convinta, più o meno cattiva, più o meno accanita e beh, Signori, non dico che siamo maestri in materia ma ci troverete sempre disponibili. Io vi prego, pertanto, adesso, se fosse possibile, di arrivare a delle cose concrete con l'approvazione di un ordine del giorno che sarà stilato, forse qualcuno lo ha già persino pensato, che lo si porti avanti e tutti d'accordo lo si sottoscriva e si lavori in questo senso.
Parisi (M.S.I.-D.N.) - Io avevo chiesto la parola e, pur senza rinunciarvi, sarò brevissimo. Il mio dire è stato svuotato di sana pianta dall'appropriato intervento del Consigliere Dujany e questo mi si consenta senza che si accusi sempre di essere Fascista, perché io dico pane al pane e vino al vino. Egli, infatti, ha esposto la situazione della Montefibre così come doveva essere esposta, ha portato in campo tutto ciò che era stato in precedenza approvato, ma mai realizzato. Allora, siccome non si deve politicizzare una questione che attende vera giustizia da parte del Consiglio regionale, era necessario già questa mattina, quando l'aula era gremita dagli operai della Montefibre, dare a loro una risposta, diamogliela adesso, come ha detto il Consigliere Bordon.
Lustrissy (D.P.) - Accogliendo anche l'invito che è stato rivolto da alcuni Consiglieri di sintetizzare la discussione avvenuta in questa sede in data odierna, avremmo un ordine del giorno da sottoporre all'esame dei singoli Gruppi consiliari per arrivare a una conclusione di questa discussione. Al fine di evitare delle lunghe discussioni sull'ordine del giorno, proporrei una sospensione della seduta per esaminarlo affinché si arrivi a concordare assieme una proposta unitaria per rivendicare, in primo luogo, a questo Consiglio regionale, in sede politica, una responsabilità sul problema stesso che abbiamo dibattuto. Ciò affinché ci sia questa presa di coscienza da parte di tutti noi e un impegno solenne da parte di questo Consiglio sui problemi che stanno a cuore ai lavoratori della Valle d'Aosta: il problema della Montefibre e il problema delle miniere di Cogne; ciò affinché ci sia un impegno solenne, da parte di questo Consiglio, affinché tutti quanti poi ci adoperiamo nelle sedi opportune per portarlo a soluzione. Io non voglio leggervi l'ordine del giorno che sintetizza, grosso modo, il pensiero che è stato espresso oggi durante la discussione, però chiederei alla cortesia dei Gruppi consiliari e del Presidente del Consiglio di voler sospendere i lavori consiliari per fare questa riunione per vedere se si riesce a concordare su questa proposta.
Andrione (U.V.) - Concordiamo con la proposta del Consigliere Lustrissy e vorremmo anche noi chiedere alla cortesia dei colleghi se, prima della sospensione, ci permettono di sottolineare alcuni aspetti della discussione semplicemente perché anche la discussione che faremo di là circa l'ordine del giorno sia facilitata da un preciso impegno della Giunta regionale, non in quanto Esecutivo, ma in quanto espressione della volontà consiliare.
Senza volere politicizzare il problema, e lungi da me ogni idea polemica, devo affermare che credo che, giustamente, il problema della Montefibre che è stato l'oggetto di questa discussione è stato, al tempo stesso, inserito in un problema più generale e, per quanto riguarda la pianificazione, noi siamo convinti che essa sia assolutamente necessaria.
Vorrei dire all'amico Monami che sfonda delle porte aperte quando ci parla di pianificazione, però, secondo noi, essa deve essere portata avanti oggi, non con discussioni, ma con verifiche concrete e che, per quanto ci riguarda, come Esecutivo abbiamo proposto alcune leggi che sono di verifica, di pianificazione già discusse da questo Consiglio e già approvate secondo certe linee: lì sopra avremo modo di confrontarci e di correggerci su quanto è stato, fino ad oggi, oggetto di discussione verbale. In questo stesso senso concordiamo che ci devono essere degli obiettivi a corto, a medio e a lungo termine, rimane, però, fondamentale quanto hanno detto, con parole diverse, anche se molto puntuali, i Consiglieri Dujany e Dolchi: oggi il problema che ci concerne è un problema di natura politica e noi non potremo mai parlare seriamente né di pianificazione regionale, né del problema della Montefibre fino a quando certe istanze regionali, che non sono proprie del Movimento e del Partito che rappresentano, ma che sono state, anche se in tempi differenti, sostenute da tutto il Consiglio... Fino a quando non ci sia una corresponsabilità regionale nella gestione delle aziende in particolare di quelle di Stato esistenti in Valle d'Aosta, noi non potremo mai parlare seriamente di pianificazione, non potremo mai intervenire con quella incisività che è necessaria affinché certi problemi non ci vengano portati davanti senza che noi possiamo effettivamente sapere di che cosa si tratta.
