Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 1842 del 14 febbraio 1991 - Resoconto

OGGETTO N. 1842/IX - Nuovo assetto produttivo della Cogne di Aosta. (Interpellanza)

Presidente: Do lettura dell’interpellanza presentata dal Vicepresidente Bich, iscritta al punto 12 dell’ordine del giorno.

INTERPELLANZA

Avendo riscontrato sulla stampa nazionale e locale, in questi ultimi giorni, le notizie riguardanti il nuovo assetto della Cogne di Aosta e la razionalizzazione in atto centrata soprattutto su intesa con gruppi privati, e su un piano di riduzione dei costi e recupero di efficienze che comporta la riduzione a 1600 dipendenti;

il sottoscritto Consigliere regionale

interpella

il Presidente della Giunta regionale o l’Assessore competente per sapere:

- se la produzione della Cogne continuerà ad essere centrata su acciai inox, utensili, rapidi, valvole e prodotti speciali;

- se la strategia aziendale prevede il mantenimento ad Aosta di prodotti lavorati a macchina (fucinati, etc.);

- in che direzione si stanno sviluppando le sinergie produttive e le reti di vendita della società Cogne.

Presidente: Ha chiesto la parola il Vicepresidente Bich; ne ha facoltà.

Bich (PSI): Chiedo scusa ai colleghi ed al Vicepresidente per non essere stato presente quando avrei dovuto illustrare questa interpellanza, che riprende l’importante tema della situazione generale della Cogne, che nei giorni scorsi è stato affrontato da tutti i quotidiani e dagli organi politici. Essa è svolta nei termini più idonei ad illustrare la situazione interna dello stabilimento

Nel primo punto chiede se la Cogne continuerà a produrre acciai inox, utensili, rapidi, valvole e prodotti speciali. Tale richiesta ha uno scopo ben preciso, perché la situazione di queste produzioni ci offre l’assetto produttivo generale della società. Poiché noi rileviamo che nel prodotto generale della Cogne la quantità di acciai inox e valvole rappresenta l’80 per cento, mentre quella di utensili, rapidi e superleghe rappresenta il 18 per cento, si vuol sapere se verrà mantenuto questo tipo di rapporto produttivo. Questa illustrazione è piuttosto sommaria, ma in fase di replica potremo vedere meglio gli aspetti relativi all’assetto produttivo della società.

Nel secondo punto dell’interpellanza chiediamo se la strategia aziendale prevede il mantenimento ad Aosta di prodotti lavorati a macchina, perché ciò avrebbe un riscontro sull’organico del personale, sul know-how dell’azienda e del rapporto dell’azienda stessa con altri settori produttivi del ramo siderurgico.

Il terzo quesito dell’interpellanza, ("in che direzione si stanno sviluppando le sinergie produttive e le reti di vendita della società Cogne"), tende a capire meglio se "il piano di contenimento e di razionalizzazione" predisposto dalla direzione aziendale, che noi rifiutiamo e respingiamo "in toto", perché è selvaggiamente deflativo dell’attività dello stabilimento di Aosta, tenda solo ad abbattere la produzione oppure se, in collegamento con altri centri produttivi o altre aziende, tenda almeno a mantenere i livelli preconizzati.

Presidente: Ha chiesto la parola l’Assessore all’Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti, Fosson; ne ha facoltà.

Fosson (DC): L’interpellanza del vicepresidente Bich affronta alcuni temi, ripresi anche da una successiva interpellanza del consigliere Mafrica ed altri, che nei giorni scorsi sono stati oggetto di discussione da parte delle forze politiche e della Giunta regionale, nonché delle forze sindacali e del comitato per i problemi della Cogne e della siderurgia.

Alle richieste del consigliere Bich darò pertanto delle risposte sulla base delle valutazioni ed informazioni che ho potuto avere e ne aggiungerò altre rispondendo al consigliere Mafrica.

Rispondo alla prima domanda, dicendo che si può affermare che la Cogne continuerà la sua attuale produzione di acciai speciali attestandosi intorno alle 200.000 tonnellate annue e tendendo ad ottimizzare il mix produttivo. In base alle informazioni che abbiamo ricevuto e alle valutazioni che abbiamo potuto fare, potrei dire che la risposta è positiva.

Per rispondere alla seconda domanda, posso dire che il piano aziendale, che è stato illustrato per sommi capi, non prevede alcuna sostanziale modifica della funzione dei reparti fucinatura e lavorazioni speciali, che quindi permangono.

Veniamo ora alla terza domanda. L’azienda sta cercando, a livello nazionale ed internazionale, delle collaborazioni con importanti gruppi siderurgici, per sviluppare significative sinergie tanto a livello produttivo che commerciale. Non ci sono stati forniti i dati relativi alle aziende con le quali essa ha avviato dei contatti, ma, dalle indiscrezioni giornalistiche che tutti possono aver letto su "Il Sole-24 Ore" di qualche tempo fa, la Cogne starebbe contattando la società Boeler del gruppo austriaco Voestalpin.