Nel suo lungo e buono intervento il Consigliere Pollicini, a parte certe punte polemiche, ha sostenuto che la lavorazione di Châtillon, così com'è oggi, è ancora valida: questo è uno dei punti fondamentali che debbono essere chiariti, questa è una delle cose che noi vogliamo sapere, ma vogliamo saperla non solo perché possiamo documentarci, non solo per scienza nostra: vogliamo saperla dai responsabili di certe aziende. Può darsi benissimo che certe mire siano quelle che sono state descritte, ma, quando parlavo di idee chiare, volevo dire che noi abbiamo il diritto di sapere esattamente quello che questi Signori pensano e la verità sulla conduzione di certe aziende. Quando lo stesso Consigliere Pollicini ha citato dei dati di bilancio che dimostrano che invece le idee sono oscure, si prova, da quel fatto, che il Consiglio regionale o è insufficientemente informato, oppure è volontariamente ingannato da chi gestisce delle aziende che operano in Valle d'Aosta e noi questo non possiamo accettarlo. Questo è il punto sul quale il Consiglio regionale deve prendere posizione come organizzazione politica che rappresenta tutta la Regione e tutte le forze che nella Regione operano, con idee chiare anche per il fatto che, pur accettando in pieno l'impostazione per la quale noi dobbiamo restare uniti alle altre Regioni come noi in crisi, che lottano con noi, pur accettando in pieno il fatto che dobbiamo difendere e ottenere attraverso il piano chimico la ristrutturazione dell'intero settore in Italia, non vogliamo essere sacrificati rispetto a nessuno, non vogliamo essere posposti né a Pallanza, né a Vercelli, né ad altre zone.
Sia chiaro che è nostro dovere difendere soprattutto la Valle d'Aosta, questo in quel quadro che è stato descritto, non dimentichiamo, però, di avere delle responsabilità precise nei confronti della popolazione valdostana ed è per questo, che, per saggiare certe sincerità, ho voluto sapere fino a che punto dietro alla fama di bottegucce o botteghe, c'era una volontà perché, per fare dei discorsi, è anche necessario conoscere, sapere esattamente qual è la realtà. Ora, fino adesso questa conoscenza ci è sfuggita, avremmo dovuto avere l'incontro con il Presidente del Consiglio dei Ministri a fine maggio, l'incontro è stato rinviato per via delle elezioni amministrative, vi è in programma per il 1° luglio un incontro su certi problemi, io non entro nei particolari, ma problemi che il Consiglio regionale sarà chiamato a discutere lungamente, concernenti la Cogne, nel suo complesso, non soltanto la miniera. Questo incontro è fissato per il 1° luglio, d'altra parte, verso la stessa data, il Ministro dell'Industria ha promesso di convocare le parti per la vertenza Montefibre. Seguendo quanto è emerso dal dibattito odierno, dalle giuste proposte del Consigliere Dujany, che ha parlato di decisione politica; dal Consigliere Pollicini, che ha parlato di due linee da seguire; dal Gruppo Comunista, che ha ripetutamente affermato la sua disponibilità, io proporrei - o attraverso la Presidenza del Consiglio, oppure, se lo credete, a mia cura sia richiesta per la stessa data, o perlomeno per il giorno seguente, insomma per i primi giorni di luglio - un incontro ufficiale di una delegazione quanto più rappresentativa possibile del Consiglio regionale, delle Organizzazioni Sindacali e dei Sindaci dei Comuni interessati, con il Presidente del Consiglio dei Ministri affinché questa situazione grave possa esse compiutamente illustrata. A nostro avviso, si tratta di un problema che è politico e, al tempo stesso, economico, nel senso che dobbiamo avere la nostra quota di potere decisionale e dobbiamo avere la nostra quota di investimenti nazionali riconosciuta per le industrie della Valle d'Aosta: questi sono i due aspetti che dobbiamo unitariamente riprendere.
Non possiamo accettare che si prolunghi la situazione in forza della quale siamo chiamati soltanto o in soccorso di certe situazioni o ad avallare decisioni prese da altri, ma non possiamo neanche accettare la situazione che, in forza di quella serietà a cui ha fatto cenno giustamente il Consigliere Monami, di quella nomea che circonda la Valle d'Aosta, ci si trovi in momenti di crisi lasciati in disparte, come chi è capace di risolvere da solo i suoi problemi e non ha diritto a certe provvidenze: questi sono i due aghi della bilancia che credo, insieme, possiamo risolvere. È con questo spirito che accettiamo la proposta del Consigliere Lustrissy di studiare insieme un ordine del giorno che possa portare tutto il Consiglio su delle posizioni di difesa dell'occupazione in Valle d'Aosta, ripetendo ancora una volta che per noi l'occupazione in Valle d'Aosta è un problema assolutamente primario. Non possiamo ridurci ad essere soltanto una zona di dormitori turistici, dobbiamo per forza di cose avere un'economia sana e quindi differenziata; questo credo sia in pochissime parole il succo di quanto da tutte le parti con grande passione è stato sostenuto questa mattina e questo pomeriggio in Consiglio regionale.
Jorrioz (P.S.D.I.) - C'è una proposta di sospensione, ci sono Consiglieri che intendono prendere la parola su questa proposta? Allora, se tutti sono d'accordo, sospendiamo la seduta per 20 minuti, mezz'ora. La seduta riprenderà alle ore 18,00.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 17,41 alle ore 18,12.
Jorrioz (P.S.D.I.) - I Consiglieri sono pregati di prendere posto. La parola al Presidente della Giunta.
Andrione (U.V.) - Con una brevissima aggiunta e una piccola correzione tutti i Gruppi sono stati d'accordo sull'ordine del giorno presentato, a nome del Gruppo dei D.P., dal Consigliere Lustrissy. Quest'ordine del giorno, che leggerò anche se lungo, cioè è un'indicazione di volontà del Consiglio regionale. Se per caso, nello spirito di quanto abbiamo deciso, le Organizzazioni Sindacali ritenessero dovessero esserci delle parole da modificare, potremo modificare e votare l'ordine del giorno domani mattina in apertura di seduta. Anche per questo e in considerazione di una richiesta che è venuta da diverse parti, saremmo d'accordo, se tutti sono concordi, dopo la votazione di quest'ordine del giorno, di rimandare a domani mattina la ripresa dei lavori così come abbiamo deciso. Allora l'ordine del giorno reciterebbe così:
Ordine del giorno
Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta,
a seguito del dibattito consiliare sulla situazione occupazionale nella Regione, con particolare riferimento allo Stabilimento Montefibre di Châtillon ed alle Miniere di Cogne della Società Nazionale Cogne;
Stigmatizzata la mancata attuazione degli impegni assunti dal Gruppo Montedison e dall'EGAM con la Regione e le Organizzazioni Sindacali;
Considerato che per la Regione della Valle d'Aosta è indispensabile garantire nel settore industriale i necessari livelli di occupazione;
Considerato che la forte presenza di capitale pubblico nella Montedison e nell'EGAM impone al Governo di intervenire a modifica delle decisioni assunte dai due gruppi unilateralmente, disattendendo gli impegni assunti con le Organizzazioni Sindacali;
Considerato altresì che proprio per il carattere pubblicistico di questi gruppi è indispensabile riportare le aziende collegate con le PP.SS. al loro ruolo di strumento dello Stato e delle Regioni per un equilibrato sviluppo sociale ed economico del Paese;
Rivendicando per il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta - come per tutte le altre Regioni - il diritto di intervenire nelle scelte che interessano il modello di sviluppo generale per i riflessi che questo può avere nell'economia e nell'occupazione regionale;
Impegna
le forze politiche presenti nel Consiglio Regionale di attuare, in collegamento con le Organizzazioni Sindacali e le Amministrazioni locali interessate, immediati incontri con il Presidente del Consiglio dei Ministri e Governo per un confronto che consenta di accertare anche in sede di CIPE tutte le responsabilità e le intenzioni delle parti in causa, al fine di trovare una conveniente e positiva soluzione dei problemi relativi allo stabilimento di Châtillon e alle Miniere di Cogne, con l'assicurazione del rispetto degli accordi per il superamento della situazione in atto;
Dà inoltre mandato
alla competente Commissione consiliare di portare in sede ministeriale competente alle trattative per la vertenza Montedison gli indirizzi espressi dal Consiglio Regionale;
Assicura
la totale disponibilità del Consiglio Regionale nei confronti dei lavoratori della Regione, specie per quelli in cassa integrazione di cui è in discussione la conservazione del posto di lavoro."
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Jorrioz (P.S.D.I) - Metto in votazione l'ordine del giorno testé letto.
Tonino (P.C.I.) - Volevo solo aggiungere le Organizzazioni di fabbrica, cioè il Consiglio di fabbrica dentro, perché ovviamente i Sindacati domani faranno presente questo, perché l'hanno già espresso nella riunione che avevamo fatto... insomma, ci siamo dimenticati di mettere il Consiglio di fabbrica.
Andrione (U.V.) - Dicendo: "in collegamento con le Organizzazioni Sindacali" poi saranno loro che designano e il numero e la qualità dei loro rappresentanti, sceglieranno quindi loro anche nei Consigli di fabbrica, cioè per non fare un ordine del giorno che, per comprendere tutto, diventa una fisarmonica; l'importante è che siano rappresentati i Sindacati ...(voci)... no, lo scioglieranno loro.
Jorrioz (P.S.D.I.) - Allora metto in votazione l'ordine del giorno così com'è stato letto dal Presidente della Giunta. Chi è d'accordo è pregato di alzare la mano.
Esito della votazione:
Consiglieri presenti, votanti e favorevoli: 28.
Si dà atto che il Consiglio ha approvato all'unanimità l'ordine del giorno.
Jorrioz (P.S.D.I.) - La seduta, com'è stato chiesto e anche già detto dal Presidente della Giunta, è rinviata a domani alle 9,30.
La seduta è tolta.
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La seduta termina alle ore 18,10.