Queste sono le risposte, sia pure molto sintetiche, alle richieste del consigliere Bich. Tengo a precisare che la Giunta regionale è preoccupata delle ipotesi fornite dalla Cogne S.p.A. ed in proposito; ma lo dirò rispondendo all’interpellanza del Consigliere Mafrica; ha chiesto l’immediata sospensione dell’applicazione del piano ed opportuni incontri con i vertici dell’Iri e dell’Ilva, anche e soprattutto per verificare l’applicazione dei protocolli d’intesa firmati nel 1987/88 e farne ulteriori valutazioni.

Posso dire che in proposito, è già fissato per il 25 di questo mese, un incontro con l’amministratore delegato dell’Ilva, ing. Gambardella.

Presidente: Ha chiesto la parola il Consigliere Bich; ne ha facoltà.

Bich (PSI): L’intervento dell’assessore è ancora più preoccupante della situazione che appare dai giornali. Perché? Lo dico subito.

Come dicevamo prima, il mix produttivo della società Cogne è incentrato per l’80 per cento su acciai inox e valvole e per il 18 per cento su utensili, rapidi e superleghe. Dai segnali sul riassetto e sulla riorganizzazione dello stabilimento e dall’accordo con la Falck, pare che vada avanti in modo particolare il riassetto della produzione di laminati (acciai inox e valvole), che è il prodotto più maturo e quindi con più limitate aspettative di vita industriale e di know how. I paesi più industrializzati ed avanzati, tendono infatti a scaricarla sul terzo mondo, tant’è vero che nel rapporto degli osservatori, sulle problematiche della produzione generale degli acciai in tutto il mondo, si rileva che l’import italiano è particolarmente gravato su questi punti da aziende extracomunitarie che hanno già un know how sufficiente per esportare tali prodotti anche in Italia.

Sembra che alcune analisi, abbiano paragonato la produzione di laminati mediante impianti semplici e collaudati con quella analoga fatta da altri stabilimenti, in Italia ad esempio da quello della società Valbruna, che, con un organico di 400 persone, produce 400.000 tonnellate all’anno di laminati acciai inox e speciali.

Va da sé che, se ci si orienta verso un mix del genere, quindi verso un prodotto centrato sostanzialmente sugli acciai laminati, e non sui fucinati, diventano estremamente limitate le aspettative di rilancio dell’azienda. Io non sono un tecnico e non conosco l’assetto produttivo interno, ma mi sembra che si vada proprio in questa direzione.

Viceversa, nell’assetto produttivo che prevede un kow-how più elevato, l’impiego di team più specializzati e più competitivi della linea produttiva, che è quella dei fucinati, si sta andando verso il rilascio degli impianti di fucinatura, dove opera la pressa di 2000 tonnellate. Gli impianti della fucina, infatti, non sono stati più rinnovati e non è neppure prevista l’acquisizione di una nuova pressa. Ora, poiché non si prevede la messa in opera di nuovi assetti produttivi, di nuovi team per la sistemazione degli impianti, se ne deduce che questa parte, che comporta un maggiore impiego di mano d’opera ed una maggiore flessibilità nelle reti di vendita del prodotto, venga stranamente lasciata in tali obsolete condizioni obsolete di produzione e di utilizzo, da farne presagire la chiusura entro breve tempo.

Quindi, mentre tutte le aziende europee dell’ambito produttivo avanzato stanno cercando di accordarsi su questa parte, che è quella più specializzata della produzione dell’acciaio (utensili, rapidi e superleghe), nello stabilimento di Aosta noi assistiamo invece ad una diminuzione dell’organico e della produzione o ad una produzione con sistemi obsoleti, e ad un recupero di produttività sempre nell’ambito degli acciai inox e delle valvole. Ciò però che più preoccupa, ed a cui ha fatto cenno anche l’assessore, è che non si sa bene dove vadano a parare i recenti contatti dell’Ilva con la Boeler-Udelon, il colosso europeo e mondiale per la produzione di acciai, utensili e rapidi; non si sa bene se tendano ad interessare solo il settore commerciale o se, viceversa, tendano a spostare nei rinnovati ed efficienti impianti della stessa Boeler anche la quota di produzione attualmente delegata allo stabilimento di Aosta.

Questo è l’aspetto più preoccupante che, a mio avviso, si sta manifestando nell’assetto generale dello stabilimento, su cui però l’assessore non ha dato alcuna risposta. Non spetta certo all’amministrazione pubblica determinare le strategie aziendali, ma noi già sappiamo che, se queste tendono solo al rilancio dell’acciaio laminato ed inox, l’assetto dell’organico del personale della Cogne entro tempi non certo lunghi, si attesterà sulle 400-600 persone, perché queste sono le dimensioni di un impianto di quel genere e con quel tipo e quelle caratteristiche produttive.

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